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Anno 53 Esce il Venerdì - Euro 1,00

N. 37 - 23 Novembre 2008 C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

Fra cielo e terra

Citta’

speciale

Il ministro Alfano visita la sua città

La riapertura della nostra Cattedrale il prossimo 23 Novembre è occasione per tornare a riflettere sulla Chiesa e in particolare sulla Cattedrale. Iniziando a conoscere la storia della Chiesa agrigentina, mi piace legare alla Cattedrale alcuni particolari significati. Credo che il segno visibile della presidenza e dell’insegnamento - così la cattedra del vescovo ci viene presentata dalla liturgia - sia stata arricchita anzitutto dalla testimonianza di santità di San Libertino, San Gregorio, San Gerlando, il Beato Matteo… Da quella cattedra hanno parlato il linguaggio di una vita conforme al Vangelo mostrando che la forma ecclesiale più riuscita non è quella meglio organizzata ma quella che più generosamente sa riflettere la Bellezza che salva. La Cattedrale di Agrigento, posta sul monte, attraverso l’impegno di tanti battezzati che si sono spesi in una vita santa, è il richiamo ad accogliere l’invito che Gesù dal monte ha rivolto ai suoi: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli». Santità è incontro fra Cielo e terra, è scommessa affinché il Cielo si avvicini ed illumini il cammino di ogni uomo chiamato a scoprire che la sua più profonda realizzazione consiste nel guardare il Cielo mentre affronta la terra e le sue tante fatiche. Insieme alla santità la nostra Cattedrale ha brillato nel tempo come luogo privilegiato di annuncio del Vangelo. L’esperienza di S. Gerlando, nostro patrono, è un richiamo forte a considerare la forza del Vangelo come l’unica capace di trasformare il senso della storia. Il santo vescovo di origine francese viene inviato ad Agrigento dopo la lunga dominazione araba. Al suo arrivo, di fronte ad una situazione di scoraggiante disastro investe subito sull’unico tesoro a disposizione della Chiesa: Cristo morto e risorto! Inizia così una feconda stagione di annuncio e di rifondazione ecclesiale che culmina nella costruzione della nostra Cattedrale, segno visibile di una identità ritrovata. Grande annunciatore del Vangelo, collocando in alto la Cattedrale, la consegna al popolo quasi come una sentinella affinché da essa mai smettesse di farsi sentire la forza della Parola che libera, rigenera e rinnova. Una missione, questa, che è stata accolta con gioia dai vescovi che si sono succeduti nel tempo e che non hanno smesso di far si che attraverso la loro voce giungesse la freschezza della Parola in ogni angolo della diocesi… “da monte al mare stretta in un sol cuor” (come recita l’inno a S. Gerlando). E come frutto maturo dell’annuncio del Vangelo la Cattedrale ha assunto ben presto anche un altro prezioso significato: il servizio all’uomo e alla sua causa. Vescovi come Gioeni, Lucchesi Palli, Ramirez, Blandini e tanti altri hanno dato una forte impronta sociale ribadendo che è l’uomo la via del Vangelo ed è per la storia dell’uomo che la Chiesa deve sapersi spendere. La nostra Cattedrale è diventata ben presto il segno sacramentale di quell’amore che si fa servizio integrale all’uomo, ai suoi bisogni, alle sue speranze. Posta nel cuore della diocesi si è fatta sentire come cuore che pulsa per ogni suo figlio e, in particolare per quelli che maggiormente hanno sofferto. Scuola di santità, sentinella che annuncia il Vangelo, luogo in cui si vive il servizio all’uomo … questi significati - fra i tanti che si possono attribuire alla nostra Cattedrale - arricchiscono di significato la riapertura solenne con la presenza del Segretario di Stato, il Card. Tarcisio Bertone. In ascolto obbediente alla Chiesa universale e alla nostra storia bimillenaria, mentre guardiamo il portone che si spalanca, vogliamo, perciò, come popolo di Dio, tornare a vedere nella nostra bella Cattedrale una palestra di santità di vita, una sentinella sempre giovane e vigilante che annuncia il Vangelo ed un cuore che batte dell’amore di Dio e che si fa sentire per ogni uomo che vive in questa terra. +Francesco Montenegro Arcivescovo

di LdP

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attualitÁ’

La Cattedra sul monte a cura di Carmelo Petrone

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Eluana Englaro: il problema siamo noi di Marco Cozzoli

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Dopo tre anni riapre la Cattedrale

È gioia di tutta la comunità diocesana poter rientrare nella sua Cattedrale, finalmente restaurata dopo anni di lavori. Domenica 23 novembre alle ore 11.00 alla presenza del Card. Tarcisio Bertone la celebrazione di riapertura

Speciale 3-6




Città

L’Amico del Popolo

23 Novembre 2008

In Breve

visita del ministro alfano Incontri con le istituzioni

Gli impegni del Ministro P

rima visita istituzionale nella sua città per il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Alfano ha partecipato ad una riunione con le più alte cariche istituzionali presenti sul territorio provinciale, nella quale si sono tracciate le emergenze e necessità primarie che necessitano di pronta soluzione, prima fra tutte la crisi idrica che Agrigento, ma anche l’intera provincia, ha vissuto negli ultimi mesi. Al termine dell’incontro il ministro ha dichiarato: «Il problema idrico è stato al centro di questa nostra mattinata di lavoro, soprattutto per una ricognizione che ha riguardato i grandi successi raggiunti oggi con un’azione che ha riguardato il presidio delle condotte durante il periodo finale dell’estate, gratitudine da parte mia alle forze dell’ordine e agli organi giudiziari di questo distretto perché sono stati scoperti laghetti abusivi e denunciati soggetti che prelevavano abusivamente l’acqua dalle condotte. Ovviamente il tema del presidio delle condotte - ha continuato Angelino Alfano - non è una soluzione definitiva: mi è stato detto che la scelta migliore è la ristrutturazione e il rifacimento delle reti idriche interne e, in breve periodo, un potenziamento del dissalatore per gli agrigentini, con lo scopo di far si che queste dotazioni possano risultare aggiuntive. Io sono ministro del Governo Berlusconi e proverò a dare un po’

di aiuto ai cittadini della provincia di Agrigento». Soddisfatti dell’esito dell’incontro anche il prefetto Postiglione: «Il ministro ha voluto fare il punto sull’attività specifica posta in essere dalle forze dell’ordine riguardo i furti d’acqua. Sono venute delle indicazioni ben precise sulle prossime mosse che si dovranno porre in essere»; il sindaco della Città di Agrigento, Marco Zambuto: «La cosa importante uscita da questo tavolo- ha detto -è che tutte le istituzioni abbiano parlato una stessa lingua. Siamo in una fase di piena sinergia tra Comune, Provincia e Protezione civile: tutti in un’unica direzione». Ed il presidente della Provincia Eugenio D’Orsi: «Si deve aiutare la Provincia a risolvere definitivamente il problema dell’acqua che è diventato ormai una cosa cronica. Stiamo pensando a come affrontare l’estate perché l’anno prossimo dovremmo essere all’altezza della situazione. Plaudo all’impegno del ministro perché vuol dire che si sta lavorando per concretizzare quelle che sono le idee, ma soprattutto le esigenze della gente ». Il ministro Alfano è rientrato a Roma al suo dicastero portando con sé le speranze e le richieste di una terra che da oltre cinquant’anni non fa altro che chiedere la stessa

sindacati Lo Bello scrive al sindaco

cosa: un maggiore impegno da parte di chi governa anche grazie agli agrigentini. LdP

foto Schembri

Dopo la visita presso la Prefettura dove ha incontrato il sindaco di Agrigento, il prefetto ed il presidente della provincia regionale, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, si è recato in visita presso l’arcivescovo mons. Francesco Montenegro. Alla domanda sui temi trattati durante il colloquio, mons. Montenegro ha simpaticamente risposto “si è trattato di una chiacchierata tra amici”. Il ministro Alfano ha anche raccontato all’arcivescovo di quando, giovane studente, era un collaboratore del nostro settimanale.

