Issuu on Google+

circo-lo creativo d’intrattenimento culturale s.ambrogio cibrèo città aperta firenze

1°Giugno 2009

sc-Atto

Artisti Di tutto il mondo Unitevi!

a Maria Cassi di James O’Mara

“Grazie”

ANNO I • NUMERO

Tournée

Mani grate Le parole e emozionate non si pagano di Fiorella Mannoia

di Lella Costa

S

L’

to scrivendo queste riflessioni prima dell’ultimo concerto di questa lunga tournée. E come sempre sento quella sorta di liberazione mista a malinconia, una specie di ‘mancanza’, come alla fine di un libro che ci è piaciuto tanto. So che mi mancherà, so anche che prima che la vita ‘normale’ riprenda il suo corso, mi sentirò spaesata per qualche settimana... è sempre stato così, chi fa questo mestiere di teatrante sa di che cosa parlo. E quando si torna a casa e si disfano definitivamente le valige ci trovi dentro i ricordi dei viaggi, piccole cose... lettere, fotografie, oggetti che persone gentili ti hanno regalato con mani emozionate e grate. Persone... tante... ogni sera diverse, i contorni dei visi inevitabilmente si confondono... ma sai che sono esseri umani con i quali hai condiviso qualcosa: canzoni sì, ma anche pensieri, riflessioni, emozioni e, a rifletterci bene, scopri che, in fondo, tutta quella gente ti somiglia, ha la tua stessa faccia, le stesse tue paure, e che è alla ricerca, come te in fondo, in questi tempi arroganti e difficili, di sentirsi meno sola.

Occhio di bue Passaporto etico

Figli di quei toscani di Rosanna Pilotti

C

hi ha attraversato il mare con coraggio e magari senza la concretezza del pane e chi, fra gli stranieri, già vive e lavora in Toscana, sente che i suoi diritti piano piano cominciano a prendere corpo. Gente di buona volontà e buoni amministratori, capaci di azioni concrete, hanno immaginato una legge lungimirante che si potesse adattare alla vita delle persone straniere senza distinzione, considerandole solo persone, esseri umani. Di solito, siamo noi che dobbiamo adattarci alle leggi, cedendo sempre un po’ della nostra libertà. La legge

sull’immigrazione della Regione Toscana restituisce invece libertà e dignità a tutti, toscani e stranieri che sudano, amano, piangono, lavorano, si divertono e, ripeto, vivono insieme. Nei suoi principi generali, afferma l’uguaglianza. Da qui tutto comincia. Può sembrare eccessivo paragonare questa legge alla riforma di Pietro Leopoldo che abolì per la prima volta la pena di morte in uno Stato: non lo è, come ha già sostenuto Adriano Sofri (Repubblica 26/05/2009). Noi siamo figli di quei toscani e ancora una volta saremo primi e orgogliosi di esserlo.

Presidio

odioso Humpty Dumpty, uscito dalla penna fatata di Lewis Carroll, sosteneva con insopportabile arroganza di poter attribuire alle parole il significato che gli pareva: “Bisogna vedere chi è che comanda: io, le parole, le pago”. Lo so, sembra un’amaca di Michele Serra, e invece l’ha scritta un diacono inglese centocinquant’anni fa. E poi c’è chi dice che i classici son roba superata. Ecco, son qui a proporre un autentico presidio delle parole, quelle importanti, quelle che senza di loro non si campa più: Amore, Bellezza, Conversazione, Democrazia, Etica, Fantasia, Giustizia, Hybris (questo è un bel colpo, eh?), Ironia, Libertà, Morale (e Maternità), Notte (riprendiamocela, sì, ma sul serio), Pace (e Potere, e magari anche Paternità...), Qualità, Rigore, Satira, Talento, Universo (“non bisogna accontentarsi di quello che è a portata di mano, altrimenti a cosa servirebbe il cielo?”. Robert Frost, altro anglosassone niente male), Verità, Zucchero (a morte i succedanei!). Riprendiamoci le parole, tutte: quelle difficili e quelle lievi, quelle che abbiamo perso e quelle che abbiamo dimenticato, quelle che ci hanno rubato ma anche quelle che abbiamo messo all’asta (se c’è chi compra, vuol dire che c’è chi vende...). Riprendiamoci l´alfabeto. Dalla A alla Zeta. Letteralmente.


Dal 9 al 14 giugno 2009, Muv Festival, V edizione Sferisterio “Tamburello” del Parco delle Cascine di Firenze. Evento che indaga sull’universo di linguaggi che si intersecano: le arti digitali, la musica elettronica e la sperimentazione audiovisiva. www.firenzemuv.com

Venerdì 5 giugno, Teatro del Popolo di Castelfiorentino. In Volo, con Vania Pucci e Adriana Zamboni. Spettacolo per ragazzi. www.giallomare.it

Gesti teatrali

Giovedì 11 giugno, ore 18. Villa I Tatti, Università di Harvard Letture pubbliche: Christoph Luitpold Frommel - Michelangelo, i Cristi risorti della Minerva e di Bassano e il giovane Bernini. Tutto il programma sul sito www.itatti.it

Dal 17 al 20 giugno, Cantieri Goldonetta Firenze, presenta la IV edizione del Festival Oltrarno Atelier, direzione artistica di Virgilio Sieni. Il 20 giugno, dalle 10 alle 16, Giornata di Studi Forum “Sulla trasmissione del gesto - luoghi e sentieri: esperienze per una rinnovata geografia culturale della città. Firenze, Lione, Marsiglia, Napoli, Prato, Venezia. www.cango.fi.it

