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Anno 54 C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

Gerlando testimone di fiducia L’attuale festa di San Gerlando cade in fortunata coincidenza con l’anno che la Chiesa intera dedica a San Paolo. È noto che, del santo patrono agrigentino, abbiamo pochi dati storici, tuttavia la coincidenza con l’anno paolino e l’inevitabile confronto con San Paolo, ci permette di mettere a fuoco alcuni aspetti della sua personalità ed attività, prima forse trascurati. Ad esempio, prendiamo in considerazione la prima preoccupazione dell’Apostolo Paolo, una volta formata una comunità. Le sue Lettere ci attestano che continuamente Paolo «esortava» nella fede i fedeli e che egualmente raccomandava la stessa cura pastorale a coloro che lasciava a capo delle comunità istituite. Passando a San Gerlando, tra i meriti che la sua medievale biografia enumera, si legge che «non cessava di esortare alla fede cristiana i fedeli» (Legenda Sancti Gerlandi, 21). Le coincidenze tra Paolo e San Gerlando dunque ci sono e il ministero del primo può illuminare il secondo. Entrambi operatori di conversioni e costruttori di comunità ecclesiali, sarebbe anche giusto interrogarsi sui metodi della loro attività e, in una parola, sulla loro progettualità pastorale. Molti studiosi di Paolo, hanno detto che l’Apostolo è stato un formatore di comunità cristiane perché ha vissuto la consapevolezza dell’origine divina della sua vocazione. Dio, dichiara Paolo, lo ha ritenuto degno di fiducia per la missione apostolica ed egli non si è mai presentato in nome proprio. Piuttosto ha confidato nella certezza di dipendere in tutto da Gesù Cristo, e così ha potuto affrontare con serena fortezza le difficoltà innumerevoli della sua attività e le possibili paure del suo compito di testimone del Risorto: Ti basta la mia grazia! In breve, il segreto di Paolo fu una grande fiducia in Dio e di essa fu anche evangelizzatore. Vincenzo Lombino

Esce il Venerdì - Euro 1,00

Citta’

N. 8 del 1 Marzo 2009

cultura

Ato Idrico: uan storia di malamministrazione di Franco Pullara

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Provincia

Gli studenti del Leonardo incontrano Pino Maniaci di Marilisa Della Monica

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Vita ecclesiale

Tanta acqua per le città di Enzo Minio

C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

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Seminario in festa per i nuovi lettori e accoliti di Valerio Landri

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Solennità di san gerlandoL’omelia dell’Arcivescovo

Amiamo le nostre città! Così come per il Pontificale dell’Immacolata anche per la Solennità di San Gerlando, patrono della Città di Agrigento e dell’Arcidiocesi, celebrata il 26 e non il 25 perchè le Sacre Ceneri, Mons. Montenegro è ritornato, nell’Omelia della Celebrazione, a riflettere sulla città come luogo di testimonianza cristiana. Ai convenuti, da tutta la provincia, l’Arcivescovo ha rivolto le parole che riportiamo integralmente di seguito: «Il nome Gerlando nell’antico tedesco significa combattente, conquistatore di terra. Lo pensò così il santo Protettore della nostra città e della Diocesi: credente, caritatevole, apostolo intraprendente, fedele, creatore e alimentatore di vita, coraggioso, infaticabile, zelante, temerario nell’alimentare la fede in questa terra occupata da uomini di fede diversa. La sua opera più grande fu l’azione di evangelizzazione per far accrescere la fede in quei pochissimi cristiani che trovò ad Agrigento, città offesa e mortificata dalle dominazioni arabe, ed ad offrirla a chi seguiva altre credenze. continua a pag. 8

◆ centro storico ed immigrati

«Coniugare insieme accoglienza e legalità» ◆ L’ Università ad Agrigento

Dopo le polemiche: ridare serenità agli studenti, docenti ed operatori In questi giorni il dibattito sul Polo Universitario è stato molto acceso nei toni e spesso ingeneroso, nei confronti di tantissime persone, che in questi dieci anni, hanno lavorato con entusiasmo e abnegazione, per portare l’Università ad Agrigento. Quello che sembrava un sogno, solo pochi anni fa, oggi è una realtà. Una realtà che a giudicare dal

(continua a pag. 5)

Foto Tornatore

livello della discussione appare sconosciuta ai più. Sembrano che siano passati anni luce, dalla gestione oculata e lungimirante del Presidente Fondatore del CUPA, già Rettore dell’ateneo palermitano, Prof. Ignazio Melisenda Giambertone, che ha speso con grande parsimonia, negli anni di avvio del consorzio, lasciando in eredità un tesoretto, che ha permesso l’estendersi e il consolidarsi dei corsi di laurea, durante la gestione virtuosa e oserei dire illuminata, del suo successore, attuale Magnifico Rettore Prof. Roberto Lagalla. L’assordante chiasso, inutile e mistificante, getta un’ombra su quello che fino a ieri è stato un punto di riferimento, per tutti gli operatori culturali e un fiore all’occhiello per tutta la provincia di Agrigento. Sembra impossibile immaginare che sia lo stesso consorzio, che ha ospitato Edward Luttwak, consulente del Pentagono, ad inaugurare continua a pag.4

Sulla vicenda che ha visto alla ribalda della cronaca locale il Comitato di quartiere San Domenico e la Casa di Accoglienza “San Giuseppe Maria Tomasi” con il Boccone del Povero che operano in via Orfane, circa la presenza degli immigrati nella zona è intervenuto nell’omelia del mercoledì delle ceneri l’Arcivescovo di Agrigento, Mons. Montenegro. Nell’omelia l’arcivescovo, prendendo spunto dalla liturgia della parola ha ricordato ai presenti che il tempo quaresimale è il tempo del ritorno a Dio. «Questo tempo è tempo di speranza... convertirsi è girarci dalla parte di Dio, riconoscerlo, contemplare il Suo volto... è voler vivere la fede nel quotidiano, e non solo professarla a e celebrarla». «In questo tempo - ha detto - ci viene proposto dalla chiesa il digiuno, che come dice il Papa, è una “terapia” per curare tutto ciò che impedisce di conformare noi stessi alla volontà di Dio... ci si priva di qualcosa, ma per condividerla con chi ha poco. Senza ricambio... La penitenza quaresimale va sempre coniugata con l’amore...» “Il digiuno quando si fa carità, ci aiuta a prendere coscienza della situazione in cui vivono tanti nostri fratelli, aiuta a pulire il cuore e gli occhi, e perciò a riconoscere il volto di Cristo nel volto di tanti fratelli e sorelle: vicini e lontani, poveri e bisognosi, nudi e senza tetti, malati e forestieri, carcerati e emarginati, ma anche in quello dei vicini: colleghi d’ufficio, coniugi, figli e genitori...». continua a pag.6




Città

L’Amico del Popolo

1 Marzo 2009

In Breve

ato idrico Storia di malamministrazione

Chi è causa del suo male... L

’arrivo degli Ato scopre gli effetti di oltre mezzo secolo di pessima amministrazione della cosa pubblica. Ai primi appuntamenti con la normalizzazione emerge un pressappochismo e una mancanza di professionalità a dir poco allarmante. Il passaggio delle competenze dai Comuni all’Ato rifiuti ha alzato il velo sul fenomeno dell’evasione e dell’elusione di proporzioni smisurate. Nella sola Agrigento, è stata rilevata meno del 50%, cosiddetta, virtuosa. E negli altri Comuni il caso cambia, nel bene e nel male, di poco. La quota non pagata dagli evasori e dagli elusori è stata, in passato, integrata con le risorse dei bilanci comunali. Mentre non si è avviata la lotta al fenomeno, che è impopolare. E l’impopolarità poteva comportare un’emorragia di voti che nessun amministratore pubblico ha voluto rischiare. Si è tirato a campare con la copertura della

gerarchia politica. Nel senso che i sindaci non procedevano ad abbattere l’evasione fiscale con il compiacimento della deputazione regionale e nazionale. Il popolo doveva vivere un’apparente serenità, tanto i soldi per pagare il servizio si trovavano e si sono trovati facendoci pagare oggi i debiti dello Stato accumulati per decenni. Al secondo appuntamento con la normalizzazione, manco a dirlo, il fatto si ripete nella sua scandalosa grandezza. Per anni i sindaci hanno discusso e dibattuto sulla questione dell’affidamento del servizio idrico. Prima si è ipotizzato il sistema in house, poi del consorzio per ritornare dopo qualche mese a riparlare di house. Tre gare sono andate deserte e altrettante volte si è ritoccata la fideiussione. Partorito il bando ed effettuata, finalmente, la gara, si è iniziata l’alzata di scudi da parte dei sindaci contrari

iniziative Istituto Professionale “Fermi”

Un busto per il fisico Un’iniziativa, protesa ad omaggiare degnamente il personaggio di spessore mondiale da cui trae la propria denominazione ufficiale, sarà organizzata dall’IPIA della nostra città. In calendario una serie di eventi che culmineranno sabato 7 marzo con il Convegno di Fisica Nucleare che si terrà presso l’auditorium della scuola, in occasione del 70° anniversario della consegna del premio Nobel a Enrico Fermi. I lavori, a cui sono state invitate le autorità politiche, civili e religiose della città, e rivolti a tutti coloro siano interessati alle tematiche dell’energia nucleare, saranno preceduti dalla inaugurazione della piazzetta, all’interno della struttura scolastica, e del busto bronzeo dedicati all’illustre fisico italiano. Relatori del convegno i fisici siciliani, Angelo Pagano, Direttore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dell’Università di Catania, che tratterà della figura di Enrico Fermi e Salvatore Lo Nigro, Direttore del Centro Siciliano di Fisica Nucleare, che presenterà l’uso della fisica nucleare come aiuto alla cura della nostra salute. Enrico Fermi, erroneamente accostato da molti alla bomba atomica, fu invece l’inventore della pila atomica che ha permesso, poi, la realizzazione delle prime centrali nucleari a reazione controllata per la produzione di energia. Assieme ai suoi allievi , nel 1934 realizzò senza rendersene conto, la prima fissione nucleare della storia . Per l’occasione, Poste Italiane, tenuto conto della risonanza della manifestazione e della notorietà di Fermi, ha realizzato un annullo filatelico speciale, che sarà apposto, dalle ore 8.00 alle 14.00 della stessa giornata, sulle cartoline commemorative all’uopo predisposte. Vittorio Pavone e Claudio Gallo

scende

Lo spettacolo politico Secondo voi dovremmo abituarci alle continue litigate tra i vari esponenti politici? NO! Assolutamente NO! L’errore che abbiamo fatto è stato votarli ma questo non significa che dobbiamo assistere a queste bagarre e spettacolini da “tronisti e corteggiatori” (li programmi della De Filippi, stanno facendo scuola?). Devono capir che non sono li per bellezza o per passare delle ore, sono li per il benessere della città solo per quello.

sale

Il rispetto per l’altro La nostra città si sta lentamente trasformando nel crogiuolo di tutte le maleducazioni. I pedoni che attraversano sulle strisce vengono falciati come birilli, i semafori rossi vengono oltrepassati senza curarsi che chi ha il verde in quel momento, sta passando; chi possiede un cane lascia le cacche in bella mostra sui marciapiedi causando lo scivolare di chi la calpesta. Insomma stiamo diventando un popolo incivile e non degno di lamentarsi se poi si ci comporta così.

