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Anno 55 C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

Insieme per il bene comune «Che possa nascere in noi agrigentini il senso di un nuovo futuro per questa città. Se il Tuo Corpo spezzato significa “mettere in comune”, che Agrigento recuperi il suo futuro imparando a guardare di più al suo “bene comune”, senza esclusioni e senza lacerazioni, generando unità tra le pieghe e le piaghe che ne minano la sopravvivenza... Facci capaci di condividere sogni e interessi comuni. Facci uscire dalle logiche personali per aprirci alle ragioni degli altri, ricordaci che a nessuno è concesso di guardare all’altro con occhi diversi da quelli del cuore». É uno stralcio del messaggio-preghiera che mons. Montenegro ha pronunciato al termine della processione del Corpus Domini. Ma che significa guardare al “bene comune”? Cos’è il bene comune? Il Compedio della dottrina sociale della Chiesa da questa definizione: «Il Bene Comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro”. É vero, per motivi vari ci troviamo in un momento storico nel quale vi è una propensione alla ricerca del benessere individuale ed il bene comune viene sempre più relegato in una posizione ancillare, o secondaria. Però mi chiedo: può sopravvivere una società in cui fini collettivi non sono perseguiti da nessuno? Possono gli attori della vita sociale, civile ed economica di una città continuare con un atteggiamento autoreferenziale o al massimo difensore degli interessi di parte? Forse è arrivato il momento di prendere più coscienza del fatto che, il benessere individuale, non è scindibile dal benessere della comunità nella quale è collocato ed a lungo andare non è possibile essere felici in una società infelice. Solo una società nella quale il fine individuale è armonico con il fine collettivo può avere successo, perchè se i fini individuali, personali, economici o politici - ignorano o contraddicono il bene comune, prima o poi questa dimenticanza influenzerà anche il benessere degli individui . L’unico modo autentico di perseguire il bene comune è quello di riconoscere che nella società d’oggi non esistono maggioranze precostituite che hanno diritto di definirlo, ma esistono tante minoranze, ciascuno delle quali ha diritto ad una propria interpretazione dei migliori obiettivi collettivi. Per questo l’Arcivescovo, rivolgendosi ai cristiani presenti, ha concluso: «che la Chiesa agrigentina non sia mai lontana dalla sua città, ma, appassionata, le stia dentro quale fermento di comunione e di vita». Carmelo Petrone

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CittÁ

N. 23 del 13 Giugno 2010

provincia

Cultura

Un tuffo nella storia: il manicomio del Viale di Paolo Cilona

Burgio: aperto il Museo della Ceramica

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di Enzo Minio

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Vita ecclesiale

San Giovanni Gemini: la Festa del Nazareno di Irene Catarella

I sindaci uniti per salvare i precari M

foto Tornatore

testa clamorose qualora non dovessero intervenire aperture significative da parte del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Come proposto da alcuni primi cittadini, la reazione potrebbe sfociare in una clamorosa contestazione davanti a Palazzo Chigi con la restituzione della fascia tricolore. Da parte sua, come concordato con i sindaci e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, ha inviato una lettera a tutti i parlamentari eletti in Sicilia per costituire un fronte politico trasversale, comune a tutte le forze politiche, a sostegno dell’ipotesi di regolarizzazione della posizione dei 22 mila e 500 lavoratori “atipici.

◆ agrigento

Presentato il progetto della via di fuga Via di fuga per il centro storico forse ci siamo! La formula dubitativa è d’obbligo, perchè quello che è statao presentato presso l’ex Collegio dei Filippini è il progetto che, l’ordine degli ingegneri di Agrigento ha elaborato a renderlo operativo dovrà essere la Protezione Civile la quale oltre a trovare i fondi necessari per la sua realizzazione, alcuni sono già disponibili, dovrà mettere in atto gli strumenti necessari alla sua realizzazione. LdP pag. 4

Già, a Roma, Lombardo aveva consegnato al sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, una circostanziata scheda tecnica che riassumeva la storia e i dati del precariato in Sicilia. La vertenza, sostenuta da tutti i sindaci dell’isola, prevede, da una parte, il superamento dei limiti imposti alla spesa degli enti locali dal “patto di stabilita’” nazionale. Dall’altra, l’approvazione da parte dell’Assemblea regionale siciliana del disegno di legge che permette agli enti locali di stabilizzare i lavoratori atipici impegnati nelle amministrazioni, grazie all’estensione del contributo della Regione. Salvatore Pezzino

◆ mondiali di calcio

In Sudafrica comincia il sogno mondiale

Venerdi 11 giugno è il gran giorno, si terrà infatti la cerimonia ufficiale d’apertura dei Mondiali di Calcio del Sudafrica 2010 con la partita Sudafrica-Messico. La cerimonia inaugurale si terrà in uno stadio che definire il fiore all’occhiello di questa kermesse, è dire pochissimo. Il simbolo del nuovo Sudafrica può infatti essere considerato lo stadio di Soccer City di cui vi mostriamo la foto. Gobbi pag. 5

◆ carabinieri

193° anniversario di fondazione

Sostenere un paese che è in bilico tra chi spera, si impegna, cresce e costruisce e chi si rassegna, si adagia, sottosta ad una realtà dura e difficile senza far nulla per cambiarla, dargli sostegno e mostrargli vicinanza, solidarietà, queste le motivazioni che hanno portato alla scelta del comune di Palma di Montechiaro, per la celebrazione dei 196 anni della fondazione dell’arma dei carabinieri. a pag. 4

foto Tornatore

Professione Ordine francescano secolare

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manovra economica e precari

entre questo numero va in stampa, proseguono con ritmo febbrile le iniziative politiche volte a scongiurare la risoluzione dei contratti di oltre 22.500 lavoratori atipici che sono da anni inseriti negli organici degli enti locali della Sicilia. Le rigidità che contiene il patto di stabilità imposto dal Governo centrale non consentirebbe, infatti, la prosecuzione di questi rapporti di lavoro. Una ipotesi che viene combattuta in primo luogo dai sindaci interessati, dalla Regione siciliana e da tutti i parlamentari eletti nell’isola. Una battaglia che è satata rilanciata dal sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, che ha riunito diversi sindaci della provincia ed alcuni amministratori locali siciliani nell’aula “Sollano” di Palazzo dei Giganti (vedi foto) per fare il punto della situazione e concordare una linea comune a difesa dell’esercito dei precari. Nel corso dell’assemblea, alla quale hanno partecipato anche i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, è stato ribadito il ruolo irrinunciabile che questi lavoratori svolgono negli enti locali della regione. L’assemblea dei sindaci si è quindi conclusa con la firma di un documento, nel quale si annunciano  forme di pro-

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di Loredana Federico

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Corpus Domini 2010

Mons. Montenegro: «che Agrigento recuperi il suo futuro imparando a guardare di più al suo bene comune» Pubblichiamo di seguito il testo integrale del messaggio-preghiera che mons. Montenegro ha pronunciato in P.zza Cavour al termine della processione del Corpus Domini (Domenica 6 Giugno). «Signore, oggi Tu sei per le strade di questa città, accompagnato da noi che crediamo in Te e ci cibiamo di Te. La Tua presenza ci rincuora, ma anche ci interroga. Dicendoci: “Colui che si ciba di me vivrà grazie a me”, hai chiesto ai credenti una vita diversa da quella della maggioranza. Vorrei, Signore, che, insieme con i canti e le preghiere, ad accompa­gnarTi, oggi, ci sia da parte nostra anche questa consapevolezza. Tu ci hai lasciato il Tuo Corpo da mangiare, perché possiamo di­ventare una sola cosa con Te. Noi, nelle nostre chiese, spesso cantiamo “un sol corpo un sol spirito …”, ma non sempre, Si­gnore, consentiamo al Tuo pane di trasformare la nostra vita. Non sempre riusciamo a “spez­zarlo” con gli altri, come ci hai chiesto di fare, né Ti permettiamo che ci faccia diventare un unico corpo, tra noi, con Te. Lo ammettiamo, facciamo fatica a fare comunione fra noi. Abbiamo grosse difficoltà a trasformare la Comunione “mangiata” in chiesa, in vita di comunione par­tecipata nella Chiesa. continua a pag. 7

provincia regionale

Fermenti in giunta certezza per l’aeroporto Noi non ci stiamo capendo molto di quello che sta accadendo alla Provicnia regionale di Agrigento. Nel n.20 dello scorso 23 maggio, avevamo dato la notizia, derivante da una conferenza stampa del presidente D’Orsi, di una revoca delle deleghe agli assessori e relativo azzeramento della squadra, oggi, invece, riceviamo il comunicato stampa nel quale si legge: “nuovi assetti all’interno della giunta provinciale sono stati decisi dal presidente della Provincia Eugenio D’Orsi a seguito delle dimissioni irrevocabili presentate dal vice presidente Carmelo Pace assessore al Turismo e Marketing Territoriale, eletto sindaco del comune di Ribera. Il presidente D’Orsi ha nominato l’assessore Luca Salvato nuovo vice

presidente e contestualmente ha revocato dall’incarico l’assessore alla Protezione Civile, Ludoteca Pari Opportunità e Sit, Giuseppe Ciulla, portando la composizione da 12 a 10 assessori, mantenendo l’impegno di ridurre la composizione della Giunta, così come aveva annunciato nei giorni scorsi. Ldp continua a pag. 4




Città

ex collegio filippini Presentato l’ipotesi progettuale della “via di fuga” dal Colle

“Via di Fuga”: ecco l’ipotesi progettuale «A

breve bisogna predisporre la via d’uscita da questa zona del Centro Storico che possa garantire la sicurezza dei cittadini sia nelle condizioni ordinarie che in condizioni di possibile difficoltà». Sono le parole che il Sottosegretario alla Protezione Civile, Guido Bertolaso, nella sua visita ad Agrigento il 31 ottobre 2009, rivolse al “tavolo tecnico” che era stato istituito dal Prefetto, Umberto Postiglione, per trovare una soluzione alla viabilità ordinaria e straordinaria del Centro storico di Agrigento. Il 3 novembre 2009, dopo alcune riunioni, alquanto sofferte e dibattute, il tavolo tecnico, pervenne ad una soluzione condivisa la via di fuga passarà da via Seminario, via Santa Marta, per arrivare in via XXV Aprile. L’ipotesi progettuale redatta dall’Ordine degli Ingegneri secondo le indicazioni emerse dagli incontri tecnici che si sono succeduti in questi mesi è stata presentata martedì 8 giugno presso il Collegio dei Filippini durante una conferenza stampa. Erano presenti il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, l’assessore ai lavori pubblici Renato Buscaglia, la soprintendente ai beni culturali Gabriella Costantino, il vicario del Genio civile Alfon-

In Breve viabilitÁ Prolungamento orario isola Anche per venire incontro alle richieste dei cittadini che specialmente con il miglioramento del tempo si intrattengono più a lungo all’aperto e per evitare spiacevoli problemi di ingorgo e, conseguentemente, di sicurezza, il Sindaco di Agrigento Marco Zambuto ha ordinato il ripristino del prolungamento dell’isola pedonale in via Atenea, attualmente in vigore il sabato fino alla mezzanotte, fino alle due del giorno successivo.

dissalatore Il sindaco chiede una soluzione Nei giorni scorsi il sindaco Marco Zambuto ha scritto nuovamente al presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo per sollecitare una soluzione al problema della gestione del dissalatore di Porto Empedocle. Scrive in particolare il primo cittadino della città della Valle dei Templi: “Faccio seguito alla mia dell’11 maggio scorso, con la quale avevo chiesto un incontro urgente per affrontare i temi connessi con il futuro dell’impianto di dissalazione ubicato nella vicina costa del comune di Porto Empedocle per circa 100 litri al secondo, che la Regione Siciliana ha finanziato per consentire di avere la disponibilità di un quantitativo “aggiuntivo” di acqua nei periodi di emergenza. A tal proposito si rappresenta la necessità che la Regione Siciliana possa muoversi o nella direzione di un’acquisizione dell’impianto o di un suo affidamento a quest’Amministrazione affidando le risorse necessarie alla sua gestione. Resta, poi, da prendere in considerazione l’aspetto relativo ai costi di produzione dell’acqua la cui differenza è stata finora “coperta” dall’intervento regionale”.

