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Anno 55 C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

L’umanità sulle strade di ieri e di oggi Nelle diverse età della vita nessuno dei viventi è scampato a qualche momento di sconfitta, magari di insignificante scacco agli occhi altrui oppure di uno scacco matto da farci tremare dinanzi a noi stessi ed a tutti quelli che conosciamo. La depressione è tanto più profonda quanto più profondo è stato l’investimento psicologico, quanto più radicale è stata la fiducia riposta in chi avrebbe dovuto o potuto guidarci fuori dall’ondata che ci ha travolto. Spesso ne consegue un irrigidimento ed un voluto abbandono di ogni iniziativa, proprio per tutelarci da ogni disavventura possibile o immaginabile. La fanciulla di Nazaret, che si era fatta “docile vela al soffio dello Spirito”, come canta la liturgia, mentre il Figlio fiorito in modo così misterioso nel suo grembo veniva massacrato lungo quella salita che porta al Calvario, non stava subendo lo scacco degli scacchi? Non aveva riposto tutta e intera la sua fiducia in quel Padre che si era rivelato a Israele nel Roveto Ardente? L’atteso dei secoli, l’atteso dal suo popolo Israele, Colui che avrebbe liberato e redento il popolo, trattato da criminale e malfattore, trascinava il patibolo cui con il suo corpo si sarebbe inchiodata una promessa fallita. Da Nazaret a Betlemme, passando per l’Egitto e ritornando a Nazaret, la giovane visse sempre con la speranza nel cuore, in attesa del grande evento che si stava ora riducendo ad una poltiglia di sangue. Non c’è che dire: aria di sconfitta, realtà di disfatta. Il suo procedere a fianco del Figlio lungo tutto il percorso, ce la rende sorella e dilata il suo grembo a tutti i cammini della storia e del mondo. Quanti oggi sono ancora torturati? Amnesty International continua a fornirci dati su dati. La libertà politica e di religione è solo una parola che corre sui segnali del web ma, in concreto, non esiste o, quanto meno, è conculcata. Quanti oggi cedono alla vita e muoiono perché nemmeno il cibo che noi incoscienti occidentali gettiamo in spazzatura non può giungere alla loro mensa? La sconfitta della fame nel nostro pianeta è solo un punto di ricchi programmi, sempre inevasi, che saziano altri ma non gli affamati. Quanti uomini e donne vivono in condizioni precarie sotto tetti di lamiera o senza tetto stesi sui marciapiedi? La casa, l’alloggio per tutti, è un affronto perché le seconde e le terze case abbondano e costituiscono un vistoso investimento in tutta Europa.Quanti piccoli indifesi sono vittime del turismo sessuale proprio nei Paesi più colpiti dal sisma? Cristiana Dobner Continua a pag.3

Esce il Venerdì - Euro 1,00 - www.lamicodelpopolo.net contiene I.P.

CittÁ

Cultura

di U.S.

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di Alfonso Cacciatore

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Ribera: l’Ospedale si trasforma di Enzo Minio

C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

Vita ecclesiale

provincia

Menfi: presentato “Donne dal cuore di pane”

Via Empedocle raddoppia

N. 12 del 28 Marzo 2010

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Giornata di formazione con padre Enzo Amato di Giovanni Russo

Giochi d’acqua

N

on chiediamo generosità ma onestà dei fatti! È con queste parole che, l’amministratore generale di Girgenti Acque, ha dato avvio alla conferenza stampa tenutasi nei locali della zona ASI, con la quale si riprendono gli incontri con

la stampa volti a conoscere meglio o almeno a riuscire a dipanare quella aggrovigliata matassa nella quale si trova avvinghiato il Servizio idrico integrato nella provincia di Agrigento. Con il suo fare da conoscitore della materia di cui parla e di cui si occu-

◆ seminario arcivescovile

A Ribera ordinazioni diaconali Sono stati ordinati diaconi, giovedì 25 marzo nella Chiesa Madre di Ribera, per mano di mons. Francesco Montenegro sei giovani seminaristi: Salvatore Cardella, Carmelo Rizzo, Salvatore Attardo, Giuseppe Colli, Giuseppe Lentini e Gerlando (Giorgio) Casula. Abbiamo chiesto al vice rettore del Seminario Arcivescovile di presentarceli. A pag. 6

◆ Centri storici

A Favara gli architetti a Convegno Dopo i fatti avvenuti a Favara, con il crollo in pieno centro storico di una palazzina fatiscente ed in stato di abbandono che ha provocato la morte di due sorelle, l’ordine degli Architetti di Agrigento ha organiz-

Agrigento terramia

Il settimo poster

I nostri abbonati troveranno allegato al giornale, il quinto poster (foto Angelo Pitrone) dell’iniziativa Agrigento terramia. La scheda a pag. 5

zato il convegno “Centri Storici Siciliani: Politiche di riqualificazionePiano Casa – Fascicolo Fabbricato – Riforma urbanistica”, per dare risposte concrete alla riqualificazione. A pag. 4

pa da oltre un ventennio, il geometra Giuffrida ha cercato di far comprendere, dati alla mano, le difficoltà che si presentano a gestire il servizio idrico nella nostra provincia. Ad oggi infatti non è ancora partito il cosiddetto “anno zero” «non per colpa

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nostra – ci tiene a sottolineare Giuffrida – ma perché siamo ancora in attesa di avere approvato dall’ATO Idrico il regolamento tariffario presentato al momento della gara di appalto. Marilisa Della Monica continua a pag. 2

◆ anniversario ordinazione

Intervista a mons. Muratore Era il 25 marzo del 2009 quando, in una Cattedrale di Agrigento, gremita in ogni ordine e grado, alla presenza dei vescovi siciliani, dei presbiteri, diaconi e fedeli delle diocesi di Nicosia ed Agrigento veniva ordinato vescovo da S.E. mons. Carmelo Ferraro, mons. Salvatore Muratore. Un anno è trascorso da quel ◆ La vignetta della settimana giorno e dall’inizio di quella nuova vita. Era il 22 gennaio del Nell’acquario di casa nostra... 2009, quando, in contemporanea alla diocesi di Nicosia, S.E. mons. Francesco Montenegro presso il palazzo arcivescovile di Agrigento comunicava che: «Il Santo Padre, Benedetto XVI ha nominato vescovo di Nicosia, mons. Salvatore Muratore». Il 28 marzo del 2009 S.E. mons. Salvatore Muratore ha iniziato il suo ministero episcopale nella sua nuova Chiesa ed a pochi giorni, da questi due anniversari, abbiamo sentito mons. Muratore al quale abbiamo chiesto di parlarci della “nuova vita” nella sua nuova Chiesa e diocesi. MiVe A Pagina 7




Città

L’Amico del Popolo

28 Marzo 2010

In Breve

servizio idrico integrato Di chi sono le responsabilità?

Balletto e giochi d’acqua (continua dalla prima) L’unificazione tariffaria, da noi ancora non è avvenuta, noi non possiamo applicare la tariffa unica di 1 euro e 40 centesimi per tutti i comuni dell’Ato idrico perché ci sono comuni che non hanno ancora consegnato le condotte e soprattutto perché, come dicevo – continua Giuffrida – l’Ato e quindi i sindaci appartenenti non ci hanno fatto pervenire il regolamento tariffario approvato». Per rinfrescarci un po’ la memoria, Girgenti Acque ha assunto la gestione del servizio idrico nella città dei Templi nel marzo del 2008 ed a cascata negli altri comuni della provincia, esclusi quelli che, ad oggi on hanno consegnato le condotte, e dopo due anni da tale date ancora non si è riusciti ad approvare un regolamento tariffario, era già conosciuto perché presentata in gara di appalto. «I politici, o chi per loro – ha affermato un infastidito Giuffrida – non devono gio-

care con le parole, cominciassero a dire la verità assumendosi le proprie responsabilità, che fossero tutti coerenti fino alla fine dandoci le responsabilità che abbiamo, che noi ci prendiamo tutte, ma abbiano la forza di rigettare quelle che non ci spettano». Un non velato riferimento al sindaco della città, Marco Zambuto ed al suo vigilare su GirgentiAcque affinché venissero modificate le bollette «di pazzo in quelle bollette non c’era nulla o meglio – afferma Giuffrida – di pazzo c’erano i dati che il comune di Agrigento ci aveva fornito. Il comune ci aveva fornito non i dati delle letture effettive dei contatori ma dei pagamenti forfettari degli utenti dai quali con operazione matematica ha fatto derivare il dato delle letture. Quando siamo andati a effettuare le letture dei contatori ecco scattare le cifre pazze, proprio perché il comune non ha fatto pagare dal 2005 quanto consumato ma quanto forfettariamente pagato. Noi – conclude Giuffrida – abbiamo dato la nostra disponibilità quando il comune si è reso conto

centro storico Necessari altri sgomberi

dell’errore ad incontrarci con i capi gruppo del Consiglio Comunale per trovare una soluzione la successiva modifica delle bollette, non errate per causa nostra». Ma Giuffrida ha tenuto anche a precisare che la tariffa più alta d’Italia riguardo all’acqua ad Agrigento non è dovuta a Girgenti Acque, non essendo ancora applicata la tariffa della società di gestione ma è quella che il comune di Agrigento si era data in precedenza, amministrazione Piazza, e che ancora nelle more del regolamento viene applicata. Ed in tutto questo il controllore, l’Ato idrico cosa fa? Cosa pensa di questa incresciosa situazione che si è venuta a creare nella nostra provincia il presidente dell’Ato e presidente della Provincia in cui un regolamento per essere approvato deve attendere più di due anni? «Dobbiamo indignarci come siciliani – ha detto Giuffrida – se ancora ad oggi le cose al sud non sono come nel resto d’Europa», noi come agrigentini lo siamo ancora di più. Marilisa Della Monica

teatro pirandello Solenghi e Micheli dal 25 marzo

viabilitÁ  Via Empedocle

Il raddoppio nel 2012 “Un altro fatto concreto si aggiunge a quelli posti in essere dall’attuale amministrazione comunale di Agrigento”. Con queste parole il sindaco Marco Zambuto commenta la sottoscrizione dell’apposita convenzione avvenuta questa mattina a Palermo, presso il Provveditorato alle opere pubbliche, relativa ai lavori per il raddoppio della via Empedocle finanziati dal Comitato interministeriale per la programmazione economica. “E’ un passo avanti – continua Zambuto – non solo come un’occasione di occupazione e sviluppo economico ma anche perché consentirà lo snellimento del traffico in una zona particolarmente critica del nostro centro. Né è da sottovalutare la valenza di tali lavori per la riqualificazione della zona intorno alla storica e suggestiva piazza Ravanusella – dice ancora il sindaco di Agrigento – con i connessi lavori di consolidamento della via Empedocle.” Grazie a questa convenzione, il Provveditorato alle opere pubbliche, quale organo tecnico del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, curerà l’aggiornamento

e l’adeguamento del vecchio progetto già finanziato per 6 milioni di euro. Lo stesso Provveditorato si occuperà quindi di tutti i successivi passaggi, compresa la predisposizione del capitolato e del bando di gara, l’acquisizione dei pareri di legge e l’affidamento dei lavori, anche se l’ultima parola dovrà pronunziarla comunque il consiglio comunale che dovrà esprimersi sulla proposta di variante al piano particolareggiato del centro storico che attualmente non prevede tale opera. I lavori potrebbero quindi iniziare pure entro la fine dell’anno e concludersi entro i successivi 24 mesi. U.S.

