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CLAUDIO… ed io (CECILIA) A Claudio Quel sabato di febbraio me ne stavo a letto, guardando i bagliori di luce che filtravano dalla finestra socchiusa. Pochi giorni prima c'era stata una fortissima nevicata e la strada attorno brillava ancora per tutto quel ghiaccio. Come sempre avevo avuto la prima sveglia, quella naturale, attorno alle 6; poi mi ero quasi completamente riaddormentata poltrendo accanto a mio marito che dormiva profondamente, attendendo da un momento all'altro il richiamo di mio figlio dalla stanza accanto. Stranamente, invece, Francesco quella mattina aveva deciso di concedersi più a lungo al sonno tantoché, ad un certo punto, mi ero quasi preoccupata perché erano circa le 9 e il piccolo non aveva ancora deciso di svegliarsi. Quando preoccupata mi affacciai sulla porta della sua cameretta, Francesco mi udì e si svegliò come sempre lamentandosi: così lo presi in braccio e lo portai a far colazione. Fu una mattinata come le altre dei giorni di festa, trascorsa tra letti da rifare, biscotti sbriciolati e lavatrici da stendere. Avevamo deciso, mio marito Domenico ed io, di andare finalmente alla mostra di Picasso al Palazzo Blu di Pisa. Era l'ultima settimana utile ed avevano già prorogato la mostra; eravamo riusciti faticosamente a convincere i miei genitori a tenerci Francesco per qualche ora, in modo da poterci prendere un po' di tempo per noi. Verso le 12, 30, quindi, portammo il bambino a casa dei miei. Mio padre stava guardando la televisione, seduto come sempre sul divanetto in cucina, ed era sintonizzato sul TG di Rai Due. Mentre parlavo con mia madre, mi cadde l'occhio sulle Running News che scorrevano in fondo allo schermo. Ad un certo punto lessi: “Getta il figlio di due anni nel Tevere. Poche speranze per il piccolo”. Lì per lì pensai ad una notizia surreale, volli credere che il bambino si fosse salvato e che il padre avesse semplicemente attuato un gesto dimostrativo. In fin dei conti quante notizie di cronaca di quel genere si leggono? Rimossi il contenuto della notizia appena letta e mi concentrai sul pomeriggio da trascorrere con mio marito. Fu un bel pomeriggio. La mostra ci entusiasmò, girammo lentamente per il museo apprezzando e gustando lentamente ogni opera, ogni quadro, ogni frase scritta da Picasso. In sottofondo, però, continuavo a chiedermi che fine avesse fatto quel bambino... se lo avessero ritrovato... se qualcuno si fosse tuffato per salvarlo... Alla sera, quando la giornata ebbe termine e le operazioni rituali compiute, salutai mio marito e me ne andai a letto stanchissima, anche se appagata dal pomeriggio trascorso assieme a lui. Ed ecco che, appena messami a letto con un libro ed avuto il tempo di fermarmi a riflettere, il ricordo della notizia e le immagini che si producevano mi balzarono alla mente. Scoppiai improvvisamente in un pianto dirotto, silenzioso, impotente e pieno di rabbia. Continuavo a chiedermi come fosse stato possibile per un padre attuare un gesto del genere; ma il mio pensiero andava soprattutto a quel piccolino, solo e infreddolito, vittima ignara di un'azione così violenta e senza possibilità di appello. Cercai di calmarmi, anche per non farmi sentire da Domenico che guardava la tv nel vicino salotto. Mio marito si preoccupa molto quando mi vede piangere ed io, in quell'occasione, non avevo voglia di dare spiegazioni... Nei giorni successivi venni presa da un turbinio improvviso di sentimenti. La vicenda, come era successo altre volte per simili fatti di cronaca, non riusciva a darmi pace. Io credo che questo sia successo, oltre che per un Fato disegnato che mi ha condotta ad amare Claudio ed a fare qualcosa per Lui, a causa del fatto eclatante che il corpicino non venisse ritrovato. E questo per me, madre di un figlio piccolo e amica e conoscente di altre mamme che purtroppo hanno perso i loro figli, era una cosa inconcepibile. Come poteva darsi pace una madre senza il corpo del proprio bambino su cui poter piangere e per cui formulare una preghiera? Iniziai quasi ossessivamente (lo ammetto!) a cercare notizie dappertutto: sulle testate giornalistiche, girovagando su Internet, perfino parlandone con conoscenti per capire se qualcuno di loro fosse


