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(Cristina CAROTTI)

IL RACCONTO

Voglio raccontarvi una storia, una storia diversa da quelle convenzionali, una storia di cui purtroppo il finale è diverso dal classico “… e vissero tutti felici e contenti…”, una storia dura e dolorosa, ma che deve essere raccontata. Qua non troverete fate, folletti e castelli incantati, ma attimi di vita quotidiana, di una normalità all’apparenza quasi banale ma che in realtà rammentano come piccoli gesti, piccoli aneddoti, piccoli istanti possano rivelarsi il dono più meraviglioso che la vita possa dare. Questa è la storia di un bambino dolce, bello e solare che nel breve tragitto della sua vita terrena ha trovato sulla sua strada l’orco cattivo che spesso infesta anche le favole più belle, solo che questa volta l’orco era colui che avrebbe in realtà dovuto difendere ed amare questo bambino, doveva essere quella persona che scaccia via i mostri cattivi e che ti salva dagli incubi, colui che ti protegge e veglia su di te. Questa è la storia di Claudio, l’angioletto di ponte Mazzini ucciso per mano paterna una fredda ed innevata mattina d’inverno. La storia si svolge nella bellissima città di Roma, è il giorno 5 del mese di ottobre dell’anno 2010, è già autunno, ma la temperatura mite ed il cielo sereno danno un sapore più primaverile a questa giornata, nel primo pomeriggio nel reparto maternità di un ospedale romano come tanti, tra letti, fiocchi e culle allineate, si affaccia alla vita un bimbo paffuto, bello e tranquillo, un bimbo all’apparenza come molti altri, ma che il destino ha voluto rendere speciale, in quel giorno alle 14.44 nasce Claudio. La sua mamma è una ragazza dalla bellezza indiscutibile e dal carattere solare, una ragazza acqua e sapone, orgogliosa della creatura che per nove mesi ha portato in grembo, innamorata fin dal primo sguardo di quel fagottino cattura baci che ora si trova innanzi, già legata a lui in modo indissolubile, fin da quando lo sentiva scalciare dentro di se e al quale ha voluto donare anche il suo nome, per rendere ancor più indelebile e duratura la loro unione. Lei è mamma Claudia, la mamma che ha dato alla luce, che ha accudito, che ha amato e che continua ad amare l’angioletto che in molto oggi conoscono e che forse grazie a questa storia, molti altri impareranno a conoscere. Claudia ha fantasticato tanto nei nove lunghi mesi della sua gravidanza su come poteva essere il suo piccino, ma a nulla erano servite tutte le sue teorie quando le fu messo tra le braccia il suo bambino, ogni pensiero, ogni idea, ogni immaginazione si era rivelata inferiore, Claudio era di una bellezza disarmante, lo guardavi e non potevi non rimanerne stregato, chi ha potuto stargli vicino è da subito rimasto folgorato da lui, innamorati al primo sguardo, un vero e proprio colpo di fulmine per tutti i suoi cari. Cosi sembrò anche per il suo papà, che nemmeno fu presente il giorno della sua venuta alla luce, ma che quando lo vide lo baciò e lo prese tra le braccia come ogni padre in quel momento avrebbe fatto, aveva il sangue del suo


sangue tra le mani, il prolungamento della sua esistenza, il frutto dell’amore con la sua compagnia, tutto faceva presagire ad una lunga e serena vita insieme, una nuova famiglia si era formata, ora bisognava solo coltivarla, proteggerla e rispettarla. Il tempo comunque faceva il suo corso, e la vita, come era logico che fosse, continuava. Claudio era un neonato tranquillo, nonostante i pochi mesi di vita, raramente si sentiva piangere, anzi prediligeva dormire sereno tra le braccia della sua adorata mamma, divenuta ancor più raggiante da quando poteva finalmente occuparsi a tempo pieno del suo piccolo, Claudia era una mamma attenta e premurosa e queste attenzioni facevano crescere sereno Claudio, che si dimostrava essere un bimbo buono e tranquillo. Un’ altra donna molto importante nella vita del piccolo Claudio è nonna Rita, la mamma di Claudia, lei era per il piccolo quasi come una seconda madre, presente fin dal primo istante di vita del piccino, Rita era prodiga di consigli per la neo mamma e premurosa e attenta nonna del principino che si era ritrovata per casa. Queste due donne, insieme alle zie sempre da parte materna di Claudio, hanno permesso al nostro protagonista di godere di una vita, fino al maledetto 4 Febbraio del 2012, completamente serena, gioiosa e tranquilla, purtroppo troppo breve, maledettamente troppo breve, ma questo chi poteva saperlo? Chi poteva anche solo lontanamente immaginare cosa sarebbe successo? Purtroppo la risposta è nessuno… Come ogni bambino Claudio cresceva e faceva nuove scoperte, la prima fu quella di passare dal caldo e intimo allattamento al seno, alle prime pappe, creme di riso, farine di cereali, semolino stemperati nel brodo vegetale, che nonna Rita era solita preparare con dedizione e cura. Generalmente molti bambini sono restii a questo cambiamento, staccarsi dal seno materno è spesso problematico, Claudio invece accettò di buon grado la novità, mai nessun lamento, mai nessun capriccio, anzi, divenne col tempo anche un gran mangione, e per dimostrare di gradire ed apprezzare il pasto portava il dito indice sulla sua rosea e pasciuta guancia e lo rigirava compiaciuto, segno che la pappa era stata di suo gradimento. Immaginate la gioia e la felicità di vedere crescere un bambino vispo e sano, Claudio era il bambino che tutte le mamme vorrebbero crescere, quello che non ti fa perdere un notte di sonno, quello che non fa mai i capricci, quello che ti da mille soddisfazioni. Mai un inquietudine, mai un lamento, nemmeno quando iniziarono a spuntargli i primi dentini, nonostante il fastidio certamente provato, lui riusciva a rimanere tranquillo, senza versare una lacrima. Era impossibile non meravigliarsi per il suo carattere cosi solare, delizioso ed era una tortura privarsi dal ricambiare la sua bontà, ricoprendolo di baci e abbracci. Quanti gesti, quanti sguardi, quanti sorrisi, quante scoperte l’orco che lo ha ucciso deve essersi perso, invece di bearsi ed intenerirsi per ogni suo comportamento e per ogni sua azione, non ha avuto per lui la minima pietà. Ben presto il nostro piccolo Claudio iniziò a gattonare, era emozionante vederlo prendere sempre più coscienza del suo corpo, iniziava a muoversi a carponi per la casa in cerca di nuove cose da scoprire, il poter finalmente raggiungere da solo la sua adorata mamma o la sua cara nonna che gioia e che soddisfazione gli procuravano. Da li a poco poi iniziò a sollevarsi poggiando le sue mani sul divano o sulla sedia, riuscendo con le sue sole forze a portarsi in posizione eretta, era fiero di se, i suoi