Feci di cane sul marciapiede in via Duomo

Ordinanza sindacale Maggiore vigilanza in centro Il Sindaco di Agrigento Marco Zambuto ha emanato un apposito atto di indirizzo al Dirigente della Polizia municipale per realizzare specifici servizi di tutela della popolazione nel centro storico, con particolare riferimento alla zona adiacente Piazza Pirandello, dove è in funzione, nelle ore serali, per iniziativa dell’associazione “San Giuseppe Maria Tomasi” la mensa “mons. Francesco Fasola” che, su impulso della Caritas diocesana, assicura un pasto caldo ai bisognosi. Il servizio di vigilanza della zona funzionerà giornalmente dalle ore 18,30 alle 20.

polizia municipale Designato il nuovo comandante

foto Tornatore

alla privatizzazione dell’acqua. Dopo un tira e molla durato circa un anno, l’ex presidente dell’Ato idrico, Enzo Fontana, preoccupato da una possibile azione milionaria di risarcimento danni avanzata dall’azienda aggiudicataria, firma il contratto con Girgenti acque nel novembre del 2007 (vedi foto sopra). La firma del contratto ha chiuso la vicenda solo dal punto di vista formale. Nella sostanza le polemiche sono continuate e hanno raggiunto la loro punta massima con la prima distribuzione delle bollette. Al momento, solo poco meno della metà dei Comuni ha consegnato le reti idriche interne, mentre la restante parte non consegna e ricorre al Tar. Lunedì scorso, dopo l’incontro del Cda dell’Ato, è arrivata la doccia

fredda con la dichiarazione del presidente D’Orsi che definisce “fatto con i piedi” il contratto con Girgenti acque. In realtà, sono le stesse cifre a dargli ragione. Nel piano d’ambito si prevedono investimenti pari a 502,3 milioni di euro, mentre il contributo pubblico ammonta a 108,59 milioni di euro. L’utenza dovrà pagare la differenza di quanto previsto dal piano d’ambito, meno i finanziamenti pubblici, per un importo di circa 393,71 milioni di euro. Questo è quanto ha prodotto la politica. Senza aggiungere i cambi di contatore, le spese per i nuovi allacci, i subentri e il costo di qualsiasi rapporto contrattuale tra i cittadini e l’azienda che gestisce il servizio. Franco Pullara

Cosimo Antonica è il nuovo comandante del corpo di Polizia Municipale. É, infatti, risultato vincitore del concorso messo a bando per ricoprire tale posto. Antonica non è un volto nuovo per la nostra città. Negli anni scorsi ha rivestito il ruolo di comandante della Compagnia dei Carabinieri di Cammarata e di Sciacca. A Palermo, invece, ha comandato la sezione Tutela patrimonio artistico dei Carabinieri.

assessorato solidarietÁ Al via l’assistenza domiciliare É possibile presentare al Comune le domande per la richiesta dell’assistenza domiciliare per gli anziani. Il servizio consiste in due ore settimanali per l’aiuto nelle pulizie della casa, nell’igiene della persona, nel lavaggio e nella stiratura della biancheria, in cucina e nel disbrigo pratiche.

valle dei templi Recupero ex scuola rurale L’edificio che in epoca fascista venne adibito a scuola rurale, situato di fronte al museo archeologico di San Nicola ad Agrigento e in pieno parco archeologico, sarà recuperato. Ad annunciarlo è il vice sindaco Massimo Muglia che ha già predisposto una relazione tecnico ed economica sul recupero. La scuola rurale di Agrigento, costruita durante il fascismo, era stata inaugurata nell’ottobre del 1928.

case di riposo Villa Betania e Zirafa

I giovani incontrano gli anziani L’assessorato alla Solidarietà sociale, diretto da Giacomo Daina, ed alla Pubblica Istruzione, guidato da Enza Ierna, hanno realizzato un’iniziativa, in collaborazione con la Scuola Media Pirandello dal titolo “I giovani incontrano gli anziani”. Lunedì 23 febbraio, si è tenuto il primo incontro presso la Casa di riposo Villa Betania a Villaseta a cui farà seguito il 2 marzo quello presso la Casa di riposo Zirafa e poi presso le sedi di associazioni di volontariato che si occupano degli anziani. I ragazzi della Media Pirandello metteranno in scena la rappresentazione teatrale “La forza dell’amore” cui temi principali sono l’attenzione verso gli anziani, i bisognosi, e coloro i quali vivono il problema dell’emarginazione e della solitudine. Ma i ragazzi non si limiteranno soltanto nella piece teatrale, infatti, allieteranno la giornata degli anziani con canti e balli della tradizione siciliana. I due assessorati, con questa iniziativa,

intendono perseguire l’obiettivo di inculcare, nei ragazzi in età adolescenziale, i valori dell’apertura al mondo circostante ed in particolare della solidarietà. «L’impegno dei Servizi Sociali del Comune per i nostri anziani vuole essere un impegno costante e in diverse direzioni – dichiara l’assessore Daina. É di questi giorni il bando per l’assistenza domiciliare agli anziani che vivono da soli, così come continua il ciclo di iniziative a favore di quelli che vivono nelle case di riposo. Avevamo organizzato delle iniziative nei mesi di novembre e dicembre e, adesso, abbiamo dato il via a questo miniciclo di rappre-

La Settimana

sentazioni teatrali dei ragazzi delle scuole medie denominata “I giovani incontrano gli anziani”. Vogliamo – conclude Daina - che i nostri anziani non abbiamo l’impressione che ci ricordiamo di loro solo in certi periodi come Natale e Pasqua».

di Eugenio Cairone

Un uomo al posto giusto La nostra Polizia municipale ha, finalmente, un comandante. Anche l’ex Vincenzo Nucera era stato un ufficiale dell’Arma dei carabinieri come lo è ancora Cosimo Antonica, 42 anni di Cosenza, già comandante delle Compagnie di Cammarata e di Sciacca. A sostituire Nucera è arrivato, dunque, un altro appartenente all’Arma. Anche lui ex ufficiale, capitano per l’esattezza. Nucera, a quanto pare, si era fermato al grado di tenente. L’esperienza e la professionalità dimostrata da Cosimo Antonica sul campo in tanti anni di servizio con la gloriosa divisa, lasciano ben sperare gli agrigentini che potranno avere cosi un uomo sicuramente all’altezza per dirigere un settore delicatissimo. Cosimo Antonica attualmente in servizio presso il Comando regionale di Palermo, dovrebbe insediarsi entro pochissimo tempo. L’importante è avere risolto il problema della nomina.

Il resto arriverà, per buona pace di tutti coloro che si attendono una svolta per quanto riguarda determinati servizi come il controllo del territorio. Si, il controllo del territorio che è quello che manca soprattutto. Ad Agrigento finora si è andati avanti prendendo di mira soltanto gli automobilisti e ignorando completamente gli incivili che gettano la spazzatura a tutte le ore o gli incivili proprietari di cani che imbrattano le strade di escrementi, o gli autisti degli autobus extraurbani che parcheggiano selvaggiamente sulle bretelle stradali come quella di Fontanelle o coloro che scorazzano o arrecano disturbo alla quiete. Questi comportamenti, purtroppo, è come se non esistessero, almeno per i vigili urbani di Agrigento. L’augurio è che si volti davvero pagina con l’arrivo di un uomo che il mestiere dovrebbe conoscerlo fin troppo bene. Lo aspettiamo. Intanto congratulazioni.




Cultura

L’Amico del Popolo 1 Marzo 2009

liceo scientifico leonardo Giornata della legalità

«La mafia è eterna... ma nei fatti non esiste» I

l 20 febbraio presso il Liceo Scientifico Leonardo di Agrigento si è svolta la Giornata della legalità, fortemente voluta dal preside Capraro e dalla vice preside Rosellina Greco, i quali hanno invitato, per raccontare agli studenti, cosa voglia dire oggi legalità, il direttore di TeleJato, Pino Maniaci in un incontro - intervista moderato dal giornalista Lelio Castaldo. Una scelta quella

appunti Si terrà presso il salone delle conferenze dell’Hotel della Valle il 28 febbraio alle ore 9.30 il 13° Congresso provinciale AICS dal tema “Promuovere la solidarietà creare lo sviluppo”. Il 28 febbraio alle ore 17.00 presso il Centro culturale Pier Paolo Pasolini verrà presentato il libro “Quando eravamo comunisti. La singolare avventura del partito Comunista in Sicilia”, di Elio Sanfilippo. Alla presentazione parteciperà l’autore. Il 1 marzo alle ore 17.00 presso la sala consiliare del comune di Sant’Angelo Muxaro verrà presentato il volume di Enzo Russo “Memorie di un traditore”. Il 1 marzo alle ore 18.00 presso la Casa dell’Accoglienza “Papa Giovanni” (seminario) di Favara verrà presentata l’opera a cura della Comunità Cristiani nel mondo “La Cattedrale di Agrigento” con la ricerca e foto inedite di Margherita Riolo. Il 6 e 7 marzo alle ore 16.00 presso il Grand Hotel dei Templi si terrà l’8° Congresso Territoriale della CISL di Agrigento.

di Maniaci non indifferente, essendo stato, negli ultimi anni, vittima di intimidazioni, tra le quali un pestaggio, soltanto perché dal suo paese, Partinico, tiene alta l’attenzione su quelle che sono le famiglie mafiose dalla zona, (siamo nel palermitano di Provenzano, dei Vitale, n.d.r), e degli affari che, ancora, tessono e concludono indisturbati. 277 querele a suo carico proprio a causa del suo denunciare, dalla guerra di mafia, che lascia vittime sulla strada, in attesa del successore di Provenzano, all’inquinamento causato dalla distilleria Bertolino a Partinico, solo per citarne qualcuna. L’incontro iniziato con un’ora di ritardo, «a causa di un morto fresco» come dichiara lo stesso Maniaci nel presentarsi (alle sei del mattino, l’ennesimo omicidio di mafia, n.d.r.), ha subito preso una piega diversa da quella del solito incontro sulla legalità. Maniaci ha infatti sottolineato come sia stanco di sentirsi appellato,

in tutto il mondo, come tutti i siciliani, come “mafioso” a causa di poco più di 500 esponenti di questa che è la piaga atavica della nostra terra. «Non esiste educazione senza il rispetto delle regole e dunque senza di questo non può esistere legalità. Credo – ha continuato Maniaci – che ai ragazzi debbano presentarsi casi concreti, racconti che li portino a sbattere contro la realtà, non le solite storie. Io oggi, qui, porto la mia storia, fatta di intimidazioni, di denunce, di pestaggi, ai quali sono sopravvissuto e che invece di fermarmi mi hanno spinto ancora di più a continuare questa mia lotta». Tra un racconto e l’altro Maniaci, ha anche presentato un video nel quale veniva riassunta la storia di TeleJato e presentato un servizio realizzato dalla collaboratrice, Stefania Petix, sulle nozze, sfarzose (troppo per essere dei nullatenenti) e blindate, della figlia di Totò Riina, in cui erano

messe in risalto tutte le contraddizione che, in alcune parti della nostra terra, sono ancora vive e presenti. Dallo stesso filmato è venuta fuori una frase, pronunciata da uno spettatore del matrimonio Riina, la quale ha dato ampio sfogo a riflessioni: «la parola mafia è eterna ma nei fatti non esiste». Molto attenti alle parole di Maniaci i tanti giovani presenti nell’aula Flora del Leonardo i quali indossavano una maglietta “Siamo tutti Pino Maniaci”, rifacendosi a quella che è stata l’iniziativa promossa, da esponenti politici non solo di Partinico ma dell’hinterland palermitano dopo la più grave intimidazione subita dal giornalista. «Quello che stiamo facendo oggi – ha concluso Maniaci – è quello che fanno o dovrebbero fare tutti i siciliani onesti per liberare la loro terra da questo cancro che sembra non sia possibile estirpare». Marilisa Della Monica