venuto a conoscenza del ritrovamento del corpo. Le notizie riportavano la presa di coscienza (coscienza... ) del padre, che in cella piangeva e diceva che non riusciva a darsi pace per ciò che aveva fatto, perché amava suo figlio! Ma intanto quel tenero corpicino, che avrebbe dovuto esser riempito di baci e carezze, era privo di vita in balìa delle acque gelide di un fiume che altre volte ha visto crimini così orrendi e che, si dice, restituisce sempre le proprie vittime. Durante le mie ricerche, incappai in un forum de “Il Messaggero”. Iniziai a leggere ogni giorno i commenti lasciati da altri utenti. Dopo qualche giorno di frequentazione del blog, mi stupì constatare come, nonostante i riflettori della cronaca si fossero ormai spenti sulla vicenda, molte persone ancora continuassero a scrivere, lamentando il fatto che il piccolo non fosse stato ancora ritrovato e che le ricerche si fossero fermate. Decisi allora (io che non ho mai neanche chattato!) di iscrivermi. In quegli stessi giorni, angosciata dal continuo pensiero del piccolo Claudio (che io, senza aver mai visto, avevo fin da subito immaginato biondo e con gli occhi azzurri... ), una mattina, in dormiveglia, ebbi una visione. Di solito non sono nuova a questo genere di cose, pur non ritenendomi una sensitiva bensì solo particolarmente sensibile. Stavo per svegliarmi quando, nel passaggio dal sonno alla veglia, mi apparve un paesaggio nebbioso disseminato di alberi spogli. Su uno di questi alberi, alto e dal grosso fusto, stava un bambino biondo con una canottierina bianca seduto su un ramo e mi guardava dolente. Non parlava, ma mi chiese di guardarlo usando una sorta di telepatia. Io allora, nella visione, girai lo sguardo verso di lui e lui mi mostrò la gambina sinistra che era gonfia e maciullata. Lo sgomento di quell'immagine mi fece destare di colpo e volli cancellare l'angoscia iniziando la giornata con un’apparente carica di energia. Come sempre le cose da svolgere al lavoro erano tante, ma riuscii a ritagliarmi uno spazio nella mattina per cercare altre notizie su quel bambino scomparso. Notai che il forum de “Il Messaggero” riportava più frequentemente i commenti di un papà in particolare: Marco75: “Sono padre di due bimbi piccoli. Sabato 4 febbraio mi sono svegliato in una Roma unica. E come molti papà ho portato subito il più grandicello a giocare sotto casa con la neve ed ero felice nel vedere la gioia nei suoi occhi in quel momento. Poco prima, un paio di ore prima, un padre ma come definirlo padre, o come definirlo essere umano!? In un altro punto della città in cui vivo strappava un bimbo di soli sedici mesi dal letto in cui dormiva e tra le urla, i pianti, la disperazione veniva sbattuto e poi trascinato fuori di casa, ancora con il suo pigiamino al gelo portato per strada e poi senza non comprendere nulla di quel momento gettato da un ponte... ho pianto per lui e capita spesso che nel pensarci in questi giorni come in questo momento quelle lacrime riscendano ancora. Non comprendo, non riesco proprio a capire cosa possa portare un essere umano a tutto questo e soprattutto vedo negli occhi di questo bambino momento dopo momento... soffro per lui... Di fatto non ci sarà mai giustizia sufficiente per tutto questo, niente riporterà questo piccolo, niente gli toglierà dagli occhi gli ultimi attimi della sua vita. Perché deve nascere una vita per questo? Scusate ma non mi do pace dal 4 febbraio... . Commento inviato il 13-02-2012 alle 12:04 da mar****75” Gli risposi d'impeto: capivo e condividevo la sua sofferenza di genitore che, quella mattina, era sceso in strada per far giocare i propri bambini con la neve e ignorava che, nello stesso giorno, un altro padre aveva commesso un atto tanto terribile. “Solo un pensiero... Sono mamma di un bambino di 20 mesi, e anch'io, da quel 4 febbraio, non so darmi pace. Leggendo gli ultimi commenti (Mar*** e Ga***), provo le stesse identiche cose, immagino continuamente gli ultimi attimi di vita di Claudio, il fatto che fosse cosciente mi distrugge. E il pensiero di quel piccolo corpo trascinato chissà dove... .lo troveranno mai? Tanti e troppi pensieri mi si affollano in mente. Le sera, col mio bimbo in braccio, gli dico di dire assieme le preghiere per i bimbi come Claudio e come quelli che, ultimamente, affollano troppo le pagine di cronaca. Ma insomma, davvero viviamo in un paese in cui certe tragedie annunciate non vengono fermate in tempo? E gli assistenti sociali, e l'asilo, ed il pediatra, ed i parenti... non hanno fatto davvero nulla? Come per il piccolo Federico, annegato dalla madre sul pedalò, anche qui forse