L’intervista Elio De Capitani

Disuguaglianza

“Il pubblico ancora resiste”

di Alberto Severi

di Monica Capuani

U

na mano, di solito la sinistra, chiusa attorno al gambetto, col dorso rivolto verso il basso. L’altra mano ugualmente chiusa attorno al manico di un coltello, esercita una pressione orizzontale, da destra verso sinistra, “a chiudere”, con andamento seghettante. Si capisce che asporterà dal prosciutto una fetta dallo spessore diseguale tracciando un’imperfetta secante lungo la superficie esterna, via via procedendo alla riduzione per strati del volume della massa di carne verso il nucleo, il cuore, il bocciòlo, l’osso stesso del prosciutto. Appena al di là dal Mediterraneo, altri popoli, altre tradizioni, gesti simili, se pur non più orizzontali ma verticali, esercitano pressioni simili su carni diverse dai diversi nomi. Gli Shish Kebab non sono poi così lontani. Ma oggi chi taglia più il prosciutto in questo modo? Resistenziali isole di Slow Food? Sagre paesane? Templi catacombali di chef - sacerdoti dediti al culto di divi-

nità dimenticate? Quasi ovunque, la fetta moderna e progressista ha da essere uniforme, quasi senza spessore, impalpabile. Quasi il supporto virtuale di un sapore evanescente, un compact disc o un dvd della carne suina, allusa e sottratta alla sua esecrabile volgarità, sublimata in un’astrazione non-figurativa. E tale, pertanto, da non indurre, quanto meno negli animalisti moderati, scrupoli, imbarazzi e sensi di colpa - quando non scandalo e raccapriccio, nei più sensibili. Le affettatrici meccaniche, magari elettroniche, si sobbarcano lo sporco lavoro: sollevandone l’uomo, allontanandolo dal mistero doloroso della carne. Il gesto sembra così destinato a scomparire, ad estinguersi. O a sopravvivere, al più, nell’esibizione istrionica di quanti, programmaticamente, lo vogliono, in controtendenza, preservare. Assieme al diritto, al diseguale, all’irregolare, al grezzo e al carnale. Sipario.

U

n turbine, Elio De Capitani. Se entra in una stanza, guardi solo lui. Perché è una forza della natura: trascinante, ipnotico, energizzante. Un carattere che gli permette, dopo trentacinque anni di teatro, di calcare ancora il palcoscenico con la stessa gioia, in complicità con l’amico co-regista Ferdinando Bruni e la Compagnia del Teatro dell’Elfo. Avete debuttato di recente con la regia de L’anima buona del Sezuan di Brecht, Melato protagonista. Cosa fa risuonare oggi quel testo? “Brecht usa la metafora della Cina per parlare di strati di piccolo-borghesi re-

Un giardino in chiesa di Tomaso Montanari

D

Chewingum&Piercing di Leonardo Romanelli ntrò con i jeans strappati con cura, da tutte le parti, un esercizio di stile effettuato su una tela: “Sei cascato di motorino?”, chiese il professore con la voce a metà tra il preoccupato e il canzonatorio. Il ragazzo lo guardò stupito ed esclamò: “No, perché? Sono venuto in autobus!”, osservandolo in maniera commiserevole. Un altro studente bussò perché in ritardo, aprì e si fermò sulla soglia: calzoncini corti e infradito. “Pensi di essere in spiaggia?”, affermò con voce grave il professore,

sempre più sconsolato. “No perché?” - disse il giovane studente -. Lì ci vado in costume!”. Nel mentre, una ragazza in fondo all’aula, masticava chewingum in maniera svogliata, osservando la scena distaccata. Si alzò, maglietta sopra l’ombelico, piercing sulla lingua e tatuaggio sul collo. Si avvicinò all’insegnante e chiese: “Va bene se mi presento così per lo stage in albergo?”. Lui la guardò attonito, poi un sorriso e con uno sguardo pieno di ironia incompresa le sussurrò: “Perfetta!”.

Notturni Funghi di passione di Raffaele Palumbo

L

to occupati della cura del corpo negli ultimi anni. E la cura delle relazioni? In Perestroika, c’è una bella lezione anche per la sinistra italiana, che per sfuggire all’incubo-famiglia, di matrice cattolica, ha perso di vista l’importanza delle relazioni”. Il 2009 si annuncia come il culmine della crisi. Come la affronterete voi teatranti? “Stiamo aspettando la consegna della nuova sede dell’Elfo, ma non siamo sicuri che sarà per il prossimo anno. In più, le banche hanno chiuso i cordoni della borsa. Ma il pubblico ancora resiste”.