iniziative La Tartaglione incanta il Papa In occasione del IV centenario della morte del gesuita padre Matteo Ricci il Papa ha concesso una speciale udienza alle diocesi marchigiane. In quella occasione, nell’aula Paolo VI, la fondazione Pergolesi-Spontini di cui fa parte l’artista agrigentina Caterina Tartaglione è stata chiamata a curare una parte dell’animazione dell’udienza. Sono state eseguite In coeslestibus regnis ed il salve Regina, due pagine sacre affidate alle voci del soprano Valeria Esposito e del mezzosoprano agrigentino Caterina Tartaglione accompagnate dall’orchestra dell’Accademia barocca “I virtuosi italiani”.

so Casalicchio, il responsabile della sezione 8 metri (due corsie di marcia larghe tre metri provinciale della Protezione civile regionale, ciascuno, cunetta da un lato e marciapiede Maurizio Costa, il presidente provinciale del- dall’altro) e sarà realizzato in parte su viadotl’ordine degli ingegneri, Vincenzo Di Rosa e to ed in parte adagiandosi su di una stradela l’arcivescovo Francesco Montenegro. esistente. L’ipotesti progettuale prevede un tracciato Spetta adesso alla Protezione Civile, titolache è possibile suddividere in due tratti. re dell’intervento, redigere il progetto definiIl primo tratto è meno agevole in quanto tivo ed esecutivo (previa approvazione degli presenta larghezza stradale ridotta (poco più organi tecnici competenti ed anche del Condi 3 metri) e caratteristiche planometriche siglio comunale, dato che l’opera comporta più sofferte (pendenza massima di circa una variante al Piano particolareggiato del 20%) parte da piazza don Minzoni, per- centro storico) e reperire le ricorse economicorre la discesa Seminario e quindi la via che necessarie, già in parte disponibili, e cuOblati fino a raggiungere il quartiere di rare l’effettiva realizzazione dell’opera. Santa Marta. La problematica principale L’augurio e che tutti gli attori della vicenda, di questo tratto è derivata dalla necessità così come hanno fatto finora, mettendo da di allargare l’attuale via Oblati, “risago- parte personalismi e interessi di parte, posmando” uno o due edifici. sano continuare ad affrontare i temi legati Il secondo tratto - che da via Santa alla sicurezza del centro storico, e del bene Marta raggiunge il campetto delle suo- comune, con la stessa intesa con cui hanno re Salesiane (che costituirà la cosiddetta lavorato alla vicenda della “via di fuga”. area di ammassamento di mezzi e perLdP sone, in caso di emergenza e che, in condizioni ordinarie, costituirà anche un’area di parcheggio per i pullman dei turisti, i quali potranno così raggiungere la zona del Duomo) e da li scende sul versante nord-ovest della collina fino a raggiungere la sottostante via XXV Aprile, in adiacenza al cinema “Ciak”. Questo secondo tratto di strada si svilupperà, secondo l’ipotesi progettuale, su un’area priva di vincoli idrogeologici e presenterà una larghezza della carreggiata di Foto Tornatore

palazzi cittadini  Cantori del tempo passato

Il manicomio del Viale Il nosocomio per i matti venne inaugurato nel 1931 e sulla parete laterale della sala d’ingresso del padiglione riservato agli uffici della direzione sanitaria è posta in bella vista la lapide che ne ricorda l’avvenimento: “Nei luoghi sacri per il genio di Empedocle e per il sacrificio di Gellia questa opera di redenzione umana rinnova nell’anno 1931 una civiltà due volte millenaria”.Di fronte alla richiamata lapide è posta un’altra Foto lavalledeitempli.eu significativa esposizione marmorea:” Amor sospinge e mente s’affatica a rintegrare gli animi sconvolti, a ricomporre le della Sicilia. Mediamente i ricoverati erano fralezze umane, sublime gara a vincere la oltre cinquecento. La struttura disponeva natura”. E poi nella sua magnificenza uma- di una grande cucina, di una lavanderia, na e filosofica al centro dell’ingresso brilla di una chiesa, di una sala mortuaria, di un a lettere cubitali la scritta: “Qui non tutti ci pronto soccorso, di una falegnameria, di sono e non tutti lo sono”. un laboratorio da sartoria. L’ospedale psichiatrico, gestito dalla proNel corso degli anni si verificarono devincia di Agrigento, era ubicato in fondo al gli eccessi sull’uso improprio dei mezzi di viale della Vittoria ed occupava una vastis- correzione da parte di alcuni infermieri sima area che confinava con il cimitero di che furono poi sottoposti a processi giudi“Bonamorone”.Era un luogo di sofferenze ziari per atti delittuosi nei riguardi di alcue di dolore, dentro il quale vecchi e giova- ni ricoverati. ni, ricchi e poveri, belli e brutti erano uniti L’ospedale, inoltre, fu alla fine degli anni dalla stessa malasorte. novanta del secolo scorso su tutte le pagiDentro quelle mura si sentivano benefi- ne dei maggiori quotidiani nazionali per ciari delle amorevoli cure dei medici e de- l’inchiesta parlamentare e poi giudiziaria gli infermieri. Altri al contrario subivano condotta dall’allora deputato Domenico la mano pesante degli infermieri. L’acqua Modugno. Tra i ricoverati più noti delfredda, la camicia di forza e la ruota di tor- l’ospedale il capitano inglese Alexander tura, contrastavano le furiose esplosioni Hardcastle che fu curato dal vice primario dei pazzi. dott. Arturo Vitello dal 6 aprile al 29 giuL’ospedale psichiatrico di Agrigento per gno del 1933 ( giorno della morte) importanza e capienza fu uno dei più noti Paolo Cilona

L’Amico del Popolo

13 Giugno 2010

Le tappe della vicenda Mons.Montenegro scrive la prima lettera alle autorità competenti per sollecitare un interessamento affinchè la zona alta del Centro Storico possa avere un’adeguata “via di fuga”. In seguito alla lettera dell’Arcivescovo, presso la Protezione Civile 3 di Agrigento, si tiene una conferenza dei serMarzo vizi tra gli enti preposti per individuare una 2009 possibile soluzione. Il tavolo viene bloccato dal “no” della Sovrintendente per difendere il Centro medievale che considera un unicum da non modificare. L’otto Ottobre, in seguito all’alluvione di Giampilieri, mons. Montenegro scrive una 8 seconda lettera alle autorità preposte “mi rifiuterò di celebrare i funerali di tragedie anOttobre nunciate... ogni cittadini ha diritto alla sicurez2009 za le istituzioni hanno dovere di assicurarla”. Questa volta la lettera è indirizzata anche ai cittadini di Agrigento (viene resa pubblica) e ripresa da numerosi media locali e nazionali, il quotidiano Avvenire dedica una pagina alla vicenda, Tv7 del Tg1 un approfondimento, qualcosa si muove, iniziano ad arrivare le prime reazioni (cfr. Amico n 33) di Rino La Mendola, della Sovrintendente, del Sindaco Zambuto. Anche l’on.le Fontana presenta un’interpellaza urgente al Presidente del Consiglio ed al Ministero dell’Interno. Il prefetto di Agrigento assume la regia del tavolo tecnico, riunisce tutti gli enti preposti per trovare una soluzione, detta anche l’agen27 da, chiede tempi brevi; se entro una settimana Ottobre non si arriverà ad una soluzione, il Prefetto 2009 chiederà la nomina di un commissario con i poteri specifici per realizzare la via di esodo dal Centro Storico. Nel frattempo l’ordine degli Ingegneri propone e mette a disposizione del tavolo tecnico 4 possibili soluzioni al problema

31 Ottobre 2009

Il Sottosegretario alla Protezione Civile, arriva ad Agrigento, incontra in Arcivescovado, il tavolo tecnico, «a breve - dice - bisogna predisporre la via d’uscita da questa zona del Centro Storico che possa garantire la sicurezza dei cittadini sia nelle condizioni ordinarie che in condizioni di possibile difficoltà»

3 Novembre 2009

Il tavolo tecnico, riunito presso la Prefettura di Agrigento, alla presenza del Prefetto, in modo unanime, arriva ad una proposta concreta di “via di fuga” dal Centro Storico, che passa da via Seminario, via Santa Marta, per arrivare in via XXV Aprile.

8 Giugno 2010

Presso il Collegio dei Filippini, in modo congiunto, Comune di Agrigento Genio civile, Soprintendenza e Protezione civile e Ordine degli Ingegneri, presentano l’ipotesti progettuale elaborata dall’Ordine degli Ingegneri della “via di fuga”.

Continua dalla prima Sulla questione è pure intervenuto il presidente dell’Ars, Francesco Cascio, il quale ritiene che non è possibile certo pretendere dal Governo nazionale un impegno unilaterale, ma occorre che la Regione, faccia tutti i sacrifici necessari, per contribuire, così come richiesto alle altre regioni a Statuto Speciale, all’opera di riduzione della spesa pubblica generale. “Come già anticipato dal sottosegretario Letta giorni fa al Presidente Lombardo - afferma Cascio - sarebbe più complesso chiedere al governo centrale una deroga al patto di stabilità che riguardi esclusivamente la Sicilia, perché un tale provvedimento dovrebbe, invece, estendersi a tutti e questo metterebbe in discussione la manovra nazionale nella sua interezza. Se la tenuta dei conti pubblici, quindi, è necessaria per la stessa sopravvivenza del sistema Paese, l’unica strada proponibile è quella di fare qualche sacrificio per ottenere finalmente il risultato più grande di dirimere positivamente la grave situazione dei precari, perciò stiamo lavorando in questa direzione”. Come già detto i sindaci che hanno preso parte alla riunione convocata dal sindaco Zambuto hanno, al termine, sottoscritto un documento nel quale si legge: “I sindaci siciliani, preso atto del devastante effetto che verrebbero sicuramente ad avere sulle risorse umane ed i servizi comunali i provvedimenti del Governo nazionale in ordine al precariato ed al patto di stabilità, evidenziati gli effetti estremamente negativi sul piano economico che detti atti provocherebbero sulla disastrosa situazione occupazionale della Sicilia, costituiscono un comitato permanente di azione e di lotta per modificare i citati provvedimenti, manifestano piena condivisione e sostegno all’impegno del Presidente della Regione e dei sindacati, preannunciano una serie di iniziative di protesta, finalizzate anche a coinvolgere tutti i parlamentari siciliani e meridionali su questo programma di difesa degli interessi della Sicilia, chiedono prioritariamente l’immediata modifica del decreto legge n. 78 del 31/05/2010 nella parte relativa al precariato, preannunciano una manifestazione nazionale partecipata da tutti i rappresentanti degli enti locali, concordata con i sindacati, a palazzo Chigi, ove si depositeranno, innanzi all’ingresso della Presidenza del Consiglio dei ministri, le fasce tricolori.” Salvatore Pezzino


Cultura

L’Amico del Popolo 13 Giugno 2010

burgio  Inaugurato nel piccolo centro dell’agrigentino il MUCEB

La ceramica ha il suo museo I

n fila, nella piazza prospicente l’ex convento Santa Maria delle Grazie, un paio di migliaia di cittadini, autorità provinciali e regionali, studiosi, turisti e visitatori per assistere al taglio del nastro del Museo della Ceramica di Burgio (Muceb), ospitato nel complesso monumentale di Santa Maria opportunamente restaurato dove sono esposti un migliaio di manufatti, alcuni di proprietà del comune, altri in prestito dal museo di Caltagirone e da alcune collezioni pubbliche e private. Per il taglio il nastro, all’interno

appunti Sarà presentato sabato 12 giugno presso il Collegio dei Filippini di Agrigento alle ore 18.00 il libro di Giovanni Taglialavoro “Quell’idea di Sudovest” Agrigento e Teleacras tra la prima e la seconda Repubblica. Sarà presentato lunedì 14 giugno presso l’Aula Magna del Polo Universitario di Agrigento alle ore 16.30 il libro “Dal butto alla storia” Medioevo e post-medioevo nei recenti scavi della Soprintendenza di Agrigento. A Canicattì, fino a martedì 15 giugno, sarà possibile visitare la mostra “Con... fronti” collettiva curata da Giuseppe Ingaglio che si inserisce nell’ambito delle iniziative per il 50° anniversario di ordinazione sacerdotale dell’arciprete di Canicattì, don Pietro Li Calzi. Nell’auditorium San Gerlando di Porto Empedocle è allestita la mostra di modellismo statico navale dedicata alla storia della marineria empedoclina. Fino a domenica, ingresso libero.

