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Computer Grafica e Fotografia Digitale Gabriele Falco

librologica


Computer Grafica e Fotografia Digitale

librologica


Autore: Gabriele Falco www.librologica.it Copyright © 2018 Gabriele Falco Tutti i diritti sono riservati a norma di legge.

Nomi e marchi citati nel libro sono depositati dalle rispettive case. Tutte le immagini in computer grafica 2D/3D sono opera e proprietà dell'autore escluso ove diversamente indicato. Attribuzione delle foto (pag 72): • Gabriele Falco 500px.com/rhapsodyssey • Marcello Falco flickr.com/photos/falcoprof


Sommario 6 8 10 12 14 16 22 28 34 40 44 52

Introduzione Fotografia digitale Gestione del colore Sensore Software e flusso di lavoro Sviluppo Bianco e nero Computer grafica fotorealistica HDR Fotoritocco Analogico Altre tecniche fotografiche

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Composizione fotografica Colore e nitidezza

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INTRODUZIONE

L

'invenzione della fotografia ha segnato una profonda discontinuità nella storia umana, tanto che possiamo tranquillamente distinguere l'era moderna, ricca di testimonianze fotografiche, da un passato millenario a noi tramandato per mezzo delle sole arti letterarie e pittoriche. La possibilità di catturare in un breve istante la percezione visiva dello spazio ha donato a chiunque il potere di immortalare eventi, persone, scenari, all'interno di rappresentazioni oggettive e universalmente divulgabili. Oltre all'intrinseca natura documentaristica, la fotografia ha raggiunto rapidamente anche il nobile status di arte, grazie soprattutto al contributo di numerosi pittori che nel corso del diciannovesimo secolo abbandonarono pennelli e colori per dedicarsi interamente a tale rivoluzionaria nonché redditizia forma di espressione visiva. Iniziò così una prorompente evoluzione delle tecniche fotografiche non solo in direzione del perfezionamento delle fotocamere e dell'emulsioni fotosensibili (le pellicole) ma anche verso frontiere talvolta distanti dall'originario scopo di rappresentare la realtà così com'è. Già a metà ottocento circolava l'ipotesi predittiva di una futura fotografica artistica/creativa, i cui colori avrebbero potuto non coincidere con quelli reali del soggetto, poiché interpretabili a piacimento dal fotografo (pag.7). Oggi, dopo un incredibile progresso tecnologico e culturale, capita a chiunque di non riuscire a distinguere cosa sia reale e cosa al contrario artefatto nella moltitudine di immagini che quotidianamente scorrono davanti ai nostri occhi. Sono infatti centinaia di milioni

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le fotocamere digitali (dalle reflex ai comuni smartphone) a disposizione di fotografi in maggior parte dilettanti che con l'ausilio della computer grafica sono liberi di allontanarsi a piacimento dalla rappresentazione oggettiva della realtà (basti pensare alle varie app che applicano complessi filtri in tempo reale). In questo scenario moderno in cui miliardi di immagini vengono prodotte ogni ora, alcuni artisti digitali seguono una sorta di percorso inverso e utilizzano la computer grafica allo scopo di rendere osservabili dei soggetti astratti, o meglio virtuali, in immagini scientificamente fotorealistiche (gli esempi più ovvi sono gli effetti speciali del cinema e i videogiochi di ultima generazione). La mutua convergenza tra fotografia e computer grafica è una diretta conseguenza della rivoluzione che negli ultimi anni ha stretto reale e virtuale in un intreccio dalle mille profonde implicazioni.

La porzione dello spettro elettromagnetico visibile all'occhio umano (ciò che definiamo luce) è l'entità fisica che dipinge qualsiasi nostro scatto. Possiamo considerare la computer grafica 3D come l'arte visuale gemella della fotografia digitale, in quanto basata sulla simulazione dei fenomeni luminosi e ottici che nella realtà fisica rendono visibile qualsiasi luogo/oggetto. Le fonti luminose più comuni sono quelle ad incandescenza (lampadine) fluorescenza (neon) flash e ovviamente il sole che in alto vediamo nella foto reale di un tramonto (sinistra) e in un render 3D (destra).


Introduzione

Ecco alcuni scatti d'annata utili a meglio comprendere l'intimo rapporto che è sempre esistito tra la fotografia e la sperimentazione grafica. Con tempi di esposizione elevati e il movimento continuo della camera si lasciava che i colori della luce dipingessero la pellicola, esattamente come i pennelli dei pittori sulla tela. Questa tecnica affascinò anche un'artista del calibro di Picasso.

Tramite l'uso di filtri colorati e comune carta d'alluminio, alcuni fotografi si dilettavano nel creare immagini psichedeliche simili alle strutture chimiche cristalline fotografate al microscopio.

Nel 1855 lo scienziato francese Testud de Beauregard predisse un futuro nel quale i fotografi avrebbero variato liberamente le tinte e i valori luminosi delle fotografie. Cosa che effettivamente accadde nella seconda metà del '900 quando iniziò a diffondersi la pellicola a colori e con essa delle sperimentazioni come quella visibile in questa foto degli anni '70.

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FOTOGRAFIA DIGITALE

I

l legame tra fotografia digitale e computer grafica è nella sua funzione più basilare assimilabile a quello che intercorre tra la fotografia analogica e il processo di sviluppo chimico della pellicola. Con l'espressione grafica computerizzata si intende in modo generico l'impiego congiunto di strumenti hardware e software dedicati alla generazione, manipolazione e visualizzazione delle immagini raster (cioè costituite da una griglia di pixel).

possedere alcuna nozione di computer grafica. Il software di molte moderne fotocamere (oppure degli smartphone o tablet) include infatti diversi strumenti pensati per coloro che non hanno la benché minima intenzione di passare per il famigerato photoshop. Tutti gli interventi effettuati sulle fotografie digitali al fine di modificarne alcune proprietà fondamentali, come ad esempio la correzione dell'esposizione, il contrasto e la saturazione, appartengono al normale

professionali (mirrorless o reflex) consentono di memorizzare le foto in un formato RAW proprietario, il quale rappresenta né più né meno l'equivalente digitale del negativo analogico. Rispetto al formato standard jpeg che soffre di una perdita di informazioni dovuta sia all'azione di un algoritmo di compressione, sia agli interventi correttivi irreversibili effettuati dal processore della fotocamera, il formato raw permette una più ampia possibilità di intervento

processo di sviluppo fotografico e non al fotoritocco inteso come forma di post­produzione mirata alla modifica sostanziale della realtà catturata dal sensore. In senso più stretto, lo sviluppo di una fotografia digitale è l'insieme delle operazioni necessarie a trasformare l'immagine neutra, così come viene vista e memorizzata dal sensore, nell'immagine finale la cui visione su un monitor LCD appare ottimale all'autore, ovviamente secondo il suo personale giudizio estetico e tecnico. Le fotocamere digitali più evolute come le bridge (dette prosumer) insieme alle macchine semi­professionali e

sulle fotografie digitali, anche se al prezzo di un maggiore quantitativo di dati da dover manipolare; non un grosso problema considerata la notevole potenza di calcolo e quantità di memoria dei dispositivi informatici moderni.

Nell'ingrandimento in alto possiamo vedere i subpixel del modello RGB con la combinazione dei colori primari: rosso,verde e blu. Un modello nativo per la computer grafica e derivato dalla fisiologia stessa della vista umana.

Durante un qualsiasi scatto, il sensore a semiconduttore della fotocamera viene esposto per la durata di una frazione di secondo alla luce proiettata su esso dalle lenti dell'obiettivo, producendo di conseguenza l'informazione digitale grezza del fotogramma da noi ritratto. I dati raccolti dal sensore vengono immediatamente elaborati da un processore che tra le altre cose si occupa di visualizzare l'immagine sullo schermo LCD, oltre che memorizzarla su scheda di memoria in uno o più formati (jpeg o jpeg + raw). Oggi è possibile ritoccare le fotografie digitali senza

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Fotografia digitale

I comuni monitor LCD, inclusi quelli delle fotocamere digitali, impiegano il modello colore RGB a 24 bit (8 bit per canale) con ben 16.777.216 colori. Nonostante questa palette sia più che sufficiente a visualizzare le nostre foto digitali, il formato raw possiede una profondità colore che va da 10 bit fino a 16 bit per canale, a seconda del modello di fotocamera. In altre parole, siamo soliti osservare le fotografie in una gamma cromatica molto ridotta rispetto a ciò che il sensore ha in realtà catturato. Nelle immagini a destra vediamo delle fotografie correttamente esposte e dai colori vivi, accompagnate da una controparte spenta e con zone sottoesposte. Le immagini dai colori intensi e definiti sono gli sviluppi da me ritenuti ottimali dei dati raw, mentre le altre sono delle interpretazioni neutre, dei medesimi dati, da parte del software grafico. I jpeg prodotti dalla fotocamera sono dunque delle interpretazioni automatiche che il processore grafico dà ai nostri scatti. Nulla vieta di elaborare successivamente tali jpeg, utilizzando gli strumenti trattati in questo libro, ma il margine di azione risulterebbe piuttosto ridotto. Nei prossimi paragrafi, scopriremo infatti l'enorme l'importanza che il formato raw ha nella fase di post­produzione.

