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circo-lo creativo d’intrattenimento culturale s.ambrogio cibrèo città aperta firenze

1°MAGGIO 2009

sc-Atto

Artisti Di tutto il mondo Unitevi!

a Maria Cassi di James O’Mara

ANNO I • NUMERO

S’Artù

“L’attore è un atleta del cuore” A.Artaud

Sabbie di vergogna e un piatto d’onestà di Silvia Della Monica

T

Sintesi esaustiva

Rubavo a Mosca di Milly Mostardini

T

anti anni fa, mi trovavo membro di una delegazione ufficiale in Unione Sovietica. C’era un bel sole a Mosca, mentre si visitava gli istituti professionali e mi abituavo al baciamano dei direttori e insegnanti. Nobile traguardo rivoluzionario, pensavo. La Moscova, vero fiume paragonato all’Arno, scorreva sotto l’Hotel Russjia, dove si alloggiava e che pareva il massimo dello chic, per chi aveva già visitato la capitale sovietica da turista. In sala da pranzo candide tovaglie, servizi di cristallo e porcellana bianca profilati in oro, i camerieri in

giacca e guanti impeccabili. è stato allora, per il tanto bianco, che lo spirito del bastian contrario di colpo si impadronì di me? Dovevo fare qualcosa, rischiare. Avevo davanti una elegante ciotola, bianca e vuota: la feci scivolare verso di me, poi in grembo, poi nella borsa. Insomma me ne appropriai indebitamente, sotto gli occhi di tutti, mentre si discuteva in politichese. Gesto assolutamente riprovevole, inaudito. Naturalmente sono pronta a restituire il maltolto, che ho qui con me, ove si presentasse un addetto, debitamente autorizzato a richiederlo.

Occhio di bue

erremoto in Abruzzo: i tecnici hanno trovato sabbia di mare, capace di corrodere il ferro rendendo gli edifici insicuri. All’ospedale San Salvatore - 200 miliardi di lire, 28 anni di lavori - un vigile del fuoco indica un’infilata di pilastri del pronto soccorso, scoppiati come polistirolo, e l’ingegnere che guida i tecnici dell’Enea e della Protezione Civile affranto commenta: “Altro che norme antisismiche. Robaccia!”. Il procuratore dell’Aquila ha aperto un’inchiesta per fare chiarezza per le vittime e i loro parenti, individuare i responsabili, fare giustizia e accertare perché un sisma ‘moderato’ abbia prodotto così tante vittime e danni. Il degrado è terribile e intollerabile; per la mancanza di scrupoli di chi furbescamente persegue solo il profitto, e per chi con superficialità, in collusione e probabile corruzione doveva controllare e autorizzare. Troppo aspirare ad uno stato di diritto, ad una società dove la democrazia si fondi sul rispetto delle regole? Questa rubrica nasce come piccolo contributo, quello che a ciascuno di noi si chiede, perché non siano sconfitti i tanti che vogliono rimanere nel solco della legalità e dello Stato di diritto. Da qui il nome S’Artù, che richiama un cibo e una storia-leggenda. Alla fine del XIV secolo il riso arrivò a Napoli con gli Aragonesi. Pur essendo nutriente, poco costoso e in grado di dare senso di sazietà, non fu apprezzato dai napoletani come la pasta. Erano diffuse le malattie infettive e la scuola medica salernitana prescriveva,

come rimedio, riso in bianco. Il riso, quindi, fu associato ad un cattivo stato di salute e i napoletani lo bollarono come sciacquapanza. Solo nel ’700, quando arrivarono i Francesi, il riso ebbe la sua rivincita. I nobili napoletani, nel francesizzarsi, si avvalsero di cuochi chiamati Monsù, dal francese Monsieur. I Monsù elaborarono con il riso uno dei piatti più ricchi della tradizione partenopea. Aggiunsero al riso non solo ’a pummarola, ma lo arricchirono sur-tout, sopra a tutto, con melanzane fritte, polpettine e piselli. Così il sartù, evoluzione napoletana dell’espressione sour tout. Piatto unico dalle tavole dei nobili napoletani, si è imposto sulle tavole di tutti con varianti quali mozzarella, provola affumicata, uova, salsiccia, salame, parmigiano, ingredienti che se avanzati, non devono essere sprecati. Un simbolo anche di eguaglianza, a dimostrazione che la legge - a partire da quella della buona cucina - deve essere uguale per tutti. Per questo sartù sta bene con (re) Artù e con la tavola rotonda, dove, non essendoci capotavola, ogni cavaliere, re compreso, aveva il suo posto uguale a tutti gli altri e i cavalieri erano tutti uomini di coraggio, onore, dignità, cortesia e nobiltà: proteggevano le donne, non le rapivano o costringevano a fare qualcosa contro la loro volontà, conducevano solo battaglie giuste e difendevano il bene contro il potere, combattendo la povertà ovunque. Insomma regole ed eguaglianza. Chiara la metafora?


