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CittÁ

speciale settimana santa

Excursus

Giornata FAI alla scoperta dell’antica Akragas

nelle commemorazioni

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di P.C.

della Pasqua

N. 13 del 04 Aprile 2010 - Pasqua di Resurrezione

C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

attualitÁ

provincia

Papa Benedetto XVI ricorda Giovanni Paolo II

Stada Statale 640: firmato protocollo per le misure compensative di LdP

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di Sir

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Non è qui... É risorto! Carissimi, il mistero della morte e risurrezione del Signore Gesù, che celebriamo liturgicamente in questi giorni, ci trascende e ci costringe ad una sincera revisione di vita: possiamo dire di “essere risuscitati con Cristo”. Sono visibili in noi i segni della risurrezione. Possiamo davvero affermare come Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Mentre contempliamo il sepolcro vuoto non possiamo chiedere al Padre il coraggio della risurrezione. Sì, per risorgere davvero ci vuole coraggio. Il sepolcro, con la sua pace, il suo silenzio, il suo calore, può essere una grande tentazione. Chiudersi dentro, decidere di non vedere né sentire quello che accade fuori, può essere una comoda scelta di vita. Quando penso al sepolcro penso a tante nostre famiglie, a tante parrocchie, a tante comunità che, magari inconsapevolmente, si sono chiuse in se stesse. Ci vuole coraggio per spogliarsi delle bende e del sudario, simbolo della morte e della vita vecchia, delle sue certezze e finte sicurezze. Ci vuole coraggio perché si ha paura di ritrovarsi nudi, senza capire che solo così Dio potrà vestirci della Sua gloria. Ci vuole coraggio a risorgere prima che qualcuno torni a cospargerci di oli profumati, unguenti e lacrime; ci vuole coraggio a rinunciare alle piccole gratificazioni per l’ansia di annunciare e testimoniare al mondo la gloria di Dio. Ci vuole forza e coraggio, infine, per rotolar via la pietra sepolcrale che ci separa dalla vita, che spesso è una lotta, ma che, se vissuta in Cristo e per Cristo, diventa una meravigliosa avventura d’amore. Ci vuole coraggio per aprirci al futuro ed alla novità di Dio. Una volta fuori dal sepolcro, potremo davvero renderci conto che la vera vita è proprio lì, tutta da scoprire e da condividere con gli altri. Ed allora sentiremo incontenibile l’ansia di tirar fuori anche gli altri dai loro sepolcri di solitudine, disperazione, miseria, abbandono, emarginazione… perché anche loro, insieme a noi, possano unirsi al nostro canto di lode: Alleluia, il Signore è veramente risorto… e noi con Lui. Buona Pasqua! Auguri! + Francesco Montenegro, vescovo Foto Carmelo Petrone

Pasqua: la ragione del nostro essere cristiani

Se il Natale è la festività che raccoglie la famiglia, riunisce i parenti lontani, che più fa sentire il calore di una casa, degli affetti familiari, condividendoli con chi è solo, nello struggente ricordo del Dio Bambino; la Pasqua è, invece, la festa della gioia, dell’esplosione della natura che rifiorisce in primavera, ma soprattutto del sollievo, del gaudio che si prova, come dopo il passare di un dolore e di una mestizia che creava angoscia. Per noi cristiani questa è la Pasqua, la dimostrazione reale che la Resurrezione di Gesù non è una vana promessa, di un uomo creduto un esaltato dai contemporanei o un maestro (rabbi) da un certo numero di persone, fra i quali i disorientati discepoli. La Resurrezione è la dimostrazione massima della divinità di Gesù, non uno dei numerosi miracoli fatti nel corso della sua vita pubblica, a beneficio di tante persone che credettero in Lui; questa volta è Gesù stesso, in prima persona che indica il valore della sofferenza, comune a tutti gli uomini, che trasfigurata dalla speranza, conduce alla Vita Eterna, per i meriti della Morte e Resurrezione di Cristo. La Pasqua è una forza, un’energia d’amore immessa nel Creato, che viene posta come lievito nella vita degli uomini ed è un’energia incredibile, perché alimenta e sorregge la nostra speranza di risorgere anche noi, perché le membra devono se-

guire la sorte del capo; ci dà la certezza della Redenzione, perché Cristo morendo ci ha liberati dai peccati, ma risorgendo ci ha restituito quei preziosi beni che avevamo perduto con la colpa. Le resurrezione di Gesù è un segno per noi; il più sicuro, il più convincente e decisivo; ma è anche segno di noi, che ci caratterizza, in quanto cristiani. “Non è gran cosa – afferma S. Agostino – credere che Gesù è morto: lo credono i pagani, i giudei, tutti gli empi. Questo

credono tutti: che è morto. Ma la fede dei cristiani è la resurrezione di Cristo (Enarrationes in Psalmos, Bac, Madrid, 1956, IV p. 229). È ciò che ci distingue e caratterizza, ci segnala e dimostra; ci costituisce e mantiene: poiché Cristo è risorto, “non fu vana la predicazione degli Apostoli e non è vana la nostra fede”. (1 Cor 15,14.17). É anche il segno che ci dona tranquillità nelle sofferenze, serenità nelle contraddizioni, nutre la speranza, infiamma di carità la fede: Cristo risuscitato, primizia di quella realtà futura che, per noi, proprio in lui, è ricominciata. LdP

Beati quelli che pur non avendo visto crederanno. (Gv 20,29)

L’editore, il direttore, e tutti i collaboratori augurano Buona Pasqua a tutti i lettori.




Città

L’Amico del Popolo

04 Aprile 2010

In Breve

Valle dei templi Giornata FAI di primavera

Alla riscoperta di Akragas T

re giorni dedicati alla “Giornata FAI di Primavera”, giunta quest’anno alla XVIII edizione quelli del 26-27 e 28 marzo. Come consuetudine. il FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) durante queste giornate “trasforma” l’Italia in un immenso museo aperto a tutti, dando la possibilità a chiunque di ammirare la bellezza e l’armonia del patrimonio artistico e naturale che ci circonda, facendo conoscere ed apprezzare anche aspetti inediti e sconosciuti, poiché non sempre si è pienamente consapevoli di ciò che ci appartiene. Il FAI, è una fondazione nata a Milano nel 1975 che si occupa della tutela del patrimonio storico, artistico e naturalistico della nostra Nazione attraverso il restauro di castelli, ville, palazzi ed aree naturali di grande pregio. Ad Agrigento la fondazione ha recuperato, dopo anni di incuria e di degrado, la Kolymbètra, l’antica piscina di Terone, nella Valle dei Templi, tra il santuario delle divinità ctonie e il Tempio di Vulcano, che in queste giornate è stata visitata gratuitamente. Protagonisti della manifestazione, unitamente ai responsabili dell’organizzazione, sono stati i ragazzi di diverse scuole della nostra città che

piacevolmente e con grande entusiasmo hanno accompagnato i visitatori attraverso un itinerario suggestivo per aiutarli ad apprezzare, con spiegazioni dettagliate, gli angoli più preziosi e le opere più interessanti che si trovano nel Poggetto San Nicola, quest’anno centro dell’attenzione del FAI. L’itinerario si è snodato nel cuore dell’antica città greca comprendendo: il Quartiere ellenistico-romano, la Chiesa di San Nicola, l’Ekklesiastérion, l’Oratorio di Falaride, il Chiostro dell’antico Convento di San Nicola. Ai piccoli ciceroni della Scuola media statale Pirandello è stato affidato l’incarico di illustrare l’interno della chiesa di San Nicola e in modo particolare l’iconostasi, di rara bellezza e maestosità, forse unica in Europa, con i suoi abbellimenti pittorici eseguiti nella seconda parte del 1500 e il pregevole sarcofago di Ippolito e Fedra, opera di grande livello artistico. Gustavo Chiesi, giornalista modenese nel 1892 scrive del sarcofago “Non avessi altro, Girgenti, non avesse cioè il suo cielo splendido, eternamente sereno, il suo clima mite delizioso nell’inverno: le meraviglie dei suoi templi dorici, le attrattive tutte d’un paese originale, caratteristico, meriterebbe pur sempre di essere fatto meta del pellegrinaggio viale della vittoria Novità dal Genio Civile di chi ama l’arte e ne comprende il vero bel-

Recupero di Villa Lizzi Il muro di sostegno di via Giovanni XXIII e l’area di Villa Lizzi saranno presto oggetto di un intervento di recupero. Lo ha comunicato il sindaco Marco Zambuto, il quale ha avuto notizie da parte dell’Ufficio del Genio civile di Agrigento in merito alla redazione del progetto esecutivo del muro di sostegno, che completerà i lavori già avviati d’urgenza lo scorso anno, dopo il cedimento della strada. Il progetto, sarà inserito ai primi posti degli appositi programmi di finanziamento dell’Assessorato regionale delle infrastrutture, per cui si ritiene ragionevolmente che la ricostruzione del muro sarà completata entro pochi mesi. «Intanto - continua il sindaco - l’amministrazione comunale ha in corso la redazione del

progetto di recupero della villa “Lizzi” per restituire al più presto quest’importante spazio verde alla fruizione dei cittadini. Non appena saranno ultimati i lavori strutturali del Genio civile, verrà eseguito quest’ultimo intervento. Con l’occasione - continua Zambuto - al fine di fornire la corretta informazione ed evitare inutili ed immotivati allarmismi, si fa presente che il modesto fenomeno di distacco che, in atto, interessa una parte del nuovo marciapiede di via Giovanni XXIII, realizzato in corrispondenza del tratto di muro già ricostruito, è dovuto soltanto ad un previsto fisiologico assestamento del terrapieno ad esso retrostante alto una decina di metri. Tale marginale movimento sarà eliminato nelle prossime settimane». (U.S.)

