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News dagli Amici di Angal a cura della sezione torinese dell’Associazione “Amici di Angal”

Numero 3 – MARZO 2009

In questo numero: Cronache da Angal

1

Il St. Luke’s Hospital

2

I Progetti

2

Nuovi obiettivi e realizzazioni

3

E lontano da Angal...

3

Testimonianze Umiltà e rispetto, innanzitutto (di Giovanni Cardellino)

4

Cooperare crescendo insieme (di Simone Tretola)

Veduta di Angal.

5

I fili delle donne: Klaùdia racconta La panca

6

Saggezza africana (II)

7

I Progetti

straordinario nell’impostazione del servizio odontoiatrico, che sarà portato avanti da un medical assistant da lui stesso istruito. Contemporaneamente si è preoccupato di svolgere un programma di prevenzione nelle scuole e di screening di tutti i bambini presenti in Ospedale e nel Dispensario (v. la sua Testimonianza a p. 5). Il Dr. Siggillino, con una ventina di interventi, in gran parte endoscopici, ha risolto molte situazioni penose (ritenzioni croniche d’urina per ipertrofia prostatica e fistole vescico-vaginali). Il Dr. Cardellino ha affiancato Mario nell’affrontare le difficoltà quotidiane della gestione di una struttura che deve risolvere ancora moltissimi problemi organizzativi, in parte legati alla scarsità di personale medico (v. la sua Testimonianza a p. 4).

Assistenza degli orfani da AIDS Offre un aiuto diretto alle famiglie locali che accolgono e si prendono cura di questi orfani. Le varie situazioni vengono seguite in particolare da due collaboratori locali, estremamente fidati e motivati, che due volte al mese incontrano la famiglia affidataria, consegnano la somma di denaro e raccolgono notizie particolari. Con cadenza semestrale il Dr. Marsiaj e sua moglie controllano lo stato di salute, nutrizione, benessere degli orfani assistiti (217 al 30 novembre 2008).

Puoi aiutarci a sostenere un altro bambino orfano con una donazione di 200 euro all’anno (poco più di 50 cent. al giorno), provvedendo in questo modo alle sue elementari necessità (sostentamento, vestiti, cure mediche, istruzione).

Il St. Luke’s Hospital La struttura

Operazione Proteine

L’Ospedale ha un raggio d’azione di circa 50 km, con un bacino d’utenza di circa 140.000 persone. Dispone di 280 posti letto, con un tasso medio di occupazione superiore al 100%. È dotato di un Laboratorio di analisi chimiche e microbiologiche, di una Sala di Radiologia e di una Sala operatoria.

Fa capo al Centro Nutrizionale (Nutrition Unit) interno all’Ospedale, che fornisce tre pasti al giorno ad alto contenuto proteico ai bambini con forme gravi di malnutrizione. L’attività del Centro, avviata e coordinata da Claudia Marsiaj, coinvolge le mamme in lezioni di educazione nutrizionale, seguendole nella preparazione del cibo e istruendole sull’utilizzo delle risorse alla loro portata. Dal Centro viene inoltre distribuito il cibo anche ai pazienti degli altri reparti segnalati dal medico come particolarmente bisognosi (in totale da 60 a 70 pasti al giorno).

Le necessità • Risolvere il problema della carenza di personale medico

Cronache da Angal La 32a missione di Mario e Claudia Il 3 dicembre 2008, dopo due mesi, si è conclusa la nostra “missione breve” ad Angal, condivisa dalla Dr.ssa Elisa Lupi, specializzanda in ostetricia e ginecologia, dal Dr. Ivo Siggillino, urologo di vastissima esperienza e già al quarto viaggio con noi e, per la quinta volta, dal Dr. Giovanni Cardellino, internista di Aosta, braccio destro di Mario e dell’Associazione. Più tardi ci ha raggiunti, come sempre, Giorgio Rodolfi, che ha riparato ancora una volta i vari circuiti elettrici, sistemato le nuove batterie dell’impianto solare e fatto ripartire la seconda pompa dell’acqua in panne da 2 mesi. L’impatto con l’Africa, anche tornando per la 32esima volta, è sempre scioccante: per il divario tra lo sfarzo dei nuovi supermercati di Kampala e la miseria degli slums, fra il traffico del centro intasato da grossi autoveicoli e le strade periferiche animate da gente che spinge carriole e da venditori ambulanti con le merci in bilico sulla testa. In una di queste strade, di ritorno da un mercato rionale, Claudia ed Elisa si sono accorte di essere seguite da una 1

bimbetta dall’aria sperduta. Alla domanda “Dove stai andando?, “Con voi” è stata la risposta disarmante. Annett, così si chiamava la bimba (avrà avuto 8 o 9 anni), dormiva per strada già da qualche giorno. Non aveva più trovato a casa la zia alla quale era stata affidata. Ci chiedeva di farla dormire con noi quella notte. L’abbiamo portata a casa CUAMM e rifocillata. Ha dormito in un vero letto accanto ad Elisa. Alla nostra partenza per Angal, Esta, la cuoca del CUAMM, è riuscita a rintracciare la famiglia e a riportarla al suo villaggio. Ad Angal abbiamo trovato già perfettamente inseriti ed operanti la Dr.ssa Arianna Bortolani, inviata dal CUAMM, che si fermerà due anni, e il Dr. Simone Tretola, odontoiatra appartenente alla SMOM [Solidarietà Medico-Odontoiatrica nel Mondo, n.d.r.]. Arianna si è accollata la Pediatria, che a causa del lungo periodo delle piogge era stracolma di bambini con malaria, gastroenteriti, malattie respiratorie, e la Nutrition Unit, che finalmente può contare sull’appoggio e la supervisione costante di un medico. Simone, in 6 mesi di presenza, ha fatto un lavoro

L’Ospedale impiega 151 persone, fra cui 3 soli medici. • Supplire al calo del contributo statale, mantenendo basse le rette ospedaliere

Aiutaci a sostenere il Progetto “Operazione Proteine”, che comporta una spesa annua di 9.500 euro.

I fondi a disposizione dell’Ospedale provenivano per il 52% dal Governo ugandese, per il 14% dalle rette ospedaliere (che l’Amministrazione cerca di contenere al massimo) e per il 34% dalle donazioni. Attualmente, però, il contributo statale è stato ridotto al 42% e si ipotizza che possa essere addirittura sospeso. Il contributo dell’Associazione “Amici di Angal” potrebbe perciò diventare determinante e condizionare l’esistenza stessa dell’Ospedale!

Ricovero gratuito per i bambini Permette di ricoverare tutti i bambini malati, anche per lunghi periodi, chiedendo solo il contributo simbolico di 1 euro. Avviato nel 1998, ha permesso di salvare moltissime vite.

Aiutaci a sostenere il Progetto “Ricovero gratuito per i bambini”, che richiede più di 30.000 euro all’anno.

• Provvedere ad un continuo, razionale aggiornamento tecnologico della struttura Grazie ai fondi raccolti dall’Associazione, si sono potute eseguire importanti migliorie nell’Ospedale, quali: - impianto fognario - costruzione di un padiglione di isolamento - ampliamento del reparto di Pediatria - elettrificazione a pannelli solari - ristrutturazione del “Centro Nutrizionale” (Nutrition Unit), creato da Claudia Marsiaj nel 1968 - avvio dell’informatizzazione dei servizi ospedalieri.

Samaritan Fund Questo “fondo” permette di ricoverare le persone che non possono pagare la sia pur modesta retta chiesta dall’Ospedale e di fornire gratuitamente i cosiddetti “farmaci salvavita”.

Aiutaci a sostenere il Progetto “Samaritan Fund”, che comporta una spesa annua di circa 10.000 euro.

