Issuu on Google+

circo-lo creativo d’intrattenimento culturale s.ambrogio cibrèo città aperta firenze

1°settembre 2009 SIAMO TUTTI IRANIANI - WE ARE ALL IRANIANS

sc-Atto

a Maria Cassi di James O’Mara

ANNO I • NUMERO

S’Artù

“Pardon”

L’importanza di essere donna di Silvia Della Monica

“L

a prossima volta vi porto le veline”. Berlusconi agli operai nei cantieri: “E le donne? Sarete mica gay?!”. Su Abruzzo Web Tv il video dell’intervento del premier viene definito un “piccolo e simpatico siparietto del Presidente del Consiglio... nel corso della sua visita al cantiere di Sant’Elia, dove si stanno realizzando gli alloggi per i terremotati”. Era luglio, ma non disperiamo, le cose poi migliorano: chiusa Villa Certosa alle ‘cene simpatiche’, saltato anche il promesso pellegrinaggio da Padre Pio, agosto è dedicato a risolvere spinose questioni di famiglia, oltre a un paio di blitz di lavoro in Abruzzo.Un capolavoro! Ecco il Paese pronto a perdonare il figliuol prodigo. Ecco il Paese rassicurato, ammesso che sia mai stato in ansia e abbia mai biasimato l’esercizio del potere basato su un uso spregiudicato delle donne e della democrazia. Eppure ogni giorno vengono picconate la credibilità della politica e delle istituzioni; ogni giorno sono irrise e violate le regole; ogni giorno si vive ai margini di una legalità costituzionale, che il Capo dello Stato cerca doverosamente di far praticare, ogni giorno il Paese è più assuefatto all’uso del potere come ricchezza, eccessi, clientele, mercificazione delle relazioni, soprattutto nei rapporti con le donne, quella mercificazione che - guarda caso - è vietata solo per strada, perché indecorosa, pronta ad essere segnalata dalle ronde appena istituite (sperando che non si finisca anche in questo caso in uno scambio non commendevole). Ma le donne cosa pensano e cosa vogliono? Una

Le vie dell’acqua

Occhio di bue

Quel piccolo miracolo toscano in Camerun di Giancarlo Ceccanti

Al

le sei di mattina, dal sottotetto del collegio di suore che ci ospitava alla periferia di Ebolowa, in Camerun, potevo vedere il risveglio della comunità. Poche casette di mattoni, quasi sempre capanne con pareti di fango. Tutte hanno una cosa in comune: tetti di lamiera che suona fragorosamente quando piove e scaricano valanghe d’acqua sui vicoli neri di fumo. L’acqua a queste latitudini paradossalmente è anche una maledizione. Nella stagione delle piogge porta via tutto: i fiumi tracimano e sradicano, le piste diventano impraticabili; i villaggi rimangono isolati. Umidità e zanzare.

I pochi pozzi si riempiono d’acqua che lacera il terreno portandosi dietro fango e liquami: tutto si inquina e così oltre alla malaria, vero flagello, si diffondono le peggiori malattie. Nel-

diversa consapevolezza e un diverso uso del potere, che le renda protagoniste di un nuovo sviluppo e di un nuovo welfare, di una strategia che persegua obiettivi come l’istruzione, la ricerca e l’innovazione, che aspiri ad una nuova civiltà caratterizzata dal pluralismo culturale, dal rispetto, dall’affermazione delle regole e della legalità. Eppure le donne lo sanno; sanno quanto è difficile combattere una cultura che cancelli l’intolleranza, il razzismo, la violenza particolarmente aggressiva consumata sul loro corpo; e accettano la sfida, combattendo perché il loro sapere, la loro esperienza, la loro sensibilità non vengano ricercati e valorizzati solo da uomini disattenti e superficiali. E le donne si interrogano; si chiedono come sia possibile che gli uomini giustifichino e apprezzino l’uso commerciale dell’immagine del loro corpo, in una logica di scambio e di compravendita che promette e fa ottenere - in un paese diseguale - vantaggi nella politica e nelle istituzioni; il tutto presentato - con un uso strumentale dei mass media - come un fatto normale e auspicabile, non come qualcosa da deprecare perché mortifica la dignità e impoverisce la democrazia. E le donne hanno paura. Temono non solo le violenze fisiche e morali, ma anche di essere contagiate da questo virus, che indebolisce il pensiero e che impedisce una reazione seria, meditata, culturale e politica, che salvi non solo la loro dignità, ma anche quella degli uomini, della politica, dell’Italia. Attenzione: non è una questione di stile, è un problema di democrazia!

la stagione secca, la poca acqua dei pozzi diventa brodo di coltura per batteri, che faranno quello che tutti gli esseri viventi sanno fare meglio: si riprodurranno a miliardi in stomaci e intestini di poveri cristi. Dall’alto potevo guardare il calvario per accaparrarsi quel brodo prezioso trasportato in secchi traballanti sulla testa dei bambini per assicurare alla famiglia quella risorsa preziosa e infida. Da tre anni lavoravamo per realizzare un sistema di raccolta d’acqua potabile senza l’utilizzo di pompe né di elettricità, evitando così futuri guasti, di regola in questi luoghi irreparabili. Guasti che vanificano i risultati

di economie a quel punto dissipate. Finalmente siamo riusciti nell’intento, intercettando una sorgente ad un chilometro e mezzo dal Lebbrosario di N’Galan realizzando le canalizzazioni per ben 18 cannelle distribuite nel villaggio. Grazie all’intervento di quattro geologi ed un imprenditore, tutti toscani, è nata l’onlus Acquifera che ha l’obiettivo di portare acqua nel terzo mondo utilizzando tecniche semplici ma ben collaudate, con l’esperienza di un costante confronto con le nostre e le loro conoscenze ed i fabbisogni delle comunità locali, certi di ottenere in questo modo risultati e credibilità.


