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Anno 55 Esce il Venerdì - Euro 1,00 - www.lamicodelpopolo.net

N. 37 del 24 Ottobre 2010 C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

CittÁ

cultura

A proposito della “vocazione turistica” della nostra Città di C.P.

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Provincia

Combattere la povertà con prevenzione di Loredana Federico

Ribera: coniugare agricoltura e turismo

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di Enzo Minio

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Rita rdi P Que osta è sta sto gi Cen to con ornale li tr s

o Po e stale gnato a l O Giov di Ag edì 2 rigen perativo t 1 Ot tobr o e 20 10

La bussola del bene comune “Auspico che la ricerca del bene comune costituisca sempre il riferimento sicuro per l’impegno dei cattolici nell’azione sociale e politica”: a conclusione della 46a Settimana sociale il Papa autorevolmente sottolinea il cuore del discorso tenutosi a Reggio Calabria. L’“agenda di speranza” è innanzitutto fondata su una nuova declinazione dell’impegno per il bene comune, bussola certa della dottrina sociale. In questo senso, nella Settimana sociale, si è cominciato a scrivere un capitolo molto importante dell’impegno educativo assunto dalla Chiesa italiana come asse del prossimo decennio. Si è messa a fuoco la politica, nei suoi limiti e nelle sue potenzialità, e si è cominciato a delineare il cammino per dare corpo all’invito del Papa e dello stesso presidente della Cei per una nuova generazione di cattolici formati adeguatamente e protagonisti della vita sociale e politica. È un appello esigente che punta soprattutto sui giovani e richiede un preciso investimento. Si tratta di un traguardo di medio periodo, che ha come presupposto un vero respiro ecclesiale. Al di là delle mutevoli e sempre incerte vicende della cronaca politica infatti sta crescendo una questione di fondo, per l’Italia e per l’Europa, riguardo al futuro a medio termine. Si parla tanto di “transizione”, nell’in-

certezza radicale sui suoi esiti. In questo quadro l’Italia deve rilanciare la propria soggettività, con la consapevolezza che, nel quadro della cosiddetta “multi level governance”, nulla è più scontato, a partire dallo stesso livello statale. Non è un caso che i lavori di Reggio Calabria non abbiano avuto una eco significativa sulla stampa e nel dibattito pubblico, che pure avrebbe tanto bisogno di contenuti. Non c’era ovviamente una “notizia” di immediata spendibilità politica, nel senso così limitato degli schieramenti. Perché non fa “notizia” un evento che invece è di grande importanza, diverse centinaia di persone autorevoli, provenienti da tutta Italia, che prendono la parola articolando concretamente la prospettiva del “bene comune” e sono pronti a farla rifluire a 360 gradi. Questo tessuto assolutamente unico ha ormai chiara la consapevolezza di un passaggio, della necessità di misurarsi con una nuova fase, ben espressa dai ripetuti inviti del Papa e della stessa Cei. Si tratta di un impegno che non può che essere ecclesiale, cioè di tutti i soggetti e corale e, per questa strada, occorre offrire un con-

tributo a tutto il Paese e sviluppare quei nuovi traguardi che vanno preparati con grande serietà e determinazione, puntando sui fondamentali, con la consapevolezza, sottolineata dal presidente della Cei, che la radice della speranza è proprio e sempre ripartire da Dio.

Ottobre missionario Domenica 24 ottobre la Giornata Missionaria Mondiale

Missione, impegno per tutti Inutile nasconderselo: stiamo attraversando un periodo della storia umana particolarmente impegnativo, caratterizzato da profonde contraddizioni sociali, politiche, economiche e religiose che a volte coinvolgono le nostre stesse comunità cristiane. Eppure, per quanto grande possa essere la congerie delle miserie umane, alla luce del Vangelo, proprio questa nostra stagione, primo segmento del Terzo Millennio, risulta essere congeniale – paradossalmente, è vero! – per la missione evangelizzatrice nel mondo. Non foss’altro perché molta gente, un po’ a tutte le latitudini, sta imparando da un’amara «esperienza del vuoto», parafrasando Paolo VI, quanto siano vere le parole del Signore: «Non di pane soltanto vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (cfr. Messaggio per la Giornata missionaria mondiale del 1971). Dobbiamo allora sforzarci

come credenti di dire agli globalizzazione, da nuovi di vivere, come sentimenuomini che «la chiave, il fondamentalismi religiosi to del sacro, come senso centro e il fine di tutta la e da forme di ingiustizia di Chiesa, come sistemi storia umana si trovano strutturali sempre più culturali, come modalità in Cristo, nostro Signore gravi. Evangelizzare è in comunicative, come senso e Maestro» (Gaudium et fondo un dovere impre- di libertà e indipendenza, Spes, 10). Ecco perché in scindibile per il creden- come pluralismo religioso, occasione dell’Ottobre te, nella consapevolezza come rapporto con l’aldilà, missionario e dell’immi- però che mai come oggi il come visione globale della nente Giornata missiona- mondo è stato così diverso realtà… ria mondiale (Domenica dai tempi di Gesù Cristo: Giulio Albanese 24 ottobre) – il cui tema come cultura, come modo continua a pagina 8 quest’anno ha una forte valenza eucaristica: «Spezzare pane per tutti i Lettera aperta a PierFerdinando casini popoli – lo sguardo del cuore si dilata sugli immensi spazi del «villaggio globale». Lungi da Nei giorni scorsi abbiamo appreso che, i un nuovo sogogni disfattismo, vertici nazionale e regionali dell’UDC, hanno getto politico, i dovremmo però nominato il nuovo coordinamento dell’Udc Popolari di Italia, sforzarci di indiviper la provincia di Agrigento: Calogero Firetto, sono agrigentini. duare le direttrici sindaco di Porto Empedocle, è il nuovo coordi- È emblematico verso cui oriennatore provinciale, mentre il primo cittadino di allora che il leatare la missione Agrigento, Marco Zambuto, è stato nominato der del partito, Pierferdinando Casini, abbia del futuro, quel presidente del coordinamento provinciale. A scelto la nostra provincia per iniziare una serie futuro che ci sta loro il compito di riorganizzare il partito nella tra le varie realtà locali. Lunedì 25 ottobre, l’ex davanti all’inizio di nostra provincia, compito non facile se si tiene presidente della Camera sarà nella nostra città una nuova epoca conto che tre (Mannino, Cuffaro e Ruvolo) dei e in questa occasione abbiamo pensato di indicaratterizzata da cinque dei deputati e senatori “ribelli”, che han- rizzargli una lettera aperta che pubblichiamo . una nuova cultura no lasciato nei giorni scorsi l’UDC per fondare pagina 2 planetaria, dalla

Caro Onorevole...

La ricchezza delle quattro giornate in terra di Calabria non può andare dispersa. I materiali della Settimana Sociale sono reperibili sul sito ufficiale dell’evento www.settimanesociali.it. Noi abbiamo preferito dare la voce ai delegati diocesani. Alle pagine 4 e 5 le loro riflessioni.

◆ Sciacca

Chiesa concessa ai massoni I cittadini di Sciacca mai avrebbero pensato che si potesse giungere a tanto, a permettere cioè che in una chiesa cristiana - anche se non più adibita al culto - si tenesse niente meno che un convegno di logge massoniche. pagina 7

◆ vita ecclesiale

Accolti con gioia I 6 presbiteri, ordinati il 7 ottobre scorso, nella Cattedrale di Agrigento, sono stati accolti con grande gioia nei loro paesi di origine. pagina 7

Novità Editoriale “Saluto te Agrigento” La città accoglie Giovanni Paolo II

Sciascia Editore € 15,00

Il libro contiene gli scatti di A. Pitrone e tutti i discorsi che Giovanni Paolo II pronunciò nella visita alla Città l’8 e 9 maggio del 1993. Il testo è in vendita nelle librerie della città di Agrigento




Città

L’Amico del Popolo

24 Ottobre 2010

palazzo san domenico

Vocazione turistica? Mah!

