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Anno 53 Esce il Venerdì - Euro 1,00

N. 31 - 12 Ottobre 2008 C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

La religione non è come il fumo! «La religione non è come il fumo, che si può tollerare in privato, ma che in pubblico deve essere sottoposto a strette limitazioni», sono parole del Cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano pronunciate in occasione di un dibattito su “Il secolo delle fedi” tenutosi a Roma nei giorni scorsi. Queste parole ben si prestano all’iniziativa delle parrocchie di Agrigento di tenere delle “assemblee dei cittadini” per confrontarsi con loro sui problemi della Città e di cui questa settimana offriamo, in attesa del documento finale dei parroci, un’intervista con don Mario Sorce, anima degli incontri. Da queste pagine, in più occasioni, abbiamo rivendicato la piena legittimità che i cristiani partecipino al dibattito pubblico. A qualcuno nella nostra città questo non va giù e addirittura parla di “indebita ingerenza”, qualche altro invita i parroci ad “occuparsi delle anime”. A questi signori vorrei semplicemente ricordare che il Cristianesimo conosce da sempre la distinzione fra la sfera religiosa e quella sociale e politica, in altre parole la sana laicità. L’ha scoperta addirittura prima dello Stato. Infatti, molti dei primi Cristiani furono martirizzati perché, pur insegnando il rispetto delle Autorità civili, si rifiutavano di offrire incenso all’Imperatore. Nel suo recente Discorso all’Eliseo, il 12 settembre , il Santo Padre ha ricordato che «sul problema delle relazioni tra sfera politica e sfera religiosa Cristo aveva già offerto il criterio di fondo, in base al quale trovare una giusta soluzione. Lo fece quando, rispondendo ad una domanda che gli era stata posta, affermò: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”» Consapevole di tale distinzione, il Cristianesimo promuove valori che non si dovrebbe etichettare come “cattolici” e, quindi, “di parte”, accettabili solo da chi condivide questa fede. La verità di quei valori, infatti, sta nella loro corrispondenza alla natura dell’uomo e, dunque, alla sua verità e dignità. Le Assemblee hanno voluto ricentrare l’attenzione alla cosa pubblica. Negli incontri ho visto cristiani, che si sentono pienamente cittadini, abbandonare i panni dei clienti-consumatori per assumere quelli delle persone lungimiranti interessate a costruire con successo un futuro prospero per sé e per i propri figli. Carmelo Petrone

CITTA’

CULTURA

Intervista con Matteo Collura

«Pennelli»: che fare? di Franco Pullara

PROVINCIA

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di Gianni Zambito

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VITA ECCLESIALE

Aereoporto: disillusione di P.C.

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Divorziati: dall’indifferenza all’accoglienza di Stefano Casà

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INTERVISTA con Mario Sorce al termine delle Assemblee cittadine

Pacifica «rivoluzione» S

i sono concluse in questi giorni le assemblee cittadine svoltesi sul territorio cittadino ed organizzate dall’Ufficio di Pastorale sociale della Curia Arcivescovile di Agrigento. Abbiamo chiesto al direttore don Mario Sorce di tracciare un bilancio dell’iniziativa. Don Mario ricordiamo ai nostri lettori perché sono nate le Assemblee cittadine. Le Assemblee nascono dai gravi problemi che si sono verificati quest’estate, la crisi idrica, la poca pulizia nei quartieri, il divieto di balneazione nelle acque di San Leone, ma dalle assemblee sono venuti fuori molti altri disagi, come ad esempio in alcune zone della città non esistono le fognature, le strade sono delle

“trizzere”, mancanza di illuminazione, di marciapiedi, piste ciclabili, cura del verde pubblico ed in molti quartieri manca proprio il verde pubblico o delle zone verdi. Questi sono stati i punti di partenza perché scopo primario era quello di permettere al cittadino di parlare, di riappropriarsi del suo diritto dovere di cittadinanza attiva. Siete riusciti a realizzare questo scopo che vi eravate prefissati? Se non siamo riusciti totalmente a far si che i cittadini si riappropriassero del ruolo attivo questo non possiamo dirlo ma intanto possiamo dire che più di mille persone hanno partecipato alle assemblee, hanno fatto sentire la loro voce. Marilisa Della Monica

«Far ritornare nel cuore di ogni cittadino l’orgoglio di essere agrigentino»

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BIVONA Documento della comunità ecclesiale

La comunità di fronte alla mafia ed al racket Pubblichiamo il documento che il Consiglio pastorale della Chiesa Madre di Bivona ha elaborato dopo gli atti di violenza verificatisi nella cittadina montana. La Sicilia è terra di fede, di cultura, di arte, di lavoro, ma anche di contraddizioni ed illegalità dilaganti. Fatti gravi verificatisi a Bivona interrogano la comunità ecclesiale e civile su quanto Dio dice: “La voce del sangue di tuo fratello grida giustizia”. Pertanto la comunità cristiana di Bivona condanna: i tristi fenomeni della mafia, dell’usura, del racket, del pizzo, dell’inquinamento ambientale che arrecano danno alla vita ed alla salute di tutti i cittadini; solidarizza: con chi è impedito a vivere la sua vita in libertà, a svolgere il proprio lavoro con dignità; vuole essere: portatrice e testimone di speranza in un mondo segnato dall’illegalità, insicurezza, disoccupazione ed emigrazione forzata; si impegna: a coinvolgere se stessi, le autorità civili e militari, nazionali e locali; le famiglie e la scuola a lottare contro l’ingiustizia, l’ignoranza, la diffusione di alcune droghe, le divisioni, le contrapposizioni che ostacolano il vivere e il bene comune; promuo-

I teologi parlano di Maria L’Associazione dei Bioeticisti Italiani di Agrigento organizza per Giovedì 17 Ottobre, con inizio alle ore 9.00, presso il Cinema Cittadino di Grotte il Convegno Regionale di Teologia su:

«La Madre di Dio nella Lumen gentium del Concilio Vaticano II» Dopo i saluti iniziali interverranno: - Mons.Giuseppe Di Marco su “La cooperazione di Maria al Mistero della Salvezza” (LG 56) - Don Baldo Reina su “Maria Madre del Rendentore nell’A.T.” (LG 55) - Prof.ssa Giuseppina Sansone su “Maria figura della Chiesa” (LG 63) - Dott. Nino Barraco su “Maria immagine e speranza della Chiesa futura” (LG 68)

ve: una cultura di giustizia, di legalità e di pace. Gesù dice: “amatevi come io vi ho amato” “qualunque cosa avete fatto a uno dei miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me”. La vergine Santissima Madre dell’amore, ci sia compagna in questo cammino e ci insegni ad essere portatori di speranza e costruttori di pace e di riconciliazione. Il parroco ed il consiglio pastorale della chiesa Madre di Bivona

Nel pomeriggio alle ore 15.30 - Prof.ssa Antonella Montalbano su “Maria Madre della Chiesa” (LG 53) - Don Giuseppe Alcamo su “Il culto per Maria secondo il Concilio Vaticano II (LG 66-67) - Prof. Domenico Pisana su “Maria modello di virtù per la Chiesa” (LG 65) - don Vincenzo Lombino su “Il primo culto di Maria in Sicilia”


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L’Amico del Popolo

Città

12 Ottobre 2008

PALAZZO DI CITTÁ La politica dei proclami

In Breve

“Pennelli” che fare? N

ella seduta del Consiglio comunale di martedì scorso si è discusso e approvato l’atto di indirizzo per l’Amministrazione comune per l’adeguamento delle altezze dei locali per le attività produttive a firma dei consiglieri Putrone, Calabrese, Picarella e Raccuia Si sono, anche, affrontati i punti all’ordine del giorno riguardanti l’approvazione del regolamento delle attività di spettacolo, mentre si è rinviato il dibattito sull’adeguamento alla legge Finanziaria 2008 sulla disciplina inerente la corresponsione del gettone di presenza spettante ai consiglieri comunali. Non si è discusso di depuratore, considerando esaurito il dibattito sulla mozione Picarella.

Questa la cronaca dell’ultima fatica del civico consesso a fronte dei proclami da parte dei gruppi e dei singoli consiglieri che indignati sulle emergenze cittadine dettano e lanciano le soluzioni, strano a dirsi, all’esterno e non all’interno dell’aula Sollano. L’ultima esternazione in ordine di tempo è quella del gruppo del Pd convinto che “la soluzione del problema della depurazione dei reflui dell’area balneare della città di Agrigento non può essere accantonata e deve essere definita con urgenza e prima della prossima stagione estiva”. Fatta salva Angela Galvano che è al suo primo mandato elettorale, per Lauricella e Hamel il loro ragionare dovrebbe iniziarsi dalla precedente legislatura, quando il Consiglio comunale bocciò la variante al Prg proposta dal sindaco Aldo Piazza, senza minimamente preoccuparsi degli effetti della scelta. Lauricella, Hamel e altri consiglieri

rieletti sanno benissimo che con la bocciatura della variante proposta dal sindaco si concretizzò la contraddizione tra il Prg che non prevede più il depuratore nel Villaggio Peruzzo e il Parf che, invece, ne adotta il sito. Agli agrigentini è stata vietata la balneazione con gravi ripercussioni nel settore del turismo. E’ emergenza. Emergenza è un termine che ad Agrigento fa paura più che in qualsiasi altro posto, dove ci si rimbocca le maniche per superarla. Noi viviamo con le emergenze da quella idrica all’igiene ambientale, dalla povertà all’emigrazione. E al lungo elenco si aggiunge l’inquinamento a mare. Del resto, ridotte sono le speranze di una soluzione a breve scadenza. In ogni caso si deve iniziare con il correggere o il Prg o il Parf. Il Consiglio comunale deve approvare la sua scelta e inviarla all’Assessorato regionale Territorio. Dopodiché dovranno iniziare i lavori di completamento del depuratore di Villaggio Peruzzo o, se la scelta sarà diversa, di scavo di una condotta di collegamento con il depuratore di Sant’Anna o del Villaggio Mosè. Ragionevolmente, i tempi sono lunghi e

VIABILITÀ La metropolitana di superficie A partire da questa settimana, arriveranno sedici nuovi collegamenti ferroviari tra Agrigento Centrale ed Agrigento Bassa e viceversa. Il servizio si inserisce nell’ipotesi di integrazione vettoriale e tariffaria allo studio fra Trenitalia (Gruppo FS), il Comune di Agrigento e TUA (Trasporti Urbani Agrigento) per intensificare l’offerta di trasporto pubblico nella città dei Templi. L’iniziativa è sperimentale e sarà utilizzata per verificare la domanda di trasporto nell’area ed il gradimento dei cittadini. I nuovi treni si aggiungono ai 31 collegamenti ordinari tra Agrigento e Palermo ed Agrigento e Caltanissetta/Catania e viceversa.

