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Anno 54 C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

Insieme si può! Il tema dell’unità al centro del tradizionale incontro e del discorso del Papa agli amministratori della regione Lazio, tenutosi il 12 gennaio u.s. mi offre lo spunto per questo editoriale. Unità da intendere in due convergenti piani: quello dell’unità di intenti per fronteggiare e risolvere la crisi e dell’unità di ispirazione tra principi, valori, identità e concrete misure e scelte di politiche pubbliche. Non sta forse qui la chiave per ritrovare uno slancio adeguato ai tanti problemi che si affollano anche nella nostra realtà territoriale? Il Papa è esplicito nel richiamare questa duplice nota di unità e merita di richiamare integralmente il suo passaggio: “concorde deve essere la volontà di reagire, superando le divisioni e concertando strategie che, se da una parte affrontano le emergenze di oggi, dall’altra mirano a disegnare un organico progetto strategico per gli anni futuri, ispirato a quei principi e valori, che fanno parte del patrimonio ideale dell’Italia”. Unità, tra cittadini e amministratori, tra amministratori e rappresentanti eletti democraticamente a Palermo e Roma. Unità per quale intento? Per il bene di tutti e non di porzioni sparute. Si può, anzi si deve, si deve se si vuole sbrogliare la matassa, costruire sinergie positive tra tutte le istituzioni per offrire risposte alle crescenti necessità della gente. E il da fare c’è, ed è molto. L’elenco lo conosciamo a memoria perchè lo scioriniamo ad ogni occasione, per ogni convegno, in ogni intervista… è immutato da 40 anni. Il tempo della crisi – continua Benedetto XVI - è proprio quello dell’investimento sul futuro. Ma proprio per questo è anche quello del cambiamento, in particolare dei modelli di successo e di riuscita sociale, delle “impostazioni di vita”, dice il Papa, richiamando a ridurre individualismo e difesa di interessi di parte, guardando invece ai più deboli, formando al rispetto delle norme, all’assunzione ciascuno delle proprie responsabilità. E’ un percorso arduo, cui però si può guardare, come fa il Papa, con misurata fiducia: è il percorso di una nuova unità di intenti, tra i diversi soggetti e tra il piano delle politiche e quello dei valori, che può rappresentare oggi per tutti una prima, concreta indicazione di rotta. Carmelo Petrone

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N. 2 del 18 Gennaio 2009

Citta’

Provincia

Pennelli a mare: lontana la soluzione di LdP

societÁ

Terme di Sciacca: realtà stagnante

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di Filippo Cardinale

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visita del presidente

creta opera di razionalizzazione delle risorse. Il problema dell’acqua non è da paese civile; essa è una priorità senza la quale non c’è agricoltura, non c’è turismo e non c’è civiltà». Infrastrutture: l’aeroporto? solo se ci sarà l’intervento dei privati, per non aggravare ulteriormente i bilanci pubblici; garanzie, (ma la certezza solo ad opera realizzata, n.d.r) per il potenziamento delle statali che collegano Agrigento con a Palermo e Caltanissetta. Favorevole al rigassificatore se questo «è ecocompatibile, non danneggia, non offende e fornisce vantaggi al territorio, nel senso che si fanno le opere di compensazione e ci pagano. C’è da parte di Enel la disponibilità a trattare e se i vantaggi ci sono, non c’è motivo di dire no». LdP

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“San Paolo migrante apostolo delle genti. Non più stranieri né ospiti ma della famiglia di D i o” è il tema della Giornata delle Migrazioni (o meglio giornata mondiale del migrante e del rifugiato) che si celebra domenica 18 gennaio. Le parole della seconda parte del titolo, tratta da una lettera di san Paolo, rischiano di sembrare irreali a fronte di un diffuso atteggiamento di chiusura. Stranieri e anche ospiti sgraditi vengono spesso considerati gli immigrati. Per contrastare i pregiudizi e ristabilire gli esatti termini della questione conviene prendere in mano il “Dossier Caritas/Migrantes” e riflettere. La Fondazione Migrantes, insieme alla Caritas, cura da 18 anni il “Dossier Statistico In occasione della Giornata Immigrazione” per aiutare i cittadini a inquadrare in madel Migrante la Caritas niera equilibrata gli immigraDiocesana ha organizzato, ti, specialmente in questa fase per domenica 18 Gennaio, la di crisi, che è una pessima “FiaccolatadellaFraternità”. consigliera, e di fronte a un L’inizio è previsto alle le fenomeno che sta crescendo ore 17.00 presso la “Mensa e continuerà a crescere in midella Solidarietà” dove ci sura notevole per temperare i sarà l’accensione del fuoco danni del nostro andamento e da dove, dopo alcune demografico. testimonianze dei migranti Gli immigrati sono troppi solo per chi non li può presenti in Diocesi, partirà la sopportare per avversione fiaccolata per la chiesa di San preconcetta. Tra il 2005 e il Domenico, dove è prevista 2020, secondo le previsioni la conclusione alla presenza dell’Istat, nella nostra popodell’Arcivescovo. lazione i giovani tra i 18 e i 44 anni diminuiranno di 4,5 milioni: facendo la media, di una perdita di 300 mila l’anno e sussiste il bisogno di rimpiazzarli per soddisfare le esigenze del sistema produttivo. La popolazione anziana è un quinto del totale, le cure mediche sono sempre più impegnative, le pensioni sono costose: come mantenere senza l’apporto degli immigrati, che assicurano 5 miliardi di euro l’anno come contributi previdenziali? Non senza ragione, per questo e per altri motivi, essi sono stati definitivi una risorsa. Gli immigrati costano troppo solo per chi non vuole riflettere sui dati reali. L’ultimo “Dossier” è entrato nel merito della questione e ha ipotizzato che al massimo, in termini di servizi sociali, sfiorano senza neppure raggiungere il livello di 1 miliardo di euro, mentre il loro gettito fiscale è dell’ordine di 4 miliardi di euro l’anno. Le tasse servono per pagare i servizi e loro pagano quattro volte di più di quello che costano. Gli immigrati sono un aggravio per i nostri uffici: quando si dice questo non si tiene conto della macchinosità giuridico-amministrativa che riguarda le loro pratiche. È faticoso (e anche costoso) ottenere la pratica di soggiorno, come lo è anche ottenere la residenza, o il ricongiungimento familiare, o il riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero, o la cittadinanza. Il “Dossier” ha stimato che tra gli immigrati residenti e quelli soggiornanti vi sia una differenza di circa mezzo milione di persone proprio a cau-

Appuntamento

foto Tornatore

Ogni anno una certezza: i mandorli in fiore da comunicarne i dettagli a chi vuole prenotare una visita ad Agrigento nella prima settimana di febbraio. Eppure, in questi giorni, Agrigento centro geografico e storico del mediterraneo, diventa anche il fulcro della concordia e della cultura dei popoli e riesce ad irradiare un messaggio che supera ogni barriera ideologica o

di Valerio Landri

L’immagine e la realtà

◆ Sagra del Mandorlo

La prematura fioritura dei mandorli, che annuncia nella Valle dei Templi il ritorno della primavera, è l’unica certezza che contrassegna ogni anno la Sagra del Mandorlo in Fiore. É la natura che si presenta puntuale all’appuntamento mentre la macchina organizzativa della manifestazione, non sempre, prepara con adeguato anticipo il programma in modo

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La seconda tappa dell’anno dell’ascolto

MIGRAZIONI

Appunti da ricordare Lo scorso fine settimana, il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo è stato in visita ufficiale nella città di Agrigento. Potremmo raccontarvi dettagliatamente i suoi spostamenti, gli incontri avuti con le varie istituzioni politiche della città e della provincia, ma ormai, i mezzi di informazione quotidiana avranno già scritto e parlato tanto sui vari incontri. Quello che noi vogliamo invece riportarvi sono alcune delle dichiarazione che il governatore ha rilasciato su temi che riguardano il nostro territorio. Dichiarazioni da non dimenticare e mettere nella “nostra agenda” di cittadini per richiamarli alla memoria dei nostri amministratori che hanno accolto il Presidente Lombardo ma soprattutto alla memoria dei tre assessori regionali, Gentile, Cimino e Di Mauro, «i tre quarti della giunta regionale», che hanno accompagnato Lombardo e che come ha lui stesso detto hanno cinque anni di tempo per dimostrare l’amore che provano per il loro territorio e quello che saranno in grado di fare e dare a questa terra. Sulla crisi idrica che attanaglia l’agrigentino, il presidente Lombardo dichiara che questa «non potrà essere superata aumentando semplicemente la quantità di acqua a disposizione dei cittadini, ma attraverso una con-

Vita ecclesiale

TV e temi etici: informazione a confronto di Marco Doldi

C.da San Benedetto - tel. 0922 405901 Zona Industriale - Agrigento

razziale.

Salvatore Pezzino continua a pag.4

Errata Corrige Lo scorso numero è stato commesso un errore di datazione in prima pagina la data 11 Gennaio 2008 leggasi 11 Gennaio 2009

continua a pag 5




Città

L’Amico del Popolo

18 Gennaio 2009

In Breve

Pennelli a San Leone Ne parliamo con il Sindaco Marzo Zamuto

Lontani da una soluzione L

’argomento di primo piano del momento è quello riferito ai pennelli di San Leone. Ad incuriosire e indignare l’opinione pubblica è la decisione assunta dai responsabili di sostituire le condotte a mare senza collegarli al depuratore, a fronte di annunci e proclami di fine estate scorsa che davano per scontata l’immediata soluzione della problematica. Di pennelli a mare siamo stati i primi ad occuparcene ed a mettere sotto il naso dell’Amministrazione e del Consiglio comunale le ragioni politiche dell’inquinamento della costa. Non sapevano o facevano finta di non conoscere la contraddizione tra il Prg e il Parf, sorta con la bocciatura da parte del precedente Consiglio comunale della variante proposta dall’ex sindaco, Aldo Piazza. Hanno bocciato senza minimamente preoccuparsi che, al Villaggio Peruzzo o altrove, il depuratore doveva essere previsto. Scoperto l’arcano, i politici agrigentini hanno buttato acqua sul fuoco promettendo, in tempi brevi, di correggere gli strumenti urbanistici e di dare alla città un mare pulito prima della prossima estate. Ovviamente si è trattato, come di solito, di promesse vuote e dopo le prime esternazioni il problema è stato accantonato. C’è addirittura chi sostiene che ad occuparsi della problematica debba essere l’Ato idrico, come se la società d’ambito oltre a gestire il servizio avesse una

sorta di strana competenza sugli strumenti di organizzazione urbanistica della città. Ne abbiamo parlato con il sindaco. «I pennelli – ci dice Marco Zambuto – saranno sostituiti a breve. Avranno una lunghezza di tre chilometri e delle griglie di acciaio capaci di trattenere i solidi. Le vecchie strutture non arrivano a 300 metri dal bagnasciuga e sono stati la causa del triste fenomeno che si è verificato l’estate scorsa. Non è la soluzione ottimale. Dovrebbero essere collegati al depuratore ed a monte è necessario agire modificando il Parf, ma, tra il ripetersi dell’elevato tasso di inquinamento e il trasporto in condotta a tre chilometri dalla spiaggia, assumendomi le mie responsabilità ho scelto la seconda valutazione». Rischieremmo di buttare l’acqua sporca con il bambino se dovessimo sostenere che il responsabile della mancata risoluzione è Zambuto che è il capo dell’amministrazione comunale e non il podestà. E da sindaco è tenuto ad operare secondo le indicazioni politiche del Consiglio comunale. Doveva e deve, il civico consesso, individuare il sito del depuratore, in mancanza del quale, Marco Zambuto, che non può inventarselo, decide di adottare il male minore con la semplice sostituzione dei pennelli a mare. «Prometto – conclude il primo cittadino – di stimolare il dibattito

nella maggioranza e nella minoranza. Il Consiglio comunale saprà, certamente, trovare la soluzione e insieme collaboreremo per fare del nostro mare un altro vanto del territorio. L’attuale è una buon ri-

medio, ma non è l’ottimale, ci offre, comunque, maggiore tempo per fare le scelte opportune, piuttosto di quelle dettate dalla fretta e dall’emergenza». Franco Pullara

Nuova classifica de Il Sole24 ore

Nuova classifica de Il Sole24ore, quotidiano italiano di economia e non solo. Classifica questa che si aggiunge a quella della fine del 2008 sulla qualità della vita nelle provincie italiane che, ogni anno, fa discutere, solleva polemiche ma poco riflettere chi dovrebbe farlo. Lunedì 12 gennaio sulle colonne rosa del giornale è stata pubblicata “Governace poll 2008”, amministratori sotto esame. Raffaele Lombardo, governatore della nostra regione, eletto nel 2008, è al primo posto della classifica dei presidenti di regione; Eugenio D’Orsi, si piazza al sesto posto nella classifica dei presidenti di Provincia e Marco Zambuto al 42 posto della classifica dei sindaci, parimerito con altri 9 sindaci. Analizzando le tre clessifiche, il governatore Lombrado, ciome sottolinea lo stesso 24Ore, si trova ancora nel bel mezzo di quell’effetto “luna di miele” tipico di chi governa ed amministra da poco. Eugenio D’orsi e Marco Zambuto, invece, già meno sconosciuti ai propri amministrati, vedono scendere le loro percentuali di gradimento. D’Orsi, perde lo 0,9% (confronto tra percentuale elettorale, 67,9 contro il 67,0 attuale) Zambuto che partiva da un consenso del 62,9% nel giorno della sua elezione è sceso al 60,0% nel governace poll del 2007 fino a giungere al 55,0% di quest’anno.