palazzo di cittÁ Gli scenari politico-amministrativi

Scontro aperto L

’opposizione è assente. E non c’è, al punto tale, da cercarla all’interno della maggioranza. La stessa nomina degli scrutatori che precede l’inizio del dibattito consiliare è diventata un serio problema per il presidente Carmelo Callari, che deve prevedere almeno uno scrutatore dell’opposizione. Anche nella seduta di lunedì scorso si è notata la sola presenza di Nello Hamel del gruppo del Pd che storicamente è stato la spina nel fianco della maggioranza. Nella recente convocazione il Consiglio comunale ha trattato due mozioni e si è aggiornato a martedì prossimo. Le mozioni presentate rispettivamente dal Pd e dall’Udc riguardavano temi, addirittura nazionali, sulla scuola e sul voto di preferenza. Il civico consesso ha bocciato la mozione presentata da Hamel e ha approvato quella del gruppo dell’Udc. Ma a caratterizzare la settimana politica sono stati i forti contrasti tra il dirigente ragioniere capo Crocetta Maida ed il sindaco. Qualche mese fa, Marco Zambuto aveva sollevato dall’incarico di ragioniere capo del Comune, Crocetta Maida, e la dirigente si è rivolta al Giudice

Un sale questo da prendere con le dovute accortezze. Infatti se per quanto concerne il presidio dei parcheggi, adesso un vigile lo si vede e trova, per quanto riguarda alcuni divieti di sosta non rispettati che causano gravi disagi tutto resta invariato, anzi nel caos più totale. Dovremmo ritornare tutti a lezione di guida, per rispolverare i segnali, il rispetto delle precedenze e delle distanze di sicurezza, causa primaria dei molteplici incidenti che si verificano in città.

sale

Lettera aperta di Mariella Lo Bello, neo segretario generale Cgil di Agrigento, al sindaco, Marco zambuto, in merito alla mancanza di atti legislativi o amministrativi che dimostrino una vera attenzione verso questa città e questa provincia. «Ormai si è ben capito – dice la Lo Bello - che né il Governo regionale, né quello nazionale, malgrado composto da autorevoli rappresentanti locali, hanno accolto la Sua richiesta di varare una legge speciale per Agrigento L’unica speranza di crescita dell’economia e del lavoro appare affidata all’iniziativa privata, ovvero all’Agenda europea ed al PON che assegnano nove miliardi di euro al POR Sicilia». Sul Piano strategico, sul Piano triennale delle opere pubbliche, sulle linee guida del bilancio di previsione 2009, così come sul Contratto di quartiere di Fontanelle, sul recupero urbano di Villaseta e Monserrato la CGIL ha annunciato di voler chiedere al Sindaco, l’apertura di un tavolo di verifica con le Rappresentanze sociali del mondo delle imprese e del lavoro.

san giovanni di dio liotta va in pensione

Il primario della Clinica del dolore dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, il dott. Antonio Liotta, andrà in pensione dal prossimo dicembre privando l’intero reparto del suo contributo. Liotta, che ha fortemente voluto questa unità operativa in attività dal primo ottobre del 2003, ha dedicato tutte le sue energie alla cura e al sostegno dei malati terminali e alla diagnosi e terapia del dolore benigno e maligno in tutte le sue articolazioni. L’Azienda ospedaliera, ha organizzato per martedì prossimo 25 novembre alle ore 10.30 nella biblioteca dell’Hospice, una conferenza stampa di saluto al dott. Liotta.

del lavoro il quale ha dichiarato il- Roma, mentre Agrigento se legittima la decisione dell’ammini- ne sta ferma pur essendo in scuola strazione. Ne è seguita un’azione possesso di eccellenti struEletto il nuovo presidente consulta che non ha precedenti, con la divul- menti. Uno di questi è il gazione del carteggio riguardante il Piano d’Ambito che preveCon 41 voti su 50, Claudio Calè è stato piano generale degli impianti pub- de investimenti per 502,3 eletto Presidente della Consulta Provinciablicitari, il contratto di strumenti milioni di euro, di cui 112,9 le Studentesca. 18enne, studente del Liceo derivati stipulato tra il Comune e nei primi tre anni. Mentre i Scientifico Statale Ettore Majorana di Agrila BNL e la nota del sindaco con finanziamenti pubblici sono gento Calè come obiettivo primario pone il la quale trasmette gli atti al Procu- di 146,29 milioni di euro. Se protagonismo studentesco all’interno della ratore della Corte dei Conti, che solo il consiglio comunale scuola, «sulla base del mandato ricevuto ha convocato, a sua volta, alcuni facesse il suo dovere, se l’Ato – dichiara il giovane presidente – comincefunzionari comunali. Lo scontro a la sua parte invece di sperare remo a lavorare con impegno e con passioquesto punto è duro e su un campo e pregare, avremmo l’acqua ne. Tra le idee del neo eletto la realizzazione davvero minato come lo è quello corrente tutti i giorni. Il Codel concerto di natale, e di alcuni convegnidelle finanze comunali. In attesa mune riveda gli strumenti come Acque, piuttosto di attendere non studio sulla sicurezza stradale e l’edilizia scolastica. In occasione della prossima riunione degli esiti, che non tarderanno a il Pot, il Prg e il Parf. L’Ato eserciti si sa che cosa. Claudio Calè assegnerà le restanti cariche. manifestarsi e che si preannuncia- un maggiore controllo sugli inveFranco Pullara no di una certa gravità, tralasciamo stimenti già finanziati di Girgenti qualsiasi commento. L’altro evento politico della settimana è stata la visita del teatro pirandello un nuovo modello di gestione Ministro di Grazia e Giustizia. Il sindaco di Agrigento e il presidente della Provincia, che è anche il vertice dell’Ato, hanno incassato la promessa del Ministro di un suo interessamento per risolvere la crisi idrica, potenziando il dissalatore di Porto Empedocle. Ciò che stupiLa ricerca di una formula organizzativa profit. In questa direzione è possibisce è il continuo chiedere a che possa garantire certezze finanziarie e le concepire un nuovo modo di fare foto Tornatore possibilità di programmazione è un percor- cultura. Con l’individuazione da parte so obbligato se si vuole cogliere l’obiettivo di del legislatore di Fondazioni atipiche di patrimonio strutturale sia oggetto di una incrementare e valorizzare le potenzialità di diritto privato per la gestione di attività cul- attenzione manageriale e non burocratica, un contenitore culturale e artistico come il turali si può concepire e costruire l’impresa perché si possa concretamente usufruirne, Teatro “Luigi Pirandello”. non lucrativa, seguendo il modello della valorizzarlo e conservarlo. La pulizia cittadina Sul piano strettamente tecnico, per me- Fondazione di Partecipazione. Nella pratica, il Comune può conferire glio rispondere alle più articolate esigenze, La Fondazione di Partecipazione, che sta come capitale nella Fondazione i beni strutVia Duomo ore otto del si potrebbe utilizzare una variante dell’ isti- diventando il modello italiano di gestione di turali, rimanendone l’unico proprietario, il mattina, la pulitrice tuto giuridico (Fondazione) che l’ammini- iniziative nel campo culturale e non profit privato, entrato nell’organismo conferendo stradale in piena aziostrazione comunale ha espresso e confer- in genere, è un istituto senza scopo di lucro, una quota capitale, metterà in atto il sinne, dovrebbe eliminare mato la volontà di promuovere. al quale ci si può iscrivere apportando risor- golo progetto guadagnandoci la concessiolo sporco tra il manto Lo sviluppo che in questi ultimi anni se finanziarie, beni materiali, immateriali, ne a gestirlo per un certo numero di anni. stradale ed i marciapiedi, ha avuto l’attività legata alla cultura e allo professionalità o servizi. Per quanto riguarda gli indirizzi di finalità ma come fa se vi sono spettacolo impone un serio ripensamento Le varie categorie di partecipanti posso- pubblica il Comune, da solo o con altre parhceggiate le auto? dell’intero sistema. Molte le iniziative, pre- no eleggere i propri rappresentanti negli or- pubbliche istituzioni, si garantisce con una Sempre via Duomo ore stigiose alcune strutture, ma anche elevate gani direttivi e questo permette un’armoni- maggioranza qualificata, lasciando al privanove si vedono tre opele difficoltà, i contrasti di natura politica, ca e fattiva collaborazione, all’interno di un to la massima libertà di azione per quanto ratori ecologici con manl’annullamento di finanziamenti regionali, medesimo contenitore, di istituzioni pub- concerne le scelte in linea con le finalità. sione spazzamento della scarsi finanziamenti comunali, provinciali e bliche e private, ed il crearsi di una sorta di La Fondazione può operare con una suddetta via, ed io che ministeriali, al crescere dei costi è impellen- azionariato diffuso culturale che garantisce struttura snella, che prevede un organo di abito in periferia perte trovare una rapida soluzione per mante- diritti e stabilità. controllo (consiglio d’amministrazione) che chè devo vedere crescenere ed aumentare il livello delle manifestaLa Fondazione deve essere, quindi, una non ha nulla a che vedere con quelle Fondare dinanzi ai miei occhi zioni. moderna impresa culturale che potrà assol- zioni ancorate sempre ai vecchi preconcetti, la giungla? perchè devo É arrivato il momento di trovare una vere ai suoi scopi solo se saprà strutturarsi che inventano strutture che solo apparentepensare che l’operatore soluzione che pur aprendosi al mercato come tale, rispettando criteri di economici- mente aprono al privato, ma in realtà sono ecologico sia una figura per il reperimento delle risorse finanzia- tà, efficienza ed efficacia nel suo operare. contenitori che mai potranno dare le giuepica e non reale ? rie, garantisca al contempo la possibilità di Ecco perché è necessario stabilire un si- ste risposte e garanzie, anche in termini di reperire contributi pubblici e un regime di stema sinergico di collaborazione Pubbli- mercato, a chi vi entra con capitale proprio. tassazione agevolato, tipici dell’impresa non co-Privato, facendo in modo che l’intero Salvatore Pezzino