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News dagli Amici di Angal a cura della sezione torinese dell’Associazione “Amici di Angal”

Numero 3 – MARZO 2009

In questo numero: Cronache da Angal

1

Il St. Luke’s Hospital

2

I Progetti

2

Nuovi obiettivi e realizzazioni

3

E lontano da Angal...

3

Testimonianze Umiltà e rispetto, innanzitutto (di Giovanni Cardellino)

4

Cooperare crescendo insieme (di Simone Tretola)

Veduta di Angal.

5

I fili delle donne: Klaùdia racconta La panca

6

Saggezza africana (II)

7

I Progetti

straordinario nell’impostazione del servizio odontoiatrico, che sarà portato avanti da un medical assistant da lui stesso istruito. Contemporaneamente si è preoccupato di svolgere un programma di prevenzione nelle scuole e di screening di tutti i bambini presenti in Ospedale e nel Dispensario (v. la sua Testimonianza a p. 5). Il Dr. Siggillino, con una ventina di interventi, in gran parte endoscopici, ha risolto molte situazioni penose (ritenzioni croniche d’urina per ipertrofia prostatica e fistole vescico-vaginali). Il Dr. Cardellino ha affiancato Mario nell’affrontare le difficoltà quotidiane della gestione di una struttura che deve risolvere ancora moltissimi problemi organizzativi, in parte legati alla scarsità di personale medico (v. la sua Testimonianza a p. 4).

Assistenza degli orfani da AIDS Offre un aiuto diretto alle famiglie locali che accolgono e si prendono cura di questi orfani. Le varie situazioni vengono seguite in particolare da due collaboratori locali, estremamente fidati e motivati, che due volte al mese incontrano la famiglia affidataria, consegnano la somma di denaro e raccolgono notizie particolari. Con cadenza semestrale il Dr. Marsiaj e sua moglie controllano lo stato di salute, nutrizione, benessere degli orfani assistiti (217 al 30 novembre 2008).

Puoi aiutarci a sostenere un altro bambino orfano con una donazione di 200 euro all’anno (poco più di 50 cent. al giorno), provvedendo in questo modo alle sue elementari necessità (sostentamento, vestiti, cure mediche, istruzione).

Il St. Luke’s Hospital La struttura

Operazione Proteine

L’Ospedale ha un raggio d’azione di circa 50 km, con un bacino d’utenza di circa 140.000 persone. Dispone di 280 posti letto, con un tasso medio di occupazione superiore al 100%. È dotato di un Laboratorio di analisi chimiche e microbiologiche, di una Sala di Radiologia e di una Sala operatoria.

Fa capo al Centro Nutrizionale (Nutrition Unit) interno all’Ospedale, che fornisce tre pasti al giorno ad alto contenuto proteico ai bambini con forme gravi di malnutrizione. L’attività del Centro, avviata e coordinata da Claudia Marsiaj, coinvolge le mamme in lezioni di educazione nutrizionale, seguendole nella preparazione del cibo e istruendole sull’utilizzo delle risorse alla loro portata. Dal Centro viene inoltre distribuito il cibo anche ai pazienti degli altri reparti segnalati dal medico come particolarmente bisognosi (in totale da 60 a 70 pasti al giorno).

Le necessità • Risolvere il problema della carenza di personale medico

Cronache da Angal La 32a missione di Mario e Claudia Il 3 dicembre 2008, dopo due mesi, si è conclusa la nostra “missione breve” ad Angal, condivisa dalla Dr.ssa Elisa Lupi, specializzanda in ostetricia e ginecologia, dal Dr. Ivo Siggillino, urologo di vastissima esperienza e già al quarto viaggio con noi e, per la quinta volta, dal Dr. Giovanni Cardellino, internista di Aosta, braccio destro di Mario e dell’Associazione. Più tardi ci ha raggiunti, come sempre, Giorgio Rodolfi, che ha riparato ancora una volta i vari circuiti elettrici, sistemato le nuove batterie dell’impianto solare e fatto ripartire la seconda pompa dell’acqua in panne da 2 mesi. L’impatto con l’Africa, anche tornando per la 32esima volta, è sempre scioccante: per il divario tra lo sfarzo dei nuovi supermercati di Kampala e la miseria degli slums, fra il traffico del centro intasato da grossi autoveicoli e le strade periferiche animate da gente che spinge carriole e da venditori ambulanti con le merci in bilico sulla testa. In una di queste strade, di ritorno da un mercato rionale, Claudia ed Elisa si sono accorte di essere seguite da una 1

bimbetta dall’aria sperduta. Alla domanda “Dove stai andando?, “Con voi” è stata la risposta disarmante. Annett, così si chiamava la bimba (avrà avuto 8 o 9 anni), dormiva per strada già da qualche giorno. Non aveva più trovato a casa la zia alla quale era stata affidata. Ci chiedeva di farla dormire con noi quella notte. L’abbiamo portata a casa CUAMM e rifocillata. Ha dormito in un vero letto accanto ad Elisa. Alla nostra partenza per Angal, Esta, la cuoca del CUAMM, è riuscita a rintracciare la famiglia e a riportarla al suo villaggio. Ad Angal abbiamo trovato già perfettamente inseriti ed operanti la Dr.ssa Arianna Bortolani, inviata dal CUAMM, che si fermerà due anni, e il Dr. Simone Tretola, odontoiatra appartenente alla SMOM [Solidarietà Medico-Odontoiatrica nel Mondo, n.d.r.]. Arianna si è accollata la Pediatria, che a causa del lungo periodo delle piogge era stracolma di bambini con malaria, gastroenteriti, malattie respiratorie, e la Nutrition Unit, che finalmente può contare sull’appoggio e la supervisione costante di un medico. Simone, in 6 mesi di presenza, ha fatto un lavoro

L’Ospedale impiega 151 persone, fra cui 3 soli medici. • Supplire al calo del contributo statale, mantenendo basse le rette ospedaliere

Aiutaci a sostenere il Progetto “Operazione Proteine”, che comporta una spesa annua di 9.500 euro.

I fondi a disposizione dell’Ospedale provenivano per il 52% dal Governo ugandese, per il 14% dalle rette ospedaliere (che l’Amministrazione cerca di contenere al massimo) e per il 34% dalle donazioni. Attualmente, però, il contributo statale è stato ridotto al 42% e si ipotizza che possa essere addirittura sospeso. Il contributo dell’Associazione “Amici di Angal” potrebbe perciò diventare determinante e condizionare l’esistenza stessa dell’Ospedale!

Ricovero gratuito per i bambini Permette di ricoverare tutti i bambini malati, anche per lunghi periodi, chiedendo solo il contributo simbolico di 1 euro. Avviato nel 1998, ha permesso di salvare moltissime vite.

Aiutaci a sostenere il Progetto “Ricovero gratuito per i bambini”, che richiede più di 30.000 euro all’anno.

• Provvedere ad un continuo, razionale aggiornamento tecnologico della struttura Grazie ai fondi raccolti dall’Associazione, si sono potute eseguire importanti migliorie nell’Ospedale, quali: - impianto fognario - costruzione di un padiglione di isolamento - ampliamento del reparto di Pediatria - elettrificazione a pannelli solari - ristrutturazione del “Centro Nutrizionale” (Nutrition Unit), creato da Claudia Marsiaj nel 1968 - avvio dell’informatizzazione dei servizi ospedalieri.

Samaritan Fund Questo “fondo” permette di ricoverare le persone che non possono pagare la sia pur modesta retta chiesta dall’Ospedale e di fornire gratuitamente i cosiddetti “farmaci salvavita”.

Aiutaci a sostenere il Progetto “Samaritan Fund”, che comporta una spesa annua di circa 10.000 euro.

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eventi E lontano da Angal...

