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Anno 54 C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

Europee: essere ottimisti è difficile Tra meno di un mese saremo nuovamente chiamati all’esercizio del diritto di voto. Il 6-7 giugno anche noi Italiani parteciperemo alla elezione dei 736 deputati del Parlamento europeo. Istituzione importante per il futuro della comunità del Vecchio Continente, sarebbe pertanto un errore snobbare questo momento partecipativo. Certo, alla luce delle liste che partiti e coalizioni hanno presentato, affiora qualche perplessità. Uno dei motivi di critica ci pare il pessimo costume italiano di ridurre il dibattito sulle europee a questioni di casa nostra, appiattendone così il significato ai soli problemi italiani. Sarebbe, per esempio, più utile, per operare scelte consapevoli, capire quali prospettive i candidati, e i loro gruppi politici di riferimento, coltivano in merito alla strategica posizione che l’Europa potrebbe svolgere sul piano della gestione planetaria dei conflitti bellici, e su quali specifiche ricette vengono proposte per fronteggiare la crisi socio-economica. Per non parlare delle scelte circa l’utilizzo dei fondi per lo sviluppo delle aree in difficoltà del Continente, o di come vada continuato il processo di integrazione tra gli Stati che compongono la comunità. Ulteriori appunti auspichiamo vengano indicati dai candidati in merito alle sfide cogenti di questo nostro tempo: multiculturalismo e integrazione, migrazioni e politiche di accoglienza, modelli di Welfare State, concezioni antropologiche e idee sull’uomo. Insomma, come nel progetto originario dell’Europa unita, vorremmo che almeno a questi livelli chi si candida articolasse una visione complessiva e progettuale, capace di concretezza e di traguardi di lungo periodo, che coniughino interesse generale e libertà. Purtroppo però, dobbiamo dirlo, è difficile essere ottimisti. Se qualcuno mi chiedesse qualche criterio per il voto, senza grandi giri di parole e premettendo quando ho già velocemente qui scritto, direi di lasciarsi orientare da alcune coordinate: per prima cosa – visto che almeno in queste elezioni ci è stato concesso il diritto a esprimere delle preferenze – occorre votare candidati che realmente una volta eletti andranno all’europarlamento, e non quelli che già in Fabio Mazzocchio continua a pag. 8

Esce il Venerdì - Euro 1,00

Citta’

N. 18 del 17 Maggio 2009

Cultura

Pennelli a mare: in attesa di una soluzione di Franco Pullara

Provincia

Riaperto il museo della Cattedrale

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di Marilisa Della Monica

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societa’

I nostri di ritorno dalle zone terremotate di LdP

C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

Un nuovo dono per Nyumba Yetu

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di Loredana Matina

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il 17 maggio 2008 l’inizio del ministero episcopale di mons.Montenegro. Nostra intervista

Da un anno ad Agrigento E

ra il 17 maggio del 2008 quando, presso lo stadio Esseneto, mons. Carmelo Ferraro consegnava il pastorale a mons. Francesco Montenegro, durante la celebrazione per l’inizio del ministero episcopale ad Agrigento. A distanza di un anno abbiamo incontrato mons. Montenegro e ci siamo intrattenuti con lui per un bilancio sull’anno trascorso in terra agrigentina. «Non credo - ci dice padre Franco - si possa fare un bilancio dopo un primo anno anche perchè è stato soprattutto un anno di conoscenza e mi rammarico di non essere riuscito a completare il giro di tutte le comunità, quindi il quadro è quasi completo». Quali sono le sue impressioni? «Sono contento perché ho trovato grande accoglienza venendo qui e, questa accoglienza, continuo sempre a verificarla, a scoprirla andando in giro e questo mi rallegra, mi incoraggia mi fa sentire vicino la gente e mi spinge a vivere in mezzo alla gente sempre di più. Ho visto comunità diverse, nell’insieme ne devo parlare positivamente, ho incontrato comunità impegnate, vive e soprattutto, devo dire un grazie ai sacerdoti che operano e che lavorano con grande impegno, ma anche ai tanti laici impegnati e organizzati nelle diverse realtà ecclesiali. Di loro, nei

vari incontri, mi ha colpito l’amore per questa Chiesa». Come Chiesa abbiamo scelto di “fermarci” un anno scegliendo il tema dell’ascolto. Lei ha incontrato i sacerdoti ed i laici nei vicariati foranei, cosa sta venendo fuori? «Non sono d’accordo sull’esserci fermati, perché l’ascolto è sempre un elemento attivo, un atteggiamento di cammino, un’accoglienza continua, quindi non reputo di esserci fermati un anno. Io come battuta ho sempre detto “facciamo una specie di tagliando della situazione” perché dopo tanto cammino possiamo correre il rischio, come i discepoli di Emmaus che erano amici di Gesù, di non riconoscerlo. Il male delle comunità e della vita di fede personale e che si è convinti che tutto proceda bene. Ecco la necessità di un “tagliando”: per farci vedere qual è la nostra situazione, se stiamo camminando, se è rallentato il cammino». Cosa è venuto fuori da questo anno dedicato all’ascolto? «Cosa ne è venuto fuori ancora non lo so perché tra un po’ tireremo le somme. Andando in giro ho visto che è stato accolto da parte di molti positivamente. In molte comunità si è fatto un ascolto serio, in altre un po’ più superficiale, molti hanno apprezzato

questo “guardarsi” perché hanno rivisto la propria storia ed allo stesso tempo hanno risentito la voce del Signore che invita sempre ad andare avanti. Ma non possiamo mettere tutte le comunità sullo stesso piano, questo è certo, ci sono comunità con un cammino forte, bello e lo stanno intensificando, co-

respingimenti e sicurezza Il parere delle associazioni

La speranza negata

Foto Tornatore

È polemica in Italia sui recenti respingimenti in mare, verso la Libia, di barconi di immigrati, dei quali molti sono potenziali richiedenti asilo che fuggono da situazioni di guerra, carestia, violazioni dei diritti umani. Mentre il governo italiano lo definisce un “fatto storico”, critiche arrivano dal Consiglio d’Europa, dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati

(Unhcr), dalle associazioni che operano con gli immigrati e da buona parte del mondo cattolico ed ecumenico, soprattutto perché, notoriamente, in Libia i migranti sono costretti a subire abusi e violenze. Intanto, (il 13 maggio), alla Camera dei deputati è iniziato il voto di fiducia al ddl sulla sicurezza. Acli, Caritas italiana, Centro Astalli, Comunità di S.Egidio, Fondazione

Migrantes hanno sottoscritto nei giorni scorsi un appello congiunto nel quale esprimono “perplessità” a numerose misure previste, tra cui l’introduzione “del reato di clandestinità, il divieto per gli stranieri irregolari di contrarre matrimonio, dichiarare la nascita e riconoscere i figli, il sì alle ronde”. “Leso il diritto d’asilo”. “Qualsiasi respingimento in mare lede il diritto d’asilo. Ma se non affrontiamo seriamente il tema della richiesta d’asilo le violazioni dei diritti umani si moltiplicheranno. Bisogna dare ai richiedenti asilo la possibilità di presentare la domanda nei Paesi di transito, distribuendo poi gli ingressi nei diversi Paesi europei”: è quanto sostiene al SIR continua a pagina 5

munità che hanno ripreso il passo ed altre ho l’impressione, che continuino a restare ai margini ed allora essere insieme significa aiutarsi a camminare». Carmelo Petrone Marilisa Della Monica continua a pagina 6

bollette Rifiuti Terze rate e novità

Ritorna il tormentone Ritorna alla ribalta il tormentone delle bollette relative ai rifiuti solidi urbani. Si tratta del solito rincorrersi di notizie più o meno ufficiali, dichiarazioni, smentite, contro dichiarazioni, che offre un quadro di grande incertezza e di grande preoccupazione per le famiglie agrigentine che si ritrovano davanti a richieste di tributi esosi per un servizio tutt’altro che efficiente. L’ultimo appello, viene dal vice presidente del consiglio comunale Salvatore Lauricella il quale invita gli inquilini dell’aula Sollano a dare un’immediata ed esauriente risposta alla cittadinanza vessata da una situazione “frutto di scelte dissennate”.

In realtà, tranne la terza rata del 2005 sospesa con atto formale, quelle relative agli anni successivi non sono state oggetto di nessun provvedimento concreto e anche quella del 2005 non è stata mai revocata. Salvatore Pezzino continua a pagina 2




Città

L’Amico del Popolo

17 Maggio 2009

In Breve

Bollette rifiuti  Sospensioni ed aumenti

Ritorna il tormentone Anzi per compensare la parte non coperta dall’attività svolta dalla società GE.S.A. AG2, che ha consentito l’emersione di alcuni evasori e di una serie di situazioni non regolari, è necessario che l’Amministrazione comunale trovi nel bilancio di previsione 2009 la copertura per un ammontare di oltre un milione di euro. «Le terze rate 2006/2007/2008 - dichiara il vice presidente del consiglio comunale - non hanno mai ricevuto alcun atto formale di sospensione da parte dell’Amministrazione comunale, per cui la società GE.S.A. AG2 non ha mai dato disposizione all’Ente esattore di sospenderle. Di conseguenza oggi non si intravede

nessuna possibilità di riduzione». La lunga vertenza sociale, che ha caratterizzato questa vicenda, ha fatto registrare, nel tempo, diversi impegni, soprattutto da parte dell’Amministrazione comunale e dell’ATO per agevolare la scoperta degli evasori e delle posizioni non regolari, impegnandosi concretamente per l’aumento della platea dei contribuenti e la conseguente riduzione della TIA. Diversi sono stati gli incontri svolti in Prefettura per una mediazione che evitasse di spegnere sul nascere le proteste dei cittadini non più disponibili a sopportare esagerati prelievi finanziari, a fronte di servizi scadenti. Purtroppo l’unica certezza, ad oggi, sembra essere

quella che le terze rate 2006, 2007 e 2008 non avranno nessuna riduzione e la terza rata 2005, invece potrebbe anche essere oggetto di una nuova bollettazione per integrare quanto non recuperato dall’ATO. Non c’è dubbio, come sottolinea il vice presidente del consiglio comunale di Agrigento, che la vicenda delle maxi bollette della spazzatura “assume la dimensione di un problema e di una emergenza sociale che coinvolge tante famiglie che si trovano già in difficoltà e che si ritrovano a rinunciare all’acquisto di beni essenziali per poter pagare le bollette della TIA”. Ma non c’è dubbio, altresì, che non è possibile venire a capo

san leone  Pennelli a mare

In attesa della soluzione A metà del mese di luglio è previsto il completamento della manutenzione straordinaria dei pennelli a mare. Si tratta di un lavoro che prevede l’annullamento della condotta fognaria marina delle Dune e il pompaggio dei liquami fino al pennello di San Leone, l’unico a restare attivo dopo la sua sostituzione. Pur ridotti da due a uno, non è previsto il collegamento al depuratore per il semplice fatto che non c’é. Ci sarà lo scarico diretto senza la depurazione, nonostante il “risveglio” del turismo in tempo di crisi, possa solo passare dal rilancio del settore con la promozione di un mare pulito, capace di trasformarsi in motore dell’economia locale e di generatore di reddito per i lavoratori e gli imprenditori. Intanto, in Sardegna, altri isolani, vendono il mare pulito e gli imprenditori del settore lavorano per valorizzare il comparto, certi di poter contribuire in modo valido al rafforzamento dell’economia del territorio. Ovviamente le istituzioni, nell’altra Isola, si propongono come interlocutori e riescono a porre in essere tutte le iniziative politiche idonee

alla valorizzazione delle grandi potenzialità del turismo collegato al mare. Noi no. Sono trascorsi più di due anni e non si è eliminata la contraddizione tra il Parf che prevede il depuratore al Villaggio Peruzzo e il Prg che non lo prevede. La sostituzione dei pennelli che trasporteranno i liquami a 2,8 chilometri dal bagnasciuga doveva avvenire per tempo e, comunque, prima dell’inizio della stagione balneare e, invece, si prevede il completamento dei lavori a metà del mese di luglio. In questo modo non si va da nessuna parte, se non a danni che si aggiungono ad altri danni. Si spera nel turismo, mentre l’agricoltura versa in uno stato di profonda crisi per le recenti piogge torrenziali, che hanno provocato notevoli danni sia alle produzioni che alle strutture. Per i cereali, per citare un solo esempio, i prezzi medi

sono scesi del 40% mentre i costi di produzione sono aumentati del 63%. La Confagricoltura siciliana lancia l’allarme, ma chi l’ascolta? Chi ascolta gli operatori del turismo? E chi quelli dell’industria, dell’artigianato e di un lungo elenco? A giudicare dai fatti, si può affermare che sul dramma dell’economia dell’Isola e di quella locale, non c’è da parte della politica una lacrima, né un sorriso. Ritornando al nostro iniziale argomento, si può solo sperare nel risveglio dell’orgoglio dei pubblici amministratori per ridurre i tempi della sostituzione del pennello a mare, salvando il salvabile. Franco Pullara