SANITÁ Riunione sindaci e Aziende ospedaliere

supereranno l’arrivo della prossima stagione balneare. Anche questa è un’emergenza che durerà a fronte dei proclami e degli annunci sulle immediate soluzioni che si tradurranno, molto probabilmente, nella sostituzione in urgenza con l’intervento del Prefetto, dei pennelli a mare, in modo da allontanare l’inquinamento solo di qualche centinaio di metri dal bagnasciuga, con buona pace degli agrigentini e della vocazione turistica della città. Franco Pullara

AGRIGENTO Città di emergenze

Società povera di persone È proprio strana la nostra società: vengono da noi tanti extracomunitari dall’Africa, dall’Asia e dall’ America del sud, quando i nostri giovani partono per il nord d’Italia o per l’estero. Si spostano in cerca di lavoro, gli uni per non sentire più cantare lo stomaco o per avere salva la vita e trovare quella dignità, che Gesù ha restituita ad ogni uomo, che gli è stata strappata dai prepotenti sfruttatori, gli altri per avere un lavoro per cui hanno studiato, che da noi non c’è, e così sentirsi realizzati. Ma se riflettiamo sia gli extracomunitari che i nostri giovani si trovano sullo stesso piano di necessità, poiché lottano per la sopravvivenza. Siamo già all’inizio del terzo millennio e abbiamo sulle spalle secoli di esperienza e di scoperte in tutte le branche della scienza, perché non riusciamo a programmare il lavoro ed a gestire le nostre risorse? Dico questo non perché sogno l’autarchia, ma perché amo questa terra e vorrei che non vi fossero squilibri sia nelle nostre comunità che nelle nostre nelle famiglie. Ad Agrigento abbiamo diversità di scuole, anche alcune facoltà universitarie, ma

osservando e valutando il contesto sociale, viene fuori che si vive in un contesto sottosviluppato. Il primo impatto che ha il forestiero con il contesto agrigentino, è triste. Riscontra che è scomparsa anche la sapienza contadina, quella sapienza che creava comunione. Nota che si trova tra gente che crede di vivere a proprio agio pur avendo le mani vuote, che non sa andare al di là di un palmo dal suo naso e che crede di stare nel giusto e nel vero, tanto che il ritornello che ripete sino alla noia è: “Ovunque è così!”. Non si rendono conto che sono stati spogliati di tutto, che la città è caduta nel massimo degrado, che non produce crescita, anzi va incontro alla morte. Quei posti di lavoro, che lo Stato crea non sono per la crescita della società agrigentina, ma per la sistemazione del Tizio e del Caio. Prendiamo esempio dall’Università. Tra le prime facoltà istituite ad Agrigento vi è quella in Archeologia. Quanti laureati ha sfornato e quanti di questi hanno trovato lavoro? Ha creato solo tanti disadattati. È questo squilibrio che continua a produrre l’emigrazione, grande piaga della società agrigentina. È uno stillicidio continuo e silenzioso

scende

La voglia di riscatto

Le strade cittadine 3

Si sono concluse le assembleee cittadine (vedi intervista a don Mario Sorce) quello che ne è venuto fuori è un risveglio, anche se lento ,delle coscienze dei cittadini. Non più passivi raccoglitori delle decisioni altrui, ma attivi attori del futuro e del miglioramente della nostra città.Risentirsi orgogliosi dell’essere nati ad agrigento, non sentirci più i poverelli della Sicilia e non tenere più conto degli sberleffi che provengono dai palermitani e dai catanesi che ci definiscono paesani. Siamo una città adesso impariamo ad essere veri ed autentici cittadini.

Alcuni giorni addietro, operai non ben definiti, hanno operato una bella rottura del manto stradale all’inizio della via Duomo. Dopo avere apportato parecchio disagio, si doveva effettuare una gimkana attraverso marciapiede ed escavatore, e terminato i lavori adesso rimane, come consuetudini tutta agrigentina, la strada senza manto stradale ed in più con un bel “fosso” che se percorso senza le dovute attenzioni può provocare dei bei danni al mezzo di trasporto. Continuate a segnalare i tratti di strada pericolosi.

sale

IACP Guerra agli abusivi

di giovani laureati e diplomati, che sta facendo morire le nostre comunità, poiché non ha più un ritorno. Nessuno pone questo problema gravissimo sul tavolo per discuterlo e risolverlo. Anzi sorge il sospetto che volutamente venga ignorato. Viviamo in un contesto egoistico esasperato, che proviene dal “si salvi chi può”. Con questa mentalità vi è chi sfrutta la situazione per arricchirsi ancora di più, chi sceglie un padrone per avere protezione e sistemazione e chi, e sono la grande maggioranza, languisce e fugge se può. Secondo i calcoli forniti dall’Ancot (Associazione nazionale consulenti tributari) Agrigento è al secondo posto per famiglie ricche dopo Catania. Questo benessere economico da dove viene e dove va? Eppure ad Agrigento abbiamo case e alberghi di grande lusso, che si affacciano su strade sconnesse, sporche e piene di erbacce. Se le mura dell’ex sacrestia della chiesa di S. Alfonso potessero parlare, quante lacrime, quante delusioni, quante speranze svanite racconterebbero! Genitori, che hanno investito tutti i loro sacrifici sui figli, facendoli studiare e specializzare, oggi si ritrovano soli e impoveriti economicamente, ma specialmente vivono spogliati dagli affetti, perché i figli sono partiti e i nipotini se li godono in fotografia. Giuseppe Russo

la Settimana

UNICI... SEMPRE Incredibile ma vero! Siamo la città più assetata d’Italia e spendiamo più dei milanesi. Ma credete davvero, a proposito di città assetata, che si tratti di una novità? L’acqua, secondo i dati diffusi dal Corriere della Sera, è sempre più cara e costituisce un vero e proprio salasso per tante famiglie, naturalmente del meridione. Si apprende che, in fatto di acqua, Milano è la città più economica, con tariffe quattro volte più basse di quella di Agrigento. A Milano si spendono, infatti, in un anno 106 euro. Qui da noi, invece, ben 445. E non sono certo incluse, nelle 445 euro, le somme che molti di noi siamo costretti a sborsare spesso per rifornirci dai privati con le autobotti. Purtroppo, continuiamo a tenere testa alle classifiche negati-

I problemi conseguenti alla presentazione, da parte del governo regionale, del piano di contenimento e di riqualificazione del servizio sanitario e dei suoi riflessi nella provincia di Agrigento. Questo il tema al centro dell’incontro svoltosi al Palazzo di Città, su iniziativa del sindaco Marco Zambuto. Un appuntamento al quale hanno perso parte, non solo numerosi sindaci della Provincia agrigentina, ma anche il general manager del San Giovanni di Dio, Giancarlo Manenti, il direttore generale dell’azienda ospedaliera di Sciacca, Luigi Marano, Elio Cordaro, direttore amministrativo dell’Asl di Agrigento, la classe medica, rappresentati dei sindacati e ancora il tribunale per i diritti del malato. La conferenza ha voluto offrire l’occasione per delineare una posizione nei confronti del Governo regionale anche per individuare le soluzioni e gli interventi necessari a garantire la “continuità assistenziale”, sufficienti servizi domiciliari alternativi ai ricoveri ospedalieri e l’adeguamento degli organici di personale sanitario delle Aziende ospedaliere alla media nazionale e regionale.

Un accurato censimento delle case popolari, con relativo accertamento delle generalità di chi vi abita, è stato disposto dal sindaco di Agrigento, Marco Zambuto. Lo scopo è quello di scovare chi vi alloggia abusivamente, senza averne alcun titolo, e chi specula con affitti e subaffitti. Il primo cittadino ha incontrato il commissario dell’Istituto autonomo case popolari, Petralito, per mettere a punto una strategia comune. Un apposito ufficio verrà istituito per meglio coordinare l’attività.

FONTANELLE contratto di quartiere La sezione di Agrigento dell’Ufficio regionale per l’espletamento delle gare di appalto ha definito le operazioni di gara per la realizzazione dei lavori relativi al contratto di quartiere Fontanelle – Amagione. Con l’aggiudicazione e dopo la firma del protocollo d’intesa tra il Comune di Agrigento e la Direzione generale per l’edilizia residenziale e le politiche abitative ed urbane e la sottoscrizione della convenzione può concretamente attuarsi il programma di riqualificazione del quartiere di Fontanelle – Amagione. Infatti, con la firma di tali atti, sono destinati 6.750.000,00 euro necessari per la realizzazione di opere di miglioramento viario, manutenzione degli spazi destinati a verde pubblico e costruzione di nuovi alloggi.

di Eugenio Cairone ve che confermano, per chi non lo sapesse ancora, quanto strana sia la città in cui viviamo. Gli altri che hanno l’acqua in abbondanza pagano di meno. Noi paghiamo l’indecente servizio idrico a peso d’oro. L’acqua, si sa, ha sempre tenuto gli agrigentini in ginocchio. Mai, però, c’è stato qualcuno disposto a protestare per far valere i propri diritti. In primo luogo il diritto ad una vita dignitosamente accettabile. Quante volte abbiamo sentito dire che nessuno muove un dito per la soluzione del problema idrico e che neppure le autorità che dovrebbero intervenire, a tutela dei cittadini, intervengono? A proposito di carenza d’acqua, abbastanza curiosa è la situazione creatasi nel paese montano di San Giovanni Gemini. Qui l’acqua un tempo scorreva dai rubinetti in abbondanza. Ma stiamo parlando di un passato che difficilmente potrà tornare. Ed è un vero peccato visto che le sorgenti della montagna dissetavano gran parte della provincia di Agrigento, compreso il capoluogo.


L’Amico del Popolo

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Cultura

12 Ottobre 2008 STUDIO TEOLOGICO “San Gregorio agrigentino”

Un anno con Paolo

Inaugurato l’Anno Accademico I

naugurato il 5 ottobre, con la Prolusione del Prefetto degli Studi don Baldo Reina, l’Anno Accademico 2008-2009 dello Studio Teologico “San Gregorio agrigentino”. Nella sala Chiaramontana del Seminario Arcivescovile erano presenti docenti e studenti dello Studio oltre a S.E. Mons. Francesco Montenegro. Nella, vasta ed articolata, prolusione don Baldo Reina ha affermato che lo Studio per la nostra Arcidiocesi è un fatto estremamente positivo. La scelta

appunti Allestita presso l’ex convento San Francesco a Sciacca la nuova mostra del pittore Vincenzo Nucci, con tema il paesaggio siciliano. Ingresso gratuito dalle ore 10 alle ore 12.30 e dalle 17.30 alle 20.30. Sarà presentato il 19 ottobre a Como il libro “Una scelta di libertà oltre la vita” biografia su Calogero Marrone il Perlasca di Favara.

fatta dalla Chiesa agrigentina nel lontano 1987, di dotarsi di una robusta formazione teologica, riprendendo la tradizione che le apparteneva ha in sè una indiscutibile bontà. Una realtà piccola ma preziosa, ha detto, che serve la Chiesa. Don Baldo ha messo in evidenza le luci di questi trent’anni di storia (il circuito di idee e proposte impregnate di sapere teologale messi al servizio della Chiesa diocesana, la possibilità data ai seminaristi di formarsi rimanendo nel grembo della loro madre Chiesa, l’affiliazione alla Facoltà teologica di Sicilia, concessa dalla Congregazione nel 1993, che ha permesso agli studenti di conseguire in loco il titolo di Baccellierato). Insieme a questi luci ha evidenziato qualche ombra (una fra tutte la divisione dello Studio dal resto della formazione, la vita scolastica dalla vita eccelsiale, l’insegnamento dalla pastorale) e ha auspicato che da parte di tutti si torni a riflettere in modo costruttivo sul ruolo di uno Studio Teologico diocesano per tornare a mettere insieme i tempi della formazione con i contenuti studiati, lo studio della teologica con l’amore alla chiesa, la comprensione della categorie teologiche con l’esercizio del ministero, la ricerca con la te-

Paolo e il silenzio

stimonianza. Per superare queste divisioni don Baldo ha auspicato, rivolgendosi in modo particolare ai docenti, di andare oltre l’idea della semplice scuola, per recuperare l’idea di “laboratorio” per riflettere, proporre, studiare, analizzare, lanciare idee. I docenti, ha continuato don Baldo, non possono accontentarsi di presentare contenuti validissimi senza creare una rete in cui questi stanno insieme in un disegno ordinato ed armonico; ed ha indicato nell’apostolo Paolo un modello che riesce ad essere al tempo stesso teologo e missionario, pensatore e guida. Anche mons. Montenergro, ha invitato i seminaristi a studiare

non per lo studio ma per crescere come uomini, come maturazione umana e crescita nella fede. E rivolgendosi ai docenti ha loro chiesto di trasmettere non solo un sapere ma di aiutare gli alunni a leggere la vita con gli occhi di Dio, far diventare i libri manuali di pietà e di preghiera. Infine l’Arcivescovo, che è anche il moderatore dello Studio teologico, ha auspicato che lo stesso si apra sempre più al territorio e diventi luogo di confronto e di dibattito. L’inaugurazione dell’Anno Accademico si è conclusa con la celebrazione eucaristica nella cappella del Seminario ed il giuramento dei professori.

