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a cura di

Serena Bimbati e Antonella Iurilli Duhamel

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Gruppo ITALIA 029 Via Gela, 11 - 37138 Verona gr029@amnesty.it www.amnestyverona.altervista.org

Con il patrocinio del

In collaborazione con

Si ringrazia

Pietro Negri Editore


ARTISTS FOR AMNESTY a cura di

Serena Bimbati Antonella Iurilli Duhamel


Amnesty International è un’organizzazione non governativa fondata nel 1961, presente in oltre 150 paesi e territori con oltre due milioni di soci e sostenitori (80.000 in Italia). Attraverso campagne e attività di sensibilizzazione ed educazione, Amnesty International si batte per un mondo in cui ogni persona goda di tutti i diritti umani sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e da altri standard internazionali sui diritti umani. Amnesty International è indipendente da governi, ideologie politiche, interessi economici o fedi religiose ed è inanziata dai propri soci e dalle donazioni di privati. Per maggiori informazioni vai su: www.amnesty.it


Caro fruitore di Arte e Diritti Umani, prima di immergerti nella bellezza delle opere che compaiono in questo catalogo e prima ancora di assaporare la gioia della libertà e dei diritti umani che possiedi, voglio condividere con te il senso della mostra Artists for Amnesty International, volta a celebrare il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. La mostra appartiene ad un progetto più ampio, ambizioso ed internazionale, denominato Small Places Tour (SPT), proposto da Art For Amnesty per Amnesty International, che nasce dall’idea di unire centinaia di artisti in tutto il mondo in un unico messaggio, racchiuso nel nome del progetto. Small Places non è relativo, infatti, alle dimensioni dei luoghi o della popolazione ma si riferisce a quanto volle trasmettere Eleanor Roosevelt quando disse, a New York il 27 marzo 1958: “Dove hanno inizio, dopo tutto, i diritti umani universali? In posti piccoli, vicino a casa, così vicini e così piccoli che non possono essere visti su nessuna mappa del mondo. Eppure essi sono il mondo dell’individuo; il vicinato con cui egli vive; la scuola che frequenta; la fabbrica, la fattoria o l‘uicio in cui lavora. Questi sono i luoghi in cui ogni uomo, donna o bambino cerca eguale giustizia, eguali opportunità, eguale dignità senza discriminazioni. Se questi diritti non hanno signiicato lì, hanno poco signiicato in qualunque altro luogo. Senza un’azione d’impegno civile per applicarli vicino a casa, cercheremo vanamente il progresso in un mondo più grande.”

Il 10 dicembre 2008 è ricorso il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (10 dicembre 1948) e, a tal proposito, il gruppo Amnesty International di Verona, con la preziosa collaborazione dell’associazione culturale Galleria “Incorniciarte” e con il patrocinio del Comune di Verona, ha organizzato una collettiva d’artisti, durata due mesi, per ricordare e celebrare i 30 articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che dovrebbero rappresentare le fondamenta del nostro vivere ed esistere nella comunità globale degli esseri umani. Nel 1948 furono stilati, infatti, i principi della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, per ridare valore e dignità alla persona umana, per sperare nello sviluppo di rapporti di civiltà e solidarietà tra le nazioni, per credere nell’uguaglianza e dar iducia ad un progresso sociale, dove “tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti” (Art. 1). Purtroppo, dopo 60 anni, molti punti della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sono ancora disattesi e la sua applicazione è più che mai indispensabile. Il rapporto annuale di Amnesty International 2008 segnala, infatti, che “…negli ultimi sei decenni molti governi hanno mostrato di favorire l’abuso di potere e interessi egoistici piuttosto che il rispetto dei diritti dei popoli che rappresentano”. Sembra, dunque, che le parole di Eleanor Roosevelt non abbiano trovato in tutti questi anni luoghi dove collocarsi, né grandi né piccoli, per diventare realtà territoriale, inalienabile tangibile ed indissolubilmente legata alla condizione dell’essere umano. I diritti umani da rivendicare con entusiasmo e tenacia, infatti