In Breve associazionismo Giornata di solidarietà dei giovani famacisti

Dopo i momenti di spettacolo e solidarietà dello Ma non è finita. La vicenda, oltre a denoscorso maggio, promossi dall’Associazione Giovani tare la scarsa attenzione da parte dei sogFarmacisti Agrigento insieme alla compagnia “Eva getti preposti a questo compito e pagati, Duarte” della nostra città, la citata associazione ha anche per presentare istanze come quella programmato una serata evento per il prossimo 29 in oggetto, nei confronti di un settore che ottobre al Palacongressi di Agrigento. Per l’occasione dovrebbe essere fondamentale, anche per si esibirà Paolo Migone, comico della trasmissione di i vari proclami che i politici di questo o canale 5 “Zelig” e parte del ricavato della serata serquello schieramento continuamente fanvirà ad acquistare un camper da adibire a farmacia no, per l’economia della nostra città, ha mobile. anche un risvolto veramente paradossale: piazzale rosselli la multa per alcuni esercizi commerciali. Lunedì apre la nuova stazione bus Non essendo stata inserita la nostra città tra quelle a vocazione turistica, di conLunedì prossimo aprirà la nuova stazione dei pullseguenza gli orari e i giorni di apertura deman di piazza Fratelli Rosselli. Ieri l’assessore al trafgli esercizi commerciali variano ed infatti fico Franco Iacono, quello ai Lavori pubblici Renato nelle città definite turistiche possono esBuscaglia, il comandante della Polizia municipale sere aperti nelle giornate di domenica e di festa. le intenzioni e le parole, questo episodio è l’ulCosimo Antonica ed il responsabile dell’Utc GiusepCosì, nella mattinata di domenica, gli agenti timo che conferma l’attenzione al turismo solo pe Principato hanno effettuato un ultimo sopralluodella polizia municipale hanno multato tutti i a parole e non nei fatti concreti. Se a questa sigo.E’ stato rilevato come sia quasi tutto pronto per supermercati ed eser- tuazione sommiamo tanti altri problemi piccoli l’apertura. Si è stabilito di tenere una riunione domacizi commerciali che, e grandi che più volte e in diverse occasioni abni insieme con i titolari delle autolinee che utilizzecome avviene da anni, biamo evidenziato ci accorgiamo come i nostri ranno la stazione. L’incontro servirà alla ripartizione aprono anche nelle amministratori si riempiono la bocca di tante degli stalli. giornate segnate con belle parole, riempiono le pagine dell’agenda di maltempo il rosso sul calenda- governo con belle intenzioni che poi, puntualCittà nuovamente in ginocchio rio. Circa venti multe mente, si rivelano prese in giro. Illustre onorevole, da 860 euro ciascuna. La pioggia incessante che si è abbattuta sulla città abbiamo pensato di indirizzarle questa Come possiamo definire quel che è accaduQuesta storia la dice to? Sinceramente crediamo che la macchina dei templi ha causato danni e disagi. Case, negozi e lettera aperta alla vigilia della sua visita ad lunga sulla sbandiera- amministrativa del comune di Agrigento debba strade allagate, diversi cedimenti e smottamenti. In Agrigento, nel momento in cui si appresta a ta “vocazione turistica cominciare ad essere gestita come un’azienda tilt già dal primo mattino i centralini dei vigili del rilanciare il suo partito in un territorio che della nostra città” tan- privata, in fin dei conti la riforma degli enti locali fuoco del comando provinciale di Agrigento e del ha fatto registrare abbandoni di personalità te belle parole e tante ha cercato di originare questa nuova visione delcomando della Polizia municipale. Decine e decine politiche molto note e con largo seguito. promesse che troviamo la macchina amministrativa e la figura del direti terreni, magazzini, abitazioni ubicate ai piani bassi, Forse in questa nostra iniziativa ha pesato sulla bocca dei nostri tore generale dovrebbe servire proprio a questo villette ed esercizi commerciali sommerse dall’acqua. il fatto che, nei giorni scorsi, ci siamo ritroamministratori del pas- sovrintendere al lavoro dei dirigenti, giudicarlo e Fortunatamente non si sono registrate persone ferite. vati insieme a Reggio Calabria ai lavori della sato e del presente. Maggiormente colpiti, ancora una volta, il quartiere prendere le dovute conseguenze relativamente 46a Settimana Sociale dei cattolici italiani, Peccato che poi la agli atti da essi compiuti e che fanno perdere al commerciale del Villaggio Mosè e la località balneare presenti oltre il suo anche altri schieramenti situazione reale sia tut- comune oltre che soldi anche prestigio. di San Leone, dove la viabilità è stata molto difficile a politici, dove lei ha avuto modo di ribadire causa delle strade allagate. C.P. che “è giusto chiedere ai cattolici sui valori non negoziabili l’unità poli- t’altro che in linea con tica” e che “i nostri tatticismi, le nostre convenienze politiche, le nostre PUBBLICO IMPIEGO strategie a volte si scontrano con la necessità di difendere coerentemente L’impegno delle ACLI i valori che il cardinale Bagnasco definisce non negoziabili’’. p.zza cavour  Iniziativa pro-aeroporto Il Presidente provinciale delle Acli Nicola PerriDichiarazioni impegnative che debbono trovare eco e mediazione cone interviene nel merito del d.lgs. n. 150/2009 concreta in una regione dove persistono fenomeni che appesantiscono che riforma la materia del pubblico impiego, rioltremodo la vita sociale del territorio, aggravandone le condizioni di tenendo importanti gli obiettivi individuati. Cersottosviluppo ed arretratezza, in un contesto di grave illegalità. tamente occorre approfondire diversi aspetti, obInteresse e partecipazione ha resto della Sicilia per la carenza di Affermazioni di princìpi da cui partire per affrontare le complessità blighi e opportunità sia dalla parte datoriale che della situazione e segnalare alcuni punti di partenza per comprendere riscosso la manifestazione di sensi- infrastrutture, equivale a non avedei lavori, motivo per cui abbiamo promosso, in dove sono più a rischio la vita, la famiglia, la dignità della persona, la bilizzazione a favore dell’aeroporto, re quei vantaggi che all’inizio del collaborazione sinergica con l’ordine degli Avvolegalità, la giustizia, il lavoro, la scuola, la sanità, la conoscenza e la svoltasi domenica 17 ottobre presso secolo ebbero i nostri comuni. Alcati di Agrigento e l’AGI, il convegno che si terPiazza Cavour ad Agrigento. l’iniziativa, sono anche intervenuti il creatività. rà sabato 23 ottobre 2010 ad Agrigento presso il L’iniziativa, organizzata dal Cen- Presidente della Provincia, Eugenio La ricerca punta in alcune direzioni precise e ricorrenti: la questione Teatro Pirandello. Secondo Perricone conseguire del lavoro e dell’impresa, l’emergenza educativa, lo sviluppo nella lega- tro di Bioetica Evangelium vitae, D’Orsi, il Presidente del Polo Uniuna migliore organizzazione del lavoro, assicuralità, la ricerca delle vie dell’integrazione; il dovere di dare ai giovani op- mirava ad avvicinare i cittadini e versitario di Agrigento, Joseph Mire il progressivo miglioramento della qualità delle far comprendere loro l’importanza fsud, il deputato regionale Roberto portunità di mobilità sociale; l’aggiornamento delle istituzioni politiche. prestazioni erogate al pubblico, ottenere adeguati In questa direzione, l’invito al discernimento è stato raccolto in una della realizzazione di uno scalo ae- Di Mauro oltre ad altri rappresenlivelli di produttività del lavoro pubblico, favorire misura che nessuno aveva immaginato. Chiese particolari, associazioni, roportuale nella provincia di Agri- tanti delle istituzioni locali. il riconoscimento di meriti e demeriti dei dirigenti Il volantino che è stato distribuito movimenti, fondazioni, università, istituzioni non solo si sono messe in gento, ciò si è realizzato attraverso pubblici e del personale sono priorità oramai indigioco ma spesso hanno addirittura rilanciato prendendo a lavorare non la distribuzione di un volantino sia riportava i motivi per dire sì all’aespensabili per rendere più efficiente e produttivo a coloro i quali gravitavano nella roporto come l’uscita dalla solitusolo a un’agenda nazionale ma anche a un’agenda locale. il servizio pubblico. Siamo sicuri, conclude PerriDi questo c’è bisogno nella nostra difficile realtà e su questo si misu- piazza che ai numerosi automobi- dine culturale oltre ad un maggiore cone, che gli approfondimenti programmati nel ra l’impegno dei politici che si dichiarano disponibili a dare una mano listi transitanti lungo il viale della sviluppo anche commerciale, ma convegno saranno utili ad analizzare bene l’appliVittoria. Il volantinaggio è stato an- sottolineava anche che coloro che allo sviluppo del territorio. cazione pratica della riforma. Per questo, mentre Lei si trova impegnato a ricostituire il partito in che l’occasione per far nascere tra i non desiderano la realizzazione di Sicilia e nella nostra provincia, sia pure nella consapevolezza del ruo- cittadini un confronto spontaneo, una struttura aeroportuale, vogliolo d’opposizione che viene portato avanti dall’Udc rispetto al Governo libero e civile sull’importanza di no lasciare la Provincia in uno stato centrale, vorremmo richiamare la Sua attenzione e sondare la sua di- una struttura aeroportuale nel ter- di abbandono e di emarginazione. NASCITA sponibilità, anche alla luce della sfida che ha voluto accettare facendo ritorio agrigentino. Enzo Di Natali, presidente del assumere ai suoi uomini responsabilità dirette nella giunta regionale. Il 14 ottobre è nata Non compete a noi esprimere valutazioni di ordine politico rispetto Centro, ha sottolineato come oggi, l’aerostazioalle decisioni assunte. Eva Danile Piuttosto intendiamo osservare con attenzione quale servizio questo ne sia la risposta a nuovi esecutivo tecnico possa offrire alle popolazioni governate, a cominciare collegamenti come la fu, Ai genitori Emanuele da quelle zone a forte ritardo di sviluppo dove più pesanti sono le con- all’inizio del secolo, la e Angela ed allo zio Euseguenze di una crisi economica che interessa tutto il paese ed il con- ferrovia. Essere privi di genio Cairone nostro tinente europeo. A tal proposito pensa che l’esperienza siciliana possa uno scalo aeroportuale, collaboratore, gli auguri in particolare nella noavere prospettive politiche di più ampio respiro in Sicilia e fuori? della redazione Al suo progetto politico che si sviluppa sotto l’impegnativo titolo di stra provincia già fortePartito della Nazione, hanno aderito giovani amministratori della no- mente tagliata fuori dal stra provincia che nell’azione amministrativa incontrano non poche difficoltà e che devono fare i conti con la limitatezza delle risorse, con la rigidità del patto di stabilità, con la mancanza di infrastrutture che condi Eugenio Cairone sentano di sfruttare adeguatamente le potenzialità turistiche del territorio, con una scarsa attenzione della politica nazionale e regionale verso e cori costituenti espressione di discriminazione razziale, deteri vecchi e nuovi bisogni degli agrigentini. Quali punti di natura politica, Stupidi, razzisti minando in tal modo la sospensione della gara, protrattasi per data anche l’esperienza amministrativa, nel passato come nel presente, circa tre minuti, per disposizione del responsabile dell’Ordine di uomini del suo partito, vuole privilegiare per lo sviluppo complessivo Cori razzisti nei confronti del giocatore Eto’o, domenica scorsa pubblico ex art. 62”. della nostra provincia? nel corso della partita Cagliari – Inter. Leggendo il referto dell’arbitro è chiara la violazione. A Cagliari Sugli amministratori pubblici grava, oggi, un di più di responsabilità, Il giovane attaccante è stato vittima dei soliti imbecilli che si la sospensione c’è stata giusto il tempo di invitare gli stupidi a un di più di coerenza, un di più di testimonianza nei comportamenti e travestono da tifosi. Di fronte a queste persone cosa fa il giudi- farla finita. nello stile complessivo con cui agiscono. La gente, dai suoi amministrace sportivo? Si limita a punire la Società calcistica cagliaritana Ma si era quasi certi che la giustizia sportiva usasse un diverso tori, si aspetta molto. Desidera poter guardare loro con rispetto. Ha bisemplicemente con 25 mila euro di ammenda. Una farsa. metro punitivo e non una semplice multa. sogno di testimonianze forti di correttezza, onestà, schiettezza, di puliUna presa in giro bella e buona, come i 10 mila euro di multa Si dirà che la Società rossoblu non ha colpe perché non è lei ad zia morale. Se lo aspetta dagli eletti di qualsivoglia lista e di qualunque inflitta, qualche tempo fa, a Francesco Totti. aver partorito i cretini. Ma è chiaro che non si può contrastare matrice culturale e politica. Roba da far ridere i polli, insomma. la stupidità con punizioni di questo tipo che potrebbero, anzi, Nello stesso tempo, la gente, si aspetta che dai leaders politici, nell’amMa si vuole o no debellare la stupidità negli stadi? incoraggiare piuttosto che reprimere certi comportamenti. bito delle loro superiori responsabilità, venga un sostegno alle cause giuA Cagliari, per chi non lo sapesse, l’arbitro Tagliavento ha so- Se non si è capaci di individuare i diretti responsabili dei cori ste e a realizzare condizioni di equità sociale e di maggiore attenzione speso per circa tre minuti la partita dopo i cori razzisti. razzisti negli stadi, malgrado le misure adottate in fase di acquiverso chi si trova indietro. È questa, un’attesa che non va delusa! L’ammenda è stata comminata per avere i sostenitori del Ca- sto dei biglietti, si faccia in modo di essere un tantino più seri Cordialmente. gliari “Rivolto dalla Curva nord a un calciatore avversario grida dopo, nel sanzionare. LdP

«C

i si riempie la bocca con la presunta vocazione turistica di questa città, ma alla fine gli atteggiamenti dicono tutt’altra cosa. Non si fanno nemmeno le cose più semplici come quella di fare una richiesta. Così non arrivano le agevolazioni, magari non arrivano i finanziamenti. Ma come deve avvenire in questo modo lo sviluppo turistico?» A fare queste affermazioni è Gaetano Pendolino, presidente del Consorzioturistico Valle dei Templi, in seguito al depennamento di Agrigento dall’elenco delle città a “vocazione turistica” in seguito al mancato invio, da parte dell’Ufficio comunale competente, dell’apposita istanza alla Regione. L’amministrazione comunale sta cercando di correre ai ripari predisponendo gli atti per chiedere un nuovo decreto con l’integrazione dell’elenco che comprenda anche la nostra città.

Caro Onorevole...