PALACONGRESSI

AgrigentoArte Si conferma evento in ascesa “AgrigentoArteSegnali del tempo”, la mostra internazionale d’arte contemporanea, giunta alla quarta edizione, organizzata dal Centro studi Erato con la consulenza artistica di Francesco Gallo. 100 stand espositivi, 400 artisti, 20 gallerie d’arte, 4 accademie, 6 esponenti dell’editoria d’arte, questi i numeri dell’edizione di quest’anno svoltasi presso il Palacongressi di Agrigento dal 3 al 5 ottobre. «L’attenzione suscitata da AgrigentoArte – ha dichiarato l’assessore Biondi – non dovrebbe essere sottovalutata dagli operatori dell’informazione, i quali dovrebbero invece, in questa città ricca di contraddizioni di grande fermento arti-

stico e culturale, che cerca solo valvole di sfogo, recepirne l’importanza che si manifesta sotto molteplici aspetti». Alla mostra presenti prestigiose gallerie d’arte, quali “Mercurio”, e l’Accademia di Brera con le opere del I Corso di pittura, la galleria “Arte spazio” di Catanzaro che ha esposto opere di Rotella, Ceccobelli, Guttuso, De Chirico ed Editalia, del gruppo Istituto Poligrafico dello Stato e Zecca, ha esposto opere di Guttuso, Fiume, Sassu. Ma i visitatori hanno anche avuto la possibilità di visionare una collaterale con opere di Gianbecchina e degli allevi delle Accademie di belle arti di Catania, Agrigento e dell’Istituto Gallo con le creazioni realizzate dagli allievi del corso in grafica pubblicitaria.

a cura di Baldo Reina

Foto Pietro Coccia

Si è conclusa con la premiazione del film vincitore, “Il falsario - Operazione Bernhard”, presso il Museo Archeologico regionale di Agrigento, la trentesima edizione del premio Efebo d’Oro, premio creato dal Centro Narrativa e cinema di Agrigento. Tra i premiati oltre al regista del film vincitore, Stefen Ruzowitzky, il regista Pupi Avati, in questi giorni nelle sale cinematografiche con il suo ultimo film “Il papà di Giovanna”, che ha ottenuto il premio speciale come testimonial del trentennale della manifestazione, Antonio Frazzi, regista della fiction “Il commissario De Luca”. Efebo d’argento all’attore Alessandro Preziosi, protagonista della fiction di Frazzi, tratta dai libri di Carlo Lucarelli.

Cosa è successo all’apostolo Paolo dopo l’incontro con il Risorto sulla via di Damasco? Le fonti di cui disponiamo (Atti e lettere) ci dicono poco: il silenzio nel deserto arabico, qualche visita alle ‘colonne’ della Chiesa madre di Gerusalemme e un dimesso ritorno alla città natale. Per circa un decennio si perdono le tracce dell’uomo valoroso e dell’agguerrito persecutore dei cristiani e alle armi della contesa contro i seguaci di Gesù si sostituiscono gli arnesi poverissimi del silenzio. Non ci è dato sapere cosa Paolo abbia fatto in quegli anni e lui stesso non ci consente di entrare nello scrigno segreto del suo deserto; ma sarebbe sbagliato voler comprendere il Paolo scrittore e missionario itinerante per le vie del mondo senza collegare quell’incredibile avventura agli anni nascosti e silenti. Come per il popolo i quarant’anni di deserto sono stati propedeutici all’ingresso nella terra della promessa, come per Gesù i trent’anni di vita domestica hanno costituito un tempo propizio per la maturazione umana… così anche per Paolo il decennio del nascondimento sarà certamente servito a prendere coscienza di ciò che era accaduto per poi formularlo ed annunciarlo appassionatamente. Si sarà sentito come spogliato dal Risorto; tutte le certezze su cui aveva fondato una intera vita erano crollate; era venuta meno la certezza di una Legge che rende giusti, di un codice farisaico troppo appesantito di norme e troppo povero di Dio, di una religione che pretendeva di ‘sentire senza ascoltare’ e ‘vedere senza contemplare’. Si è ritrovato da solo con quella Voce che aveva squarciato la sua sordità e gli aveva sconvolto l’esistenza. In quel periodo di deserto – interiore prima ancora che geografico – Paolo ascolta, medita e contempla. Nelle visite alla Chiesa di Gerusalemme chiede notizie a coloro che erano stati testimoni oculari e che avevano conosciuto Gesù ‘secondo la carne’; attinge tutto ciò che riguarda la vita del Nazareno e, in particolare, la sua morte e risurrezione. E poi di nuovo il silenzio. Forse riprende tra le mani il testo di Osea che, come fariseo studioso della Scrittura, conosceva bene: “La condurrò nel deserto e là parlerò al suo cuore…” e ha vissuto il tempo del silenzio come spazio per l’incontro con Dio, occasione privilegiata per far dialogare i cuori prima di mettere in movimento l’intelligenza e la bocca. É stato il tempo dello Spirito che, come nel grembo di Maria, ha reso possibile ciò che agli uomini sembrava impossibile ed irrealizzabile. Con questo frammento di vita Paolo ci insegna l’importanza del silenzio poiché nessuna scelta sarà efficace se non sarà preceduta da una maturazione silenziosa in cui Padre e figlio si incontrano, si guardano negli occhi, si capiscono e si amano. Anche per la nostra chiesa agrigentina, impegnata a vivere l’anno dell’ascolto, questa è una lezione utilissima. Se veramente vogliamo verificare il nostro tessuto ecclesiale dobbiamo innanzitutto metterci alla presenza di Dio, consentirgli di tornare ad essere Parola che penetra ‘fin nella giuntura del midollo’; dobbiamo imboccare la strada angusta ed oscura del deserto per far cadere ogni inutile sicurezza e consentire a Lui di darci il mantello che serve per affrontare il cammino e per essere nel mondo voce della Parola. Ascolto e silenzio. Perché l’ascolto è possibile solo se c’è silenzio attorno a noi e dentro di noi e il silenzio è la porta d’ingresso dell’ascolto e dell’altro.

INTERVISTA CON MATTEO COLLURA sul volume “Sicilia sconosciuta”

Tante isole in un’isola Attraverso il volume “Sicilia sconosciuta” (Rizzoli, pp. 368, € 38,00) ed i cento itinerari diversi proposti al viaggiatore, Matteo Collura fa incontrare il lettore con la varietà di razze umane, culture e paesaggi che fanno dell’isola “un continente non sempre facilmente decifrabile”. Grazie anche alle fotografie di Melo Minnella, l’autore ci conduce nei meandri di “un sistema di isole contenute in un’isola”, per farci penetrare nell’anima nascosta delle differenti Sicilie, man mano che si cambia provincia. Nelle note introduttive Collura esorta il viaggiatore a fare attenzione ai cambiamenti man mano che si sposta dalla Sicilia orientale a quella occidentale e ad osservare come: “tutto cambia, cambia la luce, cambia l’umore della campagna, cambiano le facce degli uomini e il loro carattere. Come ebbe a rilevare Vitaliano Brancati, andando da Catania a Palermo, da una Sicilia alle-

gra, luminosissima, festosa, si entra in una Sicilia cupa, amara, malinconica. E la differenza è data dal lungo perdurare, nel centro dell’isola e nelle sue propaggini occidentali, del feudo che era anche un modo di intendere la natura e di servirsene, modo che a Tomasi di Lampedusa nel suo celebre romanzo suggerì un aggettivo di grande efficacia per definire il paesaggio della Sicilia interna: irredimibile”. Abbiamo posto qualche domanda all’autore. A 24 anni dalla prima edizione di “Sicilia sconosciuta”, perché una nuova versione e in che cosa si distingue dalla precedente? Trattandosi di una guida è indispensabile che venga proposta una nuova edizione. Il paesaggio muta, invecchia, proprio come capita agli esseri umani. Questa nuova edizione di “Sicilia sconosciuta” tiene conto delle grandi e piccole trasformazioni (positive e ne-

gative) che la Sicilia ha avuto in questi ultimi anni. Accompagnando virtualmente una persona alla scoperta dei luoghi siciliani quale sguardo suggerisce di avere? Uno sguardo il più sereno possibile, mi verrebbe da dire vergine. Quando si guarda così, qual si voglia paesaggio o ambiente presenta novità, sorprese, meraviglie. In più uno sguardo attento, capace d’intravedere dietro la patina, a volte tutt’altro che invitante, una realtà che merita di essere conosciuta. Qual è la scoperta più comune che i siciliani e i forestieri fanno della isola? I siciliani amano scoprire quello che sta loro intorno. Sanno tutto delle loro città e paesi, ma pochissimo s’interessano del resto, anche se parte di uno stesso territorio. I siciliani scoprono segni e situazioni (non soltanto paesaggi-

stiche) che rafforzano il loro pregiudizio: quello di essere isolani e perciò isolati. I forestieri, come prima cosa, scoprono che la Sicilia non è un’isola, e che la sua modernità ha qualcosa di aggressivo oltre che di posticcio. In quali particolari e sfumature la descrizione dei luoghi è resa ‘viva’ dalle fotografie? Beh, mi diceva mio padre, il quale per una strana combinazione del destino ebbe a che fare con la fotografia, che “la macchina fotografica stampa quel che vede”. Ed è una lampante verità. La Sicilia si presta ad essere fotografata perché è un luogo ambiguo quanto lo è la fotografia. Quale parte della Sicilia le rimane personalmente ancora inedita e da

scoprire? Rimangono pochi luoghi, ormai. In ogni caso, le novità per me potrebbero venire soltanto dalle zone interne, quelle meno frequentate non soltanto dai turisti, ma dagli stessi siciliani. Non so, qualcosa del territorio di Enna forse mi manca o di quello di Caltanissetta, anche se in questa nuova edizione del mio libro ho dato più spazio proprio a queste due province. Questa più che una guida da consultare è una guida da leggere. È come un racconto della Sicilia, nel tempo e nello spazio. Gianni Zambito