rappresentano i bisogni essenziali delle persone, senza i quali viene a mancare una tela di giustizia, dignità, e libertà che connette gli uni agli altri e che rappresenta l’unico vero sostegno all’umanità. L’unico modo per interrompere gli atti di barbarie e per far sì che la coscienza mondiale non si paralizzi esclusivamente nel terrore e nell’orrore. Per quest’occasione abbiamo, dunque, chiamato a Verona gli animi più sensibili, di coloro che condividono la soferenza che si prova ogni qual volta si veriicano violazioni dei diritti umani, e la trasformano in un atto creativo che apporta nuova linfa ai processi vitali dell’essere umano: 70 artisti fra pittori, fotograi, scultori e poeti. 70 persone provenienti da tutto il mondo per donare un’opera ad Amnesty International ed all’attività di sensibilizzazione e difusione dei diritti umani nei piccoli e grandi luoghi; 70 amici di Amnesty International uniti dal profondo rispetto che nutrono per l’essere umano; 70 esperienze per comporre un’immagine che raggiunga l’Altro, e che lo renda consapevole dell’importanza, in questa nostra ‘era globale’, della globalizzazione soprattutto dei diritti umani. Il catalogo nasce, dunque, da questa esigenza e si sviluppa attraverso il ilo conduttore dei diritti umani, volto a legare nuove tonalità e scale di colore, per creare una musica di intenti ed ainità, che esalti le diferenze; diferenze tra loro unite da intrecci sottili ma forti, che rappresentano le peculiarità e la ricchezza degli esseri umani ed il loro naturale modo di armonizzarsi. è solo nella diversità, lontana dalla voglia di dominare, colonizzare o sofocare, che le persone potranno vivere in pace ed immergersi in una cultura di benessere e prosperità. è solo lasciando respirare il proprio senso di appartenenza, permettendogli di espandersi ino ai conini dell’umanità, che ognuno di noi potrà continuare, a partire proprio dai posti piccoli, a lavorare per un mondo ideale e continuare a sperare nella piena e completa realizzazione dei diritti umani. Un ininito grazie a: Avesani, Bardi, Bartolotti, Basile, Besana, Bofa, Borgiani, Brandoli, Brentegani, Carella, Caser, Catania, Cosenza, D’Alessio, Darlington, Dazpo, De F rancisci, De Lucia, De Paolis, Dolso, Duhamel, Fabiano, Fortunato, Franceschini, Franzìa, Frontero, Germani, Gioco, Gripari, Iurilli Duhamel, Lenci, Leonblas, Lume, Magalini, Mancino, Manzati, Martini, Mazzara, Maxia, Mesini, Mogni, Morgia, Nandez, Niccolai, Nidini, Pagliarulo, Park, Passos, Perziano, Piana, Picenni, Principato Trosso, Rizzuto, Ronchi Solfrini, Salvatori, Savinelli, Tagetto, Tarasco, Terragnoli, Tinto, Tofaletti, Tramacere, Trevisan, Vada, Venturini, Verticelli, Vincent, Vincenzi, Willard.

E grazie anche a te, caro fruitore di arte e diritti umani, che ti sei fermato a rilettere su quale eredità vuoi lasciare alle generazioni presenti e future; sui sogni da rincorrere e da realizzare; sulla tua personale libertà che ti permette di lasciar sgorgare dal cuore la voglia di osare per afermare i tuoi ed altrui diritti… grazie ancora, se deciderai di acquistare questo catalogo e/o le opere contenute. Il tuo sostegno farà, per noi di Amnesty International e per tutto il resto del mondo, la diferenza! Serena Bimbati responsabile gruppo Italia 029


Certecon ombre si vedono al aperti buio alla vita Camminando il vento dentroanche i pugni verità e menzogne e ridendoe occupano di nulla non sapere dove va il cuore come fili d’erba al prato

LEONBLAS GIOCO 7


Vivono in me tutti i luoghi sconosciuti al futuro ma giĂ scenari del mio piĂš antico presente

CASER 8


Camminando con il vento dentro i pugni aperti alla vita e ridendo di nulla non sapere dove va il cuore

LEONBLAS 9


Vorrei mettermi a mio agio nella mia storia trovare conforto nelle veritĂ , dialogare serena con i dubbi e affiancare almeno una categoria

DAZPO 10


L’anima è duna che tra le oasi danza come sirena che la malia piangente canta al cielo seminando Cuore nelle Mani di un arso Destino

TAGETTO 11


Mi soccorra la Speranza quando la notte copre tutte le radici nella terra e quando anche la terra si veste di silenzio

TERRAGNOLI 12


Tornare alla storia fino a che il dolore consente come dentro la pietra fino ai palmi di mano schiusi alla vita come ventaglio

DE PAOLIS 13


Vivere è diventato un atto di tenerezza un dolore che preme il cuor come una carezza

TRAMACERE 14


Quanta veritĂ si fa detrito sotto le unghie come se il tempo non fosse solo appannato malinconico pudore fra lo sguardo e i capelli

VERTICELLI 15


Ci sono discorsi che si fanno in silenzio e racchiudono tutto quello che non ti ho detto