Nuovi obiettivi e realizzazioni

e manifestazioni

1) Progetto Regione Toscana di sostegno alla lotta contro l’AIDS: promosso dal Prof. Mazzotta e dal Dr. 2/8/08 A Monte di Mossano (VI), durante la “Festa della trebbiatura”, Claudia allestisce un mercatino di artigianato africano. Mecocci, è nella fase di realizzazione. Con l’arrivo della prima tranche di 23.000 € (sul totale di 34.000), sono ini- 24/8 Alla Torretta (VI) si celebra il 13° “Angal Day”, con la partecipazione di una sessantina di “Amici”, e nel pomeriggio si ziati i corsi per la preparazione del personale sanitario, che tiene l’Assemblea Ordinaria. dovrà seguire gli ammalati di AIDS, e i lavori di ristrutturazione del vecchio edificio amministrativo per ricavarne 5-9/9 A Firenze Stefano di Puccio organizza anche quest’anno una serie di ambulatori. per la “Festa della Rificolona” una manifestazione musicale a favore di Angal. 2) Costruzione di 6 casette per gli infermieri: due di queste sono completate e già abitate; a breve inizierà la 18/9 A Firenze alla Trattoria “4 leoni” incontro con i Medici fiocostruzione di altre 4. Il gruppo di Josef Gallmetzer rentini che hanno lavorato ad Angal. Stefano Di Puccio conse(Bressanone) e l’Enerpoint Srl. hanno sostanziosamente gna a Mario una busta con 3.000 €. contribuito a tale scopo. 19/9 Ancora a Firenze Mario e Claudia incontrano i Vertici della Leader S.r.l., che da 2 anni organizzano una raccolta fondi fra i propri Collaboratori, finalizzata all’acquisto del Plumpy-Nut , cibo iperproteico per bambini malnutriti (l’anno scorso è stato importato dalla Francia e provato con ottimi risultati).

3) Progetto per la raccolta dell’acqua piovana in 6 grandi serbatoi: è stato realizzato con una spesa di 10.000 €. La Fondazione Cariverona ha contribuito con 4.000 €.

L’Associazione in breve

Come contribuire

Fondata nel 2001 dal Dr. Mario Marsiaj e da sua moglie Claudia Bertoldi, l’Associazione “Amici di Angal” gravita intorno all’attività dell’Ospedale St. Luke di Angal, nel Nord Ovest dell’Uganda, zona di savana molto povera e molto densamente popolata. Oltre al sostegno dell’Ospedale, l’Associazione è impegnata in vari Progetti a favore soprattutto dei bambini orfani e ammalati.

I contributi possono essere inviati con bonifico bancario a: ASSOCIAZIONE AMICI DI ANGAL - ONLUS Unicredit Banca Agenzia di Arbizzano - Negrar (Vr) c/c n. 000005412019 ABI: 02008 CAB: 59601 CIN: L IBAN: IT 31 L 02008 59601 000005412019

Gli obiettivi • Sopperire alle necessità dell’Ospedale di Angal.

• Creare una rete di medici generici o specialisti e di professionisti, disposti a prestare gratuitamente la loro opera ad Angal per periodi brevi (ad esempio il periodo delle ferie).

campo. Il Corso si concluderà il 28/10 con “L’Africa tra noi”: 5) Nuova lavanderia: è stato presentato alla Commisuno sguardo d’insieme ai valori della multiculturalità ed ai prosione della CEI per le opere missionarie, per interessablemi di integrazione. mento del Dr. Cardellino e tramite il Vescovo di Aosta, un progetto per dotare l’Ospedale di un’ attrezzatura 26/9 A Firenze, su iniziativa di Augusto Maionchi, viene orgamoderna ed efficiente. nizzata una cena (con la partecipazione di 70 persone) allo

• Organizzare ad Angal stages di studio per medici italiani sulle realtà sanitarie in Africa.

scopo di aiutare il nostro Ospedale.

A dicembre il nostro sito lancia l’iniziativa “Un Natale migliore per i bambini di Angal”. Vengono raccolti 500 € per l’acquisto di giocattoli, cibo e vestiti. Altra iniziativa è quella intrapresa dalla Enerpoint S.r.l., azienda che opera nel campo del fotovoltaico e che da anni ci aiuta, per finanziare la costruzione di 2 case per gli infermieri. 9/12 Ad Aosta l’Associazione “Karacel”, fondata dal Dr. Cardellino, organizza una serata musicale e conviviale a favore di Angal.

È possibile anche effettuare donazioni on-line in modo rapido, gratuito e sicuro attraverso il sistema di pagamento Paypal (www.paypal.com).

• Sostenere i Progetti di assistenza e cura rivolti ai bambini e ai malati più poveri.

4) Progetto dentisti SMOM: va a gonfie vele. Il Dr. Simone Tretola, in quasi 6 mesi di assiduo lavoro ambu- 23/9 A Torino presso la Libreria Massena28 riprende il Corso “Sguardi sull’Africa”. La farmacologa Dr.ssa Paola Brusa e latoriale, ha istruito un infermiere locale per le operazioMario Marsiaj parlano dei problemi sanitari in Africa. Gli ni di base ed ha attuato una campagna di prevenzione incontri successivi verteranno soprattutto su “Africa e nelle scuole. media”, con l’avvicendarsi di vari giornalisti impegnati sul

(Ai sensi dell’art.14 del D.L. n.35 del 14 marzo 2005, convertito in Legge con L. n.80 del 14 maggio 2005, le offerte fatte alle ONLUS con assegno o bonifico bancario sono deducibili dal reddito complessivo dichiarato fino alla misura del 10%).

L’Associazione è iscritta nelle liste dell’Agenzia delle Entrate fra i possibili beneficiari del 5x1000 del gettito fiscale sui redditi. Al momento della dichiarazione dei redditi, per devolvere il 5x1000 basta apporre la propria firma e il codice fiscale dell’Associazione 93143850233 - nell’apposito spazio del modello IRPEF.

• Favorire l’invio di medici o di tecnici ugandesi in Italia, per approfondire particolari tecniche che possano essere applicate nell’Ospedale di Angal a vantaggio della qualità dell’assistenza ai degenti.

Un sentito GRAZIE a tutti coloro che hanno scelto e sceglieranno di beneficiare la nostra Associazione. I contributi raccolti attraverso questa forma di finanziamento saranno interamente impiegati a favore dell’Ospedale e dei Progetti sostenuti dagli “Amici di Angal”.

Che cosa puoi fare tu

Ulteriori informazioni si possono richiedere a: Amici di Angal ONLUS Via Vivaldi 3 - 37020 Arbizzano- Negrar (Vr) tel. (+39) 045 7513296 sito web: www.amicidiangal.org e-mail: info@amicidiangal.org

• Svolgere un’opera di sensibilizzazione. • Partecipare agli eventi di raccolta fondi. • Impegnarti in una donazione regolare a sostegno dei singoli Progetti.

Il Notiziario è a cura della sezione torinese dell’Associazione, coordinata da Tilde Barone tilbar@inwind.it tel. (+39) 333 7122535 e Giuseppina Ricciardi tel. (+39) 338 7728989

17/01/09 Mario e Claudia incontrano a Firenze più di 200 collaboratori, provenienti da tutta Italia, della Leader S.r.l. per illustrare le finalità dell’Associazione e le realtà ugandesi. 23/01 Ad Aosta l’Associazione “Karacel” organizza un’asta di beneficenza con le opere offerte dagli artisti locali.

Realizzazione grafica: Quadri_Folio Fotografie: da archivio dell’Associazione Stampa: Tipografia Gravinese, Torino

25/01 A Motta di Vicenza, a casa di Mariarosa e Bepi Stocchiero, si svolge l’annuale incontro di Mario e Claudia con lo storico gruppo di sostegno vicentino.

Per sostituire il vecchio edificio adibito all'amministrazione, che sarà trasformato in complesso ambulatoriale (v. sopra, n. 1), è stato ideato e costruito a tempo di record un nuovo blocco amministrativo (qui a lato un particolare della cerimonia di inaugurazione, all'inizio dell'anno in corso).

