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Racconti di un paese...

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Ci risiamo...

opo tanto lavoro, mille problemi da risolvere ovviamente sempre all’ultimo momento … possiamo ufficialmente dire! Ci siamo anche quest’anno! L’emozione e la carica è quella di sempre, ogni anno c’è la voglia di migliorare, di stupire, di rinnovare e di essere sempre semplicemente originali … tutto questo per regalare a voi che decidete di tenerci compagnia, una spassosa serata, un bel ricordo e soprattutto un dolce sorriso! Se penso a Piedimordenti negli ultimi anni … la descriverei come una meravigliosa fenice, come lei è tornata a vivere … risorgendo dalle ceneri! È uscita dall’anonimato, si è fatta conoscere per le sue bellezze naturali, per la sua rara ospitalità e accoglienza … Piedimordenti piccola ma con tanto da dare … “ Piedimordenti nel cuore” di chi ci vive da sempre, di chi ne fa qualche sporadico ritorno … di chi c’è stato solo una volta nella vita ma non la dimenticherà mai! Prima di volgere lo sguardo all’orizzonte, è doveroso volgersi indietro e fare un saluto alla “Piedimordentara” maniera … a chi quest’anno non ci sarà più in mezzo alla nostra piazzetta ma che da quel cielo che poco dista da noi … ci osserverà … Ciao zia Giovannina, ciao Quirina e ciao Dolcissima Tina . Piedimordenti per me è amore, passione, rispetto … è un’inscindibile legame con le mie radici, con i miei nonni, con la mia infanzia e in tutto questo è racchiusa la formula magica del tanto impegno, la forte dedizione e la forza per non mollare mai! E’ un impresa difficile … e come tutte le imprese difficili non si possono vincere da soli, è per questo che per la prima volta voglio ringraziare pubblicamente il mio super braccio destro … forse anche quello sinistro, Domenico Angelini , il rispetto reciproco, l’amicizia che ci lega ormai da anni , l’aver affrontato insieme momenti belli e tant’altri difficili, hanno consolidato un rapporto di lavoro unico, una squadra vincente! E non dopo … ma prima di noi una squadra infinita di gente, che ci aiuta, ci supporta, appoggia ogni nostra “ mattata” … dalla tesoriera tutto fare “ Carletta ” , alla fantastica segretaria e quest’anno TRISmamma ketty … e poi loro le braccia immense I NOSTRI PAESANI … chi cucina, chi addobba, chi apparecchia … chi mangia! Non c’è persona che rimane con le mani in mano … una piccola ma forte famiglia che si adopera per un fine comune … regalare aria, vita … al loro paese! E non si può spiegare a parole la gioia pura che si prova nel vedere così tanta operosità, la soddisfazione che c’è nel leggere un semplice messaggio con su scritto : “ Ciao ale, stò per prendere le ferie … quando c’è la festa quest’anno?”, rivedere vecchie case riaprirsi, anzi vedere gente investire i propri risparmi per ristrutturare “ la casa al paese” … è l’orgoglio di chi arriva ad un traguardo! È solo il primo … ma ci siamo arrivati! Oggi la festa per noi … è quel vecchio palo, utilizzato

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dai nostri “ predecessori festaroli”, per la cuccagna! È con questa metafora che voglio concludere il mio pensiero … La festa, come l’antico palo è lì … in mezzo al paese, e intorno a lei si radunano tutti … per giocare, per rallegrarsi, per ritrovarsi … Uniti! Vi aspettiamo numerosi come sempre! Carica a parte … semplicemente Alessandra!

A pranzo a Roma insieme!