Centro Ascolto della Caritas Saranno inaugurati il 6 aprile alle ore 9.30 i nuovi locali del Centro di Ascolto della Caritas Diocesana, siti in Vicolo Lauricella, n. 7 (traversa di Viale della Vittoria – vicino il santuario di san Calogero) ad Agrigento. Il Centro di Ascolto diocesano vuole essere un punto di riferimento per le persone in difficoltà: troveranno qualcuno che le accoglie, ascolta, orienta e accompagna alla conoscenza e all’utilizzo delle risorse disponibili del territorio. Il Centro di Ascolto proprio per questo è un’antenna, un punto di osservazione privilegiato per la conoscenza delle situazioni di emarginazione presenti sul territorio. Le funzioni specifiche del Centro di Ascolto sono tre: l’ascolto, l’orientamento e la presa in carico. Oltre ad essere aperto al pubblico e ad effettuare colloqui approfonditi con l’utenza, il Centro di Ascolto collabora con la Commissione per il Microcredito e con gli animatori del Progetto Policoro, è in rete con i servizi pubblici e privati presenti sul territorio, promuove i Centri di Ascolto parrocchiali, si occupa della formazione degli operatori. Il Centro di Ascolto è aperto lunedì, martedì, mercoledì e venerdì dalle ore 09.30 alle 12.30; il martedì e il giovedì dalle 15.30 alle 18.00 (tel. 0922/490043 (provvisorio) - fax: 0922.490024 (provvisorio) e-mail: caritas@diocesiag.it).

lo grande e semplice nelle sue manifestazioni, per una visita a questo mirabile saggio d e l l ’a rte greca giunta alla più alta e pura sua espressione”. Quella delle Giornate di primavera del FAI sono un’esperienza che, ogni anno, viene vissuta in modo entusiastico e coinvolgente da parte delle giovani “mini guide” che, con competenza e maestria sanno trasmettere ai visitatori la gioia di un approccio innovativo alle bellezze artistiche meritevoli di studio e attenzione. Inoltre, quest’anno grazie ad un’alunna, della Pirandello, Susanna Cassaro, la quale parlando in tedesco ha fornito ad un nutrito gruppo di visitatori d’oltralpe spiegazioni nella loro lingua rispondendo in modo esauriente alle loro curiosità. Pietro Conte

Palazzo dei giganti Voci di modifica della giunta

Tira aria di rimpasto Si fanno sempre più incessanti le voci di un possibile rimpasto nella giunta Zambuto. Se all’inizio sembravano solo voci di corridoio nate subito dopo la conferenza stampa del ministro Alfano ad Agrigento in occasione della non chiusura del nosocomio San Giovanni di Dio, nella quale la mancanza del sindaco di Agrigento si è fatta notare e non poco. Adesso, non c’è giorno in cui, esponenti politici cittadini manifestano la loro intenzione di far parte o meno del nuovo governo Zambuto. E ieri sera (31 marzo per chi legge, ndr) il primo cittadino della città dei Templi ha partecipato alla seduta del consiglio comunale dove ha relazionato sullo stato di attuazione del programma da parte della sua, attuale, amministrazione. Ribadendo le difficoltà economiche riscontrate in questi anni di amministrazione della città che ancora oggi attanagliano le casse comunali, il primo cittadino ha rivendicato l’azione di risanamento portata avanti da assessori e dirigenti, che hanno portato alla riduzione del debito del Comune a 11 milioni di euro, a fronte dei circa 40 trovati al suo insediamento ed il fatto di essere riusciti a garantire i servizi indispensabili, come quelli sociosanitari, oltre al compimento di strumenti indispensabili per la città come Prg, il piano particolareggiato del centro storico e il piano strategico. Zambuto ha fatto riferimento, tra le altre cose, anche ai passi avanti compiuti nel settore dell’informatizzazione

Francesca Pancucci. Alla neo dottoressa, alla sua famiglia ed a Massimo Macaluso, suo fidanzato e nostro collaboratore, gli auguri della nostra Redazione.

La Giunta provinciale, presieduta dal presidente della Provincia regionale di Agrigento, Eugenio D’Orsi, su proposta dell’assessore alle Politiche comunitarie, Giuseppe Arnone, ha approvato il programma di cooperazione transfrontaliera “Italia – Malta”. Il programma ha come obiettivo quello di rafforzare l’attrattività e la competitività transfrontaliera nel rispetto del principio di sostenibilità ambientale. Nel programma di cooperazione la Provincia sarà capofila con un partenariato composto da soggetti provenienti dal territorio agrigentino ed uno dalla Repubblica di Malta.

quartieri Iniziati lavori di pulizia a Montaperto Prosegue l’attenzione dell’amministrazione comunale per rendere più vivibile e gradevole la città e i suoi quartieri, e in risposta alle richieste di Daniele Tedesco, presidente dell’Assmo onlus e del consigliere Nino Amato, in questi giorni si sta provvedendo al decespugliamento delle vie della borgata di Montaperto. «Grazie al continuo interessamento del consigliere Nino Amato e dell’assessorato al Verde pubblico - ha detto il presidente dell’Assmo - stiamo provvedendo, in questi giorni, a un’ampia opera di decespugliazione e pulizia dalle erbacce che sta riguardando le vie e gli spazi verdi del quartiere di Montaperto».

Parco dell’addolorata Lavori di recupero dell’anfiteatro Sono iniziati da alcuni giorni i lavori di riqualificazione dell’anfitetro del parco dell’Addolorata. Gli operai del settore Verde pubblico, insieme a quelli dell’Esa, oltre ad aver rimosso i detriti che coprivano il palco dell’anfiteatro, stanno liberando i viali potando alberi ed arbusti. Si tratta di lavori che serviranno al momento a rendere fruibile quella parte del parco, ma che sono però parziali. I fondi, circa 180 mila euro, infatti, saranno forse sufficienti solo per la manutenzione. Per una riqualificazione della struttura saranno necessari altri finanziamenti, forse quelli previsti nei fondi Fas. Intanto, nei prossimi giorni dovrebbe ripartire il funzionamento dell’impianto di illuminazione all’interno del parco.

piazza marconi Tocca palo della luce e prende la scossa del Comune, del lavoro condotto per il verde pubblico ( con il recupero di strutture a lungo abbandonate come il parco dell’Addolorata e villa del Sole) e quello riguardante le strutture sportive. Per quanto concerne la vicenda rimpasto, il primo cittadino, ricordando la sua elezione e lo slogan “al di sopra dei partiti” ha riconosciuto alle forze politiche che contribuirono alla sua vittoria elettorale ed a tutto il consiglio comunale un apporto importante in termini di impegno per la città che adesso però dovrà essere trasferito in una squadra di assessori per affrontare tre temi per Zambuto imprenscindibili: il rifacimento della rete idrica, i fondi per la riqualificazione del centro storico ed il completamento dell’opera di risanamento finanziario. M.D.M.

la Settimana Auguri, malgrado tutto

Lo scorso 11 marzo si è laureata, a Pisa, presso la Facoltà di Farmacia nel corso di laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutica

rapporti internazionali Protocollo Italia-Malta

Nonostante lo schifo in cui versa gran parte del territorio, voglio augurare lo stesso buone feste all’assessore Renato Buscaglia ed alla collega Rosalda Passarello. Gli agrigentini, trascorreranno questi giorni tra buche stradali ed erbacce. Ma bisogna avere pazienza e pregare Dio che ci salvi dall’incuria. Comunque, grazie lo stesso cari assessori. Personalmente non mi sento di infierire. Perchè riconosco le note difficoltà finanziarie che vi legano le mani. Da amico, però, vorrei suggerirvi di abbandonare la poltrona. Non potendo operare, sarebbe una decisione saggia. É assurdo restare al vostro posto. La gente è stanca di sentirsi rispondere che il Comune è a corto di fondi e non si può far nulla. Se non si è in condizione di dare risposte ai cittadini, meglio allora tornare ognuno alle proprie attività private. Sarebbe,

Sarebbe stata una dispersione di energia elettrica a provocare la scarica su un giovane agrigentino, lungo la scalinata che da via Pirandello porta alla piazza Guglielmo Marconi, ad Agrigento. Il ragazzo, trasportato poi al pronto soccorso dell’ospedale di Agrigento per accertamenti, avrebbe toccato un palo dell’illuminazione pubblica, posto lungo la ringhiera che costeggia i gradini. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Agrigento che, dopo aver interrotto l’energia elettrica in quella zona, hanno accertato la dispersione.

di Eugenio Cairone anzitutto, un atto di onestà. San Leone, la zona archeologica ed i quartieri periferici, versano in condizioni davvero vergognose. Le buche e le erbacce sono a bella vista ovunque. A Fontanelle, forse, si verifica il caso più eclatante. Come se non bastassero le condizioni ambientali, con le erbacce che sovrastano le piante, non si è riusciti a far rimuovere dalla piazzetta vicino le scuole del quartiere un cumulo di sabbia e pietrisco che una ditta privata dopo avere eseguito dei lavori ha abbandonato sul suolo pubblico. Inutili sono state le segnalazioni e le richieste di far ripulire i luoghi. Anche la spazzatrice che puntualmente puliva la piazzetta, non può intervenire a causa proprio di quel cumulo di sabbia. Una vergogna tra le tante che, invano, purtroppo si è cercato di sottoporre alla vostra cortese attenzione di rappresentanti dell’Amministrazione comunale. Ma è stato tutto inutile.


Speciale Settimana Santa

L’Amico del Popolo 04 Aprile 2010



La Settimana Santa ad Agrigento per le vie del rabbato il cristo appassionato La Settimana Santa agrigentina rappresenta ormai un appuntamento di grandissimo richiamo per quanti amano le tradizioni religioso-popolari della nostra terra. Per gli agrigentini, in particolare, il Venerdì santo richiama alla mente il bagno di folla che, al seguito delle processioni mattutina e serale, ogni anno si riversa per le vie del centro. Un fitto calendario di appuntamenti, eventi culturali e, soprattutto, celebrazioni liturgiche che si articolano dalla domenica delle Palme alla notte di Pasqua. Un contributo significativo è dato dalle Arciconfraternite del SS.mo Crocifisso e di Maria SS.ma dei Sette dolori, le quali, con le centinaia di loro aderenti, rappresentano ormai un punto di forza nell’organizzazione delle iniziative della Settimana Santa. Il primo momento celebrativo è dato dalla Domenica delle Palme, durante la quale l’Arcivescovo mons. Francesco Montenegro, dopo la benedizione delle Palme e dei ramoscelli d’ulivo, presiede la Celebrazione Eucaristica con la quale introduce la chiesa agrigentina alla settimana più significativa per la fede cristiana. Nella mattina del Giovedì Santo, tutti i sacerdoti ed i diaconi della Diocesi si ritrovano attorno all’Arcivescovo, per la celebrazione della Messa Crismale, così chiamata perché in essa vengono consacrati gli olii che serviranno per l’amministrazione dei sacramenti. L’olio dei Catecumeni è il segno sacramentale della forza e della sapienza divina, sostegno e luce per quanti iniziano il loro cammino di vita cristiana; l’olio degli Infermi da conforto al corpo e all’anima degli ammalati; il Sacro Crisma, infine, è segno sacramentale di Cristo sacerdote, re e profeta. Alla celebrazione prendono parte anche coloro che riceveranno il sacramento della Cresima nel corso dell’anno. Durante la celebrazione i presbiteri presenti rinnovano solennemente i loro impegni sacerdotali, nella consapevolezza di essere lo strumento attraverso cui lo stesso Cristo continua a dispensare i suoi doni sacramentali. La sera del Giovedì Santo, l’Arcivescovo presiede la Messa in Coena Domini, durante la quale, alla presenza di centinaia di aderenti alle confraternite del SS.mo Crocifisso e di Maria SS.ma dei Sette dolori, facendo memoria della Lavanda dei piedi, la Chiesa rinnova il proprio impegno al servizio e alla carità. La celebrazione si con-

clude con la reposizione del SS.mo Sacramento, sulle note del canto Pange lingua, che tradizionalmente viene eseguito dalle sezioni maschili del Coro Santa Cecilia di Agrigento. Alle 22.30 la Comunità del Seminario guida un’ora di Adorazione Eucaristica davanti all’Altare della Reposizione. Il Venerdì santo rappresenta il momento clou della settimana. Alle 9.00 parte la processione del simulacro di “Gesù appassionato” che, dalla Cattedrale, per le vie del Ràbbato, giunge fino al Santuario dell’Addolorata, dove avviene l’incontro con la statua della Vergine. La processione prosegue per Via Garibaldi e Via Atenea, per poi risalire, percorrendo la Via Porcello, fino alla Cattedrale dove, intorno alle 14.00, ha luogo la crocifissione. Il Calvario realizzato all’interno della Chiesa, gli schiaffetti che i fedeli si danno sulle guance ad ogni colpo di martello, in segno di contrizione per le sofferenze inflitte al Redentore, il silenzio dei presenti… contribuiscono a creare un clima di grande e sentito raccoglimento. L’azione liturgica continua con la predica delle Sette parole e l’Adorazione della croce. Nel tardo pomeriggio, prima della deposizione del Crocifisso, ai piedi della croce vengono eseguiti canti sul tema della Passione. Intorno alle 20.00 prende il via la processione serale con l’Urna del Salvatore che, seguendo il tradizionale itinerario per le vie del centro storico, con le note dell’immancabile canto “Ah sì versate lacrime” regala ai presenti, fedeli e non, momenti di grande commozione. Accanto agli appuntamenti “istituzionali”, ogni anno si realizzano svariate iniziative collaterali, quali drammatizzazioni e concerti, ad opera di associazioni culturali agrigentine. Il sabato santo, giorno di silenzio e riflessione in preparazione alla Pasqua, i fedeli sono invitati in Cattedrale a partecipare alla Meditazione sulla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo attorno all’Urna contenente il Simulacro del Cristo morto. Allo stesso modo, nel Santuario dell’Addolorata, nel pomeriggio, si celebra l’Ora della Desolata. Alle 23.00 l’Arcivescovo presiede la Solenne Veglia Pasquale che, celebrando la vittoria della Vita sulla Morte, rappresenta la liturgia più significativa della fede cristiana. Valerio Landri