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GESTIONE DEL COLORE

L

'immagine raster è dunque l'elemento fondante della computer grafica nonché l'unico mezzo per visualizzare le nostre fotografie digitali prima di procedere alla stampa. La computer grafica è suddivisa in due principali classi: • manipolazione diretta delle immagini codificate in uno qualsiasi dei formati grafici esistenti (argomento principale di questo libro) • elaborazioni di entità numeriche (vettoriali) visualizzabili sul monitor soltanto tramite un processo di rasterizzazione o rendering (pg 28­33). Per capire la differenza (e convivenza) tra le due, è sufficiente osservare una qualsiasi pagina web dove troverete sia immagini raster (ad esempio le foto postate sulle piattaforme social) sia degli elementi vettoriali renderizzati da appositi algoritmi eseguiti dal browser e/o dall'app mobile dedicata (i font del testo, i loghi, le animazioni 2D e 3D). Normalmente le immagini visibili sul web sono di bassa risoluzione e qualità, mentre le foto prodotte dalle fotocamere hanno una risoluzione abbondantemente superiore ai dieci milioni di pixel, indispensabile per la stampa su carta di medio o grande formato. L'enorme quantità di dati sul colore di ogni singolo pixel di un'immagine digitale viene ridotta utilizzando dei potenti algoritmi di compressione (con o senza perdita di qualità). In precedenza abbiamo accennato a come viene definito il colore nella computer grafica e di riflesso nella fotografia digitale. Il modello colore per le fotocamere digitali è l'rgb che

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considera ogni singolo colore come la combinazione additiva delle tre componenti cromatiche: verde rossa e blu. Trattandosi di un modello matematico astratto, il singolo colore è individuato in modo univoco da una terna di numeri interi. Nel caso di profondità colore a 8 bit per canale (24 bit complessivi) tali componenti varieranno da 0 a 255, cioè 256 tonalità dal nero al rosso/verde/blu. Il flusso di lavoro (workflow) per l'elaborazione delle nostre immagini cambierà nel caso esse siano destinate a una pubblicazione online: • bassa risoluzione • compressione elevata • modello colore rgb • profondità colore 8 bit oppure alla stampa: • alta risoluzione (300 dpi) • compressione bassa • profondità colore 16 bit • conversione da rgb a cmyk . Il già citato formato jpeg (acronimo di Joint Photographic Experts Group) comprime i dati dell'immagine con una qualità espressa da un valore percentuale che raramente dovrà essere impostato al di sotto del 90%, pena la formazione di fastidiosi artefatti. Nonostante questo formato sia lo standard per la fotografia digitale, nei prossimi paragrafi impareremo a non fare affidamento sul jpeg prodotto dalla fotocamera, concentrandoci invece sul negativo digitale dal quale esporteremo l'immagine nel formato grafico Tiff (Tagged Image File Format) che al contrario del jpeg consente di decidere se effettuare una compressione lossless (senza perdita di dati) lasciandoci

ulteriormente liberi di adottare una profondità colore di ben 16 bit per canale (48 bit complessivi contro gli ordinari 24 bit). Una simile profondità colore aiuta a prevenire il degrado dell'immagine nei casi in cui la post­produzione dovesse implicare molte trasformazioni sul colore (impiegando ad esempio diversi filtri) con un risultato più raffinato e professionale. Prima di partire con le prime elaborazioni sul formato raw, ci conviene però approfondire ulteriormente il concetto di colore nella computer grafica e comprendere (a grandi linee) il funzionamento del sensore della nostra fotocamera.


Gestione del colore

I diagrammi a destra schematizzano in modo approssimativo il comportamento dei modelli colore RGB (cerchio in alto) e CMYK. Nel primo caso la sovrapposizione dei colori primari determina l'apparizione del bianco (sintesi additiva) mentre le combinazioni a coppie degli stessi colori portano a formare il ciano (verde + blu) il magenta (rosso + blu) e il giallo (rosso + verde) ossia i colori primari del successivo modello cmyk (cyan, magenta, yellow, key). Essendo il modello cmyk a sintesi sottrattiva, la combinazione dei colori primari genera il nero e non il bianco. Nonostante ciò, si è reso necessario aggiungere il colore key­nero (quadricromia) in quanto la combinazione delle tonalità primarie in fase di stampa, non genera un nero abbastanza intenso. Osservando il diagramma a ruota del sistema cmyk, notiamo che anche in questo caso la sovrapposizione a coppie dei colori primari genera le tonalità primarie dell'altro modello: rosso verde e blu. I modelli colore rgb e cmyk sono entità astratte non utilizzabili senza un'adeguata mappatura di riferimento per tutti i dispositivi che all'atto pratico dovranno riprodurre fisicamente tali colori. Ciò che occorre sono dunque degli Spazi colore definiti da tali modelli insieme a una loro funzione di mappatura. Per quanto riguarda l'rgb, che a noi interessa particolarmente in quanto trattasi del modello nativo per le fotocamere e la computer grafica, utilizzeremo due principali spazi colore: l'sRGB (iec1966­2.1) e l'Adobe RGB. Il jpeg fornito dalla nostra fotocamera includerà o l'srgb,

C

B

G

Y

M

R

R

M

Y

B

G

C oppure l'adobe rgb, mentre il formato raw non possiede per sua natura uno spazio colore e saremo noi a doverne scegliere uno nel momento della conversione in tiff o jpeg. Grossomodo potremo orientarci sull'srgb per le immagini destinate alla pubblicazione online (caso in cui la gestione

del colore è meno rilevante) mentre opteremo per l'adobe rgb per le immagini che desidereremo mandare in stampa.

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SENSORE

I

l sensore delle fotocamere digitali è una matrice di elementi a semiconduttore, le cui dimensioni possono variare da pochi millimetri per lato, fino ai classici 24x36 mm (Full Frame). La superficie del sensore è suddivisa in milioni di aree elementari che corrispondono ai singoli pixel delle fotografie digitali. Questi microscopici pixel hardware (detti anche photosite) convertono la luminosità ricevuta, intesa come quantità di fotoni, in un valore di intensità elettrica. Il singolo parametro dell'intensità luminosa non basta a generare un'immagine a colori, motivo per cui la superficie del sensore viene rivestita da una matrice di filtri (Color Filter Array) ottenuta ripetendo un pattern a scacchi di quattro filtri (due verdi, uno rosso e uno blu) di dimensioni pari a due per due pixel hardware.

Ogni filtro lascia passare la singola componente cromatica rossa verde o blu, la cui intensità viene così misurata dal photosite divenendo il primo valore della terna rgb per il relativo pixel. Gli altri due colori si ottengono dall'interpolazione delle misurazioni relative alle celle circostanti, in un processo complessivo detto di demosaicizzazione. Vi è dunque una prevalenza di filtri che selezionano la lunghezza d'onda corrispondente al verde. Ciò rispecchia la fisiologia della

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nostra retina che l'evoluzione ha reso maggiormente sensibile nei confronti di questa tonalità. L'algoritmo di demosaicizza­ zione, necessario a visualizzare su qualsiasi monitor le nostre foto, viene eseguito a livello software e rappresenta il primo momento di unione tra la fotografia digitale e la computer grafica. Indipendentemente da come vorremo successivamente elaborare l'insieme grezzo dei dati raccolti dal sensore (il negativo digitale memorizzato nel formato raw) lo scopo della fotocamera è quello di catturare le informazioni relative allo

spettro visibile delle onde elettromagnetiche (ciò che definiamo luce). La fotografia digitale è dunque una tecnologia che come quella analogica dipende prevalentemente dall'ottica dell'obiettivo e dalla meccanica del corpo macchina. Il ruolo della grafica computerizzata, oltre a quello di consentire e facilitare l'interazione con la fotocamera, riguarda principalmente il successivo sviluppo del negativo digitale.


Sensore

Le fotocamere digitali sono prodotti ad alta tecnologia, le cui ottiche di precisione operano in modo congiunto a un'altrettanto raffinata parte elettro­ meccanica (stabilizzazione dell'immagine, tempi di apertura dell'otturatore pari a frazioni di millisecondo, etc). Andando a fondo nella dotazione hardware, troviamo il sensore discusso in precedenza, cuore a semiconduttore della fotocamera, interfacciato a un potente processore che interpreta in tempo reale la scena, regolando di conseguenza ogni singolo parametro della foto: bilanciamento del bianco, esposizione, messa a fuoco. Un equilibrio quasi perfetto di tecnologia ottica, meccanica, elettronica e informatica. Non è difficile tracciare un parallelo tra le fotocamere moderne e la complessa fisiologia dei nostri occhi, inclusa la connessione al cervello che ne elabora il continuo flusso di immagini.

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SOFTWARE E FLUSSO DI LAVORO

P

er le preliminari elaborazioni sul negativo digitale (raw) e sua esportazione nel formato tiff, potrete utilizzare l'eventuale software a corredo della fotocamera o preferibilmente (paragrafo successivo) orientarvi su: Photoshop + Camera Raw (windows, mac) Rawtherapee (windows, mac, linux) La successiva elaborazione delle immagini avverrà con la potente e gratuita Google Nik Collection (windows, mac) costituita da sette principali strumenti:

analogica riproposti nel digitale; sul lato destro domina invece la ricerca della definizione all'interno di una maggiore gamma cromatica. Ovviamente esistono tanti altri software dedicati al fotoritocco e alla fotografia digitale, come ad esempio il noto Gimp (GNU Image Manipulation Program) alternativa open source del blasonato photoshop. Tuttavia, come intuibile dalle icone sparse nello schema rappresentante il flusso di lavoro, preferiremo evitare l'intervento diretto sulle immagini con gli strumenti avanzati di photoshop e gimp, ottenendo ugualmente dei risultati professionali grazie alla google nik collection.

Dfine Software gratuito: Viveza Analog Efex Pro Color Efex Pro

• Google Nik Collection (windows, mac) www.google.com/nikcollection/ • Gimp (windows, mac, linux) www.gimp.org/

Silver Efex Pro HDR Efex Pro Sharpener Pro Nella pagina seguente troverete lo schema riassuntivo (su cui tornare in seguito) del flusso di lavoro delle quattro tipologie di elaborazioni trattate in questo libro. Al centro è elencato tutto ciò che avviene prima e dopo lo scatto: argomenti che riguardano sia la tecnica fotografica di base, sia i principi della grafica computerizzata discussi nei precedenti paragrafi. Sul lato sinistro dello schema troviamo gli equilibri classici della fotografia

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• RawTherapee (windows, mac, linux) rawtherapee.com/downloads • Image Composite Editor (windows) www.microsoft.com/en­ us/download/details.aspx?id=52459 • Hugin­Panorama photo stitcher (windows, mac, linux) hugin.sourceforge.net/download/

Attenzione: nel 2017 Google ha comunicato di aver interrotto lo sviluppo della nik collection. Tuttavia questa potente suite è stata successivamente acquistata da dxomark.com che nel 2018 rilascerà un aggiornamento (non è ancora noto se esso sarà gratuito o a pagamento). Troverete maggiori informazioni all'indirizzo: nikcollection.dxo.com


Bianco e nero

Colore

• dfne per foto in b/n senza grana (pg 22) • silver efex (pg 26) • strumenti dell'analog efex pro (pg 48­51) • nitidezza (pg 70) • rotazione e ritaglio (pg 60)

• df ine (pg 20) • viveza (pg 21) • color efex pro (pg 66­69) • strumenti dell'analog efex pro (pg 48­51) • nitidezza (pg 70) • rotazione e ritaglio (pg 60)

Prima e dopo lo scatto • composizione (pag. 58­65) • braketing (pag. 36) • filtro polarizzatore (pag 52) • effetto seta (pag 56) • acquisizione file raw e scelta spazio colore (pag 16) • esportare nel formato tiff

Analogico HDR • df ine (per rumore di crominanza, pg 20) • analog efex pro (pg 44­51) • nitidezza (pg 70) • rotazione e ritaglio (pg 60)

• df ine (pg. 20) • viveza (pg. 21) • hdr efex pro (pg.34)

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SVILUPPO

N

ell'ambito della fotografia digitale esistono due principali correnti di pensiero: la prima tralascia la post­ produzione prediligendo lo standard jpeg così come viene creato dalla fotocamera; la seconda considera indispensabile una fase più o meno complessa di fotoritocco, partendo ovviamente dallo sviluppo del negativo digitale. I primi sono quei puristi che concentrano tutti gli sforzi al momento dello scatto, vuoi perché poco avvezzi all'uso del computer, vuoi perché ancora condizionati dalla fotografia analogica nella quale è lo stampatore a occuparsi della post­produzione. Questo libro rigetta qualsiasi principio che consideri la post­ produzione, qualunque essa sia, un elemento estraneo alla fotografia digitale (concetto che avremo modo di approfondire più avanti). Vediamo ora come visualizzare e sviluppare le fotografie memorizzate nel tanto decantato formato raw. Ogni casa produttrice adotta un formato proprietario di negativo digitale (ad esempio il CRW della Canon o il NEF della Nikon) ma questo non rappresenta affatto un problema in quanto i software che adotteremo sono tutti in grado di riconoscere automaticamente il formato in uso. Un'importante caratteristica del negativo digitale è quella di non poter essere modificato, né sovrascritto. Tutte le correzioni vengono memorizzate dal software in un file di testo e applicate soltanto ai formati jpg, png, tiff, esportati dal raw di partenza. Quando si parla di elaborare il formato raw, il software più noto è indubbiamente Camera Raw, plugin del celebre Photoshop.

