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Anno 54 C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

Verità e Carità Carità e verità saranno, con ogni probabilità, le due parole-chiave dell’Enciclica sociale di Benedetto XVI di cui molto si parla. E sono anche la cifra di un pontificato, che oggi proietta il Papa pellegrino, prima, nell’Abruzzo del terremoto e, poi, in Terra Santa. Recentemente Michele Salvati ha sottolineato, in un fondo per il “Corriere della Sera”, quanto le iniziative “di carità” della Chiesa - dalla crisi, appunto, al terremoto - suscitino consenso, a differenza delle prese di posizione “intransigenti” in materia di vita e di morale, il cui esito nell’opinione pubblica risulterebbe invece molto più aleatorio. E ha concluso: “Non converrebbe alla Cei concentrarsi maggiormente su un terreno, quello della carità, in cui la Chiesa di sconfitte non ne può subire?”. Sottile seduzione, questa, che ciclicamente si ripropone, come ciclicamente si ripresenta una contrapposizione (anche, talora, nel dibattito intra-ecclesiale) tra una Chiesa attiva nelle opere di carità e un’altra invece più “occhiutamente” concentrata sui principi. Gli anni del post-Concilio sono stati segnati da queste discussioni, e anche esperienze forti come quelle latino-americane ne sono state attraversate. La conclusione è stata molto esplicita. L’originalità, la caratteristica e la forza di testimonianza del cattolicesimo oggi è proprio nell’attenzione globale e disinteressata alla persona. Questa peraltro è sempre stata la cifra della dottrina sociale e della quasi bicentenaria vicenda del “movimento cattolico”. Questa è la testimonianza della santità sociale: gli ultimi due secoli sono costellati di personalità, preti e laici, frati e suore, attivi e creativi nella vita sociale, capaci d’intervenire in modo originale e pregnante sulle emergenze sociali, le più diverse, proprio in forza del “di più” che viene dalla fede e da una visione integrale della persona. È qui la radice della “Chiesa del sì”, come ripete, sulla scorta del magistero papale, il presidente della Cei. Il cardinale Angelo Bagnasco infatti non ha mancato di sottolineare in molti dei suoi più recenti interventi proprio questo unto. È la realtà dinamica, di una Chiesa che annuncia e accompagna, che costantemente si riferisce ad una continua a pag.8

Esce il Venerdì - Euro 1,00

Citta’

N. 16 del 03 Maggio 2009

provincia

Viabilità: buone notizie per la Palermo - Agrigento di L.d.P.

Vita ecclesiale

Lo stato disastroso del lavoro in Provincia

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di Franco Pullara

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Vita ecclesiale

Confraternite: XVII raduno diocesano

1000 chierichetti invadono il Duomo di Valerio Landri

C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

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di Enzo Minio

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Venticinque anni di Gioveninfesta Speciale pagg. 4-5 Elezioni Europee e candidature

Presentatemi Berlusconi! A.A.A. conoscente/amico del premier cercasi. Non è una frase provocatoria ma quello che, da un po’ di tempo, risulta essere la condicio sine qua non per potere entrare nel mondo della politica. Perché affannarsi alla ricerca di casting per diventare annunciatrice Rai, velina, letterina, schedina, etc; quando la conoscenza del premier e la partecipazione ad un corso di formazione politica a via dell’Umiltà possono aprire le porte ad un futuro molto più radioso e redditizio? Se possono aspirare, e molto probabilmente lo diventeranno, ad essere elette come europarlamentari, giovane donne con un passato da annunciatrice Rai (vi ricordate quella che metteva il dito sullo schermo?) o un’attrice della fiction Elisa di Rivombrosa, o un’ex partecipante al Grande Fratello famosa per alcune foto di gossip in Sardegna, perché non dovrebbe aspirare ad essere rappresentante dell’Italia al Parlamento di Strasburgo

una qualsiasi giovane di belle speranze della nostra penisola? Possibile che le uniche donne da portare nel parlamento Europeo hanno un passato nel mondo dello spettacolo? E la ricerca di soggetti nel mondo dello spettacolo non è una prerogativa di cui il centro destra abbia l’esclusiva, anche il centro sinistra prospetta volti “noti” al suo elettorato. Recentemente il segretario generale del Consiglio d’Europa, Terry Davis, ha denunciato sulla base di un rapporto del settembre 2008 della commissione pari opportunità, l’inadeguatezza della rappresentanza femminile, giudicata tanto ingiusta quanto inefficiente. E proprio prendendo spunto dalle parole del segretario generale del Consiglio d’Europa il periodico della Fondazione Farefuturo (cui presidente è il presidente della Camera dei Deputati) ha sottolineato, in un articolo di Sofia Ventura, che: «se il problema della carente presenza femminile nei luoghi della politica tocca molte de-

mocrazie, anche se nel caso italiano si presente in modo particolarmente acuto, vi è una specificità tutta nostrana che aggrava ancor di più la situazione: ci riferiamo alla pratica di cooptazione di giovani, talvolta giovanissime, signore di indubbia avvenenza ma con un background che difficilmente può giustificare la loro presenza in un’assemblea elettiva come la camera dei deputati o anche in ruoli di maggiore responsabilità». Questo voler esportare il mondo dello spettacolo in quello della politica o in altri luoghi del “potere” denota anche uno scarso rispetto nei riguardi di quanti hanno conquistato gli stessi spazi, con le proprie capacità e con il proprio lavoro. La cooptazione di coloro i quali andranno a ricoprire ruoli determinanti comporta la mancanza di scelta da parte dell’elettorato attivo che si ritrova a dover votare con il “naso tura-

to” e scegliere il meno peggio. Ma quella del “velinismo” non è la sola anomalia tipica del nostro paese, noi italiani infatti, siamo maestri nell’accumulare più cariche istituzionali possibili, (non incompatibili tra di loro). E così si assiste alla corsa per le prossime europee non solo del premier ma anche di manager di Asl, assessori regionali, deputati nazionali, senatori, perché, dobbiamo dirlo più riescono ad aiutare il loro e nostro paese e più sono contenti, noi… un po’ meno. Ed è presto detto, la percentuale di assenteismo dei parlamentari italiani a Strasburgo è la più alta rispetto agli altri rappresentanti presenti nel consesso europeo... ma l’importante è essere eletti. Marilisa Della Monica




Città

L’Amico del Popolo

03 Maggio 2009

ss 189 APQ per l’autostrada

Non solo parole... forse L

’autostrada Palermo-Agrigento dovrebbe essere realizzata - il condizionale e d’obbligo visto che è da 40 anni che se ne parla e da 40 anni le cose sono come prima con l’aggravante di una scia di morti al punto da essere battezzata (la ss189) la “strada della morte” - grazie a un Accordo di programma quadro, che vedrà un impegno finanziario congiunto tra Regione, province di Palermo ed Agrigento ed Anas. L’annuncio è stato dato dall’assessore regionale alla Cooperazione e Commercio, Roberto Di Mauro, dopo avere incontrato i presidenti delle province di Palermo e Agrigento, Giovanni Avanti ed Eugenio D’Orsi, il direttore regionale dell’Anas, Ugo Di Bernardo, e il presidente del consorzio Asi di Agrigento, Stefano Catuara. Nel corso della riunione è stato definito l’iter per il completamento del corridoio Palermo-Berlino che vede un forte legame di

responsabilità e di risorse economiche da parte delle due province interessate, ciascuna per il proprio territorio. Da parte sua, il governo regionale si è impegnato a inserire l’opera nella programmazione dei fondi Fas, con uno stanziamento di circa 800 milioni di euro. «Con il direttore dell’Anas – ha spiegato l’assessore – abbiamo concordato la necessità di dare una sistemazione più concreta al finanziamento di 200 milioni di euro, già assegnato dall’Anas nazionale all’Anas di Palermo, per sistemare la tratta che riguarda la sola provincia di Palermo. L’obiettivo è inserire queste risorse in un contesto più ampio, che prevede l’intero raddoppio del sistema autostradale, le famose quattro corsie. Dare all’Anas la possibilità di realizzare un progetto preliminare cantierabile – ha sostenuto Di Mauro - è il percorso più realistico ed è ciò che abbiamo concordato con Di Bernardo. Un per-

corso che non prevede spesa delle due province. In questo modo, nel giro di 24 mesi il progetto potrebbe essere finanziato». Secondo l’assessore Di Mauro il metodo individuato consentirà di ripetere l’esperienza positiva della S.S. 640 e di salvaguardare il rapporto virtuoso che si è creato tra i diversi livelli istituzionali perché “quando il territorio è unito su un obiettivo comune si ottengono i migliori risultati”. LdP

Fontana: «si avvia una nuova fase»

L’on. Vincenzo Fontana plaude all’Accordo di programma quadro che, tramite un impegno finanziario congiunto della Regione, delle province di Palermo e di Agrigento e dell’Anas, consentirà di realizzare un’autostrada tra Palermo ed Agrigento. “L’intero raddoppio del tracciato – afferma Fontana - è la soluzione ideale che ho sempre intravisto e che prima non era realizzabile per mancanza di risorse per cui si era ipotizzato un semplice ammodernamento della pericolosa arteria. Con l’ APQ e il progetto dell’Anas per la PA-AG e con l’inizio dei lavori della nuova S.S. 640 si intraprende una nuova fase che comincia a colmare il gap infrastrutturale che condiziona la provincia di Agrigento»

centro storico

Ripopoliamolo! In un tempo non molto lontano era possibile incontrare, per le viuzze contorte, tutte in salita della vecchia Agrigento, dei vecchi e mansueti asini. Sia al mattino, al sorgere del sole, che alla sera, all’imbrunire, se ne incontravano tanti. Allora molti agrigentini erano dediti a coltivare la terra od a curare le greggi e questi animali erano loro grandi collaboratori. Oggi, questi docili compagni sono stati sostuiti dalle automobili, che ci hanno semplificato la vita. Ma le nostre strade sono rimaste quelle di una volta, un po’ proibitive per gli abitanti del centro storico di poter raggiungere la propria casa con il nuovo amico. Così, l’antica Agrigento, non offrendo una vita facile è stata abbandonata, diventando ricettacolo di topi e colombe. È rimasto solo chi, un po’ testardamente, ha un grande amore verso le proprie radici. Questi però, non avendo possibilità di lasciare la propria automobile sotto casa, la lascia in via Duomo, e così se si presenta una celebrazione nelle chiese del luogo o qualche incontri in Seminario o alla Biblioteca Lucchesiana, si crea un grande ingorgo, che rende la vita invivibile. Questo problema non si risolve aggiungendo altri divieti di sosta o chiedendo, in alcune circostanze, di sgombrare tutte le automobili, penalizzando così i residenti. Bisognerebbe