31/01/09 A Campodarsego (PD) serata teatrale a favore dell’Associazione, organizzata da Vally Cabrele e Giorgio Munaretto col patrocinio del Sindaco Paola Candiotto. Va in scena “Il colpo della strega”di J.Graham.

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Testimonianze Umiltà e rispetto, innanzitutto

Così, senza accorgermene, mi sono infettato con il ben noto “mal d’Africa”. Sono tornato: una volta con mia moglie e mio figlio, due volte con una delle mie A novembre sono tornato per la quinta volta ad Angal. figlie, studentessa di medicina. Anche lei si è ammalata Ogni volta è stato per periodi brevi - tre, cinque settima- dello stesso male. Vuole specializzarsi in “malattie infetne - ma intensi. tive”, per andare a lavorare in qualche Paese in via di sviCon gli anni sono cambiate le mie impressioni, i miei luppo. sentimenti, le mie considerazioni. Nei miei soggiorni successivi ho fatto realmente il La prima volta, otto anni fa, sono partito ignaro di ciò medico. Credo di aver conquistato la fiducia e la stima che avrei trovato. Malattie, guerriglia, disagi nella vita dei medici locali, che mi hanno affidato la responsabilità quotidiana (cibi diversi, mancanza di comunicazioni di un reparto. telefoniche con l’Italia, dubbi sulla possibilità di fare una Se posso dare un suggerimento a chi vuole portare il doccia), consapevolezza dei miei limiti come medico di proprio aiuto e la propria professionalità ad Angal (o in fronte alle malattie tropicali mai affrontate prima in tanti qualsiasi parte del mondo), raccomando: non giudicate, anni di professione: tutto era fonte di preoccupazione, di non pensate di avere chiara in testa la soluzione ai mille incertezza. Poi sono arrivato ad Angal. E ho trovato il problemi che vi troverete davanti. Siate umili. Cercate di “Paradiso”… o, per meglio dire, quello che, nel mio capire. Non esprimete giudizi, nemmeno nella vostra immaginario, è la caratteristica principale di un possibi- mente. Non date consigli, finché non ve li chiedono. le “Paradiso”: il sorriso sul volto di tutti. Che fossi “medi- Abbiate stima e fiducia in chi lavora da anni in un co” in visita ad un reparto dell’Ospedale, o semplice mondo che è tanto diverso dal nostro. Non è certo un “bianco” a passeggio sulle colline dietro ad Angal, tutti estraneo appena arrivato che può dar loro lezioni. Se mi sorridevano. Ricordo un pomeriggio lungo un sentie- mostrate stima e fiducia nei loro confronti, se non apparo alle spalle dell’Ospedale. Ero solo. Una bimbetta che rite arroganti e presuntuosi, prima o poi saranno loro a giocava davanti alla sua capanna mi ha visto. È corsa vici- chiedere il vostro consiglio e, se buono, lo accetteranno. no a me, mi ha preso per mano e, sorridendo senza parCosì sono tornato ad Angal per la quinta volta, lo lare, mi ha accompagnato per tutta la mia passeggiata. scorso novembre. Quel ricordo mi costringe ancora adesso ad asciugarmi Questa volta il mio impegno è cambiato. Mario gli occhi. Marsiaj ha deciso (e chi conosce Mario sa che le sue decisioni non si discutono… - mi perdoni Mario!) che devo affiancarlo nella direzione, nel controllo della funzionalità e della corretta gestione, in una parola nel management del St. Luke’s Hospital di Angal. È difficile affiancare Mario. Per quanto uno si sforzi di correre, resta sempre qualche passo indietro rispetto a lui. Ma so che, per chi guida qualsiasi impresa, è importante sapere che qualcuno lo segue. Ho vissuto personalmente questa esperienza quando ero un dirigente all’Ospedale di Aosta. E così eccomi nelle vesti di “assistente direttore sanitario”. Qui potrei dilungarmi a lungo, ma lo spazio a disposizione non me lo consente. Mi limito perciò a rilevare che due sono le condizioni perché il St. Luke’s Hospital possa sopravvivere e prosperare: la crescita nel personale locale delle capacità di autogestione e l’impegno di tutti coloro che si occupano di quell’Ospedale nella ricerca di Fondazioni, Enti, pubblici e privati, che possano mantenere finanziariamente l’Ospedale nel tempo, garantendo la sostenibilità di un’assistenza sanitaria adeguata alla popolazione di quell’angolo sperduto di Africa.

di Giovanni Cardellino

Testimonianze Cooperare crescendo insieme di Simone Tretola

L’incontro con l’Africa produce un impatto molto forte su un occidentale. Partendo, si lascia un mondo all’insegna della ragione, dell’efficienza, della perfetta organizzazione, ma non appena si scende dall’aereo la fisicità del luogo, il muro di aria calda che ti investe sono il primo segnale che ci si trova in tutt’altra realtà. Niente può essere dato per scontato: telefono, luce e acqua non sempre sono a disposizione; e qui sta il bello: in Africa ci si adatta a questa precarietà. Le sicure comodità occidentali sono un bene relativo e la loro mancanza non costituisce un dramma. Si scopre, a poco a poco, che nulla è davvero fondamentale perché si può e si riesce a vivere, anche in situazioni estreme, più serenamente di quanto si sia portati ad immaginare. Ad Angal, piccolo villaggio, uno dei tanti della savana, arrivo dopo 10 ore di viaggio. E qui incontro gente la cui vita può cambiare drasticamente da un giorno all’altro, senza alcuna certezza per il domani; gente che vive davvero con poco ma che di quel poco sa godere; gente che ha una gran voglia di vivere e riesce ad essere felice pur nella mancanza di risorse materiali essenziali. A ben vedere, siamo noi i poveri, perché troppo spesso, nell’abbondanza dei nostri beni di consumo, abbiamo perso spontaneità, semplicità, gioia di comunicare e guardare il viso dell’altro. Veniamo in Africa con la presunzione di aiutare e a poco a poco ci accorgiamo che in ultima analisi sono loro, gli Africani, ad aiutarci. Noi, stressati, depressi, mossi da un incessante desiderio di ottenere di più, dobbiamo riscoprire la sobrietà della vita. Siamo diventati talmente superbi e sicuri di possedere sempre la soluzione giusta da non avere l’umiltà di chiedere noi al Terzo Mondo un aiuto. Forse si tratta per noi di riscoprire valori perduti; per loro di ottenere le risorse fondamentali per vivere. Per gli uni e per gli altri è questione di affermare con forza la dignità di ogni essere umano.

la prima attenzione dev’essere a non impostarlo con canoni europei, perché risulterebbe insostenibile nel contesto sociolavorativo locale. Anche il modo di affrontare la malattia è diverso e non è semplice da capire per molti europei. La malattia viene affrontata dal punto di vista non solo prettamente fisico, ma anche psicologico e spirituale. Se vogliamo contribuire veramente allo sviluppo, dobbiamo limitarci ad aiutare e a guidare il lavoro, senza la pretesa di far cambiare stile, ritmi e metodi, perché tutto ciò sarebbe poco produttivo e difficilmente sostenibile dalla popolazione. È meglio introdurre poche conoscenze tecniche, facilmente assimilabili ed integrabili all’interno delle dinamiche delle strutture sanitarie locali. Spesso gli obiettivi prefissati devono essere modificati, adattati al contesto e modulati in modo opportuno nel tempo. Mi sono accorto che noi europei soffriamo di ansia da prestazione. Vogliamo ottenere il massimo nel minor tempo possibile. Dobbiamo distinguerci, ma di rado ci domandiamo quale sia il reale bisogno delle persone con le quali operiamo. Se vogliamo conformarle alle nostre abitudini, corriamo davvero il rischio di far perdere anche a loro l’entusiasmo e la gioia per la vita e, crogiolandoci nei nostri egoismi, non modifichiamo per nulla la loro realtà. Molteplici e differenti piste di riflessione mi si sono aperte in questi due anni di servizio in Africa. Ho vissuto in mezzo alle persone del luogo, condividendo momenti di festa e momenti di malinconia. Sono più che mai convinto che questo sia il miglior modo possibile per costruire insieme un nuovo modello di vita. Anche così cresce la cooperazione: crescendo insieme.