Foto Tornatore Foto Mariliste

Nuove tecnologie Nuove forme di comunicazione

Generazione You Tube In un passato a noi molto prossimo, esisteva solo la Tv, grande scatola magica generatrice di personaggi come i tronisti, le veline, le schedine, le letterine e chi più ne ha più ne metta. Oggi, anno 2009, Internet ci ha portato You Tube con i suoi mille volti e i suoi Friederich, Stefano, Marco e compagnia. Cambiano i mezzi di comunicazione, ma la voglia di apparire e di avere un attimo di notorietà resta, per l’uomo, immutata nel tempo. A differenza di ieri però, non occorre sgomitare o fare lunghe ed estenuanti file per un provino dall’esito incerto perché internet è democratico e generoso con tutti: chiunque sul web può avere il suo attimo di gloria. Basta, infatti, avere un computer, un telefonino che faccia filmati ed ecco chiudersi alle spalle le porte dell’anonimato. E non importa se per rendere più appetibile il proprio video, ci si dà fuoco, si corre così forte in macchina da uccidere due turiste, si è così su di giri da schiantarsi con la propria auto e morire o si sevizi una ragazzina aiutato e protetto dal branco di appartenenza. Questo davvero non importa. Tutto passa in secondo piano, persino una cosa seria come il vivere, perché conta più di tutto e di tutti aver fissato quegli istanti nei fotogrammi che poi centinaia e centinaia di utenti vedranno su You Tube. Conta essere diventato, anche solo per una volta, il protagonista di “un’eroica impresa”, di una storia appetibile per il tam tam mediatico. Per i giovanissimi cresciuti a pane e Tv questa è la norma-

lità della vita reale. E come dar loro torto? La loro generazione è l’espressione di un presente in cui è reale ed esiste solo ciò che è esibito. Persino i sentimenti, le emozioni, la stessa sfera intima, per essere veri devono trovare conferma in una dimensione pubblica. Ed Internet, ed in particolare You Tube, permette tutto questo. Qui, sul web, gli adolescenti hanno la possibilità di costruirisi autonomamente il loro mondo: un’esistenza parallela plasmata assecondando desideri, passioni e pulsioni anche estemporanee. Qui, finalmente, hanno la possibilità di provare la propria esistenza e di affermare, a qualsiasi costo, la propria identità all’interno della comunità virtuale. Passa così in secondo piano la vera natura di You Tube – fonte di intrattenimento e luogo deputato allo scambio di video divertenti e di curiosità - e si amplifica la sua dimensione sensoriale ed emozionale. Cade però in errore chi pensa di arginare il problema demonizzando il mezzo. Piuttosto ci si dovrebbe soffermare sul messaggio veicolato. E la generazione You Tube ne sta inviando uno forte: “ho bisogno di essere ascoltata e guardata, ad ogni costo”. Società, genitori, educatori, prestate orecchio! Anna Chiara Della Monica

PPi Il primo congresso di Bologna novant’anni dopo (1919-2009)

La concezione di persona e di popolo nel Popolarismo sturziano Quando nacque la formazione politica del partito popolare la stampa non comprese la svolta storica che tale nascita significava. Nessuna parola da La Stampa di Torino; “una frazione del vecchio conservatorismo” per Il Giornale del Popolo; “un nuovo centro tedesco” Il Corriere della Sera. Il Messaggero si chiedeva fino a che punto fosse autonomo dal Vaticano, mentre Epoca lo definiva un partito banale. Dello stesso avviso anche la Polizia governativa, la quale etichettò il PPI come il vecchio partito clericale risorto. Chi, invece, comprese la novità fu Antonio Gramsci, il quale, su Ordine Nuovo, del 1 novembre del 1919 lo definì partito capace di organizzare le masse. Quest’anno ricorre il 90° anniversario del primo congresso di Bologna che diede l’orientamento al partito. Lo si ricorda, anzitutto,

cercando di capire le motivazioni fondamentali che distinsero il PPI dalle altre formazioni politiche. Per fare ciò non si può prescindere dal discorso di Caltagirone del 1905, dove Sturzo elabora la propria concezione di democrazia, una democrazia priva di senso e menzognera senza la centralità della persona. In un contesto culturale, segnato da un socialismo fortemente massimalista e da un liberismo numerico, egli si accorge che l’unica valida proposta rimane l’antropologia cristiana, diversa dalla massa (social comunismo) e dal numero (liberismo capitalista). L’uomo è persona umana composta di corpo e spirito, che lo rendono unico, irripetibile, e mai somma e tantomeno massa. Da questa antropologia cristiana Sturzo scopre la centralità della persona per l’ordinamento della società nella forma statale del tempo; una centralità che è concorrenziale alle due anime culturali del tempo che avevano segnato la vita politica, e cioè liberalismo e socialismo. Sulla centralità della persona, egli costruisce il concetto di popolarismo, e il suffisso “ismo” è realmente alternativo. Sappiamo che sulla scelta del nome

non furono poche le difficoltà. Ma don Luigi Sturzo, forte delle riflessioni espresse, durante il programma di Caltagirone, insistette affinché il partito si chiamasse “popolare”. Perché questo nome? Perchè la concezione popolare è la conseguenza naturale della centralità della persona, formata da corpo e anima, il cui fine ultimo è il regno dei cieli. Questi uomini, che formano il popolo, la stirpe eletta, il popolo santo, in questa terra, attraverso una organizzazione sociale dove regna la giustizia, diventano segno e profezia dei cieli e terra nuova. L’azione politica dei popolari, anzitutto, è un guardare oltre il contingente, è un tendere al raggiungimento di un fine che è il bene dell’uomo e la sua felicità infinita. L’incontro degli uomini, per un progetto politico di condivisione, diventa strumento per una società in cui l’esercizio della carità avviene nella politica. Sturzo, infatti, pur nella vita politica, non dimentica di svolgere il proprio ministero sacerdotale, come non lo dimenticavano tutti i preti sociali di quel periodo. Enzo Di Natali

Un anno con Paolo a cura di Baldo Reina

La lettera ai Galati Stiamo spigolando dalla lettere di S. Paolo brevi passaggi attraverso cui tentare di cogliere alcuni fra gli aspetti salienti della teologia dell’apostolo. Imbattendosi nella lettera ai Galati si rimane come travolti dalla forza di pensiero e di parola che l’autore usa per cercare di recuperare in extremis le comunità della Galazia (Asia Minore) disorientate da predicatori che, subito dopo la sua partenza, proponevano l’adesione ad ‘un altro Vangelo’ imponendo la necessità del passaggio attraverso le opere della Legge prima di poter aderire a Cristo. Paolo entra subito nel cuore della questione e lo fa offrendo(ci) le motivazioni del credere; il motivo dominante è quello del Vangelo, dell’evento Cristo, che ha rivoluzionato i canoni ormai aridi della Legge e delle sue opere. Paolo, per primo, ha sperimentato che di fronte alla novità di Dio, manifestatasi nel volto di Cristo, tutto il resto diventa secondo e non può più determinare situazioni vincolanti. Dalla novità del Vangelo inizia il cammino di Dio verso l’uomo (la fedeltà del dono) e quello – altrettanto affascinante – dell’uomo verso Dio (attraverso la fede che opera nella carità). La lettera ai Galati diventa lo specchio di questo procedere e presenta i momenti salienti della vita di fede: la libera iniziativa di Dio, la dimensione profonda della fede, il rapporto con la Legge, la nuova identità di figli (nel Figlio), la libertà e la vita nello Spirito. Un passo dopo l’altro per arrivare a considerare la piena maturità cristiana. Uno dei vertici più alti dello scritto Paolo ce lo offre alla fine del secondo capitolo: ‘Sono stato crocifisso con Cristo, non sono più io che vivo ma Cristo vive in me, questa vita che vivo nella carne la vivo nella fede del Figlio di Dio’. Qui siamo di fronte ad uno dei brani di teologia mistica di maggiore intensità di tutto l’epistolario. Paolo, dal momento della vocazione, si sente abitato dalla presenza del Risorto ed intuisce che credere in Lui non è attribuirgli qualche porzione di intelligenza ma affidargli l’intera esistenza. Qui la definizione più forte di fede in Paolo: la consapevolezza che il Vivente ha fatto irruzione nella tua vita e a Lui tu doni fiduciosamente tutto te stesso. Così Paolo e Cristo non sono due rette parallele che si guardano a distanza ma sono diventate un’unica realtà vivente innestate così bene l’una nell’altra che diventa impossibile scinderle. Quando ci si interroga sul perché dell’ardore di Paolo, della sua ‘frenesia’ nell’annuncio del Vangelo, della sua resistenza di fronte alle difficoltà… la risposta la si può trovare solo nell’evidenza di un uomo che, ormai pieno di un Altro, ne fa il motivo stesso della sua vita. La frase/capolavoro di Paolo arriva fino a noi oggi: «Non sono più io che vivo ma Cristo vive in me». È molto bella – saremmo tentati di dire! – ma è esattamente questa l’impostazione della nostra vita di fede? Oppure abbiamo ridotto la nostra vita ad un continuo oscillare altalenante tra qualche momento di emozione spirituale e tanti altri di abissale lontananza dal Risorto? Forse ci scoraggia la radicalità di Paolo perché pensiamo che una volta affidata al Signore tutta la nostra vita ‘perdiamo’ spazi di autonomia e andiamo incontro all’ignoto, oppure crediamo che Lui ci privi di qualcosa. L’esperienza dei santi – cristallizzata anche nei documenti del Concilio – ci insegna che solo in Cristo siamo veramente uomini e che tutto ciò che accompagna la nostra umanità (libertà, gioia, sogni…) in Lui pienamente si realizza. L’anno dell’ascolto ci sta consentendo di conoscere un po’ meglio chi siamo (come comunità) e cosa stiamo facendo. Al di là delle occasioni pubbliche, non dimentichiamo di verificare la nostra fede per capire se possiamo fare nostra l’intuizione paolina oppure se viviamo come se Cristo non ci fosse. In una delle ultime giornate mondiali della Gioventù il Papa disse ai giovani: ‘Non abbiate paura di donare la vostra vita a Cristo, perché Cristo è l’unico che non toglie nulla e da tutto’. Se è così vale la pena dire insieme a Paolo: «Non sono più io che vivo ma Cristo vive in me». (Continua I)




Provincia

L’Amico del Popolo

1 Marzo 2009

invasi La diga Castello a quota 18 milioni di metri cubi

Tanta acqua per le città N

on dovrebbero patire la sete le città e le campagne della provincia di Agrigento perché durante la presente stagione invernale sono stati già immagazzinati nelle dighe del territorio oltre 70 milioni di metri cubi d’acqua, una quantità così abbondante mai registrata in un recente passato. I dati del copioso quantitativo di preziosissimo liquido, già al sicuro negli invasi, alcuni dei quali sono già ricolmi e dove l’acqua supera già le paratie perdendosi in tanti rigagnoli lungo i corsi dei fiumi, sono stati forniti dai tecnici dei tanti enti (Enel, Agenzia delle acque, consorzi ed assessorati) preposti l’immagazzinamento e al controllo delle dighe. Nelle sette dighe, situate nei territori delle province di Agrigento e di Palermo, tanta acqua non si era mai vista. E non è ancora finita perché le piogge invernali continuano ad essere così copiose e la neve ancora intatta sulle montagne dell’interno che si prevede la presenza dell’acqua nelle sorgenti e lungo i torrenti, che alimentano i fiumi, fino a primavera inoltrata per cui tutte le dighe potranno essere riempite