Le Confraternite dell’arcidiocesi Le confraternite della nostra Arcidiocesi, già nel tempo quaresimale, cominciano la preparazione immediata alla celebrazione dei Riti della Settimana Santa. Sono consapevoli dell’importanza e della rilevanza socio-ecclesiale del proprio ruolo. La loro presenza va dalla città di Licata con la confraternita SS. Salvatore la più antica e dalla città di Agrigento con l’Arciconfraternita SS. Crocifisso della Cattedrale, all’isola di Linosa, dove recentemente è stata istituita la confraternita Stella Maris. Le confraternite attualmente registrate presso il Centro Diocesano delle Confraternite sono 52. Esse contribuiscono all’integrazione della Liturgia con la religiosità popolare, sapendone vedere la distinzione e il rapporto. Mentre la religiosità popolare rievoca con sacre rappresentazioni la storia della Salvezza, suscitando attenzione ed emozioni, la Liturgia attraverso i segni sacramentali rende realmente presenti i Misteri della Salvezza, invitando i credenti ad accogliere il perdono dei peccati e la vita di grazia. La religiosità popolare, vissuta con vera fede, predispone a partecipare responsabilmente alla Liturgia, fino al culmine della Veglia Pasquale nella quale si rinnovano le promesse battesimali. Le confraternite organizzano e guidano le processioni con i simulacri del Redentore, dell’Addolorata, eseguono la rappresentazione della crocifissione, della deposizione e dell’ultima processione con l’urna di Gesù morto e poi risorto. Uomini e donne indossano, con devozione, il saio, segno di appartenenza al proprio sodalizio e, soprattutto, ricordo del battesimo: è “rivestirsi di Cristo” per vivere nella fede, nella giustizia, nella carità e nella grande speranza. Portano le insegne che testimoniano la loro storia di fedele servizio alla Chiesa e alla società. Gaetano Di Liberto (responsabile diocesano delle confraternite)




Speciale Settimana Santa

Nella nostra provincia fortemente sentita è la Settimana Santa. In quasi tutti i paesi la Pasqua rappresenta un momento ricco di manifestazioni che iniziano con la drammatica passione di cristo e si concludono con la gioia della Risurrezione. Uno scenario di rinascita. Le chiese profumano di preghiere. I riti della Settimana Santa si snodano in una sequenza narrativa che, in parte, richiamano la ritualità simbolica precristiana e la Pasqua assume il valore ed il significato di rigenerazione, indicando il passaggio della natura da una fase di sonno, qual è l’inverno, ad una fase di risveglio, qual è la primavera, secondo un transito che si sviluppa con la morte e la rinascita di Dio.

Ribera: il Risorto incontra Maria

La Pasqua di Ribera è la festa più popolare e partecipata di tutto l’anno. I momenti religiosi e tradizionali, i più significativi, sono la corsa di San Michele che annuncia la lieta novella e “Lu ‘Ncontru” tra Gesù Risorto (la statua è coperta da nastri multicolori, fiori, spighe e fave) e la Madonna, il cui simulacro, dopo avere perso in corsa il lungo manto nero, si inchina per ben tre volte davanti al Figlio Risorto, al centro del corso principale cittadino. La tradizione vuole che siano le stesse famiglie a portare a spalla o a mano i fercoli dei santi. É una autentica esplosione: grida di gioia, note della banda musicale, applausi scroscianti, voli di colombi, fedeli che piangono, continui click fotografici, fuochi d’artificio assordanti e tanti ex voto (oggetti d’oro e banconote) offerti per devozione al Cristo Risorto.

Cammarata: la conservazione della tradizione

I riti del Venerdì Santo, conservati intatti grazie al lavoro dei sacerdoti di Cammarata, vedono la partecipazione di tantissima gente. Dopo la rievocazione della morte di Gesù con l’abbassamento del capo dell’artistica statua in cartapesta del Cristo morto, segue la deposizione e la tradizionale processione del Cristo morto e dell’Addolorata, inserita nella cornice della ripida scalinata di san Vito e del suggestivo centro storico di Cammarata. Evocativo è il passo lento dei portatori che, nel linguaggio della pietà popolare, di matrice spagnola, simboleggia il lamento ed il lutto per la morte del Signore. La processione termina intorno alla mezzanotte, con l’arrivo in Chiesa Madre e l’antica usanza della predica conclusiva detta “della sepoltura”. I simulacri dell’urna con il Cristo morto e dell’Addolorata vengono portati rispettivamente dalla confraternita del SS. Sacramento o dei verdi, l’Addolorata da un nutrito gruppo di donne vestite a lutto. L’ultima processione che conclude la settimana Santa è l’incontro del Risorto con la Madonna di Pasqua, recentemente ripristinata nel viale del largo dei Pini.

Aragona: l’incontro con san Pietro e san Paolo

Anche la Pasqua ad Aragona ha una ricca tradizione folklorica che ha il suo punto cruciale nella processione e nel famoso “Incontro” che avviene la domenica di Pasqua nella piazza Umberto I, con i fercoli del Cristo Risorto e della Madonna e che ha, come conseguenza, la caduta del velo da lutto, che aveva adombrato la Vergine Maria nei giorni della Passione e della Morte. Partecipano a detto incontro due statue san Pietro e san Paolo, che fanno da ambasciatori alla Madonna della avvenuta resurrezione di Cristo.

Santa Margherita: rivive la Passione di Cristo

La Pasqua nel mondo

Un impegno forte per tutto il periodo quaresimale, messo su in 3 mesi di prove con oltre 100 figuranti, che ha permesso i partecipanti, scelti principalmente dai diversi gruppi ecclesiali, di confrontarsi con i testi sacri. É questa la chiave del successo della drammatizzazione vivente della Passione di Gesù Cristo che coinvolge in religioso silenzio, per oltre due ore, la comunità belicina e non solo. 18 quadri  itineranti, rappresentati nel cuore del paese lungo un percorso che evidenzia la rappresentazione dell’arrivo di La Pasqua cristiana è in stretta relazione con quella ebraica, chiamata Pesach e celebra essenzialmente la liberazione degli Ebrei dall’Egitto grazie a Mosè. La parola ebraica Pesach significa passare oltre, tralasciare, e deriva dal racconto della Decima Piaga, in cui l’Angelo sterminatore, o angelo della Morte, vide il sangue dell’agnello del Pesach sulle porte delle case di Israele e “passò oltre”, uccidendo solo i primogeniti maschi degli egiziani, compreso quello del faraone. Ma come viene vissuta la pasqua negli altri paesi del mondo? Ecco un piccolo assaggio. I paesi nordici accolgono la Pasqua festeggiando anche l’arrivo della primavera. In Svezia e Finlandia la domenica delle

L’Amico del Popolo

04 Aprile 2010

Gesù a Gerusalemme, la Purificazione del Tempio dai mercanti, l’istituzione dell’Eucaristia e lavanda dei piedi, l’orazione e l’arresto nell’Orto degli ulivi, il processo davanti al Sinedrio e a Ponzio Pilato. Poi i momenti drammatici della flagellazione, la condanna a morte, il caricamento della croce, il pentimento di Giuda, fino ad arrivare alla Crocifissione, la Morte e la Resurrezione.

La Settimana S

Licata: tutti gridano «misericordia»

I riti della Settimana Santa hanno inizio il venerdì precedente la Domenica delle Palme con la processione dell’Addolorata, che inizia il suo doloroso cammino alla ricerca del Figlio. Dopo una lunga sosta in piazza Progresso, raggiunge intorno alle ore 15 la Chiesa Madre, dove rimarrà tre giorni fino alla sera della Domenica delle Palme, dove, al termine della Santa Messa, riprende la processione che riporta il simulacro della Madonna nella chiesa in cui è custodita. Ma è il venerdì Santo il giorno più impegnativo dell’intera Settimana Santa. Alle ore 13.00 dalla chiesa San Girolamo esce il Cristo Crocifero che giunge in piazza Progresso, dove avviene la “giunta” con la Madonna, uscita dalla chiesa Sant’Angelo, ed insieme si avviano verso il Calvario. Alle ore 15.00 avviene la Crocifissione: il Cristo viene spogliato dalle vesti ed issato sulla croce con accanto la Madonna. È il momento più struggente e, nei volti dei fedeli, non mancano segni di commozione. Tutto il pomeriggio è dedicato alle processioni penitenziali delle parrocchie, dei gruppi, movimenti ed associazioni e dei fedeli ai piedi di Gesù crocifisso e della Madonna Addolorata, mentre gli scout dei quattro gruppi della città, a turno, fanno l’ora di guardia sul Calvario. Alle ore 19.30 inizia l’ultimo momento del giorno: l’uscita dell’artistica urna che alle ore 21.00, sotto il Calvario, accoglie il corpo del Cristo morto ed insieme alla Madonna, dopo un’ultima processione con soste nella Chiesa del Carmine ed in Chiesa Madre, intorno alla mezzanotte fa rientro nella chiesa San Girolamo. La sera della domenica di Pasqua si svolge la processione del Cristo Redentore, detto in dialetto licatese “U Signuri ccu munnu ‘nmanu”, portato dalla Confraternita del SS. Salvatore, la più antica della città e che conclude i riti della Settimana Santa.

