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AMICI DELLA

associazione

Poste Italiane S.p.A. - Sped. Abbon. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in l. 27-02-04 n. 46) art. 1 comma 2 e 3 / Roma

FAMILIA CHRISTI

N. 1 - anno XLIV Aprile 2014 TRIMESTRALE CATTOLICO TRIMESTRALE CATTOLICO DI FORMAZIONE DI FORMAZIONE EE CULTURA RELIGIOSA CULTURA RELIGIOSA

AmicI della

Fam ilia Chr isti


Anno XLIV n. 1 - APRILE 2014 TRIMESTRALE CATTOLICO DI FORMAZIONE E CULTURA RELIGIOSA

SOMMARIO

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L’esortazione Apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco. Fuori dalle sacrestie (Pierluigi Natalia)

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Dignità all’altare (Metodio)

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L’Ecumenismo in Tomassina Alfieri (Aldo Cicinelli)

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Festa di S. Francesco di Sales Patrono dei giornalisti Lavoro e comunicazione oggi in Italia (E. Soletta)

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Visita del Reverendo Fr Julian M. Booth (Antonino Corradini)

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Ricordi (Elsa Vannucci) Ricordo di Mario Tiburtini ( Yana Crechykhina) Corso extrascolastico di Giornalismo (Giovanni Di Natale) Le Attività dell’Associazione Amici della Familia Christi (Mario Mancini)

1a DI COPERTINA:

Via Crucis XV stazione: Risurrezione (scultore Mario Vinci) 1a DI COPERTINA: 27 Apile 2014 - I quattro Papi

DIRETTORE RESPONSABILE: Pierluigi Natalia DIRETTORE: Mario Mancini VICE DIRETTORE: Bruno Napoli 0761.308169 - 347.9941590 E-mail: 1metodio@gmail.com www.amicidellafamiliachristi.org Iscr. Trib. VT n. 1/07 del 21/3/2007 © TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Auguri di Buona Pasqua dalla Redazione e dagli Amici della Familia Christi


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L’ESORTAZIONE APOSTOLICA

EVANGELII GAUDIUM

DI PAPA FRANCESCO

Fuori dalle sacrestie DI

F

PIERLUIGI NATALIA

uori dalle sacrestie. Fuori dalle chiese ridotte a supermercati di sacramenti. E anche fuori dalle comunità autoreferenziali e non disposte a compromettersi con la storia quotidiana. Fuori dalla connivenza con situazioni sociali inaccettabili. Fuori: nel mondo, con la gioia del messaggio del Vangelo. La esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco, data a conclusione dell'Anno della fede, non è solo il tradizionale messaggio che i Papi rivolgono alla Chiesa dopo un sinodo dei Vescovi (sinodo 2012 sulla cosiddetta nuova evangelizzazione). Del resto, vi manca la tradizionale dicitura “post-sinodale”. Si deve invece, a giusta ragione, parlare di un manifesto programmatico di un pontificato che fin dai primi gesti e dalle prime parole ha colpito profondamente i cuori, all'interno e all'esterno della Chiesa. Ne fanno fede tanto la dimensione, 220 pagine nella versione italiana, quanto i temi trattati. Il testo è, appunto, un'esortazione apostolica, è rivolto cioè ai catto-


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lici (vescovi, presbiteri, diaconi, persone consacrate, fedeli laici). La titolazione specifica che riguarda l'annuncio del Vangelo nel mondo contemporaneo. L'espressione “nuova evangelizzazione”, pur presente nel testo, dunque non compare nel titolo. Si tratta di un aspetto significativo. Non è una novità il Vangelo, ma una ricchezza che in ogni tempo si è chiamati a spendere e a moltiplicare. Papa Francesco sollecita «una nuova tappa evangelizzatrice» e aggiunge esplicitamente di voler «indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni», sulla strada della «conversione pastorale e missionaria». Singoli credenti e comunità ecclesiali sono chiamati a trasformare nel profondo consuetudini, stili, linguaggio, strutture, orientandoli verso l’evangelizzazione piuttosto che verso l’autopreservazione. Per quanti sono stati arricchiti dalla lezione di Tommasa Alfieri, non si tratta certo di una novità, anche se, purtroppo, esistono presunti continuatori della sua opera che dell'arroccamento nelle sacrestie e dei comportamenti clericali (cosa diversa, se non antitetica, ai comportamenti ecclesiali) si sono fatti una divisa. Nonostante l'imponenza del documento, il Papa rinuncia a trat-

tare «gli innumerevoli temi commessi all'evangelizzazione del mondo attuale». Infatti dice di non credere opportuno «che il Papa sostituisca gli Episcopati locali nel discernimento di tutte le problematiche che si prospettano nei loro territori. In questo senso, avverto la necessità di procedere in una salutare “decentralizzazione”». Francesco sceglie di soffermarsi su sette punti, uniti da un preciso filo conduttore: il compito missionario della Chiesa (il primo è proprio “La riforma della Chiesa in uscita missionaria”). Nel testo non manca la presa d'atto di situazioni di latitanza, se non di peccato “tout court”. In questo senso, tra i punti indicati dal Papa figura al secondo posto quello sulle tentazioni degli operatori pastorali, dal disincanto all'autoreferenzialità. Segue la riflessione sul sacerdozio comune dei battezzati, nel capitolo sulla Chiesa intesa come la totalità del Popolo di Dio che evangelizza. Chiara e puntuale è qui – e non solo – l'insistenza sulla ricchezza insostituibile della donna e la precisazione che quella ministeriale è


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una gerarchia di servizio, non di potere, tanto meno di prevaricazione maschilista. Significativo è il riferimento al fatto che il confessionale non può essere un «luogo di tortura» e l'affermazione che «la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c'è posto per ciascuno con la sua vita faticosa». Il quarto punto riguarda il ruolo specifico dei Pastori con particolare riferimento all'omelia e alla sua preparazione. Secondo Papa Francesco l'omelia non deve essere uno sfoggio di preparazione teologica o uno strumento di trasmissione di convinzioni proprie, ma un momento propriamente liturgico, destinato a contribuire al perenne dialogo tra Dio e il suo popolo. Un momento da preparare ogni volta accuratamente, per farsi permeare dalla Parola di Dio. Estremamente chiara, nei capitoli dedicati ai poveri, alla pace e il dialogo sociale, è la denuncia di quelle che il Papa chiama economia dell'esclusione e dell'iniquità, idolatria del denaro e “cultura dello scarto” nella quale «si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare». A quasi mezzo secolo dalla “Populorum progressio” di Paolo VI, Papa Francesco ne riprende il senso

profondo e toglie ogni alibi, almeno per i cristiani, a quel liberismo – un pervertimento del concetto di libertà - che di fatto si è tradotto sempre in discriminazione. «Alcuni - scrive - ancora difendono le teorie della “ricaduta favorevole”, che presuppongono che ogni crescita economica, favorita dal libero mercato, riesce a produrre di per sé una maggiore equità e inclusione sociale nel mondo. Questa opinione, che non è mai stata confermata dai fatti, esprime una fiducia grossolana e ingenua nella bontà di coloro che detengono il potere economico e nei meccanismi sacralizzati del sistema economico imperante. Nel frattempo, gli esclusi continuano ad aspettare». Le responsabilità sono chiare e i cattolici non possono ignorarle: il Papa ricorda che lo squilibrio tra i pochi che hanno tantissimo e il moltissimi che non hanno nulla deriva «da ideologie che difendono l'autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria». Circa questo primato della persona umana il Papa innesta anche la riflessione sul dialogo con le altre confessioni e con le diverse culture. Il documento si conclude con le motivazioni spirituali per l’impegno missionario, perché «non servono né le proposte mistiche senza un forte impegno sociale e missionario, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore». Credo che dal Cielo, alla pubblicazione dell'Evangelii gaudium, Tommasa Alfieri abbia sorriso.