occhi si illuminavano ad ogni traguardo che con impegno e dedizione riusciva a raggiungere. Felicemente i mesi trascorrevano ed arrivò l’estate del 2011. In estate le giornate si allungano, le strade si popolano di persone, odori e sapori speciali si possono godere solo in questi mesi, ed è lacerante pensare che il piccolo Claudio ha potuto godere solo per una volta dei colori, dei profumi e dei sapori che questa stagione offre. Quella fu la sua prima ma anche la sua ultima estate. Claudio passava i pomeriggi all’aperto e spesso si divertiva nel giardino di casa in una piccola piscinetta di plastica, di quelle gonfiabili, che nonna Rita gli aveva comprato con l’intento di farlo divertire con un gioco nuovo che potesse anche dargli un po di sollievo dall’arsura del caldo estivo. E a Claudio piaceva tanto, ci passava tanto tempo, l’acqua non gli faceva paura, anzi si divertiva a schizzare quanti si fossero trovati nei paraggi. Giocava molto anche con la palla, questo buffo arnese, che quando mamma Claudia faceva rimbalzare davanti ai suoi occhioni, esplodeva in una compiaciuta risata contagiosa. E quando il momento dei giochi era finito e si doveva rientrare a casa, nessun capriccio, capitò una volta che Claudio si trovasse con la nonna in un parco giochi, dove tanti bambini ridono e si divertono tra scivoli, altalene e giostrine, Claudio giocò tra quei giochi per buona parte del pomeriggio e quando nonna Rita gli disse “adesso andiamo a casa”, da prima lui, con il dito indice allungato indicò una giostrina, mostrando il desiderio di continuare a giocare, ma quando Rita gli disse “ Claudio, andiamo, nonna è stanca”, ritirò nel pugno il ditino e senza piangere e lamentarsi ascoltò la sua cara nonnina accettando quanto gli veniva detto. Claudio è sempre stato molto ubbidiente ed estremamente sagace ed intelligente, mamma e nonna non dovevano ripetergli due volte la stessa cosa, se qualcosa gli era proibito ha sempre rispettato le regole, era lui stesso a dire “no, no, no, no” scuotendo a destra e a sinistra il viso rammentando che non doveva farlo. Era impossibile non intenerirsi per la sua bontà, non aveva grandi giochi, ma gli bastava poco per divertirsi ed essere felice. Gli piaceva ad esempio farsi consegnare un piccolo bastoncino, un rametto, in modo che potesse farlo scorrere, tenendolo in mano, contro la rete che delimita il giardino di casa di nonna Rita, per sentire il rumore che si produceva e rideva gioioso, come pochi altri avrebbero saputo fare. Era un grande osservatore e veniva rapito nello sguardo da tutto quello che vedeva sventolare, una bandiera, una sciarpa, qualsiasi cosa che il vento faceva ondeggiare lo suggestionavano molto. I suoi occhi di bambino sempre attenti ad ogni piccolo particolare, avevano la brama di conoscere e vedere cose nuove, e come si illuminavano quando spalancati riuscivano a scoprirlo. Arrivo ad esempio Natale, il suo ultimo Natale, nonna Rita aveva addobbato casa con un piccolo albero posto su di un mobile in soggiorno, un alberello ricoperto di festoni e palline colorate. Claudio, inutile dirlo era estasiato alla vista di questo nuovo meraviglioso oggetto comparso cosi misteriosamente in casa sua, lo guardava compiaciuto e cercava con le manine allungate all’insù di afferrarlo, ma era troppo in alto. Cosi un giorno è stato accontentato, dal mobile l’alberello è stato messo per terra sul pavimento, era più alto di lui e lo fissava e la felicità gli sprizzava da ogni poro, i suoi occhi brillavano e al culmine della gioia si è avvicinato a questo ambito trofeo e