Vergognoso disinteresse Il buio continua ad impensierire, creando enormi disagi, tutti coloro che abitano o lavorano a nord del capoluogo tra la rotonda di via Mazzini e il centro commerciale di Fontanelle dove le uniche luci accese di sera, e naturalmente fino alla chiusura, sono quelle dei negozi. Una situazione insopportabile che suscita rabbia per il disinteresse che stanno dimostrando gli uffici comunali. Sono giorni difficili per l’incolumità, soprattutto, di chi a piedi rischia di essere investito a causa dell’oscurità. Una vergogna che non smuove minimamente coloro che sono preposti al servizio della pubblica illuminazione, ammesso che ci siano. Il dubbio nasce, visto che nessuno ancora è riuscito a parlare con questi signori telefonicamente. E, intanto, stando alle segnalazioni dei cittadini, il problema del buio interessa intere zone in quasi tutta la città. Dal Villaggio Mosè alla zona industriale, cioè da nord a

Si svolgerà domenica 28 marzo al viale della Vittoria il “Mercato di campagna amica”, in collaborazione con la Coldiretti e la fondazione “Campagna amica”. L’iniziativa è stata illustrata dal sindaco Marco Zambuto, dall’assessore comunale allo sviluppo economico e politiche agricole Franco Iacono e dall’assessore comunale alle politiche per la salute ed ambientali Rosalda Passarello, presenti il direttore generale della Coldiretti Achille Ribolla e quello regionale Giuseppe Campione. Si tratta del primo mercatino dal produttore al consumatore con prodotti sicuri in termini di qualità e sicurezza che permettono un risparmio del trenta percento.

Dopo i danneggiamenti degli scorsi giorni, i carabinieri della Compagnia di Agrigento hanno fermato due soggetti nei pressi del Parco Icori a bordo di un’autovettura carica di foglie di palma, da usare verosimilmente per creare le tradizionali trecce che vengono benedette durante la Domenica delle palme. Il parco dell’Addolorata, che ancora attende i necessari fondi per una profonda riqualificazione e per l’installazione di impianti di sorveglianza, si conferma insomma un “supermarket” per chi si occupa del commercio non legale di questi prodotti e deve rifornirsi di “materia prima”. Gli arrestati sono entrambi dei quarantenni le cui iniziali sono C.Z. e G.V, rispettivamente di Porto Empedocle e Agrigento.

fedeli, ecc.). Scopriremo così che tutti sono accomunati dallo stesso irresistibile denominatore comune: l’italianità. Ma esiste ancora? E come si manifesta oggi? E che fine hanno fatto “Dio, Patria e Famiglia” o gli inevitabili e invadenti “poeti santi e navigatori”? Forse lo si può scoprire e raccontare scandagliando la storia patria con la comicità del teatro: di quel teatro speciale, così tipicamente italiano, che è il varietà di sangue nobile, con musiche, umorismo, prose, versi e canzoni, dove i due protagonisti, sostenuti da una compagnia di altri sei validissimi attori, si caleranno nel funambolismo dei personaggi, per ripercorrere attraverso caratterizzazioni, trucchi, dialetti, travestimenti, le mille identità necessarie a raccontare i loro “Italiani”. LdP

la Settimana

viale della vittoria Dal 28 marzo il mercatino di campagna

Parco dell’addolorata Arrestati ladri di palme

Italiani si nasce... Sarà in scena del 25 al 28 marzo al teatro Pirandello di Agrigento lo spettacolo “Italiani si nasce… e noi lo nacquimo” con Tullio Solenghi e Maurizio Micheli. Lo spettacolo vuole celebrare in maniera ironica e scherzosa i 150 anni dell’Unità d’Italia che ricorrono nel 2010. Quale miglior occasione per riflettere sugli aspetti del nostro costume e del nostro carattere nazionale? Malgrado il passare dei secoli, non sembrano cambiati e puntualmente si ripropongono e – dato che l’ironia è di tutte le riflessioni la più acuta ed efficace e il teatro il luogo perfetto per significare la propria identità – Micheli e Solenghi propongono questo “Italiani si nasce”; e postillano “e noi lo nacquimo”, implicito omaggio al genere del varietà teatrale che, stagionato almeno quanto “l’Unità Nazionale”, rimane a tutt’oggi un’ispirazione irresistibile. L’azzardo non è quello della rievocazione nostalgica, bensì raccontare con l’occhio critico di oggi il carattere degli italiani nel tempo. E così, in una piazza italiana, ai piedi dei due monumenti di Garibaldi e di Vittorio Emanuele II°, una compagnia teatrale comincia a narrare una storia d’Italia che si dipana da Adamo ed Eva (italiani anch’essi, secondo gli autori) per poi passare ad alcuni grandi protagonisti della nostra storia (Leonardo, Colombo, Casanova, Leopardi) e a più umili comparse (due cristiani che stanno per essere sbranati dai leoni del Colosseo, due santi alla continua ricerca di

Prosegue il lavoro della Protezione civile comunale nel centro storico agrigentino. I tecnici, nei giorni scorsi, hanno effettuato un sopralluogo in vicolo Madonna della neve, e in queste ore il sindaco provvederà a firmare una ordinanza per provvedere allo sgombero di una abitazione in gravi condizioni di staticità dove abitano quattro persone. Lo stabile di tre piani, pesantemente degradato, dovrà essere svuotato in tempi brevi per garantire la sicurezza dei residenti. Al pericolo, però, si aggiunge il dramma umano di una famiglia con una figlia in gravi condizioni di salute e un padre disoccupato. I tecnici, diretti sul posto da Attilio Sciara, interesseranno anche l’unità sanitaria del Comune.

albo pretorio Selezione per albo muratori Dal 22 marzo è affisso, all’albo pretorio del Comune e negli spazi adibiti alle pubbliche affissioni, l’avviso di selezione pubblica per soli titoli finalizzato alla formazione della graduatoria, di durata triennale, per l’assunzione a tempo determinato di personale, da inserire nei cantieri di lavoro finanziati dalla Regione siciliana, con la qualifica di operaio specializzato muratore, categoria B (ex quarta qualifica funzionale). A comunicarlo è il Comune di Agrigento. Le domande di partecipazione dovranno pervenire all’ufficio del protocollo del Comune entro martedì 6 aprile 2010. Tra i requisiti richiesti per partecipare è previsto il possesso dell’attestato di qualifica professionale.

di Eugenio Cairone sud, sono diversi gli impianti dell’illuminazione pubblica in tilt da troppo tempo.A San Leone, il caso più eclatante. La luce, infatti, manca dall’inizio di marzo in via Carrà, una traversa del viale delle Dune. E’ chiaro che si debba intervenire per evitare alla gente disagi del genere, evitabili se ci si mette la buona volontà. Perché non è solo questione di manutenzione o di appalto non rinnovato come lo stesso Comune sostiene. Nel nostro caso, a mancare è proprio la volontà di gestire le cose con responsabilità e rispetto delle persone. Se al Comune presso l’ufficio addetto nessuno risponde al telefono, si dovrebbe capire perché succede. Semplicemente per una questione di trasparenza.C’è chi dice che siamo quasi arrivati al capolinea, qualcuno direbbe alla frutta. A questo punto, oltre al rimpasto in Giunta di cui si parla, il sindaco Marco Zambuto dovrebbe provvedere ad una rotazione dei dirigenti magari iniziando dall’ufficio tecnico. Chissà che non si ottengano dei servizi migliori in favore dei cittadini.


Cultura

L’Amico del Popolo 28 Marzo 2010

bilbioteca lucchesiana  Giornate di studi sociali dei cattolici agrigentini

I cattolici nell’Italia di oggi S

i sono svolte all’interno della biblioteca Lucchesiana, le due giornate di studi sociali dei cattolici agrigentini organizzati dall’ufficio di pastorale Sociale e del lavoro della curia di Agrigento, in attesa della Settimana Sociale dei cattolici italiani in programma a Reggio Calabria nel mese di ottobre. Due giorni in cui sono stati analizzati due temi piuttosto delicati della società dei giorni nostri: il lavoro nero e lo sfruttamento della dignità dell’uomo e la piaga dell’usura, male oscuro della nostra terra. Se nella prima giornata, attraverso le relazioni e gli interventi programmati si analizzato il problema proponendo le soluzioni più adeguate affinchè non venga perseguito dai datori di lavoro questo strumento di sfrutta-

appunti Nell’ex chiesa Vecchia di Porto Empedocle, oggi auditorium san Gerlando, è visitabile la mostra di pittura Fausto Pirandello, ritorno alla marina. 30 opere realizzate dal primogenito di Luigi Pirandello, per la prima volta esposte nella terra di origine della famiglia. Fino al 6 aprile dalle 16.00 alle 20.00. Giovedì 1 aprile alle ore 18.00 presso il museo etnoantropologico in via Pirandello, 27 a Calamonaci, sarà inaugurata la mostra fotografica (itinerante) “Migrazioni italiane” a cura di Maddalena Tirabassi. Sarà inaugurata domenica 28 marzo alle ore 18.00 presso le Fabbriche Chiaramontane ad Agrigento la mostra “Astrazionesiciliana 1945/1968” a cura di marco Meneguzzo. Si terrà sabato 27 marzo alle ore 18.30 presso il santuario dell’Addolorata ad Agrigento la sacra rappreentazione sulla Passione di cristo “Jesus” dell’associzione culturale teatrale Currivò. sarà replicata il 29 marzo alle ore 19.30 presso la parrocchia di san Leone di Agrigento ed il 31 marzo alle ore 20.00 presso la parrocchia san Gregorio a Cannatello, Agrigento.

mento sociale, nella seconda giornata si ci è calati anche nel vissuto di chi, la piaga dell’usura l’ha vissuta sulla sua pelle. La relazione di Giovanni Cascino, del Fondo anti-usura della Caritas di Palermo, ha permesso di avere una visione completa del fenomeno, di come sia facile cadere nelle maglie degli usurai specialmente nella società di oggi in cui l’apparire viene prima di tutto e per potere essere all’altezza degli standard imposti si ci rovina la vita facendo ricorso agli strozzini per recuperare il denaro necessario a pagare le rate delle diverse finanziarie accese. Dello stesso avviso il prefetto di Agrigento, il quale raccontando la sua esperienza di sindaco della città di Angri ha delineato un’immagine alquanto drammatica della società dei nostri giorni, provocata da un “a me tutto è concesso” che provoca in alcuni casi un delirio di on-

nipotenza che non permette di comprendere i limiti del possibile. Toccante la testimonianza d e l l ’a v v o c a to Salvago la quale ha spiegato come sia difficile per il vuoto normativo presente nel nostro ordinamento riuscire a denunciare gli “strozzini” senza vivere nella paura delle ripercussioni che tale atto potrebbe avere sulla propria famiglia; altrettanto toccante il racconto di don Salvatore Licata, impegnato a Licata, a combattere questo male oscuro della nostra società. Le conclusioni sono state affidate al nostro arcivescovo il quale ha sottolineato come tanto vi sia ancora da fare ma che

la Chiesa, nel suo piccolo, con varie iniziative, come quella del microcredito, ad esempio, cerca di aiutare e di stare accanto a chi potrebbe cadere nella rete degli estortori. Dispiace dover far notare una poca affluenza di pubblico, anche di sacerdoti, non dovuta ad una mancanza di comunicazione, ma semplicemente specchio della società dei nostri giorni. LdP