Lasciate che i bambini

sQuola

E

spinti ai margini della società da una crisi finanziaria che non produce cambiamenti in positivo. Al contrario genera una cattiveria cieca, che all’epoca condusse al nazismo. Una situazione che somiglia molto all’oggi”. State provando Perestroika, seconda parte di Angels in America, geniale saga contemporanea di Tony Kushner... “Kushner ha avuto il coraggio di parlare del fenomeno neo-con, il neoconservatorismo spregiudicato incarnato dal mio personaggio, lo spregevole avvocato Roy Cohn, che è il cinismo assoluto e muore di Aids. Ci si è mol-

e cipolle di Tropea al mercato di Novoli oscillano tra l’euro e 40 e l’euro e 80. Più che a Wall Street è qui che la crisi si tocca con mano. Vige una silenziosa alleanza emotiva che unisce quelli che lavorano di notte. Si corre come se le ore di buio corressero più veloci che di giorno. Gli sguardi e le dinamiche, le gerarchie e le relazioni sono codificate, nessuno sgarra o canta fuori dal coro. Si allunga una mano e ci si appoggia a pancali di roba che “rimane ferma”. Fermi i pomodori, ferme le cipolle, fermi quei carciofi piccoli e perfetti. Un anno fa, a quest’ora, non ne avremmo visto neanche l’ombra. Sotto la ‘tettoia’ cassette appoggiate a terra dai nostri contadini con le schiene appoggiate ai loro furgoni. Fiori di zucca che sembrano fiori tropicali. Gente composta, filiera corta, chilometri zero e tutto il resto. La moglie di uno prepara “il misto”. C’è l’odore della mattina dopo la notte in quelle bellissime insalate. Un caffè con Gianfranco Pelucchini, “il fungaio”. Per lui la giornata inizia a mezzanotte: “Facevo il pellettiere e dicevano che ero pure bravo; di mio distinguevo al massimo le mele gialle da quelle rosse. Poi, mi ha rovinato la passione per i funghi. All’inizio mi divertivo, ora questa vita mi pesa”. Cambiare? “Troppo tardi, non ho più l’età. Chi lavora di notte mica dorme di giorno. A casa c’è sempre un monte di cose da fare. Alle volte mi butto un po’ sul letto alle undici di mattina, altre volte alle sette di sera. Ma fondamentalmente, a me a dormire, mi sembra di sciupare il tempo.

Luca della Robbia, Il ‘giardino Federighi’, Firenze, Chiesa di Santa Trinita

a più di cinquecento anni Benozzo Federighi dorme in un giardino fiorito. All’ingresso, due angeli in volo, ci offrono una ghirlanda d’ulivo, nella quale è scritto che Benozzo era molto buono. Doveva esserlo davvero per meritare di riposare per sempre in un giardino così bello. Di lavoro, faceva il vescovo di Fiesole: era abituato all’aria buona, e anche quando decise di venire a dormire a Firenze, volle stare tra il verde delle piante e il colore profumato dei fiori. Allora andò da Luca della Robbia, che sapeva conservare vivi e colorati per sempre i fiori e i frutti, e gli chiese di piantare un giardino tutto per lui. Luca non lo deluse, e intrecciò le palme ai pini e ai cipressi, le melograne alle violacciocche, le rose rampicanti ai gigli più candidi. Era un giardino magico, che sembra d’oro e di vetro, ed è sempre in fiore, da gennaio a dicembre di ogni anno. Luca lo fece in San Pancrazio, ma da molto tempo è stato trapiantato in Santa Trinita. Firenze è una città incantata: uno dei suoi giardini più belli lo puoi trovare nell’ombra fresca di una chiesa.

Motori affettivi

Percorsi

Candidamente

Riconoscere l’altro

di Andrea Marchetti

di Massimo Niccolai

A

uello che vorrei tentare di raccontare sono questi percorsi fatti. Per farlo devo prima tentare di dirvi cosa mi accade affinché possa definire la parola ‘percorsi’. Come penso di rompere quel diaframma che mi separa, che mette me di fronte all’altro e non accanto? Infatti ci vediamo... Già ma poi ci vediamo veramente? O ci sfioriamo senza nemmeno ascoltare un odore, un colore, rimanendo asettici e chiusi nella nostra bella campana di vetro che ci mostra? Ed ancora devo farmi soccorrere dal mio paziente che diceva: “Ascoltatemi, mentre cammino vi porto la mia vita, apprezzatela”. Già proprio così: ascoltatemi ed aggiungo, ponete attenzione, affinché la vista diventi un penetrare per vedere ma soprattutto per vedermi, riconoscermi. Pochi giorni fa mi è accaduto un fatto: rispondo ad una telefonata, era un paziente. Mi chiamava per comunicarmi che non sarebbe potuto venire il giorno successivo perché un impegno imprevisto gli aveva rotto i suoi schemi così ordinati e protettivi. Gli ho posto una domanda e a quel punto ho sentito un disagio, la conversazione si è interrotta. Stavo per suggerire io la risposta preso dal mio tempo ma mi sono fermato, ho atteso. Una lunga attesa, quasi interminabile: in quel momento mi sono sentito, mi sono visto quasi distaccato dal mondo. Ad un certo punto la risposta arriva: “Va bene, ci vediamo più tardi domani, e grazie per avermi ascoltato”. “Ciao a domani”. Avevamo condiviso un po’ del nostro diverso tempo, avevamo percorso un po’ di strada insieme. Avevo riconosciuto quel qualcosa di cui molte volte mi dimentico: l’altro.