del meraviglioso chiostro dell’ex convento, un gioiello artistico che si è riusciti a conservare intatto, sono arrivati l’assessore regionale ai BB.CC.AA. Armao, l’assessore all’Economia Cimino, il prefetto di Agrigento Postiglione, il questore Di Fazio, la soprintendente Costantino, il capitano dei carabinieri La Rocca, alla presenza del sindaco Vito Ferrantelli, di tutta l’amministrazione comunale oltre al consiglio ed i sindaci ed amministratori dei comuni vicini. Tutti sono rimasti incantati dall’allestimento delle sale, nell’ex convento dei Frati Minori del 1580, realizzato secondo un modello espositivo curato da Bernardo Agrò. Vi campeggiano la collezione di Giallo di ben 570 manufatti di diverse tipologie, di proprietà del comune, acquistata nel 2006, i preziosi rinve-

nimenti del butto delle fornaci cinquecentesche nell’area urbana detta “Nell’Arte”, la produzione delle botteghe burgitane per il periodo dal XVI al XX secolo (vasi, albarelli, boccioni, idrie e manufatti vari). La proiezione multimediale su uno schermo, in una grande sala arricchita di vetrinette con bellissimi reperti in buona parte integri, spiega le varie fasi della lavorazione della terracotta da parte degli artigiani locali e mostra le tipologie di ceramiche e maioliche, oltre una breve storia della cittadina. Un percorso museale agevole, ben disegnato e arricchito dalla presenza di numerose guide che hanno accompagnato i visitatori ai quali sono stati offerti depliant,

cartoline, libretti e manifesti. Molto soddisfatto il sindaco Vito Ferrantelli che ha ringraziato le autorità ed i semplici lavoratori che si sono occupati del museo. «Il museo - ha affermato il primo cittadino – ha fatto recuperare lo storico immobile e rappresenta occasione tangibile per lo sviluppo della cultura, del turismo e dell’economia nel nostro paese». Enzo Minio

In mostra “Venti di novità” no; sovente gli artisti nel passato hanno lasciato testimonianza della loro opera nella decorazione di ventagli. Decorare oggi un ventaglio è occasione per gli artisti di offrire, ancora una volta, il loro contributo per avvicinare i pubblico, i collezionisti, la critica ad un’esperienza d’arte contemporanea. L’iniziativa ha inoltre lo scopo di raccogliere fondi da destinare ai progetti promossi dalla Federazione regionale Movimenti Per la Vita ed i Centri di Aiuto alla Vita per assistere le donne con difficoltà ad accogliere la vita nascente. La mostra nasce da un’idea di Giuseppe Ingaglio, che ne è il curatore, in collaborazione di

Domenico Amoroso, direttore dei Musei Civici di Caltagirone, e dell’Associazione Culturale “Dietro le Quinte di Catania”, cui è affidata la segreteria organizzativa. L’evento espositivo ha carattere itinerante: nei prossimi mesi toccherà infatti alcune località turistiche della Sicilia: Caltagirone, Taormina, Sciacca e Catania. Prossima sede, partire dal 10 luglio, sarà Caltagirone. U.S:

il quattrocentro Secondo volume di Francesco Cassar

Storia di Sciacca

Francesco Cassar, con questo secondo volume della sua “STORIA DI SCIACCA” (Sciacca-Ribera 2010), offre un’ennesima prova della capacità di penetrare notevoli accadimenti e personaggi. Lo studio consta di quattro densi capitoli: “Il Quattrocento aragonese e il Cinquecento spagnolo - “Sciacca promossa Urbs Digna” - “Il Caso e le sue conseguenze” - “Tommaso Fazello”, con traduzioni dal latino e latino ibrido di Rita Cassar. Il libro va oltre la municipalistica, infatti spaziando nel contesti mediterranei, attenziona vari pontefici, imperatori, re, insieme a personalità europee. Si leggono quindi con grande interesse le pagine che analizzano la venuta dei Catalani nel Regnum Siciliae, quasi subito - 1412 - ridotto ad una semplice dipendenza dell’Aragona, con suoi viceré. Negata l’autonomia, la nuova classe dirigente catalana spadroneggia, tanto da lasciare alla nobiltà locale solo la vanità delle apparenze. La “demaniale” Sciacca, da ora è sempre più nelle mani di affaristi locali, che si accaparrano le redditizie cariche cittadine. L’habitat continua in ogni caso a prosperare: “caricatore” dei cereali, agricoltura, annuale fiera, produzione ceramica di alto livello e oreficeria, oltre l’ampliamento della cinta muraria e l’edilizia civile e religiosa. Nel mezzo - 1529 - si verifica il “Caso di Sciacca”, proverbiale in Sicilia e fuori, significando un qualcosa di contraddittorio, intricato e ambiguo. L’autore dedica al tragico evento un intero capitolo, esaminando anche “le conseguenze”. Ciò fa per ridefinirlo. Così all’inizio dichiara: “dal dominio della letteratura al possibile recupero di una misura storica”. Quale il divisamento di Cassar? Mai fatto, attua una rigorosa “lettura su tre livelli”, muovendo da narrazioni popolari in versi sullo stesso “Caso”. Infatti vi rintraccia la matrice nei racconti vertenti un inizio della faida nei primi

‘400 per la negazione reale dell’ereditiera Margherita Peralta al pretendente Giacomo Perollo a favore del catalano Artale de Luna, poi conclusosi, dopo un cruento episodio nella metà ‘400, nel 1529 per opera del conte di Caltabellotta Sigismondo de Luna. Questi, sconfitto l’antagonista Giovanni Perollo lo fa uccidere e poi trascinare da un cavallo per le vie di Sciacca, che rimane “distrutta” e “desolata”. L’autore vaglia quindi la “prospettiva storico-letteraria”, derivante dalle narrazioni contestuali alle “Deche” di Tommaso Fazello, dove chiarisce alcune reticenze del frate domenicano su passaggi cruciali: da esse sarebbero scaturite altre letture identiche nella sostanza, con “tre Casi” successivi e la distruzione finale. Nella “prospettiva storica” Cassar, ripartendo da zero e da rigorose basi documentali, accoglie l’eliminazione del primo “Caso” già effettuata da Ignazio Scaturro, tuttavia non accetta la dizione dello scontro di metà ‘400 perchè assai lacunosa nei documenti. Circa l’evento del 1529 lo avvalora nei passaggi sostanziali, ritenendolo “unico” storicamente accettabile. Rigetta comunque sia Isidoro La Lumia che Ignazio Scaturro poiché si sono palesemente affidati alle tradizioni poetiche e storico-letterarie, per le quali, conseguentemente al “Caso”, Sciacca sarebbe rimasta “distrutta” e “spopolata” anche della nobiltà con effetti negativi durati ben 300 anni! L’autore è deciso e la sua sicurezza dipende non solo dagli “elenchi giuraziali“ del manoscritto Libro Verde della città di Sciacca, ma anche dal confronto insindacabile con gli “elenchi” del settecentesco Villabianca nei suoi Opuscoli Palermitani. Non solo, la ricusa di Cassar si poggia su serrate indagini d’indole demografica, socio-economica, architettonica d’estrazione militare (le mura), civile e religiosa ed artistica: tutte comprovanti, oltre la floridezza economica dopo il tragico evento, la committenza da parte di famiglie contemporanee ad esso, le quali rimangono imperterrite a

sicilianitÁ 

Condivisione proletaria Dici l’Anticu: «C’u beni ‘u fa sinceru ‘un nutri spranza/ca pi risposta c’è ‘a ricanuscenza/e si lu fa di cori, lu fa ogliardu:/l’amuri veru nun porta ritardu».

naro  Museo della grafica

Promossa dal Distretto FIDAPA Sicilia, con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Catania e dei Musei Civici di Caltagirone, è stata inaugurata a Naro, presso il Museo della Grafica, martedì 8 giugno la mostra Venti di novità - Ventagli d’arte contemporanea, nella quale sono esposti ventagli decorati da oltre cinquanta artisti italiani, prevalentemente siciliani. La finalità dell’iniziativa è quella di operare un tentativo per recuperare nell’oggetto-opera d’arte il rapporto tra collezionismo (sia privato che pubblico) e la funzionalità quotidiana dell’opera d’arte stessa. Il ventaglio ha da sempre raccolto le attenzioni del collezionismo ed allo stesso tempo è stato oggetto d’uso quotidia-



Sciacca governandola per trecento anni... La “decadenza”, così come asserita da La Lumia e Scaturro, per Cassar non è accettabile. Circa “Tommaso Fazello”, ultimo capitolo, l’autore è deciso ad altro titolo: il frate “non deve” essere ricordato soltanto come Padre della Storia Siciliana, infatti la sua pur coltissima lettura della storia, non essendo ancora libera da pastoie narrative, si staglia per qualcos’altro. Questo ‘qualcosa’ è da ravvisarsi nella fondazione dell’archeologia con le sue scoperte straordinarie, cominciando da Selinunte. Il dato archeologico è dunque ineludibile, con la topografia e la numismatica, per comprendere lo sviluppo storico “unitario” della sua Sicilia. Nel senso “politico” cioè, di sicuro colto e recepito dal vicerè Juan De Vega, alter ego dell’imperatore Carlo V, poiché la Sicilia aveva bisogno, per essere governata, di un fondamentale “spirito aggregante” avverso gli individualismi, i particolarismi e gli stessi egoismi nobiliari. Fazello, scrive Cassar, primo a notarlo dopo cinquecento anni, non è soltanto un grande “politico” stante la suesposta peculiarità, ma perché si muove con estrema accortezza per il progresso. Esempio di questa sua ulteriore connotazione è la provata capacità di rapportarsi con i grandi, cercando senza posa di incanalare il potere verso i suoi “lati positivi”. Non ultima è la sua straordinaria inclinazione a muoversi per realizzare la “Concordia tra gli Ordini ecclesiastici”. Fazello dunque, grande storico, ma “primo archeologo” la cui valenza è del tutto attuale ai livelli mondiali. Riguardo al “politico” è una scoperta, non secondaria, che onora Cassar. (LdP)