Centro storico Il Castello Arabo

Terrazza panoramica sulla città Quanto erano belli i tetti di Agrigento! La panoramica dei tetti, custodita con amore nella casa dei Redentoristi, a chi la contempla eleva l’animo, ma trasmette anche tristezza per il clima violento, in cui si è vissuto nei decenni passati, cosiddetti di democrazia, che da noi, forse, non è mai esistita e che ha portato alla costruzione dei famosi “tolli”. Vi è un luogo in città che i cittadini non conoscono, eppure è uno squarcio di cielo, che fa spaziare lo sguardo sino all’Etna, quando il cielo è sereno e limpido. Da questo posto chi contempla il panorama verso nord non si lascia prendere delle cose brutte fatte dall’uomo, ma si lascia estasiare dall’orografia ondulata, che ti porta al monte Cammarata, al pizzo di S. Onofrio di Sutera e alle Madonie sfumate. E se poi ti volti verso sud ti appare la Valle dei Templi con i suoi colori vari e suoi resti antichi: Giunone, Concordia, Dioscuri… ti sembra di averli sotto i tuoi piedi. E poi il mare azzurro, infinito… Se ti volti ancora verso ponente ecco la Rupe Atenea, ormai tutta invasa da tetti e da terrazzi, che scendono sino a ricongiungersi con la città più antica. Qual è questo posto della

Cinquemila compostiere sono state acquistate dall’Ato Gesa 2 e saranno distribuite alle famiglie che possiedono un’abitazione con giardino alla scopo di smaltire in proprio tutti i rifiuti umidi. L’obbiettivo è quello di alleggerire il peso del conferimento e dello smaltimento complessivo dei rifiuti, risparmiare sulla bolletta ed aiutare l’ambiente.

sale

I residenti del quadrivio Spinasanta finalmente hanno la loro farmacia. Dopo l’approvazione lo scorso 20 ottobre, del nuovo Piano delle farmacie per la città il quartiere Spinasanta, infatti, è stato inserito nell’aria di Giardina Gallotti, e in questo modo, mantenendo il dispensario farmaceutico nella frazione di Giardina, la farmacia è stata spostata nella nuova sede. Non si tratta infatti di una nuova farmacia, ma solo di una sede diversa, mantenendo così a 14 il numero delle farmacie cittadine.

palazzo di cittÁ I debiti per l’acqua

Il Comune di Agrigento deve pagare a Siciliacque circa 3 milioni e mezzo di euro per la fornitura di acqua potabile, ma il Comune pagherà il suo debito gradualmente. L’intesa raggiunta dal sindaco Zambuto con i vertici di Siciliacque prevede l’immediato versamento di 250 mila euro e poi ogni mese, per due anni, il pagamento di una rata di 170 mila euro.

associazionismo FIDAPA

In un clima di grande fratellanza e solidarietà,ha avuto luogo, presso l’AIAS, il consueto incontro tra la FIDAPA agrigentina e i ragazzi del centro di riabilitazione la cui presidente è la socia Stefania Buongiorno. La S. Messa è stata officiata dall’ Arcivescovo di Agrigento Mons. Francesco Montenegro. La cerimonia si è conclusa con l’offerta da parte della FIDAPA di alcuni libri, che andranno ad arricchire la biblioteca del Centro, e con i saluti della Presidente, Piera Lo Vullo, che ha voluto illustrare al nuovo Arcivescovo, i fini e gli scopi della FIDAPA.

Lo sciopero del 20 dicembre 1966 Nel corso della notte del 20 dicembre 1966 la città di Agrigento fu interessata da forti rumori, provenienti dal passaggio di grossi camion, trattori, caterpillar. Dentro i mezzi di trasporto numerosi operai, carpentieri, manovali. Una grande manifestazione con l’obiettivo di costringere il Comune di Agrigento a rilasciare le autorizzazioni per la riapertura dei cantieri posti sotto sequestro dopo gli eventi franosi del 19 luglio dello stesso anno. Dal giorno dopo gli eventi franosi fu un susseguirsi di atti amministrativi da parte del Comune, del Genio Civile e della Soprintendenza alle antichità. Provvedimenti drastici finalizzati ad individuare i responsabili del sacco di Agrigento. Nelle more degli sviluppi anche giudiziari la popolazione cominciava però a risentire

del blocco dei cantieri. La città per lunghi e lunghi anni aveva trovato nell’edilizia selvaggia e caotica la maggiore risorsa di sviluppo economico e sociale. Approfittando del malessere fu deciso da parte di un comitato di costruttori ed appaltatori, la proclamazione di uno sciopero generale. Si trattò di uno sciopero di rabbia e di avversità per uscire dalle sacche del dopo frana. Va detto che subito dopo la protesta lo Stato e la Regione con prontezza ed estrema urgenza finanziarono importanti opere pubbliche per la città Dallo sciopero scaturì una presa di coscienza dello Stato e della Regione a favore di una città duramente colpita dal dopo frana. Purtroppo, non sempre, la nostra città ha la forza di reagire contro i suoi atavici problemi di sviluppo( acqua, aeroporto, infrastrutture, viabilità, spiagge, verde, ecc.) mediante il ricorso a manifestazioni che risultino al pari di quella del 20 dicembre 1966, dove la maggioranza degli scioperanti democraticamente (anche se non mancarono atti da condannare) portò all’attenzione del Paese il dramma della disoccupazione, scaturita da una condizione di sottosviluppo politico che aveva dissacrato il territorio urbano Paolo Cilona

tua città? “Lu Casteddu Vecchio”, il Castello arabo, una costruzione dell’ultimo secolo del primo millennio, di cui oggi sono rimaste poche vestigia e che, se non si rimedia, va verso la cancellazione. Lo costruirono gli Arabi per vigilare dall’alto sulla città, che loro avevano voluto stabilire sulla collina. Quando, nel 1088, i Normanni, guidati da Ruggero, conquistarono la città, decisero, tra l’altro, di restaurare il Castello, che era stato danneggiato nel lungo conflitto con i musulmani. Per lungo tempo qui vi si acquartierarono le truppe dei vari conquistatori della città, francesi, spagnoli, savoiardi, per essere alla fine utilizzato come carcere. Per l’incuria, un bel giorno, rovinò il tetto, e, gli amministratori di allora, pensarono, con poca spesa, di trasformare il Castello, grazie alle mura perimetrali molto ampie, in serbatoio per raccogliere le acque di Rakalmari e del Voltano per usi idrici, cosa che ancora persiste. Trasformato il castello in serbatoio d’acqua, fu creato un calpestio a terra battuta, che forma un grande terrazzo, che oggi è nello stato di totale abbandono. È terra di nessuno. Vi sono i cancelli, ma restano sempre spalancati. Però il vero pericolo proviene dai serbatoi che, spesse volte, fanno letteralmente acqua. Il gazebo di piazza E se un giorno si aprisse una falla in questi serbatorio? Cosa accadrebbe nella via Sinatra Giardinello o nella via Duomo? Di piccole Era il maggio del 2008 falle, negli ultimi cento anni se ne sono requando, per la prima volta, gistrate diverse, tutte documentate nelle parlammo del gazebo che, cronache dei redentoristi. nel giro di pochi giorni fece Giuseppe Russo foto catalogo mostra Arena vedi pag 3 la sua comparsa in Piazza Sinatra. L’assessore Biondi aveva promesso, dopo le di Eugenio Cairone tante polemiche sollevate da questa costruzione, il trasferimento dello stesso, conto al Comune. C’è gente che se ne infischia dei divieti e delle sul lato opposto della piazTorniamo, dopo la pausa natalizia, e cosa troviamo? Una città in ordinanze del sindaco e fa i propri comodi portando, ad esempio, za, ma ancora oggi, sono mano ai balordi. Agrigento, cambia volto, nel senso che veste i a spasso i propri cani, sporcando “regolarmente” il suolo pubblitrascorsi otto mesi, rimane panni di città controllata da uno sparuto numero di delinquenti co senza rischiare nulla e chi getta la spazzatura a tutte le ore infilì in bella mostra. Che fare? che prendono di mira donne sole, scippandole anche con violen- schiandosene del decoro. za. Anche in questo, senza rischiare alcuna sanzione. Signor Questore, a lei è affidata la speranza dei cittadini onesti Semplicemente perché i vigili non ci sono. che vogliono vivere senza la paura di incappare in qualcuno di Ecco allora che ci sarebbe da multare tanta altra gente prima questi giovani delinquenti. ancora di accanirsi contro gli automobilisti agrigentini, sebbene E’chiaro che Agrigento, non può finire cosi facilmente preda dei qualche volta la combinino davvero grossa. Ma impiegare i vigili balordi. solo per le multe alle auto è senza dubbio uno spreco di energie. Non ci vengano a dire, poi, che il Comando è a corto di uomini e che i servizi di prevenzione come quello che riguarda chi getta i Giro di vite contro gli automobilisti agrigentini presi di mira dai rifiuti fuori orario, non si possono, purtroppo, espletare. vigili urbani. Gestendo cosi le risorse umane, certo che è impossibile. Noi siamo dell’avviso che in questa città chi sbaglia deve pagare. A questo punto, un intervento risolutore dell’assessore Franco IaMa non devono essere, però, soltanto gli automobilisti a pagare il cono, sarebbe più che opportuno.

scende

Il riciclaggio dei rifiuti umidi

quartieri La Farmacia arriva al Quadrivio

la Settimana

Città allo sbando ?

Solo le auto danno fastidio?


18 Gennaio 2009

Racalmuto consegnato alla fondazione uno scritto di Padre Puma su Sciascia

L’Arciprete e lo scrittore D

opo quattro anni, il manoscritto dell’arciprete di Racalmuto su Leonardo Sciascia, è stato consegnato alla Fondazione omonima. A ritirare il prezioso documento è stato il sindaco di Racalmuto, Salvatore Petrotto, il quale, ha avuto parole di elogio sia nei confronti del defunto arciprete sia di Leonardo Sciascia, del quale, quest’anno, ricorre il ventesimo anniversario della scomparsa. La consegna del manoscritto è avvenuta nel primo anniversario della morte di don Alfonso Puma, momento in cui la comunità ecclesiale di Racalmuto si è riunita nella Chiesa Madre per partecipare ad una solenne cele-

appunti Visitabile fino al 18 gennaio presso la Biblioteca Comunale Franco La Rocca, in piazza Aldo Moro di Agrigento, la mostra fotografica “Foto Arena - Agrigento tra gli anni cinquanta e settanta negli scatti di Giuseppe Arena”. Visitabile fino al 31 gennaio presso il Palazzo Arcivescovile di Agrigento, con ingresso dalla Curia Arcivescovile la mostra didattica “La cattedrale di Agrigento per conoscere, per ammirare, per contemplare”. Presso le Fabbriche Chiaramontane di Agrigento è ancora possibile visitare la mostra omaggio ad Andrea Carisi. Nelle opere esposte il Carisi esprime la sua riconoscenza nei confronti del mondo in celluloide, capace di ispirarlo in tante occasioni.

Novità editoriali

Fino a domenica 25, presso la libreria Magic Book, in via Celauro ad Agrigento, sarà possibile visitare la mostra di pittura di Francesco Zito, di Montevago. I quadri dell’artista definito da Gianbecchina “pittore della luce”, potrà essere visitata dalla 9 alle 13 e dalle 17 alle 20, ingresso gratuito.



Cultura

L’Amico del Popolo

brazione eucaristica presieduta dal nuovo arciprete, Martornana che, durante l’omelia, ha esaltato l’apostolato profuso in questi lunghi decenni di servizio pastorale da Padre Puma. Nel manoscritto su Leonardo Sciascia padre Puma riferisce annotazioni, aneddoti, considerazioni che possono aiutare la ricerca letteraria sullo scrittore racalmutese. Viene fuori un profilo nuovo dello scrittore, vengono riportati episodi di vita quotidiana, di incontri in Chiesa Madre o in contrada Noce o in casa dell’Arciprete. Problematico il rapporto Sciascia e giudici. A ricordarlo è lo stesso arciprete: «Egli voleva che il giudice fosse sicuro di non sbagliare, senza forma di dubbio, come il sacerdote è sicuro, senza forma di dubbio, che nelle parole della consacrazione della Messa il pane realmente si trasforma in Corpo di Gesù. Voleva la certezza di non sbagliare in una sentenza, perché si giudicava non una cosa, ma una persona, un’esistenza umana». Il manoscritto dei ricordi su Sciascia, in questi anni, è stato conservato da Enzo Di Natali, direttore della Rivista di letteratura e teologia, Oltre il muro; nel 2003

a cura di Baldo Reina

Paolo e la comunità di Tessalonica (I)

recandosi a Racalmuto aveva chiesto all’arciprete Puma di scrivere le sue memorie su Leonardo Sciascia da poter poi pubblicare nella rivista da lui diretta. Dopo quasi un anno l’arciprete scrisse i suoi ricordi su venti fogli che portano la sua firma con data di consegna.Nella prospettiva del tempo futuro, questo lavoro risulta di pregevole lavoro artistico e di testimonianza.In questi anni, Di Natali ha conservato con mol-

ta cura le venti pagine di padre Puma, nutrendo sempre l’idea che, posto ideale per la loro conservazione fosse la Fondazione Sciascia. Durante la cerimonia di consegna del manoscritto alla Fondazione Sciascia, del quale il prof. Nino Agnello ne ha illustrato il contenuto, è stato proiettato un documentario su mons. Alfonso Puma, realizzato da Salvatore Picone. V.L.