qualcosa si poteva fare... se ritrovano il corpicino di Claudio, vi prego, avvertitemi!!! Vorremmo piangerlo su una piccola tomba, non pensarlo abbandonato in un fiume... grazie, e scusate la frammentarietà dell'esposizione, è solo che la commozione e l'infinita pena non mi lasciano... Commento inviato il 15-02-2012 alle 14:54 da T***74”. Marco rispose dicendo: “Per Ga*** e T***74" mi solleva non essere solo, sapere che ci siano persone che come me abbiano realmente sentito tutto questo e che spero portino con se per sempre questa piccola creatura strappata alla vita. Non so quanto un' iniziativa possa sensibilizzare le persone a quanto successo. Purtroppo sembra che l'abitudine alle tragedie che ogni giorno siamo costretti ad ascoltare ci porti a dimenticare. L'unica iniziativa personale che possa compiere è quella di portare il 4 febbraio di ogni anno dei fiori su quel ponte oltre a portare con me per sempre questo bimbo, vivere anche per lui e crescere i miei figli al meglio dandogli tutto l'amore possibile. Mi spiace solo che nella maggior parte dei commenti letti veda solo richieste di giustizia e ovvia sfiducia in una giustizia in cui non si crede ovviamente più... si dimentica che non esiste giustizia per tutto ciò, si dimentica Claudio... Anch'io come voi spero ancora che il suo corpicino venga ritrovato ma più passano i giorni e meno notizie vengono riportate, ho il terribile sospetto che le ricerche siano state abbandonate... e come ogni tragedia anche questa sarà dai più dimenticata. Posso dirvi però che in un servizio ho riconosciuto il sommozzatore che è intervenuto nelle ricerche ed è stato intervistato, troverò il modo di ricontattarlo e sapere se ci sono state novità. Vorrei tornare al 4 febbraio essere lì, su quel maledetto ponte e portarmi via Claudio, portarlo via da tutto quell'assurdo, crescerlo con me... Commento inviato il 17-02-2012 alle 11:58 da m***75” Al quale dissi: “Per Mar***75 Ho letto poco fa il tuo commento e ancora una volta piango dolorosamente al pensiero di quanto accaduto, mi struggo di sofferenza a pensare quanto poco sarebbe bastato per lasciarlo vivere, perché l'ingenuità ed il terrore hanno lasciato che le sue custodi aprissero la porta a quell'uomo? E' proprio così nera, l'ignoranza e la paura? Stringo il mio piccolo Francesco al mio petto e mi dico che quella povera madre, Claudia, non ha neanche la consolazione di sapere dove si trova quel corpicino che lei stessa ha portato in grembo per nove mesi... è una tragedia senza fine, e, credimi, anch'io non dimenticherò mai Claudio, ci penso ogni giorno, e lo piango, non so neanche che faccino avesse, ma incarna tutti i bimbi che diventano martiri della violenza, che non sanno perché muoiono ma nel tempo il loro ricordo diventa quello di piccoli angeli che ci guardano dal cielo, sereni e ormai appartenenti ad un mondo giusto e perfetto... è questa la mia consolazione. Ma vorrei davvero poter fare qualcosa affinché questa tragedia non sia stata invana. Pubblicità progresso, sensibilizzazione capillare, anche solo osservare di più chi cista attorno. E, Marco, permettimi una parola: devi essere un padre davvero amorevole e attento, i tuoi bimbi sono fortunati, come il mio (mio marito adora nostro figlio), ma esser genitori ci pone in contatto anche con i bambini altrui e la loro felicità, perché Claudio è lo specchio della sofferenza dell'innocente. Tienici informati. Un abbraccio. Commento inviato il 17-02-2012 alle 22:35 da T***74” Le ricerche del piccolo Claudio erano finite e lo sgomento ci coglieva impreparati perché noi, impotenti uomini della porta accanto, non potevamo fare niente. Marco iniziò a dimostrare la volontà di “creare almeno qualcosa in suo ricordo”. Propose l'iniziativa di apporre una targa sul Ponte della Tragedia per non dimenticare il piccolo Claudio e per fare in modo che la memoria dell'evento servisse da monito per evitare altre tragedie familiari di questo tipo. Dopo qualche giorno venimmo colpiti emotivamente dal messaggio di un altro lettore, Gianluca, che scriveva: "CIAO PICCOLO CLAUDIO Ogni giorno che passa, tu sei sempre più nel mio cuore, non riesco a non pensare ai tuoi ultimi attimi di vita e a quante volte hai visto maltrattare la tua mamma, la tua foto e' sul mio pc e ogni giorno quando arrivo al lavoro la apro e carezzo il tuo volto... quanta violenza quegli occhietti hanno visto.