trovare altre soluzioni, anche radicali, come adattare le strade del Centro storico alle esigenze di oggi e non lasciarle ancora all’era degli asini. É necessario elaborare un piano per il Centro storico. Abbattere le case insignificanti e fatiscenti, allargare la strada che porta in via Garibaldi e crearne un’altra che porti subito fuori l’abitato. Lasciare le cose così come stanno significa decretare la morte del e dalle catapecchie insignificanti. Questo è centro abitato. Non passeranno molti decen- stato fatto nell’isola Ortigia a Siracusa. Così ni che si trasformerà tutto in un ammasso di potrà rivivere il Centro storico con il ritorno detriti. degli abitanti. Diversamente di questa parte di Prendiamo a modello Siracusa. La zona del Agrigento, la più nobile e la più significativa, teatro è stata lasciata integra, come è avvenuto non resterà propria nulla. qui con la Valle. Diamo respiro ai monumenti Giuseppe Russo. significativi del Centro storico, scrolliceo scientifico leonardo La giornata l’ADAS landoli dalle sovrastrutture create successivamente forse É stato accolto con grande entusiasmo, consapevolezza che, la scuola, deve per necessità dai ragazzi maggiorenni del Liceo Scienti- farsi promotrice dei più elevati princidi abitazioni fico “Leonardo”, l’invito a donare il proprio pi di solidarietà per qualificare la forsangue presso l’autoemoteca dell’ADAS mazione civica dei giovani. Il docente (Associazione Donatori Autonoma Sangue referente per l’educazione alla salute, Agrigento) che, per un’intera giornata, ha Rosellina Greco, afferma con orgoglio stazionato all’interno dell’istituto. che i ragazzi del “Leonardo” lasciano A digiuno e previa visita medica, gli emergere, di volta in volta, forti segnali Poste Italiane studenti sono stati ospitati per il prelievo di una cultura delle essenze e dei vanell’apposita sala ed al termine hanno inco- lori, di una realtà studentesca ricca di Dobbiamo proprio ammetraggiato e sollevato gli animi, un po’ preoc- spessore etico, con tanta voglia di dare terlo, chi entra in una agencupati, dei compagni che attendevano fuori. qualcosa agli altri e crescere all’insegna zia qualsiasi delle Poste I protagonisti di questo nobile gesto hanno della solidarietà e della gratuità. conosce il tempo di entrata acceso la speranza di quelle persone che, a LdP e non quello di uscita. Passi causa di malattie o traumi, (si pensi ai tala confusione dei primi giorlassemici, emofilici ed alle ni del mese in cui si effetvittime di incidenti stradatuano i pagamenti delle li) necessitano di trasfusiopensioni, ma gli altri giorni? ni e soffrono per un non Una nostra lettrice raccontaadeguato rifornimento di va di aver preso, alla Posta sangue nei centri di emaGRAZIE, PROCURATORE Centrale, alle ore 12.38 il tologia. biglietto n.183 e soltanto Le attività propedeutiRenato Di Natale possiamo dire, è un uomo alle ore 14.25 è riuscita a che hanno sensibilizzato che la Provvidenza ha mandato ad Agrigento, fare l’operazione per cui ha gli studenti nei confronti città in cerca di riscatto. dovuto tanto attendere. Ma della donazione di sangue, Fin dal primo giorno del suo insediamento se la causa è la carenza di al fine di acquisire coscienalla Procura agrigentina, ha fatto proprio di tutpersonale perchè non fare za che essa rappresenta un to per sollevare le sorti della gente per bene che assunzioni? diritto-dovere del cittadino vuole vivere una vita degna di essere vissuta con che dona in maniera gradignità e senza umiliazioni. tuita quando è in buona La cosa che piace di più del nuovo Procuratosalute, ma che ha diritto a re è la sua fermezza nel prendere le iniziative. A ricevere il sangue quando lui non piace perdere tempo e decide subito il da ne ha bisogno. farsi quando si trova davanti a certe situazioni. L’iniziativa ha ricevuto Ci sono cose sulle quali magari qualche altro l’incondizionato appoggio chiuderebbe un occhio. del Dirigente Scolastico E’ successo tantissime volte. Giuseppe Capraro nella Sicuramente saranno stati in molti ad aver vi-

In Breve palazzo di cittÁ Proposta del vice presidente Lauricella Il vicepresidente del Consiglio comunale, Salvatore Lauricella, ha inviato una lettera al sindaco, Marco Zambuto sul bilancio partecipativo: un nuovo modo per rendere i cittadini partecipi della vita politica della città, permettendo a questi l’elaborazione di proposte che rispondano alle esigenze di tutti. «Attraverso la pratica del bilancio partecipativo, che consente alla popolazione di partecipare attivamente al processo democratico - ha scritto il vicepresidente Lauricella - i singoli cittadini diventano attori che propongono e creano politiche pubbliche e decisioni di governo rilevanti per il futuro della città in cui vivono e lavorano, nella prospettiva di una città equa, solidale, rispettosa dell’ambiente».

consorzio universitario Le dichiarazioni di Zambuto

In merito all’elezione del nuovo consiglio di amministrazione del consorzio universitario di Agrigento, da parte dell’assemblea dei soci, il sindaco Marco Zambuto ha voluto fare delle precisazioni. «Prima di pervenire alla designazione dei componenti di competenza del Comune all’interno del consiglio di amministrazione – ha affermato Zambuto – ritengo che vadano chiariti gli aspetti programmatici che la nuova gestione dovrà perseguire al fine di delineare tutti insieme ed in maniera condivisa la linea di politica universitaria che si vuole portare avanti nel prossimo futuro».

Quartieri Campetti del Villaggio Peruzzo

Sono passati quattro mesi dalla consegna ufficiale ma sono ancora in corso i lavori di rifacimento del campetto di calcio del Villaggio Peruzzo. Quando l’impresa agrigentina “Borsellino” aveva ricevuto il “via” dall’amministrazione si era detto che i lavori sarebbero dovuti terminare nel giro di due mesi, ma molto resterebbe da fare. E’ stata realizzata la recinzione e il ripristino del terreno di gioco, compresi i sistemi di drenaggio, adesso toccherà agli spogliatoi che saranno collocati in dei prefabbricati.

Solidarietà e senso civico

scende

L’inciviltà dilagante Se la Provincia chiede all’Ato di spostare un cassonetto dei rifiuti da una strada perchè pericoloso per gli automobilisti, cosa spinge, alcuni cittadini, a continuare a gettare i rifiuti dove prima vi era collocato il cassonetto ed ora non c’è più? Sono forse come i cani che fanno la pipì, per marcare il territorio, sempre nello stesso posto anche se le condizioni sono cambiate? Ma gli esseri umani non sono diversi dagli animali proprio per l’intelletto?

sale

la Settimana

di Eugenio Cairone sto la discarica lungo la 640 nel vallone di contrada Gasena. Ma chi è intervenuto? Lui, il nostro Procuratore, al quale va un grazie sentitissimo. Ultimo esempio di come intende operare il nuovo Procuratore della Repubblica di Agrigento dall’alto del suo ruolo, è il sequestro della vergognosa discarica nell’area prospiciente l’ospedale “San Giovanni di Dio” in contrada Consolida. Li qualcuno aveva agito fregandosene non del decoro ma della salute delle persone ammassando tutto quel materiale pericoloso. Lo scempio è stato eliminato per decreto di colui che veramente ci fa ben sperare. Come dire che avevamo davvero bisogno di un uomo cosi. Anche perché Agrigento da sola è difficile che ne esca fuori da certe situazioni.




Cultura

L’Amico del Popolo 03 Maggio 2009

biblioteca lucchesianaIncontro con Vincenzo Arnone

Due libri un messaggio M

artedì 28 aprile, nella suggestiva cornice della biblioteca Lucchesiana sono stati presentati due libri di Vincenzo Arnone, “Romanzo toscano” e “L’ombra del padre”. Don Giovanni Scordino, direttore della biblioteca ha introdotto e coordinato la presentazione. Sono intervenuti l’arcivescovo di Agrigento, monsignor Francesco Montenegro e Gaetano Gaziano. Lia Cipolla e Beatrice Ventura hanno letto brani dei due libri. I due libri di Vincenzo Arnone possono essere ritenuti un messaggio d’amore alla terra che lo ospita, la Toscana, ed a quella dove è nato la Sicilia. Il “Romanzo toscano” è un excursus nel mondo della cultura fiorentina, di cui l’autore ha pienamente assimilato la vera essenza. Il suo narrare in quel linguaggio ammiccante, arcaico, quasi dantesco, crea suggestioni ed emozioni al lettore, che guida quasi per mano, novello Virgilio, attraverso la presentazione di alcuni rappresentanti della cultura toscana, non in veste di dannati o

appunti L’Archivio di Stato, in via Mazzini ad Agrigento, ospita la mostra documentaria e fotografica Viaggia anche tu sul treno della cultura. Nei pannelli, testimonianze del patrimonio culturale della città. La mostra è visitabile fino al 20 maggio, dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 18. Le Fabbriche Chiaramontane di piazza s. Francesco ad Agrigento ospitano la mostra sul Futurismo, a cura dell’Associazione Amici della Pittura Siciliana dell’Ottocento. In vetrina 17 opere di altrettanti artisti. Visite ogni giorno, tranne il lunedì, dalle 10 alle 13 e dalle 16.30 alle 21. Fino al 21 giugno. Il museo della grafica di Naro, all’interno del Palazzo malfitano in via Piave, ospita la quinta personale del fotografo Massimo Macaluso intitolata Naro tra sguardi, risonanze e suggestioni. Si tratta di una collezione di 40 scatti a colori ed in bianco e nero.

di beati, ma di protagonisti del loro tempo, come Leonardo, Lorenzo dei Medici, Galilei, Michelangelo fino ad arrivare alla modernità con Oriana Fallaci, Mario Luzi e tanti altri. Protagonisti visti nella loro quotidianità, con i loro progetti, con i loro sogni, anche con le loro contraddizioni, con le loro speranze. Il merito di Arnone è proprio quello di fare rivivere questi personaggi storici, che sembrano parlare al lettore, raccontando di sé, quasi a chiedergli comprensione, di capire i loro problemi esistenziali in una dimensione temporale che non ha più confini, perché il passato diventa presente e il presente altro non fa che attualizzare quegli antichi problemi che sono l’esilio (oggi inteso come fuga dei giovani), l’eremitaggio (inteso come ricerca di sé), l’eterno rapporto con i familiari e con il potere. “L’ombra del padre” rappresenta una sorta di autobiografia dell’autore, che si snoda attraverso il dialogo tra madre e figlio che parlano del padre. É un viaggio dell’anima attraverso i territori della memoria fatta di Sicilia, di campi di grano, di fati-

ca dura di contadini e zolfatai, di voglia forte di riscatto sociale. E questo viaggio ha uno scopo ritrovare il padre che forse non ha conosciuto come avrebbe voluto e desiderato e di cui sente l’importanza del ruolo proprio quando non c’è più. Dice Arnone “quando muore la madre si finisce col rassegnarsi e si arriva a pensare a lei con dolcezza. Del padre invece si continua a sentire l’assenza per tutta la vita. Quando viene a mancare il padre, si avverte che da quel momento in poi noi ci troveremo soli a fronteggiare la morte dalla quale, lui prima, ci difendeva” L’accostamento a Elio Vittorini è fin troppo facile ma piace farlo perché ciò che accomuna i due scrittori, oltre all’amore per la propria terra, è la volontà di raccontare vicende umane della propria famiglia contadina che diventa metafora di

una famiglia siciliana alle prese con l’eterna dura fatica del vivere, vissuta con orgoglio e dignità. Melo Freni, che ne ha curato la prefazione, vede nel libro di Arnone “una lunga pagina di memoria contrappuntata da una forte percezione di ciò che quella memoria contiene e stimola” e possiamo aggiungere che l’autore questa percezione trasforma in amorosa esigenza di recupero del proprio passato e delle proprie origini per non dimenticare. G.G.

sciaccaA quarant’anni dalla morte

La Chiesa Madre di Caltabellotta

Ricordato mons. Arena Il 22 aprile scorso nella chiesa delle Giummare, le Suore di S. Chiara hanno voluto commemorare il 40° anniversario della morte del can. Michele Arena, deceduto proprio il 22 aprile 1969. Con alcune classi della Scuola paritaria “Immacolata di Lourdes” ed un folto gruppo di amici ed estimatori, erano presenti il sindaco, Mario Turturici, ed il presidente del Consiglio comunale, Fabrizio Di Paola. La S. Messa è stata celebrata dall’arc. Alfonso Tortorici, che all’omelia, ha messo in luce le diverse connotazioni della vita e dell’opera di questo esimio sacerdote: prima di tutto una connotazione religiosa e mariana, un segno della quale è la Grotta di Lourdes, inaugurata dall’Arcivescovo G. B. Peruzzo l’8 settembre 1934; una connotazione umanitaria, come evidenzia la vicenda del Diximude; una connotazione caritativa, di cui è espressione convincente l’istituzione dell’orfanotrofio delle Giummare; infine una connotazione culturale, di cui fanno fede il restauro del monastero benedettino delle Giummare, la pubblicazione della guida ai monumenti di Sciacca, il titolo di ispettore onorario delle belle arti, i diari e tutta la documentazione che ha lasciato. La vita del can. Arena si è espressa particolarmente attorno a due avvenimenti, accaduti a distanza di venti anni l’uno dall’altro. La notte del 21 dicembre 1923, nel mare antistante la città di Sciacca, il dirigibile della marina francese ‘Diximude’, durante una tempesta, esplose, inabissandosi con i cinquanta uomini di equipaggio. P. Arena si dedicò con grande cuore alla meritevole opera della ricerca e ricomposizione delle salme, ai rapporti con le famiglie dei caduti, a volerne sempre richiamare la memoria, facendo innalzare davanti alle terme una stele di venticinque metri, con la Madonna del Fourvière. Particolarmente feconda fu

l’amicizia con la famiglia del comandante del Diximude, il conte Du Plessis de Granadan, la cui salma, dopo giorni, fu rinvenuta intatta; dentro il portafoglio fu trovata un’immagine della Madonna con la preghiera: “Madonnina mia, se devo morire in mare, fa che non sia mangiato dai pesci”: grazia ottenuta. Per quest’opera, nel 1926, il capo dello stato francese gli conferì la prestigiosa onorificenza della Legion d’Onore con croce. L’altro avvenimento particolarmente importante della vita di P. Arena, fu l’istituzione, nel 1943, in piena guerra, dell’orfanotrofio ‘Immacolata di Lourdes’ dove arrivò a sfamare fino a cento orfanelli. Quando morì, era circondato dalle Suore di S. Chiara che egli, il 10 agosto 1953, aveva chiamato ad occuparsi dell’orfanotrofio. Le Suore di S. Chiara fin da allora hanno servito questa istituzione caritativa, si sono interessate del fondatore e di lui ora custodiscono la memoria. A. T.