Manifestazione promosa dall’ACI e dall’ANISA

Immagini dell’Annunciazione nei musei Siciliani

E’ stato presentato mercoledì 14 gennaio, presso la Libreria San Paolo di Agrigento, il volume di Anna Li Vigni e Francesco Paolo Campione Sacre conversazioni. Immagini dell’Annunciazione nei musei siciliani, pubblicato dalle

Un anno con Paolo

Edizioni di passaggio (Palermo). La manifestazione, promossa dall’Azione Cattolica Italiana, Arcidiocesi di Agrigento, e dall’ANISA, Associazione Nazionale Insegnanti Storia dell’Arte, Sezione interprovinciale di Canicattì (Agrigento e Caltanissetta), ha visto la partecipazione (oltre agli autori del saggio), del prof. Giuseppe Ingaglio, consulente Ufficio Diocesano Beni Culturali, della prof.ssa Maria Antonietta Spadaro, vicepresidente nazionale ANISA, nonché dell’Arcivescovo di Agrigento mons. Francesco Montenegro. Il volume (illustrazioni a colori, pag. 178, euro 17,00), della collana Repertori, dedicata a percorsi tematici di storia dell’arte siciliana, indaga il tema dell’Annunciazione, l’incontro (di cui si narra nel Vangelo di Luca) tra la Vergine e l’arcangelo Gabriele. Il tema rappresenta uno

dei soggetti centrali nella storia dell’arte italiana ed europea, soprattutto a partire dai secoli del Medio Evo e fino a tutto il Manierismo e si pone al centro di territori quali l’iconografia, la teologia e la semiotica. Nel saggio di Francesco Paolo Campione ed Anna Li Vigni il tema diventa criterio per selezionare una serie di opere d’arte visibili nei musei della Regione. Ne scaturisce un suggestivo percorso che si snoda dall’arte bizantina fino agli stucchi del Serpotta, dai capolavori di Pietro Novelli fino alla contemporaneità (Gino Morici, Michele Canzoneri), e attraverso cui possono essere riconsiderati i vari momenti della storia dell’arte locale, nonché le profonde problematiche culturali sottese al dialogo ‘senza parole’ tra le due figure. LdP

Dopo aver dedicato alcuni contributi ai passaggi salienti della vita e del ministero di S.Paolo iniziamo a metterci in ascolto del messaggio che l’Apostolo indirizza alle comunità da lui stesso fondate durante i viaggi missionari. L’intento dell’anno paolino è soprattutto quello di conoscere in modo più approfondito il pensiero e la riflessione di Paolo, primo teologo dell’era cristiana; attraverso la conoscenza delle lettere ci proponiamo di offrire ai nostri lettori le coordinate fondamentali della teologia paolina mentre ci permettiamo di suggerire la lettura integrale di ogni singolo testo con ‘intelligenza spirituale’ per crescere nella comprensione e nella fede. Seguendo un ordine cronologico iniziamo col presentare la prima lettera ai Tessalonicesi, primo scritto paolino, primo scritto della collezione del Nuovo Testamento. Per ricostruire la presenza di Paolo a Tessalonica (attuale Salonicco) possiamo attingere al testo di At 17. Nei primi versetti del capitolo ci vengono dette le cose fondamentali del ministero di Paolo nella comunità greca; egli vi giunge all’inizio del 50 d.C. durante il secondo viaggio missionario. Si intrattiene in quella comunità poche settimane e a causa della persecuzione dei giudei è costretto a scappare notte tempo. Da Tessalonica Paolo si sposta ad Atene e poi a Corinto. Da qui manda i suoi collaboratori nella città dove era stato precedentemente per avere notizie sulle sorti della comunità. Le notizie dei collaboratori portano Paolo a cimentarsi, per la prima volta, con il genere letterario epistolare. Siamo a metà dell’anno 50 e la missiva che Paolo fa partire da Corinto costituisce la prima testimonianza scritta del corpo letterario che poi darà vita al Nuovo Testamento. Ma quali sono i contenuti dello scritto? La comunità di Tessalonica aveva aderito con entusiasmo alla Buona Novella mostrando interesse alla Novità entrata nella storia. Ma la prematura partenza dell’Apostolo aveva gettato scompiglio nel giovane gruppo di credenti: troppo poco il tempo dedicato da Paolo alla formazione cristiana. Per di più, coloro che avevano perseguitato Paolo, subito dopo la sua partenza non avevano esitato a scagliarsi contro il ‘ramo giovane’ dei convertiti al Nazareno Crocifisso. Una comunità debole e perseguitata, bisognosa di incoraggiamento e desiderosa di colmare vuoti su tematiche importanti come la risurrezione dei morti o la venuta ultima del Signore. Da questa precisa situazione vitale nasce la lettera. Uno scritto breve (solo cinque capitoli) ma estremamente intenso per comunicazione teologica. In questo primo contributo presentiamo a grandi linee la lettera, rimandando al prossimo contributo qualche necessario approfondimento. Il tono che Paolo mantiene per tutto lo scritto è quello positivo del ‘ringraziamento’ (termine che torna all’inizio dei primi tre capitoli) teso a rassicurare. L’apostolo aiuta la comunità a comprendere la propria storia: i tessalonicesi sono stati scelti da Dio e dalla sua fedeltà sono sostenuti. Nelle prove la comunità è chiamata a fondarsi teologicamente (‘alla Chiesa di Dio che è in Tessalonica) ed a sperimentale l’amore di Dio che mentre sceglie ama e, certamente, non abbandona. Al presente i tessalonicesi sono invitati a scoprire e a realizzare pienamente la volontà di Dio, cioè la santità, intesa come risposta fedele a Dio che chiama. Al futuro, la fedeltà di Dio corrisposta nella santificazione, non può che preparare la gloria eterna. In questo modo la vicenda della comunità si apre al nuovo di Dio rivelatosi in Gesù Cristo e guarda oltre le prove e i difficili tornanti della persecuzione. Agrigento come Tessalonica! Verrebbe da dire. Anche la nostra vicenda ecclesiale, e non solo, si presenta irta di sfide e di difficoltà. Saper leggere dentro una storia precisa le impronte di Dio è la chiave ermeneutica più efficace. Ci auguriamo che il tempo di ascolto sia ben valorizzato per comprendere l’agire di Dio e per realizzarne gioiosamente la volontà.

autori vari Editrice Elledici

Agrigento tra gli anni cinquanta e settanta

Questa settimana vi proponiamo una novità editoriale rivolta ai più piccoli. La casa editrice Elledici ha, infatti pensato proprio a loro realizzando un sussidio rivolto esclusivamente alla catechesi biblica dei bambini. Una simpatica valigetta di cartone, contenente: quattro libretti illustrati di storie bibliche (La storia di Noè - Segui Mosè Seguiamo la stella - Segui Gesù); per ogni libretto, un poster da completare con gli adesivi acclusi; quattro pennarelli che serviranno per colorare i poster. Il cofanetto è rivolto ai bambini ed ai loro genitori, ma è un valido aiuto ai

E’ stato pubblicato il catalogo della mostra fotografica “Foto Arena - Agrigento tra gli anni cinquanta e settanta negli scatti di Giuseppe Arena” a cura del Centro Studi Pasolini di Agrigento. Recuperare la memoria di una città è un’operazione complessa che può attuarsi attraverso diversi canali che attingono alla stori, all’archietettura, all’arte, alla politica. Recuperarla per una città che in pochi decenni ha subito una trasformazione sociale ed urbanistica radicale diventa anche un’operazione fortemente culturale. L’ avere avuto a disposizione il fondo di Giuseppe Arena, uno dei fotografi che ha operato intensamente in città per quasi quaranta anni, esercitando oltre alla tradizionale attività di fotostudio, anche quella di fotoreporter giornalistico, è stata un’opportunità rara ed avvincente per ripercorrere le tappe di questo mutamento. Il patrimonio fotografico consta di diverse migliaia di immagini su negativo e stampa realizzate agli inizi della

Foto Arena

Pronto Bibbia

catechisti ed agli educatori che devono spiegare la Bibbia ai più piccoli. Un modo divertente per iniziare a conoscere le basi della nostra fede, con l’aiuto di strumenti ludici che permettono ai bambini di apprendere e conoscere senza troppa difficoltà. Un valido aiuto per i catechisti che attraverso la formula ludica riusciranno ad attirare l’attenzione dei loro bambini con più facilità.

sua attività di fotografo, intorno alla metà degli anni Quaranta, per proseguire fino al 1984, anno della sua scomparsa. La maggior parte di esse riguarda invece la vita e l’immagine della città, ragione per la quale questo materiale assume una rilevanza documentaria non indifferente. Giuseppe Arena ci ha consegnato inedite rappresentazioni della città, scorci trascurati o scomparsi, sguardi anacronistici, momenti di vita collettiva dimenticati, colti sia nell’ambito della sua attività professionalle sia nelle sue passeggiate solitarie da reporter senza mai scadere alla tentazione di un nostalgico passato. dal catalogo della Mostra




