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Anno 54 C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

«Che bello!» «Non mi aspettavo di vedere un così ricco patrimonio in questa parte della città». È la confessione di Angela, 36 anni, agrigentina, dopo aver visitato la Biblioteca Lucchesiana. «Che bello!» è la sola espressione che riesce a proferire Filippo, fidanzato di Angela, al vedere la sala Chiaramontana del Seminario di Agrigento. E come Angela e Filippo sono parecchi gli agrigentini che sconoscono i beni culturali che insistono sulla via Duomo e quelle custoditi nelle chiese e nei conventi della Città e della provincia. Nel corso della sua millenaria storia la Chiesa agrigentina si è prodigata in molteplici iniziative pastorali con l’unico intento di annunciare il Vangelo. La memoria delle opere prodotte e giunte fino a noi oggi è la conferma dell’incessante sforzo dei credenti nel ricercare quei beni idonei a creare una cultura di ispirazione cristiana al fine di promuovere integralmente la persona umana quale indispensabile presupposto per la sua evangelizzazione. Centinaia di chiese e migliaia di oggetti d’arte religiosa (sono ad esempio oltre 22 mila le schede dell’ultima catalogazione dei beni ecclesiastici dell’Arcidiocesi di Agrigento), un ricchissimo patrimonio diffuso in tutto il territorio agrigentino che costituiscono oggi un patrimonio che ci è stato trasmesso e che è nostro compito valorizzare e promuovere. «Perché questi beni non vengono promossi e fatti conoscere» è la domanda, al termine della visita, di Angela e Filippo. Già perché? La storia è lunga ed i motivi molteplici. Certamente, se è vero che la Chiesa agrigentina, nei secoli, si è prodigata nella produzione di tali beni culturali, dobbiamo constatare, purtroppo, che scarsa o quasi nulla è la loro valorizzazione pastorale e qualche volta anche la tutela di tali beni. E poco si è fatto per garantirne la piena fruizione e l’uso, condizioni che ne rendono più agevole la conservazione e valorizzazione, perché non va dimenticato che i beni culturali ecclesiastici sono innanzitutto beni di culto, e perciò la loro fruizione può essere consentita solo nel rispetto della loro destinazione religiosa. Carmelo Petrone continua a pag.2

Esce il Venerdì - Euro 1,00

CittÁ

N. 37 del 15 Novembre 2009

Cultura

provincia

I diversi metri del civico consesso di Franco Pullara

Teatro Pirandello: in scena l’Enrico IV

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di Marilisa Della Monica

Una Settimana dedicata ai Beni Culturali

Speciale a pag. 4 e 5 CEI  presto un documento su Chiesa e Mezzogiorno

Assemblea Generale della Cei: pensieri e impegni

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a cura del Sir

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in margine all’operazione “Pretty woman”

«Non commettere atti impuri» I

l sesto comandamento, che in origine prescriveva di non commettere adulterio, dalla successiva tradizione cristiana è stato ampliato proibendo gli atti impuri. Coloro che hanno sempre guardato con sufficienza i valori promossi dalla Chiesa cattolica non hanno mai mancato di canzonarla, imputandole di aver corretto il decalogo con una norma più adatta a coinvolgere le anime pie o le giovani educande che non le persone adulte e navigate. Menzionando l’impurità se la ridono quasi suggerendo, a chi ha pensato di proibirla, d’essere più serio e di preoccuparsi di problemi più corposi. Provvede però la cronaca nera a smentirli. Utima in ordine di tempo nella nostra città l’operazione denominata ““Pretty woman” che scoperto, una vera e propria organizzazione di “sfruttamento della prostituzione”. Infatti, l’impurità non solo dilaga, ma fa vittime, esponendo tante donne alla violenza, al dileggio, allo stupro e a tutte quelle pratiche oscene che trattano il corpo come cosa di cui usare ed abusare, per dar soddisfacimento ad appetiti incentivati con l’impeto tipico del piromane che soffia sulle fiamme perché s’avvampino ad oltranza.Inquinare l’acqua, renderla impura introducendovi elementi estranei e incompatibili, significa trasformare una fonte di vita in strumento di morte. Rendere impuro il sesso significa stravolgerlo e trasformarlo da atto d’amore ad atto di vio-

Mons.Crociata: «i mafiosi sono fuori dalla Chiesa»

I vescovi italiani, riuniti nella loro sessantesima assemblea generale nella città di San Francesco, hanno espresso la loro attenzione al Paese. Di tuto il Paese, Mezzogiorno compreso. È questo in sintesi il pensiero corale dell’Assemblea dei vescovi, ribadito anche in conferenza stampa dal segretario generale, Mariano Crociata. Il quale, riferendosi al documento su Chiesa e Mezzogiorno ormai in dirittura d’arrivo, ha confermato che conterrà una condanna esplicita di tutte le mafie. “È

Vita ecclesiale

Nucleare: il “Totocentrale” di Piero Isola

C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

evidente - ha spiegato a questo proposito mons. Crociata - che il tema della criminalità organizzata è ben presente nel documento; una realtà drammatica ma non disperata e non invincibile”. Per quanto riguarda i mafiosi o gli affiliati alle organizzazioni criminali, il segretario della Cei ha ripreso quanto già disse Giovanni Paolo II nella sua visita ad Agrigento nel 1993 sul giudizio di Dio che si sarebbe abbattuto sui criminali. “Non c’è bisogno - ha aggiunto mons. Crociata - di comminare esplicite scomuniche perché chi vive nelle organizzazioni criminali è fuori dalla comunione anche se si ammanta di religiosità”. “Piuttosto - ha aggiunto - non si risolve questo dramma sociale che si estende a tutta l’Italia, e non solo al Sud, solo richiamando l’esclusione dalla Chiesa, ma si risolve con un impegno di tutti, della istituzioni, della magistratura”.

lenza, tanto da renderlo prodigo di vergogna nonché di tristezza più che di compiacimento e di gioia. Chi e che cosa hanno concorso e concorrono a rendere impuro il sesso? In primo luogo la filosofia libertaria e libertina che ricusa l’accettazione dei limiti e della rinuncia come via maestra per giungere al dominio di sé, al contenimento di quegli appetiti che, se si fanno sregolati, tolgono la libertà di scelta, schiavizzando al peggio un individuo. Di seguito la mancata educazione mirata ad abituare al rispetto della persona umana, alla sua dignità. Grande responsabilità, al riguardo, si deve attribu ire alla tendenza, tutta propria della nostra civiltà occidentale, di servirsi dell’erotismo come di mezzo pubblicitario per cui la figura e il corpo della donna sono usati per far soldi e clienti, per non tacere della legalizzazione della pornografia, dell’infame spettacolo offerto dalla prostituzione che rende schiave tante donne ridotte a cenci immondi e costrette ad un genere di vita che nemmeno agli animali sarebbe permesso di condurre. Infine resta a dire che si parla troppo d’amore, ma si omette di precisare che il vero amore non è quello che mira a conquistare e a possedere una persona, bensì a riconoscerle importanza, dignità tanto da farle dono di sé al fine giungere ad un reciproco arricchimento. Si tratta d’una esperienza particolarmente accessibile alle persone che hanno maturato con fatica il senso della nobiltà d’animo e il gusto per i veri valori della vita. LdP

vicenda aeroporto La presa di posizione di D’Orsi

«La politica sta a guardare» Sono parole forti quelle pronunciate dal presidente della provincia Eugenio D’Orsi, durante l’incontro con le forze sociali, martedì 10 novembre, presso l’aula Giglia per responsabilizzare e chiedere l’appoggio dei sindacati, delle associazioni dei consumatori e degli imprenditori affinchè uniti partecipino alla manifestazione indetta per il 28 novembre pro aeroporto. Marilisa Della Monica continua a pag.6




Città

L’Amico del Popolo

15 Novembre 2009

consiglio comunale Continua la trattazione del nuovo regolamento

I diversi metri del civico consesso Q

uella di martedì 10 novembre è la terza seduta e giovedì, 12 novembre si terrà la quarta dedicata all’argomento regolamento comunale e, quasi sicuramente, non l’ultima per approvare lo strumento idoneo a regolamentare i futuri lavori del civico consesso. Fanno bene i consiglieri a trattare con la dovuta attenzione la materia. Il castello cade nelle comparazioni. Cade, appunto, se si paragonano i tempi dedicati all’approvazione del regolamento del consiglio comunale con quelli per il bilancio di previsione. Il bilancio di previsione è il documento che contiene, o che dovrebbe contenere, l’indirizzo politico dell’amministrazione e della maggioranza presente in Consiglio comunale. É un atto di estrema importanza per la collettività. Eppure, la proposta dell’amministrazione viene approvata, quasi sempre, in un’unica seduta. Per Salvatore Lauricella, del Partito Democratico, tutto ciò è normale «perché – ci dice – si tratta di bilanci tecnici». Affermazione

questa che ci convince poco. Negli ultimi dieci anni si parla di dissesto finanziario e di “forzati” equilibri delle uscite con le entrate finanziarie, voci che dovrebbero frenare la corsa all’approvazione. Marco Zambuto, sindaco della città, ha operato una drastica riduzione delle spese dell’Ente ed ha iniziato il risanamento delle finanze comunali ma, l’approvazione del bilancio, meriterebbe da parte del consiglio comunale, ben altra attenzione. «É vero – afferma Piero Marchetta del Movimento per l’Autonomia – si votano gli strumenti finanziari al buio, a sacco d’ossa, spesso per evitare lo sciolglimento del Consiglio sotto provvedimento del commissariamento da parte della Regione. Ciò non giustifica le modalità di trattazione della proposta dell’amministrazione. E lo strumento persuasivo della minaccia di sciolglimento è adottato attualmente con la delibera di salvaguardia degli equilibri di bilancio che doveva essere approvata entro settembre e sta scivolando a fine

novembre, quando è già scaduta, pena la decadenza del Consiglio, la trattazione delle variazioni di bilancio. In questo modo si prenderanno con la fava della decadenza i due piccioni della salvaguardia e delle variazioni del bilancio». Quindi non si scioglie il Consiglio, ma scade la politica spogliata dell’analisi e del dibattito. O c’è ad Agrigento un diverso modo di concepire la politica. Nel senso che il Bilancio, per restare nel nostro esempio, si trasforma nell’occasione di mettere in campo strategie politiche ben diverse rispetto a dotare la collettività di una seria programmazione economica, anche in funzione delle poche risorse finanziarie.

cittÁ La lenta decomposizione

Rimasti a mani vuote

Spruniari. Quante volte ha risuonato nelle mie orecchie questo verbo della lingua siciliana, quando ero ragazzo. Nel dare giudizi su Tizio o su Caio veniva usato molto spesso dalla gente del mio paese natale, oggi, è ritornato con forza alla mente osservando la triste situazione che mi circonda. Allora spruniari veniva attribuito al componente di una famiglia che era passata da una posizione di necessità a una posizione di benessere, il quale utilizzava la ricchezza non per una crescita morale e sociale personale e della propria famiglia, ma per passare da