DUHAMEL 16


Quando schiuderò gli occhi all’Eterno tappate la mia bocca con un pugno di coriandoli ché con le lacrime di rabbia possa sputare colore in faccia agli angeli

DE FRANCISCI 17


Ho bisogno di vie di fuga di veritĂ senza pudori mani capaci di cogliere nel buio stelle senza spegnere o intaccare il sogno

BASILE 18


Le nostre donne siamo sodalizio taciuto sottoscritto con la vita la tenacia, la dolcezza, gli errori

IURILLI DUHAMEL 19


Come certi pensieri non si nascondono dentro la vita ancora in seme in un ruggito di tenerezza

BOFFA 20


Un grammo di gioia sarà sempre uguale ad un chilo di dolore ma leggera è la strada di chi ama rubando al sole le sue ali e spogliando il tempo delle attese

RONCHI SOLFRINI 21


La vita è maestra di gratitudine sa cavar lacrima anche e vestendoci d’amore coglie il nostro abisso vestito di stracci ed al buio ci nega vestendoci di luce

CARELLA 22


E poi c’è tutto il dolore del mondo in una lacrima

D’ALESSIO 23


Ridono solleticando ogni angolo di memoria questi figli del domani in grembo alle disgrazie

MANZATI 24


Dove mi poggio e dove cado è sempre la spalla del destino la costa di una lacrima

VENTURINI 25


Al nascere del giorno muoio ancora privata del tuo tocco che non mi appartiene

BRANDOLI 26


Con le stelle filanti chiudete le mie orecchie che non odano sul baratro dell’addio le catene di lamenti con cui legherete l’anima mia

BORGIANI & NIDINI 27


Esisto ancora nella vertigine del ricordo nel volo dell’essere stata in te sete di quell’acqua di cui eri sorgente

NANDEZ 28


Ero giĂ troppo ubriaca di vita per aver bisogno del vino ero troppo felice per aver bisogno di ricordi

TREVISAN 29


Sul fondo delle mie debolezze attendo forte come cristallo che la tua anima mi inviti a danzare

FRANCESCHINI 30


Per tanti anni ho creduto di essere seriamente ammalata mi sono curata con la vita eccedendo in tutto

MESINI 31


Se piovessero anime vinte dal grembo del sole staremmo come conchiglie che attendono d’essere colmate dal grande mare nel suo giorno di secca

VINCENT 32


CosĂŹ lento si alza e lo porta via da qui e continua a salire e si immerge nel blu limpido di magie

DE LUCIA 33


Ha uno strappo anche il cuore rammendato con il filo fievole della vita che succede

DOLSO 34


SarĂ preghiera assoluta e senza presenze anche il silenzio

PAGLIARULO 35


Per un istante ancora vorrei cercarmi cosĂŹ come ero riconoscermi nel mio silenzio piĂš felice e come atto a me dovuto

FORTUNATO 36


Un grido nella nebbia anticipa l’alba e siamo sempre qui a mangiarci la vita

FABIANO 37


Il tormento suona per me la sua nenia e fuoco di rassegnazione acceso da tizzoni di memoria i miei giorni divora

MOGNI 38


Morirò inciampando in un sasso tumefatta di vita

SALVATORI 39


Le mia mura han preso vita e piangono le loro intercapedini allagate dal ricordo che hai lasciato

SAVINELLI 40


Ci ricorderanno gli anni i giochi di luce tra i rami centellinati in un pugno di giorni

AVESANI 41


Come in una corsa ad occhi chiusi ho aperto la mia bocca ed ingoiato tutto il respiro dell’universo per un attimo mi sono creduto astro

MAGALINI 42


E gioco prima il bianco e dopo il nero ma il rosso vince e mi fermo sorpreso dal dolore di un riflesso

PRINCIPATO TROSSO 43


Arrivare a te è salire a piedi scalzi le mura alzate a secco pietra su pietra come linea oscura d’orizzonte della nostra reciproca assenza

TINTO 44


Dove la lingua biforca in sentimento e ragione si cela la serpe velenosa dell’amore vestita del pensiero dei tuoi giorni

TARASCO 45


Ho asfaltato la mia strada con viole del pensiero e all’incrocio di languidi tramonti ho atteso che il vento vestito di verdi aromi desse il via ai ricordi

LENCI 46


Giunto è il momento in cui i nodi confusi tra il pettine suonano come un addio

CATANIA 47


Nonostante tutto ci svegliamo ancora nel tempo che non fa ritorno

VINCENZI 48


Vorrei estirpare la pesantezza come una radice dalla terra e sfamare il bisogno di colori dall’arancione di una carota