Volantini e confronto

la Settimana


Cultura

L’Amico del Popolo 24 Ottobre 2010

favaraConvegno-dibattito Caritas Cesvop

Combattere la povertà con la prevenzione A

nimatori della carità di molte parrocchie della diocesi e i membri delle associazioni di volontariato, più di 200 persone presenti nella parrocchia Ss. Pietro e Paolo di Favara per il convegno, organizzato dalla Caritas Diocesana e dal Cesvop, su Povertà e volontariato, svoltosi sabato 16 ottobre. Primo intervento quello dell’arcivescovo che ha richiamato ai presenti l’importanza del servizio reso, non tanto per avere riconoscimenti o per trovare gratificazio-

appunti Si terrà sabato 30 ottobre, alle ore 17.00, nell’auditorium della Chiesa S.Antonio di Raffadali la presentazione del libro “Rosario Livatino. La coscienza di un giudice” di Gilda Sciortino. Interverranno il prof. G. Lombardo, insegnate, il dott. F. Provenzano, giudice della Corte d’Appello di Caltanisetta, don Baldo Reina, Vicario per la Pastorale diocesana, Gilda Sciortino, autrice del libro. Modera il dott. Luca D’Anna, coordinatore della Consulta di Pastorale Sociale di Raffadali. Fino al 13 novembre, presso l’Archivio di Stato di Agrigento, dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 e il sabato dalle 9 alle 13, è possibile visitare la mostra “Il paesaggio agrario nelle carte topografiche del XIX secolo”. La mostra è stata allestita in occasione della Giornata Mondiale dell’alimentazione promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali su proposta della FAO ed ha l’intento di documentare e far conoscere le colture più comuni diffuse nel territorio della provincia di Agrigento attraverso le carte topografiche e i documenti d’archivio.

ni, ma perché nel servizio la nostra fede trova il suo normale ambito di applicazione. Walter Nanni, sociologo di Caritas Italiana, ha presentato invece i risultati del rapporto 2010 sulle povertà e l’esclusione sociale “In caduta libera”, edito da Caritas Italiana e dalla Fondazione Zancan. Dall’analisi è scaturito che, causa principale della povertà, in cui molti cadono, è il vivere sopra le possibilità economiche, anche se esiste una povertà di sistema, dovuto alla crisi e alla perdita del lavoro per la chiusura delle imprese. In Sicilia è povera una famiglia su quattro (24,2%), mentre in Italia il tasso di povertà delle famiglie è il 10,8%. La povertà fra l’altro è molto complessa ed è difficile analizzarla, in quanto in massima parte sommersa. I nuovi poveri oggi, ad esempio, non sono rinviabili ai servizi sociali comunali (perché hanno un ISEE superiore a quello previsto…) e quindi stanno in carico solo agli enti riconducibili alla Chiesa. Sta nelle nostre possibilità cominciare a fare prevenzione, cioè fare cultura per non spendere male. Dopo una discussione animata sulle possibilità di impegno concreto nel territorio l’intervento di Alberto Giampino, direttore del Cesvop, che ha presentato i risultati di un lavoro che l’associazione ha sviluppato nella provincia di

Agrigento. Una delle buone prassi per far fronte alla povertà è la domiciliazione che, senza ombra di dubbio, è da affidare al volontariato, anche se questo non può essere lasciato da solo. Sono gli enti presenti nel territorio infatti a poter operare proprio perché radicati e ramificati in esso. Gli interventi dei rappresentanti dell’USP, di Confindustria e ConfCooperative hanno evidenziato la necessità di operare con i giovani, perché essi possano essere educati alla gratuità e alla possibilità di valorizzare le esperienze. Solo un’educazione all’uso sobrio delle risorse può essere considerata prevenzione e mantenere i costi delle famiglie sotto controllo. La famiglia Vetro, di Porto Empedocle, del movimento dei focolari, ha presentato l’economia di comunione, la quale punta su uno stile di vita delle aziende, legato ai princìpi della legalità e della solidarietà, ormai di tutto il mondo. A chiusura, il direttore della Caritas, Valerio Landri, ha invitato tutti «a “lasciarsi trasformare”

dall’esperienza di crisi che stiamo vivendo. La crisi ci insegna che nel nostro sistema economico, a cominciare dalle nostre economie domestiche, c’è qualcosa che non va. Mentre ogni giorno ci confrontiamo con le povertà (nostre e degli altri), lasciamoci interrogare su come conduciamo la nostra vita, sul nostro rapporto con le cose e le persone. Mentre ci preoccupiamo di assicurare, anche con la denuncia, condizioni di vita dignitose per tutti, proviamo anche noi a riqualificare la dignità della vita, aprendoci alla sobrietà delle scelte, aprendo le nostre famiglie, le nostre parrocchie, le nostre associazioni … ai bisogni degli altri. Il nostro obiettivo non può essere quello di far sì che tutti abbiano il nostro stile di vita, ma di educare tutti (a cominciare da noi) ad uno stile di vita più evangelico e sobrio, fondato sulla essenzialità e la condivisione». L.F.

Tv2000canale promosso dalla CEI

Boffo nominato direttore Torna il «direttore galantuomo», torna Dino Boffo. Il 18 ottobre il Consiglio di amministrazione di Rete Blu Spa, lo ha infatti nominato direttore di rete e di palinsesto di Tv 2000, il canale promosso dalla Conferenza episcopale italiana. Nomina nella quale si formulano «auguri sinceri di un fecondo lavoro, nella certezza della competenza e della rettitudine della persona». «Una scelta coraggiosa e lungimirante» commentano la redazione e il Cdr di Tv 2000 sottolineando anche l’importanza della scelta nel delicato passaggio dell’emittente al digitale terrestre. Una sfida sulla quale Boffo aveva molto puntato. Per lui, infatti, si tratta di un “ritorno” negli studi di via Aurelia dove ha guidato per undici anni la testata giornalistica – oggi diretta da Stefano De Martis –, assieme a quella di

RadioinBlu. Era il 1998 e già da quattro anni dirigeva Avvenire (del quale era diventato vicedirettore nel 1991). Esperienze drammaticamente interrotte il 3 settembre 2009, con la decisione di dimettersi da tutte le testate dopo la terribile, e falsa, campagna mediatica lanciata dal Giornale di Vittorio Feltri. Dimissioni che, come ha scritto lo scorso 29 agosto il direttore di Avvenire e suo successore, Marco Tarquinio, «sono state la protesta di chi ha subito la diffamazione, non certo il successo di chi l’ha sviluppata».

Girgenti: le chiese, i conventi, i monasteri distruzioni e trasformazioni La chiesa S. Filippo Scriveva M. Caruso Lanza in Osservazioni e Note sulla Topografia Agrigentina, 29, Agrigento 1930: “L’attuale Piazza d’ Armi (oggi V. Emanuele, n.d.a.) si chiama Piano di S. Filippo perchè là sotto, a notevole profondità ( prima che venisse colmato nell’ Ottocento il vallone, detto Nave o Taglio di Empedocle, n.d.a.) esisteva una chiesa dedicata a quel Santo e che rimase coverta”. E’ probabile che l’abbandono e la distruzione della chiesetta di campagna sia da mettere in relazione alla costruzione in città dell’Oratorio di S. Filippo Neri “eretto nel 1656 per opera di Antonio Antinoro, pio sacerdote, nell’antichissima, ma piccola chiesa di S. Giuseppe, ridotta in forma più ampia oggi”, come testimonia Vito Amico nell’opera Dizionario topografico della Sicilia, 517, Catania 1757. Lo stesso autore, d’altronde, non include la chiesa di S. Filippo (Neri) nell’ elenco delle chiese esistenti nel Settecento.

La chiesa S. Maria delle Grazie La chiesa fu costruita nel Quattrocento e fu demolita negli anni Cinquanta, insieme alla Villa Garibaldi (vedi foto), a seguito della nascita del quartiere di S. Vito (E. Di Bella, Una Via, una Storia, Agrigento 1996, e S. Fucà, Cent’ anni di cronaca..., Agrigento 2001 ). Da un’ antica fotografia del 1908 (in Carisi-Montalbano, Girgenti-Agrigento, 45, Agrigento 1998) si vede abbastanza bene la chiesa S. Maria delle Grazie. Essa si trovava all’ interno della Villa Garibaldi, sulla linea del confine meridionale, accanto al grande cancello d’ingresso.

a cura di Nino Sciangula Di modeste proporzioni (del resto era una chiesa rurale), il prospetto principale si affacciava su una stradina adiacente al Piano Sanfilippo (oggi Vittorio Emanuele, n.d.a.) che portava al convento di S. Vito. L’ ingresso della chiesa era sporgente, abbastanza semplice e lineare, ed aveva una bella torre campanaria in stile barocco.



sicilianitÁ 

Famiglia e paternità cercansi “Dici l’Anticu: “L’amuri di la matri è cummuventi, / ma l’amuri di lu patri è cosa granni: / è forza luminusa e pazienti, / c’on servi sulu a riparari i danni. / Di lu travagliu soffriri l’affanni, / e nun livari inutili lamenti; / teneri tutti in cori, nichi e ranni, / senza particulari trattamenti; / sirbari fidi a chiddru ca si dici; / di l’amicizia fari un sacramentu; / apriri cori e manu all’infilici: / chistu d’u patri è veru ‘nsignamentu”. “Chi vizia suo figlio, dovrà fasciarne le ferite ed ogni suo grido gli strazierà le viscere. Un cavallo non domato diventa intrattabile, e un figlio abbandonato a se stesso diventa testardo. Coccola tuo figlio e ti farà tremare, scherza con lui, e ti farà piangere… Non lasciarlo libero nella sua gioventù e non dissimulare le sue mancanze… Educa tuo figlio e formalo al lavoro, per non essere disonorato dalla sua vita oziosa” (Siracide, 30,7-13). E ne custodivano, nella mente e nel cuore, gemme sapienziali, i nostri vecchi analfabeti! Analfabeti sì, ma non illetterati, perché – durante i tempi forti dell’Anno Liturgico, specialmente in Quaresima – assimilavano, dai bravi predicatori, tanta di quella ricchezza biblica, e non solo, da saperne per sé e per gli altri, e riuscire ad osservare la “Santa Legge di Dio”. Il padre di famiglia sapeva che primo suo dovere era quello di agire in modo da presentarsi ai figli come modello di comportamento, imprimendo nella loro mente una chiara gerarchia di valori. Dopo Dio, il vero bene e la vera ricchezza da custodire era la famiglia, da cui tutto derivava e a cui tutto doveva convergere. Di “mio” e “tuo”, esisteva solo il dovere da compiere, non il possesso delle cose, che venivano distribuite in ragione dei veri bisogni. Di strettamente personale, neppure la scelta del lavoro o del matrimonio poteva venire considerata, dovendo, sempre, preoccuparsi che non ne derivasse un nocumento all’onorabilità della famiglia e ai veri interessi di qualcuno dei componenti. Si deve, certo, ammettere che una concezione così monolitica della famiglia fosse anche causa di sofferenze e inconvenienti (più che nelle famiglie del popolo, i guai nascevano nella nobiltà e nella borghesia), ma neppure si può negare che ne derivasse un forte senso di responsabilità verso il bene comune e un nobile impulso alla condivisione. Era convinzione profonda che in una famiglia ove mancasse la presenza e la guida del padre, venivano meno la vera dignità e la stabilità. Si diceva: “casa senz’omu, famiglia senza nnomu”. Ecco perché, oggi, non c’è bisogno neppure di appellarsi all’onestà intellettuale per riconoscere che l’attuale crollo dei valori religiosi e morali è iniziato con la graduale scomparsa della tradizionale figura del padre (vera roccaforte, custode degli affetti e sicuro riferimento al senso dell’impegno, della responsabilità e del quotidiano sacrificio, capace di eroismi), e con la “fuga”, divenuta ormai frenetica, della donna, che rifiuta il ruolo di madre o, quantomeno, lo declassa all’ultimo posto nei suoi interessi. Da questa situazione, che, da decenni, caratterizza il contesto socioculturale della nostra bella Italia, ne è derivata la “deliziosa” abitudine di riempire tutti i mezzi di comunicazione con “confortanti” episodi di figli che accoltellano i genitori, di madri che strangolano i propri bambini e mariti separati che fanno piazza pulita dell’ex moglie e dei figli. Tali notizie si prolungano per giorni e giorni, e tanto di quel tempo, da non trovarne poi altro per un coscienzioso studio e un conseguente intervento onde conoscere le vere cause di tante nefandezze, e poterle evitare. Sì, è vero, la Chiesa cerca di denunziare i motivi: si preoccupa del poco dialogo che corre tra genitori e figli, accusa la molteplicità e la facilità delle separazioni coniugali, dice che il benessere di cui sono circondati i ragazzi è eccessivo e fuorviante, sottolinea l’incapacità dei genitori di sapere dire “no” alle loro smodate pretese… Tutto vero, ma (siamo onesti) la sua voce, ormai, appare troppo fioca, l’eco non arriva più, in maniera efficace, né in famiglia e tantomeno a scuola. Nessuno, infatti, si sofferma a riflettere e a dichiarare che la perversione del contesto socioculturale è tale da impedire, da parecchi decenni, la formazione di uomini e donne che sappiano presentarsi come modello di comportamento ai propri figli. I figli. Ma chi sono? Dove sono? Quanti sono? Di regola: uno appena, che, nel migliore dei casi, viene affidato ai nonni o all’asilo nido prima, alla scuola materna dopo, e così di seguito, a strutture ludiche e culturali (compresa la scuola) ove l’unica, vera preoccupazione è quella di avviarli ad una diseducazione progressiva per poter soddisfare sensualità ed istinti (specie la sessualità), eludendo ogni vera responsabilità e ogni vero impegno ad edificare un futuro migliore, per sé e per il bene comune. Piresse