Fino al 14 settembre resterà aperta la mostra Disegni dal Louvre. Il Rinascimento italiano nella collezione Rothschild del Museo del Louvre in esposizione alla Casa Buonarroti in via Ghibellina 70, a Firenze. La mostra raccoglie oltre novanta pezzi, quasi tutti inediti e mai esposti, che provengono dal museo parigino. Il museo è aperto dalle 9,30 alle 16 e chiuso il martedì. www.casabuonarroti.it

Giovedì 10 settembre, Firenze, Piazza Santa Croce ore 21.00. Patti Smith in concerto “I was in Florence”: l’esecuzione del primo album di Patti Smith “Horses” e di alcuni dei suoi più celebri successi per il trentennale dello storico concerto del 1979. Info: www.bitconcerti.it

Da giovedì 17 a sabato 19 settembre, Firenze, Stazione Leopolda. NEXTECH, Festival di arti visive: manifestazione dedicata alla musica elettronica. Adam Beyer, Modern Deep Left Quartet, Troy Pierce. Wall Of Sound Night: Mark Jones, Ocelot, Will White (Propellerheads), Dr. Lektroluv, Ilario Alicante, Masomenos & more. www.nextechfestival.com

Lasciate che i bambini

Gesti teatrali

Il volto di Paolo

Amiata e Apuane alla stazione

di Andrea Marchetti

di Tomaso Montanari

H

U

Quei secondi eterni davanti al telefono con l’indice alzato

Motori affettivi

o un’amica, una signora di quasi cinquant’anni, che ha un figlio affetto da “tetraparesi spastica distonica”. Questa definizione medica che suona come una condanna definitiva per il neonato che ne è affetto e per i suoi genitori, determina dal momento della nascita un destino segnato da sofferenze, attese, fatiche e spesso disperazione. Nonostante tutto ciò, nei racconti in cui descrive la quotidianità, il suo amore di madre non si è mai incrinato neanche di fronte alle gravi difficoltà che inevitabilmente incontra nel suo cammino di vita. Alcune volte la trovo affranta, stanca, sola, ma i suoi occhi non cercano la pietà nelle altre persone. Lotta da quasi trent’anni contro un deficit che imprigiona suo figlio Paolo in un corpo che non può controllare. Con la tetraparesi spastica distonica vi è, infatti, una compromissione dei centri nervosi extrapiramidali. La distonia compromette i centri deputati al movimento fine, il ragazzo ha dei pattern motori particolari a seconda delle posture, esempio se sta seduto ha delle semiflessioni. Fin da piccolo ha sofferto della mancanza di un contatto corporeo. Dalla nascita e durante l’allattamento la madre ha avuto difficoltà a tenerlo in braccio perché il bambino non riusciva a stare fermo. Ragazzi come Paolo non vivranno quel ‘sano’ distacco dalla famiglia. Un ragazzo normale può avere amicizie, uscire, frequentare luoghi e persone, mentre chi vive con questi handicap ha come punto di riferimento solo la madre e il suo ambiente familiare. Spesso incontro Paolo nel quartiere sulla sua sedia a rotelle, è un ragazzo solare, esprime con il suo volto ciò che prova, un volto che, utilizzando la metafora di Damasio, ogni giorno si trasforma in un meraviglioso Teatro delle Emozioni.

na scatola di pietraforte spaccata da una cascata di cristallo è il palazzo più magico di Firenze: dove finiscono tutte le persone che, di corsa, salgono le sue scale? E da dove arrivanno tutti quegli altri, che le scendono? Se c’entri dentro in una mattina d’inverno ancora buia, la luce fredda di un tappeto lunghissimo, e scintillante di marmo, ti accompagna ai piedi di un treno. Al ritorno, la stessa guida di bianco delle Apuane e rosso dell’Amiata si srotola sontuosamente ai tuoi piedi: è come se tutta la Toscana corresse

ad accoglierti, quasi fossi un imperatore arrivato a conquistare Firenze. Proprio come un imperatore che incede verso la sua incoronazione puoi varcare la soglia di una basilica: sei pilastri colossali in marmo verde la scandiscono in tre navate, e le pareti sono foderate di giallo di Siena, fino ad un cielo di vetro. È la biglietteria. Te la lasci alle spalle, ed esci: nel cuore di Firenze. E senti che il biglietto più importante che hai ‘comprato’ sbarcando a Santa Maria Novella è il dono di saper vedere.