San Biagio Platani: la tradizione degli Archi

San Biagio celebra la più grande festa cristiana nel solco di una tradizione secolare. É la Festa degli Archi di Pasqua divenuta ormai la più importante manifestazione popolare che richiama ogni anno nel piccolo centro dell’agrigentino migliaia di visitatori. Originariamente le due confraternite del SS. Rosario e del SS. Sacramento allestivano, davanti il sagrato della chiesa madre, due archi di trionfo per l’incontro tra Madonna col Cristo risorto. Sono questi i soli elementi rimasti pressoché immutati nel tempo: ciascuno è costituito da due pali verticali rivestiti di rosmarino che sorreggono ad una certa altezza, nelle due facce, quattro telai triangolari ornati da ciambelle di pane e dalle bianche “marmurate” che punteggiano il tutto con ostensori, calici, chiavi, colombe ed altri simboli. Ma in questi ultimi decenni la manifestazione di San Biagio ha avuto una spettacolare evoluzione al punto da imporsi all’attenzione come una delle più importanti espressioni della creatività popolare della regione. Le due confraternite, che hanno assunto i nomi di Madunnara e Signurara, realizzano uno scenario di grande effetto figurativo che si snoda per un lungo tratto del corso principale del paese. Una vera e propria galleria d’arte con prospetti di cattedrali, dipinti, mosaici, sculture, originali lampadari e tanti altri particolari che suscitano interesse ed ammirazione. Il materiale adoperato è quello imposto dalla tradizione, ma le elaborazioni sono di anno in anno diverse ed attraenti. Il pane è un elemento decorativo essenziale ed assume forme di notevole valenza comunicativa. Dopo un lungo lavoro nei rispettivi magazzini, i due gruppi in pacifica competizione danno vita alla frenetica fase di montaggio che si conclude la notte del sabato santo. La mattina di Pasqua il grande intreccio ornamentale si presenta curato nei minimi particolari. L’esposizione degli Archi di solito si protrae per circa un mese. (B.S.)

Palme si benedicono dei rami di pioppo bianco con le gemme. Di origine medievale è il rito che i bambini compiono la settimana prima della Pasqua: si vestono da streghe e distribuiscono le loro letterine in cambio di caramelle. Cibo caratteristico delle festività pasquali in Finlandia è il “Pasha” a base di formaggio e il “Mammi”, un budino di segale. In Svezia si mangiano uova sode colorate. In Danimarca le case vengono ornate con rami fioriti e uova dipinte. La domenica di

Pasqua l’intera famiglia si riunisce per un buffet freddo e ai bambini viene regalato il coniglio di cioccolato. Le campane delle chiese in Francia restano silenziose fino il venerdì Santo in segno di dolore per Gesù Crocifisso. Ai bambini si racconta che queste volino via verso Roma per poi tornare la domenica della Santa Pasqua. Quando risuonano dai campanili i più piccoli cominciano la ricerca delle uova di cioccolato nascoste dai genitori prima dei festeggiamenti. I fuochi di Pasqua bruciati a mano con pezzi di legno o con una grande lente sono un’usanza tedesca. In Germania, infatti, è accesa la fiamma del “fuoco sacro” come tradizione pasquale, mentre le ceneri, disseminate negli orti dai contadini, sono l’augurio propiziatorio per il raccolto. Dolci

e pietanze tipiche della festa sono l’agnello e l’uovo di cioccolato, donato ai bambini da un coniglietto chiamato “Osterhase”. In Israele si festeggiano due eventi: la Pasqua cristiana e la festa ebraica del “Pesach”. Durante la settimana santa si svolgono processioni e si ripercorrono le tappe della Vita Crucis. La festa ebraica ha inizio il giovedì prima di Pasqua e ricorda l’esodo degli ebrei in Egitto e ha la durata di sette giorni.


Speciale Settimana Santa

L’Amico del Popolo 04 Aprile 2010

Santa in Sicilia

A Pasqua ogni siciliano si sente protagonista, prima dolente e poi esultante, di un mistero che trova, come unica spiegazione, la fede. I rituali della Pasqua in Siciliasi presentano come una sequenza scenica della commemorazione religiosa cristiana ma anche come richiamo ad una ritualità simbolica dove la Pasqua è la sintesi del rinnovamento. Ogni città della Sicilia partecipa alle festività pasquali con dei riti che le sono propri, derivanti cioè da usi e costumi locali, da antichissime abitudini e radicate tradizioni delle quali non sempre si riesce a trovare l’aspetto originario e le motivazioni. Abbiamo cercato di riassumere i riti che maggiormente, nella nostra isola, rivestono un ruolo pregnante per tradizione e spettacolarità, non tralasciando lo spirito sacro rappresentato. “A MARONNA VASA VASA” a Modica (RG) Due processioni, una con il simulacro del Cristo Redentore e l’altra con quello della Madonna Addolorata percorrono le vie cittadine fino a confluire, allo scoccare del mezzogiorno nella Piazza del Municipio dove avviene “ù ‘ncontru”, l’incontro, tra la Madre ed il Figlio e la vasata. L’operazione viene effettuata tramite meccanismi del fercolo che, mossi adeguatamente, fanno muovere le braccia della Madonna tese verso il Figlio. I portatori accentuano i gesti dei due simulacri, la scena si ripete due volte. Ad ogni incontro alla Madonna viene fatto cadere il manto nero scoprendo la veste azzurra e tutte le volte si fanno volare nel cielo un gruppo di colombe bianche. “A PACI” a Comiso (RG) Il giorno di Pasqua, dopo una processione con i simulacri della Madonna Annunziata e del Cristo Risorto, nella Piazza del paese, le due statue vengono poste l’una di fronte all’altra ad una distanza di 50 metri, per poi ricongiungersi in un incontro accompagnato dal battere delle mani dei fedeli, dal movimento di bianchi fazzoletti e dall’esecuzione dell’inno reale da parte della banda musicale. Questo incontro viene ripetuto più volte e raggiunge il suo culmine nella Piazza Fonte Diana, dove l’evento è accompagnato dal suono, senza sosta, delle campane della Chiesa. “LA REAL MAESTRANZA” a Caltanissetta Il Mercoledì santo sfilano in processione vestite di nero le più antiche corporazioni artigiane, al seguito del capitano della Real Maestranza. Il Capitano, eletto ogni anno tra gli artigiani, è vestito in abiti settecenteschi e porta un crocifisso velato di nero. Accompagnato dalla marcia funebre si reca fino in Duomo dove è esposta l’Eucarestia, simbolo del perdono. Qui le maestranze cambiano calze, guanti e fiocco neri con calze, guanti e fiocco bianchi e riprendono la processione, questa volta gioiosa per la redenzione, guidati dal vescovo. Sempre il Mercoledì santo avviene la processione delle “Varicedde”, piccoli gruppi in gesso e cartapesta che fanno da preludio alle “Vare”, o Misteri, che recano imponenti statue in legno, cartapesta e gesso che sfilano il Giovedì santo, rappresentando i momenti della Via Crucis. Il Venerdì santo, avviene la processione del Cristo Nero, annerito dai ceri votivi. IL VENERDÍ SANTO ad Enna Il momento culminante delle celebrazioni pasquali si svolge il Venerdì Santo quando, nel primo pomeriggio, tutte le confraternite giungono al Duomo e cominciano a comporsi per la solenne processione. Sono oltre duemila i confrati incappucciati che, in ordine ed in assoluto silenzio, precedono le Vare del Cristo morto e dell’Addolorata, dando inizio al lungo corteo funebre che percorrerà tutta la città. Ad aprire le sfilata è la Compagnia della Passione, i cui confrati portano su dei vassoi i 24 simboli del Martirio di Cristo detti I Misteri: croce, borsa con i trenta denari, corona, lanterna, gallo, chiodi e arnesi per la flagellazione. La processione raggiunge solennemente la chiesa del cimitero, dove viene impartita la benedizione con la croce reliquario contenente la spina della Corona di Cristo.

La Pasqua in Russia si celebra con una processione attorno alla cattedrale della città di Zargorsk, dove risiede il pope di tutta la Russia. La domenica tutta la famiglia si riunisce e organizzano un picnic sulla tomba di un parente morto e la sera si prepara un banchetto con diversi tipi di carni, pesce e funghi. La Grecia festeggia la Pasqua con riti greco-ortodossi: ogni fedele accende in chiesa una candela che porterà con sè a casa. In occasione della Pasqua è tradizione mangiare dolcetti, pane pasquale, uova colorate e la “Marghiritsa”, una zuppa tipica pasquale fatta con l’agnello. In Inghilterra durante le festività pasquali vengono rivolte particolari attenzioni a persone bisognose: ai poveri vengono donate delle offerte e gli anziani vengono aiutati nel lavaggio dei piedi. Il

dolce tipico è rappresentato dagli “hot cross buns”, piccole brioches fatte con uvetta e cannella e decorate con una croce fatta di glassa per ricordare la passione di Cristo. In Spagna la Settimana Santa è un momento di grande emozione. La gente prende parte intensamente agli atti e alle tradizioni. Di giorno e di notte le vie si trasformano in spazi dove si mescolano il suono dei tamburi, il colore dei fiori e l’arte delle sculture religiose, componendo un’im-



“IL BALLO DEI DIAVOLI” a Prizzi (PA) La Domenica di Resurrezione due processioni, quella con la statua dell’Addolorata e quella con Gesù Cristo, si dispongono ad un capo ed all’altro della via principale. Accanto a quest’ultima si trovano due angeli con la spada in mano. Ma al momento dell’incontro tra la Madonna e Cristo due diavoli, con tute rosse ed una maschera di latta, e la Morte, con tuta gialla cominciano ad agitarsi correndo da una statua all’altra. Il tentativo di impedire l’incontro tra la Madre ed il Figlio è detto “abballu di li diavulu”. Ad un certo punto gli Angeli colpiscono i diavoli con la spada e le campane e la banda cominciano a suonare a gloria. “LA FESTA DEI GIUDEI” a San Fratello (ME) Il Giovedì ed il Venerdì precedenti la Pasqua le strade del paese sembrano ripercorse dall’agitazione e dal tripudio dei giorni di carnevale. Salti, corse, rumore di catene e squilli di trombe annunciano la presenza dei “giudei”, contadini e pastori vestiti con abbigliamento che vuole alludere agli uccisori di Cristo. Al di sopra del cappuccio i giudei portano un elmetto su cui sono dipinti motivi tratti dalla simbologia cristiana o da quella popolare, come croci, pesci, cuori intrecciati, corni rossi oppure brevi frasi. “U SIGNURI DI LI FASCI” a Pietraperzia (EN) Il Venerdì santo rappresenta il momento di maggiore interesse. Intorno alle 15 cominciano i preparativi per la processione che si snoderà per le vie del paese fino a notte inoltrata. Un nastrino rosso, dopo essere stato strisciato sul corpo del Crocifisso che verrà portato in processione, viene annodato al braccio del fedele, per la credenza magico apotropaica secondo la quale ciò che è stato in contatto con il divino sarà elemento di protezione dalle avversità. All’imbrunire viene portato fuori dalla chiesa un grande albero, una grande asta di legno alla cui sommità, in un cerchio di ferro vengono annodate le fasce che, ogni anno, i fedeli annodano per sciogliere il loro voto a Cristo. Le fasce sono strisce di lino bianco lunghe 36 metri e larghe 40 cm. Prima di innalzare la lunga asta, sulla sua sommità viene posto un Crocifisso, ai piedi del quale, è sistemato un globo multicolore. A questo punto U Signuri di li fasci percorre le strade di tutto il paese, gli incappucciati seguono il simulacro portando a spalla la bara di Cristo morto e della Vergine. In questa cerimonia l’albero è simbolo della rigenerazione del tempo, della rinascita della vegetazione, metafora del ritorno ciclico della primavera. “LA PROCESSIONE DEI MISTERI” di Trapani La genesi dei Misteri di Trapani sembra essere spagnola. Si tratta di una Sacra rappresentazione che diventa processione figurata. Si effettua cioè con statue, ogni gruppo di statue rappresenta una maestranza, i Misteri (mestieri) vennero infatti assegnati alle maestranze con atti notarili a partire dal XVII secolo. In effetti le maestranze sono coinvolte il venerdì santo quando avviene la “scinnuta dei misteri” cioè quando si vedono sfilare venti “Vare” (gruppi statuari), pesanti ognuna più di una tonnellata e risalenti alla tradizione artigiana trapanese del XVII secolo, che raffigurano le scene della passione di Cristo. Durante la processione, tra incenso, odore di cera bruciata, bande musicali e campane a morto, sfilano anche i simulacri del Cristo Morto e della Madonna Addolorata. Ad accompagnare il corteo, i trapanesi in costumi elegantissimi ed i rappresentanti delle corporazioni artigiane con stendardi, croci, paramenti sacri e candele. I “SANPAULUNA” di San Cataldo (CL) Da ricordare anche la processione del Cristo Risorto e dei Sanpauluna. Questi, giganti di cartapesta raffiguranti gli undici Apostoli, sono stati inseriti nel catalogo europeo dei giganti di cartapesta e fanno parte di una tradizione, anch’essa, risalente al periodo della dominazione spagnola.