Speciale Settimana Sociale

L’Amico del Popolo

24 Ottobre 2010

Settimana sociale e mezzogiorno

Un’Agenda di speranza per i cattolici siciliani È

stato soprattutto un grande evento di Chiesa: le giornate di Reggio Calabria, infatti, hanno convocato moltissimi delegati provenienti dalle diocesi italiane, rappresentanti delle aggregazioni laicali ed esponenti del mondo associativo, sociale, politico e culturale che si richiama alla Dottrina Sociale della Chiesa Una convocazione su un tema di scottante attualità, definito dal vicepresidente del Comitato organizzatore prof. Luca Diotallevi – la vera posta in gioco delle Settimane, cioè l’Italia stessa. Non c’è retorica né enfasi in tale affermazione, ma piuttosto la consapevolezza che i cattolici hanno a cuore con-

cretamente il Bene Comune, che non è un’idea o una teoria, ma l’obiettivo di una ricerca faticosa ed entusiasmante che i credenti sperimentano nello stile autentico del discernimento cristiano e in fedeltà al Vangelo di sempre e all’uomo di oggi. Lo ha anche ricordato il cardinale presidente della CEI, mons. Angelo Bagnasco che l’impegno sociale e politico del cattolico non si limita alla difesa di interessi, pur legittimi e specifici, ma è relativo al vasto ambito storico della vita integrale dell’uomo. Ed è la vita, dal suo concepimento al suo compimento, il tensore esigente che promuove e anima il pensiero e l’azione sociale dei

credenti. Le giornate sono state dense di stimoli e di provocazioni: da quelle delle relazioni iniziali, ai gruppi di studio tematici sulle cinque aree tematiche del documento preparatorio (Intraprendere, Educare, Includere nuove presenze, Slegare la mobilità sociale, Completare la transizione istituzionale) sino al pomeriggio-dibattito sul Mezzogiorno introdotto mirabilmente dalla riflessione di Giuseppe Savagnone (vale la pena di ritornare alla lettura e meditazione di tali testi, consultandoli sul sito web delle settimane sociali www.settimanesociali. it ) La giornata di domenica ha visto le sintesi dei lavori di gruppo e alcune considerazioni conclusive affidate al Comitato Organizzativo: mons. Arrigo Miglio, presidente del Comitato, nel ringraziare tutti per il contributo e, in particolare, la città di Reggio Calabria e l’intera Regione per la stupenda e calorosa accoglienza, ha tenuto a sottolineare come la 46a Settimana Sociale abbia incontrato un Mezzogiorno con un volto luminoso e aperto alla speranza. Il Sud si rivela terra di risorse e di valori, non solo di problemi e di

Tutti gli interventi e le relazioni della Settimana Sociale possono essere consultate sul sito www.settimane sociali.it

questioni che pure ci sono e assumono oggi una tonalità drammatica, esigendo risposte urgenti e non procrastinabili. La questione meridionale – come ha asserito anche lo stesso Savagnone – rimane ed è uno dei volti più veri della questione unitaria e democratica del Paese: essa non è soltanto ascrivibile alla persistenza di divari sociali e disequilibri economici, essa è piuttosto rivelatrice di una caduta complessiva delle istituzioni democratiche e della capacità connettiva e di coesione della società italiana. Solidarietà tra territori, tra forze sociali, tra generazioni: è questa la sfida, pertanto, che i cattolici si pongono con la loro agenda, consapevoli del supplemento di responsabilità e di sussidiarietà che ciò comporta. Ma volendo provare l’esercizio di rileggere l’Agenda dal punto di vista dei siciliani, possiamo ordinare le questioni secondo una tassonomia di priorità che incontra il desiderio di cambiamento e di riscatto che viene da più parti dell’Isola. In primo luogo va richiamata l’esigenza di generare un modello di sviluppo che superi l’attuale dipendenza assistenzialista e improduttiva della struttura economica regionale e la rifocalizzi sul lavoro e sull’imprenditoria privata, entrambi da promuovere e far crescere liberando risorse e valorizzando i “talenti” espressi dal territorio e dalla cultura siciliana. In secondo luogo s’impone la razionalizzazione e riqualificazione del sistema istituzionale regionale in

chiave federalista (e quindi realmente fedele a quell’Autonomia pensata dai Padri costituenti e di fatto tradita o fraintesa negli anni successivi): un’azione di riforme più amministrative che normative (anzi occorrerebbe una sana de-legificazione!) che aiuti le istituzioni a recuperare il loro significato di servizio al cittadino e di inclusione democratica e partecipate delle istanza dei corpi intermedi e delle forze sociali. Infine va richiamata la necessità di un nuovo patto etico della società siciliana che, a partire dall’importante battaglia per la legalità e di lotta alla mafia e ad ogni forma di criminalità organizzata, si allarghi a tutto il corpo sociale sollecitando le responsabilità individuali e sociali, riorganizzando il vivere associato e civile, mobilitando e aiutando l’emergere di una nuova classe dirigente in ogni campo della vita pubblica. Sono temi che possono diventare argomento di confronto per l’intera società dell’isola ma che devono impegnare i cattolici siciliani in un’esigente percorso di purificazione della memoria, di esigente e rigorosa formazione e di coraggiosa presa di coscienza. A Reggio Calabria è emersa la voglia di inaugurare uno stile di condivisione e di confronto ecclesiale sui temi sociali, non tanto con la pretesa di dare soluzioni tecniche, ma piuttosto con la responsabilità di partecipare all’elaborazione di soluzioni nuove dentro un metodo democratico, inclusivo ed aperto alla partecipazione di tutte le forze sociali. Giuseppe Notarstefano

La parola ai delegati Salvatore Pezzino

La parola ai delegati Ignazio Guggino

Tre parole - chiave per un impegno arduo

Dopo Reggio per la nostra Chiesa ritrovare contenuti e stili nuovi

Come trasferire e valorizzare nel nostro territorio le riflessioni che hanno animato il dibattito a Reggio Calabria è la principale responsabilità che avverte chi ha partecipato da delegato alla 46a Settimana Sociale dei cattolici italiani. Un impegno non semplice ma irrinunciabile per chi ritiene che le parole-chiave speranza e responsabilità vanno testimoniate, e per chi vuole vedere i cattolici ancora protagonisti dello sviluppo del paese, rispetto ad un impegno politico che non può trascurare la questione antropologica. Un contesto nel quale qualificare un federalismo solidale che chiede il rispetto della soggettività delle autonomie locali e della sussidiarietà verticale e orizzontale. Una fase attenta al superamento della transizione,

rendendosi conto che è del cattolico stare dentro a una situazione, e da dentro cercare di cambiare. La terza parola-chiave è agenda e dobbiamo scriverla in una realtà a forte ritardo di sviluppo, appesantita da fenomeni negativi come la presenza della criminalità organizzata, la perniciosa influenza della mafia, la cospicua quota di economia sommersa, piaghe odiose come l’usura e lo sfruttamento dei lavoratori. Ma la nostra è anche una realtà dove la Chiesa sa offrire segnali importanti per contrastare concretamente un contesto caratterizzato da pratiche diffuse di illegalità e in una dimensione socio-culturale, notevolmente mutata, nella quale si pone, in maniera nuova, la questione lavoro e in particolare la drammatica condizione di quanti non riescono a trovare un’occupazione o di quanti la perdono. Segnali di speranza che invitano a guardare ai giovani che gestiscono alcuni beni immobiliari della diocesi, alle iniziative per accogliere ed integrare gli immigrati, allo strumento del microcredito per aiutare le famiglie in gravi difficoltà economiche. Segnali, anche, per un progetto educativo che, come il Piano pastorale diocesano, piaccia a Dio, aiuti la Chiesa e serva all’uomo. Salvatore Pezzino

Il mondo cattolico italiano ha celebrato a Reggio Calabria la sua 46a settimana sociale. Potrebbe sembrare la continuazione di un rito, il ripetersi di un’occasione di incontro, originatasi all’inizio del secolo scorso per dare senso alla presenza sociale prima, politica poi, dei cattolici in Italia. E tale avrebbe potuto renderlo il suo carattere ripetitivo, quasi uno stanco omaggio a una tradizione importante, in altri tempi incisiva e feconda; la diaspora che ormai rende frammentaria la presenza politica dei cattolici; la sensazione di un laicato ingessato, senza slanci e mordente, scarsamente vocato alla profezia, nonostante esempi individuali splendidi, ma isolati; l’assuefazione ad una chiesa troppo istituzionale e tentata continuamente di clericalismo. Questo volto stanco del mondo cattolico appare speculare ad un’Italia senza più grandi ideali, tesa soltanto a conservarsi ed a conservare, sonnacchiosa anche quando

gli eventi la spingono al grido ed alla ribellione; sonnacchiosa forse perché in parte complice, in parte indifferente, in parte distratta da altro e per altro. Avrebbe potuto essere un rito sonnacchioso ed inerte, e il rischio c’è stato e c’è ancora. C’è stato perché la chiesa istituzione tende spesso a preponderare sulla chiesa comunione, ad avocare a sé ciò che invece è specifico di altri; perché c’è nel laicato una tendenza, si potrebbe dire una tentazione, a cercare rifugi spirituali abbandonando la storia; perché gli interessi corporativi, collettivi o di gruppo, tendono a prevalere sulla ricerca del dialogo, del confronto all’interno ed oltre il mondo cattolico; perché conservazione ed integralismo si insinuano continuamente, contaminano parti nobili o solo popolari dell’Italia cattolica. C’è ancora se non si innesta una marcia nuova, del pensare che si unisce alla vita: sì la vita delle comunità ecclesiali, dei singoli e dei gruppi di laici deve essere contaminata da pensiero fecondo, da slancio profetico, da superamento delle frontiere e delle barriere, dal desiderio della partecipazione e del dialogo, dal gusto del pensare ed agire insieme tra cattolici e an-

che non cattolici. A Reggio, terra di frontiera, il mondo cattolico, vescovi, sacerdoti e religiosi, e soprattutto laici, si è ritrovato, ha scoperto di esistere non come forma astratta e virtuale, ma come forza attuale e vitale. Ed è un mondo fatto di adulti che si interrogano, di giovani che cercano corresponsabilità, di testimoni che danno concretezza al Vangelo (vedi progetto Policoro ed altro), soprattutto di associazioni e movimenti pronti a farsi carico del dramma della storia, a riprendere il grande monito, che ha preparato, animato, tradotto il concilio, “della storia come luogo teologico, luogo in cui si fa la salvezza”. L’assemblea di Reggio è apparsa consapevole che il senso del mondo cattolico oggi è uno con quello dell’Italia, che la sua ricerca di speranza deve contaminare, animare, farsi una con quella dell’Italia; e che questa ricerca sia difficile è coscienza comune di chi era a Reggio e dei più che a Reggio non erano e che ancora mantengono un’ansia di positività, cattolici o non cattolici che siano. La difficoltà sta ancora una volta nel dopo. Reggio passerà, come per tante altre occasioni, come un’oasi felice? Il mondo cattolico tornerà a chiudersi nella sua nicchia ritardando ancora la sua transizione infinita nella modernità? L’inerzia, indotta o voluta, tor-

nerà a contagiare il laicato? La conservazione tornerà ad irretire la profezia? In queste occasioni si usa dire: “dipende da noi”. Questo noi tuttavia va declinato per soggetti e responsabilità. E soprattutto va declinato in un clima. Il clima dell’autunno può declinare stancamente verso l’inverno o sentire ancora nostalgia per l’estate, tentennare tra il cadere in letargo o preparare il risveglio. L’autunno è però anche tempo di semina e la semina va fatta dissodando il terreno e spargendo chicchi buoni, perché possa portare, quando verrà il tempo ed il tempo viene, buoni raccolti. Cosa auspico? Una buona, profonda aratura, perché la nostra chiesa ha bisogno di ritrovare, qualora li avesse perduti, aggettivi e termini, insieme a contenuti e stili, che sono stati della sua stagione più bella, quella del Concilio e dei suoi ispiratori e protagonisti, non ultimo Luigi Sturzo, tante volte richiamato a Reggio. E poi una buona semina, attingendo ai magazzini migliori, senza prenotarli prima, ma valutando la loro effettiva qualità, magari facendo un torto a coloro che desiderano un cultura selettiva ed autoctona, e invece mettendo insieme ogni seme sano e prevedibilmente fecondo. Ignazio Guggino