Valle dei templi Arrivano le visite personalizzate

della situazione se non si comunica, una volta per tutte, come si deve comportare il cittadino e quali sono i provvedimenti certi che vengono assunti dagli enti competenti. Dopo tanti mesi, occorre una schiarita sul fronte delle bollette relative alla tariffa sui rifiuti. Dopo tante polemiche, smentite e tardive ammissioni, l’unica certezza è che le bollette sono aumentate in misura notevole. Le notizie di questi giorni delineano una situazione percepita come frutto di misure oltremodo vessatorie, sicuramente non corrispondenti a criteri razionali e di equità. Il ruolo svolto dalle forze sociali è stato finora di conforto per i cittadini, evitando che la tensione possa provocare momenti di turbativa dell’ordine pubblico. Poiché, oramai, i contorni di questa vicenda sono noti e intelligibili a chiunque, non è certo il caso di parlare di strumentalizzazioni a fini politici da parte di chi ha denunciato in tempo l’aumento delle tariffe dei rifiuti urbani. Accuse che sarebbero non solo gratuite ma, piuttosto indicative di come si è fortemente isterilita la funzione pedagogica della politica, cioè la capacità di dare indirizzi, orientare, prendere provvedimenti anche sgraditi ma necessari, o dire cose non piacevoli, che, siccome sono verità, occorre dire. Osservando i cumuli di spazzatura che fino a qualche giorno fa incorniciavano le nostre vie si evidenziava una questione estetica: la vicenda delle maxi bollette ha anche dei profili etici che la politica, in primo luogo, e i rappresentanti del popolo nelle istituzioni democraticamente elette, non possono glissare. Salvatore Pezzino

scuola  Il Leonardo incontra gli ospiti di Acuarinto

la Settimana versione, ma come risorsa e ricchezza di valori. Di voler sostenere il loro sogno di vivere in un mondo libero, dove poco importa essere di pelle bianca o scura, musulmano o cristiano, africano o italiano, perchè ciò che conta è che ognuno di noi alimenti la speranza che l’umanità non sia solo esodo, ma anche e soprattutto solidarietà e amore. L’insegnante tutor del progetto, Rosellina Greco, ha ricordato che sui banchi di scuola il 5% degli alunni è straniero. Il futuro sarà sempre più multietnico e bisogna imparare a vivere insieme, favorendo la conoscenza reciproca e l’integrazione delle culture per giungere poi a trarre ricchezza dalla diversità. L’educazione scolastica alla convivenza civile può arrecare un contributo fondamentale alla soluzione dei complessi problemi provocati nella nostra società, dai crescenti flussi migratori. M.D.M.

Presentata nella sede del Parco, un’iniziativa che amplia la fruizione dei monumenti della collina dei Templi, non solo in estate e in orari non solo diurni. Dal 1 giugno sarà possibile effettuare visite esclusive nella collina dei Templi in data prescelta e disporre anche di servizi personalizzati. La permanenza nella Valle avrà la durata di due ore a partire dalle 20,30 nel periodo primo ottobre-31 marzo, dalle 22,30 dal primo aprile al 30 settembre. Le visite notturne esclusive avranno un costo da uno a cinque persone 750 euro, da sei a venti 600 euro, più il costo del biglietto di otto euro e per oltre venti persone sino ad un massimo di cinquanta il pezzo è di 500 euro più il costo del biglietto. La prenotazione dovrà essere effettuata almeno tre giorni prima con un anticipo del 30%. Obiettivo dell’iniziativa è la promozione a cui partecipa anche l’amministrazione comunale, per permettere di entrare in contatto da vicino con la storia, testimoniata dai Templi illuminati, non solo agli Agrigentini.

palazzo di cittÁ Terminato l’ineventario degli immobili Ammonta a 160 milioni di euro il valore del patrimonio immobiliare del Comune. Ne ha dato notizia il sindaco Marco Zambuto a conclusione dell’inventario. Il primo cittadino ha anticipato che proporrà al Consiglio comunale di utilizzare una piccola parte di questo patrimonio per il risanamento delle casse municipali. Si tratta di oltre duemila cespiti che sono stati inventariati anche su supporto informatico.

quartieri Montaperto e Giardina più vicini Le frazioni di Giardina Gallotti e Montaperto si sono un po’ avvicinate alla città, grazie a tre progetti della Provincia regionale che è intervenuta sulle due strade di propria pertinenza. Non si tratta di interventi di grosso spessore, ma sono pur sempre opere che consentiranno una maggiore sicurezza e comodità e tempi di percorrenza più brevi. Insomma i residenti potranno sentirsi più agrigentini. Il progetto più rilevante riguarda la strada provinciale 1 che da Spinasanta conduce a Villaseta con diramazione per Piano Gatta e Borsellino, mentre un altro tratto porta all’innesto con la provinciale 2 che porta fino a Montaperto e da lì a Giardina Gallotti.

La Tv cattolica della città e della provincia di Agrigento

L’integrazione parte dai banchi Gli studenti del Liceo Scientifico “Leonardo” hanno incontrato gli extracomunitari ospiti dell’associazione Acuarinto. Abdulla, Kibrom, Aktar, Mohamed, Jemal, giovani provenienti da Somalia, Eritrea e Afghanistan, hanno risposto alle domande sul loro arrivo lungo le coste siciliane. In un italiano incerto hanno raccontato di una vita difficile, di diritti umani negati, di un’adolescenza trascorsa nel dolore e nella sopraffazione. Aktar ha spiegato che gli immigrati raggiungono l’Italia in cerca di protezione, in fuga dalla povertà, dalle persecuzioni religiose, dalle lotte e dai conflitti presenti nel proprio paese. Ad alcuni viene riconosciuta la condizione di rifugiato politico ed hanno così accesso ad un programma di accoglienza e integrazione. «Sono scappato otto mesi fa - dice Abdulla perché volevo una vita migliore. Nel mio paese c’è la guerra». I suoi occhi lasciano intravedere un velo di malinconia e di nostalgia quando gli viene chiesto dei familiari e degli amici che ha lasciato “a casa”. Il più giovane è Jemal, frequenta una scuola media della nostra città, ha raccontato delle difficoltà incontrate quando si vuol imparare una nuova lingua e continuare a praticare la tradizione della propria fede e dei propri costumi. A conclusione dell’incontro, gli studenti hanno proposto le proprie riflessioni, manifestando il desiderio di voler parlare di questi ragazzi in fuga senza suscitare diffidenza e av-

di Eugenio Cairone

DANIELE, CHE PERCORSO Dal concerto di piazza Stazione agli studi di Sky, canale 109, ospite di Fiorello. Un altro salto di qualità per l’agrigentino Daniele Magro, cantante che sa letteralmente incantare il pubblico. Chi ha avuto modo di stargli vicino, sa di che pasta è fatto. Lo abbiamo incontrato poco prima che si recasse alle prove con la sua band “EraOra” per il concerto in piazza. “Attraverso le interviste e i vari blog – ci ha detto – sto cercando di sdoganarmi dell’immagine che hanno dipinto di me. Molti si stanno accorgendo che non sono affatto antipatico o arrogante. Posso dire che assieme a Noemi e i Bastard, sono quello che ho ricevuto i consensi delle persone. Io, mantengo degli ottimi rapporti perché metto il rispetto davanti a tutto”. La filosofia di Daniele è che bisogna parlare

delle persone, bene o male non importa, purchè se ne parli. Di lui, però, è giusto che se ne parli bene. Daniele Magro è, soprattutto, un ragazzo sensibile. Qualcuno giudicandolo, non lo ha capito per niente o ha finto di non capire, ignorando di avere davanti un ragazzo di appena 19 anni. 20 li ha compiti il 1° maggio. Daniele risentito per l’eliminazione voluta da Simona Ventura lo è, inutile nasconderlo. Se Simona ha deluso i sostenitori, figurarsi lui. Ma va bene cosi, considerato che è seguito un percorso di alto livello che porterà il giovane ad esibirsi in diverse parti d’Italia, anche grazie al contratto con la Sony. In bocca al lupo Daniele e arrivederci qui nella nostra città che tu ami ma che ti ama e ti seguirà sempre con piacere.


tore

17 Maggio 2009

arte Inaugurato il museo della Cattedrale di Agrigento

Uno scrigno di arte e cultura G

iovedì 7 maggio alla presenza di S.E. mons. Francesco Montenegro, del prevosto della Cattedrale, mons. Melchiorre Vutera, del presidente del Capitolo della Cattedrale mons. Lucio Li Gregni e della soprintendente ai Beni Culturali Gabriella Costantino è stato aperto al pubblico e ridato alla cittadinanza il Museo della Cattedrale, ubicato all’interno del sacro edificio, nel quale sono esposti alcuni dei tesori appartenenti alla Chiesa Madre della nostra diocesi. «Una tappa in più che si aggiunge alla valorizzazione del patrimonio culturale religioso della nostra diocesi – così l’arcivescovo

appunti Venerdì 15 maggio alle ore 10.00 presso la Biblioteca comunale “Franco La Rocca” di Agrigento si terrà la I Giornata sull’informazione in memoria di Franco La Rocca. Le Fabbriche Chiaramontane di piazza s. Francesco ad Agrigento ospitano la mostra sul Futurismo, a cura dell’Associazione Amici della Pittura Siciliana dell’Ottocento. In vetrina 17 opere di altrettanti artisti. Visite ogni giorno, tranne il lunedì, dalle 10 alle 13 e dalle 16.30 alle 21. Fino al 21 giugno. Presso il circolo culturale Di Giovanni nella Chiesa Sant’Antonino, di Casteltermini, è stata inaugurata una mostra fotografica per ricordare la figura di don Pino Puglisi nell’ambito del progetto PrimaVera antimafia ...E se qualcuno fa qualcosa. Visitabile fino al 25 maggio dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 21.



Cultura

L’Amico del Popolo

nel suo saluto di benvenuto rivolto ai presenti – dopo la riapertura della Cattedrale, nel novembre scorso, adesso questo nuovo tassello al quale, ci auguriamo, ne seguiranno molti altri». La soprintendente Costantino ha invece spiegato il significato di questo Museo e le bellezze in esso custodite: «Il Museo presenta una selezione di materiali provenienti dai tre nuclei collezionistici – Tesoro, Museo storico, Museo Diocesano - in cui si è impressa la storia della Cattedrale, dall’epoca medievale, fino ai nostri giorni. La formazione del Tesoro, costituito da dipinti, paramenti, sculture e preziosi manufatti di oreficeria che vanno dal XII al XIX secolo, è infatti intrinsecamente legata alle vicende della Cattedrale stessa. Le ragioni di tale antica forma di collezionismo risalgono all’età medievale, come espressione di un diffuso fenomeno, determinato in origine dalla politica delle crociate con cui l’Occidente cristiano suggellava la propria identità nei confronti dell’Oriente islamico, quando nelle maggiori cattedrali confluirono oggetti artistici e preziosi provenienti dalla Terra Santa. In età moderna il fenomeno assunse altro carattere, più che altro legandosi alla munificenza dei vescovi o delle eminenti personalità, nobiltà feudale e figure istituzionali che, per motivi di devozione e per imprimere il loro nome nella storia, si rendevano protagonisti di preziosi doni. Infine anche le dismissioni di arredi conseguenti a restauri, ammodernamenti e adeguamenti liturgici degli edifici di culto attraverso i secoli hanno concorso ad accrescerne il patrimonio museale. Dunque anche nella Cattedrale di Agrigento, fondata in età normanna come segno permanente della Cristianità in territorio fortemente contrassegnato da una cultura islamica, si andò formando una prima collezione di manufatti rari che nel corso dei secoli, parallelamente alle vicende storiche e al susseguirsi dei vescovi, attraverso donazioni e lasciti, trovò modo di accrescersi, trovando sistemazione negli ambienti non direttamente destinati al culto, quali la sacrestia e l’aula

capitolare». Evelina De Castro, consulente scientifico per i dipinti, ha spiegato la quadreria: «un itinerario attraverso tre secoli di pittura. La selezione comprende dipinti riferibili ai secoli fra la fine del XVI e il XIX a testimoniare un lungo periodo di vivacità culturale agevolato anche in Sicilia dal fenomeno del collezionismo, cui pure le istituzioni ecclesiastiche diedero incremento. Dal tardo manierismo al naturalismo e classicismo barocco alle grazie rococò fino al ritorno al classico, si compie l’itinerario espositivo, aperto da due opere emblematiche della saldatura fra arti visive e diffusione del messaggio religioso che caratterizzò gli anni fra la fine del Cinque e i primi del Seicento, investiti dalla Riforma cattolica, il San Carlo Borromeo in preghiera e l’Adorazione del Bambino». Giuseppe Cipolla, consulente scientifico arti decorative, ha spiegato come: «Accanto alla quadreria, il Museo della Cattedrale di Agrigento, ricostituendo le