“Senti, Trisinè (Teresina): va ‘nni la zia Nofria (Onofria) Scarpiscionti e fatti ‘mpristari dui spicchia d’aglia e ‘na patata”. “Nonsi mamà, nun ci vaiu, pirchì aieri mi mannà, mentri iucava davanti a so’ porta”. “Avia ragiuni, mischinedda, c’è so’ maritu malatu. Allura va nni gnura Saridda Curricachiovi, nnu mentri ci porti l’ovu chi mi ‘mpristà aieri”. La piccola Teresa si reca dalla signora Rosaria, che l’accoglie gentilmente e le dice: “Sì, bedda mia, ti dugnu l’aglia e la patata, però prima fammi lu piaciri di avvicinari ni la zia Caluzzedda (Calogera) Pisciaissu e ti fa’ dari lu pettini e la cucchiaredda, ca mi bisognanu”. La bambina fa da corriere di questi poveri beni di consumo, e si rende conto della necessità di condividerli, se si vogliono coltivare e condividere beni più preziosi: l’amicizia ed il rispetto reciproci, superando anche l’angoscia della miseria. Ecco come ricorda quegli scambi in natura la signora Maria, insegnante elementare negli anni Trenta: “Avevo una Quarta maschile, con cinquanta alunni, tutti provenienti da famiglie numerose, pochi con abiti e scarpe non rattoppati. Carente l’igiene personale. La poca acqua, in casa, si andava a riempire alla fontanella comunale e non era, quasi mai, sufficiente per bere e cucinare. Al bagno personale, si poteva provvedere ogni tanto, con l’acqua piovana. Non mancava, tuttavia, l’allegria, specie quando i ragazzi si scambiavano le cianfrusaglie, di cui avevano piene le tasche. Si scambiavano di tutto: bottoni, conchiglie, figurine… che mischiavano con le povere merendine.” La vecchia insegnante ricorda, sommariamente, in che cosa consistevano quelle merendine: “Tutta roba buona, per la verità, ma mai sufficiente a saziare l’eterno appetito di quei poveri fanciulli: un pezzo di pane raffermo, accompagnato da una briciola di formaggio pecorino, qualche oliva “abbunata”, una sardina salata. Una frittatina era già cibo prelibato, che spesso si metteva in comune, per dare agli amici il piacere di “tastare” (assaggiare) quello che l’economia della propria famiglia non poteva permettersi.” “Succedeva anche che si scambiassero tra loro le merendine, o si barattassero con altri oggetti. Si trattava di una specie di contratto elaborato. Ricordo che c’era un alunno ghiotto di “passuluna” (olive nere salate), che “comprava” dando in cambio pezzetti di salsiccia fatta in casa, salata ed essiccata: una vera squisitezza. D’altra parte, si conoscevano tutti, provenendo dallo stesso quartiere. Molti, addirittura, erano “fratelli di latte”, e quindi amici di famiglia.” Questo particolare circa la fratellanza di latte mi incuriosisce. Chiedo alla signora ulteriore spiegazione. Sorridendo, mi risponde: “Oggi, con omogeneizzati, latte in polvere e tante altre sofisticherie, non si sogna neppure di ricorrere, se non si ha il proprio latte, a qualche mamma amica che ne abbia in abbondanza e possa supplire alla mamma che ne è priva. Era la forma di condivisione più tenera, che legava le famiglie per tutta la vita. Molte mamme abbondavano talmente di latte che chiedevano, quasi come favore, di darne ai bambini, che vedevano malnutriti. Ricordo che, da giovane mamma, più volte ho sostituito qualche mamma in difficoltà. Non riesco a dimenticare quella volta che, su un treno locale, venni in soccorso di un bambino che piangeva e piangeva, da strappare l’anima. Avevo osservato, già nel salire in vettura, la mamma, non più giovane e con il seno asciutto. Ero seduta in un altro scomparto, non conoscevo la povera mamma, ma io il latte l’avevo e in abbondanza. Allattavo il mio quinto figlio. Mi alzai e, avvicinatami, sorridendo, chiesi: “Permette che cullo un po’ il suo bambino?”. Mi guardò, con occhi tristi, e lasciò che fossi io a prenderlo, senza che lei si alzasse. Si limitò a dire: “Provi, se ci riesce, io sono stanca”. Tornai al mio posto, lo accostai al seno, succhiò avidamente, finchè non si addormentò. Tornata dalla mamma, trovai che dormiva anche lei”. Bello! Emblematico per una condivisione ideale. Una domanda, tuttavia: “Allora mancava il cibo, c’erano malattie endemiche che facevano milioni di vittime, il lavoro era massacrante e la media della vita non superava i cinquant’anni; cosa c’era, dunque, da preferire al benessere di oggi?” Lo chiedo alla vecchia maestra (ultranovantenne). Mi guarda, e, con accento tra l’indispettito e il malinconico, risponde: “Ma è chiaro: l’amore per la vita!”. E, continuando, ancor più interrogativa: “E i bambini? Perché non ci sono più bambini?! E la fiducia reciproca? La facile confidenza, l’amicizia, il rispetto per i vecchi, l’amore per i genitori? Allora i vecchi non si portavano all’ospizio. In poche parole: la famiglia, dov’è ormai la famiglia? Mancavano sì tante “cose”, ma non mancava il prossimo e, principalmente, la famiglia”. Piresse




Provincia

L’Amico del Popolo

13 Giugno 2010

Brevi provincia

provincia regionale Fermenti in giunta certezza l’aeroporto

I nuovi assetti della giunta (continua dalla prima) Il presidente D’Orsi, nelle more della definizione di un nuovo assetto politico- amministrativo in seno all’organo esecutivo, ha assunto ad interim le deleghe dei due Assessori. Il presidente D’Orsi ha motivato la sua decisione di rimodulare la Giunta in considerazione della realtà territoriale dei componenti della Giunta, poiché, oggi, tale visibilità è ridotta a poche realtà locali”. Dunque gli assessori che non dovevano più esserlo, dopo la conferenza stampa nella quale il presidente indossava la maglietta pro Lombardo, sono rimasti al loro posto, con le loro deleghe e con il loro “lavoro” unica dichiarazione del presidente che ha trovato conferma è stato l’avere ridotto il numero degli assessori, non ad 8 come anticipa-

caltabellottaDuomo

to, ma bensì a dieci. Se possono sorgere dubbi su quello che sarà la squadra della giunta provinciale, dubbi non vi sono affatto sulla volontà del presidente D’Orsi nella realizzazione dell’aeroporto nella piana di Licata in località S. Vincenzo. Il presidente infatti, lo scorso, 4 giugno ha incontrato presso il palazzo di città della località marinara insieme al direttore del progetto “Grande Aeroporto” Piero Hamel, al vice sindaco Gaetano Lombardo (il sindaco Graci ha lì’obbligo di dimora fuori dalla città di Licata, ndr) ed all’ing. Ortega del comune di Licata, una rappresentanza di agricoltori interessati dagli espropri accompagnati dall’avv. Glicerio. La riunione si è svolta in un clima di massima disponibilità e collaborazione, pur nella diversità delle posizioni espresse. Nel corso dell’incontro il presidente D’Orsi ha dato la propria disponibilità agli agricoltori per trovare soluzioni tecniche che consentano di ridurre al massimo i

Presentato il libro di padre Marciante

Una cattedrale gremita di fedeli, amici e studiosi ha fatto da cornice alla presentazione del libro del sacerdote Giuseppe Marciante dal titolo “Sacerdoti di Caltabellotta e vita parrocchiale dal 1900 al 2000”, edito con il contributo dell’amministrazione comunale. La pubblicazione è stata distribuita per la libera fruizione ai partecipanti all’incontro e sarà offerta anche alle scuole, biblioteche, associazioni culturali ed alle tante famiglie caltabellottesi che la richiederanno per conoscere la storia di un secolo di parroci che si sono alternati alla guida della chiesa di Caltabellotta e di Sant’Anna. Dopo i saluti del sindaco Calogero Pumilia che ha anche curato la presentazione del libro il quale ha ricordato i numerosi parroci succedutisi alla guida della parrocchia e dell’arciprete don Giuseppe Costanza che ha messo a disposizione l’archivio parrocchiale per le ricerche, è intervenuto don Giuseppe Marciante, 35 anni di vita sacerdotale, 27 da arciprete a Burgio, ed oggi parroco presso San Pietro a Sciacca. Don Giuseppe ha spiegato di aver voluto dare un contributo alla conoscenza della vita dei tanti parroci che si sono alternati nei luoghi di culto, nel servizio ministeriale della chiesa e riflettere, attraverso la loro vita, sugli aspetti sociali e culturali del centro montano nel secolo in indagine. L’arcivescovo di Agrigento mons. Francesco Montenegro si è complimentato per la singolarità e preziosità del libro che, con immagini in bianco e nero, consta di 130 pagine, presenta l’elenco dei sacerdoti e dei vicari di Catalbellotta e di Sant’Anna di ieri e di oggi, dei parroci caltabellottesi e non. «Di don Marciante ne servirebbero uno per ogni paese e per ogni parrocchia per scavare nella storia religiosa e non della comunità» ha dichiarato durante la presentazione del volume S.E. mons. Montenegro. Don Giuseppe ha scritto altri 4 preziosi libri il cui argomento tratta le chiese, le feste, il culto e le tradizioni popolari di Burgio. Enzo Minio

san giovanni geminiFesta Gesù Nazareno

porto empedocle Mostra sul modellismo navale

Oltre venti modellini di navi ed imbarcazioni (che raccontano in modo particolare l’evoluzione delle barche da pesca della marineria di Porto Empedocle) saranno in esposizione a partire da martedì 8 giugno, presso l’Auditorium San Gerlando in una mostra di modellismo organizzata dal Comune e dalla Pro Loco in collaborazione con il Comando Generale delle Capitanerie di Porto, l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia e la “Fondazione Andrea Camilleri”.

disagi derivanti dalle procedure di esproprio per pubblica utilità, nei limiti delle norme. La riunione è proseguita in un clima di serena collaborazione per trovare un punto di equilibrio tra le posizioni degli agricoltori ed il progetto dell’aeroporto. Il presidente D’Orsi ha messo in evidenza i vantaggi della realizzazione della struttura aeroportuale anche per gli agricoltori. Il responsabile del progetto Grande Aeroporto ha anche spiegato le motivazioni prettamente tecniche che hanno portato alla scelta del sito di Piano san Vincenzo. Gli agricoltori hanno avanzato le loro richieste manifestando le loro perplessità sulla scelta del sito, ascoltando, senza pregiudiziali, le osservazioni fatte dai tecnici. Al termine dell’incontro il Presidente D’Orsi ha invitato gli agricoltori presenti e l’avv. Glicerio ad ulteriori incontri per valutare le loro richieste. Incandescente, invece, il clima fuori dal comune di Licata dove un gruppo di facinorosi ha manifestato in maniera poco civile il proprio dissenso. LdP

naro Il PRG diventa efficace Il consiglio comunale ha deliberato di dichiarare l’efficacia del Piano Regolatore Generale per decorrenza dei termini assegnati all’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente per pronunciarsi sugli strumenti urbanistici. La legge urbanistica regionale prevede infatti che l’Assessorato Territorio ed Ambiente adotti le proprie determinazioni sul P.R.G. entro nove mesi dalla data in cui il comune lo ha presentato o abbia comunque risposto agli eventuali chiarimenti richiesti sullo stesso . In caso di mancata determinazione entro tale termine, gli strumenti urbanistici diventano efficaci ope legis.

siculiana Nominati gli assessori a breve le deleghe

montallegroSuccesso per i tappeti floreali

Il neo sindaco, Maria Giuseppa Bruno, ha presentato gli assessori che nei prossimi cinque anni l’affiancheranno alla guida della città. Si tratta di Francesco Callea, commercialista, Giuseppe Zambito, insegnante al II Circolo didattico di Sciacca e da Giuseppe Vaccarella. Nei prossimi giorni ai tre prescelti saranno assegnate le cariche assessoriali.

VIII edizione Infiorata Successo per l’VIII edizione dell’infiorata di Montallegro, svoltasi in occasione della solennità del Corpus Domini. Come sempre i giovani della locale associazione hanno realizzato i quadri floreali che quest’anno hanno avuto come tema l’anno sacerdotale. Ogni quadro, realizzato con fiori freschi in buona parte raccolti nei campi, misurava 12 metri quadri, tranne quello raffigurante il logo dell’associazione di ben 20 metri quadri. Sono stati creati dagli oltre cento giovani del luogo i quadri raffigurante il Battesimo, l’Eucarestia, il Matrimonio e l’Ordine. A differenza delle precedenti edizioni le opere artistiche sono state realizzate non nei vari quartieri urbani, ma nel viale della Vittoria, davanti la parrocchia S. Leonardo, per una migliore fruibilità da parte dei visitatori. Soddisfatto don Angelo Gambino, animatore del gruppo che ha partecipato nelle scorse settimane alle infiorate di Pietra Ligure (Savona) e di Noto (Siracusa).

«É un’occasione religiosa, culturale e artistica che viene sfruttata al meglio dalla nostra comunità - ci ha detto don Angelo – prima di tutto l’Infiorata è un omaggio al Corpus Domini la cui solennità è molto sentita dai montallegresi, tra religione, canti, fiori, colori e profumi antichi. I quadri dell’infiorata sono diventate delle vere e proprie opere d’arte che richiedono mesi di studio e di realizzazione a cui partecipa buona parte della comunità locale, tra cui tanti giovani. Vogliamo sfruttare la manifestazione come momento turistico in quanto siamo l’unica associazione della Sicilia occidentale ad essere presente sui circuiti nazionali come in Liguria e nel Lazio dove portiamo il buon nome di Montallegro e il nostro patrimonio di fede, culturale e paesaggistico, con appositi depliant”» L’associazione “L’Infiorata” di Montallegro è stata presente, come già accennato, con proprie opere su diverse piazze siciliane in occasione di feste patronali e tradizionali come Villafranca Sicula, Salemi, Noto. E.M.

racalmuto Riconosciuta città turistica Racalmuto è stata riconosciuta città turistica. Il riconoscimento è inserito nel decreto pubblicato dalla Regione e che consentirà agli esercizi commerciali di prolungare gli orari di chiusura dal primo giugno al trenta settembre. A seguito della richiesta inoltrata da parte dell’amministrazione e del consiglio comunale, Racalmuto ha ottenuto il decreto firmato dall’assessore regionale Marco Venturi. I vantaggi derivanti da tale riconoscimento possono essere molteplici, a partire, nell’immediato, dalla deroga agli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali, oltre ad altre agevolazioni di natura burocratica e finanziaria.