Che cosa può essere fatto e come? Tenterò qui di abbozzare una risposta sulla base della mia personale esperienza. Non c’è dubbio che avviare progetti in Paesi in via di sviluppo è una cosa molto complessa. Ai problemi tecnici legati alla mancanza di personale specializzato e di materiale prontamente reperibile in loco, si aggiungono dinamiche a volte complesse legate ai diversi modelli socioculturali. Quando si decide di attuare un progetto di sviluppo,

Piccola abitante di Angal.

Il Dr. Tretola nell’ambulatorio dentistico.

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Testimonianze Umiltà e rispetto, innanzitutto

Così, senza accorgermene, mi sono infettato con il ben noto “mal d’Africa”. Sono tornato: una volta con mia moglie e mio figlio, due volte con una delle mie A novembre sono tornato per la quinta volta ad Angal. figlie, studentessa di medicina. Anche lei si è ammalata Ogni volta è stato per periodi brevi - tre, cinque settima- dello stesso male. Vuole specializzarsi in “malattie infetne - ma intensi. tive”, per andare a lavorare in qualche Paese in via di sviCon gli anni sono cambiate le mie impressioni, i miei luppo. sentimenti, le mie considerazioni. Nei miei soggiorni successivi ho fatto realmente il La prima volta, otto anni fa, sono partito ignaro di ciò medico. Credo di aver conquistato la fiducia e la stima che avrei trovato. Malattie, guerriglia, disagi nella vita dei medici locali, che mi hanno affidato la responsabilità quotidiana (cibi diversi, mancanza di comunicazioni di un reparto. telefoniche con l’Italia, dubbi sulla possibilità di fare una Se posso dare un suggerimento a chi vuole portare il doccia), consapevolezza dei miei limiti come medico di proprio aiuto e la propria professionalità ad Angal (o in fronte alle malattie tropicali mai affrontate prima in tanti qualsiasi parte del mondo), raccomando: non giudicate, anni di professione: tutto era fonte di preoccupazione, di non pensate di avere chiara in testa la soluzione ai mille incertezza. Poi sono arrivato ad Angal. E ho trovato il problemi che vi troverete davanti. Siate umili. Cercate di “Paradiso”… o, per meglio dire, quello che, nel mio capire. Non esprimete giudizi, nemmeno nella vostra immaginario, è la caratteristica principale di un possibi- mente. Non date consigli, finché non ve li chiedono. le “Paradiso”: il sorriso sul volto di tutti. Che fossi “medi- Abbiate stima e fiducia in chi lavora da anni in un co” in visita ad un reparto dell’Ospedale, o semplice mondo che è tanto diverso dal nostro. Non è certo un “bianco” a passeggio sulle colline dietro ad Angal, tutti estraneo appena arrivato che può dar loro lezioni. Se mi sorridevano. Ricordo un pomeriggio lungo un sentie- mostrate stima e fiducia nei loro confronti, se non apparo alle spalle dell’Ospedale. Ero solo. Una bimbetta che rite arroganti e presuntuosi, prima o poi saranno loro a giocava davanti alla sua capanna mi ha visto. È corsa vici- chiedere il vostro consiglio e, se buono, lo accetteranno. no a me, mi ha preso per mano e, sorridendo senza parCosì sono tornato ad Angal per la quinta volta, lo lare, mi ha accompagnato per tutta la mia passeggiata. scorso novembre. Quel ricordo mi costringe ancora adesso ad asciugarmi Questa volta il mio impegno è cambiato. Mario gli occhi. Marsiaj ha deciso (e chi conosce Mario sa che le sue decisioni non si discutono… - mi perdoni Mario!) che devo affiancarlo nella direzione, nel controllo della funzionalità e della corretta gestione, in una parola nel management del St. Luke’s Hospital di Angal. È difficile affiancare Mario. Per quanto uno si sforzi di correre, resta sempre qualche passo indietro rispetto a lui. Ma so che, per chi guida qualsiasi impresa, è importante sapere che qualcuno lo segue. Ho vissuto personalmente questa esperienza quando ero un dirigente all’Ospedale di Aosta. E così eccomi nelle vesti di “assistente direttore sanitario”. Qui potrei dilungarmi a lungo, ma lo spazio a disposizione non me lo consente. Mi limito perciò a rilevare che due sono le condizioni perché il St. Luke’s Hospital possa sopravvivere e prosperare: la crescita nel personale locale delle capacità di autogestione e l’impegno di tutti coloro che si occupano di quell’Ospedale nella ricerca di Fondazioni, Enti, pubblici e privati, che possano mantenere finanziariamente l’Ospedale nel tempo, garantendo la sostenibilità di un’assistenza sanitaria adeguata alla popolazione di quell’angolo sperduto di Africa.

di Giovanni Cardellino

Testimonianze Cooperare crescendo insieme di Simone Tretola

L’incontro con l’Africa produce un impatto molto forte su un occidentale. Partendo, si lascia un mondo all’insegna della ragione, dell’efficienza, della perfetta organizzazione, ma non appena si scende dall’aereo la fisicità del luogo, il muro di aria calda che ti investe sono il primo segnale che ci si trova in tutt’altra realtà. Niente può essere dato per scontato: telefono, luce e acqua non sempre sono a disposizione; e qui sta il bello: in Africa ci si adatta a questa precarietà. Le sicure comodità occidentali sono un bene relativo e la loro mancanza non costituisce un dramma. Si scopre, a poco a poco, che nulla è davvero fondamentale perché si può e si riesce a vivere, anche in situazioni estreme, più serenamente di quanto si sia portati ad immaginare. Ad Angal, piccolo villaggio, uno dei tanti della savana, arrivo dopo 10 ore di viaggio. E qui incontro gente la cui vita può cambiare drasticamente da un giorno all’altro, senza alcuna certezza per il domani; gente che vive davvero con poco ma che di quel poco sa godere; gente che ha una gran voglia di vivere e riesce ad essere felice pur nella mancanza di risorse materiali essenziali. A ben vedere, siamo noi i poveri, perché troppo spesso, nell’abbondanza dei nostri beni di consumo, abbiamo perso spontaneità, semplicità, gioia di comunicare e guardare il viso dell’altro. Veniamo in Africa con la presunzione di aiutare e a poco a poco ci accorgiamo che in ultima analisi sono loro, gli Africani, ad aiutarci. Noi, stressati, depressi, mossi da un incessante desiderio di ottenere di più, dobbiamo riscoprire la sobrietà della vita. Siamo diventati talmente superbi e sicuri di possedere sempre la soluzione giusta da non avere l’umiltà di chiedere noi al Terzo Mondo un aiuto. Forse si tratta per noi di riscoprire valori perduti; per loro di ottenere le risorse fondamentali per vivere. Per gli uni e per gli altri è questione di affermare con forza la dignità di ogni essere umano.