antiche collezioni di opere d’arte esistenti originariamente in situ, custodisce il “Tesoro della Cattedrale”, formato da capolavori di arte decorativa siciliana, quali paramenti sacri (pianete, piviali, borse, stole), manufatti di oreficeria e argenteria (paliotti, reliquiari, croci, pastorali, ostensori, pissidi, calici) e altre suppellettili d’uso liturgico. L’itinerario comprende una selezione di manufatti per tipologie che va dal XII al XIX secolo, offrendo un significativo percorso dell’evoluzione stilistica delle arti decorative dal linguaggio medievale alla cultura tardomanierista e barocca, fino alle forme sempre più avvolgenti del gusto rococò e al ritorno a stilemi classicheggianti che perdurerà fino agli inizi dell’Ottocento». Un Museo quello della Cattedrale che permette al visitatore di osservare capolavori dell’arte religiosa attraverso i quali scoprire la storia della diocesi e del Monumento storico Cattedrale. Marilisa Della Monica

new mediaPericoli e opportunità in rete

Chiesa e web 2.0 Il rapporto tra Chiesa e Internet oggi sta vivendo una nuova fase. Da un lato uno spazio interattivo e informativo principe della contemporaneità che ha vissuto negli ultimi anni veloci cambiamenti rispetto al suo approdo in Italia nei primi anni Novanta. Dall’altro la Chiesa, il suo messaggio di salvezza con oltre duemila anni di storia. Il volume Chiesa e Web 2.0. Pericoli e opportunità in rete di Vincenzo Grienti (Editrice Effatà, pp. 96; 8,50 euro) analizza questa nuova fase della Rete, sottolineando, in particolare, come la Chiesa comunica all’interno di questo rinnovato «cyberspazio», come si ponga nei confronti delle enormi opportunità e degli inevitabili rischi che la nuova frontiera del Web offre alla società contemporanea. Sono milioni le persone che ogni giorno si connettono a Internet e instaurano relazioni umane. Ma è la stessa cosa di instaurare relazioni faccia a faccia? E la Chiesa come si pone davanti al mondo del Web 2.0? Qual è la “logica del cristianesimo” nella cybercultura? Interrogativi che, Vincenzo Grienti, con il piglio del cronista che vuole cercare di capire questo nuovo fenomeno, affronta in un instant book dal linguaggio semplice e immediato. «Occorre “entrare” in questa nuova mentalità, non per essere avvolti e inghiottiti dall’ipertecnologia, come del resto accade a

molti entusiasti del web, ma semplicemente per elaborare un discernimento sia rispetto alle tesi degli entusiasti, sia nei confronti dei critici apocalittici. Buon senso - spiega Grienti - responsabilità e competenza sono tre parole-chiave su cui vale la pena puntare. Tre condizioni indispensabili, soprattutto in questa nuova fase del web accelerata. È d’obbligo anche in questo ambiente non dimenticare l’esistenza di una “emergenza educativa” che incita ad essere preparati, ad arrivare prima che la velocità degli strumenti prenda il sopravvento sull’uomo, a rendere sempre più necessaria una preparazione adeguata all’utilizzo dello strumento». Monsignor Dario Edoardo Viganò, Preside dell’Istituto Redemptor Hominis della Pontificia Università Lateranense, che firma la prefazione del saggio, sottolinea che «accanto alle grandi opportunità, c’è il serio rischio che il web stia creando un circuito di solitudini di tastiera, di gente che s’illude sul fatto che per comunicare davvero basti usare il mouse, come dimostrano i sempre più frequenti casi di dipendenza e di nevrosi da Internet; insomma non è tutto oro quel che luccica e l’autore è avvertito sul fatto che i social network possono giocare nella perdita della dimensione della realtà e far incorrere nella solitudine del cittadino globale». Nonostante, dunque, i pericoli, gli usi impropri legati alla Rete, pericoli comunque as-

sociabili a tutti i mezzi di comunicazione, Internet si è rivelato un medium s t r a o rdinario, prosegue monsignor Viganò «in grado di favorire il dialogo fra gli uomini, nelle diversità culturali, sociali e religiose, in grado di “promuovere una cultura del rispetto, del dialogo, dell’amicizia” come ha affermato Papa Benedetto XVI nel suo Messaggio per la 43ª Giornata Mondiale per le Comunicazioni sociali. Benedetto XVI ha infatti messo in evidenza proprio questo aspetto positivo riscontrabile nelle nuove tecnologie: «In questo contesto, è gratificante vedere l’emergere di nuove reti digitali che cercano di promuovere la solidarietà umana, la pace e la giustizia, i diritti umani e il rispetto per la vita e il bene della creazione. Queste reti possono facilitare forme di cooperazione tra popoli di diversi contesti geografici e culturali, consentendo loro di approfondire la comune umanità e il senso di corresponsabilità per il bene di tutti». LdP

Un anno con Paolo a cura di Baldo Reina

Paolo e l’impegno della vita morale Sul finire della lettera ai Romani (dal cap. 12 al cap. 16) Paolo si sofferma su alcuni aspetti che riguardano la vita morale del credente. È nello stile di Paolo inserire dopo la parte dottrinale – in cui vengono esposte le verità di fede – tutto ciò che ha a che fare con la vita concreta (il modo di agire, di parlare, di relazionarsi con le autorità…). In questo modo l’apostolo crea continuità e relazione tra la fede professata e la vita vissuta ritenendo che la prima è morta se non è applicata nella seconda. Nella lettura di queste pagine si nota una certa ‘accelerazione’ nel testo; Paolo sembra voler inserire quante più indicazioni possibili. Il periodare è breve, espresso per lo più con degli imperativi, e sembra sfuggire a qualsivoglia struttura letteraria perché all’apostolo interessa, in realtà, abbracciare tutti gli aspetti dell’agire umano e tutti raccordarli in Cristo. Dalle ultime pagine della lettera ai Romani vorrei qui, mettere in risalto due passaggi. Il primo è quello che apre il cap. 12: ‘Vi esorto, fratelli, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale’. Dopo aver riflettuto sulla giustificazione e sulla salvezza, adesso Paolo invita la comunità di Roma ad una vera e propria rivoluzione copernicana poiché quel Dio che ci ha raggiunto attraverso la concretezza di un corpo (quello del Figlio) ci chiede di seguire la stessa pedagogia: è solo nell’offerta del corpo (quello nostro), della concretezza della vita, delle asperità della storia che noi possiamo legarci a Dio. Troppo facile offrire cose esterne a noi; oggettivare il culto, sentirsi spettatori plaudenti ma mai coinvolti. Adesso il culto spirituale è proprio il sacrificio del nostro corpo donato, di tutto ciò che fa parte del nostro vivere santificato dal sacrificio di Cristo sulla croce e chiamato a diventare esso stesso sacrificio (sacrum facere) vivo, santo e bello agli occhi di Dio. In altre parole, Paolo ci sta ricordando che il vero Tempio in cui incontriamo e celebriamo Dio non è quello fatto da mura e statue ma è quello del nostro corpo lavato dal sangue di Cristo, da Lui riscattato e santificato dalla presenza dello Spirito Santo. La partita ce la giochiamo non nell’oretta della messa domenicale, ma in tutte le ore faticose del giorno, quando – sentendoci protagonisti coinvolti – offriamo tutto a Dio; diventerà culto spirituale il mettersi in treno alle 5 del mattino, stirare a casa, sudare sui campi, andare a scuola… Una vita cristiana così diventa affascinante e la nostra tensione spirituale non sarà questione di collo storto in Chiesa (magari per farci vedere da qualcuno) ma di spina dorsale dritta lungo le strade polverose della storia. Legato a quest’aspetto Paolo presenta l’urgenza della carità, vera sintesi della Legge infatti ‘non uccidere, non rubare… e qualsiasi altro comandamento si ricapitola in questa parola: amerai il prossimo come te stesso’ (13,9). L’invito di Paolo qui mantiene la sincerità prima esposta a proposito del sacrificio. Come quello anche la carità deve essere vera e l’apostolo sente il bisogno di consegnare un invito quanto mai attuale: ‘la carità non sia ipocrita! (12,9). Sì, perché anche sulla carità possiamo fare belle poesie ed interessanti convegni mentre la gente non ha di che mangiare e la dignità di tanti è ancora calpestata. La verità del culto attraverso il sacrificio vivente del nostro corpo; la verità della carità attraverso la sincerità di una vita spesa a ricercare il bene e a realizzarlo. A pensarci bene entro queste due coordinate si disegna la nostra vita morale; è un po’ la nostra croce con il braccio lungo e verticale del sacrificio della vita, che si fa vita, che si unisce alla Vita e con quello allargato e orizzontale (quasi a costituire un abbraccio) della carità vera con cui amiamo seminando vita eterna. Questa Parola arriva alla nostra chiesa agrigentina mentre sta per completarsi la prima tappa dell’anno dell’ascolto. L’invito di Paolo ci scuota e ci interroghi perché se manca la dimensione del sacrificio e dell’offerta della vita (anche della vita ecclesiale) e quello di una carità senza finzioni non si capisce cosa ci stiamo a fare.




Provincia

Terremoto Dall’Abruzzo il racconto del vice direttore della Caritas

Paganica e Onna «gemellate» con la Caritas diocesana S

In che cosa consisteranno gli interventi? Si tratta di azioni e progetti da realizzare attraverso una forma di gemellaggio con la zona affidata dalla Caritas Italiana ed in particolare con Paganica e Onna, una delle più colpite, che comprende 20 tendopoli. Le Caritas di Sicilia a tal proposito collaboreranno con la Caritas Ambrosiana della Regione Lombardia. In particolare cosa si prevede di fare o realizzare? Innanzittuto questo gesto Foto Minio vuole esprimere la vicinanza, la prossimità di una chiesa verso un’altra chiesa sorella colpita da un nella turnazione che coinvolge altre caritas sievento sismico che ha prodotto degli ciliane, da impegnare nelle attività di ascolto e effetti e delle conseguenze inimmagi- di sostegno dei terremotati. nabili sulla popolazione. Gli sfollati, più Quali le altre iniziative della Caritas dioProsegue ininterrottamente, da circa un mese, di 60.000, vivono in parte nelle tendo- cesana pro Abruzzo? l’attività del contingente della sezione agrigentina poli allestite ed in parte negli alberghi Si è proceduto inizialmente ad indire una della Protezione Civile che, diretta da Maurizio Cie nelle abitazioni private della costa. raccolta fondi nelle parrocchie della Diocesi mino, è presente nei territori dell’Abruzzo colpiti dal Si tratta di persone prost+rate molte anche se ancora non siamo nelle condizioni di terremoto del 6 aprile. Attualmente il personale ed i delle quali hanno perso ogni cosa, cari, quantificare quanto è stato raccolto in quanto, volontari, gestiscono i due Centri Operativi Comuaffetti, casa, cose.. speranza. La diocesi allo stato attuale, sono arrivate le ricevute delle nali di Tornimparte e Scoppito, il Campo per ricovedi Agrigento, attraverso la Caritas dio- donazioni soltanto di 15 parrocchie. In attesa ro sfollati di Palombaia, dotato di cucina da campo cesana che coordina gli interventi sul di definire un piano di interventi rispondenche assicura 700 coperti a turno e 13 squadre miste posto, vuole esprimere la sua atten- te ai bisogni rilevati, chiediamo alle comunità di tecnici per verifiche di agibilità delle abitazioni nei zione nei confronti di quanti in questo parrocchiali di esprimere, attraverso la fantasia comuni di Tornimparte, Scoppito, Lucoli e L’Aquila. momento stanno vivendo un disagio della carità, un segno di vicinanza alle famiglie La Protezione Civile agrigentina è partita per esistenziale garantendo in prima istan- abruzzesi». L’Aquila alcuni giorni prima di Pasqua con una priza la presenza di volontari, da inserire LdP ma colonna (funzionari e tecnici) che si è occupata di portare aiuti e installare un campo per assicurare cucina e pasti, bagni chimici, docce, posto medico avanzato, assistenza sanitaria, distribuzione viveri e Lunedì, 11 maggio, si è tenuto l’investiario, oltre al censimento dei danni arrecati dal contro, fortemente voluto dal preterremoto agli immobili. Una seconda colonna agrisidente della Provincia, D’Orsi sulle gentina è partita il 21 aprile ed è tornata il 30. Una strategie da intraprendere per un riterza partirà il 26 maggio con il coordinatore Giulancio del nostro territorio. A questa seppe Di Miceli. seconda “chiamata” hanno risposto Dal 6 aprile sono già stati effettuati circa 2000 sooltre ai sindacati, ed a Confindustria pralluoghi per verifiche di agibilità con una buona anche alcuni parlamentari regionali, percentuale di edifici dichiarati agibili. Le operazio(Cascio e Di Benedetto), e nazionali ni di assistenza alla popolazione e di verifiche sono (Capodicasa e Ruvolo) oltre agli assproseguite senza interruzioni, nonostante lo sciame sessori regionali (Gentile e Cimino), sismico che ha registrato anche scosse di magnituFoto Schembri assenti durante il primo incontro. Si do 4. Una rappresentanza del Volontariato Siciliano è così discusso su come superare un ha partecipato all’incontro con il Papa presso la sede gap insito ormai nel dna della nostra terra, unanime il prendere ad esempio le regioni e della scuola della Guardia di Finanza di Coppito. le province che hanno lavorato per il bene del territorio superando le barriere partitiche. Enzo Minio

ono tornate nei giorni scorsi, dalla visita nei luoghi colpiti dal terremoto Franca Rita Battaglia e Roberta Di Rosa, le abbiamo incontrate per sentire dalla lro voce la situazione che si vive in quei territori. Perchè vi siete recate in Abruzzo? Il sopralluogo si era reso necessario per coordinare le operazioni che i volontari della Delegazione Caritas della Regione Sicilia appronteranno nei prossimi due anni.