Foto Tornatore

É stato festeggiato nello splendido scenario della scalinata della Chiesa Madre di Palma di Montechiaro il 196 anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri. Nella foto il taglio della torta con sciabola.

La storia della Santa Croce In onore del restauro della “Santa Croce”, compiuto l’inverno scorso ad opera dell’artigiano Tambuzzo su commissione della famiglia Napoli, proprietaria della croce, si svolgerà, presso la chiesa Santa Lucia di San Giovanni Gemini, un incontro nel quale l’arciprete don Giovanni Mangiapane, il professore Leto Barone e un membro della famiglia Napoli parleranno dell’opera e dei lavori eseguiti, al fine di rendere partecipe tutta la cittadinanza. La “Santa Croce”, riccamente istoriata da scene della passione di Cristo ed ornamenti floreali, arrivò nel comune montano verso la fine dell’800 grazie a Santi Napoli che decise di acquistarla al posto del comitato delle feste che non aveva la cifra necessaria per l’acquisto, al fine di impreziosire la ricorrenza più importante del paese, quella di Gesù Nazareno. L’opera, secondo un’incisione sulla stessa, dovrebbe risalire al 1878. Ma la croce oltre che alla famiglia Napoli è legata anche alle famiglie Martorana, che misero a disposizione la mula con la quale venne trasportata in paese, Biondolillo che, in seguito ad una “prumisiuni” ossia ad un voto, continua a portarla in processione.

La croce venne concessa dalla famiglia Napoli, ed accade così anche oggi, in occasione della festa solo a patto che, nel periodo in cui non è utilizzata, ritornasse ad essere custodita nella propria abitazione. Padre Salvatore La Pilusa nel suo libro “San Giovanni Gemini: sua storia” attesta che la croce, in occasione della festa venerata nella Chiesa Santa Lucia, veniva portata in processione la domenica insieme al Carro trionfale, a sottolinearne l’importanza che essa aveva per i fedeli. Oggi esce in processione per le vie del paese il venerdì ed il lunedì, a conclusione della festa del Nazareno. Irene Catarella

L’ANGOLO DEL CONSUMATORE Sono stato in vacanza all’estero, acquistando un pacchetto da un tour operator. Nel pacchetto era previsto che avremmo fruito della spiaggia a qualche chilometro dalla località nella quale abbiamo soggiornato. In realtà, giunti sul posto, abbiamo constatato che la linea che trasportava i turisti in spiaggia era stata soppressa. Abbiamo dovuto utilizzare dei taxi a nostro carico. Il tour operator declina ogni responsabilità: infatti afferma che il servizio soppresso era una linea pubblica, pertanto al di fuori del suo controllo. Ha ragione? (U.M., Licata) L’art. 91 del Codice del Consumo stabilisce, al quarto comma, che “Dopo la partenza, quando una parte essenziale dei servizi previsti dal contratto non può essere effettuata, l’organizzatore predispone adeguate soluzioni alternative per la prosecuzione del viaggio programmato non comportanti oneri di qualsiasi tipo a carico del consumatore, oppure rimborsa quest’ultimo nei limiti

della differenza tra le prestazioni originariamente previste e quelle effettuate, salvo il risarcimento del danno”.Ma quale si può considerare “una parte essenziale dei servizi previsti dal contratto”? Lo ha chiarito la Corte di Cassazione, con la sentenza n.10651/2008. In detta sentenza si legge, tra l’altro: “Se, per esempio, si considera l’ipotesi di un viaggio organizzato, è evidente ritenere che il venir meno di una linea di trasporto pubblico che avrebbe dovuto consentire di raggiungere una certa località costituirà, oggettivamente, il venir meno di un servizio essenziale per il programmato svolgimento del viaggio cui l’organizzatore dovrà comunque supplire, ad esempio, con il ricorso a mezzi di trasporto propri o privati”. Quindi, nel caso che ci interessa, se l’organizzatore non ha provveduto a trovare dei mezzi alternativi per condurre i turisti in spiaggia, dovrà ridurre il prezzo del pacchetto, oppure rimborsare le spese dagli stessi sostenute, salvo il maggior danno.

Per ulteriori chiarimenti o per informazioni rivolgersi a: Avv. Adele Falcetta, via S. Francesco n. 15 - 92100 Agrigento e-mail: studiolegalefalcetta@tiscali.it - tel./fax 0922 556222 - Cell. 338 3971821

Rubrica a cura dell’Avv. Adele Falcetta


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Società

L’Amico del Popolo

13 Giugno 2010

mondiali di calcio Tanti papabili, manca la favorita assoluta

Sudafrica: comincia il sogno mondiale Ci siamo finalmente. Dopo 80 anni dalla sua prima edizione, quindi con colpevole ritardo, la Coppa del Mondo di calcio approda in Africa. L’11 giugno in Sudafrica comincia una delle pagine più emozionanti di questa competizione, che vede, nonostante tutte le cassandre in circolazione, ancora l’Italia come campione uscente e una costellazione di grandi outsider. Ci sono infatti tante papabili, ma a differenza di altre edizioni dove il Brasile di Pelè o l’Argentina di Maradona o la padrona di casa di turno la facevano da padrona, manca la favorita assoluta. Certo il Brasile gode del miglior credito, la Spagna è la vera speranza europea, l’Inghilterra ha in Capello uno straordinario motivatore, l’Argentina ha un gruppo di singoli che non ha eguali sul pianeta, eppure la superfavorita non esiste. Ecco perché dobbiamo pur lasciare qualche credito agli azzurri di Lippi, anche perché, se ci pensiamo un attimo, viste le premesse tecniche e il ciclone Calciopoli, per l’Italia sembrava più arduo vincere Germania 2006 che Sudafrica 2010. Quindi coraggio: siamo noi i campioni del mondo ed abbiamo pure la squadra di club (l’Inter) che ha appena trionfato sul tetto d’Europa (pur avendo solo un paio di giocatori italiani). Fatta questa doverosa premessa, è anche necessario dire che il Belpaese è appena uscito con le ossa rotte dal ballottaggio di Euro 2016, annichilito non soltanto da una rivale storica come la Francia, ma anche dalla Turchia; mentre i bookmakers sembrano ignorare i Lippi-boys relegandoli nelle quote di retrovia per la vittoria finale. E mentre i nostri ragazzi prendono confidenza con

il bunker di Pretoria dopo il ritiro in quota del Sestriere, in patria già si comincia a studiare come sarà l’Italia di Prandelli, con tutto quel che ne consegue. Strano Mondiale questo, con il Marcello nazionale, ct campione del mondo, che va a giocarsela sapendo già che è pronto il suo sostituto. E se vincesse anche in Africa, se ne andrebbe per la seconda volta da vincitore (salvo poi essere richiamato come dopo la parentesi Donadoni)? I nostri non lanciano proclami, ma si vede che gonfiano il petto: sanno di essere sottovalutati se non proprio sbertucciati dai pronostici e preparano l’ennesima rivincita. Ogni volta che li abbiamo dati per spacciati sono rinati dalle loro ceneri (vedi Spagna 1982 e appunto Germania 2006); quando invece eravamo strafavoriti sono state lacrime amare (leggi Inghilterra 1966, Germania 1974 e Italia 1990). Partiamo senza veri fuoriclasse: fuori Totti e Del Piero, scartati per ragioni più ambiental-comportamentali che tecniche Cassano, Balotelli e Miccoli, ci affidiamo ancora alle prodezze di Buffon, sperando che Cannavaro, per un mese soltanto, torni il Mandrake di 4 anni fa, e che l’“animus pugnandi” dei vari De Rossi, Marchisio e Gattuso, la cinghia di trasmissione della squadra, ispirino lo strepitoso Di Na-

tale di quest’anno e uno tra i vari punteros Pazzini, Gilardino e Iaquinta. Per il resto occorrerà capire quanto il fattore Africa, riuscirà a compenetrare una manifestazione che in passato si dimostrò impermeabile anche ai regimi più odiosi (vedi Italia 1934 e Argentina 1978). Ci auguriamo, invece, che il nuovo corso ispirato da Mandela, che anche nello sport ha già trasformato in leggenda la squadra di rugby del Sudafrica, riesca a riportare il calcio nella dimensione primordiale, d’incontro tra i popoli e di mezzo per combattere ogni forma di sopraffazione, prima di tutte il razzismo. Solo in questo caso avrà avuto un senso portare qui lo sport più popolare del pianeta, altrimenti saranno solo e soltanto questioni di tattiche e di albo d’oro, di ricchi sponsor e di strapotere televisivo: francamente un po’ poco. Leo Gabbi

Scuola Per uscire da una crisi non solo economica

Il taglio non basta Siamo nell’ultima settimana di scuola, in attesa che cali il sipario - salvo l’appendice degli esami su un altro anno difficile e che si chiude, una volta di più, con l’ennesima polemica sui tagli, sulle insufficienti risorse economiche. Fortunatamente la scuola “in classe” vive di ritmi ed esperienze diversi da quelli della scuola sui giornali e nei palazzi. E questo ha senz’altro reso possibile anche quest’anno quella intensa ricchezza di relazioni e di esperienze che sostanzia la vita scolastica e i processi di crescita di tantissimi nostri bambini e bambine, ragazzi e ragazze. Una ricchezza alimentata dalla passione educativa e dalla professionalità della gran parte di quanti operano nel mondo scolastico, in silenzio, fuori dal cono dei riflettori. Non di rado accettando sacrifici personali anche significativi. Una ricchezza che continua a farci guardare alla scuola e ai suoi meccanismi con fiducia. Pur consapevoli che il continuo processo di erosione di risorse e di reale attenzione alle esigenze della scuola non può che peggiorare ogni anno la situazione. Sarà provocatorio, ma il caso del preside di Putignano che chiede soldi alle famiglie per pagare le indennità dei commissari di maturità fa pensare. Un preside che fa politica? Forse. Il ministero è intervenuto definendo la vicenda “totalmente infondata e pretestuosa”. Ma in quanti casi, meno eclatanti, i genitori sono chiamati, in forma volontaria, a sostenere spese per la dotazione scolastica: dalle materne alle superiori? Arrabbiarsi non serve e il meccanismo dei crediti vantati dall’amministrazione centrale è un problema reale. Fa poi impres-

sione leggere i risultati dell’analisi di “Tuttoscuola” sulla manovra finanziaria e sulle conseguenze sugli stipendi del personale del comparto. L’attentissimo e qualificato osservatorio parla di “profonda iniquità” e poi riassume così: “Una sorta di regola di Robin Hood rovesciata : togliere di più a chi ha di meno (insegnanti e personale ATA: tra 11 e 15% di minori entrate rispetto a quelle contrattualmente definite per il prossimo triennio per circa metà del personale), salvaguardando nella sostanza chi ha di più, dai dirigenti dell’amministrazione (meno 2,5% in media) ai direttori generali e ai sottosegretari (meno 6%)”. Vogliamo aggiungere a questo quadro desolante le ultime dichiarazioni del ministro Calderoli sui premi alla Nazionale di calcio e sui tagli da operare in quel mondo di lusso? Si potrebbe anche concordare, se non fosse che il richiamo viene da una classe politica che alla parola tagli su se stessa è profondamente allergica. Se ne discute sui giornali, ad esempio, proprio in questi giorni di manovra, il tema è così chiaro e noto a tutti che non vale nemmeno la pena di fare esempi. L’uscita di Calderoli pare più che altro un’entrata da cartellino giallo e sotto i riflettori, una volta di più, mette le contraddizioni di un Paese ricco di “caste”. L’Italia attraversa un momento davvero difficile. Dal punto di vista economico, certo, ma forse anche per quanto riguarda lo stesso patto sociale che lega le persone. Una crisi che non sfugge a chi, come

la Chiesa, parla da tempo di emergenza educativa, della necessità di un nuovo “innamoramento” dell’essere http://pdemocratico.wordpress.com italiani. Da questa crisi non si esce con la demagogia, in particolare, per quanto riguarda ma con una politica - e con politi- la scuola, ricordino che è questo ci - responsabile, che riscopra non un terreno fecondo per costruisolo a parole un’esigenza etica di re il futuro. Tagliare gli sprechi, giustizia, che sappia dare anche certo. Limare le spese. Ma serve esempi virtuosi. Si esce, certo, an- un’ottica di sviluppo che ormai da che con manovre finanziarie ne- tempo proprio non si vede. cessarie e oculate, ma eque. E che A.C.