E' sicuro che non ti dimenticherò mai come non ho dimenticato Samuele Lorenzi, Tommaso Onofri! Mi rivolgo a tutti coloro che hanno scritto su questo sito, a coloro che vorrebbero scrivere una targa su Ponte Mazzini di prendere in considerazione l'idea di creare un sito internet o una fondazione a ricordo di Claudio nel quale si possano scrivere poesie, pensieri per non dimenticarlo ed essere di sostegno morale alla sua mamma. SCRIVETEMI PURE SE APPOGGIATE QUESTA INIZIATIVA: gian***@***. Commento inviato il 07-03-2012 alle 10:47 da gianluca". Inutile dire che io e Marco appoggiammo subito l'iniziativa. Dopo qualche giorno, entrati in contatto, ci conoscemmo telefonicamente e condividemmo il nostro sgomento e le nostre paure e scoprimmo ancora maggiormente quanto forte fosse in noi il desiderio di sollecitare le ricerche del corpicino di Claudio. Avevamo saputo che la famiglia di Claudio aveva preso un legale per difendersi al futuro processo contro il padre infanticida, perciò scrivemmo all'Avv. Paolini per chiedere l'autorizzazione a creare questo sito per Claudio. La risposta arrivò quasi immediatamente e fu incoraggiante perché ci ringraziava a nome di quella famiglia martoriata da un dolore troppo grande. Intanto io continuavo a sognare cose strane perché la vicenda si stava impossessando di me e delle mie notti, oltre che delle mie attività quotidiane. Una notte sognai una specie di ospedale: mi trovavo come in una nursery con i muri dipinti di azzurro. Sulla parete di fondo troneggiava una scritta formata da tante lettere staccate tra loro e apposte una per una sul muro a formare un nome: "CLAUDIA". Inspiegabilmente la lettera finale veniva sostituita da una "O" per diventare "CLAUDIO". Poi, improvvisamente, mi ritrovavo all'aperto e vedevo uno stormo di colombe bianche che si libravano in volo e formavano la scritta "MICHELE". Per moltissimo tempo mi sono chiesta che cosa significasse tutto questo. Assieme a me si sono interrogati anche Marco e Gianluca, ed insieme abbiamo trascorso l'intero mese di marzo 2012 a cercare di decifrare questi sogni per tentare di dare un senso compiuto a tutto ciò che ci stava accadendo. Ci ritrovammo coinvolti, senza sapere né come né perché, in un mondo surreale e parallelo alle nostre dimensioni usuali di lavoratori, genitori, persone normali con una vita normale e a tratti sempre uguale a se stessa. Ciò che adesso ci faceva alzare al mattino era diventato il desiderio spasmodico e fortissimo di poter ritrovare Claudio e poterlo piangere assieme alla sua famiglia, chiudendo così almeno una parte della vicenda. Oggi mi dico che sono sicura che Claudio abbia in qualche modo comunicato con me, con noi. Troppi segni forti ci sono stati dati. Troppo dolore trasformato in Amore, un Amore inspiegabile e grandissimo, nei confronti di un bambino protagonista di un fattaccio di cronaca e che noi non avevamo mai neanche visto o conosciuto. Sono certa che Claudio ci abbia guidati. Una volta (mi vergogno un po' a dirlo... ) ho afferrato la penna ed ho iniziato a scrivere. Ero disperata, non avevo più risposte. Marco, Gianluca ed io avevamo scritto a mezzo mondo per far riprendere le ricerche. I nostri sforzi venivano guidati dal legale rappresentante della famiglia di Claudio, l'Avv. Biasciucci. Quella mattina, dicevo, non sapevo neanch’io che cosa stessi facendo, ma tenevo fisso il pensiero a Claudio e la penna tra le dita. Alla fine, quando ho deposto la biro ed ho letto, le parole sul foglio dicevano: "Sono stanco... voglio solo rimettermi il mio pigiamino e continuare a dormire... apprezzo quello che state facendo per me ma queste sono cose da grandi... non preoccupatevi, alla fine tutti i nodi vengono al pettine... ". Quel foglio è ora conservato gelosamente nella mia agenda e quelle parole assumono adesso l'aspetto di un Filo che ha legato tutto fin dall'inizio. Dopo tanti sforzi e tantissime mail (e tantissimi pianti fatti al telefono con Marco e Gianluca... .) eravamo riusciti a contattare l'Associazione Persone Scomparse "Penelope" che, nella persona della Signora Elisa Pozza Tasca, è stata determinante per le ricerche. L'Associazione era riuscita a fissare un appuntamento con il Prefetto Michele Penta, Commissario Straordinario dell'Interno per le persone scomparse. Il Prefetto si era mostrato di una disponibilità straordinaria.