GRIPARI 49


Non ho che due soldi, la sua mano e dal cielo mi fa coperta la voce antica della dormiente madre

PASSOS 50


Stsasera stringimi non per il freddo, non per morsi di solitudine abbracciami e basta senza dir niente

RIZZUTO 51


Ho legato un merletto al cuore e un fiore tra i capelli per danzare a piedi nudi come una zingara della vita sul velluto beige di dune mentre i gabbiani ciarlano di abissi

TOFFALETTI 52


L’incanto nulla attende nulla lascia è come l’alito d’una briciola di tempo che tesse un tuffo dall’anima al cuore

MANCINO 53


C’è un assoluto che chiede di esistere entro i contorni delle piccole cose

MAZZARA 54


Arare il Tempo con la pazienza della Vita e vedere fiorire quella lungimiranza che solo l’età dona per esserci o non esserci con puntuale dolcezza

BRENTEGANI 55


In silenzio abbiamo ingannato la storia per diventare oggi mentre ogni radice dorme uno stelo di veritĂ che non si scioglie

MARTINI 56


Ci ricorda abbracciandoci, trapassando echi di voci il colore tenue della libertĂ

LUME 57


Poco meno del niente, poco meno del non dovuto resti tra le righe assopite dell’andare tedioso del tempo

BARDI 58


Mi spaventano i conigli con il cuore da leone hanno artigli affilati come il silenzio

FRANZĂŹA 59


Il silenzio questo frammento di ricordi è l’ossessione del tempo di tutto quello che non ci siamo detti

MORGIA 60


Tutto prima o poi torna come dolore, veritĂ bugia, nella schiuma bianca che nulla disperde della neve o del mare

PIANA 61


Che forma ha l’amore? Quella dei cento petali che ai tuoi occhi mi tengono incatenata o quella gentile delle tue mani che sembrano aquiloni?

PICENNI 62


I fiori hanno il colore dei tuoi occhi e chinano il capo ogni volta che non ritorni

PARK 63


Trascinare i giorni sul bagnasciuga della noia e raccogliere conchiglie vuote per scoprire che non sai pi첫 sentire il mare

FRONTERO 64


Hanno uno sguardo buono sulle rovine gli angeli camminano scalzi sui vetri rotti e sugli anni loro ancora scommettono su di me

MAXIA 65


Ora che le distanze non hanno orizzonti che il mio cercarti è sondare la profondità del mio quando che le strade si riempiono di rumori a me distanti

BESANA & VADA 66


Su quante ragnatele bagnate di rugiada dovrò tessere i miei ricordi?

BESANA & VADA 67


La vita è come la narrano gli occhi del funambolo o della ballerina, raggi di sole che tagliano le nuvole prima di posarsi a terra

BARTOLOTTI 68


E poi ci sono gli attimi microcellule temporali che determinano una vita

PERZIANO 69


E tende all’infinito l’angolo della lacrima e senza baricentro massaggia l’anima

WILLARD 70


Le mie notti si infilano di silenzio in silenzio in tutti i dirupi dei sogni

GERMANI 71


Dove ti fai onda divento nel mio essere piccola spiaggia per le tue conchiglie

DARLINGTON 72


DONNE ARTE E DIRITTI UMANI “Dove, dopo tutto, cominciano i diritti umani universali? Nei piccoli luoghi, vicino a casa..., così vicini e così piccoli che non possono essere visti su una qualunque mappa del mondo. Eppure essi sono il mondo dell’individuo; il vicinato con cui egli vive; la scuola che frequenta; la fabbrica, la fattoria o l‘uicio in cui lavora. Questi sono i luoghi in cui ogni uomo, donna o bambino cerca eguale giustizia, eguali opportunità, eguale dignità senza discriminazioni. Se questi diritti non hanno signiicato lì, hanno poco signiicato in qualunque altro luogo. Senza un’azione d’impegno civile per applicarli vicino a casa, cercheremo vanamente il progresso in un mondo più grande”. Eleanor Roosevelt, New York, 27 marzo 1958 Con queste semplici e lucide parole Eleanor Roosevelt, ci chiarisce la relazione esistente tra etica, politica, e diritti umani. I diritti umani riguardano la sfera dei valori personali, e in quanto tali, richiedono sensibilità verso noi stessi, i luoghi e le persone a noi vicine. Questi diritti dunque, non sono astratti , ma nascono e vengono rispettati a partire dalle relazioni più intime. Risulta sterile oltre che puerile, attendersi che siano i governi ad operare in tal senso servendosi di una mirata politica. La politica, ha smesso da tempo immemorabile di assolvere alla sua funzione di mediatrice dei conlitti in vista del bene comune. Al contrario, si è resa spesso responsabile di numerose guerre, e paradossalmente motivandole con ragioni di pace, ignorando così le conseguenze disastrose per la natura ed i più deboli. Le parole di Eleanor Roosevelt, costituiscono un incitamento a ripristinare i valori di unicità dell’uomo e di sensibilità nei rapporti umani. Le guerre, ed ogni forma di omicidio razionalmente organizzato e preordinato, sono tollerate solo perché il nemico è un principio immateriale. 73