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Nel caso lo abbiate installato nel vostro Mac o Pc Windows, Camera Raw si avvia automaticamente (insieme a photoshop) cliccando i file raw

presenti nella scheda di memoria. In basso nella schermata troviamo il profilo colore impostato per il flusso di lavoro (il noto Adobe RGB)


Sviluppo

cliccando questa scritta potremo cambiare lo spazio colore e scegliere la profonditĂ di 8 o 16

bit per canale. Il funzionamento di camera raw

è piuttosto semplice. Per iniziare concentriamoci sul menÚ Base. Qui troviamo delle barre da muovere a destra per variazioni positive e a sinistra

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Computer grafica e fotografia digitale

per quelle negative. Si parte dal bilanciamento del bianco che di default è come scattato corrispondente alla scelta automatica della fotocamera (modalità AWB) o a quella da voi preimpostata. A cosa serve il bilanciamento del bianco? Le radiazioni emesse dalle fonti luminose posseggono una temperatura colore compresa tra 1.800 e 16.000°K (gradi kelvin) a cui corrisponde una tonalità dominante che va dal rosso/arancione fino al bianco, per poi virare verso l'azzurro e il blu. Qui occorre fare attenzione perché a basse temperature colore (ad esempio il sole al tramonto = 2.800°K ) corrispondono dominanti rosso/arancione che psicologicamente percepiremo come tonalità calde, mentre un'emissione luminosa ad alta temperatura (cielo terso o parzialmente luminoso) ha un colore dominante azzurro che all'occhio risulta freddo. In qualsiasi condizioni di luminosità, il nostro cervello è abituato a riconoscere il colore

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bianco anche se influenzato da una dominante calda o fredda che sia. La macchina fotografica invece dovrà essere regolata in funzione della luminosità presente, altrimenti non restituirà una corretta interpretazione dei colori. Quasi tutte le fotocamere in commercio hanno un efficiente sistema di rilevamento dell'illuminazione ambientale, e per tanto sono in grado di memorizzare (nel formato jpeg) i colori dell'immagine in modo corretto. Il formato raw ci dona invece la piena libertà di modificare successivamente il bilanciamento del bianco e di correggere la temperatura dei colori al fine di esaltare ad esempio il calore solare del tardo pomeriggio o i toni freddi di una limpida giornata d'inverno. Tali regolazioni vengono apportate dalla barra temperatura che a valori minimi fa corrispondere una tonalità dominante blu, mentre a valori massimi restituisce una tonalità rossa. La barra successiva permette la regolazione dell'esposizione e il

parziale recupero di foto sottoesposte o sovraesposte. Non è possibile fare miracoli in quanto le zone bruciate della foto (completamente bianche) resteranno tali, mentre all'interno delle zone sottoesposte si anniderà un elevato rumore digitale che potrebbe pregiudicarne la definizione (spesso infatti i fotografi digitali preferiscono sovraesporre piuttosto che il contrario). Insieme all'esposizione è possibile agire anche sui parametri Luci, Ombre, Bianchi e Neri. Alternativamente potrete optare per un bilanciamento automatico calcolato dal software. Chiarezza diminuisce o aumenta il dettaglio dell'immagine agendo sul contrasto dei mezzitoni, mentre vividezza incrementa in modo intelligente la saturazione dei colori meno saturi. A volte basteranno queste poche correzioni per raggiungere un equilibrio complessivo abbastanza vicino


Sviluppo

all'interpretazione desiderata della nostra foto. Troverete altre interessanti opzioni nei restanti menu: • Curva di Viraggio • Dettagli (nitidezza e rumore) • Hsl/scala di grigio • Divisione dei Toni • Correzioni obiettivo (rimozione aberrazione cromatica). Chi non possiede Photoshop o altri software commerciali come Lightroom (sempre della Adobe), può tranquillamente provare uno dei numerosi software gratuiti dedicati all'elaborazione del formato raw, ad esempio l'open source Raw­Therapee (http://rawtherapee.com/) che offre molte più opzioni dello stesso Camera Raw ed è altrettanto compatibile con diversi modelli di fotocamere passate e presenti. L'aspetto di RT è a prima vista più complesso di Camera Raw. I menu posti sulla destra dell'interfaccia sono in tutto sei.

Nel primo pannello esposizione e nel terzo colore, troverete tutti i parametri necessari per gli aggiustamenti visti in precedenza. Nel momento in cui ci sentiremo soddisfatti delle modifiche effettuate con questi software, dovremo decidere se considerare conclusa la fase di sviluppo del negativo digitale e quindi procedere ad eventuali trasformazioni di rotazione e ritaglio, oppure se continuare ad elaborare l'immagine con altri strumenti grafici, come quelli che analizzeremo nei paragrafi successivi. Prima di proseguire è necessario ricordarci quanto detto nelle pagine precedenti in merito alla maggiore gamma cromatica offerta dal formato raw: una vera ricchezza che potrebbe rivelarsi decisiva nelle modifiche successive. Per non perdere queste preziose informazioni sul colore dovremo semplicemente salvare l'immagine ottenuta dalla manipolazione del negativo digitale (quindi con photoshop o raw therapee) nel formato tiff

che supporta una profondità colore di 16 bit/canale, contro i classici 8 bit dello standard jpeg. Anche in questo caso dovremo scegliere lo spazio colore da utilizzare (srgb o adobe rgb) impostazione situata nel pannello Colore ­> Gestione Colore (raw therapee offre l'ulteriore possibilità di lavorare in uno spazio colore e di salvare

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Computer grafica e fotografia digitale

l'immagine in un altro). Le dimensioni dei file tiff a 16 bit per immagini di diversi megapixel sono ovviamente molto maggiori rispetto alle stesse foto nel formato jpeg, ma nulla che un normale pc di fascia media con un hard disk capiente non possa gestire. RT tra le altre cose permette di catalogare ed etichettare tutte le nostre foto. Per addentrarci in una fase più avanzata di post produzione, utilizzeremo la suite Google Nik Collection disponibile in download gratuito all'indirizzo: https://www.google.com/nikcolle ction. Essa è suddivisa in sette principali strumenti: • Analog Efex Pro per ricreare foto simili a quelle ottenute dalle fotocamere a pellicola • Color Efex Pro è un insieme variegato di filtri. • Silver Efex Pro per gli amanti del bianco e nero. • Sharpener Pro per la nitidezza dei dettagli • Dfine per ridurre il rumore digitale. • Viveza per regolare i colori e la tonalità dell'immagine • HDR Efex Pro per la massima ampiezza della gamma cromatica. La suite di google funziona al meglio come plugin di photoshop (in rete è possibile trovare delle guide per utilizzarla con Gimp) ma in realtà vedremo che essa lavora egregiamente anche come programma autonomo (stand alone). Una volta completata l'installazione in Windows, basta recarsi nella directory Programmi/Google/Nik Collection per trovare tutti gli eseguibili .exe nelle relative sette cartelle. Ad esclusione dei Dfine, Viveza e Sharpener, tutti gli altri strumenti (da avviare

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con il normale doppio click del mouse sulla loro icona) hanno un menù che consente di caricare le immagini, oltre ovviamente a salvarle (in jpeg o tiff) dopo le modifiche. Per quel che riguarda Dfine, Viveza e Sharpener, occorre invece cliccare con il tasto destro del mouse sulla nostra foto e scegliere dal menu apri con. Iniziamo allora proprio dal Dfine. Tutte le foto digitali, specie quelle scattate ad alti valori di iso, presentano un rumore monocromatico (detto di luminanza) insieme a dei pixel colorati distribuiti in modo random (rumore di crominanza). Un disturbo che in qualche modo rappresenta la versione digitale della granulosità tipica delle pellicole analogiche. Le attuali fotocamere riescono a ridurre la visibilità di questo rumore a patto di memorizzare e utilizzare le foto nel formato jpeg. Come fare dunque con la nostra immagine tiff ottenuta dallo sviluppo digitale? In realtà potremo già utilizzare gli strumenti di riduzione del rumore presenti in camera raw e raw­therapee, ma in questo volume si consiglia di adoperare il dfine regalatoci da Google, a causa della sua estrema semplicità ed enorme potenza. Con dfine occorrono davvero pochi click per ridurre in modo

significativo sia il rumore di luminanza, riguardante il contrasto, sia il rumore di crominanza. L'anteprima in basso a destra è utile a determinare quali sono le zone colpite maggiormente da rumore e quindi a valutare, in via preliminare, l'impatto del filtro sul dettaglio complessivo e sulla nitidezza dell'immagine. E' possibile osservare l'effetto del filtro anche nella finestra principale tramite una barra verticale/orizzontale da far scorrere con il mouse. In genere la modalità automatica del dfine sarà più che sufficiente per raggiungere un risultato pulito ed equilibrato. Se il plugin è stato lanciato da photoshop, cliccando su salva otterremo un nuovo livello contenente l'immagine elaborata; altrimenti in modalità stand alone verrà sovrascritta l'immagine di partenza. Dopo l'applicazione del dfine, la nostra immagine sarà pronta per una raffinata modifica del colore e della definizione complessiva con il plugin Viveza. Insieme ai classici parametri di luminosità, contrasto e saturazione, troviamo l'importante barra della Struttura. Si tratta di un potente algoritmo (presente in molti dei filtri della nik


Sviluppo

collection) che aumenta o diminuisce il dettaglio dell'immagine. Nella foto esempio di queste pagine, il filtro struttura è servito a rendere più dettagliate le increspature dell'acqua esaltandone la loro natura tridimensionale. Alti valori positivi del filtro struttura riescono a far emergere dettagli altrimenti impercettibili, rendendo in certi casi le foto molto più interessanti da osservare. L'unica avvertenza riguarda la maggiore esaltazione del rumore preesistente, non a caso in questo esempio il viveza è stato impiegato soltanto dopo l'applicazione del filtro dfine. Veniamo ora a una straordinaria caratteristica della nik collection: tutti i filtri (inclusi dfine e viveza) consentono l'intervento mirato su alcune parti delle immagini tramite il sistema dei punti di controllo. Cliccando su aggiungi punto di controllo inseriremo nell'anteprima della finestra alcune zone circolari, definendone il diametro, all'interno delle quali agiranno i parametro del filtro in uso. Nelle immagini a destra vediamo le zone circolari centrate su barca e molo entro le quali agisce il filtro. Grazie al chiaro scuro, attivabile cliccando l'icona quadrata nell'elenco punti di controllo, possiamo osservare come agisce il filtro: i punti di controllo sfruttano infatti una tecnologia che riconosce e isola gli elementi da noi scelti in funzione della similarità di ciò che li circonda. Dopo aver piazzato i punti di controllo e scelto le dimensioni dell'area di intervento, basterà agire sui parametri indicati sotto i punti di controllo che ovviamente sono quelli dello strumento in uso.

