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Anno 55 C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

L’eloquenza del silenzio «Chiedo anche al Signore che non arrivi mai il momento di dovermi rifiutare di celebrare funerali “previsti” o “preannunciati”, perché quel giorno, se mai dovesse arrivare, il mio posto - da agrigentino - sarà tra la nostra gente a pregare, ma non me la sentirò di parlare». È uno stralcio della lettera che mons. Montenegro ha inviato alle autorità in occasione della frana che colpì Giampilieri riferendosi al Centro Storico di Agrigento in abbandono. Parole a cui, l’Arcivescovo, ha dato seguito martedì mattina per i funerali di Marianna e Chiara Pia. Il suo posto, infatti, è stato, non sull’altare, ma tra la gente di Favara. Con loro ha pregato per Marianna, la piccola Chiara e per i loro genitori Giuseppe e Giuseppina e per il piccolo Giovanni. Qualcuno non ha condiviso il gesto dell’Arcivescovo, molti lo hanno apprezzato (su facebook oltre 300 persone hanno aderito alla campagna “io sto con l’Arcivescovo). Non è stato un sottrarsi alla sua missione di vescovo, ma, come lui stesso ha spiegato, un «farsi solidale e vicino alla famiglia Bellavia, in questo giorno che è giorno di preghiera e silenzio». Altri lo hanno letto in termini di contrapposizione e polemica con le autorità, quasi uno forma di protesta. A noi piace leggere quel segno - il silenzio dell’Arcivescovo come uno spazio dove si nasconde l’energia per vivere e dire parole che abbiano senso e verità e che non siano solo parole vuote. Certo, bisogna distinguere tra silenzio e tacere puro e semplice, o un tacere che rende inerti e talvolta complici. Quello di mons. Montenegro non è stato un tacere, ma un silenzio vero carico di preghiera che si è fatto condivisione del dolore. E il vero silenzio, si sa, è più eloquente di ogni altro discorso; lo sanno gli innamorati che per dirsi “ti amo” non hanno bisogno di parole, basta uno sguardo, una carezza, la semplice presenza. E la stessa esperienza l’hanno potuta vivere quanti hanno visto il vescovo, durante la messa, in particolare quando le bare di Marianna e Chiara Pia, stavano per lasciare la chiesa madre, piangere, come i tanti compagni e compagne di scuola di Marianna e i tanti papà e mamme di famiglia presenti in chiesa per i funerali. «Solo il silenzio è grande», scriveva il poeta francese Alfred de Vigny, «tutto il resto è debolezza». Che questa grandezza divina non manchi mai alle nostre giornate. Carmelo Petrone

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CittÁ

Cultura

La chiesa e il suo impegno per il Centro Storico di LdP

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N. 4 del 31 Gennaio 2010

Vita ecclesiale

Provincia

Sagra 2010: diramato il programma di M.D.M.

Tragedia annunciata e burocrazia imperante

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di Paolo Cilona

C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

Celebrata la Giornata dei Gionalisti

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di E.C.

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«Dio abbia pietà di noi» L

’odore del caffè forse invadeva la casa, Giovanni e Marianna forse si stavano preparando per andare, come ogni giorno, a scuola la piccola Chiara Pia forse continuava a sognare nel suo letto, mamma e papà in cucina, forse pensavano ad un nuovo giorno nel quale stringere la cinghia ed andare avanti per il bene della loro famiglia. Un nuovo giorno appena cominciato, simile a tanti altri giorni tutti uguali e tutti simili ma non è stato così quel 23 gennaio. Un boato, la terra che sembra tremare, solo alcuni momenti per accorgersi che la casa che li accoglieva si sbriciolava. Una casa che crolla come un castello di carte in un centro storico nel quale trovano rifugio i più poveri, i deboli, coloro i quali vengono emarginati e tenuti a debita distanza perché troppo poveri, troppo ignoranti, troppo foto: Gioacchino Schicchi poco al livello della società bene e che conta. Ma può una città, una classe socia- nuovi poveri. Si disprezzano, si danno le agiata, una popolazione cattolica e loro appellativi più o meno insultanti credente dimenticarsi di chi lotta ogni ma non si pensa proprio di aiutarli, e quando cercano aiuto sono costretti, giorno per sopravvivere? A Favara, ad Agrigento ed in ogni in un gioco diabolico di sponde, a gicittà della nostra penisola si volta lo rare da un ufficio all’altro, da un busguardo dall’altra parte quando si rocrate all’altro, trovando solo porte presentano davanti agli occhi questi chiuse.

E della famiglia Bellavia e delle tante famiglie povere del centro storico della città “dell’agnello pasquale” si ci è accorti sabato 23 gennaio quando da sotto le macerie di una tragedia annunciata, come tutte quelle che si verificano in centri storici abbandonati all’incuria ed al trascorrere del tempo, si

scavava a mani nude per recuperare i corpi delle vittime sacrificali di questa tragedia. Giuseppe, Marianna, Chiara Pia, tre giovani vite spezzate, due dalla morte l’altra per quello che significherà vivere dopo questa esperienza. Marilisa Della Monica continua a pagina 6

◆ l’Omelia di don mimmo Zambito

« Ci inchiniamo davanti al vostro dolore, immenso e dignitoso» «Celebriamo oggi il mistero Pasquale, della morte e risurrezione di Cristo» con queste parole don Salvatore Zammito, parroco di Marianna e Chiara Pia, invita la gente presente nella Chiesa Madre di Favara, alla preghiera del Rosario prima della celebrazione Eucaristica. I misteri meditati sono quelli “Gloriosi”, e tra un mistero e l’altro il ritornello cantato: “Alleluia, Alleluia, Alleluia”. Inizia la Celebrazione eucaristica, sfilano i ministri, danti la croce, al centro l’Evangeliario, il canto introduce al rito: “Acclamate al Signore... riconoscete che il Signore è Dio egli ci ha fatti

noi siamo suoi”, parole che risuoneranno per la proclamazione del Vangelo. A presiedere le esequie è stato l’arciprete di Favara, don Mimmo Zambito, a concelebrare don Salvatore Zammito e don Diego Acquisto insieme a tutti i parroci di Favara. Sono state le parole di don Mimmo, durante l’omelia - di cui riportiamo un ampia sintesi - ad interpretare i sentimenti dei presenti. «Come una folla, informe e scomposta - ha esordito così don Mimmo - massa sfiduciata e disordinata, siamo accorsi sabato scorso appena a ciò che rimaneva del vostro alloggio.

La famiglia Bellavia onesta, modesta, pulita, perde Marianna e Chiara Pia. Papà, mamma e Giovanni, superstiti di una tragedia come poveri Cristi in croce, ci inchiniamo - ha detto rivolto a loro - e da questo momento dinanzi al vostro dolore, immenso e dignitoso. Folla siamo per le potenze di questo mondo, come gente senza volto e senza storia... senza Padre e senza figli, vegetali senza radice e alberi grandiosi e sterili. Ldp continua a pagina 5


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Città

L’Amico del Popolo

31 Gennaio 2010

In Breve

CENTRO STORICO La Chiesa e il suo operato

Il “nostro” impegno per la città

MONTAPERTO Non chiuderà in toto l’ufficio postale L’uffi cio postale di Montaperto, insieme ad altri due in Provincia, era a rischio chiusura per l’eseguità degli utenti. Ora, a seguito di un incontro tra il Consigliere comunale Nino Amato, il Sindaco Marco Zambuto e la direzione Provinciale di Poste Italiane spa, si è pervenuti a una soluzione che consentirà la fruizione dell’uffi cio la prima settimana di ogni mese, in concomitanza quindi soprattutto con il pagamento delle pensioni, e a giorni alterni nel resto del mese.

A

nche in dei giorni dove il buon senso o meglio, il rispetto per chi soffre a causa dell’inadempienza di chi è preposto ad assicurare l’ordine pubblico e la sicurezza si è pensato bene di scendere in polemica contro chi, per il centro storico ed il suo rilancio oltre che del suo ritorno all’antico splendore ha fatto e fa tutto ciò che gli è possibile. Il 26 gennaio sul Corriere della sera a pag. 19, il sindaco della città di Agrigento rilascia al giornalista Felice Cavallaro, interpellato sul problema dei centri storici abbandonati con questa affermazione «ho rischiato il dissesto di bilancio pur di dare priorità alla messa in sicurezza. (del centro storico, ndr). A cominciare dalla chiese e Opere pie a rischio perché nemmeno la Curia trova i soldi per intervenire». Pronta la risposta a queste affermazioni del direttore dell’Uffi cio Beni Culturali ed Eccle-

siastici della Curia agrigentina. « L’operato di quanti sono preposti alla amministrazione delle cose pubbliche (Stato, Regione, Provincia, Comune e anche Curia) deve essere certamente realizzato con coscienza retta, ma anche con intelligenza» scrive don Giuseppe Pontillo. «Coscienza retta significa non solo portare avanti onestamente l’ordinaria amministrazione, ma studiare come è meglio valorizzare la vita di una comunità con interventi adeguati. Interventi adeguati non sono solo gli interventi estemporanei, quali la premura se cede un pezzo di strada o crolla un muro del centro storico, ma prima di questi e accanto a questi interventi, una vera opera, non di pianificazione (non ne possiamo più di sentire parlare di piani), Piano casa: promessi 40 milioni di euro ma di attività che cerchino di salvaguardare il valore della città tutta e del centro “Con il piano casa dello Stato, alla Sicilia saran- storico in particolare, tanto da invogliare no assegnati 40 milioni di euro; per Favara, esclusa investimenti sul colle. Segnaliamo tra l’alinizialmente dai finanziamento, sono state reperite tro che, come investimento sulla rivalutaaltre risorse 1 milione e 600mila euro attraverso zione del centro storico, da alcuni mesi gli ex fondi Gescal”. Lo ha detto l’assessore regio- l’Uffi cio BBCCEE ha voluto valorizzare i nale alle Infrastrutture e alla Mobilità, Luigi Gen- beni monumentali insistenti e, sia con la tile, dopo aver incontrato a Roma il ministro delle Settimana della Cultura sia con la Mostra Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli. Al natalizia ha fatto visitare il centro storico centro del colloquio le questioni legate al Piano a circa 5.000 visite tra interessati, curiosi, Casa, agli alloggi popolari e agli investimenti nel studenti ed esperti. È necessario fare innasettore. Matteoli ha garantito a Gentile il comple- morare del centro storico, non farlo soptamento dei finanziamenti stanziati dal Piano casa portare. Dando seguito però a quanto l’emozionazionale. Si tratta in particolare di riequilibrare le risorse a favore della Sicilia attraverso la conclusio- ne del momento fa dire, frastornati per il ne di una seconda fase di assegnazione dei fondi tumulto di sentimenti provocati dall’acdopo quella dello scorso dicembre. Il ministro, che caduto, devo affermate che sono rimasto ha espresso vivo e profondo cordoglio alla comu- sbigottito leggendo sul Corriere della Sera nità di Favara e alla Sicilia, ha assicurato il massi- del 26 gennaio la dichiarazione del Sinmo impegno del governo nel reperimento di altre daco Zambuto con la quale afferma che risorse, soprattutto, nell’ambito dell’accordo di l’amministrazione comunale di Agrigento programma quadro sulla riqualificazione urbana. “ha rischiato il dissesto di bilancio pur di “L’incontro con Matteoli - conclude Gentile - con- dare priorità alla messa in sicurezza … ferma una concreta sinergia tra i governi regionale A cominciare da Chiese e Opere Pie a rie nazionale per una rapida soluzione alle emergen- schio perché neanche la Curia trova i soldi per intervenire”. Si tratta di somma pari a ze del territorio”. 235.000 euro per l’eliminazione di pericoli

DISTRETTO SOCIO SANITARIO D1 Revocato il bando di gara per i servizi

di crolli nel centro storico. Non risulta ancora – continua il direttore Pontillo - che una qualsiasi Pubblica Amministrazione cittadina abbia mai fatto interventi per la messa in sicurezza di luoghi di culto o appartenenti a opere pie, né ad Agrigento né altrove considerato che la competenza dell’ufficio è a livello diocesano. Ci risulta però che quanti sono preposti all’amministrazione dei luoghi di culto, hanno fatto quanto di dovere per eliminare pericoli alla pubblica incolumità, e non solo, risultano presentati, vistati, approvati dai competenti uffi ci (Curia, Soprintendenza, Comune) e depositati presso la Regione Siciliana agli assessorati LL.PP e Beni Culturali in attesa di finanziamento progetti di risanamento, consolidamento e restauro di tanti luoghi di culto strategici per la vita delle comunità locali». Ed a conclusione il direttore dell’Uffi cio BBCCEE scrive «Preciso inoltre che per tutte le emergenze che si sono verificate sono sempre intervenuti gli enti proprietari senza alcun intervento del Comune di Agrigento». In quanto all’affermazione fatta dal consigliere Salsedo nella seduta del consiglio comunale sulla pericolosità di tre chiese rientranti nel centro storico ci siamo informati con l’ufficio BBCCEE il quale ha affermato che itali immobili anche se vetusti sono sicuri e sono i sopralluoghi realizzati dai tecnici a ribadirlo. LdP

CARITAS - A.GRI.CA. - UFF. ESECUZIONI PENALI ESTERNE

QUARTIERI San Giusippuzzu

Caritas Diocesana Agrigento, insieme al Consorzio di Cooperative Sociali Agri.Ca. e all’Uffi cio Esecuzioni Penali Esterne di Agrigento, ha presentato all’Assessorato della Famiglia, delle Politiche Sociali e delle Autonomie Locali della Regione Siciliana il Progetto “E-labor@ndo”, mirato all’inclusione sociale di individui in esecuzione penale attraverso l’inserimento nel mondo del lavoro. Finalità del progetto è infatti quella di rafforzare l’integrazione sociale dei soggetti in esecuzione di pena e contrastare i fenomeni di povertà attraverso percorsi finalizzati all’inserimento lavorativo, agevolando il loro ingresso nel mercato del lavoro. Concretamente, a 32 detenuti delle Case Circondariali di Agrigento e Sciacca sarà offerta la possibilità di seguire un percorso formativo per “Esperto in cucina” o “Installatore e manutentore di impianti fotovoltaici” e 10 mesi di work experience presso aziende del settore. Il progetto prevede inoltre l’apertura di uno Sportello di orientamento al lavoro. Dell’Associazione Temporanea di Scopo faranno parte, oltre agli enti proponenti, anche il CNA, la Confartigianato e la Confcooperative di Agrigento, le associazioni di categoria, che avranno il compito di selezionare le aziende potenzialmente più ricettive in una lo-