Speciale Settimana Sociale

L’Amico del Popolo 24 Ottobre 2010



Le conclusioni

C’è il futuro da progettare Responsabilità, crescere nella vera unità e speranza: sono le tre «chiamate» con cui si è conclusa, domenica 17 ottobre al Teatro Cilea di Reggio Calabria, la 46a Settimana Sociale dei cattolici italiani. Questo trinomio è stato il baricentro del discorso conclusivo del presidente del Comitato scientifico e organizzatore, il vescovo di Ivrea Arrigo Miglio. «La prima chiamata è quella alla responsabilità – ha detto il presule, poco prima della preghiera finale e del collegamento in diretta con piazza San Pietro per l’Angelus durante il quale Benedetto XVI ha rivolto il suo saluto ai delegati ce lo chiede il Vangelo (“sale della terra e luce del mondo”), ce lo chiede il Santo Padre nel suo messaggio», inviato nella giornata inaugurale. «In particolare – ha sottolineato Miglio – i cattolici laici sono chiamati all’impegno politico, a tutti i livelli, cominciando dal proprio territorio, enti locali e amministrazioni di vario tipo, poi i comuni, gli altri enti territoriali

fino al livello nazionale». Quest’edizione delle Settimane Sociali è stata caratterizzata anche dalla presenza di politici e amministratori: Miglio ha invitato a coltivare con loro «un reciproco rapporto, per il confronto, il sostegno, la formazione ecclesiale». La seconda chiamata, ha detto il vescovo presidente della Settimana, è quella che porta i cattolici «a crescere nella vera unità per essere efficaci ed incisivi nel servizio al bene comune». Quindi, unità nel promuovere «una cultura dell’uomo, della vita, della famiglia che sia fonte di uno sviluppo autentico, perché fondato sul rispetto assoluto e totale della vita e della persona, ogni vita e ogni persona». «La Settimana Sociale ci ha fatto sperimentare che il cammino del Progetto culturale, dopo Palermo ‘95, è cresciuto – ha aggiunto monsignor Miglio – e sta diventando il vero patrimonio originale e nuovo che come cattolici possiamo offrire al nostro Paese perché torni a

La parola ai delegati Salvatore La Barbiera

crescere, a guardare in avanti senza di don Sturzo: la speranza ci rende “li- giovani, con la loro presenza e con le paura, con speranza». beri e forti”». Un’attenzione particolare loro attese, ci dicono di fare presto a Si tratta, ha spiegato ancora il vesco- viene riservata ai giovani, «perché pos- rendere visibile, operante, efficace, una vo, di «superare totalmente vecchie e sano sognare e progettare, perché non proposta di pensiero e di vita diversa nuove ideologie e nostalgie, imparan- restino sulla piazza ad aspettare, come da quelle che respirano giorno e notte. do a cogliere sempre meglio anche la gli operai della parabola evangelica che È proprio questa urgenza che ci chiede relazione esistente – e ben illustrata in avevano trascorso tutta la giornata in di essere uniti e responsabili, per non questa Settimana – tra cultura e svilup- attesa di una proposta». disperdere la ricchezze di persone e di po economico, a cominciare dalla situaMolti giovani, ha commentato anco- idee che abbiamo incontrato in questa zione demografica su cui ragioniamo ra Miglio, «hanno già bruciato troppe Settimana e lungo tutto il percorso di troppo poco». ore della loro “giornata” senza ricevere preparazione». Responsabilità e unità conducono una proposta vera e coraggiosa. Ma i Paolo Viana alla «speranza affidabile» – terza «chiamata» della SetLa parola ai delegati Mario Sorce timana Sociale – «che nasce dal Risorto. Siamo chiamati a essere noi i primi, in Italia, a guardare al futuro senza paura, con speranza; quelli che guardano verso un orizzonte di vita e non di declino. È proprio il caso di riprendere le parole A conclusio- mentare la prassi della Vita ecclesiale e sone della 46a set- ciale della propria Città”. timana Sociale È stato un momento di riflessione sui è emerso tanto tanti aspetti dell’attuale crisi del nostro Paedal saluto di se, mi è piaciuta in particolare la “tesi” del Papa Benedet- Presidente dello IOR Gotti Tedeschi sulle to XVI, quanto cause vere della crisi economica mondiale e dal Discorso soprattutto dei paesi occidentali dell’Italia in introduttivo particolare: la crisi di natalità e tutto ciò che del Cardinale da esso deriva, meno Famiglia, meno reddiBagnasco, Pre- to, meno PIL, più crisi! sidente della Cei, come anche gli interventi Interessante, anche se un po’ dispersivo, il dibattito sui dodici interrogativi dei vari relatori. Preso atto della situazione lavoro di gruppo dove ci si è confrontati un sottesi ai punti dell’agenda. drammatica, in cui l’Italia si trova oggi a vi- po’ tutti. Dalle relazioni di sintesi delle vere, non si può demandare ad altri la posMolto positivo il fatto che tutti eravamo cinque assemblee tematiche sono sibilità di rialzarsi per guidare questa nostra consapevoli della situazione di margine in emerse proposte e soluzioni di Società illuminandola con i principi della cui siamo stati relegati come cattolici nella grande qualità, sicuramente inciDottrina Sociale della Chiesa, ma è necessa- vita sociale e politica della nostra nazione sive se applicate correttamente e rio che ognuno torni ad essere protagonista, (nessun Giornale nazionale ha parlato del coerentemente nella vita del Paeriappropriandosi delle prerogative proprie e fatto che 1.200 delegati da tutta l’Italia sono se. di ciascuno: sia il clero che i laici. stati insieme a Reggio per discutere dei Nuova, poi, e fortemente stimoQuest’ultimi in particolare non dimenti- problemi della nostra Italia), tutti dobbialante la prospettiva, coralmente chino ciò che già la Gaudium et Spes dice- mo rimboccarci le maniche e dare il nostro proposta ed auspicata, di contiva a proposito della missionarietà propria contributo. nuare la Settimana Sociale nelle e specifica di “illuminare”, orientare e “AliMario Sorce Chiese particolari. In questa visione, feconda ed innovativa, la grande assemblea di LA DELEGAZIONE AGRIGENTINA Reggio Calabria si pone solo come punto di arrivo e di partenza. Da Reggio ora la consegna è alle Chiese Locali. Ad esse tocca, dentro e aldilà delle conclusioni della Settimana, l’elaborazione delle agende particolari più consone al territorio. È loro compito individuare ed avviare i percorsi più coerenti e necessari per calare nelle storie particolari le soluzioni operative, le risposte più vere per le domande delle persone e della comunità. Così il paese potrà ritornare a crescere insieme. Così l’azione potrà scendere dai “piani alti” e coinvolgere “i piani bassi”, potrà passare dalla conservazione alla profezia, secondo l’appassionato ed applauditissimo intervento del professor Savagnone. Così, forse, si costruiranno coA rappresentare l’Arcidiocesi di Agrigento alla 46a Settimana Sociale dei Catmunità alternative, laboratori di tolici Italiani di Reggio Calabria sono stati (nella foto da sinistra verso destra) nuova cultura, nuova democrazia, l’avv. Salvatore La Barbiera, don Carmelo Petrone, don Mario Sorce, il dott. nuova politica al servizio dell’Italia Salvatore Pezzino e il prof. Ignazio Guggino. e al servizio del Regno Salvatore La Barbiera

Comunità di credenti per lo sviluppo del territorio

Esperienza di Chiesa viva, consapevole del suo essere e del suo esistere, con chiara e forte coscienza delle sue responsabilità verso il Paese: questa la 46a Settimana Sociale di Reggio Calabria. Una comunità di credenti che offre le sue grandi risorse e i suoi segni di speranza per lo sviluppo integrale dell’uomo, per la crescita della comunità che vive in Italia. Si ha la chiara sensazione che tutti i convenuti hanno presente il duro ammonimento del teologo Joseph Ratzinger del 1972: «Lo scandalo più grave della fede cristiana sta nella mancanza di incidenza storica». I cattolici dell’Italia di oggi voglio incidere nella storia del popolo italiano. Hanno ancora fame e sete di giustizia e vogliono fare la loro parte individuando e proponendo soluzioni concrete ai problemi attuali del Paese. Da tutti si è colta la novità di metodo e di contenuto di questa 46a settimana sociale rispetto alle precedenti. Ci si è comunitariamente esercitati nella lettura dei “segni dei

tempi”, si è ancora tentata l’elaborazione culturale penetrante, ispirata alla Dottrina Sociale della Chiesa, ma, soprattutto, si è cercata la costruzione dell’“agenda di speranza per il futuro del Paese”. Certo non è mancata l’attenzione alla società civile, all’identità nazionale, al processo di unificazione europea nella globalizzazione, allo stato della democrazia, al Bene Comune, ma soprattutto, con vero discernimento comunitario , sono stati evidenziati i problemi dell’oggi e le loro possibili soluzioni. Così assieme, dopo una larga consultazione di chiese locali, associazioni, movimenti, realtà ecclesiali, è stata elaborata con realismo e concretezza la possibile Agenda dei problemi della comunità nazionale. Ciò non per il gusto di un’elaborazione accademica, ma per individuare, attraverso un pubblico dibattito, sereno e trasparente, le soluzioni possibili e, tra queste, quelle più coerenti con il pensiero sociale della Chiesa. Da qui la linea orientativa di fondo della settimana: declinare il Bene Comune nella situazione concreta dell’Italia di oggi. Il confronto è stato ampio e serrato sui cinque punti prioritari dell’agenda: intraprendere, educare, includere le nuove presenze, slegare la mobilità sociale, completare la transizione istituzionale. Impegnativo e coinvolgente il

Rimboccarsi le maniche per aiutare il Paese




Provincia

L’Amico del Popolo

24 Ottobre 2010

RIBERA Arrivano i Resort

Coniugare agricoltura e turismo D

ue grosse multinazionali, che operano nel settore del turismo immobiliare, hanno scelto il territorio di Ribera, che per circa 13 chilometri si affaccia sul mare Mediterraneo, tra le foci dei fiumi Verdura, Magazzolo e Platani, con l’obiettivo di far nascere due importanti resort alberghieri a 5 stelle che porteranno migliaia di turisti da ogni angolo d’Europa e che creeranno occupazione locale. Questo è quanto venuto fuori dal convegno che, tenutosi presso la sala consiliare del palazzo comunale, ha avuto per tema “Prospettive future tra agricoltura e turismo” e che ha evidenziato come il turismo possa essere da traino per l’agricoltura di qualità. L’amministrazione comunale, presieduta dal sindaco Carmelo Pace, ha invitato il presidente della Fingest Stefano Arvati il quale ha annunciato che la

società ha scelto il territorio di Ribera, alla sinistra della foce del fiume Verdura (vedi foto), perché il litorale è ancora incontaminato, la terra è baciata dal sole e dal mare e tutto il comprensorio insiste su un’area agrumicola dalle pregiate produzioni. Circa 70 ettari di terreno per l’insediamento capeggiato da Arvati, circa 500 posti letto, 70 milioni di euro di investimento, 150 dipendenti con occupazione stabile e 800 operatori, secondo stime e studi di mercato, derivanti da occupazione indiretta e indotta. Non era presente al convegno il gruppo che fa capo Stofanel, ma da un primo incontro avuto con gli amministratori comunali riberesi, pare che il gruppo italo-tedesco abbia intenzione di investire in maniera più consistente sul territorio. Circa 100 ettari di terreno, più di 100 milioni di euro di investimento, 250 dipendenti,

con l’aggiunta dell’indotto. Gli investitori dovrebbero arrivare a Ribera la prossima settimana. “Turismo, agricoltura ed enogastronomia – ha detto Stefano Arvati nel suo intervento – possono procedere di pari passo, migliorando di gran lunga l’attuale economia. Il mare, il sole, le arance, la ristorazione e la nuova ricettività possono facilmente convivere. Bisogna creare le occasioni. Molti miliardari arrivano in Toscana in vacanza perché hanno la possibilità di andare a vendemmiare. Basta pensare a quanto è avvenuto sulla Costa Smeralda. Bisogna portare i turisti a raccogliere e ad assaggiare le arance tra gli agrumeti. Il clima del sito è l’elemento fondamentale che piace a inglesi e russi che potremmo far arrivare a Ribera”. Enzo Minio

favara La famiglia Bellavia ha una nuova casa Dopo nove mesi dalla tragedia di Favara, in cui persero la vita le due sorelline Marianna e Chiara Pia, la famiglia Bellavia avrà una nuova casa. Sabato, dopo una conferenza stampa, il piccolo Giovanni, insieme a mamma e papà si trasferiraà nella nuova abitazione che si trova in via Sottotenente Callea, una traversa di via Margherita, acquistata con i fondi del comitato “Pro famiglia Bellavia” istituito dall’ex prefetto Umberto Postiglione. L’abitazione è composta da tre piani, grazie ai fondi raccolti è stata rimessa a nuovo e arredata.