Percorsi Uniti da Calvino di Massimo Niccolai

T

ornato a casa mi aggiravo ancora fra i miei libri perché pensavo che comunque sarebbe stato importante leggere, ma non più qualcosa di lontano che mi separava da loro, quanto qualcosa che... non riuscivo a capire. Ma fu il buon vecchio Sigmund a guidarmi e come diceva: “dobbiamo essere innanzitutto tolleranti verso la debolezza del malato, dobbiamo accontentarci di aver recuperato una parziale capacità di lavoro e di godimento anche in una persona non eccelsa. L’ambizione educativa è infruttuosa quanto l’ambizione terapeutica...”. Mi tranquillizzai e lasciai che le cose arrivassero involontariamente. Poi, un giorno, mi cadde la vista su quello che poi è diventato l’oggetto di condivisione con le persone ricoverate in reparto... Era la raccolta di novelle italiane curata da Italo Calvino. Già proprio le fiabe, così sono andato là in quel luogo saturo di dolore e ho cominciato la mia narrazione, le ho lette quasi tutte e direi che le abbiamo lette insieme perché finalmente condividevamo un po’ di esistenza comune. Ricordavamo insieme quegli strati sotterranei che il quotidiano ci fa nascondere, dimenticare... Quello che non ho ancora detto è che, tutte le volte che andavo, non trovavo mai le stesse persone ma mi è sembrato che fossero sempre loro, lì attente ad ascoltare e a ricordare.

Giovanni Michelucci e Gruppo Toscano Architetti, Stazione di Santa Maria Novella a Firenze (1933-’35), veduta dell’atrio passeggeri.

L

a fase filosoficamente più significativa della piccola liturgia, e teatralmente più fertile, era la fase 4. In precedenza, la fase 1 era consistita nell’afferrare la cornetta e sollevarla dalla forcella dell’apparecchio. Siamo negli anni ’60. E il telefono, da tavolo o da muro, quasi sempre di color nero avorio, ha assunto una silhouette tondeggiante, tipica di quegli anni. Cosicché la cornetta, che assembla in un unico oggetto di bachelite il microfono trasmittente, da avvicinare alla bocca, il microfono ricevente per l’orecchio, e un’unica impugnatura intermedia per entrambi, finisce per somigliare, coi suoi due rigonfiamenti laterali, alla sommità della testa di Topolino, o ad un berretto da torero. La fase 2 consisteva nella compilazione del numero. Altra rotondità. Anzi: circolarità. Quella della digitazione delle cifre. Che stavano scritte, in senso orario, su un quadrante simile appunto a quello di un orologio. L’indice puntava sulla cifra prescelta attraverso il buco di un dischetto ruotante di plastica trasparente, che immediatamente dopo (fase 3) il dito doveva portare fino ad un fine-corsa, che consentiva la selezione. Ma attenzione: per selezionare la cifra successiva, occorreva aspettare che il disco si riposizionasse, “tornando indietro” con un rumoretto meccanico: “trrr”. Ecco. Per quanta fretta si potesse avere, non c’era modo di sottrarsi all’attesa. Bisognava accettarla. Con filosofia. E l’aspettare con l’indice alzato, in stand-by, che il dischetto tornasse a posto costituiva un “tempo morto”, una pausa, che i telefoni d’oggi tendono ad azzerare, che la nostra attuale concezione del mondo e della vita tende ad azzerare. Senza rendersi conto che eliminare le pause, credendo di guadagnare tempo, significa di fatto perdere quei pochi scampoli d’eternità che ci sono, o che ci erano, concessi. Sipario.

23 agosto - 22

di Monica Capuani

Perché questo testo? Tu e Deborah scegliete la classicità quando risuona fortemente con il presente... Vero anche stavolta. Qui, c’è una guerra che è stata decisa senza il consenso della gente e serve solo a chi la fa. I governi amano la statura che la guerra dà ai propri leader, mentre i poveri la subiscono e pagano più tasse. Non è cambiato nulla da Madre Coraggio, mi pare. Quali sono le emozioni che provi a pochi giorni dal debutto? Felicità e ansia, come sempre. Madre Coraggio è una delle più grandi pièce che siano mai state scritte, e contiene una straordinaria umanità, scene epiche, dolore allo stato puro, un cast di 27 attori, la musica scritta apposita-

di ELLEKAPPA

L’analisi delle effemeridi determina una sinastria negativa con il vostro ascendente a cuspide, Marte in Pesci s’inzodiaca nella fase eclittica apportando sfiga nella prima decade. Nella seconda decade la situazione si ribalta: Apollo transita in Giove precipitandovi nella più nera sventura. Terza decade: inutile dire come andrà, tanto lì dove siete ormai non vi servirebbe a nulla. Amore Qualche delusione in mattinata. Nel corso della giornata il vostro partner vi convincerà che potete stare tranquilli, non è assolutamente come sembra.