la prima attenzione dev’essere a non impostarlo con canoni europei, perché risulterebbe insostenibile nel contesto sociolavorativo locale. Anche il modo di affrontare la malattia è diverso e non è semplice da capire per molti europei. La malattia viene affrontata dal punto di vista non solo prettamente fisico, ma anche psicologico e spirituale. Se vogliamo contribuire veramente allo sviluppo, dobbiamo limitarci ad aiutare e a guidare il lavoro, senza la pretesa di far cambiare stile, ritmi e metodi, perché tutto ciò sarebbe poco produttivo e difficilmente sostenibile dalla popolazione. È meglio introdurre poche conoscenze tecniche, facilmente assimilabili ed integrabili all’interno delle dinamiche delle strutture sanitarie locali. Spesso gli obiettivi prefissati devono essere modificati, adattati al contesto e modulati in modo opportuno nel tempo. Mi sono accorto che noi europei soffriamo di ansia da prestazione. Vogliamo ottenere il massimo nel minor tempo possibile. Dobbiamo distinguerci, ma di rado ci domandiamo quale sia il reale bisogno delle persone con le quali operiamo. Se vogliamo conformarle alle nostre abitudini, corriamo davvero il rischio di far perdere anche a loro l’entusiasmo e la gioia per la vita e, crogiolandoci nei nostri egoismi, non modifichiamo per nulla la loro realtà. Molteplici e differenti piste di riflessione mi si sono aperte in questi due anni di servizio in Africa. Ho vissuto in mezzo alle persone del luogo, condividendo momenti di festa e momenti di malinconia. Sono più che mai convinto che questo sia il miglior modo possibile per costruire insieme un nuovo modello di vita. Anche così cresce la cooperazione: crescendo insieme.

Che cosa può essere fatto e come? Tenterò qui di abbozzare una risposta sulla base della mia personale esperienza. Non c’è dubbio che avviare progetti in Paesi in via di sviluppo è una cosa molto complessa. Ai problemi tecnici legati alla mancanza di personale specializzato e di materiale prontamente reperibile in loco, si aggiungono dinamiche a volte complesse legate ai diversi modelli socioculturali. Quando si decide di attuare un progetto di sviluppo,

Piccola abitante di Angal.

Il Dr. Tretola nell’ambulatorio dentistico.

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Saggezza africana (II)

I fili delle donne: Klaùdia racconta

due capretti, verranno sicuramente in molti». Anche Obedi Jois3 si è seduta su quella panca. Abbiamo lottato insieme per due anni contro la sua malattia, ma alla fine ha vinto lei, l’AIDS. Per la prima volta, dopo due anni, è venuta senza il suo vestito bianco, ricamato, il vestito che le avevo regaLa panca lato e che era diventato il simbolo del suo ritorno alla La casa dove abito, quando sono in Africa, ha un picco- vita. Mi ha detto semplicemente: «Sto morendo, non abbandonarmi». lo giardino. È morta, con la certezza, almeno, che mi prenderò Lo circonda una siepe di Thevetia. Al di là della siepe c’è la Maternità con il “Logbiri”1, dove stanno le mamme cura di Sunday, la sua bambina. in attesa, poi il reparto vero e proprio e la sala parto. Spesso al mattino vengo svegliata dal loro chiacchierio, mentre spaccano la legna, accendono il fuoco e si prepa1. Il luogo prende il nome da un mercato di Kampala, a significarano al rito del tè . re quell’atmosfera di allegra confusione che regna fra le donne, Raramente sento qualche lamento. Abituate da semtemporaneamente sollevate dalle fatiche domestiche. pre al dolore, mantengono un grande autocontrollo 2. Una sorta di pareo. 3. V. il racconto “Aspettando Obedi” nel N° 2 delle News. anche nei momenti più critici.

a cura di Claudia Marsiaj Il 10 novembre 2008 è morto Domenico Manano. Solo una settimana prima eravamo seduti al tavolo di casa mia e, sorseggiando un tè bollente e ben zuccherato, come piaceva ad entrambi, lui mi aiutava a tradurre e a capire il senso degli ultimi proverbi che aveva raccolto, attingendo alla sua antica memoria. Era un uomo di cultura, amante delle tradizioni; conosceva un’infinità di storie, leggende e proverbi. Ogni tanto veniva a trovarmi e mi faceva dono di quanto aveva ricordato e trascritto, perché io lo facessi conoscere attraverso le “News dagli Amici di Angal”. Con lui si è persa la memoria storica degli Alùr, un piccolo gruppo etnico che purtroppo sta smarrendo le proprie radici, i propri codici etici che costituivano il collante del clan, a causa sia delle guerre sia dell’AIDS che ha distrutto le famiglie, ma anche, credo, di un progresso estraneo ai loro bisogni. Ecco alcuni detti, fra gli ultimi che mi ha regalato, con il testo nella lingua originale e l’interpretazione che me ne ha dato. • KOR OT ITHE OTYE Attento: la casa ha orecchi. (Un invito alla prudenza e alla discrezione fra le pareti domestiche.)

La porta di casa mia si affaccia su un terrazzino. Quando la apro, al mattino, vengo subito bloccata da una congerie di ceste piene di pomodori, banane, manghi, papaie, disposte sul piccolo spiazzo. Con uno svolazzare di kitenghe2 dietro ai cesti compaiono immediatamente le donne, che, mentre ancora dormivo, sono arrivate con i loro prodotti, a prendersi un posto quanto più possibile vicino alla mia porta. Precauzione inutile, perché acquisto ogni giorno qualcosa da tutte. E infatti se ne vanno contente verso il mercato, con la certezza di avere già assicurato il guadagno per quella giornata.

• LAVOR MA DHAKO DE MAKO Anche una leonessa può essere degna di lodi. La leonessa rappresenta la donna che, qualche volta, è degna di ricevere lodi per il suo lavoro. (Il detto rispecchia il carattere fortemente maschilista della società Alùr.)

i pont i

• MUSUZA PA LUGWEC LUM OT RE MANGEYO Il raffreddore della lucertola solo la capanna lo conosce. Come dire che i panni sporchi vanno lavati in casa.

... com e

Al terrazzino si accede salendo tre gradini. Ai piedi dei gradini, tanti anni fa, abbiamo piantato una palma. Allora era alta quanto nostro figlio che aveva due anni. Per un po’ sono cresciuti in ugual misura, poi la palma ha preso il volo e ora lo sovrasta di vari metri. Sotto la palma, all’ombra delle larghe foglie, ho sistemato una panca. Ogni giorno su quella panca sostano le mie amiche, in attesa di espormi i loro problemi e farmi le loro richieste. Su quella panca, accanto a loro, in questi anni, quante storie ho ascoltato!!! Di povertà, di dolore, di malattie, di abbandono, di rassegnazione, ma spesso anche di determinazione a lottare per offrire ai figli un avvenire migliore. Alcune di loro non potrò mai dimenticarle: come Cecilia, la nonna di Giakuma, sempre sorridente, nonostante tutto. Giakuma ha 10 anni e ha l’AIDS. Cecilia è molto vecchia e ha la tubercolosi. « Vorrei - mi ha detto un giorno - che mi comprassi due capretti per quando io e Giakuma moriremo. Siamo così poveri che nessuno verrà al nostro funerale, ma se ci saranno da mangiare

• NYUKA DONG UBEDOKO WAC NO BA! La farinata d’avena sta diventando amara. Una situazione delicata di conflitto, senza la buona volontà dei contendenti, può sfociare in una guerra. •SUPERE JULWONGE PARE E SUPERU Chiama la lancia col suo nome. (Equivale al nostro “Di’ pane al pane”.)

onti sono... acc Ir

• AMIYO IWU KOTH, WUN UMIYO IRA CENG Vi dò la pioggia, voi mi date il sole. Quando una figlia si sposa, il padre riceve la dote: soldi, vestiti, vacche e capre; ma la discendenza che questa figlia darà al marito rappresenta una ricchezza molto più importante per il clan. • ABEDO AKAYA DINGA MA AKAYO KUDU KIDI Sto seduto battendomi la guancia mentre mi percuotono con i sassi. Bisogna sopportare con tolleranza chi ci critica per non incorrere in guai. (Che sia il nostro “Porgi l’altra guancia”?) • JAKWO NG’YERO MUTHO Il vivo se la ride della morte. Chi non ha sperimentato qualche pericolo nella sua vita, spavaldamente non si fa intimorire da nulla. (Un implicito tributo al valore istruttivo dell’esperienza.)