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Dignità all’altare DI

E’

METODIO

avvilente lo spettacolo di una Lettura “proclamata” dall’Ambone in modo incerto, incespicato, inintelligibile. Ne va del decoro della pratica religiosa, della comprensibilità del testo letto, della serietà della funzione. Con ragione fra i partecipanti qualcuno reprime a stento un sorriso od aggrotta scandalizzato la fronte. Non a caso la Chiesa costantemente prescrive la dignità, la correttezza, l’eccellenza. Così il Do-

cumento conciliare “Sacrosanctum Concilium” al § 7”: “Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado”. Nell’Esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis si conferma: (38.) la necessità di superare ogni possibile separazione tra l’ars celebrandi, cioè l’arte di celebrare rettamente, e la partecipazione piena, attiva e fruttuosa di tutti i fedeli. In effetti, il primo modo con cui si favorisce la partecipazione del Popolo di Dio al Rito sacro è la celebrazione adeguata del Rito stesso e (40.) L’ars celebrandi deve favorire il senso del sacro e l’utilizzo di quelle forme esteriori che educano a tale senso E più recentemente nel Messaggio post-sinodale sulla nuova evangelizzazione: “Occorre dare forma a comunità accoglienti, in cui tutti gli emarginati trovino la loro casa, a concrete esperienze di comunione, che, con la forza ardente dell’amore – «Vedi come


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si amano!» (Tertulliano, Apologetico, 39, 7), attirino lo sguardo disincantato dell’umanità contemporanea. La bellezza della fede deve risplendere, in particolare, nelle azioni della sacra Liturgia, nell’Eucaristia domenicale anzitutto. Proprio nelle celebrazioni liturgiche la Chiesa svela infatti il suo volto di opera di Dio e rende visibile, nelle parole e nei gesti, il significato del Vangelo.” Anche la Signorina Masa nell’istruzione del 26.11.73, colloquialmente insisteva “quando noi cerchiamo nella celebrazione della Santa Messa, molte volte, me lo dico sempre, migliorare, migliorare, più degni, più sacro, più veramente di Dio, ci penso di continuo molte volte, cosa si può fare per arrivare a rendere questo sempre più solenne, non perché suono un

organo, neppure perché si fanno dei bei canti, solenne perché si sente che la gente che sta lì ha il senso di quello che fa, il senso del sacro, è così difficile trovare il senso del sacro, e vedete: il senso del sacro non soltanto quando stiamo facendo cose sacre, ma il senso del sacro anche quando viviamo fuori delle cose tipicamente sacre.” Anche la parabola del convito alle nozze, quando l’invitato che non ha l’abito nuziale viene “gettato fuori nelle tenebre” (Mt 22,13), sembra evidenziare la necessità di un comportamento adeguato all’altezza della dignità dell’evento. Tutto questo non toglie che il Signore scruta i cuori e non si ferma all’apparenza, al candore esteriore: considera l’intenzione:


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quella lettura inadeguata può nascere da un sincero desiderio di partecipare alla preghiera comunitaria, da un mettersi in gioco, mostrando anche il proprio difetto con umiltà. Può essere accompagnata da impegno e sforzo di superare la difficoltà anche rischiando il ridicolo, per con-tribuire alla assemblea dei fedeli. Il tributo della povera vedova, viene lodato e valorizzato da nostro Signore. La contabilità del Cristiano, ancora una volta, non segue le regole della matematica mondana: lei gettando nel “tesoro” due monetine ha gettato più di tutti (confr Lc 21 3). Il valore del gesto è proporzionato alle possibilità di cui si dispone. Illuminante è anche il passo della lettera di S. Giacomo che sempre a proposito delle riunioni dei primi Cristiani, ammonisce di non fare distinzione tra “qualcuno con un anello d’oro vestito lussuosamente e… un povero con il vestito logoro” (Gc 2, 2). L’abbigliamento esteriore può essere preso come metafora di altri generi di ricchezza, anche intellettuale o oratoria. Piuttosto rimane la responsabilità di chi è delegato a preparare l’assemblea di mettere ognuno in grado di essere all’altezza della dignità della riunione. Ciò dovrebbe valere quando si tratta non della “preghiera ufficiale” della Chiesa, ma di quelle pie pratiche ancora così popolari da essere considerate anche nella

Costituzione Sacrosanctum Concilium al n. 13 : I «pii esercizi» del popolo cristiano, purché siano conformi alle leggi e alle norme della Chiesa, sono vivamente raccomandati, soprattutto quando si compiono per mandato della Sede apostolica. Di speciale dignità godono anche quei «sacri esercizi» delle Chiese particolari che vengono compiuti per disposizione dei vescovi, secondo le consuetudini o i libri legittimamente approvati. Bisogna però che tali esercizi siano regolati, tenendo conto dei tempi liturgici e in modo da armonizzarsi con la liturgia; derivino in qualche modo da essa e ad essa introducano il popolo, dal momento che la liturgia è per natura sua, di gran lunga superiore ai pii esercizi. Senza contraddire tanti solenni documenti, Papa Francesco, nell’Evangelii Gaudium (Esortazione Apostolica sulla Nuova Evangelizzazione) al n. 49 sbotta in una accorata esortazione: ”Usciamo, usciamo… preferisco una Chiesa accidentata… piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze”. Anche questa sembra la metafora dell’andare appresso la pecorella smarrita che bela fuori dal coro, ma che intimamente pone nel suo incespicare più sforzo e buona volontà delle altre. È l’immagine del Signore che sorride del balbettìo dell’incolto ed aggrotta la fronte allo scandalo dell’istruito.