Il 6 maggio, Teatro del Giglio di Lucca, il 7 Maggio, Teatro Verdi di Pisa e l’ 8 maggio, Teatro Puccini di Firenze. Arte&Arte presenta Tango-Flamenco, un viaggio senza fine. Con Antonio Marquez, l’ensemble “Tango Rubio” e la Compagnia Juan Lorenzo – Flamenco Libre. www.arte-arte.it

Dal 6 all’8 maggio a Firenze Stazione Leopolda, Fabbrica Europa. La Compagnia Verdastro-Della Monica presenta: “Satyricon”, 1° capitolo, ideato e diretto da Massimo Verdastro, con Luca Scarlini e Francesca Della Monica. Dal Satyricon di Petronio. Altre informazioni e programma completo della manifestazione su www.fabbricaeuropa.net

Libro

Venerdì 8 maggio, ore 21.15, concerto di apertura del Teatro del Popolo di Castelfiorentino, Giallo Mare Minimal Teatro presenta: Zubin Mehta con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Concerto: Mozart, Nozze Di Figaro. www.giallomare.it

Sabato 9 maggio ore 21,00, Teatro Comunale dell’Antella Archètipo ac presenta: BLU (nello spazio di un respiro) di Tommaso Santi, regia di Riccardo Massai con Alessio Benedetti Sardelli e Teresa Fallai, musica e effetti sonori di Vanni Cassori. www.archetipoac.it

Lasciate che i bambini

Scusate l’anticipo

Quando gioca Michelangelo

di Martino Ferro

di Tomaso Montanari

B

I

arry Gifford (Chicago 1946) è uno scrittore pulp, beat e a volte splatter. È una miniera di paesaggi, invenzioni, personaggi spietati e romantici. In Italia lo conosciamo per alcuni film (Cuore Selvaggio, Strade Perdute, di David Lynch) tratti dalle sue storie. Nel ’93 è stato insignito del prestigioso Premio Brancati. Dei suoi romanzi Lynch ha detto: “È come guardare nel Giardino dell’Eden prima che le cose andassero storte”. Storie selvagge è un libro di magia, di sesso, di uomini e organi che attraversano la frontiera tra Stati Uniti e Messico. È anche una storia d’amore. Ne è stato tratto un film, Perdita Durango, di De La Iglesia, con Javier Bardem (Mare Dentro, Non è un paese per vecchi), e un fumetto disegnato da Scott Gills per la collana di Art Spiegelman (Maus). In un passaggio si parla del traffico di eroina. Si dice (siamo nei primi anni ’90) che viene da nuovi ‘amici’ della zona Pakistan-Afghanistan: “fondamentalisti religiosi addestrati dalla Cia”, Talebani insomma. “Sentiremo ancora parlare di loro”, conclude, mostrando le due torri in fiamme.

Orgoglio portapiatti di Leonardo Romanelli

ntrando in una scuola alberghiera, colpiscono le divise dei ragazzi, specialmente quelli di sala, che sembrano uscite da un film di Fellini: maniche lunghe, papillon nero, scarpe in tinta, e dei corpi all’interno che le riempiono a malapena. Il problema della mancanza di camerieri professionali in Italia parte da qui: nella mancanza della dignità di un lavoro che anche nell’apparenza trova motivo di orgoglio. Troppo spesso l’insegnante non trasmette l’amore per la professione, la gioia che può dare

Martedì 5 Lella Costa e Maria Cassi in “Ragazze!!!” Serata d’intrattenimento intorno a tante cose e all’ultimo libro di Lella Mercoledì 6 Il Gusto di Suonare presenta: Da Fellini a Amèlie “Jobi 4”

Il Bacco di Michelangelo, Firenze, Museo del Bargello (foto: Alinari)

sQuola

E

Venerdì 1 e sabato 2 Maria Cassi in “Galateo”

n via Ghibellina c’è un ragazzo di marmo che cammina. Si chiama Bacco, e sorride perché è felice: oggi ha scoperto che con l’uva si può fare il vino, che è buonissimo. Ne ha bevuto tanto, forse anche troppo, e ci viene incontro barcollando. Non si accorge nemmeno che è rimasto tutto nudo: la pelle di pantera che lo copriva gli è scivolata via, ed ora se la trascina dietro. Per fare il vino anche domani si porta dietro un grappolo d’uva, e se l’è messa perfino tra i capelli, per farsi bello. E non gli importa se il suo amico (un bambino buffo che ha le gambe come una capretta) gliela sta mangiando tutta, quell’uva. Michelangelo era un mago. Più di cinquecento anni fa ha tirato fuori dal marmo questo ragazzo di carne che offre anche a te la coppa colma del suo vino. Michelangelo lo sapeva che è bello condividere con gli amici le cose buone da bere e da mangiare. È un modo per dire che abbiamo ancora voglia di giocare insieme. Immagini che conosciamo bene. La cosa buffa è che il fumetto è stato stampato nel 1995 (Avon Books, New York). “Storie Selvagge” (Bompiani, 1995) è fuori commercio, ma si può trovare in biblioteca, o su Ebay, oppure si può scrivere una mail a Bompiani perché lo ristampi. Altrimenti ci si può consolare con “Cuore Selvaggio” (Bompiani, 2000) che è parimenti bello.