La Fondazione come impresa culturale

scende

I vigili urbani


Speciale riapetura Cattedrale

L’Amico del Popolo 23 Novembre 2008



Breve storia della Monumento

La Cattedra sul monte « La dignità e la prestanza della Chiesa cattedrale di Agrigento non solo è conosciuta in tutta Italia, ma anche in molte parti del mondo ». Così il santo vescovo agrigentino Ferdinando Sanchez de Cuellar (1653-1657), nel suo sinodo (1655), cominciava il capi­tolo dedicato alla sua chiesa. E veramente essa, per la sua storia e il suo valore artistico, è monumento nazionale assai noto dovunque. Frutto di nove secoli di costruzioni, rifacimenti, ampliamenti e restauri, si presenta oggi assai complessa nelle sue strutture archi­tettoniche, suggestiva per la sua imponenza ed eleganza e anche per la varietà degli stili e la ricchezza delle opere d’arte che contiene. Secondo alcuni studiosi, come lo Schubring (Topografia storica di Agrigento, Torino, 1887, p. 80), la cattedrale sorge sull’area dell’antico tempio di Giove Atabirio o Polieo che, a presidio della città, con quello di Athena, inglobato nella Chiesa di S. Maria dei Greci, sovrastava l’antica polis. La prima chiesa cristiana di Agrigento, secondo la tradizione, fu edificata dal protovescovo S. Libertino (I-III sec.) in onore della Madonna. Sorse poi l’antica cattedrale nell’area dell’attuale albergo Villa Athena. S. Gregorio agrigentino (591-630) dedicò ai Santi Pietro e Paolo il tempio detto della Concordia e ne fece la sua sede vescovile. L’invasione e il dominio musulmano che durò per più di due secoli - travolse, in massima parte, le antiche memorie agrigentine classiche e cristiane. Dopo la conquista normanna della città (1086) e la nomina di S. Gerlando a suo Vescovo (1088), inizialmente, fu

cattedrale di Agrigento la chiesa di S. Maria dei Greci. La Cattedrale fu fondata da Rugero I d’Altavilla (10601101) che affidò la Diocesi di Agrigento, rifondata dopo la cristianizzazione della Sicilia a Gerlando di Besaçon, il quale secondo quanto riportato da un documento del XIII sec., la completò in sei anni. Molto proba­ bilmente essa venne consacrata dal Santo verso gli anni 1093-95. L’edificio di S. Gerlando dovrebbe identificarsi con l’attuale transetto; ne sono traccia il rosone che ne orna il lato sud, la grande monofora strombata del lato nord, la facciata meridionale e la torre che la fiancheggia; questi elementi richiamano le caratteri­stiche di tante chiese coeve. La nuova cattedrale fu dedicata da S. Gerlando alla Beata Maria Vergine Assunta in cielo, a S. Giacomo Maggiore (perché Agri­gento era tornata cristiana il 25 luglio 1086) e a tutti gli altri Apostoli. Sia per gli eventi naturali - frane, terremoti, smottamenti - che per le vicende storiche (le insurrezioni dei Musulmani rimasti in città che sequestrarono il vescovo Ursone (1191-1239) e lo tennero prigioniero per 14 mesi, occuparono e saccheggiarono la chiesa,

(come anche le guerre di Federico II che ne fece bivacco delle sue truppe) la cattedrale subì molti danni e guasti che furono riparati dal capitolo e dai vescovi. Ricordiamo solo il vescovo Gualtiero (1128-1142) che costruì, a difesa del duomo e della città, la torre nord (oggi non più esistente), Rainaldo d’Acquaviva (1240-1264) che, in parte, riedificò e fortificò la chiesa, anche con l’aiuto di Pietro Montaperto, signore di Raffadali; Matteo de Fugardo (1362-1390) e i Chiaramonte, per decenni signori di Agri­gento, che, nel sec. XIV, la ricostruirono nella forma attuale, cominciando, però, dalla parte anteriore, dove si vedono gli archi acuti. Si aggiunse anche nel sec. XV, per opera di Giovanni Monta­perto, poi vescovo di Mazzara, l’attuale torre campanaria costruita come baluardo per la chiesa e la città. Il vescovo Giuliano Cybo (1506-1537) l’arricchì del soffitto ligneo a capriate, dipinto da Masolino da Floregia (15111514) con le immagini degli apostoli, dei santi agrigentini e gli stemmi delle famiglie più nobili della città. Verso la fine del sec. XVI, sotto il vescovo Giovanni Horozco de Leyva de Covarruvias, (1594-1606) la cattedrale chiaramontana venne allungata verso oriente con l’aggiunta delle colonne rotonde di stucco, dopo il primo arco trionfale; e poi chiusa con un muro cui erano addossati i tre altari della Madonna, maggiore, e del Santissimo Sacramento. Il vescovo Francesco Trahina (1627-1651) costruì la cappella marmorea di S. Gerlando che poi fu rinnovata e adornata di marmi nel sec. XVIII, e quella contigua, ornata di una magnifica porta di bronzo, dentro cui fu posta l’urna del Santo. Mons. Francesco Gisulfo (1658-1664) prolungò ancora la catte­drale nella stessa direzione orientale inchiudendovi l’attuale tran­setto (l’antica chiesa costruita da S. Gerlando) e innalzando le tre cappelle absidali: della Madonna, a sinistra,

la maggiore, e del Sacramento a destra, ornandole tutte di stucchi barocchi, di sontuose cornici e quadri. Ne continuarono l’opera di trasforma­ zione in stile barocco di tutta la chiesa anche i suoi successori.

trasferito dentro il cappellone dove, nel centro dell’abside, fu rinnovato l’altare maggiore, consacrato da mons. Lagumina nel 1908. Mons. G. B. Peruzzo (1932-1963) ridusse il pavimento della chiesa ad unico livello sino alla cappella di S. Gerlando, portò l’altare maggiore sotto la cupola, dotò la chiesa di un nuovo organo moderno (1934), rinnovò le scale di accesso alla porta principale e secondaria, innalzò la cattedra vescovile marmorea. Il 19 luglio 1966 una improvvisa frana abbassò il piano della navata sinistra, e ne fece crollare il tetto. La chiesa, rimasta inagibile per parecchi anni, fu restaurata per cura del vescovo mons. Giuseppe Petralia che potè poi riaprirla al culto nel 1980. Nei decenni a cavallo tra i due millenni l’edificio è stato sottoposto ad ulteriori lavori di restauro e consolidamento: le condizioni geologiche della collina hanno sempre condizionato la storia della fabbrica della Maggior Chiesa della Diocesi. Negli anni immediatamente precedenti al Grande Giubileo del 2000 si è dovuto intervenire ancora una volta per lavori di consolidamento. Ulteriori lavori sono stati necessari dopo il dissesto geologico del febbraio 2006 a seguito del quale la Cattedrale è rimasta chiusa fino ad oggi al culto e ai visitatori. Contestualmente sono stati realizzati alcuni interventi, non soltanto di restauro, al fine in una più adeguata fruizione del luogo sacro. Sono stati così restaurati i soffitti lignei, in più campagne, (1994-2008), le campane (2005) e gli stucchi e gli affreschi delle absidi (2007-2008) e sono stati realizzati l’antiporta (2005), la vetrata dell’occhione nella facciata (2005) e l’impianto illuminotecnico dell’area presbiterale (2008). Nello stato attuale la chiesa - dedicata nel 1305 anche a S. Gerlando - è un’ampia costruzione a tre navate, a croce latina, dal transetto poco allungato. Si presenta dunque come un edificio del sec. XIII-XIV nella parte occidentale, del sec. XV-XVII in quella orientale, distinguibile per il grande arco trionfale in conci di arenaria; del sec. XII anche se molto rimaneggiata, nel transetto e del sec. XVII-XVIII nelle cappelle absidali. Nella prima parte le finestre sono tornate all’ogivale originario, mentre nella seconda si aprono grandi finestroni rinascimentali. a cura di Carmelo Petrone, testo riveduto di Domenico De Gregorio cfr. L’amico del Popolo n.14 1993