Così, sul piano delle ipotesi, il Pdl approva in prospettiva di un rimpasto di giunta, l’Udc per non fare una cortesia al partito di Berlusconi, il Pd si divide per altre ragioni e alla fine il Bilancio è servito. Quando, invece, non ci si deve “parare” davanti all’amministrazione comunale, come in occasione dell’approvazione del nuovo regolamento del Consiglio, si prende, giustamente, la lente di ingrandimento. Franco Pullara

In Breve san giovanni di dio Sequestrati beni ad alcuni indagati Il giudice Paolo Criscuoli del tribunale civile di Agrigento ha disposto il sequestro di beni, per un valore di circa dieci milioni di euro, nei confronti della ditta Tecnofin e di alcuni indagati nell’ambito dell’inchiesta penale sulla costruzione dell’ospedale San Giovanni di Dio realizzato con calcestruzzo depotenziato. Il procedimento era stato avviato su iniziativa dell’Azienda ospedaliera San Giovanni di Dio. Sull’edificio, sotto sequestro dal 28 luglio per gravi carenze strutturali, si aspetta di conoscere quali interventi di consolidamento e messa in sicurezza saranno attuati. In attesa dell’inizio dei lavori, il Gip prenderà una decisione entro due settimane.

rifiuti 1 Arriva la sesta isola ecologica L’Assessore Rosalda Passarello, di concerto con l’ATO GESA2, comunica che al fine di garantire ai cittadini di poter fruire dei Centri Zonali di Raccolta tramite la distribuzione delle tessere magnetiche è stato previsto di posizionare il Centro Ambiente Mobile in alcune zone della Città. Tale struttura funzionerà come una sesta isola ecologica poiché la permanenza in ogni zona non sarà inferiore a tre settimane. Attualmente il CAM è posizionato in Via Empedocle zona belvedere nelle vicinanze di Porta di Ponte dove stazionerà dal 9/11/09 al 27/11/09 rispettando i seguenti orari: Lunedì e Mercoledì dalle ore 9,00 alle ore 13,30; Martedì, Giovedì e Venerdì dalle ore 9,00 alle ore 13,30

un capriccio ad un altro, per questo si diceva una carriera da deputato regionale o nazionaspruniava. le. Se negli anni passati era un caso sporadico Ci siamo mai chiesti quali conseguenze ha spruniari, oggi è diventato un modo di vive- provocato questo agire? re che ha dato alla testa e che ha portato a un L’economia vacilla e necessita di “puntelli”. decadimento prima morale e poi economicoI posti di lavoro sono diminuiti per la chiurifiuti 2 sociale della nostra terra. sura di tante attività una volta redditizie, creaRevisione regolamento TIA Si è creduto di avere raggiunto una stabi- te da società presenti su territorio nazionale. Finalmente il Comune di Agrigento ha messo lità economica perenne. Si è preso a larghe Oggi tutto è impostato sul precariato che nella sua agenda di lavoro la revisione del regolamani dal deposito comune con allegria, come trasmette solo insicurezza. La cassa integramento Tia. A darne notizia sono i rappresentanti se non fosse di nessuno o fosse un pozzo che zione, divenendo unico mezzo di sostentasindacali di Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil. Questi non si sarebbe mai prosciugato. Sì, eravamo mento di tante famiglie, ha creato lo spettro ultimi hanno chiesto, la riduzione del 33% delconvinti che ciò che appartiene ai beni pub- della povertà. la Tia per abitazioni con un unico abitante, così blico fosse di nessuno e l’abbiamo dilapidato, Ogni giorno lo stesso refrain: “Eravamo riccome per le abitazioni con uso discontinuo duritrovandoci nellq qua- chi con due stipendi, oggi siamo poveri, perrante l’anno, per i residenti per più di sei mesi alsi totalità degli italiani, ché la fabbrica chiude e si trasferisce all’estero”. l’estero; la riduzione della tariffa per i bassi redditi nudi. Oppure: “La Regione Sicilia non ha finanziato Comune - Soprintendenza da lavoro e da pensione, per anziani non autosufNon ci si è accorti il progetto e mio figlio con due bambini è staficienti, persone con handicap. della gravità della si- to licenziato dal suo datore di lavoro”. tuazione e si è contiÈ grave la situazione che stiamo vivendo. nuato allegramente per Se oggi son venuti alla luce dei fatti eclatanNon sembra questa strada. Anzi, per ti, che hanno sconvolto le coscienze di molti, è placarsi, anzi mancanza di posti di la- segno che questo comportamento è rifiutato, sembra accrevoro, sono stati inseriti però ce ne siamo accorti molto tardi! Continua dalla prima scere con il pasnelle amministrazioni Il potere, gli stipendi esorbitanti nelle mani sare del tempo pubbliche, gente sen- che una volta erano vuote e che oggi se le troLa settimana della cultura (vedi pagg.4 e 5), l’acredine tra za arte e senza parte, vano piene, hanno tolto lucidità ai cervelli, promossa da Confindustria a cui, tra gli alil Comune di che non ha la passione credendo che tutto questo sia frutto del protri, hanno dato piena adesione l’Arcidiocesi di Agrigento, ed del bene comune o la prio saper fare. Ma non è proprio così. Agrigento, la Biblioteca Lucchesiana e il Capiin particolare competenza nel gestire Il passato ammaestra con i suoi detti: “La tolo della Cattedrale, è da attenzionare perché, con il vice sine nel progettare, ma ha moglie del ladro non ride sempre”; “Ammucper la prima volta, riesce a coagulare in modo daco, Massimo la voglia di fare un sal- cia, ammuccia, che tutto si sapi”. sinergico, attraverso i tre itinerari proposti, chi muglia e la Soto di qualità personale, La conclusione qual è? Si è spruriniato o nella nostra città e preposto alla valorizzazione printendenza printendenza alcuni anni addieriuscendo ad ottenere meglio dilapidato la cosa comune, adesso ree alla promozione dei beni culturali. ai beni culturali della città dei tro e di proprietà della Galleria nel prossimo futuro un stiamo a mani vuote. «Ci voleva Confindustria per mettere insietempli nella persona della dott. Nazionale di Palermo che le ha posto di lavoro sicuro o Giuseppe Russo. me tutte queste forze!». Ha esclamato un pressa Gabriella Costantino. date, solo in deposito temporate, dispiaciuto per non averlo fatto prima come Ultimo oggetto del contende- neo, al Museo civico di Agrigenscelta Chiesa. Ben venga, questa iniziativa, mi di Eugenio Cairone re, dopo il Collegio dei Filippini to, come accertato da verbale permetto di dire, come pungolo e stimolo alla e la via di fuga nel centro stori- del 30 dicembre 1927, assieme nostra Chiesa per fare di più in questo campo co, sei opere d’arte che erano ad altri dieci dipinti, parte dei al fine, e già sarebbe una grande cosa, di poter ben custodite e salvaguardate in quali si trovano depositati in Crocifisso, le reazioni far esclamare a tanta altra gente, come Angela un locale del Museo archeologi- Prefettura. «Le tavole che si e Filippo: “Che bello!”. co regionale. trovano custodite al Museo Un imprenditore del Varesotto, Giordi portare il velo o il buCarmelo Petrone Nei giorni scorsi il vicesinda- Archeologico sono del Comugio Feraboli, ha impiantato una croce rka, noi la Croce dobbiamo co Massimo Muglia aveva dato ne». Afferma a difesa dell’ente gigante, illuminata di notte, nel piaz- tenerla nascosta, se non la notizia della “riscoperta” di comune l’assessore alla Cultura zale antistante l’azienda di famiglia, per eliminarla del tutto? Tutte queste sei icone durante una Settimio Biondi: «La consegna manifestare il proprio disappunto nei riflessioni suscitate da una sentenza visita al direttore del Museo cui si riferisce il Sovrintendente confronti della sentenza della Corte assurda. Archeologico regionale. Ed era nel 1927 é vera - spiega - ma in europea. “La cultura italiana – ha detto l’imstato lo stesso direttore, Castel- realtà fu una permuta: la GalleSei metri per tre, queste le dimen- prenditore – è cristiana e quindi va rilana ad affermare che il Museo ria Nazionale di Palermo diede sioni della croce e accanto a bella vista, spettata. Se non basta la mia iniziativa, era il custode di quelle opere al Comune le tavole ed in cam11 cartelli con frasi ad effetto tra cui sono pronto a promuovere un referenÉ ritornata alla Casa del Padre la di proprietà del comune. Gioia bio ebbe un affresco che si trouno che dice: “Giù le mani dal simbolo dum”. Sul sito di un quotidiano on line, signora immensa da parte del Muglia vava al Museo Civico. Quando italiano”. Bisogna dire grazie al signor invece, un lettore intervenendo sulla il quale già progettava l’esposi- quest’ultimo chiuse i battenti Giorgio per la sua testimonianza da vicenda ha chiesto di essere aiutato ad zione delle suddette sei icone per essere restaurato, l’allora vero uomo libero. Chi ama il crocifis- uscire dalla confusione. presso il Monastero di Santo Soprintendenza alle Gallerie, so, chiede solo di avere rispettata la In maniera del tutto ironica, ha posto Spirito. Ma a bloccare la gioia per salvaguardare queste opepropria scelta. Lo si vuole capire o no? questo interrogativo: “Se l’Italia è un sorella di mons. Calogero Lupo e del vicesindaco è arrivata la so- re d’arte, le trasferì alla Galleria L’imprenditore di Garivate in provincia Paese laico, bisognerà abolire il Capozia di don Nicola LUpo. vrindentente la quale dichiara si nazionale di Palermo tornarono di Varese, ha compiuto un gesto rite- danno, l’Epifania, la Pasqua, il Lunedì tratti di opere conosciutissime, ad Agrigento con l’istituzione nuto dalla maggioranza degli italiani dell’Angelo, il Ferragosto, la festa delA mons. Calogero ed a don Nicola pubblicate nelle guide del Mu- delle Soprintendenze uniche ed encomiabile. l’Immacolata, il Natale e Santo Stefano. ed alla famiglia le condoglianze della seo, studiate da storici dell’arte, allora De Miro le fece custodire Ci si chiede perché se le donne muO queste feste, sebbene di origine redazione de L’Amico del Popolo. catalogate e restaurate dalla So- al Museo Archeologico». sulmane hanno riconosciuto il diritto cattolica, fanno comodo e vanno quin-

«Scontro» sulle icone

la Settimana

LUTTO

Angela Lupo


15 Novembre 2009

teatro pirandello  Stagione teatrale 2009/10

cultura  Identità autentica e genuina cercasi

In scena l’Enrico IV R

iparte il 19 novembre la stagione teatrale del Pirandello di Agrigento per l’anno 2009-2010. Sono passati alcuni mesi dal giorno in cui, sul palcoscenico del Teatro Pirandello, il direttore artistico, Gianfranco Jannuzzo ed il sindaco, Marco Zambuto presentarono alla stampa ed alla cittadinanza e non solo, gli spettacoli in cartellone per la nuova stagione. Si inizia, come già detto, il 19 novembre con Ugo Pagliai e Paola Gassman i quali porteranno in scena Enrico IV per la regia di Paolo Valerio. Il 3 dicembre Luca Barbareschi e Chiara Noschese presenteranno “Il caso di Alessandro e Maria” una commedia in due atti che riporta in scena un testo raro di un attore di culto come Giorgio Gaber. Il 21 gennaio Enrico Montesano presenta “Un sogno in famiglia” una commedia divertente ed amara sui “valori” del nostro tempo. Il mese di febbraio vedrà al Pirandello l’arrivo del musical ed in particolare Manuel Frattini, già protagonista in Peter Pan ed in Pinocchio, nelle vesti di Robin Hood, l’eroe che ruba ai ricchi per dare ai poveri. Sempre a febbraio, il 18, un gradito ritorno ad Agrigento quello dell’amato Carlo Giuffrè in “I casi sono due”, che riporta ad Agrigento uno dei più grandi successi di Eduardo e Peppino De Filippo ri-

appunti Sarà inaugurata sabato 14 novembre alle ore 19 presso le Fabbriche Chiaramontane di Piazza S. Francesco, Agrigento la mostra sulle opere di Alfonso Leto realizzate dal 1999 al 2009. Nella chiesa S. Sebastiano, a Cammarata, è stata allestita la mostra micologica e fotografica dedicata alla riserva naturale orientata. In esposizione esemplari di funghi raccolti nella riserva del monte Cammarata ed una serie di schede fotografiche sulle varie specie. Fino al 14/11 dalle ore 16 alle 19. Giovedì 12 novembre presso l’aula Savino Flora del Liceo Scientifico “Leonardo” di Agrigento, sarà presentato il libro “Catturandi” di I.M.D., giovane poliziotto della sezione catturandi della Squadra Mobile di Palermo. “Da Provenzano ai Lo Piccolo: come si stana un pericoloso latitante” è il sottotitolo del libro.