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Il pensiero del nostro Sindaco

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nche quest’anno ricorre Santa Margherita e la festeggiamo a Piedimordenti, i cui abitanti dimostrano ancora una volta un sincero attaccamento al piccolo e bel territorio. Territorio a cui voglio dedicare una breve riflessione. Piedimordenti, come Borbona, come tutti i paesi dell’alta valle, come tutti i piccoli paesi della nostra penisola. In questo periodo storico, fatto di difficoltà economiche e scarsa speranza per il futuro, forse una possibilità di vita dignitosa è costituita proprio dalle nostre piccole realtà, dove la vita sfugge più che nelle metropoli alla crisi economica in cui ci troviamo. Le case hanno costi accessibili, le verdure sono negli orti e le galline nel pollaio, le vitelle ingrassano nelle stalle, le vacche vanno al pascolo, il fieno è stato falciato e il nostro fagiolo cresce e si arrampica sulle frasche. E poi un caffè al bar, un aperitivo con gli amici, due zucchine in regalo, una vitella in cambio di qualche “ballone” di fieno e il baratto e l’amicizia mandano avanti l’economia, il paese, la vita, le famiglie. La solidarietà tra chi si conosce da sempre, la solidarietà tra famiglie limitrofe e dentro le famiglie stesse. La capacità di aiutarsi l’un l’altro perché un comune destino ci ha fatto nascere in una comunità dove si possono preservare quei valori che purtroppo si stanno perdendo nelle città. E ancora, l’edilizia, le piccole imprese, i posti di lavoro che creiamo valorizzando i nostri territori, territori che ci appartengono e che, come fanno gli amici di Piedimordenti, dobbiamo valorizzare, far vivere e conoscere, tutelare, anche collaborando e fornendo stimoli e suggerimenti all’amministrazione comunale. Buona festa a tutti … E all’anno prossimo! Il vostro Sindaco Maria Antonietta Di Gaspare

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Saluto del Parroco

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nche quest’anno ci accingiamo a celebrare la festa di S.Margherita Vergine e Martire, titolare della chiesa di Piedimordenti (Rieti). Sappiamo che già in tempi remoti , in occasione di tale ricorrenza, si celebravano nella chiesa citata diverse S.S Messe; una delle quali, ( quella più solenne ) secondo la vecchia liturgia, era celebrata in canto. La chiesa di Santa Margherita in Piedimordenti viene ricordata dagli atti delle visite pastorali dei Vescovi di Rieti come “suffraganea della locale collegiata di Santa Croce”. Tuttavia prima del ‘900 questo edificio di culto aveva un proprio cappellano, in comune con la chiesa del vicino paese di Figino, il quale occupandosi del servizio di ambedue le chiese, celebrava alcune ricorrenze in Piedimordenti altre a Figino, con la partecipazione dei fedeli delle due località che sempre si ritrovavano insieme. Questa cappellania (non sappiamo per quali motivi storici) era di patronato di una famiglia patrizia della città di Spoleto (Perugia) la quale aveva il diritto di nominare, con l’approvazione del vescovo, il sacerdote titolare. S.Margherita o S. Marina di Antiochia essendo vissuta nei primi secoli dell’era cristiana è venerata sia dai cattolici che dagli ortodossi, in quanto il suo culto è nato quando la chiesa risultava ancora indivisa. Si trattava in passato di un culto abbastanza diffuso, se pensiamo che diverse località italiane portano il nome di questa Santa. S.Margherita , che come martire fu vera testimone di Gesù, indichi anche a noi la strada della testimonianza per poter attuare concretamente gli insegnamenti della fede. Il Parroco Don Ernesto Pietrangeli