Maria R i cc

Arrighini

“Madre Coraggio ovunque c’è una guerra”

I

Oroscopo Verg

di Alberto Severi

L’intervista Fiona Shaw

n Italia è nota ai fan della serie cinematografica tratta dai romanzi di Harry Potter, dove interpreta l’orribile zia Petunia. In Inghilterra, Fiona Shaw è una delle attrici più grandi del teatro inglese. Il 9 settembre andrà in scena al National Theatre, per 65 repliche, in Madre Coraggio e i suoi figli di Bertolt Brecht, diretta da un altro pilastro della regia teatrale, Deborah Warner. Un’accoppiata che negli ultimi anni ha mietuto premi prestigiosi. Fiona è irlandese: calda, caotica, affabile, irresistibilmente ironica. Chiacchieriamo a casa sua a Camden Town, davanti al pollo arrosto più buono che abbia mai assaggiato (opera dell’amica Sweetpea), del personaggio gigantesco che si appresta a incarnare.

Polvere di

mente da Duke Special e la sua band che saranno con noi in scena al National Theatre. Mi emoziona il debutto a teatro di Harry Melling, che è mio figlio in Harry Potter, un giovane attore eccezionale di cui mi considero la madrina. Anch’io come lui sono approdata alle tavole del National Theatre direttamente dalla Royal Academy of Dramatic Arts. Come ti sei preparata a un personaggio tanto complesso? In un modo un po’ particolare. Ho cercato Madre Coraggio attraverso una prova-costumi creativa di venti abiti che attraversano le epoche, dal periodo elisabettiano ad oggi. In ogni tempo e in ogni luogo, c’è sempre una guerra. E Madre Coraggio è ovunque.

RangeL T Alberto Arca

Alessandr company b

per contatti: info@a

approfondimenti •

ambasciatat


Da mercoledì 23 a domenica 27 settembre, Firenze. Teatri Aperti: per il quarto anno consecutivo torna Teatri Aperti, il festival/cantiere di promozione e partecipazione dedicato non solo al teatro ma all’intero tessuto culturale ed economico del nostro territorio. www.firenzedeiteatri.it

i stelle

Ri-cercata

Lavoro Complimenti! Oggi è il giorno del vostro quarto d’ora di celebrità Prima di entrare nella vasca di depurazione dello stabilimento petrolchimico in cui lavorate, dite a vostra moglie di registrare il tg della sera. Fortuna Occhio al vostro Karma! Se siete un anellide reincarnato in Minzolini non scontentate un Bilancia. Soprattutto se si tratta di Berlusconi.

alla cavia al computer: questo il lavoro del bioinformatico, ibrido del mondo della ricerca per metà biologo e per metà matematico. Cosa fa? Il suo lavoro procede sul doppio registro dell’osservazione e della computazione con il preciso scopo di riempire il gap ormai esistente fra la capacità enorme che abbiamo di produrre dati e quella ancora limitata di interpretarli. Disegna dei sentieri da seguire, propone una mappa di significato, cerca di capire se siamo di fronte a dati riproducibili, coerenti, intelligibili e soprattutto stabilisce se siamo in grado di formulare modelli predittivi. Il processo non è unidirezionale: una volta fatto il modello si torna all’esperimento e, in una sorta di prova del nove, si passa dalla predizione alla verifica. Per esempio, il bioinformatico utilizza la mole di dati esistente ottenuta dall’analisi dell’espressione genica (cioè di tutte le proteine prodotte in una data situazione) in pazienti HIV e così può elaborare un modello predittivo che sarà guida per la prognosi e per la scelta del trattamento. Una piccola considerazione: la comunicazione fra discipline diverse sta diventando il principale strumento di innovazione, continuiamo a parlare.

Se Piovessero mucche di Cinzia Scaffidi

N

on piovono, le mucche, ma vivono sui muri di città; senza spessore né colori. Intorno solo negozi, asfalto e cemento, non un filo d’erba, né campi coltivati. Arrivano alcuni bimbi con frutti enormi tra le braccia, e li tirano verso la mucca, che ora ha i contorni colorati dei frutti al posto della pezzatura bruna. Nasce così il formaggio con la frutta. Da una mucca di carta e frutta di plastica. È un incubo, bambini, scappate, salvatevi: basterà un morso di caciotta e un pezzetto succoso di pera.

Gatti

o Severi Azzurra

ro Certini blue danza

ambasciatateatrale.com

• foto • traduzioni

teatrale.com

di Stella Rudolph

T

ra i personaggi più intriganti (in tutti i sensi della parola) sulla scena europea del secondo quarto del ’700 spicca il barone Filippo von Stosch (1691-1757), esimio antiquario nonché fine raccoglitore e smistatore di opere d’arte. Prussiano di nascita ma formatosi come numismatico a Londra, egli approdò a Roma già nel 1715 - donde verrà cacciato nel ’31 dal papa Clemente XII in quanto ‘informatore’ per conto del governo inglese sulle trame dell’Old Pretender Giacomo III Stuart, ivi in esilio, al fine di riconquistare il trono ormai occupato dalla dinastia Hanover. Lo Stosch si imboscò a Firenze e prese in affitto l’intero piano nobile del bel Palazzo Ramirez de Montalvo in Borgo degli Albizi ove, circondato dalla sua rinomata collezione (poi catalogata e pubblicata nel