Nel quartiere di San Giusippuzzo, ogni abitante fa la sua parte e tante volte si sostituisce all’ente preposto come nel caso dei piccoli rattoppi stradali che si trasformerebbero in vere voragini se si dovesse attendere i mesi necessari per ricevere l’assistenza di chi di dovere! Purtroppo le cose vanno sempre peggio. Alla mancanza di marciapiedi, alle discariche a cielo aperto che sorgono accanto ai cassonetti (pochi) della spazzatura ed ai numerosi cani randagi che girano indisturbati per le strade del quartiere, da quasi due mesi si è costretti a far i conti con ben altro! L’illuminazione pubblica che, da tale periodo funziona a giorni alterni (2 sere si, e poi 4/5 completamente al buio). Fortunatamente, fino a qualche giorno fa, c’erano le luci di Natale che sopperivano alla mancanza di illuminazione in questo quartiere che possiamo ben dire abbandonato. Ovviamente il disservizio è stato segnalato al sindaco tramite il suo indirizzo email, poiché è l’unico contatto del primo cittadino che si trova sul sito del comune di Agrigento. Ma per non farci mancare nulla, ma proprio nulla nel nostro quartiere vi è anche un olezzo di fogna che si sente lungo la via Venezuela ma, fino a qualche settimana, i cattivi odori si sentivano fino all’incrocio con Via dei Giovani, ed adesso che si sono definitivamente otturati i tombini all’incrocio con Via Bozzo e ancora a valle attendiamo una bella esplosione degli stessi se do-

E-Labor@ndo

gica di inserimento lavorativo, e la Soc. Coop.va ASTRA, che avrà un ruolo di supporto alla creazione di impresa. «La Chiesa agrigentina – dice il Direttore di Caritas Diocesana, Valerio Landri - è vicina a quanti, avendo scontato la loro pena, desiderano reinserirsi nella società e, a causa dei loro pregressi, hanno serie diffi coltà a trovare un lavoro. La pena detentiva sconvolge non solo la vita di chi vi è sottoposto, ma anche quella dei familiari: ricostruire gli equilibri sociali e familiari, oltre che psicologici, non è facile: crediamo che questo progetto possa essere utile in tal senso. Le recenti cronache ci parlano di un numero di suicidi in crescita all’interno delle carceri: non c’è da stupirsi, per uomini che non hanno prospettive per il futuro. Nostro intento è quello di provare a dare a chi è detenuto una speranza per il giorno in cui avrà scontato la sua pena e pagato il suo debito con lo Stato. Non sappiamo se il nostro progetto sarà approvato e finanziato dall’Assessorato: crediamo però fermamente nei nostri partners e nella loro serietà professionale ed etica. Stiamo già sperimentando come il lavorare in sinergia sia un’occasione di crescita per tutti gli enti coinvolti ed è per noi garanzia di maggiore incidenza sul territorio». L.F.

Il comitato dei sindaci del Distretto socio sanitario D1, ha deliberato la revoca e la conseguente rimodulazione del bando di gara per l’erogazione di servizi sociali e socio assistenziali predisposto nell’ambito della Legge 328/2000. Le centrali cooperative LEGACOOP-CONFCOOPERATIVE-AGCI nei giorni scorsi avevano sollecitato la convocazione del comitato dei sindaci del distretto D1, in quanto il bando pubblicato presentava delle incongruenze con quanto disposto dal C. C. N. L. e dalle relative tariffe. Vista la decisione dei sindaci di revocare il bando, LEGACOOP- CONFCOOPERATIVE- AGCI annunciano il conseguente ritiro del ricorso già presentato dinanzi al TAR .

IGIENE E VERDE PUBBLICO Espletate due gare L’Assessore Rosalda Passarello,nel quadro delle attività di tutela della salute ed igiene pubblica, comunica che sono state espletate due gare. La prima è relativa all’affi damento ricovero mantenimento e custodia cani randagi anno 2010/2011 che è stata affidata alla ditta Multiservice di Bono Carlo con sede a Sciacca che ha presentato un ribasso dell’1% per un totale di € 112.860,00 IVA inclusa. La seconda gara a trattativa privata riguarda l’acquisto di giochini da collocare in giardini e ville comunali affi data alla ditta Neapolis di Selvaggio Salvatore che ha offerto un ribasso pari al 6,60% per un totale IVA inclusa di € 16.812,00.

CULTURA Prorogata la mostra di Siracusa Il Centro culturale “Pier Paolo Pasolini” di Agrigento proroga al 30 gennaio la chiusura della mostra “pousse-pousse” di Tano Siracusa. ‘Pousse pousse’: vengono chiamati così ad Antsirabe, in Madagascar, gli uomini-taxi, circa 1.500 persone che vivono trainando a piedi i risciò.

Abbandonato e dimenticato

la Settimana Meglio tacere

Vuoi vedere che ora “l’imputato” sarà l’Arcivescovo che non ha celebrato i funerali? Forse non si è compresa appieno la scelta di don Franco e disgusta sentire interventi che non appartengono alla gente della strada ma a personaggi della politica, tra cui lo stesso sindaco di Favara. Russello, ha sostenuto che come cattolico non condivide la scelta di monsignor Montenegro. Come cattolico, mi sento di rispondergli che non condivido, assieme alla stragrande maggioranza dei cittadini, lo scaricabarile che si sta attuando sulla tragica scomparsa delle sorelline Bellavia. Per questo dico che è intollerabile che i politici, almeno quelli favaresi, parlino criticando l’Arcivescovo per la scelta fatta che non è stata sicuramente per niente facile. Qualcuno farebbe meglio a stare zitto. Sulla triste vicenda si sta sviluppando una solidarietà che sembra in parte di facciata. Infatti, ci si chiede, perchè la fami-

vessero ancora rimanere intasati. Durante le festività natalizie in Via Unità d’Italia, che è l’ingresso al quartiere per chi proviene dal centro della città, si è verificato un cedimento del manto stradale che, visto il periodo di festa in cui ci trovavamo, è stato dagli enti competenti ritenuto opportuno non sistemare ma che era meglio far fronte all’emergenza apponendo un bel cartello blu con freccia obbligatoria a destra e due pedane in legno a forma di casetta per segnalare il pericolo. È inutile dire il disagio che, con questo palliativo, si sta causando a centinaia di automobilisti che quotidianamente percorrono il nostro quartiere (circa 2 km di fila) per poi proseguire chi verso il catasto, chi verso l’ospedale e chi verso il quartiere adiacente di Fontanelle. Sarà un miraggio, ma sogniamo di avere un quartiere con un po’ di servizi in più, a tutto il resto possiamo pensarci noi, come sempre! Gli abitanti del quartiere di Eugenio Cairone glia Bellavia non è stata aiutata prima, quando ancora era una famiglia. “Giuseppe Bellavia, non ha presentato dieci domande per ottenere una casa popolare”. La precisazione è dello stesso sindaco di Favara. Ma una domanda, però, l’aveva presentata. Ne bastava, infatti, una di domanda. Ma, come lo stesso sindaco precisa, quella domanda era incompleta. Un messo comunale, quindi, era stato mandato in quel tugurio crollato per sollecitare l’interessato a presentare i documenti da allegare all’istanza. Ma se Giuseppe Bellavia non si è fatto più sentire, come sostiene Russello, dove sono stati in tutto questo tempo i servizi sociali del Comune? Perché non si accertavano meglio i motivi della mancata risposta? Loro, Marianna e Chiara Pia, da lassù attendono che ora Giustizia venga fatta e che i colpevoli vengano, finalmente, inchiodati alle proprie responsabilità.


Cultura

L’Amico del Popolo 31 Gennaio 2010

55° FESTIVAL DEL FOLKLORE Diramato il programma

SICILIANITÁ

Sagra 2010: si parte M

ancano tre settimane all’inizio della Sagra del Mandorlo e, finalmente, il 25 gennaio riusciamo a sapere quello che sarà il programma della manifestazione, i gruppi che parteciperanno ma non gli eventi collaterali. Si era detto di cantanti i cui nomi altisonanti avrebbero comportato una spesa pari a quella disponibile per organizzare tutta la manifestazione ma poi si è compreso che i brani dei famosi cantanti sarebbero stati eseguiti da giovani promesse. Si era parlato anche di una conferenza internazionale sul tema della pace; di un politico internazionale di colore (il presidente degli USA Obama(?)) ma su questo punto ancora tutto tace, sia con il personaggio internazionale che

appunti L’associazione culturale “Laici nella Chiesa e cristiani nella società” organizza, nel contesto del III Corso di Studi l’incontro con il dott. Fabio Mazzocchio, direttore dell’Istituto Bachelet di Roma dal tema “Pace, legalità, giustizia, salvaguardia del credo” il 30 gennaio alle ore 18.30 presso il Santuario della Madonna della Rocca ad Alessandria della Rocca. Aperta fino al 27 gennaio, presso le Sale Espositive del palazzo Vescovile di Agrigento il percorso artistico-culturale “Troverete un bambino”. Sarà inaugurata sabato 30 gennaio alle ore 18.00 presso le Fabbriche Chiaramontane in piazza S. Francesco ad Agrigento la mostra delle opere di Rossella Leone “A volo d’uccello”. Il Collegio dei Filippini, in via Atenea ad Agrigento ospita la mostra “I Giganti di Akragas”, iniziativa curata da Pietro Meli, Carmelo Bennardo e Tommasi Gagliardo. In vetrina le stampe d’epoca dedicate al tempio di Zeus provenienti dalla collezione del parco Archeologico della Valle dei Templi. É possibile visitare la permanente di LoJacono e Gianbecchina.

senza. Tirando le somme questa Sagra anche secondo molti agrigentini poteva benissimo evitarsi e con essa anche le polemiche che ogni anno, ma in questa edizione in particolare, la fanno da padrone. Più che polemiche sono le critiche sollevate agli organizzatori dagli operatori turistici che dovrebbero far riflettere sul vero ruolo che oggi la sagra assume nel tessuto economico-sociale della nostra città. Se vogliamo veramente vivere ad Agrigento con la valorizzazione della sua naturale vocazione turistica moriremmo di fame, in attesa che qualcosa si muova attraverso la Sagra, che dovrebbe essere l’apripista di tutte le manifestazioni del territorio agrigentino. Ma veniamo alla Sagra, il sito internet uffi ciale della manifestazione risulta essere aggiornato al 22 dicembre 2009 con la nota delle date in cui la festa popolare, sempre più sagra paesana, si svolgerà: 14/21 febbraio. Ad oggi (26/01 nel momento in cui si scrive) il mezzo più economico per poter pubblicizzare in tutto il mondo, il sito internet, non riporta né programma né altre notizie attinenti la manifestazione. I gruppi che quest’anno ci

delizieranno con la loro presenza sono, secondo quanto inviatoci d all’indirizzo email sagra2010: Armenia, Bosnia, Bulgaria, Cipro, Georgia, Italia (Sbandieratori), Malesia, Messico, Perù, Portogallo, Romania, Senegal, Serbia, Spagna (Tuna), Spagna (Banda), Ucraina, Turchia (Banda). 14 gruppi folklorici, tre bande e gli sbandieratori, molta Europa poco resto del mondo, ma in pochi giorni sarà stato diffi cile reperire sia i gruppi che organizzare gli spostamenti degli stessi. Per quanto riguarda il programma in senso stretto, domenica 14 febbraio è il giorno dedicato al festival del folklore regionale con l’esibizione di tutti i gruppi partecipanti al Premio Gian Campione. Da lunedì 15 febbraio si comincia con il folklore internazionale, le sfilate la mattina per la via Atenea e l’esibizione in piazza Cavour, martedì 16 accensione del tripode del-

“Lu rispettu è misuratu...”

l’amicizia alle ore 17.30 presso il tempio della Concordia che dà il via al 55° Festival internazionale del folklore. Mercoledì 17 febbraio alle ore 17.00 con partenza da piazza Pirandello si snoderà per le vie della città la Sfilata della pace e dell’amicizia. Nei pomeriggi e nelle serate della settimana della sagra i gruppi di esibiranno al Palacongressi. Giornata di chiusura il 21 febbraio, dopo la sfilata per le vie cittadine la manifestazione si concluderà nella Valle. Non viene indicato nessun luogo definito, dove si terrà lo spettacolo conclusivo con l’assegnazione del Tempio d’oro 2010, speriamo, e ci auguriamo, ultima edizione organizzata in un mese. Marilisa Della Monica

MONTALLEGRO Presentata l’opera di don Angelo Gambino

Il primo libro sulla storia locale É stato presentato nella sala multimediale del piccolo paese dell’agrigentino alla presenza, tra gli altri, dell’arcivescovo della diocesi, mons. Francesco Montenegro, il primo libro di storia locale scritto dal giovane arciprete don Angelo Gambino. Davanti ad un folto pubblico, diversi oratori hanno relazionato sulla pubblicazione dal titolo “Montallegro, dal colle alla valle”, che racchiude, in 150 pagine, 11 capitoli arricchiti da diverse immagini, in bianco e nero ed a colori, del tessuto urbano e del territorio. La presentazione del testo è stata patrocinata dall’amministrazione comunale, dalla Pro Loco e dalla Società agrigentina di Storia Patria. Don Angelo Gambino ha impiegato circa tre anni per mettere insieme i vari tasselli di cui si compone l’opera, accurate e laboriose sono state infatti le ricerche effettuate presso l’archivio della parrocchia San Leonardo di Montallegro e della Curia Vescovile di Agrigento. «Sono partito dalle notizie storiche della fondazione del paese ad opera di Pietro Montaperto – ha riferito il parroco – nel 1574 sulla collina di Monte Suso ed ho proseguito sino al 1820, attraverso le accurate visite pastorali dei vescovi da cui ho attinto tante notizie». Sul libro e sulla storia locale e regionale dei secoli scorsi, quando i paesi venivano costruiti sulle colline affi nché la popolazione potesse difendersi meglio dalle incursioni barbaresche, ha relazionato con cura Gaetano Allotta, giornalista e scrittore.