lcuni studenti diversamente abili di una quinta alberghiera, durante una calda estate, si esercitavano attorno ai fornelli in particolari ricette, senza mai staccare gli occhi dai tegami. Tutti si aiutavano, tra loro non mancavano sguardi, sorrisi e incoraggiamenti. Finita la lezione mandammo i ragazzi a cambiarsi, stavano arrivando i loro genitori. Io mi trattenni a parlare con una insegnante che collaborava al progetto. Poco dopo ci accorgemmo che Chiara e Paolo mancavano. Li cercammo senza trovarli e cominciammo seriamente a preoccuparci. Nel frattempo arrivò il padre della ragazza. Non sapevamo come giustificarne l’assenza, tutti furono mobilitati alla ricerca; più di venti persone setacciarono la scuola. Improvvisamente sporchi di terra e di erba, ricomparvero. Sui loro volti un sorriso. Alle nostre richieste di chiarimenti, candidamente, ci confessarono il loro amore e il desiderio di rimanere soli per vivere l’intimità che non riuscivano mai ad avere. Ci rendemmo tutti conto che un aspetto fondamentale della loro crescita si era prepotentemente presentato: la sessualità. Genitori e educatori si trovano spesso in difficoltà nell’affrontarla, senza ambiguità e con sincerità. La sfera affettiva, relazionale ed emotiva di ciascuno, non può rimanere inesplorata. Non affrontati, questi aspetti, limitano lo sviluppo di una piena autonomia personale fondata sul reciproco rispetto del proprio corpo e dei propri sentimenti.

Q

Giugno Martedì 2 e mercoledì 3 A grande richiesta torna per l’ultima volta quest’anno Maria Cassi in “Galateo” Giovedì 4 Leonardo Romanelli in “Come diventare sommelier in 50 minuti” Per battere gli amici che ne sanno sempre più di voi. Il vino per tutta la serata sarà offerto dal Consorzio Chianti Classico Venerdì 5 Maria Cassi e Dacia Maraini in: “Una serata per Sciascia” Intervengono Luisa Adorno e Maria Pia Simonetti con la collaborazione dell’Ass.Amici di Leonardo Sciascia Sabato 6 Maria Cassi presenta il film “Mon oncle” di Jacques Tati Martedì 9 Musica e danza con “Tango rubio” Mercoledì 10 Paolo Nori presenta e legge: “Pubblici Discorsi” Edizioni Quodlibet Con Antonio Zambrini alle musiche in scena Giovedì 11 Marco Poggiolesi presenta una serata di straordinario jazz con “Maf trio” Ferdinando Romano, contrabbasso Andrea Brogi, batteria Marco Poggiolesi, chitarra

per contatti: info@a

approfondimenti •

ambasciatat


Venerdì 19 giugno, Firenze, Piccolo Teatro del Comunale - Maggio OFF “Alessandro Quarta”, L’Altra faccia del Violino. Violinista blues e jazz, ha collaborato con Aretha Franklin, Ray Charles, Jamiroquai, James Brown. www.bitconcerti.it

Venerdì 19 giugno, ore 18, Firenze, Altana di Palazzo Strozzi “La musica delle Sfere”, conferenza sulle teorie astronomiche di Titius Bode. Interverranno Walter Murch, due volte vincitore del premio Oscar (migliore colonna sonora per Apocalypse Now, 1979, e The English Patient, 1996),

James Bradburne, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi, il giornalista ed autore Lawrence Weschler e Natacha Fabbri, curatrice della sezione Keplero della mostra in corso a Firenze su Galileo. www.palazzostrozzi.org

Sintesi esaustiva

Libro Venerdì 12 Tra jazz e classica con: “Maurizio Di Fulvio Trio” Maurizio Di Fulvio, chitarra Corrado Ciancaglini, contrabbasso Davide La Rovere, batteria Sabato 13 Alberto Severi presenta in anteprima lo spettacolo comico “Putpurrì” Martedì 16 Leonardo Romanelli in “Come diventare sommelier in 50 minuti” Per battere gli amici che ne sanno sempre più di voi. Mercoledì 17 “La chanson francaise” Da Edit Piaf a Yve Montand Elis bobescu, voce Braulio Vidile, fisarmonica Giovedì 18 Concorso per voci femminili organizzato nell´ambito del festival Just Like a Woman “PREMIO JANIS JOPLIN” Tributo alle Regine della Musica III edizione

L’enigma di Cris

Salvate il Kentucky

di Martino Ferro

di Milly Mostardini

I

l mese scorso, Licia Pinelli stringe la mano di Gemma Calabresi davanti al capo dello Stato. In questo clima di riconciliazione bipartisan della memoria storica, vale forse la pena rileggere un romanzo di Sebastiano Vassalli, Abitare il vento (Einaudi, 1980), a lungo scomparso dai cataloghi e recentemente ristampato da Calypso. Il protagonista è un giovane coinvolto, alla fine degli anni settanta, nella lotta armata. Romantico e idealista, sbandato e disperato, Antonio Cristiano Rigotti detto ‘Cris’, di professione cavaliere errante (amico di tanti e di tante), dà spesso ascolto alle intemperanze del suo pene (detto ‘Il Grande Proletario’) più che alle esigenze della lotta di classe. È anche un appassionato di enigmistica. Nelle ultime pagine, a dimostrazione di quanto enigmatica e misteriosa apparisse già allora quella fase storica, si incontra una “frase sciarada alterna” a firma Cavaliere Errante:

Come si gusta xxxxx a xxxxx un frutto così la vita, amore mio, che fugge; ma quando la passione dentro rugge deve restare lucida la yyyyy. Per chi ha lottato e amato non è lutto la xxxyy, e quanto al mondo di lui resta, invita a riflessione e lunga xxyyy sul Nulla eterno che riflette il Tutto! Soluzione: Morso/Testa/Morte/Sosta

2009

Domenica 21giugno, Scandicci, Festa per la giornata Europea della Musica. “Giovani musici nei luoghi di Scandicci”. www.scandiccicultura.it Sabato 27 giugno, Notte Bianca in Oltrarno-Nottarno. A partire dalle 21 e fino alle 3 di notte. www.diladdarno.it