Non volle tralasciare niente di ciò che gli dicevamo, neanche quegli strani sogni in cui Claudio compariva e si rivolgeva ad un certo Michele. Arrivai a scrivergli che forse il Michele determinante per la ripresa delle ricerche, era proprio lui! Il giorno stesso in cui la Signora Rita, nonna del piccolo Claudio, accompagnata dal legale Biasciucci aveva appuntamento con il Dr. Penta, mi ero sentita al telefono con Marco all'ora di pranzo. Ci dicemmo queste parole: "Hai visto come ci ha annodato Claudio? E' inspiegabile, ma a me sembra di conoscerci da sempre... ". Era il 29 Marzo. Ricordo ancora com’ero vestita. Avevo pantaloni blu ed una maglia di un blu più scuro. Faceva già caldo, l'aria iniziava ad essere tiepida ed io pensavo con dolore che Claudio, in quel momento, forse si stava godendo una Primavera più bella della nostra. Così mi consolavo. Fin dal mattino, arrivata in ufficio, venni presa da un'ansia divorante. Non mi era mai capitato fino ad allora. Ricordo che ad un certo punto mi alzai dalla scrivania ed iniziai a passeggiare su e giù per la stanza, fissando la finestra e sospirando. Mi sentivo come... in attesa. Contattai telefonicamente Gianluca, il quale aveva lo stesso senso di tensione ma anche, mi disse, una grande pace interiore perché “… noi abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere... Adesso tocca a lui!", riferendosi a Claudio. Nel primo pomeriggio avevo una riunione. Mentre ero seduta con gli altri colleghi, sentii squillare il mio cellulare nel mio ufficio che si trovava nella stanza accanto. Non potendo ovviamente interrompere la riunione, decisi di ignorarlo. Quando, dopo circa un'ora, ripresi possesso del mio telefonino, trovai un messaggio di Gianluca: "HANNO RITROVATO CLAUDIO". Iniziai allora freneticamente a comporre il numero di Gianluca: ero tremante, confusa, agitata, sull'orlo di una crisi di pianto. Trovai occupato. Allora provai con Marco: occupato anche lui. Iniziai a raccogliere le mie cose per uscire. Erano quasi le 17. Senza salutare nessuno, corsi fuori e riprovai a telefonare a Gianluca. Questa volta mi rispose, e gridando mi disse che poco prima, mentre nonna Rita e l'avvocato si stavano recando dal Prefetto Penta, li aveva raggiunti una telefonata dei Carabinieri che avvisava del ritrovamento di un corpicino di un bambino alla foce del Tevere. Quanto piansi quel pomeriggio! Prima con Gianluca, poi con Marco! Singhiozzavamo perché Claudio si era fatto ritrovare... Sebbene adesso iniziasse la parte più difficile: prender consapevolezza che “Mimmolo” non sarebbe più tornato a giocare su questa terra. Mimmolo se ne era andato in un Mondo lontano ed inviolabile che a noi appariva sconosciuto e di cui avevamo appena potuto scorgere qualche frammento. Alla sera del 29 Marzo, tornata da un concerto a cui ero andata con una mia cara amica, mi collegai al “Corriere della Sera” su internet: non avevo ancora avuto il tempo di leggere le notizie del ritrovamento. Claudio era riemerso accanto ad un'imbarcazione ormeggiata in un circolo nautico presso Fiumicino. Due ragazzi, tornati da un'uscita in barca, avevano intravvisto un braccino che ondeggiava accanto ad una barca. Subito erano andati a chiamare il proprietario che, dopo aver avuto un malore alla vista di quel cadaverino, aveva avvisato le autorità. Il Circolo Nautico si chiamava "I Tre Nodi". Quel nome fendette la notte come una sciabolata. Sgranai gli occhi davanti alla notizia. Il cuore iniziò a battermi furiosamente. Ancora una volta Claudio ci parlava. Eravamo noi, i Tre Nodi! Questo il contenuto della mail che mandai subito a Marco e Gianluca, mentre un pianto irrefrenabile mi scuoteva il corpo da capo a piedi: “Data: 30/03/2012 01:08 Ragazzi, sto piangendo... sto piangendo... non riesco a fermarmi... son tornata poco fa a casa ed ho acceso subito il computer per collegarmi ad Internet e leggere il Corriere... sto piangendo... Claudio si è fatto ritrovare al Circolo Nautico "I TRE NODI"... LO SO, VI SEMBRERÒ STUPIDA, MA HO SUSSULTATO SULLA SEDIA E SONO SCOPPIATA A PIANGERE a dirotto... SIAMO NOI I TRE NODI... .SIAMO NOI I TRE NODI... Claudio ci ha legato stretti... e questo mi è sembrato un messaggio suo, quasi come un ringraziamento... non riesco a smettere di piangere... Piango, piango, piango. Cecilia".