L’arcivescovo mons. Montanegro ha sottolineato l’amore del parroco non solo nella cura delle anime, ma anche nella ricerca delle origini di un paese che non è il suo (don Angelo Gambino è nativo di Raffadali, ed è stato sacerdote a Favara). Durante la presentazione è stato precisato come la cittadina fu edificata a valle nella seconda metà del XVIII, con la nascita della chiesa madre San Leonardo. Su Monte Suso è stata individuata l’antica chiesa dove da qualche anno si porta in pellegrinaggio la statua del SS. Crocifisso. Con opportuni interventi si sono congratulati con il parroco, il sindaco Giuseppe Manzone, il presidente della Pro Loco Benito Ingraudo, il presidente del consiglio Andrea Iatì, il dirigente scolastico Leonardo Manzone, mentre ha coordinato i lavori Attilio Dalli Cardillo presidente della Società di Storia Patria. Sono state lette delle poesie in italiano e in dialetto su Montallegro dalla signora Colletti. Enzo Minio

NOVITÁ EDITORIALI di Luciana Tedesco-Anna Dalla Mura ed. Paoline € 13,00

Ragazzi nella shoah “Avevo cinque anni quando nel 1938 furono promulgate in Italia le leggi razziali. La persecuzione antiebraica cominciò anche contro di me”. Così Luciana Tedesco, ebrea, nata a Roma nel 1933, racconta nel suo libro cosa fu per lei, bambina, l’Olocausto. Il volume, “Ragazzi nella Shoah”, con le illustrazioni di Anna Dalla Mura, ricostruisce la persecuzione degli ebrei attraverso i racconti dei bambini cresciuti tra le deportazioni. “A un certo punto la mia vita cambiò”: ad aprire le pagine del libro della Tedesco è il ricordo del 1938 che improvvisamente ruppe “l’atmosfera fiabesca” della sua infanzia. “Non sapevo delle leggi razziali, ma ne vedevo le conseguenze. Non si andava mai al cinema, né in alcun altro luogo. Non potevo più accedere alla scuola statale… Nessuno - si legge nel libro - mi parlò delle leggi razziali, ma posso dire che quello che percepii fu ben inferiore alla drammaticità di tali leggi. Ricordo però, poiché noi abitavamo vicino al cinema Parioli, la locandina di un film, ‘L’ebreo Suss’, che

rappresentava gli ebrei nel peggiore modo possibile, sia esteriormente sia nell’anima”. Con l’arrivo dei tedeschi a Roma nel 1943, iniziò la vita “in clandestinità”, alla ricerca continua di un nascondiglio. “Fummo accolti a braccia aperte dall’amica cattolica di mia madre. Ma poi le cose si fecero pericolose…”. Quindi ancora spostamenti, da una famiglia all’altra. La separazione dai familiari. La paura, che “in questi terribili mesi era peggiore della fame”. Il libro prosegue con immagini e didascalie che ricostruiscono gli anni dell’Olocausto. L’inizio delle deportazioni, l’apertura del campo di Auschwitz, i forni crematori “dove venivano bruciati circa 1.500 corpi alla volta”, la gassificazione degli zingari il 2 agosto del 1944. “Dopo quella data il silenzio mortale dell’intero lager divenne davvero definitivo, perché l’unica cosa in grado di spezzarlo erano stati i canti e i giochi dei piccoli zingari”. Questi anni sono raccontati complessivamente attraverso le lettere dei ragazzi, alcune delle quali

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“La dignità è: sensu di la vita;/d’ogni virtù sa’ cogliri lu ciuri;/e nni fa l’“omu” dignu d’a partita,/chi nun si scorda, mai, d’u’ so’ valuri./Duviri so’: difenniri l’onuri;/ lu rispettu sapiri ricambiari;/gratu, teneri a menti lu favuri;/pruteggiri lu nicu e nun sgarrari.” Ricordiamo le caratteristiche e le doti dell’alunno “mafiusu”, descritte in una nota precedente. Ci siamo resi conto che il perno attorno al quale ruotano la dignità, l’onore, la riconoscenza per il bene ricevuto, il senso di responsabilità, la fedeltà all’amicizia e le tante altre qualità tipiche del tradizionale “uomo d’onore”, è l’impegno di agire in modo da meritare “rispetto” e saperlo ricambiare. Il tipico mafioso d’altri tempi, se riceveva un’offesa ritenuta ingiustificata anche dall’opinione pubblica, non ricorreva certo ai Carabinieri, e tantomeno in tribunale, per ottenere giustizia. Al mio paese, se ne parla ancora, perché, a tal riguardo, fu una lezione memorabile, data da un personaggio che a me, ragazzino, appariva straordinario: sui trent’anni, lo sguardo vivace e intelligente rendeva la testa leonina particolarmente espressiva, anche se per una distrazione di madre natura, mancava di collo e appariva posata sulla spalla sinistra, dando modo alla spalla destra di starsene sollevata e adorna di una superba gibbosità. Quasi non bastasse, contribuivano a conferire imponenza al suo aspetto le ossa dello sterno spinte fuori con l���orgoglio di una prua. I non molti “allittrati” del paese, incontrandolo in via Roma, si fermavano ammirati a commentare: “Sembra un personaggio dantesco, un Farinata” (Inferno, Canto X, v. 33). Il paragone non era strano, “dalla cintola in su”, infatti don Carmine Bandiera (apprezzato orologiaio) incuteva quasi soggezione. Non importava che le gambe, troppo corte e magre, gli permettessero di raggiungere solo ai fianchi i suoi coetanei. Del resto, se madre natura era stata eccessivamente parsimoniosa nella confezione degli arti inferiori, in compenso lo aveva fornito di un cervello che era un brillante. Nella conversazione, infatti, sorprendeva per le vaste conoscenze che dimostrava nel campo della matematica e della geografia, senza ignorare storia e scienze naturali. A chi se ne meravigliava, visto che aveva frequentato solo qualche anno le elementari, rispondeva: “Basta imparare a leggere ed a scrivere, il resto lo può fare benissimo l’intelligenza”. Ed era, certo, chiedendo aiuto all’intelligenza, se riusciva a camminare imprimendo alle gambe e a tutto il corpo un ritmo stranamente armonioso da farlo somigliare ad una danza. Aiutato dal fido bastoncino che sembrava più un ornamento che un sostegno, facendo perno sul piede sinistro, tracciava col destro un rapido ed elegante arco di novanta gradi, mentre la costante oscillazione della gibbosità faceva pensare al movimento di una barchetta su onde increspate. Era questa sua andatura che attirava l’incantata attenzione dei ragazzini più vivaci, che cercavano di imitarla senza mai riuscirci, con la stessa grazia espressa dal “maestro”. Peraltro, quello che, secondo la comune ottica, mancava al suo fisico, lo possedeva a meraviglia sua moglie: “un vero stinnardu”, esclamava la gente, “so maritu porta sulu ‘u cugnomu, ma idda avi ‘u stabili (il fisico)”. Una moglie tanto bella, non aveva mancato di dare splendida prole a don Carmine, che ne andava giustamente orgoglioso. Per tutte queste ragioni, e particolarmente per l’ottima reputazione di provetto artigiano e quasi scienziato, godeva della stima e del massimo rispetto, da parte di tutti, anche perché nessuno poteva lamentare una benchè minima mancanza di riguardo o di attenzione da parte sua. Quella del “rispetto” (almeno allora), era una specie di sintesi di tutti i Comandamenti. Un diritto-dovere inscindibile, pena il castigo. “‘U rispetto è misurato, cu lu porta l’avi purtatu”. Questa espressione era su tutte le bocche, e non la si poteva impunemente disattendere. Ma, ecco: a sconvolgere la pace dell’onesto e fiero artigiano, spunta un bel ragazzo aitante, che si aggirava per il quartiere e non solo, con aria da padrone. Ben presto, si capì trattarsi del tipico bullo scriteriato, bellimbusto e spaccone, senza né arte né parte, che tutto il quartiere prese a definire: “spicuni di caracitula, longu ammatula”. Chissà perché, costui si era messo in testa di cogliere ogni occasione per prendersi beffe e dileggiare il nostro eroe, facendogli chiaramente intendere, con gesti e con parole, che ora o poi gli avrebbe portato via la moglie. La gente sapeva, vedeva e prevedeva che sarebbe andata a finire male, pertanto commentava: “Certi mancanzi di rispettu nun si ponnu suppurtari. Ora o poi, finisci a sparatini”. Il resto, alla prossima. Piresse

mai spedite. Lettere immaginate a partire dallo studio di alcune realtà, come quella del ghetto di Varsavia, raccontata attraverso la corrispondenza, tra una giovane ebrea e il suo innamorato, un ragazzo cristiano polacco. “Caro Andrej, la situazione qui nel ghetto si fa sempre più drammatica. Siamo rimasti in pochi. E abbiamo saputo la verità. Tutti i deportati, che dovevano raggiungere un campo di lavoro verso est, sono stati portati a Treblinka e lì uccisi con il gas. Lo so che credi che io sia diventata pazza, ma questa verità l’abbiamo saputa da più fonti”. Altre lettere raccontano ancora il pianto sof-

focato, l’ansia per i genitori scomparsi, la paura della solitudine. Il libro però è anche la storia di vite salvate dalla generosità di altre persone che a rischio della propria nascosero gli ebrei, un libro su amicizie e amori che superano differenze di religioni o razza. Così, altre pagine parlano del calore trovato nelle case di famiglie di cristiani. Allo stesso modo, il racconto termina con il ricordo dell’autrice, dell’ospedale di Roma “Fatebenefratelli”, nell’Isola tiberina, dove molti sfuggirono alle deportazioni. a cura di Michela Cubellis


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Provincia

L’Amico del Popolo

31 Gennaio 2010

FAVARA Crollo nel centro storico

Tragedia annunciata e burocrazia imperante Q

uello che è accaduto a Favara può succedere in qualsiasi momento in tutti i centri storici della nostra regione, divenuti da tempo rioni di case fantasma, agglomerati senza respiro umano, zone notevolmente disagiate e lontane dai nuovi insediamenti urbanistici. Aree edilizie trasandate e fatiscenti, colme di catapecchie, condannate da una cultura dominante che non lascia spazio alla razionalità operativa in favore dei territori comunali. Una legislazione che non lascia scampo alla possibile rivitalizzazione dei centri storici siciliani. Tutto comprime la modernizzazione delle procedure atte a tutelare lo sviluppo armonico dei quartieri senza dovere abbandonare gli edifici da parte dei privati. Le norme di attuazione non facilitano al momento le possibili linee guida attraverso autentici indirizzi di valutazione tecnica e professionale che rispettino quel patrimonio che sia di autentico bene pubblico e privato da tutelare e da contemplare, in quanto portatore di precisi elementi architettonici, artistici e monumentali.

Foto Amella - Le case popolari di Favara costruite e mai consegnate

Si può e si deve salvaguardare il centro storico se esso contiene e detiene al suo interno elementi incontrovertibili di assoluto valore monumentale sul piano temporale in riferimento al periodo storico. Purtroppo, in assenza della classificazione delle varie specificità abitative, l’intero nucleo urbano assume in sé il valore di omogeneità del centro storico, ritenuto antico anche quanto non lo è. Tutto questo però ha portato all’imbalsamazione del territorio con gravi ripercussioni sullo stato della vivibilità dei tanti centri storici della Sicilia. Le istituzioni pubbliche preposte debbono invece circoscrivere le aree urbanistiche omogenee, tenendo ben presente il periodo storico degli edifici e l’anno di costruzione degli stessi. Molte sono le case di gesso e di conci di tufo realizzate alla fine dell’Ottocento e nei primi decenni del secolo scorso. Di esse se ne possono tutelare e conservare alcune quantità, a testimonianza di uno specifico momento storico abitativo. Occorre, pertanto, disporre di una nuova normativa che sia capace di consentire l’aper-