Provincia

L’Amico del Popolo

18 Gennaio 2009

sciacca  Terme: tra promesse e fatti concreti

La realtà rimane stagnante

Brevi provincia porto empedocle Convegno sulla famiglia

Si è svolto presso i locali del M.A.S.C.I. un convegno sulla Famiglia, nato con l’intento di aprire un confronterra ove scato tra genitori e figli adolescenti, e quindi “un cammiricare le forti no di crescita comune”. Il convegno è stato presentato tensioni aldall’Ass. Centro Sociale “G. La Pira” ONLUS, che opel’interno della rando sul territorio, ha provato a dare delle risposte ai maggioranza ragazzi e ai genitori presenti, grazie all’aiuto di esperti. che governa Sono intervenuti: lo psicologo, don Giuseppe Matraxia, la Regione. il quale ha saputo ben coniugare il suo ministero con il Insomma, le ruolo di cui è specialista, l’assistente sociale Fiore Mary, terme rapprela quale, per il suo lavoro, vive ogni giorno queste prosentano una blematiche, e il vice commissario dott. Miliziano Carisorsa della logero, il quale è chiamato molto spesso ad intervenire Sicilia, ma per risolvere situazioni del tutto delicate. Il Convegno è non si riesce a stato organizzato con il Patrocinio del Comune di Porto trovare il bandolo della matassa dei Cda delle società termali e Empedocle. per tirarle fuori da un groviglio l’imminente bando per l’ingresso talmente fitto da portarle al de- del socio privato non siano seguiRibera grado sempre più marcato ogni ti fatti concreti. Ecco perché i sacArriva il commissario per la rete idrica giorno che passa. Che sulla vicen- censi non credono più al rilancio L’Agenzia regionale per i Rifiuti e le Acque di Palerda interna pesi l’accertamento, in delle terme e ogni enunciazione, mo ha notificato al Comune il decreto di nomina di corso di infrazione, delle norme per loro, appare ormai come la un commissario ad acta - nella persona dell’ing. Marco sulla libera concorrenza da par- replica delle precedenti. Bonvissuto - che avrà il compito di porre in essere tutti Filippo Cardinale te della Commissione Europea gli atti necessari per il trasferimento della rete idrica, denon ci sono dubbi. Ma se gli impianti di sollevamento e dei serbatoi comunali delsu questo punto poche raffadali la cittadina al gestore dei servizi idrici. Nella nota viene sono ormai le perplessità, ricordato che sia il Consorzio d’Ambito di Agrigento e rimane inspiegabile come la stessa Arra avevano diffidato l’ente locale riberese a mai ancora, nonostante provvedere alla consegna degli impianti entro la data le enunciazioni anche da del 20 dicembre scorso. parte del presidente della Regione, non si trovi la rilicata L’amministrazione comunale, guisposta immediata per porre Discarica negata data dal sindaco Silvio Cuffaro, alla fine alla lunga agonia delle Il Comune di Licata non ha pagato i 700 mila euro luce degli ultimi avvenimenti di croterme. Né si capisce come che doveva alla ditta Catanzaro, gestore della discarica naca (in alcuni con esito tragico), all’enunciazione di pochi che ha così vietato l’ingresso dei camion. E da alcuni verificatisi a Raffadali e in tutta la promesi fa da parte dell’assesgiorni è stato sospeso il servizio di raccolta dei rifiuti vincia, che hanno visto coinvolti giosore al Turismo, Titti Busolidi urbani, proprio perchè gli autocompattatori non vani in incidenti stradali, a causa delle fardeci, di un azzaramento possono andare a svuotare il loro contenuto presso la non ottimali condizioni psico-fisiche discarica di Siculiana. Da oggi la raccolta dei rifiuti è dei guidatori, di concerto con i colicata ferma e così rimarrà fino a quando non verrà saldato il mandi dei Vigili Urbani e della locale debito del Comune. A questa nota dolonte si aggiunge stazione dei Carabinieri, ha varato il quella del personale della Dedalo che, se non riceverà lo cosiddetto “Progetto Sicurezza”. stipendio, incrocierà le braccia a tempo indeterminato. Il sindaco ha deciso di intraprendere questa iniziativa allo scopo di aragona tentare di combattere il fenomeno Sospeso il pagamento terza rata TARSU della diffusione di alcool e droga tra i É stato sospeso il pagamento della terza rata della giovani. Tarsu, la tassa sui rifiuti solidi urbani. La decisione anSu iniziativa dell’Associazione Centro 3P al riscatto e alla liberazione” – per l’alfabetizzaDopo un incontro con i vertici delnunciata, lo scorso settembre, dopo le trattative avviate – Coop S. Daniele Comboni, presieduta da padre zione ed il conseguimento di un titolo di studio, le forze dell’ordine locali si è deciso dall’Amministrazione Tedesco con l’Ato Gesa Ag2 volGaspare Di Vincenzo, è stata inaugurata e bene- considerato che ci sono dei ragazzi che non sono di far svolgere, agli agenti di pubblica te a garantire l’abbattimento dei costi del servizio e la detta, a Licata la Casa Accoglienza per minori mai andati a scuola, abbiamo dato inizio a dei sicurezza, dei servizi congiunti allo conseguente rimodulazione della terza rata, trova piena immigrati “La Rete”. corsi, di 20 ore settimanali, di avviamento al lavoscopo di effettuare dei controlli su conferma nella dichiarazione congiunta dei due Enti, i La struttura, che sorge in via Nigra, nel quar- ro nella filiera agro-alimentare per i ragazzi e spetutto il territorio comunale, mediante quali, in attesa che vengano ridefiniti i nuovi importi, tiere Oltremonte, ospita tredici giovani immigra- riamo di avviare quanto prima dei corsi di taglio il narcotest e il test dell’etilometro. invitano i cittadini a sospendere il pagamento per il salti. La stessa è stata acquistata con i soldi ricevuti e cucito e di cucina per le ragazze, in modo che Il comune ha già provveduto ad acdo del canone del 2008. dalla Prefettura per l’accoglienza del 2005/2006, si dia loro una certa sicurezza e una speranza di quistare la strumentazione necessaria grazie all’accordo, a suo tempo sottoscritto, con trovare lavoro al compimento della maggiore età”. che sarà messa a disposizione delle lampedusa l’ex Prefetto, Bruno Pizzuto.«Oltre l’iscrizione dei a proposito di solidarietà e di aiuto ai più deboli, forze dell’ordine che, già a partire dal Visita del ministro dell’Interno minori a scuola – ha spiegato padre Gaspare in va ricordato che sempre su iniziativa del Centro prossimo week-end, effettueranno «Se il 2008 è stato l’anno record di arrivi, il 2009 sarà occasione del suo intervento di saluto alle autori- 3P, Licata ospita anche una delle tantissime sedi dei controlli sulle strade, specie nelle di certo l’anno della fine dell’emergenza sbarchi di clantà e presentazione del progetto dall’“Accoglienza italiane ed estere della Comunità Incontro fonore notturne. destini a Lampedusa». Ad assicurarlo, durante la visita data da don Piero Gelmini, «Scopo della nostra iniziativa - ha istituzionale, sulla più grande delle isole Pelagie, è stato il mentre, a livello cittadino, dichiarato il sindaco Cuffaro - non ministro degli Interni, Roberto Maroni. «Entro gennaio sempre grazie ad una sinerè repressivo ma, al contrario, di precontinua dalla prima - ha spiegato Maroni, - entrerà in vigore l’accordo con gia del Comune con la Prevenzione. Il progetto sicurezza, oltre la Libia che prevede il pattugliamento congiunto delle Anche quest’anno, a seguito dell’impegno del presidente delfettura di Agrigento, la città ai controlli, prevede l’avvio di una coste del paese di Gheddafi. In questo modo si conclula Regione Siciliana, che ha assicurato la copertura finanziaria, è ha organizzato anche una campagna di sensibilizzazione e inderà il fenomeno degli sbarchi prima della stagione tunei primi giorni di febbraio sarà celebrata la Sagra del Mandorsede destinata alla primissiformazione, nei confronti dei giovani, ristica e Lampedusa tornerà ad essere conosciuta come lo in Fiore numero 64, con il Festival Internazionale del Folkloma accoglienza dei migranti che faccia capire loro l’importanza e il una delle più belle isole del Mediterraneo e non come re, giunto alla 54a edizione. Nel clima di incertezza che ha preirregolari che sbarcano sulle valore della vita umana e soprattutto la porta di ingresso dei clandestini in Europa». Roberto ceduto la decisione dell’on. Raffaele Lombardo, per fortuna c’è nostre coste alla ricerca di come un atto di “sconsideratezza” di Maroni ha anche annunciato che, alla fine di maggio, stato chi ha lavorato, nonostante i segnali poco incoraggianti, quella dignità di persona che chi, si mette alla guida in condizioni proprio a Lampedusa, si svolgerà la riunione dei miniper preparare la kermesse, confidando nel senso di responsabiviene loro nelle terre d’originon ottimali, metta a rischio non solo stri dell’Interno e della Giustizia del G8. lità di chi poteva salvare la manifestazione. Un contesto che non ne a causa di tutta una serie la propria vita ma anche quella degli è nuovo per la Sagra e che purtroppo incide non poco sul ritorno di fattori negativi. altri”. che il prestigioso evento potrebbe offrire al territorio. In altre occasioni si è posto il dilemma se celebrare o no la festa e tranne in particolari situazioni di forza maggiore l’amore per la Sagra ha avuto sempre il sopravvento e la soluzione di continuiL’ANGOLO DEL CONSUMATORE tà è stata evitata. Anche quest’anno qualcuno aveva immaginato di osservare un turno di riposo e di pensare direttamente all’edizione del 2010. In verità, nulla impedisce, e anzi Devo proporre un ricorso avverso una contravvenzione è sempre possibile ricorrere al Giudice di Pace. D’altra parte, sarebbe un vero salto di qualità per gli organizzatori, che già da oggi stradale. Non so se sia puiù conveniente rivolgermi al Pre- i casi di accoglimento sono in numero inferiore rispetto all’altra si cominciasse a progettare la sessantacinquesima edizione. Un’edifetto o al Giudice di Pace. (T.I., Agrigento). tipologia di ricorso; e, in caso di esito negativo, l’importo della zione che, prima di promuovere il consueto messaggio di pace tra multa diventerà almeno il doppio rispetto a quello originario. Il tutti i popoli, sia in grado di fare registrare un clima di concordia, I due tipi di ricorsi (al Prefetto o al Giudice di Pace) presenta- ricorso al Giudice di pace può comportare tempi più lunghi, perprima a livello locale, tra quegli Enti che possono contribuire alla no, entrambi, vantaggi e svantaggi, che andranno valutati in re- ché si instaura una vera e propria causa; all’udienza il ricorrente sua migliore riuscita. Un’edizione che sia in grado di coinvolgere lazione alle specifiche esigenze del ricorrente. Il ricorso al Prefet- deve essere presente (il che può non convenire se quest’ultimo tutti i soggetti che operano nel territorio e principalmente quelto ha il vantaggio della semplicità e della rapidità: il Prefetto deve risiede in località diversa). In caso di esito negativo, è possibile li privati, che dalla manifestazione attendono significativi risultati pronunziarsi entro 180 giorni se il ricorso è inoltrato tramite la soltanto proporre appello al Tribunale, con ulteriore dilatazioeconomici. Un’edizione che sia in grado di rispettare le tradizioni polizia, ed entro 210 giorni se lo stesso è stato presentato diret- ne dei tempi di definizione. I vantaggi consistono nel fatto che, e che eviti di difendere quelle che sono soltanto cattive abitudini. tamente in Prefettura. La notifica della decisione deve arrivare spesso, ci sono buone probabilità che il ricorrente ottenga ragioUn’edizione che sia in grado di rendere orgogliosi gli agrigentini e al ricorrente entro 150 giorni dalla medesima. Quindi, decorso ne; ed in ogni caso, il Giudice può ridurre l’importo della multa. che rappresenti una allettante vetrina per mettere in mostra le pecurispettivamente il termine complessivo di 230 o di 260 giorni, se Inoltre, anche in caso di esito negativo, il Giudice ha la facoltà di liarità del sito dove si svolge. Un’edizione che sia in grado di segnare non gli perviene la decisione del Prefetto, il cittadino non è più aumentare l’importo della multa o di lasciarlo inalterato; quindi un periodo di tregua nel quale vengono bandite tutte le polemiche tenuto a pagare la multa. Un altro vantaggio è che questo ricor- vi sono buone possibilità che tale importo non aumenti. interessate, pretestuose e dannose all’immagine della città. Un’ediso offre una chance in più: infatti, se viene respinto, zione in grado di essere capace di veicolare Agrigento come un Rubrica a cura Per ulteriori chiarimenti o per informazioni rivolgersi a: centro culturale e turistico in grado di conquistarsi una posizione di dell’Avv. Adele Falcetta Avv. Adele Falcetta, via S. Francesco n. 15 - 92100 Agrigento spicco tra le più interessanti mete del Mediterraneo. e-mail: studiolegalefalcetta@tiscali.it - tel./fax 0922 556222 - Cell. 338 3971821 Salvatore Pezzino

L

o scorso 9 gennaio il Consiglio di Amministrazione della nuova società termale, sotto la forma giuridica di società per azioni, Terme di Sciacca, ha concluso il suo mandato triennale. Al di là dei risultati concreti, in verità scarsi se si pensa che il nuovo assetto societario avrebbe dovuto consentire il rilancio delle due realtà termali siciliane, quella di Sciacca e di Acireale, un dato rimane incontrovertibile: la classe politica è più attenta ai litigi interni ed a collocare tasselli in quel mosaico irrinunciabile del potere che si esplica in varie poltrone di sottogoverno, poltrone ben retribuite naturalmente con i soldi dei contribuenti. Dopo tre anni dalla costituzione della Terme di Sciacca Spa, e l’emanazione di tre leggi regionali, la prima risalente al 1999, oggi è necessario approvare una nuova legge che rimuova tutti i pasticci contenuti nelle precedenti, frutto della insufficienza e superficialità non solo della classe politica, ma anche di quella burocrazia che è il vero cancro che uccide lo sviluppo della nostra terra. «Non è possibile far disperdere risorse importanti come quelle delle due realtà termali siciliane», ha dichiarato il presidente della Regione nella sua visita ad Agri-

gento. E nel pensiero di Lombardo c’è il commissariamento e l’azzeramento degli attuali assetti societari di Sciacca e Acireale. Non rimane altro che sperare nella determinatezza del presidente della Regione le cui parole, però, sembrano la replica delle enunciazioni proclamate da diversi assessori regionali che negli anni hanno ricevuto la delega del Turismo: Francesco Cascio, Fabio Granata, Dore Misuraca, Titti Bufardeci. Stesse parole, stesse promesse di rilancio del termalismo. La realtà rimane, però, sempre ed eternamente stagnante ed il quadro drammatico in cui versano le dure realtà termali siciliane dà conferma di un lungo ed interminabile processo di privatizzazione che, partito nel lontano 1999, ancora oggi non è chiuso. Anzi, sembra arenato in maglie burocratiche e tecnicismi che di fatto non consentono di giungere all’ultimo anello della filiera della privatizzazione. Tanto è vero che, nonostante ben tre leggi emanate dal Parlamento siciliano, la questione è in stallo ed è necessario emanare un’ulteriore legge. E da parecchi mesi, ormai, si parla di un disegno di legge, di iniziativa governativa, pronto. Ma il Ddl è diventato la presa di

Inaugurata la casa per minori immigrati

“Progetto Sicurezza”


