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circo-lo creativo d’intrattenimento culturale s.ambrogio cibrèo città aperta firenze

“Noi a Firenze pensiamo che la felicità non venga dal successo ma che l’unico successo sia essere veramente felici” Matteo Renzi

Discorso ai Fiorentini

Discorso agli ateniesi, Pericle, 461 a.C. Maria Cassi voce recitante su ambasciatateatrale.com

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ui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo così. La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato an-

Ri-cercata Cooperazione vince sempre di Clara Ballerini

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ooperazione, cioè l’atto di donare perché altri ne traggano beneficio. Tanti anni fa un mio professore e mentore mi disse: “Se sei generoso non sarai mai un perdente”. Un simile consiglio dato da lui, che divideva il mondo in winners e losers e che anche quando giocava col gatto di casa voleva vincere, mi impressionò. Negli anni l’analisi matematica dei comportamenti umani gli ha dato ragione. La biologia infatti riconosce che accanto alla mutazione e alla selezione esiste un’altra non meno importante forza evolutiva: la cooperazione. La generosità come caratteristica fondamentale sulla via del successo, successo misurabile in termini di capacità riproduttiva genetica e culturale e questa ultima comprende il diffondersi della conoscenza e delle idee. Perché allora non siamo tutti generosi, altruisti e gentili? Probabilmente perché la cooperazione non è mai una condizione stabile, continuamente sfidata da atteggiamenti opposti, autodistruttivi. Nonostante ciò il gruppo generoso e cooperante emerge sempre, perdona e vince.

di Matteo Renzi

che di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così. Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così. In alto: Busto di Pericle, copia romana del II secolo d. C. da un originale greco del 430 a. C. ca., Londra, British Museum (foto: Archivi Alinari)

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oi a Firenze facciamo così. Noi a Firenze pensiamo che la politica sia una sfida e non un problema, un sogno e non un incubo, un servizio e non un carrierificio. Noi a Firenze facciamo così. Noi a Firenze pensiamo che la felicità non venga dal successo ma che l’unico successo sia essere veramente felici. E poniamo il nostro onore nel meritare la fiducia di chi ci vuole bene. Noi a Firenze facciamo così. Noi a Firenze pensiamo che i medici debbano curare le persone, non denunciarle. E crediamo che l’altro sia una miniera di suggestioni, non un coacervo di ossessioni. E vogliamo vivere a viso aperto, non asserragliati nelle paure. Noi a Firenze facciamo così. Noi a Firenze pensiamo che i musei e le biblioteche debbano stare aperti fino a mezzanotte e offrire un’alternativa alla prima, alla seconda e anche alla terza serata televisiva. Pensiamo che sia commovente far declamare Dante da mille persone in mezzo alla strada, nei vicoli, negli angoli bui della nostra quotidianità. E pensiamo che la musica educhi il cuore al bello: e quando possiamo apriamo i nostri teatri e mettiamo i maxischermi col Maggio Musicale nelle nostre piazze. Noi a Firenze facciamo così. Noi a Firenze facciamo così. Noi a

Occhio di bue

Firenze pensiamo che una piazza di mestiere debba fare la piazza, non l’incrocio autostradale per cui dove possiamo pedonalizziamo, senza indugio. E quando c’è da decidere si decide: non si fa una commissione per decidere fino a quando si rinvia la decisione. E vogliamo che ogni cittadino abbia una piazza, un parco, un giardino a meno di dieci minuti a piedi da casa: perché l’urbanistica si fa occupandosi degli spazi da tenere vuoti, non solo degli spazi da riempire, di cemento e di banalità. Noi a Firenze facciamo così. Noi a Firenze vogliamo vincere, altro che partecipare. Ma sappiamo da molto tempo, per esperienza diretta, che è meglio secondi che ladri… Noi a Firenze facciamo così.