sino al limite della capienza. L’invaso di San Giovanni di Naro è Oggi la situazione dell’accumulo dell’acqua colmo. Ha ben 16 milioni di metri cubi negli invasi è ottima. Queste le cifre per cia- e l’acqua già supera le paratie della diga. scun invaso. La diga Castello di Bivona, posta La diga Furore, sempre a Naro, non è sul fiume Magazzolo, ha raggiunto 18 milioni ancora in servizio. Ha l’acqua necessaria di metri cubi d’acqua. Il carico idrico di sicu- per tenere umide le strutture. A monte rezza è stato già raggiunto, ma nell’invaso bi- di Santo Stefano Quisquina, ma in tervonese possono ancora entrare tre milioni di ritorio della provincia di Palermo, c’è la metri cubi d’acqua. Il lago Raia di Prizzi, situato diga Leone che già può contare su oltre in territorio palermitano, con paratia sulla valle tre milioni di metri cubi d’acqua accumulata del fiume Sosio-Verdura, è pieno. Ha già 8 mi- tutta destinata ad uso potabile, grazie alla prelioni di metri cubi d’acqua che servono anche senza del grosso potabilizzatore in funzione per produrre anche energia elettrica presso le alla periferia occidentale del centro stefanese favara centrali di San Carlo, Favara e Poggiodiana. Il che pompa l’acqua per il consorzio del Voltano. Recuperato immobile confiscato alla mafia prezioso liquido passa attraverso il sovrappieno Alla provincia agrigentina, se ce ne sarà bisoe si perde lungo il corso del sottostante fiume. gno, potranno arrivare dalla diga Garcia, posta L’immobile, di via Alfredino Rampi a Favara, conA valle, la traversa di Gammauta, una vasca in territorio palermitano, nei pressi della strada fiscato alla mafia diventerà un istituto di custodia atdi accumulo in territorio di Palazzo Adriano, Fondovalle Sciacca-Palermo, altri 15 milioni di tenuata per detenute madri con figli fino a tre anni. presenta circa un milione di metri cubi d’ac- metri cubi d’acqua. L’iniziativa è il frutto del lavoro del consorzio agrigenqua, come un milione di metri cubi d’acqua ha “Di fronte a tanta preziosa acqua, a tanto tino per la legalità e lo sviluppo presieduto dall’avvocaraggiunto la capacità ricettiva del laghetto Gor- ben di Dio – ci dice il presidente regionale della to Barbara Garascia. Nel palazzo, già arredato, è stato go di Montallegro, un’oasi naturale della Lipu, Coldiretti, Alfredo Mulè, riberese – resta il promontato un sistema di videosorveglianza da parte del posto sulla SS 115 e destinato esclusivamente a blema della gestione e distribuzione dell’acqua dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. scopi irrigui. Può ancora riceve- per usi agricoli e civili. Raccomandiamo a tutti asl 1 re dal sollevamento di Martusa di farne buon uso, di non sperperare il prezioso Prenotazioni telefoniche sospese Licata L’Agesci compie 20 anni Bassa di Ribera un altro milione liquido che potrebbe essere sufficiente oggi per di metri cubi. almeno due annate consecutive. Non sappiano Il direttore sanitario dell’Ausl n 1 di Agrigento inIl lago Arancio di Sambuca se l’anno prossimo le piogge saranno ancora forma che il numero verde 800.58.94.44 del call center di Sicilia ha raggiunto quasi 24 copiose o se saremo in presenza di qualche aldell’azienda che i cittadini contattano per prenotare milioni di metri cubi. Per ragioni tra siccità, come negli anni scorsi quando sofprestazioni sanitarie presso i poliambulatori di Agridi sicurezza può immagazzinare frirono sia le popolazioni che le campagne. Uso gento, Favara, Porto Empedocle, Canicattì, Racalmuto, soltanto un altro milione, ma la parsimonioso, dunque, tra i campi e davanti ai Ravanusa e Naro risulta temporaneamente fuori servisua capacità complessiva resta di rubinetti delle abitazioni”. “Cercate di lasciare il mondo un po’ migliore di come zio per cause tecniche. L’area gestione risorse tecniche ben 36 milioni. Enzo Minio l’avete trovato”, questo sono le parole di un famoso discordell’Ausl ha già intrapreso tutte le iniziative necessarie so di Baden Pawell, fondatore degli scout; parole profonde per la tempestiva risoluzione dell’inconveniente. pronunciate ai suoi scouts. E sicuramente sono queste le parole che vent’anni fa, il 12 febbraio del 1989, hanno ispirato Andrea Mulè ed Anna Alesci (i primi capo gruppo) ed altri muni Contrari alla Privatizzazione del Serlato con la Girgenti Acque che risulta paleseLa Protesta dei 27: educatori a fondare il gruppo scout Licata 2. vizio Idrico si è riunito lunedì 23 febbraio ad mente inadempiente per le ripetute violazioin piazza il 28 febbraio La storia di questi anni è stata costruita con fondamenAragona, per pianificare un’ azione comune ni contrattuali, per l’insussistenza di capacità ta solide: l’impegno nell’educazione e l’attivismo nel sociale di protesta che possa sintetizzare le posizioni tecnico- finanziaria, per i continui disservizi con l’intento di contribuire alla crescita di buoni cittadini e Dopo la seduta straordinaria dei consigli dei rispettivi consigli. nella gestione del servizio. E per socializzare buoni cristiani. Un metodo educativo, quindi, che ha visto comunali della provincia di Agrigento, lo «È stato un successo senza precedenti- dile proprie convinzioni, spiegare le legittime centinaia di giovani essere protagonisti secondo una visione scorso 20 febbraio, dove si è deliberato la sochiara Rosario Gallo, Responsabile del Coposizioni e comunicare le strategie, il Comicristiana del mondo. spensione delle consegne delle reti idriche a mitato dei Comuni Contrari alla Privatizzatato dei Comuni Contrari alla PrivatizzazioLa settimana appena trascorsa è stata quella dei festegGirgenti Acque s.p.a; l’avvio delle procedure zione Idrica- quello registrato con le delibere ne ha indetto per sabato 28 febbraio, alle ore giamenti, attraverso una celebrazione eucaristica alla quale per la risoluzione del contratto con il gestore integrali di ben 27 comuni della provincia 10:00, presso la Sala del Cine Astor di Agrihanno partecipato i genitori dei giovani scouts, una mostra privato; la promozione di un disegno di legge di Agrigento (tra questi Sciacca e Licata), gento, una manifestazione provinciale a cui fotografica, ed il momento solenne del rinnovo della Prodi iniziativa popolare, da presentare all’ARS, che all’unanimità si sono schierati contro la sono stati invitati tutti i sindaci dei comuni messa. che restituisca agli enti locali la gestione pubprivatizzazione.». Obiettivo del Comitato è, siciliani. Un altro evento importante nel programma, come ci blica del servizio idrico, il Comitato dei Codunque, la risoluzione del un contratto stipuspiegano Padre Totino Licata, Assistente Spirituale, ed i capi gruppo Annalisa Spadaro e Andrea Mulè, sarà l’organizzazione di un convegno sul valore educativo dello scoutismo, continua dalla prima il prossimo 13 marzo a Licata, al quale parteciperà anche l’Assistente Spirituale nazionale dell’AGESCI don Francesco l’anno accademico, che ha fatto incontrare gli le, basta dare un’occhiata ai percorsi for- (130 iscritti) e Servizio Sociale (240 iscritti). Marconato. studenti, con la premio No- mativi e alla popolazione studentesca. Se poi aderire al territorio significa anche Le attività di questi anni che hanno visto il gruppo essere bel Rita Levi-Montalcini, quel- Corso di laurea in Beni Culturali e Archeo- venire incontro alle aspirazioni delle nuopresente con campi in molte parti d’Italia e d’Europa, come lo di cui si parla in questi ultimi mesi. logici (661 iscritti) e specialistica in Archeo- ve generazioni, il consorzio ha fatto centro ci ha illustrato la Comunità Capi del Licata 2, continueranChi interviene non comprende che l’Uni- logia (102 iscritti), Beni Archivistici e Librari istituendo i corsi di laurea di Specialistica no con rinnovato entusiasmo ed immutato impegno nelversità, non può essere addomesticata alla (160 iscritti); quale scelta migliore in una di Architettura (514 iscritti ) e Magistrale di l’educazione dei giovani, attraverso quel metodo educativo politica,come un qualsiasi sottogoverno. realtà dove insiste uno dei più importanti Giurisprudenza (755 iscritti). dello scoutismo che si realizza in attività concrete proposte L’Università, proprio perché universale, giacimenti archeologici del mondo, dichiaTanto è stato fatto, ma tanto c’è ancora da ai ragazzi, che sono incoraggiati ad “imparare facendo”. prima di essere un percorso di formazio- rato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umani- fare, convinti più che mai, che dopo la garGiuseppe La Rocca ne degli allievi, è un luogo di ricerca e con- tà. Ma fare l’interesse del territorio significa bata ma ferma lettera inviata, dal Magnififronto dei saperi, dove le intelligenze, le anche avere corsi di laurea moderni,che co Rettore ai soci fondatori del Consorzio culture si incontrano e non è possibile re- sono trasversali a tanti saperi, ecco allo- Universitario di Agrigento e cioè: Provincia, legarla nei confini meramente territoriali. ra il corso di Ingegneria Informatica (284 Comune e Camera di Commercio; bisogna Se poi per interessi territoriali significa- iscritti), Ingegneria Gestionale (169 iscrit- recuperare rapidamente il tempo perduto, I DIRITTI DEL MALATO no: valorizzare le migliori risorse umane ti) e Formatore Multimediale (533 iscritti). con senso d’equilibrio e del rispetto recie intellettuali e cogliere il meglio della cul- Inoltre sono stati istituiti corsi di laurea, proco, per avviare una serena discussione a cura Sezione Sanità Caritas Sciacca tura e della tradizione, e metterli a dispo- che danno vaste potenzialità di impiego e sul futuro del decentramento universitario sizione delle future generazioni, questo è che sono limitati nel numero, perché sono nella nostra realtà. E ridare serenità agli alQuesta settimana ci soffermiamo sulle Visite amun interesse che è stato perseguito e mes- stati istituiti a numero chiuso:Tecniche di lievi, le famiglie, ai docenti e a tutti gli opebulatoriali e domiciliari del Medico di famiglia. so al centro dell’attività del consorzio. Radiologia Medica per Immagini e Radio- ratori. L’art. 47 dell’accordo collettivo nazionale di lavoro Per dimostrare ciò, in modo inconfutabi- terapia (65 iscritti), Infermieristica Generale LdP 2001-2005, stabilisce che: 1) il medico di famiglia presta la sua attività nel proprio studio medico: • riceve nei giorni e nelle ore evidenziate nell’orario L’ANGOLO DEL CONSUMATORE di lavoro affisso all’interno dello studio e nei giorni compresi fra il lunedì e il venerdì; 2) al domicilio dell’assistito. Sono stata fuori città per una settimana, e, poiché gli ami- proprietario. Ma come avere certezza delle condizioni in cui si troLa visita domiciliare deve essere eseguita: ci che mi hanno ospitata non avevano un luogo in cui potessi vava la cosa depositata nel momento in cui è stata affidata al deposi• nel corso della stessa giornata, quando la richielasciare la macchina, ho pensato di affidarla ad un parcheggio tario? É buona norma, nell’interesse di entrambe le parti, constatare sta giunga al medico entro le ore dieci; custodito. Al momento del ritiro, ho avuto la sgradita sorpresa per iscritto se la cosa presenta un danno apparente al momento in • dopo le ore dieci, la visita dovrà essere effettuata di trovare una lesione nel lunotto posteriore. Il gestore del par- cui il deposito ha inizio; ma non mi sembra che, nel caso di specie, entro le ore dodici del giorno successivo. cheggio afferma che il danno esisteva già da prima, e non inten- questo sia stato fatto. Pertanto la proprietaria dell’auto, che afferma La chiamata urgente deve essere soddisfatta entro de risarcirmi. Cosa posso fare? (P.A., Agrigento) di avere subìto un danno, potrà avvalersi di prove testimoniali per il più breve tempo possibile. dimostrare che il veicolo, nel momento in cui è stato consegnato, Nelle giornate di sabato il medico non svolge attiIl contratto con un parcheggio a pagamento rientra nell’ipotesi era perfettamente integro. Questo nel caso in cui si arrivi ad instauvità ambulatoriale, è tuttavia tenuto ad eseguire: del contratto di deposito, disciplinato dagli articoli 1766 e seguenti rare un giudizio avanti al Giudice di pace. Prima converrà fare una • le visite domiciliari richieste entro le ore dieci del codice civile. Il depositario, vale a dire il soggetto che riceve la formale richiesta di risarcimento al titolare del parcheggio, mediandello stesso giorno, cosa in custodia, deve conservarla “con la diligenza del buon padre te raccomandata con avviso di ricevimento. Molto probabilmente, • quelle non ancora effettuate richieste dopo le ore di famiglia”, e restituirla al depositante, su richiesta di quest’ultimo, il parcheggio sarà assicurato, per cui nelle trattative, successive alla dieci del giorno precedente. nelle stesse condizioni in cui l’ha ricevuta. Se la cosa subisce un richiesta di risarcimento, interverrà la Compagnia assicuratrice. È cura del medico di famiglia organizzare le richiedanno durante il periodo di deposito, il depositante deve risarcire il ste di visita domiciliare e tale organizzazione deve Rubrica a cura Per ulteriori chiarimenti o per informazioni rivolgersi a: essere portata a conoscenza degli assistiti. dell’Avv. Adele Falcetta Avv. Adele Falcetta, via S. Francesco n. 15 - 92100 Agrigento A. Taormina