A Porto Empedocle un corso di laurea in ingegneria navale? Ogni anno, il numero di yacht, panfili, imbarcazioni da diporto. s’incrementa, in misura rilevante; con l’avvento della buona stagione cresce la frequenza del loro transito sul mare. Nella costa della nostra provincia, il loro stabile ricovero è costituito da tre porti, tra cui Porto Empedocle. Nel Polo universitario di Agrigento manca il corso di laurea in ingegneria navale: in realtà manca a Palermo. Invece, questo dottorato, esiste, da molti anni a Napoli, ma i docenti di quella capitale, forse per motivi di rivalità, non sono ancora sbarcati nel capoluogo siciliano: prima o poi, arriveranno in questa città. Genova è troppo lontana. La voce del mare si ascolta chiaramente nella città di Porto Empedocle che, a buon diritto, può candidarsi quale sede del corso di laurea in ingegneria navale. Il percorso dei docenti costituisce una remora superabile. Prima o poi gli insegnanti napoletani devono imbarcarsi sull’aereo o sul traghetto ed approdare a Palermo. I docenti delle 12 materie professionali potranno, poi procedere verso la piccola città ed esportare la loro professionalità. Il corso di laurea accoglierà gli studenti siciliani amanti del mare. Essi potranno coltivare, la ricerca e l’innovazione nel campo della nautica: questi valori culturali costituiscono l’unico e necessario motore per la formazione delle maestranze. Aumenterà di poco il costo sopportato dal Polo per gli insegnanti. Ad Agrigento da alcuni anni, vi sono corsi di laurea in ingegneria informatica e gestionale: i docenti da Palermo vengono qui dove, invero, la voce del territorio chiede specialisti di turismo. Livio Cutaia

diario multimedi@le «Quelle facce di bronzo che nominano Dio invano» Caro diario, che il simbolo del neoregime sia una gran faccia di bronzo dai connotati personalizzabili a richiesta (affinché ognuno dei neogerarchi vi si possa specchiare con indicibile gaudio) non è una novità: ma è ulteriormente scandaloso e infame che, nello squallido contesto delinquenzial-politicante di questa miserrima Italietta (che ogni giorno di più, ed orgogliosa delle sue vergogne, esibisce al mondo intero il suo unico e vero aspetto di cupola a cielo aperto e di penitenziario senza sbarre) sia ormai diventato abituale, a giustificare ogni potenza, ogni prepotenza, ogni colpevolezza ed ogni nefandezza, non solo spergiurare sui sadismi di umani “complotti giustizialisti” contro persone che, chissà perché, si dicono sempre inviolata carne da martirio, ma tirare in ballo Dio e la religione come provvidenziali ausili e, peggio ancora, come alibi bugiardi e blasfemi. Ho qui davanti a me il ritaglio d’un quotidiano. Leggo: “Lo zio è un uomo di chiesa, un cristiano vero. Conosce il valore del perdono. Prima di perdonare, però, vuole sapere come tutto questo sia potuto accadere. La verità è che il talento, unito alla rettitudine – e lui ne ha da vendere – può provocare invidie e gelosie anche tra quelli che sembrano esserti più vicini”. Non è il nipote di Padre Pio, caro diario, ma il nipote d’ un ex ministro, quello del famoso appartamento con vista sul Colosseo (punta d’un mastodontico “iceberg” di letame sempre più affiorante), quello che, puro siccome un angelo, fu, ed ovviamente a suo dire, inconsapevole destinatario di un nobile gesto, ossia diverse centinaia di migliaia di euro aggiunte ai suoi sudati risparmi per liberalità di anonimi mecenati di cui lui, povero cristiano, ignorava persino l’esistenza: un atto di beneficenza da libro “Cuore” (edizione per paperoni, s’intende: mai una roba del genere accaduta a qualche poveraccio per l’impossibile acquisto della prima casa) che l’ha costretto a dimettersi tra supplizi e lacrime, ma, s’è visto, senza fargli scordare quel dovere del perdono che, ohibò, a “cristiano vero” s’addice. Ma d’altre vicissitudini “religiose” è stracolma la storia italiota contemporanea; e sarebbe molto utile andarle a scoprire (o a ripassare) magari stampandole per ricordo, ovvero prima che il bavaglio alla stampa prossimo venturo le faccia passare al reparto triturazione della “damnatio memoriae” assieme a quella benemerita facoltà d’intercettare (e di riferirne sui media) senza la quale molti crimini sarebbero rimasti sconosciuti e impuniti e senza la quale il neoregime brinderà per l’eliminazione di fatto d’ogni ostacolo agli affaracci suoi. Pensa, caro diario, per esempio, a quella “lady” che, complice quel gran “lord” del suo consorte, oltre ad intessere trame di arricchimenti spesso illeciti e ad accumularne i ben lauti compensi presso svariate banche, amava “imbottire” divani, poltrone, cuscini e “pouf” di soldi e titoli di credito, dando così un tocco più “chic” e godereccio all’uso più antico e “stracafonal” di nascondere i risparmi familiari nel materasso; quando le astutissime forze di polizia riuscirono a farli saltar fuori da tutte le fodere, sgamandone arroganze, reticenze e bugie, lei pensò, povera vittima, di reagire contro le autorità, la stampa ed un’opinione pubblica giustamente schifate da tali reati, ancor più gravi e disgustosi poiché ai danni della sanità, facendo sua un’accorata preghiera della poverissima Madre Teresa di Calcutta: come si suol dire, “il danno e la beffa”. In (pessima) sostanza: hai notato, caro diario, che da un po’di tempo i politicanti trafficoni, quelli con le facce di bronzo o come le bàsole di Catania, allorché smascherati si dichiarano tutti perfetti cristiani, martiri della fede e morituri nelle catacombe (magari con vista sul Colosseo, per qualche commovente anteprima sui supplizi “ad bestias” fra una tartina e una pennichella)? E non ti fa proprio tanto, ma tanto schifo? Nuccio Mula

Chiuso il 9 Giugno 2010 ore 12.00




Vita Ecclesiale

L’Amico del Popolo

13 Giugno 2010

seminario arcivescovile Ufficio di Pastorale Familiare

anno sacerdotale  I vescovi ai sacerdoti

avanti Il primo incontro degli operatori «Andiamo insieme» S

i è svolto lo scorso 30 maggio, festa della Santissima Trinità, presso i locali del Seminario Arcivescovile di Agrigento, organizzato dai direttori, coniugi Minuta, insieme all’èquipe diocesana di Pastorale Familiare ed alla presenza dell’arcivescovo mons. Francesco Montenegro, l’incontro con quanti, nella Chiesa agrigentina, hanno a cuore la pastorale familiare. Presenti oltre 80 coppie provenienti dalle comunità parrocchiali di diversi centri della diocesi oltre che i rappresentati di movimenti, gruppi e associazioni. Dopo l’accoglienza, celebrata in un clima familiare di gioia e fraternità, la preghiera iniziale ha dato avvio ai lavori del pomeriggio. L’assemblea ha accolto con attenzione una relazione su Famiglia sede di comunione nella quale i coniugi Minuta, ripercorrendo le tappe del primo anno di servizio nella Pastorale Familiare diocesana, hanno sottolineato la centralità della famiglia quale “protagonista e soggetto dell’azione pastorale”. Due icone hanno accompagnato l’assemblea. L’icona biblica della Missione dei Dodici: “…e prese a mandarli a due a due…”(Mc 6, 7-13) e l’icona figurata della Trinità scritta a partire dalla pericope veterotestamentaria dell’Apparizione alle querce di Mamre (Gen 18, 1-15). Attraverso la prima è stata eviden-

ziato come dedicarsi al mondo della famiglia in seno alla società contemporanea significhi abbracciare una vera e propria missione. Da qui la sfida legata all’accompagnamento dei fidanzati negli itinerari di fede, al cammino delle giovani coppie, all’attenzione verso le famiglie in difficoltà, i separati e le coppie di separati risposati. L’icona della Trinità è servita, invece, ad evidenziare il concetto di comunione fra diversi, di bellezza, di perfezione e di capacità di apertura all’altro. Di esperienza concreta di comunione hanno dato testimonianza Giuseppe e Florinda Falzone che insieme a Giovanni e Letizia Minuta, Piera e Stefano Maida, Giovanna e Dino Costanzo, Angela e Nuccio Costanza, in seno all’èquipe di Pastorale Familiare, nella pratica del servizio alla Diocesi, stanno sperimentando l’accoglienza della diversità nella capacità di incontro ed ascolto dell’altro. Ha chiuso i lavori l’arcivescovo Montenegro che ha, preliminarmente, sottolineato quanto la Chiesa agrigentina abbia

bisogno di famiglie capaci di fare comunione ed esserne testimonianza credibile. “Credete nell’essere famiglia”. Così l’Arcivescovo ha invitato i convenuti ad aiutare i parroci a rendere la parrocchia famiglia di famiglie. «Sogno una famiglia protagonista – ha continuato don Franco – capace di catechizzare ed animare la liturgia, capace di portare in Chiesa la famiglia ed in famiglia l’esperienza di Chiesa. Una famiglia capace di fare Chiesa in una casa». A proposito di famiglie in difficoltà ha sottolineato, poi, l’esigenza di pensare a luoghi, diversi dalla parrocchia, in cui le coppie, per non perdere mai di vista Cristo, siano nutrite “da flebo di amore dei fratelli e dall’ascolto della Parola, vero cibo”. coniugi Falzone

papa buono Il legame che lo lega alla nostra Chiesa agrigentina

Come un raggio di sole

In Diocesi

L’Arcivescovo di MalinesBruxelles, il card. Léon Joseph Suenens, uno dei quattro moderatori del Concilio, così commemorò Giovanni XXIII nell’aula conciliare: «L’alleanza così felice tra la grazia e la natura spiega l’unità, così spiccata in Giovanni XXIII, tra la sua vita e il suo insegnamento. In Lui nessun dualismo […], il Papa defunto ha rischiarato gli uomini nello svolgersi stesso della sua esistenza. In Lui luce e calore erano inseparabili, come il sole che nello stesso tempo illumina e riscalda la terra. La bontà spontanea, diretta, sempre at-

tenta di Giovanni XXIII era simile al raggio di sole che dissipa la foschia, che scioglie il ghiaccio, che s’insinua senza che ci se ne accorga, come in pieno suo diritto. Raggio di sole che crea l’ottimismo al suo passaggio, da gioia giungendo imprevisto, non si sconcerta per qualsiasi ostacolo». Questo «Raggio di sole» arrivò anche da noi, nella nostra Chiesa agrigentina. Chi ha familiarità con la cappella del nostro Seminario Arcivescovile sa che entrando, sulla parete destra, è posta una lapide con la quale si ricorda la visita del non anco-

Caritas diocesana VOLONTARIATO IN ABRUZZO: sono aperte le iscrizioni per offrire una settimana di servizio a favore dei fratelli abruzzesi. Cosa si richiede? La maggiore età (salvo che si sia almeno 16 enni e ci sia un accompagnatore adulto), la disponibilità ad adattarsi alla vita da campeggio (si dorme in tenda da 12 posti, mentre i wc sono in un container) e tanta voglia di vivere un’esperienza unica. In cosa consiste? Le attività possibili sono le più svariate: dall’animazione dei Gr.est. alle visite domiciliari per anziani e ammalati, dall’animazione di piazza ai lavori manuali per il recupero di aree verdi o scuole. Quando ci si iscrive? Fino ad esaurimento dei posti e, comunque, non oltre il 12 giugno 2010.

Ufficio per la ministerialità L’anno sacerdotale, la comunione come linea dominante del piano pastorale, la tensione dell’ascolto che si sta cercando di trasformare in stile ecclesiale sono tutte motivazioni che portano a vivere in clima di fraternità ed amicizia, un’assemblea diocesana di sacerdoti e diaconi che si terrà lunedì 14 giugno alle ore 9.00 presso il Seminario di Agrigento che si concluderà con il pranzo.