ITC “Foderà”Incontro con l’autore

Il sesso come lo spiegherei ai miei figli

Si tenuto lunedì, 26 aprile, presso l’Aula Magna dell’ITC Foderà di Agrigento, all’interno del progetto “Incontro con l’Autore”, la presentazione del testo dal “Corpo alla Persona - Il sesso come lo spiegherei ai miei figli” di Leda Galli. All’incontro promosso dall’ITC “Foderà” e dalla Libreria Paoline, hanno racalmutol’ultima opera di Gaetano Savatteri preso parte, oltre all’autrice, la dirigente dell’Istituto “Foderà”, Patrizia Pilato ed il direttore dell’Ufficio Uno sguar- grandi Maestri di pensiero del ‘900 europeo, mutese. Cultura della Curia, do nuovo alle scomparso giusto vent’anni fa. Questo libro di Savatteri parla di tutto Baldo Reina. Parrocchie di Gaetano Savatteri in questo libro traccia questo, dello scontro tra Stidda e Cosa NoA moderare la Regalpetra . un percorso: come mai alcuni “ragazzi” ad stra. L’autore ha incontrato i boss pentiti, gli presenzazione il diUn racconto un certo punto hanno intrapreso la strada ex mafiosi di Racalmuto: Ignazio Gagliar- rettore del nostro che molto ri- della delinquenza, della droga e delle armi? do, Beniamino e Maurizio Di Gati, Alfredo settimanale, Carmechiama le lon- Giovani che hanno trascinato il paese in Sole. “Ho tentato – scrive Savatteri – di in- lo Petrone. tane e insosti- un periodo buio della sua storia, carico di dividuare la causa o il momento in cui ciaLa presentazione tuibili pagine morti, di silenzi e di lutti; dall’altro lato una scuno imboccò la propria traiettoria”. ha visto come prodi Leonardo Racalmuto (Regalpetra per l’autore, lo stesI ragazzi di Regalpetra infatti è un libro tagonisti, non solo Sciascia scritte cinquant’ani fa. Si tratta del so toponimo coniato da Sciascia nel ‘56) sulle scelte dei giovani della stessa genera- perchè destinatari nuovo libro del racalmutese Gaetano Savat- che reagisce con iniziative positive: giornali, zione, cresciuti nei stessi luoghi, nelle stesse ma anche perchè teri I ragazzi di Regalpetra, edito da Rizzoli, radio, parrocchie animate, fondazioni cultu- aule scolastiche. preparati con la letche già nelle librerie della provincia di Agri- rali, associazioni, teatro.Anni in cui anche la Gaetano Savatteri, nato nel 1964, assieme tura e la riflessione, i gento è andato a ruba. Chiesa, con i suoi sacerdoti, gridò contro la ad altri amici, fondò, nel 1980 a Racalmuto, ragazzi dell’ITC “FoUn libro amaro perché racconta venti mafia, organizzò manifestazioni simboliche il giornale Malgrado tutto. Giornalista del derà”, che, al termine anni di mafia a Racalmuto, attraverso le pa- in piazza: uno fra tutti l’arciprete scomparso Tg5, è autore di numerosi romanzi e saggi della presentazione, role dei protagonisti che insanguinarono e l’anno scorso, Mons. Alfonso Puma. sulla Sicilia. Le pagine del suo nuovo libro I hanno interloquito infangarono il paese ritenuto, fino al 1990, Padre Puma, come nell’ultimo atto di Ro- ragazzi di Regalpetra diventano quindi me- con l’autrice. anno del primo morto ammazzato, “tran- meo e Giulietta quando il Principe punisce tafora per capire come e perché si imbocIn un tempo in quillo”. Racalmuto infatti era considerato tutti, rimproverò il paese quando fu ucciso ca la strada della violenza. E per far capire, cui, non sempre, chi uno dei centri esemplari per le iniziative il giovane Simone Farrauto: “Siamo tutti soprattutto ai ragazzi di oggi, non solo di è preposto all’educulturali. Grazie anche alla presenza di Leo- colpevoli” aveva tuonato dall’altare durante Racalmuto, che le strade della mafia e della cazione dei giovani, nardo Sciascia, scrittore che per primo si i funerali del giovane, ultima vittima – come delinquenza non portano mai a nulla. non ha il coraggio occupò di mafia e di ingiustizie, uno dei più si saprà dopo – della mano mafiosa racalSalvatore Picone di rispondere, alle

I Ragazzi di Regalpetra

Il convegno di studi sulla Cattedrale di Agrigento ha inaugurato una stagione di interesse e di studi sui maggiori monumenti della cristianità nel territorio della diocesi agrigentina: dopo la Chiesa Madre di Sciacca è stata la volta della Chiesa Madre di Caltabellotta. Nei giorni scorsi nella Biblioteca Comunale della città, nota con l’appellativo di “città-presepe” sì è infatti tenuto un convegno per approfondire alcune tematiche inerenti alla Ecclesia Maior di Caltabellotta. Si è voluto colmare un vuoto nel panorama degli studi: ciò consente alla comunità locale di prendere coscienza del proprio patrimonio non solo culturale ed artistico ma anche spirituale e civile. Consente inoltre di sfatare alcuni luoghi comuni, non sempre perfettamente corretti.

domande rivolte dalle nuove generazioni, specie le più “imbarazzanti”, quali quelle sulla sessualità e sull’amore, l’incontro ha colto nel segno suscitando l’attenzione e la partecipazione degli intervenuti. Leda Galli, biologa e membro del comitato Etico del Campus Bio-Medico di Roma, con un linguaggio semplice ed immediato, ha parlato di sessualità ed educazione sessuale dei giovani, sia per quel che riguarda gli aspetti biologicofisiologici, che per gli aspetto relazionali ed etici. Leit motiv dell’incontro è stato il continuo movimento dalla biologia all’etica senza preconcetti ma anche senza facili concessioni al luogo comune, guidato solo dalla volontà del rigore logico. La novità del libro sta nel fatto, come ha invitato a scoprire l’autrice nel suo intervento, che c’è un etica già iscritta nella biologia umana e non la mia etica o un’etica qualsiasi, ma quella che scaturisce da sè, per logica rigorosa del dato scientifico. In altre parole il corpo ha un suo linguaggio sapienziale: basta volerlo leggere. Ma il libro cerca anche di aiutare i genitori a non scoprirsi impreparati nel portare a compimento la loro missione educativa che è quella di accompagnare la persona verso la pienezza della sua umanità. Quindi un testo per tutta la famiglia ma soprattutto, come già detto, per i giovani i quali l’autrice intende accompagnare nella ricerca di senso, di basi solide su cui fondare la vita per essere felici. LdP




Speciale Giovaninfesta

L’Amico del Popolo

03 Maggio 2009

Venticinque ann

C

osa fosse realmente il GiF dovremmo chiederlo ad uno dei migliaia di partecipanti che riempiono, puntualmente ogni 1 maggio, le piazze delle cittadine

della Diocesi di Agrigento…solo così potrà comprendersi la gioia e l’entusiasmo nel celebrare questo affermatissimo evento, questo tanto atteso “straordinario giubileo”

della diocesi. Il GiF affonda le sue radici nell’ormai lontano 1984, quando dopo la prima Giornata Mondiale della gioventù indetta da Giovanni Pao-

lo II, mons.Luigi Bommarito, allora Vescovo di Agrigento, e don Alfonso Tortorici, promossero in diocesi un incontro dedicato esclusivamente ai giovani che prese il nome di Giovainfesta. Partito dalla città di Agrigento, il GiF, nel corso degli anni, sotto la cura di don Mimmo Zambito, ha raggiunto col tempo anche diversi paesi della provincia, da Siculiana a Grotte e Racalmuto, da Favara a Licata, da Sciacca a Canicattì, da Ribera fino ad Alessandria della Rocca; un viaggio che in più di vent’ anni ha toccato e coinvolto realtà diverse della nostra diocesi. Non si tratta di un raduno degli aggregati delle diverse associazioni e gruppi laicali giovanili, ma un evento di Chiesa, in cui ogni battezzato, ogni giovane figlio della Chiesa, ogni espressione di essa, potesse incontrarsi in un unico itinerario con fondamento e meta

comune, almeno una volta l’anno. Il GiF è un’iniziativa di fede, una preghiera allo Spirito affinchè accolga i giovani e li avvii ad un dinamismo nuovo, senza preclusioni né barriere, che leghi ogni parrocchia della diocesi alla radice universale della Chiesa di Cristo. Fare GIF è invitare i giovani a riflettere sulla Parola che Papa dedica loro ogni anno, la Domenica delle Palme, in occasione della GMG. Preghiera, fede, musica, testimonianze, festa, voglia di esserci e di mettersi alla sequela di Cristo, questo invade le vie e le piazze dei paesi della diocesi. Celebrare il GiF è richiamare le Consulte Cittadine di Pastorale Giovanile, le parrocchie, le famiglie, le amministrazioni locali, a porgere la loro attenzione ai giovani per dilatarne gli orizzonti e aiutarli a crescere entusiasti e responsabili. Per questo la Chiesa agrigentina, ogni anno, mette tutte le sue energie e le sue competenze per realizzarlo, non per mostrare la sua efficienza organizzativa, ma per dare segno di un mondo nuo-

vo, unito, fraterno è possibile, un mondo di Chiesa, anticipo e germoglio del Regno di Dio. A rendere sempre più incisivo e diverso il GiF sono la scelta del tema e la presenza significativa di testimoni. Il primo nasce dall’elaborazione del messaggio del Papa per la GMG, i secondi sono scelti in virtù della loro “missione”, non soltanto ecclesiale, ma anche sociale e politica. Nella vita del GIF un momento irripetibile fu la visita, nel 1993, di Papa Giovanni Paolo II. Per quell’occasione l’evento fu spostato al 9 Maggio. La notte precedente in tutte le Chiese della città i giovani si raccolsero in preghiera, in attesa di accogliere, il mattino seguente, il loro Papa, benedisse e regalò loro una croce, che ancora oggi viene consegnata alla cittadina che accoglie il GIF, per essere adorata. Altro appuntamento storico per il Giovaninfesta è stata la presenza dell’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, che