Potremo ad esempio applicare all'intera immagine i valori impostati nel pannello dedicato, dopodiché regolare in modo differente le zone in cui avremo aggiunto i punti di controllo.

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BIANCO E NERO

S

arebbe un grave errore pensare al bianco e nero come una tecnica appartenente al passato della fotografia. Ancora oggi sono tantissimi gli autori che con le proprie opere monocromatiche alimentano questa forma di espressione visiva fuori dal tempo Per ottenere delle fotografie digitali in bianco nero, basterebbe in teoria il solo valore dell'intensità luminosa misurato dai photosite del sensore, tant'è che esistono delle costose fotocamere monocromatiche, cioè prive della matrice di filtri vista a pg.12, in grado di catturare la luce con maggiore accuratezza e senza gli artefatti della demosaicizzazione. La rivoluzione digitale ha tuttavia eretto il colore a pilastro portante della fotografia moderna, consentendo a chiunque di sviluppare le immagini al massimo dell'ampiezza cromatica offerta dalle fotocamere moderne (par. HDR). Ciò significa che per dedicarci al bianco e nero, dovremo necessariamente ridurre l'enorme quantità di dati sul colore (immagazzinati nel negativo digitale) ai soli 256 livelli di un jpeg monocromatico. Innanzitutto è doveroso premettere che per raggiungere buoni risultati in bianco e nero sarebbe opportuno avere fin dal principio l'intenzione di realizzare delle immagini di questo genere, evitando così di comporre la fotografia in funzione dei colori presenti nell'inquadratura. A tal scopo risulterà utile la possibilità di impostare il mirino elettronico in bianco e nero, anche se con ogni probabilità quel particolare b/n non sarà ciò che infine adotteremo, poiché come detto in precedenza, il

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nostro flusso di lavoro partirà dal formato raw (intrinsecamente a colori) da elaborare con la solita

combinazione camera raw (raw therapee) ­ google nik collection, la quale include degli ottimi strumenti in grado


Bianco e nero

di soddisfare qualsiasi vena artistica orientata alla monocromia. I modi per tradurre in bianco e nero

un'immagine a colori sono molteplici e di fatto non esiste una strada maestra da seguire. L'importante è non ricorrere

mai alla desaturazione neutra dei colori (cioè azzerando in modo 'ignorante' la barra della saturazione).

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Computer grafica e fotografia digitale

Camera raw e raw­therapee offrono entrambi degli strumenti dedicati al b/n con cui è possibile fin da subito raggiungere buoni risultati, ciò agendo semplicemente sull'intensità del chiaro scuro per le tonalità: rosso, verde, blu più altre (arancioni, gialli, etc). In entrambi i software è presente anche una funzione di bilanciamento automatico. Se la variazione di questi semplici parametri non dovesse soddisfarvi, né stimolarvi, limitatevi a elaborare il contrasto o l'equilibrio tra le luci e le ombre, esportando infine l'immagine a colori nel consueto formato tiff. A questo punto lanceremo il Silver Efex Pro dal menu filtri di photoshop, oppure avviandone l'esecutivo. Sulla sinistra del plugin (pagina successiva) troviamo le anteprime relative ai principali modi in cui potremo trasformare l'immagine. Se qualcuna di queste miniature dovesse attrarre la vostra attenzione più delle altre, consideratela pure un ottimo punto di partenza, tenendo sempre conto che tali preset sono solo delle differenti combinazioni dei parametri presenti sul lato destro della schermata. Nel pannello principale delle regolazioni globali troviamo i valori di luminosità, contrasto e struttura, più tre ulteriori barre mirate alle alte luci, ai mezzi toni e alle ombre. In fondo abbiamo anche la protezione di tonalità per le ombre e le alte luci. Tali variazioni potranno essere effettuale in modo globale, cioè sull'intera immagine, ma anche in modo selettivo sfruttando il potente sistema dei punti di controllo visto nei paragrafi precedenti. Dopodiché troverete anche altre opzioni e filtri con cui eventualmente sperimentare

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sopra e sotto: menù HSL/Scala di grigio del camera raw

sotto: menù Colore­>Bianco­Nero del raw therapee

per raffinare ulteriormente la trasformazione dell'immagine. La fotografia di esempio in queste pagine è particolarmente

adatta allo sviluppo in bianco e nero, poiché la vasta porzione di cielo grigio catturata dal grandangolo che l'esposizione ha


Bianco e nero

reso completamente bianca, fa si che i colori siano privi di importanza all'interno di una composizione dominata dal chiarore della chiesa barocca e dalle due donne a passeggio che catalizzano l'attenzione dell'osservatore. Dall'immagine in alto nella pagina precedente, potrete notare come gli unici colori saturi della foto, situati nel segnale stradale e nell'abbigliamento di una delle donne, creino un certo squilibrio. In questo caso ho optato per l'impostazione base Dinamica piena incrementando semplicemente la struttura complessiva al 25%. Nell'aumentare la struttura occorre come sempre fare attenzione all'eccessiva esaltazione del rumore digitale, anche se trattandosi di una fotografia in bianco e nero, un po' di noise potrebbe essere di aiuto nel simulare la granulositĂ tipica della pellicola analogica. Del resto il plugin silver efex pro offre proprio l'accurata simulazione di un'ampia scelta di pellicole reali, con tanto di vignettatura e persino il color seppia, aiutandoci a ricreare la veste grafica tipica delle fotografie vintage (argomento che

approfondiremo nel paragrafo: Analogico). Provate a sperimentare il silver efex pro anche su quelle immagini non pensate per il bianco e nero, ma i cui colori rovinano una buona idea e/o composizione. Potreste ottenere dei risultati veramente interessanti.

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Computer grafica e fotografia digitale

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Galleria bianco e nero

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COMPUTER GRAFICA FOTOREALISTICA

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rima di affrontare alcune tecniche elementari di fotoritocco, accenniamo a una branca della computer grafica che dopo trent'anni di serrata evoluzione ha raggiunto la capacità di generare immagini perfettamente fotorealistiche. Troverete una discussione approfondita nel saggio Evoluzione della Computer Grafica 3D disponibile gratuitamente in versione eBook a questo indirizzo: http://librologica.it/evoluzione­ della­computer­grafica­3d/ Ecco un breve stralcio relativo al concetto di fotorealismo: "Nell'ambito della grafica 3D è possibile imbattersi in due principali interpretazioni di fotorealismo, la prima è soggettiva e per fotorealismo intende la qualità di certe immagini generate al computer di apparire molto simili, o indistinguibili, da una reale foto; mentre l'altra interpretazione è oggettiva e per fotorealismo intende la resa grafica di modelli matematici studiati per riprodurre con precisione il comportamento fisico della luce. L'artista 3D che intende creare dei render fotorealistici, oltre a impostare un'adeguata simulazione dei fenomeni luminosi dovrà curare ogni dettaglio dei modelli, dei materiali e dell'illuminazione, evitando di commettere degli "errori" facilmente rintracciabili da un occhio esperto." Dunque la computer grafica 3D consiste in un'avanzata simulazione dei fenomeni luminosi percepiti dalla vista umana. Se la fotografia è la tecnica per catturare e riprodurre la percezione visiva

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della luce; il rendering 3D simula gli effetti di un'illuminazione virtuale, elaborando immagini più o meno realistiche di ambienti definiti interamente a livello software. Gli oggetti renderizzabili sono delle entità astratte la cui struttura geometrica consiste in un certo numero di facce quadrilatere e triangolari.

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Computer grafica fotorealistica

Analizziamo nel dettaglio l'esempio di render fotorealistico visibile in queste pagine. Le parti curve dei modelli non dovranno mai apparire spigolose (immagine 1) quindi per prima cosa è necessario aumentare la risoluzione del modello (immagini 2 e 3). Ultimata la fase di modellazione, definiremo uno material/shader (ombreggiatore) che diffonderà il colore della superficie, più eventuali riflessioni, trasparenze e rifrazioni (immagine 4). Dal punto di vista di un fotografo ciò che della grafica 3D potrebbe apparire interessante, o addirittura paradossale, è la presenza di alcuni effetti che simulano i problemi ottici tipici della fotografia. Il grafico 3D tende a riprodurre fenomeni come l'aberrazione cromatica, la deformazione ottica delle lenti, la luce parassita, le sfocature e il mosso; tutti elementi che in genere il fotografo cerca di limitare al massimo, utilizzando prodotti di alta qualità e adottando tutti gli accorgimenti del caso in post produzione, a meno che certi “difetti”, o meglio particolari effetti, non siano volutamente cercati (paragrafo: Altre tecniche).

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3

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Computer grafica e fotografia digitale

Illustriamo un esempio di quanto appena detto partendo dalla scena virtuale renderizzata qui a fianco in grafica 3D Flat Shading, utile esclusivamente durante la fase di modellazione.

Oltre ai modelli e i semplici materiali ho introdotto un back ground sferico per simulare la presenza di un'atmosfera con nubi e sole, il tutto utilizzando degli algoritmi procedurali, cioè senza impiegare nessuna risorsa fotografica reale, ma solo entità matematiche.

Di default il render 3D non considera gli effetti derivati dall'uso di un obiettivo reale e per tanto non esiste il concetto di profonditĂ di campo. Tutto risulta perfettamente a fuoco da zero a infinito.

Ecco invece lo stesso render con la simulazione della profonditĂ di campo che come certamente saprete dipende dalla lunghezza focale e dall'apertura del diaframma.