Frutto di nove secoli di costruzioni, rifacimenti, ampliamenti e restauri, si presenta oggi assai complessa nelle sue strutture archi­tettoniche, suggestiva per la sua imponenza ed eleganza e anche per la varietà degli stili e la ricchezza delle opere d’arte che contiene

Tra la fine del sec. XVII e l’inizio del XVIII fu costruita la cupola in finta architettura, — come era l’uso del tempo — dipinta da Michele Blasco che anche ne ornò i pennacchi con le allegorie delle virtù cardinali. L’attuale facciata, abbattuta l’antica - unica sopravvivenza della chiesa chiaramontana - venne costruita sotto il vescovo Francesco Maria Rhini (16761696) che ne fece anche ripulire e restaurare il soffitto ligneo del Cybo dai pittori Giacomo Azzarello e Giovanni Sammartino e costruire quello a cassettoni su cui fu posta l’aquila bicipite (1682). Per dare alla chiesa uno stile unitario tutte le colonne vennero allora arrotondate, gli archi resi a tutto sesto, coprendo ogni cosa di gesso e di stucco. Le decorazioni del cappellone e delle altre due cappelle absidali furono completate sotto il vescovo Francesco Ramirez (1697-1715). Anche gli altri vescovi e il capitolo compirono innovazioni e restauri per riparare i danni causati da frane e movimenti tellurici. Il vescovo Bartolomeo Lagumina (1899-1931) dopo aver rafforzato la navata settentrionale (1901-1908) volle anche ripristinare l’antica architettura, scrostando lo stucco dalle colonne e dagli archi, liberando le pareti laterali dagli altari che vi erano addossati e dalle cornici, tribune e timpani barocchi che le ornavano. Fu scoperta allora l’elegantissimo sacello chiaramontano dove fu degnamente trasferita l’arca di S. Gerlando. Fu anche allora, spostato il coro che si trovava nel mezzo della chiesa e




Speciale riapertura Cattedrale

L’Amico del Popolo

23 novembre 2008

intervista A don Melchiorre Vutera parroco della Cattedrale

Sentimenti contrastanti A

bbiamo chiesto a don Melchiorre Vutera, parroco della Cattradrale, di parlarci della riapertura del Chiesa. Cosa significa la riapertura della Cattedrale. La Cattedrale è la chiesa madre di tutte le comunità parrocchiali della nostra diocesi, questi tre anni di chiusura hanno segnato un vulnus sia per le attività diocesane sia per le attività parrocchiali. Per quanto riguarda le attività diocesane sappiamo che la Cattedrale è il cuore della diocesi, dove si tengono le celebrazioni più solenni della vita pastorale della diocesi (ordinazioni sacerdotali, diaconali, le celebrazioni della settimana santa). Ebbene, la chiusura in questi tre anni ha segnato, come detto un vulnus, perché la comunità diocesana ha dovuto cercare altri luoghi per le celebrazioni solenni. La comunità parrocchiale, invece, è stata come dispersa perché si è dovuta raccogliere nella piccola, anche se artistica e storica, chiesetta di S. Maria dei greci, quindi c’è stato una sorta di sbandamento pastorale, i fedeli erano abituati ad avere nelle Cattedrale un punto di riferimento non solo nelle attività pastorali ma anche per le tutte le celebrazioni. Adesso la riapertura della Cattedrale è come una nuova primavera per quanto riguarda la pastorale, è un cuore che torna a pulsare, un cuore per le attività diocesane. È molto bello che il nuovo vescovo possa fare il suo ingresso ufficiale nella sua chiesa, nella chiesa in cui si trova la cattedra da cui lui, come maestro e pastore della chiesa guiderà la nostra comunità diocesana. I sentimenti del parroco della Cattedrale.

Nel mio cuore, in questo momento, vi sono un misto di sentimenti; innanzitutto emozione, gioia, trepidazione e lasciatemelo dire apprensione. Gioia e lo comprendiamo tutti, perché per un parroco la chiesa è come la sua sposa; si riapre il cuore della comunità dove questa potrà svolgere le proprie attività. Emozione perché ho seguito passo passo questi lavori e conosco i problemi, le situazioni difficili che abbiamo dovuto superare, ma, con la buona volontà, con l’impegno, con il dialogo, abbiamo cercato di interloquire con le istituzioni, con la Protezione Civile Nazionale e Regionale, con la Soprintendenza, con la Curia, in modo da evitare eventuali ritardi ed eventuali chiusure. Trepidazione perché esiste ancora “una spada di Damocle”: lo scivolamento del costone su cui sorge la cattedrale e altri edifici storici. I tecnici che stanno attenzionando il fenomeno assicurano che si tratta di uno scivolamento molto lento che sta per essere monitorato per approntare in futuro gli opportuno rimedi. Trepidazione anche perché non sono state ancora recuperate e restaurate alcune cappelle molto importanti della chiesa Cattedrale, quali la cappella di S. Gerlando, che è opera di mons. Traina (quella in cui si trova la statua di S. Gerlando), ricoperta di marmi che si trovano in una situazione di precarietà dunque andrebbero attenzionati, e la cappella di Gesù Nazareno, che dovrebbe essere restaurata sia all’esterno, con la copertura del cupolone, sia all’interno con il consolidmento ed il restauro degli artistici stucchi. Insieme a questa due cappelle rimangono da attenzionare e restaurare alcuni monu-

menti funebri dei vescovi, in particolare quelli più grandi perché hanno subito qualche spostamento che andrebbe puntellato adeguamento. Ma il sentimento più grande che prevale sicuramente è la gioia, immensa gioia per la riapertura della nostra Cattedrale. Le interviste delle pagine 4 e 5 sono a cura di Marilisa Della Monica

intervista A Maurizio Cimino Protezione Civile di Agrigento

Due piani un solo intento foto agrigentonotizie

Perchè gli interventi della Protezione civile sul colle del Duomo? A seguito di un aggravamento della situazione della collina del Duomo, che come segno visibile ha avuto la frattura che si è avuta nella scalinata nord, nel 2005 è stata emanata, a livello nazionale, un’ordinanza di protezione civile, la n.3450, la quale ha previsto la possibilità di realizzare degli interventi anche sulla collina del Duomo. In questa ordinanza veniva stabilito che gli interventi dovevano realizzarsi secondo due linee: una regia regionale, con commissario delegato il presidente della regione ed una regia nazionale con commissario delegato il dott. Balducci. Gli interventi riguardanti la collina ed il suo monitoraggio erano di competenza della regia regionale mentre quella nazionale si è occupata del ripristino dei corpi di fabbrica insistenti sopra la collina. Sulla base di questa ordinanza (la n. 3450), sono stati stanziati 7 milioni di euro, 5 milioni sono stati spesi per gli interventi effettuati dalla commissione Balducci, che hanno riguardato la messa in sicurezza della Chiesa cattedrale, parte del Seminario arcivescovile, la rete idrica e fognaria della via Duomo. A livello regionale si è dato luogo all’appalto degli interventi che riguardano le perizie di monitoraggio geotecnico e geologico, per una somma di circa 1 milione di euro, un programma di indagini questo, che ha avuto la durata di circa un anno e mezzo al termine del quale si stabilirà quali intereventi adottare e realizzare sulla collina del Duomo. Sostanzialmente quali interventi sono stati realizzati sulla struttura della chiesa Cattedrale? Alcune travi del tetto si era “sfilate” a causa

del movimento del colle, dunque sono state ripristinate; è stata rifatta anche la copertura del tetto. A livello di fondale non è stato fatto niente perché le opere in passato erano già state eseguite, forse si è proceduto a qualche sarcitura a livello di colonna. Restano però ancora da sistemare due cappelle, quella di S. Gerlando e quella a nord, speriamo di poterlo fare quanto prima. A quando l’esito dei monitoraggi? I carotaggi si sono conclusi a giugno ed attendiamo a breve l’esito. I monitoraggi ci diranno come si evolve la situazione dell’erosione del colle in un certo lasso di tempo, tra questi vi sono anche quelli satellitari, sono stati infatti posizionati dei punti fermi per verificare gli spostamenti anche millimetrici per osservare come si evolve la situazione nel tempo.