magine davvero commovente. La Settimana Santa si celebra in tutte le città e i luoghi della Spagna. Tuttavia ci sono alcune feste che, per la loro bellezza e particolarità, sono molto conosciute e sono state dichiarate di Interesse Turistico Internazionale. Durante la Pasqua di Siviglia ad esempio i membri delle confraternite riescono a sopportare il peso delle immagini della Madonna, riccamente adornate, mentre sfilano per le stradine del centro storico. Malaga conserva il privilegio di liberare un detenuto e uno dei momenti più emotivi è proprio quando la figura di Gesù benedice il recluso. A León si celebra l’incontro di San Giovanni e la Madonna nella Plaza Mayor, atto che conclude la Ronda e la Processione dei Pasos (immagini e sculture sacre). A Cartagena il momento conclu-

sivo delle processioni della Pasqua è molto emozionante perché le voci di migliaia di persone si uniscono per intonare il Salve Regina alla Madonna. La Pasqua di Lorca è particolarmente originale perché sfilano anche personaggi e rappresentazioni di scene della Bibbia e di antiche civiltà. Nella provincia di Albacete, il momento più alto della Settimana Santa di Hellín è la Tamborada, quando il suono di 20.000 tamburi pervade le strade del posto.




Vita Ecclesiale

L’Amico del Popolo

04 Aprile 2010

favara Via Crucis cittadina

SicilianitÁ

La croce ci dice niente è finito V

enerdì 26 marzo si sono svolte, nei paesi della diocesi, le vie crucis cittadine. Ad Agrigento la via crucis è partita dalla Cattedrale per concludersi dinanzi al monastero di Santo Spirito. A Favara, dove il nostro arcivescovo l’ha presieduta, ha avuto inizio in piazza don Giustino per snodarsi lungo via Roma, via Vittorio Emanuele, risalire da via Umberto per giungere fino al calvario e proprio lì, mons. Montenegro ha voluto lanciare un messaggio di amore rivolto non solo alle città ma anche agli uomini. «Abbiamo percorso la strada della Croce, passando lungo le vie del centro storico. La storia di dolore di Cristo si è incrociata con le storie di tutti, con la storia di questa città, di questo rione. Abbiamo pregato pensando alle terribili flagellazioni inflitteGli dall’incomprensione, dalla violenza, dall’egoismo, dai soprusi, dalla cecità degli uomini: abbiamo pensato a Lui vittima dell’uomo. Abbiamo pregato e pensato anche alle

sofferenze di tanti uomini. Abbiamo ricordato le nostre Marianna e Maria Pia, morte sotto le macerie della loro casa. Abbiamo ricordato e pregato per le famiglie che, per motivi di sicurezza, hanno dovuto lasciare la loro casa, abbiamo ricordato e pregato per tutti coloro - e non sono pochi - che vedono sempre più scuro il loro futuro. Abbiamo pensato a loro e pregato per questa città, per tutte le città della nostra provincia. Sulla Croce di Cristo risuona il grido degli uomini di tutti i tempi e sulla Croce il grido di ogni uomo, di ogni vittima innocente, diviene sacro. Il Crocifisso fa pensare ai centri storici e alle periferie delle nostre città, come anche ai tanti sud del mondo inchiodati nella povertà e nel dolore, ai sud del territorio della nostra diocesi; le sue braccia aperte accolgono tutti i problemi e le sofferenze del mondo: nessuno deve sentirsi escluso; il legno piantato in terra e rivolto al cielo, porta salvezza, riscatto, resurrezione, vita.

Dalla Croce, ponte tra cielo e terra, deve prendere il via un cammino di speranza. Anche una città ferita può parlare di futuro, di progettualità. La Croce ci dice che niente è finito definitivamente, tutto può cominciare». Ed a conclusione «A tutti noi raccolti ai piedi della Sua Croce ci chiede di farci Suo popolo. Di farci partecipi Nella foto la via crucis cittadina per il Centro storico di Agrigento. della Sua missione, di tradurre la sua parola nei ecclesiale. Significa riconoscere fatti della nostra vita, nei gesti, ad ogni nostro fratello la stessa nelle azioni, nelle scelte. Que- dignità che Gesù ha riconosta città, le nostre città hanno sciuto ad ognuno, morendo su bisogno di uomini e donne quel legno. Significa cercare la nuovi. Significa far posto a chi giustizia, la verità, la legalità, la è ultimo, a chi è segnato dal- carità, senza fermarsi mai, né le varie forme di violenza e di lasciarsi scoraggiare dalle diffiindifferenza, a chi non conta coltà». nella società e nella comunità LdP

istituti vita consacrataConosciamoli meglio

Le Suore Vocazioniste Il Venerabile don Giustino M. Russolillo, nato a Pianura di Napoli il 18 Gennaio 1891 ed ivi morto, in concetto di santità, il 2 Agosto 1955, ha fondato, nella sua città natale, i Padri e le Suore Vocazioniste con l’impegno della ricerca e cultura delle vocazioni. Noi Suore, grazie al fondatore, esplichiamo nella Chiesa la missione come: Serve dei santi, Ministre delle vocazioni, Apostole della santificazione universale attraverso la catechesi e la liturgia. Noi Suore vocazioniste siamo

state istituite per promuovere, coltivare e servire le vocazioni alla vita, alla fede, alla santità in generale e allo stato religioso in particolare e realizziamo il Carisma nei tre campi di azione: parrocchie, scuole e missioni. Tutta la nostra vita è vocazione ed esige un continuo sì all’Amore che gratuitamente ci ha scelto. La Società Divine vocazioni è missionaria e si estende in diversi paesi del mondo. Anche la Sicilia, particolarmente Canicattì, ha accolto la

Vasto assortimento di Tunichette per Prima Comunione a partire da 30,00 euro Via Scalo Caldare, 44 92021 ARAGONA (vicino la Stazione Ferroviaria) tel. e fax 0922/36694 - cell. 347/6945188 e-mail: cipolla.salvatore@yahoo.it

la Parola «Alleluia, Alleluia, Alleluia»

Congregazione Vocazionista nel 1953 anno in cui i P. Vocazionisti aprirono un orfanotrofio con una significativa collaborazione delle Suore che in seguito, nel 1958, si stabilirono in Via D. Cirillo con la prima scuola materna. Successivamente si costruì l’attuale “Istituto M. Immacolata” dove opera la nostra comunità interculturale, formata da tredici suore, tutte impegnate anche a livello apostolico. Offriamo il nostro contributo in diverse parrocchie per la catechesi in preparazione ai Sacramenti dell’iniziazione cristiana, la formazione dei ministranti, l’animazione liturgica. Organizziamo ritiri mensili per ragazzi e giovani, campi vocazionali durante il periodo estivo accoglienza e apertura ai vari gruppi. La nostra scuola

comprende la scuola dell’Infanzia e la Primaria; è frequentata da un alto numero di alunni per i quali ci impegniamo ad offrire oltre la formazione culturale, una solida formazione cristiana coinvolgendo soprattutto i genitori attraverso incontri di preghiera, di formazione religiosa, sociale e psico-pedagogica. Le Suore vocazioniste sono liete di risiedere e lavorare nella terra di Sicilia per l’avvento dell’amore di Dio e a Lui innalzano un inno di lode e gratitudine. Un grazie di cuore alla Chiesa Agrigentina particolarmente nei suoi rappresentanti: il Vescovo, e ai Canicattinesi per la loro grande stima, fiducia e affetto che dimostrano nei nostri confronti. Insieme a Don Giustino salutiamo tutti dicendo “Fatti santo davvero, tutto il resto è zero”. Le Suore Vocazioniste

I misteri del Santo Rosario in siciliano Autore padre Nunzio Russo apostolo e teologo della catechesi a Palermo. Edizione 1892. Misteri Gaudiosi L’annunzio dell’angelo a Maria “O del Padre la più Diu ti manna l’ambasciaamata, dallo Spirito spo- ta ca di l’angilu è purtata e sata - disse l’Angelo a Ma- du Figliu di Diu Patri già ria - Madre sei, e così sia.” Maria è fatta matri. La visita della Madonna a santa Elisabetta Maria si alza e va di Ti partisti cu gran fretta fretta, dall’anziana Elisa- isti ‘n casa di Elisabetta San betta, Giovannino non è Giuvanni ‘un era natu e pi nato ma è già santificato. Tia santificatu. La nascita di Gesù Povera è la mangiatoia, ‘Ntra ‘na povira mangiadove Cristo, nostra gioia, tura, parturì la gran Signunasce, dolce Bambinello, ra, nascì Gesù Bambineddu, tra il bue e l’asinello. ‘mmezzu lu vo e l’asineddu. La presentazione di Gesù al Tempio Come le altre femmiComu l’autri fimminednette buone, pie e po- dri, affannati e puvureddri, verette, offre il Figlio al a lu Tempiu ti nni isti e lu Tempio Santo e del Vate Figliu a Diu offristi. ascolta il canto. Il ritrovamento di Gesù San Giuseppe, con MaPi tri jorna Lu circasti, ria, per tre giorni in gran- nni lu Tempiu Lu truvasti de affanno, di Gesù in ca spiegava la duttrina, cu cerca vanno. Lo ritrovano la so’ lingua divina. nel Tempio, dove insegna e dà l’esempio. O gran Vergini Maria, mi cunsolu assai cu Tia (I Misteri Gaudiosi si recitano il lunedì). Continua nel prossimo numero. Piresse

XXV Giornata Mondiale della Gioventù Una meravigliosa testimonianza di fede, il 28 marzo, una giornata speciale che ha visto i giovani di Casteltermini accogliere i giovani provenienti dai paesi della diocesi per celebrare insieme la XXV Giornata Mondiale della Gioventù istituita dal venerabile papa Giovanni Paolo II. L’evento fortemente voluto dal nostro arcivescovo è stato organizzato dall’Ufficio diocesano di Pastorale Giovanile, diretto da don Giuseppe Calandra. Don Franco ha parlato ai presenti partendo dalla domanda del Vangelo di Marco, “maestro buono, cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”, scelta da Papa Benedetto XVI come messaggio ai giovani per la GMG 2010; ha invitato ad attualizzare, oggi, la stessa domanda, ponendo la riflessione fatto che non basta essere stimati, onesti e perbene ma è necessario fare tutto con il cuore pieno di gioia; bisogna mettere ali d’aquila e volare alto, «ci preoccupiamo di non commettere peccati invece dobbiamo preoccuparci di fare il bene… tutti dobbiamo stare in campo e giocare la partita della vita… guardiamo la croce… che indica la strada giusta» la strada dell’amore, del perdono, dell’impegno e della fatica. Momento conclusivo della giornata il “festinpiazza”. Prossima tappa del cammino dei giovani diocesani il 22 maggio Veglia di Pentecoste. Alfonsina Di Francesco