tura di nuovi spazi da destinare alla viabilità interna dei centri storici e soprattutto di dovrebbe rivedere e rivisitare la normativa facilitare i progetti finalizzati alla creazione vigente, assegnando ai comuni nuove e più di aree attrezzate a sostegno del verde pub- cospicue risorse finanziarie a sostegno dei blico, dei posteggi e dei servizi comunali. centri storici oltre a riservare una rigorosa atL’attuale normativa purtroppo non aiuta tenzione alla normativa che attribuisce ai conemmeno il caso estremo come quello de- muni la competenza in materia di bandi per stinato alla salvaguardia dell’incolumità pub- l’assegnazione degli alloggi popolari e della blica come la messa in sicurezza del nostro loro relativa consegna in favore degli aventi quartiere di San Gerlando mediante la realiz- diritto. zazione di una bretella di uscita dalla piazza Purtroppo, le assegnazioni registrano nodon Minzoni alla via XXV Aprile. tevoli ed incomprensibili ritardi che determiLe norme attuali assai restrittive alimenta- nano l’occupazione abusiva o la distruzione no l’esodo e l’abbandono delle case ricadenti del patrimonio edilizio pubblico da parte di proprio nel centro storico da parte dei pro- vandali, come è avvenuto a Favara. prietari residenti (imprigionati dalla strettoia Paolo Cilona delle viuzze e dalla mancanza di posteggi). E così col trascorrere del tempo le abitazioni sono divenute vetuste, fatiscenti e cadenti. Sono diventate le abitazioni dei SCIACCA poveri, degli sbandati e degli Arresti per spaccio di stupefacenti extracomunitari. La regione Gli agenti del commissariato di Sciacca, in collaborazione con la squadra mobile di Agrigento, hanno eseguito una ordinanza di misura cautelare nei confronti di 19 presunti componenti di un’organizzazione che avrebbe gestito lo spaccio di stupefacenti nella zona tra Sciacca e Ribera, dove negli ultimi tempi si sono registrate alcune vittime per overdose. L’operazione, denominata “Mata Hari” ha visto finire in manette: Stefano Vinci, Alberto Bilella, Calogero Seidita, Salvatore Montalbano, Giuseppe Arasi, Salvatore Sabato 23 febbraio, subito dopo la notizia del crollo dell’abitazione della Giuseppe Failla, Calogero Puleo, Diego Sabella (alias Dino famiglia Bellavia nel centro storico di Favara, si è riunito, presso il MuniciBroscina), Mario Gallo, Leonardo Di Giorgi, Giacomo Sanpio, un tavolo tecnico al quale hanno preso parte oltre al sindaco, Russello, tannera, Pierpaolo Abbruzzo, Giuseppe Di Giorgi. Arresti un gruppo di ingegneri, con il loro presidente Di Rosa, messisi a disposidomiciliari per Filippo Tardo e Gianvito Ferreri. Per altre zione per la gestione dell’emergenza, il responsabile della Protezione Civile tre persone è scattato l’obbligo di dimora nei rispettivi luoregionale, Costa e quello provinciale Cimino, i quali hanno deciso di istighi di residenza. Infine obbligo di presentazione alla P.G. tuire quattro unità di crisi operative, una delle quali incaricata di verificare per una donna di 25 anni. immediatamente lo stato di stabilità degli edifici limitrofi a quello crollato. LAMPEDUSA Lo staff tecnico-scientifico, coordinato dall’ing. Avenia, ha costituito tre Sbarcati 20 extracomunitari gruppi operativi composti da un tecnico del Comune di Favara, un funzionario dei Vigili del Fuoco e un ingegnere, che aveva partecipato al cenUn gruppo di 20 nord africani, sono stati intercettettati simento in Abruzzo. L’esito dei sopralluoghi dei tre gruppi tecnici è stato nelle notti scorse mentre vagavano per Lampedusa. Gli exquello di proporre l’evacuazione degli abitanti di alcuni degli edifici vicini tracomunitari tutti uomini ed in buone condizioni di salute alla zona del crollo. sono arrivati sull’isola a bordo di un’imbarcazione in legno Un’altra riunione operativa, per estendere gli accertamenti ad altri fabbridi circa 8 metri, ad individuarli gli uomini della Guardia cati del centro storico di Favara, è stata convocata dal vice sindaco, Alessi, costiera insieme ai Carabinieri, che hanno avuto il loro nei prossimi giorni. L’Ordine degli Ingegneri di Agrigento ha messo a dibel daffare per poterli raggruppare tutti quanti. I 20 infatti sposizione un pool di tecnici volontari che potranno affi ancare i responuna volta aver toccato terra, hanno tentato di dilegursi per sabili comunali e della protezione civile. Dalle prime indiscrezioni probal’isola. Dopo essere stati rifocillati, i nord africani sono stati bile causa crollo, attraverso i primi accertamenti, della casa della famiglia imbarcati sulla motovedetta della Guardia di Finanza per Bellavia è stato il cedimento del muro (vetusto e privo di un’adeguata base essere trasferiti a Porto Empedocle. fondale) su cui era appoggiato il solaio di copertura, inclinato e spingente. LICATA Tale cedimento ha provocato il crollo del solaio del primo piano, che si è Confermato divieto di dimora per Graci adagiato sui vani in cui si trovavano le due sorelle che hanno perso la vita. Il tribunale del riesame di Palermo ha respinto il ricorso presentato dalla difesa per il ritorno di Angelo Graci a Licata. Inizialmente al primo cittadino e ad altre tre persone, tutti accusati di corruzione, era stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari; poi erano tutti tornati in libertà, ma il Gip Lisa Turco aveva firmato per Graci il divieto di dimora. Già una volta l’avvocato del sindaco aveva chiesto la revoca del divieto, ma i magistrati avevano respinto il ricorso in quanto sostenevano che poteva esistere il rischio di reiterazione del reato. La riconferma della misura cautelare è stata decisa per lo stesso motivo.

Brevi provincia

Il tavolo tecnico dopo il crollo

Riceviamo e pubblichiamo Gent.mo Direttore, a pochi metri da dove è stato assassinato il sindaco Guarino, si è perpetuato un altro omicidio. Sembra che i mandanti siano gli stessi… i baroni che decidono come spartire i beni. Un’altra volta il barone siciliano è stato capace di camuffarsi, di cambiare modi e mezzi al fine di mantenere il potere. Questa volta per far riuscire il piano non era sufficiente un semplice atto delittuoso e qualche mala diceria come fu sufficiente per il sindaco Guarino, ma era necessaria una connivenza diffusa, nella mala amministrazione, nella burocrazia, nel sistema del lavoro, nell’assenza delle istituzioni, nell’impossibilità della denuncia, nel disinteresse delle parti sociali... Questa perversa organizzazione è diffusa su tutto il territorio ed agisce ad ogni livello: il fine è quello di preservare ricchezza e potere. Fin da piccoli si inizia a percepire che non siamo tutti uguali: quando alla prima marachella combinata per strada l’anziano chiede “di cu si fligliu?” la risposta che si da fa una grande differenza. La domanda “di cu si fligliu?” è di una vigliaccheria inaudita: ti chiedo di chi sei figlio per capire se posso sgridarti o meno, se devo aver paura della tua famiglia o meno; poco importa di quello che hai fatto, se sei figlio della persona giusta. Spesso la domanda viene seguita dall’espressione “a cu apparteni?”, che significa quasi la stessa cosa “a quale famiglia appartieni”; ma il risvolto e ancor più devastante perché con questa seconda domanda si vuol capire se si appartiene ad una compagine sociale che deve essere protetta o meno. La risposta degna ed esatta dovrebbe essere sono figlio di Dio e cittadino di Favara! A scuola i compagni i più facinorosi, i più brillanti, i ben vestiti e griffati, sanno sempre rispondere alla domanda “di cu si fligliu?”. Spesso i maschietti che non danno la risposta giusta alla domanda “di cu si fligliu?” diventano rissosi, ma le femminucce di quella età capiscono prima e come difesa diventano taciturne. Di Marianna hanno detto che era silenziosa; non lasciatevi ingannare perché non era il carattere, ma era la consapevolezza che per lei il riscatto sociale sarebbe stato veramente difficile, quasi impossibile. Chi ha deciso tutto questo? È difficile ammetterlo, ma lo hanno voluto i baroni e noi lo abbiamo accettato! Ciò che è un diritto è diventato merce di scambio. Cui prodest? Ne beneficiano tutti gli altri, quelli scelti! Il di più che si ottiene con i favoritismi, la negazione dei diritti, il lavoro sottopagato a cosa serve? A comprare auto di lusso, gioielli e vestiti griffati. Miseri noi! Abbiamo creato una società opulenta, ma che non è in grado di dare un tetto a chi ne ha bisogno. Una società dove il riscatto sociale è diventato una chimera. Oggi a farne le spese sono state due innocenti che non dovevano morire. Due bambine che il nostro sistema ha obbligato a vivere in una casa fatiscente, ma che avrebbero avuto il diritto di vivere in una casa sicura. Cordialmente

Lett erafirmata

LICATA 2 Arresti per sfruttamento e prostituzione

Foto Schembri Casa Bellavia prima del crollo

Quel che resta dopo il crollo

www.lamicodelpopolo.net Il sito del nostro settimanale si rifà il “look” “L’Amico”, rinnova il proprio sito Internet, www.lamicodelpopolo. net, con una interfaccia più semplice e più veloce e una grafica completamente nuova e accattivante. Il sito si rifà il “look” rinnovandosi tanto nell’immagine quanto nei contenuti, più spazio agli approfondimenti, agli eventi culturali, alle notizie dalle parrocchie e dalla provincia nelle varie sezioni che è possibile visitare.

Costringeva la sua connazionale a prostituirsi. Si tratta del rumeno Ioan Apostol, arrestato dalla polizia insieme a Antonino Curella, licatese di 64 anni, e Giuseppe Fiorenza, 74 anni, di Palma di Montechiaro, i quali si sarebbero occupati di cercare i clienti e accompagnare la giovane nei luoghi degli incontri. Il rumeno Apostol e Curella sono stati rinchiusi nel carcere di contrada Petrusa, ad Agrigento, mentre Fiorenza è agli arresti domiciliari a causa dell’età avanzata

MENFI INIZIATIVA “M’illumino di meno” Il Comune di Menfi ha aderito alla campagna “M’illumino di meno” promossa dalla trasmissione “Caterpillar” di Radio 2 Rai, che prevede, oltre il simbolico “silenzio energetico”, un invito a partecipare a una festa dell’energia pulita, proponendo un’accensione virtuosa all’insegna dello sviluppo delle energie rinnovabili. L’amministrazione ha disposto per venerdì 12 febbrario alle 18 lo spegnimento parziale dell’illuminazione pubblica di piazza Vittorio Emanuele, via della Riviera e della strada di collegamento tra la foce del vallone mirabile e la torre anticorsara di Porto Palo.


Società

L’Amico del Popolo 31 Gennaio 2010

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CEI CONSIGLIO PERMANENTE per il futuro del Paese

Bagnasco: «Sogno una nuova generazione»

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’è una parola-chiave che scandisce la prolusione del card. Angelo Bagnasco al Consiglio permanente della Cei: generazione. È una parola di antica radice biblica, che diventa oggi cruciale, nell’analisi, nell’impegno, nel progetto. C’è un problema di rapporti inter-generazionali e intra-generazionali, argomenta il presidente della Cei, seguendo la recente enciclica sociale del Papa, di fronte alle sfide globali di oggi. Non si può più scaricare sul domani i problemi, in particolare quelli ambientali e nello stesso tempo è necessaria una solidarietà vera tra Paesi ricchi e Paesi poveri, che permette a tutti di godere delle risorse disponibili. Ma non solo. Di fronte ad una delle

più rilevanti sfide di oggi, in Italia ma in tutti i Paesi avanzati, la cosiddetta emergenza educativa, c’è il venir meno della “cura tra le generazioni”. Tutto si schiaccia sul dato immediato, tutto si relativizza, vengono meno i fondamenti, dunque quella ricerca e quel senso della verità, dell’amore, che sostanzia l’educazione, ma che dà senso anche al tessuto sociale, al futuro. Ecco, allora, il terzo punto, sempre intorno al tema della generazione. È il sogno, l’appello finale del cardinal Bagnasco: “Vorrei che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici”. È l’appello ad una leva di uomini e donne, “italiani e credenti”, perfettamente ca-

paci di muoversi nella cultura odierna, affi nché coltivino una elevata e franca vocazione politica. Una nuova generazione capace di riaffermare “i valori che costruiscono il fondamento della civiltà” in una nuova capacità di proposta. Occorre non appiattirsi sull’oggi, sulle nevrosi del presente, bisogna ritrovare la capacità, la voglia, il tessuto morale e spirituale per operare in modo progettuale, per investire. Questo appello ad una “ulteriore impresa”, fatta di uomini e donne motivati e aperti allo Spirito, rilancia, con più lunga e concreta prospettiva, l’appello alla “riconciliazione degli animi” a proposito della politica corrente. Tutti devono fare la loro parte, a partire dal sistema dei media, “da cui

provengono a volte deviazioni e intossicazioni”. Bisogna uscire dalla spirale del conflitto, della contrapposizione fine a se stessa, riflettere sulla sindrome che porta al “sistematico disfattismo o all’autolesionismo di maniera”. Al contrario “il Paese ha bisogno di uscire dalle proprie pigrizie mentali”, deve essere meglio consapevole di se stesso, delle proprie risorse e dei propri successi. E di qui muovere per realizza-

re quelle riforme necessarie ed attese, fino ad “una riforma urgente del nostro sentirci nazione”, a centocinquant’anni dall’Unità. Ritorna l’appello ad una nuova generazione, ma anche a quella solidarietà inter-generazionale, cioè tra presente, passato e futuro, che nell’identità cristiana e nella pratica operosità dei cattolici in Italia ha una radice essenziale, sempre feconda di nuovi frutti. Francesco Bonini

INCONTRO CON GIANNI NOTARI promosso dall’ANDE di Agrigento

L’impegno dei cattolici in politica Q

ual è l’impegno assunto oggi dai cattolici in campo politico? Come deve comportarsi il credente impegnato in politica in assenza di un partito che per definizione è nominato cristiano? Questi alcuni degli interrogativi a cui padre Gianni Notari ,direttore dell’Istituto di formazione politica ”Pedro Arrupe” di Palermo, ha tentato di dare una risposta, nel corso di un incontro svolto presso l’ex Convento dei Filippini di via Atenea sul tema “L’impegno dei cattolici democratici in politica . Partecipazione e limiti”. L’iniziativa promossa dalla sezione agrigentina dell’Associazione Nazionale Donne Elettrici, presieduta da Floriana Di Pietra, ha coinvolto le numerose socie presenti in un dibattito di grande attualità. “Oggi il modello del partito cristiano presente negli anni 80’spiega Floriana Di Pietra- è andato in crisi infatti, i cattolici sono presenti in ogni schieramento politico assumendo una posizione di maggiore libertà poiché non seguono una linea predeterminata ma, allo stesso tempo sono più vincolati giacchè devono rispondere all’aggregazione di appartenenza che pone dei limiti”. Oggi l’uomo è travolto da un gioco le cui regole sono conosciute da pochi e le relazioni tra le persone faticano a trovare quell’equilibrio in cui progetti, significati e felicità si coniugano in maniere

sempre nuove. Il disorientamento all’interno delle famiglie è in crescendo e spesso sfocia in crisi. Si fa di tutto per mortificare ciò che dà dignità all’esistenza, rimuovendo ciò che è impossibile controllare e dominare. In questo contesto la persona conta sempre meno ed è “svenduta”. Non esistono orari, relazioni, affetti non si ha più il tempo di fermarsi: accanto a Dio, questa cultura del profitto ha gettato l’umanità nel baratro delle solitudini. “In questo contesto –spiega Notari- non bisogna lasciarsi ossessionare dalle ragioni del mercato tralasciando tutto il resto, ciò crea precarietà ingestibili: non si capisce come affrontare il problema dell’immigrazione, quale debba essere il futuro della giustizia, come riorganizzare la Pubblica amministrazione, come misurarsi con il problema demografico, quali strategie mettere in atto per una seria difesa dell’ambiente; è fondamentale l’impegno da dedicare alla ricerca e alla innovazione tecnologica per rendere il nostro sistema economico più competitivo sul piano internazionale, quali riforme attuare per rendere più effi cienti e moderne le istituzioni senza correre il rischio della frantumazione del Paese, bisogna garantire ai cittadini un sistema sanitario effi ciente, quali compiti affi dare al nostro sistema dell’istruzione e della formazione, quale futuro costruire per il nostro Mezzogiorno.