La presenza della Protezione Civile di Agrigento

Sciacca  Convegno sulle domande esistenziali dell’uomo

Perché il giusto soffre e il malvagio trionfa? Sabato, 9 maggio, nel salone della Parrocchia B.M.V. di Loreto a Sciacca, organizzata dal Convegno M.C. di Savoia, presieduta dalla dott.ssa Lilly Buongiorno, ha avuto luogo una conferenza, particolarmente partecipata e apprezzata, sul tema: “Perché il giusto soffre e il malvagio trionfa? Oltre il quesito di Giobbe: riflessioni di un giurista”, tenuta dal dott. Nello Buongiorno. Il relatore è stato presentato da don Gino Faragone, che ha introdotto il tema con una riflessione, che parzialmente qui annotiamo. «Me ne stavo tranquillo ed egli mi ha rovinato, mi ha afferrato per il collo e mi ha stritolato, ha fatto di me il suo bersaglio. I suoi arcieri mi circondano, mi trafigge i fianchi senza pietà, versa a terra il mio fiele, mi apre ferita su ferita, mi si avventa contro come un guerriero» (Gb 16,12-14 ). Nella vicenda di Giobbe è presentata l’esperienza di ogni uomo. L’imbatto con il dolore è assolutamente inevitabile. «Perché soffro? È questa la roccia dell’ateismo». Per l’uomo tormentato dalla sofferenza l’unico spiraglio liberatore sembra essere la morte: «Se devo sperare, è solo l’Ade la mia casa, nelle tenebre stenderò il mio giaciglio. Al sepolcro io grido: Padre mio sei tu! Ai vermi: Madre mia, sorelle mie!» (17,13-14). Giobbe nel dolore si spoglia di qualsiasi appoggio umano e spirituale. La storia è nota. Giobbe ignora il motivo del suo soffrire, la sua condanna più grande risiede infatti nel patire senza conoscere le ragioni del suo soffrire; egli però non si rassegna passivamente alla sofferenza come il Servo del Signore in Is 53 e si

L’Amico del Popolo

17 Maggio 2009

Brevi provincia polizia di stato Festeggiato il 157° compleanno Anche la Questura di Agrigento ha voluto ricordare l’anniversario della fondazione della Polizia di Stato con una cerimonia svoltatasi presso la caserma “Anghelone”, in via Foto Schembri Crispi, alla quale erano presenti i reparti operanti sul territorio della nostra provincia. Alla presenza delle massime autorità civili e militari, il questore Girolamo Di Fazio ha ringraziato tutti i “colleghi poliziotti” consegnando riconoscimenti a quelli distintisi durante quest’anno di attività. Premio speciale anche per diversi studenti, tra cui anche sei bambini delle elementari, che si sono particolarmente distinti con la dedizione allo studio. «Oggi - ha detto il questore Di Fazio -festeggiamo la ricorrenza della fondazione del nostro Corpo, in provincia di Agrigento, un territorio che ha visto la polizia impegnata in prima linea nel contrasto e nella gestione del fenomeno dell’immigrazione clandestina, quest’anno, come tutti sapete, di proporzioni epocali».

licata Graci nomina la nuova giunta

Il Sindaco Angelo Graci, dopo avere provveduto a revocare gli assessori nominati nello scorso mese di luglio, con nuovo provvedimento ha provveduto a nominare la nuova giunta municipale. La scelta degli assessori, secondo quanto si legge nel documento ufficiale di nomina, scaturisce in coerenza al quadro politico emerso dalle consultazioni elettorali concernenti l’elezione del sindaco e del Consiglio comunale. Gli otto componenti della nuova Giunta Municipale sono: Angelo Di Franco, Giuseppe Attisano, Giuseppe Mulè, Tiziana Zirafi, Gerlando Peritore, Francesco La Perna, Angelo Gambino, Giuseppe Arcieri. Il Sindaco, inoltre, si è riservato di conferire le deleghe agli assessori con successivo provvedimento. Unica eccezione quella delle nomina del nuovo vice sindaco nella persona del neo assessore Francesco La Perna.

provincia regionale Centrato il Patto di stabilità

La gestione delle finanze ha consentito all’amministrazione di centrare nel 2008 il Patto di Stabilità. Lo hanno reso noto e l’assessore Provinciale al Bilancio, Giovanni Barbera, che hanno fatto il punto sulla situazione finanziaria dell’Ente, precisando che dall’insediamento della Giunta, nel 2008, sono programmati entro la fine dell’anno investimenti per 1 milione e 600 mila euro.

lancia in una ricerca rischiosa, ai limiti dere e a sistemare piccoli frammenti salvezza. lore non ci ha inviato un bel volume, delle sue possibilità, ma non per questo della realtà e che quindi ha ragione di Simone Weil osserva: «La sola fonte con i suoi aspetti filosofici o psicologici, rinunciabile. Il suo itinerario è quello trovarsi a disagio di fronte al male, esi- di chiarezza abbastanza luminosa per non un trattato di sociologia della soffedella fede pura e nuda, priva di facili ste un grande e superiore “progetto” illuminare il dolore è la croce di Cristo. renza ma una presenza, anzi la Presenappoggi, lontana dagli schemi freddi di Dio, infinitamente più completo e Non importa, in quale epoca, non im- za: Se Stesso, nella Persona del Figlio che gli amici teologi gli oppongono invalicabile ai nostri piccoli schemi. Gli porta in quale Paese, dovunque ci sia Gesù Cristo, l’Innocente per eccellenza. per spiegare il mistero del male. Ed è amici di Giobbe si illudevano, come un dolore, la croce di Cristo non è che La croce manifesta la vera natura del proprio attraverso la povertà assoluta molti “consolatori”, di conoscere questo la verità». Un elemento va comunque nostro Dio, il suo essere Amore. La sofdel soffrire che Giobbe giunge al vero progetto identificandolo con le loro fa- sottolineato che una lettura attenta del- ferenza in questa prospettiva diventa un Dio. E sorprendentemente Dio accetta cili spiegazioni teologiche, soprattutto le Scritture non ci mette davanti ad un segno di amore tanto grande da trasfordi dialogare con Giobbe, anche se non con la teoria della retribuzione per cui trattato sulla sofferenza, ma ci presenta mare colui che ama in un essere capace risponde direttamente ai suoi interro- ogni dolore è generato da una colpa. delle situazioni di dolore, degli uomini di farsi dono totale per gli altri uomini. gativi. Il Signore pronunzia due discorsi Ma la realtà li smentiva, come smenti- che soffrono, dei corpi devastati, volti La croce diventa la più bella espressione monumentali, che sono anche le pagi- va anche Giobbe, quando credeva che sfigurati. La sofferenza non la si incon- di speranza per l’uomo che intravede in ne poeticamente più alte del libro. Da non esistesse nessuna via per sistemare tra in astratto, ma in persone precise essa la luce già della risurrezione. quelle strofe emerge il mondo delle me- la sofferenza nell’arco della storia della che ne sono vittime. Dio davanti al doG.F. raviglie cosmiche, ma anche tutta la sfera delle energie caotiche e negatiL’ANGOLO DEL CONSUMATORE ve che attentano allo splendore della creazione. Ho prenotato un volo per Milano, a scopo di lavoro. Tale dici (ma la giurisprudenza non è unanime) ammettono anche il Giobbe è un pelvolo, però, è stato improvvisamente soppresso, ed ho dovuto risarcimento del danno esistenziale, consistente nel disagio subìto legrino stupito attendere in aeroporto l’aereo successivo. Al mio arrivo, per a causa dell’adempimento non corretto da parte della compagnia tra questi misteri, una serie di ragioni, ho dovuto affrontare maggiori spese dovu- aerea; danno che, quando viene ammesso, viene di solito liquidato di cui egli non te al ritardo, al fine di trovarmi puntuale all’appuntamento, che in via equitativa dal giudice. In ogni caso, la richiesta va formulata sa sondare che era peraltro molto importante. Posso chiedere il risarcimento entro un termine di prescrizione. La prescrizione è il termine entro qualche particeldel danno? Ed entro quanto tempo? (L.U., Agrigento). il quale un diritto può essere esercitato. L’art. 2951 del codice civile la microscopica stabilisce che, nel caso di contratto di trasporto, si applica il termimentre Dio li perIl risarcimento del danno può essere senz’altro richiesto. Questo ne di prescrizione di un anno. Ciò, però, è previsto in via generacorre totalmente consiste, innanzi tutto, nelle maggiori spese che si sono dovute af- le, in mancanza di norme specifiche. Per il trasporto aereo, esiste con la sua onnifrontare. Occorrerà, naturalmente, provare la natura e l’orario del- specificamente l’art. 949 del regolamento della navigazione aerea, scienza e onnil’impegno nel posto di destinazione; la necessità di avvalersi di mez- che sancisce il termine di sei mesi. Entro tale termine, pertanto, va potenza. Giobbe, zi più costosi, rispetto a quelli previsti inizialmente, per raggiungere inoltrata la richiesta di risarcimento. Ciò è stato confermato anche allora, comprende il luogo dell’appuntamento; le spese a tal fine sostenute. Alcuni giu- dalla Cassazione, con la sentenza 17444 del 2006. che, accanto alla Rubrica a cura Per ulteriori chiarimenti o per informazioni rivolgersi a: piccola logica deldell’Avv. Adele Falcetta Avv. Adele Falcetta, via S. Francesco n. 15 - 92100 Agrigento l’uomo che riesce e-mail: studiolegalefalcetta@tiscali.it - tel./fax 0922 556222 - Cell. 338 3971821 solo a compren-


L’Amico del Popolo

diario multimedi@le

respingimenti e sicurezza

La speranza negata (continua dalla prima) Quyên Ngô Dình, presidente della Commissione migrazioni di Caritas Europa e responsabile dell’area immigrati della Caritas di Roma. “Non possiamo tollerare - afferma Ngô Dình - che le persone rischino la vita, siano torturate e che l’85% delle donne che arrivano a Lampedusa siano state violentate. È una vergogna. Anche perché hanno già subito delle persecuzioni nei rispettivi Paesi. Bisogna trovare un sistema che consenta in maniera effettiva almeno una preliminare richiesta d’asilo”. “È un evento storico ma nel senso negativo del termine”. “Violazione del diritto internazionale”. Il Centro Astalli esprime “profonda indignazione” per l’accompagnamento in Libia di centinaia di migranti. “Si tratta di una violazione gravissima del diritto internazionale: i naufraghi, intercettati a largo delle acque maltesi, sono stati ricondotti in Libia senza nemmeno procedere alla loro identificazione”. “È un episodio senza precedenti” - afferma padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli -. Su quelle imbarcazioni c’erano donne, minori e, con tutta probabilità, richiedenti asilo che avevano il diritto di essere accolti e soccorsi nel paese più vicino. Il principio di non respingimento e il diritto alla protezione internazionale sanciti dalla Convenzione di Ginevra sul riconoscimento dello status di ri-

fugiato sono stati palesemente violati”. Anche il Servizio dei Gesuiti per i rifugiati (Jrs) sottolinea come questo respingimento sia “un attacco ai valori fondanti dell’Unione europea, oltre che un’aperta violazione del diritto internazionale”. “Verificare collaborazione Italia-Libia”. Una “verifica politica sugli aiuti e la collaborazione dell’Italia e dell’Europa con il governo libico” nel contrasto all’immigrazione irregolare, poiché “di fatto l’Italia finanzia campi di detenzione e sostiene la prassi discriminatoria e vessatoria delle forze dell’ordine libiche”: è quanto chiede padre Beniamino Rossi, presidente dell’Agenzia scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo (Ascs). “La società italiana è già da alcuni anni multietnica, multiculturale e multi religiosa - afferma -. La volontà di voler conservare alcune società (ad esempio quella italiana), in uno stato ibernato di mono etnicità, di monocultura e di omogeneità religiosa, è prettamente ideologica e chiaramente funzionale a mantenere a tutti i costi un serbatoio elettorale”. “No a strumentalizzazioni”. Disappunto per “l’uso strumentale che la politica fa troppo spesso di grandi questioni come l’immigrazione” è stato espresso anche dal presidente nazionale dell’Azione Cattolica Franco Miano. “La sfida per la politica - ha