Il saluto dell’arcivescovo

«Ciao, sono don Franco. Ho qualcosa da dirti...» «C

iao! Sono don Franco, il tuo vescovo. Ho qualcosa da dirti.» Inizia così il saluto che don Francesco Montenegro ha indirizzato ai giovani che parteciperanno alla XXVma edizione del Gioveninfesta. «Mi piace iniziare - continua la lettera - con le parole della Pausini: “Quante volte ci ho pensato su, / il mondo sta cadendo giù / Dentro un mare pieno di follie, / Ipocrisie…Il mondo che vorrei / Avrebbe mille cuori, / Per battere di più avrebbe mille amori. … Come si fa a rimanere qui, / immobili così / Indifferenti ormai … / Reggiamo al mondo quella pace / Che non può aspettare più … / Avremo tutti un cuore. / Stringi forte le mie mani / E sentirai il mando che vorrei … Questa nostra terra, anzi il mondo, hanno bisogno di giovani che siano capaci di portare

la rivoluzione. Quella dell’amore. Sei disposto il Dio giovane, che con la sua Risurrezione a metterti in gioco? Senti che la tua vita conti- ha lanciato la Sua sfida. Egli cerca companua in quella degli altri? Ti senti responsabile gnia d’azione che, dopo averLo ascoltato, si del creato? Provi gioia a pensare che la tua vita mettono per strada e comunicano agli altri è grande agli occhi di Dio? Sei un rassegnato? Ti che vivere è bello, che vale essere della taaccontenti della mediocrità? Hai il coraggio e la glia di Dio. Purchè nello zainetto della vita voglia di guardare lontano? Di osare? Di pensare non manchino i grandi ideali, i valori “veri”, in grande? Credi che qualcosa può cambiare? Ti i sogni giovani. Sai, c’è un ‘magna charta’ piace camminare … ad occhi aperti? Hai fastidio del rivoluzionario. La conosci? L’ha predidi chi sopravvive barando? Vuoi lasciare un se- sposta Lui per chi vuole essere una ‘grande’ gno del tuo passaggio in questo mondo? Vorrei donna e un ‘grande’ uomo. Eccola. Dio ama gli operatori di pace: l’odio distrugchiamarti per nome. Guardarti negli occhi, menDio ama i poveri in spirito: le troppe cose ge, l’amore costruisce. tre mi stai leggendo, per dirti grazie perché esisti, inutili diventano zavorra, procurano ansia e deDio ama coloro che amano la verità: la menper chiederti di non stare ai margini della vita, di pressione, mentre la povertà dello spirito fa gu- zogna imbruttisce, la verità fa vivere nella luce. ribellarti ad avere un volto anonimo, ad essere stare la bellezza della vita. Dio ama coloro che, per causa sua, sono inuna voce … muta. Fa compagnia al mondo, non Dio ama i miti: non è vero che i violenti sono giuriati, perseguitati e, con menzogna, accusporcarlo, riempilo di colori, del tuo colore. uomini forti, la mitezza invece è segno di forza. sati. Per loro, se hanno fiducia in Lui, c’è la proPer favore, non diventare vecchio già Dio ama coloro che vogliono davvero la giu- messa di una grande ricompensa nei cieli. da ora. Guardati attorno. Vedi quan- stizia: essa rende migliori, l’ingiustizia degrada. Che te ne pare? Vale la pena? Vuoi entrare in ti siamo? Non sei solo. Sono tanti a Dio ama i misericordiosi: i disumani sono questa grande avventura? Io penso che valga la credere ciò. Crediamo insieme. Te lo vigliacchi, i misericordiosi sono coraggiosi. pena tentare. Insieme. Ci conto. chiedo io, te lo chiedono quanti non Dio ama coloro che hanno il cuore pulito: Un abbraccio. Ciao vogliono vivere “tanto pè campà”, te lo sanno apprezzare ciò che li circonda, la sporcizia don Franco Vescovo chiede soprattutto Lui, il Signore Gesù, rende ciechi. della Chiesa agrigentina con lo scopo di proporre un’evangelizzazione dinaI volontari mica delle nuove generazioni. E l’Amministrazione comunale è ben lieta di poter L’esperienza del servizio di vo- limitata alla giornata del 1 mag- hanno dato ragione alle nostre tura della solidarietà e del servimettere a disposizione gli lontariato, svoltosi con successo gio, possa costituire un prezioso aspettative! zio. Anche per questa l’edizione spazi della città, alcune a Roma in occasione del Grande strumento di educazione e di L’esperienza del volontariato 2009 i numeri sono oltre modo sue strutture, i richiesti Giubileo del 2000 ha suggerito evangelizzazione, anche per il in occasione del Giovaninfesta, significativi circa 600 giovani si servizi, per contribuire ad l’idea di una formazione al vo- “futuro”. Un primo passo verso si è rivelata un’occasione unica sono preparati, attraverso un peuna positiva riuscita di un lontariato anche in occasione una maggiore cultura del volon- di crescita e confronto, consen- riodo di formazione, a svolgere appuntamento che segna delle edizioni successive al Gio- tariato e del “servizio ai fratelli”, tendo l’intreccio di nuove rela- tale servizio a favore degli altri ormai la storia di questo vaninfesta. verso una maggiore presa di co- zioni fra giovani appartenenti a per farsi che l’accoglienza sia territorio e che racconta La consapevolezza che chi fa scienza che la solidarietà può far realtà diverse della stessa città e piena e la festa serena. l’esperienza di una speranesperienza di volontariato ne parte della vita quotidiana. lo svilupparsi di una nuova culza affidata ai giovani per esce arricchito, nello spirito e L’idea di partenza il comune riscatto di un nella mente; la convinzione che è quella secondo cui popolo per troppo tempo chi decide di “servire gli altri non ci si improvvisa sfruttato ed emarginato. gratuitamente”, riscopre quanta volontari, ma occorre La cittadinanza tutta, per gioia possa esserci nel dare; la farlo con coscienza e mio tramite - conclude fiducia nelle immense poten- responsabilità! Il la- vi augura pertanto di zialità del mondo giovanile che voro e l’impegno dei trascorrere serenamente alla ricerca di nuove opportunità volontari degli anni questa giornata, di viverne di crescita si avvicina al mondo passati, a Canicattì con partecipazione i model volontariato con entusia- nel 2003, a Ribera nel menti salienti, di fare tesosmo; sono tutti motivi che han- 2004, ad Alessandria ro dei messaggi proposti, no spinto, già dal 2002, l’Ufficio della Rocca nel 2005, di portare con te la voglia Diocesano per la Pastorale dei ad Aragona nel 2006, di rinnovamento della noGiovani, a dare il via ad una a Naro nel 2007 e a stra società attraverso un campagna di formazione al vo- Montevago nel 2008 e personale disinteressato lontariato che, lungi dell’essere ad Agrigento nel 2009 impegno.

Il benvenuto del Sindaco

Oltre 600 i giovani a servizio dei giovani

Anche il sindaco di Agrigento, città che ospita il Giovaninfesta, rivolge un affettuoso benvenuto ai partecipanti al giovaninfesta. «E con me - scrive il Sindaco - vi saluta l’intera comunità agrigentina che ha il piacere di farsi “invadere” da tantissimi giovani, chiamati a vivere un’intensa esperienza comunitaria di gioia e di riflessione, di solidarietà e di preghiera, insieme agli animatori, ai responsabili ed al Vescovo di questa Chiesa locale. Ritorna nel capoluogo provinciale, per la sua 25^ edizione, il “Giovaninfesta”, una manifestazione nata all’indomani della celebrazione del Sinodo


Speciale Giovaninfesta

L’Amico del Popolo 03 Maggio 2009



nni di Giovaninfesta incontrò i giovani agrigentini al Parco dell’Addolorata e ricordando mons.Fasola, suo maestro spirituale e Vescovo Ausiliare di Agrigento il cui motto era “Duc in altum”, ha invitato i giovani a “guardare in alto” e a lottare per la giustizia e la libertà. Un altro ricordo indelebile nel cuore dei giovani è la partecipazione all’edizione del 2000, festa del perdono e della carità, di Don Oreste Benzi e di alcuni giovani della Comunità Giovanni XXIII, diffusa in tutto il mondo e che accoglie ormai da più di 30anni, portatori di handicap, prostitute, drogati, ragazze madri, carcerati. Il sorridente prete dalla “tonaca lisa”, come amava definirsi, invita i giovani a lasciarsi affascinare da Gesù, ascoltare la sua voce, per portarla fino ai confini del mondo, dove li attende qualcuno che ha bisogno di speranza. Le “sentinelle del mattino”, così i giovani sono chiamati dal Papa, cioè pronti ad illuminare la notte, ascoltano con commozione, a Li-

cata, nel 2001 le testimonianze di due famiglie “speciali”: la famiglia Canale e la Badano. Due storie differenti tra loro, ma che restano nel cuore per la capacità di fare della loro vita dono a Dio e al prossimo. Elena e Giovanni Canale hanno aperto le porte della loro casa e del loro cuore a due bambini affetti dalla sindrome di down e ad uno focomelico. Mentre Ruggero e Maria Teresa Badano sono i genitori della Chiara, una coraggiosa “gen” (giovane focolarina), convinta che è l’amore di Dio a muovere tutte le cose, tanto da accettare la sua malattia e la sua morte con la profonda serenità di chi considera l’incontro con Gesù come la festa più grande. La Cristoterapia la suggerisce don Pierino Germini, il rincuorante e allegro fondatore della Comunità Incontro, a Sciacca nel 2002, per tutti coloro che hanno bisogno di scoprire il senso missionario della loro vita, di riempire il vuoto dell’anima per riscoprirne la pienezza e la dignità, per diventa-

I testimoni Anche per l’edizione 2009 il Giovaninfesta vedrà presenza di “testimoni” cioè di persone che con la loro vita si sforzano tradurre nel quotidiano il Vangelo in cui credono. In particolare ragazzi avranno modo di ascoltare la testimoninza di vita di: Francsco Zanatti, vice presidente della FISC, direttore del settimanale della diocesi di Cesena e per tanti anni vicino a don Benzi che è stato testimone-ospite a sua volta nel giovaninfesta del 2000; Tina Camilleri, moglie e madre che opera nella parrocchia del Carmine di Agrigento; Sabrina Amherion, donna eritrea arrivata a Lampedusa dopo giorni di Viaggio, vive a Favara con il Figlio; Bruno Volpi (Condomini Solidali) dell’Associazione Mondo di Comunità e Famiglia che ha propone un altro modo “alternativo” di vivere; le Monache Cistercensi di Santo Spirito Agrigento, suore che vivono la regola di San Benedetto, scandita da due grandi momenti la pregheira ed il lavoro; i coniugi Massimiliano e Valeria, e Glauco e Karim della Comunità Cenacolo di Loreto, la comunità che nasce come risposta della tenerezaz di Dio all’urlo di disperazione di tanti giovani stanchi, delusi, disperati, drogati alla ricerca del senso della vita.