Donne dal cuore di pane no quelli narrativi di Gaetana Lipari: Maria Rita Spanò, La lavoratrice di Palma nana, Lu curatulu, Lu salatu, La Tavulata. Testi nei quali emerge la gestualità della donna contadina. L’autrice è affascinata da quelle sapienti mani di donna segnate dal tempo e dall’usura, dalle vene in rilievo, forse per un’alimentazione non del tutto ricca ed equilibrata. Mani che danno prova dell’ingegno femminile nel ricamo, nell’intreccio della qruina (palma nana), in cucina: vera e propria officina, atelier, metafora dell’ utero dove si dona, si accoglie e si nutre la vita; luogo nel quale risuona l’innodia delle nostre nonne e bisnonne fatta di giaculatorie, gesti, canti, rosari (prierie e divozioni), che rendevano meno pesante e solitaria la quotidianità. Quelle melodie è come se oggi risuonassero in noi. Pertanto spontaneo si leva un moto di grata memoria, che è valido per ogni tempo, ben espresso dal nostro Arcivescovo nella Introduzione al volume: «Ricordiamoci sempre del magnifico dono che Iddio ha voluto fare all’umanità creando la donna, la sua figura rende la vita migliore». L’opera è un omaggio lirico alle donne di un tempo. Un vomere che incide e squarcia la crosta della terra: sepoltura del ricordo. È una protesta contro l’oblio. Traspare il bisogno di rivivere, fosse anche per un momento, le sensazioni di un tempo, laddove la quotidianità non veniva stancamente e sciattamente consumata, ma orgogliosamente vissuta. Certo si rischia la mitizzazione del passato e l’enfatizzazione della religiosità popolare, ma ricordare è elaborare nuovamente. Alfonso Cacciatore

Continua dalla Prima Il cinismo di chi approfitta dell’estrema povertà altrui per soddisfare le proprie voglie perverse, tocca il vertice di ogni residuo animo umano, insieme con lo sconcio di chi organizza e pianifica da un ufficio ben protetto all’estero. Quante famiglie vivono sull’orlo della miseria per la carenza del lavoro? Nel vortice di un’economia che si dimostra fallimentare, sarebbe proprio interessante riuscire a capire come alcuni siano riusciti a guadagnare di più dell’anno passato. Non hanno spogliato, anche della pelle, i fratelli che non possono alzare la voce? Quanti i vili tradimenti di chi è stato unto sacerdote e abusa dei piccoli? L’affronto pesa su tutti noi che ci diciamo cristiani, perché il corpo è uno e non siamo capaci di autentica trasparenza e autentico amore. Quanti anziani languono e viene loro sot-

tratto il respiro in nome di “una vita che non è vita”? Quando la distorsione è nostra, di tutti, perché non sappiamo apprezzare il dono autentico, non quello che rende, ma quello che palesa la relazione con il Padre. Quanti diversi vengono oltraggiati perché si ritrovano diversi? Come misuriamo le uova o le mele perché rispondano ai contenitori prefabbricati, così vogliamo che le persone umane superino i parametri che noi riteniamo normali, mentre in concreto ci impediscono di cogliere il loro valore e la loro bellezza nascosta, celata. Gli interrogativi che si sono susseguiti non sono retorici o pie invenzioni commoventi, sono strade umane, vie sulle quali, passo dopo passo, l’umanità procede nel tempo e nella storia. Il Figlio, salendo lungo la sua via, stava raccogliendo tutte queste vie e ne accusava il colpo,

sicilianitÁ 

L’eredità di zia “Titì”

“È lu Rusariu prighera putenti,/la Madunnuzza, ch’e’ Matri Divina,/pi la salvizza di tutti li genti,/la raccumanna sira e matina./È midicina daveru celesti,/chi duna all’arma la vera saluti,/ ni fa scurdari li cosi mulesti,/e ni sulliva, si semu abbattuti.”

menfi  Tra tradizione e riscoperta del passato

«Chi erano le donne siciliane […] dove e come riuscivano a “sopportare” il peso dell’apparente subordinazione all’uomo? Come trascorrevano la loro giornata, quali lavori e con quali abilità li svolgevano, in quali “ambienti” a “differenza degli uomini “dominavano”?» Sono gli interrogativi a cui Donne dal cuore di pane cerca e dà la sua risposta: «Se la terra e il letto erano gli ambienti maschili, dove - la donna - maggiormente appariva in subordinazione, la cucina ed il cortile erano il suo regno, dove padroneggiava con gesti e rituali che davano sacralità alla vita. E si, perché la cucina rafforzava il suo ruolo di donna nel contesto familiare, il cortile in quello sociale». Il volume, fresco di stampa, è stato presentato in una sala stracolma di Casa Planeta a Menfi. Costituisce un segmento di un progetto pluriennale di educazione alimentare, Cibo e Tradizioni Religiose, che coinvolge diverse persone e soggetti istituzionali, coordinati dai tecnici dell’Unità operativa dell’Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste, sezione di Menfi. Il sottotitolo del volume, La donna nella civiltà contadina siciliana, esplica i suoi guadagni nelle quattro grandi arcate che lo costituiscono, le quali si nobilitano ulteriormente per il corredo fotografico. La donna di un tempo viene “sorpresa” da Margherita Venezia “in cucina e nel cortile” ovvero nella sapiente gestione delle relazioni intime e comunitarie: famiglia (cura del marito, educazione dei figli, governo della casa, relazioni con la parentela) e cortile (vicinato); la coglie nella santità del quotidiano fatta di riti sacri, devozioni e preghiere. Il tutto: lavoro, alimenti, pietà, si coagula nelle feste religiose ove la donna della civiltà contadina esperisce la sua funzione di sacerdotessa delle relazioni intime e sociali: dalla preparazione dei cibi votivi (muffuletta, cuccia, cucciddati) alla questua per la minestra di San Giuseppe, alla disposizione delle pietanze sulla Tavulata di San Gisippuzzu. Ai Testi informativi della Venezia si intreccia-



lo stordimento, proprio perché echeggiavano in un animo puro, innocente, ma le faceva sue per purificarle, per perdonare, per trasfigurare. Si faceva bersaglio perché il rimbalzo sgorgasse come acqua fresca che ristora nella salita, come certezza che ognuno/a non è solo ma la sua pena, il suo dolore, è già stato portato, ha trovato il suo significato. Ed ancora lei, sfatta quanto il Figlio era sfatto, non lasciava che il cumulo angustiante coprisse ed annullasse il grido di speranza che accompagnava ogni caduta, ogni colpo di martello, ogni dileggio. La storia e le storie si radunavano, percorrevano e solcavano i secoli, ritornavano tutte a Gerusalemme e vi portavano tutti i volti, tutti i dolori, tutti i desideri, si stava compiendo, e solo lei lo credeva, la grande speranza: il Crocifisso stava donando salvezza eterna. Cristiana Dobner

La zia Titì (Agata), illuminata, certo, dai Doni dello Spirito Santo (Sapienza, Intelletto, Consiglio, Scienza, Fortezza, Pietà, Timor di Dio), aveva capito che il modo migliore per farci conoscere ed amare il Divino Maestro e Salvatore Gesù e la Sua Madre Santissima, era quello di presentare i Misteri del Rosario raccontando gli avvenimenti. Mandare a memoria i Comandamenti, i Sacramenti e i Precetti, sarebbe stato opportuno man mano che nella nostra mente si presentassero spontanee le domande. Titì, prima annunziava il Mistero in versi squillanti e rimati, in lingua siciliana. A noi, specie ai più piccoli, per la verità, suonavano alquanto oscuri, anche se l’udito ne restava dolcemente carezzato: nell’ordine, venivano prima i “Misteri Gaudiosi”: “Diu ti manna l’ambasciata,/e di l’Angilu è purtata,/è mannata da Diu Patri,/già Maria si fici Matri.” A queste parole, che annunziavano il Primo Mistero, seguiva una specie di ritornello, ripetuto all’annunzio di ogni Mistero: “O Gran Vergini Maria,/mi cunsolu assai cu Tia.” Qui, qualcuno domandava: «Titì, che vuol dire ‘ambasciata’?» «Zitti, che vi spiego». Così, con un tono di voce dolce e suasivo, che sembrava carezzarci l’anima prima che le orecchie, Titì ci accompagnava a Nazareth per assistere all’Annunzio dell’Angelo a Maria Vergine, che trovavamo con le mani alzate al Cielo, in preghiera. Ascoltavamo ammirati l’elogio delle Virtù di Maria, mentre non sapevamo se congratularci o indignarci al sentire che la Sua Casetta era più piccola e disadorna della nostra. La gran meraviglia di noi piccoli, però, era per l’Angelo Gabriele, che – col suo splendore – trasformava in un Paradiso l’umile dimora di Maria. Allo Spirito Santo, visto che la Sua Azione era tanto nascosta e misteriosa, non riuscivamo a porre attenzione. Seguiva il Secondo Mistero: la Visita di Maria alla cugina Elisabetta: “Ti partisti cu gran fretta,/isti in casa di Elisabetta,/San Giuvanni nun era natu,/fu pi Tia santificatu”. Qui, il racconto si allargava alla vita di San Giovanni, che, da piccolo, si recava nel deserto a vivere da eremita; al suo ministero di Annunziatore del Messia, Battezzatore e coraggioso Apostolo della Giustizia e della Verità. Si giungeva così alla stupida crudeltà di Erode che, stregato dalle gambe di una ballerina (una ‘velina’ dell’epoca?), fa tagliare la testa all’unico uomo che lo aveva fatto sentire quello che era: un lurido verme. La fantasia si armava allora di tutta la potenza della nostra innocente indignazione, per farci sentire seguaci di un esercito disposto a lottare contro ogni malvagità. Si arrivava al Terzo Mistero Gaudioso: la Nascita di Gesù: “Intra ‘na povira mangiatura,/parturì la Gran Signura,/nascì Gesù Bammineddu,/‘mmezzu ‘u vo’ e l’asineddu”. Qui, la narrazione della Nascità di Gesù, si prolungava tanto che i più piccoli, senza chiedere che Titì smettesse, finivano lo stesso addormentati, con la boccuccia aperta, sognando di stare al calduccio, tra la paglia, accanto al Bambino Gesù. La recita del Rosario, continuava più velocemente anche se gli interlocutori erano rimasti in due o tre. Bisognava concludere i primi Cinque Misteri, seguiti sempre dalle Dieci Ave Maria, dal Padre Nostro e dal Gloria Patri, nonché dalla recita della Litania, regolarmente in latino e in ginocchio. Quando Titì morì, fu vestita di bianco, l’abito della Verginità e della Fede. Tutti dissero che a nessuno conveniva quell’abito quanto a lei. I nipoti – alcuni ancora in vita, ultraottantenni, altri in Cielo a farle compagnia – durante il funerale, si aspettavano che, da un momento all’altro, uscisse dalla bara e se ne volasse via, su, su, tra le stelle del Cielo, dando loro la possibilità di aggrapparsi al suo velo. Alla prossima, la pubblicazione dei Venti Misteri del Rosario in siciliano. Piresse