Noi a Firenze facciamo così. Noi a Firenze dobbiamo tutto alle donne. È per l’intelligenza di una donna che è stato salvato il cuore della città. È per la nostalgia di due donne che c’è molta Firenze a Parigi. È per gli occhi di una donna che è stato scritto il più grande capolavoro della letteratura mondiale. Noi a Firenze combattiamo la mercificazione della donna, la sua umiliazione, la costrizione a ruolo di portatrice sana di lato B che tanta parte del mondo (anche politico) di oggi vorrebbe. Noi a Firenze facciamo così. Noi a Firenze facciamo così. Ci piace il Palazzo Vecchio, ma vogliamo le facce nuove. E pensiamo che il ricambio generazionale non sia un tema da convegni, ma una possibilità da osare, una risorsa da usare. E pensiamo che chi fa politica debba rischiare, senza avarizia, mettendosi in gioco fino in fondo. Noi a Firenze facciamo così. Noi a Firenze facciamo così. Quando c’è un grande architetto gli facciamo fare la Cupola del Duomo, ma anche il Salone degli Innocenti: il luogo di Dio, ma anche il luogo degli ultimi. Perché noi a Firenze pensiamo che si può essere solidi solo se si è solidali. E che si può custodire la bellezza solo se si è capaci di regalarla. Noi a Firenze facciamo così…

Fonti alternative E verrà il giorno in cui la benzina ci costerà mille euro al litro di Raffaele Palumbo

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a via d’uscita è tuttavia stretta e lunga, e deve essere percorsa in fretta! Essa necessita un forte sostegno da parte di tutti i livelli di governo e amministrativi riguardo alla produzione di energia da fonti rinnovabili, al risparmio e all’efficienza energetica e al trasporto sostenibile” (dalla lettera agli amministratori italiani scritta dalla sezione italiana dell’Associazione per lo studio del picco del petrolio). Per la prima volta non è più un gruppo di studiosi catastrofisti a dare la notizia. Ora la notizia è ufficiale e arriva direttamente dal dipartimento per l’energia del governo Usa. Ed è di quelle da far tremare i polsi. Tra 18 mesi l’offerta mondiale di combustibili liquidi (leggi petrolio, ma non Segue in seconda


Una Stella a Firenze

TRADUZIONI, APPROFOND

C’è una bancarella di libri usati da salvare

Giusto ridurre l’affitto

di Stella Rudolph

di Dario Nardella

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ispettare le regole e non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa” disse Pericle nella splendida arringa agli ateniesi del 461 a.C. che enuclea i principi fondanti della democrazia. Se sulla scia del marasma finanziario, testé esondato da Atene travolgendo l’Europa, i governi sotto tiro hanno deliberato un piano per risanare dall’alto il dissesto della moneta unica, anche piccoli accorgimenti a livello municipale possono ottemperare a quella esortazione di far valere la giustizia. Porto ad esempio un nostro concittadino, il libraio Paolo, di cui la bancarella in Piazza San Firenze è da sempre un punto d’incontro e riferimento per fiorentini di ogni specie. Egli ha ricevuto la seguente offesa e in questi giorni, passando davanti al Palazzo Gondi, vi si può leggere la sua vibrata protesta: “5mila euro l’anno. Questa è la cifra pazzesca che il Comune

opo l’opportunità di aver letto in anticipo l’articolo di Stella Rudolph, colgo l’occasione per una breve risposta. L’aumento del canone del suolo pubblico, dopo che è rimasto invariato per dieci anni, risponde al diritto/dovere del Comune di valorizzare e proteggere il suolo della città, oggi spesso sfruttato da posizioni di rendita. Ciò non vale ovviamente per il libraio Paolo e per tutti i librai ambulanti, che hanno la sventura di essere da sempre equiparati dai regolamenti ad una generica forma di commercio ambulante. È giusto invece riconoscerne la specificità e il valore. Siamo infatti già a lavoro per prevedere nell’immediato futuro una norma che preveda un canone ridotto a loro vantaggio.

Libro pretende da me per l’occupazione di 5 metri di suolo pubblico (50% di aumento in un anno). Forse c’è chi pensa che, a vendere libri usati, ci si possa arricchire […] d’ora in avanti sarà veramente molto difficile continuare. Perdere una banca-

Fonti Alternative

rella come questa, con oltre cento anni di storia, sarebbe una sconfitta per tutta Firenze”. Insomma, un ennesimo valido microcosmo che urge sottrarre all’impoverimento generale (nonché culturale) che ci prospettano.