lo ha abbracciato. Quando usciva, poi, con nonna Rita a fare compere entrando nei negozi adornati con luci e festoni colorate, dal passeggino cercava di afferrare tutto quello che gli si presentava innanzi, l’atmosfera natalizia si sa ha il suo fascino e lui ne era completamente conquistato, era attento ad ogni piccolo particolare, non gli sfuggiva nulla, ed il sorriso che aveva sul viso era un segno che in quegli attimi non sarebbe potuto essere più felice di cosi. Di li a poco, cominciò anche a camminare, da prima un po’ goffo ed impacciato, con le braccia leggermente sollevate con l’intento di trovare un equilibrio un po’ precario, poi sempre più svelto e sicuro, si spostava agevolmente da una stanza all’altra, in cerca di giochi e marachelle da fare. Novello scalatore, gli piaceva arrampicarsi solo soletto sul letto, dove si sdraiava non solo per riposarsi, ma con lo scopo di dimostrare a tutti la sua bravura, esclamando un compiaciuto “ohh” ogni volta che riusciva nell’intento. Da prima acuto e prudente, sollevava la gambina e si aggrappava alle coperte per riuscire nella scalata, di volta in volta sempre più abile, sciolto e veloce. Correva felice, quasi come trotterellando, e si divertiva, rideva di gusto perché faceva quello che gli piaceva fare, poteva andare ad abbracciare la sua mamma quando voleva, adesso era autonomo nei movimenti, dolce e sornione si avvicinava a lei e strusciava il suo testolino, ricoperto di capelli color del grano, contro quello di sua madre, segno inequivocabile di tutto il suo affetto e dell’amore incommisurato che nutriva per lei. Gli piaceva farsi accarezzare i capelli ed anche lui ricambiava il gesto accarezzando a sua volta i suoi cari, era impossibile non rimanere stregati dalle sue gesta, non rimanere affascinati dai suoi modi, un bambino spettacolare, per nulla capriccioso che ricopriva di amore ed attenzioni chi gli stavano attorno, era una gioia incontenibile, e chi ha avuto l’onore e la possibilità di condividere con lui questi attimi semplici ma cosi intensamente speciali, non possono che provare per lui un intenso affetto. Anche chi non lo conosceva e lo vedeva per la prima volta, veniva immediatamente rapito da lui, in pochi si privavano dal dargli una carezza, un bacio o dal prenderlo in braccio, attirava tutti a se, aveva un fascino magnetico, non si poteva rimanere indifferenti davanti ai suoi occhi e davanti al suo sorriso. Ed anche ora che fisicamente non c’è più chi ha potuto incrociare il suo sguardo su una foto che lo ritrae, non può non essersi sentito stregato, affascinato e conquistato. Era un grande comunicatore e pur non sapendo parlare ancora bene riusciva a farsi capire benissimo, aveva lo sguardo che parlava per lui e quella sfrontatezza e disinvoltura che l’innocenza dei suoi pochi mesi gli regalava. Gli piaceva molto imitare atteggiamenti, voci, modi di fare, ad esempio se vedeva qualcuno prendere degli appunti su un agenda anche lui voleva a sua volta scrivere qualcosa, e poi a lui piaceva imitare la sua mamma, la sua voce, le paroline dolci che le diceva… Ci fu una volta che Claudio vide una sua zia mangiare dei biscotti direttamente dalla loro busta, perché era pochi, gli ultimi rimasti, quando la zia finì i biscotti lasciò un momento la busta ormai vuota sul tavolo, a quel punto Claudio furbo e veloce prese la busta, si sedette sul divano e fece finta di mangiare anche lui i biscotti, metteva la mano all’interno del pacchetto, afferrava il suo dolcetto immaginario, lo portava con la sua manina alla bocca e faceva addirittura finta di