A breve un volume su gli emblemi della Cattedrale Entro il mese di novembre, con il contributo del Centro Cultrale Giulio Pastore, sarà pubblicato un testo dal titolo: “La Cattedrale di Agrigento e i suoi emblemi”. Il testo che raccoglie articoli apparsi sul settimanale L’Amico del Popolo e “offre - come scrive Padre Giovanni Scordino, direttore della Biblioteca Lucchesiana nella introduzione,- l’opportunità di porre l’accento su un aspetto decisivo della figura di Domenico De Gregorio, sulla sua eccezionale capacità di “di-vulgatore” cioè di comunicatore che ha messo a disposizione del più vasto pubblico il risultato della sua paziente, immane, profonda ricerca”. Il testo contiene anche uno studio critico sull’opera di Domenico De Gregorio di Vincenzo Lombino.


Speciale riapertura Cattedrale

L’Amico del Popolo 23 novembre 2008

Una mostra per conoscere, ammirare e contemplare In occasione della riapertura della Cattedrale di Agrigento i lavori di restauro, è offerta, a quanti vogliono, la possibilità di riflettere sulla storia, sulle opere e sull’immagine dell’insigne monumento e della Chiesa Madre della nostra Arcidiocesi. Al fine di poter meglio comprendere il valore della veneranda fabbrica, dei lavori succedutisi nel tempo e delle opere in essa contenute

è stata realizzata la mostra didattica ed illustrativa “La Cattedrale di Agrigento per conoscere, per ammirare, per contemplare”. La mostra è visitabile ogni giorno, escluso il venerdì e la domenica, dalle ore 9.30 alle ore 12.30 con ingresso dalla Curia Arcivescovile, dal 4 novembre al 24 dicembre 2008 (per info 0922/490011).

intervista A Giusppe Ingaglio - Ufficio Beni Culturali della Curia

Un contenitore di opere d’arte da fruire e da usare La Cattedrale di Agrigento, oltre ad essere un insigne monumento è anche un contenitore di opere d’arte, che nel corso dei secoli hanno progressivamente costituito un ricco patrimonio culturale. Abbiamo chiesto allo storico dell’arte Giuseppe Ingaglio di illustrarci alcuni capolavori. Cosa costituisce il patrimonio artistico della Cattedrale di Agrigento? Le opere che sono custodite nella Cattedrale di Agrigento costituiscono un patrimonio singolare per la natura e la destinazione: sono opere legate al culto e nate da una committenza colta che ha voluto e saputo coniugare le esigenze liturgiche a quelle estetiche e culturali: non di rado i vescovi hanno chiamato artisti provenienti dai maggiori centri della Sicilia ed anche da Napoli e da Roma. Alcune opere sono pervenute nelle collezioni del Capitolo, che di fatto è il proprietario di questi reperti, molti secoli dopo la loro realizzazione, come ad esempio la coppia delle cassette limosine della fine del XII secolo, che probabilmente arrivano ad Agrigento con mons. Rini (1676-1696), oppure la coppia dei dipinti attribuiti a Guido Reni (1575-1642) con le rispettive splendide cornici in tartaruga ed intarsi in madreperla, donate donate dopo un secolo dalla loro realizzazione dal canicattinese can. Desiderio Sammarco La Torre, il quale le aveva acquistate nel mercato antiquario di Palermo. Allo stesso modo mons. Turano dona alla fine dell’Ottocento il dipinto dell’Immacolata, realizzato agli inizi del sec. XVII. In altri casi le opere sono state eseguite espressamente su commissione, come nel caso della cassa reliquiaria di s. Gerlando eseguita dall’argentiere palermitano Michele Ricca su disegno di Pietro Novelli dietro commissione del vescovo Francesco Traina (16271651), oppure la serie dei paramenti laminati e ricamanti in oro da maestranze locali su disegni del pittore agrigentino Francesco Narbone (not. 1687-1762) durante l’episcopati di Lorenzo Gioieni (1730-1754). Altre opere invece raccontano la storia dell’edificio, come nel caso della serie degli affreschi tardo medievali, eseguiti tra il Tre ed il Quattrocento e staccati negli anni Cinquanta del sec. XX. Tale patrimonio come è oggi tutelato? La prima tutela del patrimonio artistico è la conoscenza. La consapevolezza della consistenza e della qualità delle opere sta alla base di ogni tutela e salvaguardia: le opere d’arte mobili della Cattedrale, così come delle altre chiese della Diocesi sono state inventariate nel corso del Progetto di inventariazione informatizzata, realizzato con il contributo dell’Otto per mille erogato dalla Conferenza Episcopale Italiana. Anche gli studi scientifici contribuiscono a tale conoscenza. Lo scorso anno abbiamo

intervista A Gabriella Costantino Soprintendente ai Beni Culturali di Agrigento

avuto due giornate di studio sulla Cattedrale di Agrigento; dagli interventi si è potutoa conoscere una ricca documentazione che attesta la presenza di molte opere che oggi, per diverse ragioni non esistono più, ma che certamente ci aiutano a comprendere la consistenza dello splendore della Maggior Chiesa della Diocesi. Molte di queste opere non sono fruibili dal pubblico, perché? Vi potrà essere l’occasione di vederle? La natura di questo patrimonio è tale da potersi fruire ed usare. L’uso durante le celebrazioni liturgiche è la naturale occasione per la fruizione: candelieri, croci astili, paramenti, calici, ostensori, ecc, vengono adoperati, garantendo, con l’uso anche la conservazione e la manutenzione. Talvolta le condizioni di conservazione o lo stress dei materiali ne sconsigliano l’uso; in tal caso vengono custodite negli appositi contenitori. Talvolta è la natura stessa delle opere che comporta una più stretta conservazione, come nel caso dei paramenti. In questo decennio sono state promosse direttamente dal Vescovo e dagli uffici preposti della Curia delle mostre, sono state occasioni di fruizione di tali opere: mi riferisco a Veni Creator Spiritus (in occasione del Grande giubileo del 2000), Fate questo in memoria di me (per l’Anno Eucaristico del 2005). Sono state occasioni per poter vedere le opere. Ma è soprattutto la mostra, in questo momento in corso presso il Palazzo Vescovile, illustra il patrimonio artistico della Cattedrale sia con foto sia con l’esposizione di alcune testimonianze, come gli affreschi ed i pannelli del soffitto ligneo. Il consenso del pubblico, manifestato alle mostre precedenti, con visitatori provenienti dalle altre città ed università siciliane, è stato confermato anche in quest’ultima mostra e ci incoraggia a continuare su questa strada per una maggiore crescita culturale in ordine alla fede cristiana attraverso la conoscenza del patrimonio artistico.

Consolidati e restaurati gli stucchi e gli affreschi

foto Tornatore

Quali sono stati gli interventi curati dalla Soprintendenza? Gli ultimi interventi hanno riguardato il restauro della zona presbiterale e absidale, affrontando anche i problemi relativi al consolidamento del ricco apparato decorativo. Gli stucchi dell’abside dedicato alla Madonna hanno mantenuto l’impianto tardo-manieristico in quanto hanno subito nel corso dei secoli meno rifacimenti. L’altra abside posta sul lato nord è stata invece interessata da vari interventi che hanno stravolto

l’aspetto originario, proprio per i noti movimenti franosi che hanno interessato questa parte della Cattedrale. L’intervento più pesante risale al tempo del vescovo Peruzzo: in quella occasione sono state inserite le figure di Beato Matteo Cimarra e di Pio X. La situazione che avete trovato? Gli stucchi si presentavano abbastanza anneriti con problemi di consolidamento, in particolar modo quelli dell’abside settentrionale. Sono state pulite le dorature e nelle varie superfici prive di oro è stato lasciato il bolo (strato di fondo), successivamente è stata eseguita la velatura ad acquarello. Ma il lavoro più impe-



gnativo è stato quello relativo al consolidamento. Trattandosi di restauro conservativo le lacune non sono state integrate. Per quanto riguarda gli affreschi? Per gli affreschi sono state effettuate le operazioni di conoslidamento, pulitura e integrazionje di tutti gli affreschi del catino absidale di Michele Blasco, quelli raffiguranti la storia dei vescovi di Vincenzo Bongiovanni nell’abside centrale. Abbiamo ultimato anche il restauro di 32 dipinti del Museo della Cattedrale il cui progetto è in fase di completamento.