Cultura

L’Amico del Popolo

Sicilianità

proposto in tutta la sua comicità. Il mese di marzo si apre con Leo Gullotta che proporrà “Il piacere dell’onestà” di Luigi Pirandello. L’11 marzo arriva Tomas Kubinek, un artista di fama internazionale che da anni frequenta i teatri di tutto il mondo affascinando il pubblico con spettacoli esilaranti, poetici, assurdamente buffi; un maestro dell’arte antica dei clowns, oltre che mago, equilibrista, funambolo, mimo, attore. Dal 25 al 28 marzo saranno in scena Maurizio Micheli e Tullio Solenghi in una novità assoluta “Italiani si nasce… e noi lo nacquimo” a 150 anni dall’unità d’Italia una commedia per riflettere sugli aspetti del nostro costume e del nostro carattere nazionale che, malgrado il passare dei secoli, non sembrano cambiati e puntualmente si ripropongono. Concluderà la stagione teatrale il musical “La baronessa di Carini” di Tony Cucchiara, un omaggio ad un figlio della nostra terra. «Questa stagione teatrale ha cercato – ha detto il direttore artistico Jannuzzo – di rispondere non soltanto a dei canoni qualitativi ma anche economici, abbiamo avanzato a tutte le compagnia di abbassare i loro cachet per poter aumentare i numeri degli spettacoli da proporre e questo è stato possibile, infatti dai sette si è passati ai nove per stagione teatrale. Un grazie a tutta

la macchina amministrativa del Comune di Agrigento. Un grazie a Michele Guardì ed al suo instancabile lavoro. É grazie a lui se oggi, le compagnie teatrali chiedono di venire ad Agrigento». Marilisa Della Monica

argentina Dal 21 novembre la mostra di Angelo Pitrone

Migranti

Sabato 21 novembre, negli spazi espositivi dell’E.C.A. Espacio Contemporàneo de Arte di Mendoza (Argentina), s’inaugura Migranti, personale di fotografia di Angelo Pitrone. La mostra, ideata e curata da Ezio Pagano, direttore del Museum di Bagheria è promossa dal CRASES - Centro Regionale Attività Socioculturale all’Estero ed in Sicilia, finanziata dall’Assessorato al Lavoro ed all’Emigrazione della Regione Sicilia e patrocinata dal Consolato italiano di Mendoza. Il rispetto e il mantenimento delle tradizioni culturali d’appartenenza, insieme alla capacità d’adattamento e dialogo con realtà socio-antropologiche differenti, costituiscono il trait d’union delle trenta fotografie esposte. Immagini di medio formato (63x43 cm), rigorosamente in bianco e nero, raccontano, tra precisione documentaristica e affascinata curiosità, la complessità e l’eterogeneità culturale di un’isola come la Sicilia - da secoli crocevia di molteplici civiltà - e di un fenomeno, costante e doloroso, come quello dell’immigrazione. Angelo Pitrone, originario d’Agrigento, osserva e descrive la vita dei “migranti” presenti tra Palermo, Mazara del Vallo, Lampedusa e Agrigento. I suoi scatti, segnati da contrasti chiaroscurali intensi, raccontato storie vere: uomini, donne e bambini che, fortemente legati agli usi, i costumi e le tradizioni dei paesi d’origine, vivono con orgoglio e tenacia la propria diversità in un paese straniero. «In queste foto – sottolinea nel testo in catalogo Ignazio De Francisci - non vi è la disperazione, il dolore di chi viaggia fuggendo da guerre e fame, di chi è costretto a gettare in mare il cadavere dei compagni di viaggio, a volte dei figli

Da qualche settimana, mi chiedo con insistenza: «La Sicilia è ancora siciliana»? E però, mi fermo subito, interdetto, perché un altro perentorio interrogativo mi si para dinanzi: «Ma, la Sicilia è mai stata siciliana»? Già, effettivamente, la Storia parla chiaro: è stata fenicia, cartaginese, greca, romana, araba, normanna, francese, spagnola, borbone, piemontese… Troppi padroni. Troppa confusione. Un andirivieni da Sud e da Nord lungo i secoli, da lasciare perplessi e frastornati i poveri nativi che ancora si chiedono: «Ma, chi siamo»? Certo, i vari conquistatori hanno lasciato scorie e tesori, ma è anche vero che, se oggi ci chiediamo come poter definire, con caratteristiche univoche e chiare, l’identità del “popolo siciliano” entriamo in crisi. Le perplessità circa la possibilità di precisare una identità - che sia sintesi di virtù e vizi, pregi e difetti, facilmente riconoscibili – capace di differenziare i siciliani dagli altri abitanti dell’orbe terracqueo, sono tali da costringere a rinunziarvi. Non che manchino definizioni e opinioni da parte anche di contemporanei pensatori e scrittori, ma risultano talmente contraddittorie (“i siciliani sono simpatici”, V. Brancati; “noi siciliani siamo antipatici”, L. Sciascia) o ambigue (“ogni siciliano è, di fatto, un’irripetibile ambiguità psicologica e morale”, G. Bufalino) o, addirittura, paradossali e assurde (“ogni siciliano può risultare: uno, nessuno, centomila”, L. Pirandello), da non potercisi raccapezzare. E non vale molto neppure chiedere definizioni ai filosofi greci: se lo domandiamo ad Empedocle, ci mette dinanzi una composizione di quattro elementi (aria, acqua, terra e fuoco), così tanto agitati dalle forze contrastanti (amore–discordia), che ognuno rinunzia a porsi personali domande. Che fare, dunque? Rinunziamo definitivamente a sapere qualcosa di preciso o, peggio, rassegnarci ad accettare, senza neppure poter protestare, la definitiva qualifica di “mafiosi”? Personalmente, ritengo – per l’educazione avuta in famiglia e per i maestri che mi hanno guidato – che esistano dei valori che, almeno a memoria d’uomo, hanno saputo formare un popolo esemplarmente ricco di saggezza e di virtù fondamentali, capaci di portare a vivere eroicamente e anche santamente la vita. È proposito di chi scrive potere intervenire – se la salute lo assiste – altre volte sull’argomento, per mettere in luce personalità che ci portino a concludere che la Sicilia ha coltivato valori di cui andarono orgogliosi i nostri padri e, speriamo, possano rivivere ed essere alla radice di una educazione sana per le nuove generazioni. Piresse

neonati. La scelta dell’Autore è stata diversa: ha privilegiato il migrante “arrivato”, salvato dalle acque del Mediterraneo e finalmente sereno». Immagini autentiche ed incisive, inquadrature dalla forte capacità comunicativa testimoniano la presenza della comunità ivoriana a Palermo, l’esistenza della moschea senegalese ad Agrigento, il fascino esotico della danza tamil e la sentita ed allegra partecipazione alla festa di compleanno della comunità filippina di Palermo. Una sequenza di fotografie É stata presentata la nuova stagione concertistica è dedicata poi all’incontro interdel Museo archeologico regionale. La rassegna, reaculturale “Sconfinare”, svoltosi lizzata attraverso le somme provenienti dal 30% del nel 2006 presso la Biblioteca costo dei biglietti di ingresso al Museo versati al CoComunale di Palermo, in cui il mune di Agrigento, si svolge presso la sala Zeus della dialogo concreto tra etnie diffestruttura museale e comprende cinque appuntamenrenti e la compresenza gioiosa ti musicali con cadenza settimanale e dai molteplici di più bandiere sintetizzano il stili. Il programma, predisposto dal direttore artistico fil rouge di tutta la mostra. maestro Onofrio Gallina, prevede, per il 4 dicembre, il concerto degli “Archi Catalogo in mostra: “MigranEnsemble”; per l’11 dicembre il concerto lirico con la soprano Prya Engel ed il ti”, testi di Francesco Montenetenore Nicola Pisaniello. Sabato 19 dicembre sarà presentato il libro commegro, Arcivescovo di Agrigento, morativo dedicato al Maestro Ettore Gaiezza, figura importante dell’ambiente e Ignazio De Francisci, Procumusicale di Palermo, mentre il 29 dicembre è programmata una serata di flaratore aggiunto della Repubblimenjazz con il gruppo musicale “L’Erranza”. Il 30 dicembre il Museo ospiterà ca di Palermo, collana I Tascail tradizionale concerto di fine anno con l’orchestra filarmonica di Palermo e bili dell’arte n. 74, Edizioni Ezio con la partecipazione del tenore Pietro Ballo; in cartellone, infine, il 5 gennaio Pagano, 2009. il concerto di Giorgia Meli. P.P.