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L’Ecumenismo in Tommasina Alfieri DI

ALDO CICINELLI

S

appiamo che la Professoressa Tommasina Alfieri, pioniera dell’Ecumenismo nella Chiesa Cattolica (ben prima del Concilio Ecumenico Vaticano II), era attenta alla ricerca delle più antiche preghiere cristiane soprattutto quelle che potevano essere condivise anche da altre fedi monoteiste quali l’ebraismo. Per la verità, stando al pensiero del filosofo Gandhi, anche il politeismo Indù si può intendere come Monoteismo, perché l’Induismo vero è monoteista, e gli dèi venerati ingenuamente dal popolo non sono altro che i molti nomi di un unico Dio adorato in una sorta di Trinità denominata divina Trimurti. Tra queste preghiere non potevano mancare quelle innalzate a Dio da frate Francesco di Assisi, brevemente scritte dallo stesso santo a dai suoi 7 primi seguaci, tra i quali ricordiamo il Beato Andrea Caccioli il cui corpo si venera a

Spello (PG), uomo di sicura cultura letteraria perché sacerdote e Rettore prima di seguire Francesco da frate. Come noto, Francesco è forse il più antico Autore in lingua volgare (italiano). La fondatrice della Familia Christi acquistò, per le finalità formative da lei progettate e perseguite, un fatiscente immobile del viterbese, non privo di problemi dal punto di vista conservativo: l’Eremo di S. Antonio alla Palanzana: piccolo monumento del francescanesimo rinascimentale perché noviziato cappuccino. Come noto l’Ordine dei Frati Minori Francescani, si divise presto fra Conventuali ed Osservanti. Nel 1528 un cospicuo gruppo di Osservanti desideroso di un ancor più rigoroso stile di vita fu dotato da fra Matteo da Bascio, di una specifica Regola, approvata dal Papa Clemente VII e prese il nome di Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Ma Tommasa Alfieri ha


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voluto inserire nell’umile cortiletto dei frati - anche se in contrasto con le vigenti regole del restauro - un frammento più antico: una parte del chiostro a mattoni di un Monastero Agostiniano o Benedettino proveniente dall’Umbria che molto probabilmente ha così salvato dalla totale distruzione. È anche un riferimento simbolico: l’unione tra la vita di continua preghiera ed ascesi del monaco con quella piena di carità ed amore per il Creato del frate, da frater, fratello: l’uomo non è il padrone, ma il custode del mondo che Dio gli affida. Infatti nella Bibbia il Creatore gli presenta gli animali dei quali gli fa scegliere i nomi; il frate medievale ne fa le lodi secondo il pensiero di San Tommaso d’Aquino per cui le creature stesse rinviano al Creatore costituendo una delle prove dell’esistenza di Dio. Tommasina Alfieri si rivolgeva, come abbiamo già visto, principalmente ai Laici, come avevano fatto in modi e tempi diversi, nel cosiddetto terz’ordine, S. Benedetto da Norcia e S. Scolastica, S. Francesco d’Assisi e S. Chiara, che non erano fondatori di Chierici, ma di Laici impegnati. Ripercorriamone insieme l’itinerario. Nel Medioevo, sia Alto che Basso la letteratura (anche avventurosa e novellistica) e l’Arte erano di argomento esclusivamente religioso. Poco dopo il mille, particolare rilievo assume il dialetto Umbro che si innalza subito a lingua poetica volgare, e la cui arte (soprattutto pittura) si evolve sotto lo stimo-

lo (ancora bizantineggiante, vedi Sosta e Ripresa n. 2/2012) di maestri romani e toscani tra i quali primeggiano i pisani. Percorso spesso citato dall’Alfieri benché all’epoca della sua formazione la critica letteraria ancora non ritenesse quella etteratura medievale, in quanto forma di preghiera, opera d’arte poetica. Bisogna arrivare a Benedetto Croce, primi decenni del’900, con i suoi numerosi studi di estetica, per il definitivo riconoscimento delle cantiche del Paradiso Dantesco, prima ritenuto opera di carattere esclusivamente “teologico”, come composizione poetica, letterariamente rilevante e valida. Francesco e Jacopone, ben noti a Tommasina Alfieri, nei loro versi scritti alla fine del ‘200, trattano il


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COSÌ FRANCESCO: Laudato si’ mi Signore Per sora nostra morte corporale Dalla quale nullo homo vivente po’ scappare Guai a quilli che morranno ne’ le peccata mortali Beati quilli che se trovarà nelle tue santissime voluntati Che la morte seconda non farà male COSÌ JACOPONE: Quando t’allegri, omo d’altura Và poni mente a la sepoltura E loco poni lo tuo contemplare E pensa bene che tu de’ tornare En quella forma che tu vedi stare L’omo che iace ne la fossa scura. tema della Morte senza esprimere i terrori apocalittici dell’anno 1000 (per la verità francesi) raffigurati nei portali in pietra scolpiti ancora nel XII secolo per le Cattedrali francesi più celebri, per lo più romaniche. Questa terrificante tematica artistica derivava dalla controversa interpretazione di un passo enigmatico e molto discusso della II Lettera di S. Paolo ai Tessalonicesi dove scrivendo della fine dei tempi l’Apostolo la fa precedere dalla diffusione dell’Apostasia e dalla venuta dell’Avversario di Dio (tò katèchon). Francesco la citerà come Morte Secunda, ma insieme a Jacopone la trascrisse con un linguaggio di speranza o almeno di quieta accettazione della realtà.

Come si vede l’ultimo evento non è trattato alla stregua di una terribile punizione finale, ma, specialmente in Francesco è presente la possibilità della salvezza perché il Signore gliene dà i mezzi. La prima figura di una eventuale rassegna di antiche preghiere poetiche è quella di S. Francesco di Assisi di cui abbiamo riportato i versi 27-30 del Cantico delle Creature composto tra il 1222 e il 1224; la seconda a lui molto vicina è quella di Jacopone da Todi di cui abbiamo riportato dalla Lauda “Quando t’allegri omo” i versi 1-6 tenendo ben presente cha Jacopone dal 1268 fu terziario francescano, dal 1278 frate minore francescano, della corrente degli Spirituali, irriducibile nemico di Papa Bonifacio VIII, firmatario nel


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1297 di un documento che chiedeva , l’allontanamento di lui dal Papato e la indizione di un Concilio che eleggesse un Papa più degno. Questi fatti letterari vanno di pari passo con la nascita di un “volgare “ artistico e particolarmente pittorico italiano, sempre meno influenzato dalla pittura imperiale bizantina, sempre più vicino alle esigenze ed al modo di capire della borghesia mercantile italiana, particolarmente toscana, ancora più particolarmente fiorentina, che secondo la ben nota analisi ottocentesca della società europea in Carl Marx segna l’avvento della decadenza del Feudalesimo e dell’avvio del mondo moderno. Nonostante la celebrità dell’arte tardo-gotica e rinascimentale umbra con il Duomo di Orvieto, con il Perugino, il Pinturicchio, Luca Signorelli, il fulcro della cultura sia religiosa sia letteraria sia artistica dell’Italia Centrale è costituito dalla “doppia” Basilica di S. Francesco in Assisi e delle Cattedrali ad essa collegate come il Duomo (S. Rufino) di Assisi e quello di Spoleto. In essa si venera la sepoltura del “santo poverello” che in pieno medioevo comunale volle rivivere la povertà della primitiva Chiesa di Cristo e degli Apostoli, esperienza eternata dalla pittura Cimabuesca e giottesca e dei numerosi maestri derivati ed ispirati che abbellirono l’equilibrate architetture gotiche francescane. Qui maestri di scuola sia d’oltralpe, che toscana e romana si alternarono