Segue dalla prima

E verrà il giorno in cui la benzina costerà mille euro al litro di Raffaele Palumbo

solo), toccherà il picco di 87 milioni di barili al giorno, per poi iniziare un declino a precipizio. A fronte di un aumento della richiesta (leggi Cina, ma non solo), il petrolio sta finendo e questa fine è vicina e irreversibile. Il petrolio reperibile a costi contenuti, ovviamente, non tutto quello presente sul pianeta. Non quello rintracciabile trivellando a chilometri sotto la superficie dell’oceano che porterebbe la benzina a costare migliaia di euro al litro. Si va esaurendo, lo vedremo con i nostri occhi, non con quello dei nostri nipoti o bis bis nipoti. I sauditi ci hanno pensato per tempo? Oppure torneranno a pascolare le pecore, come facevano fino ad un secolo fa? E noi, ci stiamo pensando per tempo? Potremmo dire di esserne usciti per tempo perché “qui a Firenze noi facciamo così”?

Gatti

Gesti Teatrali

Libertà di parola Non sbuffare se ti chiedono By Kate McBride aiuto per piegare le lenzuola

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o Florentines, like the Athenians of Pericles day “throw open our city to the world, and never exclude foreigners from any opportunity of learning or observation...”? The crowds of the Ponte Vecchio indicate the answer is yes. Is our democracy as strong and inspiring as the time of Pericles or are we controlled by the fat cats? Did the cat get our tongue or do we exercise our freedom of speech? ■ Traduzione su ambasciatateatrale.com

Photo by James O’Mara

di Martino Ferro

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iguardo alla condizione dell’uomo moderno, scriveva nel ’65 Fred Hoyle: “[…] Noi siamo creature fondamentalmente primitive che tentano disperatamente di adattarsi a un modo di vivere estraneo a quasi tutto il passato della nostra specie […]”. Pare dunque si tratti di un problema tra vecchio e nuovo: tra una tecnologia che si evolve troppo rapidamente, e non fa in tempo a depositarsi in sapienza, e una rottura tra generazioni che non permette la trasmissione dei saperi. Vecchio e nuovo, passato e futuro. In un classico della psicologia di scuola junghiana, James Hillman ci parla di Puer e Senex: l’eterno fanciullo, sempre proteso verso l’ideale, intollerante di ogni schema e restrizione; e il vecchio saggio, con il suo cinismo, il suo realismo, la forza della sua esperienza. Due figure che non sono due entità distinte, ma piuttosto due facce della stessa medaglia, dello stesso archetipo. Ed è proprio dalla rottura di questa “unione di opposti”, ci dice Hillman, che sta lo squilibrio della modernità. Se tale dissidio non verrà sanato, “sarà l’uomo inconscio dentro di noi, che è anche il passato primitivo dell’umanità, a plasmare il futuro storico, in modo forse disastroso”.

Sintesi esaustiva Discussione su tutto e con tutti è il nostro pane quotidiano

di Alberto Severi

di Milly Mostardini

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iutami a piegare le lenzuola”. Sbuffo. Sbuffiamo, noi uomini. Quando le nostre mogli ci chiamano, distogliendoci dalle nostre fondamentali occupazioni. Leggere un libro. Guardare una partita su Sky. Riparare una cosa rotta. Romperne una integra. Scrivere un capolavoro. Salvare (e/o conquistare) il mondo. Ma loro, le donne, debbono stirare le lenzuola. Lo hanno sempre fatto, e in molte case lo fanno ancora. Anche le ex o post femministe. Tanto, se non lo fanno loro, finisce che lo deve comunque fare un’altra donna. Filippina. Di solito. Prima di stirarle, però, le lenzuola, specie quelle matrimoniali, vanno piegate per bene. Ed è una cosa che non si può fare da soli, per farla bene. Come tante altre cose. Ci vuole collaborazione e sincronizzazione, come in una coreografia. Al termine della quale, dopo un ultimo movimento di minuetto, si può coronare il tutto con un bacetto a fior di labbra: talvolta autentico e un po’ melenso, e dunque inautentico. Talvolta, spiritoso e parodistico, e dunque, sotto sotto, più autentico. Ma inautentico o autentico che sia, non importa. È un gesto teatrale, che, come tale, pone di per sé la sua verità. Di questo, oltre che di collaborazione coordinazione sincronizzazione, ci sarebbe bisogno, per uscire dalla crisi. Perché, anche se ci sembra strano, spesso non è innamorandosi, che ci si bacia. Ma è baciandosi, che ci si innamora. Sipario.