Laici Comboniani Organizzato dai missionari comboniani si svolgerà dal 30 luglio al 10 agosto un campo di lavoro denominato “1,2,3,10,100 passi: camminiamo insieme verso la giustizia e la pace, dalla terra stremata al giardino dell’Eden”. Il campo prevede al mattino il lavoro a S. Giuseppe Jato (Pa) nelle terre confiscate alla mafia, in collaborazione con Libera, mentre nel pomeriggio la catechesi a Piana degli Albanesi. Obiettivo dell’inbiziativa è quello di riaccendere il sogno della “terra promessa” (come progetto di Dio sull’umanità) creata per tutti, in maniera da far sviluppare nei giovani il desiderio di testimoniare e di impegnarsi concreatamente. Per info rivolgersi a Laici Comboniani email: laicicomboniani.ag@virgilio.it, cell 329.9195655

ra Papa Giovanni XXIII ad Agrigento (vedi foto accanto). Un altro atto d’amore nei confronti di Papa Roncalli è la dedicazione della Casa dell’Accoglienza “Papa Giovanni” – Seminario Minore di Favara. Ma non può essere dimenticato un comune legame spirituale, infatti, il nostro Seminario nato all’indomani dei decreti del tridentino, è posto sotto gli auspici benedicenti di san Carlo Borromeo, di cui Roncalli fu fervente devoto e fine conoscitore. Ma Giovanni XXIII non fu solo Padre per i credenti, spieghiamo così le tante vie, piazze, vicoli che le varie municipalità della nostra Provincia vi hanno dedicato. Infine, ci piace ricordare che per dodici anni la nostra città, soprattutto i nostri malati, hanno beneficiato della presenza operosa di suor Caterina Capitani. La benemerita religiosa, Figlia della Carità, miracolosamente guarita per intercessione di Papa Roncalli. Come apparve Giovanni XXIII a noi agrigentini e agli occhi del mondo? Se lo chiedessi al card. Suenens non esiterebbe, come fece innanzi ai padri conciliari, a ripropormi quanto affermò nella sua commemorazione tra le navate della Basilica di san Pietro: «Non come il sole al tropico, che acceca con la vivezza del suo splendore, ma come l’umile sole familiare di ogni giorno, che è lassù, al suo posto, sempre fedele a se stesso, anche se talora momentaneamente velato da qualche nuvola, a cui quasi non si bada, tanto si è certi della sua presenza». Credo che Mons. Peruzzo e i suoi successori mi risponderebbero allo stesso modo, ecco perché non far memoria di Giovanni XXIII è come voler porre un diaframma nero tra noi e il sole, ne attutiamo per la nostra percezione

visiva l’intensità della luce, ma oltre il diaframma la luce c’è, inalterata nel suo splendore. Alfonso Cacciatore

Una «parola di gratitudine», l’«invito a perseverare», l’«incoraggiamento»: sono le tre parti del “Messaggio dei Vescovi italiani ai sacerdoti che operano in Italia”, diffuso stamane dalla Conferenza Episcopale Italiana, dopo i lavori della Assemblea generale svolta in Vaticano dal 24 al 28 maggio. Nel testo si afferma anzitutto che «il nostro primo pensiero è sempre per voi, e lo è stato ancora di più in questi mesi. Incalzati da accuse generalizzate, che hanno prodotto amarezza e dolore e gettato il sospetto su tutti, abbiamo pregato e invitato a pregare per voi». «La nostra vuole essere, anzitutto, una parola di gratitudine – prosegue il messaggio – (..) Noi siamo fieri di voi! Il bene che offrite alle nostre comunità nell’esercizio ordinario del ministero è incalcolabile e, insieme ai fedeli, noi ve ne siamo grati». Nel messaggio, i vescovi aggiungono poi l’invito a «perseverare nel cammino di conversione e di penitenza» in quanto «la vocazione alla santità ci spinge a non rassegnarci alle fragilità e al peccato». Affermano quindi che la «irresistibile sollecitazione» che viene dalle parole di Gesù nel Vangelo «ci commuove e ci spinge ad andare avanti, ci aiuta a non adagiarci sulle comodità, a non lasciarci distogliere dall’essenziale, a non rassegnarci a ciò che è solo abituale nel ministero». Nella seconda parte del messaggio, i Vescovi sottolineano che «la Chiesa ci affida il Vangelo che illumina i nostri passi, corregge le nostre derive, ispira i pensieri e i sentimenti del cuore e sostiene il desiderio di bene presente nell’animo di ciascuno». Ai preti chiedono quindi di accogliere «con gioia la sua parola di speranza e di verità, desiderosi di lasciarci educare da lui» certi dell’aiuto divino per «superare anche le tribolazioni di questo tempo, corrispondendo con rinnovato slancio al mandato che ci è stato affidato». Esprimono quindi «una parola di incoraggiamento» sottolineando che Gesù «non ci ha promesso una vita facile, ma una presenza che non verrà mai meno. Senza di lui siamo nulla e non possiamo fare niente; dimorando in lui i nostri frutti saranno abbondanti e duraturi». Infine affermano che «il male non avrà mai l’ultima parola, perché chi si fa carico del proprio peccato può sempre rialzarsi e riprendere il cammino” e concludono assicurando “la comunione del presbiterio, la nostra paternità, la certezza della presenza del Signore Risorto che rende possibile attraversare ogni prova». da Avvenire

mons. Padovese  I funerali a Iskenderun

Il suo sogno

Si sono svolti il 7 giugno, nella cattedrale di Iskenderun, i funerali di mons. Luigi Padovese (nella foto con mons.Montenegro) , vicario apostolico di Anatolia, ucciso il 3 giugno dal suo autista Murat Altun. A presiedere il rito è stato mons. Ruggero Franceschini, arcivescovo metropolita di Smirne. Lunedì 14 in Duomo a Milano, si svolgeranno le esequie presiedute dal card. Dionigi Tettamanzi. Il corpo sarà poi tumulato nella tomba di famiglia. “Non abbiate paura! Non perdetevi di coraggio, siate lieti, come gli Apostoli, di vivere nella sofferenza e nella prova, senza venir meno alla vostra fede, che è il motivo della nostra speranza, che è il fondamento della nostra gioia. Nessuno riuscirà a spegnere questa fiaccola, poiché essa è sostenuta non solo dai tanti martiri e santi di questi luoghi, dalla Vergine Santissima patrona di questa comunità, ma da oggi, da un angelo in più presso il trono di Dio: il vostro, il nostro vescovo Luigi”. È stato l’appello lanciato da mons. Ruggero Franceschini, arcivescovo metropolita di Smirne, ai fedeli durante funerali. Una morte violenta che, ha detto mons. Franceschini, “ci ha lasciati sgomenti, incapaci di capire come potesse essere accaduta una cosa così orribile, soprattutto nei confronti di un uomo di Chiesa, un vescovo molto amico dei turchi e della Turchia”, terra che “si conferma così, ancora una volta, luogo di martirio anche per chi la amava tanto. A noi cristiani questa sua morte ricorda come la fedeltà al Vangelo possa essere pagata con il sangue”. Tra le cose più significative di mons. Padovese, mons. Franceschini ha ricordato “la condivisione del cibo con gli amici musulmani durante le reciproche feste, la creazione di un servizio di distribuzione a domicilio di generi alimentari ad oltre 70 famiglie in difficoltà, di cui una sola cristiana, il personale stesso della casa del vescovo, oltre 10 lavoratori, è composto in maggioranza da persone di religione musulmana, la simpatia verso la cultura islamica, le buone relazioni con le autorità

civili”. E poi ancora “gli aiuti profusi alla popolazione nelle alluvioni a Iskenderun e Batman, l’aiuto costante e generoso alle persone colpite dalla malattia, il contributo determinante per la canalizzazione dell’acqua in alcuni villaggi isolati”. “Con lui continueremo a pregare perché su questo Medio Oriente il cielo torni ad essere più sereno e i cuori ritrovino la strada della pace, per una coesistenza armoniosa nella collaborazione per il bene comune. Un sogno di pace che potremo realizzare solo col perdono vicendevole, con la preghiera e col sacrificio”.

A Firenze in scena i testi di don Vincenzo Arnone Dopo avere pubblicato Romanzo Toscano (che s’inserisce nella letteratura della città nei suoi connotati più profondi e poetici) nei mesi di giugno e luglio, saranno messi in scena tre testi teatrali drammatici, di don Vincenzo Arnone. Si è cominciato con Maria Maddalena De’ Pazzi, il 4 giugno presso il Seminario Arcivescovile di Firenze. L’8 luglio sarà la volta de La notte di Arzamas (recitazione tolstoiana), nella chiesa di Montebonello, nell’ambito della rassegna teatrale del sacro. Il 17 luglio, invece, nella celebre abbazia di Vallombrosa, andrà in scena Giovanni del perdono, un testo su S. Giovanni Gualberto, fondatore della suddetta abbazia e grande protagonista della vita religiosa dell’XI secolo. Tutti e tre i testi verranno messi in scena dalla Accademia teatrale di Firenze che ha in Pietro Bartolini e Ludovica Sanalitro i fondatori e gli interpreti più carismatici.


13 Giugno 2010

favara Convento S. Antonio

Continua dalla prima - Corpus Domini 2010

Professione perpetua Ofs D

omenica 13 giugno presso il Convento S. Antonio di Favara Rino Scopelliti, Giuseppina Chianetta, Gaspare Triassi, Carmelina Civiltà, Dario Di Rosa, Giusy Infurnari, Doride Sajeva, Giovanna Volpe, Flavia Luciano, Giovanni Russo, Mauro Francia, Domenico Gambino emetteranno la Professione perpetua nell’Ordine Francescano Secolare. A loro abbiamo chiesto di parlarci di questo evento. Cos’è l’OFS? L’Ordine Francescano Seco­ lare riunisce tutti quei cristiani che, per una vocazione speci­ fica, per mezzo di una Profes­ sione solenne, si impegnano a vivere il Vangelo alla maniera di S. Francesco, nel proprio stato secolare, osservando una Regola

specifica, approvata dalla Chiesa (Rino). L’Ofs è una delle tre componenti della grande Famiglia France­ scana che è composta dai tre Ordini costituiti da San Francesco: il Primo Ordine (i frati), il Secon­ do Ordine (le religiose contemplative) e il Terzo ordine (i secolari) (Giu­ seppina). Cosa vi distingue dalle altre associazioni o movimenti della chiesa? Sicuramente la “vocazione a vivere in fraternità” è proprio quella che distingue l’apparte­ nenza al Ofs rispetto agli altri (Giusy). In cosa consiste la Professione? Dopo un periodo di formazio­