I

l signore di via Fiesolana dice: “Da ogni parte ci fanno sapere che il fumo uccide lentamente. Ma noi non abbiamo mica fretta, vero signora?”. La signora è d'accordo. Però l'Unione Europea riforma la politica agricola e decide di tagliare i fondi per certe coltivazioni, come il tabacco: invece di 500 euro a quintale prodotto, ora 200 al massimo e senza calcoli sulla qualità. Bella botta per la Val Tiberina e le 200 aziende che fanno il 75% di tabacco per la Manifattura Sigaro Toscano srl. Il mitico Kentucky, scuro, odoroso, spesso e fondo, nelle carte sarà contato come un qualunque altro cereale. Chiedere al ministero di trovare altri fondi europei o italiani? Rivendicare la qualità specifica dell'agricoltura toscana? Il fatto a mano ormai leggendario? Certo la coda della filiera, quei maledetti fumatori del toscano, sono pretenziosi e tosti di testa: hanno deciso di morire fumando, rivendicano le origini povere del Kentucky contro gli inesorabili aumenti. E sono orripilati all'idea che, tra una globalizzazione e l'altra, gli tocchi in bocca un falso toscano, avvoltolato in più economiche foglie caraibiche o asiatiche. Cosa che li ammazzerebbe tutti e subito. Problema risolto, e così sia.

Il pane di ieri e di domani

S

Incontri

di Ernesto De Pascale purificarsi, ma di proposte nuove, di essere stimolato dal suono perché il suono è importante, il suono è idea. Sono persone che hanno bisogno di tante cose, specialmente questa ultima generazione che è molto critica, molto difficile. Io invito chi amministra a capire questo problema, che i ragazzi hanno bisogno di più cultura, quindi bisogna dare loro più roba, originalità!”. Mi salutò guardandomi dritto negli occhi. Se ne sarebbe andato il 13 giugno 1979. Le sue parole risuonano ancora forte.

e si trattasse di anni diremmo che siamo cresciuti insieme, trattandosi di millenni diciamo che insieme siamo evoluti. Noi e i lieviti. Una lunga e complessa lezione di tolleranza, di equilibrio fra un micro-organismo, la sua indispensabile bio-diversità e l’uomo. Un esempio: Saccharomyces cerevisiae, indispensabile per avere pane e vino, era con noi già al tempo dei faraoni tanto da lasciare tracce nelle mummie. Oggetto, negli anni, di approfondite ricerche, ultimamente ci ha stupito. Manipolando le sue forme, spora o ifa a seconda della stagione e dell’occasione, si è visto che è possibile utilizzarlo per modulare la risposta del sistema immunitario contro quei nemici che meglio si nascondono: i tumori. Più in dettaglio: una spora di lievito che esprime Mel A (proteina caratteristica del melanoma) riesce a stimolare le nostre difese, determinando un attacco al melanoma. In vitro funziona, nel futuro potrà funzionare anche in vivo aprendo nuove prospettive terapeutiche. Un modo attuale per declinare il vecchio connubio salute-alimentazione, un modo nuovo per dire con le parole di Enzo Bianchi: “il pane di ieri è buono domani”.

Una Stella a Firenze Via Fiesolana 20 di Stella Rudolph

Venerdì 19 Fabio Picchi in: “Come vincere la gara di Pic-nic” Sabato 20 Evento straordinario, dalla Svizzera “Koelman-orchestra” 16 grandi musicisti in concerto, repertorio tra C. P. Emanuel Bach, W. A. Mozart, C. Zwicky Da martedì 23 a martedì 30 “D’improvviso Maria Cassi”

ambasciatateatrale.com

• foto • traduzioni

teatrale.com

Classika

F

orse sarà il coraggio a risanare la vita concertistica italiana, asfittica più per pigrizia intellettuale che per penuria di denari. Coraggio dimostrato, a Milano, dall’orchestra Giuseppe Verdi, che ribatte alla politica facile - ma ormai troppo dispendiosa - della caccia al gran nome, scommettendo su due bacchette in fiore. Entrambe, per giunta, distanti dal cliché del direttore classico: ma-

di Gregorio Moppi schio, bianco, spocchioso. Dovendo scegliersi un nuovo capo, infatti, la Verdi ha puntato su una cinese, Xian Zhang, trentasei anni e carriera in crescendo negli Stati Uniti. Necessitando pure di un vice capo si è rivolta a Wayne Marshall, origini caraibiche e lo swing di Gershwin nel sangue. Mentre le altre orchestre si adagiano nei lamenti, la Verdi perlomeno azzarda un’idea.

Dylan Bob

J

oe Pass e Red Mitchell una sera a Stoccolma salirono sul palco e cominciarono a raccontare storie di luoghi magici e di persone misteriose; lo fecero utilizzando le note, non le parole, e lo fecero insieme, ma in maniera così straordinaria che parve di sentire un unico strumento. Finally. Alcuni dicono che di quel 33 giri esi-

di Silvia Della Monica

A

ttenzione a chi ha problemi con la democrazia parlamentare. Non si può fare a meno di Parlamento e magistratura, ma si può pretendere che siano qualificati ed efficienti. Disprezzare le istituzioni e insultare le donne non serve a migliorare la democrazia. E non dimentichiamo che Caligola fece nominare senatore il proprio cavallo!