URP: inaugurata la nuova sede È stata inaugurata venerdì 15 ottobre, alla presenza delle più alte autorità civili e militari cittadine, la nuova sede dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) della Provincia Regionale di Agrigento. «Questa bellissima struttura, ha dichiarato il Presidente D’Orsi, che abbiamo inaugurato oggi fino a qualche giorno fa era un magazzino dove venivano depositati i computers dismessi. Oggi abbiamo un ufficio modernissimo e all’avanguardia tecnologica capace di dare risposte immediate al cittadino».

Santa ElisabettaIniziative per IV Centenario

Giornata dell’Incontro Sabato scorso, nel comune di Santa Elisabetta sono proseguite le celebrazioni di commemorazione del IV centenario della “licentia populandi”, ovvero l’atto ufficiale con cui nel 1610 è stata concessa l’autorizzazione a popolare il fondo Cometa, sul quale oggi sorge il centro abitato sabettese. Nel pomeriggio, il programma dei festeggiamenti è iniziato alle ore 17 con l’inaugurazione della mostra artistica dedicata alle opere di Raimondo Rizzo, artista sabettese poliedrico che in vita si è dedicato con notevoli risultati alla pittura ed alla scultura e che ha inoltre lasciato un nutrito numero di interessanti disegni e studi preparatori. La mostra, visitabile tutti i pomeriggi (dalle 16 alle 20) fino a domenica 24, è la prima retrospettiva dedicata ad uno dei maggiori artisti che probabilmente il paese di Santa Elisabetta abbia avuto. L’attenzione successivamente si è spostata al Centro diurno del Comune, presso il quale si è svolta la Giornata dell’incontro, voluta dal Comitato organizzatore dei festeggiamenti del IV centenario al fine di “riavvicinare alla propria terra di origine i sabettesi sparsi in Italia e nel mondo, rappresentando un’occasione di riscoperta delle comuni radici territoriali”. L’evento, presentato dal conduttore televisivo Mario Gaziano, è stato caratterizzato dalla presenza sul palco di persone originarie di S.

Brevi provincia

CASTELTERMINI - CAMMARATA Presentato il laboratorio per giovani

É stato presentato a Casteltermini “Alto Valle Platani: i giovani di oggi come cittadini di domani”. Il progetto è stato promosso dal Ministero della Gioventù, dalla Regione Sicilia e dal consorzio Agri.Ca. Alla presenza dei sindaci del distretto D 4 – Sapia, per Casteltermini, Mangiapane per Cammarata, Viola per San Giovanni Gemini – si è discusso sui punti salienti dell’iniziativa, che mira all’orientamento dei giovani nel mondo del lavoro e non solo. “Il tutto nasce da un’attenta analisi di ciò che il territorio offre ai giovani – dicono i rappresentanti del consorzio Agri.Ca – relativamente a opportunità formative, lavorative e di aggregazione. Il progetto è rivolto ai giovani, di età compresa tra i 14 e i 30 anni, residenti nei comuni del distretto D4. In particolare si organizzeranno: centri di aggregazione autogestiti, laboratori di cucina, laboratorio multimediale, laboratorio di lingua inglese, laboratorio di orientamento al lavoro, laboratori musicale/pittura/teatrale.

sciaccaLavori pubblici

Riqualificazione del centro storico Elisabetta che vivono fuori dal piccolo paese (alcuni provenienti anche da paesi esteri), i quali per l’occasione sono ritornati nel paese delle loro origini ed hanno raccontato aneddoti e ricordi personali relativi alla loro “sabittisità”, il tutto intervallato da brevi stacchi musicali e dalla lettura di numerosi messaggi inviati dai sabettesi emigrati, che hanno approfittato della serata per far sentire la loro vicinanza e la loro partecipazione emotiva all’evento. A conclusione dell’evento, �� stato proiettato un toccante video (consultabile su youtube) realizzato da un sabettese emigrato in Australia ed ottenuto mediante l’utilizzazione delle centinaia di foto che da mesi vengono caricate sul gruppo facebook “Santa Elisabetta nel mondo”: un vero e proprio amarcord fotografico tra passato e presente molto apprezzato ed applaudito. Antonio Fragapane

Si è attivato un ulteriore ciclo di lavori di riqualificazione del centro storico. Questi, si ricorda, sono iniziati anni fa interessando i piani di scorrimento e calpestio di vie, vicoli e piazze, con le pertinenze, arredi e quant’altro necessario per restituire a Sciacca la dignità storico-urbanistica, non disgiunta dall’irrinunciabile coerenza estetico-funzionale. Residenti e turisti hanno così apprezzato, nei corpi d’intervento, il reimpiego di acciottolati, basolati, strisce o riquadrature in pietra, ecc. I risultati sono apparsi adeguati in relazione a notevoli edifici storici prospicienti, tra cui la seicentesca Chiesa Madre con la parte absidale che risale al sec. XII, il seicentesco complesso monumentale Chiesa Collegio e Collegio dei PP. Gesuiti, oggi Palazzo di città. Adesso è il turno della via G. Licata che, insieme al corso V. Emanuele,

nell’intera lunghezza collegava in orizzontale, come tuttora, l’antica perimetratura. La riqualificazione interessa il segmento-slargo, detto ‘Chiazza’, già centro degli affari e in cui si affacciano con continuità svariati esercizi commerciali. Sia chiaro, la ‘Chiazza’ andava riqualificata in armonia con quanto realizzato nelle adiacenze, soprattutto con l’ortogonale via Roma. Ed è quanto si sta facendo, Ente appaltante il Comune, che in atto si rappresenta al vertice con l’Amministrazione guidata da Vito Bono. I progettisti hanno tenuto in conto, nelle peculiarità del sito, di valorizzarlo con materiali adeguati, particolarmente basole di pietra lavica presenti alla memoria cittadina e con altri materiali tradizionali; compresi gli spazi attrezzati con gli accorgimenti previsti dalla vigente

legislazione anche in tema di superamento di barriere architettoniche dovute al pendio a sud nell’ambito d’intervento. La razionalità dei lavori ha suggerito, come in realtà si sta facendo, di attendere con assoluta priorità ai ‘sottoservizi’ (v. foto). Terminato questo segmento, i lavori proseguiranno, su impegno similare, nella piazza S. Vito più ad ovest. Francesco Cassar inserzione pubblicitaria

Provincia Regionale di Agrigento

Tutti vogliamo l’aeroporto

«Ci sarebbero i privati, banche o investitori, che hanno fatto un’analisi economica seria, per cui intendano valorizzare le risorse culturali, ambientali, turistiche della provincia di Agrigento e per fare questo utilizzando anche risorse pubbliche, come è normale, mettano i quattrini, fanno loro un progetto o acquisiscano un progetto già fatto e poi curano la gestione (perché poi diventa un problema pure di gestione diretta). Da aprile 2005 la Regione Sicilia ha la competenza per farlo a questo punto il ruolo dell’ENAC è chiarissimo, cioè l’ENAC deve semplicemente valutare se esistono o no le condizioni di sicurezza mentre non interviene per tutto il resto».

Vito Riggio, presidente dell’ENAC nel suo intervento al convegno “Il caso Agrigento” del 07/10/2005


24 Ottobre 2010

nuovi presbiteri Le comunità d’origine accolgono i nuovi ordinati

Sciacca Chiesa concessa ai massoni

Accolti con gioia! G

Scelta inopportuna

Rizzo; martedì 12 ottobre, don ogni comunità visitata: a Palma Giuseppe Colli e don Giusep- di Montechiaro lo stupore nel pe Lentini hanno ricevuto l’ab- vedere ripetersi, nel giro di pochi braccio della loro città, Ribera; anni (2005, 2008, 2010), l’espee infine, mercoledì 13 ottobre, rienza di giovani che hanno riLicata, con gioia, ha accolto don sposto e continuano a rispondeSalvatore Cardella. re con generosità alla chiamata Ogni giorno l’emozione e la di Dio; a Fontanelle la gioia di gioia hanno caratterizzato la vedere sbocciare una vocazione festa per i sei giovani sacerdoti. nata con la parrocchia stessa; a La banda musicale annunciava Favara il sorriso e la semplicità di l’arrivo del novello sacerdote. La chi ha saputo fidarsi di Dio; a Riconsegna della stola da parte del bera la realizzazione di un sogno parroco e il saluto alla comunità condiviso nell’amicizia e a Licata precedeva il corteo festoso che la disponibilità a mettersi a seraccompagnava il novello sacer- vizio di Dio e dei fratelli. dote verso la Chiesa Madre. Qui, Per concludere il giro delle dopo i discorsi augurali da parte concelebrazioni, prima di inidella comunità ecclesiale e civile, ziare il servizio pastorale nelle aveva inizio la celebrazione del- comunità a loro assegnate, i neola Santa Messa. L’emozione era sacerdoti hanno ringraziato il tanta sia da parte di chi presiede- Signore in Seminario, là dove è va per la prima volta nella comu- stata curata la loro formazione. nità che lo ha visto crescere, sia Oltre ai superiori e ai seminaristi, da parte della gente che, quasi hanno beneficiato del momento con devozione, seguiva, come a anche gli “Amici del Seminario” volerlo sostenere e incoraggiare, che sempre sostengono con la quel giovane chiamato a riceve- preghiera e la generosità il camre un dono così mino di chi si prepara al sacergrande come il dozio. sacerdozio. Attraverso il dono di questi Caritas diocesana Chi ha avuto sei sacerdoti il Signore continua Si svolgerà il 30 ottobre dalle ore 16.00 la gioia di se- a dimostrare le sue attenzioni alle ore 19.00 presso il Seminario di guire gli ingressi nei confronti della nostra Chiesa Agrigento l’incontro di formazione dio- dei neo-sacer- agrigentina. Da parte nostra, un cesana per gli animatori della carità, per doti ha colto costante impegno nella preghieriflettere insieme sulla necessità della sicuramente un ra per le vocazioni. progettazione e del lavoro di rete. particolare da Giuseppe Cumbo Il 5 novembre alle ore 18.30, invece, presso la Parrocchia Madonna della Ribera Premio bontà “R. Maltese” Catena di Villaseta l’equipe diocesana incontrerà la forania di Agrigento per riflettere sul tema della Caritas parrocchiale.

In Diocesi

rande gioia nei paesi di origine dei sei neo-presbiteri ordinati lo scorso 7 ottobre in Cattedrale. L’impressione più bella: notare la gioia nel volto della gente nel vedere celebrare nella Chiesa Madre del proprio paese quel giovane che con perseveranza ha saputo rispondere quotidianamente alla chiamata di Dio realizzando quel progetto che da sempre era stato pensato per lui. Le comunità ecclesiali, come delle grandi famiglie, in festa per dei figli partiti nel 2003 per seguire il Maestro e tornati oggi, dopo una lunga formazione in Seminario, per testimoniarlo con la vita. Sabato 9 ottobre, Palma di Montechiaro ha accolto don Salvatore Attardo; domenica 10 ottobre , don Giorgio Casula ha fatto il suo ingresso da sacerdote nella sua parrocchia a Fontanelle; lunedì 11 ottobre, Favara ha fatto festa per don Carmelo

Ufficio Missionario Si terrà il 23 ottobre nelle varie città della diocesi la Veglia missionaria in preparazione alla Giornata Missionaria Mondiale del 24 Ottobre sul tema “Spezzare pane per tutti i popoli: Agrigento - Parrocchia Cuore Immacolato di Maria ore 21.00 Favara - Parrocchia S. Antonio da Padova ore 20.30.