Il singolo essere umano, privato del riconoscimento del suo carattere di unicità, svuotato di tutto ciò che ne fa una persona isica reale, è ridotto ad un concetto generico ed astratto che cessa di essere un valore insostituibile; a quel punto la sua morte non suscita più orrore, divenendo razionalmente ed emotivamente tollerabile. Come si pongono le donne nei confronti di questa alienazione generatrice di conlitti senza soluzione di continuità? Quale è oggi la loro reale posizione nei confronti dei diritti umani in generale. e nello speciico verso idiritti violati delle donne? Può l’Arte ai nostri giorni costituire un antidoto contro barbarie e distruttività, ed assolvere ad una funzione di sensibilizzazione per la salvaguardia di tali diritti? Possono ancora le donne essere promotrici e sostenitrici della pace, intesa nel suo valore più profondo, come equilibrio e valorizzazione di tutti gli elementi costitutivi della società? È possibile tuttora sperare in un recupero, da parte delle donne, dell’antica funzione di guaritrici perfettamente in osmosi con la natura, pur nel riconoscimento di quella diferenza ed unicità che costituiscono la sua ricchezza? Anche nel mondo dell’arte la natura si è quasi completamente dissolta, e il panorama artistico delle culture occidentali industrializzate propone costantemente sperimentalismi soggettivi, spesso ine a se stessi, slegati dalla realtà umana che persino nelle condizioni più disperate tende sempre verso l’universalità. Nel romanzo “Le tre ghinee”, Virginia Woolf suggerisce una via di accesso alla costruzione della pace che parte dal basso, dall’educazione e dalla creatività, e per realizzare questo prezioso progetto ofre tre ghinee. La prima ghinea, è oferta a condizione che sia ricostruito un college “giovane e povero”, mirato alla formazione di coloro che sapranno validamente contribuire alla prevenzione della guerra: in questo college saranno insegnate Medicina, Matematica, Musica, Pittura e Letteratura, ma anche, e soprattutto, Psicologia , per comprendere la vita, gli altri, e l’arte dei rapporti umani. La creatività avrà la priorità in tutti gli insegnamenti e sarà utilizzata per imparare l’arte di vivere, promuovere l’unione di corpo e mente. La competitività sarà bandita assieme all’esibizionismo, ai 74


diplomi, ai sermoni e alle conferenze, a favore della libertà e della genuina voglia di imparare. La seconda ghinea, è oferta per aiutare le donne a guadagnarsi da vivere; come prima forma di emancipazione nei confronti del potere maschile, e condizione che mantiene le donne lucide e critiche nei confronti di quell’embrione di insetto che altrove viene chiamato “dittatore” ; quel tipo di ente umano convinto di avere il diritto, derivato da Dio, dalla natura, dal sesso o dalla razza, di imporre la propria volontà: “…che diritto abbiamo noi […] di predicare ad altri paesi i nostri ideali di libertà e giustizia, quando ogni giorno della settimana dai nostri giornali più inluenti sbucano fuori insetti come questo?”. La visione della Woolf dunque, crea un collegamento tra conlitto di genere, e conlitto di stati. Anche se la condizione femminile sembra aver stabilito un maggior equilibrio di forza e potere, di fatto lo squilibrio esiste ancora, ed è molto lontano dall’essere stato risolto. Le quattro forme di dominio maggiori: razza, classe, genere e natura, rimangono tuttora roccaforti inaccessibili. La natura, le donne e i più deboli, nel loro processo di asservimento, sono ritenuti ancora elementi passivi, comparse silenziose, piuttosto che co-protagoniste attive e di valore che invece iniscono con il costituire un invisibile sfondo ai protagonisti del potere assoluto. Virginia Woolf si rivela profetica a proposito del rapporto pace/donna e creatività, quando si chiede come sarà la donna che avrà pari opportunità di accedere ai luoghi del sapere e del potere che ancora le sono interdetti. Sarà essa in grado di non smarrire sé stessa nell’avidità del controllo? Potrà sottrarsi al rischio di divenire anch’essa possessiva, gelosa, aggressiva, troppo sicura di sé e del “giudizio immutabile di Dio, della Natura e della Proprietà”? Per questi motivi, la Woolf pone come condizione al dono della seconda ghinea, che queste nuove donne emancipate, una volta giunte in alto, siano di aiuto a qualunque essere umano, senza distinzione di sesso razza o religione per intraprendere la professione prescelta.