Stagione Concertistica Museo Regionale San Nicola

jack clemente  Edizioni Publisicula

g. Allotta Edizioni Siculgrafica

La nobile storia di un siciliano qualunque

Viaggio nel tempo

Scritto da Jack Clemente racconta la storia d’emigrazione della famiglia palermitana Gueci, riferita all’autore attraverso il racconto orale, da Enzo che ha vissuto le disavventure del padre Vincenzo, emigrato in Belgio dove ha trovato occupazione presso le miniere di carbone, a poche decine di chilometri da Marcinelle, luogo della tragedia mineraria che l’8 agosto 1956 ha fatto registrare la morte per asfissia nelle viscere della terra di 262 lavoratori, tra cui ben 136 italiani, con una buona dozzina di operai agrigentini. Il volume, stampato da Publisicula, 80 pagine, con foto rigorosamente in bianco e nero, è stato presentato dallo stesso Jack Clemente presso la sala convegni del palazzo municipale, dai giornalisti Totò Castelli ed Enzo Minio e dal sindacalista della CIA, Giovanni Caruana. «É la storia di una famiglia che, come tante altre, a decine di migliaia, lascia per lavoro la Sicilia nel primo dopoguerra – ha detto l’autore – è la storia di un lavoro molto duro e pericoloso quello della miniera. Molta gente ci ha lasciato la pelle e tanti operai si sono ammalati successivamente di tu-

Ancora un’altra pubblicazione storica dell’avv. Gaetano Allotta. “Viaggio nel Tempo” costituisce una riscoperta delle tradioni siciliane ed agrigentine in particolare con una documentazione fotografica imponente. La necessità di rinadare con la memoria alle proprie radici, il bisogno della tradizione, trova straordinario interprete in Gaetano Allotta che, con le sue pubblicazioni, intende costruire puntuali spazi del ricordo senza indugiare nel rimpianto del tempo che fu, come spesso accade a chi si addentra nei meandri della cultura materiale, bensì con la scrupolosità del ricercatore, della Sicilia preindustriale. E proprio perchè riproposta di vissuti, il viaggio nel tempo, pur nella semplicità

more ai polmoni. É la storia di Vincenzo Gueci, un grande lavoratore, un uomo generoso che, nato nel 1917, è passato attraverso la guerra coloniale in Etiopia, il secondo conflitto mondiale che lo ha visto prigioniero dei tedeschi, i decenni passati in Belgio con la famiglia e il ritorno finale nella sua terra natìa dove gli viene diagnosticato un tumore alla gola e dove muore di infarto nel 1990». Il racconto scorrevole di Jack Clemente e il suo linguaggio chiaro e semplice, quasi da cronista, rendono vivo lo spaccato della vita familiare di una delle tante famiglie che hanno cercato occupazione all’estero. Ci sono tutti i pro di una vita economicamente migliore, ma c’è pure il contro della lontananza, del sacrificio ed a volte della tragedia. Ed il racconto è ancora più realistico perché lo stesso Clemente è stato emigrato con la famiglia negli Stati Uniti d’America. Enzo Minio

della sua impostazione, testimonia il sistema culturale che ha sorretto fino ad appena ieri il nostro passato. Le immagini di ambienti agricoli e delle attività artigianali assicurano una funzione documentaria di grande interesse etnografico, fornendo informazioni, talvolta non altrimenti reperibili che riescono a rendere leggendarie le figure di umili personaggi, in molti casi ultimi protagonisti di mestieri e professioni ormai al traguardo finale di un normale ciclo evolutivo. dalla prefazione di R. Vanadia




Speciale Settimana della Cultura

Intervista Don Giuseppe Pontillo direttore dell’Ufficio BB.CC.EE.

La via Duomo: un museo diffuso All’iniziativa di Confindustria Agrigento hanno dato piena adesione la Biblioteca Lucchesiana, la Deputazione del Collegio dei Santi Agostino e Tommaso, il Capitolo Metropolitano e l’Arcidiocesi di Agrigento a don Giuseppe Pontillo, direttore dell’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi abbiamo chiesto il perchè la Chiesa Agrigentina abbia aderito alla settimana della cultura? La Chiesa ha sempre “prodotto” cultura in tutte le sue forme - ci risponde p. Pontillo - dalla parola alla raffigurazione con tutto ciò che in questo segmento ideale si può collocare. Fede e cultura non possono essere scissi, pertanto l’adesione a questa iniziativa non potava non avvenire. Quale sarà la proposta culturale della Chiesa? La prima proposta si inserisce nell’itinerario archeologico con la Chiesa San Nicola, ma la parte più interessante, non solo per la proposta culturale ma anche per la valenza sociale, sarà l’asse della Via Duomo. Questo percorso darà la possibilità di visitare la Biblioteca Lucchesiana; la Cattedrale di San Gerlando con il Museo e, in via del tutto sperimentale, il Campanile, la Sala del tesoro del Capitolo, dove sarà esposta la “lettera del Diavolo” della ven. suor Crocifissa di Palma di Montechiaro; il Seminario Vescovile con il Chiostro settecentesco, l’aula di Teologia e la Sala Chiaramontana; la Chiesa Santa Maria dei Greci. La via Duomo esprime la maggior parte del patrimonio culturale del centro storico, ma la valenza sociale con questo evento sarà importantissima. L’apertura, in via sperimentale, questi luoghi della fede e della cultura al pubblico in orari particolari, permetterà di ristabilire il rapporto tra la Valle dei Templi, che esprime un polo turistico eccezionale ma che non esaurisce la ricchezza della città, e il centro storico.» Sarà un evento occasionale o ci saranno altre possibilità? Questa è una esperienza con Confindustria, ma ci permetterà di valutare quale proposta stabile potremo progettare per la via Duomo. É interesse dell’Arcidiocesi, con il Capitolo e il Parroco della Cattedrale, con P. Scordino Direttore della Biblioteca Lucchesiana e il Seminario, arrivare ad una normale e ordinaria fruizione dei beni culturali del colle. LdP

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settimana della cultura dal 20 al

Nel passato le radici del fu

Confindustria Agrigento realizza, attraverso la collaborazione con l’Arcidiocesi di Agrigento e il Capitolo Metropolitano, la biblioteca Lucchesiana, la Deputazione del Collegio e i Santi Agostino e Tommaso, il Comune, la Camera di Commercio, la Cattedra di Economia dell’Arte Facoltà di Lettere Palermo, il FAI, il Parco Archeologico, il Museo Archeologico Regionale e le Fabbriche

Chiaramontane, la messa in rete dei siti e dei beni culturali che insistono nella città. Abbiamo incontrato il Presidente di Confindustria Agrigento Giuseppe Catanzaro. Presidente che significato da ad una impresa? Riflettere su cosa rappresenta un’impresa, porta ad evidenziarne le sue componenti in termini sicuramente di valore economico per il territorio, ma anche di valori etici, di esperienze, di competenze acquisite, di sistema organizzato, di rete relazionale, di rapporti umani, di saperi e know how che talvolta non sono formalizzati ma solo tramandati di generazione in generazione. Quale quello dei beni culturali e quali i contatti tra le due fattispecie? Parimenti il patrimonio culturale ereditato rappresenta una straordinaria fonte di conoscenze, di tecniche artistiche ed architettoniche, vestigia della storia passata, espressioni della cultura di un popolo. Beni culturali e imprese rappre-

sentano quindi per il risorsa straordinaria, l ne è in grado di gener e ricadute sia in camp artistico. In tutta la fi vazione e della valori culturali entrano in con le loro profession e con l’impegno dei la attivando circuiti eco do la ricerca e l’innova sociali e creando valo collettività. Come affermare ta Rafforzare il binom presa e patrimonio cu dell’evento promosso nazionale per la VII cultura”, cui Confind ha aderito con passi un progetto che ha c merosi partners pubb tangibile della sensibil di fare sistema intorn grammi di qualità. Me

L’itinerario del “Sacro” La Biblioteca Lucchesiana Eretta “senza risparmio di fatiche né di spese” dal conte Andrea Lucchesi Palli (16921768), vescovo di Agrigento, fu donata al popolo e aperta a tutti il 16 ottobre 1765. Giuseppe Venanzio Marvuglia progettò l’edificio, mentre gli intagliatori Francesco Cardilicchia, Pietro Carletto e Michele Vella, il fabbro Carlo Valenti e lo scultore Giuseppe Orlando contribuirono alla realizzazione della splendida aula principale (foto in basso). Il fondo storico, costituito dai circa 14 mila volumi della biblioteca personale del fondatore, comprende 32 codici arabi che con quelli della Centrale e della Comunale di Palermo costituiscono il 90% dei manoscritti orientali presenti nelle biblioteche siciliane. La “chiara e magnifica” Lucchesiana possiede oggi oltre 80 mila documenti, di cui la metà anteriori al 1800.

La Basilica Cattedrale Fu il Gran Conte Ruggero che, dopo la lunga notte della Mezzaluna (1086), volle Gerlando di Besançon al vertice della restaurata sede vescovile. E Gerlando volle la Cattedrale. La pensò nel punto più alto dell’abitato, sui resti, probabilmente, di un tempio pagano (dedicato a Zeus?). La intitolò alla Vergine Assunta, a San Giacomo il Maggiore (Matamoro) e a tutti i Santi Apostoli. Agli inizi del Trecento, sotto il dominio dei Chiaramonte, venne ricostruita, ampliata e riconsacrata. Oggi l’edificio sacro principale della diocesi si presenta con una pianta basilicale a croce latina. La navata centrale è in buona misura coperta dal cosidetto tetto spagnolo realizzato a partire dai primi del ‘500. L’opera, magnificamente leggiadra, può essere meglio ammirata dalle aperture sul camminamento interno della facciata del Mancuso, al quale si accede dagli ambienti della Torre. Il Museo della Cattedrale custodisce preziosissime testimonianze di fede e di arte: ad esempio, il monumentale palliotto dei Santi Libertino e Gerlando, opera (1742) dell’argentiere palermitano Francesco Nicodemi, e splen-

Il Collegio dei Santi Agostino e Tommaso e il Seminario Arcivescovile

dide creazioni del medioevo cristiano, come le teche reliquiarie limosine (sec. XII) e l’Altarolo di San Gelando. La Torre campanaria, fatta edificare nel 1470 dal canonico Giovanni Montaperto, è anche la sede dell’Archivio Capitolare e dell’antica Sala del Tesoro. Quest’ultima ospita – temporaneamente – alcune memorie legate alla figura della Venerabile Suor Maria Crocifissa, al secolo Isabella Tomasi di Lampedusa. Tra tutte, di particolare suggestione la Lettera del diavolo. Si tratta di un biglietto in cui sono riconoscibili la data (11 agosto 1676) ed una sola parola di pugno della Venerabile. Il resto, in caratteri incomprensibili, sarebbe stato scritto da un demonio. Dal trecentesco balcone della Sala del Tesoro si può ammirare il più bel panorama di Agrigento e della costa.

La Chiesa S. Maria dei Greci Il titolo di questo luogo di culto medievale testimonia l’ininterrotta tradizione ecumenica della nostra terra. Infatti, nonostante il tragico scisma del 1054, il clero greco (ortodosso) continuò a condividere il campo di azione pastorale con quello latino, e l’ultima notizia di un metropolita orientale di Agrigento - riconosciuto dal Romano Pontefice - è del 1619. Santa Maria dei Greci sorge su un tempio dorico, periptero esastilo, del V secolo a.C. (Tempio E). Gli studiosi non sono concordi su una più precisa caratterizzazione: potrebbe trattarsi del tempio di Zeus Polieo, o di Zeus Atabirio - che altri collocano sulla Rupe Atenea - o, infine, di Atena. Le colonne dalle ampie scalana-

ture si aff acciano all’interno della chiesa affiorando dai muri perimetrali, ed è possibile ammirare il lato settentrionale del basamento, accedendovi dall’ameno cortile-sagrato. Significativi resti di un notevole affresco del primo quattrocento si possono ammirare sulla parete della navata destra, come anche una preziosa Madonna col Bambino, scultura lignea dorata del XVI secolo.