masticarlo… solo il semplice raccontare questo aneddoto mi fa nascere un sorriso sul viso, quale simpatico e sagace giocherellone era, quale genuinità, quale intelligenza e spontaneità possedeva, come non si può far viaggiare un secondo la mente e pensare di trovarsi per un istante li con lui, vederlo compiere questi gesti e bramare dal desiderio di tenerlo stretto tra le proprie braccia. Claudio era questo, Claudio era un bambino di quasi 16 mesi che sorrideva alla vita, era un bambino felice e spensierato, che aveva ancora tante cose da fare e da scoprire. Avrebbe dovuto andare all’asilo e conoscere tanti nuovi amichetti, sarebbe dovuto andare al mare, che nella sua breve esistenza non è riuscito a vedere, avrebbe dovuto ricevere regali e regali per i numerosi compleanni che con amici e parenti avrebbe dovuto festeggiare, e poi via via, sarebbe dovuto andare a scuola, avrebbe dovuto studiare e magari litigare con mamma per un brutto voto preso… tante, tante, tantissime cose il piccolo Claudio aveva il diritto di fare, ma cosi non è stato, alle prime luci del mattino del 4 febbraio 2012, è stato strappato dal lettino nel quale dormiva e buttato da chi gli ha dato la vita nel fredde acque del fiume Tevere. Quella mattina Roma si era risvegliata sotto una manto di neve soffice e candida, sono sicura che quello sarebbe stato per Claudio un giorno speciale, si sarebbe messo sciarpa, cappello e guantini e sarebbe corso nel giardino di casa a giocare con la neve che mai prima di allora aveva visto, si sarebbe emozionato nel toccarla, nel sentirla cosi fredda e morbida, sono sicura sarebbe stata un giornata di giochi e sorrisi. Invece purtroppo cosi non fu, la neve la vide, si, e la sentì, fredda, sul suo corpo, ma non perché giocava, non perché si divertiva, ma perché l’orco cattivo stava decidendo di distruggere la sua vita, stava decidendo di buttarlo via, come si fa con qualcosa di vecchio che non serve più. Non voglio volutamente dire nulla di più su quella giornata, Claudio non merita di essere ricordato per la sua tragica morte, Claudio è molto di più. La sua esistenza va oltre, non ha smesso di vivere quando i suoi occhi si sono chiusi per sempre quel giorno, lui continua a vivere nei cuori di chi lo ha amato ed in quello di quanti hanno imparato ad affezionarsi a lui. La notizia, lacerante e straziante della sua atroce scomparsa faceva il giro di televisioni e giornali. La neve di quel giorno è stata in grado di gelare il cuore di colui che la vita gli ha dato e che in un istante ha deciso di togliergli, ma ha squarciato la mente ed i cuori di quanti venivano a conoscenza di quanto accaduto a Claudio, quello che nei giorni a seguire diventò l’angioletto di ponte Mazzini. Ricordo come fosse ora, che quando per caso, seguendo il notiziario all’ora di pranzo con la mia famiglia, diedero la notizia di quanto accaduto, in un istante gli occhi mi si riempirono di lacrime e scoppiai a piangere. Come poteva un padre fare del male al proprio figlio? Come poteva una piccola ed innocente creatura di 16 mesi subire un simile martirio? Dov’era Dio quella mattina mentre succedeva tutto questo? Una serie ininterrotta di domande mi si presentavano nella mente, tanti e tanti perché ai quali non riuscivo a darmi una risposta, forse la sensibilità di donna e di mamma quale sono aveva preso il sopravvento, ma la rabbia, il dolore e la disperazione che provavo al pensiero di quanto accaduto al piccolo Claudio erano talmente forti ed intense come se lui facesse parte della mia vita da sempre, come se quel giorno se ne


fosse andato qualcosa di mio e non mi fosse stata data la possibilità di conoscerlo e amarlo. Nonostante le ricerche iniziate tempestivamente, il corpo di Claudio non si riusciva a trovare, fin dalle ore successive la tragedia si iniziarono a scandagliare le acque al di sotto di ponte Mazzini, il ponte dal quale fu lanciato, con la speranza che si fosse incagliato, in qualche sasso o ramo che invadono il fondale, ma niente il suo corpicino non c’era. Le correnti insidiose e le mille trappole che il fiume riserva non aiutavano certo a restituire almeno un corpo su cui i cari di Claudio avrebbero potuto pregare. Il pensiero di saperlo sperso nelle acque del fiume era, anche per me, una cosa lacerante e per rendere meno dolorosa l’attesa del suo ritrovamento, mi piaceva pensarlo in un mondo immaginario, in un modo subacqueo, lontano da quelle acque scure e melmose, in un mondo popolato da colorate e simpatiche creature che sono certa Claudio sarebbe riuscito a conquistare e a farsele amiche. E cosi ho costruito un mondo a sua misura, dove non aveva più paura. Una gigantesca tartaruga di nome Lena era la sua compagna di giochi, con lei passava il tempo e si divertivano insieme a fare i dispetti al pesce palla Paul, un pesce un po saccente e autoritario che diceva sempre, questo non si fa, quello non si può dire e loro allegri birbanti lo imitavano di nascosto ben attenti a non farsi vedere, ridendo divertiti. Insomma una simpatica storiella se vogliamo, ma piuttosto che immaginarmelo solo e disperato, ho preferito pensarlo cosi, in una favola, perché i bambini meritano di vivere come in una favola, infondo nessuno sapeva dov’era, e per me lui era li, a ridere e a giocare, nelle acque blu di un mare pulito, blu come i suoi occhioni, che mi immaginavo ancora spalancati e felici, in attesa di trovare la strada per ritornare dalla sua mamma. Dopo il primo, inevitabile, clamore iniziale suscitato da questa atroce notizia, il sipario veniva ben presto calato, dai media, sulla storia del piccolo Claudio, anche se il suo corpo ancora non si trovava ed era disperso nelle acque del Tevere, la sua storia sembrava non destare molto interesse, forse perché il colpevole era da subito stato affidato alla giustizia e non vi era la solita caccia al mostro che innumerevoli casi di cronaca, anche dei nostri giorni, hanno visto inscenare da parte di una serie di programmi televisivi in cui processi e dibattiti la fanno da padrone. E cosi, iniziò la mia personale caccia alla verità e alla notizia, giornalmente visitavo vari motori di ricerca su internet alla ricerca di anche una minima notizia in merito alla sorte del piccolo Claudio, seguivo tutti i programmi televisivi nei quali sporadicamente si parlava di lui. Ricordo la prima volta che vedi l’intervista fatta a Rita, la nonna di Claudio, la quale ancora ferita sia nel fisico ed ancor di più nell’animo, raccontava come si era svolti i fatti ed aggiungeva alcuni particolari di quelli che sono stati gli ultimi attimi di vita del piccolo, è stata una vera e propria tortura ascoltare quelle parole, chiudevo gli occhi e rivivevo tra le sue frasi la scena di quel tremendo giorno, avevo il cuore che pensavo scoppiasse dal dolore che provavo e dalla rabbia che nutrivo nei confronti del vile essere che gli aveva tolto la vita. MI sentivo cosi impotente e addolorata, come potevo razionalmente accettare quanto accaduto? Un fatto di cronaca cosi efferato e atroce nei confronti di un piccolo di 16 mesi da parte di un padre, i miei 30 anni di vita non lo ricordano e prego di cuore Dio che il