Brevi provincia

L’impegno nell’educazione

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Speciale San Gerlando

L’Amico del Popolo 1 Marzo 2009



Gerlando e Paolo

San Gerlando, Testimone di fiducia (continua dalla prima) La fiducia incondizionata in Dio mi pare che sia l’ideale fil rouge che lega san Gerlando all’Apostolo. In un tempo in cui molti aspiravano ambiziosamente alla dignità eposcopale, Gerlando divenne vescovo non per suo arrivismo, ma perché «chiamato», anzi sradicato dalla sua vita di canonico e di magister, cioè di dottore in teologia del suo tempo. Venuto in Italia per adempiere un voto di pellegrinaggio alla tomba di Pietro, era poi stato costretto ad assumere la direzione della schola cantorum, una scuola di teologia, di Mileto in Calabria, città di residenza dei normanni Altavilla, prima che essi si lanciassero nella conquista della Sicilia. Ma non vi rimase per molto, poiché, come dichiara la Legenda, disgustato dall’immoralità dell’ambiente, preferì ritornare in patria, a Besançon in Francia. E lì, il conte Ruggero inviò messaggeri perché convincessero Gerlando ad assumere l’incarico di vescovo di Agrigento, appena riconquistata ai saraceni. La Legenda riferisce che Ruggero «lo pregò e lo scongiurò» di accettare, e certo offrì anche le sue lusinghe, ma Gerlando preferì seguire il suggerimento dello Spirito Santo, fece discernimento, alla fine, invece di seguire la sua inclinazione caratteriale, e cioè il silenzio claustrale o l’insegnamento della teologia, si decise ad assumere il difficile compito e a tornare in Italia. Fu consacrato a Roma dallo stesso papa Urbano II, che nel 1098, nella bolla in cui gli concede il governo della diocesi agrigentina, gli offre anche una

lettura teologica della storia e della comunità che dovrà guidare. In una società in cui era possibile un repentino e radicale ribaltamento della situazione politica e sociale, al di là dei popoli che vi si agitano, è operante la guida suprema dell’onnipotente Dio, ricco di misericordia. È quindi nella fiducia in Lui che bisogna e si può operare ecclesialmente (cf. riquadro). Secondo un’etimologia medievale, il nome «Gerlando» significa «terra venuta dal Nord», che per un cristiano del meridione era «buona terra» intrisa di fede cristiana (Legenda). Gerlando, cioè, fu uomo di fede nell’accettare il grave peso dell’episcopato in una terra abitata solamente da saraceni e quindi da rievangelizzare. È stato detto, poi, che il «cuore di Paolo è il cuore di Cristo» (S. Giovanni Crisostomo). Non lo fu sin dall’inizio, sappiamo infatti della «conversione» che Paolo operò, frutto della grazia di Dio, a cui l’Apostolo non mancò di collaborare efficacemente e tra tante sofferenze: «… e Io gli mostrerò quanto debba soffrire per il mio nome» (At 9,16). La Legenda di San Gerlando non scende a fondo fino al cuore del santo vescovo, ma riporta però che egli «non cessava» di portare a Cristo con la sua suadente predicazione tutti i saraceni e i giudei del territorio. Non possiamo pensare però che l’attività episcopale di Gerlando sia stata un procedere di trionfo in trionfo. Ebbe certo delle conversioni e si dice che abbia convertito il capo dei saraceni agrigentini, un certo Hamud, ma il «Libellus», un documen-

to d’archivio del XIII secolo sulle successioni dei vescovi agrigentini, riferisce che i «cristiani furono pochi» fino alla morte di Guglielmo II (a. 1189). E fu certo l’esperienza del limite dinanzi ai fallimenti che lo portò a coltivare nel cuore una fiducia incondizionata in Cristo. Per essa, Gerlando «non cessava» di evangelizzare, nonostante il vento contrario. È noto che viviamo un tempo di crisi che mette alla prova le nostre certezze umane e perfino di fede. I problemi della famiglia, l’atteggiamento negativo nei confronti della vita, nuovi aspetti di povertà, questione ecologica, educativa e altro ancora, tutto questo rende faticoso il cammino del cristiano, che come ogni uomo prova smarrimento e paura in una società definita «liquida», senza certezze e senza futuro. È indispensabile in questo tempo non perdere la «fiducia», in sé, negli altri, nella realtà, nella vita. E abbiamo bisogno, tramite testimoni inequivocabili di essa, di re-imparare la «fiducia» in Dio, nel suo «onnipotente» amore, come elemento costitutivo della vita cristiana. San

Gerlando, evangelizzatore radicato nella grazia di Dio, che ha operato in un terreno ostile e che, dinanzi alla storia, non ha ottenuto un raccolto immediato della sua generosa seminagione, non cessa di essere un testimone della fiducia in Dio. Nella sua vita non si diede riposo per «sostenere i poveri, aiutare gli immigrati, soccorrere i malati, difendere gli emarginati, educare alla fiducia i giovani, esortare al culto della fede cristiana i fedeli, e infine convertire con la sua melliflua predicazione sia i Giudei sia i saraceni» (Legenda 21). A quanto pare, il suo progetto pastorale, che tocca la testimonianza sociale, la catechesi e la liturgia, l’evangelizzazione, è ancora la via della Chiesa di oggi. Dinanzi alle nostre difficoltà, ansietà e paure, san Gerlando potrebbe anche ripeterci: «So a chi ho dato fiducia» (2Tm 1,12). Vincenzo Lombino

Proposte per un percorso di ricerca iconografica

San Gerlando nell’arte Come in altre Diocesi, anche Agrigento ha un Santo patrono, il cui culto e la cui devozione sono contraddistinti dalla passione per la Chiesa locale, per la quale si è impegnato ed ha speso le proprie energie e la propria vita. La risposta delle Comunità Cristiane non ha mancato di dare risonanza a tale amore rispondendo con la diffusione di immagini. Esse costituiscono un veicolo privilegiato per favorire e testimoniare la conoscenza e la diffusione del culto del Santo. L’iconografia di s. Gerlando non è molto diffusa: quasi tutte testimonianze sono concentrate nella città di Agrigento e la maggior parte foto 1 si trovano in Cattedrale, ovvero in edifici di pertinenza dell’autorità episcopale. La più antica e singolare immagine di s. Gerlando però è quella che si trova nella decorazione musiva della Cattedrale di Monreale (foto 1): a pochi decenni della scomparsa e della canonizzazione del Santo vescovo di Agrigento, nel grande cantiere normanno i sovrani hanno voluto attestare l’importanza della Chiesa in Sicilia con un Santo vescovo normanno e mettendo la sua figura in un posto di grande rilevo: sulla parete interna destra dell’arco trionfale. Ad Agrigento dobbiamo attendere il secondo decennio del Cinquecento per ritrovare, tra i Santi, vescovi agrigentini ritratti nelle catene del soffitto della Cattedrale: non si conoscono, alla fase attuale degli studi di storia dell’arte, altre immagini precedenti. Sempre al XVI secolo risale la statua (foto 2), oggi esposta nelle sale espositive del Palazzo Vescovile, che possono essere considerate, ormai, una piccola sezione del realizzando Museo Diocesano. Nelle sue raccolte è custodito un baculo con una statuetta apicale raffigurante il Santo: è stato firmato nel 1607 da un argentiere Grimpi, che si definisce agrigentino. Nei due secoli immediatamente successivi foto 2 si concentra il maggior

numero delle testimonianze artistiche. Il percorso si apre con la grande urna reliquiario, eseguita nel 1637 dagli argentieri palermitani Michele Ricca e Giancola Viviano su difoto 3 segno di Pietro Novelli e depauperata di molte parti figurate nella seconda metà del Novecento. Nel Palazzo Vescovile è esposta una Tabella cronologica in cui sono raffigurati tutti i Sette Santi vescovi Agrigentini (Libertino, Gregorio I, Potamione, Gregorio II, Ermogene, Gerlando ed il beato Matteo - foto 3). È da notare che, spesso, l’iconografia di s. Gerlando è collegata al culto dei Sette Santi Vescovi Agrigentini: la grande pala di Francesco Sozzi, proveniente dalla Cattedrale ed oggi conservata nelle sale espositive del Palazzo Vescovile, oppure la tela della Chiesa Madre di Aragona, uno dei rari esempi fuori dalla città foto 7 di Agrigento dell’iconografia gerlandiana (foto 4). Il tema dei Sette Santi Vescovi agrigentini è ripreso in contesti diversi: nel Paradiso, affrescato da Michele Blasco, il Santo vescovo è raffigurato in ginocchio in adorazione della Santissima Trinità (vedi foto articolo sopra). Lo stesso motivo sarà ripreso nel catino absidale della basilica Immacolata, già chiesa San Francesco d’Assisi, nella ricostruzione eseguita dopo le distruzioni degli eventi bellici dell’ultimo conflitto mondiale. Non di rado Gerlando è raffigurato in coppia con Libertino, protovescovo della Chiesa Agrigentina: basti qui ricordare i noti esempi del grande paliotto in argenfoto 4 to eseguito nel

foto 6

1742 dal palermitano Francesco Nicodemi, il monumentale tabernacolo sormontato da tronetto eseguito sotto l’episcopato di Antonio Lanza dagli argentiefoto 5 ri Francesco Salluzo e Pietro Russo, il pulpito ligneo della chiesa San Lorenzo, meglio nota come Purgatorio, in Agrigento, attribuito alla cerchia dei Cardilicchia. Un tema iconografico particolare è quello della Predica di s. Gerlando, riportata, oltre che nel già citato paliotto, anche in uno degli gli affreschi con Episodi della vita dei Vescovi Agrigentini, eseguiti dal Bongiovanni nel primo decennio del Settecento nell’abside centrale della Cattedrale (foto 5 e 6), ed in una placchetta in avorio, incastonata in un tronetto, recentemente pubblicato nel catalogo della mostra sulla Cattedrale di Agrigento, allestita con grande consenso di pubblico e di studiosi, nelle sale del Palazzo Vescovile (foto 7). Nello stesso Palazzo è custodita una serie di ritratti dei vescovi agrigentini, tra cui spicca una serie di alcuni dipinti della prima metà del sec. XIX completata da s. Gerlando. Il suo ritratto di trova anche nella serie dei sovrapporte settecenteschi delle sale di rappresentanza. Questo sommario percorso iconografico gerlandiano si conclude con la statua eseguita per la Cattedrale di Agrigento dallo scultore trapanese Rocco Giacomelli (o Jacomelli o Jacopelli - foto 8) all’inizio del sec. XVIII, che ha costituito il modello per la statua omonima conservata nella Chiesa Madre di Porto Empedocle ed eseguita nel 1890 da Calogero Cardella. Giuseppe Ingaglio foto 8




Vita Ecclesiale

L’Amico del Popolo

1 Marzo 2009

Ministeri Il nove marzo nella Chiesa madre di Siculiana

Anni verdi in Seminario

Seminario in festa per tre nuovi lettori e sei accoliti L

unedì 9 marzo, alle ore 17.30, nel Santuario del SS.mo Crocifisso, a Siculiana, mons. Francesco Montenegro conferirà il ministero del Lettorato ai seminaristi Antonio Corda, Gioacchino Falsone, Dario Morreale e Tommaso Pace (foto a sinistra)

ed il ministero dell’Accolitato ai seminaristi Salvatore Attardo, Salvatore Cardella, Gerlando (Giorgio) Casula, Giuseppe Colli, Giuseppe Lentini e Carmelo Rizzo (foto in basso). I nuovi lettori si impegneranno ad accogliere, conoscere,

me ditare e testimoniare la parola di Dio. L’ufficio liturgico del lettore consiste, infatti, nella proclamazione delle letture nell’assemblea liturgica, nel curare la preparazione dei fedeli alla comprensione della parola di Dio e nell’educare nella fede i fanciulli e gli adulti. Compito dei nuovi accoliti sarà, invece, quello di aiutare il presbitero e il diacono nelle azioni liturgiche; di distribuire o di esporre, come ministro straordinario, l’Eucarestia. Di conseguenza, dovranno curare con impegno il servizio all’altare e farsi

a cura di Stefano Pirrera

Dei delitti e delle pene

educatori di chiunque nella comunità presta il suo servizio alle azioni liturgiche. Il loro ministero li porterà a prediligere i deboli e gli infermi, per essere segno dell’amore di Cristo e della Chiesa nei loro confronti. La scelta di non celebrare in Cattedrale questa funzione nasce dal desiderio dell’Arcivescovo di coinvolgere, da ora in avanti, quante più Comunità ecclesiali locali negli eventi di portata diocesana, affinché si sentano sempre più partecipi della vita ecclesiale diocesana. Valerio Landri