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Un tenero ricordo di chi non c’è più... GIOVANNINA i sono alcuni fatti o persone che, attraversando la nostra vita, restano impressi nella memoria per piccoli particolari o magari anche grandi: questo dipende soprattutto dalle persone, dai loro sentimenti e da quello che sanno suscitare. Dico questo perché, recentemente, la “comare” Giovannina mi raccontava, con passione, del suo primo viaggio verso Roma fatto da giovane (più o meno ventenne) sul camion di mio padre, per tutti zio Paolo, anche se zio non lo era per tutti. Era sul finire degli anni ’40 o comunque dopo la seconda guerra mondiale, viaggio lungo e polveroso: lei era arrivata a Roma tutta bianca di polvere dopo ore e ore di curve!....Sinceramente io non ricordo questo camion di papà, ero molto piccola, ma ne conosco abbastanza la storia. Era interessante però ascoltare il racconto di quel viaggio per le emozioni vissute, per le difficoltà incontrate, le curve infinite della Salaria, i paesi attraversati, la scomodità del viaggio così lungo e la polvere, quanta polvere …..(!). Eppure, era ancora vivo in lei tutto l’entusiasmo del cambiamento e la gratitudine verso una persona che l’aveva aiutata e incoraggiata a cambiare. Proprio per questo, credo, volle ricambiare le attenzioni ricevute ed essere la mia madrina al momento della Cresima, cosa che mi fece molto piacere, perché la vedevo bella, elegante, fiera nel suo ruolo accanto a me e io fiera di lei ( con l’orologietto d’oro al polso in bella vista perché me lo aveva appena regalato lei ). E in effetti, Giovannina, la “comare”, è sempre stata elegante anche con la vestaglietta di casa, orgogliosa del suo modo di essere e di vivere. Personal-

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mente avevo una certa difficoltà a dire “commà” perché in città non si usa, ma lei lo gradiva molto, era il segno del rispetto reciproco e dell’orgoglio di essere la mia Madrina. Giovannina, così la chiamavamo tutti, aveva certamente dei difetti, chi non li ha, ma l’aspetto che ho sempre apprezzato in lei è che non si è mai risparmiata nelle fatiche e nella volontà di dare alla famiglia una prospettiva di vita migliore di quella che le era stata destinata: anche per questo sforzo, fatto a dispetto di tante avversità, merita la mia stima e il mio rispetto, e non solo mio. E accanto a lei, oggi più di ieri, rivedo Tilde: è vero, era un binomio inscindibile, vicine di casa anche a Roma, sicuramente due persone che si sostenevano a vicenda al momento di una qualunque difficoltà, riferimento saldo e concreto l’una per l’altra. Tilde e il suo sorriso in una faccia aperta, Tilde sempre positiva, anche se dentro le sofferenze e le amarezze erano tante, pronta comunque ad aiutare e soccorrere chiunque. Due donne “imponenti” nelle estati agostane di Piedimordenti. Qualcun’altra prenderà il loro posto? QUIRINA na vita lunga, dedicata alla famiglia e al lavoro: Quirina è andata presto in città per trovare una vita migliore e per seguire il suo amore di sempre, suo marito. Passa leggera dalla fonte alla casa nelle estati che trascorre al paese accanto alla madre e ai suoceri, cammina leggera e veloce al tempo stesso, piccola e graziosa come Colomba, materna e rigorosa con i suoi figli, silenziosa con i paesani e i parenti (raramente l’ho vista confabulare), eppure sempre cortese e ospitale quando riceve visite o ne va a fare o quando si intrattiene con persone in qualche modo a lei care: per questo Edda aveva sempre un pensiero speciale per lei. Gli ultimi ricordi di Quirina sono legati purtroppo ad una persona non più autosufficiente: eppure ho visto sempre un viso disteso, il sorriso presente, gli occhi attenti, certamente segni dell’amore e delle attenzioni ricevuti. La scarsa confidenza che abbiamo nei confronti di una malattia invalidante rende a volte difficile accettare una nuova realtà, soprattutto quando siamo abituati a vedere una persona in piena attività fisica e mentale come Quirina, mai ferma e soprattutto sempre risoluta nei suoi pensieri, netti e mirati verso uno scopo ben

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preciso. Mi capita a volte di ripensare a queste persone che sono comunque parte della mia esperienza e conoscenza, di riflettere su queste figure “uscite” da un piccolo e modesto paese di montagna, a lungo isolato dalla cosiddetta “civiltà cittadina”, con le quali magari non sono del tutto d’accordo, eppure mi sale forte un pensiero, forse banale, forse complicato da comunicare, non so: penso che ciò che accomuna un pò tutti i protagonisti della mia memoria sia l’onestà, l’educazione interiore, la capacità di non prevaricare ma di ritirarsi al momento giusto per favorire gli altri, qualità forse “obbligate” in una società contadina, probabilmente un po’ medioevale, ma capace tuttavia di sviluppare quei valori di cui oggi riconosciamo l’assenza o la totale inesistenza sia nei giovani che negli adulti. Fermiamoci un attimo e impariamo da loro di Carla Di Placido.