sacrificio imposto al piccolo Claudio serva a svegliare le coscienze di tutti, i bambini non si toccano, i bambini sono il nostro futuro e noi “grandi” abbiamo il compito di salvaguardarli, proteggerli e amarli! I giorni inesorabilmente passavano, Claudio ancora non si trovava e le autorità volevano fermare le ricerche del suo corpo, considerando impresa ardua e del tutto impossibile, riuscire a ritrovarlo. Ricordo che pregavo ogni giorno Dio chiedendogli di far ritrovare il piccolo, aveva già dovuto subire una fine atroce e dolorosa, non meritava anche di rimanere solo, perso in quelle sporche e fredde acque, doveva ritornare dalla sua mamma, e tutti i suoi cari avevano bisogno di riaverlo con loro, per potergli dare una degna sepoltura e per avere un luogo dove poterlo piangere e pregare per lui. In quei giorni a questo scopo nonna Rita e zia Manuela, la zia del caro Claudio, si recarono in una trasmissione televisiva con l’intento e la determinazione di tenere i riflettori accesi sulla vicenda, chiedendo a gran voce la ripresa immediata delle ricerche del suo corpicino. In quell’occasione vidi per la prima volta una foto di Claudio… come la vidi rimasi di ghiaccio, è stato come incassare un pugno dritto allo stomaco, la foto era un pò scura e Claudio indossava una maglietta anch’essa scura, ma la sua bellezza era disarmante, due occhi blu come il mare incastonati in viso paffuto e sornione, inutile dire, che scoppiai in un pianto a singhiozzi, era un vero e proprio principino, bello, sano, solare e il non saperlo più in vita rendeva quella foto ancor più speciale di quanto già non fosse.

La mia ricerca di informazioni continuava, speravo ogni giorno di trovare qualche notizia positiva sul rinvenimento del corpo di Claudio, ed un giorno sempre alla ricerca di notizie, scoprii l’esistenza di un sito internet a lui dedicato. E’ un sito internet creato da tre persone che non conoscevano Claudio prima della notizia della sua scomparsa, tre persone che come me cercavano notizie e leggevano articoli sulla sua vicenda e che un giorno, per caso, si ritrovarono in una sorta di blog di una testata giornalistica e, scambiandosi commenti e sensazioni sulla vicenda del Caro angioletto, presero la decisione di fare qualcosa in prima persona per onorare la memoria e aiutare a tenere vivo il ricordo del piccolo Claudio. Iniziai cosi ad entrare in questo sito, dove col tempo ho avuto l’opportunità di conoscere quello che io reputo il primo paladino e amorevole difensore del piccolo Angelo, l’Avvocato della famiglia di Claudio il caro Alberto, scoprendo cosi come tantissime persone di ogni parte d’ Italia fossero state colpite da questa vicenda.