Ridateci Puer e Senex

resda è detta l’Atene della Germania, Arequipa è l’Atene del Perù: e tu, Firenze? Qui a Firenze siamo piuttosto sospettosi, malfidati ci dicono: però quando uno conquista la nostra fiducia, beh, gli diamo il cuore. Qui a Firenze noi vorremmo un governo che faccia valere la forza della legge con i potenti e i privilegiati, non che evada e sfrutti le regole a svantaggio dei molti indifesi, che ci contano d’essere uguali, anche se poveri. Qui ci è stato insegnato di rispettare le leggi, giustizia, magistrati, in un contesto civile e condiviso. Naturalmente ne sono escluse le regole del traffico stradale, lì è quasi una giungla: ma questo Pericle non lo poteva neanche immaginare. Qui noi sentiamo proprio nostre anche quelle leggi non scritte nelle carte, ma succhiate con il latte materno e il primo lume di ragione, valide per

tutti e ovunque. Qui a Firenze un uomo che non si interessa allo Stato non ci pare né innocuo né inutile, piuttosto nocivo. Qui da noi la discussione è pane quotidiano: non è certo se sia un vero passo avanti nella via della democrazia, sappiamo però che non se ne può fare a meno. Qui siamo, sì, felici, se liberi di vivere proprio come ci piace, ma ci ricordiamo che quella libertà ha un costo e va pagato continuamente? La nostra città non caccia mai uno straniero, dei ben 8 milioni di turisti che arrivano ogni anno. Poi arrivano anche oi barbaroi, come li chiamavano nella Grecia antica: non parlavano la loro lingua, erano fuggiaschi laceri e affamati, scappavano da orrori e persecuzioni. Innocenti o colpevoli, re o mendichi, Atene non cacciava mai uno straniero. Qui a Firenze, noi che facciamo?

ambasciatat

Polvere di

Oroscopo GEM

21 Maggio di ELLEKAPPA

Il vostro diagramma astronomico lascia intuire una prima decade alquanto dolorosa. La cuspide di Mercurio - in semisestile con Alfano - vira con slancio inesorabile verso il vostro punto gamma intergluteale comunque tranquilli: se non siete giornalisti, pubblicisti o freelance, non avete nulla da temere. In caso contrario, cogliete l’attimo e pensate che è per un nobile fine: far sparire la mafia e la corruzione. Dai giornali.

Amore

Venere in transito tra Onan e Samarcanda vi rende il turibolo catodico di voi stesso. Ogni volta che vi guardate nella telecamera il vostro cuore perde un battito, la sinistra perde voti e il vostro conto sussulta. Complimenti, state dimostrando a tutti che in amor vince chi fugge. Con i soldi, of course!

Balera 5

Guglielm

Palmie Quartet

West

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Lorenzo Arciglione

Montana Rubio

Duo

MARIA

Parimbel Strings S a

Diamond Duo Me

Regionale


Lasciate che i bambini

DIMENTI E TANTO ALTRO SU

teatrale.com

Venere ci porta sulle barricate di Tomaso Montanari

i stelle

o del mese MELLI

- 20 giugno

Lavoro

Nonostante Marte in biquintile con Anemone appanni il vostro carisma, riuscite ancora a fare miracoli. L’economia precipita senza mai essere decollata e l’Italia - grazie al vostro glamour internazionale - non farà la fine della Grecia: siete già in parola con l’Argentina! La luna prevede: presto riuscirete a fare un colpo di Stato senza lo Stato.

Fortuna

Nonostante il periodo non sia dei migliori, la vostra buona stella brilla, come una mina. In quanto italiano e dunque disoccupato, state affinando la vostra dimensione spirituale e cominciate a chiedervi se esista un aldiquà. Coraggio! C’è sempre una speranza!Ricordate sempre che tra destra e sinistra c’è un abisso; voi siete lì.