Pensata per approfondire

La Bibbia di Gerusalemme cesi. “La comunità dell’École biblique - la per il definisce p. Paolo Garuti, che lì insegna N u o v o Nuovo Testamento - non è solo il conven- Te s t a to domenicano che la ospita e la anima: è mento), una sorta di scuola socratica o di convi- q u e i venza temporanea fra donne e uomini, re- p a s s i ligiosi e laici, credenti o non credenti delle difficili o particolarmente controversi. La più varie fedi e idealità, che si ritrovano seconda caratteristica sono le cosiddette per capire un luogo e un testo”. «note chiave», che danno una visione sinMa quali sono le caratteristiche che de- tetica unitaria di tutto il testo affrontando terminano l’unicità della Bibbia di Geru- temi portanti che ricorrono all’interno del salemme? Innanzittuto il commento, che pensiero biblico. mette a confronto diretto i testi originali Terza caratteristica sono i rimandi lateracon l’attuale traduzione del- li: a lato di ogni pagina vengono indicati i la Cei. Esso fa vedere quali passi biblici che rievocano i temi presenti interpretazioni hanno avu- nel racconto. Il risultato è la messa in luce to, nelle diverse traduzioni di un ordito unitario, e chi legge può recuL’Ufficio Scolastico Diocesano organizza dal 23 apri(dall’aramaico e dall’ebraico perare le similitudini, assonanze e remile al 26 aprile un pellegrinaggio a Roma, durante al greco per l’Antico Testa- niscenze che quelle righe richiamano in il quale è prevista un’udienza speciale dal Santo mento, dal greco al latino tutto il testo biblico. Padre Papa Benedetto XVI. La quota individuale di partecipazione è di euro 250,00. Per qualsiasi informazione si ci può rivolgere al responsabile continua dalla prima don Antonino Giarraputo ai numeri 339 5929807 - 0922 613005. «Il Signore - ha continuato mons. civile. Questo per dire che quando si Montenegro - lo troviamo vicino a smette di guardarsi con gli occhi del noi ma dobbiamo saperlo riconoscere cuore è difficile stabilire chi è buono e anche nelle colonne degli schiavi che i chi è cattivo. Si tratta invece di affronIl 28 febbraio alle ore 17.00 in Cattedrale S.E. faraoni e gli Erode di oggi continuano tare serenamente il problema e di tenmons. Francesco Montenegro celebrerà il rito a condannare alla fame, alla denutri- tare di coniugare insieme accoglienza di elezione per i catecumeni: Mendola Simona, zione, e li costringono a lasciare le loro e legalità. Di avere la consapevolezza Fucà Davide (Agrigento); Fragapane Stefano, terre... che scegliere solo il proprio interesse Gueli David Vincenzo (S. Elisabetta); Scifo Ilaria, La Quaresima significhi perciò per è cavalcare l’onda dell’ individualismo, Milisenda Miriam (Raffadali); Casà Gaetano; noi passaggio: dall’egoismo all’amore, della conflittualità e della prevaricazioRagusa Massimiliano (Giardina Gallotti), Hamidi dal possesso al dono, dalla paura alla ne, at-teggiamenti che rifiutano il conMoamed Alì (Ribera); Bellavia Daniela (Favara); speranza, dalla morte alla vita. Ta- fronto e la ricerca del bene di tutti. Pecoraro Sebastiano (Porto Empedocle); Dobre gliamo i rami secchi nella nostra vita, Il nostro cuore resti grande, facRamona (Siculiana); Riccobene Antonio; gabriele quelli del fatalismo, della rassegna- cia spazio a chiunque è nel bisogno: Marco (Palma di Montechiaro). zione e dell’indifferenza. Eliminiamo uomo di colore, disabile, anziano... i rami secchi delle nostre cattiverie, Nella Bibbia è scritto: “Perseverate invidie, giudizi cattivi, rabbie. Liberia- nell’amore fraterno. Non dimenticate moci dai rami secchi che ci chiudono l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno nel nostro mondo stretto, autoreferen- accolto degli angeli senza saperlo”. Non Lutt0 ziale, egoista e falsamente sicuro. è detto che lo “straniero” è un male da Il 25 febbraio, a Palermo, nella pace di Dio, è rinata alla Dopo queste parole l’Arcivescovo ha estirpare (penso alle tante preziose bavita immortale la Sig.ra detto: «Non posso non fare riferimen- danti presenti nelle nostra case), ma to in questo momento alla situazione è una realtà con cui confrontarsi per Giuseppa Di Luca creatosi in città circa la presenza degli costruire una comunità dello scambio, (ved. Gaglio) immigrati. Anche essa va inquadrata del dialogo, della collaborazione. NesLa “cognata sorella” Ave Gaglio ricordandone tutta la nel discorso di conversione, di cuore suno, neppure la carità può accettare e vita consacrata alla numerosa famiglia, accanto ai cinque buono e di carità. Il problema degli scusare atteggiamenti illegali. figli angosciati, chiede carità di preghiere. immigrati non può essere affrontato Ogni atto criminoso va condannae risolto creando schieramenti o mo- to, da qualsiasi parte esso venga, Ma strando cattiveria (come è stato detto vanno rifiutate e condannate anche da persona che amministra il bene co- invettive accusatorie che colpevolizzaLutt0 mune) o diventando rigorosi, se rigore no in maniera generalizzata, per reati Il 23 febbraio è ritornata alla casa del Padre la Sig.ra significa no ad oltranza a chi riteniamo e misfatti commessi solo da alcuni. La diverso. Anche perché diverso, in via Chiesa poi non è libera di schierarsi da Mariella Raso Orfani, non è considerato solo il clan- una parte o dall’altra. Essa deve vivemoglie del diacono Giuseppe Zito. Alla famiglia le più destino, ma lo è stata anche una donna re la carità e dal suo fondatore è stata sentite condoglianze da parte della nostra redazione. disabile da parte di persona con la pel- messa sempre e comunque dalla parte le bianca e perciò considerato persona dei poveri».

in Diocesi

È da pochi giorni anche nelle librerie cattoliche della nostra Arcidiocesi la nuova edizione della “Bibbia di Gerusalemme”, pubblicata dalle Edizioni Dehoniane di Bologna (Edb), che alla nuova traduzione del testo sacro approvata dalla Cei (e applicata nella liturgia a partire dall’Avvento del 2007) unisce commenti e note tematiche curati dalla Scuola biblica e archeologica (École biblique), che a sede a Gerusalemme, poco fuori dalla porta di Damasco, gestita con una forte impronta internazionale dai frati domenicani fran-

IRC

Catecumeni

Nessuno si illuda di poter godere vera libertà senza osservare regole e disciplina: “senza regole e disciplina, tutto il mondo va in rovina”. Chi l’ha detto? Da millenni, da quando l’uomo si è organizzato in società, lo ha affermato il Buonsenso. Ma ormai, questi, il Buonsenso, non può più parlare: “la Scienza, sua figlia, lo ha ucciso, per vedere com’era fatto”. Da quanto andiamo narrando della disciplina che regolava, passo passo, ogni attività degli alunni del Seminario, il lettore non pensi, tuttavia, di poter concludere che ai trasgressori venissero inflitte punizioni fisiche particolarmente dolorose. Gli unici castighi che potevano interessare il corpo, erano lo stare in ginocchio in silenzio, per qualche minuto, durante la ricreazione. Oltre a questo, ci potevano essere severi rimproveri, in pubblico o in privato, da parte del Rettore. Se poi le mancanze erano tali da rivelare una decisa volontà ribelle alla disciplina, o scarsa inclinazione allo studio e agli esercizi di pietà, il Superiore informava la famiglia di riportare a casa l’alunno. Gravi mancanze da parte del gruppo dei “grandi” (teologi e liceali), venivano considerate: a) intrattenere relazioni verbali o epistolari, non controllate dal Superiore; b) allontanarsi, anche per qualche minuto, dal proprio gruppo o, peggio, dal Seminario (varcando l’ingresso) per incontrare qualcuno, senza il dovuto permesso; c) leggere: libri, giornali, riviste o altro, senza previo consenso; d) coltivare “amicizie particolari”, di qualsiasi genere; e) venire colti a fumare o a bere alcolici… Su tali mancanze, o altre del genere, interveniva il giudizio del Rettore e – in certi casi – quello del Vescovo, sfuggendo generalmente alla curiosità e all’attenzione della comunità. Paradossalmente, invece, lo spauracchio più temibile, era costituito da un pezzetto di legno, non più grande di un dito, con su scritto: “ACCIPE” (prendi). Si trattava dell’unico deterrente per costringere ad usare, durante la conversazione, la lingua italiana, evitando ogni termine dialettale. Il prefetto, la mattina, si preoccupava di consegnare il legnetto a un “collaboratore di giustizia”, che si assumeva l’impegno di passarlo al primo che venisse colto a pronunciare una parola o espressione siciliana. Così, di passaggio in passaggio, chi, arrivata la sera, prima di andare a dormire, si ritrovava l’ACCIPE in tasca, era costretto a consegnarlo al prefetto che, generalmente, puniva il trasgressore di turno assegnando una preghiera o un inno in latino, da mandare a memoria e da ripetere l’indomani. Veniva rivolto, invece, un rimprovero o assegnato un lavoro, ai recidivi. Questo esercizio o espediente correttivo, inteso ad eliminare l’uso della lingua materna, nulla vieta di pensare che fosse stato concepito dal suo inventore come un gioco. Ma, anche durante il gioco più semplice, possono nascere contrasti, litigi e dissapori, se non è condotto con lealtà, intelligenza delle regole e, principalmente, conoscenza delle doti e dell’indole dei partecipanti. Sì, effettivamente, quello dell’ACCIPE sarebbe potuto riuscire un gioco divertente e capace non solo di aiutare a conoscere e usare meglio sia la lingua siciliana che quella italiana, ma anche a prendere maggiore coscienza e conoscenza dei propri pregi e difetti. Solo che, “in quel tempo”, - per una strana alchimia che strutturava le facoltà intellettive degli educatori -, le guide di quel gioco erano incapaci di intenderne le vere finalità. Eccone un esempio, tra i tanti. I Teologi della Camerata “San Gerlando”, durante il passeggio, sostano attorno alla fontana del Monumento ai Caduti, lungo il Viale della Vittoria. L’ingenuo Cagnolo, spontaneo, ma anche facile a scattare come una molla al primo contrasto, si china per osservare meglio i passeri che stanno celermente beccando prede invisibili all’occhio umano. “Guarda come sono lesti a pizzoliare!”, esclama, accennando al compagno più vicino. “Eccoti l’ACCIPE”, si sente ammonire dietro le spalle. Il poetico ornitologo non si è accorto dell’insidiatore che, quatto quatto, si è avvicinato per ascoltare; gli si volge furioso, facendogli schizzare di mano il viscido legnetto, che va a finire lontano. Stridule si alzano le voci, nell’agitato e convulso battibeccare tra i due. Si avvicina il prefetto. Non è un’aquila, in nessun senso. Rimane tra i contendenti, fisso come un “tollo”, preoccupato solo per una possibile crisi di nervi del povero Cagnolo. Dirimere le questioni, anche le più semplici, non era il suo forte. Folta nebbia gli ottenebrava il cervello. Ma, ecco: si raccolgono attorno gli altri. Bisogna riconoscere l’identità siciliana o meno del verbo siciliano “pizzoliare”. Nella mente dei più, vagola la convinzione che il termine “pizzo” esista anche in lingua italiana, ma che esista anche il verbo “pizzoliare”, non ne sono sicuri. D’altra parte, lo smarrito Cagnolo sta lacrimando e si rischia di vederlo dare in smanie, se lo si contraddice. Bisogna salvare il salvabile. Poco discosto dal gruppo, l’unico che possa dare un parere risolutivo c’è: Degrerio. È risaputo che schifa la matematica e non privilegia filosofia e teologia, ma in lingua italiana e siciliana, è autorità indiscussa. È l’ennesima volta che viene coinvolto in simili discussioni. Convinto della citrullaggine del prefetto, si rende conto di dovere ricorrere a una sentenza salomonica, per evitare una crisi di nervi a Cagnolo. “In verità, il termine ‘pizzo’ è italiano. Ricordo che il mio maestro portava la barba, che terminava col ‘pizzo’, e quando veniva invitato a pranzo, lo tratteneva con la mano per evitare di farlo ‘pizzoliare’ nel piatto”.