Dylan Bob

1760 da J.J. Winckelmann), accoglieva la loggia massonica frequentata dal fior fiore degli intellettuali locali e residenti inglesi. Oggi non vi rimane più traccia di lui poiché la raccolta delle 3000 gemme antiche incise e la biblioteca si sono sparpagliate fra Berlino e il Vaticano, mentre la sua corrispondenza andò persa in un naufragio nel 1863 e quel quartiere nel palazzo fu ridecorato dai proprietari poco dopo la sua scomparsa con affreschi (nell’alcova e cappella) e busti dentro nicchie. Da un mezzo secolo è la sede della storica casa d’aste Pandolfini e ogni tanto, visitando le sale durante un’esposizione, penso che al barone mica sarebbe dispiaciuto l’attuale inquilino, visti i traffici che egli aveva combinato là dentro, e che vi aleggi - discreto - il suo ghost imparruccato.

Classika

Salvate Lucille

Pace sinfonica

By Kate McBride

di Marco Poggiolesi

di Gregorio Moppi

O

L’

a r d o

Tango Rubio

Il fantasma del barone

In convento

Cassi

i Marçio

Una Stella a Firenze

di Clara Ballerini

o del mese D gine

2 settembre

Domenica 27 settebre a Firenze si svolgerà la VII edizione di CORRI LA VITA, la manifestazione benefica che raccoglie fondi per promuovere terapie riabilitative e di assistenza alle donne malate di tumore al seno nelle strutture pubbliche fiorentine. Due i percorsi, uno di 10km e l’altro di 5km, che da Santa Croce attraverseranno il centro storico e l’Oltrarno. www.corrilavita.it

Da venerdì 25 settembre 2009 a domenica 17 gennaio 2010, Firenze, Strozzina di Palazzo Strozzi. Mostra: Realtà Manipolate. Come le immagini ridefiniscono il mondo. Il nuovo progetto espositivo del CCCS analizza il tema della manipolazione e della ricostruzione della realtà tramite l’immagine fotografica e video nel lavoro di 23 artisti contemporanei internazionali. www.strozzina.org

D

o our cat friends escape their narrow ledge under the Ponte alle Grazie to wander the city? Perhaps they, like the Benedictine nuns who lived in the Madonna alle Grazie convent on top of the bridge in the 14th century, have choosen to remain in isolation. The nuns received food through a small window in the wall of the convent. They were known as “the walled in ones.” Like our cats Arnie and Soot, they relied on the kindness of strangers. In the 19th century, the convent and other structures on the bridge were removed to make way for a streetcar line. Retreating Nazi troops destroyed the bridge during World War II. In the 1950s, the city built a new bridge. The due gatti moved into a pillar where the convent once stood. Photo by James O’Mara

ramai le fiamme erano dappertutto. La gente correva, cercando di raggiungere il più velocemente possibile l’uscita del locale e il ragazzo non fece diversamente. Una volta fuori tutti gli andarono intorno chiedendogli se stava bene, se era tutto apposto. In quel preciso momento si rese conto che Lucille, la sua Lucille, era rimasta dentro, intrappolata in quell’inferno. A nulla servirono gli avvertimenti e vani furono i tentativi di fermarlo; veloce e forte come una locomotiva il ragazzo attraversò la sala, prese in braccio Lucille e nello stupore della folla incredula riuscì a tornare in strada. Ce l’aveva fatta! Il ragazzo si chiamava B.B. King e Lucille, per la quale aveva rischiato la vita, non era una donna bensì la sua chitarra.

Acqua fredda

U

na buona squadra, 5 anni in serie A1, ottimi risultati, e poi... il baratro! Semifinale play out, la paura che avanza, una preparazione densa di imprevisti e infine... la retrocessione. Il vuoto! è facile parlare di vittorie: la gioia, la soddisfazione, tutti pronti a congratularsi, tutti felici, ma lo sport non è solo questo, c’è l’altra parte della medaglia, la sconfitta, il dolore, la sensazione di aver perso un anno, tutti gli allenamenti, la paura di aver deluso le aspettative, la solitudine. Una sensazione indescrivibile. Un turbinio di emozioni alla ricerca di quel qualcosa che non è andato, la ricerca di un colpevole, di un capro espiatorio. Esci dall’acqua e sei arrabbiata col mondo, il tuo mondo: te stessa, arbitro, allenatore, compagne, fino a che non arriva la resa dei conti con la verità e ti chiedi: perché è successo? In ogni sport di gruppo è la squadra ad essere o colpevole o

orchestra della pace a Weimar 10 anni fa. Il nome in prestito da Goethe (West-Eastern Divan) è già un progetto d’azione. Esprime disposizione all’incontro, allo scambio d’esperienze tra figli di uno stesso padre ai quali un conflitto infinito impedisce di riconoscersi fratelli. Perché Palestina e Israele devono sì combattere, ma contro afasia della politica e fanatismo ammantato di fede. Ecco ciò che ha spinto il compianto scrittore palestinese Eduard W. Said e Daniel Barenboim, direttore d’orchestra di origini ebraiche, a far suonare assieme ragazzi medio-orientali altrimenti destinati a non frequentarsi mai. Armonizzare le differenze: esperimento finanziato dal governo andaluso. “Forse non cambieremo il mondo - dice Barenboim – ma è un passo verso la reciproca accettazione”.