accudire altre persone, la soddisfazione di imparare a conoscere i prodotti artigianali, i vini, ma anche la natura umana, nelle sue innumerevoli sfaccettature. Non devi essere solo bravo a portare i piatti in tavola, a sporzionare le tagliatelle dalla pirofila, ma anche a saper descrivere esattamente le pietanze, facendole apprezzare ancora di più. Ciò che si deve ricercare è la cultura dell’accoglienza, un sorriso caldo, un gesto affettuoso, che riescono a lasciare nell’ospite, il ricordo più gradito.

Motori affettivi

Percorsi

Un fuoriclasse

Si può fare

di Andrea Marchetti

di Massimo Niccolai

L’

P

handicap: occasione di vita. Una delle esperienze più belle come docente di sostegno è stata nel ’95 all’alberghiero Saffi. Allora accoglieva 7 alunni diversamente abili, oggi 60. Seguivo tre studenti, uno di loro affetto da Sindrome di Down. Ligio, educato, attento, affrontava la vita con allegria e spensieratezza. Occhiali da sole, un pettinino nella tasca dei jeans e un giacchetto di pelle. Chiesi perché era vestito in quel modo. E lui: “non vedi che assomiglio a Fonzie?”. Oggi è un uomo di trent’anni con lavoro e stipendio conquistati con volontà e caparbietà. Esempio di come a volte le cose possono funzionare. Anche se ricordo un consiglio di classe infuocato: chiesi di fargli ripetere la terza perché non avevamo ancora trovato un lavoro per il tirocinio all’avviamento professionale. Due docenti affermarono l’inutilità di fargli ripetere la classe e che era il momento di farlo uscire dalla scuola! Ancora oggi rivivo il sentimento d’amarezza che provò sua madre nel cercare di capire quale poteva essere il destino del figlio. I due docenti, tra cui quello di cucina, evitando il suo sguardo, continuavano ad affermare che il loro compito era finito. Decisi di puntare tutto sul progetto scuola-lavoro e su di un ristoratore che doveva e voleva assumere una persona disabile. Era da poco uscita la L. 68/99. Il mondo della scuola e quello del lavoro cercarono un linguaggio comune. Non fu sempre facile. Nei momenti di smarrimento e incomprensione il giovane alunno si nascondeva nel suo mondo. Affrontammo queste difficoltà e fu fondamentale la formazione svolta col personale del ristorante. Lentamente ma costantemente il ragazzo trovò un equilibrio, integrandosi e diventando motore affettivo di incredibili energie per tutti. Esempio meraviglioso per chi come lui si misura con la diversità ogni giorno.

arlare di salute mentale in così poco spazio è molto difficile ma non così impossibile. Ho visto un film: Si può fare tratta di un’esperienza fatta molti anni fa da una cooperativa che si occupava del reinserimento di pazienti psichiatrici nel sociale attraverso il lavoro. Mi ha colpito in particolar modo il dialogo tra un sindacalista e un paziente che si svolge nelle prime battute del film e che recita all’incirca così: Il sindacalista: “il cliente va soddisfatto... bisogna eseguire il lavoro a regola d’arte...” Il paziente, risponde: “...tanto ci pagano ugualmente...” Ebbene accettare quel “...tanto ci pagano lo stesso...” vorrebbe dire arenarci, separarci, rinchiuderci e rinchiudere. Camminando assieme su percorsi... condivisi tentiamo di riconquistare quei gesti, quelle emozioni da cui invece la malattia allontana sia noi stessi che il mondo intero. Qui cercherò di raccontare questi percorsi e come dice un mio paziente in una sua poesia: “…ascoltatemi, mentre cammino vi porto la mia vita, apprezzatela”. A presto.

L’intervista

“Quattro scene in viaggio sull’Opel di Ascanio” di Monica Capuani

V

ulcano in incandescente attività, Debora Pietrobono è per il teatro, che ama d’amore incondizionato, un prezioso pilastro. Quanta parte ha avuto nel successo di Ascanio Celestini, di cui è stata il braccio destro invisibile. Infaticabile, inossidabile, dotata di un buon umore e di una grazia leonina, è una ‘resistente’ del teatro, in prima linea in imprese impossibili. Nel progetto Punta Cor-

sara, cerca di guadagnare al teatro la Napoli di Scampia. Per Minimum fax ha curato un’antologia, Senza corpo: otto testi teatrali scovati viaggiando per tutta Italia, come spesso non fa chi sceglie gli spettacoli per programmarli nelle stagioni di stabili e non. Chi legge capisce che il drammaturgo italiano è una genìa carbonara. Gli autori sono tutti attori affamati di testi. “Da noi - dice Debora - non esisto-

no scuole di scrittura dove il drammaturgo scrive per gli attori. Questi testi quindi nascono da una necessità, come La Maria Zanella di Sergio Pierattini per Maria Paiato e ci sono autori registi di se stessi, come Pino Caspanello, Alessandro Langiu, Oscar De Summa”. Altro è la forma monologo, efficacissima, ma scrivere per il teatro significa saper anche gestire venti personaggi. “Forse non è un caso

Maggio

se la novità più significativa dei testi di parola degli ultimi anni in Italia è il teatro civile monologante di Paolini, Enìa, Perrotta e di Ascanio Celestini. Il suo è un teatro basato su interviste, base della sua scrittura. Mi manca il giro d’Italia teatrale, dai centri sociali agli stabili, che per anni ho fatto con lui su una Opel Astra dove riuscivamo a stipare le scene di quattro spettacoli”.