Pasqua di Resurrezione

Una tomba vuota rimette la palla in campo Sembrava tutto finito e con un risultato catastrofico: la crocifissione, la morte, la sepoltura erano là davanti agli occhi di tutti. Quella pietra poi davanti alla tomba era come il fischio finale dell’arbitro che decreta non solo la fine della partita, ma anche l’esito clamoroso della sconfitta. Ma il nostro Dio non si rassegna davanti alle apparenti sconfitte, sa di poter contare sui tempi supplementari, anzi pare che ci provi gusto a giocare il tutto agli ultimi minuti. Il nostro è un Dio strano, che ama lottare fino all’ultimo e alla fine regalarci la vittoria. Il nostro è un Dio che conosce il dramma della notte, che sa lottare al buio. La storia biblica segnala in modo particolare alcune notti: la prima, quella del caos originario, vinta

dalla luce della creazione; poi quella di Abramo che, in Isacco legato sull’altare, vede il figlio della promessa e della fedeltà di Dio; poi la notte dell’esodo, quando Israele esperimenta il passaggio di Dio liberatore; e infine la notte, “notte veramente beata”, che da sola è testimone dell’evento più grandioso della storia, la vittoria definitiva della vita sulla morte. Il nostro è il Dio delle sorprese, ama farci sognare: “Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, ci pareva di sognare”. Non solo il ritorno dall’esilio, ma tutta la Bibbia è una continua testimonianza delle sorprese di Dio: Adamo, Caino, Abramo, Giacobbe, Mosè, Israele, Davide e poi Pietro, Paolo, Maria di Magdala e tanti

altri ancora potrebbero raccontare la loro vita come una storia d’amore, un sogno da favola. Il nostro è un Dio con un difetto incorreggibile, insiste ad avere fiducia nell’uomo, nonostante tutto. Dio crede nell’uomo, per questo l’ha creato. Dio crede nell’uomo, nonostante il rifiuto, il peccato. Dio continua a credere nell’uomo, nonostante gli sia stato ammazzato il suo Figlio unigenito. Dio crede in me e in te. Si può dunque continuare a “giocare” per scrivere una pagina nuova della storia segnata dall’amore pazzo del nostro Dio. Ma il nostro Dio non finisce con le sorprese, affida l’esito del risultato a chi in panchina non veniva utilizzato. Avrebbe potuto utilizzare strumenti più

convincenti e invece: una tomba vuota e la testimonianza di alcune donne, che nella cultura ebraica non erano abilitate alla testimonianza. «Il primo giorno della settimana, al mattino presto esse si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato» (Lc 24,1). É il giorno nuovo, il giorno della risurrezione, il giorno della luce vera senza tramonto. Le donne, che hanno seguito Gesù fin dalla Galilea, lo hanno pianto mentre veniva condotto al luogo del supplizio, lo hanno assistito fino alla sepoltura, tornano ora al sepolcro per pregare, piangere e procedere all’imbalsamazione di Gesù. Per le donne il sepolcro è il termine del cammino di ogni uomo. Ma ecco la novità, la prima scoper-

a cura di Gino Faragone

ta del mattino di Pasqua: «Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù» (24,2-3). Una delle certezze in possesso dell’uomo, la morte, è messa in forte discussione dalla scoperta della tomba vuota. La spiegazione va cercata nell’annuncio dei due uomini, rivestiti di luce sfolgorante: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto!» (24,5). Non è qui: il Vivente non può essere cercato in un sepolcro. La morte è stata sconfitta, il sepolcro resta vuoto, bisogna cercarlo altrove. Tra i vivi, in mezzo agli uomini. Lo scopriremo in una casa, mentre spezza il pane per i fratelli, dopo avere spezzato la sua parola.


Provincia

L’Amico del Popolo 04 Aprile 2010



infrastrutture Firmato accordo per misure compensative

Ai comuni un po’ di linfa S

i è svolto nei giorni scorsi l’incontro tra alcuni dei sindaci dei Comuni agrigentini il cui territorio è attraversato dalla strada statale 640 Agrigento-Caltanissetta, e l’assessore regionale alle Infrastrutture, Luigi Gentile per presentare alle varie cittadinanze interessate il protocollo d’intesa per la concessione di misure compensative previste per le amministrazioni locali firmato da Anas, Regione, Provincia regionale e Comuni. I fondi, che ammontano a 12 milioni 700 mila euro, saranno usati dai comuni di Agrigento, Favara, Castrofilippo, Racalmuto, Grotte, Canicattì e dalla Provincia regionale soprattutto per migliorare la viabilità interna e per la manutenzione delle strutture pubbliche. Altre somme saranno stanziate in futuro in favore del Comune di Canicattì e della Provincia regionale. Una “boccata di ossigeno” per le casse delle amministrazioni locali, che consentirà di avviare importanti opere come, ad esempio, la riqualificazione del centro urbano a Favara, la realizzazione di una circonvallazione

a Grotte e la trasformazione del quadrivio “Spinasanta” ad Agrigento. Intanto procedono i lavori sulla Strada Statale 640. Un’infrastruttura che, secondo Gentile, sta portando grandi vantaggi dal punto di vista economico alla provincia. “Il secondo lotto - ha spiegato l’assessore regionale - nel tratto Agrigento-Caltanissetta è stato finanziato, e i lavori del primo lotto procedono spediti. Per la prima volta la provincia di Agrigento è quella con più finanziamenti in Italia, e questo porterà nuova linfa, in termini di occupazione e di ripresa dei consumi con almeno due punti percentuali di Pil in più. Ovviamente - ha concluso - gli effetti si vedranno tra un paio di anni». Ed il 30 marzo l’Anas ha aggiudicato, in via definitiva, i lavori per l’ammodernamento e l’adeguamento a quattro corsie della strada statale 640 nel tratto compreso tra il chilometro 44 della strada esistente, in località Grottarossa, e lo svincolo di Imera dell’autostrada A19 “Palermo-Catania”, sottopassando in galleria l’abitato di Caltanissetta, per