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L’Amico del Popolo

Provincia

12 Ottobre 2008

PROVINCIA Le dure considerazione di Paolo Di Betta

Aeroporto: disillusione S

i infiamma la polemica attorno al parere negativo espresso dall’ENAC in ordine alla costruzione dell’aeroporto in località Racalmuto. Dott. Di Betta (ex presidente della Camera di Commercio di Agrigento e tra i fondatori dell’AAVT, n.d.r), il suo punto di vista, sulla vicenda aeroporto, partendo dall’analisi del progetto. Per quasi cinque anni, ho inseguito il presidente Massinelli, il presidente della provincia dr. Enzo Fontana e la Camera di Commercio informandoli che la Società di progettazione A.D.R. procedeva in modo irregolare con un elaborato progettuale non coerente all’incarico ricevuto e segnatamente per tre aspetti: a) il bando di gara; b) l’offerta tecnico-organizzativa (che aveva permesso all’A.D.R., di aggiudicarsi la gara su sei concorrenti; c) il disciplinare di incarico professiona-

le per la progettazione definitiva e gli studi di impatto ambientale (cioè il contratto tra l’AAVT e l’ATI A.D.R.). Cito due soli elementi. Il primo: il bando di gara, prevedeva un compenso per l’appalto a base d’asta di euro 338.278,27. La società ADR ha presentato invece una parcella dall’importo cinque volte superiore al prezzo di aggiudicazione; secondo la società ADR si era impegnata a progetto finito di interessare l’Enac, l’Enav, Ministero dell’Ambiente ed altri. In ordine al secondo punto la Società nominò il Presidente Massinelli ed un tecnico dietro un compenso di cinque milioni di lire al mese, per due anni, per il controllo della progettazione. Il tutto per dire che la Società si era impegnata a seguire l’iter progettuale richiedendo i nulla osta preventivi agli enti titolari a partire dall’Enac.Purtroppo il risultato è ben diverso dagli auspici e dagli impegni assunti dalla società. Lei afferma così che il progetto non ha avuto il supporto della società e quindi della stessa classe politica che si era fatta promotrice dell’aeroporto a Racalmuto? La presa di posizione di Riggio e dell’Enac confermano del resto le mie considerazioni. Qualcuno ha affermato che

Brevi provincia RAFFADALI Siglato un protocollo d’intesa tra il Centro per l’impiego - Unità Operativa di Agrigento, ed il comune di Raffadali. Scopo dell’iniziativa è quello di facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e nel contempo agevolare l’applicazione della legalità in materia di lavoro. In particolare saranno ideate diverse iniziative miranti a fornire informazioni sull’opportunità di lavoro e orientare verso l’occupazione più adeguata al bagaglio professionale di chi è in cerca di lavoro; garantire la realizzazione di informazioni ed orientamento alla formazione e al lavoro; promuovere opportunità ed interventi per i soggetti in difficoltà rispetto al mercato del lavoro; promuovere l’inserimento occupazionale delle donne; realizzare misure di politiche attive del lavoro che mirano a modificare il comportamento dei soggetti nel mercato del lavoro.

ASSOCIAZIONISMO L’A.I.S.M. (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) ritornerà in piazza nei giorni 11 e 12 ottobre p.v. con la manifestazione “Una mela per la vita”, in oltre 3.000 piazze d’Italia. L’Associazione, con i suoi volontari, sarà anche presente nelle piazze dei maggiori centri della provincia di Agrigento, tra cui: Agrigento (Porta di Ponte e Via Atenea sabato dalle ore 16,00); Favara (Piazza Don Giustino, domenica dalle ore 9,00). I Comuni interessati alla pre-vendita sono, oltre ai sopra citati, anche: Naro, Canicattì, Racalmuto, Palma di Montechiaro, Sciacca, Aragona, Porto Empedocle, Cattolica Eraclea, Montallegro, Ribera e Licata. Tutti i volontari sono impegnati al massimo e parecchi di loro, essendo docenti, stanno anche coinvolgendo i ragazzi delle scuole di ogni Ordine e Grado. L’invito a fare un gesto di solidarietà e dare la propria offerta, viene rivolto dalla Sezione Provinciale a tutti i cittadini indistintamente.

LUTTO Domenica 5 ottobre è ritornata alla casa del Padre la

Sig.ra Iolanda Trupia Vedova Spadaro Ai familiari, le condoglianze della redazione.

la scelta del sito di Racalmuto sia stata compiuta dalla societa da lei presieduta. Ho sempre detto e comunicato a Vito Riggio che il sito di Racalmuto è stato scelto da uno dei suoi consulenti più importanti, l’ing. Giovanni Tesoriere, assieme all’ing. Bevilacqua. La scelta di Racalmuto ha trovato il maggior sponsor nell’ex presidente della provincia Enzo Fontana. Lasciando ogni altra sua considerazione, qual è il consiglio da dare al presidente della provincia Eugenio D’Orsi per salvare il finanziamento e quindi vedere la realizzazione dell’aeroporto? Il presidente della provincia non deve parlare di avio superficie, e deve subito farsi consegnare il progetto definitivo dall’ADR per il sito di Misilina entro quattro mesi. Solo così sarà possibile realizzare l’aeroporto nella fascia centro-meridionale della Sicilia. P.C.

SCIACCA Azienda Terme

L’ atto finale Terme, atto finale, almeno per la questione del personale. Con l’attivazione del ruolo speciale 53 dipendenti sono stati collocati negli uffici regionali periferici di Agrigento (Soprintendenza, Parco archeologico, Genio Civile, Ispettorato Agricoltura), 25 resteranno, in posizione di “comando” negli stabilimenti della Terme di Sciacca Spa, altri resteranno nella liquidanda Azienda autonoma delle Terme per sbrigare gli ultimi adempimenti. Il ruolo speciale serve a garantire i dipendenti termali perpetuando il loro status giuridico: non erano dipendenti pubblici, pur essendo stati assunti con concorso pubblico. Ma questo è un altro discorso che si aggiunge a tutte le infinite anomalie presenti in una terra dove la fantasia e la voglia di intraprendere sono state soffocate dalla dilagante logica del clientelismo per la quale al consenso elettorale doveva seguire la “sistemazione”. Ma torniamo ai dipendenti termali, che devono ancora riscuotere un arretrato di tre stipendi, motivo per cui si trovano alle prese con le evidenti difficoltà che ciò comporta. L’accelerazione dell’attivazione del ruolo speciale ha spiazzato i sindacati. Essi si immaginavano di garantire la stabilità lavorativa entro le mura saccensi. Si attendevano di concertare la questione con il Dipartimento del personale dell’assessorato regionale alla Presidenza. Ma così non è stato. Nella riunione di qualche giorno fa hanno ricevuto solo un dictat: o così, oppure licenziati. Del resto, la legge “salvaterme” non prevede l’assegnazione dei dipendenti termali, inseriti nel ruolo speciale in enti locali come i Comuni. E allora, tutti ad Agrigento, forse qualcuno a Palermo. Alcune considerazioni, a questo punto, sono necessarie. Viviamo in una terra dove la disoccupazione sta svuotando le nostre realtà, ma sta anche sconvolgendo la fisionomia delle famiglie. I figli

studiano fuori Sicilia e lì rimangono a lavorare perché qui, in questa terra disgraziata, non vi sono opportunità. E allora in un contesto del genere, viaggiare quotidianamente alla volta di Agrigento non è proprio un dramma, se non altro per un rispetto dei tantissimi che cercano occupazione. Le scelte irremovibili compiute

diario multimedi@le «Dov’è il Figliol Prodigo? Lavora al Mc Donald’s» Caro diario, i “Jesus Freaks” (www.jesusfreaks.de) fondati dal pastore Martin Dreyer nel 1991, con le loro creste colorate, i vestiti ricoperti di borchie, i “piercing” e i tatuaggi, a prima vista richiamerebbero tutto fuorché l’immagine convenzionale di fervidi credenti. Ma l’abito non fa il monaco, si sa; e dietro un “look” ribelle e selvaggio (e storie di redenzione spesso straordinarie) battono cuori che ardono dall’amore per Gesù. I “Jesus Freaks” hanno valori assoluti, come la castità prima del matrimonio, la famiglia, la fedeltà e il diritto alla Vita; e s’impegnano moltissimo in attività a sostegno di piccoli e “ultimi”. Straordinario, poi, il loro uso del linguaggio. Ed infatti, Dreyer ha pure tradotto la Bibbia in versione 2000: un progetto, unico nel suo genere, nato, nel 2004, con l’uscita 1.0 della “Volxbibel”, la “Bibbia del popolo”(http://wiki.volxbibel.com: la 3.0 è per fine 2008). In essa, il linguaggio arcaico dei testi sacri è sostituito da modi d’esprimersi vicini ai vari “slang” giovanili di oggi. Così, ad esempio, se il “Figliol Prodigo”, prosciugata l’eredità del padre, si ritrova mandriano di porci, affamato, ma senza neanche la possibilità di cibarsi del loro mangime, nella “Volxbibel” lavora da “McDonald’s”, dove persino gli scarti dei clienti del ristorante gli sono negati. Nella Lettera ai Romani, poi, Dreyer, lì dove i discepoli sono indicati come “sale della terra e luce del mondo”, la metafora del sale viene attualizzata con quella dei frigoriferi, gli strumenti contemporanei per la conservazione ed il mantenimento dei cibi. Assurdo? Ridicolo? Prima di giudicare leggi, caro diario. “Frigoriferi e luce: come i cristiani devono essere nel mondo. Voi siete come frigoriferi per questo mondo, senza di voi tutto il buono sarebbe da buttare. Ma se questo frigorifero non funziona più, bisogna portarlo alla discarica, dove viene distrutto. Vi vedo come un riflettore alogeno di mille watt, che illumina il mondo. Se una città si trova sopra una montagna, si può vedere la sua illuminazione anche di notte a chilometri di distanza. Se ti procuri una lampada per la tua camera e l’accendi di notte, non la metti sotto il letto. Al contrario, l’appendi in alto da qualche parte, così che tutta la stanza diventi luminosa. Proprio così dev’essere la vostra luce, visibile per tutti gli esseri umani. Così per come vivete e per quello che fate, il vostro Papà nei cieli vi riconosce ed è orgoglioso di voi”. E che ne pensi di questo “Padre nostro 2000”? “Hey, Padre nostro che sei nei cieli! Hey, nostro Papà lassù! Quello che importa è che solo Tu e il tuo nome in questo mondo siano conosciuti alla grande! Sei Tu il capo sulla terra, così come lassù in cielo lo sei sempre stato. Hey, dacci per favore tutto quello di cui oggi abbiamo bisogno per vivere! E perdonaci quando ancora una volta abbiamo combinato delle cavolate, così come noi perdoniamo quelli che ci hanno fatto arrabbiare per gli sgarbi che ci hanno fatto. Fà in modo che noi non seguiamo dei cattivi pensieri e che non ti tradiamo e cose del genere. Non ci portare in situazioni dove possiamo fare degli errori. Salvaci, quando il male ci morde!”. Non solo i giovani, ma anche voci autorevoli hanno apprezzato l’iniziativa. Tra questi, addirittura Benedetto XVI che, ricevuta dall’evangelico Dreyer una copia della “Volxbibel” in Cd, gli ha scritto per compiacersi della sua missione, ricordandogli, però, che le Sacre Scritture sono, ovviamente, da leggere ed interpretare nel loro stile originale. “Volxbibel”, in ultima analisi, è un “open source”, un documento aperto sul “web” cui può accedere chiunque intenda contribuire alla sua ottimizzazione. Una volta passata al vaglio da teologi, studiosi e linguisti, la migliore traduzione passa sulla “Volxbibel” ufficiale che, fra due anni, sarà pubblicata in cartaceo. Che “sballo”, caro diario! Nuccio Mula