“Ogni giorno su quella panca sostano le mie amiche…”.

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• JAKUDH MAC LWORO YIRO NE ONGO Chi non teme il fuoco non deve temere il fumo. Chi finisce nei guai o li provoca deve saperne sopportare con forza le conseguenze. 7

Il sorriso aperto e buono di Domenico Manano.


Saggezza africana (II)

I fili delle donne: Klaùdia racconta

due capretti, verranno sicuramente in molti». Anche Obedi Jois3 si è seduta su quella panca. Abbiamo lottato insieme per due anni contro la sua malattia, ma alla fine ha vinto lei, l’AIDS. Per la prima volta, dopo due anni, è venuta senza il suo vestito bianco, ricamato, il vestito che le avevo regaLa panca lato e che era diventato il simbolo del suo ritorno alla La casa dove abito, quando sono in Africa, ha un picco- vita. Mi ha detto semplicemente: «Sto morendo, non abbandonarmi». lo giardino. È morta, con la certezza, almeno, che mi prenderò Lo circonda una siepe di Thevetia. Al di là della siepe c’è la Maternità con il “Logbiri”1, dove stanno le mamme cura di Sunday, la sua bambina. in attesa, poi il reparto vero e proprio e la sala parto. Spesso al mattino vengo svegliata dal loro chiacchierio, mentre spaccano la legna, accendono il fuoco e si prepa1. Il luogo prende il nome da un mercato di Kampala, a significarano al rito del tè . re quell’atmosfera di allegra confusione che regna fra le donne, Raramente sento qualche lamento. Abituate da semtemporaneamente sollevate dalle fatiche domestiche. pre al dolore, mantengono un grande autocontrollo 2. Una sorta di pareo. 3. V. il racconto “Aspettando Obedi” nel N° 2 delle News. anche nei momenti più critici.

a cura di Claudia Marsiaj Il 10 novembre 2008 è morto Domenico Manano. Solo una settimana prima eravamo seduti al tavolo di casa mia e, sorseggiando un tè bollente e ben zuccherato, come piaceva ad entrambi, lui mi aiutava a tradurre e a capire il senso degli ultimi proverbi che aveva raccolto, attingendo alla sua antica memoria. Era un uomo di cultura, amante delle tradizioni; conosceva un’infinità di storie, leggende e proverbi. Ogni tanto veniva a trovarmi e mi faceva dono di quanto aveva ricordato e trascritto, perché io lo facessi conoscere attraverso le “News dagli Amici di Angal”. Con lui si è persa la memoria storica degli Alùr, un piccolo gruppo etnico che purtroppo sta smarrendo le proprie radici, i propri codici etici che costituivano il collante del clan, a causa sia delle guerre sia dell’AIDS che ha distrutto le famiglie, ma anche, credo, di un progresso estraneo ai loro bisogni. Ecco alcuni detti, fra gli ultimi che mi ha regalato, con il testo nella lingua originale e l’interpretazione che me ne ha dato. • KOR OT ITHE OTYE Attento: la casa ha orecchi. (Un invito alla prudenza e alla discrezione fra le pareti domestiche.)

La porta di casa mia si affaccia su un terrazzino. Quando la apro, al mattino, vengo subito bloccata da una congerie di ceste piene di pomodori, banane, manghi, papaie, disposte sul piccolo spiazzo. Con uno svolazzare di kitenghe2 dietro ai cesti compaiono immediatamente le donne, che, mentre ancora dormivo, sono arrivate con i loro prodotti, a prendersi un posto quanto più possibile vicino alla mia porta. Precauzione inutile, perché acquisto ogni giorno qualcosa da tutte. E infatti se ne vanno contente verso il mercato, con la certezza di avere già assicurato il guadagno per quella giornata.

• LAVOR MA DHAKO DE MAKO Anche una leonessa può essere degna di lodi. La leonessa rappresenta la donna che, qualche volta, è degna di ricevere lodi per il suo lavoro. (Il detto rispecchia il carattere fortemente maschilista della società Alùr.)

i pont i

• MUSUZA PA LUGWEC LUM OT RE MANGEYO Il raffreddore della lucertola solo la capanna lo conosce. Come dire che i panni sporchi vanno lavati in casa.

... com e

Al terrazzino si accede salendo tre gradini. Ai piedi dei gradini, tanti anni fa, abbiamo piantato una palma. Allora era alta quanto nostro figlio che aveva due anni. Per un po’ sono cresciuti in ugual misura, poi la palma ha preso il volo e ora lo sovrasta di vari metri. Sotto la palma, all’ombra delle larghe foglie, ho sistemato una panca. Ogni giorno su quella panca sostano le mie amiche, in attesa di espormi i loro problemi e farmi le loro richieste. Su quella panca, accanto a loro, in questi anni, quante storie ho ascoltato!!! Di povertà, di dolore, di malattie, di abbandono, di rassegnazione, ma spesso anche di determinazione a lottare per offrire ai figli un avvenire migliore. Alcune di loro non potrò mai dimenticarle: come Cecilia, la nonna di Giakuma, sempre sorridente, nonostante tutto. Giakuma ha 10 anni e ha l’AIDS. Cecilia è molto vecchia e ha la tubercolosi. « Vorrei - mi ha detto un giorno - che mi comprassi due capretti per quando io e Giakuma moriremo. Siamo cos�� poveri che nessuno verrà al nostro funerale, ma se ci saranno da mangiare

• NYUKA DONG UBEDOKO WAC NO BA! La farinata d’avena sta diventando amara. Una situazione delicata di conflitto, senza la buona volontà dei contendenti, può sfociare in una guerra. •SUPERE JULWONGE PARE E SUPERU Chiama la lancia col suo nome. (Equivale al nostro “Di’ pane al pane”.)

onti sono... acc Ir

• AMIYO IWU KOTH, WUN UMIYO IRA CENG Vi dò la pioggia, voi mi date il sole. Quando una figlia si sposa, il padre riceve la dote: soldi, vestiti, vacche e capre; ma la discendenza che questa figlia darà al marito rappresenta una ricchezza molto più importante per il clan. • ABEDO AKAYA DINGA MA AKAYO KUDU KIDI Sto seduto battendomi la guancia mentre mi percuotono con i sassi. Bisogna sopportare con tolleranza chi ci critica per non incorrere in guai. (Che sia il nostro “Porgi l’altra guancia”?) • JAKWO NG’YERO MUTHO Il vivo se la ride della morte. Chi non ha sperimentato qualche pericolo nella sua vita, spavaldamente non si fa intimorire da nulla. (Un implicito tributo al valore istruttivo dell’esperienza.)

“Ogni giorno su quella panca sostano le mie amiche…”.

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• JAKUDH MAC LWORO YIRO NE ONGO Chi non teme il fuoco non deve temere il fumo. Chi finisce nei guai o li provoca deve saperne sopportare con forza le conseguenze. 7

Il sorriso aperto e buono di Domenico Manano.


eventi E lontano da Angal...