Società

L’Amico del Popolo 18 Gennaio 2009



TV E E TEMI ETICI L’informazione di Sat2000 e quella della Rai

Eluana c’è ancora D

ue trasmissioni sulla stessa persona: Eluana Englaro; due modi diversi di fare informazione e, quindi, di formare la coscienza. Sabato sera su RAI 3 Fabio Fazio intervista Beppino Englaro. Lo fa timidamente senza contraddittorio, offrendo solo un supporto alla tesi di fondo; alla fine uno scrosciante applauso corona la testimonianza. Quale è la tesi? La vita è libertà! Nessuno può impedire questo esercizio. Per questo l’Italia sarebbe un Paese incivile, perché non si permette ancora ad una sentenza, passata in giudicato, di essere applicata. La sentenza è quella di morte per Eluana. Ecco, allora, che alla luce della tesi di fondo si piega tutto: l’alimentazione e l’idratazione sarebbero forzate e, quindi, sarebbero un presidio terapeutico. Compito dei giudici è quello di garantire a ciascuno di porre fine alla propria esistenza, senza discriminazioni. Sì, perché sarebbe una discriminazione il fatto che una persona sana può togliersi la vita, mentre una in stato vegetativo persistente non può farlo. Si

parla di Eluana, che oggi ha 38 anni, al passato: chi era, cosa diceva da più giovane, etc. È evidente che chi ha seguito la trasmissione senza senso critico si è convinto che, ormai, Eluana non c’è più, che la vita è degna di essere vissuta solo se in salute, che la libertà è il diritto fondamentale. Un po’ più tardi, è andata in onda su SAT 2000 una trasmissione dal titolo “Eluana: la parola, la storia, le speranze”. Tutto altro clima. La vicenda è stata presentata nella sua oggettività scientifica: hanno parlato primari, medici, infermieri, volontari per spiegare e raccontare. Spiegare che Eluana non subisce alcuna violenza, in quanto il sondino la alimenta con cibi normali e non con medicine! Non c’è alcuna spina da staccare, perché non è attaccata a nessuna macchina. Raccontare che ha una sua vita: dorme e si sveglia; è visitata, è aiutata nelle cose di cui ha bisogno, è seguita nei movimenti; nelle belle giornate è accompagnata in giardino. Le tante persone che le stanno vicino non sono arrabbiate, sono contente di prendersi cura di lei e non pensano minimamente di porre fine alla sua esistenza. Sanno benissimo che, procurarle la morte, comporterebbe farla morire di sete e di fame. Quale è la tesi di questo secondo programma? Che la vita è responsabilità. Vivere, cioè, è prendersi cura dell’altro con tutti i mezzi umani, oggi a disposizione. La responsabilità

si estende alle tante e ai tanti “Eluana”: che ne sarà di loro se in Italia si giungesse all’eutanasia? Diviene, la responsabilità, coscienza critica nei confronti di una sentenza, l’unica, che si espressa, dopo tante di segno opposte, a favore della morte di Eluana. A queste persone occorre dare voce. Preoccupa, al contrario, come l’informazione dominante trascuri queste voci e faccia parlare sempre gli stessi. Non è un segnale positivo, perché, oltre ad andare contro il dovere dell’oggettività nell’informazione, crea un’opinione pubblica favorevole alla cultura di morte. Ai media cattolici è chiesto oggi uno sforzo notevolissimo per dare un’informazione contro corrente. Forse si prepara uno scenario nuovo di intervento. Negli anni addietro, si guardava con fiducia tutti i mezzi di informazione, a motivo della capacità di raggiungere la gente; si cercava di essere presenti lì come credenti. In questo momento, bisogna registrare una sorta di censura attraverso i media del pensiero di ispirazione cristiana. Sì, i mezzi di comunicazione possono davvero “censurare”, cioè escludere dall’informazione, chi vede le cose in modo diverso. Allora,

chi su temi etici oggi fondaIl Movimento per la Vita ed i Cenmentali, non si tro di Aiuto alla Vita della Provincia di ritrova in quello Agrigento, manifestano il loro dissenso che giornali e teper la sorte che si intende riservare a levisioni dicono, Eluana Englaro. Non ci è dato sapere se, nelle sue attuali può attingere con condizioni, sia cosciente e fino a che punto. Eluana, però, fiducia all’inforper vivere non ha bisogno di alcuna cura, non è attaccata mazione cattoa nessuna macchina e non subisce alcun accanimento lica. È di qualità, terapeutico. Soltanto ha bisogno di essere alimentata perché – si è visto attraverso un sondino. Una sentenza della Corte di Cassabato – presenta sazione ha autorizzato, in questi giorni, la sospensione dati oggettivi e dà della nutrizione e dell’idratazione della giovane. Auspivoce a tanti. Occhiamo che al più presto il Governo Italiano possa varare corre investire, una legge che stabilisca i limiti del potere della Magistraancora di più, sultura e salvaguardi la dignità della vita umana. l’informazione, di modo che le televisioni siano acdella vita, alternativa a quella di morte. cessibili il più possibile, i giornali diffusi Sicuramente, in questa rete si troverancapillarmente e i siti internet aggiornati no a casa anche quelle persone che non un tempo reale. I media cattolici posso- professano la fede cristiana, ma hanno no creare tra le persone una rete, che si a cuore la sorte dell’uomo. costituisce come vera e propria cultura Marco Doldi

Sanità

Gas

Dietro la disputa del Gas Cosa rappresenta, in fin dei conti, la disputa sul gas tra Russia e Ucraina, che tiene in sospeso l’intera Europa e che costringe alcuni paesi dell’est a chiudere le scuole per il freddo o a immaginare di riaprire vecchie centrali nucleari dismesse per aumentare la capacità energetica nazionale? Si tratta ancora

Se in politica estera l’Unione europea sta ancora cercando una propria strategia (Gaza ne è una dimostrazione), sul versante della politica energetica l’Europa è ancora più lontana da una linea unitaria ed efficace. E anche i grandi progetti annunciati tempo fa dalla Commissione Barroso e da vari summit a

una volta della prova che la “globalizzazione” è un dato reale, che ha a che fare con la geopolitica, con le dinamiche mondiali dell’economia, della demografia o della cultura, ma che al contempo ricade sulla vita quotidiana di ciascuno di noi. Nelle steppe russe si estrae il combustibile, fra le incolte distese ucraine transitano i gasdotti, e nelle nostre case - Mosca e Kiev permettendo - possiamo accendere i termosifoni oppure far bollire l’acqua per la pasta. In mezzo, però, ci sono la dipendenza energetica dell’Ue, le relazioni internazionali, gli interessi dei giganti che pompano e vendono l’”oro blu”.

Bruxelles restano, per il momento, sulla carta. In realtà l’Europa occidentale e centro-orientale consuma tanta, troppa energia e non ha maturato - anche in considerazione di oggettive carenze naturali - una propria strategia produttiva e commerciale che la renda il meno possibile dipendente dalla Russia, dall’Algeria, dai paesi arabi e da altre fonti di approvvigionamento “oltre frontiera”. Questo è il primo punto che emerge in questi giorni e che, superata la nuova emergenza, andrà posto in cima all’agenda dei Ventisette. Una seconda certezza che si evidenzia dall’ultima disputa che vede protago-

nista la Russia di Putin e di Medvedev, è che il grande paese euroasiatico non può essere considerato un partner pienamente affidabile, né sul piano politico né su quello militare e neppure dal lato economico. La Russia, che pure ha ragioni plausibili nella vertenza con l’Ucraina, ha troppe cause aperte e altre maturano a ogni pie’ sospinto. Così gioca a poker con le repubbliche baltiche per vecchie ruggini legate alla storia e all’eredità comunista; attua un braccio di ferro con Polonia e Repubblica ceca per via dei missili americani; protegge il regime di Minsk a scapito della libertà dei bielorussi; invade la Georgia per difendere regioni che invocano l’indipendenza; litiga costantemente con le repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale; tiene la Cecenia sotto tiro… E gli esempi potrebbero continuare. Si può immaginare che le motivazioni di tanti contenziosi risiedano negli interessi e nei “giochi” internazionali. Ma parimenti andrebbero considerate le condizioni “interne” della democrazia russa. Perché se un paese, anzi un grande paese, non accetta pienamente in casa propria le regole della disputa democratica, è poi tentato di agire sulla scena mondiale come un battitore libero, allergico a quelle regole di convivenza internazionale più che mai necessarie nell’era globale. È un problema, questo, che riguarda molti Stati. E la Russia non fa eccezione.

Lettera aperta all’Ass.Russo

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Luciano Siortino, nostro lettore di Sciacca È cronaca recente - a volte anche nera -, sentire che il Servizio sanitario nazionale, in regime di convenzionamento pubblico o privato, non risponda alle aspettative dei cittadini. È cronaca recente sentire di lunghe liste d’attesa presso i nosocomi della nostra provincia; di qualità scadente dei servizi erogati; di carenze di personale sanitario (medico e infermieristico); di servizi ambulatoriali depennati per insufficienti fondi spesa; di faraonici emolumenti erogati a manager di Aziende Ospedaliere; della difficoltà del privato convenzionato a supplire alle carenze del pubblico per «baget spesa» assegnati dalla regione superati; servizi di prevenzione di patologie tumorali o l’accompagnamento di pazienti con identiche patologie presso strutture convenzionate attrezzate svolti da associazioni di volontariato (vedi LILT Lega Italiana per la lotta al tumore). Qui mi fermo perché l’elenco dei disagi e delle difficoltà dei poveri cittadini, figli di nessuno, sarebbe

tanto lungo da includere l’intera lettera. Ciò posto, devo confessarle con orgoglio le mie radici: io sono figlio di contadini e il mestiere di mio padre mi ha insegnato che la potatura dell’albero è necessaria perché produca più frutto e di qualità migliore, tuttavia ritengo che vi sia anche una tempistica nell’azione della potatura. Chi riveste un ruolo di guida, controllo e indirizzo, e lei lo è, in quanto responsabile della sanità in Sicilia sa dove sono i tralci che non portano frutto, sa dove sono gli sprechi (manager che non solo non hanno tagliato le spese del 10%, ma addirittura hanno incrementato il debito di circa € 300.000.000; i viaggi della speranza nel corso del 2008 sono aumentati rispetto al 2007). Vorrei segnalarle qualche criterio sia nel settore privato che nel pubblico: 1. Qualità nei servizi sanitari, sia pubblico che privato convenzionato; 2. Incentivare investimenti in apparecchiature per il privato, che, me ne renderà ragione, sono correlati alla qualità del servizio, tagliando quelli con apparecchiature

datate; 3. Controlli a tappeto sulle modalità in cui le strutture convenzionate erogano il servizio (personale specializzato); 4. Accesso degli esterni ai servizi offerti dai nosocomi 5. Infine vorrei ricordarle che tutti i tralci di qualunque provincia della nostra terra, sono legati alla medesima vite e che pertanto non possono esserci figli di serie A e figli di serie Z. Finisco questa mia ricordandole che purtroppo nella foga di pulizia e di taglio abbiamo buttato anche il bambino che avevamo portato dentro la bacinella. Enorme è stato il danno alle famiglie già disagiate perché non arrivano alla terza settimana, qui e in provincia di Agrigento alla seconda, che necessitavano di indagini specialistiche, o servizi di accompagnamento presso il capoluogo per il trattamento di patologie oncologiche. L’aspetto drammaticamente comico di quanto sopra è che, purtroppo - dobbiamo ammetterlo - mentre nel resto d’Italia si parla di sanità di serie A da noi si parla di sanità per gli amici, per gli amici degli amici e per chi ha soldi.

continua dalla prima di questi ritardi burocratici. Proporre un’ulteriore tassa di 50 euro sarebbe un premio all’inefficienza, mentre bisogna arrivare a semplificare leggi e disposizioni applicative. Sono di pregiudizio al livello occupazionale, specialmente in questo periodo di crisi: chi dice così non si rende conto che in molti settori (assistenza familiare, edilizia, agricoltura, servizi di pulizia) la venuta meno degli immigrati sarebbe un grave problema, anche nella fase attuale che senz’altro sta peggiorando il quadro ma non è destinata a durare in eterno. Inoltre, è da tempo che gli immigrati creano essi stessi lavoro e, al ritmo di 20.000 nuove aziende l’anno nell’ultimo quinquennio, sono arrivati ad avere 165.000 imprenditori, il che equivale, tenendo conto anche dei soci e dei dipendenti e di altre figure occupate, a una movimentazione occupazionale di circa mezzo milione di persone. Così come hanno preso da noi, ora stanno restituendo. Non vogliono integrarsi e ci stanno invadendo

dal punto di vista religioso. Tenuto conto che metà degli immigrati sono cristiani (anche se non tutti cattolici), ne conseguirebbe che noi paradossalmente ci sentiamo invasi da fratelli nella fede. La paura di fronte a un terzo di musulmani tra i 4 milioni di immigrati non si vince con l’avversione e la mancanza di rispetto, bensì con un maggior radicamento nel Vangelo di Cristo. Quanto alla indisponibilità a integrarsi degli immigrati a integrarsi tutte le ricerche dicono il contrario: sono come noi, vogliono vivere con noi, si vogliono far apprezzare da noi. Non costruiamo la loro immagine sulla base dei reati commessi da alcune loro frange, così come noi non vogliamo essere equiparati ai delinquenti e ai mafiosi. E allora? Lo slogan della Giornata delle Migrazioni ci ricorda che possiamo considerarli fratelli, aiutandoli a inserirsi nella nostra società, apprezzandoli per il bene che fanno e prevenendo eventuali comportamenti devianti: come se fossero italiani, come membri della famiglia di Dio. Franco Pittau