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La terza ed ultima ghinea invece, viene donata all’avvocato che le aveva inoltrato tramite lettera, una richiesta di donazione per questo College femminile. Questa volta però, senza condizioni, in piena libertà in quanto: “l’unico diritto di supremo valore per tutti gli esseri umani, il diritto a guadagnarsi da vivere, è già stato conquistato”.

Tuttavia la Woolf, all’avvocato che la invita a sostenere la sua associazione per i diritti dell’individuo, l’opposizione alla dittatura, e il perseguimento dell’ideale democratico dell’uguaglianza di tutti i cittadini, oppone un chiaro diniego motivato da queste parole: “…così facendo annegheremo la nostra identità nella vostra; entreremo, riproducendoli e rendendoli ancora più profondi, dentro i vecchi slabbrati solchi lungo i quali la società […] va gracidando con insopportabile coralità: trecento milioni spesi per gli armamenti. Cancelleremmo la visione che la nostra esperienza della società ci ha aiutate a intravedere”. Piuttosto, ella propone la fondazione di una nuova società: la “Società delle Estranee”. Una libera associazione di iglie degli uomini colti che si impegneranno a guadagnarsi da vivere, a far ottenere alle madri uno stipendio tale da permettere loro un pensiero e una volontà autonome, a denunciare ogni prevaricazione o abuso all’interno del lavoro, a non guadagnare più del necessario, riiutandosi di partecipare direttamente o indirettamente alla causa della guerra, ritirandosi da ogni competizione, riiutando incarichi ed onori, operando un’attività di veriica ed eventualmente di critica, in tutti i campi, dalla religione alla scuola, dall’arte alla politica. Una Società che pur perseguendo i medesimi ini dell’associazione dell’avvocato, cerca di raggiungerli con mezzi diversi che provengono da ben altra educazione, da una speciica visione ed interpretazione del mondo che va molto al di là degli stretti conini maschili: “In quanto donna non ho patria. In quanto donna, la mia patria è il mondo intero”.

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La continua violenza alla quale le donne sono soggette, la dice lunga su quanto certi meccanismi di potere mantengano inalterati certi squilibri a favore delle classi sociali, dei generi sessuali, delle nazioni e dei poteri dominanti. È innegabile, che ci sono stati indubbi miglioramenti nella condizione femminile, specie nei paesi industrializzati, ma queste conquiste non rappresentano un dato di fatto, un diritto acquisito ad Aeternum. L’abuso nei confronti dei più deboli, è una pratica costantemente in agguato e le donne, soprattutto quelle più povere e meno colte, sono tuttora quelle più esposte. Saranno le donne a fare la pace? Dice David Grossman nel suo libro “A un cerbiatto somiglia il mio amore”. Noi non possiamo che augurarcelo, ma per fare la pace le donne devono abbracciare la via della disobbedienza nei confronti di un sistema politico promotore di valori eterni, iniziando a riiutare il linguaggio astratto ed ideale per calarsi in una dimensione maggiormente corporea ed emozionale, ripristinando e valorizzando le sue naturali capacità di empatia. La ricerca della pace è soprattutto un ainamento di sensibilità, solo grazie ad essa infatti possiamo renderci conto di quanto la conoscenza abbia bisogno di minare l’ignoranza; la compassione di dissolvere l’intolleranza; l’attivismo coordinato di sostituire l’accettazione passiva e la disperazione; il dialogo di sostituire la sterile recriminazione; la giustizia innovativa di prendere il posto della vendetta; la moralità di sostituire le aride speculazioni del commercio e degli afari; ed il riconoscimento della universalità dei diritti umani di divenire una piattaforma comune imprescindibile ed inalienabile. Antonella Iurilli Duhamel