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uesto quadro, insieme dolce e violento, parla del passato e parla del futuro. Quando Delacroix lo dipinse, era appena stata scoperta e portata a Parigi una delle statue greche più famose, la Venere di Milo: ed è proprio lei che guida il popolo sulle barricate. È un modo per dire che è Parigi l’Atene moderna, e che è dalla rivoluzione francese che la democrazia dell’Atene di Pericle ricomincia a camminare per le strade dell’Europa. Ogni personaggio rappresenta una professione e una classe sociale: tutti insieme combattono per difendere la loro libertà, la loro

costituzione e il loro diritto a decidere del proprio destino. Se volessimo trovare al quadro un titolo nuovo potremmo scegliere il primo articolo della nostra Costituzione: «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo». Oggi, dopo quasi duecento anni, la sovranità non è insidiata dai monarchi, ma dal culto del mercato e del denaro. Le armi dei popoli non sono più i fucili, ma il lavoro, la responsabilità, la cultura e l’impegno civile. Ma a guidarci è sempre lei: la Libertà forte e sensuale che viene da Atene.

Eugène Delacroix, Il 28 luglio: La Libertà guida il popolo, Parigi, Museo del Louvre, (foto:Archivi Alinari)

Se piovessero mucche

Incontri Abbiamo ancora un sogno: il Futuro

Chiudiamo gli occhi per capire

di Ernesto de Pascale

Cinzia Scaffidi

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unque non concentriamoci solo sulle nostre differenze, ma pensiamo anche ai nostri interessi comuni e a come superare tali differenze. John Fitzgerald Kennedy nel suo discorso inaugurale alla Yale University, New Haven, Connecticut, 11 giugno 1962 disse: “The great enemy of the truth is very often not the lie — deliberate, contrived and dishonest — but the myth — persistent, persuasive, and unrealistic”. Martin Luther King solo 12 mesi dopo ribattè: “Oggi vi dico, amici, non indugiamo nella valle della disperazione, anche di fronte alle difficol-

tà dell’oggi e di domani, ho ancora un sogno” (Lincoln Memorial di Washington, 28 agosto 1963). Dunque abbiamo ancora un sogno. Si chiama Futuro. Mimmo Locasciulli traducendo The future di Leonard Cohen ha poetato: “Tu non puoi distinguermi dal vento/Tu lo sai vengo soltanto/Dall’antico testamento/Ho visto il mondo nascere e cadere/E so la storia”. E conclude con tono sommesso lanciando la volata all’unica soluzione immaginabile: “Il motore della vita era l’amore”. Che lo sia ancora. La Storia siamo noi.

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a luce non è così importante. Si esce al buio seguendo i profumi, le voci, tastando cauti le pareti, e cercando di capire se cambia la temperatura, l’umidità, la solidità. Spesso gli occhi non ci aiutano ad uscire dal buio. Anzi, chiudiamoli. Smettiamo di lasciarci distrarre dalle cose, dai movimenti, dalle facce. Il nostro corpo ci racconta come sta, se non chiudiamo gli occhi non sentiamo quel che dice. C’è una cosa, una cosa sola che dobbiamo capire, e non ci riusciamo. Ma dobbiamo capirla, per l’appunto, non vederla. È inutile cercarla con lo sguardo. L’essenziale è invisibile agli occhi.

Classika All you need is X-Music di Gregorio Moppi

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59 Pietro

Ig o r ri Jazz

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MARIA CASSI

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John Fitzgerald Kennedy

Martin Luther King

Leonard Cohen

arta bianca ai ragazzi intelligenti. Ecco l’Italia che dischiude le imposte a un po’ di luce e ci scrolla dalla nostra pigrizia di pensiero con energiche vibrazioni di creatività. Mario Brunello non solo sa suonare il violoncello da dio, ha pure idee dirompenti. Direttore artistico degli Amici della musica di Mestre, ha deciso di affidare parte del budget per la stagione concertistica a studenti di liceo. I loro compiti: architettare il cartellone, contattare gli artisti, stipulare i contratti, occuparsi di contributi previdenziali e Siae, risolvere i problemi tecnici per ogni serata, avviare la campagna promozionale. Ne è uscita una programmazione radicale per estensione d’orizzonti artistici e culturali. Fluida, sconfinata quanto il mondo d’oggi. Senza diffidenze reciproche vi coabitano pop e Schubert, improvvisazioni multimediali e folk. All you need is X-Music si intitola, ammiccando ai Beatles e alla tv. Non male come lezione-concerto, no?