re, come suggerisce il Santo Padre: “Sale della terra e Luce del mondo”. “Bagno di Grazia” è stato realizzato nel 2003 a Canicattì: 5 catechesi su 5 parole scottanti (povertà, giustizia, pace, solidarietà e vocazione) e tanti testimoni di vita e di fede pronti a ricordare ai giovani la loro vocazione alla santità: Biagio Conte, Chiara Amirante, don Vittorio Trani, frà Giuseppe di Fatta… Le sue venti candeline il Gif le festeggia insieme ai giovani di tutta la diocesi che “vogliono vedere Gesù nel volto dei fratelli”, nella loro vita, nella loro storia. E lo fanno insieme a 4 giovani consacrati della comunità Nuovi Orizzonti e a Padre Alex Zannardelli, missionario comboniano che va alla ricerca degli ultimi del mondo. Testimone d’eccezione del GiF2005 è l’attrice Claudia Koll che riconosce nella sua vita la conversione dovuta all’opera di misericordia di Dio, vivo nel cuore di ogni uomo. Mentre don Alessandro Amapani ha aiutato i giovani

a riflettere sul tema, “Siamo venuti per adorarLo”, invitandoli ad offrire, come i Magi, l’oro della propria esistenza, l’incenso della propria preghiera, e la mirra segno di gratitudine infinita per Colui che si è donato fino alla morte in croce. Tornati dall’entusiasmante esperienza della XX Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia, i giovani della diocesi agrigentina vivono un’altra edizione del GIF 2006 ad Aragona. Dopo essere andati alla ricerca di Gesù, di averlo incontrato, di essersi prostrati per adorarlo e, come i Magi, di essere ritornati per “un’ altra via”, adesso è giunto il momento di accogliere il comando

la giornata del 1 maggio

Ascoltalo, riconoscilo poi và e annuncialo È la città di Agrigento ad ospitare la XXV edizione del “giovaninfesta”, la manifestazione che, divenuta itinerante nel 1996, dopo aver toccato anche i paesi più lontani della nostra Diocesi, ritorna quest’anno nel luogo da cui ha mosso i primi passi nel lontano 1984. Il tema proposto quest’anno è “Ascoltalo, riconoscilo, poi va’ e annuncialo”, ed ha come icona biblica l’immagine dei discepoli di Emmaus. Come loro, infatti anche noi ci sentiamo in cammino, vogliamo metterci in ascolto e imparare a riconoscerLo nella pieghe della vita di ogni giorno. In modo particolare la manifestazione prevede che la mattinata sia vissuta in cinque diverse chiese di Agrigento (Santa Croce - Villaseta; San Pio X - Villaggio Peruzzo; San Lorenzo - Monserrato; Madonna della Provvidenza e San Gerlando - Cattedrale) in cui si affronteranno le cinque dimensioni dell’ascolto, aiutati dalle catechesi dei quattro direttori che si sono succeduti nell’Ufficio di Pastorale Giovanile e dal Vicario Generale, e dalle testimonianze degli ospiti. Il programma della mattina prevede: ore 8.30 Arrivi nelle cinque chiese di Agri-

gento accoglienza, colazione e iscrizioni in segreteria ore 9.30 Momento di preghiera ore 10.00 Catechesi su una dimensione dell’ascolto, Testimonianza Questionario ore 12.30 Pausa pranzo A Santa Croce si affronterà il tema dell’ “ascolto della Chiesa”, guidato da don Baldo Reina, a San Pio X il tema dell’ “ascolto del Mondo”, guidato da don Mimmo Zambito, a San Lorenzo il tema dell’ “ascolto degli altri” guidato da don Enzo Sazio, nella Chiesa della Madonna della Provvidenza, il tema dell’ “ascolto di Dio”, guidato da don Alfonso Tortrici, in Cattedrale il tema dell’ “ascolto di se stessi” guidato da don Melchiorre Vutera. Nel pomeriggio ci riuniremo tutti in piazza Marconi (piazza stazione) dove vivremo un momento di animazione musicale e ci metteremo ancora “in ascolto…”, con un particolare momento di preghiera animato con canti e danze dal gruppo “Mondogiovani” di Licata e guidato dall’Arcivescovo don Franco Montenegro. Sarà il suo primo Giovaninfesta ed ai giovani chiede di viverlo intensamente, da autentici protagonisti che intendono porsi in ascolto. Faremo poi un breve viaggio nel tempo ricordando i momenti più salienti e importanti che hanno segnato le passate edizioni del giovaninfesta. Il programma del pomeriggio prevede: ore 14.00 Animazione musicale ore 16.00 Saluti delle autorità ore 16.30 in ascolto… ore 18.00 Ricordo del 25° giovaninfesta La formula è un po’ cambiata rispetto agli altri anni, ma gli ingredienti per vivere una giornata di festa, ci sono tutti, basta portare nel cuore la voglia di vivere intensamente e in comunione questo momento di fede e di gioia che è divenuto una tappa importante del nostro cammino. Daniela Montana

di Gesù “…vi ho dato l’esempio, affinché voi facciate come io ho fatto a voi.” Il tema, infatti, del Giovaninfesta, “Giovani:Eucaristia è/e Servizio”, pone l’accento sulla correlazione necessaria e ineludibile tra l’Eucarestia e il dono di sè, tra l’offerta di Cristo sulla croce per la salvezza dell’umanità e la capacità

del Maestro di farsi servo. Grande esempio e testimonianza è data da Suor Anna Nobili, ex cubista, che ha deciso di riprendere a ballare solo per lodare Dio dopo anni di preghiera, ascolto e scelte sofferte, ma che, definitivamente, hanno cambiato il corso della sua vita. Atteso è stato mons. Ambro-

gio Spreafico, Rettore dell’Università Pontificia Urbana, il quale aiuterà i giovani a comprendere il senso della vita proiettandola verso Cristo e il prossimo. E testimoni sono: la comunità delle beatitudini, fondata nel 1973 e chiamata così proprio per l’attenzione verso i più poveri, gli impegni di pastorali e missionari, l’adorazione e la liturgia; le piccole sorelle di Charles de Foucauld, ispirate dalla vita del frate de Foucauld, condividono la vita degli ultimi e testimoniano i valori evangelici nelle zone più sperdute del mondo e nelle periferie delle grandi città. Analogamente la fraternità Apostolica di Gerusalemme di Pistoia si prefigge di vivere la vita monastica nel cuore delle città moderne ritmando preghiera e servizio pastorale e curando, soprattutto, i “nuovi poveri” ovvero coloro che sono lontani da Dio; infine le suore cistercensi del Monastero di Santo Spirito di Agrigento. Naro accoglie l’edizione del Giovaninfesta 2007. Il tema, i giovani e la fede un cammino d’ascolto e d’amore, sposa l’iniziativa triennale, Agorà dei giovani voluta dalla CEI per i giovani cristiani chiamata e che, per il primo anno, prevede un cammino di riflessione sul valore dell’ascolto del e nel mondo giovanile e la valorizzazione del sacramento del Battesimo. Come sempre l’Ufficio Diocesano per la pastorale giovanile propone un percorso ben preciso per la comprensione del messaggio proposto, e lo fa attraverso momenti di preghiera, catechesi, dialogo, ma anche di musica e animazione. Il cardinale Silvano Piovanelli guida i giovani alla scoperta dell’amore di Cristo, sorgente dell’amore vero, che dà senso e orientamento alla vita di ogni uomo e lo rende testimone e

missionario aldilà delle fragilità, dei dubbi, degli interrogativi, che abitano il suo cuore. Hanno incontrato Colui che è l’Amore, Colui che è in grado di dissetare l’infinita sete della nostra anima, spingendoli ad annunciare sui tetti ciò che hanno ascoltato nel silenzio del loro cuore, i giovani dell’Associazione Nuovi Orizzonti. Nata nel 1991 quando la fondatrice, Chiara Amirante, si reca di notte alla Stazione Termini di Roma per incontrare giovani sbandati e disperati, vittime di drammatici circoli viziosi (prostituzione, alcolismo, criminalità, droga, senza fissa dimora...), cercando di orientarli in strutture di accoglienza già esistenti. A dare testimonianza di Cristo anche i seminaristi del Seminario Arcivescovile di Agrigento. E fra un ballo, un canto, una preghiera, qualche lacrima ed infiniti sorrisi il GiF non si fa mancare mai un’ospite fissa: la solidarietà! Non c’è vera festa senza condivisione, così ogni hanno l’Ufficio Diocesano di Pastorale Giovanile organizza una raccolta fondi per gli amici della Missione Ismani in Tanzania. L’edizione 2008 si sposta nella Valle del Belice, a Montevago tema della giornata. “Questa è la nostra fede:l’annuncio a te!”. Oltre 8000 giovani invadono pacificamente Montevago, ascoltano le testimoninza non solo dei testimoni (don Rugeri, suor Miriam Therese, suor Daniela, Giorgio, Giovanni e Caterina) ma anche della genete della Valle del Belice, colpita 40 anni fa dal terremoto. L’edizione di Montevago è anche l’edizione del saluto a mons. Ferraro, che dopo pochi giorni consegnerà il pastorale a mons. Montenegro ed anche il saluto a don Enzo Sazio che per diversi anni ha curato le varie edizioni, passando il testimone a don Gerlando Montana.


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Provincia

L’Amico del Popolo

03 Maggio 2009

cgil  Relazione del malessere sul territorio

Disastroso stato «dell’arte» “I

n questa Provincia, dove l’economia risulta debole in ogni settore, lavoro regolare, sommerso e irregolare si intrecciano e convivono”. Inizia così la relazione sul malessere del territorio di Mariella Lo Bello, segretaria della Cgil. Un lavoro, dettagliato su tutti i settori dell’economia locale, fatto di numeri che sinteticamente presentano una Provincia con una popolazione di 455.227 abitanti, formata da 72.810 unità da 0 a 14 anni, 146.942 pensionati, 103.300 disoccupati e 122.175 gli occupati. Quest’ultimo gruppo è costituito in buona parte, diversamente dal passato, da dipendenti regolati da forme contrattuali nuove riferite al lavoro a tempo determinato e a part-time. Un capitolo a parte è il lavoro in nero “nel quale convivono immigrati e indigeni con percentuali sul totale degli occupati in agricoltura, nella zootec-

nia, nella pesca di un 30 % in più di lavoratori visibili, mentre in edilizia il dato è del 35 %, nelle famiglie come badanti al 70 %, nelle imprese di pulizia al 25 %, nei pub, nei bar, nei servizi alberghieri al 20 %”. Siamo al disastro sociale al quale non si arriva dall’oggi al domani. Solo volendo fissare un paletto temporale, diciamo che dal dopoguerra poco è cambiato nella realtà, mentre quasi nulla è mutato nel modo di pensare al nostro miglioramento economico e sociale. Non sono le cifre della Cgil a svegliarci sul problema che viviamo da sempre sulla nostra pelle. La questione, semmai, è un altra. Ed è come ci si è arrivati all’attuale disastroso stato dell’arte. E’ legittimo chiedersi cosa hanno fatto le istituzioni e nel giuoco delle parti, cosa ha fatto il sindacato nel nostro territorio. Si conosce la grandezza del lavoro in nero, ma non si incide sullo

stesso, ché viene considerato una sorta di ammortizzatore sociale. E il cancro cresce inevitabilmente, con da una parte gli umiliati, gli sfruttati, i poveri e dall’altra i ricchi sempre più ricchi, che fanno finta di non essere tale e minacciano la chiusura delle loro attività. Il lenzuolo sociale viene tirato da decenni da una parte e l’altra si fa scoprire. Quando gli agrigentino potranno gridare, le parole di Martin Luther King “”finalmente liberi! Finalmente liberi! Gran Dio onnipotente, siamo finalmente liberi”? Certamente, quando le varie componenti della nostra società la smetteranno di interpretare la legalità. Ognuno è chiamato a dare il suo contributo secondo precise regole stabilite dalla legge. Il lavoro è un diritto sacrosanto e non è una libera concessione del datore. Spetta al sindacato di-

fendere i lavoratori senza né se e né ma. I cittadini hanno i loro diritti ed è dovere delle Istituzioni farli rispettare senza ritardi e libere interpretazioni. Il voto deve essere dato per convincimento e non a richiesta. In una strada tutta in salita è necessario disintossicare un popolo e abituarlo alla democrazia. Franco Pullara

Canicattì: omaggio a mons. Restivo

sciacca Le alleanze politiche alle prossime elezioni amministrative

Un “cartello” contro Turturici

Nella città termale il clima politico si fa incandescente e l’unica certezza maturata in queste ore è la scomposizione del Pdl e la ricomposizione di un cartello elettorale che comprende Udc, Mpa, Pd, e componente che fa capo all’assessore regionale al Bilancio, Michele Cimino. Il “pomeriggio di San Michele” (la riunione si è svolta in una saletta adiacente la chiesa di San Michele sita nell’omonimo quartiere) ha partorito un vasto cartello che rappresenta l’alternativa alla candidatura dell’uscente sindaco Mario Turturici. L’attuale sindaco è appoggiato dal parlamentare Giuseppe Marinello, vicino al ministro Angelino Alfano, dal presidente del consiglio comunale Fabrizio Di Paola (che si presenterà con una sua lista), dalla componente che fa riferimento al deputato Pippo Scalia, e da due assessori, Ignazio Bivona e Michele Coco, che fino a qualche giorno fa erano sotto l’egida di Italia dei Valori. Il partito di Di Pietro correrà con una propria lista, ma, ancora, il parlamentare Ignazio Messina non si è sbilanciato sul nome del candidato sindaco. Insomma, quella che si prospettava come una tranquilla “passeggiata” dell’uscente sindaco verso la riconferma, diventa, invece, una lotta che di certo segnerà nervosismo e anche toni durissimi. Nel nascente cartello che si contrappone a

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Turturici non può non cogliersi la sinergia degli sforzi di due personaggi di quella che fu la balena bianca: Calogero Mannino e Nuccio Cusumano. Dunque, all’elezione si giunge con due candidati significativi: Mario Turturici e quello, più probabile del nuovo cartello, il medico Vito Bono. Non rimane auspicare che, la campagna elettorale, possa dimostrare una lotta fatta solamente sui contenuti del programma in grado di dare maggiore impulso allo sviluppo della città nella quale, malgrado le potenzialità, rimangono molte aree dove intervenire, a iniziare dalla questione delle terme, rimasta ancora irrisolta. Siamo solo all’inizio dello scontro. Filippo Cardinale

La storia della città, il suo evolversi, il suo crescere, in meglio o in peggio, sono stati gli argomenti trattati da mons. Vincenzo Restivo, nell’incontro “Un pomeriggio in compagnia di mons. Restivo - Testimone dello sviluppo socioculturale di Canicattì”. Cento anni di storia narrati da chi, quella storia l’ha vissuta in prima persona, non solo perchè cittadino ma soprattutto per il ruolo, rivestito nel tempo, proprio all’interno della società canicattinese, la reggenza dell’arcipretura appunto. Un incontro tenutosi a Palazzo Stella ed al quale non hanno voluto mancare quanti hanno apprezzato ed apprezzano la figura di mons. Restivo.