Vita Ecclesiale

L’Amico del Popolo 1 Marzo 2009

CESI Il documento finale

L’accorato appello dei vescovi siciliani S

erve un Piano regolatore sociale. I vescovi siciliani, al termine della sessione invernale della Conferenza episcopale siciliana, rivolgono un appello “a quanti si sono resi disponibili nel mettersi a servizio della società, perché superando interessi e dinamiche di parte, uniscano i loro sforzi per rispondere ai bisogni della popolazione ed aprire orizzonti di speranza per il futuro della nostra Isola”. In particolare, i pastori delle chiese di Sicilia invitano le istituzioni “ad investire maggiori risorse economiche a vantaggio delle fasce più deboli della società, alle famiglie oggi sempre più povere”, ed esortano gli amministratori

pubblici “a mobilitarsi, con particolari programmi di sviluppo, per risolvere gli annosi problemi che toccano le zone più povere del territorio e i quartieri più degradati delle grandi città”. Dalla Conferenza episcopale siciliana viene denunciata una situazione che vede più di un terzo delle famiglie della nostra regione superare la soglia di povertà, con un tasso di disoccupazione molto più ampio di quello nazionale. I vescovi plaudono, infine, al “lavoro capillare e continuativo che svolgono le diverse realtà ecclesiali a favore dei bisognosi”, ed esortano tutti “ad intensificare le attività e i servizi per rispondere a quanti sono in stato di necessità”: comprese “tutte le forze buone della società”,

invitate “a promuovere ogni genere di aiuto, anche con apposite fondazioni, a sostegno delle famiglie in difficoltà”. I lavori sono stati presieduti da S.E. Mons. Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo, il quale, anche a nome dei confratelli ha manifestato gli auguri più fervidi e le congratulazioni a S.E. Mons. Salvatore Muratore, vescovo eletto di Nicosia e a S.E. Mons. Antonio Staglianò, vescovo eletto di Noto, presenti alla sessione dei lavori. L’incontro dei presuli siciliani ha avuto luogo dopo il Consiglio permanente della CEI e all’indomani del Convegno delle Chiese particolari del Mezzogiorno e del Sud d’Italia sul tema: “Chiesa nel Sud, Chiese del Sud. Nel futuro

Ismani Il ritorno dei missionari

Karibu sana wageni wetu Benvenuti ai nostri ospiti! Certamente sono stati accolti in questo modo i Missionari che, nello scorso mese di gennaio, sono partiti alla volta della nostra Missione. Laggiù - a sud dell’equatore – hanno trovato l’estate, ma il vero calore che hanno percepito è stato quello dei canti e delle danze di benvenuto – karibu sana, in lingua swahili – che in ogni villaggio i nostri fratelli africani hanno intonato per loro. Diversi erano infatti i motivi di festa e di lode al Signore, che gli africani sanno trovare, nonostante la difficile realtà della loro vita fatta ogni giorno di stenti e difficoltà. Intanto l’arrivo di Baba (padre) Luigi Mazzocchio che è stato vice parroco ad Ismani dal 1999 al 2004 e del quale in tanti, nei vari villaggi sparsi nel territorio della Missione, conservano un ricordo di affetto e gratitudine. E poi le adozioni! La “Missio”, l’incarico con il quale il gruppo è partito, infatti, era proprio quello di incontrare tutti gli studenti del programma adozioni per raccogliere foto

la Parola «Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà»

e notizie che nel prossimo mese saranno trasmesse agli adottanti. Negli ultimi anni, anche grazie all’incoraggiamento dato dalle adozioni a distanza, sono sempre più numerosi i ragazzi che, completata la scuola elementare, decidono di proseguire gli studi frequentando la scuola secondaria o gli istituti professionali ed il gruppetto di volontari ha dovuto lavorare a pieno ritmo per ricevere tutti i ragazzi adottati e quelli da immettere nel programma. «Una emozione fortissima – racconta Alessandro della parrocchia S. Giovanni Battista di Agrigento, appena tornato dalla sua prima esperienza ad Ismani – un incontro, quello con i bambini ed i ragazzi che vivono intorno alla Missione che supera la barriera della lingua e serve per comprendere il vero valore della condivisione». «Il momento più difficile – dice Giovanna della Parrocchia B.M.V. delle Grazie di Agrigento, al suo secondo viaggio missionario - è sen-

za dubbio quello in cui abbiamo dovuto dire basta e lasciare senza aiuto decine e decine di ragazzi che stavano in fila davanti la porta della Missione». Una grandissima emozione anche negli occhi di don Enzo Sazio, tornato ad Ismani da Direttore dell’Ufficio Liturgico a più di 15 anni di distanza dall’esperienza vissuta da seminarista: «Celebrare Messa a Ngano o ad Usolanga (due dei villaggi che compongono la nostra Missione, n.d.a.), condividere il ritmo della gioia e della Lode al Signore, prendere parte ai canti ed i balli che accompagnano la Liturgia, constatare l’emozione dell’attesa del sacerdote che una volta al mese va a celebrare Messa... mi ha fatto ‘vivere’ quel versetto dell’Apocalisse che recita “ha riscattato con il Suo sangue uomini di ogni tribù, lingua popolo e nazione”». Vicky Lipari

da credenti e responsabili”, celebrato a vent’anni dal documento della CEI “Chiesa italiana e mezzogiorno”. Con riferimento a questi due eventi ecclesiali, i vescovi di Sicilia hanno approfondito alcuni aspetti che più direttamente riguardano l’Isola, soffermandosi in particolare sulla sollecitudine delle comunità ecclesiali nel venire incontro con precise iniziative caritative e con rinnovato impegno di sensibilizzazione e coinvolgimento dei fedeli nell’affrontare in modo solidale le problematiche sociali. A tal proposito è stato ricordato che

numerose iniziative vengono promosse nelle Diocesi e dalla comunità parrocchiali, anche attraverso il canale delle Caritas, a favore di quelle famiglie che attestate attualmente sulla soglia della sussistenza, rischiano di accrescere il numero degli indigenti. I vescovi hanno, infine, preso in esame il testo dell’Intesa tra la Regione Siciliana e la Regione Ecclesiastica Sicilia per la tutela, la conservazione e la valorizzazione dei Beni Culturali appartenenti ad Istituzioni ed Enti ecclesiastici e lo schema di un “Accordo” relativo alla verifica dell’interesse culturale di immobili di proprietà di Enti ecclesiastici. I vescovi auspicano una maggiore celerità nell’esitare le numerosissime pratiche che riguardano la dichiarazione di interesse culturale degli immobili di proprietà ecclesiastica, che rischiano di bloccare qualunque progetto per la loro valorizzazione e di impedire di concorrere ai bandi europei 2007-2013, che con notevole ritardo ancora devono essere banditi. Salvatore Pezzino

L’Azione Cattolica di Nicosia in visita da Mons. Muratore In attesa della sua ordinazione episcopale che avrà luogo il prossimo 25 marzo ad Agrigento, Mons. Salvatore Muratore, ha già iniziato a conoscere la sua nuova Diocesi. Lo scorso martedì 24, una delegazione dell’Azione Cattolica della diocesi di Nicosia ha fatto visita al suo nuovo Vescovo per presentargli il cammino che l’Associazione sta seguendo. Mons. Muratore si è informato sul cammino catechetico che si segue a Nicosia ed ha appreso con gioia che alcune parrocchie hanno già adottato il sistema catecumenale, così come sollecitato dal Sinodo diocesano da poco celebrato. Al termine della mattinata, gli undici ospiti hanno salutato Mons. Montenegro e fatto visita alla Cattedrale, in questi giorni in festa per l’imminenza della Festa del Patrono San Gerlando. “Eravamo ansiosi di incontrarlo – ha dichiarato Concetta Calì. Sentivamo la necessità di conoscere il

nostro nuovo pastore. Spero di poter collaborare con lui e di riuscire ad instaurare un rapporto amichevole col mio nuovo Vescovo. Vorrei che fosse un Vescovo non distaccato, ma vicino ai fedeli, così come mi è sembrato oggi. Credo che abbia la tenacia e l’umiltà che un pastore deve avere”. Valerio Landri

I Domenica di Quaresima

L’eremitaggio nel deserto o la predicazione nelle strade? La Quaresima inizia con un appuntamento preciso, nel deserto e per un tempo ben definito: luogo e tempo che hanno un valore reale e simbolico. Il deserto richiama il luogo dove Israele è stato messo alla prova per quarant’anni, ricorda l’esperienza di Mosè e di Elia, è anche lo sfondo con cui inizia lo stesso vangelo di Marco. Il deserto è dunque un luogo di prova, di tentazione, ma anche luogo di intimità e di tenerezza: «Mi ricordo di te - dice il Signore dell’affetto della tua giovinezza, dell’amore al tempo del tuo fidanzamento, quando mi seguivi nel deserto» (Ger 2,2); luogo dove poter recuperare l’amore della sposa infedele: «Ecco, la attirerò a me e parlerò al suo cuore. Là canterà come nei giorni della sua gio-

vinezza, quando uscì dal paese d’Egitto» (Os 2,16-17). Il brano del vangelo di oggi (Mc 1,12-15) accosta il battesimo di Gesù con la sua permanenza nel deserto, evidenziando così il duplice aspetto del deserto come luogo di rivelazione e di intimità e come luogo di tentazione. «Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano» (Mc 1,12-13). Marco non racconta il tipo di tentazioni subite da Gesù, ma indubbiamente queste riguardano il suo essere “Figlio di Dio” e il compimento della volontà del Padre. Il lettore di Marco comprenderà subito che tutta la vita di Gesù sarà piena di tentazioni e quelle

più frequenti riguarderanno le suggestioni di un messianismo facile, avverso alla logica della croce. Che dire della tentazione più immediata, quella di pensare non concluso il tempo del deserto e di rinviare ad altro tempo l’annuncio del Regno? In altre parole continuare a vivere nel deserto da eremita o predicare l’evangelo nel tumulto della storia? Gesù sceglierà non uno spazio protetto, rassicurato dalla voce del Padre, ma di camminare in mezzo alla gente, abitare con gli uomini, percorrere le strade polverose della Galilea, annunciando la presenza di Dio nella storia tumultuosa degli uomini. Lo farà da uomo nuovo, “nuovo Adamo” vincitore sulle forze ostili del male, in piena armonia con il creato. D’ora

in poi il deserto rappresenterà il luogo dove ritirarsi per sottrarsi ad uno stile di vita frenetico che non lascia più spazio a Dio. Lo stesso Gesù si allontanerà in un luogo deserto per pregare ed evitare la pressione della gente che lo cerca; successivamente inviterà i suoi discepoli, di ritorno dalla missione e tentati dal successo facile, a ritirarsi con lui in un luogo deserto. É interessante notare che Satana è il personaggio che designa l’avversario che accusa in giudizio. In alcuni testi del Primo Testamento Satana è un membro della corte celeste che mette alla prova la fedeltà dei prediletti da Dio (Gb 6,6-12; Zc 3,1). Nel Nuovo Testamento diventa sinonimo del diavolo, e in Marco è colui che avversa la parola

a cura di Gino Faragone

(4,15) e porta i discepoli fuori strada. Gesù viene presentato come “nuovo Adamo”. Superando la tentazione ristabilisce la condizione originaria dell’Eden nella quale gli animali selvaggi non attaccano l’uomo e gli angeli gli porgono il cibo divino. Apre così le porte del paradiso e vive in armonia con gli animali. Si adempiono le profezie degli ultimi tempi che descrivono definitivamente eliminata ogni forma di violenza: «il lupo dimorerà insieme con l’agnello… e un fanciullo li guiderà; la vacca e l’orsa pascoleranno insieme, si sdraieranno insieme i loro piccoli, il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide, il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi» (Is11, 6-8).