Speciale riapertura Cattedrale

L’Amico del Popolo

23 Novembre 2008

La catrdrale gli interventi negli anni

Le vedute esterne Prima dell’uso della fotografia, manca una documentazione dell’esterno. Le inquadrature più antiche risalgono ai primi decenni del Novecento, con eccezione di quelle del fotografo Eugène Sevaistre (1855 ca.). La mancanza di ogni riferimento cronologico, rende molto difficile ed imprecisa la possibilità di do-

foto 1 - dall’Archivio Storico del Capitolo della Cattedrale

cumentare le modifiche succedutesi nel corso del secolo. Le trasformazioni più significative, sull’attuale piazza Don Minzoni, riguardano la recinzione della scalinata ed il relativo accesso, rimarcato da un arco ribassato spezzato. Questo si apriva lateralmente in un alto muro che chiudeva non soltanto il sagrato, come in gran parte delle grandi cattedrali regie siciliane, ma, ad Agrigento, anche la vista della scalinata stessa impedendo la visione della facciata a chi stava nella piazza. Nel corso degli anni, la parte superiore del muro di recinzione, viene abbassato e la pietra, nella parte alta, sostituita da un’elegante cancellata in ferro battuto, lasciando invariato l’accesso al recinto

(foto 1). Questo si ridurrà, limitandosi a perimetrare la scalinata, alla quale si accede, sempre lungo il lato meridionale della recinzione, fino a quando l’ingresso non verrà spostato sul lato ovest parallelo alla facciata (foto 2). Per far posto all’edificio del Museo Diocesano, progettato da Franco Minissi agli inizi degli anni Sessanta, venne eliminato tutto il lato ovest, lasciando libera l’area consentendo così la vista e, soprattutto, l’accesso diretto alla scalinata dalla piazza. Lungo la via Duomo, il fianco della Cattedrale ha subito la trasformazione della scalinata; due ingressi laterali, con altrettante rampe, consentivano di raggiungere la grande terrazza dal centro direttamente davanti l’ingresso. Gli intonaci testimoniano lo stato di conservazione, ma soprattutto lasciano intravedere alcune significative tracce dell’evoluzione della storia dell’edificio: le grandi finestre ogivate sono in gran parte tompagnate e sono precedute da due grandi arcate cieche, che

foto 2 - dall’Archivio M. Riolo

si leggono chiaramente in prossimità del volume della cappella di s. Gerlando. La presenza di una finestra in corrispondenza di uno di questi archi, lascia intendere che esse non sono originali, ma realizzate nel corso dell’intervento di “restauro” di Lagumina. Altre inquadrature riguardano alcuni particolari con le suggestive articolazioni volumetriche delle diverse parti del monumento .

Quelli pubblicati sono soltanto alcuni dei pannelli esposti nella mostra presso il Palazzo Arcivescovile di Agrigento “la Cattedrale di Agrigento, per conoscere,, per ammirare, per contemplare

Prima dei lavori di Mons. Lagumina

Dopo i lavori di Mons. Lagumina

Scarsa e pressoché inesistente è la documentazione iconografica della Cattedrale prima dei lavori di “restauro” di Bartolomeo Lagumina, archeologo ed arabista, che fu vescovo di Agrigento dal 1899 al 1931. L’attenzione dei vedutisti e dei viaggiatori, dalla fine del Seicento fino a tutto l’Ottocento (ed anche di oggi), si è concentrata quasi esclusivamente verso la Valle dei Templi, trascurando così la città moderna ed i suoi monumenti sia nelle rappresenta-

Dopo appena un anno di episcopato ad Agrigento, Bartolomeo Lagumina il 14 aprile 1900 al Capitolo della Cattedrale, riunito appositamente in episcopio, manifestò il suo intento di spostare il coro dal centro della navata all’interno della cappella, dove attualmente si trova, affidandone i lavori al Patricolo. I lavori cominciarono alcuni giorni dopo foto 7 - dall’Archivio M. Riolo e terminarono nell’ottobre successivo. Durante questi cominciò a prendere consistenza la possibilità di studiare un progetto per riportare l’edificio all’aspetto medievale, seguendo la sensibilità culturale del tempo. La scoperta, nel 1908, di una finestra ogivale nella parete nord, diede un maggiore impulso a tale intento ed i saggi nelle prime campate, misero in luce, sotto l’intonaco seicentesco, le arcate medievali in pietra (foto 7). Nel 1913 venne abbattuto l’altare nord del transetto, riportando alla luce la cappella De Marinis, che fu adibita a battistero dallo stesso Lagumina, durante le celebrazioni del Sabato Santo del foto 8 1914 (foto 8).

foto 5 - dall’Archivio M. Riolo

zioni pittoriche sia nelle opere grafiche. Qualora taluni viaggiatori si spingevano fino alla Cattedrale, lo facevano per ammirare le opere archeologiche in essa custodite. L’avvento della fotografia non ha invertito tale tendenza e solo alcune immagini, eseguite su suggerimento del canonico Russo, oggi tramandano l’assetto della Cattedrale prima dei lavori. Si ha così un’idea della successione della serie di cappelle che si affacciavano sulle navate laterali; queste ultime erano separate da quella centrale dalle colonne cilindriche, appellate con disprezzo “salsicciotti” (foto 3). La zona dell’abside centrale non fu interessata da questi lavori di scrostamento, come testimoniano le inquadrature (foto 4). Interessante è la foto dell’altare (foto 5), posto al capocroce del transetto settentrionale, con il dipinto, purtroppo perduto, raffigurante l’Allegoria della Fede cattolica con i quattro dottori della Chiesa, s. Tommaso d’Aquino e s. Carlo Borromeo. La Cattedrale era, effettivamente, bisognevole di urgenti lavori di restauro come si può notare da alcune foto dell’epoca. Per questo stato di degrado si effettuarono dei lavori per la «resurrezione, nelle forme primitive, della cattedrale» (Domenico De Gregorio, 2000), seguendo le tendenze culturali del tempo, che miravano a ricostruire (magari inventando) una presunta immagine medievale degli ambienti.

foto 3 - dall’Archivio Storico del Capitolo della Cattedrale

foto 4 - dall’Archivio M. Riolo

Durante l’episcopato di Peruzzo

foto 6 - dall’Archivio Storico del Capitolo della Cattedrale

Durante il lungo episcopato di mons. Giovanni Battista Peruzzo (1932-1963), la Cattedrale subì un ulteriore fase di ristrutturazione, secondo il progetto dell’ingegnere Giammusso, approvato dal soprintendente ai monumenti della Sicilia, architetto Valenti. Il pavimento fu portato tutto allo stesso livello, non consentendo più di la lettura della duplice fase di costruzione della Cattedrale in prossimità dell’arcone centrale. L’altare venne avanzato all’incrocio del transetto e la venne realizzata la cattedra con le transenne. Di questo complesso è sopravvissuta solo la cattedra mentre, a segui-

to delle rinnovate esigenze liturgiche, gli altri elementi sono stati adattati, spostati o rimossi (foto 6) . La coppia delle cantorie tardo seicentesche con i rispettivi organi coevi, che si trovavano nelle campate immediatamente prima dell’arcone (in prossimità delle colonne rimaste in stucco dopo i lavori del Lagumina) venne rimossa ed i due strumenti furono rimontati in un unico grande organo, la cui cassa, nella parte centrale, riutilizza una delle due casse seicentesche, posto al centro dell’abside occultando parte dell’affresco del Bongiovanni raffigurante l’Assunzione della Vergine, cui era stata, insieme a s. Giacomo, dedicata la Cattedrale dal ve-

scovo Gerlando. Di conseguenza venne spostato il monumento funebre di mons. Gisulfo nell’attuale posizione, lungo la parete settentrionale, dove sono stati trasferiti anche quelli degli altri vescovi agrigentini. Il tabernacolo fu collocato nella cappella meridionale del transetto, su cui si apre, per mezzo di una discreta grata, una piccola finestra accessibile dagli appartamenti privati del vescovo. Le modifiche vennero compiute anche all’esterno: le due rampe laterali con al centro alcuni magazzini, vennero smontate per realizzare il cancello centrale con due rampe che accedono alla grande terrazza.