«La storia della Tv è anche un lungo romanzo criminale»

Foto Tornatore

ribadito - è semmai come far crescere legalità e sicurezza senza intaccare il rispetto della persona migrante e senza chiudere pregiudizialmente la porta”. Anche Pax Christi Italia denuncia in un lungo documento: “Non possiamo tollerare l’idea che esistano esseri umani di seconda e terza serie e che dentro e fuori l’Italia si formi un popolo di non-persone”. E si chiede “se la comunità cristiana non debba sfidare le diffuse tendenze xenofobe e razziste con la disobbedienza civile”. Per Amnesty international impedire ai migranti che arrivano via mare l’accesso al diritto d’asilo significa solo “allontanare queste persone dalla nostra vista e portare al di fuori dello spazio europeo i loro diritti umani”. a cura di Patrizia Caiffa

Sicilia: Diamante di Dio? Non so se ancora i testi delle Scuole elementari offrono pagine particolari sulla Regione, in cui si vive. Ricordo che, da bambino, lessi nel mio sussidiario una leggenda su “Dio Padre e la Sicilia”. “Un giorno Dio Padre, passeggiava per le vie fiorite del paradiso in compagnia di tutti i Santi. Sulla terra splendeva la primavera, bella nella luce di un sole scintillante, gaia nei tappeti intessuti di fiori variopinti, santa nel grembo per le abbondanti messi, che avrebbero dato un pane quotidiano. Dio era contento degli uomini e gli uomini vivevano felici e beati, poiché si amavano come fratelli. Dio Padre pensò di pre­miarli. Interruppe la sua passeggiata e si fermò. Vedendolo sovrapensiero, Pietro lo avvicinò e gli domandò: Dio Padre, perché state soprapensiero? E Dio gli rispose: Visto che gli uomini sono buoni e si amano come fratelli, sto cercando un modo per premiarli.



Società

17 Maggio 2009

Pietro allora si offrì di scendere sulla terra per conoscere che cosa mancasse agli uomini. Ma Dio preferì inviare l’arcangelo Michele. Questi, volando di città in città, di paese in paese si rese conto che gli uomini non avevano bisogno proprio di nulla e fece ritorno in paradiso a riferire a Dio: Padre, gli uomini non hanno bisogno di nulla, poiché tra loro regna l’amore fraterno, che li rende felici e beati. Ma Dio volle premiarli lo stesso. Ad un tratto gli balenò un’idea: staccò un bel diamante risplendente dalla sua corona e lo gettò agli uomini. Il diamante diventò una grande isola, l’isola più grande del Mediterraneo, la Sicilia. Pietro si precipitò per afferrarlo, ma lo raggiunse quando già si era trasformato nella grande isola. Curioso la volle esplorare. Vide spiagge con sabbia soffice, rocce pittoresche, cielo, che con il suo azzurro terso l’avvolgeva, accarezzandola e poi erbe, fiori, alberi ricchi di tanti frutti. Pietro si

sentì inebriato dal profumo intenso dei fiori e della zagara. A un tratto sentì che sotto i suoi piedi, qualcosa si muoveva, producendo un rumore sordo e cupo. Preso dalla paura risalì in cielo e durante l’ascesa si voltò a guardare per l’ultima volta l’isola bedda sulla quale era spuntato un grande monte, che gettava dalla cima boccate di fumo. Pietro si portò subito da Dio Padre e gli chiese: Perché avete fatto un’isola che è una grande bellezza e poi avete posto questo monte, che getta fumo come se venisse dall’inferno? Dio gli sorrise e rispose: Vedi, Pietro, da qualunque parte tu guardi il diamante ti rendi conto che è tutto prezioso e non c’è nulla da buttare via. Così è la nuova isola, che io ho creato. L’ho voluta bella e ricca per ciò che ha sul suolo e nelle viscere. Ora sta agli uomini saper approfittare di tante ricchezze. Non so chi abbia imbastito questo racconto, ma è la descri-

zione reale della nostra isola. Dio ci ha donato tante ricchezze, ma noi non le abbiamo sapute utilizzare a causa dell’ignoranza, di un egoismo esasperato, di una cultura mafiosa e del rifiuto di ogni spirito di servizio. Veramente è un peccato! Noi agrigentini abbiamo una Valle che tutto il mondo ci invidia, una città antica che, se recuperata, diventerebbe un gioiello, un mare con spiagge straordinarie, un clima temperato quasi tutto l’anno, eppure ci siamo ridotti come quei baroni inoperosi racchiusi nei loro palazzi dorati, che con il tempo hanno perduto tutto. Giuseppe Russo

Caro diario, non è che io abbia un debole per Gianni Alemanno, Sindaco di Roma (tra l’altro, aver dato l’ok a far montare due stadi (!!!) davanti al Colosseo, per i quattro giorni d’un torneo di calcio, è proprio una roba fuori di testa: sarebbe come dare il permesso d’installare una discoteca accanto al Tempio della Concordia per il Mandorlo in Fiore, e vedi lì, giustamente, i moccoli, le stracciate di vesti e, visto che siamo siculi e non romani, pure le solite accuse d’inciviltà e di mafia): ma stavolta ha proprio ragione. Dopo l’ennesimo episodio di violenza rusticana fra ragazzi (ricordi le tante e troppe “storie d’amore e di coltello”, tipo Rugantino & compari di fendenti, all’ombra dell’allibito Cupolone?) Alemanno ha puntato il dito contro alcuni “serial tv” peggio dei “serial killer”, poiché responsabili di alimentare atteggiamenti pericolosi tra i giovani. “Anche operazioni culturali come la serie di tv ‘Romanzo criminale’ o altre simili non hanno aiutato, ma hanno lanciato atteggiamenti e modi di fare sbagliati”. Apriti cielo, caro diario: ma che dice, ma perché, ma che c’entra, i modelli del picciotto e del piccolo delinquente vengono dalla realtà, chi li imita li conosce, non ha bisogno di accendere la tv per scoprirli, i cattivi ragazzi di tutte le periferie del mondo non fanno gruppi per monitorare e mutuare dalla tv pericolosi modelli di comportamento da replicare poiché già li incontrano per strada, la tv semmai riflette quello che c’è in giro e non crea nulla, la violenza è insita “naturalmente” nell’uomo e nella società, “la violenza si racconta perché esiste ma anche per un valore catartico, educativo” (Giancarlo De Cataldo, l’autore del libro che ha ispirato la serie tv “Romanzo criminale”: ed è pure un magistrato!), reprimere la rappresentazione della violenza non significa annullarla nella realtà ma semmai moltiplicarla, solo la realtà e non la “fiction” genera realtà (ma Woody Allen ci ha insegnato che, al contrario, “la vita non imita l’arte, ma la cattiva televisione”), e via di filo e di punta, ma spesso mirando al delirio (Michele Placido: “è sbagliato prendersela con i film e le serie tv, in Italia le fiction di maggior successo sono quelle sui santi, eppure non c’è più nessuno che si fa prete”: dovremmo ridere?). Che dirti, caro diario, più di quello che ha detto Alemanno nei giorni scorsi e, se mi permetti, anche di ciò che ho più volte sostenuto a proposito di “miti” e “idoli” negativi di cui la tv è stata sempre e comunque “cattiva maestra”, dal “Padrino” ai “Soprano” ed alle varie “fiction” su Riina e Provenzano, tutti esempi al “top” nel gradimento di “boss”, “picciotti”, aspiranti tali e “piccoli fans”, tanto per circoscrivere il discorso dalla delinquenza comune alla mafia? A proposito. “Non e’ concepibile che si vendano magliette e accendini con la foto di don Vito Corleone, con immagini e frasi del linguaggio mafioso”: lo ha affermato l’ex senatrice Burani Procaccini, e molti fra politici di tutti gli schieramenti e familiari di vittime della mafia (compresi Salvatore e Rita Borsellino) le hanno dato piena ragione, visto che in Sicilia impazza un osceno “exploit” di statuette, calamite, maglie, cappellini, accendini, tazze, bandane e pure videogiochi con tanto di facce e slogan da 41 bis, “gadgets” che fanno la felicità di turisti emozionati e di esaltati ragazzotti “nustrali”. Una vergogna da vomito. Eppure io non ci sto, ha replicato Oliviero Toscani, assessore di Sgarbi a Salemi e pure titolare dell’inqualificabile marchio ‘M.a.f.i.a’ (“Mediterranean association for international affair”, anvèdi che fantasia): ”se vietano la vendita delle magliette con il Padrino, dovrebbero vietare anche la vendita dei crocefissi”. Che come al solito non c’entrano proprio niente: ma bisogna sempre metterli in mezzo, altrimenti, caro diario, come dice quella pubblicità, che piacere c’è? Nuccio Mula

In Turchia con L’Amico del Popolo Sulle orme dell’Apostolo Paolo - dal 22 al 29 Luglio

1°giorno Ag-CT - Adana - Tarso Riunione dei partecipanti ad Agrigento. Trasferimento in bus riservato in aeroporto a Catania. Formalità d’imbarco e partenza per Adana, con volo diretto. Arrivo, incontro con la guida e inizio della visita di Tarso, città natale di Paolo della cui casa rimane un pozzo romano identificato come “pozzo di S. Paolo” nel quartiere ebraico. Sosta all’Arco detto di Cleopatra e visita alla chiesa di S. Paolo, oggi museo, ma aperta al culto cattolico. Rientro ad Adana in albergo. Sistemazione, cena e pernottamento 2° giorno Adana – Cappadocia Dopo la prima colazione partenza per la Cappadocia. Arrivo per il pranzo in ristorante. Visita alla città sotterranea di Kaymakli, e villaggi ecc. Sistemazione in

albergo. Cena e pernottamento in hotel. 3° giorno Cappadocia Pensione completa. Giornata dedicata alla visita di questa regione posta sull’altopiano anatolico, uno dei luoghi più affascinanti del Paese, paesaggio lunare, abitazioni troglodite, chiese rupestri ricche di opere d’arte bizantina, dove fiorì la spiritualità dei Padri Cappadoci. Visita alla Valle di Goreme con il suo Museo all’aperto e sosta nei punti maggiormente panoramici. Sosta a Zelve e ai villaggi di Avcilar ed Uchisar. 4° giorno Cappadocia – Konya – Pamukkale Colazione e partenza per una lunga tappa di trasferimento con pranzo lungo strada. Sosta a Konya per la visita del mausoleo di Mevlana, figura della spiritualità musulmana e sosta alla chiesa di San Paolo, che ricorda le visite e le predicazioni alla comunità di Ikonio. Proseguimento per Pamukkale. Arrivo in albergo cena e pernottamento. 5° giorno Pamukkale – Efeso – Kusadasi Prima colazione e mattinata presto visita alle “cascate pietrificate” ed alle imponenti rovine di Hierapolis con i resti della chiesa che ricorda il martirio di San Filippo. Proseguimento per Efeso, alla cui comunità Paolo si indirizzò con toni vivaci. Visita ai monumenti dell’antica città romana tra cui la biblioteca di Celso, il

teatro, il tempio di Adriano, la basilica dell’omonimo Concilio che proclamò la divina maternità di Maria. Visita alla basilica di S. Giovanni e salita alla collina degli Usignoli dove si trova il santuario della “Casa della Madonna”. Pranzo in ristorante. Cena e pernottamento in hotel. 6° giorno: Kusadasi – Pergamo - Balıkesir - Istanbul Dopo la prima colazione partenza per Istanbul via Bergama, l’antica città di Pergamo, visita agli scavi dell’acropoli e la città di Esculapio. Proseguimento per il traghetto per attraversare il mar di Marmara, pranzo lungo il percorso. Arrivo ad Istanbul, sistemazione nelle camere, cena e pernottamento in hotel. 7° giorno: Istanbul Pensione completa. Giornata dedicata alla visita della città posta in posizione dominante sul Corno d’Oro ed il Bosforo, punto di incontro tra Asia ed Europa. Dell`antica Costantinopoli si visita S. Sofia, l’Ippodromo, la chiesa bizantina di S. Salvatore in Chora con preziosi mosaici. Nel pomeriggio visita alla Moschea Blu, e al Gran Bazaar. 8° giorno: Istanbul – Catania Colazione in hotel e trasferimento all’aeroporto di Istanbul. Disbrigo delle formalità d’imbarco e partenza del volo speciale per il rientro Catania. Arrivo e fine dei ns. servizi.