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Computer grafica fotorealistica

Ora bruciamo l'immagine in corrispondenza della riflessione diretta del sole sui modelli.

Un tipico problema degli obiettivi riguarda la distorsione ottica dell'immagine e la comparsa dell'aberrazione cromatica.

Ora evidenziamo la presenza volumetrica dell'atmosfera dove la luce emessa dal sole si propaga tramite raggi.

Ultimissimo tocco, l'inserimento del lens flare. Osservando il risultato finale si comprende facilmente il motivo per cui la grafica 3D rincorra la fotografia fin nei suoi difetti piĂš intimi. Un render fotorealistico appare sempre come un lavoro di qualitĂ superiore rispetto a quelli che non riescono ad esserlo.

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Computer grafica e fotografia digitale

L'esempio di rendering 3D appena mostrato era volutamente semplice e accademico. In realtà nell'ambito della computer grafica 3D si fa spesso ricorso a materiale fotografico, specie per quanto riguarda le texture (immagini raster collocate sopra i poligoni dei modelli 3D). Grazie ad alcune complesse tecnologie come la fotogrammetria è persino possibile ottenere interi modelli 3D partendo da normali fotografie digitali. In un certo senso si tratta del processo inverso a quello del rendering, poiché partendo da normali scatti di un soggetto ben illuminato e ritratto da angolazioni differenti, il software risale alla sua esatta struttura tridimensionale, sintetizzandola in dei modelli ad alta risoluzione già pronti per essere mappati con texture anch'esse ricavate dalle foto di partenza. Un notevolissimo esempio di tale tecnica è visibile in queste pagine con il rendering di tre meravigliose sculture esposte al Louvre: • Spartacus di Denis Foyater (1793­1863) • Mercurio su Pegaso di Antoine Coysevox (1640­1720) • Cesare di Nicolas Coustou (1658­1733).

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Computer grafica fotorealistica

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HDR

D

opo aver visto il modo in cui la computer grafica traduce delle dimensioni virtuali in immagini fotorealistiche, proveremo a intraprendere una sorta di percorso inverso, dapprima superando alcuni dei limiti che affliggono la fotografia in certe condizioni di luminosità, per poi distaccarci progressivamente dalla realtà oggettiva in direzione di un fotoritocco più avanzato, il tutto sfruttando principi e tecniche attinenti alla dimensione dell'arte grafica computerizzata. In precedenza abbiamo accennato alle similitudini esistenti tra la vista umana e ciò che la fotocamera vede interpreta e memorizza. Oltre a tali somiglianze, troviamo alcune decisive differenze, in particolar modo quelle riscontrate dai fotografi alle prime armi, spesso delusi dinanzi a degli scatti incapaci di rendere su monitor la bellezza dei luoghi visitati. Anche le più evolute e costose fotocamere non posseggono la sensibilità dell'occhio umano e soprattutto non hanno un cervello evoluto come il nostro che elabora e interpreta le meravigliose immagini del mondo che ci circonda. Molti dettagli interessanti potrebbero ad esempio perdersi nelle zone sottoesposte o in altre sovraesposte, rendendo le nostre foto povere o persino poco gradevoli da vedere, tanto che nel precedente esempio della computer grafica 3D non abbiamo neanche preso in considerazione l'opportunità di simulare questo tipo di problema. Perché allora esistono delle fotografie digitali, spesso opera di foto­amatori, che in buona parte riescono a restituire la bellezza di un paesaggio o di un ambiente?

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La risposta risiede in primo luogo nei principi psicologici con cui il cervello osserva, comprende e giudica un'immagine bidimensionale, ricavando da essa un'eventuale percezione di armonia ed equilibrio. Ciò che rende una fotografia bella è soprattutto il modo in cui gli elementi principali e secondari sono organizzati al suo interno.

Un bravo fotografo sa quando seguire e quando infrangere le principali regole della composizione fotografica (pg. 58). Oltre a ciò è possibile ricorrere alla tecnica dell'HDR, acronimo di High Dynamic Range. Pensate a una scena che presenta un forte contrasto tra le zone in ombra e quelle direttamente illuminate. A meno che non sia volutamente ricercata una


High dynamic range

netta contrapposizione, come ad esempio tra una silhouette completamente nera su uno sfondo luminoso (o viceversa), difficilmente l'adozione di un'esposizione intermedia darà un risultato in grado di competere con ciò che la sensibilità dei nostri occhi percepisce. Neanche la dinamica ampliata del formato raw risolverà tale problema. Di conseguenza in questi casi

potremo ricorrere a una procedura relativamente semplice che consente di ottenere delle immagini dove ogni elemento sarà correttamente esposto. La parte fondamentale avviene al momento dello scatto, perché avremo bisogno di più foto dello stesso soggetto ad esposizioni diverse (bracketing) eseguite ovviamente una dopo l'altra. Dunque dovremo distinguere le

situazioni in cui ogni elemento dell'inquadratura è fisso, da quelle che invece presenteranno elementi di forma mutabile come le onde del mare, la vegetazione mossa dal vento o il moto delle persone.

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Computer grafica e fotografia digitale

Tutto ciò che occorre è dunque una serie di tre o più scatti, di cui il primo con l'esposizione regolata sul soggetto principale della foto (ad esempio la Tour Eiffel) mentre per i restanti ci penserà in automatico la macchina fotografica dopo aver scelto la variazione di più o meno n stop (n=1,2,3). Per più uno stop si intende un'esposizione che, rispetto a quella di partenza (zero stop), comporta il raddoppio della quantità di luce ricevuta dal sensore. Più due stop significa invece una quantità di luce quattro volte superiore a zero stop e ovviamente il doppio di più uno stop. Analogamente, con meno uno stop otterremo uno scatto sottoesposto di luminosità dimezzata rispetto a zero stop. Per effettuare la tecnica del bracketing in una situazione come quella della foto di queste pagine, possono bastare tre scatti a ­2 stop, 0 stop, +2 stop. L'unica avvertenza riguarda la profondità di campo che dovrà essere la stessa per tutti gli scatti, cosa che necessariamente comporterà la stessa apertura del diaframma. Conviene dunque optare per la modalità semiautomatica della fotocamera nota come Priorità dell'apertura (A o Av) che potrebbe portare, in base alla luminosità complessiva

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High dynamic range

della scena e della sensibilità ISO, a dei tempi di esposizione piuttosto lunghi, motivo per cui è consigliabile ove possibile ricorrere a un treppiedi. Come combinare tra loro le differenti esposizioni, allo scopo di ottenere un'immagine che colpisca lo spettatore per realismo e bellezza? Le possibilità sono diverse e come al solito non esiste una via maestra da seguire: leitmotiv tipico della computer grafica, dove è la creatività a farla da padrone. Semplifichiamo al massimo il problema abbandonando l'idea di fare tutto manualmente tramite photoshop o gimp (modalità che senza dubbio consentirebbe i risultati migliori) e sperimentiamo l'HDR Efex Pro della suite nik collection. Il primo passo è quello di caricare le foto a diversa esposizione (in formato jpeg o tiff) preventivamente ripulite dall'eventuale presenza di rumore con il solito dfine. Dopodiché vi ritroverete la schermata di partenza dove scegliere se attivare: • l'Allineamento (indispensabile se le foto sono state scattate senza l'impiego di un treppiedi) • la Riduzione di immagine sdoppiata (che riduce o elimina gli artefatti generati da oggetti in movimento tra uno scatto e l'altro) • la Correzione dell'Aberrazione cromatica. Sotto l'anteprima centrale è situata una barra che varia l'esposizione complessiva in modo da indicare al software il grado di luminosità da noi ricercato. Completate queste semplici operazioni, occorrerà soltanto cliccare Crea HDR per ritrovarsi nel plugin vero e proprio con le consuete

anteprime sulla sinistra e i principali menù a destra. Dopo aver scelto uno stile di HDR tra quelli suggeriti, inizieremo a sperimentare le varie regolazioni tra cui la Compressione dei toni (ampiezza della gamma cromatica dell'immagine finale), l'intensità da 0 a 100% del Metodo HDR con la combinazione dei tre fattori: profondità, dettagli, drama. Potrebbero bastare anche pochi passaggi per trovare l'effetto desiderato, con o senza l'impiego dei punti di controllo.

Nell'immagine qui sopra vediamo i parametri: esposizione, contrasto, saturazione e struttura, finemente regolabili tramite le consuete barre dei punti di controllo.

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Computer grafica e fotografia digitale

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Galleria high dynamic range

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FOTORITOCCO

N

ei paragrafi dedicati allo sviluppo del negativo digitale, abbiamo appreso che nessuna immagine (jpeg/png/tiff) può essere considerata come una rappresentazione oggettiva del nostro scatto, poiché in realtà esistono molte interpretazioni possibili delle informazioni memorizzate nel formato raw. L'errore peggiore è quello di prendere come riferimento il jpg prodotto dalla fotocamera (supponendo che questa sia impostata per memorizzare entrambi i formati raw + jpg o solo jpg). Anziché accontentarci delle scelte automatiche di un software e di conseguenza subire i limiti imposti dalla compressione del formato jpeg (con soli 8 bit di profondità colore per canale) preferiremo intraprendere un percorso che parte dalle preliminari elaborazioni del file raw, per poi proseguire sull'immagine esportata nel formato tiff (non compresso) a ben 16 bit di profondità colore per canale. In nessuna fase del processo di sviluppo (hdr incluso) abbiamo finora effettuato delle azioni mirate ad alterare, o eliminare, elementi di realtà perché magari inestetici e/o non funzionali alla composizione; né viceversa abbiamo inserito degli ingredienti estranei e/o virtuali allo scopo di esaltare qualche oggettiva qualità della foto. In poche parole non ci siamo ancora dedicati all'arte del fotoritocco che come certamente saprete è in grado di aumentare in modo illimitato le potenzialità della fotografia digitale. Nell'immagine a destra notiamo immediatamente la presenza dei cosiddetti raggi crepuscolari che si irradiano a partire dal sole, fino ad attraversare

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l'obiettivo dove producono delle macchie luminose (detta luce parassita). Tutto ciò è stato introdotto in fase di post­produzione e sebbene si tratti chiaramente di un ritocco non più annoverabile nel concetto lineare di sviluppo, esso non

altera in nessun modo il panorama, limitandosi soltanto ad esaltare la fonte di luce solare.


Fotoritocco

Come vediamo dall'interpretazione neutra del raw di una delle diverse esposizioni utilizzata per l'HDR, la percezione dei raggi luminosi è davvero minima, ma non del tutto assente, cosa che ha suggerito l'intervento di post produzione.