Vita Ecclesiale

L’Amico del Popolo

18 Gennaio 2009

anno dell’ascolto Al via la seconda tappa del cammino diocesano

Laboratori di comunione C

on il nuovo anno inizia anche la seconda tappa dell’Anno pastorale 2008/2009 che, su iniziativa dell’Arcivescovo, Mons. Francesco Montenegro, la Chiesa agrigentina ha voluto dedicare interamente all’Ascolto. Conclusa la prima tappa con le Assemblee parrocchiali, nelle quali le realtà parrocchiali hanno fatto il punto della situazione pastorale venuta fuori da mesi di confronto e di attenta verifica, si avvia adesso un cammino che terminerà, nel prossimo mese di marzo, con l’Assemblea Foraniale. «Si tratta di mettere insieme - dichiara il Vicario Generale, mons. Salvatore Muratore - le riflessioni sui documenti parrocchiali, di leggerli con lo sguardo e il cuore di chi vuole scrutare, dentro le pieghe del raccontarsi delle comunità, quali sono i segnali che Dio sta suscitando per dare un volto nuovo alla nostra Chiesa ed un

impulso dinamico all’evangelizzazione». Il lavoro da svolgere è ancora tanto. Raccolti i documenti di sintesi elaborati dai Consigli Pastorali Parrocchiali e approvati dalle Assemblee Parrocchiali, i Vicari Foranei e il Dipartimento Pastorale Diocesano dovranno adesso dare l’avvio al discernimento comunitario nella forania, convocando un gruppo di lavoro composto dai presbiteri, i diaconi e due laici per parrocchia dell’intera forania. Compito di questo gruppo di lavoro sarà quello di tentare una lettura comunitaria dei documenti presentati dalle parrocchie e provare a sollecitare una risposta comunitaria alla seconda domanda sul discernimento proposta dalla diocesi, al fine di elaborarne una sintesi che sarà presentata in seno all’Assemblea Foraniale di marzo. «La domanda proposta come traccia per la riflessio-

ne di questa seconda tappa dell’Anno d e l l ’A s c o l t o - dichiara don Mimmo Zambito, Vicario per la Pastorale – è molto stimolante: ci si chiede di guardare alla nostra realtà ecclesiale con uno sguardo che sia attento ai segni dei tempi, per scorgere la reale presenza di Dio nella nostra storia e fondare il futuro della nostra Chiesa su una rinnovata speranza. La pista di riflessione proposta ci chiede anche di vagliare i segnali preoccupanti che meritano attenzione e che richiedono l’individuazione di nuove piste per un più efficace annuncio del Vangelo. Sarà certamente un’occasione

a cura di Stefano Pirrera

Un natale memorabile

di grazia: la Chiesa è il segno che vi è una sola umanità. Dio continua a condurre il suo popolo, anche attraverso i segni dei tempi. Fermandoci a leggere i segni con i quali Dio si fa presente nella nostra storia, riusciremo a guardare con serenità e obiettività al cammino compiuto per definire con nuovo slancio i prossimi passi della Chiesa agrigentina». Valerio Landri

RIBERA Rapporti sociali e religiosi con la comunità rumena

In dialogo ecumenico Crescono ogni giorno sempre di più i rapporti sociali e religiosi tra i riberesi e la nutrita colonia di immigrati provenienti soprattutto dai Paesi dell’ ex Est Europeo. Nei giorni scorsi, per le festività natalizie, si è puntato sul dialogo ecumenico tra cattolici e rumeni appartenenti al rito ortodosso. L’incontro si è svolto presso la chiesa di San Francesco d’Assisi dove il parroco, don Antonio Nuara, ha messo a disposizione la chiesa e i locali della parrocchia per permettere ai rumeni di poter celebrare il loro Natale con un prete arrivato appositamente da Palermo. Jonel Barbarasa, rumeno, titolare di una parrocchia nel ca-

in Diocesi

Anni verdi in Seminario

poluogo siciliano, ha celebrato messa nella chiesa di San Francesco alla presenza di un nutrito gruppo di giovani connazionali, di alcune famiglie che vivono per lavoro a Ribera dove si stanno integrando nel tessuto sociale, economico ed anche religioso. É stata una funzione religiosa molto intensa che è stata celebrata in buona parte in lingua rumena, con diversi passaggi, soprat- tegrazione sociale e religiosa – ci dice don tutto nell’omelia, anche in italiano. Antonio Nuara dopo avere accolto la deÉ il secondo anno che padre Jonel Bar- legazione nella canonica – noi mettiamo barasa celebra la funzione religiosa natali- a disposizione la nostra chiesa e siamo zia a Ribera per i suoi connazionali. Viene disponibili a venire incontro alle necessità, pure due volte al mese per le funzioni reli- di qualsiasi tipo, della comunità rumena giose e anche per i sacramenti del battesi- che, a Ribera, è molto numerosa e che inmo e della comunione. vitiamo a frequentare la nostra parrocchia Un altro prete palermitano sem- per far crescere il centro di aggregazione e pre di rito ortodosso si reca pe- per migliorare il dialogo ecumenico, già in riodicamente a Canicattì dove c’è fase avanzata”». un’altra nutrita colonia di rumeni. Enzo Minio «É un modo per agevolare l’inNelle scuole per operatori pastorali saranno presenti i vicari episcopali di settore, per accompagnare il ministero proprio del vicariato Foraneo. É stato presentato sabato 3 gennaio Due schede offriranno la proposta presso la sala parrocchiale della dei relativi contenuti.I primi appunChiesa Madre di S. Stefano Quisquitamenti per questio mese di gennaio na il libro di preghiere “Insieme per sono i seguenti: lodare il Signore”. La presentazione - Montevago, lunedì 19, padre Kolbe, è stata impreziosita dagli interventi ore 18.45; di due stefanesi eccellenti: il prof. - Agrigento, lunedì 19, B.M.V. della Salvatore Ferlita, critico letterario; Divina Provvidenza, ore 18.45; don Angelo Chillura, Parroco della - Cammarata, lunedì 19, S. Maria, Basilica Immacolata di Agrigento. ore 18.45; - Alessandria della Rocca, martedì s.elisabetta 20, P. Passionisti, ore 18.45; - Licata, martedì 20, Chiesa Madre,ore 18.45; - Lampedusa, martedì 20, Chiesa Madre, ore 18.45; Nella solennità di Santo Stefano, - Palma di Montechiaro, mercoledì patrono di Santa Elisabetta, Sua Ec21, Collegine, ore 18.45; cellenza Mons. Francesco Montene- Ribera, mercoledì 21, Chiesa del gro, Arcivescovo di Agrigento, ha preRosario, ore 18.45; sieduto la Liturgia Eucaristica e il Rito Canicattì, mercoledì 21, della dedicazione della Chiesa Madre, Vocazioniste, ore 18.45; con la consacrazione del nuovo altare, - Racalmuto, mercoledì 21, Centro p. dopo la conclusione dei lavori di reArrigo, ore 18.45; stauro, durati alcuni anni, operati per gioia e di condivisione e in una ine- Campobello di Licata, giovedì 22, il ripristino della solidità della struttu- sauribile voglia di autentica concreta Ist. Anna Bella, ore 18.45; ra portante. fraternità. - Porto Empedocle, giovedì 22, L’evento, di portata storica per la Raccogliersi intorno al proprio VeChiesa del Carmine, ore 18.45; piccola comunità sabettese, ha rap- scovo e a Don Calogero, stringere - Sciacca, venerdì 23 gennaio Chiesa presentato un momento forte di ele- con cordialità e simpatia le loro mani, Madre, ore 18.45. vazione spirituale e comunione. gioire insieme è stato il modo più Ricostruire la propria Chiesa ha semplice, ma autenticamente sentiassunto, nel tempo, un valore partico- to di esprimere da parte di ognuno il Ritiro Spirituale larmente significativo: il gesto d’amo- proprio grazie: grazie per la presenza, re dei fedeli verso le solide radici della grazie per la guida solerte e attenta, Venerdì 23 gennaio alle ore 10.00 fede cristiana, che ha spinto i nostri ma, soprattutto grazie per il sostegno presso il Seminario Arcivescovile di padri alla costruzione dell’edificio ec- insostituibile che da pulsione vitale a Agrigento si terrà il consueto ritiro clesiastico, è sfociato in un desiderio un ritrovato rinnovamento interiore e spirituale zonale rivolto ai diaconi profondo di unità che si esprime in un comunitario. ed ai presbiteri. rinnovato entusiasmo, in momenti di Daniela Maspero

SOP

Dedicazione della Chiesa Madre

La guerra (1939 – 45), era scoppiata, e tutto faceva prevedere che, in quegli anni terribili, la rigida Regola del Seminario, quasi da monastero benedettino, avrebbe dovuto subìre una qualche flessione. Il necessario, scarseggiava per tutti. Si era ormai alla sopravvivenza. Riuscire ad assicurare il “pane quotidiano” per una comunità di oltre duecento persone, il Rettore F. Jacolino, si rendeva conto che diveniva ogni giorno sempre più difficile. Se si voleva che il Seminario continuasse a restare aperto e proseguire la scuola, bisognava che non solo le famiglie dei Seminaristi, ma l’intera comunità diocesana, prendesse seriamente coscienza di dovere aiutare in tutti i modi per non far soffrire la fame agli alunni. Fu così che, quell’anno (1940), alla vigilia di Natale, il Rettore – adunati i Seminaristi – esortò tutti a cercare un qualche mezzo che permettesse di raggiungere il proprio paese e trascorrervi alcuni giorni, con l’impegno imprenscindibile di tornare con la retta mensile ed altri beni di consumo. Trascorrere qualche giorno in famiglia, durante le vacanze di Natale, nessuno se lo sarebbe sognato. Quelli dei paesi più vicini, si diedero freneticamente da fare per trovare un carretto, mentre i più intraprendenti si avviarono a piedi sapendo di poter coprire la distanza con qualche ora di cammino e arrivare prima di notte. Il problema più difficile era per i lontani (Menfi, Sciacca, Montevago…). Miracolosamente, infatti, quelli della zona orientale della montagna (Santo Stefano, Raffadali, Cianciana…), erano riusciti a reperire un camion. Ecco il racconto che l’intraprendente Don Filippo Maria Buonanno, allora quattordicenne, fa del suo avventuroso viaggio in quella notte straordinaria: “Supplicai quelli di Raffadali di concedermi un passaggio fino al loro paese. Pensavo, infatti, di poter proseguire a piedi fino al mio Sant’Angelo Muxaro. “Il desiderio e la possibilità di potere riabbracciare i miei genitori e i miei fratelli entro la mezzanotte, e ricrearmi lo spirito al suono delle campane a festa in quella Notte beata, mi avevano messo un vero fuoco dentro. “Fidavo nella dimestichezza che avevo con le scorciatoie e i sentieri percorsi tante volte a dorso di mulo o in carretto. Sceso dal camion a Raffadali (avrebbe proseguito sulla nazionale fino a Bivona), deciso e felice, mi avviai verso Sant’Elisabetta per poi continuare verso il mio paese attraverso i sentieri conosciuti. La gioia di poter fare una “sorpresa” non solo a Papà, Mamma, fratelli e sorelle, ma anche al mio cane Pirro, che, rivedendomi dopo tanti mesi, sarebbe impazzito dalla gioia – l’avevo allevato io e avevo scelto quel nome in onore del re che aveva affrontato la prepotenza dell’esercito romano -, mi rendeva euforico. “I circa dieci chilometri di strada per Sant’Elisabetta, li avevo percorsi quasi di carriera. Bisognava ora percorrerne altri venti per arrivare a casa. Il sole era già tramontato, giorni prima la pioggia era caduta abbondante, ora non si temeva pioggia, ma il freddo pungeva non poco. Mi avvolsi nel mantelletto e via. Mi sentivo ancora le gambe energiche, ma, nell’avviarmi per la mulattiera, mi resi conto che non sarei arrivato prima di mezzanotte. Non intendevo, tuttavia, né desistere (non avevo altra scelta), nè scoraggiarmi, anche se le scarpe spesso affondavano nella mota e le pozzanghere, non previste, si permettevano di schizzarmi l’acqua fino in faccia senza risparmiare le falde della tunica rendendola più pesante. E non era il solo fastidio: da qualche casupola, i cani mi venivano incontro abbaiando furiosamente e, sinceramente, mi facevano paura. Sperare nel soccorso di qualche passante, in quella notte, sarebbe stato un vero miracolo. Decisi allora, per maggiore sicurezza, di lasciare i sentieri e percorrere lo stradale. Per farmi coraggio, mi descrivevo la gioia dei miei, sorpresi nel vedermi così all’improvviso; richiamavo alla mente gli ultimi scherzi con i miei compagni; infine, il miglior rimedio per ingannare la stanchezza, ritenni fosse quello di sentirmi in compagnia di Maria e Giuseppe che, faticosamente, si dirigevano verso Betlemme. Presi a canticchiare la Novena di Natale, la conoscevo tutta in latino: “Regem venturum Dominum, venite adoremus (venite, adoriamo il Re e Signore che sta per venire)”. Il canto, spesso, mi moriva in gola o diventava traballante al ritmo delle mie gambe ormai malferme. “La stanchezza cominciava a dominarmi. Comprendevo che di strada ce ne era ancora parecchia. Sarei arrivato entro mezzanotte? Che ora era? Non si pensi che potessi avere un orologio. A quel tempo, era un genere di lusso per pochi. Guardavo anche qualche stella, ma non avevo la scienza dei Re Magi. Cominciai a fermarmi sempre più spesso per prendere fiato. Le gambe erano tutte un formicolìo. Oh Dio! E se dovessi svenire? Allontanai quel brutto pensiero quasi con rabbia. “Per grazia del Bambino che stava nascendo, non svenni, e sono sicuro che anche Sua Madre mi coprì col Suo Manto per scaldarmi e darmi forza. “Arrivai, finalmente. Mi buttai addosso alla porta di casa e, con le residue forze, mi diedi a bussare e chiamare. Nessuno rispondeva. Solo il cane, il mio Pirro, prese ad abbaiare con forza, tanto da svegliare, provvidenzialmente, il vecchio Turi che abitava accanto. Affacciandosi, mi grida: “Chi è là?”. Implorai: “Dove sono i miei?”. “Sono in chiesa, per la Messa di Mezzanotte”. Mi avviai e, dopo pochi passi, vidi che mi venivano incontro. Mia madre corse ad abbracciarmi piangendo, anche per il misero stato in cui mi vedeva ridotto. Tralascio il resto. Non ebbi voglia di mangiare, non di parlare né di spiegare nulla. Avevo bisogno solo di dormire e andare tra gli Angeli a cantare”.