Gatti

di Clara Ballerini

emetrio Stratos. Alto, grosso, mani e piedi grandi, voce affannosa ma grintosa, molte verità e forza nel gruppo Area, gioia e rivoluzione, attitudine, antico orgoglio greco. Maestro della voce, maneggiava l’organo hammond con la stessa destrezza con cui parlava dell’umanità. Quello del settembre 1978 a Firenze fu un incontro illuminante. “Non credo sia questione di élite, non esiste l’élite, non credo che quello che viene ad ascoltarmi sia un pubblico di élite, è un pubblico che ha bisogno non di

Come ai tempi di Caligola

Ri-cercata

“Abitare Il Vento”, Sebastiano Vassalli (Einaudi, 1980; Calypso, 2008)

D

S’Artù

T

ra poco saranno passati ben 43 anni da quando l’alluvione del 4 novembre sconquassò l’impareggiabile biblioteca custodita al pianterreno del Conservatorio Cherubini in piazza delle Belle Arti, onde la perdita di circa 10.000 volumi di un assai più vasto coacervo di libri: manoscritti, partiture e lettere (di pugno di Monteverdi e Hayden, del medesimo Cherubini, Bellini, Rossini, Verdi, ecc.), che documentano oltre cinquecento anni di storia della musica. Mentre, la nostra cara ed indispensabile Biblioteca Nazionale boccheggia per carenza di fondi, una buona notizia c’è: il 9 maggio scorso si è potuto finalmente inaugurare la sala di lettura del Cherubini, dopo lunghi restauri, con un convegno nazionale su La documentazione musicale e la professione del bibliotecario. Mi pare d’uopo cogliere l’occasione per segnalare la modesta casa natale dello stesso Luigi Cherubini (1760-1842) al n° 20 di via Fiesolana. E’ da lì che l’inclito compositore, decimo figlio del musicista Bartolomeo, presto spiccò le ali verso Londra ed indi a Parigi, ove proseguì la sua formidabile carriera a raggio europeo e morì colmo di onori. Ce lo rammenta un’eloquente lapide ottocentesca posta sulla facciata: ovvero egli «[...] ALLE REGIONI DELL’ARTE/ SERBO’ PELLEGRINO FRA GLI STRANIERI LA GLORIA / DEL PRIMATO ITALIANO».

di Marco Poggiolesi

sta ancora qualche copia ma nessuno sa esattamente dove sia possibile scovarla. Sebbene su internet, come è noto, ci sia tutto, si riesce ad avere solamente la versione in cd ma del vinile, nessuna traccia. Se siete fortunati e lo troverete fate attenzione; sappiate di avere davanti a voi un vero e proprio piccolo tesoro.

Se piovessero mucche di Cinzia Scaffidi

N

emmeno sul Mediterraneo piovono mucche. Al loro posto proliferano i popoli delle meduse. Allora, compiti per l’estate al mare. Prima domanda: chi sono i grandi predatori? Squali, tonni e pesci spada che s’avviano all’estinzione o quei signori sui pescherecci che ramazzano via dall’acqua il vertice della catena alimentare? E se altri pescano le neonate, chi resterà in mare oltre ai bagnanti? Le cosiddette specie opportuniste, altra definizione che calza alla perfezione, ma non solo per le meduse.

Arnie&Soot non bevete quell’acqua By Kate McBride

T

he turbulent waters of the Arno run beneath the paws of our cats friends resting on their ledge under the Ponte alle Grazie. Arnie and Soot dare not take a drink. Why? Let us travel east, up the river to find the source of the Arno at Mount Falterona, 1,385 meters above sea level in the Casentino region of the Appennines. Here the water is pristine and safe to drink. As the river gathers force, the modern world intervenes. Human hands cast their shadow along the two hundred and forty-one kilometres the river winds from the pure font to the Tyrrhenian Sea. A living treasure disappears before reaching Florence and the due gatti. Photo by James O’Mara

bellafelpa


La ricetta Cinema

Voilà Marcello di Juan Pittaluga

Parigi - “Il est midi place Sainte Sulpice, l’été 1996. Je suis assis à la terrasse d’un café lorsque je l’aperçois à quelques mètres. Il attend le bus? Est-ce possible? J’ai ce sentiment d’immense joie, comme celle de voir un oncle tellement adorable, avec qui on va ouvrir les meilleures bouteilles de vins. Je vais lui dire de s’asseoir, mais viens, qu’est-ce que tu fais là, à Paris tout seul? Cette proximité est si facile. Mais n’est-il pas l’amitié en personne? Vraiment, je vais crier son prénom. C’est un membre de ma famille tout de même. Puis juste, une jeune fille s’approche et lui dit quelque chose qui le fait sourire. Il a cette générosité sur le visage, cette chose si humaine qui le rend en même temps beau et profond. C’est qu’il est devenu la joie de vivre. Il est à présent la phrase de Paul Valéry: «le plus profond c’est la peau». Je le regarde monter dans le bus, comme tout le monde. Personne ne le reconnaît. Puis, il s’assoit à la fenêtre qui est juste devant ma table. Tant que le bus ne redémarre pas, nous sommes si près. Comment est-il possible qu’un acteur puisse porter l’air du temps? Plus que les réalisateurs, plus encore que les films, il est là, devant moi, le grand moment du cinéma des années 50-60. Mais il l’est vraiment cela, je le sais puisque je le vois. Comment le dire? Ce n’est pas une fiction, ce n’est pas une fable. Très peu de temps après j’allais écrire le scénario de mon premier film. C’était la première fois que je voyais Marcello Mastroianni. Il allait disparaître peu de temps après ce midi d’été.”