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Computer grafica e fotografia digitale

Combinando l'HDR e il fotoritocco è possibile trasformare qualsiasi fotografia in un'immagine anche molto diversa dallo scatto originale. Nonostante dal punto di vista artistico sia sempre inopportuno porre dei limiti alla creatività, molti fotografi giudicano negativamente qualsiasi ritocco che, secondo una scala di giudizio fortemente soggettiva, risulti eccessivo. In realtà questo è un falso problema che affligge coloro che pur affidandosi completamente a degli strumenti digitali, restano anacronisticamente ancorati a una concezione classica della fotografia. La computer grafica è oggi al centro di una vastissima produzione editoriale, televisiva e cinematografica, senza dimenticare l'importante ruolo che essa riveste per la struttura del web e dei videogiochi. Le arti grafiche digitali hanno il pregio di non ereditare i limiti fisici del corrispettivo tradizionale da cui esse derivano (ad es: 2D digital painting e pittura). Forse siamo giunti al punto in cui è possibile allargare la definizione di fotografia digitale, in modo da includere qualsiasi elaborazione dei dati raw ­ anche la più estrema ­ allo scopo di consolidare in via definitiva l'unione tecnica e artistica della fotografia moderna con la computer grafica. Chiunque di noi è ovviamente libero di stabilire dei limiti d'intervento sui dati memorizzati dal sensore della fotocamera, ma nessuno può in alcun modo fissare un confine assoluto tra ciò che è fotografia e ciò che non lo è. In queste pagine troviamo un esempio di fotoritocco che muta l'illuminazione e l'intero contesto atmosferico di un

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paesaggio, per una resa finale vicina alle tecniche analogiche del pittorialismo. Ed è così che una cappella del cimitero monumentale di Budapest, fotografata in un limpido

giorno estivo, viene qui avvolta da una delicata foschia che rende eterea l'intera scena, con ombre più morbide poiché frutto di un'illuminazione maggiormente diffusa.


Fotoritocco

Quando un fotografo ha in mente uno scatto panoramico o architettonico, egli di solito tende a tornare nel medesimo luogo in diversi orari del giorno o in differenti stagioni dell'anno,

per quella che a volte diviene una lunga ricerca dell'illuminazione e delle condizioni atmosferiche ideali. Ma quando ciò non è possibile perché un particolare luogo è

stato visitato per poche ore e per di più all'estero, ecco che la computer grafica e la post produzione divengono un fondamentale strumento d'arte per la fotografia digitale.

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ANALOGICO

L

a fotografia analogica è sopravvissuta all'era digitale e oggi prosegue la sua storia secolare in un ambito di nicchia che affascina diversi fotoamatori. Discutendo di pellicola fotografica non è raro ripensare alle vecchie foto in bianco e nero, o dai colori sbiaditi, gelosamente conservate negli album di famiglia. In assenza di tempo e risorse da dedicare all'arte della fotografia analogica, è possibile sviluppare il negativo digitale in modo da simulare la resa grafica di vari tipi di pellicola, nonché l'effetto del tempo sulla stampa. La computer grafica oltre ad essere indispensabile nel restauro delle fotografie vintage (digitalizzate) rende possibile l'esatto opposto, cioè trasformare degli scatti digitali in delle immagini indistinguibili dalla scansione di vecchie fotografie. A tal scopo ci viene ancora una volta in aiuto la google nik collection con l'Analog Efex Pro. Questo interessante plugin si avvia in modalità Macchina Fotografica Classica. Cliccando l'icona in alto a sinistra, appare un menù suddiviso in Strumenti (lista dei filtri da utilizzare singolarmente o in sequenza) e Combinazione di Strumenti (Bianco e Nero, Dominante di Colore, etc). Restiamo per ora sulla combinazione di default: macchina fotografica classica. Sempre sul lato sinistro della schermata troviamo la consueta lista di preset che potrebbe indirizzarci fin da subito in direzione del risultato da noi cercato. Nell'immagine esempio di questa pagina ho optato per l'impostazione numero due a causa dei colori caldi e malinconici che ben si adattano al soggetto principale: un adorabile cane appollaiato sulla prua di una piccola

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Analogico

imbarcazione da pesca. In fondo alla lista delle anteprime c'è l'opzione Mi sento fortunato che opera delle trasformazioni casuali con cui farsi immediatamente un'idea delle potenzialità di questo notevole software. Sulla destra dello schermo è situata la lista degli strumenti impiegati nella combinazione macchina fotografica classica: Regolazioni base con l'estrazione dei dettagli per strutturare l'immagine. Sporco e graffi è un insieme di texture ad alta definizione suddivise in: polvere e particelle, graffi, strutturato ed eroso. Scelto lo stile, dovrete semplicemente impostare l'intensità (opacità), traslare la texture nelle due dimensioni e in caso di necessità utilizzare i punti di controllo per diminuire localmente l'intensità della trama, magari in zone della foto che desideriamo mantenere libere da artefatti. La Vignettatura è un effetto dovuto alla distorsione ottica generata da molti obiettivi (oggi corretta in automatico dal software delle fotocamere) il quale tende a scurire i bordi della fotografia indirizzando così lo sguardo verso il centro dell'immagine. Tipo di pellicola: caldo, freddo, delicato, bianco e nero neutra, b/n (monocromatico). Grana per pixel è un parametro che aumenta il rumore analogico al diminuire del valore della barra. sulle immagini.

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Computer grafica e fotografia digitale

La modalità in bianco e nero del plugin analog efex pro aggiunge nuove interessanti possibilità a quelle già viste nel paragrafo dedicato a questo argomento. Potremo ad esempio generare il bianco e nero con il silver­efex e successivamente rifinire il lavoro tramite gli strumenti dell'analog­efex, oppure dare direttamente in pasto a quest'ultimo la nostra foto a colori. In tal caso il flusso di lavoro inizierà ancora una volta dalle regolazioni preliminari nel formato raw, in particolar modo ottimizzando il contrasto tra ombre, mezzitoni e alte luci. Se intendiamo simulare la grana tipica della pellicola in bianco e nero, non ci sarà bisogno di passare per il dfine poiché il rumore di luminanza insieme a quello di crominanza

(desaturato) confluiranno nell'effetto finale di una vecchia fotografia segnata dal tempo. Nell'elaborazione della foto di queste pagine ho scelto

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di partire da una delle impostazioni predefinite, modificando successivamente alcuni semplici parametri con l'aggiunta finale di una


Analogico

cornice. Il bianco e nero lo si ottiene tramite le impostazioni del filtro pellicola, selezionando la lista Bianco e Nero Neutra come visibile nell'immagine.

Troverete una griglia con alcune scale di grigi da cui poter partire.

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Computer grafica e fotografia digitale

Con gli strumenti dell'analog efex è possibile valorizzare qualsiasi tipo di fotografia anche quando non avremo intenzione di ricreare alcun feeling analogico. Partiamo dallo strumento Bokeh, utile a ricreare una sfocatura intorno al soggetto principale della foto (ad esempio un ritratto). Nella comune tecnica fotografica, questo effetto si ottiene aprendo al massimo il diaframma di un obiettivo (abbastanza luminoso) in modo da abbassare la profondità campo e sfocare lo sfondo dietro il soggetto principale. Per simulare il bokeh con l'omonimo strumento dell'analog efex, occorre soltanto selezionare un'area ellittica di messa a fuoco (agendo sui cerchi azzurri) e quindi impostare l'intensità dello sfocato. Nell'esempio di questa pagina vediamo che lo sfondo era già parzialmente sfocato, ma non abbastanza (a causa del tipo di obiettivo utilizzato).

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Analogico

Sappiamo già che l'interazione della luce con le lenti può causare la formazione di macchie luminose all'interno delle nostre fotografie (pag. 40). Sebbene tali imperfezioni siano oggi minimizzate dalla qualità riposta nella realizzazione degli obiettivi, i fotografi sanno come sfruttarle per rendere più interessanti e suggestivi i propri scatti. Nella foto a sinistra, la luce che investe lateralmente l'animale gode di un certo peso nella composizione; per evidenziarne ancor più la presenza e quindi migliorare l'equilibrio complessivo dell'immagine, ho utilizzato lo strumento Perdite di Luce dell'analog efex pro. Il suo funzionamento è semplicissimo: occorre soltanto scegliere quale texture utilizzare tra quelle appartenenti ai tre stili disponibili (attenuato, limpido, dinamico) quindi traslarla a piacimento nelle due dimensioni e infine stabilire l'intensità. Anche in questo caso, come per le trame dei graffi e polvere, è possibile aggiungere dei punti di controllo per regolare separatamente l'intensità all'interno di zone circolari da noi definite.

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Computer grafica e fotografia digitale

Con la giusta combinazione di movimento e tempo di esposizione è possibile esaltare la dinamicità dei soggetti da noi ritratti. La foto in questa pagina è stata scattata dalla terra ferma mentre l'imbarcazione procedeva a velocità sostenuta. Per ottenere uno sfondo sfocato in grado di evidenziare il soggetto e restituire una buona sensazione di velocità, avrei dovuto utilizzare un tempo di esposizione adeguatamente alto e muovere in modo corretto la camera durante lo scatto (panning), ciò senza perdere la messa a fuoco sull'imbarcazione. Ovviamente si è rivelato più semplice ricorrere al fotoritocco e in particolare allo strumento Sfocatura Movimento dell'analog efex pro. Anche il funzionamento di questo plugin è piuttosto semplice: per prima cosa definiremo le dimensioni e l'orientamento dell'area ellittica di ciò che desideriamo a fuoco (sfumando dal centro verso l'esterno). Poi imposteremo la direzione del moto, stabilendo infine l'intensità della sfocatura.

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Analogico

Potremo conferire maggiore dinamicità alla nostra foto, ponendo il soggetto al centro di una sfocatura sia radiale, sia derivata da uno zoom virtuale, come se al momento dello scatto (tramite adeguato tempo di esposizione) avessimo ruotato la camera e aumentato la focale. Tale strumento ha il nome: Zoom e rotazione sfocatura. L'area di azione del filtro è composta da due circonferenze concentriche. All'interno del cerchio minore, le cui dimensioni sono regolate dalla barra proteggi centro, non avremo alcuna sfocatura. Lo zoom e la rotazione divengono intensi fuori dal cerchio interno, verso e oltre quello esterno la cui circonferenza cresce all'aumentare del valore: intensità zoom. Infine l'intensità della rotazione è regolabile nell'apposita barra, oppure agendo direttamente con il tasto sinistro del mouse sopra i cerchi azzurri situati sulla circonferenza esterna.