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Provincia

L’Amico del Popolo

28 Marzo 2010

Brevi provincia

favara Convegno regionale architetti

Quale futuro per i nostri centri storici O

rganizzato dall’Ordine degli Architetti della provincia di Agrigento, in collaborazione con la Consulta regionale degli architetti, ha avuto luogo all’interno del castello Chiaramontano di Favara il convegno sul tema “Centri Storici Siciliani: Politiche di riqualificazione”. Dopo il saluto del sindaco di Favara, Domenico Russello, e del presidente del consiglio comunale, Luca Gargano, sono intervenuti il presidente della Provincia Regionale di Agrigento, Eugenio D’Orsi, il presidente del Corso di Laurea in Architettura di Agrigento, Francesco Giambanco e Gabriella Costantino, soprintendente BB.CC. AA. di Agrigento. La prima parte dell’evento ha visto il confronto tra gli esperti. Tra gli altri Teresa Cannarozzo prof. ordinario Urbanistica Università di Palermo e direttore del C.I.R.CE.S.(Centro Interdipartimentale Ricerca Centri Storici), e Marco Dezzi Bardeschi prof. Ordinario di Restauro Architettonico Università di Milano. Nella seconda sessione dei lavori il giornalista Carmelo Sardo ha moderato il confronto politico a cui hanno preso parte Roberto Di Mauro e Michele Cimino, rispettivamente assessore regionale al Territorio e Ambiente e vice presidente della Regione, e il parlamentare regionale Giovanni Panepinto. Al dibattito hanno offerto il proprio contributo, tra gli altri, anche Domenico Fontana, presidente regionale Legambiente, e Giuseppe Trombino, presidente Inu Sicilia. «Il territorio e la sua salvaguardia – ha sottolineato Michele Cimino – sono uno dei pilastri dell’azione del nostro governo. I recenti fatti che

hanno colpito soprattutto alcuni centri del messinese ci inducono a operare al meglio per recuperare ritardi e, a volte, disattenzioni. Nei prossimi giorni saranno attivati i bandi relativi alle azioni 7.1 e 7.2 del Par-Fas (Programma attuativo regionale dei Fondi per le aree sottoutilizzate). Le somme saranno ripartite secondo le priorità definite in sede di giunta regionale e saranno impiegate per migliorare la qualità della vita nelle aree urbane, attraverso la realizzazione di opere strutturali. Parte dei fondi Fas finanzierà la realizzazione di opere strutturali in quei comuni siciliani che hanno necessità di interventi urgenti per il recupero edilizio. In particolare, circa 30 milioni saranno destinati proprio a contributi in conto interesse per interventi di recupero edilizio e di riqualificazione urbana. All’azione 7.1, è stata assegnata la somma di 450 milioni di euro, 128 dei quali saranno utilizzati per sistemare piazze e scuole, realizzare nuove aree di verde pubblico, giardini e parchi, strade di tipo sovracomunale, ripristinare edifici comunali di alto valore artistico». «Demanio, parchi naturali e riserve, e urbanistica sono tre temi che godono della nostra massima attenzione – ha precisato nel suo intervento Roberto Di Mauro – e come Governo mettiamo in campo tre disegni di legge che riguardano questi importanti ambiti. In merito ai centri storici, dobbiamo mettere in campo norme che immaginino non solo la trasformazione urbana come momento qualificante dell’Amministrazione, ma anche la possibilità che

ribera La strana storia dell’Ospedale

Da eccellenza a casa di riposo Levata di scudi, a Ribera, della popolazione, dei politici, degli utenti e della stessa chiesa per il drastico ridimensionamento dell’ospedale di zona, sancito per legge dal recente decreto assessoriale di Massimo Russo. Lamentele, rabbia e proteste già annunciate non appena è stata pubblicata la mappa dell’assistenza medica in Sicilia. L’ospedale di zona è stato ridotto ad un vero e proprio ricovero per anziani. Le promesse, che l’assessore alla Salute Russo ha fatto a Ribera, si sono rivelate vane perché non c’è alcun cenno alla cardiologia e vi sono soltanto 10 posti letto per la chirurgia e 20 per la medicina Non vi sono gli 8 posti che l’assessore aveva promesso per oculistica e otorinolaringoiatria. La rimodulazione ospedaliera prevede per la sanità riberese solo 30 posti per acuti, con l’aggiunta di 16 posti di day hospital. Vi sono per la verità 8 posti letto indistinti per l’area di cardiologia, nefrologia e endocrinologia, ma sono in day hospital e ricondotti all’Unità Operativa Complessa dell’ospedale di Sciacca, come pure i 4 posti indistinti dell’area chirurgica (urologia, ortopedia). L’unica unità che avrà un primario a Ribera sarà la medicina generale con i suoi 20 posti. “Non solo hanno ridotto l’ospedale riberese ad una astratta struttura sanitaria e ad una divisione di riabilitazione di là ancora da venire – ci hanno detto operatori sanitari, utenti e cittadini comuni – ma la cosa grave è che l’assessore Rus-

so abbia dimenticato le promesse fatte 60 giorni fa alla popolazione, alla deputazione nazionale e regionale locale e alle forze politiche, dentro al palazzo di città”. Prende posizione pure la chiesa locale che ha riunito il consiglio interparrocchiale e ha deliberato di dare voce ad una protesta forte e precisa a salvaguardia della salute della popolazione di un comprensorio con 60-70 mila abitanti, in un territorio nel quale la viabilità è quella del secolo scorso con l’impossibilità di potere raggiungere in tempo utile gli ospedali di Sciacca e di Agrigento. Il provvedimento – affermano i parroci – emesso per un problema economico, mortifica la dignità dell’uomo e mette a serio rischio la sua sicurezza e la sua salute. Enzo Minio

cammarata Novità nella viabilità

Riapre la SP 58 Finalmente riapre il collegamento tra la Strada Provinciale 58 e la Strada Statale 189, chiuso nel 2008 per lavori di sistemazione ed ampliamento della strada ferrata compiuti dalla R.F.I. Due anni di attesa in cui, sia l’Amministrazione cammaratese, sia molti cittadini hanno sollecitato la fine dei lavori per la riapertura dell’importante collegamento. Il Prefetto di Agrigento, Umberto Postiglione, ha indetto una conferenza dei servizi, nella quale tutti gli intervenuti si sono impegnati, ciascuno relativamente alle proprie competenze, a completare i lavori entro il 30 Marzo 2010. Alla conferenza dei servizi hanno partecipato il Sindaco Vito Mangiapane, il presi-

dente del Consiglio Antonio Mangiapane e l’ingegnere Giuseppe La Greca. Per la Provincia era presente l’ingegnere Michelangelo Di Carlo. Anche la ditta appaltante R.F.I., ha garantito l’impegno nel rispettare la scadenza ultima di fine Marzo. Il Sindaco di Cammarata ha ringraziato il Prefetto per l’interesse manifestato al fine di risolvere finalmente l’annosa situazione. La chiusura del collegamento, infatti, aveva rappresentato un ingente problema perché aveva impedito il transito ai cittadini residenti presso le contrade di Bocca di Capra, Ficuzza, Sciso e Scrudato, recentemente colpiti dalle frane che hanno ulteriormente aggravato le difficoltà dei loro spostamenti. Irene Catarella

licata Indigente assalta il comune Rivolta, a Licata, da parte di un indigente, M.A., 38 anni, che ha assaltato il Comune e, si è introdotto nella sala del sindaco. Lì ha dato sfogo a tutta la sua rabbia prendendo i mobili e gettandoli dalla finestra. L’uomo è stato raggiunto dai familiari che, però, si sono tenuti fuori dalla vicenda. Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine che hanno portato M.A. in caserma e lo hanno denunciato per danneggiamenti.

favara Chiesto l’annullamento della nuova giunta

il centro storico venga inteso come sistema delle quantità edilizie per mantenere il cosiddetto vissuto, e laddove ci sono abitazioni vetuste dobbiamo avere il coraggio di guardare avanti e immaginare una riedificazione che possa dare luogo all’interesse di siciliani di ritornare nei centri storici». A seguito dell’approvazione del documento scaturito dalla giornata di studi, è stata consegnata una targa ricordo agli architetti volontari di protezione civile intervenuti in Abruzzo, ad Agrigento ed a Favara oltre che al prof. Francesco Saverio Brancato, supervisore del progetto Hyperion. «Apprezzo – ha concluso l’architetto La Mendola – la partecipazione degli onorevoli Roberto Di Mauro e Michele Cimino e Panepinto che hanno ascoltato con molta attenzione le proposte dei professionisti impegnandosi a promuovere una riforma che sia condivisa con gli addetti ai lavori, ed a reperire le risorse necessarie per riqualificare i centri storici e incentivare la creazione di alloggi a canone sociale in seno a processi di recupero del patrimonio edilizio esistente». Salvatore Pezzino

Un ricorso per l’annullamento della delibera di nomina della nuova Giunta comunale di Favara perché in essa non è presente alcuna donna. Lo ha presentato il consigliere comunale del Pdl Antonio Fallea, che lo ha depositato nelle mani del segretario generale, ma inoltrato anche al prefetto di Agrigento, all’assessore regionale alle Autonomie locali Chinnici ed anche al ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna. Secondo il consigliere, la formazione della nuova Giunta vìola palesemente lo Statuto comunale che prevede la presenza di un minimo del 20% di donne. L’iniziativa di fallea è stata sostenuta dai consiglieri comunali del Partito Democratico.

porto empedocle Ripescata un’antica ancora Quando l’ha ripescata, tirandola su con le reti e con il pescato, al largo di Porto Empedocle, l’equipaggio del peschereccio “marinisi” ha subito sentito il bisogno di avvere telefonicamente il sindaco. Che si è fatto trovare al molo al momento dell’attracco, in mezzo a tanti curiosi e ai Vigili Urbani, per verificare “de visu” il ritrovamento. L’ancora, che verrà esaminata nelle prossime ore dagli esperti della Sovrintendenza Regionale del Mare è poi stata trasferita e data in custodia al Comando dei Vigili Urbani fin quando non troverà la sua definitiva collocazione presso il Museo del Mare.

Cattolica Eraclea: parroco e volontari dipingono pareti e porte chiese In tempi di grandi ristrettezze economiche succede che i parroci e tanti fedeli volontari, con propri mezzi e a proprie spese, dipingano nelle chiese le pareti, gli arredi e anche i portoni d’ingresso. É avvenuto a Cattolica Eraclea dove, artefice dell’iniziativa, è stato l’arciprete don Nino Giarraputo il quale, in collaborazione con un gruppo di imbianchini locali, decisamente volontari, ha dipinto tutte le pareti interne della chiesa del Rosario che è stata in buona parte rimessa a nuovo. Mentre proseguono i lavori di ricostruzione della cappella centrale della Chiesa Madre, ecco che viene rimessa a nuovo la chiesa del Rosario dove si celebrano le manifestazioni religiose più importanti e dove nella navata centrale si trova la statua di San Giuseppe che è il patrono di Cattolica Eraclea. Con i fedeli, l’arciprete, inoltre, ha provveduto a fare riverniciare tutti i portoni delle altre chiese della cittadina. «Abbiamo fatto tutto a nostre spese – spiega soddisfatto don Nino Giarraputo – ci dispiace di non avere ridipinto pure il tetto della chiesa del Rosario perché l’intervento sareb

be stato più costoso. Prima o poi probabilmente faremo anche quello. Lo sforzo è comune perché la comunità non mette a disposizione solo le braccia, nelle ore libere dal lavoro, ma ha provveduto anche a mettere le mani nelle proprie tasche per l’acquisto del materiale». I fedeli hanno provveduto, inoltre, alla pitturazione delle pareti e della porta d’ingresso della chiesa San Calogero, posta sull’omonimo colle e davanti alla quale si erge maestoso il suggestivo calvario con le 14 cappellette in pietra bianca locale della Via Crucis. Si tratta di opere meritevoli della comunità cattolicese che andrebbero salvaguardate come altri beni artistici e storici ecclesiastici, con l’aiuto di benefefattori e con qualche intervento finanziario della civica amministrazione, le cui economie purtroppo, come in altri comuni, viaggiano in brutte acque. (E. M.)