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RAPPORTO AMNESTY INTERNATIONAL 60 ANNI DOPO Ancora non si è spento l’eco delle celebrazioni del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Quel documento fu il segnale della volontà degli Stati della comunità internazionale di lasciarsi alle spalle gli orrori della guerra e cercare un futuro migliore per le generazioni a venire. Credo che chi partecipò alla redazione della Dichiarazione oggi rimarrebbe deluso dal suo livello di applicazione. Sessant’anni dopo, la lotta per la giustizia e l’uguaglianza è ancora tutta da portare avanti e, soprattutto, tutta da vincere. Sessanta anni contraddistinti da indubbi successi e signiicativi passi avanti, ma anche dall’inazione di chi, governi e istituzioni internazionali, avrebbe il dovere di fare sì che quel testo fondamentale rappresenti qualcosa di diverso e di più importante per coloro che oggi ancora non ne beneiciano appieno. In questo primo scorcio di XXI secolo, molti governi hanno invertito il senso della rotta andando a minare o a indebolire tante conquiste realizzate in questi sei decenni. Vivere nella parte sbagliata del mondo, o essere semplicemente dalla parte sbagliata per etnia, sesso, religione, orientamento politico o sessuale signiica vedere i propri diritti pesantemente violati: l’articolo 1 della Dichiarazione “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” resta inapplicato per le tante forme di discriminazione e violenza che molti esseri umani subiscono. La perdita di autorevolezza della comunità internazionale, così come talvolta il coinvolgimento diretto dei suoi vari attori, è palesemente una componente fondamentale in questo trascinarsi di soferenze e negazioni di diritti. La visione lungimirante e l’espressione di una leadership illuminata, presenti nella Dichiarazione 78


dei Diritti Umani, hanno progressivamente lasciato il passo a politiche di corto respiro, a interessi politici che ne hanno indebolito la sua applicazione spesso utilizzandola come uno strumento, o un arma, da utilizzarsi contro i nemici di turno. Stati Uniti e Unione Europea hanno delle enormi responsabilità, perché con i loro comportamenti, certamente più che con le dichiarazioni di facciata, inluenzano la linea di condotta degli altri governi. Ma fra il numero degli attori protagonisti della scena internazionale si annoverano nuove potenze che, presumibilmente, cresceranno in importanza e inluenza: la Cina sta vivendo un momento complesso e ricco di cambiamenti, interni e nel suo approccio internazionale. È una potenza globale e questo signiica avere delle responsabilità ad essa pari, sia in casa che nelle relazioni internazionali. Altri paesi si afacciano alla ribalta della comunità internazionale, come l’India, o il Brasile, con il loro carico di problemi ma anche portando nuove opportunità. Oggi, mentre ci troviamo ad afrontare una crisi economica mondiale senza precedenti, dobbiamo maturare la consapevolezza che in un mondo sempre più globalizzato, dove le disuguaglianze diventano ogni giorno più grandi, ma anche meno accettabili, e scosso da fenomeni migratori imponenti, le soluzioni non potranno fare a meno di mettere al centro i diritti fondamentali dell’individuo, e che combattano e consegnino deinitivamente alla storia fenomeni come la povertà e la fame. Certo il bilancio di questi sessanta anni non è certo lusinghiero, ma se guardiamo in prospettiva, tanti segnali che arrivano dalla comunità internazionale, dalla società civile e dall’opinione pubblica, lasciano ben sperare per il futuro. Prende corpo il tentativo di afermare l’idea di una giustizia internazionale che abbia un ruolo sempre maggiore; alcuni passi realizzati dalle Nazioni Unite, come l’approvazione di un trattato che regolamenti il commercio di armi leggere, o la moratoria sulle esecuzioni, vanno nella giusta direzione. Diminuiscono le zone di conlitto armato e cominciano a registrarsi risultati nella lotta globale contro la povertà e l’analfabetismo. L’avvicendamento nell’amministrazione statunitense sta segnando una svolta importante nella strategia di lotta contro il terrorismo, che ci auguriamo possa essere presto riportata nell’alveo della legalità e del rispetto dei diritti umani. 79


Forse, più di ogni altra cosa, ciò che lascia sperare in un futuro migliore è la sempre maggiore consapevolezza che i diritti umani non sono una categoria a sé stante, ma lo strumento e il presupposto per quello che è il diritto fondamentale di ogni persona: quello a poter condurre una vita dignitosa. Il mondo ha bisogno di girare pagina. Noi possiamo creare l’humus nel quale questi semi possono germogliare attraverso la nostra presenza e la nostra azione, perché tutto ciò non vada perduto e che tanti passi in avanti compiuti sinora non diventino nella sostanza promesse mancate. Occorre un impegno che possa portare i contenuti e i valori della Dichiarazione in un mondo in rapida trasformazione, che presenta nuove side ma anche nuove , grandissime opportunità, che non devono essere lasciate cadere. I diritti umani riguardano la vita di ciascuno di noi, e non possono essere goduti pienamente se non valgono allo stesso modo anche per tutti gli altri esseri umani. L’articolo 28 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani recita: “Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati”. È un articolo importante, che ci riguarda più direttamente di quanto non possa sembrare, perché ci dà la dimensione di quanto l’impianto della Dichiarazione si basi sull’universalità dei diritti umani, presupposto per un futuro di pace e giustizia. Se i diritti non sono uguali per tutti allora diventano privilegi, e un mondo che pretende di basarsi sui privilegi rischia di non andare da nessuna parte. Paolo Pobbiati Presidente Amnesty International Italia