Una gita insieme tra paesane e grandi amiche. Da sinistra: Giovannina, Quirina, Marisa, Delia e Tilde.

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Ciao Tina...

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vremmo potuto usare mille modi e mille parole per dare l’ultimo saluto alla nostra carissima Tina, ma abbiamo ritenuto più opportuno lasciare il ricordo di lei al suo dolcissimo marito Paolo, che l’ha amata per più di 50 ° anni … senza mai un litigio! Una fortissima unione la loro, che continuerà ad esistere per sempre … meraviglioso l’insegnamento di altruismo, bontà d’animo, amore , gentilezza e gratitudine che ci lasciano.Vi ringraziamo con tutto il cuore … Grazie Paolo e Grazie Tina! Quelle che seguono, sono le poesie che suo marito Paolo componeva per la sua dolce amata Tina … negli ultimi giorni della sua vita, ricca purtroppo di sofferenza e dolore, per riempire il vuoto di quell’assenza che sperava fosse temporanea … ma diventò eterna! Mi colpisce molto il suo assennato ricordare i pregi della sua donna, i ricordi , l’amore che li ha uniti per una vita … bello vedere in questi momenti di profonda difficoltà l’unione che resiste e persiste nonostante tutto, con il proprio paese, l’ultimo appello di preghiera è rivolto alla nostra patrona Santa Margherita.

24 giugno 2012

25 giugno 2012

TINA Sei tu l’astro lucente, sei tu la stella brillante, sei tu che mi dai calore, Gesù è l’Onnipotente. Santa Margherita intercedi; innalzo lode al Creatore di gloria e di amore per riavere Tina: il mio SOLE!

TINA, sei come l’aurora, chiara, fresca e gentile che dietro la starnara compare un bel mattino d’aprile. Sei amore, luce e fiamma, gemma di raro splendore la linfa della mia anima il vigore del mio cuore. Sei forza, coraggio e vita, fragranza, ristoro e calore, altare sublime che invita: alla poesia, alla gioia, all’amore! Paolo

Paolo

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02 luglio 2012

8 luglio 2012

TINA

Alla mia cara Annunziatina

Sei come un fiume! Grande come il sole che riscalda un fiore lo fa sbocciare… solo amore dai: tu ci guardi per dirci non soffrite. Torna a casa per donarci un mare d’amore! Sei come la Madre di Gesù. Solo amore dai! Solo amore vuoi! Anche nella sofferenza, tu ci prendi per mano e ci inviti a pregare Gesù! Ritorna a casa presto! E tu e noi, cammineremo insieme.

Tina! La più bella massima del mondo per me significa amore e applicazione, e sempre più convinto fino in fondo che essere moglie e’ grande missione. Ora cara Tina ci hai lasciato e’ venuta a prenderti Flavietta proprio ieri l’avevo sognato volava verso di te molto in fretta. Sei stata mamma e nonna premurosa pronta sempre ad aiutare, ogni cosa che facevi era meravigliosa e questo non potrò mai dimenticare.

A TINA

Il tuo corredo di conoscenza era d’oro hai lasciato a noi una grande eredità, orazione, sacrificio e tanto lavoro ti hanno dato gradimento e serenità.

Oh com’è bella, lieta, confortante la tua presenza accorta e solenne! Com’era dolce ritrovarsi insieme nelle ricorrenze di Pasqua e Natale.

Questi dolci ricordi ci hai lasciato e io che sono tuo amorevole marito penso al tuo grandioso operato e quanto amavi i fiori del tuo sito.

Tu ispirar sapevi con tanta serenità nei momenti difficili e nel dolore la tua parola, il tuo materno gesto accendeva in noi la speranza.

Vorrei essere un angelo mariano che vola alto nel creato baciare dolcemente la tua mano grazie moglie di averci tanto amato!