L’ANGOLO DEL CONSUMATORE Mi rendo conto che spesso la pubblicità nasconde insidie ed è ingannevole. Come difendersi? (A.G., Agrigento) Ecco un piccolo decalogo: 1) Diffidare dai messaggi pubblicitari che promettono risultati miracolosi (ad es. metodi dimagranti, prodotti di bellezza, etc.). 2) Leggere attentamente il testo del messaggio pubblicitario e controllare che non ci siano richiami, ad esempio con asterischi, a caratteri di stampa minuscoli (che di solito contengono le informazioni più importanti e veritiere). 3) Non firmare alcun modulo senza aver letto prima tutte le condizioni. 4) Controllare sempre l’effettiva convenienza delle operazioni promozionali (sconti, liquidazioni, numero effettivo dei pezzi disponibili, tariffe, ecc.). 5) Qualora vengano proposti prestiti personali e mutui, verificare le effettive condizioni delle proposte di finanziamento (tassi d’interesse TAN, TAEG, periodo di va-

lidità). 6) Accertare che il prezzo indicato sia comprensivo di oneri o spese accessorie (IVA, tasse d’imbarco, quote di iscrizione, spese di consegna, scatto alla risposta, ecc.). 7) Ovviamente, occorre tenersi alla larga da maghi, cartomanti ed operatori esoterici, che possono rivelarsi truffaldini e pericolosi. Non esiste alcun metodo per rendere più probabili o per prevedere le vincite dei giochi a estrazione. 8) Leggere attentamente le avvertenze inserite nella pubblicità e nella confezione del prodotto: se è pericoloso la pubblicità deve avvertire il consumatore. 9) Controllare la pubblicità diretta ai bambini. Alcuni messaggi, non ingannevoli per gli adulti, possono invece indurre in bambini e adolescenti un pericoloso travisamento della realtà. 10) Infine, fare attenzione alla pubblicità occulta: può essere nascosta in contesti dall’apparente natura informativa o di intrattenimento.

Per ulteriori chiarimenti o per informazioni rivolgersi a: Avv. Adele Falcetta, via S. Francesco n. 15 - 92100 Agrigento e-mail: studiolegalefalcetta@tiscali.it - tel./fax 0922 556222 - Cell. 338 3971821

Rubrica a cura dell’Avv. Adele Falcetta


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Società

roma-p.zza s. giovanni La manifestazione del PdL

Un’altra “faccia” del premier I

l 20 marzo è ormai una pagina del recente passato eppure, della manifestazione del PdL organizzata a Roma in piazza San Giovanni in Laterano in quella giornata, si continua a parlare. Si discute sul numero reale dei partecipanti – i dati dell’organizzazione, come sempre, non coincidono con quelli dichiarati dalla questura; si vocifera di figuranti pagati per sventolare le bandiere-vessillo e di viaggi e colazioni offerte per attrarre il popolo di Berlusconi al raduno capitolino; si commenta il clima da sagra paesana e di kermesse televisiva sapientemente mixato, ancora una volta, a quello di una convention politica dai tratti surreali. Tutte facce della stessa meda-

glia. Tutti aspetti caratterizzanti, nella storia e ormai a questo l’italiano medio del Pdl e dovrebbe essere avvezzo, la co- che, incomunicazione politica utilizzata rona il suo dall’universo PdL. Un movimen- leader come to nato a tavolino e dopo appro- capo di “un fondite ricerche sociologiche e movimento di marketing che, ancora oggi, ideologicononostante tutto e tutti, riesce a clericale”. calamitare l’attenzione su di sé Quasi voed a creare consenso gestendo i lesse epurasuoi contenuti ed il suo linguag- re la propria gio come se si trattasse di una immagine, trasmissione televisiva o di una Berlusconi campagna pubblicitaria azienda- prende a le. Ed è questo che in realtà è il prestito dal mondo religioso pa- mune sfoderando doti da trasforpartito del Popolo della Libertà: role che, poco o niente si decli- mista - prestidigitatore. Anche un’impresa nata per uno scopo nano col mondo della politica dei stavolta, come già era avvenuto ben preciso che, niente o poco ha nostri giorni. Termini che servo- nel lontano 1992, ha reso possia che vedere con i valori e l’ideolo- no a restituire e ricostruire quel- bile un nuovo modo di pensare e gia di un partito. Ed il 20 marzo è l’integrità morale e valoriale per- fare politica in Italia. stata l’ulteriore conferma. duta dai paladini del “Popolo della Il suo libro, i suoi ultimi discorLo slogan scelto per la Libertà”, diventano strumento di si, il giuramento dei candidati alle manifestazione, l’investitu- coinvolgimento e di stordimento elezioni regionali di rispettare il L’Arancia Ribera DOP ra dei candidati regionali, per la massa, per quel popolo che “patto per l’Italia” per poi nomitutto è servito per ridare può così sentirsi parte di un gran- narli “missionari di verità”, fanno smalto ad un’immagine de disegno storico. pensare ad una nuova declinaappannata dalle ultime viE come potrebbe essere diver- zione del concetto di personificacende di cronaca giudizia- samente se, dopo la ormai famo- zione della politica. Un pensiero ria e dare un nuovo corso sa aggressione fisica di piazza, il poco calzante con il credo demoal movimento. Già quel loro leader risponde all’esecutore cratico dei giorni nostri, ma che a “l’amore vince sempre sul- materiale del deprecabile gesto tratti ricorda quella sorta di invel’invidia e sull’odio” la dice con parole piene di amore e di stitura divina di cui si fregiavano lunga e dovrebbe spingere comprensione? Come non crede- gli imperatori. Berlusconi diventa Nel comprensorio di Ribera le pianalla riflessione. re che il loro premier è un uomo così, alla luce di questo nuovo te d’arancio Navel sono dette BrasiUno slogan, preso a “inspirato” che, persegue un bene credo da lui stesso proclamato, liani. Infatti è dimostrato che, questo prestito dal titolo del libro sommo nonostante le mille av- il “sacerdote” della modernità, tipo di arancio, sia giunto in Sicilia, scritto dallo stesso Berlu- versità ne osteggino la realizza- l’unico ed indiscusso “cerimonieintorno al 1920, direttamente dal Brasconi dopo l’aggressione di zione? re” di questo nuovo movimento sile. La perfetta acclimatazione di queMilano, da quel manoscritCome non pensare di essere, politico clericale contemporaneo, sti aranci, l’abbondante produzione e to “popolare perché nato alla luce di tutto questo, parte di l’unico rappresentante della “vel’eccellente qualità del frutto spinsero dalla gente (e da internet)” un grande movimento politico e rità” ed il solo degno di guidare il gli agricoltori locali a propagare ed ime “testimonianza pubblica sociale che sta scrivendo una pa- Paese. piantare il Brasiliano nei loro campi in di quell’Italia che sa anco- gina epocale per il Paese? A. Chiara Della Monica* sostituzione dei più antichi aranci non ra amare”. Uno slogan che Berlusconi, anche stavolta ha *Esperta in Comunicazione ombelicati chiamati “Aranci Partualli”. segna un nuovo capitolo mostrato un’abilità fuori dal co- Pubblica ed Istituzionale. Tanto che oggi una florida coltura dell’arancio, estesa 6.000 ettari circa, insiste su un comprensorio che interessa quattordici comuni con epicentro Ribera, senza alcuna frattura ambientate, varietale e colturale tra un comune e l’altro. Si tratta, quindi, di una vera e propria oasi arancicola totalmente distaccata dal contesto agrumicolo dell’isola e dell’Italia. Con DM 11.01.2008, l’Arancia di Devi cercare una Struttura Sanitaria convenzionata? Ribera ha ottenuto il riconoscimento della DOP, un ambito riconoscimento, l’unico agrume in Europa, che conDevi prenotare o spostare una visita medica? sente intanto di far parte a pieno titolo dei prodotti di qualità tutelati a livello nazionale e comunitario e di poter beDevi aggiornare i tuoi recapiti? neficiare delle politiche per la promozione e la comunicazione dei marchi di qualità. Arancia di Ribera DOP è bionda, Devi richiedere un rimborso? “zuccherina”, più adatta al consumo fresco ma adatta anche come spremuta e per la trasformazione. Quindi un’ottima arancia da tavola, ma che si presta benissimo per la preparazione di piatti dall’antipasto al dolce. Inoltre, le altre caratteristiche quali: organici; la facilità di distacco della buccia dall’endocarpo buccia; l’elevato grado di digeribilità e di pronta assimilazione, tanto da consigliarne il consumo anche di sera; il complessivo equilibrio del gusto, dell’aroma e del profumo; la pezzatura media dei frutti alquanto elevata, conferiscono all’arancia di Ribera un riconoscimento di mercato a livello nazionale ed europeo con una propria denominazione. Il Consorzio di Tutela dell'Arancia di Ribera DOP, le O.P. ed i produttori, con il sostegno delle istituzioni locali e regionali hanno intrapreso il cammino verso la valorizzazione di questo prodotto di qualità, con l’obiettivo di consolidare l'immagine di qualità del prodotto, un aumento della quota Ora puoi farlo in modo semplice e veloce di mercato destinata alle regioni del centro nord e all'estero, una migliore con i nuovi servizi attivati sul sito visibilità del prodotto nel mercato regionale, ma principalmente una magwww.fondoest.it giore redditività delle produzioni da garantire ai nostri produttori, alla luce del riconoscimento della DOP. Giuseppe Pasciuta comunicazione.cristina@fondoest.it