Continua dalla prima

a Palermo sono state assunte senza un confronto con i rappresentanti dei dipendenti. Ancora una volta, al rispetto della dignità dell’uomo, della sua essenza, dei suoi valori, sono stati sovrapposti atteggiamenti superficiali, d’autorità. La classe politica, nelle parole sempre proiettata alla solidarietà e alla difesa dei deboli, è stata assente lasciando alla deriva quasi un centinaio di famiglie. Adesso, quella “questione del personale” è giunta al capolinea. Non se ne parlerà più. E nel frattempo continua il silenzio sul futuro delle terme. L’importante risorsa, che appartiene a tutto il territorio agrigentino, è lasciata alla deriva, con un consiglio di Amministrazione che si è caratterizzato per il nulla, per l’immobilismo, per la sua collocazione frutto di obblighi dei referenti politici. Come al solito, alle parole dei politici non seguono i fatti concreti. Filippo Cardinale

Un numero che però è significativo e che porta alla luce la disaffezione alla politica ed anche del modo di fare politica, del fatto che la gente è stanca della promesse mai mantenute, di politici che non assicurano neanche i servizi indispensabili in una città. Molti politici si sono sentiti messi in discussione dall’organizzazione di queste assemblee. Possiamo dire tranquillamente che se qualche politico si è sentito messo in discussione ben venga perché serve anche a sentire il polso di quella che è la realtà politica in cui vive la città. Nelle riunioni non hanno parlato le rappresentanze dell’opposizione, hanno parlato i cittadini. La nostra azione è stata apolitica, far parlare la gente per trovare delle soluzioni ai problemi che la città si trova ad affrontare, ma la risoluzione dei problemi non spetta alla gente, ai cittadini. I cittadini si trovati e riuniti in assemblea per far sentire che ci sono, che non è più disposti a subire o ad essere partecipi passivi e che ci muoveremo in maniera massiccia perché finalmente qualcosa cambi. Si deve comprendere che fare politica non è un lavoro, una professione, è un servizio, che nel nostro caso deve essere svolto per rendere la nostra città più vivibile. Il vero punto di riferimento della politica è la persona ed è il suo bene che la nostra classe politica deve perseguire. Molti dei nostri problemi derivano dal fatto che le casse comunali non dispongono dei mezzi finanziari. Si comprende benissimo che la situazione è quella che è però non si può continuare a trovare la giustificazione nei problemi finanziari in cui versa l’ente comune, la questione non si può chiudere dicendo non ci sono i mezzi, si devono trovare tutte le strade possibili per recuperare questi fondi. Non si deve attendere che qualche politico in alto loco si intenerisca della nostra situazione, si deve lottare e cercare di percorrere ogni possibile strada affinchè questi finanziamenti arrivino. Marilisa Della Monica


L’Amico del Popolo

Società

12 Ottobre 2008

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LA CAROVANA DELLA PACE Il 2 ottobre ha sfilato in città

SCUOLA A colloquio con il prof. Sciortino

La Pace è convivialità delle differenze

«Sono ben 150 mila i posti a rischio»

L

a “Carovana missionaria della pace” è arrivata ad Agrigento il 2 ottobre scorso, nello stesso giorno in cui, in tutta Italia, si celebrava la “Giornata della Pace”. Il gruppo carovaniero era partito da Alessano, nella Puglia, dopo aver deposto un saluto, di buon auspicio, sulla tomba dell’indimenticabile vescovo don Tonino Bello, che qui, da qualche anno, riposa. Questo pastore, di cui la Chiesa pugliese giustamente trae vanto, nella sua vita e nella sua attività quotidiana di vescovo aveva messo al primo posto gli ultimi e i diseredati, pensando, così, di essere fedele alla consegna evangelica, che ricorda i termini del giudizio universale: “avevo fame… avevo sete… ero povero e forestiero...” . Alla sua scuola e a suo stile di vita, per fortuna nostra, si ispirano anche molti altri vescovi, tra cui il nostro, don Franco Montenegro, che cercano di fare diventare realtà ciò che per don Tonino era ancora allo stato di desiderio e di sogno. Agrigento, grazie all’impegno del gruppo “Laici comboniani”, guidati da Angelo Piraneo, ha accolto la carovana pugliese in piazza Municipio e da qui poi si è snodata la sfilata per vita Atenea, fino alla Mensa della solidarietà di via Gioeni. La carovana mostrava a tutti i partecipanti due elementi simbolici: una lampada e la Bibbia. Il testo sacro indica il deposito di sapienza a cui deve attingere il cristiano nel suo comportamento quotidiano; la lampada, invece, rappresenta la luce della ragione e della scienza, che deve guidare gli uomini nella realizzazione del regno di Dio: regno che – non so se sbaglio - in buona parte, coincide con quello dell’uomo. Alla manifestazione propace hanno partecipato oltre un migliaio di persone, con colori della pelle molto diversificati: da un nero che più nero non si può ad un nero “ombrato”, come quel-

lo degli abitanti del nord-Africa, ad un bianco germanico di cui la nostra città conserva tracce. Durante il tragitto alcuni giovani di colore hanno animato la sfilata con canti e slogan, richiamando la curiosità dei passanti. A Porta di Ponte la prima sosta e sul palchetto, qui preparato, sono saliti i giovani della carovana, che hanno illustrato il motivo di questo viaggio. Poi è stata la volta di padre Alex Zanotelli (nella foto in alto), il missionario comboniano che dei problemi degli ultimi e della giustizia sociale ha fatto lo scopo primario della sua attività missionaria. Padre Alex ha ricordato, con quel trasporto che lo caratterizza, i problemi che oggi si impongono nella nostra società. - L’acqua. Le grinfie delle multinazionali stanno tentando di accaparrarsi il dominio di questo bene prezioso, necessario e di tutti, per privatizzarlo e farne così affari d’oro, quando saremo tutti costretti a comprare l’acqua dalle loro industrie. - Il finanziamento alle guerre. Si sa che molte banche italiane, in maniera nascosta, finanziano attività di guerriglia nei paesi dell’Africa. Tutto questo è fatto solo per trarre ottimi guadagni. Ciò è possibile grazie ai nostri soldi depositati in queste banche e alle attività economiche che svolgiamo con esse. Bisogna costringere le banche a mantenere la massima trasparenza, altrimenti useremo il boicottaggio. - L’identificazione del forestiero con il delinquente. È oramai opinione corrente, specialmente tra la gente più semplice, a causa dei vari delitti e delle rapine, che il forestiero (nero, albanese, romeno, rom, ecc.) sia venuto da noi non per lavorare onestamente, ma per delinquere. Anche i politici sfruttano questa perce-

zione, al fine di far passare leggi che limitino l’accesso agli extracomunitari, che, con la loro condizione, a volte, disumana, disturbano i benpasciuti italiani. Questa identificazione non è vera. Vero è invece il dato di una tragica realtà, con la quale ha concluso il suo intervento padre Alex:

sono ben 40 mila i fratelli di colore che, nella ricerca di una vita “più umana”, hanno lasciato la loro vita in fondo al nostro mare, nel Canale di Sicilia e di fronte alle spiagge agrigentine. Dopo questo annuncio, che, per l’enormità della cifra, ha sbalordito i partecipanti, la sfilata è ripresa per via Gioeni. Nei pressi della Mensa della solidarietà, sotto lo sguardo della Madonnina, si sono presentati sul palchetto per una testimonianza, un giovane, originario dell’Etiopia, che ha ringraziato gli Agrigentini e la Caritas per l’accoglienza che ha ricevuto, ed un giovane afgano, di 21 anni, Fardin, che, nel suo italiano di appena 5 mesi, ha ringraziato la Sicilia e gli Agrigentini, in particolare, perchè hanno dimostrato tanta disponibilità nel risolvere i suoi grossi problemi di immigra-

to. La manifestazione si è conclusa con le parole del nostro Arcivescovo, don Franco Montenegro, che dopo aver ringraziato i partecipanti, la città e le autorità politiche e del sindacato presenti, ha ricordato che costruire la pace è un obbligo di tutti. Ma per costruirla bisogna aprire gli occhi e il cuore, cioè attenzione ed impegno. “Noi siamo sicuri - ha sottolineato - che la pace dipende in gran parte da noi e non solo da chi detiene le leve del potere”. Alla sfilata hanno partecipato il Prefetto, Umberto Postiglione; il sindaco, Marco Zambuto con buona parte della sua giunta; le rappresentanze sindacali; l’ARCI con uno striscione; alcuni istituti scolastici: l’ass. Libera; tanti cittadini sensibili al problema. Giovanni Lattuca

TRAPANI Forum

Giovani e lavoro - le sfide attuali Si apre giovedì 23 ottobre, presso il Seminario Vescovile di Casa Santa Erice a Trapani, il Forum conclusivo del progetto “Giovani e Lavoro – le sfide attuali tra innovazione e realtà produttiva”. Il Forum, che proseguirà i suoi lavori il

giorno dopo presso il Centro Educativo Ignaziano, nella sede dei Padri Gesuiti a Palermo, è stato promosso dalla Banca Don Rizzo, dal Centro Studi Don Rizzo, dalla Diocesi di Trapani, dall’Istituto di Formazione Politica Padre Arrupe e dall’Arcidiocesi di Palermo. I lavori saranno introdotti dalla giornalista di Milano Finanza, Stefania Peveraro, mentre il progetto sarà illustrato da Giuseppe Mistretta, presidente della Banca Don Rizzo, e da Antonino Raspanti, preside della Facoltà Teologica di Sicilia. Dopo un colloquio con Simone Cimino, presidente Cape fgr, e Luigi Campiglio, pro-rettore dell’Università Cattolica di Milano, la prima giornata si concluderà con l’intervento del vescovo di Trapani, mons. Francesco Miccichè. La seconda giornata, introdotta dal giornalista Vincenzo Morgante, capo redattore di Rai Sicilia, prevede l’inter-

vento di Antonello Montante, vice presidente di Confindustria Sicilia, mentre le conclusioni saranno affidate al direttore dell’Istituto di Formazione Politica Pedro Arrupe, don Gianni Notari. Il Forum pubblico si svolge a seguito di due seminari, che hanno avuto un taglio formativo, il primo, e un taglio di laboratorio di ricerca, il secondo, con la finalità di coinvolgere un gruppo di giovani delle province di Trapani e Palermo in un momento di analisi delle loro richieste e delle loro proposte. Il Forum, grazie alla presenza di imprenditori ed esponenti del mondo accademico, intende offrire un contributo alla valorizzazione delle aziende locali in un percorso di crescita che possa agevolare l’inserimento di nuove e qualificate professionalità. “Il problema cruciale è riallineare la responsabilità dei singoli e la responsabilità collettiva e, quindi, politica, nella direzione di un bene comune possibile e sostenibile per le nuove generazioni e per i bisogni del territorio regionale”. È quanto afferma Giuseppe Notarstefano, coordinatore didattico dell’Istituto Padre Arrupe di Palermo, nonché componente del Censess (gruppo operatori culturali dell’Università Cattolica). Salvatore Pezzino