un’estensione complessiva di 28.2 chiilometri. «Dopo appena otto mesi dalla pubblicazione del bando di gara sulla Gazzetta Ufficiale - ha dichiarato il presidente dell’Anas, Pietro Ciucci – ci apprestiamo a Foto agrigentonotizie.it dare avvio a un intervento che prevede un investimento complessivo del per la realizzazione di nuove opere che per la valore di 990 milioni di euro (di cui 787 mi- manutenzione di quelle esistenti, Anas ha inlioni per lavori), finalizzato al potenziamen- vestimenti per circa 5 miliardi di euro, senza to della statale 640, considerata da Anas una considerare il ponte sullo Stretto». dorsale strategica per la viabilità siciliana, LdP rappresentando il collegamento diretto tra i capoluoghi di Agrigento e Caltanissetta. Con l’affidamento di questa gara, Anas dimostra ancora una volta di profondere sull’isola un enorme impegno. Per quanto riguarda canicattÍ la Sicilia infatti – ha continuato La “brava” educatrice Ciucci – tra lavori programmati, in corso o di prossimo avvio, sia Si mette alla guida di uno scooter a soli 13 anni, i poliziotti lo fermano e lo riportano a casa. Ed è lì che si beccano gli insulti della madre. É successo a Canicatsanta elisabetta La storia di Biagio Caruana Marsigliese tì. La donna, 41 anni, ha detto agli agenti che la multa l’avrebbero pagata loro dopo l’intervento del suo avvocato. Ed ha fatto seguire alle parole una serie di sputi all’indirizzo dei poliziotti che, increduli, a quel punto hanno denunciato a piede libero la mamma del ragaz“Biagio Caruana Marsigliese, da modesto e della passione per la musica che, in paese, avere fatzino. intagliatore di mobili (è salito) alla gloria del- sfogava come contrabbassista nella banda to parte ribera l’arte della liuteria italiana e straniera” così il locale. Intaglio e musica anche nella Capi- di varie Girgenti Acque spiega il “caro” bollette quotidiano “Avanti”, dopo che il liutaio vinse, tale, e ciò gli permette una clientela speciale f o r m a nel 1949, un concorso internazionale di liute- che gli porta i propri strumenti a riparare: z i o n i In merito alle bollette emesse a Ribera, Girgenti Acque ria tenutosi a Cremona, la patria di Stradivari, violini, violoncelli, contrabbassi. Dotato di musicali ha diffuso una nota con cui precisa che delle uniche nove al quale il Premio era dedicato. particolare sensibilità e di un potere di osser- di prestibollette con importo maggiore di mille euro per utente, Biagio nasce a Santa Elisabetta il 28 no- vazione fuori dal comune, decide di costruire gio. Tansoltanto tre si riferiscono ad utenze domestiche, mentre le vembre 1885. Ragazzo si trasferisce con la fa- strumenti a corda. Sono opere d’arte quelle ti aneddoti mi racconta con le lacrime agli altre si riguardano attività commerciali e industriali. I dati miglia a Porto Empedocle e da qui, nel 1905, gli escono dalle mani tratte da ceppi d’acero, occhi intelligenti e di un celeste mansueto il sono già stati presentati sia all’Autorità di Ambito sia al a Roma, da solo, in cerca di lavoro, forte del- e musicisti di fama internazionale, quali Am- figlio novantaseienne di Biagio, il dott. Elio Commissario straordinario del Comune di Ribera. Infine, la sua valentia come intagliatore di mobili fiteatrof, Bozza, Billè, imbracciano nei con- Caruana Marsigliese, ex pilota dell’AeronauGirgenti Acque precisa che sono stati applicati il regolacerti che tengono in tutto il tica militare. Con giusto orgoglio mi mostra mento ed i corrispettivi tariffari previsti dall’Eas e i consumondo. alcuni documenti e ricorda lucidamente, di mi sono stati determinati partendo dall’ultima lettura rileCostruisce 35 violini, 6 come il Duce abbia ricambiato l’omaggio di vata dall’Eas fino alla lettura effettuata da Girgenti Acque. viole, 6 violoncelli e 16 con- un violino fatto dal padre con una lettera e aragona trabbassi e intanto la sua una foto autografata. Un grande artista BiaRete WI-Fi pubblica passione per la musica lo fa gio Caruana Marsigliese che, Santa Elisabetta Gent.mo Direttore, arrivare ad essere secondo scopre e onora in occasione del 400° anniverÈ Piazza Umberto I il sito comunale in cui l’Ammiin questi giorni Favara è tappezzata di manifesti con l’imcontrabbasso dell’orchestra sario della sua fondazione. nistrazione Tedesco ha realizzato la prima area comagine di una donna dalla bocca tappata recanti la scritdell’EIAR, poi RAI, dopo Stefano Milioto perta da rete Wi-Fi pubblica. L’idea del Wi- Fi, nata ta “Hai tolto pure la parola alle donne. Vergogna sindaco.” da una esigenza avanzata dai membri del Forum GioCon tale segno di protesta si chiede il rispetto delle quote vanile, è divenuta realtà per rispondere ai bisogni di montallegro Come nasce la sezione della LILT rosa nella nuova giunta Russello. Da un lato si è contenti comunicazione, di relazione ed economici dei giovani che finalmente la città abbia un nuovo organo di governo, aragonesi. per risolvere i tanti problemi (sociali e culturali) che non cmpobello di licata permettono di presentarsi all’esterno con il volto pulito, Occupnati abusivi e ladri di energia frutto degli sforzi di tanti suoi figli. Dall’altro si comincia daccapo, con le lotte, con i soliti tentativi di distruggere Nasce a Montallegro la sezio- Franco Verderame di Sciacca». Dal 2003 avevano occupato abusivamente due paqualsiasi iniziativa volta al miglioramento della città. La ne locale della Lega Italiana per la La Lilt di Montallegro potrà dilazzine di alloggi popolari dell’Iacp e per fornirle di bella trovata dei murales ci offende. Siamo donne che Lotta contro i Tumori grazie ad sporre come sede dei locali sociali energia elettrica si erano allacciati ad una cabina eletsi ribellano ad essere usate per scopi cosiddetti politici una corposa donazione, frutto del dell’ex scuola elementare dove oggi trica dell’Enel, realizzando uno scavo di almeno cento con tanta superficialità e in modo tanto poco delicato. finanziamento privato offerto del è situata la sezione dell’Avis e dei metri e un impianto in grado di portare la corrente Ci dissociamo in modo categorico da questo strumensindaco della cittadina Giuseppe suoi volontari. Una realtà, quella in tutti gli alloggi. La vicenda è stata scoperta dai catalismo politico che non rappresenta la bella realtà Manzone, medico chirurgo specia- della Lilt a Montallegro di cui porabinieri della Compagnia di Licata che nel corso di femminile di Favara e dei valori di cui essa è portatrice. lista in oculistica, il quale ha donato polazione e territorio avevano davun bllitz hanno arrestato quindici persone per furto Nelle dichiarazioni di vari politici favaresi abbiamo sentutta la sua indennità, percepita in vero bisogno. aggravato. tito che sono state infrante leggi e regolamenti, ed ancoqualità di amministratore della cosa Enzo Minio ra che sono state deluse le aspettative di tante donne. pubblica, alla istituenda sezione Siamo noi stesse a considerare legittima e necessaria la della Lilt. Si tratta di circa 77mila presenza delle donne nella politica attiva, presenza da euro che andranno a riempire realizzare con altri mezzi e non per bontà legislativa il fondo cassa iniziale dell’assoo per riserva di posti (come se si trattasse di invalidi ciazione che a Montallegro è in L’ANGOLO DEL CONSUMATORE civili) o peggio ancora con iniziative tipo la riscossa di via d’istituzione e che porterà il tutta la comunità favarese e delle donne in particolare. nome di Giulia Mazza. Se nessuna donna favarese ha grigato allo scandalo è «Come avevo annunciato già Tempo fa ho pubblicato un annuncio immo- 1755 del Codice civile stabilisce che “il mediatore forse dovuto alla sua lontananza dalla politica causata prima di essere eletto a sindabiliare finalizzato alla vendita di un mio im- ha diritto alla provvigione da ciascuna delle parti da un “cattivo esempio” di fare politica dato dai nostri co – ci dice al telefono il primo mobile. Sono stato contattato da una persona, se l’affare è concluso per effetto del suo intervenpolitici? cittadino, Giuseppe Manzone che ha detto di essere interessata all’acquisto. to”. Però, secondo la Corte di Cassazione, questa Cinzia Alba, Cristina Mancuso, M. Pia Droga – ho creduto opportuno devolAbbiamo fissato un appuntamento, e la perso- pèretesa è illegittima. Infatti la Suprema Corte, vere l’indennità che percepisco na che mi aveva telefonato si è presentata ac- con la sentenza n. 1626/1983, ha stabilito che “la Gentilissime signore, a favore della Lilt, anche in concompagnata da un aspirante acquirente. Que- provvigione non è dovuta quando la parte abbia vi ringrazio per aver voluto presentare un problema alsiderazione al fatto che, l’area st’ultimo ha acquistato l’immobile. Ora colui ignorato senza colpa l’intervento del mediatore”. quanto delicato e ricco di contraddizioni come quello regeografica attorno a Montalche mi aveva contattato, che dice di aver fatto Pertanto, se il mediatore richiede il pagamento alla lativo alle quote rosa. La situazione favarese è molto silegro, è scoperta di un servizio da mediatore, pretende da me il pagamento parte che aveva ignorato il suo intervento, occormile a quella verificatasi, un po’ di tempo addietro dopo utile per la comunità. Si tratta della provvigione, e mi ha pure diffidato. Ma io re opporsi con decisione. Anzi, è bene minacciare il varo della giunta D’Orsi. Si gridò allo scandalo perchè, delle somme di denaro percepite non gli avevo conferito nessun incarico. (A.N., che, nel caso in cui il mediatore dovesse intraprenin seno all’esecutivo provinciale, il presidente non ritenfin dall’inizio del mio mandato Agrigento). dere un’azione giudiziaria, si resisterà e si chiederà ne opportuno inserire nessuna donna. Se poi questa deamministrativo (circa tre anni) É successo anche in altri casi: ci sono mediatori anche un risarcimento per lite temeraria, ai sensi cisione viene strumentalizzata (manifesti murali donna le quali, al netto delle dovuche sfruttano le inserzioni di privati che voglio- dell’art. 96 del codice di procedura civile. Diverso con bocca tappata) e portata ad un ambito differente da te trattenute d’ufficio, saranno no comprare o vendere casa, e, pur avendo preso è se le parti hanno accettato entrambe la mediaquello delle pari opportunità il danno si aggiunge alla utilizzate specificatamente per contatti con una soltanto delle parti interessate, zione dell’agenzia: in questo caso devono pagare la beffa. Sono proprio donne come voi, care signore, che la nascita di un ambulatorio lopoi pretendono il pagamento anche da quella che provvigione entrambe, anche se possono pattuire devono scendere in politica in prima persona, per far cale per tutti i malati di tumore, era all’oscuro della mediazione. La provvigione che il pagamento rimanga esclusivamente a carico comprendere agli uomini che non si è brave soltanto a e relativi servizi annessi, con la può andare dal 2 al 5 per cento del prezzo: l’art. di una di esse. fare le mamme e le mogli, anzi, il sapere amministrare possibilità di potere assistere anbene una famiglia è prova concreta di poterlo fare, ed che i malati quando devono reRubrica a cura Per ulteriori chiarimenti o per informazioni rivolgersi a: anche bene, con la cosa pubblica. carsi fuori sede per terapie varie. dell’Avv. Adele Falcetta Avv. Adele Falcetta, via S. Francesco n. 15 - 92100 Agrigento Carmelo Petrone Collaboriamo attivamente con il e-mail: studiolegalefalcetta@tiscali.it - tel./fax 0922 556222 - Cell. 338 3971821 presidente provinciale della Lilt

Lo Stradivari sabettese

Il sindaco dona l’indennità

Brevi provincia




Attualità

L’Amico del Popolo

04 Aprile 2010

giovanni paolo II Il ricordo del Papa a cinque anni dalla morte

Lo ha preso per mano “D

urante il suo lungo pontificato, si è prodigato nel proclamare il diritto con fermezza, senza debolezze o tentennamenti, soprattutto quando doveva misurarsi con resistenze, ostilità e rifiuti”. È il ricordo di Giovanni Paolo II, a cinque anni dalla morte, offerto da Benedetto XVI, nell’omelia della messa celebrata il 29 marzo nella basilica di san Pietro. Il 2 aprile, quest’anno, è il Venerdì Santo: da qui la scelta di anticipare la celebrazione eucaristica di suffragio. “Sapeva di essere stato preso per mano dal Signore – ha proseguito il Papa – e questo gli ha consentito di esercitare un ministero molto fecondo, per il quale, ancora una volta, rendiamo fervide grazie a Dio”. Nel suo “amato predecessore”, Benedetto XVI vede l’immagine perfetta del “servo di Dio”, che – come dicono le Scritture – “agirà con fermezza incrollabile, con un’energia che non viene meno fino a che egli non abbia realizzato il compito che gli è stato assegnato. Eppure, non avrà a sua disposizione quei mezzi umani che

sembrano indispensabili all’attuazione di un piano così grandioso. Si presenterà con la forza della convinzione, e sarà lo Spirito che Dio ha posto in lui a dargli la capacità di agire con mitezza e con forza, assicurandogli il successo finale”. Giovanni Paolo II è morto il 2 aprile del 2005, alle 21.37. Il 28 aprile successivo papa Benedetto XVI ha concesso la dispensa dal tempo di cinque anni di attesa dopo la morte, per l’inizio della causa di beatificazione e canonizzazione, che è stata aperta ufficialmente dal card. Camillo Ruini il 28 giugno 2005 e la cui fase diocesana si è conclusa a due anni dalla morte, il 2 aprile 2007. Il 19 dicembre 2009, con un decreto firmato da papa Benedetto XVI che ne attesta le virtù eroiche, Giovanni Paolo II è stato proclamato venerabile. “La regola della comunità di Gesù – ha ricordato il Santo Padre – è quella dell’amore che sa servire fino al dono della vita. Ogni gesto di carità e di devozione autentica a Cristo – ha sottolineato il Papa – non rimane un fatto personale, non ri-

precariato 63% nel pubblico e 32% nel privato

Laureati in speranza Millecinquanta euro al mese: è quanto prende in media un neolaureato secondo il Rapporto 2010 di Alma Laurea. Certo non sono ricchi i dottori del nostro Paese. Sicuramente il tempo di crisi economica non aiuta, così il mercato del lavoro si conferma poco ospitale finita l’Università: ad un anno il 21,9%, che ha ottenuto la laurea triennale, e il 20,8% di quelli, che hanno conseguito la laurea specialistica, non hanno ancora trovato un’occupazione. Non è nemmeno incoraggiante constatare che dopo cinque anni la percentuale dei laureati precari raggiunge il 63% nel settore pubblico e il 32% nel privato. Insomma rimane veramente difficile orientarsi per inserirsi nel mondo della produzione, terminato il percorso di studi. Il rapporto di Alma Laurea toglie due speranze ai tanti genitori che vanno emozionati ad assistere alla discussione della tesi dei figli: la laurea non garantisce un’occupazione e tanto meno ne garantisce una stabile e sufficiente, durante i primi tempi, a sbarcare il lunario. C’è bisogno di iniziare a cambiare quadri di riferimento per sostenere le nuove generazioni ad affrontare il loro futuro. Abbiamo la necessità di connettere piani diversi. La formazione rimane, quindi, centrale per affrontare la nostra società complessa. Gli adulti hanno un compito fondamentale nell’accompagnare i giovani nelle

loro scelte a partire dalla capacità di trasmettere uno sguardo verso la costruzione della propria vita. Nel rapporto tra le generazioni è importante tenere sempre a cuore la sfida educativa che ci propone di offrire senso. Genitori, insegnanti e i tanti educatori che riempiono la società civile, dai preti delle parrocchie agli allenatori dei campi da calcio, dovrebbero sempre invitare i ragazzi a cogliere le opportunità che si trovano di fronte, alzando gli occhi e guardando dove quella strada li porta. Anche in questo modo si aiuta un giovane a superare le difficoltà che incontrerà nel periodo di inserimento lavorativo che oggi ha tempi lunghi e che rischia spesso di diventare un circolo vizioso, dove si gira rinchiusi da un contratto occasionale ad un contratto a progetto. Alla fine non si cerca neanche più la via d’uscita. Insegnare a vivere, oggi, con la prospettiva aperta alla speranza è una grande aspirazione per chi si dedica all’educazione dei giovani. Occorre aiutare le nuove generazioni a domandarsi cosa ora si costruisce e quali conseguenze avrà sul nostro domani. C’è bisogno di adottare una prospettiva integrata che unisca i desideri del momento ad un orizzonte più ampio, come propone papa Benedetto XVI nel messaggio per la XXV Giornata mondiale della gioventù, quando invita ad “interrogarsi sul futuro definitivo che attende ciascuno di noi”. Andrea Casavecchia