Quota di partecipazione eur 1.220,00 La quota comprende: trasferimenti in bus riservato da Ag in aeroporto e viceversa. Trasporto aereo con voli ITC Catania/Adana e Istanbul/Catania; Sistemazione hotel 4 stelle durante il tour; Trattamento di pensione completa dalla cena del primo giorno fino la prima colazione delll’ultimo; Guida/accompagnatore parlante italiano per tutto il tour; Pullman per tutto il tour; Ingressi musei come da programma; Assicurazione medico no-stop e bagaglio; Set da viaggio;. facoltativo: assicurazione contro le pene di annullamento euro 20,00. La quota non comprende: Bevande ai pasti, i facchinaggi ed eventuali extra personali, Tutto ciò che non è specificato sotto la voce “la quota comprende”. N.B. Il tour potrebbe svolgersi anche in senso inverso.

Prenotazioni con acconto di euro 300,00 entro il 20 maggio

Per informazioni e prenotazioni chiamare l’Agenzia Travel Gate tel 0922/595939 travelgate@libero.it


 Il 23 febbraio 2008 il Santo Padre, nomina Arcivescovo della sede di Agrigento, mons. Motenegro, l’annuncio viene dato in contemporanea, alle ore 12, ad Agrigento e Messina. Padre Franco succede a mons. Ferraro che, per venti anni, ha guidato la Chiesa agrigentina. Lunedì 25 febbraio, solennità di San Gerlando, una delegazione di preti e laici si reca a Messina in visita al vescovo neo eletto. È il primo incontro con il Pastore, ai delegati dice: «è grande l’impazienza di incontrarvi... vi chiedo di aiutarmi con la vostra preghiera, affinchè trovi la mia gioia non tanto nell’essere vostra guida, quanto nell’essere vostro servitore». Il 4 marzo fa la sua prima visita privata ad Agrigento incontrando mons. Ferraro, il consiglio dei consultori e si reca in visita alla Cattedrale e al Seminario dove celebra la Messa con i seminaristi. Martedì 13 maggio la Chiesa agrigentina, presso la parrocchia S. Croce di Villaseta, si stringe attorno a mons. Ferraro per esprimere la gratitudine dei vent’anni di cammino insieme. Dopo 4 giorni la Chiesa agrigentina è di nuovo radunata insieme, presso lo stadio “Esseneto” di Agrigento per l’inizio del ministero episcopale di mons. Montenegro. “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”, con queste parole mons. Ferraro ha presentato ai numerosi convenuti il suo successore e di li a poco passa il Pastorale, simbolo della guida della diocesi. Mons. Montenegro conquista subito il cuore degli agrigentini: «Ciao Agrigento! - esordisce - Io ora agrigentino sono qui per sognare con voi, consapevole dell’impegno e della responsabilità del mio ministero...». Il nuovo Arcivescovo arriva in diocesi in mattinata facendo tappa a Canicattì presso il santuario della Madonna dell’Aiuto per affidare il suo ministero a Maria, e poi a Racalmuto, dove incontra gli ospiti della “Comunità Incontro” di don P. Gelmini e sosta davanti la stele commemorativa sul luogo dell’uccisione del giudice Livatino. Dopo la solenne cerimonia d’insediamento allo stadio “Esseneto”, domenica 18 maggio la prima visita ufficiale è riservata alla parrocchia Cattedrale. Da quella domenica ad oggi le visite di mons. Montenegro alle parrocchie si susseguono e l’Arcivescovo si reca in tutti i paesi dell’Arcidiocesi, tessendo in lungo e in largo il territorio, incontrando le comunità ecclesiali, ma anche i ragazzi nelle scuole. Partecipa a convegni, viene invitato per eventi sociali di particolare rilievo, visita gli ammalati. Nei primi giorni della sua presenza ad Agrigento, fa visita al Prefetto, al Questore, al Comando dei Carabinieri, al Commissario della Provincia, al presidente del Tribunale, ai Carcerati, ma anche agli anziani del centro storico ed ai degenti dell’Ospedale. L’Arcivescovo va, ma si aprono anche le porte del Palazzo Arcivescovile, “questa è la vostra casa” dice a tutti. E la gente arriva ad ogni ora della giornata, basta bussare, se don Franco è in casa accoglie tutti e per tutti ha un parola e un sorriso da dare. Così il Palazzo si apre per le visite delle scuole e non è raro vederlo seduto per terra con i ragazzi delle elementari a parlare con loro; per convegni ed incontri vari; per l’allestimento di mostre (quella sulla Cattedrale e quella sull’anno dell’Ascolto); il Palazzo si apre ed ognuno si sente a casa. Alla nostra redazione riserva un’attenzione particolare: con noi festeggia, il 22 maggio, il 62° compleanno ed incontra i redattori e collaboratori. Dal 19 maggio all’8 giugno incontra i sacerdoti ed i laici dei 15 vicariati foranei dell’Arcidiocesi “è mio desiderio salutarvi e conoscervi...” e così al termine di ogni Messa

Vita Ecclesiale

L’Amico del Popolo

17 Maggio 2009

Da un anno ad Agrigento La sua agenda è sempre fittissima di incontri e appuntamenti, è andato ma è venuta anche tanta gente a trovarla che le ha manifestato problemi, esigenze. Si è potuto rendere conto dei problemi e delle marginalità ed, in più occasioni, ricordiamo l’Immacolata, San Gerlando ed il Venerdì Santo ha lanciato dei messaggi alla città, ai suoi abitanti perché la amino di più. La Chiesa non è fuori dalla vita della gente ma è dentro la vita di un territorio e di una città. Abbiamo bisogno di parlare della città per sapere perché ci siamo e come ci dobbiamo essere. Parlo a tutti perché Agrigento merita questa attenzione, ma parlo soprattutto ai credenti perché quell’idea di quando sono venuto, di una Chiesa senza tetto e senza mura, come diceva mons. Bello, possa realizzarsi. Non possiamo, ed il Signore non ce lo permette, chiuderci nei nostri ambienti, abbiamo bisogno di uscire nella città, misurarci con essa e mettervi quei valori che la fede ci trasmette e ci dà. É così che vedo l’essere comunità ed il cammino di ciascuno di noi. Mi spaventa l’idea di arretrare o di nascondersi dentro dei rifugi. Però questa sua posizione è stata un po’ criticata da chi la reputa come una “intrusione” in un mondo che non le appartiene. Come posso fare Chiesa mettendo da parte la vita di tutti i giorni? Gesù stesso era un falegname, aveva i calli alle mani e forse anche dei tagli; Lui ha sempre parlato di quello che vedeva anzi, della vita di tutti i giorni portava gli esempi per trasmettere l’idea del Regno ai suoi, allora se noi siamo una continuazione di Gesù dobbiamo continuare con lo stesso stile. Ha visto delle reazioni, dei cambiamenti positivi dopo i suoi discorsi alla città? Il fatto non è che mi attendo risposte positive o meno, quello che mi fa pensare è che la gente, da qualunque parte, dalla Chiesa attende speranza e credo che sia il nostro ruolo in questo territorio, tra gli ultimi in rapporto al resto d’Italia. C’è bisogno di parlare di speranza non di illusione, perché la speranza non è un’illusione ma credere che dopo il buio spunti sempre la luce e credere che, anche noi, credo lo dicesse La Pira, dobbiamo spingere il sole a spuntare. Essere cristiani significa aiutare il sole a venir fuori; perché questa terra deve essere obbligata, per indolenza, indifferenza o di proposito a restare al buio?» Molti di coloro che gestiscono la cosa pubblica si professano cristiani, credenti però quando devono mettere in pratica i fondamenti della nostra fede se ne dimenticano. Questo è un problema della loro coscienza. Loro sono cristiani e forse si dimenticano di esserlo, però ce ne sono tanti altri, e siamo noi, che eleggiamo chi deve stare in quel posto. Prendiamo consapevolezza che, la nostra presenza, non è solo nel tempio ma anche nella città, sentiamone la responsabilità e sentiamoci cittadini responsabili e forse, allora, sceglieremo altri, sceglieremo chi riterremo più capace però non delegando loro i compiti di aggiustare la città ma sbracciandoci tutti. La cittadinanzattiva è soprattutto questo. Noi alle volte diciamo “bè io ho scelto adesso tocca a lui”, no, tocca a me, ho scelto lui perché mi aiuti a muovere ed a cambiare la situazione. E se chi ho scelto non mi aiuta? «La prossima volta scelgo qualcun altro.» Quindi risvegliare le coscienze dal torpore in cui si trovano. Io non credo che Agrigento dipenda solo da venti, trenta persone, la provincia è composta da 450 mila persone e siamo 450 mila ad essere interessati. Se sento mia questa terra allora l’amerò, se la amo sceglierò ciò che è bene e chi fa il bene di questa terra. Quando mi accorgo che c’è qualcuno che, il bene di questa terra non lo fa, allora io, se mi sento attivamente impegnato, saprò che posso scegliere altri, ma soprattutto avremo la capacità di vivere con i piedi per terra in questa città ed in questo territorio. La delega e la cosa più semplice, ma non posso semplicemente delegare devo sentirmi dentro anch’io, devo dire all’altro “lavora con me e non lavora per me”. Immaginava così la diocesi di Agrigento? Non credo che sia l’ultima della fila perché è sempre ultima nelle classifiche. Credo che oggi sia difficile per tutti e per i cristiani prendere consapevolezza della propria fede; viverla significa rischiare. Ormai abbiamo ridotto la fede ad un’assicurazione, mentre essa è soprattutto rischio, dobbiamo metterci nel mezzo; è questo l’invito che sto facendo ai giovani, lo chiedo a loro perché il rischio ce l’hanno nel DNA. Proprio al Giovaninfesta parlavo loro di indignazione, ma non come sentimento negativo, ma come termometro della capacità di

amare. Quando ciò che amo, la persona che amo viene offesa mi indigno, se resto indifferente significa che non mi interessa, allora invitavo i giovani ad indignarsi per tutto ciò che va contro la vita e il loro futuro. In quest’anno di sua presenza ad Agrigento più volte è intervenuto sui temi della marginalità sociale ed economica (ha istituito il microcredito per le famiglie in difficoltà) e su problematiche che travalicano i confini nazionali ma che ci vedono in prima linea come il triste fenomeno dell’immigrazione irregolare. Quando ci si adagia e diminuisce l’intensità della speranza chi ne fa le spese è sempre l’ultimo della fila ed allora recuperare il cammino, dare vitalità agli ultimi della fila e permettere, finalmente, che gli ultimi della fila finiscano di esserlo. In una provincia del sud più sud di ultimi ce ne sono parecchi, oggi, qui, essere ultimo è essere giovani se non si ha una prospettiva di futuro; è essere un uomo di mezza età che perde il lavoro e non può mandare avanti la famiglia; è essere donna perché non ci sono le possibilità di lavoro che una donna può svolgere; è non avere la casa o averne una che non è degna di questo nome. Come aiutare questi ultimi? Non tanto riempiendo i vuoti, perché delle volte pensiamo che la carità sia dare qualcosa al povero, la carità è soprattutto ridare dignità all’uomo che, come dice il Vangelo è mezzo morto, non ce la fa a vivere completamente ed allora anche il modo di fare carità dovrebbe cambiare, non è ti do soldi e basta, il microcredito non è l’osso gettato al cane, “ti do l’osso spolpalo”, la carità è “vediamo se ti posso aiutare affinchè tu possa sentire la gioia di vivere come fanno gli altri”. Combattere contro tutto ciò che è fragile, che è marginale è ridare dignità alle persone, io tento sempre di non dare del denaro a vuoto, e, chi lo riceve faccia qualcosa per meritarselo, l’elemosina è “ti do il denaro non mi interessa” la carità è far dire all’altro “questo denaro me lo sono guadagnato anch’io!” In quest’anno appena trascorso abbiamo potuto notare la sua attenzione per gli eventi culturali, con la promozione di eventi e mostre, e al mondo dei ragazzi e dei giovani, con la visita nelle scuole. Sono convinto che la cultura riscatti l’uomo. Più cultura c’è, più umanità c’è, più uomo c’è. E proprio in una terra che si sente in periferia, abbandonata, la via della cultura è quella che permette di riscattarsi perché la cultura non è sapere tutto o sapere molte cose, è la scoperta, la consapevolezza del mio esserci. Tutte le volte che ci sono, che mi sento, che mi sento protagonista sto facendo cultura e quanto più la cultura passa anche attraverso le viuzze e le case della gente semplice più riscatto ci sarà. I furbi non hanno interesse a che ci sia cultura perché chi non ne ha è un uomo facilmente addomesticabile, chi ha cultura pensa, giudica, critica, vuole, lotta, si impegna ed è per questo che ritengo sia una strada da percorrere. La cultura non è di alcuni, l’uomo colto può essere chiunque, il contadino, il semplice operaio, è l’uomo che cammina ad occhi aperti che sa dove mettere i piedi e che vuole mettere i piedi al posto giusto. Ai giovani ha indicato in più occasioni la figura del giudice Livatino, sarà il testimone per il Giovaninfesta del 2010 perchè proprio lui? Nel nostro mondo bisogna cominciare ad usare parole che non pronunciamo quasi mai. Pronunciamo molto la parola amore però è diventato così vago che, qualche volta, non significa niente, addolcisce soltanto le bevande; credo che non ci possa essere catechesi nelle nostre parrocchie senza la parola giustizia, legalità, responsabilità, impegno. Il Vangelo è per gli uomini forti, il Vangelo non è il dolcificante o la camomilla che il Signore ci ha messo a disposizione, il Vangelo scuote e, in una terra come la nostra, dobbiamo mettere in ballo queste parole. La figura di Livatino mi interessa. Vorrei che pensassimo un po’ di più a quest’uomo per essere aiutati da lui a scoprire che cosa significa saper andare controcorrente. Vederlo sugli altari sarà bello ma percorrere le stesse sue strade, sentire il bisogno di diventare suoi compagni, questo è importante. I giovani hanno bisogno di vedere che si può avere coraggio e tentare qualcosa di diverso, non è detto che il male debba avere il sopravvento dirigere il traffico. Vorrei che ci scuotessimo un po’ prima di incominciare il cammino per arrivare alla beatificazione, riscoprendo che, anche per noi, una vocazione di quel tipo è possibile». Carmelo Petrone, Marilisa Della Monica