L’Amico del Popolo

28 Marzo 2010

diario multimedi@le «Uffici pubblici senza soldi? Tranquilli, arriva lo sponsor» Caro diario, in Italia, come tutti sappiamo, i soldi pubblici vanno a finire, da sempre e quasi sempre, nelle mani e nelle tasche sbagliate; e se, da un lato, le malefatte del potere consentono, ai suoi “boss”, gestioni tanto “allegre” quanto disoneste (mazzette, speculazioni, arricchimenti ai danni delle persone oneste come prassi consolidata da decenni e sempre più in variegata, irrefrenabile “escalation” anche ai danni dei più disperati: rileggiti le intercettazioni con le grasse risate del “clan degli sciacalli” che accolsero il terremoto in Abruzzo come una vera e propria manna di lordure criminali, roba da sbatterli dentro a vita), dall’altro le ipocrisie altrettanto delinquenziali del neoregime odierno ci vorrebbero persuadere, simultaneamente, d’uno stato di povertà estrema che comunque, vedi caso, va sempre e soltanto a colpire, ancora una volta, le indifese vittime del malaffare, con ampia scelta fra pensionati, disoccupati, sottoccupati “et similia”, ideali soggetti da truffare con editti di “austerity” e tetri appelli a tirare una cinghia ormai, però, all’ultimo buco. Categorie sociali che, peraltro, vanno a ritrovarsi quasi sempre anche in compagnia di “partners” istituzionali fuori da ogni ragionevole prevedibilità di condivisione dell’indigenza ma ridotti lo stesso a limoni spremuti. Di che parlo, caro diario? Fattelo dire da giornali, tg e web: non c’è giorno in cui tutti i pubblici uffici non si dichiarino in trincea, allo stremo, allo sfascio; e ciò (irrisolte, vergognose precarietà o persino riduzioni di personale a parte) anche per quanto concerne gli aspetti tanto più banali quanto più essenziali per la gestione di un’ovvia, quotidiana, normale vivibilità. In poche parole (cioè quelle del potere suddetto): non c’è un euro (per voi), quindi non rompete con queste continue lagne per carta, carpette, penne, benzina, gomme a terra, vetture di servizio tenute con lo spago e quant’altro indispensabile per il vostro lavoro, che comunque dovete fare sempre, bene e puntuali sennò Brunetta vi spedisce subito tutti a casa: arrangiatevi e ciao ciao. Le conseguenze, sempre agli onori (per dire) della cronaca: dirigenti ed impiegati d’ogni ordine e grado che arrivano a pagare di tasca propria carburante, olio, gomme, carta e via consumando pur d’essere in grado di fare il proprio dovere senza accampare (legittime) scuse e restare senza far nulla per colpa di chi se ne frega di fare il suo anche solo per questi “minimi gestionali”; ed anche nuove storie, incredibili ma vere, come questa qui. Un ufficio giudiziario è ridotto al collasso da decesso di cartoleria. Manca di tutto, i cicli dei ricicli sono alla decomposizione totale. E allora un’impresa del posto fa un’offerta di quelle che non si possono rifiutare (ma stavolta, per fortuna, senza “padrini”). Amici cari, paghiamo noi carpette e faldoni, ma ci mettiamo lo “sponsor”. Ok, risolto, benché, fatta la “legge” (cioè il contratto) l’acume giuridico di quell’ufficio abbia trovato subito “l’inganno” (cioè un trucco degno di Silvan): grazie, però adesso noi rivoltiamo tutto, così la pubblicità resta all’interno. Una soluzione “all’italiana” (magari adesso la ditta, presa per i fondelli, farà causa proprio a quei giudici che, però, non avrebbero agito così se non fossero stati tanto disperati da accettare uno “sponsor” pur di lavorare); e chi lo sa, forse a giorni avremo anche l’ufficializzazione generalizzata degli “sponsor salvauffici”, con carpette e faldoni dagli “spot” non rivoltati ma in doverosa, gratissima mostra, tipo, e tanto per rimanere fra tribunali & dintorni, i casi da insabbiare nei fascicoli dell’Antica Ditta “Acchiappa & Ammuccia”, o quelli sui terzetti “politici/affaires/escort” con il marchio (non d’infamia, purtroppo) del Club Privé “Tanti Festini nei Vostri Destini”; o quelli sui clandestini con il logo dell’Agenzia Viaggi di Ritorno “Tutti a Casa & Addio Per Sempre”. Nuccio Mula

Chiuso il 24 Marzo ore 12.00




Vita Ecclesiale

L’Amico del Popolo

28 Marzo 2010

ribera In Chiesa Madre ordinazioni diaconali

Nuova ricchezza per la Chiesa A

poche ore dall’ordinazione diaconale, abbiamo chiesto a don Giuseppe Cumbo, vice rettore del Seminario Arcivescovile di Agrigento di presentarci e parlarci un po’ dei nuovi diaconi che arricchiranno la nostra Chiesa. La nostra Chiesa Agrigentina si arricchirà di altri sei diaconi che, fra qualche mese, saranno ordinati sacerdoti. È una grande gioia per la comunità del Seminario che vede concludere l’itinerario di formazione dei sei giovani e fa sognare i seminaristi che avanzano sem-

pre di più “verso la meta”. È una grande gioia per le cinque comunità ecclesiali di provenienza che, grazie alla scelta di questi giovani, possono riflettere sul dono grande della vocazione sacerdotale. Sono in festa le famiglie dei sei candidati, custodi della vocazione dei loro figli e grate al Signore per un dono così grande. Palma di Montechiaro, Licata, Agrigento, Ribera e Favara sono i paesi di origine dei prossimi “don”. Storie diverse, itinerari differenti che hanno portato i sei giovani a scegliere un unico percor-

Montevago: giornata di spiritualità vocazionale Domenica 21 marzo, primo giorno di primavera con tanto sole, dopo questo inverno buio e piovoso, presso la casa delle Educatrici Missionarie P. Kolbe a Montevago si è realizzata la Giornata di Spiritualità a cui hanno partecipato un centinaio di giovani, cresimandi e non, della forania di Menfi, Sambuca , Santa Margherita e Montevago. La giornata, animata da Don Giuseppe Morreale Direttore Spirituale del Seminario ed i seminaristi Aldo, Domenico, Antonio e Giuseppe ben articolata nei vari momenti, ci ha coinvolto parecchio, soprattutto la testimonianza di Don Giuseppe e del seminarista Giuseppe entrambi hanno raccontato come hanno risposto al progetto di Dio. Anche la condivisione del pranzo ed i giochi ci hanno permesso di fare nuove amicizie e divertirci insieme, a conclusione un momento di Adorazione Eucaristica ci ha permesso di dire grazie per tutti i doni che il Signore ci ha concesso. (Piera Luisa Faccidomo)

so, quello che li invita a seguire il Signore più da vicino consacrando la loro Gerlando (Giorgio) Casula Salvatore Cardella vita a Lui Salvatore Attardo nel servizio al Vangelo e alla Chiesa. Salvatore Cardella di Licata e Carmelo Rizzo Giuseppe Lentini C a r m e l o Giuseppe Colli Rizzo di Favara hanno iniziato il loro cam- bito dopo la licenza liceale. I due mino in Seminario in un’età Giuseppe fin da bambini hanpiù matura: Salvatore dopo no vissuto insieme gli anni della aver fatto diverse esperienze formazione scolastica e, grazie e avere collaborato nell’azien- anche al loro impegno nella vita da agricola della sua famiglia; parrocchiale hanno maturato la Carmelo dopo avere lavorato loro scelta. Di Giorgio si potrebcome cuoco, aiutato anche da be dire lo stesso aggiungendo, forti esperienze di volontariato. però, un’intensa esperienza scout Salvatore Attardo di Palma vissuta nel gruppo della sua pardi Montechiaro ha iniziato il rocchia. suo percorso vocazionale già Preghiamo per loro perché nel 2000 entrando nel Semina- l’esperienza del diaconato non sia rio minore, e, dopo la maturità, soltanto una tappa di passaggio ha continuato la sua formazio- ma detti lo stile del servizio nella ne filosofica e teologica. loro futura vita sacerdotale, ad Giuseppe Colli e Giuseppe imitazione di Gesù che è venuto Lentini di Ribera e Gerlando in mezzo a noi per servire e dare Casula di Agrigento, invece, la vita per tutti. sono entrati in Seminario suGiuseppe Cumbo

campobello di licata25 marzo 2010

Un nuovo organo per la Chiesa Madre “Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere un notevole splendore alle cerimonie della Chiesa e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti”, così afferma la Costituzione “Sacrosanctum Concilium al n° 120, ed è così che a distanza di 45 anni da quell’evento, si realizza concretamente anche nella Chiesa Madre di Campobello di Licata, il desiderio di quanto i padri conciliari hanno espresso per le nostre liturgie. Strumento prezioso, l’organo nasce dal grande desiderio curato da diversi anni, dell’arciprete don Calogero Montana, che ha voluto donare questo splendido omaggio – come ha affermato lui stesso - alla sua diletta parrocchia e perciò alla diocesi. Il travaglio, per poter realizzare tutto ciò, è stato di gran lunga notevole in tutti gli ambiti, sia per i lavori eseguiti dalla Ditta fratelli Cimino di Aragona e il tempo richiesto per tale realizzazione, sia per la spesa sostenuta, alleviata un po’ anche dai parrocchiani che, generosamente, hanno voluto accogliere l’idea e partecipare alla realizzazione. Ed è così, dopo parecchi sacrifici che, alla presenza delle autorità civili e religiose e del Consiglio Pastorale Parrocchiale e Cittadino, il 25 marzo, solennità dell’Annunciazione del Signore, alle ore 19, è stato inaugurato e benedetto il nuovo organo a canne della chiesa Madre, santuario dedicato a Maria Santissima dell’Aiuto. Dopo vari

interventi inerenti i lavori, la benedizione e il concerto d’organo del maestro Diego Cannizzaro, maestro di cappella e organista titolare della Cattedrale di Cefalù, e un concerto “in duo” con la flautista Valentina Alabiso. In questo giorno di festa, facendo memoria dell’Annuncio dell’Angelo a Maria, tutta la Comunità parrocchiale ed ecclesiale di Campobello di Licata, rende gloria al suo Signore, Verbo fatto carne con l’augurio più bello che i cuori di ognuno, come il suono melodioso dell’organo, possano innalzare inni di lode consapevoli nelle liturgie domenicali, per rendere la partecipazione delle nostre assemblee, piena e attiva, per raggiungere lo stile della Comunione fraterna. Piera Accascio

scandalo abusiLa lettera del Papa ai cattolici irlandesi

Una Chiesa ferita si rialza Benedetto XVI ha scritto alla Chiesa in Irlanda, ai suoi pastori, religiosi e fedeli. Una lettera che tanti, sia all’interno della comunità cristiana che civile, attendevano. La prima impressione è che il Papa, come in altre circostanze, si sia fatto davvero vicino alla gente, non temendo il confronto con la dura verità dei fatti. Questo smentisce, ancora una volta, lo stereotipo che taluni fanno di Benedetto XVI. Tutto il contrario! Dichiara: “Come voi, sono stato profondamente turbato dalle notizie apparse circa l’abuso di ragazzi e giovani vulnerabili da parte di membri della Chiesa in Irlanda, in particolare da sacerdoti e da religiosi”. Parla di un senso di tradimento, che condivide con i suoi fedeli, per gli atti peccaminosi e criminali commessi ed anche per il modo con cui le autorità della Chiesa in quel Paese li hanno affrontati. Benedetto XVI sceglie la comunicazione diretta e raggiunge tutti: le vittime di abuso e le loro famiglie; i sacerdoti e i religiosi che hanno abusato dei ragazzi; i genitori; i ragazzi e i giovani dell’Irlanda; tutti i sacerdoti e i religiosi; i confratelli vescovi. Nell’era della comunicazione affida il suo pensiero ad una lettera, nella consapevolezza che tutti la potranno leggere e trarre le proprie conclusioni. Colpisce, ancora, l’equilibrio della posizione, la prudenza delle decisioni, la serietà dei provvedimenti. Un modo di fare così diverso dal moralismo, che spesso conduce al giustizionalismo o alla

diffamazione. Quando succedono fatti gravi, come quelli denunciati dal Pontefice, in fretta si cerca il colpevole, consegnando il suo nome e la sua figura al ludibrio pubblico. A volte, si costruiscono casi non veri con l’unico intento di fare notizia, infangando persone innocenti. Il moralismo è miope: condanna, a volte giustamente, il comportamento di taluni, ma non propone rimedi e, neanche studia le cause. Meno che meno, indica che cosa è bene e che cosa è male. La Chiesa, invece, ha un altro modo di fare. Benedetto XVI ricorda i passi compiuti: l’incontro a Roma con i vescovi irlandesi; la condanna di questo odioso crimine e della debolezza di taluni vescovi; la constatazione che l’abuso sui minori non è un fatto specifico né dell’Irlanda, né della Chiesa; il richiamo alla storia di fede dell’Irlanda, che ha avuto infinite luci e le ha offerte al mondo, tramite i missionari; i cambiamenti recenti che hanno indebolito la religiosità; l’invito ad una penitenza seria; l’indizione della visita canonica per alcune diocesi. La pedofilia è stata una profonda ferita; ha fatto male alle vittime, ma anche alla Chiesa, che è il Corpo mistico di Cristo; e ogni ferita va curata e guarita. “Intendo esortare tutti voi, come popolo di Dio in Irlanda, a riflettere sulle ferite inferte al corpo di Cristo, sui rimedi, a volte dolorosi, necessari per fasciarle e guarirle, e sul bisogno di unità, di carità e di vicendevole aiuto nel lungo processo di