AIMC: Conferenza su S. Paolo L’Aimc, l’associazione che riunisce i maestri cattolici della nostra provincia di Agrigento, ha voluto approfondire la figura di S. Paolo nell’anno dedicato all’apostolo delle genti, tramite una conferenza tenutasi nel palazzo arcivescovile. Il tema scelto è stato ‘San Paolo e le culture del Mediterraneo’. Nel periodo in cui si discute sugli immigrati e su come relazionarci con loro, ecco che, nell’anno dedicato a san Paolo si cerca di cogliere il messaggio e la metodologia che circa duemila anni fa l’apostolo adoperò. Dopo il saluto dell’Arcivescovo, Mons. Montenegro, è stato il critico letterario, Tommaso Romano a soffermarsi ampiamente sull’argomento. In un contesto culturale a volte infelice che mira a considerare l’immigrato un prodotto, una merce di scambio senza

valore, egli ha ricord a t o c h e o g n i uomo è figlio di Dio, e in quanto tale va amato ed accolto. Tuttavia, Romano ha rilevato che, ogni dialogo, non deve tradursi in sincretismo. Il dialogo tra le culture deve essere uno sforzo comune nella ricerca della verità e nel rispetto della propria identità. L’incontro si è concluso con i saluti ed i ringraziamenti della presidente provinciale dell’Aimc, Enza Ierna. EDN

Brevi provincia castelrmini Intimidazione per Sapia e giunta Volantino intimidatorio per il sindaco, Nuccio Sapia, e per la sua Giunta. Il primo cittadino ha, infatti, presentato una denuncia ai carabinieri verso ignoti dopo aver preso atto che in paese circolava un volantino ingiurioso, diffamatorio e con minacce di morte nei suoi confronti e verso quelli dell’esecutivo. Nel volantino si parlerebbe di spese pubbliche, tra cui soldi investiti in manifestazioni, riconducibili, appunto, all’Amministrazione Sapia.

licata Vigili per un giorno

Venti alunni delle terze classi della scuola media “De Pasquali”, appartenente all’istituto comprensivo “Francesco Giorgio”, nell’ambito di un vasto progetto indetto dal Comando di Polizia Municipale, dopo avere visitato la sede del Corpo, si sono recati in alcuni punti nevralgici del traffico cittadino per un’esperienza diretta su quella che è l’attività dei Vigili urbani. Divisi in gruppi di cinque, gli alunni insieme a personale effettivo del Corpo, indossando apposite casacche di riconoscimento, si sono collocati nelle strade, per dirigere il traffico, e vedere come effettivamente viene svolto il lavoro di chi è adibito al controllo della viabilità

favara Il 5 per mille al comune

Per la prossima dichiarazione dei redditi i cittadini che lo vorranno potranno destinare il 5 per mille dell’Irpef al Comune di Favara a sostegno delle attività sociali. Le somme che arriveranno, garantisce l’assessore alle Politiche sociali, Rosa Failla, saranno destinate a sostegno di coloro che sono costretti, per malattia, a continui viaggi. Basterà apporre la firma del contribuente negli appositi riquadri che figurano sui modelli di dichiarazione (modello unico, modello 730, o scheda allegata al Cud per tutti coloro che sono dispensati dall’obbligo di presentare la dichiarazione) corrispondente alla voce “Sostegno delle attività sociali svolte dal Comune di residenza”.

Centenaria Auguri vivissimi alla Sig.ra

Maria Virdia Borsellino che il 18 Aprile u.s. in casa della figlia Lucia Borsellino D’Angelo, nostra fedele abbonata, ha festeggiato i 100 anni, circondata dall’affetto dei parenti e degli amici.

L’ANGOLO DEL CONSUMATORE Venerdì 24 Aprile, nella Chiesa Madre di Porto Empedocle,

Salvatore e Giovanna

hanno celebrato il loro matrimonio.

A Salvatore, amministratore del nostro settimanale, ed alla novella sposa, Giovanna, gli auguri carichi di sincero affetto, da parte dell’editore, mons. Francesco Montenegro, del direttore e della redazione tutta de L’Amico del Popolo.

Desidero sapere se per accedere al mio garage, che si trova al livello del piano stradale senza alcun marciapiede, devo pagare una tassa. (I.G., Sciacca) Sui passi carrabili cosiddetti “a raso” è intervenuta, un paio d’anni fa, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16733/2007. La Suprema Corte ha ribadito che il passo a raso, cioè senza taglio di marciapiede, listoni delimitativi o altre opere, “non determina un’occupazione visibile del suolo pubblico”, dato che “manca qualsiasi opera o manufatto realizzato su suolo pubblico”, e che “non presenta interruzioni sul marciapiede o modifiche del piano stradale che permettano, al proprietario dell’accesso, una posizione ed un uso diverso del marciapiede da quello di cui può

fruire tutta la collettività”. Infatti, l’articolo 44 del decreto legislativo n. 507/1993 definisce i passi carrabili “quei manufatti costituiti generalmente da listoni di pietra o altro materiale o da appositi intervalli lasciati nei marciapiedi o, comunque, da una modifica del piano stradale intesa a facilitare l’accesso dei veicoli alla proprietà privata”. Se non sussiste nessuna di queste opere, la tassazione degli accessi a raso comporterebbe l’assoggettamento ad un onere tributario del diritto di accesso alla proprietà privata, giuridicamente inaccettabile. Pertanto, se l’accesso al garage avviene direttamente dalla strada, senza comportare interruzione o taglio di marciapiede o comunque modifica del piano stradale, nessuna tassa è dovuta. Rubrica a cura

Per ulteriori chiarimenti o per informazioni rivolgersi a:

Avv. Adele Falcetta, via S. Francesco n. 15 - 92100 Agrigento e-mail: studiolegalefalcetta@tiscali.it - tel./fax 0922 556222 - Cell. 338 3971821

dell’Avv.

Adele Falcetta


Vita Ecclesiale

L’Amico del Popolo 03 Maggio 2009

Agrigento 55° convegno dei ministranti

Anni verdi in Seminario

1000 chierichetti invadono il Duomo “V

edrai miracoli se crederai” è stato il tema del 55° Convegno diocesano dei ministranti tenutosi, come da tradizione, il 25 aprile al Seminario Arcivescovile di Agrigento. Oltre 1000 giovani ministranti provenienti da ogni parte della Diocesi non hanno rinunciato ad essere presenti al tradizionale appuntamento. “Noi chierichetti – ci ha confessato il piccolo Antonio – tutto l’anno aspettiamo con ansia il Convegno del 25 aprile: durante l’anno lavoriamo per preparare i lavoretti da inviare al Centro Diocesano Ministranti e che vengono poi esposti nella mostra. È un giorno

di grande festa. È bello ritrovarci tutti insieme!”. Dalle 9 del mattino, la palestra del Seminario ha iniziato a riempirsi di tunichette di ogni genere: tra balli, canti e preghiere la mattinata è trascorsa in un tripudio di gioia. Lo staff del Centro Diocesano Ministranti ha coinvolto l’esercito di bambini in un Recital interattivo sulla Comunicazione, mirato a far comprendere che “solo Gesù fa miracoli, non la TV”. Al termine della mattinata, tutti i bambini sono stai invitati in Cattedrale per la Celebrazione eucaristica, “il grande miracolo dell’Eucaristia”, presieduta dall’Arcivescovo, don Francesco Monte-

a cura di Stefano Pirrera

Cambiare, bisognava. Ma...

negro. Aperta al pubblico anche la Mostra dei lavori realizzati dai gruppi di ministranti sulle tracce indicate dal Centro Diocesano: ad essi, nel corso dell’anno è stato, infatti, chiesto di realizzare un “presepe alternativo” immaginando quale situazione di povertà sceglierebbe Gesù se nascesse oggi, di rappresentare graficamente il miracolo che vorrebbero vedere realizzato, e, infine, di approfondire la conoscenza delle diverse scelte vocazionali inter-

vistando il parroco, una religiosa ed una coppia di sposi. Al concorso hanno partecipato 20 gruppi sui 60 iscritti. Valerio Landri

Ribera 35 le Confraternite presenti

XVII raduno diocesano

Circa millecinquecento confratelli, appartenenti a trentacinque confraternite dei paesi dell’arcidiocesi di Agrigento, hanno preso parte a Ribera al XVII raduno diocesano denominato “Cammino della Fraternità”, promosso dal Centro Diocesano delle Confraternite. I momenti salienti dell’incontro sono stati un convegno presso il teatro Lupo, la lunga sfilata dei componenti delle confraternite della provincia per le vie cittadine con il simulacro del Santissimo Crocifisso, la messa e l’omelia dell’arcivescovo con l’invito ai confrati agrigentini a prendere come modello il Cristo per annunciare la Parola e per aiutare il prossimo. Il delegato arcivescovile Gaetano Di Liberto ha incontrato i vari componenti delle trentacinque confraternite e ha presentato Francesca Battaglia che, vicedirettrice della Caritas Diocesana, ha relazionato sulle “Confraternite in ascolto ai bisogni del territorio”, invitando i confrati agrigentini ad incontrare e a mettersi al servizio dei poveri, degli anziani, dei malati, degli alcolizzati, dei drogati, dei disabili, dei detenuti, degli extracomunitari e degli immigrati perché i problemi del prossimo futuro saranno principalmente quelli della povertà, dell’invecchiamento e dell’immigrazione. Hanno partecipato al raduno le confraternite dei comuni e delle parrocchie di Sciacca (2), Palma di Montechiaro, Porto Empedocle, Sambuca di Sicilia (4), Menfi, Villa seta, Montevago, Calamonaci, Ribera, Favara, Agrigento (4), Canicattì, Alessandria della Rocca (2), Licata (5), Aragona, Santa Margherita Belice, Santa Elisabetta, Siciliana,

la Parola

Caltabellotta, Cianciana. Erano pure presenti le confraternite di Torretta e di Grisì Morreale della provincia di Palermo, gemellate con gruppi agrigentini. Le più antiche confraternite presenti sono state quelle di Licata del 1242, di Sciacca del 1572, di Agrigento del 1591 e di Santa Margherita Belice del 1745. La processione delle trentacinque confraternite che, con gonfaloni, stendardi, casacche, medaglioni, si chiudeva con il percolo del Santissimo Crocifisso di Ribera, nuova opera artistica di Cosimo Altomare, ha percorso da piazza Castello le vie Saponeria, Smeraldo, Parlapiano, Fazello, corso Umberto I, per arrivare , dopo un’ora, in piazza Giovanni XXIII, davanti la chiesa madre dove il più grande luogo di culto si è subito riempito e molti confratelli sono rimasti fuori ad ascoltare la concelebrazione dell’arcivescovo mons. Francesco Montenegro. E’ stata letta dall’autore una lirica dedicata alle confraternite da parte del poeta riberese Vincenzo Bonafede. L’amministrazione comunale di Ribera era presente con il sindaco Antonino Scaturro, con il vice Giuseppe Brisciana e con gli assessori Antonino Zabbara e Francesco Giordano. Nel corso della sua omelia, il presule agrigentino ha invitato i componenti delle confraternite ad essere in tutti i luoghi testimoni di Cristo, annunciando la Pasqua e impegnandosi ad aiutare i fratelli, i più deboli. “Ogni confratello – ha detto mons.