Vita Ecclesiale

L’Amico del Popolo 18 Gennaio 2009

Terra santa Il patriarca emerito di Gerusalemme, Michel Sabbah sulla guerra a Gaza

Non si uccidono le idee L

a scena è sempre la stessa, i pellegrini che si avvicinano alla piazza della Mangiatoia per entrare nella basilica della Natività e frotte di venditori, giovani e vecchi, che si affannano ad andare loro incontro per piazzare la merce, collane, bracciali, kefiah e cartoline. Nei pressi della ‘Porta dell’umiltà’, alta solo 1 metro e 20 che li costringe ad abbassarsi per entrare, i pellegrini sono attesi da alcuni fotografi che li spingono in un angolo per una inattesa ‘foto di gruppo’. Gaza sembra lontana, ma poi a guardare bene, le inferriate della attigua Casa Nova palace, hotel gestito dai francescani della Custodia di Terra Santa, sono tutte piene di cartelli inneggianti alla fine della guerra nella Striscia e alla libertà per i palestinesi. Al momento il conflitto, scoppiato il 27 dicembre contro Hamas con l’operazione israeliana “Piombo fuso”, non sembra influire molto sul flusso dei pellegrinaggi, che anche per il 2009, si annuncia in aumento, dopo un 2008 da record. In questa atmosfera incontriamo, a Betlemme, il patriarca emerito, Michel Sabbah. L’intenzione era quella di parlare del rinascente movimento di pellegrini, con le sue benefiche conseguenze per la popolazione palestinese e soprattutto per i cristiani, sempre più propensi ad emigrare per rifarsi una vita migliore. Ma Gaza non è così lontana come sembra… Niente di nuovo. “Anche questa volta la violenza porterà a un nulla di fatto. I missili continueranno a cadere e Israele non avrà la sicurezza che cerca. Un’idea non si combatte o si persegue con la violenza”, afferma convinto Sabbah che di guerre a Gaza e in tutta la regione ne ha viste diverse in 20 anni alla guida del Patriarcato, lui il primo palestinese a essere stato nominato patriarca latino di Gerusalemme. “Ciò che sta accadendo nella Striscia non è nuovo. Più volte, e sempre con lo stesso scopo, e cioè distruggere Hamas e ottenere sicurezza, Israele è penetrato a Gaza ma senza nessun risultato. I missili sono tornati a cadere su Israele anche dopo il ritiro dell’esercito con la stella di David. In questo caso l’attacco è di più vaste dimensioni, con centinaia di morti e migliaia di feriti, ma anche stavolta sarà inutile poiché una idea non si combatte con le armi”. Il fallimento dell’occupazione. La strategia di Israele è tutta da bocciare per il patriarca emerito che nei tanti suoi discorsi, omelie e documenti, ha sempre puntato l’indice contro l’occupazione israeliana, senza tuttavia disconoscere mai il diritto alla sicurezza dello Stato ebraico. Sabbah puntualizza: “potranno uccidere tutti i capi di Hamas ma altri ne sorgeranno. Israele ha diritto alla sicurezza ma dimentica che anche il popolo palestinese ha diritto alla sua. Anzi ne viene privato proprio da Israele e per questo ci sono delle reazioni. L’occupazione dei territori palestinesi può essere permanente, andare avanti ancora per

la Parola «Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà»

lungo tempo, ma il popolo palestinese non pazienterà. I palestinesi hanno provato le vie della pace: sono due anni che l’Autorità palestinese parla di pace e di negoziati, malgrado ciò i soldati israeliani entrano nelle città palestinesi uccidono e fanno prigionieri”. Tra le cause della presente situazione Sabbah indica proprio l’occupazione israeliana: “non sappiamo quali strade seguire per porre fine a questa occupazione. Non si riesce con la via della pace benché meno con quella della violenza. La grande questione che si pone ad Israele è: ‘vuole la pace o no?’, ‘vuole riconoscere l’indipendenza del popolo palestinese, o no?”. Per Sabbah “Israele riconoscendo il popolo palestinese ne riconoscerà anche lo Stato. E sarà proprio quest’ultimo a garantire la sicurezza di Israele. Senza Stato palestinese non ci sarà mai sicurezza né per i palestinesi né per Israele”. Basta con le parole. Con l’attacco a Gaza “c’è stato un risorgente odio verso Israele nel mondo arabo e anche in parte di quello Occidentale. Chi guarirà questi cuori? La via della violenza scelta

Agenda dell’Arcivescovo Venerdì 16 Gennaio 17.00 Agrigento - Palazzo Vescovile Presiede il Consiglio Pastorale Diocesano 18.30 Agrigento - Biblioteca Lucchesiana Partecipa all’incontro promosso dal Lions con la Protezione Civile Provinciale e Regionale Sabato 17 Gennaio 18.30 Agrigento - Hotel Akrabello Partecipa ad un incontro di solidarietà promosso dal Movimento Cristiani Lavoratori Domenica 18 Gennaio

dagli Israeliani li allontana dal loro scopo, quello della sicurezza. Vedremo, fra poche settimane, tutto tornerà come prima… Molti puntano su Obama. Non so. Sono 60 anni che viviamo in questa situazione, sembra una malattia incurabile. Basta con visite, parole e dichiarazioni, ci vogliono fatti concreti. La Comunità internazionale prenda la crisi mediorientale più seriamente. Se vuole può mettere fine a questa tragedia altrimenti continueremo a vivere questa tragedia. Avremo tempi di guerra e oasi di pace ma i due popoli saranno sempre in opposizione. Il permanere di tale situazione distruggerà israeliani e palestinesi”. A cura di Daniele Rocchi Inviato Sir a Betlemme

09.00 Agrigento - Palazzo Vescovile Partecipa al Consiglio Diocesano dell’Azione Cattolica Diocesana 16.00 Canicattì - Palazzetto dello Sport Interviene al raduno diocesano del Rinnovmento nello Spirito 20.00 Agrigento - Chiesa San Domenico Conclude la Fiaccolata della Fraternità promossa da Caritas Diocesana in occasione della Giornata del Migrante e del Rifugiato Lunedì 20 Gennaio 10.00 Casteltermini - Scuola De Cosmi Incontra gli alunni in occasione della

CAttolici e politica a 100 dalla nascita del Partito Popolare

La laicità di Sturzo Fondato il 19 gennaio 1919, il 90° anniversario della nascita del Partito Popolare Italiano, suggerisce elementi di riflessione su una vicenda di lungo periodo, una storia ricca di insegnamenti e suggestioni. La proposta politica di don Luigi Sturzo, a conclusione della prima guerra mondiale, rappresenta un elemento cruciale di cambiamento e di rinnovamento della vita politica italiana. Per la prima volta la “moderna” forma partito viene proposta fuori dall’area delle opposizioni socialista e repubblicana, coinvolge settori importanti dell’opinione pubblica moderata e della classe dirigente. Per la prima volta viene affermato un programma francamente democratico e riformista, per la prima volta i cattolici assumono una iniziativa “sistemica”, dopo decenni di intransigentismo e di non expedit, cui aveva fatto seguito una breve stagione di accordo con la galassia liberale in

funzione anti-socialista. Il Ppi ottiene un significativo successo, ma è oggetto dell’ostracismo del vecchio aggregato maggioritario liberale, che si trova alle prese con un nuovo, agguerrito concorrente al centro del sistema politico. Di qui la radicale incomprensione tra Giolitti e Sturzo, i reciproci “veti”, che, a fronte della deriva massimalista del partito socialista in seguito alle seduzioni rivoluzionarie provenienti dall’Unione Sovietica, indebolisce il campo liberal-demcoratico e lo rende vulnerabile all’iniziativa fascista. Giolitti, alle elezioni anticipate del 1921, preferisce allearsi con il piccolo movimento fascista, per ridimensionare il Ppi e le “pretese” del suo leader, un piccolo prete che neppure sedeva in parlamento. Questa “scommessa” si rivelerà suicida. Entrato in Parlamento, Mussolini del Parlamento si impossesserà, instaurando nell’arco di un paio d’anni, un regime dittatoriale. Sturzo sarà costretto all’esilio e l’ultimo segretario del PPI, Alcide De Gasperi, incarcerato per qualche tempo, durante il ventennio sarà un esule di fatto, come impiegato presso la Biblioteca Vaticana. Intanto, con i Patti Latera-

nensi, la Chiesa istituzionalizza la convivenza con il regime, salvaguardando spazi preziosi di libertà, all’interno dei quali si prepara la nuova classe politica dell’Italia democratica: qui c’è il filo che lega De Gasperi ad Andreotti, il cui 90° compleanno intreccia l’anniversario del Ppi, o a Fanfani, di cui si è di recente celebrato il centenario della nascita. Al di là della vicenda del sistema politico italiano il popolarismo sturziano è un passaggio fondamentale per superare l’antica rottura tra la Chiesa e lo Stato moderno. Sturzo mette in evidenza la laicità, non come contrapposizione, ma come distinzione di ambiti tra Stato e società civile: laicità non significa subordinazione allo stato delle comunità religiose e degli altri “corpi intermedi”, ma riconoscimento da parte dello Stato della loro funzione e del loro ruolo. Lo Stato come struttura istituzionale deve essere neutrale, ma interpretando la neutralità come posizione di aiuto e di servizio alle varie realtà presenti nella società civile: una lezione di pluralismo e di democrazia sempre fondamentale. Francesco Bonini