Ufficio Liturgico Calendario degli incontri di formazione per i Ministri Straordinari della Santa Comunione. Forania di Porto Empedocle - 25-26 ottobre presso la Parrocchia SS. Trinità (Ciuccafa) a Porto Empedocle dalle ore 15.30. Forania di Licata - 28-29 ottobre presso la parrocchia B.M.V. di Monserrato (Sacro Cuore)

la Parola «Il povero grida e il Signore lo ascolta»



Vita Ecclesiale

L’Amico del Popolo

I cittadini di Sciacca mai avrebbero pensato che si potesse giungere a tanto, a permettere cioè che - in una chiesa cristiana, com’è quella si S. Margherita, sempre apprezzata e rispettata per la sua antichità e la bellezza artistica delle opere che contiene e delle sacra celebrazioni che vi sono state fatte nel corso di molti secoli, anche se attualmente non più adibita al culto – si tenesse nientemeno che un convegno regionale di logge massoniche. Purtroppo questo è accaduto sabato 16 ottobre per la scarsa sensibilità di quei funzionari comunali che lo hanno consentito, anche se oggi si scusano, affermando di non sapere di che convegno si trattasse, allorché hanno dato l’autorizzazione. Così, in una chiesa ricca di memorie della fede cristiana, essendo testimoni impotenti quei dipinti, quelle sculture, quegli stucchi che parlano di Cristo e della salvezza che egli ha portato a questa umanità, hanno potuto svolgere nel segreto più assoluto – perché a nessuno, nemmeno ai dipendenti comunali che ne avevano il diritto e il dovere è stato consentito di presenziare – i loro discorsi e non sappiamo se anche i loro riti, quei massoni sui quali la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede ha ribadito l’immutato giudizio negativo della Chiesa Cattolica “poiché i loro princìpi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione ad esse rimane proibita” (Dichiarazione sulla massoneria del 26 novembre 1983, a firma del Prefetto di quella S. Congregazione, l’allora Cardinale Joseph Ratzinger). Dichiarazione attraverso la quale è stato riaffermato che gli iscritti alle logge massoniche sono in stato di peccato grave e non possono perciò accostarsi ai Sacramenti. Verrebbe da dire che, alla notizia di quanto è accaduto per la grave disattenzione (!?) dell’amministrazione comunale, è come se si rivoltassero nelle loro tombe quanti hanno costruito e arricchito, con le opere di culto e di carità cristiana, questa chiesa, da Eleonora d’Aragona che l’ha fondata nel 1342, ad Antonio Pardo che ne è riconosciuto come un secondo fondatore, ai diversi cardinali, arcivescovi, vescovi e prelati, oltre dignitari vari che l’hanno visitata per conto dell’Abate della Magione di Palermo, da cui questa chiesa dipendeva, ai tanti fedeli che in essa hanno adorato la Santa Trinità e onorato S. Margherita, la Vergine Maria e gli altri Santi. LdP

Assegnato ad Enza Genova Una giovane madre riberese, Enza Genova Duraki (nella foto), ha avuto assegnato il premio della bontà 2010 intitolato a Rosalba Maltese, durante la manifestazione che si è svolta alla fine della celebrazione eucaristica presso la chiesa San Francesco d’Assisi a Ribera. A consegnare il premio, un piatto in ottone con tanto di dedica, sono stati il parroco don Antonio Nuara, i presidenti della festa Giuseppina Giacomazzo e Stefano Sacco e il marito della Maltese Lillo Tortorici. Questa la motivazione: “Sorretta da una fede profonda e da un intenso amore materno, Enza Genova offre alla comunità un modello di donna da imitare per la coraggiosa accettazione del dolore e la capacità di trasformarlo in energia costruttiva al servizio degli altri”. La Genova, fin dalla nascita della sua figliola, 17 anni fa, la assiste amorevolmente dopo che durante il

parto ha avuto un un’anossia cerebrale che le ha provocato danni irreversibili che le hanno tolto il movimento e la parola. La donna oltre ad assistere la figlia è riuscita ad impegnarsi e testimoniare la propria fede facendo la catechista e la presidente dell’Associazione per disabili “Vincenzo e Terresa Rale” di Ribera. Il premio, intitolato a Rosalba Marisa Maltese, scomparsa nel 2004 per un male incurabile lasciando il marito Lillo e le due bambine Chiara e Gloria, è stato già assegnato in passato a Manuela Vacante (2005), Giuseppe Santalucia (2006), Maria Concetta D’Asaro (2007), Vincenza Lena (2008), Giuseppe Nicosia (2009). Enzo Minio

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XXX Domenica del Tempo Ordinario

Ti ringrazio Dio, perchè non mi hai ascoltato Ancora una pagina di Luca (18,9-14) che mette in seria discussione l’immagine che abbiamo di Dio. Il tema, come quello di domenica scorsa, è la preghiera ovvero l’atteggiamento da assumere quando ci poniamo davanti a Lui. Si passa da una preghiera senza interruzione a una preghiera umile. Il motivo per cui Gesù racconta questa parabola è detto all’inizio del brano: “Gesù disse questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri”. Quel che si vuole correggere è una errata valutazione della propria persona dinnanzi a Dio. Come spesso capita in Luca, che ama mettere in forte contrasto personaggi doppi ( il ricco epulone e Lazzaro, i due figli del padre misericordioso, Marta e Maria, i due ladroni sulla croce), anche qui abbiamo due figure nettamente contrapposte: un fariseo e un pubblicano. Un contrasto stridente e imba-

razzante anche per noi. Gesù da vero maestro richiama la nostra attenzione sulla qualità della loro preghiera e alla fine conclude che solo il pubblicano torna a casa giustificato, perché ha saputo umilmente riconoscersi peccatore. Un insegnamento che non finisce di sorprendere: un usuraio, corrotto, avaro viene perdonato e quell’altro bravo, onesto, religioso a suo modo, invece no. Si rimane indubbiamente scandalizzati e inquieti da questo comportamento di Dio. È forse un male cercare di comportarsi bene, di essere una brava persona? Ma cosa ancora esige Dio da me? Se la Parola di Dio suscita queste reazioni, ci dobbiamo ritenere davvero fortunati: la parabola ha raggiunto il suo obiettivo. Proviamo a vedere ciò che viene riprovato da Gesù. “Due uomini salirono al tempio a pregare”. Si tratta chiaramente di due tipologie: la prima delinea l’atteggiamento dell’uomo pio,

zelante, un bravo cattolico diremmo oggi, uno che recita le preghiere, osserva il digiuno, va a messa la domenica, fa qualche generosa offerta; la seconda quella del pubblico peccatore, uno che per denaro rinuncia facilmente alla fede. Ambedue si rivolgono a Dio, perché Lui, come ci ricorda il Siracide (35,15) non fa preferenze di persone. Il fariseo prega così: “O Dio, ti ringrazio, perché non sono come gli altri…digiuno…pago”. Dal punto di vista formale, la preghiera è ben strutturata: è rivolta a Dio e lo si ringrazia per i tanti gesti virtuosi: l’osservanza scrupolosa della Legge, i frequenti digiuni, le decime versate per il Tempio. Ma se osserviamo meglio, ci si accorge che al centro di questa preghiera non c’è Dio, ma soltanto l’io dell’orante, di uno che si sente appagato delle proprie azioni, soddisfatto dei propri meriti spirituali. Una preghiera non per lodare Dio, ma per lodare se stesso e

a cura di Gino Faragone

tenersi a debita distanza dagli altri. Una preghiera atea. Non c’è posto per Dio, ma non c’è posto neppure per gli altri uomini, che sono guardati e giudicati con disprezzo. Una preghiera, che noi cattolici oggi potremmo tradurre così. “Ti ringrazio, Dio, perché sono nato in un paese evoluto e ricco, dove è riconosciuto il diritto alla vita, ad essere curati, all’istruzione, al lavoro, alla casa. Ti ringrazio per il dono della fede, dei sacramenti. Ti ringrazio per i valori che la religione cattolica mi trasmette, in modo particolare la tolleranza. Ti ringrazio per…”. E la lista continua chiamando in causa un Dio invocato per mantenere una situazione comoda per noi. Ma Dio, quello vero, sta più indietro, vicino a chi ha il cuore ferito, accanto al pubblicano, a colui che a capo chino e battendosi il petto manifesta la sua fragilità umana e attende solo di essere perdonato.




Attualità

L’Amico del Popolo

24 Ottobre 2010

rapporto istat La popolazione straniera residente in Italia

diario multimedi@le

Non numeri ma volti C

omprendo l’utilità delle conte, so che i dati degli statistici hanno la loro importanza tuttavia, ridurre quelle cifre a meri numeri, equivarrebbe a promuovere campagne di spersonalizzazione alle quali non abbiamo minimamente intenzione di aderire. La recente pubblicazione del Rapporto ISTAT “La popolazione straniera residente in Italia al 1° gennaio 2010”, rende noto che con poco meno di 900.000 persone, 887.763 per essere fedeli alle cifre del Rapporto, la comunità romena si conferma la più rappresentata, quantitativamente, negli oltre 8.000 comuni italiani. I dati rilevati dall’Istituto nazionale di statistica sono stati pubblicati il 12 ottobre scorso e, a ben guardarli, rilevano una popolazione che va diventando sempre più multi etnica, multiculturale, multi religiosa e multilingue. Per non tediare, riporto solo qualche dato: «I cittadini stranieri residenti in Italia -recita il Rapporto- sono 4.235.049 pari al 7% del totale dei residenti […] Oltre il 60% […] risiede nelle regioni del Nord, il 25,3% in quelle del Centro e il restante 13,1% in quelle del Mezzogiorno […] Senza l’apporto dei cittadini stranieri, l’Italia sarebbe un paese con popolazione in diminuzione: nel 2009, infatti, la popolazione di cittadinanza italiana è diminuita di circa 75 mila unità. L’incremento della popolazione complessivamente residente nel nostro paese (italiani e stranieri), che da 60.045.068 unità al 1° gennaio 2009 passa a 60.340.328 al 1° gennaio 2010, è dovuto pertanto, interamente alla dinamica naturale e migratoria dei residenti stranieri […] il saldo naturale della popolazione straniera (+ 72.341 unità) compensa in buona parte il saldo naturale negativo dei residenti di cittadinanza italiana (- 95.147 unità)». Come rilevato negli anni precedenti «i matrimoni misti si celebrano prevalentemente fra donne straniere e uomini italiani» ragione per la quale, tra le 59.369 persone che hanno acquisito la cittadi-

nanza italiana, a prevalere sono le donne. Un elemento rilevante è quello della giovinezza della popolazione straniera, 932.675 sono infatti i minori stranieri residenti nel Bel Paese che, non poco contribuiscono ad abbassare l’innalzamento dell’età media degli italiani. I dati meritano sapiente discernimento, equilibrata considerazione, ponderati giudizi, lascio ai lettori questo esercizio. Mi si consenta una piccola nota di domanda (alla luce dei numeri): se degli stranieri, residenti in Italia , abbiamo necessità sono così opportune le campagne d’odio xenofobe, che non poco avvelenano il nostro Paese da qualche anno a questa parte? Non è arrivata l’ora di far cadere squallidi pregiudizi ed errate pre-comprensioni? Ad uccidere Sara Scazzi, l’angelo nazionale del momento (speriamo ci si ricordi di lei anche alla fine del martellamento mediatico!), non è stato l’ennesimo discendente di Caino che, emulo del progenitore, si aggira ramingo per ogni dove e colpisce quando nessuno se lo aspetta?! Chissà perché, rimanendo nell’ambito della cronaca di questi giorni, qualcosa mi suggerisce che la propaganda a base d’odio e pregiudizio potrebbe essere il retroterra a partire dal quale una regia impazzita dispiega un copione di violenza che genera solo odi e morti. Maricica Hahariu, l’infermiera di Roma, ne è stata l’ennesima vittima. Il Sindaco Gianni Alemanno ha dichiarato a tal proposito: «Siamo tutti colpiti dal fatto che una donna possa morire per motivi così futili, per un’aggressività senza senso […] Saremo vicini alla famiglia pagando le spese per i funerali e il trasporto della salma. Ho conosciuto per qualche momento il marito Adrian e mi è sembrata un’ottima persona, il che dimostra che ci sono tantissimi immigrati che lavorano seriamente e con grande impegno a favore della comunità italiana. Dobbiamo quindi superare ogni