Libro Principianti un capolavoro con due finali di Martino Ferro

Q

uest’autunno esce negli Stati Uniti Beginners, di Raymond Carver. È la versione originale di una delle raccolte di racconti più amate e importanti del secondo Novecento: What We Talk About When We Talk About Love (Di cosa parliamo quando parliamo d’amore), origine e capolavoro del minimalismo letterario. La versione che abbiamo letto e conosciuto, pubblicata da Knopf nel 1981, fu ampiamente rimaneggiata dall’editor di Carver, Gordon Lish, che ne tagliò l’originale per oltre il 50%. In alcuni casi, come nel racconto che dà il titolo alla raccolta, Lish addirittura riscrisse di suo pugno il finale. Per chi ha amato quei racconti appassionatamente, e non sono pochi, si tratta di uno shock più che di una rivelazione. Anzitutto perché pone di fronte a un antico dilemma: cos’è un’opera d’arte? Nel 1965, il produttore messicano di Luis Buñuel decide di chiudere il rubinetto dei fondi proprio a metà delle riprese di Simon del deserto. Il regista è costretto a inventarsi un finale per salvare il girato: ne nasce un capolavoro. Siamo davvero sicuri che la Nike di Samotracia ci piacerebbe ugualmente con testa e braccia al loro posto, pittata e colorata come appariva allora? Personalmente non saprei: ringrazio però di non essere un adolescente, e di non trovarmi per la prima volta in libreria di fronte a due versioni dello stesso capolavoro. Già, perché in Italia Beginners è già in libreria da alcuni mesi, in anteprima mondiale, col titolo Principianti (Einaudi).

di Ilaria Ceccarelli

vincitrice, tutti i componenti in egual misura. Assioma di fondamentale importanza, condizione necessaria e sufficiente. Nel nostro caso a fine stagione non c’era più una squadra, non c’era più collante, ma delle individualità che cercavano di unire gli intenti senza convinzione. La differenza si è vista. Tanti anni in piscina mi hanno insegnato che puoi avere fior di campionesse in squadra, ma se non c’è un gruppo unito i risultati saranno sempre al di sotto delle aspettative. Alla fine tutto serve. La retrocessione serve per dare una svolta ad un qualcosa che probabilmente si sarebbe trascinato fino ad un triste e inevitabile epilogo. Trovare e provare a risolvere gli errori insieme è il primo passo per un nuovo inizio, magari con attori diversi, ma con la convinzione di aver ritrovato quella forza che paradossalmente la retrocessione ha riportato in vita.

“Principianti”, Raymond Carver (Einaudi, 2009)


La ricetta Cinema

Pieni d’Islam

di Giovanni Curatola

Metti la Ciociara à Paris di Juan Pittaluga

I

l fait chaud ce soir de juillet en traversant le Pont Neuf, lorsque Isabelle, une amie qui étudie le cinéma à New York, sort son Pariscope pour choisir un film. Elle découvre amusée qu’on peut voir, à moins de 15 minutes à pied, plus de 100 films différents. Elle me dit qu’elle n’a jamais vu ça, ni à New York, ni à Londres, ni à Rome, ni à Los Angeles, ni à Madrid... La voix du mégaphone en japonais d’un bateau-mouche qui passe sous nos pieds l’empêche de continuer. Je lui demande de trouver un film italien, si possible ancien. Elle cherche, puis me dit d’une voix douce: «voilà j’ai trouvé... Divorzio all’italiana (1961) de Pietro Germi, ou bien si tu préfères Matrimonio all’italiana (1964) de Vittorio De Sica, dit-elle en riant. Puis elle continue à lire... sinon il y a aussi de De Sica La ciociara (1960) et Il giardino dei Finzi-Contini (1970), ou bien si tu veux il y a d’Ettore Scola Brutti sporchi e cattivi (1976) ou Una giornata particolare (1977), mais il y a aussi I mostri de Dino Risi ou attends... I nuovi mostri de Risi, Monicelli et Scola (1977)... et puis mon film préféré... La Strada (1954) de Fellini, et ce film si dur de Pasolini, Salo (1976). Sinon on peut toujours revoir Germania anno zero (1948) de Rossellini que tu aimes tellement». Elle s’arrête de lire. Je lui cite d’autres films américains, russes ou japonais qui passent en même temps. Isabelle me coupe, s’arrête de marcher et me regarde émerveillée. Elle me dit : «Tu comprends, nous on vient à Paris pour voir le Louvre et la place des Vosges, pour aller à l’opéra, au théâtre, mais on ne pense jamais qu’il a quelque chose d’execeptionelle dans les petits cinémas du quartier latin. Elle me dit quelque chose, mais sa voix se perd encore sous le bruit d’un autre mégaphone, cette fois en espagnol. Je suis sûr qu’il avait une émotion dans sa voix, qu’elle aurait presque pleuré. Mais que se passe-t-il ? Il est vrai que les cinémas où passent des vieux films ont survécu ici à la deuxieme guerre froide, celle de la distribution de la culture, qui a fini par homogénéiser le monde entier. Il est vrai aussi que les Parisiens, qui ont leurs grands défauts, ont su garder leur bonne humeur dans ce spectacle permanent. Ils demandent toujours à voir le différent, autant l’ancien que le nouveau. Ils demandent à voir le visage de l’autre dans sa nudité simple, comme le disait Emmanuel Levinas. Ils vont voir dans les salles obscures ce que la ville lumière éclaire encore de ses rêves. Ils montrent leurs visages ouvert devant celui qu’ils vont voir. Ils assistent au spectacle et comme la grosse dame de J.D. Salinger, ils sont, à leur tour, humbles ou dieu, parce que là, assis au premier rang, le visage nu, ils regardent.