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INDICE Serena Bimbati Maurizio Gioco Anna Caser Leonblas Frain Dazpo Tagetto Emanuela Terragnoli Susanna De Paolis Danila Tramacere Danilo Verticelli Georges Duhamel Amaranta de Francisci Lorenzo Basile Antonella Iurilli Duhamel Antonio Bofa Manuela Ronchi Solfrini Magda Carella Ciro D’Alessio Anna Manzati Stefano Venturini Giuliano Brandoli Lisa Borgiani & Massimo Nidini Nandez Elisabetta Trevisan Gianni Franceschini Luca Mesini Gregory Vincent Pier Eugenio Maria De Lucia Fabio Dolso Bruno Pagliarulo Giovanni Fortunato Fausto Fabiano Marcello Mogni Paolo Salvatori Francesco Savinelli Francesco Avesani Giuliana Magalini

Prefazione For Amnesty Cose lontane Frammenti e Contaminazioni Sogno L’abbraccio Alberi nel deserto Piccola vita Tibet libero Pannello#9 Oppositions Senza titolo Il giardino dell’amore Inviolabili equilibri La pannocchia Perché Verso L’acqua Acqua fonte di vita Gente Interno Passanti n. 6 Fuochi d’artiicio Energie Alla fonte Mirada hacia la libertad Attesa Pinguini Seaways On-Of... come le loro vite Si nasce, si vive, si muore Firenze Milano Sindrome pos-traumatica televisionedrogadellanazione Senza titolo Il cancello Senza titolo

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Tinto Michele Principato Trosso Luciano Tarasco Rossella Lenci Alio Catania Flavio Vincenzi Bruno Gripari Ricardo Passos Morena Rizzuto Laura Tofaletti Mancino Giampaolo Mazzara Paolo Brentegani Fulvio Martini Monica Lume Massimo Bardi Lia FranzĂŹa Giovanni Morgia Mario Piana Ivan Picenni Jongo Park Elena Frontero Fausto Maxia Marco Besana & Ramona Vada Cristina Bartolotti Paola Perziano Benjamin Willard Annamaria Germani Lynette Darlimgton Antonella Iurilli Duhamel Paolo Pobbiati Beatrice Niccolai commento poetico a pagg.:

Nunzia Cosenza commento poetico pagg.:

Assedio alla luce Rami Senza titolo I sogni liberi e i sogni imprigionati Stato di precarietĂ Divano blu Dittico Love colours Senza titolo Senza titolo Rilievo Senza titolo Il Guardiano di Amnesty International Piercing di Stato I lavoratori della terra Diritti in bilico sul potere Lapidazione Colline Toscane Attimi di assoluto Bozzetto per Animarte Blue day Ponte Pietra Senza titolo La sposa esplosa In volo Murales Senza titolo Senza titolo Vaso smaltato celadon Donne Arte e Diritti Umani Rapporto Amnesty International 60 anni dopo

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progetto graico: Antonella Iurilli Duhamel impaginazione: Immaginario Necessario di Luca Mesini redazione: Giuseppina Nigrelli


AVESANI BARDI BARTOLOTTI BASILE BESANA BOFFA BORGIANI BRANDOLI BRENTEGANI CARELLA CASER CATANIA COSENZA D’ALESSIO DARLINGTON DAZPO DE FRANCISCI DE LUCIA DE PAOLIS DOLSO DUhAMEL FABIANO FORTUNATO FRANCESChINI FRANZìA FRONTERO GERMANI GIOCO GRIPARI IURILLI-DUhAMEL LENCI LEONBLAS LUME MAGALINI MANCINO MANZATI MARTINI MAZZARA MAXIA MESINI MOGNI MORGIA NANDEZ NICCOLAI NIDINI PAGLIARULO PARK PASSOS PERZIANO PIANA PICENNI PRINCIPATO - TROSSO RIZZUTO RONChI - SOLFRINI SALVATORI SAVINELLI TAGETTO TARASCO TERRAGNOLI TINTO TOFFALETTI TRAMACERE TREVISAN VADA VENTURINI VERTICELLI VINCENT VINCENZI WILLARD

ARTISTS FOR AMNESTY

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Un catalogo di arte e diritti umani

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