Giovedì 7 Ernesto de Pascale & Il Popolo del Blues presenta: La grande e straordinaria chitarra finger picking di “Daniele Bazzani” Venerdì 8 e sabato 9 Maria Cassi presenta:

Un divertentissimo spettacolo comico-musicale

“Salut Salon”

Angelica Bachman, violino Iris Siegfried, violino e voce Lara Jones, pianoforte Phoebe Scott, violoncello

Martedì 12 A grande richiesta torna “Al Panebianco Cuban Trio” in “Havana Night” Al Panebianco, chitarra Isabel Dominquez, pianoforte Humberto Perdomo, percussioni. Con la partecipazione dei ballerini Roberta Pierazzini e Paolo Angelici Mercoledì 13 In occasione della mostra

“I Marmi Vivi”

Gian Lorenzo Bernini e la nascita del ritratto barocco Museo Nazionale del Bargello Tomaso Montanari presenta: una lezione in due atti riassunto del primo e atto secondo: “Bernini vince la sfida di Galileo”

per contatti: info@a

approfondimenti •

ambasciatat


Teatro della Limonaia, Sesto Fiorentino, 11 – 15 Maggio, 2009. Intercity Connections. X edizione, progetto in collaborazione con il Royal National Theatre di Londra. Dieci anni di produzioni internazionali che hanno creato una generazione attiva di giovani autori, attori e registi. www.teatrodellalimonaia.it

Il 13 maggio ore 21,15, Teatro Studio di Scandicci. Compagnia Krypton presenta “Il ponte di pietra” di Daniel Danis con Giuseppe Insalaco e Romana Rocchino, regia di Giancarlo Cauteruccio. In collaborazione con Ambasciata di Francia – Progetto Face à Face, Istituto Francese di Firenze, Fabbrica Europa 2009. www.scandiccicultura.it

Sabato 16 maggio piazza Santa Croce dalle 15,30 per concludersi al Duomo alle 20,15. Cult-er Associazione culturale e Elsinor Teatro Stabile d’Innovazione presentano All’improvviso Dante – 100 canti per Firenze, IV edizione. www.100cantiper.com

Se piovessero mucche

Prime vittime

2009

di Cinzia Scaffidi

Giovedì 14 I magnifici Burattini di Tomas Jelinek in “La Valigia”

Venerdì 15 “Una storia finita molto bene” Un progetto fra Trisomia 21, Liceo Scientifico Castelnuovo, Unicoop Firenze e Seminarte Sabato 16 Il nuovissimo teatro comico-musicale con la compagnia musicale “Le Voci del Vicolo” Da martedì 19 a giovedì 21 Maria Cassi in “Suoniemozioni, da Battisti-Mogol a Maria Cassi” Con Marco Poggiolesi alle musiche in scena

Venerdì 22 IL CIRCO-LO è RISERVATO PER UN EVENTO PRIVATO Da sabato 23 a giovedì 28 Maria Cassi in “Suoniemozioni, da Battisti-Mogol a Maria Cassi” Con Marco Poggiolesi alle musiche in scena Venerdì 29 Cospe e Teatro del Sale presentano

“Chiacchiere in giallo”

Luca Crovi parla con Leonardo Padura Fuentes, padre della celebre serie del detective Mario Conde, e Massimo Carlotto, scrittore di gialli e romanzi noir tra cui “Arrivederci, amore, ciao” Sabato 30 “Est and West Band” Da Simon and Garfunkel a Bob Dylan

ambasciatateatrale.com

• foto • traduzioni

teatrale.com

S

e le mucche volassero e, a causa del crescente uso della chimica di sintesi in agricoltura, stessero morendo in massa, sarebbe facile accorgersene. Invece sono gli insetti le prime vittime di questa situazione. Le api muoiono senza rumore e nelle

campagne ci sono sempre meno ronzii ad accudire la vita. Gli apicoltori calpestano tappeti di api morte all’indomani dei trattamenti fatti dal vicino nei propri campi. Ascoltiamo il silenzio e compriamo solo prodotti che non tolgono voci alla natura.