II Domenica del Tempo Ordinario

a cura di Gino Faragone

Fedeltà alla ricerca “Gesù si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?» Gli risposero: «Rabbì, dove dimori?» Disse loro: «Venite e vedrete»”( Gv 1,38-39) Giovanni il Battista si avvia alla conclusione della sua missione, davanti alla luce vera lui rientra nell’ombra e presenta ai suoi discepoli Gesù come l’Agnello di Dio. Certo ha faticato non poco per riconoscerlo, mischiato tra la folla dei peccatori e ovviamente non aveva previsto di incontrarlo in mezzo ai penitenti che affollavano la riva del Giordano dove egli amministrava il battesimo. La scena che segue è davvero una bella lezione di psicologia. Gesù accortosi di essere seguito interroga i due: «Che cosa cercate?». Una domanda che rivela

il profondo rispetto che Gesù ha nei confronti della nostra umanità. Noi siamo uomini alla ricerca di risposte ai problemi seri della vita. Il dialogo inizia a partire dalla richiesta dei due discepoli, dalla loro ricerca e dunque dai loro bisogni. Sono le prime parole di Gesù che incontriamo nel quarto vangelo e lo stesso atteggiamento ritroveremo a conclusione dello stesso vangelo nell’incontro che Gesù risorto avrà con Maria Maddalena alla ricerca di un cadavere (20,15). L’iniziativa parte da Gesù, ma è importante per l’uomo cogliere il momento favorevole in cui egli passa. Cercare ovunque e sempre. E’ un insegnamento preciso che l’evangelista vuole trasmetterci: l’invito a cercare sempre, a non fermarci davanti alle pri-

me difficoltà, a chiedere informazioni a chi lo ha già incontrato. Assetati di verità che ci sfuggono, non possiamo bloccarci in una contemplazione statica, ma dobbiamo metterci in cammino in una continua ricerca. Riconosciamo al vangelo di Giovanni una forte accentuazione contemplativa, ma vogliamo ricordare anche che la vera contemplazione, come già insegnavano i saggi maestri medioevali, non è una fuga dalla storia, ma un gesto di amore verso la realtà. La contemplazione è ricerca appassionata della vita. I personaggi del vangelo di Giovanni, da Andrea a Nicodemo, alla Samaritana sono fortemente caratterizzati come cercatori di Dio. Ogni vocazione registra nel suo conto una ricerca di Dio, preceduta da un suo

profondo sguardo. Occorre dunque cercare Dio, seguirlo, fermarsi con lui nella sua casa per imparare a conoscerlo meglio. Progressivamente sapremo riconoscerlo come rabbì, poi come l’agnello di Dio e infine come il Messia, il Cristo salvatore. Dobbiamo però registrare anche una ricerca ambigua, come quella della folla, che dopo la moltiplicazione dei pani rincorre Gesù per farlo re e quell’altra ricerca confusa della notte del Getsemani di chi è andato per catturarlo. La ricerca e successivamente la sequela devono fare i conti con il facile entusiasmo, con i momenti carichi di emotività e con l’insicurezza e la paura per il futuro. La pagina del vangelo ci propone la vocazione di Andrea, ma vuo-

le anche sintetizzare il profilo del vero discepolo, che è colui che cerca, accoglie la testimonianza del Battista, va, vede, sta e diventa testimone del maestro. L’incontro autentico con Gesù trasforma davvero radicalmente la vita di Andrea, che si reca subito dal suo fratello Simone per dirgli: Abbiamo trovato il Messia e lo conduce da Gesù. La chiamata genera chiamata. L’entusiasmo di Andrea convince Simone ad andare e «Gesù fissando lo sguardo su di lui disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni, sarai chiamato Cefa, che significa Pietro”». Nella prima scena è il Battista ad indicare Gesù, nella seconda è un chiamato, un discepolo che diventa testimone e fa propaganda presso il fratello Simone.




L’Amico del Popolo

18 Gennaio 2009

messaggio di napolitano per il nuovo anno

diario multimedi@le

Con animo fiducioso «Dalla crisi può e deve uscire un Italia migliore, più forte, più giusta, più efficiente». Questa la sintesi del messaggio di fine anno del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, agli italiani. Parole sentite che lanciano l’invito, a tutte le istituzioni ed ai leader politici, a collaborare “in un confronto aperto e costruttivo”, mirato a fronteggiare la crisi ed apportare adeguate riforme strutturali al sistema. Solo superando una “logica di scontro sempre più sterile” sarà possibile tramutare le difficoltà del periodo in “un’occasione per risolvere problemi annosi e colmare le disparità sociali”. Nei 14 minuti del suo discorso, Napolitano si è detto partecipe della forte preoccupazione degli italiani per gli effetti della crisi dei mercati ribadendo però che, come avvenuto in passato nel Dopoguerra o contro il terrorismo, l’unione di tutte le forze e la valorizzazione delle energie in campo, potrà portare alla nascita di un Paese nuovo, più equo e solidale. Le misure da adottare, infat-

Quando un Hambuger fa la differenza

Due uomini seduti ad un tavolo di un fast food mentre mangiano un panino; uno dei due si alza con in mano una banconota e si avvicina alla cassa. Scene di vita ordinaria, comune a tutti noi mortali, ma che proprio per la loro normalità diventano straordinarie se il protagonista è Barack Obama, l’uomo che a giorni diventerà ufficialmente il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Tutti i media italiani hanno ripreso la sensazionale notizia. Pochi, se non nessuno, si è soffermato sullo stupore e la meraviglia che una tale notizia avrebbe potuto suscitare in noi italiani. “Un politico che paga e di tasca propria!? : è questo l’interrogativo che, credo, ognuno di noi si sarà posto. Perché il nostro modo tutto italiano di fare e vivere la politica è ben diverso. Da noi i politici sono “la casta”; hanno dei privilegi e come tale devono “amministrarli” e preservarli. Perché da noi fare politica è spesso un mestiere e non una vocazione. Certo non bisogna generalizzare; ci saranno pure le eccezioni. Ma la politica, quella vera e seria non può essere fatta di eccezioni; deve sempre e comunque garantire l’interesse comune e non del singolo. Com’è lontano il sogno americano ed il giorno in cui, anche noi, avremo la voglia ed il coraggio di cambiare gridando: “yes, we can”!? Un hamburger, almeno per il momento, ha fatto la differenza con i nostrani spaghetti.(CDM)

ti, dovranno essere indirizzate al riequilibrio delle disparità sociali ed all’aiuto dei soggetti più deboli perché, come affermato dal capo dello Stato: «in Italia sono troppe le famiglie e le persone che stanno male e bisogna evitare che siano di più e stiano peggio». Il disagio economico interessa ormai sempre più soggetti e, cosa impensabile qualche anno fa, coinvolge anche il ricco nord. Un nord che, come il sud, muove la sua economia anche grazie al lavoro dei tanti precari del privato (soggetti questi senza paracadute e diversi dai cugini del pubblico); che chiude aziende e mette in cassa integrazione i suoi operai; che blocca la produzione non avendo commesse da evadere. Un Italia, quella che si profila, unita nella crisi. Un Paese, dunque, che arranca e soffre. Acquista così maggior peso il messaggio del presidente della Repubblica Napolitano. Nessun orpello per abbellire la dura realtà che si prospetta agli italiani nei prossimi mesi, ma solo parole sentite e speranzose. Che il 2009 sia veramente l’anno delle ri-

Il campionato di calcio di Eccellenza, girone A, 2008/09 non è stato fin qui particolarmente benevolo con le squadre agrigentine che, fatta eccezione per il Licata, hanno quasi sempre sofferto. Particolarmente impegnativo il percorso dell’Akragas, che naviaga al terzultimo posto della classifica a rischio retrocessione. Nella gara giocata domenica scorsa all’Esseneto di Agrigento, con la capolista Splendor Villabate, si è vista la più bella Akragas di questo campionato. La squadra di casa che non si scoraggia nemmeno quando la capolista si porta in vantaggio. Alessandro Di Caro e Gioacchino Sferrazza portano gli opportuni correttivi che permettono a Mazzarella di pareggiare dieci minuti più tardi. Torna al successo il Ribera, che ottiene un grande successo casalingo contro il forte Agroericino, 3-1, prove positive per il Gattopardo e per il Kamarat, che pareggiano rispettivamente con Campobello e Carini. Nel campionato di Promozione, girone A, l’atteso incontro tra il Raffadali e la Sancataldese, si è concluso con uno sterile 0 0, che se da una parte avvantaggia i nisseni, per il Raffadali equivale ad una sconfitta, in quanto i sette punti che dividono le due squadre difficilmente potranno essere col-

forme epocali? Ce lo auguriamo. Ci auguriamo che da questa crisi l’Italia possa imparare tanto ed intraprendere, finalmente, un cammino serio verso una società più solidale e vivibile; una società le cui parole fondanti siano: equità, giustizia, pari opportunità e meritocrazia. Aanna Chiara Della Monica

Felici di essere diversi

L’Amico del Popolo Settimanale Cattolico Agrigentino

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2009

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Panorama

«Come rovinare un figlio in dieci mosse»

Calcistico

mati dagli uomini di Gaetano Longo. Favorevole la giornata per le agrigentini, che fa registrare le vittorie del Cianciana, Campobello, Sciacca e Canicattì, mentre il Pro

Favara ed il Racalmuto subiscono sconfitte senza attenuanti con Il Castellammare ed il Marsala. Salvatore Sciascia

RISULTATI E CLASSIFICA caLCIO DILETTANTISTICO ECCELLENZA GIR. A RIBERA - AGROERICINO MAZARA - FAVARA BAGHERIA - FOLGORE CAMPOBELLO - GATT.PALMA CARINI - KAMARAT LICATA - MARSALA MONREALE - PARMONVAL AKRAGAS - VILLABATE

ECCELLENZA A 3-1 2-1 2-0 2-2 0-0 0-0 2-1 1-1

PROMOZIONE GIR. A ALCAMO - BUSETO PETR.MARSALA - CANICATTI’* PRO_FAVARA - CASTELLAMMARE* CIANCIANA - FAVIGNANA MARSALA_1912 - RACALMUTO RAFFADALI - SANCATALDESE FULGATORE - SCIACCA CAMPOBELLO - VALDERICE

3-0 1-2 0-1 1-0 4-0 0-0 1-2 2-1

PROMOZIONE GIR.A P

Mazara 1946 S. Villabate Licata Agroericino Bagheria Marsala A.S.D. Kamarat Parmonval Ribera Gattopardo Campobello Carini Folgore S. Akragas Favara A. Monreale

P

37 Sancataldese

36 35 34 31 28 25 24 24 22 19 19 18 16 13 11

Marsala Alcamo Valderice Raffadali Canicattì Campobello Castellammare Cianciana Favignana Racalmuto Sciacca Buseto Fulgatore Pro Favara Petrosino

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Caro diario, è possibile “rovinare” un figlio? Per quanto provocatoria possa apparire la domanda, esiste una sola ed unica risposta: sì. E la ragione è semplice. La serenità di un figlio e la sua capacità di interagire in modo corretto in una società dipendono, in gran parte, dall’educazione ricevuta durante tutto il percorso della sua crescita. Certo, essere educatori non è semplice; e, del resto, non esistono regole prestabilite e verità inconfutabili cui attenersi per garantire il benessere ad un figlio. Ma è pur vero che, più spesso di quel che pensiamo, gli errori educativi risiedono proprio in quegli atteggiamenti che, presuntuosamente, riteniamo più giusti, più adeguati al “suo bene” e sicuramente tutt’altro che “rovinosi”. Per fortuna, ad aiutare noi genitori nel difficile compito educativo c’è anche la proposta “alternativa”, chiara ed illuminante, d’un Autore da sempre vicino ai giovani e alle loro problematiche. Parliamo di Don Antonio Mazzi, sacerdote dell’Opera Don Calabria, da sempre impegnato (e lo sappiamo benissimo: da anni è presente sui media con i suoi inimitabili interventi in affabulante “mix” d’intelligenza, esperienza e ragionevole provocazione civile) nel recupero dei tossicodipendenti ed, in genere, particolarmente attento alle tematiche familiari ed educative. Ne è una riprova il suo libro dal titolo Come rovinare un figlio in dieci mosse (San Paolo Edizioni, 2005, 10 euro, un ennesimo successo editoriale con diverse edizioni) che, come nello stile dell’Autore, cioè in chiave ironica ed accattivante, percorre tutte le fasi tipiche di un’educazione rischiosa per il benessere di un bambino. In sostanza, cari genitori, scrive Don Mazzi, se volete rovinare un figlio, ovvero crescere un fannullone, un ipocrita, un opportunista, uno sbandato, un bullo, un tossico, un delinquente, ed in buona sostanza un generico “fallito” a vostra immagine e somiglianza (mi balena il titolo di un vecchio libro di cui non ricordo più l’Autore e che non riesco a trovare: l’avevo acquistato poiché mi aveva colpito già dal titolo: “Come allevare un padrone”), viziatelo, accontentatevi del 6-, dispensate carezze di seconda mano, fatevi vedere depressi, siate latitanti, lavatevene le mani, scordatevi le buone maniere, mettete la famiglia dopo il lavoro, iperproteggetelo, incollatelo di fronte alla tv, lasciate che si annoi, imbottitelo di merendine, dategli il nome di una moto, scusatelo sempre, dovunque e comunque; poi, quando sarà grande e non potrete fare più niente per rimediare, potrete sempre svegliarvi per mettere le mani avanti e dire che questa generazione di giovani è tutta bacata (ipocriti), che avete fatto tutto il possibile (bugiardi) e che voi non c’entrate affatto (vigliacchi). Questo prezioso volume, caro diario, è, quindi, il vero e proprio manuale del perfetto genitore svampito, lontano, assente e appiattito sul mondo del consumo; e non manca davvero nulla, in esso, per indurre anche a quell’autocritica che, tuttavia, viene stimolata in modo mai demagogico né, tantomeno, noioso. Il libro, infatti, scorre in modo fluido, persino divertente, nei suoi passaggi ironici, nelle sue vignette e nei “comandamenti” dal tono moderno e più vicino alla realtà attuale di quanto lo siano davvero i genitori; ma non si limita ad elencare (e a rinfacciarci) tutte le tecniche per rovinare un figlio. La seconda parte è dedicata, infatti, ad altrettanti consigli per crescere un bambino come si deve. “Sempre che interessi a qualcuno”, ironizza l’Autore: poiché “fare un figlio è facile, bello, alla moda; educare un figlio è difficile, poco bello, per niente alla moda”. Ma, di sicuro, è pur sempre un dovere. Don Antonio, anche stavolta, ce lo ricorda con sapienza ed “humour”: a noi far uscire dalle pagine i suoi saggi consigli e metterli subito in pratica nella vita. Con i figli e con tutti. Nuccio Mula


L'Amico del popolo