Continua la nostra riflessione sul mondo della scuola alla luce della riforma promossa dal ministro Gelmini. Come abbiamo avuto modo di dire la scorsa settimana a guidarci nella riflessione sarà il Prof. Calogero Sciotino, docente di Filosofia al Liceo CLassico “Empedocle” Professore i precari nel mondo della scuola sono un problema o una ricchezza da utilizzare e valorizzare? Il precariato è stato sempre strutturale nella scuola italiana a causa della insensata politica scolastica da sempre applicata. C’è stata sempre la tendenza a risparmiare impedendo che i docenti utilizzati ottenessero la nomina a tempo indeterminato appena utilizzati, impedendo loro la progressione in carriera e tenendoli a lungo con lo stipendio iniziale. Si veniva così a creare di anno in anno una crescita esponenziale del precariato. Quando il precariato raggiungeva una dimensione insostenibile si provvedeva ad una sanatoria con l’immissione nei ruoli di tutto il precariato, a prescindere dalla qualità dei docenti, talvolta a prescindere dal titolo di studio posseduto, docenti riqualificati attraverso mai sufficientemente esecrati corsi abilitanti: Successivamente si stringevano le fila, si sospendevano i concorsi e si tornava a creare precariato…., poi dopo qualche anno nuova sanatoria, nuovi corsi abilitanti e così via dagli anni 60 del secolo scorso fino ad oggi. Tutto ciò sempre a scapito della qualità del servizio scolastico. Si sarebbe potuto evitare tanto precariato attraverso una seria selezione concorsuale e assicurando regolarità almeno biennale ai bandi di concorso. Si consideri che l’ultimo concorso della scuola italiana risale all’anno 2000. In tutti questi anni è di nuovo nato tanto precariato. La maggior parte dei precari di oggi, non tutti comunque, è decisamente più qualificata rispetto al passato perché proviene da corsi biennali universitari, aventi valore abilitante, frequentati post lauream, a proprie spese, e dopo avere superato una rigorosa selezione. Questi giovani, a dire il vero molti di loro non sono più giovani, stanno insegnando, perché inseriti nelle cosiddette graduatorie permanenti, come precari nella prospettiva, fino a ieri fondata, di una imminente immissione in ruolo. La logica del risparmio indiscriminato sui servizi, che ispira l’attuale governo, ha indotto non solo a chiudere in faccia la porta ai precari ma a programmare il taglio di ben 150.000 cattedre nel prossimo triennio in virtù della abolizione dei moduli nella scuola elementare, della ventilata riduzione a quattro anni della scuola media superiore e dell’aumento del carico di lavoro del personale in servizio. La Ministra dichiara che tutto questo migliorerà la qualità della scuola; si tratta, però, di una dichiarazione gratuita e ingannatrice perche con l’insegnante unico nelle elementari e con le altre diavolerie che stanno ponendo in essere la qualità del servizio scolastico non potrà che peggiorare la già scadente qualità del servizio scolastico, rendendo ancora più lontano lo standard della formazione in Italia rispetto all’Europa e al mondo. Mi sia consentita su questo tema una ultima riflessione di natura sociale e politica: giustamente l’opinione pubblica italiana, i partiti, i sindacati i mass media hanno stigmattizzato la gestione dell’Alitalia. È giusto, è doveroso che la comunità nazionale se ne preoccupi. Ciò che non capisco è il fatto che lo Tsunami della dottoressa Gelmini, cioè la soppressione di ben 150.000 posti di lavoro nella scuola, non preoccupi o non indigni l’opinione pubblica, sol perché i disoccupati non saranno piloti, oppure hostes ma solo docenti. S.E. Pennisi, delegato per la scuola, l’università e l’educazione cattolica, nel suo messaggio per l’apertura dell’anno scolastico invita la scuola ad essere trasmissione testimoniale ed argomentata di valori, secondo lei è ancora possibile? È certamente ancora possibile, perché nonostante tutto, nonostante le crisi epocale della scuola, le cui responsabilità stanno in alto, la scuola continua ad essere una istituzione preziosa e insostituibile, che riesce ancora a svolgere buona parte delle sue funzioni in virtù della professionalità di molti suoi operatori, dirigenti, docenti e non docenti, professionalità che ha supplito alla insensibilità della politica verso la scuola, di fatto abbandonata a se stessa o quasi. È tale professionalità che non ha lasciato andare alla deriva i valori laici solennemente proclamati dalla Costituzione e i valori religiosi pre-confessionali e confessionali di cui si nutre la società italiana. Ma la scuola è in difficoltà, in grave difficoltà, che la lungimiranza del Ministro, ci si perdoni l’ironia, rischia di trasformare in agonia. 3/4 Continua


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L’Amico del Popolo

Vita Ecclesiale

12 Ottobre 2008

CIANCIANA la comunità ecclesiale in festa

Don Filippo prete da 60 anni I

in Diocesi

l 26 settembre 2008 alle ore 19.00 nella Chiesa del Carmelo di Cianciana ha avuto luogo una solenne concelebrazione eucaristica in ringraziamento per il 60° anniversario di ordinazione sacerdotale di don Filippo Ferraro (nella foto). La celebrazione è stata preceduta da un triduo di preparazione con la riflessione sulle responsabilità e la dignità del sacerdozio. A trattarli sono stati il dott. Enzo Lo Scalzo, l’arciprete don Filippo Barbera e la signora Bina Vaiana. Le istruzioni sono state seguite da un assemblea tanto numerosa da costringere molti a seguirle attraverso “radio Emmaus”. Alla concelebrazione del 26 hanno partecipato tutti i presbiteri di Cianciana e del circondario (Santo Stefano, Bivona, Alessandria e San Biagio Platani). Al termine della celebrazione, grande interesse ha destato l’intervento del dott. Antonino Arcuri che ha tracciato gli aspetti salienti del ministero di don Filippo, tanto sofferto ma ricco di frutti. È intervenuto inoltre don Angelo Bongiovanni, vicario foraneo, che ha intrattenuto l’assemblea sottolineando l’intensa attività catechistica del

festeggiato nonché il fedele adempimento dei suoi doveri pastorali specialmente verso i piccoli, i giovani e i bisognosi. Dopo la lettura del telegramma di auguri da parte dell’Arcivescovo Mons. Francesco Montengro, assente per motivi pastorali, è seguito il ringraziamento del festeggiato ha commosso tutta l’assemblea e specialmente chi lo conosce da sempre: “O Signore, grande buono e misericordioso, grazie perché ti sei chinato amorevolmente verso di me. Mi hai afferrato per mano e mi hai guidato, tra mille difficoltà, verso il sacerdozio e mi hai sostenuto sempre in tante vicissitudini intese sempre alla tua maggior gloria e all’edificazione del tuo Regno. Non ho nulla da chiederti. Chiedo soltanto di poterti sempre amare e servirti nei fratelli bisognosi, nella Chiesa, con animo libero da ogni illecito legame terreno e con slancio generoso che mi porti all’intima unione con Te in questa vita terrena e nell’eterno abbraccio della tua divina misericordia. O Signore mi ha dato di Il 18 ottobre è la Giornata Missionaria più di quanto ho sperato. Dopo una mondiale, chi volesse effettuare una lunghissima malattia che si prodonazione può farlo tramite il ccp trasse per più di un anno e messo e 11892924 intestato a Ufficio Missionario che mi prenotava prepotentemente - Agrigento. al più presto per l’aldilà, ti chiesi la grazia di potere celebrare anche

Ufficio Missionario

Corso per i ministeri

a cura di Stefano Pirrera

Amicizia e diversità

solo una S. Messa e poi basta. Tu invece, nella tua divina bontà, mi ha concesso di potere celebrare l’Eucarestia e servirti per sessanta anni. Ero bisognoso di luce e di conforto e mi hai messo accanto, durante il periodo della preparazione e nei primi mesi di sacerdozio due nobilisime figure di sacerdoti santi: don Gerlando Re, sacerdote martire, e l’arciprete Pietro Agliata, tanto pio e generoso quando colto e disponibile per sovvenire ogni bisogno. Ti ringrazio o Signore per la collaborazione e il sostegno datomi da una folta schiera di anime generose che anche con vero sacrificio mi sono state accanto in tutte le attività pastorali… Non so quali siano, o Signore, i tuoi progetti per il mio futuro. Ti chiedo soltanto che io possa continuare amare questa comunità nel suo insieme e in tutti i suoi componenti offrendo per essa le mie preghiere, le rinunzie e le sofferenze. Tutto per Te, o Signore, per la tua maggior gloria ed il bene dei tuoi fedeli”. La redazione del settimanale si associa agli auguri della comunità ecclesiale di Cianciana.

Dal 1 ottobre sono riprese le attività del corso per i ministeri. Il Corso intende qualificare l’impegno di catechisti, ministri straordinari e degli animatori della liturgia. Per le iscrizioni è necessario essere in possesso del diploma di scuola media superiore. Per informazioni rivolgersi a don Giuseppe Cottone, per la zona di Agrigento al numero 0922636540 ed a don Di Salvo per la zona di Sciacca al numero 092521748.

Itinerario per fidanzati Il servizio diocesano per il catecumenato sta sperimentando un itinerario di fede per fidanzati verso la cresima e/o matrimonio. Ha già eleborato, in fase sperimentale, un sussidio con il titolo “Come gioisce lo sposo per la sposa”. L’introduzione, la struttura dell’itinerario e le prime dieci schede si possono scaricare dal sito della diocesi. L’itinerario è rivolto: - coppie di fidanzati già cresimati che vogliono riscoprire la fede, la bellezza ed i tratti fondamentali del sacramento del matrimonio; - coppie che devono intraprendere il cammino per la cresima, - coppie che vogliono prepararsi al matrimonio; - operatori pastorali della famiglia; - coppie già sposate che vogliono riprendere un cammino di fede; - coppie di cui uno è cresimato e l’altro deve ancora ricevere la cresima.

ANNIVERSARIO 1958 - 2008 Sac. dott. Vito Gagliano Dotto, senza superbia, amò la vita che visse nella contemplazione e nella preghiera che definiva le gioie del suo cuore. Operò con tutte le forze per il suo amato popolo di Menfi, implorando costantemente la protezione della Madonna, sua amica spirituale. Dedito all’osservanza dei propri doveri, affrontò con dignità e silenzio le sofferenze causate da un male incurabile che all’età di cinquant’anni interruppe bruscamente quattro lustri di apostolato. Oggi i nipoti lo ricordano a tutti coloro che lo conobbero e lo affidano alle preghiere dei lettori.

Anni verdi in Seminario

Con diverse iniziative a San Giovanni Gemini, sono ricominciate le attività dell’Azione Cattolica per l’anno sociale 2008/2009: Venerdì 26 settembre, si è svolta una “mega festa dell’A.C.R.”, nel campetto della Chiesa Madre, con canti, balli, giochi e merenda, alla quale hanno partecipato 90 bambini con i genitori e i nonni; Sabato 27, presso la Chiesa del Carmine, ha avuto luogo un momento di preghiera che ha visto uniti il settore giovani e il settore adulti (come ogni ultimo sabato del mese), guidato dal nuovo vice parroco, don Ignazio Puccio; Domenica 28, nel salone della Chiesa Madre, si è svolta l’assemblea unitaria dei vari settori, a cura della presidente e dei responsabili dei diversi settori per la presenta. (Franca Costanza)

Ricordando Vito Gandolfo Amico, sostenitore e diffusore del nostro settimanale e della buona stampa in genere, non può non essere proposto ad esempio per la testimonianza cristiana, non solo nella natia Sambuca ma in tutta la Sicilia, ammirevole sin dalla giovinezza. Il dott. Vito Gandolfo, venuto a mancare lo scorso mese di luglio all’affetto dei propri cari e di tutta la comunità della natia Sambuca, le “buone opere” le ha sempre compiute nella luce della Parola di Gesù che dice: «operate perché le vostre opere buone risplendano in tal modo da rendere gloria al Padre Celeste». Il suo operare non solo ha sempre riguardato e considerato il bene dei singoli, ma l’interesse ed il benessere di tutta la comunità e non solo per l’ordinario suo servizio in qualità di veterinario comunale, ma in maniera ottimale e straordinaria per tutto il circondario di Sciacca e sotto certi aspetti per tutta la provincia agrigentina.