Ri-cercata

Nanotecnologie di Clara Ballerini

N

anotecnologie, ovvero quando le dimensioni contano. Nano: quindi molto piccolo, tecnologie: saper ‘fare’ nel molto piccolo. Piccolo quanto? Quanto una cellula, da pari a pari. Perché? Per curiosità, per meglio avvicinarsi, per eludere quegli spazi piccolissimi che però isolano. Per portare cure in modo preciso e mirato là dove servono interferendo il meno possibile con tutto il resto. Un esempio: i nanotubi, progettati da chimici e fisici e presto passati dall’informatica alla ricerca biomedica, sono attualissimo oggetto di studio in neuroscienze. Sono fatti di carbonio, elemento conosciuto: diamanti e matite, questo è il carbonio nelle sue forme più note. Sono in grado di spingere l’impulso elettrico che fa funzionare i nostri neuroni, sofisticate cellule del sistema nervoso. Un domani, e questa è la scommessa, potranno essere il mattoncino fondamentale di neuro impianti, di strutture cioè che permetteranno di riparare danni irrimediabili come quelli dati dalla rottura del midollo spinale. Piccola riflessione: le nanotecnologie sono un nuovo paradigma tecnologico che velocemente avanza in modo del tutto interdisciplinare. Rischioso? Forse, trasparenza e responsabilità sono d’obbligo.

Proseguono gli incontri dell ‘Accademia sull’Arte del Gesto’ fondata e diretta da Virgilio Sieni nel 2007. Percorso di approfondimento sulla trasmissione del movimento per creare un contesto innovativo sul senso del corpo e della danza. Incontri rivolti a bambini tra i 7 e 11 anni. www.sienidanza.it

Gesti teatrali

Gatti

Santa labbrata di Alberto Severi

“V

ieni qui che ti dò!”. Una scena d’altri tempi: pochi decenni fa, un’era geologica. Parole e gesti perduti. Una donna urlava la fatidica frase all’indirizzo del ragazzo scavezzacollo che aveva in sorte di ritrovarsi per primogenito, con l’intenzione di punirne l’ennesima marachella. E accompagnava con un gesto eloquente la minacciata labbrata (del resto già derubricata a potenziale scappellotto dalla postura tergale assunta dal fuggiasco). Braccio alzato allato del busto, all’altezza della spalla. Palmo aperto e dita distese ma serrate l’una all’altra, a paletta (eccettuato il pollice, divaricato). Rapido caricamento all’indietro di braccio e avambraccio, a prendere l’abbrivio per imprimere vindice quanto istruttiva e matriarcale potenza alla percossa. S’intende che il ragazzaccio, dal canto suo, non mostrasse invece la minima intenzione di accondiscendere masochisticamente alla singolare richiesta. E anzi, con agile guizzo dei suoi dieci anni, sfuggisse alla traiettoria della mano, mandandone a vuoto

gli effetti, e tuttavia incassando la testa fra le spalle, ad ammortizzare un impatto altamente improbabile. In realtà, nessuno dei due, madre e figlio, credeva davvero alla portata effettuale dei propri gesti. La donna sapeva in partenza che il figlio non sarebbe mai e poi mai “venuto” da lei, per consentirle di “dargli” con tutto agio e comodo. Sapeva che il ragazzino, svelto e magro, sarebbe sfuggito senza difficoltà al vuoto frombolare - in sostanza meramente dimostrativo, simbolico - della sua potente mano nell’aria. E anche lui, sebbene così giovane, ma già smalizzito, sapeva perfettamente che il suo incassare la testa fra le spalle era solo un gesto, praticamente senza necessità. Pantomima. Teatro. Per mostrare il timore che l’altro gesto, quello materno, andasse a buon fine. Per conferirgli dunque, pur nella trasgressione, credibilità e autorevolezza. Il che era, in fondo, il massimo che la madre - tutto sommato: che ogni madre - potesse pretendere. Sipario.

Una Stella a Firenze

Arnie&Soot uno sguardo dal ponte By Kate McBride

Classika

Suona bene l’orchestra di trecentomila ragazzi di Gregorio Moppi

M

editare. Dove sta il terzo mondo? Non certo in America Latina, da quando nel 1975 il venezuelano J. A. Abreu, economista e musicista, ha modellato El Sistema. Un investimento in cultura, progresso, civiltà: strappi un bimbo alla strada, gli consegni uno strumento e lo fai suonare con i coetanei. Motivazione e dignità a chi, altrimenti, sarebbe condannato a non conoscere mai il senso autentico della parola ‘speranza’. Oggi le 220 orchestre giovanili germogliate nel solo Venezuela - grazie a finanziamenti pubblici ben inferiori al bilancio annuale di un teatro d’opera italiano - sottraggono alla marginalità 300mila ragazzi. Qualcuno destinato a entrare in carriera; tutti, comunque, a divenire più liberi e consapevoli. Venti nazioni ne hanno preso esempio, Canada e States compresi.