Nuovi obiettivi e realizzazioni

e manifestazioni

1) Progetto Regione Toscana di sostegno alla lotta contro l’AIDS: promosso dal Prof. Mazzotta e dal Dr. 2/8/08 A Monte di Mossano (VI), durante la “Festa della trebbiatura”, Claudia allestisce un mercatino di artigianato africano. Mecocci, è nella fase di realizzazione. Con l’arrivo della prima tranche di 23.000 € (sul totale di 34.000), sono ini- 24/8 Alla Torretta (VI) si celebra il 13° “Angal Day”, con la partecipazione di una sessantina di “Amici”, e nel pomeriggio si ziati i corsi per la preparazione del personale sanitario, che tiene l’Assemblea Ordinaria. dovrà seguire gli ammalati di AIDS, e i lavori di ristrutturazione del vecchio edificio amministrativo per ricavarne 5-9/9 A Firenze Stefano di Puccio organizza anche quest’anno una serie di ambulatori. per la “Festa della Rificolona” una manifestazione musicale a favore di Angal. 2) Costruzione di 6 casette per gli infermieri: due di queste sono completate e già abitate; a breve inizierà la 18/9 A Firenze alla Trattoria “4 leoni” incontro con i Medici fiocostruzione di altre 4. Il gruppo di Josef Gallmetzer rentini che hanno lavorato ad Angal. Stefano Di Puccio conse(Bressanone) e l’Enerpoint Srl. hanno sostanziosamente gna a Mario una busta con 3.000 €. contribuito a tale scopo. 19/9 Ancora a Firenze Mario e Claudia incontrano i Vertici della Leader S.r.l., che da 2 anni organizzano una raccolta fondi fra i propri Collaboratori, finalizzata all’acquisto del Plumpy-Nut , cibo iperproteico per bambini malnutriti (l’anno scorso è stato importato dalla Francia e provato con ottimi risultati).

3) Progetto per la raccolta dell’acqua piovana in 6 grandi serbatoi: è stato realizzato con una spesa di 10.000 €. La Fondazione Cariverona ha contribuito con 4.000 €.

L’Associazione in breve

Come contribuire

Fondata nel 2001 dal Dr. Mario Marsiaj e da sua moglie Claudia Bertoldi, l’Associazione “Amici di Angal” gravita intorno all’attività dell’Ospedale St. Luke di Angal, nel Nord Ovest dell’Uganda, zona di savana molto povera e molto densamente popolata. Oltre al sostegno dell’Ospedale, l’Associazione è impegnata in vari Progetti a favore soprattutto dei bambini orfani e ammalati.

I contributi possono essere inviati con bonifico bancario a: ASSOCIAZIONE AMICI DI ANGAL - ONLUS Unicredit Banca Agenzia di Arbizzano - Negrar (Vr) c/c n. 000005412019 ABI: 02008 CAB: 59601 CIN: L IBAN: IT 31 L 02008 59601 000005412019

Gli obiettivi • Sopperire alle necessità dell’Ospedale di Angal.

• Creare una rete di medici generici o specialisti e di professionisti, disposti a prestare gratuitamente la loro opera ad Angal per periodi brevi (ad esempio il periodo delle ferie).

campo. Il Corso si concluderà il 28/10 con “L’Africa tra noi”: 5) Nuova lavanderia: è stato presentato alla Commisuno sguardo d’insieme ai valori della multiculturalità ed ai prosione della CEI per le opere missionarie, per interessablemi di integrazione. mento del Dr. Cardellino e tramite il Vescovo di Aosta, un progetto per dotare l’Ospedale di un’ attrezzatura 26/9 A Firenze, su iniziativa di Augusto Maionchi, viene orgamoderna ed efficiente. nizzata una cena (con la partecipazione di 70 persone) allo

• Organizzare ad Angal stages di studio per medici italiani sulle realtà sanitarie in Africa.

scopo di aiutare il nostro Ospedale.

A dicembre il nostro sito lancia l’iniziativa “Un Natale migliore per i bambini di Angal”. Vengono raccolti 500 € per l’acquisto di giocattoli, cibo e vestiti. Altra iniziativa è quella intrapresa dalla Enerpoint S.r.l., azienda che opera nel campo del fotovoltaico e che da anni ci aiuta, per finanziare la costruzione di 2 case per gli infermieri. 9/12 Ad Aosta l’Associazione “Karacel”, fondata dal Dr. Cardellino, organizza una serata musicale e conviviale a favore di Angal.

È possibile anche effettuare donazioni on-line in modo rapido, gratuito e sicuro attraverso il sistema di pagamento Paypal (www.paypal.com).

• Sostenere i Progetti di assistenza e cura rivolti ai bambini e ai malati più poveri.

4) Progetto dentisti SMOM: va a gonfie vele. Il Dr. Simone Tretola, in quasi 6 mesi di assiduo lavoro ambu- 23/9 A Torino presso la Libreria Massena28 riprende il Corso “Sguardi sull’Africa”. La farmacologa Dr.ssa Paola Brusa e latoriale, ha istruito un infermiere locale per le operazioMario Marsiaj parlano dei problemi sanitari in Africa. Gli ni di base ed ha attuato una campagna di prevenzione incontri successivi verteranno soprattutto su “Africa e nelle scuole. media”, con l’avvicendarsi di vari giornalisti impegnati sul

(Ai sensi dell’art.14 del D.L. n.35 del 14 marzo 2005, convertito in Legge con L. n.80 del 14 maggio 2005, le offerte fatte alle ONLUS con assegno o bonifico bancario sono deducibili dal reddito complessivo dichiarato fino alla misura del 10%).

L’Associazione è iscritta nelle liste dell’Agenzia delle Entrate fra i possibili beneficiari del 5x1000 del gettito fiscale sui redditi. Al momento della dichiarazione dei redditi, per devolvere il 5x1000 basta apporre la propria firma e il codice fiscale dell’Associazione 93143850233 - nell’apposito spazio del modello IRPEF.

• Favorire l’invio di medici o di tecnici ugandesi in Italia, per approfondire particolari tecniche che possano essere applicate nell’Ospedale di Angal a vantaggio della qualità dell’assistenza ai degenti.

Un sentito GRAZIE a tutti coloro che hanno scelto e sceglieranno di beneficiare la nostra Associazione. I contributi raccolti attraverso questa forma di finanziamento saranno interamente impiegati a favore dell’Ospedale e dei Progetti sostenuti dagli “Amici di Angal”.

Che cosa puoi fare tu

Ulteriori informazioni si possono richiedere a: Amici di Angal ONLUS Via Vivaldi 3 - 37020 Arbizzano- Negrar (Vr) tel. (+39) 045 7513296 sito web: www.amicidiangal.org e-mail: info@amicidiangal.org

• Svolgere un’opera di sensibilizzazione. • Partecipare agli eventi di raccolta fondi. • Impegnarti in una donazione regolare a sostegno dei singoli Progetti.

Il Notiziario è a cura della sezione torinese dell’Associazione, coordinata da Tilde Barone tilbar@inwind.it tel. (+39) 333 7122535 e Giuseppina Ricciardi tel. (+39) 338 7728989

17/01/09 Mario e Claudia incontrano a Firenze più di 200 collaboratori, provenienti da tutta Italia, della Leader S.r.l. per illustrare le finalità dell’Associazione e le realtà ugandesi. 23/01 Ad Aosta l’Associazione “Karacel” organizza un’asta di beneficenza con le opere offerte dagli artisti locali.

Realizzazione grafica: Quadri_Folio Fotografie: da archivio dell’Associazione Stampa: Tipografia Gravinese, Torino

25/01 A Motta di Vicenza, a casa di Mariarosa e Bepi Stocchiero, si svolge l’annuale incontro di Mario e Claudia con lo storico gruppo di sostegno vicentino.

Per sostituire il vecchio edificio adibito all'amministrazione, che sarà trasformato in complesso ambulatoriale (v. sopra, n. 1), è stato ideato e costruito a tempo di record un nuovo blocco amministrativo (qui a lato un particolare della cerimonia di inaugurazione, all'inizio dell'anno in corso).

31/01/09 A Campodarsego (PD) serata teatrale a favore dell’Associazione, organizzata da Vally Cabrele e Giorgio Munaretto col patrocinio del Sindaco Paola Candiotto. Va in scena “Il colpo della strega”di J.Graham.

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Notiziario n.3