Non basterebbe una dettagliata biografia a descrivere le benemerenze per cui era divenuto punto di riferimento nella soluzione di tanti problemi: è stato governatore della confraternita del SS. Sacramento; componente del consiglio pastorale parrocchiale; delegato stampa e sostenitore de L’Amico del popolo sin dalla fondazione; amico e benefattore dell’Associazione Cristiani nel mondo, adottando i ragazzi della missione in Tanzania; fondatore della Biblioteca comunale di Sambuca e socio fondatore dell’oleificio sociale. Per onorare la memoria e l’opera del figlio Giuseppe, medico condotto di Lampedusa, per quindici anni, e morto a quarantotto anni, ha istituito un premio annuale di 4.000 euro per la premiazione degli elaborati di quattro studenti del Liceo. Chi ha una concezione salvifica del dolore e della sofferenza non può che vedere un segno della predilezione di Dio che lo ha voluto provare, per mesi e mesi, con la lenta agonia di un male inarrestabile. Lo ha pianto tutta la comunità di sambuca e non solo. Tutta la redazione de L’Amico del Popolo si unisce al dolore della moglie signora Maria Di Natale, ai figli ed ai congiunti. Che il Signore lo abbia in Gloria.

Dell’amicizia si afferma, perché sperimentato, che è: “Legame affettivo costante, tra due persone, che trova simili o rende simili. Sua caratteristica fondamentale è l’assenza di ogni interesse inteso a conseguire un utile o un piacere – che non sia perseguimento della virtù, ossia il compiacimento di imitare le reciproche buone qualità ed abitudini”. È sentimento tale, infatti, da riuscire ad andare oltre i legami e gli appetiti familiari, sublimando l’amore al punto di sacrificare anche la vita per il bene dell’amico: “Non c’è amore più grande”, dice il Vangelo. La vera amicizia è vivificata da un sentire luminoso che non dà spazio ad invidie e gelosie, generando nell’amico un riposante senso di fiduciosa sicurezza. Scompare ogni limite, dettato dalla fisicità: non c’è né bianco né nero, né giallo né rosso, non handicap più o meno debilitante. Si intravede nell’amico solo la sua identità spirituale. Non per nulla si dice: “Chi trova un vero amico, trova un tesoro”, costituito pertanto da beni tutt’altro che materiali. Fu così che l’amicizia col caro Giuseppe Ciaccio – suscitata dallo strano fascino della sua diversità -, lungo gli anni di Seminario, e poi per tutto il resto della vita, andò sempre più crescendo, consolidandosi, come non è avvenuto con altri compagni. L’amicizia, tuttavia – attenzione! – difficilmente riesce a compiere il “miracolo” che la coscienza della diversità, da parte di chi la vive, possa dileguarsi e non costituire una presenza, spesso angosciante. Se la diversità si presenta come invalidante, nel relazionarsi con le persone in genere e la realtà delle cose, riesce quasi impossibile che non costituisca un dramma interiore che duri tutta la vita. È vero, il compagno Peppino riusciva, sempre più, ad essere “uno di noi”. Il temperamento vivacemente espressivo e comunicativo, gli permetteva di influire anche in modo determinante circa le scelte degli altri, nonché dell’intero gruppo. Ma restavano le difficoltà della vista, che rendevano faticosa la lettura e quindi lo studio; la deambulazione, pertanto, era incerta e circospetta, impedendogli di correre e partecipare ai tanti giochi propri degli adolescenti. Queste difficoltà costituivano combustibile pericoloso che alimentava un fuoco lento e nascosto, che non gli permise mai, del tutto, di accettare la sua diversità. Di questo mi accorgevo quotidianamente, e ne soffrivo. Sofferenza che diventava angoscia quando, scorgendolo silenzioso e cupo in disparte, mi avvicinavo. Erano momenti lancinanti. Stringeva i pugni e lacrimava, chiedendosi: “Perché? Perché? Cosa ho fatto? Che colpa devo espiare?”. Avevo voglia, di sussurrare in quei momenti: “Anche Gesù, sulla Croce, si poneva questi interrogativi!”. Ritengo che a nessun altro abbia confidato il suo tormento. Del resto, era dominato da un dignitoso orgoglio, che non gli permetteva di accettare la compassione degli altri. In quelle circostanze, mi sforzavo in tutti i modi di rasserenarlo. Temevo, infatti, che qualsiasi altrui intervento o, peggio, contrasto, lo avrebbe portato a reagire in maniera abnorme. Credo che non sia fuori luogo ricordare a chi è preposto, nelle comunità, all’osservanza della disciplina e al richiamo di tenere un comportamento formalmente corretto, di non intervenire, mai, allorchè una qualsiasi diversità angustia il soggetto da riprendere. Qualunque intervento rigoroso o, peggio, punitivo (non importa chi sia il cosiddetto superiore), può causare drammi imprevedibili. Fu in uno di questi momenti che il seminarista Giuseppe Ciaccio – già alunno di II Teologia – venne punito e costretto a stare in ginocchio, davanti ai suoi compagni di camerata, durante la ricreazione. Non sapevo dell’accaduto, perché assegnato in camerata diversa dalla sua. Terminata la ricreazione, al segnale della campana, scendemmo tutti nello studio comune. Mi si avvicinò sconvolto: “Me ne vado!”, mi disse. Il volto in fiamme e il tremore delle mani mi rivelavano la bufera interiore. Mi alzai e corsi dal giovane Rettore C. Lauricella (poi Arcivescovo di Siracusa). Gli gridai il dramma di quell’anima – sotto tutti gli aspetti generosa, intelligente, capace di estreme rinunzie, nonché fornita di doti che gli avrebbero permesso lo svolgimento di un apostolato straordinario. Lo vidi impallidire (teneva in conto, da tempo, il mio parere): “Mi devi scusare! Non ho mai sospettato che soffrisse tanto… Lo vedevo sempre così allegro”. Il giovane Giuseppe, non volle sentire ragioni e consigli da parte di nessuno. Lasciò il Seminario. Temevamo non tornasse più. I tre mesi trascorsi a casa, invece, lo fecero rinsavire e chiese di potere rientrare in Seminario e raggiungere la mèta. Il Rettore mi chiese: “Che devo fare? Tu, che ne pensi?”. Risposi: “Lo riammetta, con le dovute scuse a cui ha diritto chi soffre il suo martirio”. Fu riammesso, con incontenibile gioia dei compagni di classe e di tutti i professori che ne avevano riconosciuto le doti di bontà ed intelligenza non comuni. Ordinato presbitero nel 1950, durante i 55 anni di apostolato (Porto Empedocle, Burgio, Caltabellotta, Sciacca), ha lasciato ovunque i segni di una testimonianza entusiasta, specie tra i gruppi giovanili, di fede e di opere imperiture.


L’Amico del Popolo

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Vita Ecclesiale

12 Ottobre 2008

COPPIE IN DIFFICOLTA’ La comunità cristiana si interroga

Dall’indifferenza all’Accoglienza N

ei giorni 3-4-5 ottobre ha avuto luogo il seminario di studi sui divorziati risposati, organizzato dall’Opus Matris Verbi Dei, guidato da P. Giordano Muraro teologo domenicano, che da oltre quarant’anni dedica i suoi studi e la sua attività alla cura della famiglia e soprattutto alle coppie in difficoltà. L’Opus Matris Verbi Dei ha da sempre indirizzato verso il pianeta famiglia la sua attenzione pastorale, ed ora, su invito dell’Arcivescovo Mons. Francesco Montenegro, intende porsi al servizio di questi fratelli, i separati e i divorziati, che vivono una situazione particolare di sofferenza e di difficoltà. La fine di un matrimonio provoca sempre disagio e amarezza che occupano a volte un lungo tratto di tempo, questo indipendentemente dal fatto che la separazione sia voluta, subita o condivisa. I separati devono fare i conti anche con una cultura sociale scoraggiante e che non offre aiuto; il clima intorno a loro è spesso di commiserazione, curiosità, colpevolizzazione, pregiudizio. Anche nella comunità ecclesiale serpeggia un atteggiamento di non accoglienza, di distanza, di abbandono, a volte di giudizio e

di condanna. Ci si è chiesto nel seminario quali sono i bisogni di queste persone, per essere capaci di accompagnarle nel loro difficile percorso umano, sociale e spirituale. Alla luce degli insegnamenti del Magistero, che sin dal 1978 ha emesso importanti documenti per l’orientamento pastorale e per inquadrare la posizione di questi casi problematici di matrimonio nella Chiesa, risulta chiaro che queste persone sono pur sempre fedeli di Cristo a cui va indirizzata l’azione della comunità cristiana; non vanno giudicati; vanno pressantemente invitati a prendere parte alla vita della comunità dei fedeli, pur con le limitazioni conseguenti alla loro situazione irregolare. Il seminario è stato, per le numerose coppie di sposi presenti, un momento apprezzato di riflessione e approfondimento sul senso dell’amare, dell’essere fedeli e misericordiosi; esaustiva è stata l’esposizione molto pratica delle dinamiche della vita di coppia, della loro formazione umana e cristiana. Ciò che è risultato è la presa di coscienza

Il sito dell’Arcidiocesi si rifà il look

É da qualche giorno on-line il nuovo sito dell’Arcidiocesi di Agrigento (www. diocesiag.it). Curato dal diacono Lillo Di Pasquale, è stato completamente rivisitato; grafica giovanile ed accattivante, ricco e molto accogliente, proietterà sul web la nostra Chiesa. Video, fotografie, link degli uffici e servizi pastorali della curia diocesana e tante pagine dedicate alla Chiesa di Agrigento. La diocesi intende, così avvalersi, come ha fatto già nel passato, delle acquisizioni più avanzate della comunicazione sociale per adempiere in maniera viva e attuale alla sua missione. Il sito risponde ad una esigenza di pron-

LA PAROLA «Il Signore preparerà un banchetto per tutti i popoli»

che si fa molto poco per queste categorie di persone, forse etichettate, ma non considerate ancora come nostri fratelli. Fondamentale è l’azione preventiva con l’accompagnamento e la formazione delle coppie dei fidanzati e dei giovani in genere, ma necessaria è ormai, data la diffusione del fenomeno e l’esistenza di tantissimi casi, un’azione pastorale puntuale, competente, estesa in tutta la comunità credente, la quale deve saper mostrare il volto della Chiesa madre, che è premurosa verso tutti i suoi figli senza l’esclusione di nessuno. Molte coppie presenti al seminario hanno offerto la loro disponibilità a iniziare da subito questo servizio, che come primo obiettivo pun-