FavaraRitiro delle famiglie all’Oasi Cana

Una giornata in comunione Partecipare ad un ritiro con le famiglie è un’esperienza che molte coppie di sposi hanno già fatto, come il partecipare al corso di preparazione al matrimonio per i fidanzati è un’esperienza consolidata ma, condividere, fidanzati e famiglie, una giornata insieme, accolti dalle famiglie dell’Associazione Oasi Cana, di Sambuca di Sicilia, è stata un’esperienza di comunione unica per il nostro paese di Favara. É difficile riassumere in poche parole, lo stile, l’accoglienza e la semplicità dell’associazione che ci ha dimostrato come: “annunciare, celebrare e servire il Vangelo del matrimonio e della famiglia” sia possibile e addirittura esigenza per chi è alla sequela di Cristo. Qualcuno ascoltando le parole di Enza e Lillo, di Albertina e Gaspare ed altri, forse ha avvertito un senso di vertigine dentro di sé, loro non hanno fatto altro che raccontarci la vita delle famiglie: difficoltà, serenità, sofferenza, gioie, percezione d’inadeguatezza davanti al cammino da compiere, tuttavia, illuminati dalla Luce di Dio, sono diventati luce anche loro, insieme, ciascuna famiglia con i propri tempi, generati a vita nuova, rinati da un’esperienza d’incontro vivo con Gesù Cristo. Occhi nuovi per vedere le povertà della famiglia, iniziando proprio dal guardare dentro se stessi, mettendo a disposizione tutto perfino le loro case, per fare incontri con altre famiglie, che per “contagio” fanno lo stesso, divenendo “unità coniugale”. Poi dopo le testimonianze, durante il pranzo, quasi una gara nel prendersi cura gli uni degli altri, alla maniera di una grande famiglia. Nel primo pomeriggio la celebrazione Eucaristica nella Chiesa Madre, sotto lo sguardo della Madonna dell’Udienza. Anche questa domenica apparentemente uguale ad altre, nascondeva doni inaspettati, in realtà sul pullman, ognuno aveva qualcosa da raccontare e proporre, i fidanzati hanno continuato a riflettere a voce alta insieme sulla vocazione, l’impegno, amore alla vita. Marina e Salvatore Piscopo

Linosa festeggia il patriarca San Giuseppe Anche quest’anno la comunità di Linosa ha festeggiato con grande fede e devozione San Giuseppe. La festa è stata preceduta da un triduo di preghiere, con la partecipazione attenta e devota dei fedeli. In questi tre giorni di triduo l’arciprete Padre Giovanni Fregapane ha messo in evidenza la figura straordinaria e ancora attuale del patriarca, sottolineandone l’umiltà, il servizio, e l’obbedienza alla Parola di Dio. Il giorno della festa, Gesù, Giuseppe e Maria - impersonati dal piccolo Lorenzo Errera, Vincenzo Luca e Olga Remirez - hanno girato per le vie dell’isola bussando alle porte delle case degli anziani, con il tipico triplice colpo, al quale ha fatto seguito l’invito alla Santa Famiglia ad entrare. A mezzogiorno ci si è ritrovati in oratorio, dove era pronta la tradizionale minestra di San Giuseppe con i tipici prodotti dell’isola, preparata dalle mamme e dai confrati. Dopo la benedizione dei pani di San Giuseppe e della mensa, un momento di agape fraterna. Nel pomeriggio la processione con il simulacro del Santo per le vie dell’isola, al rientro in chiesa la solenne celebrazione eucaristica. (Angela Villa)

ripresa e di rinnovamento ecclesiale”. Non sarà una alla Chiesa, alcuni non riescono più a entrare in un guarigione immediata, ma occorrerà molto tem- luogo sacro, altri hanno perso la fede. Il Papa ne è po. È il dramma del peccato, che non è mai solo un consapevole e, per questo, vuole avvicinare, ancofatto individuale, ma è una ferita alla compagine ra, la Chiesa ai giovani. Solo lui può farlo. ecclesiale. In questa prospettiva, i sacerdoti e reli“Siamo tutti scandalizzati per i peccati e i falligiosi che si sono macchiati di pedofilia dovranno menti di alcuni membri della Chiesa – scrive a rispondere, innanzitutto, a Dio e, poi, ai Tribunali. questi giovani – ma è nella Chiesa che voi troveIl loro delitto è, insieme, umano e soprannaturale: rete Gesù Cristo, che è lo stesso ieri, oggi e sem“Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani in- pre. Egli vi ama e per voi ha offerto se stesso sulla nocenti e dai loro genitori; avete perso la stima del- croce. Cercate un rapporto personale con lui nella la gente dell’Irlanda e rovesciato vergogna e diso- comunione della sua Chiesa”. nore sui vostri confratelli… Avete violato la santità Marco Doldi del sacramento dell’Ordine Sacro… Insieme Vasto al danno imassortimento menso causato di Tunichette alle vittime, un grande danno è per Prima stato perpetrato Comunione alla Chiesa”. a partire I giovani insieme alla Chieda 30,00 euro sa di Cristo: ecco le prime Via Scalo Caldare, 44 92021 ARAGONA vittime. Molti (vicino la Stazione Ferroviaria) di questi giotel. e fax 0922/36694 - cell. 347/6945188 vani guardano e-mail: cipolla.salvatore@yahoo.it con freddezza


28 Marzo 2010

anniversarioIntervista a mons. Muratore ad un anno dal suo episcopato

«Agrigento nel mio cuore» A

d un anno dalla sua nomina a Vescovo di Nicosia e dal suo ingresso nella nuova diocesi abbiamo incontrato, S.E. mons. Muratore al quale abbiamo rivolto alcune domande. Mons. Muratore come legge questo primo anno di servizio episcopale a Nicosia? Forse è troppo ovvio dire che sono contento, ma è così. Il Signore mi ha chiesto di lasciare la Chiesa che mi ha generato alla fede e mi ha dato una Chiesa da amare in modo speciale e particolare. Sono contento per i presbiteri che mi collaborano, per i fedeli che mi attestano attenzione e tenerezza, per i giovani a cui sto dedicando in maniera speciale l’inizio del mio ministero. Ho vissuto quest’anno con la spinta della sfida dell’uscire, così come avevo annunziato fin dal mio primo inizio. Tessere e ritessere la trama del territorio deve essere stile del Vescovo, ma anche stile di Chiesa - dei presbiteri, dei laici e delle comunità. Prima di tutto ho incontrato i Comuni e le frazioni per una celebrazione di primo incontro; poi, in un secondo tempo, ho fatto una mini visita pastorale alle parrocchie, alle istituzioni e all’insieme dei consigli pastorali di ogni paese, in seguito ho celebrato in ogni parrocchia ed ho incontrato il consiglio pastorale parrocchiale il consiglio per gli affari economici e alla fine i giovani, sia nelle parrocchie che in tutte le scuole superiori della diocesi. Quali sono le diversità e le analogie tra la diocesi di Agrigento e quella di Nicosia?

Una differenza è la sproporzione tra vastità e piccolezza: la Diocesi di Nicosia per il numero di abitanti è un sesto della popolazione di Agrigento. La situazione viaria poi è molto differente: a Nicosia le strade sono tortuose e spesso dissestate, sono un po’ le vecchie mulattiere trasformate a misura di auto e ciò non facilita la comunicazione tra i comuni della Diocesi. Agrigento ha una rete viaria più sistemata anche se alcuni comuni, specie quelli interni sono ugualmente difficili da raggiungere. Inoltre ad Agrigento, probabilmente per le caratteristiche del terreno e del clima c’è un’agricoltura più sviluppata. Dall’altra parte Nicosia è una Diocesi più a misura d’uomo e dà l’opportunità di intessere relazioni più dirette e personali. Inoltre il Sinodo diocesano celebrato recentemente ha messo alcuni punti fermi e ha dato spinte di forza per una pastorale rinnovata. Per il resto siamo in Sicilia ed i problemi sono identici: disoccupazione, esodo delle intelligenze, poco mercato, uso di alcool, ecc. Ha chiesto alla sua diocesi nella lettera pastorale per la dedicazione della Basilica Cattedrale di partire: quale il viaggio che volete intraprendere? Quel giorno ci siamo domandati: Come vuole il Signore la sua Chiesa di Nicosia? Qual è il sogno di Dio sulla nostra Chiesa? E noi possiamo partecipare a questo sogno di Dio? Ed ho intravisto in quattro caratteristiche il volto della mia Chiesa: appoggiata (abbracciata) nella fedeltà; attraente per la comunione; affascinante per

la tenerezza; sempre piena di zelo. Su questo ci vogliamo scommettere. Nella lettera pastorale ho tracciato le linee guida del cammino: il nuovo itinerario per il completamento dell’iniziazione cristiana dei fanciulli con la celebrazione di Cresima ed Eucaristia insieme, la missione popolare da vivere con i giovani per i giovani, l’avvio della riflessione diocesana per nuovi itinerari di riscoperta della fede per gli adulti (itinerari sul modello catecumenale), l’urgenza di strumenti per la comunicazione sociale (su questo Agrigento è molto più avanti), la sottolineatura sugli organismi di partecipazione, specialmente a carattere cittadino e foraniale. Sogno la mia Chiesa di Nicosia come “umile e glorioso tramite del Salvatore” (Paolo VI), tutta di Cristo e di nessun altro, compagna di strada degli uomini, con nel cuore l’infinita e smisurata tenerezza del Padre. Come si vede Agrigento da Nicosia? Purtroppo sotto taluni aspetti si rimane tagliati fuori, i quotidiani locali della provincia di Enna non raccontano gli avvenimenti di Agrigento, non c’è Telepace, non ci sono le altre emittenti agri-

gentine, solo L’Amico del Popolo e qualche mia sporadica sortita sul web mi raccontano un po’ della vostra vita. Per il resto Agrigento mi rimane nel cuore, è la mia madre nella fede e tutto ciò che la fa crescere, tutti i passi di positività che la promuovono, mi riempiono il cuore e mi fanno sperare sempre il di più e il meglio. Cosa augura alla nostra diocesi. Una grande, bella, propositiva comunione presbiterale attorno al Vescovo, il respiro ampio di un piano pastorale condiviso, che abbia orizzonti vasti e che a breve, medio e lungo termine aiuti le comunità a fare passi graduali verso la comunione e verso quell’attenzione al territorio e alla riscoperta della fede degli adulti su cui si è già incamminata. Infine auguro una Santa Pasqua, all’insegna di un incontro rinnovato con il Signore, per caricare di fiducia, di novità e di speranza le relazioni ed i percorsi delle comunità. M.D.M.