IV Domenica di Pasqua

Montenegro – deve prendere a modello Gesù, Maria o il santo a cui è intitolata la confraternita, provare a vivere come loro per cui chiedo e spero che ci siano oggi tanti cristiani disponibili a ciò nella nostra diocesi”. Tutte le confraternite agrigentine, a fine messa, hanno offerto in busta delle offerte in denaro a favore delle popolazioni terremotate dell’Abruzzo. Mons. Di Liberto ha annunciato che non è stata ancora scelta la sede del raduno delle confraternite del 2010 che sono state già l’anno scorso a Siciliana e nel 2007 a Cianciana. Enzo Minio a cura di Gino Faragone

Il pastore coraggioso non abbandona le pecore

Il Vangelo ( Gv 10,11-18 ) di questa quarta domenica di Pasqua è un breve tratto del discorso, fatto da Gesù a Gerusalemme, in occasione della festa dei Tabernacoli, che si celebrava in autunno in ricordo del tempo dell’esodo, quando Israele dimorava sotto le tende. Sul piano letterario, il discorso del Buon Pastore si inserisce all’interno della sezione di Gv 7-10 dove si consuma il dramma del rifiuto da parte dei Giudei e si arriva alla costituzione della nuova comunità. Il cap. 10 è in stretta relazione con la narrazione della guarigione del cieco nato, che alla fine professa la sua fede in Gesù come Messia e per tale motivo viene espulso dalla sinagoga ( Gv 9,1-38 ). La conclusione del capitolo presenta la discussione di Gesù con i farisei sulla cecità. Costoro pensavano di essere guide del popolo, capaci di insegnare la legge di Dio. In realtà, essi erano ciechi, incapaci di riconoscere la luce che veniva nel mondo per rischiarare le tenebre dell’errore. Il discorso del Buon Pastore si inserisce qui per offrire alcuni criteri per distinguere i veri pastori dai mercenari. L’immagine del pastore è abbastanza frequente nel Primo Testamento per indicare la

cura e la tenerezza di Dio verso il suo popolo. Pensiamo al clima di fiducia che si respira nel famoso Salmo 23, dove l’orante si affida completamente alla guida di Dio, suo pastore, che non gli lascerà mai mancare i verdi pascoli e le acque tranquille. Ma pensiamo anche ai testi che riportano il ritorno dall’esilio, dove Dio è presentato come un pastore che raduna il gregge e lo fa pascolare, “porta gli agnellini sul petto e conduce pian piano le pecore madri” ( Is 40,11 ). Il discorso inizia con la distinzione del pastore che entra nel recinto per la porta e il brigante che vi entra da un’altra parte ( Gv 10,1-5 ); segue la dichiarazione di Gesù che si presenta come “la porta delle pecore” ( Gv 10,6-10 ) e infine la rivelazione di Gesù come Buon Pastore, che conosce le sue pecore e offre la sua vita per le pecore ( Gv 10,11-18 ). «Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore». Anzitutto osserviamo la formula



classica di autorivelazione: “Io sono”; formula che richiama la rivelazione di Dio a Mosè presso il roveto ardente ( Es 3,14 ). Gesù si autodefinisce come il “pastore bello”, vero modello di pastore. Bellezza qui da contemplare nell’atteggiamento di Gesù che non utilizza il gregge per suo vantaggio, ma lo custodisce e lo sottrae dalle insidie del lupo. Per ben quattro volte dice di volere offrire la vita per le pecore. Giovanni utilizza il verbo tithemi, che possiamo tradurre con “porre, deporre e disporre”, verbo che richiama il gesto di Gesù nel lavare i piedi agli apostoli, quando depone le sue vesti per poi riprenderle ( Gv 13,4.12 ). La disponibilità di Gesù è totale ed è orientata alla salvezza di coloro che credono in lui e si affidano a lui. Egli non si comporta come un mercenario, non ha interessi personali da proteggere, non fugge davanti ai lupi, non abbandona le sue pecore, sa rischiare per esse, non gli interessa salvare se stesso, perciò non scenderà dalla croce per salvare se stesso. «Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me». Un’altra caratteristica del pastore bello è il rapporto di conoscenza che lo lega ad ognuna delle pecore.

Nella secolare storia del Seminario di Agrigento, gli anni (1934 – 47) del Rettorato di Mons. Filippo Jacolino costituiscono quasi un’ “epoca”, data l’ineguagliabile personalità di quell’uomo, che stupiva per l’eroica dedizione al dovere, senso di responsabilità, spirito di sacrificio e autodominio. Di lui, il Vescovo Peruzzo aveva scritto alla Santa Sede (Congregazione dei Seminari): “Mons. Jacolino è stato per me l’uomo della Provvidenza: senza la sua opera illuminata e costante, non avrei certamente potuto compiere quella difficile riforma alla quale si debbono i risultati odierni di questo Seminario. In lui una singolare pietà ed una esemplarità veramente edificanti; in lui una vera intuizione dell’animo dei giovani, per cui ho dovuto costatare che non mi ha mai ingannato una sola volta sul giudizio datomi in ordine ai chierici; in lui una straordinaria fortezza d’animo, per la quale ha potuto purificare il Seminario, senza umani rispetti e pur sapendo di perdere preziose amicizie. Egli fu inesorabile nel licenziare i chierici. Devo però attestare che la ragione era indubbiamente dalla sua parte” (dall’archivio di Mons. Peruzzo). E, tuttavia, il cambiamento urgeva. Urgeva non tanto per mitigare il rigore disciplinare, quanto per poterlo meglio personalizzare attraverso strutture e tecniche più rispondenti alle varie fasce di età e di studio. Da tempo, infatti, si lamentava l’angustia delle aule scolastiche e dei dormitori, specie per gli studenti di Teologia e non solo: c’era da rivedere metodi e contenuti d’insegnamento, nonché rinnovare il corpo docente. Gravi responsabilità, quindi, attendevano il successore di Jacolino. Posto rischioso, certo, ma anche di prestigio, visto dagli ambiziosi (non pochi) come pedana di lancio verso mitra e pastorale. Scegliere, pertanto – anche per un Vescovo, esperto di uomini e cose, come Peruzzo –, fu difficile. La situazione sociopolitica era incandescente, vedeva contrapposti i due maggiori partiti: Democrazia Cristiana e Partito Comunista si esprimevano non certo con metodi e sentimenti democratici e tanto meno… cristiani: il PCI mostrava il volto feroce dell’odio, della prepotenza, della vendetta; la DC (partito della Chiesa) non era disposta a porgere l’altra guancia. Così, il Clero scese in campo, lanciando per la Diocesi i più dotati di oratoria e capacità organizzative, affinchè una valanga di voti impedisse che il comunismo ateo governasse l’Italia. La valanga di voti ci fu, ma la battaglia si svolse, per tanti versi, in modo da far dimenticare, a non pochi preti e laici impegnati: le Beatitudini (Beati i Poveri), le virtù morali (Prudenza, Fortezza, Giustizia, Temperanza), nonché oscurare le Virtù Teologali (Fede, Speranza, Carità). Non si può negare, infatti, che la vittoria della DC, il 18 Aprile 1948, diede modo a molti elementi tutt’altro che moralmente raccomandabili, non solo di gestire ingenti somme di denaro della comunità, senza rendere conto a nessuno, ma ancor più pretendere incarichi di maggior fiducia e prestigio. Ecco perché la scelta del nuovo Rettore del Seminario si presentava difficile: i pretendenti erano in molti, e tutti scalpitanti. Il maneggio umano (infestato di carrierismo e utilizzo terreno del Regno di Dio), tuttavia, questa volta non l’ebbe vinta del tutto. Lo Spirito Santo, eludendo le vie mafiose e scartando certi cavalli di battaglia politica, suggerì di scegliere il meno “scalpitante” e tra i più giovani: Don Calogero Lauricella, di Ravanusa, con appena sei anni di esperienza presbiteriale, acquisita e svolta, però, nei settori più vitali e formativi della vita ecclesiale: vice parroco in Cattedrale, vice Rettore del Seminario, Assistente Diocesano dell’ Azione Cattolica, Direttore Opere Missionarie. Cambiamento nella continuità. La scelta del “giovane” Lauricella, non solo indignò i più agguerriti pretendenti, ma sorprese anche la prudenza degli anziani. Eppure, gli anni dimostrarono che, anche questa volta, il Vescovo Peruzzo aveva visto giusto. Gran parte del Clero, infatti, ignorava o aveva dimenticato che la maggiore preoccupazione del Vescovo, nei confronti del Seminario, era quella di potere effettuare i cambiamenti strutturali, contenutistici e metodologici, ma sempre salvaguardando il rigore disciplinare. Sapeva che l’occhio vigile e indagatore della Santa Sede non si era allontanato dal Seminario e dalla Diocesi di Agrigento. Bisognava, pertanto, scegliere un nuovo Rettore che fosse stato educato alla sequela del predecessore Jacolino e s’impegnasse a non venir meno a quella Regola che aveva caratterizzato per dodici anni la vita del Seminario. Ebbene, il Lauricella, entrato in Seminario a dieci anni nel 1929, aveva avuto come Maestro di spirito per due anni (1932-34), e poi come Rettore per sette anni, Mons. Filippo Jacolino. Di lui, ecco come scrisse in seguito: “Lo ricordo e lo venero con immensa gratitudine: mi insegnò e mi guidò a scoprire il Signore e ad innamorarmene…” (cfr. De Gregorio: Tre vescovi – Agrigento 2000).




Attualità

L’Amico del Popolo

03 Maggio 2009

Papa in abruzzo Da Onna un messaggio di solidarietà e fiducia

Un passaggio benedetto “S

iamo immensamente grati per la vicinanza che ci ha mostrata. Crediamo con tutto il cuore che la Sua venuta tra noi, questo Suo sostare in mezzo alle nostre ferite e al nostro dolore, sia un passaggio benedetto dal Signore, del quale il Signore si serve per portare conforto, speranza, aiuto. Ed anche guarigione”. Lo ha detto l’arcivescovo de L’Aquila, mons. Giuseppe Molinari, nel suo saluto a Benedetto XVI, che si è recato il 28 aprile in Abruzzo per manifestare la sua vicinanza alle popolazioni colpite dal terremoto. “Sono venuti tanti fratelli e sorelle tra noi, in questi giorni – ha aggiunto mons. Molinari –. E non li ringrazieremo mai abbastanza per la loro incredibile e commovente solidarietà. Sono venuti anche rappresentanti delle istituzioni e della politica. E ci hanno mostrato tanta solidarietà e ci hanno fatto tante promesse. Beatissimo Padre, noi vorremmo che Lei pregasse insieme a noi, oggi, perché questa solidarietà continui nel tempo e le promesse vengano mantenute”. “Il Signore non vi abbandona”. “Cari amici, la mia presenza tra voi vuole essere un segno tangibile del fatto che il Signore crocifisso è risorto e non vi abbandona; non lascia inascoltate le vostre domande circa il futuro, non è sordo al grido preoccupato di tante famiglie che hanno perso tutto: case, risparmi, lavoro e a volte anche vite umane”. Lo ha sottolineato Benedetto XVI, a Onna, uno dei centri più colpiti dal sisma. Certo, ha osservato il Papa, la “risposta concreta” del Signore “passa attraverso la nostra solidarietà, che non può limitarsi all’emergenza iniziale, ma deve diventare un progetto stabile e concreto nel tempo”. Di qui l’incoraggiamento a “tutti, istituzioni e imprese, affinché questa città e questa terra risorgano”. Non è mancata “una parola di conforto circa i vostri morti: essi sono vivi in Dio e attendono da voi una testimonianza di coraggio e di speranza. Attendono di veder rinascere questa loro terra, che deve tornare ad ornarsi di case e di chiese, belle e solide”. Secondo il Papa, “è proprio in nome di questi fratelli e sorelle che ci si deve impegnare nuovamente a vivere facendo ricorso a ciò che non muore e che il terremoto non ha distrutto: l’amore.