Dylan Bob

Ascoltare please di Marco Poggiolesi

S

i possono esprimere pareri e muovere questioni su chi sia il più grande o il più poetico o il più innovativo. Uomini che sbandierano ammirevoli conoscenze dottrinali possono analizzare nei dettagli accordi e versi e dare le loro raffinate conclusioni. Ma quando troviamo Bob Dylan ogni questione diviene semplicemente inutile. Versi e musica si uniscono in un ipnotico, unico suono. Non resta che fare la cosa che però oggi è diventata tra le più ardimentose: ascoltare; ascoltare e lasciarsi guidare.

Quel cavallo nobile T riposa sotto gli Uffizi di Stella Rudolph

O

gni mattina una fiumana di turisti, scaricata dai bus a monte, percorre i Lungarni per approdare agli Uffizi. All’altezza di piazza de’ Giudici si affacciano sugli spalti per rimirare il Ponte Vecchio, ma quanti di loro (ed anche di noi residenti) si accorgono di poggiarsi contro un’antica lapide marmorea incastonata nel muro? Orbene, si tratta dell’epitaffio composto in latino ed inciso con bellissimi caratteri da Carlo Cappello (1492-1546), patrizio veneziano nonché eccentrico e dotto umanista, per commemorare il proprio cavallo «NON INGENERVS […] HOC TIBI PRO MERITIS HAEC MONVMENTVM DEDIT» adagiato nel greto del fiume con solenni esequie, il 15 maggio 1533, quando il suo padrone risiedeva a Firenze in qualità di ambasciatore veneziano. Carlo, dopo una notevole carriera diplomatica svolta nelle capitali d’Europa, finì i suoi giorni nel 1546 a Cipro come luogotenente veneziano; dalla nobile prosapia Cappello sortirà poi quella famigerata Bianca che, sposandosi con Francesco I de’Medici nel 1587, diventò Granduchessa della Toscana. Chissà se le rammentate spoglie del destriero dell’ambasciatore Carlo Cappello si trovano ancora, dopo alluvioni ed altro, a cinquecento anni di distanza in quel punto quasi sotto il prospetto degli Uffizi sull’Arno.

il muro

wo cats, one black, one white, live in an opening in a pillar of the Ponte alle Grazie. Most mornings Arnie and Soot sunbathe on a narrow ledge beneath their home, the muddy Arno waters lapping at their paws. Lean your head over the rail on the north side of the bridge to find them. No one seems to know how they came to be there or whether or not it’s possible for them to leave. Members of the Società Canottieri Firenze feed the cats, a generous gesture. Arnie and Soot’s view of our city is very special. What secrets do they know? What adventures will they take us on? In June we’ll travel with Arnie and Soot up the river to search for the source of the Arno.

Photo by James O’Mara


La ricetta Pieni d’Islam

Cinema

Accattone&Paris di Juan Pittaluga

J’

attends dans le couloir du Cinéma Accattone, rue Cujas en plein Quartier Latin. Nous sommes une dizaine de personnes à huit du soir un jour de semaine en plein hiver. Nous venons voir Miracle à Milan de Vittorio De Sica. Des bobines de films 35mm sont entreposées parterre devant nous. On peu lire sur les boîtes, Stromboli de Rossellini et Mamma Roma de Pasolini. Personne ne dit rien au vendeur de billets. C’est que le film aurait dû commencer il a déjà 20 minutes. Un retard ? Mais un vrai retard ! Cela doit faire bien 25 ans que je ne vis pas cela dans une salle de cinéma. Depuis que j’allais dans la cinémathèque de Montevideo en plein hiver aussi dans cette ville tout aussi en dehors du temps que ce cinéma qui ne passe que des films d’auteur. Finalement nous pouvons rentrer. Le film commence. Tout de suite c’est le désastre, la copie saute et passe directement sur une séquence du début. Nous voyons ces pauvres gens sauter sur des taches de soleil. Il y a une splendeur dans la joie, dans la bonté, dans la croyance. Mais il y a quelque chose dans l’air, quelque chose en plus, entre le film et moi. Je ne serais pas dire quoi, mais quelque chose d’une vérité qui m’échappe entre les doigts. Le film continue, de temps en temps la copie, presque aussi vielle que le film, saute encore. C’est qu’elle n’est plus performante, elle n’est plus à l’heure, elle n’a pas d’exactitude, elle a trop montré sa trace mécanique, elle est presque sortie de sa tâche. Cette copie de Miracle à Milan est dans un temps qui n’existe plus. Peut-être est-ce là le vrai Miracle ? Je sais que je pourrais presque toucher quelque chose qu’il y a là entre la vielle copie 35mm, le film de De Sica et le miracle di cinéma. J’ai décidé de faire du cinéma dans ma vie grâce à cette chose que je vois là et que ne peu pas toucher. Il a comme une aura dans cette projection, quelque chose qui lui enlève son caractère de «reproductibilité» qui faisait tellement peur à Walter Benjamin. Cette vielle copie a retrouvé l’authenticité de l’oeuvre. Elle est comme les ruines grecques ou la peinture délabrée de la Renaissance. Je me souviens alors de la phrase de Rossellini sur la pellicule qui devient témoin de son époque avec le temps. Lorsque le film fini, tout aussi abruptement qu’il a commencé, je sens dans la salle cette étrange communion, c’est que nous avons ri ensemble.