Agrigento dedica una piazza a san J. Escrivà

ta e completa informazione, come pure al bisogno di far giungere la propria parola e la propria testimonianza nella nuova agorà della comunicazione. È stato concepito come strumento al servizio sia degli uffici della diocesi che dei navigatori della rete, diocesiag.it si propone, infatti, di aggiornare su tutti gli eventi diocesani. In particolare, on line si potranno leggere le omelie aggiornate, i discorsi, le lettere e i decreti del vescovo, accessibili già dall’home page, le notizie della curia, iscriversi alla newsletter per ricevere le notizie dagli uffici di Curia, scaricare foto e filmati di eventi diocesani, e tanto altro ancora. Insomma, un sito ricco di tanti spunti che cattureranno sin da subito l’attenzione e appagheranno la nostra curiosità. Oltre ad esserci tutto quello che riguarda la nostra Diocesi, ci sono anche gli orari di tutte le messe, una sezione dedicata al santo del giorno ed una alla Liturgia. Unica è l’opportunità di poter comunicare, tramite email, con tutti i parroci della Diocesi. Un filo diretto che apre uno spazio, vicino ai nostri tempi. Insomma un sito da visitare! C.P.

terà alla sensibilizzazione di tutte le parrocchie a questo problema, per superare l’attuale indifferenza e l’imbarazzo di molti fedeli e pastori. Stefano Casà

Agenda dell’Arcivescovo MARTEDÌ 14 OTTOBRE 10.30 Agrigento - ITC Incontra gli studenti GIOVEDÌ 16 OTTOBRE 10.00 Agrigento - Arcivescovado

Sabato 3 ottobre alle ore 16,30, alla presenza delle Incontra il Consiglio per gli affari massime autorità locali e di una folta rappresentanza economici di cittadini, è stata scoperta la targa che intitola a San Josemaria Escrivà la piazza antistante la Chiesa San VENERDÌ 17 OTTOBRE Pietro. In una breve e sobria cerimonia da parte di don 10.00 Ribera - Ist. Crispi Bruno Padula e del sindaco di Agrigento, Marco Incontra gli studenti Zambuto, è stata sottolineata l’importanza di dedicare un sito così centrale per ricordare il fondatore DOMENICA 19 OTTOBRE dell’Opus Dei. L’inaugurazione si è svolta all’indomani dell’ottan10.00 Favara - Chiesa Ss. Pietro e Paolo tesimo anniversario della fondazione dell’Opera, istiIncontra la comunità parrocchiale tuzione della Chiesa Cattolica voluta da San Josema18.00 Calamonaci - Chiesa Madre ria Escrivà nel 1928. L’Opera è molto diffusa in Sicilia e in particolare ad Agrigento, dove da anni porta avanti la sua attività di formazione spirituale mediante ritiri, conferenze e lezioni dottrinali. Per meglio illustrare la storia dell’Opus Dei e del suo fondatore dopo la scopertura della targa è stato proiettato, nei locali della parrocchia dell’Immacolata, un filmato dedicato a San Josemaria Escrivà, girato pochi mesi prima della sua morte, sempre in occasione dell’anniversario della fondazione dell’Opera. Nella Basilica dell’Immacolata, gremita, Nella foto i neo lettori e accoliti che giorno 1 ottobre hanno ricevuto l’arcivescovo di Agrigento, Mons. i ministeri: F.Amabile, P. Amoroso, G. Barba, S. D’Anna, R. Fanello, A. Francesco Montenegro, ha prePorretta, R. Provenzali, G. Sardone, S. Turturici, a G. M. Cannella, F. Carsieduto una Messa solenne di rinbognani, P. Castellino, A. Castiglione, C.Gibilaro, G.Infantino, R. Meli, graziamento. S.Porcarello, A.Leonardo Savarino, R.Susino, A. Vassallo, C. Tinozza. S.P.

XXVIII Domenica del Tempo Ordinario L’ottimismo di Dio e il dramma del rifiuto «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire» (Mt 22,2-3). Ancora una parabola rivolta ai sacerdoti e ai capi del popolo, che rilegge la storia d’Israele come rifiuto incomprensibile ai continui gesti d’amore di Dio. L’elemento che risalta subito nel racconto è il contrasto drammatico tra la premura del re nel preparare le nozze del figlio e l’assurda rinuncia degli invitati a partecipare al banchetto. Lo scenario cambia, non abbiamo più la vigna delle ultime domeniche, ma una stessa struttura letteraria per rappresentare il rifiuto ad un gesto di amore. Il Regno di Dio è raffigurato ad un banchetto di nozze che un re prepara per il suo figlio. Mentre la vigna richiamava la fatica del lavoro, l’impegno assiduo, il banchetto parla il linguaggio della cordialità, della gioia, della festa. Anche la

prima lettura ( Is 25,6-10 ) riferisce di un banchetto regale, ricco di raffinati piatti, di vini eccellenti, preparato sul monte per tutti i popoli. In questo banchetto il re garantisce la sua presenza, la possibilità per gli uomini di poterlo incontrare, conoscerlo e godere della sua benevola generosità, in una vita senza lutti e dolore. Il regno dunque non fa riferimento ad un luogo, ma ad una relazione d’amore tra il padre e il figlio, ad una gioia che si vuole condividere, ad una festa che nasce dal cuore amante di Dio. Dio infatti appare nella figura del re e il suo figlio è Gesù. Il re invia i suoi fedeli servi a portare l’invito. L’allusione è chiaramente ai profeti inviati da Dio per richiamare Israele a vivere in comunione con Lui. L’invito è deliberatamente respinto. «Mandò di nuovo altri servi con questo ordine: Dite agli invitati: “Ecco ho preparato il mio pranzo…venite

alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari». La festa non dipende dagli invitati, è nel cuore del re, che non si arresta davanti al primo rifiuto e manda altri servi, con l’incarico di mostrare la bellezza della festa, presentare il menu. Ma il risultato è ugualmente negativo. Alcuni mostrano totale indifferenza, altri portano pretestuosi motivi di impegni di lavoro, altri ancora insultano e uccidono i servi. Per quanto paradossale ci possa sembrare il rifiuto degli invitati, la parabola ci obbliga ad una sosta per rileggere la nostra esperienza di vita. E’ rappresentato il presente della nostra storia, la nostra indifferenza, l’affanno per gli impegni di lavoro. Anche noi spesso per futili motivi rifiutiamo i ripetuti inviti del re: non ho tempo, sono impegnato in famiglia, ho un affare tra le mani, non me la sento, mi viene chiesto troppo, non sopporto la presenza di quel tale.

a cura di Gino Faragone Siamo distratti per tante cose di nessun valore rispetto alla chiamata che riceviamo. «Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”». Il re non si rassegna, vuole a tutti i costi che la festa sia celebrata e aperta a tutti. Fuor di metafora, il rifiuto d’Israele, inspiegabile e sconcertante, diventa provvidenziale per noi, spalanca orizzonti nuovi, consente di aprire una pagina nuova della storia della salvezza: tutti sono invitati al banchetto del regno. E così chi in un primo momento era escluso, ora è pienamente partecipe come commensale. Quanto a noi, come i servi della parabola siamo chiamati a portare l’invito ad ogni uomo, perché tutti sperimentino la tenerezza dell’amore di Dio. Unica condizione: indossare la veste di giustizia e di carità.


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L’Amico del Popolo

Attualità

12 Ottobre 2008

LA VISITA DEL PAPA AL QURINALE responsabilità condivise

ID due colli

ue temi emergono con grande evidenza dalla visita del Papa al Quirinale (vedi foto), il giorno di San Francesco d’Assisi. In primo luogo, il grande consenso sui problemi concreti sul tappeto per gli italiani, sui nodi da affrontare nella prospettiva di “un’operosa convergenza di sforzi per il bene comune”. In secondo luogo, bisogna mettere in rilievo il consenso sulla cornice e sulle prospettive, su cui può essere utile riflettere un po’ più distesamente. Dall’educazione, ad un ampio spettro di problemi sociali ed economici, il Papa e il Presidente hanno usato accenti molto vicini, “convinti che si debba suscitare nel mondo d’oggi una grande ripresa di tensione ideale e morale”, come ha affermato Giorgio Napolitano, nella prospettiva di “una società solidale, realmente animata dal senso di legalità”, come ha detto Benedetto XVI. L’attuale congiuntura, che molti disorienta o spaventa, richiede infatti un di più di concretezza, ma nello stesso tempo richiede una sempre più larga convergenza per fare comunità, per rilanciare tutte le forme di coesione sociale, di senso di appartenenza, di identità nel senso pieno e positivo del termine, proprio per dare prospettiva. Se questa convergenza sull’agenda è un dato molto significativo, è ancora più significativo che in testa all’agenda ci siano proprio i molti aspetti dell’“impegno educativo”, come ha detto il Papa, o della “emergenza educativa”, come ha detto Napolitano citando proprio Benedetto XVI. È qui il nocciolo della “responsabilità nei confronti delle nuove generazioni”, cruciale proprio qui, oggi, in Ditta di produzione cosmetici con sede operativa nella provincia di Catania, cerca concessionari o agenti di commercio, automuniti residenti in zona, per la promozione e la vendita di cosmetici, nella provincia di Agrigento. Tel 095-7809311 Fax 0957801222

Occidente, nei nostri Paesi che si devono misurare con il futuro. Ecco, allora, il secondo punto, il consenso sulle prospettive e, in particolare, su quello che si definisce la dimensione sociale e pubblica del fatto religioso. È un tema che per l’Italia s’inquadra sul lungo periodo. Il contrasto al momento dell’Unità, emblematicamente rappresentato proprio dal Quirinale, passato da dimora dei Papi a reggia dei Savoia, è stato forte e le sue conseguenze significative: “Un contrasto durato alcuni decenni, che fu causa di sofferenza per coloro che sinceramente amavano e la Patria e la Chiesa”. Questo contrasto è superato “in modo definitivo e irrevocabile”. La Costituzione ha dettato linee chiarissime. Non è, dunque, tempo di nuove o vecchie polemiche, quanto piuttosto di chiare prospettive. Il Papa ha ribadito che “la Chiesa non si propone mire di potere, né pretende privilegi o aspira a posizioni di vantaggio economico e sociale” e, nello stesso tempo, ha ribadito il valore della “libertà religiosa” in tutto il suo significato,

tanto in terra di persecuzione, quanto nel libero dibattito democratico. Bene ha detto il presidente della Cei nei giorni scorsi, quando, rifiutando ogni catastrofismo, non ha espresso un ottimismo di maniera, quanto un fiducioso appello all’impegno. Superare, anche dal punto di vista culturale, la prospettiva del conflitto, significa per tutti lavorare per il bene comune, che è come dire quella laicità positiva, su cui si registra oggi un sempre più largo consenso. Francesco Bonini

Da domenica 5 ottobre a sabato 11 ottobre la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma è teatro di un evento straordinario: la lettura integrale della Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, per sette giorni e sei notti senza interruzioni e commenti. Partendo da un’originale iniziativa di un gruppo di amici di Limoges appassionati della Bibbia, iniziativa ripetuta poi in altre città francesi e a Mantova, Giuseppe De Carli ed Elena Balestri hanno rivisitato l’idea per Rai Vaticano, creando un progetto che ha trovato piena ed immediata adesione da parte di Fabrizio Del Noce per Rai Uno e Giovanni Minoli per Rai Educational. A leggere i passi biblici si alterneranno più di 1200 persone di ogni età, categoria sociale ed appartenenza religiosa. Ma anche i non credenti parteciperanno. Unica condizione richiesta è il rispetto della Parola.

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L'Amico del Popolo  

edizione del 12 ottobre 2008

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