Il grande edificio che si affaccia sul lato occidentale di piazza don Minzoni, comunemente chiamato “Seminario”, è, in realtà, il Collegio dei Santi Agostino e Tommaso. Francesco Ramirez, già arcivescovo di Brindisi, lo ideò, nel 1712, per accogliere “stimati giovani di costumi esemplari, di particolare ingegno e applicazione, dei quali si debba sperare che saranno uomini dotti”, specialmente in materia di Diritto canonico e Teologia morale. Per questi pensò - oltre che all’edificio in cui dimorare, caratterizzato da un magnifico e originale triplice loggiato che dà sul cortile interno - anche ad una degna aula dove le lezioni potessero essere impartite. Potè solo pensarvi perché a causa di beghe col potere civile intorno alle “immunità ecclesiastiche”, dovette lasciare Agrigento, alla volta di Roma, lanciando l’interdetto ecclesiastico. Il suo progetto fu portato a compimento dai Deputati che aveva designati e provvisto di ampie risorse. Il ritratto del presule fu scopito nel marmo del monumento all’ingresso del Collegio e dipinto ad olio nel quadro posto in cima alla cattedra dell’Aula di Sacra Teologia, capolavoro (1726) del faber lignarius Onofrio Vicari, agrigentino. Al Seminario Arcivescovile, tra i primi della riforma tridentina (1545-1563), appartengono invece gli ambienti dello Steri (palazzo fortificato) chiaramontano, donato (1607) al vescovo Vincenzo Bonincontro dal barone Biagio Isfar. Di questo hosterium, espressione del prestigio della più potente famiglia feudale siciliana del XIV secolo, rimangono parti assai significative, come i merli della torre, inglobata tra le mura della facciata meridionale, e tre ambienti al piano terreno tra i quali la cosidetta Sala Chiaramontana. Con le sue volte a crociera, costolonate di bianca pietra calcarea (“di Comiso”), lo stemma incorniciato da un arco trilobato (come quello del Capitolo della Cattedrale!), i raffinati capitelli, le tracce di squisite decorazioni floreali a fresco… rappresenta uno dei monumenti più significativi della città. Schede di Giovanni Scordino


Speciale Settimana della Cultura

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l 22 novembre

uturo

sistema paese una la cui combinaziorare ulteriori effetti po economico che filiera della conserizzazione dei beni gioco le imprese, nalità, competenze avoratori coinvolti, onomici, stimolanazione, le relazioni ore aggiunto per la

ale binomio? mio cultura d’imulturale è l’obiettivo o da Confindustria I “Settimana della dustria Agrigento ione, realizzando condiviso con nublici e privati, segno ilità e della volontà no a progetti e proettere in rete i beni

artistici e culturali della città, dare valore a beni e luoghi della cultura nell’ambito di un’iniziativa di richiamo nazionale, è per noi motivo di sincera soddisfazione da cui trarremo spunto per farne tesoro nelle prossime edizioni. Il rapporto con i Partners? Al Dott. Vittorio Messina, Presidente della Camera di Commercio, alla Cattedra di Economia dell’Arte di Palermo, all’Avv. Marco Zambuto, Sindaco del Comune, a Padre Scordino e Padre Pontillo dell’Arcidiocesi di Agrigento, al Dott. Giuseppe Lo Pilato rappresentante del Fai, all’Arch. Pietro Meli Direttore del Parco Archeologico, al Dott. Giuseppe Castellana Direttore del Museo Regionale di Agrigento, ai responsabili delle Fabbriche Chiaramontane, va il nostro sentito apprezzamento per lo slancio ed il trasporto con cui hanno collaborato alla realizzazione di una iniziativa che dedichiamo alla città, alla sua storia ma ancor di più ai suoi giovani talenti umani.

la tourist card

Tutti gli attori del territorio insieme

Il patrimonio culturale rappresenta l’identità di un popolo

Tra le persone che hanno profuso tempo ed energie per la settimana della Cultura in particolare per tessere le sinergie possibili vi è la Vice Presidente Confindustria Agrigento, Pierangela Graceffa.

La Settimana della Cultura si avvale anche della collaborazione della Cattedra di Economia dell’Arte Facoltà di Lettere Palermo. Abbiamo incontrato il prof. Giacomo Minio, docente di economia dell’arte Professore, che rapporto c’è tra beni culturali e identità di una città? La storia, sedimentandosi, genera il futuro, creando patrimoni e valori che si pongono a fondamento della coscienza civile di una nazione. Il patrimonio culturale rappresenta la storia e le vestigia di un popolo e ne attribuisce l’identità culturale. Agrigento conserva una parte rilevante di questo patrimonio e ciò attribuisce orgoglio ma responsabilità al tempo agli attori che lo stesso hanno in affidamento per tramandarlo ai posteri. Che rapporto può emergere tra capitale culturale e sviluppo locale? La conservazione e la valorizzazione dei beni artistici e culturali, sempre più rivestono un ruolo centrale nei processi di crescita territoriali, sia con modelli di sviluppo che partono dal basso, botton up, sia con modelli che partono dall’alto, top down. La presenza di un patrimonio culturale è la base necessaria, ma non sufficiente, per attuare tali processi virtuosi; essi richiedono assieme competenze professionali e capacità di coordinamento, interazione fra le parti e capacità organizzative. La realizzazione della Tourist Card va in questa direzione, mettere in rete le realtà presenti nel territorio sperimentando al tempo un largo partenariato fra gli attori locali. Ci sono altre esperienze in campo nazionale o internazionale? Le altre grandi città lo hanno fatto: Venezia, con la Venice Card (mette in rete 9 musei tra cui Palazzo Ducale, Museo Correr, Museo Archeologico Nazionale, Biblioteca Marciana, i trasporti, le nursery, il casinò), Bologna con l’abbonamento Bologna musei, coinvolge musei privati, ecclesiastici e pubblici oltre ai trasporti; Genova con la Card Musei ed ancora Siena, Udine, Napoli ed altre. Ma lo hanno già fatto le altre capitali europee quali Hannover, Copenaghen, Praga, Amburgo, Desdra, Parigi per citarne alcune. Da tali premesse si può ipotizzare la verifica della fattibilità di un distretto culturale, mettendo a sistema beni culturali e risorse artistiche tangibili ed intangibili, sviluppando processi che coinvolgano vecchie e nuove professioni, come già avviene da anni nei paesi anglosassoni, utilizzando anche il fund raising quale strumento dedicato per la ricerca delle risorse finanziarie. Un impegno certosino dai risvolti sicuramente positivi. Le risorse di cui disponiamo possono permettere alla città di rivendicare quel ruolo di interesse culturale e spazi di mercato al quale la sua storia e le sue produzioni artistiche gli danno diritto.

Presidente, come nasce questa Tourist Card? La Settimana della Cultura, che Confindustria realizza per la prima volta ad Agrigento, ha un merito preminente, quello di aver messo in rete, attraverso la Agrigento Tou-

I tre itinerari: quello del sacro, urbano e archeologico Nell’ambito della Settimana della Cultura sono sono stati individuati 3 itinerari il sacro, urbano e archeologico. Di seguito gli itinerari Ore 9:00 – 23:00

I° Itinerario del “sacro”

- Cattedrale di San Gerlando: visita al museo della Cattedrale, Campanile, Sala del tesoro dove sarà esposta la “lettera del Diavolo” - Seminario vescovile: visita al Chiostro, alla Sala di Teologia e alla Sala “Chiaramontana” - Biblioteca Lucchesiana: Visite guidate con cadenza oraria (9-10-11-12...) - Chiesa Santa Maria dei Greci: Visita delle fondamenta del tempio su cui è edificata.

II° Itinerario “urbano” - Collegio dei Filippini: visita alla mostra permanente di artisti dell’800 siciliano - Teatro Pirandello : visita del teatro realizzato dalla scuola dell’Arch. Basile. (Giorno 21 sabato è in cartellone la rappresentazione dell’Enrico IV di Luigi Pirandello) - Officine Chiaramontane: visita alla mostra di A.Leto, artista contemporaneo (corrente avanguardista) - Camera di Commercio: visita al museo dei pesi e misure.

III° Itinerario “archeologico”

- Parco archeologico: Via Sacra, cardo I° e quartiere Ellenistico romano (per questi è prevista la visita soltanto durante l’orario solare) - F.A.I. : visita al giardino della Kolymbetra (soltanto durante l’orario solare) - Museo archeologico: visite guidate - Chiesa San Nicola: visita della Chiesa e del sarcofago di “Fedra” - Stoai: visita alla mostra permanente delle ceramiche siciliane.

rist Card, in un unicum, tutti gli attori del territorio cui è demandata la conservazione e la valorizzazione del patrimonio di cui la nostra città è ricca. Una notevole dotazione storico-artistico-culturale che ha permesso la realizzazione di tre itinerari, sacro, urbano e archeologico, ai quali altri avrebbero potuto aggiungersene. La considerazione che va resa in tale contesto è la disponibilità di risorse straordinarie da relazionare con le professionalità dedicate che, come in un circuito virtuoso, potrebbero svilupparsi nel

territorio e parimenti sviluppare il territorio medesimo. Cosa emerge da questa esperienza? La semplice messa in luce dei beni culturali della città, ha evidenziato un corollario di professionalità, capacità organizzative, economiche e relazionali che sono in fondo alla base dello spirito imprenditoriale, elementi imprescindibili che sono le strutture portanti di ogni processo di crescita, valorizzazione e esaltazione di qualsivoglia iniziativa o attività imprenditoriale e pubblica.




Provincia

L’Amico del Popolo

15 Novembre 2009

vicenda aeroporto La presa di posizione del presidente D’Orsi

«La politica sta a guardare» S

ono parole forti quelle pronunciate dal presidente della provincia Eugenio D’Orsi, durante l’incontro con le forze sociali, martedì 10 novembre, presso l’aula Giglia per responsabilizzare e chiedere l’appoggio dei sindacati, delle associazioni dei consumatori e degli imprenditori affinchè uniti partecipino alla manifestazione indetta per il 28 novembre pro aeroporto. «La gente deve alzare la testa, deve aprire gli occhi perché non può più sopportare le favole che ci raccontano da Roma e da Palermo». Un presidente D’Orsi più amereggiato che arrabbiato per la situazione

politica che si sta venendo a creare. Se così non fosse non si spiegherebbero le parole, speriamo non da Cassandra, che in questi giorni caratterizzano i discorsi “aeroporto” fatti dal presidente della provincia. «L’aeroporto non è un desiderio bizzarro di questo Presidente – ha affermato D’Orsi nel giorno della consegna del progetto ai vertici ENAC - questo lo ha capito l’opinione pubblica di questa provincia, ora lo deve capire il Governo nazionale. Troppo pochi sono stati gli interventi dello Stato per ammodernare il nostro territorio. Se si esclude il raddoppio della strada statale 640 in corso di realizzazione, abbiamo fame di infrastrutture. Noi crediamo veramente che l’aeroporto sia uno strumento indispensabile per creare sviluppo e nuove prosciacca spettive per la nostra provincia». Iniziati i lavori nuove rete idrica E se da Roma giungono, almeno Sono inizati il 1 ottobre i lavori di ottimizverbalmente, notizia favorevoli alla zazione della rete idrica cittadina che dovrebrealizzazione dello scalo, i problebero durare 28 mesi. I primi interventi sono mi tecnici appaiono superati, come stati eseguiti nel quartiere San Michele adesda conversazione telefonica tra so si è passati al centro storico. Il progetto Riggio e D’Orsi, si spero lo siano prevede il risanamento della rete idrica con il presto quelli politici. «se il ministemiglioramento del servizio di distribuzione e ro delle infrastrutture dovesse dare l’attivazione di sorgenti minori. parere negativo e dunque sorgere degli eventuali problemi politici di Campobello di licata chi sarà la colpa? - si chiede il pre-