Di line e di lane

Il senso del peccato di Pietro Jozzelli

Parigi - Ciò che abbiamo perduto, anche se lo abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi, è in mostra al museo del Lussemburgo fino ad agosto. E’ la bellezza dell’immagine della Toscana (uno specchio in cui non ci riflettiamo più travolti come siamo dalle acque cupe della tragicommedia quotidiana) esaltata nelle tavole di Filippo Lippi fatte volare dal duomo di Prato in queste quattro stanze avvolte nella penombra. La luce degli spot rende brillante la grande novità del rinascimento pratese: la messa in prospettiva, il dinamismo plastico delle figure, la reinterpretazione dei temi dell’antichità classica. Siamo figli di queste Madonne e di un bellissimo San Giorgio che dispensa grazia, forza e umanità. Figli degeneri, vien da dire, perché non sappiamo più restare muti e umili di fronte alla forma perfetta della nostra anima: non ascoltiamo le sue parole, chiniamo gli occhi per osservare il nostro piccolo passo, siamo bravi solo ad abdicare. Eppure, in questa umida giornata parigina, lo sguardo trasognato di madame Sevigny davanti al morbido Bambino dipinto dal gran frate, ci dà uno scossone. Possibile scoprire, a mille chilometri di distanza, l’essenza stessa del nostro peccato?

di Giovanni Curatola

E

se volessi vedere qualche opera d’arte islamica, in Italia, dove dovrei andare? A Firenze. Ma va?! Certo; al Bargello c’è la più importante collezione italiana di materiali musulmani, in verità poco nota, ma con molti capolavori. La raccolta non è piccola (circa 250 oggetti) e non impallidisce nemmeno al confronto con i maggiori musei europei (British, Louvre, Hermitage, Berlino). Anche perché qualcosa risale alle fantastiche collezioni dei Medici, un pedigree assolutamente invidiabile e che pochi oggetti d’arte islamica possono vantare. Ma dai…!? Metalli di straordinaria e raffinata fattura, avori (molto rari), ceramiche, armi, tessuti e tappeti (5), una delle due lampade da moschea in vetro (13431347) in Italia; insomma molta varietà. Dovendo scegliere un solo oggetto, superando l’imbarazzo di un babbo che ama tutti i suoi figlioli, parlerei del piccolo elefantino in avorio (Iraq o Iran, IX-X secolo), naturalistico e finemente scolpito. E’ un pezzo del gioco degli scacchi (è l’alfiere; termine che deriva dall’arabo al-fil appunto elefante), un gioco d’origine indiana passato poi alla Persia e da lì a noi. Quando diciamo scacco matto traduciamo, storpiandolo, il persiano shah mat (il re è morto).

di Fabio Picchi

P

rometto, non ricette originali ma varianti. Tentativi a cui sottoporrò la mia famiglia per laica messa in pratica. Confessando anche l’assoluta libertà del mio cucinare in ambiti casalinghi, affamati e notturni. Memorie orientali, islamiche, indiane, elbane, siciliane, italiane, tutto il mangiato di una vita. Memorie che si sovrappongono, producendo cucina e che se approvata vi sottoporrò. Un pollo allevato a terra da un Santo, ridotto in spezzatino con un pesante coltellaccio. Piccoli tocchi da rosolare violentemente in un tegame sporcato con olio nostro e, mentre si coloriscono di nocciola, soffriggere altrove 4 cipolle a fettine ben sottili, sempre in olio, avendo l’accortezza di farle afflosciare in fase iniziale con un po’ d’acqua. Raggiunto il color bronzo unificatele al pollo, aggiungendo pezzettini d’aglio, un po’ di salvia, rosmarino e due foglie di alloro. Quando questi ultimi cominceranno a patire, aggiungere 5 pelati spezzettati e un pò d’acqua a misura. Stufare lentamente 20 minuti, incorporare rondelle sotto il centimetro di patate novelle non sbucciate, altri 20 per poi lasciarle riposare per 30. Sale, pepe, peperoncino q.b. E ovviamente tanto, tanto pane per ben ripulire il tegame del piatto che da oggi, dedicandolo, chiameremo del Passaro cacciator francese. Per il vino qui sotto il suggerimento è alto.