Molte volte mi sono detta che i Suoi Tre Nodi potevano essere anche le Sue tre Donne. Claudio ci ha lasciato molti segnali, ancora oggi inspiegabili. Era stata fissata una cerimonia commemorativa per sabato 31 marzo a Roma. Noi "Nodi" ci saremmo conosciuti di persona. Mio marito ed io lasciammo Francesco dai nonni per due giorni, dicendo loro che ci saremmo regalati un week-end a Roma. Dormimmo in un piccolo albergo non lontanissimo da Termini ed intanto ci godevamo quell'aria primaverile così bella che si trova solo a Roma. Mio marito era contento di poter stare con me due giorni, noi due da soli, ed io lo assecondavo cercando inutilmente di cacciare via il vero pensiero per cui eravamo là. Il pomeriggio del 31 Marzo avevamo appuntamento per le 16 sul Ponte della Tragedia assieme ai legali ed agli altri due "Nodi" (come decidemmo di chiamarci da quel momento in poi). Mentre camminavo poco avanti a Domenico, precedendolo sul Lungotevere, scorsi da lontano un uomo affacciato sulla balaustra del Ponte che fissava il fiume. Ed ecco un istinto che mi disse: "Quello e' Gianluca!". C'erano altre persone che si stavano affacciando dal Ponte a valutare, increduli, l'altezza da cui Claudio era stato scaraventato in acqua. Però io "seppi" immediatamente che quell'uomo pensieroso era il mio amico Nodo. Come succede sempre quando i cuori si riconoscono, appena arrivati sul Ponte Gianluca e sua moglie ci vennero incontro e ci chiesero: "Cecilia, Domenico, siete voi?". Ci abbracciamo stretti, soffocando a stento le lacrime. Poco dopo ci raggiunse Marco che aveva conosciuto Gianluca di persona pochi minuti prima. Anche io e Marco ci abbracciamo stretti: lui mi mostrò una girandola colorata che, a nome di tutti e tre, aveva posto sul Ponte. Era in corso di composizione una specie di piccolo altare spontaneo con pensieri e ricordi lasciati da familiari, amici o anche semplicemente passanti che si fermavano a leggere la storia di Claudio stampata e custodita in un foglio plastificato. Volli affacciarmi, toccando la balaustra con la mia mano... la ritrassi subito, sgomenta, perché mi era arrivato improvviso un carico di dolore troppo forte che si era consumato proprio in quel punto neanche due mesi prima. Domenico ed io ci affacciammo assieme e anche lui rimase incredulo e stordito dall'altezza del Ponte. Sotto, il fiume che aveva custodito il corpicino di Claudio per tutto quel tempo, scorreva veloce e pieno di detriti. Il fiume Tevere, che portava il nome dell'Imperatore Tiberio, aveva "cullato" Claudio e lo aveva pietosamente restituito solo due giorni prima. Le emozioni del ritrovamento erano ancora fortissime. Qualche minuto dopo ci raggiunse l'Avv. Biasciucci che ci presentò a sua volta l'Avv. Paolini. Paolini si mise a nostra disposizione per ogni domanda. Scoprimmo (io, Marco e Gianluca eravamo tutti e tre vicini) che la velocità del fiume era tale che il corpo di un bambino poteva arrivare al mare in pochissimi giorni. Se ciò non era accaduto, era stato a causa del fatto che, quasi sicuramente, il corpicino si era impigliato in un ramo di un albero che lo aveva tenuto sott'acqua per tutto quel tempo rallentandone la discesa al mare. Gianluca mi guardò subito sorridendomi triste, poi fece lo stesso Marco: a metà febbraio avevo avuto la visione di Claudio seduto su un ramo di un albero spoglio. Forse era stato anche quello un segnale di Mimmolo, come veniva chiamato Claudio dalla sua mamma e dalle persone che lo amavano. Ci recammo alla cerimonia in una chiesetta di Trastevere riempita di palloncini. Sull’altare campeggiava una grande foto di Mimmolo in accappatoio, bellissimo, dopo aver appena fatto il bagnetto. La commozione fu grandissima. Abbracciavo ripetutamente mio marito perché non riuscivo a sopportare un coinvolgimento così profondo. Da lontano scorgevo la dignitosa figura di Nonna Rita che, dolce e rassegnata, seguiva la commemorazione in onore del suo adorato nipotino. La bellissima mamma, Claudia, era accanto all'Avv. Biasciucci che, ci aveva confidato poco prima sul Ponte, si era dovuto far aiutare da una dose massiccia di tranquillanti. Ad un certo punto della Messa (io mi trovavo sul fondo dalla parte sinistra dell'ingresso) entrò un uomo con una giacca sportiva. Alto, bruno, aveva lo sguardo che cercava qualcuno. Come per una sorta d'istinto mi voltai da mio marito e gli sussurrai: "Guarda... quello deve essere la guardia carceraria che ha tentato di fermare il mostro e che ha assistito a tutta la tragedia... ". "Come fai a saperlo?”, mi chiese Domenico. Non seppi dargli una spiegazione razionale. Avevo sempre evitato