L’amore rimane anche al di là del guado di questa nostra precaria esistenza terrena, perché l’Amore vero è Dio. Chi ama vince, in Dio, la morte e sa di non perdere coloro che ha amato”. Coraggio, dignità e fede. “La Chiesa tutta – ha chiarito – è qui con me, accanto alle vostre sofferenze, partecipe del vostro dolore per la perdita di familiari ed amici, desiderosa di aiutarvi nel ricostruire case, chiese, aziende crollate o gravemente danneggiate dal sisma”. “Ho ammirato il coraggio, la dignità e la fede – ha aggiunto - con cui avete affrontato anche questa dura prova, manifestando grande volontà di non cedere alle avversità”. Il Santo Padre, infatti, si rende “ben conto che, nonostante l’impegno di solidarietà manifestato da ogni parte, sono tanti e quotidiani i disagi che comporta vivere fuori casa, o nelle automobili, o nelle tende, ancor più a causa del freddo e della pioggia. Penso poi ai tanti giovani costretti bruscamente a misurarsi con una dura realtà, ai ragazzi che hanno dovuto interrompere la scuola con le sue relazioni, agli anziani privati delle loro abitudini”. “La mia preghiera – ha sostenuto il Papa – è per voi. Il Signore ci aiuterà. Siamo insieme. Grazie per la vostra fede, il vostro coraggio, la vostra speranza”. Simbolo di rinascita. “Ho nel cuore per tutte le vittime di questa catastrofe: bambini, giovani, adulti, anziani, sia abruzzesi che di altre regioni d’Italia o anche di nazioni diverse”. Con queste parole il Papa si è rivolto ai fedeli delle zone terremotate che hanno gremito il piazzale della Guardia di finanza di Coppito, ultima tappa della visita in Abruzzo. Per il Pontefice è stato “assai toccante pregare davanti alla Casa dello studen-

te, dove non poche giovani vite sono state stroncate dalla violenza del sisma. Attraversando la città, mi sono reso ancor più conto di quanto gravi siano state le conseguenze del terremoto”. Il piazzale della Guardia di finanza di Coppito, “luogo consacrato dalla preghiera e dal pianto per le vittime”, è diventato, a giudizio di Benedetto XVI, “il simbolo della vostra volontà tenace di non cedere allo scoraggiamento” e della “ferma intenzione di ricostruire la città con la costanza caratteristica di voi abruzzesi”. Comunque, ha evidenziato il Papa, “il tragico evento del terremoto invita la comunità civile e la Chiesa ad una profonda riflessione”. In particolare, “come comunità civile occorre fare un serio esame di coscienza, affinché il livello della responsabilità, in ogni momento, non venga mai meno”. Solo “a questa condizione, L’Aquila, anche se ferita, potrà continuare a volare”. Durante la sua visita in Abruzzo, nella basilica di Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila il Pontefice ha reso omaggio alla tomba di Celestino V, deponendo sull’urna il proprio pallio pontificio. Le spoglie del Papa simbolo della spiritualità abruzzese, erano state portate via per motivi di sicurezza a seguito del sisma e sono state ricollocate in basilica proprio in occasione della visita di Benedetto XVI.

influenza suina

Tra disinformazione e panico

Mentre da noi i media amplificano ogni più piccolo ed insignificante sintomo di un comune raffreddore, in Messico, il Paese che tanto sta facendo notizia in questi giorni per l’influenza da suini, tutto tace. Basta visitare il sito ufficiale del governo e del ministero della salute per non trovare niente, nemmeno un accenno al virus tanto temuto. Sono, infatti, ormai giorni che in Italia ci bombardano con la notizia di una nuova pandemia e ci aggiornano sul numero di morti che l’influenza da suini, “nuovo flagello dell’umanità”, sta mietendo nel mondo ed in particolare in Messico – in realtà qui, delle 152 morti avvenute, solo 7 sono da imputare al virus. Tutto questo però, questa enorme quantità di parole enfatizzate e di fatti, spesso discordanti, non fa altro che generare disinformazione e panico tra la gente riportandoci ai tempi della “mucca pazza” e della famosa “aviaria”. Cambia l’animale, ma l’approccio di televisioni e giornali resta sempre lo stesso: creare allarmismo. Lo dimostrano le 3 mila telefonate, ricevute a solo 6 ore dall’attivazione, al numero verde 1500 istituito dal ministero della salute italiano per dare risposta alle richieste dei cittadini. Ma vediamo insieme di capire cos’è che sta

Continua dalla prima

“persona ricondotta ad unità”. Certo non è facile sostenere le ragioni dell’unità in una società, che - molti dicono - è fatta a “coriandoli”, che sembra sfilacciarsi e sfrangiarsi da tutte le parti. Eppure questo è il punto, perché non si tratta di un’unità astratta, politica o intellettuale, ma parte dalla realtà della vita e della condizione umana.

accadendo e cosa si può fare per evitare eventuali pericoli. L’influenza da suini è una malattia respiratoria acuta dei maiali, causata da virus influenzali del tipo A, con alta infettività ma bassa mortalità. Normalmente l’uomo non è a rischio anche se, persone a contatto con l’animale – per lavoro o perché hanno visitato una fiera o un allevamento – possono presentare i sintomi del contagio. Sintomi che solo a prima vista sono del tutto simili a quelli di una normale influenza. Inutile allora astenersi dal consumare carne di maiale poiché ingerendola non si corre alcun pericolo; inutile fare scorta di antivirali o antibiotici in quanto non è stato ancora creato un vaccino ad hoc e il virus è debole solo all’oseltamivir e zanamivir. Da noi, e non è per minimizzare, al momento non sono stati riscontrati dei casi di influenza da suini. I controlli effettuati su una È il profilo di una Chiesa di donna di Venezia e popolo, attenta a distinguere su un uomo di Regil vero dal falso, il male dal gio Emilia dal ritorbene, convinta nell’impegno no da un viaggio educativo e, nello stesso tem- in Messico, hanno po, presente su tutte le emer- dato esito negativo. genze. Con un traguardo di I nuovi casi sotto speranza per tutti: la terza esame in queste ore parola-chiave del magistero a Lodi, di persone e del pontificato di Benedetto tutte di ritorno dai XVI. territori interessati Sir dall’influenza suina,

fanno pensare a dei falsi allarmi. Siamo sì, così afferma oggi l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nella fase 4 nei livelli di allerta per una pandemia – il massimo è 6 - ma non c’è niente da temere perché ciò significa solo che siamo ad un livello iniziale di trasmissione uomo-uomo. Il virus, in parole semplici, non colpisce più solo fra gli animali, ma si è evoluto per attaccare il sistema immunitario umano. Più che effettuare controlli alle frontiere, afferma dunque l’OMS, bisogna evitare di recarsi in Messico perché è lì che si il virus si è manifestato e si è diffuso. Anche la Farnesina è dello stesso parere ed invita gli italiani in procinto di mettersi in viaggio per il Sud America di rimandare la partenza ad altra data. Al momento la parola d’ordine per tutti è: prudenza e cautela al fine di garantire una corretta informazione. A noi italiani il compito di non farci prendere, come in passato, da psicosi ingiustificate. Anna Chiara Della Monica

diario multimedi@le «Anna prima ballava sul cubo. Suor Anna ora danza per Gesù» Caro diario, questa è una storia incredibile ma vera, esemplare, bellissima. Che ha fatto notizia poiché uscita fuori dall’ordinario, per un clamoroso ribaltarsi di vicende e di contesti (ma chissà quante ce ne sono di analoghe, per fortuna, anche se la ribalta multimediale, come accade sempre, individua, clicca ed illumina “a caso”). Protagonista, Anna Nobili, trafitta da una “folgorazione sulla via della danza”, quasi come San Paolo: e adesso suora. A lei la parola. ”Prima danzavo per uomini che volevano solo il mio corpo. Stavo gettando via la mia vita nei locali più trasgressivi tra esibizioni sui cubi, lap dance, sesso senza amore, cercato come una droga. Ora la mia vita è cambiata, sono come rinata, ma non ho smesso di danzare perché danzo per Dio, ed i miei passi, le mie coreografie, sono tutte dedicate a Lui… Sì, è vero, ora prego anche con la danza. Pregare col corpo è il mio obiettivo, poiché entriamo così, attraverso la fisicità, i movimento, le coreografie, in sintonia con la Parola di Dio. Non a caso San Paolo insegna che il corpo è il tempio dello Spirito Santo… Ho fatto un lungo cammino, di indubbia sofferenza, fin dai miei primissimi anni, in una famiglia in cui è mancato l’amore, il rispetto, l’attenzione, fra botte, parolacce, insulti. Mamma decise di divorziare e così, a 13 anni, con due fratelli, andai a vivere a Milano… Avevo capito che piacevo agli uomini. La sessualità e il desiderio di possedere l’amore hanno fatto il resto. Ho scoperto la danza, ed è stata un mezzo di conquista. Tutte le notti le trascorrevo nelle discoteche ed a fine settimana facevo pure la cubista e l’intrattenitrice… Mi piaceva molto. Ero al centro degli sguardi, ho gettato via il mio corpo, la mia sessualità… La notte è il buio, puoi riempirla col male, il sesso, l’alcool”. Dopo il buio, però, l’Alba: e la Luce della Conversione. “Un cammino lungo e sofferto. Alla vigilia d’un Natale mi sono trovata seduta sulla chiesa che mia madre aveva cominciato a frequentare. Non so perché piansi tutta la notte. Dio aveva messo nel mio cuore una scintilla del suo amore. La mia vita, però, non cambiava… A 22 anni ho dato a Dio un ultimatum. L’ho sfidato. Se ci sei me lo devi dire di persona, senza intermediari. Ad Assisi ho sentito la presenza di Dio creatore. E mi sono messa a danzare, fra lo stupore della gente. In treno, al ritorno, ho sentito che Dio era dentro di me…Allo specchio della toilette non mi sono più riconosciuta. Non ero più io. Una trasfigurazione, un alone di grazia. Ho danzato ancora una notte sul cubo… Ma è stato il mio addio. Ho telefonato ai miei impresari ed ho spiegato che avevo trovato un tesoro pulito, Gesù…Ho tagliato, poco alla volta, tutto. Mi sono riconciliata con mio padre. Ho scoperto Dio, Padre di Misericordia e la spiritualità della famiglia che m’era mancata, con le suore operaie della Santa Casa di Nazareth. Gesù mi ha ridato la dignità e la verginità, quella del cuore, il dono della castità. Prima danzavo per possedere, ora i miei passi sono tutti di Dio. È Lui che danza in me… Ora, sì, danzo l’amore… Avrei potuto formarmi una famiglia, avere dei figli. Ma la mia scelta di vita è stata più radicale, evangelica. Nulla di straordinario: sono sempre Anna, ma è Gesù che ha preso spazio in me. Dio ha voluto immergermi nella sua luce, ti travolge e non ti lascia vie d’uscita… Non sono una miracolata o una visionaria. La redenzione e la purificazione non sono privilegio di pochi, sono un dono messo a disposizione di tutti… Volevo essere un angelo per mortificare il mio corpo ma Gesù mi ha insegnato il valore dell’incarnazione. Nel quotidiano ho scoperto il brivido dell’infinito”. Che esempio, Suor Anna la danzatrice: ma tu lo sapevi, caro diario, che anche da noi abbiamo una giovane suora, ex étoile dell’Opera di Parigi, che da tempo vive e danza per Gesù in mezzo ai giovani, ai poveri, agli ultimi? Nuccio Mula


L'Amico del Popolo