Trovandosi in questo sito si aveva la possibilità di lasciare messaggi per lo più di amore e vicinanza per Claudio e la sua famiglia, ma, grazie all’indiscusso e lodevole impegno dei fondatori del sito, si creavano iniziative per tenere vivo e presente il ricordo del piccolo angioletto e per fare in modo che non si interrompessero le ricerche del suo corpicino fino al suo ritrovamento. Ricordo di aver mandato decine di mail a testate giornalistiche e televisive, e tante altre ancora alle autorità capitoline per riuscire nel mio piccolo a far qualcosa di tangibile e concreto per Claudio, e come me tantissime persone si sono mosse in questo senso, con l’intento e la speranza di rendersi utili. Quel fascino magnetico che caratterizzava il piccolo Claudio nella sua brevissima vita terrena era rimasto inalterato e per nulla scalfito dalla sua tragica morte, anzi ora l’ Italia intera era attratta a lui e non solo, ha superato l’oceano ed arrivato anche fuori i confini nazionali. Oramai quel sito divenne il mio appuntamento quotidiano, vi entravo per lasciare qualche dolce messaggio per quello che orami, forse anche un po egoisticamente definisco il mio angelo, e sempre con la speranza di ricevere qualche notizia in merito al suo ritrovamento. Questo accadde un pomeriggio, era il 29 marzo 2012, quasi 2 mesi dopo il suo efferato omicidio, apprendo la notizia che in un circolo nautico privato in zona fiumicino, il circolo “i tre nodi”, dei ragazzi nell’ormeggiare la loro imbarcazione, avvistano quello che all’apparenza sembrava un piccolo fagottino, affiorare vicino alle sponde del fiume. Avvisate le autorità competenti, che immediatamente si recano sul posto, si ha la conferma che quel piccolo fagottino che galleggiava nel fiume è in realtà il corpicino di un bambino… Non si ha conferma ufficiale che in questi casi si ottiene con l’esame del DNA, ma tutti sapevano che finalmente Claudio si era fatto trovare, il Tevere che di lui si è beato e curato come un vero padre, lo aveva restituito ai suoi cari. Il mio primo pensiero quando appresi la notizia andò a Claudia e pensai finalmente è tornato dalla sua mamma, ma nonostante il sollievo di non saperlo più disperso nel fiume, bisognava fare i conti con la durissima realtà, adesso era ufficiale il piccolo Claudio non c’era più, quello che ci veniva restituito era un piccolo e deturpato involucro, l’azzurro dei suoi occhi, il dolce suono delle sue risate, la dolcezza di ogni suo piccolo gesto, se ne erano andate per sempre, si è vero, tutto questo già si sapeva, ma credetemi, quel ritrovamento cosi tanto agognato metteva definitivamente la parola fine alla sua vita terrena e questo, per quanto preparati e consci, è davvero lacerante e doloroso da accettare. Si dovette attendere parecchi giorni, prima di poter celebrare il suo funerale, che si svolse il 9 giugno 2012, una toccante celebrazione, dove la vista di quella piccolissima bara bianca sommersa di fiori e pupazzi, straziava il cuore. Al termine della funzione, per volontà di mamma Claudia, è stato mostrato un video, fatto da lei, con tantissime foto del piccolo Claudio, dai primi giorni di vita, agli ultimi sui istanti di vita serena, un video commovente, a stento si potevano trattenere le lacrime; usciti dalla chiesa sono stati liberati in cielo tanti palloncini bianchi e mi piace pensare che Claudio se li sia presi tutti e ci abbia giocato divertito e felice. Oggi l'angioletto di ponte Mazzini riposa nel cimitero del Verano, in un piccolo loculo, come la sua piccola bara, come era piccolo lui…


Dopo il primo, comprensibile, sconforto che questi eventi avevano portato, un nuovo sentimento albergava dentro di me e dentro tutti quelli che hanno amato o hanno imparato ad amare il piccolo Claudio, ora c’era sete di giustizia, una giustizia che si chiede a gran voce e che ancora stiamo aspettando, perché mentre scrivo queste pagine siamo ancora in attesa che un giudice applichi una pena severa al vile che ha ucciso questo angelo, giustizia perché i bambini non si toccano e Claudio, suo malgrado è divenuto icona dei maltrattamenti e degli abusi, che piccoli indifesi sono costretti a subire. L’importante era continuare a tenere i riflettori alti su di lui e la sua storia, bisognava dare a Claudio il giusto tributo ed onore, anche le autorità Romane che erano sempre rimaste un po defilate sulla vicenda, iniziavano a divenire più presenti e collaborative nei confronti della famiglia del piccolo, ed io, mi domandavo, io cosa posso fare per far qualcosa di utile per Claudio? Ho pensato per parecchio a come rendermi utile concretamente, ma un po gli impegni di famiglia e lavoro, un po la distanza con Roma che mi privava di essere fisicamente presente a tante iniziative, non sapevo cosa potevo fare in prima persona per Lui e la sua famiglia. Fino a quando una notte accadde una cosa che ancora oggi razionalmente faccio fatica a spiegare e a spiegarmi, mentre io e tutta la mia famiglia dormivamo ognuno nei rispettivi letti e nelle rispettive stanze, vengo svegliata dal pianto di un bambino, essendo io mamma di tre bambini, salto dal letto e accesa la luce nella mia stanza corro dai miei bimbi per vedere cosa fosse accaduto, ma stranamente trovo tutto normale, tutti e 3 dormono sereni nei loro lettini, resto qualche istante ad osservarli, ma notando la situazione tranquilla, nonostante qualche dubbio, decido di rimettermi a letto, cosi, torno nella mia stanza, mi siedo sul letto e dopo aver spento la luce mi giro per mettermi coricata e in quell’istante trovo innanzi a me quelle che da subito ho definito due lucine blu che mi fissano, di colpo riaccendo la luce per cercare di capire di cosa si trattasse, ma niente quelle lucine erano svanite nel nulla, anche rispegnendo la luce non si vedevano più, razionalmente potrei dirvi che non era niente solo suggestione, ma il calore che ho sentito dentro di me in quel brevissimo istante mi porta a pensare che qualcosa di importante sia accaduto quella notte. Nei giorni precedenti avevo pregato tanto Dio di farmi avere un segno che Claudio stava bene ed era sereno, io non so come definirlo, ma sono sicura che quella notte nella mia stanza ho avuto l’onore di vedere i dolci e splendenti occhi di Claudio, tra tante persone lui quella notte era venuto da me, ed ora io non potevo più stare con le mani in mano, dovevo iniziare ad agire e fare qualcosa per lui, e cosi pochi giorni dopo presi la decisione di scrivere qualcosa per Claudio, qualcosa che potesse farlo conoscere a tante altre persone, qualcosa che aiutasse a tenere vivo nel tempo il suo ricordo. Contattai privatamente l’Avvocato Alberto e gli espressi il mio intento e desiderio e lui accolse questa mia iniziativa con tanta gioia e stima, ed io mi sentivo ancora più fiduciosa di avere preso la scelta giusta, che stavo iniziando a fare qualcosa di buono e utile e questo mi rendeva onorata e felice. A questo scopo presi l’occasione di incontrarmi personalmente con tutti le persone più care a Claudio, recandomi personalmente a Roma, grazie anche ad un viaggio in programma già da tempo con