Motori Affettivi

Percorsi

Nick piccolo uomo ci insegna tutto in due minuti

Lasciamo scorrere il tempo

di Andrea Marchetti

di Massimo Niccolai

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ccendo la televisione. La prima notizia che ascolto tratta gli avvenimenti che in questi giorni sconvolgono il mondo: guerre, violenza, crollo delle economie dei paesi europei, disperazione, rabbia. Uomini col viso a terra. Sono stanco di ascoltare le solite notizie. Decido di navigare un po’ su internet e scarico da Youtube un filmato che mostra Nick Vujicic di fronte a un gruppo di adolescenti. Nick è un uomo senza

ti del suo martoriato corpo si rialza. Le immagini e le sue parole sono forti, impressionano. Questo piccolo uomo ci insegna molto in soli due minuti di filmato. Si apre un mondo di significati che passano inos“Se cadi, non è la fine; servati nella vita di tutti giorse hai la tua fronte ni. a terra, non è la fine; Non esiste una ricetta per supuoi sempre trovare perare le difficoltà che ognula forza per rialzarti.” no incontra, esiste solo la volontà: “si diventa quello che si Dopo una serie di movimen- vuole essere”. braccia e senza gambe con un solo piede. Osservo il filmato. All’inizio scherza, si diverte con loro, usa il suo corpo per suonare una batteria poi, improvvisamente, si sdraia a terra e dice loro:

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i giro intorno e non vedo molta luce, anzi solo buio incombente. Il problema vero non è che poi manchi la luce, piuttosto ciò che vediamo (vediamo e non guardiamo) è qualcosa di riflesso e ancora non riusciamo a guardarlo con curiosità. Se veramente vogliamo tentare di uscire dal buio che incombe la domanda da porsi è: come è stato possibile non accorgersi che stavamo entrando in una caverna? Alcuni hanno cercato vie di uscita alla ricerca dispera-

ta di una luce andando alla fine a sbattere per ogni dove, altri hanno camminato a lungo pensando che tale via fosse quella da percorrere senza farsi troppe domande… Forse il tempo ci aiuterà, non dobbiamo pensare né aver paura di perderlo. Francoise, in quel di Combray, ci suggerisce che il tempo nessuno ce lo ha venduto e quindi lo dobbiamo lasciar scorrere affinché ci permetta piano, piano di guardare con curiosità ciò che ci circonda.


La ricetta La frittata del falegname

Pieni d’Islam

di Valeria Cocchetti

Ripartire dalla comunità, “perché non vi colga tristezza” di Giovanni Curatola

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ddio non imporrà a nessun’anima pesi più gravi di quel che possa portare” (Corano, II, 286). L’idea è sempre quella, ma se le idee sono buone non c’è necessità di cambiarle. Ognuno ha la sua missione, individuale ma anche collettiva (come sono individuali e collettivi tutti i cinque precetti basilari dei musulmani: professione di fede, preghiera, mese di digiuno rituale diurno, pellegrinaggio, tassa/elemosina), e solo il rispetto di entrambe queste condizioni può portare a una comunità solidale e coesa, che poi era l’ideale sul quale ha lavorato con lungimiranza e caparbietà il profeta Muhammad, raggiungendo il suo scopo. Ripartire dalla comunità, dalla necessità di stare insieme andando nella stessa direzione anche con percorsi diversi, come insegnava, fra gli altri, il grande mistico Rumi. Tutto questo per dirla ancora con un’espressione coranica che trovo bellissima “perché non vi colga tristezza”…