Da Torino

A

di Stefania Bertola

Torino il settembre è Musica. Però bisogna faticare, non è musica da cogliere passeggiando, come grappoli di ribes maturo. Come molti piaceri contemporanei, richiede prenotazione, programmazione, code in biglietteria, voglia di imparare. Se sognate di passare davanti al Conservatorio nella bella Piazza Bodoni, sentire Schubert che esce da una finestra, entrare, pagare una cifra indifferente e ascoltare un meraviglioso quartetto di indiani sconosciuti, nella profumata penombra tarlata della appartata sala, potete scordarvelo. Quest’anno, Settembre Musica ci fa arrampicare sulla musica giapponese, così friabile, che ci ripaga dello sforzo mettendoci in contatto con stati d’animo sconosciuti. Sentirete tuonare i tamburi Taiko, scoprirete perché la Yellow Magic Orchestra si chiama così, e avrete accesso alla Chanoyu Chado, l’antica cerimonia del tè, orchestrata da una signora che ha cominciato a fare del tè verde un’arte quando aveva appena sei anni. Fiori, ceramiche, kimoni e musica asprigna e salutare come le foglioline verdi. Informazioni su www.mitosettembremusica.it.

Q

uesta storia è sempre piaciuta al mio figliolo quando era piccolo. Nel 1981 era uscito un mio libro sui tappeti e l’anno dopo accompagnando a Natale un amico a San Rocco a Venezia, lo vedo. Cosa? Mi domandava. E io, “lo zerbino di Dio”. Mettendomi nei pasticci perché voleva sapere, sempre, cos’è uno zerbino, ma anche chi è Dio. Pazienza. Dicevo anche che era un “tappeto volante”, come nel Ladro di Baghdad e nelle Mille e una Notte, e ho dato sul tema una tesi di laurea

a un’incredula ragazza francese. Bellissima, lei, non la tesi. La ri-scoperta di un tappeto mamelucco egiziano di 10mt. x 4 è stata una grande emozione e soddisfazione. Come cercare per mesi, e trovare, i documenti con la data dell’acquisto (1541) “per quando venano ambasciatori per honorare lo corpo de Ms. sancto Rocho nostro”. Allora ho anche fatto i primi studi sul monopolio ebraico sul commercio di tappeti nel ’400 e ’500. Ma quella è un’altra storia, un’altra favola.

Di line e di lane Il tramonto a casa di Olga di Pietro Jozzelli

SERRAVALLE. Dolce e chiara è la notte nell’orto di Olga davanti alla collina nera. La luna non c’è. Una lampada a terra, sagomata come un grande cuscino dalle linee morbide di un designer, sparge una luce calda e tenue. Da una parte un piccolo ciliegio offre un riparo per discorsi in intimità, dall’altra ciuffi di cedrina e altre erbe aromatiche diffondono un sapore asprigno, quasi eccitante. Nell’orto, a ridosso del muro della chiesa, c’è un tavolo francescano circondato da due panche, qui e là due o tre sdraio rendono comodo l’aperitivo, la cena è furtiva rischiarata com’è da due vecchi lumi da barrocci. L’orto è in attesa: che l’ultima lingua rosa del tramonto scompaia all’orizzonte e che le sciabolate della notte invadano la collina di fronte. Non è una notte senza sfumature: là in basso, sulla sinistra, le lucine votive del cimitero lanciano striature giallastre sugli olivi; a mezza costa, le lampade di rispetto degli ultimi tre o quattro casoni abitati danno l’illusione che qualcuno sia in attesa. Ma quello che domina e attrae è la sensazione che la grande massa nera non sia altro che l’immagine riflessa della condizione in cui ci rivoltiamo. Non è il nero di un peccato originale, né la coscienza della vanità di ogni illusione. Peggio, è la certificazione fisica che siamo un punto nero davanti a infiniti punti neri. Forse ci dicono: non credi che l’unica felicità possibile sia naufragare in questo mare?

l’AMBASCIATA teatrale Direttore responsabile: Sergio Passaro Segreteria: Giuditta Picchi, Miriam Zamparella, Francesco Cury

Ed. Teatro del Sale info@ambasciatateatrale.com

Numero 4 del 1/9/2009. Autorizzazione n° 5720 del 28 Aprile 2009.