o incontro aspetta tutti alla porta ed ad ognuno stringe la mano. Il 9 Giugno si reca a Lampedusa, è il primo incontro con la comunità ecclesiale e con il fenomeno dell’immigrazione clandestina visitando i centri di accoglienza. Lampedusa diventerà per mons. Montengro luogo privilegiato per lanciare i suoi appelli, non solo in favore dei lampedusani, per i quali chiede l’esigibilità dei diritti alla salute, all’istruzione ai trasporti, ma anche a sostegno di politiche di accoglienza integrazione. Dice no alla costruzione di nuovi centri e chiede alle Istituzioni di non violare i diritti dei migranti. A Lampedusa, chiede ed ottiene, una sessione speciale del Coordinamento Immigrazione di Caritas Italiana ed una sessione della Conferenza Episcopale Siciliana. Il 29 Giugno riceve dal Papa, Benedetto XVI, presso la Basilica Vaticana, il Pallio, segno di comunione con il Succesore degli Apostoli All’inizio del nuovo anno pastorale, il 26 settembre, indirizza alla Chiesa agrigentina una lettera con la quale indice “l’anno dell’Ascolto” e invita la sua Chiesa a guardarsi allo specchio per riconoscere le meraviglie che il Signore ha compiuto in essa e per capire che cosa fare per un nuovo annuncio del Vangelo. Altro momento per tornare a riflettere sulla Chiesa è la riapertura della Cattedrale di Agrigento il 23 foto Gelo novembre alla presenza del Card. Tarcisio Bertone. Per don Franco questo momento diventa luogo privilegiato di annuncio del Vangelo e di servizio all’uomo. Così i fedeli rientrano in Cattedrale, dopo anni di chiusura per i lavori di restauro, e il vescovo, dalla cattedra, si fa maestro in ascolto della Gente. Nella Chiesa madre della diocesi incontra gruppi, associazioni e movimenti, presiede le ordinazioni sacerdotali e diaconali. Evento che segnerà la storia della nostra Chiesa è l’ordinazione episcopale di mons. Salvatore Muratore, mandato come vescovo alla Chiesa di Nicosia. In cattedrale, riapre, dopo decenni, il museo, scrigno di arte e cultura. Dalla cattedra, in occasione del Solenne Pontificale di San Gerlando (ma lo aveva fatto dalla Basilica dell’Immacolata per la Solennità e lo farà il Venerdì Santo al termine della processione serale) il vescovo perora la causa del popolo agrigentino e invita tutti ad amare la propria città, a stare in essa con interesse, con efficacia, con amore, con avvedutezza. Le città, ricorda, sono officine di santità, perchè in esse si vive la logica dell’Incarnazione. E nella logica dell’Incarnazione, di Cristo che si fa uomo, in quest’anno non sono mancati gesti di attenzione agli ultimi e agli emarginati, con l’isittuzione del credito etico-sociale, l’attenzione al mondo della disabilità, con l’invito e l’investimento anche economico ad abbattere le barriere architettoniche nelle nostre chiese, e la vicinanza a persone che soffrono e che chiedono all’Arcivescovo aiuto e conforto.


Vita Ecclesiale

L’Amico del Popolo 17 Maggio 2009

Ismani 

Un dono per Nyumba Yetu D

ai primi giorni di Aprile a oggi a Nyumba Yetu, l’orfanotrofio di Ismani che accoglie i bambini rimasti soli e malati di AIDS, c’è una continua aria di festa: non solo per la Pasqua appena trascorsa, o perché, tra i tanti progetti portati a compimento in questi anni (il dispensario, la zona accoglienza, le case alloggio dei bambini, il magazzino, la cucina e il refettorio, la lavanderia, il centro culturale e il centro sanitario, il giardino con i

vari giochi...), da poco è stata completata anche la casa “degli ospiti”, ovvero l’abitazione che accoglierà volontari e amici che per un periodo limitato di tempo vorranno dare il loro contributo recandosi ad Ismani. Ciò che fa scoppiare di gioia il cuore di tutti è l’arrivo inaspettato di un angioletto che ha appena compiuto un mese di vita. Dunque la famiglia è cresciuta e adesso i piccoli non sono più ventisei, bensì ventisette! Augusto, un nostro caro amico che ormai da cinque anni, insieme ad altri volontari, si prende cura a tempo pieno Domenica 17 maggio di tutto ciò che riguarda Nyum11.00 Agrigento - parr. Fatima ba Yetu, ci dice: Incontra la comunità ecclesiale e “Non pensavamo celebra la S.Messa di poterci prendere cura di una Lunedì 18 maggio bambina così piccola sia di età 10.00 Agrigento - Nicolò Gallo che di peso: ave Partecipa alla giornata della

Agenda dell’Arcivescovo

Dante Alighieri

18.00 Agrigento - parr. Provvidenza Presiede l’assemblea nell’anno dell’ascolto della zona pastorale di Agrigento martedì 19 maggio 09.30 Agrigento - IV Cir. Didattico Incontra insegnanti e alunni del IV Circolo Didattico di Villaseta 19.00 Canicattì - Vocazioniste Presiede l’assemblea nell’anno dell’ascolto della zona pastorale di Canicattì mercoledì 20 maggio 19.00 Licata - Chiesa Madre Presiede l’assemblea nell’anno dell’ascolto della zona pastorale di Licata giovedì 21 maggio 19.00 Sciacca - parr. Perriera Presiede l’assemblea nell’anno dell’ascolto della zona pastorale di Sciacca



Anni verdi in Seminario a cura di Stefano Pirrera

Vescovo sì, ma per soffrire.

vamo tanta paura di non essere ancora pronti per garantirle una vita dignitosa con le giuste cure mediche e la giusta alimentazione. Adesso, visti i risultati di come mangia e di come cresce a vista d’occhio, tutte le nostre preoccupazioni iniziali sono svanite. Ringraziamo Dio per il dono splendido che ci ha fatto e perché non smette mai di camminare e di lottare al nostro fianco. Inutile dire che la nuova arrivata è la più coccolata di tutti e penso

che già la furbetta se ne sia resa conto!” Come darti torto Augusto?! Anche noi vorremmo fare almeno una carezza a questi piccoli, e se ci rattrista il fatto di non poter arrivare lì fisicamente per farlo, ci consola sapere che il nostro pensiero e la nostra preghiera attraversano le distanze facilmente e vi accompagnano nella vostra quotidianità sicuramente faticosa, ma piena del senso vero della vita! Loredana Matina

agrigento Parrocchia Santa Teresa del Bambino Gesù

Partire e tornare I luoghi di Padre Pio sono stati meta di pellegrinaggio da parte di un gruppo di agrigentini guidati da don Giuseppe Giammusso. Partiti dalla parrocchia Santa Teresa del Bambino Gesù, Pasquale Milazzo, Emanuele D’Assenza, Claudio Pancucci, Paco Arnone, Francesco Giacalone, Carmelo Attardo e don Fabrizio Zambuto, hanno fatto tappa a Valenzano dove li ha accolti padre Tommaso Pio. Quindi il trasferimento presso la Casa di Formazione di San Giovanni Rotondo dove il gruppo è stato ospite per una settimana. Ad unirsi ai pellegrini anche Magda Bocchino, consorte dello storico preside del liceo “Leonardo” Vincenzo Sambito, stabilitasi a San Giovanni Rotondo, dove svolge attività di volontariato. Un pellegrinaggio che ha lasciato il segno nei sei pellegrini. Indelebile rimarrà l’incontro con don Domenico Labellarte, oratore presente a tutte le conferenze mattutine e pomeridiane, che ha vissuto accanto a Padre Pio per 28 anni, dal 1943 al 1968. Nonostante la sua veneranda età, 89 anni,

la Parola

VI Domenica di Pasqua

Da discepoli con il preciso compito di portare frutti abbondanti ad amici immessi a partecipare alla vita trinitaria. Dall’immagine della vigna di domenica scorsa, che descriveva l’intimo rapporto sponsale di Cristo con la sua Chiesa, alla confidenza amicale di un rapporto privilegiato di Cristo con i suoi discepoli: «Non vi chiamo più servi… ma vi ho chiamato amici». Si precisa così ancor meglio il senso del portare frutto da parte della vigna: abnegazione, perdono, accoglienza dell’altro, disponibilità a spendersi per gli altri, in modo speciale per i più deboli, in una parola il frutto che i discepoli devono portare al mondo è l’amore. Chi vive in Cristo, cioè, non può non produrre frutti di amore, di giustizia e di pace. Una comunità che non manifesta questa dimensione dell’amore è davvero una vigna sterile. Il vangelo di questa domenica (Gv 15, 9-17) è tratto dal discor-

so di addio di Gesù ai discepoli, nel contesto dell’ultima cena, in un clima di profonda amarezza. Gesù prima con il gesto della lavanda dei piedi e ora esplicitamente con questo suo ultimo insegnamento offre precise indicazioni per riconoscersi nella cerchia dei suoi discepoli. Si è suoi discepoli se si custodiscono le sue parole, si osservano i suoi insegnamenti, se ci si ama come Lui ci ha amati. Per dodici volte nel testo evangelico oggi sentiamo risuonare il tema dell’amore, un tema abbondantemente presente in tutto il discorso. «Come il Padre ha amato me, anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore». Dal Padre a Gesù, da Gesù ai discepoli. L’amore trova nel Padre la sua origine, passa in Gesù e raggiunge i discepoli. La prova più tangibile dell’amore di Gesù per l’uomo è la croce: “Nessuno ha un amore più grande di questo:

il sacerdote ha raccontato episodi della sua vita vissuta accanto a Padre Pio. Gli interessati parlano con entusiasmo dell’esperienza che li ha coinvolti profondamente. Sveglia alle cinque e subito in preghiera assieme ai medici dell’ospedale “Casa sollievo della sofferenza”. «Don Domenico – racconta uno dei pellegrini – ci ha raccomandato di pregare la Madonna per superare momenti di sconforto o di difficoltà, così come diceva sempre Padre Pio». Il pellegrinaggio ha toccato anche Pietrelcina e Monte Sant’Angelo. E.C.