Culle vuote Il nuovo rapporto del CISF (Centro Italiano Statistica sulla Famiglia) ha un titolo provocatorio: il costo dei figli. Il concetto, infatti, che oggi prevale nella testa degli italiani è che il figlio venga considerato come una “merce” qualsiasi, con un costo ben preciso! Chi invece pensa che il figlio sia un dono, non sta a calcolare il prezzo e, con coraggio, direi quasi eroico, accoglie una nuova vita. I figli nella mentalità oggi predominante vengono vissuti come un sacrificio, come una scelta che rende infelici, che limita la libertà personale. In questa maniera l’Italia detiene il record negativo dei Paesi Europei con il più basso tasso di natalità. Le culle vuote sono il vero problema della società italiana anche a causa di una politica non rivolta alla famiglia. Cosa ha fatto lo Stato Italiano per aiutare le famiglie a sostenere il costo dei figli, in modo da considerare le nuove generazioni un investimento virtuoso per tutto il Paese? Ben poco! Il grado di civiltà di un Paese lo si misura da quanto esso fa per investire sul futuro, da quanto fa per sostenere la famiglia ed i figli che da essa vengono. I catastrofisti degli anni ‘70 sono scomparsi. Essi temevano la sovrappopolazione del pianeta con una progressiva riduzione delle risorse a causa della nascita di troppi bambini. Le famiglie classiche, con figli, in Italia sono diventate meno del 50% del totale e molte rinunciano alla procreazione per motivi economici. E ancora sono lasciate del tutto sole dallo Stato per mancanza di politiche adeguate. L’1,1% del PIL è quanto spendeva nel 2005 lo Stato Italiano in favore della famiglia con un grosso divario dagli altri Paesi Europei: Francia 2,5%, Germania 3,2%. Angelo Marongiu Presidente CAV

guarda solo il rapporto tra l’individuo e il Signore, ma riguarda l’intero corpo della Chiesa, è contagioso: infonde amore, gioia, luce. L’amore non calcola, non misura, non bada a spese, non pone barriere, ma sa donare con gioia, cerca solo il bene dell’altro, vince la meschinità, la grettezza, i risentimenti, le chiusure che l’uomo porta a volte nel suo cuore”, ha sottolineato Benedetto XVI commentando il brano evangelico della cena di Gesù a Betania con Lazzaro, Marta e Maria. Un “compagno di viaggio per l’uomo di oggi”. Così il Papa ha definito Giovanni Paolo II. “Tutta la vita del Venerabile – ha commentato Benedetto XVI – si è svolta nel segno di questa carità, della capacità di donarsi in modo generoso, senza riserve, senza misura, senza calcolo. Ciò che lo muoveva era l’amore verso Cristo, a cui aveva consacrato la vita, un amore sovrabbondante e incondizionato”. Giovanni Paolo II, ha proseguito il suo successore, “si è lasciato consumare per Cristo, per la Chiesa, per il mondo intero: la sua è stata una sofferenza vissuta fino all’ultimo per amore e con amore”. “Chi ha avuto la gioia di conoscerlo e frequentarlo – le parole del Pontefice – ha potuto toccare con mano quanto viva fosse in lui la certezza ‘di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi’; certezza che lo ha accompagnato nel corso della sua esistenza e che, in modo particolare, si è manifestata durante l’ultimo periodo del suo pellegrinaggio su questa terra: la progressiva debolezza fisica, infatti, non ha mai intaccato la sua fede rocciosa, la sua luminosa speranza, la sua fervente carità”. Sir

elezioni regionali  Lavorare con coraggio e fiducia

Non ci sono più alibi Calano i votanti, in misura molto marcata, più dell’8%. É un “partito” rilevante che lancia, alla classe politica tutta, maggioranza ed opposizione, un messaggio chiaro e forte. Bisogna lavorare, senza alibi: non serve nulla di straordinario, bisogna far funzionare le cose, nel rispetto delle persone e delle regole. É vero però che, dal punto di vista dei risultati, “gli assenti hanno sempre torto”. Ed i risultati delle 13 regioni non sono privi di motivi di riflessione. Questa volta si è trattato di “elezioni di mezzo termine”, in relazione con la legislatura. La maggioranza di centrodestra (Pdl e Lega) partiva da due sole regioni, Lombardia e Veneto. Ad esse ha aggiunto la conquista di Calabria, Campania e, dopo un testa-testa molto combattuto, Piemonte e Lazio Il centro-sinistra, conferma le quattro regioni “rosse” Emilia-Romagna, Toscana, Marche ed Umbria, mantenendo Puglia, Basilicata e Liguria. Vince il centro-destra, con una significativa affermazione della Lega, l’unica delle maggiori forze politiche a crescere in modo considerevole. Entrambi ben sotto il 30%, le elezioni regionali dimostrano come, i grandi par-

titi di rassemblement, Pd e Pdl, siano ancora alle prese con la loro fondazione molto rapida: c’è certamente molto da fare nella definizione del profilo e nello sviluppo della struttura interna, così come nel sistema delle relazioni di coalizione. L’Udc ha visto la sua politica di alleanze a “geometria variabile” piuttosto stabile nei risultati. Finita una delle campagne elettorali più rissose, strillate, rocambolesche della storia recente insomma non ci sono più alibi per nessuno. La situazione non è brillante, i problemi sono tanti: occorre lavorare molto a tutti i livelli. Serve allora una classe politica adeguata. Avremo un paio d’anni senza significative scadenze elettorali: c’è tempo per lavorare, c’è tempo anche per far crescere le forze politiche e le vocazioni alla politica. Abbiamo infatti tutti bisogno di guardare avanti con impegno, coraggio e fiducia. A questo proposito il chiaro discorso sull’impegno, sui valori di riferimento e sulla stoffa delle persone, che i vescovi ed i cattolici hanno sviluppato nei giorni scorsi, rappresenta un preciso e sereno riferimento per tutti. Francesco Bonini

diario multimedi@le «Legalità o ambiguità? Questione di scelte. Ed anche di magliette» Caro diario, la “t-shirt” è un capo d’abbigliamento costituito da una maglietta girocollo a “t”, prodotta dall’inizio del ‘900; ma il suo irrefrenabile successo mondiale si ebbe solo dopo che, negli anni ‘40, la Marina USA la utilizzò, bianca, come parte della divisa per i propri marinai; ed infatti spopolò dovunque, durante e dopo la guerra, grazie alla sua pratica modernità che mise subito sotto naftalina, specie tra i giovani, la camicia, diventando un capo d’abbigliamento “cult” multigenerazionale che ha superato anche quei “mitici” jeans riproposti e riprogettabili, è vero, in centinaia di modelli per ogni possibile, immaginabile od imprevedibile “look”, ma sempre “fisicamente” tutta un’altra cosa rispetto all’ampio spazio materiale che la superficie e la collocazione anatomica della “t-shirt” offre ad una creatività senza limiti e confini nell’industriarsi ad ottimizzare il suo spazio, in parte o in tutto, al fine di farla diventare una specie di “supporto multimediale itinerante” per assemblaggi d’immagini, colori, spazi e testi al “top” dell’affabulazione oppure, come più spesso accade, come più semplice ma non meno significativo “manifesto d’identità e di posizioni”, dal momento che, mettendola, divento io stesso “logo” e “slogan” di ciò che, non a caso, scelgo d’indossare. Lo so, caro diario, qui non sono all’Università; ma tale premessa, come vedrai, ben s’addice a quel che segue, e cioè a due storie di magliette, diverse per trama e messaggi benché unificate da comuni scenografie. Storia 1. Sicilia, ti risparmio dove. Atto primo. Al “patron” d’una società sportiva viene il ticchio di dedicare un successo a un amico non solo suo ma, pare, anche “degli amici”. Alla trovata s’accoppia il finimondo e da tutto il mondo viene giù di tutto, comprese tonnellate di cacca “made in Padania” già sulle catapulte in attesa del momento giusto; per cui decenni di lotte e vittime antimafia rischiano d’essere mandate in mille pezzi come da storico paragone dell’elefante in visita ad un negozio di cristallerie, e l’atto tenta di chiudersi, a danno fatto, in un rattoppante “mix” di proteste, reprimende, ammende & scuse. Che forse non vanno giù ed aprono l’Atto secondo con un tocco di genio. La giustizia (sportiva e non) allontana “fisicamente” dagli stadi? Ok, e allora il “patron” ci ritorna “in effigie”, cioè sulle magliette della squadra. Altro putiferio, altre catapulte, altra cacca, altri elefanti: e sipario, speriamo definitivo. Storia 2. Bruxelles, giorni fa. Atto primo. 80 universitari di Palermo, invitati a un confronto su mafie e criminalità transnazionale, vengono bloccati all’ingresso poiché in maglietta. No, caro diario, non c’entra il “look”, giacca e cravatta o “tailleur” in ossequio alle istituzioni ed altre fesserie in tema; è che sulle magliette è riportato: “No mafia: siciliani contro tutte le mafie”, ed è questo che non va bene, visto che nelle aule del potere, Europarlamento compreso, da sempre le parole che volano (e imbrogliano) predominano sugli scritti che restano (e inchiodano). Atto secondo. Riusciti ad entrare, dopo un’attesa infinita ma senza “t-shirt”, gli studenti, arrivati al salone dell’incontro, se la rimettono e fregano tutti con la semplicità del due più due che fa quattro: bravi, sipario. Però, dietro le quinte, il fattaccio è additato con sconcerto da Rosario Crocetta, antimafioso “storico” eurodeputato Pd, a quell’incontro con Giuseppe Lumia, Commissione Antimafia italiana. Per Crocetta quel “no mafia” non é slogan politico ma, in tutta evidenza, solo esemplare monito civile fuori da ogni partitismo; e Lumia, altrettanto deluso, tuona d’aver trovato “un clima di chiusura e ottusità” a fronte di ben altra accoglienza che s’aspettava, specie dal Parlamento Europeo: ma “sembra che l’antimafia crei imbarazzo”. Mentre la mafia forse no, caro diario: questione di scelte e/o di teste, sai; e adesso, vedi, anche di magliette. Nuccio Mula

Chiuso il 31 Marzo ore 12.00


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