sui ponteggi nella seconda metà del ‘200 ed il primo ‘300 creando un cantiere artistico entro un involucro architettonico completamente affrescato espanso poi nella città stessa e nel territorio, unico nell’ Europa occidentale dell’epoca. La tecnica del muro istoriato ed ornato ad affresco si sposa profondamente con la semplicità francescana, meglio che il più costoso e prezioso mosaico. Simone Martini dalla Toscana e Matteo Giovannetti da Viterbo, soggiornando in Francia, presso i Papi avignonesi diffusero nel Nord Europa a partire da Avignone (Provenza) la cultura e la tecnica figurativa gotica toscana mentre la cultura architettonica gotica scendeva in Italia, iniziando dai Cistercensi. Questa realtà francescana fu ben presente all’Alfieri che nel 1937 scelse il Conventino francescano di Fonte Colombo per il suo ritiro spirituale in preparazione alla fondazione dell’Opera “Regina Crucis”, che cambierà poi in “Familia Christi”. Senza per questo trascurare l’influsso che le veniva da un’altra grande componente della cultura e spiritualità medievale come quella di S. Caterina da Siena per essere una “Caterinata”. D’altro lato la Professoressa Alfieri aveva fatto profonde ricerche sulla spiritualità paleocristiana e su quella della Chiesa Ortodossa come dimostra la meditazione sul testo della “Didachè” al quale abbiamo fatto già riferimento e su cui torneremo in seguito e la raccolta di preghiere delle antiche Chiese Orientali.


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Festa di San Francesco di Sales patrono dei giornalisti

Lavoro e comunicazione oggi in Italia DI

E. SOLETTA

L’

Unione Cattolica Stampa Italiana (Ucsi) del Lazio, Sabato 8 Febbraio 2014 con la collaborazione dell’ufficio Comunicazioni Sociali Della Diocesi, delle ACLI di Viterbo e dell’Associazione Amici della Familia Christi hanno solennizzato la festa di San Francesco di Sales Patrono dei Giornalisti. Mons. Vescovo Lino Fumagalli ha presieduto la S. Messa svoltasi nel Seminario ad apertura della manifestazione che è poi proseguita con un Convegno-Dibattito nella Sala del Centro di Documentazione (Ce.Di.Do) al Palazzo Papale su “LAVORO e COMUNICAZIONE OGGI IN ITALIA”. Ha

moderato il Convegno Mario Mancini, Presidente della sezione viterbese dell’Ucsi, mentre ha dato il benvenuto don Emanuele Germani, Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali Diocesi di Viterbo. Il Vescovo non ha voluto far mancare il suo saluto incoraggiando gli operatori della comunicazione all’etica deontologica nel solco del loro santo patrono, auspicando una giusta e sana comunicazione con la responsabilità ad educare, a plasmare le persone alla solidarietà condivisa.


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Sono seguiti i saluti del Prof. Luciano Osbat, Responsabile del Ce.Di.Do. e quelli del Consigliere Comunale Daniela Bizzarri a nome del Sindaco. Il Convegno si è aperto con la relazione di Michele Zanzucchi, direttore della rivista “Città nuova”, che ha illustrato le difficoltà ed i pericoli professionali di un cattolico praticante, nello svolgere la comunicazione come missione. Ha proseguito Miela Fagiolo D’Attilia del Direttivo Ucsi Lazio, (giornalista di Radiovaticana e Redattore della rivista «Popoli e Missioni») che, come quota rosa del tavolo dei relatori, ha rivelato il taglio femminile del lavoro di giornalista come missione verso i poveri e gli esclusi sull’eco degli ultimi insegnamenti di Papa Francesco. Ha concluso gli interventi Dario Cirrincione, giornalista SkyTv, parlando dei precari del

web. Sono intervenuti Pierluigi Gregori (Ucsi-Lazio) ricordando il progetto Mediaetica dell’Ucsi, il giornalista Emanuele Mariani su alcuni aspetti tecnici della professione, il giornalista Stefano Stefanini come attenzione al territorio. Il servizio di comunicazione deve essere per il bene comune, come la globalizzazione solidale attraverso la quale si può ricomporre una società “frantumata”. Così si possono educare le persone ad esercitare la “fatica del pensare” (Paolo VI) specialmente oggi da quando tutto è diventato contemporaneo e veloce con la rivoluzione digitale. Il convegno si è chiuso con la consapevolezza di tutti i presenti che il comunicatore sociale ha in mano una buona “arma” per sottrarre l’umanità dalle tenebre dell’angoscia e riportare la speranza nell’Altissimo.


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Visita del Reverendo

Fr Julian M. Booth DI

ANTONINO CORRADINI

N

el giorno di Sabato 15 febbraio, a Viterbo, abbiamo ricevuto la gradita visita del Reverendo Fr Julian M. Booth della Arcidiocesi di Birghingham, il quale è incaricato dal proprio Arcivescovo, Bernard Longley, di sviluppare e diffondere il culto del viterbese Beato Domenico della Madre di Dio, già venerato nel U.K. come l’Apostolo dell’Inghilterra.

Accompagnato da alcuni membri dell' Ass. Beato Domenico Barberi, Fr Julian, ha voluto visitare i luoghi dove nel lontano 1792, da umili origini, nacque, Meco della Palanzana. In quel contesto, dove si respira ancora un'aria di vero raccoglimento, non sono mancati attimi di sincera riflessione. Infatti, quando il Reverendo, ha voluto visitare l'interno dell'abitazione, siamo stati accolti con gioia dalla famiglia che da cinque generazioni vi risiede e che ha lasciato tutto come presumibilmente era, quando vi nacque il Beato Domenico; ci siamo accorti di respirare aria di santità, sensazione, forse dovuta anche alle splendide ed ospitali persone che vivono in quel luogo.


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Quando poi la signora novantaduenne che occupa la stanza dove nacque il Beato Domenico ha chiesto ed ottenuto, la benedizione di Fr. Julian qualche lacrima è spuntata nei suoi occhi, così dolci e ardenti di fede, creando nei presenti un sentimento di sincera commozione. Dopo una comunitaria preghiera davanti alla lapide posta a ricordo del luogo ed un giro nel giardino circostante, ci siamo recati, presso la Cappellina di Merlano-Belcolle dove il Passionista ebbe la prima locuzione della sua missione in Inghilterra. Fr Julian ha concelebrato con Padre Adolfo Lippi dei Passionisti, la S. Messa che ha trovato una folta partecipazione di fedeli, presenti; alcuni discendenti del Beato e rappresentanti della stampa locale, quindi è stato proiettato un filmato (realizzato da Fr Julian in occasione del 50°

anniversario della Beatificazione di P Domenico) riguardante l’apostolato svolto dal passionista viterbese in Inghilterra. Missionario “per tutte le stagioni” seppe conquistare a Dio ed alla Chiesa di Roma, sia poveri immigrati irlandesi che dotti professori di Oxford quali, John H. Newman e Ignatius Spencer (antenato della principessa Diana). Quindi al termine della sua visita, Fr Julian ha fatto rientro a Roma dove risiederà per qualche tempo,al fine di concertare con l'associazione viterbese, Amici del Beato Domenico Barberi, il pellegrinaggio a Viterbo, di un discreto numero di devoti inglesi guidati dal loro Arcivescovo Bernard Longley. Altresì è prevista la pianificazione di un pellegrinaggio presso il Santuario di Sutton (U.K.) dove sono conservate e venerate le spoglie mortali del Beato Domenico Barberi.