Vennero così alla luce ampi brani di affreschi medievali (foto 9) , ma andarono perduti il pulpito e le cantorie addossate alla controfacciata e tutti gli altari e le cappelle laterali, eccetto quella di s. Gerlando e, sul lato opposto, quella di Gesù Nazareno. Alcuni pilastri della navata nord furono demoliti e successivamente ricostruiti. Sulla testata del transetto meridionale si riaprirono la cappella originaria delle reliquie di s. Gerlando e la cappella di s. Bartolomeo, ubicata sotto la torre dell’orologio. L’occasione fu propizia per consolidare staticamente l’intero edificio. Nel 1919 i lavori di ripristino dell’assetto medievale poterono considerarfoto 9 - dall’Archivio M. Riolo si conclusi.


Attualità

L’Amico del Popolo 23 Novembre 2008

Eluana Englaro La ricaduta educativa della sentenza della Corte di Cassazione!

Il problema siamo noi L

a sentenza ormai inappellabile ed esecutiva della Corte di Cassazione a favore della sospensione delle cure per Eluana Englaro è a tutti gli effetti una sentenza di morte, che introduce per via giurisprudenziale l’eutanasia nel nostro paese. Nel dibattito che si è aperto, due sono le ragioni addotte dai sostenitori della sospensione delle cure: il no all’accanimento terapeutico e l’appello al principio di autodeterminazione. Sono due criteri di azione ineccepibili , ma vanno rettamente intesi e responsabilmente applicati. L’accanimento terapeutico anzitutto. La medicina oggi dispone di possibilità sempre più estese e invasive d’intervento clinico. La possibilità medica però non dice comunque e sempre una liceità etica. Là dove un atto medico risulta sproporzionato rispetto ai prevedibili effetti su un paziente, si può lecitamente rinunciare. Tale atto può configurare un’ostinazione terapeutica, lesiva della dignità della persona. Al punto da configurarsi anche un obbligo di sottrarsi ad esso. Non è questo il caso di Eluana. Le cure infatti che le vengono prestate non sono di carattere sanitario, ma d’ordine umano. Eluana non è in grado di nutrirsi da sola, per cui viene amorevolmente assistita da persone che le procurano cibo e acqua e glieli somministrano. Ed in più la puliscono, la vestono, le sono premurosamente vicino. Non c’è nulla di sproporzionato, di accanimento in questo: c’è solo presenza e ac-

compagnamento amorevole. C’è soltanto da ringraziare Dio che – in una società in cui tutti “hanno fretta” e “tanto da fare” – ci sono persone che “hanno tempo” per assistere pazienti come Eluana. Perché vietare questo amore? Amore altamente educativo! Né si dica che il coma persistente in cui è Eluana è una non-vita. Questo non è avvalorato da nessuna diagnosi clinica. In Eluana c’è attività cerebrale, anche se incompleta, e le attività organiche sono autonome: Eluana è viva. E se è viva è persona, non meno di ogni altra che gode di ottima salute. E’ per questo che privarla dell’acqua e del cibo è sopprimerla. C’è poi l’appello al principio di autodeterminazione, che fa del soggetto il primo responsabile della propria vita, chiamato a decidere della rinuncia o meno a un atto medico. Principio sacrosanto, ma che non fa del soggetto un arbitro assoluto delle proprie scelte. L’autodeterminazione infatti non è esercitata in un vuoto di significati e di valori, in modo da rendere ogni scelta buona e lecita. Così che rinunciare a un atto medico gravoso e dai risultati precari è autodeterminazione responsabile e legittima. Rinunciare a un atto medico che salva la vita o che consente il recupero di condizioni dignitose di vita è autodeterminazione irresponsabile e illegittima. Ugualmente dicasi della rinuncia all’alimentazione e all’idratazione che non sono atti medici, ma atti elementari e

primari del vivere. E’ responsabile l’autodeterminazione a morire con dignità umana e cristiana; ma non a morire perché il vivere non risponde a determinati standard e qualità. La vita nostra o altrui non è un oggetto nelle nostre mani, così da non offrirsi indifferentemente all’audoterminazione del soggetto. Questo a motivo del valore assoluto della vita umana. Valore che non può mai legittimare alcuna scelta soppressiva. Inoltre non va dimenticata la ricaduta educativa di una tale sentenza, che fa scuola, crea mentalità, incide sugli immaginari collettivi, favorendo una cultura eutanasica e spianando la strada all’eutanasia per tutte le persone in labili e degenerative condizioni di vita. E’ quello che vogliono i cultori dell’eutanasia. Dove eutanasia, prima che di una pratica, dice di una filosofia della vita. Vita intesa in termini di qualità ed efficienza, col venir meno delle quali una vita vale meno o non vale più. Nel qual caso il problema non è Eluana, come non lo è nessuno che vive nelle condizioni di Eluana. Il problema siamo noi, ai cui occhi la loro vita non ha più un valore e il loro essere ancora al mondo ci è insopportabile. MAURO COZZOLI Ordinario di Teologia Morale, nella Pontificia Università Lateranense

Nuove generazioni Rapporto Eurispes - Telefono azzurro

Il faticoso equilibrio Ipertecnologici, alla ricerca dello sballo, ma anche con la paura di essere rapiti o violentati: sono i “tecnoager”, ovvero “i giovani alla ricerca di un equilibrio tra nuove possibilità e la rumorosa solitudine della rete”. A dipingere così le nuove generazioni è il 9° Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza realizzato dall’Eurispes e da Telefono Azzurro, presentato il 18 novembre a Roma, e che nasce da due indagini svolte in 41 scuole e che hanno interessato circa 6.000 bambini e ragazzi di età compresa tra i 7 e gli 11 e dai 12 ai 19 anni. Sempre connessi. Tv, telefonino, consolle, lettore mp3 e Internet fanno parte della dotazione “hi tech” di base delle nuove generazioni. Quanti non possiedono un cellulare rappresentano una sparuta minoranza e 3 ragazzi su 10 lo usano per più di 4 ore al giorno. Parte consistente della giornata viene poi dedicata a navigare: nel 26,5% dei casi fino ad 1 ora al giorno, nel 22,5% da 1 a 2 ore, nel 16,5% da 2 a 4 ore e nel 12,9% per più di 4 ore al giorno. L’utilizzo più diffuso di Internet fra gli adolescenti riguarda la ricerca di informazioni (90,5%) e di materiale per lo studio (80%). Sono molto diffusi il download di musica, film, giochi o video (72,5%) e la fruizione di filmati su Youtube (69%). Il Rapporto rileva anche che un bambino su 10 possiede il cellulare prima dei sei anni di età. La maggior parte