Di line e di lane

Il clic e il bang

Pieni d’Islam

di Giovanni Curatola

H

o sentito dire che il polpo all’elbana viene cotto sull’isola cantando delle nenie siciliane. E le parentele non finiscono qui. Riguardano anche i tessuti. A Palermo i laboratori tessili imperiali (ergasterion, alla greca, o tiraz, all’araba), eredi dell’arte greca e di Damasco, emigrarono poi a Lucca. E da là, in odio ai fiorentini, quella sapienza risalì fino a Venezia dove diede inizio alla locale industria serica... Ruggero II si fece incoronare con un prezioso manto (seta rossa ricamata in oro e con perle) datato 528/1133-34.

Dal nord-est

di Roberto Rinaldi

N

el 2009 parlare di macchine da scrivere? Indro Montanelli usò per tutta la vita la sua mitica Olivetti e non tutti sanno che esiste un museo a Parcines vicino a Merano, dedicato a Peter Mitterhofer, l’inventore del primo modello costruito nel

1864 in legno con caratteri a punte di aghi e con caratteri di metallo. Vedrete, oltre alle 2000 esposte, anche Baby Simplex, la più piccola macchina al mondo mentre la Crandall è considerata la più bella macchina da scrivere antica.

Da Torino

di Pietro Jozzelli

Careggi - Dentro il cilindro beigiolino della risonanza magnetica, l’unica cosa da fare è tentare un patto a ritroso con se stessi. Quando entri nel tubo, con in testa una grata di plastica e in mano una peretta di gomma per dare l’allarme, sei ancora sorpreso, incuriosito, preoccupato. Là fuori dove controllano monitor, diagrammi e lucette che si inseguono, guardano se nella tua testa c’è quelle cose che loro chiamano ictus, trombosi, tumori, aneurismi. Pensieri un po’ scomodi, ma che durano un attimo: il tempo che intercorre tra il clic di segnalazione che sei incastrato e il bang dei rumori meccanici (ma non lo sono) della macchina che comincia a lavorare, a lanciare onde nella tua testa per fotografare la diversa evidenza delle masse solide o gelatinose. Sulle foto restano impressionati, se ci sono, danni cerebrali che possono condurti altrove. Quando sei dentro, però, non pensi a queste cose. I rumori della macchina - clangore di ferraglie stridenti, acuto sibilante di un ferro sulla mola, maschio che mangia la ghisa sul tornio - ti avvolgono come un sudario e come un veleno che penetra nel corpo e nelle ossa, lasciandoti un’unica alternativa (se non vuoi premere la peretta): respingere l’assalto dell’alieno con quattro ordini di mura (una in più di Carcassonne). Come? Di fronte al frastuono del mondo, l’unico scudo è il film muto del proprio passato. E’ una lotta: sei nello spazio atemporale della tua possibile previsione di morte. Ma siamo viscere oltre che testa: una forza impressionante si sprigiona dal corpo e combatte gli ultrasuoni e impone, alla fine, il suo ordine. Il silenzio vince sul caos dei decibel. C’è un rischio subdolo: che il silenzio del passato sia veleno più micidiale dei rumori del mondo. Svelto, allora, premi la peretta.

Doppia data perché l’iscrizione celebrativa e la data stessa sono in arabo e il tema, simmetrico e speculare, è quello del leone (potere normanno) che abbatte un cammello (potere arabo) divisi da una palma. Ironia sul cammello che non è un elegante esemplare da corsa, ma un più bolso animale da soma. I musulmani si possono consolare col fatto che questa veste, unica e preziosa, è poi servita per le incoronazioni imperiali del Sacro Romano Impero. Oggi è a Vienna nel Tesoro del Kunsthistorisches Museum.

C

aro direttore, tu ti sei spiegato benissimo e io benissimo ho capito. Mi dici che il pezzo sulle elezioni provinciali si allontana troppo dalla linea editoriale del giornale. Pensavo di poter allargare a mio piacere il concetto di teatro, di avvenimento, di cultura ed è per questo che ho sostituito quel pezzo con quel che sta succedendo in questi giorni. Dopo la Fiera del Libro di maggio, dopo aver visto, sempre in maggio, i Quattro Atti Profani di Antonio Tarantino alle Fonderie Limone, girando per la città non c’è piazza, né personaggio, né spettacolo

l’AMBASCIATA teatrale Direttore responsabile: Sergio Passaro Segreteria: Giuditta Picchi, Miriam Zamparella, Francesco Cury