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Ricordi DI

ELSA VANNUCCI

L 17 GENNAIO 2014 è stato esattamente il 70° anniversario (19442014) dacché Viterbo visse una delle più devastanti e luttuose giornate della sua storia. Era l’ora del rientro a casa per il pranzo (sempre magrissimo in quei tristi giorni di guerra) e nei pressi di Porta Fiorentina molta gente era in attesa degli autobus di Garbini per raggiungere i vari paesi. Improvvisamente sbucò dal cielo un nugolo di aerei che si abbatté sul luogo mitragliando e bombardando tutto intorno. Fu una vera strage: a terra rimase un cumulo di persone morte o agonizzanti, straziate dalla mitraglia. Questa feroce incursione ebbe luogo 5 giorni prima dello sbarco delle truppe Alleate ad Anzio, avvenuto la sera del 22 gennaio 1944. Questo sbarco a Nord di Cassino doveva risolvere le spaventose difficoltà che Inglesi ed Americani andavano affrontando da mesi in quel territorio. Perdurando così la situazione, Churchill disse: ”Conquisteremo Montecassino alla rovescia” e così ebbe luogo lo sbarco di Anzio. Frattanto il Monastero Benedettino si ergeva lassù, bianco, svettante, integro sul suo monte. Ancora oggi si freme di sdegno nel considerare con quale animo si poté prendere la decisione di bombardare quello che è uno dei maggiori pilastri della cristianità e della cultura occidentale. A fine guerra, quante situazioni vennero alla luce,

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che al momento furono subite a causa di false informazioni. Viterbo fu dilaniata dai bombardamenti per la falsa notizia della presenza, nei dintorni della città, del comandante tedesco in Italia Gen. Kesselring. In realtà il generale ed il suo stato maggiore restavano ben protetti all’interno del Monte Soratte. La sorte dell’Abbazia di Montecassino fu segnata da altra falsa notizia: il Gen. neozelandese Bernard Freyberg fece presente in modo perentorio al suo Comando che l’Abbazia era occupata dalle forze tedesche. A dargli man forte seguì la testimonianza del Gen inglese Henry Wilson che asserì di aver visto, sorvolando a bassa quota il Monastero, soldati tedeschi aggirarsi per quei cortili. Bisognava bombardare l’Abbazia. Freyberg fu bersagliato da aspre polemiche e nessun comandante voleva prendersi la responsabilità di quello scempio. Il comandante Clark della V Armata passò la decisione ad Alexander. Questi si convinse della necessità di effettuare il progetto e dette l’ordine di procedere. Era il 15 febbraio 1944. Questa infame data sarà ricordata nei secoli con orrore e dolore. Il Generale Kesserling aveva


VITERBO - PIAZZA DUOMO VITERBO -CHIESA DI SAN SISTO

dato assicurazione al Vaticano di non permettere l’occupazione dell’Abbazia ed anzi di proteggerla con un cordone di “zona franca”, esteso per 300 metri, tutt’attorno al prezioso edificio. Era il giorno di S. Scolastica ed il vecchio Abate Gregorio Diomare volle celebrare la S. Messa per le oltre 200 persone che avevano trovato rifugio tra quelle mura. Alle ore 9:30, una formazione di 140 “fortezze volanti” si gettò come un bolide sull’antico monastero, sganciando in 2 ondate 400 tonnellate di bombe. In pochi minuti tutto fu distrutto, restò solo un cumulo di fumo e macerie, solo la Cripta di S. Benedetto rimase indenne. Quando si poterono esaminare i fatti, si constatò che Kesselring aveva rispettato i patti ed anzi aveva provveduto a far trasportare in Vaticano i tesori e l’immensa Biblioteca. Lo sbarco ad Anzio non risolse la situazione: le truppe alleate non riuscirono per mesi a guadagnare terreno nella Valle del Liri, sovrastata da aspri monti, rocce, burroni profondi. Intanto dall’Adriatico al Tirreno i Tedeschi avevano formato la Linea Gustav che richiederà mesi e mesi di “lacrime e sangue” per essere superata. L’inverno 1943-44 fu un calvario per tutto il Centro Italia: i Tedeschi tenevano le postazioni saldamente, i bombardamenti sulle città stroncavano la vita ed il morale delle popolazioni, la fame dava i crampi allo stomaco da mattina a sera, le corse ai rifugi in piena notte ed il freddo dentro quelle cantine erano devastanti. Le notizie delle deportazioni in Germania stringevano il cuore in una morsa di gelo e paura. A fine maggio le sirene dall’allarme presero a suonare ininterrottamente e non capivamo più se fosse l’i-

VITERBO - PORTA FIORENTINA

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nizio o la fine d’allarme. Spesso passavamo la notte intera nel rifugio. Era passata la primavera, stava arrivando l’estate, ma i nostri vestiti erano sempre quelli dell’inverno. Il poco cibo che mandavamo giù era sempre freddo ed un tremito nervoso si stava impossessando del nostro corpo. Dopo 10 mesi dallo sbarco di Salerno (8 settembre 1943), cinque mesi dallo sbarco di Anzio (22 gennaio 1944), le truppe alleate giunsero a Roma la mattina del 6 giugno 1944, lo stesso giorno dello sbarco in Normandia. All’alba dell’8 giugno le truppe dell’VIII Armata britannica entrarono in Viterbo ed il comando alleato, che seguiva l’esercito con l’incarico della ricostruzione degli impianti di acqua, gas e luce, si diresse subito in Prefettura, dove prese stanza per primo il Capitano John Kane di Scotland Yard; seguì il governatore, inglese, Colonnello Bonham-Carter. Così ebbe inizio la ricostruzione della città, fatta con una decina di carretti tirati da magrissimi cavalli e con pochi vecchi camion. Posso riferire queste notizie perché una settimana dopo il passaggio del fronte, informata dall’amico Prof. Alessandro Vismara, che in Prefettura, cercavano un traduttore, io mi presentai per quel lavoro e fui assunta su due piedi. Non capivo una parola di quel che veniva detto intorno a me, però sapevo tradurre testi scritti e questo era quanto mi si chiedeva di fare. C’erano due o tre interpreti fra i quali una signora inglese, Mrs Emily Healy, l’altra, presente solo saltuariamente, Kathleen Mac Kenna, irlandese, sempre acida contro gli Inglesi. Due figure di donne interessantissime alle quali porto in cuore tanta ricono-