Un verre de vin rouge di Marc Osouf

Dal nord-est

di Roberto Rinaldi

A

Bolzano non ci sono solo Dolomiti. In questa primavera appena sbocciata c’è Respiro Barocco dove addentrarsi nell’affascinante controverso secolo del Seicento napoletano. Scuola caravaggesca, quella dell’Artemisia Gentileschi, per la sua Giuditta e Oloferne. Di potenza espressiva dirompente. Con la magica ‘torcia’ di un ingegnere palermitano vi apparirà un vicolo partenopeo. Vedrete la Napoli che fu. Salite al Nord e vi ritroverete al Sud. www.provincia.bz.it/respirobarocco

Da Torino

di Stefania Bertola

è

un movimento lento ma costante come quello che addensa una crema o fa spuntare i molti petali di un’ortensia. Il Circolo dei Lettori, a Palazzo Graneri, cortile da vedere in una notte di neve, sale da attraversare senza fretta. Un luogo che non c’era e di cui non sapevamo di avere bisogno, e invece adesso non ci piacerebbe più restare senza. Qui i lettori trovano i libri in quanto tali, sparsi e accoglienti su tavoli, poltrone, scaffali. Libri trasformati in teatro quando qualcuno legge, in concerto quando alla lettura si accompagna o sostituisce la musica, suonata su un pianoforte intimo o emessa da estroverse apparecchiature. E trova i libri trasformati in profumi nelle salette più misteriose, in caffè e spumante e toast nel bar così affettuoso, e in piatti sorprendenti nel ristorante. Al Circolo i lettori trovano spesso l’elusiva Antonella Parigi che l’ha ideato e lo fa vivere giorno per giorno insieme ai suoi inesauribili collaboratori, e se ci passate in questi giorni trovate Robert Musil e Giulio Einaudi, Sandra Petrignani e un gruppo di lettura in arabo, le ricette dei film di Woody Allen tramutate in realtà e uno scontro verbomusicale tra Christian Frascella, la foca monaca e la chitarra di Vittorio Cane. Fuori c’è molta primavera e sbocciano i gelati. Via Bogino, 9. www.circololettori.it

l’AMBASCIATA teatrale Direttore responsabile: Sergio Passaro Segreteria: Giuditta Picchi, Miriam Zamparella e Francesco Cury

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si ringrazia, si ringrazia, si ringrazia Si ringrazia l’Ass. Cult. Solid Sound (solidsound.it) • Si ringrazia la famiglia Capponi (conticapponi.it) Si ringrazia Unicoop Firenze (coopfirenze.it) • Si ringrazia Firenze Spettacolo (firenzespettacolo.it) Si ringrazia l’Istituto di fisioterapia Centro Gianfortuna (centrogianfortuna.it)

N

el borgo di Fonterutoli ricco di storia e leggende secondo le quali nel XIII sec. i podestà di Firenze e Siena, logorati dalla perenne guerra chiantigiana, affidarono la definizione dei confini a una corsa tra cavalieri. Sarebbero dovuti partire al canto del gallo. Uno da Firenze e l’altro da Siena. Nel punto di incontro, il confine. I Fiorentini scelsero un galletto nero, magro e affamato che cantava in continuazione. Il mattino della gara, il galletto lanciò il suo canto prima dell’alba, consentendo al fiorentino di percorrere, con vantaggio, molta strada prima dell’incontro, che avvenne a Fonterutoli. Firenze portò lì il confine, sulla linea di Castellina, Radda e Gaiole e costituì la Lega Militare e Amministrativa del Chianti con emblema il Gallo Nero. Qui i Mazzei coltivano da sempre olivo e vigna, con il Sangiovese che entra in maggiore parte nella composizione del Chianti Classico perché ubicato tra i 300 e i 450 m s.l.m. Austero, ha bisogno delle importanti escursioni termiche delle notti di queste colline per arrivare ad una perfetta maturazione. Uno dei grandi vitigni italiani che il Castello di Fonterutoli porta con il suo Chianti a livelli eccezionali, marcando il legame tra territorio e vitigno. Tannini dolci e persistenza in bocca. Un tocco di complessità in più nel Tenuta Belguardo che esprime, con l’aggiunta del Cabernet al posto del Trebbiano di 50 anni fa, un tocco più internazionale e…tutto rosso. Bevute le annate 2005 a Parigi.

L’orto

C

ynara scolymus, il carciofo, come lattughe e le margherite è una pianta della famiglia delle composite... piccoli fiori che compongono una più grande infiorescenza. Violetti, romaneschi, catanesi sono diverse varietà che l’uomo nei secoli ha selezionato addomesticando il suo progenitore selvatico: il Cardo - C. Cardunculus. La pianta del carciofo è un’essenza mediterranea; si pensa sia stata allevata e coltivata dagli Etruschi - o come sostiene un noto cuoco fiorentino - dai Persiani. Sono stati poi gli emigranti italiani a diffondere la specie in America, un ringraziamento posticipato per averci fatto avere i loro ortaggi: peperoni, patate e pomodori. Nei nostri orti il carciofo segna i confini. Lo si ritrova lungo le recinzioni, accosto ai muri dove in primavera si avvantaggia per il maggior calore, vegetando in anticipo rispetto alle

Cynara Scolymus, (Disegno di Lucio Diana)

di Stefano Pissi

piante che stanno in pieno campo. A maggio del carciofo mangiamo il fiore prima che si apra per essere impollinato da api e bombi. In autunno e a fine inverno, per il bene del nostro fegato, possiamo raccogliere e mangiare i carducci amari, riproduzione vegetativa della pianta.

Ambasciata Teatrale Maggio 2009  

Il mensile del teatro del sale