mia figlia. Era il mese di maggio precisamente il week-end che andava dal giorno 18 al giorno 20, Alberto fu cosi gentile e premuroso da venirci a prendere all’aeroporto di Fiumicino per condurci all’albergo nel quale avremmo alloggiato in quei giorni e prendemmo accordi per vederci l’indomani del mio arrivo con nonna Rita. Ricordo l’ansia e l’agitazione all’idea di conoscere personalmente i cari di Claudio, mi sentivo onorata ma anche un forte senso di disagio mi attraversava, chi ero infondo io per entrare nella vita di queste persone, già distrutte da un dolore inimmaginabile, avrebbero potuto sentirsi infastidite dalla mia visita, per loro fino a quel giorno ero una perfetta estranea. Carica di dubbi mi recai al luogo dove ci dovevamo incontrare e quando vidi il viso dolce e buono di nonna Rita ed incrociai quegli occhi azzurro cielo, belli e splendenti come quelli di Claudio, ogni paura in un istante svanì. Iniziò a parlarmi da subito del suo amato nipote e delle innumerevoli vicissitudini, se cosi vogliamo definirle, inflitte e subite dal mostro a spese di Claudia, la sublime mamma del caro angioletto, alternava parole traboccanti d’amore per il suo tenero principino a parole piene di rabbia e rancore verso quell’essere da lei accolto fin da subito come un figlio e che in realtà si è rivelato essere il peggiore dei diavoli. Mi sentivo come una di famiglia, nessuna distanza c’era tra noi, ho sentito da subito formarsi un legame di rispetto, stima e affetto verso quella figura esile cosi provata nell’anima, ma cosi piena di forza, per aiutare ad andare avanti la giovane Claudia, e determinata ad avere giustizia per l’infamità commessa contro Claudio. Ci recammo da prima su punte Mazzini nel punto esatto dove Claudio ha incontrato la morte fisica, un pezzetto di ponte divenuto altare a memoria del piccolo e quale luogo di ricordo e preghiera. Tantissimi pupazzetti di peluche, fiori, bigliettini, giochi sono stati lasciati da gente comune, toccata nell’animo da questa tragica vicenda e anch’io posi tra gli altri un piccolo pupazzetto donatomi espressamente da mia figlia per Claudio. Ricordo come fosse ora che un nodo alla gola mi attanagliò e a stento riuscii a trattenere le lacrime, non riuscivo a guarda al disotto del parapetto del ponte verso quelle acque che si erano portate via per sempre il piccolo angelo, scrutavo il cielo, sereno di quella giornata, come a cercare Claudio per incrociare il suo sguardo e dirgli quello che dentro di me pensavo, volevo chiedergli scusa per non averlo protetto, scusa per il male che quel maledetto giorno ha dovuto subire, scusa per il terrore patito in quegli attimi, ma anche di non temere più nulla e nessuno e di essere felice perché tante persone nuove ora lo amavano e amavano quella famiglia cosi meravigliosa che lo aveva cresciuto ed accudito. Ripercorremmo poi il tragitto che dal ponte porta a casa di nonna Rita, il tragitto che in senso inverso il mostro percorse con il piccolo Claudio tra le braccia, un tutto sommato breve tragitto, ma interminabile e angoscioso per il piccolo che dal caldo letto di nonna, ha percorso nel freddo di quella mattina e nel timore di quanto stava accadendo. Arrivammo quindi alla casa dove il nostro angelo ha vissuto gran parte dei suoi quasi 16 mesi, e li un nuovo senso di dolore mi rapì. Tra quelle stesse mura, tra i mobili, tra quegli stessi oggetti Claudio aveva trascorso le sue più spensierate e serene giornate; e la sua presenza era quasi tangibile si sentiva in ogni angolo, era come se mentre eravamo li a parlare, lui furbetto ci stava osservando. Li ebbi la grande gioia di