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accio la restauratrice ed in tanti anni di lavoro ho incontrato persone provenienti da tutte le latitudini, di diversa estrazione sociale, di varie religioni e dai gusti più disparati. Ciò nonostante una cosa era sicura, all’avvicinarsi del desinare (e l’ora poteva variare a seconda della provenienza) si cominciava a parlare di mangiare. Tra le numerose ricette narrate, una in particolare ha sempre riscosso un grande successo tra i partecipanti alle disquisizioni culinarie: la famosa frittata con le briciole di un anziano falegname dell’Impruneta. In un largo tegame che, come diceva lui, “se è d’alluminio la vien più bona”, si fa scaldare dell’olio extravergine d’oliva; intanto si spezzetta a mano della mollica di pane casalingo cotto a legna e meglio se anche raffermo (badate che i particolari sono importanti). A olio ben caldo si versano le briciole, che vanno dorate e rese croccanti; nel frattempo si sono sbattute delle uova con un pizzico di sale, che poi si versano nel tegame: se siete state attenti ed il tegame è sufficientemente largo la frittata non ricoprirà completamente le briciole, ma anzi le lascerà un po’ scoperte così da rimanere belle croccanti. Una volta cotta si spolvera la frittata con pepe macinato fresco e si gusta ben calda... “sennò la si sciupa”! ■ Ricetta vincitrice del gioco di maggio 2010

Particolare di pagina dfi Corano del IX sec. Tunisia

L’orto

Cinema Realtà e verità contro chi vuole uccidere l’intelligenza di Juan Pittaluga

E

n 1936 à Salamanca, lorsque les phalangistes crient «vive la mort», le vieux philosophe Miguel de Unamuno se lève calmement et leur répond «vous allez vaincre parce que vous portez la brutalité, mais vous n’allez pas convaincre ni persuader, parce qu’il vous manque la raison et le droit. La réplique du général de Franco Millàn Astray est cinglante: “mort à l’intelligence”! Cet échange qui a lieu dans l’amphithéâtre de l’université de Salamanca, est

le dernier avant la destruction de l’agora, de cet espace qui commence toujours avec les mots de Périclès “nous obéissons aussi à ces lois non écrites qui attirent sur ceux qui les transgressent le mépris général”. Et viendrons alors ces longues années noires de Guernica à la Shoah, qui font rougir de honte tout homme qui les raconte à ses enfants. Je ne sais pas exactement où est aujourd’hui l’espace dont parlaient Périclès et Unamuno, mais j’aime penser qu’il est

Di line e di lane

dans la manière dont chacun fait son métier. Et que si cela est vrai, il est pour les cinéastes dans la non-brutalisation de la réalité, dans la non-manipulation des faits. Et que si nous sommes persuadés d’avoir raison, nous serons encore tués par les mots de Millàn Astray. Peut-être que cette agora pour le cinéma habite dans ce spectateur quelconque qui peut potentiellement avoir honte de l’humanité... ■ Traduzione su ambasciatateatrale.com

Dal Polo nord

Torniamo ai libri, è il momento di ricominciare a pensare

Le zanzare non si possono scegliere, ma i ministri sì

di Pietro Jozzelli

di Sari Torvinen

L’

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alternativa è secca, visto l’inverno dello spirito in cui viviamo: o si ha un obiettivo privato fondamentale, a cui dedicare tutto se stessi, e chi ce l’ha decida se accontentarsi o no, o non resta altro da fare che tornare a studiare. Non tornare a scuola o all’università, che non servono a niente mentre crollano i muri. Ma a quei libri che ci hanno attirato ma abbiamo lasciato da parte dicendo: vi leggerò. Libri smilzi e libri ponderosi, divertenti e occhieggianti, libri da portare a letto, che fanno spegnere la tv o smettere di fumare. O ricominciare a pensare. A riorganizzare le idee, a inquadrare nella corretta prospettiva la crisi quotidiana, a prendere la saggia distanza di chi non vuole definire se stesso solo in ciò che gli accade. Bella e vasta impresa, che presuppone una certa idea di sé, rivaluta emozioni e sentimenti come grimaldelli di conoscenza, riapre alla speranza rendendo gioiosa la solitudine. Sarà la generosità affettiva la chiave del futuro.