Di fronte a questi fatti - continua Noteri- non possiamo rimanere indifferenti ma dare un contributo fattivo in termini di rinnovamento. Soprattutto bisogna battersi per non far morire la democrazia, è importante che un cristiano in politica sa che la stabilità democratica del Paese può essere frutto soltanto di un giusto rapporto tra il momento del dibattito e quello della decisione. Il modo di fare politica da cristiano non ha nulla da spartire con un agire politico che contesta la funzione dello Stato nel tutelare i più deboli; che fa del profitto, dell’effi cienza e della competitività il fine a cui subordinare le ragioni della solidarietà; che chiede deleghe in base al successo del leader di turno, più che sulla base di programmi coerenti ed effi caci; che si rifà a una logica conflittuale inaccettabile, secondo cui chi vince piglia tutto e chi perde è solo un nemico da eliminare.Non si può dunque fare politica da cristiani senza testimoniare una fedeltà assoluta anche al metodo democratico. È importante – continua- che quanti vogliono fare politica da cristiani sappiano distinguere dunque tra una «logica decisionistica», che è in contraddizione con l’esigenza di maturazione del consenso, propria del metodo democratico, che punta all’uomo

forte, sfrutta l’emotività ed espone a scelte affrettate e pericolose, e il bisogno giustamente avvertito di una democrazia matura e di un governo che sia stabile e forte. Un altro criterio indispensabile del servizio cristiano in politica è il rispetto della sua laicità, ossia le realtà temporali - tra cui la politica - per volontà del Creatore hanno una loro consistenza ontologica, una propria verità e bontà, finalità, leggi e strumenti propri, iscritti nella loro stessa natura e non mutuati dall’ordine soprannaturale. Tale autonomia di fini e di mezzi, voluta da Dio, -conclude- va rispettata dal cristiano, sebbene egli sia cosciente che il fine ultimo (al quale tutti i fini intermedi, compresi quelli politici, sono subordinati) trascende l’ordine puramente naturale”. Non è dal modo in cui un uomo parla di Dio che io vedo se è abitato dal fuoco dell’amore divino, ma dal modo in cui mi parla delle cose terrestri” (Simone Weil) Annarita Di Leo

Continua dalla prima Ma la folla disordinata e impazzita qui, dinanzi ai corpi di Marianna e Chiara Pia e al corpo di Cristo si placa, sente la carezza di Dio, piange e sente Gesù che piange, prega e sa che Gesù prega, si unisce, crede, si sente amata la folla, ama e non più dispera: la folla diventa popolo, popolo di Dio; diventa corpo, Corpo di Cristo». A questa folla, che per la fede nella sua Parola, si trasforma in suo popolo e suo corpo Gesù dice: «La volontà del Padre Dio è evidente - il riferimento è al Vangelo di Giovanni appena letto - , il disegno è chiaro, ed io ve la dichiaro, ve lo rappresento dal vivo, realizzato: Voi mi appartenete, dice Gesù. Chi da ascolto a Dio Padre e da lui impara si avvicina a me. A me che sono vita definitiva. Tutti coloro che il Padre mi consegna, giungono a far parte di me, e chi si avvicina a me io non lo cacciò fuori. Tutti...» « Per il vostro immenso dolore, - ha proseguito don Mimmo con la voce spezzata dalla commozione - carissimi della Famiglia Bellavia parte scelta e preziosa, non una folla è accorsa qui, ma la Chiesa è accorsa qui, il popolo di Dio – il corpo di Cristo che esprime la coscienza di appartenere a Gesù, colui che da la vita in pienezza, per la volontà del Padre. Di questo abbiamo coscienza. Di questo ha coscienza la Chiesa: figli siamo, non orfani. Abbiamo un Padre, siamo fratelli di un Primogenito, che è sceso - dice la Bibbia -.che ti interpella in maniera comprensibile e che ti chiede di accettarlo. Come popolo di Dio e corpo di Cristo siamo consapevoli che la realizza-

zione dell’uomo e dell’umanità non è un mero prodotto della storia, ma della storia della salvezza che fra le pieghe della storia grama e tragica spesso, nasconde il suo filo d’oro, trama preziosa che è Cristo e il suo Spirito. Questo filo d’oro -con la morte di Marianna e Chiara Pia - noi a Favara lo abbiamo spezzato... per questo abbiamo chiesto perdono. Lo abbiamo chiesto - il riferimento è alla lettera che domenica don Mimmo ha scritto ai suoi parrocchiani - e ancora lo chiediamo come credenti e cittadini di Favara generosa e disordinata, ricca di cuore sempre e, a volte, ricca di disprezzo per il prossimo e di rapina della sua dignità». Qui la voce di don Mimmo quasi si spazza per la commozione e a stento prosegue: «Confessiamolo ancora. Abbiamo disubbidito al vincolo sociale di civiltà e di legalità, e a quello più forte ancora della fraternità dei figli di Dio e della Parola del vangelo di Gesù. Gesù non lascia indietro quanti il Padre gli ha dato. Noi invece abbiamo lasciato indietro e noi abbiamo perduto Marianna e Chiara Pia. Ma da scompaginati, da folla, da folli vogliamo tornare a confessarci suo popolo, suo corpo. Vogliamo tornare a costruire la civiltà del Dio che si nasconde fatiscente fra le nostre erronee sicurezze. Cosa sarebbe altrimenti la vita? Senza attribuire valore fondante alla sua Parola sulle altre parole, al sua misura di amore sugli altri amori, alle sue promesse rispetto alle altre aspettative? Su quale roccia costruire altrimenti nel non senso generale che ci circonda

e di cui siamo fatti vittime in questo circo perenne della nostra modernità? Davanti ad una morte tragica, doppia, innocente e ingiusta. Ragionamenti timidi. Riflessioni incerte. Follia. Se non scende qualcosa dall’alto. Dal vero alto. Dalla sfera divina, inconoscibile. L’alto, l’inconoscibile, il cerchio divino che nell’ultimo giorno si spinge fino all’estremo, fino a dimenticare il cielo e divenire terra, è il Crocifisso, è Gesù spoglio e irriso, innalzato da terra, potentemente risuscitato dal cielo». Rivolto ai fedeli, che in questi giorni hanno puntato il dito contro gli amministratori e i burocrati per la mancata assegnazione di una casa popolare alla famiglia Bellavia, don Mimmo ha proseguito: «Dall’alto noi accogliamo anche la presenza di coloro che sono rivestiti di autorità. Anche loro sono figli di Dio e sono padri di altri figli di Dio. Pregano oggi con noi e noi con loro. A loro, dall’alto è giunta la potestà che esercitano in favore del popolo italiano e del corpo sociale. Parte eletta, scelta di questo popolo non più massa, come i Bellavia che oggi come voi al primo banco, con voi sono ministri di questo culto pubblico a Dio, reso da Favara e dall’Italia, belle e perdute entrambe... Normalmente a coloro che hanno potere - ha proseguito - si chiede di guardare in basso, a quelli che stanno giù rispetto a voi che stareste su. Di guardare a quelli che nel popolo fanno una fatica incredibile a stare al passo, che rimangono indietro. A voi - rivolto alle isituzioni presenti - e alla famiglia Bellavia chiediamo di guardare in alto. Al Cristo

crocifisso e risorto, nel suo vero corpo, guardarlo oggi, domani, sempre. Guardare a Lui per saper guardare bene agli altri. L’appartenenza al Corpo di Cristo e al Popolo di Dio, non altro certo, vi ha portato oggi dinanzi a questo altare e a queste bare, corpo di Gesù benedetto e ai corpi benedetti di Marianna e Chiara Pia». L’Omelia a questo punto diventa preghiera, preghiera che l’arciprete innalza, a nome di tutti i presenti, a Dio «Padre di Gesù»: «fa, o Dio, che abbiamo la mente di Cristo, nostro capo il cui nome è giustizia e cittadino perfetto del tuo Regno e del mondo. Le potenzialità che il tuo Figlio ha posto in noi, noi le abbiamo accaparrate per noi e abbiamo distorto e accorciato gli orizzonti della nostra piena umanità e della tua vita donata. (È ora di pregare. È ora di riparare al male pepretrato). Fa che aderiamo senza riserve al tuo Figlio Gesù, governanti e governati, perché la sua vita piena e non la morte abiti la nostra città e le nostre famiglie, abiti il

nostro impegno professionale e politico, nella burocrazia e nella impresa. Col crollo e la morte tragica di Marianna e Chiara Pia, come con la morte di Cristo in croce tu mostri la gravita del peccato individuale e sociale. E noi, come in un corpo solo, ci siamo sentiti trafiggere il cuore. Per la vita nuova donataci dal tuo Figlio risorto, donaci di fare opere degne di conversione e di pace. Te lo chiediamo Padre per Cristo nostro Signore». L’«Amen» della gente è il lungo e caloroso applauso che sugella le parole di don Mimmo. LdP


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Vita Ecclesiale

L’Amico del Popolo

31 Gennaio 2010

GIORNATA DEI GIORNALISTI Celebrata anche ad Agrigento

«Non vendete la vostra coscienza» D

omenica 24 Gennaio, nel giorno in cui si ricorda san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, nella chiesa di San Leone, mons. Montenegro ha celebrato la Santa Messa, insieme ai numerosi bambini della comunità (quella delle 10.30 è la “loro Messa”) a cui per questa domenica si sono uniti i giornalisti. Il clima della festa è stato “soffuso” per il lutto che ha colpito la famiglia Bellavia a Favara per il crollo della loro palazzina e la morte di due dei tre figli. I ragazzi hanno voluto pregare per Marianna, 14 anni, e Chiara, tre anni, deceduta nonostante i tentativi dei soccorritori di rianimarla. Anche l’Arcivescovo ha invitato i presenti ad un abbraccio idea-

le nella preghiera per la famiglia Bellavia, ma non ho mancato di stigmatizzare l’accaduto e augurarsi che simili tragedie frutto dell’incuria dell’uomo non abbiamo a ripetersi. Nell’omelia, dopo un bel dialogo con i ragazzi durante il quale a presentato la “carta d’identità di Gesù” definendolo come “l’uomo che lascia il segno, l’amabile, colui che guarda a quelli che nessuno ama, colui che parla chiaro e non teme di attaccare quelli che fingono, approfittano, usano gli altri per i loro interessi”, l’Arcivescovo si è rivolto ai giornalisti presenti. Ha iniziato citando una frase di Paolo VI che ai giornalisti diceva: “Parlo ai giornalisti con tremore, perché non so mai che cosa delle parole che io dico loro riporteranno. Parlo ai giornalisti con timore perché non si che cosa delle parole che io dico loro capiscono. Parlo ai giornalisti con gioia perché so che, comunque, qualcosa di quello che in questa stanza io dico varcherà i confini della stessa”. “Il vostro