(34,9%) lo ha tra gli 8 e i 9 anni. Complessivamente il 57,5% dei bambini possiede un cellulare, (il 36,6% non lo ha ancora) che viene usato per chiamare i genitori (73,7%), per scattare fotografie (61,3%), chiamare gli amici ed inviare sms (58,6%), giocare (56%), per girare filmati (49,5%). Tra i bambini risultano particolarmente diffusi i videogiochi: il 47,6% ha confessato di averne usato di inadatti. Il 38,5% è, tuttavia, consapevole che i videogiochi violenti non sono adatti per loro mentre il 22,4% li considera divertenti. L’8,5% dei più piccoli ha riferito che i videogiochi violenti aiutano a scaricare la rabbia mentre il 4,8% ha affermato che fanno provare un senso di forza e potenza. Alla ricerca dello sballo. Il divertimento dei giovani, secondo il Rapporto, passa, in particolare, attraverso il consumo di alcol: si comincia a bere già a 11 anni ma lo sballo comincia intorno ai 16 anni. Secondo il Rapporto, che cita dati dell’Istituto superiore di sanità, sono 770.000 i giovani sotto i 16 anni che consumano alcol. Il 75% beve il sabato sera: il 35,7% da 1 a 2 bicchieri, il 27,8% da 3 a 5 bicchieri, il 19% dai 6 bicchieri in su. Il sabato beve l’83% dei ragazzi dai 16 ai 18 anni, il 67% di quelli dai 13 ai 15, il 66,7% di quelli dai 19 ai 24. Il 20% si ubriaca durante il fine settimana. Un dato più generale parla di un 51,5% che ha dichiarato di bere alcolici qualche vol-

ta, mentre il fronte di quelli che non hanno mai bevuto si attesta al 38,8%. Tra le ragazze si fa largo il consumo occasionale di alcol: il 55% ha affermato di farlo qualche volta. L’uso di bevande alcoliche avviene per il 49,6% dei casi in feste e ricorrenze e per il 27,9% quando si è in compagnia. La stragrande maggioranza dei ragazzi (83,1%) non ha mai guidato una moto o un’auto dopo aver bevuto alcolici. La percentuale sale all’88,3% per le ragazze, più prudenti. Non manca la cocaina: rispetto al 2007, sono aumentati i consumatori di oppiacei (+40%) e di cannabinoidi (+21%). I ragazzi dai 14 ai 15 anni consumano nel 77% dei casi cannabinoidi, nel 9% cocaina, nell’8% oppiacei. Simile la situazione dei minori di 16-17 anni: l’81% consuma cannabinoidi, l’8% cocaina, l’8% oppiacei. Con tante paure. Il Rapporto prende in esame anche le paure di bambini e adolescenti. Il 22,6% dei bambini è terrorizzato dal rapimento, il 16,3% ha paura di essere avvicinato da sconosciuti, il 16,2% di essere coinvolto in attentati terroristici, il 13,9% di perdersi, il 13,5% di assistere a scene violente, il 12,6% di rimanere solo in casa e di essere picchiato da coetanei. Per il 42% dei piccoli i genitori rimangono i principali punti di riferimento nelle situazioni di emergenza e solo una minoranza (3,2%) ha chiamato un numero di emer-

genza. Il 17% degli adolescenti ha paura di subire violenze sessuali, seguita dal timore di essere importunati da sconosciuti (11%) e di essere rapiti (9,7%). Ma il 51,6% ha riferito di vivere tranquillo. Sul versante del bullismo, tema preso in esame dall’Eurispes, il 27,8% dei bambini ha detto di essere stato vittima di brutti scherzi (27,8%), il 26,6% di aver subito provocazioni e prese in giro. Il 17,6% è stato invece escluso ed isolato dal gruppo. Se i bambini sono quelli che subiscono maggiormente minacce, furti e percosse, le bambine invece lamentano esclusione e isolamento dal gruppo (20,2%). Tra gli adolescenti, il 36,9% ha rivelato di aver assistito ad episodi di bullismo nella propria scuola. Il futuro e l’amicizia. Nonostante i problemi e le paure, il 56,7% dei giovani nutre abbastanza (43,6%) o molta (13,1%) speranza di trovare un lavoro sicuro; il 42,2% ha poche o nessuna speranza. Un aspetto positivo è dato dall’amicizia tra alunni italiani e stranieri. La maggioranza ha dichiarato di aver instaurato un rapporto di amicizia (54,8%) e di provare simpatia (12,6%) o interesse (2,5%). a cura di Rocchi Daniele



diario multimedi@le Abbiamo noi la tv in mano. Ma siamo in mano alla tv! Caro diario, hai presente le dita di una mano? Ok, sono cinque; ed è proprio sulle dita di una mano e con cinque argomenti per ciascuno che un giornalista tv e un prete “televisivo”, in un libro che riesce a dare congenialità di coesistenza alla profondità del “cogitare” e ad un ampio spettro di “provocazioni” intelligenti ed oculate (“La tv in mano”, appunto, San Paolo 2008, Euro 9, 50), scrivono e testimoniano il loro amore / odio per la tv, analizzandone percorsi conosciuti ed inopinati labirinti di trappole per aiutare utenti di tutte le età (ma soprattutto genitori, educatori, autori, registi e programmisti) a cercare strade nuove a metà tragitto fra rifiuto aprioristico ed accettazione supina (e cioè, a dirla tecnicamente, fra “apocalittici” ed “integrati”). Attraverso una sorta di dialogo / scontro acutamente dimensionato nella medesima convivenza testuale, Giovanni Anversa e Don Antonio Mazzi si confrontano, con tutte le armi della loro professionalità, sui cinque motivi per “odiare” la tv (Anversa) e sugli altri cinque per non “odiarla” (Mazzi); ed il risultato è un piccolo grande capolavoro di saggistica televisiva e di costume, in cui teoria ed esperienza, tecnica ed aneddotica, bisturi e suture, perplessità ed aperture vanno a comporre una scacchiera in cui conflittualità e proposizione divengono cemento che assembla i due punti di vista, acclarando difformità ma anche, in ultima analisi e come già scritto, varie ed insospettate sintonie operative. Giovanni Anversa, 50 anni, giornalista, autore e conduttore televisivo, da quindici anni in Rai, ha firmato, e con successo, importanti programmi dedicati al sociale, come “Il coraggio di vivere”, “Ho bisogno di te” e “Racconti di vita”, dedicato, quest’ultimo, a personaggi di grande rilievo nel mondo del volontariato e dell’impegno sociale. “Il volume”, annota, “è una sorta di percorso dentro la mia esperienza umana e professionale per offrire un punto di vista, piccolo e parziale, sul fare televisione. Le dita della mano mi hanno offerto lo spunto giusto per ragionare, con l’aiuto di autorevoli interlocutori, sui meccanismi che caratterizzano il mezzo, la sua evoluzione, le sue potenzialità. La tv in mano, dunque, non è l’affermazione presuntuosa di chi ne possiede la conoscenza, ma la simbolica osservazione di chi tiene tra le mani un oggetto familiare e nello stesso tempo soverchiante ed estraneo”. Don Antonio Mazzi (chi non lo conosce?) è, invece, il prete dei marciapiedi, delle stazioni, dei disperati, è il prete più “mediatico” d’Italia (scrive sui giornali, va in tutte le tv e le radio, scrive libri); un prete ed un uomo che non ha paura di parlar schietto e di andare controcorrente, che ama l’essenziale, il senso della misura, i valori, le sfide di un’educazione solida che parte dalla famiglia ed arriva alla scuola e alla società; un prete ed un uomo che non si arrende mai all’evidenza della negatività, ed anzi si batte per l’espansione della speranza, dell’ottimismo, della gioia e della serenità, traguardi, ne é sicuro, accessibili a tutti. “Bisogna decidere se la televisione è una malattia grave, perniciosa, letale, più o meno come l’Aids”, scrive, “oppure se è quasi una malattia, come l’influenza”. Ma, in attesa di decidere, come guarire? “Purgandosi” dalla tv almeno un giorno alla settimana: e cioè spegnendola, facendo tutt’altro fuorché ripiantarsi sul video e, il giorno, dopo riprendere con tranquillità gli affanni quotidiani, tra cui anche, volendo, qualche mezz’ora di tv. È lo spirito con cui va letto e meditato questo libro su una “deleteria influenza” televisiva troppo criminalizzata per un verso e troppo banalizzata per un altro, al fine di riportare il “medium” più stupido e pernicioso ad un uso intelligente e meno idolatrico: e con i consigli di una “videocoppia” così qualificata, caro diario, sicuramente ci riusciremo. Nuccio Mula




L’Amico del Popolo

23 Novembre 2008

      

        Ogni giorno 38 mila sacerdoti diocesani annunciano il Vangelo nelle parrocchie tra la gente, offrendo a tutti carità, conforto e speranza. Per continuare la loro missione, hanno bisogno anche del tuo aiuto concreto: di un’offerta per il sostentamento dei sacerdoti. Queste offerte arrivano all’Istituto Centrale Sostentamento Clero e vengono distribuite tra tutti i sacerdoti, specialmente a quelli delle comunità piÚ bisognose, che possono contare cosÏ sulla generosità di tutti.

OFFERTE PER I NOSTRI SACERDOTI. UN SOSTEGNO A MOLTI PER IL BENE DI TUTTI. Per offrire il tuo contributo hai a disposizione 4 modalitĂ :

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• Conto corrente postale n° 57803009

Per chi vuole, le offerte versate a favore dell’Istituto Centrale

• Carte di credito: circuito CartaSi chiamando il numero verde 800.82.50.00

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