Attualità

L’Amico del Popolo

1 Marzo 2009

Solennità di S.Gerlando l’omelia dell’Arcivescovo

Amiamo le nostre città! (continua dalla prima) É esempio di pacifica convivenza con gente di altra nazionalità, cultura e religione. Anche noi, suoi devoti, vogliamo essere come lui - testimoni coraggiosi, infaticabili, zelanti, preoccupati di realizzare la necessaria e sem¬pre attuale rivoluzione dell’amore. Anche nell’accoglienza degli immigrati che sbarcano nelle nostre coste. Come lui vogliamo impegnarci a portare avanti la nostra riscossa, a dimostrare - o meglio - mostrare coraggiosamente la nostra fede. Come lui intendiamo essere intraprendenti nell’evangelizzare e come lui affezionati e amanti delle nostre città. Giustamente, noi Agrigentini, ci gloriamo di essere concittadini di grandi uomini come Empedocle o Pirandello, ma non dimentichiamo di esserlo anche di Gerlando! Sentiamoci uniti, con la sua stessa operosità e col suo stesso coraggio, nel voler rendere Agrigento pregevole non solo per i suoi edifici e il suo paesaggio ma anche per i suoi abitanti. Diventiamo arditi nel desiderare un futuro diverso per noi e per la città. Il fatto che io insista sull’impegno della Chiesa nelle città non significa che essa debba operare o consigliare scelte politiche, né ambire nuove crociate. Chiamato ad essere vostro servitore, come dice Paolo (2 lett), desidero che tutti ci ritroviamo con uno spirito diverso, quello dei combattenti (mi rifaccio al nome e allo stile di Gerlando). La mia convinzione è che come credenti, ricchi cioè della visione dell’uomo, del mondo, della vita che deriva dalla fede, non possiamo non occupare quel ruolo morale e religioso, che, nel rispetto di tutti, ricerca il bene comune e difende quanti sono offesi e non vedono riconosciuta la loro dignità. Agrigento è città aperta, bella ma non facilmente decifrabile e ricca di contrasti. É madre orgogliosa e casa comune di intelligenze di grande qualità e spessore, capaci di progetti interessanti, ma intelligenze che forse non sempre si confrontano o non sempre dialogano sufficientemente, con la conseguenza che la loro preziosa azione non riesce a sortire il bene della città, nonostante tutti lo portano nel cuore. Aristotele affermava che è “l’amicizia a tenere insieme la città”. Per amicizia intendo quel forte filo che, nonostante le diversità di opinioni, unisce operativamente la volontà e l’intelligenza di chi occupa posti di responsabilità e crea atteggiamenti di servizio ed accoglienza, soprattutto e anche di chi è debole e ai margini. Lo dico ancora una volta e non mi stancherò di ripeterlo: amiamola questa nostra Città! Amiamo le nostre città! Stiamo in esse con interesse, con efficacia, con amore,

con avvedutezza! Vorrei la forza e il cuore di Gerlando per fare entrare nei cuori di tutti, specialmente degli Agrigentini, queste parole: amiamo le nostre città, siamole amici, abitiamole e guardiamole senza sospetto, allontaniamo la distruttiva indifferenza, facciamole essere luoghi di collaborazione, di integrazione di idee, di sogni, di prassi effettive ed affettive, estetiche ed etiche, rendiamole capaci di offrire reti solidali che accolgono e proteggono. Ricompattiamo, noi di Agrigento, la speranza perché non si frantumi. É vero, non sono poche le crepe e le sfasature che questa città mostra, ma di certo la rassegnazione e lo sconforto non le faranno scomparire; sentiamo e paghiamo il peso delle sue contraddizioni, ma il disfattismo non le cancellerà. Semmai as¬sumiamoci, tutti, nuove e più risolute responsabilità! Noi credenti facciamolo in nome del Vangelo. Scrollare da rinunciatari le spalle è chiudere gli occhi alla speranza. E questo è peccato. Non è facile, lo ammetto: il segno lasciato dalla frana; il centro storico svuotato e dimenticato; i rioni satelliti, la cui distanza dal centro e tra loro è aggravata dalla difficoltà e dalla scarsità dei collegamenti; l’assenza di una piazza cuore e luogo d’incontro, non permettono la creazione e il mantenimento di relazioni consistenti ed aggregative, di fare sentire Agrigento una grande città. Ma ciò, più che farci rassegnare, sentiamolo come spinta ad agire ed osare per rendere più a misura d’uomo questa atipica città. La devozione a Gerlando (il combattente) faccia trovare a tutti - cittadini ed amministratori - l’energia per sciogliere i nodi che rendono questa città insostenibile, soprattutto per i più deboli, per quanti hanno difficoltà a trovare un posto in essa, o si sentono sperduti, o soli, o peggio, estranei nella loro città. Questi sono motivi per cui noi cristiani, come il Vescovo Gerlando, dobbiamo amare la città, ogni città che abitiamo. Esse ci appartengono e noi dobbiamo esemplarmente e attivamente impegnarci perché diventino casa - e per Agrigento è facile aggiungere bella - in cui possano vivere bene e convivere pacificamente credenti e non credenti, cristiani e seguaci delle altre religioni. Diceva La Pira che il sogno e la speranza del futuro dell’uomo passa attraverso l’immagine di una città autentica. La speranza è per tutti noi la scommessa più grande. Le nostre comunità, piccole e grandi, e ognuno di noi, singoli cristiani, siamo chiamati ad avere la passione per il bene comune ed essere, perciò, segni positivi con la parola, con l’esempio, con la fede. Non è sufficiente essere esperti ed interessati alle cose di Dio,

bisogna esserlo egualmente delle cose che a Lui stanno a cuore: quelle degli uomini. Non possiamo accontentarci di essere esperti dell’umano, dobbiamo essere immessi nell’umano. E questo non può essere inteso solo come impegno sociale ma è anche strada di santità. Una città si rinnova partendo dalle fondamenta che sono i suoi cittadini. L’eucaristia obbliga noi credenti a guardare con simpatia le nostra città, ad essere presenti dove ci sono i problemi. Sono tante le cose buone da costruire, le piaghe da curare, le situazioni da condividere. Dobbiamo essere anima delle città, fermento nei rapporti interpersonali. Noi preghiamo per la Diocesi e per Agrigento, perché le nostre città siano libere da ogni angoscia, perché i tanti problemi siano affrontati e possibilmente risolti in maniera dignitosa e perché tutti, anziani, giovani, bambini, poveri, stranieri, malati, uomini, donne, possano guardare il futuro con maggiore fiducia. Ma questo dono affettuoso - la preghiera - sarebbe incompleto se, nello stesso tempo, non ci attiviamo a creare un tessuto di valori condivisi e fruttuosi, di condivisione e di coinvolgimento. Se la città fisica è malata, la società è malata e viceversa. Allora cambiare il volto della città significa mutare gli atteggiamenti della società. Diceva La Pira che “le città non sono cumuli occasionali di pietre, ma misteriose abitazioni di uomini”. Agrigento, la nostra città, come ogni altra città, per noi non può essere solo strade, piazze, case, ma comunità di persone che insieme danno vita a una fitta e sincera rete di relazioni, di storie, di bisogni e di speranze. Potrei aver dato l’impressione di aver parlato solo di impegno sociale o di aver pensato solo ad Agrigento. Ma in realtà, oggi festa del nostro santo protettore, voglio ribadire che l’impegno per le cose degli uomini è per il cristiano la via della santità. Le città sono officina di santità, perchè in esse si vive la logica dell’incarnazione. Come Cristo si é calato nella storia degli uomini, così anche noi dobbiamo stare dentro la vita delle nostre città con amore, per dare un volto pienamente e veramente umano. Io, noi questo lo crediamo. Questo lo vogliamo, nonostante tutto. Questo vogliamo desiderarlo con molti. Sperarlo con tutti. Questo sogno lo affidiamo all’intercessione di S. Gerlando, nostro Protettore». Quest’anno ad offrire l’olio per la lampada votiva a San Gerlando è stato il comune di Grotte, al termine della celebrazione, come ormai consuetudine, un rappresentante del Corpo della Polizia Municipale ha recitato la preghiera al Santo compatrono.

Nascita

Nozze

Laurea

17 febbraio è nato il piccolo IlVincenzo Infantino.

Il 21 febbraio nella Chiesa Santa Croce di Agrigento hanno celebrato le loro nozze,

Il 21 febbraio presso l’Università di Perugia ha conseguito la laurea in Comunicazione multimediale

Vincenzo Infantino

Alla mamma Graziella, al papà Ignazio ed al fratellino Calogero gli auguri da parte della redazione de L’Amico del Popolo.

Maddalena e Alfonso Alaimo Ai novelli sposi gli auguri della redazione de L’Amico del Popolo.

Morena Di Leo Alla neo dottoressa auguriamo di poter raggiungere tutti i traguardi professionali desiderati.

diario multimedi@le «Religione, cultura, società: con la San Paolo l’ABC e di più» Caro diario, tutti sappiamo che l’abbecedario è quel libretto per imparare a leggere, altrimenti e più noto come sillabario. Per la gioia degli appassionati di etimologia (come me), il vocabolo deriva dal tardo latino “abecedarium”, dal nome delle prime quattro lettere dell’alfabeto. Se, invece, il termine viene usato come aggettivo, riporta a un componimento poetico proprio della letteratura latina cristiana, in cui le lettere iniziali dei singoli versi (o strofe) si succedono in ordine alfabetico: illustre esempio il “carme poetico” di S. Agostino. Senza addentrarci nei meandri della Bibbia, dove non mancano questi curiosi giochi di parole, gli studiosi di storia della letteratura italiana ci riferiscono, poi, che non è tanto raro imbattersi negli abbecedari e che, per capire meglio il fine di tali strumenti, è necessario partire dalle origini del linguaggio, conoscere come esso veniva insegnato e soffermarsi sui primi abbecedari per essere in grado di confrontarli con quelli molto più moderni. Ma non è di approcci elementari ai primi rudimenti del leggere e dello scrivere, né tantomeno di riferimenti diretti alle innumerevoli e polivalenti versatilità della linguistica o della poesia “strictu sensu” che, almeno questa settimana, voglio renderti partecipe; laddove, invece, ad incuriosirmi e ad intrigarmi è quell’“abc” che, nell’incessante, frenetico e proteiforme fluttuare informativo della nostra contemporaneità globalizzata e massificante, va a riportarci e ad interfacciarci a nuove tipologie comunicative immediate, concise ed “a presa rapida”: e cioè volte a fornirci almeno l’“abc” di ciò che c’interessa, lasciandoci liberi, ovviamente, di approfondire in seguito, a seconda delle necessità individuali o (per tutti) tirannia del tempo permettendo. Certo, caro diario, c’è in agguato il rischio della superficialità, dell’approssimazione, dell’inesattezza, ovvero di quella schematicità estrema che diviene, al 99% dei casi, vestibolo e dedalo di una deformazione ancor più pericolosa e nefasta della disinformazione pura e semplice; ma qualche eccezione, per fortuna, c’è sempre, grazie a Dio e, in specie, alle Edizioni San Paolo, costantemente impeccabili ed esemplari nel proporsi ai più alti livelli bibliografici così come nell’impegnarsi a coniugare, ed al meglio, divulgazione ed informazione. Un esempio fra tanti, la serie degli “ABC dei…”, ovvero “piccoli vademecum” per capire il mondo religioso (e non solo), rivolti anzitutto, leggo in catalogo, a “catechisti, insegnanti di religione, studenti…” ma che in quei tre puntini finali raccolgono un po’ tutti i possibili fruitori, per originalità e qualità di proposta editoriale, intelligenza e “fiuto” nella scelta dei temi, consistente spessore di ricerca, esemplare chiarezza di linguaggio. E di questi piccoli grandi saggi “enciclopedici” che, per (eccessiva) modestia, dell’“ABC” hanno soltanto il titolo di serie, ne ho qui davanti a me, caro diario, almeno una decina, ad oggi: “ABC” delle Chiese e delle confessioni cristiane, dei nuovi movimenti religiosi (o pseudotali: vi troverai anche le sette), dei Vangeli apocrifi, per capire i Musulmani, della preghiera, delle mappe bibliche, per la lettura della Bibbia, per conoscere l’apostolo Paolo; ed accanto ad essi, due “ABC” speciali per una visione cristiana della sessualità e per capire l’omosessualità: testi bellissimi, coraggiosi, democratici, lungimiranti, di grande impegno morale e civile, che anche i soliti laicisti caricati a pregiudizi dovrebbero leggere prima di sparare fesserie & fetenzie. Ogni “ABC” ha 64 pagine, dovizia di immagini, progetto grafico da manuale, struttura editoriale in grado di guidare all’istante il lettore su ogni capitolo o punto del “vademecum”, varie appendici di approfondimento: e in più costa fra i 2 e i 3 euro. Da oggi porterò gli amici in libreria, altro che al bar. “ABC” per tutti, grazie. Nuccio Mula


L'Amico del Popolo