servizio è importante – ha detto – portate il mondo nella case… Però agite in maniera tale che la gente si renda conto con chiarezza di ciò che succede, ma anche di come e perché”. Don Franco Foto Palamenghi in maniera schietta ha invitato a rispettare la propria coscienza, “non preoccupatevi solo o soGIORNATA PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI prattutto di assecondare ideologie, fazioni, poteri politici a scapito della verità… La vostra coscienza è ciò di più sacro che dio vi ha donato e non potete svenderla”. L’Arcivescovo ha poi chiesto ai giornalisti, che bussano alle porte e alle intelligenze di molti, di promuoQuest’anno il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata vere il bene. “Non arrendetevi, non barate… mondiale delle comunicazioni sociali è rivolto ai sacerdoti. Essi siate costruttori di nuove e felici possibilità sono chiamati a “esercitare il proprio servizio alla Parola e delSAN GIOVANNI GEMINI che offrano all’uomo d’oggi, di meglio cola Parola”. Questo riferimento non deve stupire: tenendo conto noscere ed avvicinare i propri simili”. Ed ha che stiamo appunto celebrando l’Anno sacerdotale. E tuttavia, concluso con una esortazione “Amate questo per il suo tema e per il modo in cui esso è trattato, il messagterritorio e questa provincia… possono essegio s’inquadra all’interno di una riflessione più ampia, che da re migliori, se tutti lo vogliamo, se anche voi, tempo viene condotta dal Papa, dal Pontificio Consiglio delle perciò lo volete”. comunicazioni sociali e dalla Chiesa cattolica italiana: quelAl termine della Celebrazione è stato dila sui nuovi media, sulle forme corrette della loro fruizione e Pubblichiamo stribuito ai presenti il messaggio del Papa per sul modo in cui essi possono contribuire alla diffusione della un messaggio che la 44ª Giornata Mondiale della ComunicaParola di Dio. Su questi temi, d’altronde, è in preparazione un i ragazzi dell’ACR zioni Sociali ed il parroco della parrocchia, grande convegno Cei, che si svolgerà nel prossimo aprile e che di San Giovanni ha voluto offrire ai convenuto un aperitivo. sarà intitolato “Testimoni digitali”. Gemini vogliono E.C. Il titolo del messaggio è esplicito: “Il sacerdote e la pastoinviare ai nostri rale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parolettori. la”. In esso viene preso atto dell’ormai definitivo imporsi della Carissimi amici, comunicazione in rete, del suo integrarsi con le altre forme siamo i ragazzi deldi trasmissione digitale, del suo essere modo di espressione l’ACR di San Giovanni Gemini. L’Azione Cattolica dedica il mese di privilegiata del mondo giovanile, delle grandi opportunità di gennaio alla riflessione e all’approfondimento sul tema della Pace. 1 - Per coloro che offrono Volontariato; sul posto sono atcollegamento che tutto ciò offre. Sulla scia di precedenti doNei nostri incontri, siamo stati aiutati da suor Gloria, della fativi più di 500 operatori di Caritas Haiti, oltre a migliaia di vocumenti della Chiesa cattolica – mi riferisco in particolare miglia salesiana che opera al Castello di Cammarata, da Hassan ex lontari locali dalla stessa coordinati. Per motivi logistici, tecnia due testi del 2002, sempre redatti dal Pontificio Consiglio profugo e ora mediatore linguistico nei centri di prima accoglienza ci e di sicurezza, in questa prima fase non è opportuno inviare delle comunicazioni sociali: “Etica in Internet” e, soprattutto, e da don Totò Traina che ci ha aiutato a riflettere sul Messaggio del ulteriori operatori/volontari con competenze generiche; “La Chiesa e Internet”, che rappresenta lo sfondo più adeguato Papa per la Giornata Mondiale della Pace. Suor Gloria con Hassan, 2 - Per coloro che offrono Accoglienza a bambini. Cariper comprendere il messaggio per la Giornata mondiale delle ci hanno raccontato del viaggio di sofferenza e i motivi che spingono tas Italiana non si occupa direttamente ed operativamente di comunicazioni sociali di quest’anno – il Papa sottolinea però ragazzi senegalesi, egiziani, somali o di altre nazionalità a raggiunadozioni né di affi do temporaneo, né di sostegno a distanza il carattere ambiguo di questa multimedialità diffusa. Essa ingere le coste italiane. Noi pensiamo che questi ragazzi fuggano dalle come altre organizzazioni. Tuttavia, le fasce più vulnerabili fatti, accanto a evidenti opportunità, comporta anche possibili loro terre solo per bisogni economici, ma accanto ai bisogni primari, della popolazione (minori, donne, anziani…) sono da sempre i rischi. Nel messaggio è evidenziato soprattutto uno di questi c’è una sete di libertà, il voler avere un lavoro dignitoso, l’amore per destinatari della sua azione di sostegno in tutte le fasi. rischi: l’esigenza di utilizzare le nuove tecnologie unicamente lo studio. 2.1 - Adozione internazionale. Esiste un iter giuridicoallo scopo di “rendersi presenti”; la volontà di considerare il Nell’incontro con don Totò abbiamo parlato del Messaggio scritamministrativo per ottenere l’idoneità mediante Decreto del web “solo come uno spazio da occupare”. E invece è necessario to dal Papa per la Giornata Mondiale della Pace. Abbiamo riflettuto tribunale e maggiori informazioni si possono trovare sul sito adoperarsi per “dare un’anima all’ininterrotto flusso comunicasulle cause che provocano disastri ambientali, buco dell’ozono, pioghttp://www.tribunaledeiminori.it e www.commissioneadoziotivo della rete”, evitando di essere semplicemente a rimorchio ge acide, inquinamento atmosferico e terrestre e dell’uso indiscrini.it. Il Governo haitiano è attualmente l’unica autorità in gradel progresso tecnologico. minato delle risorse della Terra. Qualche ragazzo ha paragonato la do di dichiarare lo “stato di abbandono” di un bambino haitiaTutto questo, d’altronde, costituisce una vera e propria sfida Terra alla nostra casa, prendendo in considerazione la possibilità che ognuno di noi ha di tenerla in ordine e pulita. Altri hanno pano e quindi di renderlo “adottabile”. sul piano pastorale. Compito primario del sacerdote è, infatti, ragonato la Terra ad un giardino e perché un giardino cresca bene, 2.2 - Sostegno a distanza (adozione a distanza) Normalquello di “annunciare Cristo, la Parola di Dio fatta carne”. E ciò ogni giardiniere deve prendersene cura. Noi possiamo essere dei mente sono intese quale segno di solidarietà per sostenere ha sempre comportato, da San Paolo in poi, la necessità di un bravi giardinieri con il “pollice verde” che amano la Terra se risparminori come accompagnamento nella crescita evolutiva (scoutilizzo consapevole e adeguato delle modalità comunicative a miamo energia e inquiniamo meno.In conclusione abbiamo stabililastica, psicologica, etc..); in questo momento, tuttavia, non disposizione. Oggi però quest’annuncio può essere compiuto to dei punti fermi: sembra lo strumento più idoneo per rispondere ai bisogni di in forme inedite. Il messaggio, anzi, parla di una “storia nuo- Custodire e conservare bene oggi le energie del mondo per conuna popolazione colpita dal terremoto. va”, al cui inizio viene a trovarsi il sacerdote del nostro tempo. segnarlo vivibile alle generazioni future; Cambiare i programmi di 2.3 - Affido temporaneo. È una opzione per la quale solInfatti, “quanto più le moderne tecnologie creeranno relazioni sviluppo soprattutto nelle città che hanno un alto tasso di industriatanto il Governo haitiano può stabilire, con autorizzazione sempre più intense e il mondo digitale amplierà i suoi confilizzazione; Nuovi stili di vita per ciascuno di noi che si concretizzaall’espatrio, modalità, condizioni, tempi e luoghi specialmenni, tanto più egli sarà chiamato a occuparsene pastoralmente, no nell’uso consapevole dell’acqua e del rispetto dell’ambiente che ci te in dipendenza di situazioni di salute particolarmente gravi moltiplicando il proprio impegno, per porre i media al servizio circonda. (necessità di cure immediate, etc.). Vedi www.tribunaledeimidella Parola”. Noi come ragazzi ci impegniamo ad avere rispetto del Creato nori.it/affidamento-temporaneo.php. Al di là di tali particoIn particolare, ciò che caratterizza questa “storia nuova” è il perché la creazione è l’inizio e il fondamento di tutte le opere di Dio. lari situazioni, occorre valutare molto attentamente benefici, mutamento dell’idea di “universalità” che l’utilizzo delle nuoDio ha costituito l’uomo custode e responsabile del creato, ogni abucontroindicazioni e ricadute psicologiche che tale opzione ve tecnologie comporta e, di conseguenza, il mutamento del so o alterazione può considerarsi un “peccato” contro il creato. Non potrebbe generare nel bambino. Ogni tipo di disponibilità e concetto stesso di “cattolicità”. Nel mondo digitale, ormai, tutaspettiamoci risposte dagli altri o dai “grandi” della Terra perché il solidarietà espressa va ringraziata e raccolta, sollecitando tutti siamo connessi con tutti. Almeno virtualmente. Il problema Papa ci dice che “proteggere l’ambiente è dovere di ogni persona”. ti, in questo momento, a sostenere finanziariamente l’attività primario, dunque, non è più quello di raggiungere le persone I ragazzi dell’ACR di Caritas Italiana. alle quali annunciare il Vangelo, ma è quello di riuscire a farsi ascoltare. Ciò è tanto più diffi cile in un contesto di overdose informativa e di confusione, nella società dello spettacolo, di Continua dalla prima elementi essenziali e superflui, sacri e profani. Proprio a partire da ciò Benedetto XVI delinea una vera e Occhi limpidi, chiari e pieni di vita quelli disprezzo per il prossimo e di rapina della aveva accolto il loro arrivo in Chiesa, dove propria “pastorale nel mondo digitale”, che tenga conto “andelle due giovani vittime per le quali la loro sua dignità, ha provocato questa tragedia. si è pregato fino a notte fonda per le loro che di quanti non credono, sono sfiduciati e hanno nel cuore casa, si pensa il luogo più sicuro al mondo, Di morte per la famiglia Bellavia, di vergo- anime. desideri di assoluto e di verità non caduche”. E lo fa mettendo si è trasformato nella loro tomba. La città gna per la città e per noi fratelli di Gesù. Delle annunciate presenze dello Stato al centro una cura rivolta ai contenuti (che sono frutto di adedi Favara si è raccolta, immediatamente Preghiamo Dio che non ci condanni. Dio non c’era nessuno, niente ministro e presiguata preparazione teologica), diretta a coltivare la spiritualità accanto alla famiglia Bellavia, ma sempre abbia pietà di quanti, preposti da Dio a dente della regione, c’erano i gonfaloni di dei sacerdoti, animata da quelle motivazioni che debbono tratroppo tardi, e la fiaccolata, organizza- curare le parti più bisognose del corpo tutti i paesi della provincia, c’era il sindaco, sparire anche nell’impegno pastorale sul web. In altre parole, il ta per le vie del paese a conclusione delle della società civile e del corpo ecclesiale di Domenico Russello, emozionato e commodo adeguato per riuscire a farsi ascoltare è quello che pogQuarantore si è trasformata nel momento Gesù, hanno disobbedito a Lui e alle leggi mosso, come tutti i genitori presenti. C’era gia sulla credibilità del testimone: di colui che, anche nell’odierdi preghiera comunitaria per la famiglia. dello Stato e hanno così concorso a questi l’arcivescovo, seduto tra i fedeli, senza pono mondo digitale, è in grado di attestare quella “vita sempre Domenica, 24 gennaio, durante la celebra- omicidi di bambine». sto riservato che ha pianto per queste due nuova” che viene “generata dall’ascolto del Vangelo di Gesù”. zione dell’Eucarestia don Mimmo ZambiLo stesso giorno l’arcivescovo in visita giovani vite strappate senza alcun motivo Il testo sul “sacerdote e la pastorale nel mondo digitale” si to, parroco della Chiesa Madre aveva rivol- alla comunità parrocchiale B.M.V delle e c’era la gente comune, quella delle zone rivolge anzitutto a coloro che sono chiamati ad annunciare il to questa preghiera a Dio: “Riconosciamo Grazie di Favara annuncia che non cele- povere del paese, quelle che vivono nelle Vangelo. Essi sono invitati a farlo cogliendo le singolari oppornon solo il nostro peccato individuale, ma brerà i funerali delle due sorelline. Lo aveva stesse condizioni disagiate dei Bellavia, ai tunità offerte dalla moderna comunicazione. Lo debbono fare anche quello sociale della comunità civica già detto, scrivendo al sottosegretario alla quali hanno fatto sentire tutto il loro calocon saggezza, certo, ma senza paura. Cercando alleanze anche e della stessa comunità cristiana. Dio abbia Protezione civile Bertolaso, dopo la frana re. con gli uomini di buona volontà che operano in maniera più pietà di noi. Della nostra disobbedienza di Giampilieri, che si sarebbe rifiutato di Il presidente della Repubblica, Napolitao meno professionale all’interno dei processi comunicativi. Il privata e della nostra disobbedienza nella celebrare funerali di vittime annunciate. no ed i presidenti di Camera e Senato hantutto allo scopo – come veniva ricordato nel messaggio dello vita civile e del disinteresse del bene pubIl 26 gennaio si sono svolti sotto una no fatto giungere il loro cordoglio tramite scorso anno – di “promuovere una cultura di rispetto per la blico. Il peccato sociale e collettivo, della leggera pioggia i funerali delle due sorel- il rappresentante del governo ad Agrigendignità e il valore della persona umana”. Anche all’interno del comunità di Favara generosa e disordina- le Bellavia, una Chiesa Madre gremita di to, il prefetto Umberto Postiglione. mondo digitale. ta, ricca di cuore sempre e, a volte, ricca di gente, la stessa gente che il giorno prima Marilisa Della Monica Adriano Fabris

«Sia la Pace!»

Terremoto Haiti: la Caritas comunica

Farsi Ascoltare


31 Gennaio 2010

CARITAS DIOCESANA Si è riunito il Coordinamento immigrazione

CAMMARATA

Lavorare insieme per l’integrazione S

i è riunito il 26 presso il Palazzo Vescovile l’incontro del coordinamento Immigrazione, che riunisce gli enti e le associazioni che, a vario titolo, si occupano di immigrati. A fare gli onori di casa il Vescovo che ha subito esortato all’impegno concreto per il rispetto dei diritti umani di cittadini ed immigrati, invitando i presenti a partecipare alla celebrazione della festa di San Gerlando il 25 febbraio prossimo, presieduta dal Vescovo di Tunisi. Il direttore della Caritas Diocesana Valerio Landri ha poi spiegato qual è il compito del coordinamento, il quale è chiamato a tessere una rete di collaborazione tra gli enti partecipanti e quelli del territorio per aiutare la comunità ecclesiale e civile ad approcciarsi in maniera diversa al fenomeno dell’immigrazione. Da più parti infatti si auspica di cominciare a spendersi perché gli immigrati, che hanno scelto di rimanere nella nostra città, siano parte attiva della società, perché è su di loro

che bisogna puntare, considerata la bassa natalità italiana, per il nostro futuro e per il loro. Ci avviamo infatti alla definizione di una società multietnica che ci impone come urgente ciò che il Vangelo già dice in termini di accoglienza dello straniero. Tra gli interventi quelli della dott.ssa Caruso della Prefettura e dell’assessore Daina, invitati al coordinamento per il ruolo svolto dal loro uffi cio, ma soprattutto quello di due immigrati, che hanno evidenziato come i loro problemi e quelli dei connazionali e stranieri in genere sono essenzialmente legati a due diritti fondamentali: il lavoro e la casa. “Noi immigrati, hanno detto, non vogliamo aiuti dagli enti di assistenza, cerchiamo solo di avere un lavoro che ci permetta di vivere dignitosamente in una casa e di sostenere la famiglia”. Dall’incontro è emersa la volontà

Sacerdoti nella Chiesa di oggi ricordando padre Arcieri

di tutti di iniziare a collaborare per il bene della collettività, perché realmente si possa rispondere all’esigenza di integrazione degli immigrati e di maggiore accoglienza da parte dei cittadini italiani, che spesso “utilizzano” gli stranieri e li sfruttano in maniera disumana, magari facendoli lavorare 13 ore al giorno per solo € 15,00. Da questa volontà è nato un gruppo di lavoro ristretto che si occuperà di portare avanti le linee tracciare nell’ambito del Coordinamento. F.L.