Stampa Lito Terrazzi via Guido Rossa, 9 Cascine del Riccio, 50015 - Firenze

Sede legale e redazione Via dei Macci, 111/R - 50122 Firenze

Progetto grafico: Enrico Agostini, Fabio Picchi Cura editoriale: Tabloidcoop.it

si ringrazia, si ringrazia, si ringrazia Si ringrazia l’Ass. Cult. Solid Sound (solidsound.it) • Si ringrazia la famiglia Capponi (conticapponi.it) Si ringrazia Unicoop Firenze (coopfirenze.it) • Si ringrazia Firenze Spettacolo (firenzespettacolo.it) Si ringrazia l’Istituto di fisioterapia Centro Gianfortuna (centrogianfortuna.it)

di Fabio Picchi

P

rendete un uovo e assodatelo con i 6 minuti previsti. Sgusciatelo e tagliatelo a metà. Recuperate il tuorlo in una tazza dove lo mantecherete con lo stesso quantitativo di patata lessa e un filettino d’acciuga dissalato, un non-niente di capperi sott’aceto, un cucchiaino di buona maionese ovviamente fatta con olio extravergine e un trito di basilico mentolato, detto anche basilico romano. Sale potrebbe non essere necessario, assaggiate e valutate al momento. Riempite a cupolina quante più uova possibile. Nel mio caso non riesco mai a mangiarne meno di 12, anche se da giovane ho raggiunto punte di 24. Disposte su un vassoio, dopo aver allungato la sopracitata maionese con abbondante yogurt che l’avrà resa decisamente più liquida, affogate in quest’ultima tutte le uova ripiene. Il vassoio dovrà risultare stracolmo di maionese ondulata dai dossi che le uova sottostanti avranno creato. Piatto di memoria anni ’50. Guarnite giocoforza con fettine sottilissime di limone messe girogiro intorno al vassoio e due cespuglietti di basilico nelle due metà della metà dello stesso. Cespuglietti recintati da sottili e obbligatorie fettine di cetriolini sott’aceto, costruendo così aiolette che potrete decorare ulteriormente con quadratini di peperoni gialli sott’aceto e da cupolette semisferiche bianche che sarete stati in grado di ricavare tagliando a metà delle cipolline, anch’esse sott’aceto. Mentre montate le decorazioni, obbligatorio ascoltare con un buon HI-Fi, Only You dei Platters. Quando, dopo averlo raffreddato, offrirete questo piatto, sarà necessario cambiare musica, suggerisco qualsiasi cosa di Django Reinhardt.

Un verre de vin rouge di Marc Osouf

L’

antichissima tenuta Avignonesi, nella zona di Cortona, ripresa nel 1974 dai fratelli Salvo, ha la particolarità, sui 109 ettari di vigne, di esaltare i vitigni autoctoni e di aver accolto con grande padronanza alcuni vitigni internazionali: Chardonnay, Sauvignon blanc, Cabernet-sauvignon, Merlot et Pinot nero. Lo Chardonnay “Il Marzocco” 2007 allea forza e finezza, è un must della casa da più di vent’anni: grande eleganza esaltata da una mineralità, vedi anche aggressività, in linea con la coerenza d’intenti di Avignonesi. Quanto al vino Nobile di Montepulciano, al centro dell’attività della tenuta, è il risultato di un complesso assemblaggio di Prugnolo gentile (San Giovese locale, Canaiolo mammolino). Il 2006, qualitativamente molto buono e dal buon rapporto qualità prezzo, è meno acido del 2004, segnato dalla presenza di more nere. Vinoso, quasi facile, con sentori di violetta, ciliegia, dai buoni tannini, questo vino esalta le carni grigliate e i formaggi. Avignonesi non delude. Bevute a Parigi le annate 2004, 2006 e 2007.

L’orto

S

di Stefano Pissi

ia negli orti che sulle terrazze coltivate, il basilico è ‘l’odore’ più diffuso. Il basilico (Ocymum basilicum L.) è una pianta della famiglia delle labiate, come salvia e ramerino. Se ne coltivano diverse varietà: ‘di Genova’, ‘grande verde’, ‘a foglia di lattuga’, ‘greco’, ‘all’Anice’, ‘mentolato’, ecc. La specie ha le sue origini sia in Asia, Iran, sia in Africa sub-tropicale; chi la vuole coltivare in Italia deve infatti aspettare che le temperature salgono almeno sopra i 20 gradi. Il basilico esige esposizioni calde ma di mezza ombra, mai in pieno sole, la terra deve essere sciolta e ben concimata se si vogliono avere foglie rigogliose; i veri intenditori usano acqua tiepida per irrigarlo. Si consumano le foglie fresche, oppure si possono utilizzare infiorescenze e steli essiccati e pestati in polvere. La coltivazione consociata al pomodoro porta vantaggi ad entrambe le specie, così nell’orto proprio come sulla tavola.

Ocymum basilicum L. (Disegno di Lucio Diana)


Ambasciata Teatrale - Settembre 2009 - Anno 1 Numero 4