Da discepoli ad amici dare la vita per i propri amici”. Ma nella croce non si può non riconoscere anche l’amore del Padre: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unigenito Figlio”. Lo stesso pensiero lo troviamo espresso nella seconda lettura di oggi: “Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1 Gv 4,10). Come è facile considerare, Gesù non punta sull’emozione, su un vago sentimento, sulla semplice benevolenza, ma presenta un discorso serio, concreto e drammatico sull’amore, che si realizza nell’offerta della sua vita, immolata sulla croce. L’amore che ci chiede di esprimere nella vita è ugualmente impegnativo, quotidiano, faticoso e concreto, come il suo, senza misura e senza riserve. Dopo Gesù l’amore vero non può che avere una sola spiegazione: essere disposti a farsi crocifiggere. Per rimanere nell’amore,

a cura di Gino Faragone

occorre osservare i comandamenti del Signore, come Gesù ha osservato i comandamenti del Padre. Gesù sintetizza tutto il suo insegnamento in una sola parola: agàpe, amore. Come risposta costante all’amore, Gesù domanda ai suoi discepoli di rimanere, vivere nell’ambito di questo suo amore. Particolarmente interessante è lo stretto parallelismo tra il Padre e Gesù da una parte e Gesù e i discepoli dall’altra. Se vogliamo sapere se siamo uniti a Gesù, occorre verificarlo nella dimensione concreta dell’agàpe: senza l’amore c’è solo il vuoto, l’effimero, il non-senso. Chi non ama non conosce Dio, non sperimenta la sua presenza, può colmare questa sua assenza con la creazione di falsi dei, ingannatori e bugiardi. «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Il discepolo si caratterizza per la gioia, una gioia piena.

Sì, è vero, il Visitatore Apostolico rimase contento dell’andamento del Seminario. Il giovane Rettore don Calogero Lauricella fu confermato al suo posto, deludendo chi sperava venisse rimosso. Ma, i Seminaristi cominciarono a notare una sua maggior presenza in mezzo a loro, e si seppe che aveva lasciato gli altri incarichi diocesani. Continuò a reggere il Seminario per ben 16 anni (1947 – ‘63), “riuscendo mirabilmente ad equilibrare la severità della disciplina con la cordialità dei rapporti umani, l’ufficio di Rettore e la missione del padre, l’impegno formativo tradizionale e l’apertura a tutto ciò che lo rendesse più accetto” (De Gregorio). Si preoccupò di rinnovare il corpo docente, inviando i migliori elementi a specializzarsi nelle pontificie università, e non mancò mai di instaurare con tutti un rapporto di serena collaborazione, caratterizzata da sorridente accoglienza delle proposte più valide, nell’interesse dei Seminaristi. Questi, infatti, lo trovavano sempre non solo “abbordabile”, ma premuroso, specie nel risolvere i problemi esistenziali, contenti tutti di notare un miglioramento nel cibo e di poter godere di vacanze più motivate culturalmente e meglio organizzate (i tempi duri erano alle spalle). Il Vescovo Peruzzo diceva: “Mi fido di lui, per ogni cosa, come non ho fatto con nessun altro”. Tutto sembrava procedere per il meglio anche in Diocesi: la guida episcopale era assicurata dalla presenza, attiva e da tutti apprezzata, di Mons. Francesco Fasola – assegnato alla Diocesi (1954) come coadiutore, con diritto alla successione -, quando, in preparazione delle elezioni politiche del 1958, scoppiarono delle feroci zuffe tra i dirigenti provinciali della DC, con conseguenze dolorose, anche per il governo della Diocesi. Il Vescovo Peruzzo ne rimase sconvolto. La convinzione che tutto gli stesse sfuggendo dalle mani, e ritenendosi offeso da certe decisioni prese dal Segretario Nazionale A. Fanfani, senza esserne prima informato, lo indusse a spedire lettere di fuoco a chi riteneva colpevole, minacciando scomuniche e imponendo severa penitenza. Animato (o agitato?) da sacro episcopale furore, nel Gennaio 1959 scrive al Papa (Giovanni XXIII), chiedendogli di assegnare Mons. Fasola ad altra diocesi. Nel settembre 1960 Mons. Fasola viene nominato Vescovo di Caltagirone. Così, il Vescovo Peruzzo torna a poter decidere tutto da solo, anche se non rifiuta un Vescovo ausiliare (ad personam). Questa nuova situazione e l’attesa del “prescelto” aumentarono l’ebollizione nel calderone dei carrieristi clerico-politici, fino a farlo scoppiare, l’11 Maggio del 1961, alla notizia che il Rettore del Seminario Mons. C. Lauricella era il nuovo Vescovo ausiliare. I due anni che seguirono, fino alla morte (20 Luglio 1963) del Vescovo Peruzzo, Mons. Lauricella continuò a reggere il Seminario, non solo completando il nuovo edificio scolastico, ma rinnovando, quasi per intero, la pavimentazione della Cappella e dei corridoi. Non deve sorprendere se affermiamo che l’elezione a Vescovo, per lui, fu causa di tanta sofferenza morale e fisica, fino alla dolorosa morte avvenuta il 20 Giugno del 1989, a Siracusa, dove era stato Arcivescovo per sedici anni e dove le spoglie mortali riposano, all’ombra del mirabile Santuario, che solo per la sua opera diretta, paziente e perseverante, fu avviato a compimento. Così come già ad Agrigento, e poi a Cefalù, anche a Siracusa, grandiosa e multiforme fu la sua opera: restaurò il Seminario e la casa di villeggiatura dei chierici, contribuendo decisamente allo sviluppo e potenziamento della casa di Bethania. Ecco come scrive della sua opera Mons. Salvatore Gozzo (suo direttore spirituale): “Dimentico di sé, si è prodigato senza soste nel suo lavoro, pronto ad ascoltare e, soprattutto, a servire… Il suo servizio è permeato di grande semplicità, senza pose o formalismo… fatto di tutta umiltà e vera rettitudine”. Il prossimo 20 Giugno ricorre il ventesimo Anniversario della sua morte. È giusto e doveroso che se ne ricordi non solo Ravanusa, suo paese natìo,, ma anche tutta la Diocesi agrigentina e il Seminario in particolare. Ritorneremo a parlarne nel Giornale, riportando il suo “Testamento Spirituale”. Intanto, ci permettiamo di suggerire – come iniziativa minima – di diffondere il testo, che risulta essere una pagina di vera spiritualità, e invitare i fedeli alla celebrazione di una Messa di suffragio, per il 20 Giugno. Fa specie sentir dire che la figura di Mons. Calogero Lauricella sia poco conosciuta, sia al suo paese natìo, Ravanusa, che tra gli studenti (anche tra i docenti?) del Seminario. Beh! Le opere ci sono, evidenti e monumentali, che da decenni arricchiscono e sono al servizio del bene comune. Ossia, il vero bene, di cui hanno usufruito non solo le Diocesi di Agrigento, Cefalù e Siracusa, ma possiamo dire tutta la Santa Chiesa, che per la circolarità del Sangue e dello Spirito di Cristo, e l’unicità del Suo Sacerdozio, diventa Suo Corpo e può glorificare il Padre, e rendere grazie dei doni che ci elargisce.




Attualità

L’Amico del Popolo

17 Maggio 2009

Giornata della memoria  Per le vittime del terrorismo e delle stragi

Un Paese strano, il nostro

L

uigi Calabresi, Raffaele Iozzino, Oreste Leopardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi, sono alcuni dei tanti nomi presenti nella lista dei caduti per terrorismo. Un lungo elenco in cui si succedono, in ordine alfabetico, tutti gli uomini innocenti morti dal 1971 al 1988, assassinati da un regime buio e violento, e di cui, non tutti gli italiani di oggi, conservano memoria. Ed è per questo motivo, per creare un patrimonio comune a tutto il Paese, per riconciliarci con un passato così oscuro e tragico che, anche quest’anno, il 9 maggio, si è svolta la Giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi. Perché, come ha detto il Presidente della Repubblica Napolitano: «gli anni della strategia della tensione e del terrorismo, con il loro carico di vittime, sono alle nostre spalle. Spetta a noi conservarne la memoria e trasmetterla alle generazioni future». E così, in una mattina soleggiata di maggio, nel Salone dei Corazzieri del Quirinale, si sono ritrovati tutti i familiari di quei nomi presenti in questa lunga lista, cognomi scritti con il sangue

nelle pagine della storia italiana. Si sono guardati, parlati, abbracciati. Sono le madri, le mogli, i figli, i nipoti, di quegli uomini che, per mano di schegge impazzite, figlie della società contemporanea, sono stati strappati alla loro vita ed ai loro affetti in nome di qualcosa ai più incomprensibile. Persone diverse accomunate e rese “parenti” dal tragico destino. Sopravvissuti al dolore ed alla straziante perdita dei propri cari e spesso senza che, indagini e processi abbiano fatto emergere un’esauriente verità giudiziaria. Strano Paese il nostro! Celebra le proprie vittime e piange i propri caduti e poi, al contempo, dimentico del recente passato, riabilita i personaggi che di quei caduti furono gli uccisori. Anna Laura Braghetti, Adriana Faranda, Adriano Sofri, sono alcuni dei protagonisti degli anni definiti di piombo; sono alcuni degli artefici di episodi che crearono in Italia un clima di terrore e di violenza. Eppure, oggi li ritroviamo in libreria come autori di “memorie storiche” o come collaboratori di Stato che, come nel caso della Braghetti,

da esso ricevono un lavoro in dono. Individui, che spesso, non pentendosi delle azioni illegali del passato, indossano le vesti di opinionisti e pseudo-intellettuali. Strano Paese davvero il nostro! Piange e celebra i propri morti in giornate prestabilite quando,

per non dimenticarli mai, basterebbe solo ristabilire la verità sugli avvenimenti, anche i più oscuri - per esempio la strage di Piazza Fontana o della stazione di Bologna - senza elargire benefici o sconti di pena ai mandati ed agli esecutori materiali di quei

crimini. Forse solo allora, solo alla luce di una verità assoluta e senza ombre, tutte le vittime del terrorismo troveranno finalmente l’adeguato riconoscimento e l’unica celebrazione possibile, degna di questo nome, da parte dello Stato. A.C. Della Monica

Continua dalla prima e non quelli che già in anticipo sappiamo che rinunceranno all’incarico, perché già impegnati a diverso titolo nelle Istituzioni italiane e nelle amministrazioni locali; poi direi di non votare tutti gli euroscettici, cioè chi in tempi recenti non ha fatto mistero delle sue perplessità sull’UE. Inviterei anche a trascurare i candidati con gravi procedimenti penali in corso, perché potrebbero usare l’eventuale elezione come autentico scudo. In ultimo,

sembrerà banale, escluderei anche chi non parla correntemente la lingua inglese, competenza fondamentale per districarsi tra le stanze di Strasburgo. Per il resto inviterei a sostenere chi ha lo stesso sentire e le stesse visioni della società, della vita, del lavoro, dell’uomo. Un voto è un buon voto quando è esercitato con libertà, responsabilità e informazione. Fabio Mazzocchio

Legge elettorale

I tre referendum Nella seduta del 30 aprile 2009 il Consiglio dei Ministri ha individuato nel 21 giugno prossimo la data da proporre al Capo dello Stato per la nuova indizione delle tre consultazioni referendarie, a seguito dell’entrata in vigore della legge n. 40/09 recante “Disciplina transitoria per lo svolgimento dei referendum previsti dall’articolo 75 della Costituzione da tenersi nell’anno 2009”. In base a questa legge è previsto che i referendum abrogativi da tenersi quest’anno abbiano luogo in una domenica compresa fra il 15 ed il 30 giugno. I referendum, indetti con decreto del Presidente della Repubblica del 5 febbraio 2008 per il 18 maggio 2008, erano stati rinviati di un anno a causa dello scioglimento delle Camere, decretato dal Capo dello Stato il 6 febbraio 2008. Presentati nel 2006, i quesiti referendari, dichiarati ammissibili dalla Corte Costituzionale il 16 gennaio 2008, sono tre: Il quesito n. 1 (scheda verde) riguarda il premio di maggioranza nazionale per la Camera dei deputati. Esso intende abolire le ‘coalizioni’: vince il premio di maggioranza - che garantisce 340 seggi - il partito (ovvero la ‘lista’) che ottiene più voti; partecipano alla ripartizione dei seggi le ‘liste’ che ottengono almeno il 4% dei voti su base nazionale. Il quesito n. 2 (scheda bianca) concerne il premio di maggioranza regionale per il Senato. Anche tale quesito intende abolire le ‘coalizioni’: vince il premio regionale - che garantisce il 55% dei seggi della Regione - il partito (ovvero la ‘lista’) che ottiene più voti; partecipano alla ripartizione dei seggi le liste che ottengono almeno l’8% dei voti su base regionale. I quesiti nn. 1 e 2 sono stati ritenuti ammissibili dalla Corte costituzionale con le sentenze nn. 15 e 16 del 2008. Il quesito n. 3 (scheda rossa) è relativo alla disciplina della candidature. Intende abolire le cosiddette ‘candidature multiple’, ossia la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni in liste aventi il medesimo contrassegno, con successiva eventuale opzione nel caso di elezione in più di una circoscrizione. Questo quesito è stato ritenuto ammissibile dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 17 del 2008. P.A

L'Amico del Popolo  

L'Amico del Popolo, edizione del 17 maggio 2009

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