scenza perché mi furono di grandissimo aiuto al momento e per il mio futuro quando mi iscrissi alla facoltà di lingue all’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Era passato da pochi giorni il fronte da Viterbo (che ora combatteva ai confini con l’Umbria), quando al comando Alleato corse voce che a Bolsena, ospite nella roulotte del Generale Alexander, c’era il Re Giorgio VI. La mattina seguente, infatti, ci fu una cerimonia in Piazza del Gesù, a Viterbo, presso della chiesa di S. Silvestro che si erge in fondo alla Piazza. In quella chiesa nel Medioevo si consumò uno dei delitti più esecrabili nei secoli: il giovanissimo Principe Enrico Almaine di Cornovaglia, nipote del Plantageneto Enrico III, di ritorno da una Crociata si era fermato a Viterbo dove si andava svolgendo il “lungo Conclave” (1268-1271). Nella Chiesa si stava celebrando la S. Messa alla quale assisteva anche il giovane Principe Enrico. D’un tratto fu spalancata la porta della Chiesa e ribaldamente la navata fu attraversata dai due cugini del Principe, i fratelli De Monfort. Erano piombati lì per vendicare la morte del loro padre Simon, avvenuta nella battaglia di Evesham. Enrico di Cornovaglia non aveva nessuna colpa dell’atroce morte di Simon, ma la parentela con il Re Enrico III, che i De Monfort ritenevano responsabile delle atrocità commesse sul loro padre, trasformò il giovane Enrico in vittima sacrificale e la cieca vendetta si abbatté su di lui. Quel che era stato fatto al padre, essi fecero ad Enrico di Cornovaglia: ne mutilarono il corpo pezzo a pezzo ed infine la testa fu messa su una picca …


VITERBO - STAZIONE P. FIORENTINA

Ma è ora di ritornare all’estate 1944. Il Re Giorgio VI, in ruvida divisa da semplice soldato in guerra, a di-stanza di quasi settecento anni, volle rendere omaggio a quel giovanetto innocente ucciso in modo così barbaro. Il Re pronunziò un brevissimo discorso, poi fu dato l’attenti ad un drappello di soldati ed anche il Re ubbidì al comando. Per qualche minuto alcuni soldati scozzesi suonarono con le cornamuse una nenia celtica e tutta la cerimonia si concluse lì. Ci fu qualche battimano da parte di alcuni passanti che si erano fermati incuriositi forse più che altro dal cordone di Carabinieri che aveva isolato la piazza. Il 17 gennaio 2014, LXX anniversario di quella giornata luttuosa per Viterbo, mi sono tornati alla mente tutti questi ricordi che credevo si fossero persi nel tempo. È balzato alla mente anche il ricordo di quando mi fu richiesto dal comando alleato di accompagnare un ufficiale addetto alle sepolture a Castel d’Asso (Procoio) dove era caduto un aereo inglese nei mesi passati. Seppi dal Capitano che tra i piloti del “caccia” c’era un parente della famiglia reale inglese. I contadini del posto dissero che l’aereo era rimasto conficcato nel terreno per tanti giorni e che i due piloti morti erano rimasti fra tutte quelle ferraglie a cielo aperto quindi esposti alle intemperie ed allo scempio operato dagli animali della zona. Dissero che un giorno, dopo il passaggio del fronte da Viterbo, era giunto sul posto un grosso mezzo militare ed aveva portato via quanto restava dell’aereo e dei piloti. Il Capitano ne dedusse che i corpi dei due ragazzi potessero esser stati portati al Cimitero di Viterbo, dove nella stessa mattinata ci trasfe-

VITERBO - PIAZZALE GRAMSCI

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rimmo. Qui fu possibile rinvenire dentro una cassetta dei pezzi di stoffa e delle mostrine della RAF ed il Capitano ritenne così di aver assolto il suo pietoso compito. Ora, nel 2014, molte cose sono cambiate nel mondo, una sola, purtroppo, è sempre presente ed è la più devastante, la guerra. Nel 1944-45 si pensava e si diceva convinti che l’umanità non sarebbe mai più caduta nella trappola infernale della guerra la quale non ha mai risolto nulla se non diminuire il totale della popolazione mondiale. Non è stato così: guerre e venti di guerra hanno devastato e devastano i quattro angoli della terra e la pace resta ancora un sogno.


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i

tin r u ib T io r a M i d o Ricord DI YANA

GRECHYKHINA

Il “Signor Mario” papà di Rosella, la Vice-Presidente dell’Associazione Amici della Familia Christi, è passato al Signore il 25 Marzo 2014 all’età di 102 anni. Per volontà della figlia la raccolta degli amici è andata ad un centro di volontariato in Madacascar. Sosta e Ripresa gli dedica la seguente spontanea “poesia” scritta in un approssimativo “pidginitalian” da una autrice russoucraina.

O

gni uno di noi ha giardino secreto... non sta lontano e dentro di noi... E anche io ho il mio... Mi ritrovo sempre davanti cancello verde... numero 33... il mio pensiero immediatamente mi porta li davanti... e... sempre aperto... perché immaginario... Faccio salita... e mi ritrovo in una cucina... molto maestosa; mobili fatti a mano su misura... tarda mattinata... verso le 10... sul tavolo una tazza di caffè latte... e 6 biscotti... e eccolo arriva... nostro amato vecchietto... ora di fare collazione... Conservo tenerissimi ricordi... di sig. Mario Tiburtini... ex maresciallo di guardia di finanza... che amava scherzare dicendo.... “Cara sig.Yana... in tutti questi anni ho fallito il stato italiano... perché ancora mi paga pensione...” (aveva 100 anni)... ma di una risata sempre pronta... di una mente lucida... e conosceva tante belle storielle da raccontare... Finito collazione... alzava dicendo: “Andiamo... lavorà...” e si recava nella stanza di caminetto... li era una portrona vicino caminetto... era tutta sua... passava maggior parte della giornata guardare tv... si teneva sempre informato... delle cose del mondo... Fra mezzoretta appariva di nuovo in cucina e con occhio vispo diceva... “Ma c’è un caffè... signora?” Amava prendere qualche tazzina in più... e... pure dolcetti... (nonostante dottore proibito)... E così tra una risata e altra passavamo il nostro tempo all’Eremo cucinando, scherzando, e meditando... mentre... si preparava pranzo o cena... Vorrei ritornare nei luogi dove sono stata felice... dove tempo scorreva in modo... senza accorgersi, dove, c’è aria di santità, dove nessuna fatica pesava, dove ce una porta invisibile... nel refettorio... e erano solo tre gradini... e ora di pranzo... e ogni volta... se guardavo con occhi di fede... scendeva... il stesso Signore... pranzare insieme me... aveva 100 anni... e io potevo servire... Dio in uomo...