di guardare le interviste in tv sulla vicenda di Claudio perché mi toglievano la pace; perciò non so se fosse mai comparso in qualche trasmissione. Sui giornali, inoltre, il suo volto non era mai apparso. Ma quella volta venni indirizzata da una telepatia fortissima che mi aveva indicato quell'uomo. Eppure egli, nella sua compostezza, non mostrava uno sguardo né più sofferente né più stravolto di quello di tanti altri. C'erano madri che piangevano strette ai loro piccoli. Nonne che, nonostante fossimo in chiesa, maledicevano il mostro in trasteverino stretto. Uomini e donne del quartiere colpiti da una tragedia impronunciabile e che adesso si stringevano attorno alla famiglia del piccolo Claudio. Alla fine della commemorazione l’uomo con la giacca sportiva si avvicinò a Claudia e la strinse piangendo. Poco dopo, ebbi la conferma che si trattava proprio del testimone oculare della tragedia. Ancora adesso ricordo la potenza misteriosa che me lo ha fatto riconoscere in mezzo ad una chiesa gremita di gente. E non so darmi spiegazione. Quando più tardi scendemmo sull'argine per circondare Claudia che gettava fiori e palloncini in acqua in onore del suo bimbo, ci ritrovammo noi Tre Nodi abbracciati stretti, singhiozzando sommessamente all'unisono. I nostri compagni avevano intuito che quello era un momento solo nostro e discretamente si erano fatti da parte. Noi tre, sulle note struggenti di "Canzone", di Lucio Dalla (che era stata la ninna nanna preferita di Claudia per far addormentare il suo piccolo), stavamo condividendo una sofferenza grandissima che ci aveva legato stretti sulla scia di una misteriosa chiamata da parte del Pupo Biondo. Alla sera, volendo continuare a stare assieme per condividere tutte le emozioni, emerse però forte l’esigenza di svagarci un po’ per stemperare tutto il dolore che avevamo respirato. Non potevamo ingannarci: il dolore era sempre tangibile, ci accompagnavano tutte le immagini che il pomeriggio si erano prodotte. Ma dovevamo trovare un istante di spensieratezza per non farci stordire troppo e conservare la lucidità. Marco si offrì di portarci a Trastevere in un localino alla buona che faceva una pizza eccezionale. Accettammo di buon grado e ci ritrovammo tutti e sei catapultati in una fragorosa serata romana dove esistevano solo le luci ed i colori del quartiere. La vicenda di Claudio sembrava lontana e noi, con gli occhi ancora gonfi, ci chiedevamo se quelle persone là attorno fossero a conoscenza di tutto ciò che il piccolo Mimmolo aveva patito e di quello che noi avevamo vissuto. Parlammo a lungo, noi Tre Nodi, di tutto quello che ci era capitato. Dei sogni, del ritrovamento, delle cose inspiegabili e dell’amore che Mimmolo ci ispirava. Ad un certo punto dissi loro: “Ragazzi, dobbiamo esser certi che Claudio, in qualche modo, ha comunicato con noi. E se, una volta che saranno usciti i risultati dell’autopsia, verrà riscontrato che la gambina sinistra è malmessa e consumata rispetto alla destra, ecco: anche nel dolore avremo un’altra conferma che Claudio ci ha chiamati e si è davvero messo in contatto con noi!”. I risultati autoptici uscirono ad inizio Giugno del 2012. La gambina sinistra del corpicino di Claudio risultava logorata e rovinata dal viaggio nel fiume. La destra, intatta. E’ il 9 Giugno del 2012, giorno del Funerale dell’Angioletto di Ponte Mazzini. Arrivo all’Istituto di Medicina Legale assieme ad Alberto e sua madre Lia, una signora energica e giovanissima nonostante i suoi 80 anni. Attendiamo che ti vestano, Piccolo mio. Tua madre, Claudia, ha voluto scegliere i Tuoi ultimi abitini terreni, elegantissimi. La tensione è forte, l’avvocato Alberto ed io non riusciamo a smettere di camminare nervosamente avanti e indietro. Guardo il cielo, è gonfio di pioggia. Sembra che anche gli Angeli tuoi compagni vogliano partecipare al nostro dolore terreno. Poi ci chiamano. Sei arrivato. Il cuore mi batte fortissimo, sono a pochi metri da Te. Dopo mesi di sogni, di letture di giornali, di informazioni raccolte disperatamente dalla voce dei tuoi avvocati, sono materialmente vicino a Te… Lascio rispettosamente che entrino tua zia ed i tuoi parenti. Alberto è nervosissimo. Da lontano, nella luce fioca della camera mortuaria, davanti ad una statua della Madonna che regge pietosa il corpo senza vita di Suo Figlio, intravedo una piccola bara bianca circondata di fiori. Claudio, piccolo mio, sono qui. Eppure, qualcosa continua a dirmi che Tu non sei lì.