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ALTRE TECNICHE

A

questo punto non dovrebbero esserci più dubbi sul ruolo chiave che la computer grafica ha nella fotografia digitale, e su come essa riesca con relativa semplicità a ricreare un'enorme quantità di effetti che non sempre è possibile ottenere al momento fatidico dello scatto. Tuttavia, esistono alcune tecniche dal forte impatto visivo che non è possibile simulare in fase di post produzione, non senza ricorrere a un fotoritocco molto complesso e come tale poco conveniente. Una di queste tecniche prevede semplicemente l'uso di un filtro polarizzatore da applicare all'obiettivo della fotocamera. I filtri polarizzatori posseggono una ghiera la cui rotazione consente di raggiungere una maggiore saturazione dei colori e un miglior contrasto complessivo, divenendo di fatto molto utili in presenza di panorami il cui dettaglio in lontananza tenderebbe altrimenti a perdersi per effetto dell'atmosfera. Ma sopra ogni altra cosa, il filtro polarizzatore aiuta il fotografo a modulare i riflessi delle superfici metalliche, dell'acqua e del vetro. Nella fotografia qui accanto, vediamo che l'assenza del riflesso del natante lascia trasparire, in basso, un fondale ricco di alghe. Un'immagine del genere non sarebbe percepibile allo stesso modo ad occhio nudo e chiunque non s'intenda minimamente di fotografia potrebbe persino pensare che essa sia frutto di chissà quale processo di post­produzione. Invece trattasi di immagini assolutamente fedeli alla realtà catturata dal sensore, la cui bellezza può essere successivamente esaltata ricorrendo alle tecniche di sviluppo del negativo digitale

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viste finora. Per la spiegazione del non banale fenomeno fisico della luce polarizzata e sul tipo di polarizzatore più adatto alla vostra fotocamera,

vi rimando alla lettura di guide dedicate. Nell'uso pratico e soprattutto creativo di questo filtro, occorre solo un po' di


Altre tecniche fotografiche

sperimentazione. L'unica avvertenza è quella di fare attenzione all'esposizione, poichÊ l'obiettivo essendo attraversato dalla sola luce

polarizzata, diverrĂ di fatto leggermente meno luminoso.

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Computer grafica e fotografia digitale

Con il filtro polarizzatore è possibile aumentare la saturazione e il contrasto del cielo, in modo da rendere piÚ nitido il contorno delle nuvole.

La foto di questo porticciolo, scattata all'interno di un piccolo borgo marinaro, riassume tutta l'utilitĂ del filtro polarizzatore. Troviamo infatti dei colori nel complesso saturi e vivi; delle nuvole perfettamente contrastate e infine dell'acqua che lascia trasparire un fondale capace di rendere l'immagine decisamente piĂš interessante.

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Altre tecniche fotografiche

Queste due immagini mostrano chiaramente la capacità del filtro polarizzatore di diminuire i riflessi a seconda del tipo di superficie e dell'angolazione. In alto troviamo quanto visibile ad occhio nudo, mentre in basso il filtro ha eliminato il riflesso del natante che sembra quasi fluttuare sul fondale.

Sebbene la fotografia digitale consenta a chiunque di cimentarsi nella post produzione, essa resta una pratica che in larga parte dipende dall'attrezzatura impiegata al momento dello scatto. Il filtro polarizzatore dimostra l'importanza del saper essere creativi anche e soprattutto utilizzando strumenti fotografici tradizionali. Dopo l'indispensabile sviluppo del negativo digitale (mai fermarsi al jpeg prodotto dalla fotocamera) la post produzione

potrà proseguire lungo un percorso di modifiche più o meno sostanziali. Come già detto in precedenza, non credo sia utile a nessuno tracciare un confine indefinito, e in larga parte immaginario, tra ciò che è considerabile fotografia e ciò che diviene computer grafica. Tuttavia è perfettamente comprensibile che molti fotografi preferiscano accrescere la conoscenza delle comuni tecniche fotografiche, piuttosto che esplorare le infinite possibilità offerte dal foto ritocco.

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Computer grafica e fotografia digitale

In presenza di acqua in rapido movimento (fiumi, mare, cascate o fontane) è possibile allungare i tempi di esposizione in modo da raggiungere un particolare effetto, poetico e surreale, quasi sempre in grado di colpire positivamente l'osservatore. Al posto della superficie dell'acqua, con le sue tipiche riflessioni e increspature, in queste immagini appare un delicato manto setoso simile a della nebbia. Per realizzare questo tipo d'immagine è necessario adottare una serie di accorgimenti indispensabili a evitare di sovraesporre la fotografia: • impostare il più basso livello di iso offerto dalla fotocamera • impiegare un treppiedi • privilegiare condizioni a bassa luminosità ambientale (albe o tramonti) • chiudere il diaframma optando per alti valori di f/stop (ad esempio f/16) • provare ad aumentare man mano i tempi di esposizione • utilizzare filtri a densità neutra Il ruolo della computer grafica in queste foto è semplicemente quello di interpretare nel modo migliore il negativo digitale frutto della tecnica fotografica appena descritta.

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Altre tecniche fotografiche

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COMPOSIZIONE FOTOGRAFICA

L

e fotocamere moderne sono abbastanza intelligenti da impostare correttamente l'esposizione, il bilanciamento del bianco e la messa a fuoco. Ciononostante, esse non possono suggerirci cosa fotografare, né come comporre i vari elementi all'interno dell'inquadratura. La composizione è frutto di una scelta umana a volte ben ponderata, a volte puramente istintiva. Prendiamo ad esempio due generi tra loro opposti: la fotografia di paesaggi e la street photography. Nel primo caso si ha tutto il tempo di comporre lo scatto, magari con l'ausilio di un treppiedi; mentre nella fotografia di strada occorre cogliere l'attimo senza alcuna incertezza, in perfetto stile reporter. Trattandosi di un'arte complessa e variegata, non è pensabile di incanalare la fotografia in dei rigidi binari nel

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rispetto di regole ferree. I principi fondamentali della composizione fotografica dovranno dunque essere semplici, di rapida elaborazione e ispirati alle regole di bellezza dell'arte pittorica. In tale identikit si rispecchia pienamente la regola dei terzi, con cui divideremo il quadro dell'immagine in tre fasce verticali e tre orizzontali di pari dimensioni, definendo così quattro punti di forza nell'intersezione delle linee poste a confine tra le diverse fasce. Tali punti e linee vengono intesi come elementi di forza perché è scientificamente dimostrato che chiunque osservi un'immagine bidimensionale orienterà istintivamente la propria attenzione verso queste zone, ed è pertanto lì che occorre piazzare i soggetti grafici più importanti e significativi della

nostra foto. Il caso dell'orizzonte marino è un tipico esempio del miglior equilibrio offerto da una linea di forza rispetto a tutte le altre possibili rette orizzontali, inclusa quella che divide simmetricamente l'immagine. I fotografi tendono spesso a piazzare l'orizzonte su una delle linee di forza orizzontali a seconda del dettaglio delle zone sovra e sottostanti. Come già spiegato, tali regole non sono inviolabili ed è certamente possibile piazzare l'orizzonte al centro della foto quando l'equilibrio del dettaglio tra la zona superiore e quella inferiore è tale da risultare gradevole e interessante per l'osservatore. La composizione fotografica non riguarda esclusivamente la posizione dei diversi elementi all'interno dell'immagine, ma anche la loro organizzazione e


Composizione fotografica

gli eventuali legami logici e/o grafici che intercorrono tra essi. La regola dei terzi resta valida qualsiasi sia l'orientamento (verticale/orizzontale) e le proporzioni della fotografia. Non è necessaria una coincidenza perfetta tra i soggetti ritratti e le zone di forza, in quanto la regola dei terzi altro non è che un'approssimazione della sezione aurea. Molte fotocamere consentono di sovrapporre la griglia dei terzi al mirino, facilitando così la composizione nei casi in cui dovesse servire una certa rapidità di esecuzione. Siamo certamente liberi di non allineare gli elementi grafici alle linee di forza e/o ai bordi del quadro, tuttavia trattasi di una possibilità da valutare attentamente poiché a dominare la composizione sarebbero in tal caso delle linee oblique fonte di tensione e potenziale squilibrio per l'osservatore.

Capita spesso di ricorre alla post produzione per ruotare e ritagliare l'immagine allo scopo di eliminare gli errori di composizione. Tutti i software dedicati allo sviluppo dei file raw e al fotoritocco permettono di effettuare queste operazioni in modo rapido e preciso, con la possibilità di mantenere le proporzioni originali del formato fotografico da noi adottato, oppure no. Come in molti altri aspetti della

post produzione, anche il cropping (ritaglio) ha i suoi sostenitori e detrattori. Alcuni fotografi esibiscono con orgoglio i file raw dei propri scatti a sottolineare l'assenza di interventi di questo tipo. Si tratta nuovamente di una diatriba poco sensata, soprattutto per quei ritagli non eccessivi che mantengono le proporzioni originali della foto e non vanno a creare alcun problema di natura prospettica,

risolvendo anzi degli squilibri ed errori di postura tutt'altro che infrequenti al momento dello scatto.

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Computer grafica e fotografia digitale

Tra gli strumenti del camera raw (in alto a sinistra) c'è la taglierina per il ritaglio e la rotazione dell'immagine. Potremo scegliere se definire liberamente l'area rettangolare o se invece utilizzare le proporzioni prestabilite elencate nel menù che appare cliccando col tasto destro del mouse su un qualsiasi punto dell'immagine.

All'interno dell'area selezionata il puntatore assume la forma di quattro frecce disposte a croce che indicano la possibilità di traslare la selezione. All'esterno dell'area, il puntatore diviene invece una doppia freccia curva per la rotazione della selezione. In prossimità dei quattro spigoli il puntatore muta in due frecce diagonali con cui regolare le dimensioni della selezione. Lo strumento raddrizza consente una rotazione mirata della fotografia: dovremo soltanto tracciare una linea sopra l'immagine che dopo la rotazione diverrà perfettamente verticale. In genere è sufficiente individuare una linea verticale da un elemento architettonico (o di altro tipo) situato al centro della foto, in modo da ottenere la corretta rotazione dell'immagine (dopo un doppio click di conferma). Gli strumenti taglierina e

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Composizione fotografica

raddrizza sono presenti anche nel photoshop dove si comporteranno in modo molto simile a quello visto in precedenza, sebbene con alcune opzioni in più come ad esempio la visualizzazione di una griglia durante le trasformazioni. Raw therapee offre anch'esso degli strumenti altrettanto semplici e funzionali. Nel menu trasformazione (icona con righello e squadretta) troverete il pannello ritaglio (da attivare cliccando sull'icona del power on/off) con cui definire le proporzioni e l'orientamento della foto (ritratto per le immagini in verticale, panorama per quelle orizzontali) insieme al tipo di griglia visualizzata. La rotazione è situata nel pannello obiettivo/geometria dove potremo inserire un preciso angolo ulteriormente regolabile tramite la relativa barra, oppure come in camera raw tracciare una linea sulla foto che dopo la rotazione risulterà perfettamente verticale.