ne, durato circa 7 anni, promet­ teremo di vivere, nel nostro stato secolare, per tutto il tempo della nostra vita, il Vangelo di Gesù Cristo, nell’Ordine Francescano Secolare osservandone la Regola (Mauro). È un impegno particolare da assumere in tutti gli ambiti di vita? È vivere il vangelo così come esso è; ogni giorno Gesù ci pro­ pone di seguirlo, anche su vie ripide e dure affinchè la nostra “gioia sia piena”. Comitato dei Presidenti parrocchiali di Azione Cattolica Nonostante i nostri limiti Domenica, 6 giugno, presso il cattolico e che permane sempre Egli continua ad avere fi­ Seminario Vescovile di Agrigen­ in ogni aderente. Quattro, a tal ducia in noi! (Giovanna). to, si è riunito il Comitato dei proposito, i pilastri su cui poggia­ Molti di voi sono copPresidenti Parrocchiali diocesani re l’adesione all’Azione Cattolica: pie, come fate a conciliadi Azione Cattolica, per discutere la preghiera, lo studio, l’azione ed re il vostro cammino con sul tema: “Identità, appartenen­ il sacrificio, consapevoli del fatto le esigenze di famiglia? za, partecipazione”, la cui relazio­ che trattandosi di una scelta “reli­ Su 12 professi 8 sono ne introduttiva è stata affidata al giosa” significa essere legati a Dio marito e moglie. Alcuni delegato regionale prof. Vito Cu­ e, nello stesso tempo, stare dalla di noi si sono avvicinati lotta. Il prof. Culotta, nel suo parte dell’uomo senza, quindi, al cammino francescano proprio come fidanzati, al­ lungo ed articolato intervento, mettere in contrasto la fede e la tri hanno scoperto l’amore parlando del ruolo dell’Azione vita di ogni giorno. Semplifican­ all’interno della fraternità. Cattolica e dell’impegno richiesto do al massimo l’intervento, pos­ Per noi è una grande gioia ai singoli aderenti e simpatizzan­ siamo dire che l’adesione all’AC poter condividere que­ ti, ha per prima cosa sottolineato deve portare ad una ministeria­ sta scelta come famiglia che la scelta di operare all’inter­ lità feriale, fatta dalla quotidiana proprio per evidenziare il no dell’associazione non debba fatica della evangelizzazione nel­ ruolo pregnante che la fra­ essere considerata un peso ma la vita di ogni giorno. ternità assume nel nostro come gioia di vivere il Vangelo, Alla relazione hanno fatto se­ stile di vita. La Famiglia è di conoscere meglio il Signore e guiti i tradizionali “laboratori” al­ l’ambito e, al tempo stesso, la Chiesa, oltre che vivere meglio l’interno dei quali, divisi a gruppi, il luogo principale dove si all’interno della società, attraver­ gli oltre 80 partecipanti all’incon­ esprime in pienezza la no­ so la crescita continua nella fede tro, hanno avuto modo di appro­ stra vocazione di france­ che, senza soluzione di conti­ fondire alcuni concetti e punti scani secolari (Doride). nuità, ha inizio con l’adesione a della relazione di Culotta. Tutti siamo chiamati a questo importante movimento Antonio Francesco Morello ritrovare nella grazia della Regola dell’Ordine Fran­ cescano Secolare le rispo­ Vasto ste e nello stesso tempo le motivazioni con cui rin­ assortimento novare il nostro vivere in di Icone coppia la scelta di France­ bizantine ed sco (Flavia). La sfida di questi anni idee regalo trascorsi e di quelli che ci a partire da attendono è vivere lo Spi­ 25,00 euro rito di San Francesco nel lavoro e nella nostra fami­ Via Scalo Caldare, 44 92021 glia, in un gioioso cammi­ ARAGONA (vicino FS) no di maturazione umana tel. e fax 0922/36694 - 347/6945188 e cristiana con i nostri fi­ e-mail: cipolla.salvatore@yahoo.it gli (Carmelina).

la Parola «Togli, Signore, la mia colpa e il mio peccato»



Vita Ecclesiale

L’Amico del Popolo

Cosa fate nel vostro cammino? I fratelli e le sorelle dell’Ordi­ ne Francescano Secolare cerca­ no la persona vivente e operante di Cristo negli altri Fratelli, nella Chiesa, nella Parola di Dio, nella Liturgia. Annunciano Cristo con la Vita e la Parola; testimonia­ no nella vita quotidiana i beni futuri: nell’amore della povertà nell’ubbidienza e nella purezza di cuore (Gaspare). I Francesca­ ni Secolari si impegnano a co­ struire un mondo più giusto, più rispondente al vangelo e quindi più fraterno, accogliendo tutti gli uomini come dono di Dio, lieti di stare alla pari con i più deboli, promuovendo la giusti­ zia (Giovanni). Alcuni di noi hanno inizia­ to il cammino nella Gioventù Francescana di Agrigento, altri li abbiamo incontrati nella fra­ ternità Ofs di Favara, dove insie­ me abbiamo fatto il cammino di formazione studiando la regola e le costituzioni che andremo a professare (Dario). Alcuni di noi vivono una vo­ cazione nella vocazione, infatti, la chiamata missionaria che si estende a tutti, coinvolge i fran­ cescani secolari, che ricevono dal Signore il comando “Anda­ te anche voi nella mia vigna”, e l’impegno di rendere presente il carisma del Serafico Padre Fran­ cesco nella vita e nella missione della chiesa, al servizio dell’uni­ ca missione di portare Cristo a tutto il mondo e ad ogni crea­ tura. I francescani secolari resi, per il battesimo e la professione, testimoni e strumenti della mis­ sione della Chiesa, hanno così l’obbligo generale e il diritto di impegnarsi perché l’annuncio della salvezza venga conosciuto e accolto da ogni uomo e in ogni luogo, nonché di annunciare Cristo con la vita e con la parola, promuovendo iniziative per col­ laborare a diffondere il vangelo, rimuovere le cause dell’emargi­ nazione, e servire la causa della pace (Domenico). Loredana Federico

Signore, spesso nelle nostre preghiere Ti chiedia­ mo di esserTi fedeli, eppure stentiamo a vivere la nostra fedeltà impegnandoci a “costruire comunio­ ne” tra noi, per realizzare così le basi del Tuo Regno. Aiutaci a considerare l’Eucaristia la strada maestra da percorrere per non tradire il dono di Te che si rin­ nova in ogni celebrazione Eucaristica. Facci comprendere che fare comunione è una necessità della Chiesa. Fa’ che inondiamo il mondo della gioia di restare uniti tra noi in Te e per Te, per regalare futuro alle nostre esistenze. Signore, facci ricordare che solo uniti, noi creden­ ti, possiamo resistere alla predominante tentazione della frantumazione che allontana, dell’egoismo che domina i cuori, delle logiche di parte che creano barriere e creano indifferenza.Il tuo Pane trasformi i nostri cuori, perché quando saremo tor­nati nelle no­ stre parrocchie, nei consigli pastorali, nei gruppi di preghiera, nelle associazioni, nelle confraternite …, siamo capaci di accettare la sfida che Tu ci lanci per costruire la Tua Chiesa oltre ogni logica umana. Fa’, Signore che la Chiesa agrigentina sappia legge­ re la storia della sua gente interpretando il Tuo mes­ saggio di unità, senza tradimenti. Che sappia essere capace di aperture che spingano all’unico orizzonte che conduce a Te. Che sappia elevare lo sguardo ol­ tre i piccoli spazi parrocchiali per essere “Cristo in tutti”. Che sappia essere cerniera tra Dio e il mondo, tra Dio e la città. Signore, ora Ti preghiamo per Agrigento. Fa’ che, nonostante le molte difficoltà, questa nostra città non perda la continuità con la sua gloriosa storia, con la sua bellezza, con le sue ricchezze, con la sua anima. Che si riscopra corpo vivo, che sappia spin­ gersi avanti nella sua storia, che apra le nuove gene­ razioni al futuro, che recuperi le ragioni della propria identità, che sappia fare scelte di libertà e di auten­ ticità. Che possa nascere in noi agrigentini il senso di un nuovo futuro per questa città. Se il Tuo Corpo spezzato significa “mettere in comune”, che Agrigen­ to recuperi il suo futuro imparando a guardare di più al suo “bene comune”, senza esclusioni e senza lace­ razioni, generando unità tra le pieghe e le piaghe che ne minano la sopravvivenza. Tu, oggi, per noi, sei esempio di vita vera, costrui­ ta da tanti chicchi di grano messi insieme e lievita­ ti dallo Spirito. Che ogni agrigentino possa sentirsi prezioso, non importa se piccolo, elemento di un unico corpo che può crescere solo se nutrito da una nuova capacità d’amare e di amarsi. Facci capaci di condividere sogni e interessi comuni. Facci uscire dalle logiche personali per aprirci alle ragioni degli altri, ricordaci che a nessuno è concesso di guardare all’altro con occhi diversi da quelli del cuore. Il Tuo Pane, posto al centro di questa piazza, mentre ci as­ sicura che ci sei vicino, ci rende “vicini” come Chiesa e come Città. Non farci chiudere nei nostri steccati di classe, razza, categoria …. ma avvicinaci alle ragio­ ni di chiunque vive lo stesso territorio. Facci capire che il male che ferisce uno di noi si riper­cuote su tut­ ti. Facci capaci di rinunce che allentano tensioni, di aperture che dimenticano conflitti, di benevolenze che alleggeri­scono i cuori e recuperano energie. Regalaci la capacità di uscire da noi stessi e dalle nostre aree di sopravvivenza per venirci incontro e scoprire il fascino di essere “comunità umana”, nuova e vera. Signore, che questa città trovi nella Chiesa il suo cuore, la sua anima. Che la Chiesa agrigentina non sia mai lontana dalla sua città, ma, appassionata, le stia dentro qua­ le fermento di comunione e di vita. Che le pietre di questa città, antiche o recenti, pietre di case o di edi­ fici sacri, non siano solo comodi ripari, ma piedistalli e scale che conducono a Te. Amen. + Francesco Montenegro

XI Domenica del Tempo Ordinario

a cura di Gino Faragone

Un incontro silenzioso a tavola tra le lacrime baci e profumi Un copione già conosciuto: da una parte un benevolo in­ teresse di Simone il fariseo nei confronti di Gesù, un suo invito quasi formale e un comporta­ mento assolutamente conven­ zionale e corretto; dall’altra un atteggiamento audace, scanda­ loso, silenzioso di una prosti­ tuta abbastanza conosciuta in città nei confronti dello stesso Gesù. Da una parte la pretesa di una giustizia “acquistata” con le buone opere, con l’osservanza delle leggi; dall’altra la confes­ sione umile del proprio peccato e il riconoscimento grato del­ l’amore. Quasi istintivamente, a conclusione della lettura del te­ sto (Lc 7,36 – 8,3) ci sentiamo di prendere le dovute distanze dal fariseo che ci appare legalista e ipocrita, mentre ci avviciniamo

più benevolmente alla donna peccatrice, che ci incuriosisce per il suo strano percorso di fede. Niente itinerari a tappe, nessuna liturgia particolare, nessuna catechesi tematica. C’è da pensare forse ad un incontro occasionale con Gesù, ad uno sguardo carico d’amore, il vero amore, quello che sconvolge la vita, quello che ci fa capire che qualcuno davvero ci ama. «Ed ecco una donna, una peccatrice, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi ca­ pelli, li baciava e li cospargeva di profumo». Una liturgia sen­ za canti, incensi, sacrifici, senza parole. Una liturgia non con­

templata nei cerimoniali. Una li­ turgia espressa con il linguaggio ugualmente incisivo dei segni, dei gesti, delle lacrime, dei baci e dei profumi. Nei banchetti dei ricchi, la porta normalmente rimaneva aperta per consentire di potere curiosare e apprez­ zare la generosità del padrone. Ed ecco un fatto assolutamente imprevedibile e sconcertan­ te. Una donna, una meretrice, certamente non invitata, la cui presenza non appare chiara­ mente gradita, in maniera ardita riesce a raggiungere Gesù e si ferma ai suoi piedi. E’ la prima persona che vediamo muoversi per andare incontro al Signore e offrire a lui qualcosa per amore. La sua presenza è fortemente imbarazzante, non tanto per quello che dice, ma piuttosto

per quello che fa: bagna con le sue lacrime e con l’unguento che ha portato i piedi di Gesù. Non può presentare un certi­ ficato di buona condotta o un attestato d’ idoneità, si limita a confessare il suo passato e lo fa piangendo. Un pianto sereno, fiducioso, un pianto d’amore per Gesù. E Gesù la lascia fare, non interrompe questo duetto d’amore, si lascia toccare, ac­ carezzare, baciare suscitando anche scandalo per il “giusto” fariseo. E proprio a lui racconta la parabola dei due debitori ai quali vengono condonati i debi­ ti. Simone, a cui viene richiesto un parere, valuta giustamente che sarà più grato al padrone colui che doveva restituire una cifra più alta. Il condono pre­ cede l’amore. Il nostro amore è

una risposta all’amore che Dio ci ha mostrato per primo. La prostituta ama di più, perché si è sentita amata di più. Il brano si conclude con un sommario sull’attività missio­ naria di Gesù. E Luca riferisce la presenza dei Dodici e di alcu­ ne donne. Si tratta della nuova famiglia di Gesù, quella nata dall’ascolto della Parola. Una comunità aperta alle donne, una grossa novità nel mondo giudaico, dove alle donne non era consentito essere ammesse come discepole. Ed esse, grate per questo nuovo ruolo, mo­ streranno di essere davvero di­ scepole prestando il loro prezio­ so servizio nei confronti di Gesù fino al Calvario, sotto la croce, e davanti al sepolcro. Allora e an­ che oggi, generose sempre.




L’Amico del Popolo

13 Giugno 2010

Italia, sostentamento sacerdoti

Piancastagnaio (Siena), restauro chiesa

Uganda, St. Mary's Hospital

Roma, aiuto ai senza fissa dimora

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C.E.I. Conferenza Episcopale Italiana

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L'Amico del Popolo  

edizione del 13 giugno 2010

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