S

e avete la fortuna di esservi voluti bene fino a esservi fatti un orto, o se più semplicemente frequentate i nostri mercati, in questa stagione sarà facile per voi portare nella vostra cucina cipollotti bianchi, da mondare e da affettare sgarbatamente per poi soffriggerli in abbondante olio allungato in fase iniziale da un goccio d’acqua per far sì che la cipolla affronti la soffrittura ammorbidita e non irrigidita da turgida freschezza. Lasciato il color rame, e col color bronzo appena accennato e mai superato, risaltate dentro il padellino, insieme al soffritto due spicchi d’aglio e un tot di fave fresche precedentemente sbollentate insieme alle foglie tritate delle cipollotte. Se vi coglie a quel punto l’insana idea di sbucciare le suddette, tralasciate questi inutili francesismi e cominciate a frullare il composto di fave con le loro bucce e tutte le loro buone proprietà, insieme al rapido soffritto, amalgamando olio, sale, pepe e foglioline di menta spicata (menta marocchina). Lasciate riposare in frigorifero per qualche ora avendo l’accortezza di armarsi, una volta in tavola, di tante fettine di pane e anche, per quanto mi riguarda, di qualcuno che autorevolmente dica basta, perché il tentativo di mangiare all’infinito questo piatto mi sorprende ogni qual volta l’ho fatto per me e per la mia famiglia. Dosi e quantitativi al vostro buonsenso. Gli amici pugliesi si sorprenderanno perché, nella regola, loro usano le fave secche, altrettanto buone, ma di più lunga cottura. Se avanzato, questo purè, il giorno dopo, con aggiunta di una noce di burro e una manciatina di parmigiano, vi costringe a chiamare un amico napoletano per un paio d’etti di casereccine lasciate assolutamente al dente.

Un verre de vin rouge di Marc Osouf

C

astello di Bossi, Castelnuovo Berardenga. Imponente opera muraria del XV secolo cinta dai suoi alberi secolari. Contrasto tra questi muri impastati di storia e Marco Bacci, giovane e appassionato, che ha colto la rivoluzione della viticoltura Toscana. Una filosofia che suona dolce alle nostre orecchie: sfruttare il potenziale offerto da questa azienda ed introdurre le innovazioni nel pieno rispetto del territorio del Chianti con il suo grande Sangiovese. Le uve fermentano controllate. Divenute vino, maturano e riposano nella cantina in più di mille barili di quercia francese a bassa tostatura. Il piacere della beva e la classe del Classico 2004, e più ancora della riserva 2003 senza amarezze, con grande lunghezza sono la prova dell’eccellenza di questo Sangiovese. Esempio di successo! Bevute e descritte a Parigi insieme a Marc Tonazzo.

L’orto

di Stefania Bertola

che non scompaia di fronte alle rose. Le rose sono lo spettacolo e il teatro, il sipario e la colonna sonora delle città, della mia città. Esci fuori e trovi rose domestiche, che grondano dai balconi, che si arrampicano sui cancelli. Rose speranzose, rose ordinate che lasci la sera ancora chiuse e le ritrovi al mattino già sfiorite. Il loro momento è tra le 4 e le 5, l’ora degli usignoli. Rose tanto belle che le mangeresti, le vorresti impresse a fuoco sulla pelle. Rose copiose quelle di Torino, rose filanti, rose che sono sorelle delle stelle. Ed. Teatro del Sale info@ambasciatateatrale.com

Numero 1 del 1/6/2009. Autorizzazione n° 5720 del 28 Aprile 2009.

Stampa Lito Terrazzi via Guido Rossa, 9 Cascine del Riccio, 50015 - Firenze

Sede legale e redazione Via dei Macci, 111/R - 50122 Firenze

Progetto grafico: Enrico Agostini, Fabio Picchi Cura editoriale: Tabloidcoop.it

si ringrazia, si ringrazia, si ringrazia Si ringrazia l’Ass. Cult. Solid Sound (solidsound.it) • Si ringrazia la famiglia Capponi (conticapponi.it) Si ringrazia Unicoop Firenze (coopfirenze.it) • Si ringrazia Firenze Spettacolo (firenzespettacolo.it) Si ringrazia l’Istituto di fisioterapia Centro Gianfortuna (centrogianfortuna.it)

di Fabio Picchi

I

di Stefano Pissi

primi germogli verdeggiano all’inizio dell’inverno. Le piante dei baccelli con il necessario gioco d’anticipo, che la natura richiede, vengono seminati direttamente al suolo già ai primi d’ottobre... “per San Luca la Fava nella buca...” (vecchio proverbio imprunetino). La fava (vicia faba L.) è una leguminosa, una specie erbacea a ciclo annuale: se la si vuol avere nel proprio orto bisogna seminarla tutti gli anni. Originaria dell’area medio-orientale e mediterranea, si coltiva sia per alimentazione animale che umana. La maggior parte delle varietà che si seminano nel proprio orto si chiamano “Aguadulce” e sono originarie dell’Andalusia. Insieme a carciofi e asparagi i baccelli sono i primi ortaggi della primavera, se si coltiva in rispetto della stagionalità. I baccelli si mangiano di maggio perché le temperature sono ottimali alla fioritura della pianta e il successivo sviluppo dei semi che, da teneri e dolci quando appena colti, diventano duri e pieni di tannini che allappano la bocca se la pianta vegeta già nelle prime temperature estive. Le tradizioni culinarie inseguono sempre i cicli della natura, il picco di produzione primaverile dei baccelli coincide con quello della crescita delle erbe di prati e pascoli e quindi alta era la produzione di latte e a seguire dei primi formaggi freschi. Baccelli con il pecorino ma anche in minestra o stufati, una volta li ho mangiati in un estroso tzaziki, in luogo del cetriolo. Seminare le fave è divertente, basta non mettere i semi troppo ravvicinati perché la pianta si sviluppa molto, poi per il resto fa tutto da sola: si adatta a terreni anche inospitali, purché non vi ristagni acqua, non esige particolari cure colturali come concimazioni e irrigazioni. Buon divertimento.

Vicia Faba (Disegno di Lucio Diana)


L'Ambasciata Teatrale - 1° Giungo 2009 - Anno I Numero 2