) Rosa Spagnolo (foto di Maria Mario e Mario


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Corso extrascolastico

di giornalismo DI

Una collaborazione tra “UCSI-Viterbo”, l’associazione “Amici della Familia Christi” e la società “A Scuola di News”

GIOVANNI DI NATALE

A

ll’Istituto Santa Rosa di Viterbo gli studenti diventano cronisti. Una trentina gli alunni che hanno preso parte al primo corso di giornalismo organizzato a scuola. Ad organizzarlo i professionisti di “A Scuola di News”: società di Roma che punta a promuovere la diffusione della cultura dei media tra i giovani. Poca teoria e tanta pratica. Gli studenti hanno imparato a riconoscere una notizia, a verificare le fonti e a scrivere un articolo di cronaca. Durante il corso hanno anche imparato le basi di impaginazione, a correggere e titolare un articolo. La redazione dei “Colori della notizia”, questo il nome scelto dagli studenti, è stata coordinata a scuola dalla professoressa Carla Luciani. Tanti i temi trattati dagli

studenti. Dai riscaldamenti spenti a scuola durante i mesi invernali alle gite di classe in Italia e in Europa. Ampio spazio è stato dedicato anche alle notizie extrascolastiche. Due studenti hanno raccontato la vita del pendolare, mettendo in evidenza pro e contro. Altre ragazze, invece, si sono concentrate sulle attività di volontariato e in particolare sulla clownterapia. “L’entusiasmo dei ragazzi è contagioso – spiega Giovanni Di Natale, direttore di Ascuoladinews.it – Spesso noi giornalisti dimentichiamo la spontaneità dei giovani. Tanti sono convinti che per fare un giornalino a scuola basta far leggere agli studenti un quotidiano, ma non è così. Bisogna spiegare loro cos’è una notizia, le


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regole della deontologia. Il corretto modo di restando raccontare approdi imparziali e fondire le fonti. Alcuni studenti da grandi sognano di diventare giornalisti. Noi diamo loro le basi e facciamo capire loro che non basta avere la passione per la scrittura�. Il corso di giornalismo ha incuriosito soprattutto i maturandi. L’articolo di giornale, infatti, ormai è una delle tracce della prima prova dell’esame di Stato. Per tutti la scuola, che non ha sostenuto alcun costo, ha deciso di riconoscere un credito formativo.


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Le attività dell’Associazione AMICI DELLA FAMILIA CHRISTI DI

MARIO MANCINI

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ari soci dell’Associazione hanno partecipato dal 2 al 5 Gennaio a Sacrofano (RM) al progetto Mistero Grande per promuovere la pastorale familiare. Dalla collaborazione a questa pastorale è nato, per cominciare, l’Incontro di Aprile a Castel d’Asso. In questa località bucolica del Comune di Viterbo (a un paio di km dalle Terme dei Papi), nella Chiesetta dedicata a S. Maria, gli Amici della Familia Christi celebrano tutte le domeniche ed i giorni di festa, come servizio alla comunità locale. La S. Messa è presieduta da don Angelo Massi, parroco emerito della Basilica Santuario di S. Maria della Quercia. Gli Incontri Comunitari di riflessione e preghiera, proseguono dopo la S. Messa ed un ristoro negli adiacenti locali della Circoscrizione. Con il nuovo anno 2014, in questi Incontri mensili, il tema dell’Istruzione è “La dottrina sociale della Chiesa” nella ultima Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium”. Domenica 12 Gennaio il Prof. Carlo Cirotto, Citologo (Presidente del MEIC) ha affrontato questo tema con: “La terra è la nostra casa comune e noi siamo tutti fratelli” Domenica 9 Febbraio ha parlato l’Arch. Dott. Bruno Napoli (della Sovraintendenza di Perugia). Come in ogni Incontro Comunitario nel

pomeriggio, dopo la Mensa consumata in fraterna condivisione, P. Ubaldo Terrinoni (ofm capp.) ha condotto la “Lectio Divina” sulla Parola AmicI della del giorno. am ilia Per ricambiare l’ospitalità accordataci e come servizio alla comunità locale, l’Associazione Amici della Familia Christi si è impegnata con il Centro Sociale a collaborare alle sue attività impegnandosi, oltre alla celebrazione domenicale e festiva, alla manutenzione straordinaria del Centro e della Chiesa, alla distribuzione degli avvisi per la Benedizione pasquale delle famiglie, alla raccolta di generi per i carcerati, alla apertura e animazione del Centro una volta a settimana (il Giovedì pomeriggio), a dei corsi di istruzione, il più seguito dei quali è quello di “Alfabetizzazione informatica”. Così si vedono anziani e nipotini martellare sulle stesse tastiere e… bucare gli stessi schermi. Il Coro ha continuato nella sua attività non solo animando la S. Messa a Castel d’Asso, ma anche accompagnando due commemorazioni nella Chiesa di S. Giacinta delle Sorelle Clarisse del Monastero di S. Bernardino. Nella stessa Chiesa, per tutta la Quaresima, è stata svolta, il venerdì, con le Clarisse, la pia pratica della

F Chr isti


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“Via Crucis” seguita dai Vespri Nella Cappellina del Merlano /Belcolle è proseguita la celebrazione della S. Messa, l’ultimo venerdì del mese, con l’Associazione Amici del “Beato Domenico della Madre di Dio”. In questo contesto è stata particolarmente rilevante la visita a Viterbo del Rev Fr Julian M. Booth

come è più diffusamente descritto a pag. 16. Un altro importante evento compartecipato dall’Associazione è stata la festa del patrono dei giornalisti S. Francesco di Sales, la cui cronaca è riportata a pag. 13 A Roma, sono proseguiti gli incontri mensili presso la Basilica di San Lorenzo in Lucina.


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Dopo la S. Messa parrocchiale della Domenica, nella Sala Laurentina P. Fausto Gianfreda (S. J) svolge un ciclo di lezioni magistrali con un percorso di Riflessione su: “Salvezza della creazione - Linee di una estetica teologica”. Il ciclo si è svolto in 5 mattinate della Domenica tra Gennaio e Febbraio. A Marzo, Domenica 2, è ripresa

invece una cadenza mensile con un nuovo ciclo di lezioni sull’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium. Per i prossimi mesi le attività della associazione si svolgerano secondo il Calendario riportato da pagg. 28 a 31.