Brevi provincia

Termini azzera la giunta

Decisione improvvisa del sindaco Michele Termini. Dopo appena quattro mesi dall’insediamento la giunta è stata azzerata “essendo - come si legge nella decisione sindacale mutato il quadro politico di riferimento, sono sopravvenuti equilibri diversi tra le forze politiche che sorreggono la maggioranza e che, in relazione a tale sopravvenineza, si evidenza la inderogabilitàdi provvedere alla revoca della giunta municipale”.

sindacati Si è dimesso il segretario provinciale CISL A meno di 8 mesi dalla sua elezione a segretario provinciale generale della Cisl, Roberto Migliara, agrigentino, ha rimesso il mandato. Nella sue lettera inviata ai vertici regionale del sindacato, Migliara fa riferimento a problemi organizzativi, economici e a polemiche (interne ed esterne) che non avrebbero contribuito a fargli svolgere il suo ruolo con la dovuta serenità. Nel marzo scorso, Migliara aveva preso il posto di Mimmo Catuara. Si attende, adesso, la risposta del segretario regionale della Cisl, Maurizio Bernava.

girgentiacque L’ATO Idrico sul piede di guerra

Nel giro di un mese l’Ato idrico potrebbe revocare il servizio di gestione della distribuzione a Girgenti Acque. Lo ha dichiarato il presidente della Provincia, e dello stesso Ato Idrico, Eugenio D’Orsi. «Io - ha detto - devo fare in modo che la distribuzione avvenga in modo regolare, senza lamentele, ma soprattutto nel rispetto del contratto che la società ha sottoscritto e che dunque si è impegnata a rispettare. Nel corso di questi mesi i nostri uffici hanno effettuato dei controlli, soffermandosi articolo per articolo sul rispetto del capitolato d’appalto, sia per quanto attiene la gestione giornaliera che in generale sugli altri aspetti. Debbo dire che sono emerse delle inadempienze».

sidente D’Orsi – non più di Riggio, ma di una politica disgregata, di una politica che viene ad Agrigento – continua D’Orsi – solo per creare deputati. Se la politica dovesse fregarsene di Agrigento – conclude il presidente – azzererò la giunta mettendo al posto degli attuali assessori dei tecnici che si curino delle gente e si spendano per il bene della nostra provincia». Ed intanto la Provincia regionale non bada a spese per chiamare a raccolta i cittadini, sia alla manifestazione di giovedì 12 novembre (dell’esito di questa ve ne parleremo la prossima settimana) sia della manifestazione che si terrà ad Agrigento il prossimo 28 novembre, acquistando spazi pubblicitari sui quotidiani regionali più venduti in provincia. Marilisa Della Monica

nucleare I pronostici su dove abiterà il nucleare

Il “Totocentrale”

Siamo al “totocentrale”, ossia ai pronostici su dove sorgeranno le nuove centrali nucleari che il governo ha in animo di costruire nei prossimi anni. Sempre “se” sorgeranno. Perché anche questo bisogna mettere in conto. I giornali si sbizzarriscono a individuare i possibili siti. In pratica, stando alle previsioni, tutta l’Italia è sotto “minaccia” (si fa per dire) nucleare. Non si salvano le isole. La futura Agenzia nucleare, cui passeranno i compiti affidati temporaneamente alla Sogin, entro il 2010 dovrebbe ultimare l’identificazione delle aree più idonee all’installazione degli impianti, sentito il parere di Enel e dei ministeri dello Sviluppo e dell’Ambiente. Quattro sono in sostanza i fattori determinanti della scelta: densità abitativa circostante; possibilità di collegamenti alla rete in grado di sopportare carichi elevati; vicinanza al mare o a corsi d’acqua di portata adeguata; basso rischio sismico. Occorre aggiungere il quinto, quello più importante, immaginabile ma difficile da valutare in anticipo nell’esatta dimensione e in grado di annullare qualsiasi programma attuativo: l’umore delle popolazioni interessate. Umore che potrebbe risultare vincolante per l’intesa con gli enti locali, in particolare le Regioni cui spetta la penultima parola. (L’ultima - come è noto - in materia di dislocazione dei nuovi impianti nucleari, il governo l’ha riservata a sé in termini di “potere sostitutivo”, anche se il ministro Scajola ha assicurato essere questo “uno strumento estremo che mi auguro di non dover utilizzare”). In fatto di umore popolare le avvisaglie

sono pessimistiche. Vero è che dietro le più recenti (appena qualche giorno fa) ci sono esperienze e motivazioni pregresse. Sì, perché tra i probabili siti di cui si parla ce ne sono due di “buona” memoria: il Garigliano e Montalto di Castro. Il primo già sede di una centrale nucleare ormai dismessa, il secondo con una centrale nucleare costruita all’80%, bloccata (miliardi di vecchie lire buttati al vento) dall’esito del referendum “antinucleare” del 1987. E proprio a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, sotto le insegne di Legambiente si sono ritrovati antinuclearisti di vecchia e nuova generazione per celebrare un rinnovato “No Nuke Day”, pronti a riprendere “la battaglia da dove è incominciata” e “a vincere di nuovo contro il nucleare”, come inneggiavano gli striscioni inalberati dai dimostranti con alla testa i sindaci dei Comuni “denuclearizzati” della Tuscia. Dopo la manifestazione agli spettatori incuriositi sono stati distribuiti prodotti tipici, bruschetta e vino, secondo un simbolismo cerimoniale caro ai Verdi e agli antinuclearisti, vale a dire: “Mangiate e bevete sano finché siete in tempo, prima che arrivi l’inquinamento atomico”. Piero Isola

Nascita

Il 3 novembre è nata la piccola

Alida Bellavia Ai genitori Alfonsa e Maurizio ed alle sorelline Clarissa e Carla gli auguri della redazione.

diario multimedi@le «Ieri Karl Popper, oggi Giorgio Bocca: Tv, sei una cattiva maestra» Caro diario, non solo eminenti filosofi (vedi Karl Popper) e tanti autorevoli “padri” della massmediologia hanno definito la tv “cattiva maestra”; molti, infatti, anche i giornalisti “doc”, come il grande Giorgio Bocca, che, di recente, proprio così ha titolato la sua rubrica “L’antitaliano” su “L’Espresso”, motivandola con la sua rinomata lucidità di vero “speculum memor”. Scrive Bocca, e come sempre in modo magistrale: “La televisione è una scuola così pervasiva da essere frequentata senza che nessuno ce lo ordini. E la sua capacità educativa non solo è nulla, ma è negativa. Ogni giorno i cittadini dei paesi moderni, cioè di quelli che hanno accesso agli ultimi ritrovati della tecnica, frequentano una gigantesca scuola dell’obbligo, nel senso che è quasi impossibile rifiutarsi di frequentarla: la televisione. Una scuola senza aule e bidelli, casalinga, da seguire stando comodamente in poltrona con una birretta fresca a portata di mano. Senza orari obbligatori, ma di fatto frequentata da interi popoli per due o più ore al giorno. Decisiva per la cultura di un popolo perché insegna perentoriamente a tutti come parlare, come comportarsi, come gestire. Che effetti ha avuto sul genere umano una scuola così pervasiva da essere universalmente frequentata senza che nessuno ce lo ordini? La prima constatazione è che la sua capacità educativa, la sua facoltà di correggere i difetti umani e di rafforzare le virtù non solo è nulla, ma negativa. Certamente non ha indotto i suoi frequentatori a non nominare il nome di Dio invano, a non desiderare la donna d’altri, a non uccidere, non rubare, non dare falsa testimonianza e a non cedere ai peccati della gola, della superbia e della vanità. Nel migliore dei casi i suoi interessati sostenitori, come il capo del governo italiano, la elogiano senza riserve per aver aperto al libero mercato e alle loro aziende gli sterminati pascoli della pubblicità, quanto a dire la prevalenza dell’imbonimento sulla corretta informazione. Pur essendo difficile e forse impossibile dare voti a quell’enorme ammasso che è la cultura televisiva, possiamo dire che essa risulta pessima nel campo del linguaggio, dove il parlar curiale, colto, raffinato, elegante, è stato sostituito da una congerie volgare, idiomatica, dialettale, plebea, straniera, dal gigantesco swahili in cui s’intendono gli uomini che non sanno più parlare in una lingua nobile. La scuola obbligatoria della televisione ha in comune con la modernità, con il progresso scientifico, di essere un processo variamente giudicabile, ma senza possibilità di pentimento, di correzione. Una volta scoperto e utilizzato il nuovo resta, nel bene come nel male, come ben sanno i contemporanei in perenne, angosciosa attesa che qualche pazzo faccia uso di quella scoperta demoniaca che è la bomba nucleare. Ma a parte la tragedia delle tragedie, l’apocalisse atomica, ci sono centinaia di innovazioni moderne che hanno cambiato la nostra vita in peggio. Non è forse evidente che la scrittura a mano, libera da ogni automatismo meccanico, da ogni memoria automatica era la migliore per la buona letteratura, che oggi un libro scritto con il computer ha un po’ odor di computer? Che le scoperte conservative, imitative, ripetitive, fotografiche abbiano cambiato spesso in peggio le umane arti è evidente. E, per restare nel concreto, la distruzione del paesaggio voluto e imposto dalla modernità non è una condanna inevitabile del genere umano? La grande scuola moderna della televisione, obbligatoria per milioni di uomini senza ordini superiori, è cosa buona o cattiva? Il fatto è che in pratica nessuno se lo chiede più, e che gli Stati nemici della televisione come lo fu il primo Israele si sono arresi. La cosa più drammatica di questo tempo è la resa umana al cosiddetto progresso. Buono o cattivo lo accettiamo a scatola chiusa, la sua inarrestabilità produce orrore, ma anche rassegnazione”. Nuccio Mula