olmisen vuotta sitten yllätyin, kun Corriera della Seran toimittaja soitti minulle ja kysyi mielipidettäni hyttysistä. Italiassa oli menossa kuuma kulttuuripoliittinen väittely Suomen sääskistä. Kerroin toimittajalle, että toki meillä Suomessa on paljon sääskiä ja ne ovat aika ajoin nälkäisiä. Ne ovat kuitenkin hyvin pieniä ja kohteliaita verrattuna yksiloihin, joita olen tavannut Milanossa. Nyt olen kuullut, että juuri kun Ateenasta puhaltavat kriisin tuulet, on Italiassa jälleen käynnissä kuuma poliittinen keskustelu. Eräs poliitikko sanoo televisiossa, että joku osti hänelle Roomasta miljoonien eurojen talon. Miesparka ei edes tiennyt siitä. Meillä taas on meneillään skandaali, koska poliitikko sai lentolipun ja pesukoneen. Kovin ovat siis pieniä ja kohteliaita nämä meidän poliitikotkin verrattuna täkäläisiin. Joka tapauksessa, emme voi valita hyttysiämme, mutta voimme valita tarkemmin ministerimme. ■ Traduzione su ambasciatateatrale.com

Farsi guidare dalla Natura di Stefano Pissi

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urante il nostro cammino ogni tanto qualcuno - spesso noi stessi - ci spegne la luce, ma sempre dobbiamo procedere, anche se nel buio. Nella notte di queste difficili situazioni, dallo stupore artificiale indotto per nostro conto da inutili sostanze velenose, mi rendo conto che ci riabilitiamo ad un cammino più consapevole solo attraverso una lenta e costante manutenzione di noi stessi. Riportare al centro il proprio sé. Infinite possono essere le vie da percorrere: cibarsi con attenzione, custodire un amore presente o mettersi in cammino per uno che verrà, il sapere cosciente di esserci quando facciamo cose normali come lavarsi, spolverare un mobile o anche prestare attenzione al nostro tratto calligrafico quando scriviamo e goderne mentre si palesa fluido e armonioso. Da sempre anche l’atto del coltivare la terra ha in se qualità terapeutiche, ne ragionavamo insieme con Lorenzo Salimbeni, psicoterapeuta in Milano; di seguito la nostra terrapia. Per un’ecologia della mente è fondamentale acquisire le competenze e le categorie mentali di impegno e responsabilità. Respons-abilità cioè capacità di rispondere e apprendere attraverso l’acquisizione di impegno per raggiungere gli obiettivi preposti, senza sapere se si riuscirà o come verrà, ma con la consapevolezza di dare il meglio di sé. Così, con la coltivazione della terra, ci impegniamo ad assumere delle responsabilità ponendoci lo scopo di far nascere, crescere e fruttificare degli esseri viventi. Rinnoviamo il nostro impegno quotidianamente senza sapere l’esito finale, l’unica cosa di cui dobbiamo essere certi è la volontà a far sì che ciò avvenga.Non si pensa ma si agisce, si impara da quello che noi stessi facciamo con la Natura che ci guida. Per questo fatti guidare anche tu! Nell’orto noi facciamo così.

Si ringrazia Unicoop Firenze [coopfirenze.it] Si ringrazia la famiglia Capponi [conticapponi.it] Si ringrazia Marchesi Mazzei [mazzei.it] Si ringrazia il Centro Gianfortuna SI RINGRAZIa Mukki latte [mukki.it] l’AMBASCIATA teatrale - Direttore responsabile: Sergio Passaro. Segreteria: Giuditta Picchi, Miriam Zamparella, Francesco Cury.

Anno II Numero 6 del 1/6/2010. Autorizzazione n°5720 del 28 Aprile 2009. Sede legale e redazione Via dei Macci, 111/R - 50122, Firenze. Ed. Teatro del Sale info@ambasciatateatrale.com. Stampa Lito Terrazzi - via Guido Rossa, 9. Cascine del Riccio, 50015 - Firenze. Progetto grafico: Enrico Agostini, Fabio Picchi. Cura editoriale: Tabloidcoop.it

“Ninna nanna del contadino felice”, disegno di Lucio Diana


Ambasciata Teatrale - Giugno 2010 - Anno 2 Numero 6