«La Cultura non si mangia: ma ci nutre di Libertà»

pregiudizio perché la violenza e le buone azioni possono arrivare da qualsiasi parte». Signor Sindaco, mi creda, avremmo preferito, e questa volta con grande determinazione, non pagare le spese funebri, perché nelle “contabilità” della famiglia di Maricica ci sarà sempre un ammanco listato di rosso che non è quello del tratto di una biro, ma quello del suo sangue versato «per motivi così futili, per un’aggressività senza senso». Superare i pregiudizi si deve, a partire dal non confondere la freddezza delle cifre con i volti delle persone. Alfonso Cacciatore

Continua dalla prima E questi disagi – è bene dirlo con franchezza – sono percepiti dai giovani all’ennesima potenza, innescando a volte una sorta di frustrazione non solo psicologica, ma esistenziale. Troppo spesso, infatti, vi è stato un deficit di testimonianza; basti pensare al penoso scandalo dei preti pedofili che, come ha stigmatizzato con fermezza Benedetto XVI, ci fa comprendere come oggi vi sia sempre più in agguato, una persecuzione «ad intra», essendo perpetrata a volte da coloro che per primi dovrebbero dare il buon esempio. La missione comunque deve continuare. Bisogna allora trovare nuovi modi di attualizzarla, cercando di cogliere i «segni dei tempi», nella fedeltà alla Parola di Dio, alla tradizione e al magistero. Oggi la missione deve impegnarsi nella promozione dei valori del Regno («Redemptoris Missio», 34), nella ricerca dei «germi del Verbo» («Ad Gentes», 11) e nella scoperta e promozione di quei «beni spirituali e morali e i valori socio-culturali» («Nostra Aetate», 2), che si trovano sparsi, per opera dello Spirito Santo, nelle culture e nelle popolazioni anche al di fuori della Chiesa. Di fronte, è bene rammentarlo, il missionario si trova persone create a immagine

e somiglianza di Dio, inserite nella loro storia e nella loro propria religione, ed è solo nell’ascolto e nel dialogo con esse che viene offerto il messaggio della salvezza. Naturalmente, queste prospettive, soprattutto per i lettori di questo giornale, non possono prescindere dal bisogno impellente di vocazioni missionarie. E il momento presente non ci offre molte illusioni. Vediamo infatti che le vocazioni missionarie stanno diminuendo anche nelle Chiese europee che finora ne hanno avute molte (quelle italiane nel 1990 erano 24mila, oggi 10mila), mentre quelle che nascono nelle nuove Chiese non riescono ancora a rimpiazzarle in modo da dare continuità al passato. Sarà questo un dato di fatto scoraggiante, innescando una sorta di rassegnazione quasi si fosse giunti in un vicolo cieco, di fronte ad un fenomeno insormontabile, inevitabile e irreparabile? O non sarà invece un’indicazione provvidenziale che Dio indirizza alle nostre comunità per rinnovare evangelicamente la figura stessa del missionario, aprendola alle istanze del Terzo Millennio? Non resta che pregare, discernere e attualizzare la Parola per fare la Sua volontà. Giulio Albanese

Panorama Calcistico

Akragas sfata il “tabù” dell’Esseneto Nella sesta di andata del campionato di calcio di Eccellenza, girone A, prima vittoria interna per l’Akragas che, seppur con fatica, supera di misura l’Alcamo del tecnico Riccardo Chico, ex giocatore dell’Akragas di qualche anno addietro. Non è stato facile vincere contro gli alcamesi, ben messi in campo, che hanno cercato di bloccare sul nascere tutte le iniziative dei padroni di casa, scesi in campo vogliosi di vincere, ma costretti a giocare in formazione rimaneggiata per le assenze forzate di Fattoruso, appiedato dalla lega e ad Emiliano Bellavia per infortunio. Ne è venuto fuori un incontro non certo esaltante, che ha soddisfatto i sostenitori bianco azzurri per la vittoria, nata da una incertezza difensiva degli ospiti che hanno consentito a Fallea di segnare al 31’ una rete preziosa, difesa poi con i denti sino al triplice fischio del direttore di gara. Con questi tre punti conquistati e con la conferma, da parte della Lega Nazionale Dilettante, della vittoria a tavolino della partita giocata in casa del Kamarat, nella prima di andata, la squadra della città capoluogo si porta a quota nove, ancora lontana dalla zona alta della classifica, ma accessibile, visto che si sono giocate solo sei giornate nel corso del girone d’andata. Per l’ambizioso Licata soltanto un pareggio sul campo della Folgore, che si esalta davanti all’ottima squadra di Napoli, che gioca una buona gara, ma è costretta ad inseguire

i padroni andati per primi in vantaggio. Il misura vince l’Aragona sul Prizzi ed è primagol licatese è stato messo a segno da Stefano to assicurato. Giusto pareggio tra Gemini e Piazza, sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Raffadali, Perde il Cianciana con il Buseto e Questo mezzo passo costringe i licatesi a ancora una sconfitta per il Pro Favara trafitto cedere la vetta al Due Torri che con un pun- in casa dal Terrasini teggio tennistico liquida il malcapitato VillaSalvatore Sciascia bate. Il Ribera rinvia l’appuntamento ancora una volta con la vittoria. La robusta squadra di Montalbano, CLASSIFICA caLCIO DILETTANTISTICO che domenica prossima giocherà ECCELLENZA A PROMOZIONE GIR.A con l’Akragas, viene bloccato sullo o-o dal Casteldaccia. Buona prova dei ragazzi della Gattopardo, che 16 Riviera Marmi 14 Due Torri riescono a pareggiare, in casa con la Licata 14 Aragona 14 Parmonval squadra rivelazione di Valderice 13 A. Campofranco 12 questa fase iniziale del torneo.. Orlandina 11 Strasatti 12 Sfortunato, infine , il Kamarat Parmonval 10 Terrasini 11 che a Custonaci, contro il Valderice gioca una gran bella partita, ma Kamarat 10 Cianciana 10 è costretto alla resa a pochi minuti Akragas 9 Campobello 10 della fine. Nonostante la sconfitta Sant’Agata 8 Agrigentina 10 gli uomini di Renato Maggio reGattopardo 7 Gemini 10 stano nella zona della classifica che Castellammare 7 Dattilo 6 conta, suscettibile di miglioramenAlcamo 6 Buseto 6 to. Ribera 5 Canicattì 5 Nel campionato di Promozione, girone A, il Canicattì grazie ad un Fol.Selinunte 5 Raffadali 5 gol segnato al 16’ conquista, a speCasteldaccia 5 M.A.S.T. (-1) 3 se dell’Agrigentina, la sua prima Sancataldese 2 Prizzi 2 vittoria stagionale, mentre i ragazVillabate 0 Pro Favara 2 zi di Mauro Miccichè subiscono la seconda sconfitta consecutiva. Di

Caro diario, dalle nostre parti accade ancor oggi che il solito spiritoso di turno, durante una conversazione magari seria ed “alta”, se ne esca, dinanzi a qualche termine non proprio d’uso comune, con quella battuta (“e chi è, cosa ca si mancia?”) che a volte, malgrado tutto, fa ridere, ma certe altre decisamente no, dando pure fastidio, e tanto. È il caso, ad esempio, dell’incommensurabile castroneria (per non scrivere di peggio, e ne avrei tanta voglia) uscita dalla bocca del ministro leghista Tremonti (che ora, constatata la figuraccia, come al solito tarocca: “ho scherzato”). Sintesi dalla stampa: “Stringe la cinghia dell’Italia e non concede un euro ai ministri che lo richiedono. Tranne a quelli leghisti. Nel corso dell’ultimo Consiglio dei ministri, giovedì, Tremonti ha negato i finanziamenti per Giustizia, Scuola, Ambiente e Cultura. Tanto che Berlusconi sarebbe sbottato: “Quando gli si chiedono dei soldi lui risponde sempre che non ce ne sono”. Addirittura Tremonti, al ministro Sandro Bondi che gli chiedeva soldi per i beni culturali, ha risposto con una frase che ha un retrogusto ‘rurale’: ‘La gente non si mangia mica la cultura’…”. Già, la cultura, né più né meno come uno dei termini sui quali il solito buontempone di cui sopra analizza, deduce, conclude e pontifica, per il gaudente tripudio di chi, pendendo dalle sue labbra, vi si scompiscia sopra: “e chi è, cosa ca si mancia?” L’incredibile (ma vero, purtroppo: al peggio non c’é mai fine, ed ormai non si fa più caso alla sua fatale, nefasta e nefanda “escalation”) è che ad un’improvvida esternazione “ultrastracafonal” di tale portata (ed in esponenziale deflagrazione di gravità se connessa nientemeno che ad un Ministro della Repubblica) non si sia innescata l’eco mediatica che, invece, sarebbe stato logico aspettarsi: ed infatti, poche colonne su pagine interne, sparuti commenti, reazioni di sdegno (ovvie, logiche, normali) rare come mosche bianche. Ma forse, a fronte a scimunitaggini del genere, le parole non erano e non sarebbero adeguate a confutare. Che gli vorresti dire, infatti, a questo tizio, caro diario, più che invitarlo, seppur tardivamente, a vergognarsi, e non per scherzo? Ed è per questo motivo che mi limito a replicargli in maniera trasversale, e proprio con le armi d’una Cultura che, è vero, “non si mangia”, ma che ora andrà a causargli proprio una solenne e provvidenziale indigestione. Poiché, anzitutto, “non di solo pane vive l’uomo” (Vangelo secondo Matteo): e, quindi, proprio lui che, con molti suoi provvedimenti, il pane non solo non lo ha garantito ma lo ha persino negato o tolto di bocca, dovrebbe avere almeno il buon gusto di starsene zitto e di non mischiare capra e cavoli con tali scemenze. E faccia tesoro, poi (ed è un tesoro, la cultura, che “non si mangia” ma nutre, a volte, più dello stesso pane) della sapienza dei Grandi: Epitteto (“Solo l’uomo colto è libero”), Aristotele (“Gli uomini colti sono superiori agli incolti nella stessa misura in cui i vivi sono superiori ai morti”), Hegel (“L’istruzione è l’arte di rendere l’uomo etico”), Gustave Flaubert (“Cultura…Disprezzarla é indice di mentalità ristretta”), don Lorenzo Milani (“L’operaio conosce 300 parole, il padrone 1.000: per questo lui è il padrone”), Herbert G. Wells (“La storia del genere umano diventa sempre più una gara fra l’istruzione e la catastrofe”), Gao Xingijang (“La cultura non è un lusso, è una necessità”), Roland Barthes (“Di fatto, ogni riserva sulla cultura è una posizione terroristica”); ma mi sembra oltremodo più appropriato, visti tempi & rigurgiti di neoregimi vari, concludere con un criminale nazista, Hermann Goering (“Quando sento qualcuno parlare di Cultura, la mano mi corre al revolver”; e mi viene da pensare anche alle continue minacce dei compari di partito del Tremonti, adusi ad ogni sorta di minacce a base di squadrismi, adunate, pistole, fucili e tirassegni su “razze inferiori”, extracomunitari e “terroni” anzitutto: lo neghino…). Delirio, sì: ma pure, ahinoi, rozza e lugubre profezia, caro diario. Nuccio Mula

Chiuso il 20 ottobre ore 12.00


L'Amico del Popolo