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CeiAssemblea Generale

Pensieri e impegni “U

na certa risonanza ha avuto nelle settimane scorse, ma assai di più ne avrebbe meritato, l’annuncio choccante che sette nostri fratelli cristiani sono stati orribilmente uccisi nel Sudan meridionale in una macabra parodia della crocifissione”. È stato questo il primo argomento affrontato dal presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, nella prolusione ai lavori della 60ª assemblea generale dei vescovi (Assisi, 9-12 novembre 2009). Parlando dell’Africa e poi facendo riferimento al Sinodo che si è svolto recentemente in Vaticano, ha sottolineato “il suo profondo senso di Dio”, definendolo con le parole del Papa un “tesoro inestimabile per il mondo intero”. Ha quindi notato che “il fenomeno della fame non dipende tanto dalla scarsità materiale delle risorse quanto da fattori sociali e istituzionali, ai quali occorre volersi applicare senza esitazioni”. Anglicani. “La chiave missionaria mi pare la più indicata anche per comprendere l’iniziativa che nelle ultime settimane ha preso configurazione nei riguardi dei fratelli – chierici e fedeli – anglicani che da tempo chiedevano di entrare nella piena comunione con la Chiesa cattolica”, ha poi detto il card. Bagnasco aggiungendo che “per le modalità in cui è maturata ed è stata anche annunciata l’iniziativa oggi riguardante gli anglicani, e per la sapienza che complessivamente la ispira, non possiamo non vedervi riflessa l’impronta dell’attuale Pontefice, indomito e dolce, coraggioso e illuminato”. Crocifisso. Una “sentenza alquanto surreale emessa dalla Corte di Strasburgo, a

proposito della presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche italiane, nei confronti della quale bene ha fatto il governo ad annunciare ricorso”: così l’ha definita il presidente della Cei. “Lungi infatti dal minacciare le responsabilità educative della famiglia e quelle laiche di ogni Stato moderno, il crocifisso nella molteplicità dei suoi significati può suggerire solo valori positivi di inclusione, di comprensione reciproca, in ultima istanza di amore vicendevole”, ha poi affermato. Ru486, scuola libera. “Principi non negoziabili”, pillola Ru486, obiezione di coscienza di operatori sanitari, farmacisti e farmacisti ospedalieri sono stati oggetto dei successivi passaggi della prolusione. Sulla Ru486, in particolare, ha affermato che “l’intera operazione volta a rendere fruibile la controversa pillola non ci ha convinto né come cittadini né come pastori”. Circa l’obiezione di coscienza ha invece sottolineato che “in queste nostre osservazioni non c’è alcuna sottovalutazione del dramma in cui può trovarsi la donna, in particolare quando il pensiero di interrompere la gravidanza dovesse presentarsi per motivi legati alla condizione economica”. Sull’“ora di religione islamica” ha affermato che “non è in discussione… la libertà religiosa di chicchessia” e sulla “scuola libera”

ha ribadito l’auspico che “le cifre inizialmente previste con decurtazioni consistenti possano essere prontamente reintegrate in modo da consentire agli enti erogatori dei servizi di mantenere gli impegni già assunti”. Far crescere il Paese. “Svelenire il clima generale” in politica, puntare alla crescita del Paese, come “condizione fondamentale per una giustizia sociale che migliori le condizioni del nostro Meridione”, sono stati gli ultimi temi affrontati dal presidente della Cei. “Il nostro popolo, che tanti sacrifici ha affrontato e affronta – ha affermato – gradirebbe davvero uno scatto in avanti nel segno della risolutezza e del superamento delle campagne denigratorie come delle polemiche strumentali. Ciascuno, ripeto, è chiamato in causa in quest’opera d’amore verso l’Italia”. a cura del Sir

formazione pastorale  Iniziano gli incontri

La fede è passione

In Diocesi

La nostra Diocesi ha una buona tradizione di proposta formativa agli operatori pastorali. Negli anni siamo passati dalla produzione di alcuni sussidi, agli incontri per singoli ambiti di interesse, alle scuole per operatori pastorali (SOP). Queste esperienze sono supportate dal bisogno diffuso di una formazione più sistematica anche se, non sempre, sono accompagnate dalla necessaria perseveranza. Durante l’anno dell’ascolto da più parti è emerso il Incontri di Formazione bisogno di formazione; i cristiani si accorLunedì 16 novembre Agrigento gono della complessità B.M.V. Provvidenza; Montevago all’interno della quale Missionarie Kolbe; Cammarata sono quotidianamenSanta Domenica; Porto E. B.M.V. te inseriti e chiedono Carmelo. Martedì 17 novem- un sostegno formativo bre Alessandria d. R. Passionisti; per esprimere meglio Licata S. Andrea; Lampedusa la loro presenza. Nel finale Chiesa Madre. Mercoledì 18 documento Canicattì Suore Vocazioniste; dell’anno dell’ascolto Palma di M. Collegine; Racalmuto e nella riflessione preCentro P. Arrupe; Ribera Rosario. via alla pubblicazione Giovedì 19 Ravanusa B.M.V. del piano pastorale si Fatima; Favara Ss. Pietro e Paolo; è individuato nel vaRaffadali Collegine; Sciacca San lore della formazione Michele. Inizio per tutti gli incon- il terzo pilastro (insieme alla comunione ed tri alle ore 19.00

la Parola «Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio»



Vita Ecclesiale

L’Amico del Popolo

alla missione) per sostenere il profondo desiderio di rinnovamento emerso in tutte le parrocchie. Ci siamo chiesti come rispondere ad un così diffuso e legittimo bisogno, quale formazione offrire, con quali modalità. Vista l’importanza dell’argomento si è avviato un ampio dibattito che sta interessando i consigli di partecipazione diocesani, gli uffici del dipartimento, il discernimento del Vescovo. L’orientamento è quello di pensare a delle scuole di formazione cristiana che offrano una conoscenza basilare dei contenuti della fede cristiana con uno sguardo alle attività degli operatori pastorali (catechesi, liturgia, carità, dottrina sociale, pastorale giovanile…). Si vorrebbe guardare alla formazione con la prospettiva di una migliore conoscenza che rafforzi l’esperienza della fede e della relazione con Dio al fine di rendere ragionevole e credibile la partecipazione alla vita ecclesiale Durante la maturazione di questo progetto e, speriamo, la sua attuazione a breve termine, ci sembra opportuno continuare l’esperienza di incontri offerti agli operatori pastorali. Abbiamo voluto chiamarli “Incontri di formazione pastorale” per iniziare a far passare l’idea di un progetto, di una formazione che ha bisogno di tempo, di costanza, di interesse, di entusiasmo, di passione. Sì, proprio

agesciEducazione e politica: il documento

I care... ancora Il Consiglio Nazionale dell’Associazione guide e scouts cattolici italiani, in un suo documento, esprime alcune considerazioni sul rapporto tra educazione e politica nella fase attuale della vita del Paese. Un documento di grande attualità, che suscita un indubbio interesse, che riscontra alcune emergenze che sempre più e con forza interferiscono con la nostra vita quotidiana e il nostro modo di intendere le relazioni sociali e l’appartenenza alla comunità civile. Dieci punti che può essere opportuno richiamare perché evidenziano l’impegno che assume l’Agesci e perchè è da proporre sia alla società civile, sia al mondo della politica, nella consapevolezza che la sua condivisione possa rendere più efficace l’azione educativa. Ecco i dieci punti: una mentalità che ha smarrito il senso dello Stato e che lo intende a volte semplicemente come erogatore di servizi da rivendicare e non come luogo di identificazione e di appartenenza; una politica che spesso appare alla gente comune come esercizio del potere per prevalenti interessi personali o corporativi o al massimo come assistenzialismo, che lede la dignità personale; una politica che esce dai luoghi istituzionali e rischia di perdere la sua valenza di partecipazione e di rappresentanza; una modalità di governo delle

di passione. Perché la fede è passione. È passione d’amore di Dio per noi ed è fuoco di passione nostra per Dio, per il Dio dell’amore che si è reso visibile, che si è manifestato oltre che come Agape (amore) come Logos (ragione) e che ha un tale rispetto della nostra intelligenza da abbracciarla in una dinamica di coinvolgimento e di superamento. Ci piacerebbe sapere che i nostri operatori pastorali, guidati da tutti i sacerdoti e le religiose, corrono agli incontri di formazione (magari senza guardare l’orologio!) desiderosi di conoscere di più per amare di più e per servire meglio la Chiesa. Inizieremo la prossima settimana (in genere la terza settimana di ogni mese sarà dedicata alla formazione o attraverso gli incontri proposti nelle foranie o attraverso il sistema della video conferenza per singoli operatori) e speriamo di essere in tanti. L’invito è esteso a tutti gli operatori: catechisti, animatori di liturgia e carità, responsabili di gruppi giovanili, associazioni, movimenti, gruppi…tutti coloro che hanno a cuore la formazione perché hanno a cuore la Chiesa e perché vogliono rispondere personalmente alla domanda del Maestro: “E voi chi dite che io sia?” Baldo Reina

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gli sconvolgimenti cosmici e la gloria dei giusti Ci avviciniamo alla fine dell’anno liturgico e la liturgia della Parola ci spinge a riflettere sulle realtà ultime, in particolare sulla venuta finale del Signore Risorto. L’assemblea orante ne fa esplicita professione e richiesta in tutte le celebrazioni eucaristiche: “Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua Risurrezione nell’attesa della tua venuta”. E nella preghiera del Padre nostro implora, perché venga il suo regno. Una venuta dunque attesa e non temuta, una venuta che adempie e realizza il progetto di Dio. Il vangelo di oggi (Mc 13,2432) presenta Gesù mentre insegna la dottrina del Regno nel suo adempimento finale. L’occasione è offerta da una richiesta di uno dei discepoli, particolar-

mente affascinato dall’aspetto imponente del Tempio. Gesù, con sorpresa e incredulità dei discepoli, afferma che di quella costruzione non resterà pietra su pietra. Davanti ad un’ulteriore richiesta sui tempi di tale disastro, Gesù risponde descrivendo gli avvenimenti degli “ultimi giorni”, le persecuzioni, le catastrofi e “la grande tribolazione finale”. Il “discorso escatologico” è assai complesso e articolato. Rimaniamo fortemente impressionati dalle immagini e dai concetti utilizzati, perché estranei alla nostra cultura e perché strumentalizzati da “falsi cristi e da falsi profeti”. Occorre però superare i pregiudizi nei confronti di questa letteratura apocalittica e rendersi conto della

sua prassi letteraria, dell’utilizzo delle immagini del Primo Testamento nel nuovo contesto storico. Occorre ancora comprendere le circostanze nelle quali le apocalissi giudaiche e cristiane sono state composte e la loro valenza teologica. Il discorso di Marco è indirizzato ai cristiani che avevano dovuto affrontare sofferenze per il nome di Gesù e che avevano riposto la loro speranza di una rivendicazione unicamente in un intervento straordinario di Dio. La certezza della venuta del Signore nella gloria offriva ai cristiani un orizzonte di speranza e un significato alle attuali sofferenze. Il brano inizia con la consueta e impressionante scenografia apocalittica: «In quei giorni,

amministrazioni locali che rischiano di essere legate maggiormente a gestioni personalistiche più che a progettazioni in tempi lunghi; una fatica ad individuare luoghi di dibattito, di confronto, di elaborazione del pensiero politico; una conflittualità e una litigiosità che non contribuiscono a costruire il consenso e a trovare soluzioni risolutive dei problemi del paese; una mancanza di ideali forti, sostituita da una mentalità consumistica e da una ricerca di risposte immediate a falsi bisogni indotti; un’illusione di facili arricchimenti mediante un uso spregiudicato dei meccanismi economico finanziari; una condizione giovanile caratterizzata dalla precarietà del presente e dal disorientamento rispetto al futuro; un mondo adulto non sempre capace di proporre e testimoniare valori autentici e accompagnare verso scelte autonome e significative. Richiamare questi punti è importante perché educare è una sfida che oggi non si può lasciare cadere nel vuoto e che rimanda necessariamente al bisogno di valori, in quanto non può esistere un’educazione neutra. Educare significa, infatti, aprire il futuro, aiutare e accompagnare le nuove generazioni ad essere protagoniste del loro tempo. Del resto, è proprio vero che, educare è il più grande segno di speranza. S.P.

dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte». L’oscuramento del sole e della luna, gli sconvolgimenti cosmici sono da interpretare in maniera simbolica. La venuta del Figlio dell’uomo nella gloria è anticipata da questi eventii. Ma anche nel Primo Testamento abbiamo la stessa descrizione per presentare l’intervento di Dio giudice: «Le stelle del cielo e le loro costellazioni non daranno più la loro luce; il sole si oscurerà al suo sorgere e la luna non diffonderà la sua luce» (Is 13,10). Evidentemente questi testi non avallano una teoria della distruzione totale per poi attendere l’intervento divino.

a cura di Gino Faragone

«Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti». Immagine questa che Gesù ripresenterà nel processo davanti al sinedrio, confermando così di essere il Cristo. Lo sconvolgimento cosmico è dunque finalizzato al raduno di tutti i popoli nella nuova Gerusalemme, ove non ci sarà più un tempio, “perché il Signore Dio e l’Agnello sono il suo tempio” (Ap 21,22). Lo sguardo finale che si offre al credente, a colui che ha resistito alle seduzioni dei falsi profeti, ha sofferto a causa del vangelo, è la venuta del Cristo glorioso, che chiama gli eletti a partecipare intimamente alla sua gloria.