I 28 PROSSIMI APPUNTAMENTI

Aprile 2014 DOMENICA 6 A ROMA: (Basilica san Lorenzo in Lucina) Ore 10:00 S. Messa Parrocchiale “ 11:00 Sala Laurentina - Percorso di Riflessione sull’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium. (P. FAUSTO GIANFREDA, S.J.) “ 13:00 Commiato DOMENICA 6 A VITERBO: Chiesa di S. Maria di Castel d’Asso Ore 9:00 S. Messa GIOVEDI’ 10 Ore 15:30 Prove di Canto (Castel d’Asso) “ 17:30 Alfabetizzazione informatica (scuola di personal computer) DOMENICA 13 INCONTRO MENSILE A VITERBO (Chiesa di S. Maria di Castel d’Asso) Ore 8:45 Appuntamento accoglienza “ 9:00 S. Messa Liturgia delle Palme con benedizione e processione, lettura del Passio “ 10:30 Ristoro “ 11:00 La Dottrina Sociale della Chiesa: “Cap III della EVANGELII GAUDIUM” (Coniugi MARCO E ROMINA MANARA del progetto MISTERO GRANDE) “ 13:00 Pranzo “ 15:00 Lectio Divina P. Giovanni Boggio “ 16:00 Commiato, recita dei Vespri. GIOVEDI’ 17 Ore 15:30 Prove di Canto (Castel d’Asso) DOMENICA 20 SANTA PASQUA - A VITERBO: Chiesa di S. Maria di Castel d’Asso Ore 9:00 S. Messa MARTEDI’ 22 VISITA FR JULIAN A VITERBO Ore 17:30 Cappella del Merlano - Belcolle S. Messa per il Beato Domenico Barberi GIOVEDI’ 24 Ore 15:30 Prove di Canto (Castel d’Asso) “ 17:30 Alfabetizzazione informatica SABATO 26 A ROMA: (Basilica san Lorenzo in Lucina) Ore 18:00 Sala Laurentina - Percorso di Riflessione: “La giustizia quale assimilazione a Dio. Simone Weil e la Grecia delle intuizioni precristiane”.(P. FAUSTO GIANFREDA, S.J.)


Aprile 2014 DOMENICA 27 A VITERBO: Chiesa di S. Maria di Castel d’Asso Ore 9:00 S. Messa

Maggio 2014 DOMENICA 4 A VITERBO: Chiesa di S. Maria di Castel d’Asso Ore 9:00 S. Messa GIOVEDI’ 8 Ore 15:30 Prove di Canto (Castel d’Asso) SABATO 10

Convegno UCSI a Barbiana

DOMENICA 11 INCONTRO MENSILE A VITERBO (Chiesa di S. Maria di Castel d’Asso) Appuntamento accoglienza S. Messa Ristoro La Dottrina Sociale della Chiesa, EVANGELII GAUDIUM” “La terra è la nostra casa comune e noi siamo tutti fratelli”. PROF. TOMMASO PONZIANI “ 13:00 Pranzo “ 15:00 lectio divina (P. IGNAZIO MARTELLETTO) “ 16:00 Commiato, recita dei Vespri.

Ore 8:45 “ 9:00 “ 10:00 “ 10:00

GIOVEDI’ 15 Ore 15:30 Prove di Canto (Castel d’Asso) DOMENICA 18 Ore 9:00

A VITERBO: Chiesa di S. Maria di Castel d’Asso S. Messa

DOMENICA 18 A ROMA: (Basilica san Lorenzo in Lucina) Ore 10:00 S. Messa Parrocchiale “ 11:00 Sala Laurentina -Percorso di Riflessione sull’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium. (P. FAUSTO GIANFREDA, S.J.) “ 13:00 Commiato GIOVEDI’ 22 Ore 15:30 Prove di Canto (Castel d’Asso) SABATO 24 USCITA UCSI - Viterbo a Bolsena


Maggio 2014 SABATO 24 A ROMA: (Basilica san Lorenzo in Lucina) Ore 18:00 Sala Laurentina - Percorso di Riflessione: “La giustizia quale assimilazione a Dio. Simone Weil e la Grecia delle intuizioni precristiane”.(P. FAUSTO GIANFREDA, S.J.) DOMENICA 25 A VITERBO: Chiesa di S. Maria di Castel d’Asso Ore 9:00 S. Messa GIOVEDI’ 29 Ore 15:30 Prove di Canto (Castel d’Asso) VENERDI’ 30 A VITERBO Cappella del Merlano - Belcolle Ore 16:30 S. Messa per il Beato Domenico Barberi

Giugno 2014 DOMENICA 1 INCONTRO MENSILE A ROMA (Basilica san Lorenzo in Lucina) Ore 10:00 S. Messa Parrocchiale “ 10:45 Sala Laurentina – Ristoro “ 11:00 Sala Laurentina - Percorso di Riflessione sull’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium. (P. Fausto Gianfreda, S.J.) “ 13:00 Commiato DOMENICA 1 A VITERBO: Chiesa di S. Maria di Castel d’Asso Ore 9:00 S. Messa GIOVEDI’ 5 Ore 15:30 Prove di Canto (Castel d’Asso) DOMENICA 8 INCONTRO MENSILE A VITERBO (Chiesa di S. Maria di Castel d’Asso) Appuntamento accoglienza S. Messa Ristoro La Dottrina Sociale della Chiesa, “EVANGELII GAUDIUM” “La terra è la nostra casa comune e noi siamo tutti fratelli”. PROF MAURIZIO SEVERINI “ 13:00 Pranzo “ 15:00 Lectio divina “ 16:00 Commiato, recita dei Vespri.

Ore 8:45 “ 9:00 “ 10:00 “ 10:30

GIOVEDI’ 12 Ore 15:30 Prove di Canto (Castel d’Asso)


Giugno 2014 2014 Febbraio SABATO 14 A ROMA: (Basilica san Lorenzo in Lucina) Ore 18:00 Sala Laurentina - Percorso di Riflessione: “La giustizia quale assimilazione a Dio. Simone Weil e la Grecia delle intuizioni precristiane”. (P. FAUSTO GIANFREDA, S.J.) DOMENICA 15 Ore 9:00

A VITERBO: Chiesa di S. Maria di Castel d’Asso S. Messa

GIOVEDI 19 Ore 15:30 Prove di Canto ( Castel d’Asso) DOMENICA 22 Ore 9:00

A VITERBO: Chiesa di S. Maria di Castel d’Asso S. Messa

VENERDI’ 27 A ROMA: Presentazione degli Atti del Convegno su Tommasina Alfieri SABATO 28 A ROMA: (Basilica san Lorenzo in Lucina) Ore 18:00 Sala Laurentina - Percorso di Riflessione: “La giustizia quale assimilazione a Dio. Simone Weil e la Grecia delle intuizioni precristiane”. (P. FAUSTO GIANFREDA, S.J.) DOMENICA 29 Ore 9:00

A VITERBO: Chiesa di S. Maria di Castel d’Asso S. Messa

Luglio 2014 DOMENICA 6 INCONTRO MENSILE A ROMA (Basilica san Lorenzo in Lucina) SABATO 12 A ROMA: (Basilica san Lorenzo in Lucina) Ore 18:00 Sala Laurentina - Percorso di Riflessione: “La giustizia quale assimilazione a Dio. Simone Weil e la Grecia delle intuizioni precristiane”. (P. FAUSTO GIANFREDA, S.J.)


Associazione Amici della Familia Christi Via Pietra del Pesce, 1 - 01100 Viterbo

Sosta e ripresa n 1 aprile 2014 bassa  
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