Nel pannello obiettivo/geometria troviamo anche il fattore di correzione per la distorsione ottica dell'obiettivo. Quando la fotocamera viene riconosciuta

dal software, basterà cliccare la barra con su scritto automatico. La distorsione è maggiore per gli obiettivi di tipo grandangolare, casi in cui senza correzione è possibile osservare la tipica vignettatura ai quattro bordi dell'immagine (soprattutto

nei formati 3/2 e 4/3). Ovviamente tutto ciò dipende dal tipo di obiettivo utilizzato nella reflex/mirrorless o dal modello di compatta/bridge. Fortunatamente sia camera raw che raw therapee riconoscono tantissimi diversi modelli.

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Computer grafica e fotografia digitale

Non è detto che la composizione fotografica riguarderà sempre l'inquadratura di un singolo scatto. Nel catturare dei panorami che si estendono ben oltre la capacità dell'obiettivo in uso, potremo ad esempio scattare più foto, da sinistra verso destra, tramite un semplice movimento rotatorio dell'apparecchio. Una pratica

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divenuta tanto comune che tutte le fotocamere e smartphone in commercio consentono di ottenere simili panorami senza neanche dover utilizzare alcun software dedicato su pc. La foto in alto è stata ottenuta proprio con la modalità panorama di una normalissima fotocamera compatta.


Composizione fotografica

Un approccio professionale implica invece la realizzazione di tutti gli scatti necessari alla composizione del panorama (ciò senza variare la lunghezza focale, il valore iso, l'apertura del diaframma e il tempo di esposizione). DopodichÊ dai file raw esporteremo i consueti tiff (8/16 bit) pronti per essere dati

in pasto a uno dei tanti assemblatori di panorami. Gli utenti windows possono orientarsi sul gratuito Image Compositor Editor (ICE) della Microsoft, davvero semplice e potente. Come vedete dalle immagini in queste pagine, anzichĂŠ dedicarci ai soliti panorami orizzontali

(splendidi ma decisamente abusati) andremo a creare dei panorami verticali che mostreranno dei giochi prospettici singolari e molto belli da osservare. Un software come ICE riconosce in modo autonomo se le foto caricate appartengono a una panoramica orizzontale, oppure verticale.

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Computer grafica e fotografia digitale

Quindi nei pochi passaggi: • Import • Stitch (cucire) • Crop • Export il tool della microsoft unisce le foto in modo automatico ed effettua anche il ritaglio.

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Potrete infine salvare il risultato nel medesimo formato di partenza (tiff) per le successive elaborazioni previste dal vostro flusso di lavoro. Gli utenti MacOS (oltre a quelli windows) hanno a disposizione il plugin photomerge di photoshop ancora più semplice di ICE, oppure l'open source Hugin ­ Panorama

photo stitcher, disponibile anche per linux. Sebbene quest'ultimo offra una modalità d'uso semplificata simile a quella di ICE, alla prova dei fatti risulta più ostico da utilizzare, soprattutto per la composizione dei panorami verticali. Tuttavia, esso ha un punto di forza nella maggiore quantità di opzioni.


Composizione fotografica

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COLORE E NITIDEZZA

L

'odierno mercato informatico offre dozzine di software dedicati al foto ritocco e con essi una miriade di filtri grafici. Essendo le possibilitĂ di elaborazione pressochĂŠ infinite,

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senza una guida esiste il concreto rischio di inseguire il cattivo gusto, o effimere mode, piuttosto che puntare a un valido e sensato miglioramento estetico delle nostre foto.

Per questo motivo gli informatici di google hanno sviluppato 55 filtri dedicati alle principali necessitĂ dei fotografi professionisti, includendoli tutti nel potente Color Efex Pro della


Colore e nitidezza

Anteprima formula Oro nero (sopra) e filtro Gratuated fog (sotto, categoria paesaggio)

nik collection. I filtri possono essere combinati tra loro in quelle che il software definisce formule, da memorizzare per eventuali impieghi successivi. Avviando il color efex pro (sia in qualitĂ di plugin, sia in modalitĂ  stand alone) troveremo subito alcune formule preset (in tutto dieci e visibili

nell'immagine in alto) tra cui il bellissimo Tramonto Caldo utilizzato nell'esempio della pagina precedente: una combinazione di pochi filtri (incluso il Sunlight) che dona a qualsiasi immagine (meglio se scattata il tardo pomeriggio o la mattina presto) un profondo senso di calore e nostalgia.

I filtri della formula in uso sono elencati sul lato destro della schermata, dall'alto verso il basso, secondo l'ordine di applicazione. Essi possono appartenere a una o piĂš delle seguenti categorie: paesaggio, matrimonio, architettura, natura, verticale e viaggi. Alla destra del nome di ogni

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Computer grafica e fotografia digitale

filtro è situata un'icona che dà l'accesso a tre configurazioni preset dello stesso; se nessuna di queste impostazioni dovesse andare bene, sarà possibile agire sui singoli parametri. Tutti i filtri consentono di usufruire del sistema dei punti di controllo, aumentando così la capacità di azione di ogni

formula. Potrete ad esempio applicare filtri diversi a differenti parti dell'immagine. Il color efex pro invoglia l'utente a sperimentare sempre nuove formule, aiutandolo così a definire un proprio stile.

Anteprime dei filtri Classica Focus (sopra, categoria matrimonio) e Skylight Filter (sotto, categoria architettura)

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Filtro Contrast Color Range (sopra, categoria natura) e Film Efex: Vintage (sotto, categoria verticale)

Image Border (sotto, categoria viaggi) permette di creare molti tipi di cornici

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Computer grafica e fotografia digitale

Grazie a strumenti come lo Sharpener Pro della google nik collection, saremo in grado di aumentare la nitidezza e il dettaglio di qualsiasi fotografia con pochi click del mouse.

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Questo genere di algoritmi causa necessariamente la formazione di rumore video che risulterĂ visibile osservando l'immagine a dimensioni 1:1 sul monitor (ingrandimento pari al

100%). Nitidezza e rumore sono dunque dei fattori tra loro strettamente legati, motivo per cui occorre sempre cercare il giusto equilibrio in funzione del tipo di immagine da sviluppare


Colore e nitidezza

e degli strumenti che intendiamo utilizzare nell'intero flusso di lavoro. Un'analisi attenta e ingrandita del rumore è necessaria soprattutto quando l'immagine dovrà essere stampata; in tal caso lo sharpener pro di google consente di optare per degli output dedicati proprio alla stampa (la modalità di default è invece relativa alla visualizzazione su schermo). Nell'immagine portata come esempio in queste pagine, è facilmente comprensibile l'importanza di evidenziare il profilo frastagliato del cumulo di nuvole, ciò al costo di un maggior rumore video ben visibile al massimo ingrandimento. Il filtro sharpener include l'algoritmo struttura già incontrato parecchie volte e il cui scopo è come sappiamo quello di far emergere dettagli e trame spesso invisibili nelle interpretazioni neutre del file raw. Potrete partire dai parametri Nitidezza adattiva e struttura,

Dall'ingrandimento vediamo come l'incremento della nitidezza (parte destra) determini un netto aumento del rumore. Al contrario, la riduzione del rumore in post produzione causerà un'inevitabile perdita di dettaglio.

quindi provare a intervenire successivamente anche sul Contrasto locale e la Messa a fuoco. I punti di controllo consentono invece una modifica mirata della nitidezza su alcune zone dell'immagine, evitando così di creare eccessivo e inutile rumore su zone già adeguatamente a

fuoco. Anche in questo caso il punto di controllo è il centro di un'area circolare di dimensioni variabili in cui il filtro andrà ad agire secondo un potente algoritmo selettivo.

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FOTOGRAFIE DEL LIBRO

• pg 4/5 Struttura architettonica della stazione metro "Fovam ter", Budapest (Marcello Falco) • pg 9 (alto) Playa, Catania • pg 9 (basso) Piazza Duomo, Catania • pg.13 (basso sx) Fontana del Ratto di Proserpina, Catania • pg 13 (basso dx) Fontana dell'Amenano, Piazza Duomo Catania • pg 17/18 Porto di Aci Trezza (CT) • pg 22/23 Capo Mulini, Acireale (CT) • pg 24/25 Via Crociferi, Catania • pg 26 (alto) Aci Castello (CT) • pg 26 (basso) Playa, Catania • pg 27 (alto) Porto di Catania • pg 27 (basso sx) Parco Gioieni, Catania • pg 27 (basso dx) Largo XVII Agosto, Catania • pg 34/37 Champ de Mars, Parigi (Marcello Falco) • pg 38 Stazione Metro Kalvin ter, Budapest (Marcello Falco) • pg 39 (alto) Metropolitana Budapest (Marcello Falco) • pg 39 (basso sx) Centro Commerciale "I Portali", San Giovanni la Punta (CT) (Marcello Falco) • pg 39 (basso dx) Capo Mulini, Acireale (CT) (Marcello Falco) • pg 40/41 Megaliti dell'Argimusco, Montalbano Elicona (ME) (Marcello Falco) • pg 42/43 Cimitero Kerepes, Budapest (Marcello Falco) • pg 44/45 Porto di Catania • pg 46/47 Ognina, Catania • pg 48/49 Villa Bellini, Catania • pg 50 Porto Ognina, Catania • pg 52/53 Porto di Aci Trezza (CT) • pg 54/55 Porticciolo di San Giovanni li Cuti, Catania • pg 56/57 Aci Trezza (CT) (Marcello Falco) • pg 58 Lungomare, Catania • pg 59 (alto) Villa Pacini, Catania • pg 59 (basso sx) Via Etnea, Catania • pg 60 (alto) Tomba di Vincenzo Bellini, Cattedrale di Catania • pg 60 (basso)/61 Via Crociferi, Catania • pg 62 (alto) Riviera Ciclopi, Aci Castello (CT) • pg 62 (basso)/65 Sinagoga Neologa di Budapest (Marcello Falco) • pg 66 Largo XVII Agosto, Catania • pg 67/69 Via S.Francesco D'Assisi, Catania

Questo libro è dedicato alla memoria di Marzia Calì (1974 ­ 2015)

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Questo libro è rivolto a tutti i fotoamatori che desiderano apprendere i concetti e le tecniche basilari del fotoritocco a partire dallo sviluppo del negativo digitale (RAW). Un mix di teoria e pratica mirato a svelare i segreti che uniscono la computer grafica e la moderna fotografia digitale. • Bianco e nero • Analogico e Vintage • Colore e HDR sono le principali tecniche illustrate tramite la potente e gratuita suite: Google Nik Collection

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Computer Grafica e Fotografia Digitale  

Questo libro è rivolto a tutti i fotoamatori che desiderano apprendere i concetti e le tecniche basilari del fotoritocco a partire dallo svi...

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