L’Amico del Popolo

25 Ottobre 2009

I SACERDOTI NON SI RISPARMIANO. Sosteniamoli nella vita di ogni giorno.

Le Offerte per i sacerdoti: un gesto di responsabilitˆ, un segno di appartenenza. I sacerdoti sono una parte importante della nostra societˆ e della nostra storia. Senza la loro opera, che cosa sarebbe il nostro Paese? Se scomparissero le chiese, dove almeno una volta ci siamo rifugiati per avere un conforto; se svanissero gli oratori dove, con il gioco, il confronto e lÕallegria si concretizzano le parole della fede nel cuore dei pi giovani; se venissero a mancare tutte le caritas e i centri di ascolto, dove la Parola diventa opera, che cosa sarebbe il nostro Paese? Dietro tutto ci˜, in prima linea, ci sono i preti. Aiutati da tante persone di buona volontˆ ma speriamo anche sempre pi sostenuti economicamente da tanti fedeli con una libera donazione allÕIstituto Centrale Sostentamento Clero (ICSC): un gesto di responsabilitˆ per la vita della propria comunitˆ e di tutta la Chiesa. Un gesto speciale in un anno speciale. Infatti Papa Benedetto XVI ha indetto, in memoria del 150¡ dalla scomparsa di San Giovanni Maria Vianney e fino al 19 giugno 2010, lÕAnno sacerdotale. Questo periodo pu˜ essere unÕoccasione ÒspecialeÓ per riflettere sul ruolo dei 38 mila sacerdoti che da nord a sud, nelle metropoli o nei pi

remoti paesini dellÕAppennino trascorrono giornate tanto diverse quanto estremamente simili. Differente  il contesto ma identica  la loro missione: annunciare il Vangelo, amministrare Sacramenti, realizzare progetti di caritˆ. Il sacerdote  Òun uomo donato a Dio per servire gli altriÓ, ha affermato Benedetto XVI e gli italiani lo sanno bene. Per˜ non sempre sono consapevoli che i preti non campano dÕaria e che

i primi responsabili del loro sostentamento sono proprio i fedeli. Anche con le Offerte intestate allÕICSC. Queste donazioni vengono divise tra tutti i 38 mila sacerdoti diocesani, con quello spirito di comunione e corresponsabilitˆ che scaturisce dal Concilio Vaticano II. Un segno tangibile di appartenenza alla Chiesa. Maria Grazia Bambino

ÒPerch ho deciso di fare unÕOfferta per i sacerdotiÓ Parlano i donatori italiani Perch si diventa offerenti? PerchŽ si sceglie di donare unÕOfferta per il sostentamento del clero, di qualunque importo, una o pi volte lÕanno? Lo abbiamo chiesto ai circa 134 mila fedeli italiani che donano per il sostentamento dei sacerdoti. E attraverso le pagine del trimestrale ÒSovvenireÓ loro hanno risposto cos“: “Con la mia offerta ogni anno intendo ricordare un sacerdote di cui non ho mai conosciuto il nome, ma che mi è stato vicino alla morte di mia madre. Ricordo le sue parole miti e non di circostanza, la modestia del suo vivere. Per me è diventato il simbolo del pastore, secondo Nostro Signore. E’ quindi per onorare i tanti sacerdoti che offrono la loro vita in silenzio ed umiltà che cerco, nel mio piccolo, di partecipare al loro sostentamento.” Renata, Milano

“Perché penso che senza l’impegno di tanti preti diocesani nelle nostre città, senza i loro progetti di carità e il dono di se stessi agli altri, l’Italia sarebbe un Paese diverso. Bisognerebbe far conoscere a tutti il bene che realizzano.” Juri, Firenze “Perché abbiamo assoluto bisogno dei nostri cari sacerdoti, sempre pronti a rispondere alle nostre richieste. Così non mi sono tirato indietro.” Berardino, Molfetta “Ci tengo ad offrire il mio contributo soprattutto per quei meravigliosi preti che ho incontrato durante la mia vita e che mi hanno sempre sostenuta e aiutata, senza giudicarmi mai.” Maria Teresa, Roma “Ogni anno versiamo presso l’Istituto della diocesi, come faceva nostra madre, la nostra donazione: è modesta rispetto alle necessità e al compito altissimo dei sacerdoti, ma non lo facciamo mancare.” Teresa e Gemma, Aosta “Dono la mia offerta perché dopo un’intera vita, nonostante i miei limiti, sento ancora oggi che il Signore mi è accanto attraverso la voce del sacerdote. Quindi mando sempre il mio piccolo contributo e il mio grazie per tutto quanto i sacerdoti fanno per ognuno di noi.” Maria Cristina, Abbiategrasso (Milano)

“Potrei raccontare per ore dell’importanza fondamentale che ha avuto il sacerdote amico della nostra famiglia con la sua illuminata presenza. Dico solo che è davvero stato ed è un dono del Signore.” Costantino, Castelsardo (Sassari) “Sostengo il clero diocesano con le mie offerte perché senza l’aiuto dei sacerdoti non potremmo vivere a fondo la nostra vita spirituale.” Beatrice, Pesaro “Perché l’offerta è il mio augurio a tutti i sacerdoti per la loro difficile e importantissima opera.” Damiano, Roma “Perché desidero aiutare la Chiesa con la preghiera e con le opere, perché ritorni ad essere come la prima comunità descritta negli Atti degli Apostoli, in cui tutti ‘erano un cuore sole e un’anima sola.” Stanislao, San Marco Argentano (Cosenza) “Dono la mia offerta perché è bello partecipare e sentirsi coinvolti rendendosi utili, collaborando a promuovere il bene. Aiutare i sacerdoti è un gesto di riconoscenza per il loro operato e per la loro presenza in mezzo a noi.” Maria Luisa, Padova

LE OFFERTE PER IL SOSTENTAMENTO DEI SACERDOTI IN 7 RISPOSTE Chi pu˜ donare lÕOfferta per i sacerdoti? Ognuno di noi. Anche tu. Da solo, ma anche a nome della tua famiglia o del tuo gruppo parrocchiale. Come posso donare? CON CONTO CORRENTE POSTALE n.57803009 intestato a ÒIstituto Centrale Sostentamento Clero - Erogazioni liberali, via Aurelia 796 - 00165 RomaÓ. IN BANCA con uno dei conti correnti bancari dedicati alle Offerte. La lista  su www.offertesacerdoti.it, nella sezione ÒLe Offerte Ð Bonifico bancarioÓ. CON UNÕOFFERTA DIRETTA donata direttamente presso la sede dellÕIstituto Diocesano Sostentamento Clero della tua diocesi. La lista degli IDSC  su www.offertesacerdoti.it, nella sezione ÒLe Offerte Ð IDSCÓ. CON CARTA DI CREDITO telefonando al numero verde di CartaSi 800-825000 oppure con una donazione on line su www.offertesacerdoti.it Dove vanno le Offerte donate? AllÕIstituto Centrale Sostentamento Clero di Roma, che le distribuisce equamente tra i circa 38 mila preti diocesani, assicurando

cos“ una remunerazione mensile dignitosa: da 883 euro netti al mese per un sacerdote appena ordinato, fino a 1.341 euro per un vescovo ai limiti della pensione. Le Offerte sostengono anche circa 3 mila preti ormai anziani o malati, dopo una vita intera a servizio del Vangelo e del prossimo. E raggiungono anche 600 missionari nel Terzo mondo. PerchŽ ogni parrocchia non provvede da sola al suo prete? LÕOfferta  nata come strumento fraterno tra le parrocchie, per dare alle comunitˆ pi piccole gli stessi mezzi di quelle pi popolose. Dal 1984 ha sostituito la congrua statale. Vuol dire che oggi i sacerdoti si affidano a noi fedeli per il loro sostentamento. Senza alcun automatismo. Ma con una libera Offerta da riconfermare ogni anno o pi volte lÕanno. Una scelta di vita importante per ogni cristiano, chiamato anche per gli aspetti economici alla corresponsabilitˆ, nel grande disegno della ÒChiesa-comunioneÓ tracciato dal Concilio Vaticano II. Che differenza cՏ tra Offerte per i sacerdoti e lÕobolo raccolto durante la Messa? Ogni parrocchia dˆ il suo contributo al suo parroco. EÕ previsto infatti che ogni sacerdote possa trattenere dalla cassa parrocchiale una piccola cifra (quota capitaria) per il suo sostentamento.

EÕ pari a 0,0723 euro (circa 140 vecchie lire) al mese per abitante. E nella maggior parte delle parrocchie italiane, al di sotto dei 5.000 abitanti, ai parroci mancherebbe il necessario. Le Offerte vengono allora in aiuto alla quota capitaria, e sono un dono significativo perchŽ vi concorrono tutte le circa 26 mila comunitˆ del nostro Paese. PerchŽ donare lÕOfferta se cՏ giˆ lÕ8xmille? Offerte per i sacerdoti e 8xmille sono nati insieme. Nel 1984, con lÕapplicazione degli accordi di revisione del Concordato. LÕ8xmille oggi  uno strumento ben noto, e non costa nulla in pi ai fedeli. Le Offerte invece sono un passo ulteriore nella partecipazione alla missione della Chiesa: comportano un piccolo esborso in pi ma indicano una scelta di vita ecclesiale. Tuttora lÕOfferta copre circa il 10% del fabbisogno, e dunque lÕ8xmille  ancora determinante per remunerare i sacerdoti. Ma vale la pena far conoscere le Offerte per il senso di questo dono nella Chiesa. PerchŽ si chiamano anche ÒOfferte deducibiliÓ? PerchŽ si possono dedurre dal reddito imponibile nella dichiarazione dei redditi fino a un massimo di 1.032,91 euro lÕanno.


L'Amico del Popolo