conoscere anche Manuela zia del piccino, con Benedetta la sua piccola creatura, la cuginetta di Claudio che sarebbe dovuta essere sua compagnia di giochi e marachelle, ma che purtroppo non è riuscito nemmeno a conoscere. Parlammo a lungo, Rita mi raccontava con immenso orgoglio tanti piccoli aneddoti su Claudio, sulla sua vivacità, bontà, intelligenza, da un lato c’era il dolore fortissimo, lancinante per la sua assenza, dall’altra la gioia e dolcezza di quegl’istanti cosi banali ma così indelebili, vissuti con lui. Si passava da un sorriso mentre si raccontavano certi episodi, allo scuotere la testa ancora increduli, perché era impossibile accettare che niente di quei momenti sarebbe potuto ritornare indietro. Non ebbi l’opportunità di incontrare personalmente Claudia, quel giorno, era in casa, ma non desiderava farsi vedere, ed io chiesi espressamente di rispettare la sua scelta, come non capirla, mi contattò successivamente per mail e mi ringraziò di cuore per la visita e mi espresse la sua felicità all’idea che scrivessi qualcosa per Claudio, di Claudio e quella fu la mia iniezione di grinta ed entusiasmo per intraprendere il percorso che mi ha portato a scrivere queste parole. Rientrai a casa dopo quel viaggio piena di idee, emozioni e sensazioni, avevo avuto l’onore e la felicità di incontrare una famiglia speciale, legata tra di loro da un forte legame di amore e rispetto reciproco, una famiglia composta in quello che è un dolore che squarcia il cuore, ma fermamente determinata ad avere giustizia ed il giusto tributo, in memoria del loro più grande amore. Ero fiera di aver conosciuto delle persone così squisite ed essere divenuta per loro una persona di cui fidarsi e su cui poter contare e per questo dovrò sempre ringraziare il carissimo Alberto, che è il primo ponte tra la famiglia e il mondo esterno, è l’esecutore e procacciatore di propositi ed iniziative in memoria di Claudio, è il suo primo paladino e difensore; E’ grazie a lui se oggi a Roma nel quartiere Trastevere, più precisamente in p.zza San Cosimato, vi è un parco giochi dedicato a “Claudio, l’angioletto di ponte Mazzini”, è sempre grazie a lui se è di recente nascita l’associazione “Amici di Claudio”, perché un bambino non nasca per soffrire, per essere maltrattato ed ucciso, è grazie al suo impegno se ora vi sono altri due siti internet di e per Claudio, è merito suo se iniziative, cortei, processioni e commemorazioni si sono svolte e si svolgeranno nell’avvenire in memoria e ricordo del nostro angelo. Ed io in tutto questo mi sento parte integrante di un movimento di amore e partecipazione nei confronti di un bambino meraviglioso, che ha subito ciò che nessun bambino al mondo mai dovrebbe patire e che ora merita di essere ricordato, perché giustizia sia fatta perché quell’orco cattivo sparisca una volta per tutte da questa storia e lasci il posto al ricordo di un angelo meraviglioso, perché quel maledetto giorno ha ucciso il suo corpo, ma non ha vinto lui, l’anima di Claudio vivrà in eterno nelle menti e nei cuori di quanti lo hanno amato, lo amano ed impareranno ad amarlo. Per finire caro e dolce Claudio mi rivolgo direttamente a te, tu sai che dal quel giorno ti parlo sempre, svariate volte durante l’arco della giornata, quasi come se ti conoscessi da sempre, quasi come se fossi qua con me, te l’ho già detto sei divenuto il mio angelo, il custode dei miei segreti, il curatore dei miei bambini, a te affido le mie paure e le mie speranze e per questo le mie ultime parole di questo scritto le voglio dedicare personalmente a te.


Piccolo Claudio sei stato vittima di un atto di inaudita crudeltà e violenza. Sei balzato alla cronaca per la tua tragica morte, morte inflitta da colui che avrebbe dovuto amarti e proteggerti e che invece ha chiuso per sempre i tuoi occhi in modo atroce e disumano. Il mio intento, però, non è stato quello di ricordare la tua assurda fine. Non si può sconfiggere il male rinvangandolo, tenendo costantemente aperta una ferita che continua a sanguinare nel tempo, non si esorcizza il dolore rievocandolo. Tanto male sei già stato costretto a subire e non meriti di essere ricordato solo come quel bambino che il padre, una mattina di inverno, ha deciso di uccidere. Tutti ti devono ricordare per la meravigliosa creatura che sei stata qua in terra e che sono sicura continui ancora ad essere. Ho voluto far conoscere il tuo sorriso contagioso, ho voluto far ammirare a tutti i tuoi bellissimi occhi azzurro cielo, ho voluto raccontare a quanti ignorano la tua esistenza il bambino che eri, e che continui ad essere nei cuori di centinaia di persone. Meriti di essere ricordato cosi, hai donato tanto amore ai tuoi cari e continui a dispensarne ancora, questa volta a tutte quelle persone che si sono avvicinate a te, magari un po per caso, spesso solo per curiosità, ma che sono state rapite da te. Ci si dimentica troppo spesso dei veri valori della vita, amore, fraternità, compassione, rispetto, valori che dovrebbero guidare la vita di tutti, ma capita troppo spesso che vi siano cuori assopiti dall'indifferenza e induriti dalla malvagità. Tu Claudio eri un angelo in terra e lo sei ora in cielo e il tuo compito è divenuto quello di essere il simbolo di quest'amore, un amore puro e disinteressato, un sentimento che guida ed illumina, che protegge e difende. Sei un angelo tra gli angeli, tra i piccoli martiri che come te hanno dovuto subire la violenza di adulti che al contrario avrebbero solo dovuto prendersi cura di voi... Il tuo nome unito a quello di tutti i bambini che in ogni parte del mondo sono vittime di spietati carnefici, non possono e non devono essere dimenticati e questo mio scritto vuole servire a questo, come mezzo per dare voce a chi una voce, un orco, ha tolto per sempre, un mezzo per portare vivo e costante il vostro ricordo, un mezzo per gridare a gran voce ".BASTA, I BAMBINI NON SI TOCCANO". Il tuo ricordo, caro Claudio, deve sconfiggere le barriere del tempo e dei luoghi e mi auguro con tutto il cuore che questi pensieri scritti su carta, possono essere di aiuto in questo. Ti voglio un gran bene come ne voglio a tutta la tua famiglia, per sempre, tua Cristina.


Claudio...... ed io