Ufficio missionario diocesanoIncontro di formazione

Chiesa libera... per liberare Si è svolto ad Agrigento, presso l’aula multimediale de L’Amico del Popolo, il terzo incontro di formazione missionaria, nell’ambito del programma annuale “Abbracciamo il mondo”. L’incontro è stato tenuto da Padre Enzo Amato, della Diocesi di Mazara del Vallo, per diciotto anni missionario in Ecuador. Dopo una scheda di presentazione sul continente americano, don Enzo, ha raccontato la sua esperienza missionaria soffermandosi su due aspetti particolari: la missione come ricerca della giustizia e la globalizzazione della carità. Non sono mancati i riferimenti alla tanto discussa “teologia della liberazione”. Interessanti, sono stati alcuni suggerimenti che padre Enzo ha offerto ai presenti: «Per la Chiesa di un continente ritenuto il più cristiano

la Parola «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»



Vita Ecclesiale

L’Amico del Popolo

e insieme il più disumano, la situazione di oppressione e di ingiustizia sociale in cui versano moltitudini di poveri, costituisce uno scandalo e una sfida... La Chiesa deve stare dalla parte della povera gente, essere orecchio e occhio attento della realtà quotidiana che questa gente vive, per servirla. La missione quindi deve essere non solo annuncio ma anche “denuncia” dell’ingiustizia e dei peccati sociali di cui si macchiano le istituzioni pubbliche e private. É tempo di passare da una pastorale della “conservazione della fede” ad una pastorale della “trasformazione e della liberazione” della vita per la costruzione del Regno di Dio. Ma la Chiesa se vuole “liberare” deve essere libera... E i laici, il gigante addormentato, devono assumersi responsabilità e impegni ministeriali, come del resto avviene

nelle Chiese dell’America Latina». All’incontro hanno preso parte un centinaio di animatori missionari che a vario titolo si spendono, nell’ambito delle proprie comunità di appartenenza, per la pastorale missionaria. Il prossimo incontro di formazione missionaria si svolgerà Domenica 18 Aprile, alle ore 17, negli stessi locali, ospite Padre Livio Maggi, Missionario del PIME in Asia. Giovanni Russo

alessandria della rocca

III Corso Studi sociali «Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni, cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova». Con le parole di Isaia, don Baldo Reina, vicario diocesano per la pastorale ha dato inizio alla presentazione dell’Enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate, presso l’Eremo-Santuario della Comunità Apostolica Passionista di Alessandria della Rocca. L’incontro è stato promosso dall’Associazione Culturale Laici nella Chiesa e Cristiani nella società, d’intesa con l’Assistente P. Leonardo, responsabile dell’eremo santuario Madonna della Rocca, in sintonia e unità d’intenti con Don Giuseppe Castellano,Vicario foraneo. Forte della sua competenza pedagogica don Baldo ha accompagnato l’uditorio alla scoperta dei tesori dell’Enciclica, “vero e proprio prontuario sociale cristiano per il XXI secolo”. La carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa ma, in ambito sociale, giuridico, culturale, politico, economico corre spesso il rischio di essere fraintesa ed estromessa dal vissuto etico. Corre il rischio dell’irrilevanza ad interpretare e dirigere le responsabilità morali. Perciò la necessità di coniugare la Carità con la Verità, e nella direzione segnata da San Paolo della “veritas in caritate” (Ef.4.15) ma anche in quella della “caritas in veritate”. Solo nella verità la carità risplende e si libera dal rischio del sentimentalismo, dell’emotivismo e del fideismo. La carità e la verità costituiscono il fondamento e la dinamica della dottrina sociale della Chiesa. Proprio ancorando alla carità e alla verità il servizio della Chiesa all’uomo e a Dio, già Paolo VI proponeva la Populorum Progressio, che papa Rattzinger considera la “Rerum Novarum dell’epoca contemporanea” che illumina il cammino dell’umanità in via di unificazione. E ribadisce due grandi verità : tutta la Chiesa in tutto il suo essere e il suo agire, quando annuncia, celebra ed opera nella carità, è tesa a promuovere lo sviluppo integrale dell’uomo; l’autentico sviluppo dell’uomo riguarda unitariamente la totalità della persona in ogni sua dimensione; lo sviluppo è vocazione perché ogni vita è vocazione. Perciò esso nasce da un appello trascendente ed è incapace di darsi da sè il proprio significato ultimo. Non vi è umanesimo vero se non aperto verso l’assoluto. Procedendo su questa scia don Baldo ha introdotto l’uditorio ai temi della fraternità e della gratuità assolutamente richiesta per uno sviluppo veramente umano ma anche a come sia fondamentale comprendere non solo l’approccio teologico dell’enciclica, ma anche quello filosofico ed altamente politico. Dice il Santo Padre: «Occorre impegnarsi incessantemente per favorire un orientamento personalista e comunitario, aperto alla trascendenza, del processo di integrazione planetaria». É evidente che ciò comporta una revisione e una riprogettazione dei modelli dello sviluppo privilegiati finora. Non è accettabile l’economia di mercato, se questo diventa l’assoluto, non c’è solo la giustizia commutativa, c’è anche quella distributiva. L’economia deve essere civilizzata, posta a servizio dell’uomo, andando oltre la logica del profitto. Conclude l’oratore il suo articolato percorso con le parole del Santo Padre: «senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia» ma «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt.28,20). Pino Frisco

Domenica delle Palme

a cura di Gino Faragone

Condannato anche se innnocente “Non trovo nessuna colpa in quest’uomo”: Pilato più volte afferma l’innocenza di Gesù, eppure lo condanna. Gesù sarà crocifisso per la sua testimonianza della verità. Impotenza della giustizia, fame di potere! Tanti ancora, purtroppo, i Pilato che cedono alle pressioni del popolo e condannano a morte un innocente; tanti ancora coloro che in nome della Ragion di Stato insabbiano la verità. Una vicenda quella di Gesù, che sentiamo ancora ripetere, seppure con modalità diverse. La carriera vale sempre di più, anche della vita di una persona, e innocente per giunta. Quante vittime umane immolate sull’altare dell’onnipotente dio del potere e del successo! Subito dopo la commemora-

zione dell’ingresso solenne e festoso di Gesù a Gerusalemme, la liturgia ci fa leggere il testo della passione e morte di Gesù nella versione lucana (22,14 – 23,56). Una storia, quella raccontata da Luca, che pur non nascondendo la tragicità dell’evento pone in particolare risalto la misericordia di Gesù. Egli è il martire che offre la sua vita per la salvezza di tutta l’umanità e muore pregando. La croce diventa la cattedra del suo insegnamento finale, una seria lezione sulla morte, come abbandono perfetto nelle mani di Dio: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. L’ultima parola sulle labbra di Gesù, così come la prima, è quella di “Padre”. La preghiera è l’atteggiamento che permette a Gesù di superare la suprema

prova della tentazione e gli consente di invitare i discepoli ad andare con lui verso il suo destino finale. Vogliamo ricordare alcuni di questi toccanti episodi: l’accoglienza amorevole di Giuda, la guarigione del servo a cui è stato tagliato l’orecchio nel momento della cattura di Gesù, lo sguardo benevolo nei confronti di Pietro che lo ha tradito, le parole di consolazione nei confronti delle donne che piangono su di lui, il perdono a coloro che lo stanno crocifiggendo, l’ingresso nel regno assicurato al ladrone pentito. Non soltanto Gesù, ma anche gli altri personaggi vengono trattati in modo particolare: i discepoli non fuggono e rimangono fedeli a Gesù nelle prove;

si addormentano al Getsemani solo una volta e non tre e a motivo della tristezza; gli avversari non presentano durante il processo falsi testimoni; Pilato ripetutamente cerca di liberare Gesù perché lo ritiene innocente; anche uno dei due malfattori crocifissi riconosce l’innocenza di Gesù; la numerosa folla che lo segue verso il Calvario, nonostante il divieto della Legge che impedisce il lamento pubblico per un malfattore (Dt 21,22), si batte il petto e geme su di lui. Gesù sulla croce è amorevolmente circondato da amici che prendono parte alla sua sofferenza. Luca cerca di scusare tutti, non sottolinea neppure le colpe dei Giudei, non riferisce le imprecazioni del sommo sacerdote e gli scherni dei soldati.

Il dramma della croce diventa il segno di una particolare presenza divina, uno strumento d’amore e di perdono. Una bella storia dunque, che ha avuto inizio in una grotta e che si chiude ugualmente in un’altra grotta, il sepolcro. Il suo corpo morto è ora il seme che incomincerà a portare una vita nuova. Quella vita che possiamo già intravedere sullo sfondo con cui Luca conclude il suo racconto: “Era il giorno della Parasceve e già splendevano le luci del sabato” (23,54). Gesù nel sepolcro celebra il riposo sabbatico, si riposa dalle fatiche, dopo avere trovato nel regno degli inferi l’uomo da sempre cercato, e inaugura il giorno definitivo della risurrezione, il giorno senza tramonto.




Attualità Italia, sostentamento sacerdoti

L’Amico del Popolo

28 Marzo 2010

Piancastagnaio (Siena), restauro chiesa

Uganda, St. Mary's Hospital

Roma, aiuto ai senza fissa dimora

CON L’8XMILLE ALLA CHIESA CATTOLICA AVETE FATTO MOLTO, PER TANTI. Con il tuo modello CUD puoi partecipare alla scelta dell’8xmille anche se non sei tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi. Basta firmare due volte la scheda allegata al CUD: nella casella “Chiesa cattolica” e, sotto, nello spazio “Firma”. Poi chiudere solo la scheda in una busta bianca indicando sopra cognome, nome e codice fiscale e la dicitura “Scelta per la destinazione dell’otto e del cinque per mille dell’Irpef” e infine consegnarla alla Sulla tua dichiarazione dei posta. Per ulteriori informazioni puoi telefonare al Numero Verde 800.348.348. r e d d i t i o s u l m o d e l l o C U D Il cinque per mille si affianca anche quest’anno all’8xmille. Il contribuente può firmare per l’8xmille e per il cinque per mille in quanto uno non esclude l’altro, ed entrambi non costano nulla in più al contribuente.

C.E.I. Conferenza Episcopale Italiana

www.8xmille.it

L'Amico del Popolo  

edizione del 28 marzo 2010