PALAZZO VESCOVILE Mostra “Troverete un bambino”

Successo di pubblico

In occasione delle festività del Santo Natale L’uffi cio dei MonteneBeni Culturali Ecclesiastici in collaborazione con il Capi- gro che ha tolo Metropolitano, la Biblioteca Lucchesiana e la Soprin- invitato i tendenza dei BB.CC ha allestito presso le sale del Palazzo ragazzi ad Arcivescovile di Agrigento, un tempo abitate dai vescovi, osservare oggi luogo culturale, l’itinerario tra fede e arte “Troverete un tutte le opebambino”, con l’esposizione del presepe artistico di Roberto re ed i beni della nostra diocesi ma soprattutto ad accoglierle Vanadia. nei loro cuori e sentire la presenza viva del Bambino. É stato possibile visitare l’itinerario sino al 6 Gennaio 2010, L’uffi cio coglie quindi l’occasione per ringraziare e rinnoma grazie all’adesione di molti Istituti Scolastici di Agrigento vare l’invito ai prossimi appuntamenti certo dell’interesse e (nella foto l’Istituto Comprensivo “E. Contino” scuola prima- dell’amore per ciò che ci appartiene. ria di Montallegro) e della provincia, da Camastra e Naro a F.V. Montallegro, Campobello di Licata, Grotte e Canicattì, si è prolungata l’apertura sino al 26 Gennaio 2010. Inizio anno sociale Comunità Cristiani nel mondo In concomitanza è stata realizzaIl 16 gennaio, nella Parrocchia de SS. Rosario di S. Margherita Belice, ha avuto ta anche una visita guidata presso luogo la cerimonia di apertura del 13° anno sociale della Comunità “Cristiani nel la Biblioteca Lucchesiana, la Catte- mondo”, per un cammino di fede matura nel nostro tempo: “ Il Cristiano presenza drale, la Chiesa S. Maria dei Greci, di Cristo nel mondo”. Hanno presenziato alla cerimonia Mons. Giuseppe Di Marco, il Collegio dei SS.Agostino e Tom- Animatore dei Gruppi locali della Diocesi e l’Arciprete di S. Margherita Belice Don maso e lo Steri dei Chiaramonte. Salvatore Raso, il quale ha saputo infondere negli aderenti lo spirito di carità che scaL’entusiasmo e l’interesse degli alun- turisce da una fede forte e sicura. In questa visione è stata rinnovata la promessa ni è stato davvero sorprendente ed comunitaria, con la guida intraprendente della Responsabile Signora Silvia Benissati, emozionante; Lo sguardo sincero collaborata dalla Segreteria la Sig.ra Maria Cristina Serra e dal Consiglio di Comued innocente di quei volti si è intrec- nità. Un pensiero è stato rivolto alla Fondatrice Madre Margherita Riolo, la quale ha ciato con lo sguardo di quel Bambi- dato tutta se stessa per l’affermazione e la crescita della Comunità, sua famiglia spino, mistero d’amore fatto carne, che rituale, che volge particolare attenzione all’Africa nella Missione di Ipogolo-Iringa, in ritorna protagonista nella storia di Tanzania. ogni tempo e di ogni luogo attraverNell’omelia Mons. Di Marco ha puntualizzato gli obiettivi della Comunità: vivere so la Parola, la Forma e L’immagine. in perfetta unione sotto lo sguardo di Maria, essere portatori di Cristo nel mondo. Non è mancata la presenza del Il Gruppo locale CCM nostro caro Vescovo Francesco

LA PAROLA «La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza»

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Vita Ecclesiale

L’Amico del Popolo

Nel 2° anniversario della morte don Giuseppe Arcieri, la comunità parrocchiale di Santa Domenica (Badia) di Cammarata ha voluto associare il suo ricordo alla celebrazione dell’anno sacerdotale per una riflessione sulla testimonianza evangelica dei sacerdoti nel mondo di oggi. Domenica 10 gennaio, nella Sala capitolare delle Benedettine della Badia don Salvatore Traina ha tenuto un incontro sul tema “Sacerdoti nella chiesa di oggi, ricordando don Giuseppe Arcieri”; mentre martedì 12, giorno dell’anniversario, nella chiesa di Santa Domenica si è celebrata una Messa con i sacerdoti di Cammarata e San Giovanni Gemini, presieduta da mons. Giuseppe Di Marco che di P. Arcieri fu professore, confratello e amico. L’incontro di domenica è stato introdotto da Nino Margagliotta, che ha sottolineato come l’insegnamento e la testimonianza di Padre Arcieri siano attuali e spiritualmente vivi nella parrocchia: specialmente nella vitalità e nell’impegno con cui prosegue il cammino tracciato e nel dono di Padre Jordan Kihaga. Il ricordo di P. Arcieri, legato all’anno sacerdotale, ha concluso N. Margagliotta, ha assunto quest’anno un importante valore ecclesiale, in quanto si è affi ancato ad altre attività, svoltesi nell’anno e ancora in programma, per ravvivare la memoria dei sacerdoti che hanno lasciato sedimenti di santità a Cammarata e San Giovanni: nell’ottobre scorso è stata ricordato mons. Antonino Catarella (parroco a Cammarata e poi vescovo a Piazza Armerina) nel 120° anniversario della nascita, che ha previsto anche una mostra svoltasi negli spazi della Badia; nello stesso mese a San Giovanni è stato ricordato don Ciccino La Placa nel decennale della morte. La riflessione di don Salvatore Traina, incentrata sul valore del sacerdozio comune e ministeriale nella vita della chiesa di oggi, si è avviata con una duplice analisi sull’attualità, che da una lettura superficiale appare contrassegnata da alcuni fatti (spesso scandalosi) e da certe situazioni (secolarizzazione, penuria di sacerdoti e crisi vocazionale); una valutazione più approfondita, invece, rivela alcune problematicità dipendenti dalla incompiuta realizzazione del Concilio, come l’accezione di ecclesia-comunità (locale e cattolica), la dequalificazione dei laici (spesso volutamente tenuti a debita distanza), l’autonomizzazione del clero. Queste diffi coltà devono indurre ad una rinnovata riflessione sulla identità del sacerdote e il suo servizio ministeriale nella comunità locale. P. Traina, ha delineato quindi il ruolo del sacerdote nella storia della Chiesa dagli inizi al Vaticano II e nella incerta

p ro s p e ttiva del futuro. La riflessione, con connotazioni teologiche, ha messo in risalto: Gesù unico vero sacerdote; le tappe del sacerdozio di Gesù; il sacerdozio dei fedeli; il sacerdozio degli apostoli; il sacerdote oggi nella comunità. Il sacerdote di oggi, dalla riflessione di Don Salvatore, appare condizionata dall’attuale modello di chiesa che sembra privilegiare la dimensione istituzionale piuttosto che quella comunitaria, con una conseguente burocratizzazione e gerarchizzazione che si contrappone all’idea carismatica della comunità, la quale è chiamata a vivere della molteplicità dei doni dello spirito e nella corresponsabilità del compito comune. È allora alla luce di ciò che deve essere ricompresa l’identità del sacerdote, ricondotta soprattutto alla essenzialità di ministro della parola e del sacramento (in particolare dell’eucarestia). Queste ultime considerazioni hanno consentito a don Salvatore di far risaltare alcuni punti fermi del servizio sacerdotale di don Giuseppe Arcieri: l’essersi sentito partecipe della chiesacomunità che si impegna e si sforza di vivere l’essere discepola di Gesù in un luogo geografico e in un tempo storico ben determinati (Favara prima, Cammarata poi) vivendo pienamente la cultura dell’oggi; l’aver assunto il ministero sacerdotale come servizio alla comunità fondato e centrato sulla Parola di Dio conosciuta e amata, annunciata e vissuta, sul sacramento e sull’importanza della liturgia partecipata, sulla vita coerente con gli insegnamenti del Vangelo. P. Arcieri è stato testimone della vera identità sacerdotale che trova il suo equilibrio nel rapporto tra l’umano e il divino, che si condivide con i fratelli di fede, che si sperimenta insieme nella celebrazione liturgica e nella santificazione-salvezza della vita socio-politica. Ha vissuto l’interiorità come ricchezza spirituale di esperienze, cultura, preghiera, apostolato, lavoro, impegno nella chiesa e nella società. È seguito, infine, un partecipato e coinvolgente dibattito, chiuso da P. Jordan Kihaga che ha evidenziato i doni lasciati da P. Arcieri alla comunità parrocchiale di Santa Domenica, come ha avuto modo di cogliere e sperimentare in questi due anni di servizio alla Parrocchia. A.M.

IV Domenica del Tempo Ordinario

a cura di Gino Faragone

Ancora un’occasione mancata Anche nelle nostre assemblee risuona “oggi” la salvezza del Signore, eppure non riusciamo ad aprirci al tempo di Dio, non riusciamo a vedere la salvezza che il Signore opera per noi. Peccato! Davvero un’occasione mancata. Preferiamo, nostalgici, rifugiarci nel mito di un passato che non si può ripetere o alienandoci rinviare al futuro il compito che ci spetta risolvere nel presente. “Oggi si è adempiuta la Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi!”. “Oggi” e non ieri, né domani! I Nazaretani allora e noi oggi dovremmo esplodere di gioia davanti ad un annuncio di tale portata, e invece ci lasciamo inchiodare dalla teoria del ”già visto e conosciuto”. I Nazaretani, almeno così pensavano, conoscevano perfettamente Gesù,

conoscevano la sua parentela e non si aspettavano niente di nuovo da lui. Lo stesso schema vale anche per noi: nulla di nuovo possiamo aspettarci da ciò che ci sta attorno. É il dramma della Parola che annunciamo ogni domenica. Il vangelo di questa domenica (Lc 4,21-30) ci riporta ancora nella sinagoga di Nazaret, dove Gesù inizia il suo ministero partecipando ad una liturgia, proclamando un testo di Isaia sulla missione del profeta e affermando che Egli è il Messia atteso. La reazione dei suoi compaesani è immediata: dapprima una certa meraviglia, poi un atto di sfida e infine il tentativo di farlo precipitare dal monte. Che strano! Si va in sinagoga per ascoltare la Parola di Dio, per incontrar-

lo e poi non lo si riconosce. Sì, perché Egli non è come noi lo immaginiamo. Egli non si presta ad un show gratuito di miracoli per dimostrare la sua potenza e la sua bravura. Alla fine Egli è costretto ad andarsene altrove, là dove potrà proclamare più liberamente la sua Parola. L’episodio di Nazaret ricorda la vicenda del profeta Geremia, anche lui rifiutato dai suoi compaesani, la cui vocazione è narrata nella prima lettura (Ger 1,4ss). La predicazione del profeta è un preciso atto di accusa nei confronti di una religiosità falsa, superficiale, inutile, che rivela il volto degli abitanti di Gerusalemme che pensano di poter contare sull’appoggio incondizionato di un Dio, per il solo fatto che in città c’è un suo

Tempio. La parola dei profeti è sempre scomoda, ci costringe a rimettere in discussione le nostre immagini di Dio, a ripensare il nostro rapporto con Lui, a convertirci seriamente. Ma noi ci guardiamo bene dal tenerceli vicini, preferiamo a volte le parole più rassicuranti e accomodanti dei falsi profeti, molto più numerosi. Ad ogni modo, il profeta vero sa che deve piacere non tanto ai suoi compaesani, ma a Dio. E oggi, come già ieri, abbiamo bisogno di veri e autentici profeti, che sappiano con franchezza annunciare Cristo e il suo Vangelo, che sappiano presentare un Dio, sempre pronto a chinarsi sulle ferite degli uomini. «In verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, ma a nessuna di esse

fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone». I paesani di Gesù avrebbero voluto assistere a qualche segno prodigioso, a dei miracoli; ma questi hanno uno scopo preciso, non quello di suscitare stupore, ma di manifestare la grandezza dell’amore di Dio, e per tale ragione sono destinati prevalentemente ai lontani. E così durante una terribile carestia che aveva colpito anche Israele, Elia si preoccupa di una vedova della regione fenicia. E allo stesso modo Eliseo guarisce dalla lebbra Naaman, un generale assiro, piuttosto che i tanti lebbrosi di Israele. La Parola di Dio risuona ancora per i poveri, per chi attende il passaggio di Dio ed essere liberato.