Una donna si affaccia sulla porta e, alla vista del piccolo legno bianco, spalanca gli occhi e si porta le mani alla bocca come per soffocare un grido. La morte innocente l'ha turbata e scandalizzata. China il capo e formula silenziosamente una preghiera. Si fa il segno della Croce, poi la vedo allontanarsi con gli occhi lucidi. La targhetta dorata che ti identifica porta il cognome anagrafico: "CLAUDIO FRANCESCHELLI 05/10/2010 - 04/02/2012. Guardo quelle due date troppo vicine. Mi dico che la lineetta di separazione è intervenuta troppo presto. Perché? Saliamo in auto diretti alla Chiesa di Santa Dorotea. Arrivi… e sono solo lacrime, incredulità, grida strazianti che ti circondano e rendono testimonianza di quanto Tu manchi, di quanto Tu sia stato amato e di quanto avresti continuato ad esserlo se i tuoi piedini avessero avuto più tempo per calpestare questo suolo terreno. Ed alla fine della Cerimonia, un lancio di palloncini bianchi con la tua foto si libera verso l’alto... Come posso non essere assalita dall'immagine del sogno di qualche mese prima, quando mi era apparso un gruppo di colombe bianche che si innalzavano in cielo? Quei palloncini, Claudio, sono le nostre povere ed umili copie di quelle colombe bianche che ti portano su in Cielo, ali bianche di angeli che Ti accompagnano. In tutto quel turbinio di emozioni, penso questo: vengo a scortarTi, Tesoro mio, come un'altra mamma, un’altra delle tante mamme che Tu hai chiamato! Vengo a scortarTi nel Tuo ultimo viaggio terreno. La minuscola bara bianca mi ha fatto improvvisamente render conto che Tu non appartieni ad un reality! e neanche alle pagine bianche e nere di un giornale. Tu sei vero!... sei esistito e adesso quel corpicino che ho cercato disperatamente per due mesi è là, nel Tuo ultimo lettino terreno, custode di un ricordo materiale che adesso si è fatto Luce. Una piccola e sempre più forte Luce che si è degnata di parlarmi, di svegliarmi nel cuore della notte facendomi sussultare e che ha assunto le Tue bellissime fattezze mentre, birichino e vivace, mi appari in un sogno di maggio in braccio ad un signore alto che ti Ama teneramente e che ti tiene stretto circondandoti d'Amore. Tuo nonno, il marito della tua amata nonna Rita, si fa riconoscere mostrandomi un segno sull'occhio sinistro. Solo il giorno dopo apprendo da Alberto che il marito di nonna Rita aveva una cicatrice proprio sull'arcata sopracciliare sinistra. Allora ho la "prova" che Tu sei ben custodito. E come Ti vedo sereno in braccio a Tuo nonno, entrambi circondati da un paesaggio dai contorni sfumati e pieni di luce... Tesoro mio, Piccolo mio, grazie di avermi parlato. Grazie di aver scosso la mia coscienza. Tu hai cambiato profondamente la mia percezione dell'esser madre, padre, genitore che ama. Ed hai cambiato per sempre la mia idea di esistenza. Non riesco ancora a darmi una spiegazione di come mai sia potuta accadere una tragedia così grande, né perché a Tua madre sia stato riservato un dolore così atroce. Non mi darò mai una spiegazione. Eppure comprendo come Tu abbia contribuito a fare della mia vita un capolavoro d'Amore. Piccolo Claudio, Mimmolo... aspetto che la mia vita faccia i suoi giri. E Tu sai che intendo onorare ogni giro di questa assurda e bellissima giostra. Tu seguimi in ogni passaggio. E sono sempre più sicura che un giorno, vecchia ed impaziente di andare come una giovinetta ad una Festa dove mi aspettano, Tu sarai una delle mie sorprese più belle. A Claudio, con infinito Amore. Cecilia


Claudio ed Io