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Attualità

L’Amico del Popolo

31 Gennaio 2010

EURISPES Rapporto Italia 2010

diario multimedi@le

Napolitano il più amato A

umenta la fiducia degli italiani nelle istituzioni: in termini assoluti l’indice passa dal 10,5% del 2009 al 39% del 2010, con uno scarto di ben 28,5 punti percentuali, mentre diminuisce del 10% la quota di italiani che esprime un calo della fiducia, quest’anno il 45,8%. Del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si fida addirittura il 70% della popolazione, mentre registra un lieve calo la fiducia verso l’operato del governo (dal 27,7% dello scorso anno al 26,7%). Se a perdere consensi sono scuola, partiti e sindacati, ne guadagnano Chiesa e magistratura. Questi i dati più significativi del sondaggio Eurispes sulla fiducia degli italiani nelle istituzioni, effettuato su 1.191 persone, conclusosi a metà gennaio e contenuto nel “Rapporto Italia 2010” che verrà presentato il 29 gennaio a Roma. Dai risultati del sondaggio, anticipato alla stampa, emerge dunque che il 70% degli italiani si fida del capo dello Stato (+ 8% rispetto al 2009), ritenuto “un punto di riferimento saldo” soprattutto dai 45-64enni (73,7%) e dagli over 65 (il 73,3%); “un consenso diffuso che tocca tutte le fasce d’età e non scende mai al di sotto del 60%” osserva l’Eurispes. In lieve calo, secondo il sondaggio, la fiducia dei cittadini nel governo (26,7% rispetto al 27,7% del 2009). Il dato - precisa l’Istituto - è comunque una costante degli ultimi anni, sia che si tratti di governi di centrodestra o di centrosinistra. Nel 2010 la fiducia nel Parlamento si attesta al 26,9%, in leggera salita rispetto al 26,2% del 2009. Quanto allo “scontro infinito” tra i due

La vitivinicoltura in provincia di Agrigento Provincia ricca di sole, mare e cielo azzurro che trasforma il succo della vite in colore vivace, profumi balsamici e sapori mediterranei. É questo quello che offre la provincia di Agrigento, la seconda provincia siciliana, per diffusione della viticoltura che oggi viene praticata su circa 20.000 ettari, con una produzione media annua di circa 1,2 milioni di quintali di uve. Una realtà produttiva di grande importanza socio-economica con oltre 60 cantine di cui alcune di grande notorietà e fatturati di assoluto rilievo. Come nel resto della Sicilia, la vocazione vitivinicola di questa provincia affonda le sue radici in età molto antica. Numerose a riguardo le testimonianze come quella di Stefano di Bisanzio, che narrando dell’antica città sicana di Inycon, presso Menfi, sottolineava “l’eccellenza dei suoi vini”, e le numerose anfore vinarie di epoca greca e romana rinvenute lungo tutto il

«Il prossimo? Più ci è lontano, più gli siamo vicini»

principali schieramenti politici, il 24,8% lo ritiene una vera e propria patologia in grado di provocare gravi danni alla democrazia stessa, il 9,5% ritiene che questo scontro debba considerarsi il normale risultato del confronto politico ed il 6,7% lo giudica il prodotto naturale della democrazia. Mentre per l’8,5% alla base vi sarebbe un conflitto sociale sottovalutato. Ad acquistare nuovo credito è invece la magistratura: una fiducia in crescita da 5 anni e che oggi tocca al 47,8%, 3,4 punti in più rispetto al 2009, quando era al 44,4%. Molto amata l’Arma dei carabinieri, che passa dal 69,6% dell’anno scorso al 75,3% di quest’anno, con un aumento di quasi 6 punti. A perdere consensi sono anche la scuola – il 52,7% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni ha dichiarato di averne poca fiducia e il 10,1% non ne ha per nulla; i partiti (nessuna fiducia da parte del 45,5% degli intervistati, mentre il 42,4% ne ha poca e solo il 12,1% si dichiara fiducioso) e i sindacati che perdono consensi soprattutto a sinistra (il 68,5% ha poca o nessuna fiducia). Cresce la fiducia degli italiani nei confronti delle associazioni di volontariato (82,1%; +10,8% rispetto al 2009) e della Chiesa (47,3%), con un aumento dei consensi dell’8,5% rispetto all’anno precedente. Secondo la scheda, il 47,3% degli intervistati afferma di riporre nella Chiesa “abbastanza”

o “molta” fiducia. Rispetto allo scorso anno infatti il dato segna 8,5 punti in più e si riassesta sui valori del 2008. In riferimento alle posizioni politiche, circa un terzo (27,8%) degli intervistati vicini al centro-sinistra sostiene di avere abbastanza fiducia nella Chiesa, mentre solo il 12,9% di chi si dichiara di destra ripone la massima fiducia, percentuale quasi identica per gli intervistati dello schieramento politico opposto (12,3%). Secondo l’Eurispes “via via che il pontificato di Papa Benedetto XVI procede, il suo messaggio riesce a penetrare nell’immaginario collettivo anche per la sua fermezza, lucidità e chiarezza. Molto apprezzate sembrano essere le posizioni assunte recentemente sul ruolo e sulle responsabilità della Chiesa anche di fronte a temi e a questioni dolorosamente aperti dalla cronaca”. Sir

litorale mediterraneo, dimostrazione di una abbondante produzione e di un fiorente commercio. Tre le aree viticole più importanti: la zona costiera di Menfi e Sciacca con il relativo entroterra, la zona di pianura da Agrigento fino a Licata, e la zona collinare di Naro e dintorni. In queste aree la coltivazione della vite si è nel tempo trasformata passando dalla forma di allevamento ad alberello, di origine greca ed oggi ancora presente, alle moderne controspalliere che caratterizzano con i filari paralleli tutto il paesaggio agricolo. Attualmente i vini prodotti sono da considerarsi di alta qualità, frutto dell’antica tradizione viticola ed enologica e di metodi di produzione innovativi. Tra i vini bianchi più importanti figurano quelli derivanti dall’Inzolia, dal Grecanico e dal Catarratto, a volte prodotti con uvaggi di varietà alloctone come lo Chardonnay ed il Viognier. Tra i vini rossi primeggia il Nero d’Avola dotato di grande personalità talvolta proposto con uvaggi di altre

varietà alloctone come il Merlot, il Syrah ed il Cabernet Savignon. Infine vini rosè, novelli, da dessert, e spumanti che vanno a completare la vasta gamma dei vini dell’agrigentino. In questo territorio si collocano quattro DOC, Menfi, Sambuca di Sicilia, S. Margherita di Belìce e Sciacca, e la Strada del Vino delle Terre Sicane che si snoda nella parte occidentale della provincia. Dott. Franco Gagliano Dirigente Soat Menfi

Panorama Calcistico L’Akragas vede la vetta, Favara un po’ incerto Comincia bene per l’Akragas l’anno solare 2010, avendo ottenuto in questo inizio ben sei punti nelle due partite giocate. Dopo il rocambolesco successo esterno, ottenuto con l’Arenella di Palermo, una brillante vittoria, domenica scorsa, all’Esseneto di Agrigento, con la Sancataldese, allenata da Lirio Torregrossa. Il bel tappeto verde di gioco, recentemente rifatto, rimesso a nuovo, ha esaltato i giocatori agrigentini, affi dati alle cure di Dino De Rosa, che hanno disputato una gara pressoché perfetta, dominando in lungo e in largo un avversario, che non è riuscito mai ad entrare in partita. Il risultato di due a zero sta un po’ stretto agli agrigentini, che con questa vittoria si portano a cinque lunghezze dalla capolista Favara, battuta di misura dal Riviera Marmi. La squadra favarese è apparsa un po’ in affanno, dopo il pareggio, casalingo ottenuto sul neutro di Raffadali con il Parmonval, un calo legittimo, dopo la lunga serie positiva, che ha portato la squadra giallo blu solitaria in vetta con ben 6 punti di vantaggio sul Marsala 1912 e 8 sull’Akragas. Torna alla vittoria anche il Kamarat, che si conferma seria

candidata nella lotta per la conquista della serie D. Grande festa sugli spalti per una vittoria, che porta il sereno nella dirigenza della simpatica squadra montana. Frena la Gattopardo, che si lascia imporre il pari casalingo dall’Arenella, mentre non riesce a migliorare la sua posizione di classifica il Campobello di Licata, costretto al pareggio dal Villabate. Domenica prossima la compagine di Milazzo affronterà, al Dino Liotta di Licata, la lanciatissima Akragas. Nel campionato di promozione, girone A, netta vittoria per lo Sciacca e per il Raffadali che battono, a suon di gol, il Canicattì ed il Favignana, mentre il Ribera si accontenta del pareggio sul campo del Terrasini, mentre perdono il Cianciana, di misura con la capolista Valderice e il Gemini con lo scatenato Alcamo. Salvatore Sciascia

CLASSIFICA CALCIO DILETTANTISTICO ECCELLENZA A Favara SC Marsala Akragas Kamarat Gattopardo P. Marsala Asd Folgore Parmonval Riviera Marmi C.Villabate Sancataldese C. Bagheria S.Arenella P. Enna Campobello L. Licata escluso

PROMOZIONE GIR.A 36 Valderice

43

33 31 30 28 28 27 25 21 19 19 19 15 14 11

39 37 32 29 28 27 26 25 25 20 20 19 17 11 8

Ribera 1954 Favignana A. Campofranco Castellammare Raffadali C. Terrasini Canicattì Atl. Alcamo Cianciana Campobello Strasatti S. Giovanni Gemini Isola Femmine Sciacca Carini

Caro diario, una delle più deleterie tra le infinite contraddizioni della società multimediale è il ribaltamento del concetto di “vicinanza”, da cui scaturisce tutta una serie di fenomenologie (sorprendenti, è vero, sebbene “normalizzate” dalla quotidianità, eppure a volte, e fin troppo spesso, oggettivamente assurde, se non proprio fuori da ogni parametro d’etica e di “humanitas”) che, per fortuna, vengono almeno individuate e monitorate dalla ricerca scientifica, in attesa di risoluzioni quanto mai opportune ed urgenti. Ne sanno qualcosa anche gli allievi del mio corso universitario di Teoria e metodo dei mass-media, allorché li allerto, come da programma e personalmente molto di più, sul fatto che, ai giorni nostri, siamo praticamente interfacciati 24 ore su 24, ed in tempo reale, con tutto, ma proprio tutto il mondo, però, di norma, se non abbiamo problemi a dare un’occhiata su ciò che accade a Roma o negli Usa o nel più sperduto villaggio d’ogni parte del globo terrestre, magari non sentiamo il bisogno di rapportarci direttamente con il contesto in cui viviamo e che, magari, ci sembra collocato al piano più basso, se non proprio sotterraneo e senza impulsi da attenzionare, dei nostri contatti; e ciò determina, a fronte del “top” d’una comunicazione ormai senza limiti, conseguenze d’una gravità altrettanto “al top”, laddove, ad esempio, il concetto di “prossimo” (con tutte le possibili ed immaginabili valenze, solidarietà in testa) va ad agganciarsi più alla “lontananza” che alla “vicinanza”, più al pianeta che alla nostra città, al nostro quartiere, al nostro condominio; più ai contesti ed alle persone con cui siamo abilitati a prendere contatto attraverso i media che ai luoghi ed agli esseri umani con cui potremmo entrare in dialogo ed in rapporto immediatamente (cioè senza mediazioni) ma non ne sentiamo il bisogno. Certo, l’altruismo è uno dei valori residuali su cui, a prescindere dalle distanze e fin quando non verrà anch’esso fatto fuori e sbattuto sottoterra dalla massificazione, non si può e non si deve discutere; ma ci sono delle incongruenze sulle quali si deve pur puntare il dito; ed in tal senso m’è sembrato illuminante l’articolo di Massimo Fini (uno dei ben pochi Maestri di Giornalismo con la “G” maiuscola sopravvissuti al degrado che, in quest’anticamera di regime, ha impestato a 360 gradi anche la stampa italiota) pubblicato, sabato 16 gennaio, da “Il Fatto quotidiano” e la cui sintesi affi do a te ed alle riflessioni degli amici lettori. “Un paio di anni fa, a Roma, nel popoloso quartiere di Porta Pia, un portinaio, che stava pulendo delle vetrate al quarto piano di un palazzo, perse l’equilibrio e precipitò sul selciato, morto. La gente che passava aggirava il cadavere oppure disinvoltamente lo scavalcava, badando bene a non inzaccherarsi le scarpe. La settimana scorsa passavo per via Fabio Filzi, a Milano, una strada piena di negozi e di gente. Un uomo era riverso per terra, la testa fra il basello del marciapiede e la strada. La gente passava, guardava e tirava dritto. Lo feci anch’io. Avevo fretta. Ma dopo cinquanta metri mi bloccai. ‘Ma sono diventato pazzo, indifferente a tutto, disumano, solo perché potrei mancare un appuntamento che mi preme?’ Ritornai sui miei passi e mi chinai sull’uomo. Era un ubriaco in coma etilico. Poiché era caduto proprio davanti a un grande magazzino, una Upim mi pare, chiesi alla guardia giurata che vi stazionava davanti se aveva chiamato l’ambulanza. ‘No’ rispose. ‘La chiami’. ‘Non è affar mio’. ‘Come non è affar suo? È affare di tutti’. ‘É solo ubriaco’.’ ‘Ma non vede che sta male?’ Intanto poiché io mi ero fermato ed ero chino sull’uomo si era formata una piccola folla di curiosi. Ma non faceva nulla, era lì solo per godersi lo spettacolino fuori ordinanza. Quando succedono tragedie come quella dell’Aquila o di Haiti gli italiani sono (invece, n.d.r.) prontissimi a metter mano al portafoglio… C’è un legame fra questi comportamenti apparentemente così contraddittori? Sì. L’uomo ha una capacità limitata di emozionarsi, di soffrire per gli altri, di solidarizzare. Non può farlo per il mondo intero. Invece la Tv globalizzata lo costringe a questo esercizio… Ma questa mitridatizzazione delle emozioni, cui ci costringe la continua sollecitazione dei media, finisce per colpire anche il nostro vicino, colui che potremmo veramente e concretamente aiutare o per il quale potremmo provare un’autentica compassione… Noi siamo in contatto, via Tv o Internet, con il mondo intero. Con tutti e con nessuno. Conosciamo tutti ma non il vicino della porta accanto. Spargiamo la nostra emotività per tutto l’orbe terracqueo ma, al momento dei dunque, non siamo in grado di riservarla al vicino, al vero ‘prossimo’, che è colui che possiamo toccare e che, come nota lo psicologo junghiano Luigi Zoia in uno splendido libro, è scomparso dalla nostra vita (‘La morte del prossimo’, Einaudi)”. Nuccio Mula


L'Amico del Popolo