Con te cammineremo più sicuri verso il bene che di là ci attende là dove con Gesù, la Madonna e i Santi ci sorridi e ci guidi tutti quanti.

Cara Tina non ci abbandonare! Non lasciarci nello smarrimento facci ancora sentir quella pace che scaturiva dal tuo cuore ardente!

Paolo

Paolo

Grazie per averci amato così tanto. Paolo e tutta la tua amata famiglia

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Lettera di un grande amico

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accogliendo il vostro gentile invito a scrivere un testo , una poesia da poter mettere o meglio aggiungere alle tante che pubblicate sul vostro libretto, provo veramente ogni volta che lo faccio, una particolare emozione, che si tramuta se pure per pochissimo tempo in paura. Quando non si è sufficientemente preparati per affrontare una qualsiasi cosa, vuoi che sia scrivere oppure altro, solo al pensiero di poter essere criticato o meglio giudicato ti mette un po’ d’imbarazzo; dai siamo onesti. Ma quando poi con il pensiero rivolo sopra Piedimordenti dimentico ed ignoro tutto, spaziando con la fantasia, perché la passione che sento , l’ammirazione che provo nei confronti di ragazzi e ragazze che si mettono in gioco, lavorando per il proprio paese, per la propria popolazione, con vero orgoglio: è davvero esagerata. Il supporto che avete, dalle persone che vi vogliono bene è tale da far si che la vostra barca giunga ogni volta nel giusto porto, e quanto ogni volta riuscite a fare e trasmettere dipende da tutto ciò che sapete crearvi intorno. S’io fossi un’affermato scrittore, queste poche righe basterebbero già a garantirvi l’attenzione che meritate, ma siccome così non è, dovrete accontentarvi del mio cuore che detta e della mia mano che scrive, per ringraziare tutti coloro i quali si spendono per aiutarvi a realizzare, una grande cosa : la festa del paese, la festa di tutti, della gente che arriva e di quella che ci vive sempre; tre giorni di straordinaria allegria, armonia ed entusiasmo … ma un anno di lavoro. Ed è proprio su questo ultimo punto che voglio riflettere insieme a voi, perché sento di poter dire che c’è una sorta di cordone ombelicale al quale siete tutti collegati, dal quale tutti sapete nutrirvi. La giusta forza che da esso vi giunge, viene da molto lontano, da chi prima di voi a voluto dar lustro al proprio paese, alle passioni di tutti, da chi prima di voi … a provato ad unire e non dividere. Con vero affetto credete, un forte abbraccio a tutti ed un grandissimo augurio affinchè possiate sempre riuscire in quello che fate, ma soprattutto perché possiate continuare all’infinito. di Marco Calabrese

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Agli Amici di Piedimordenti

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n giorno si sono presentati alla nostra porta Alessandra e Domenico, chiedendoci se avessimo voluto scrivere una lettera per gli amici di Piedimordenti. Questo ci ha onorato e commossi. Abbiamo pensato tanto a ciò che avremmo voluto dire e non è stato facile, non perché non avessimo nulla da dire, ma perché è stato difficile spiegare la forte amicizia e il reciproco rispetto che ci lega. Negli anni abbiamo passato momenti difficili tra di noi ed anche forti dissapori ma l’affetto e la stima reciproca che ci uniscono ci hanno permesso di trovare un punto d’ incontro e riscoprire quanto è importante e bello aiutarsi e supportarsi reciprocamente. Vedere la banda la mattina della festa di Piedimordenti, venire a salutare la popolazione di Bacugno è commovente. Ciò che vogliamo dire agli amici di Piedimordenti è che, anche se il Velino ci separa ( come si dice “ quelli de là e de qua de l’acqua”) e facciamo parte di due comuni diversi, siamo uniti dalla stessa passione: far vivere ai nostri paesi giornate di festa e allegria… Non è facile per molti capire l’impegno e la dedizione che occorrono per far si che la festa abbia buon esito, ed è per questo che vi rispettiamo e vi ringraziamo, perché voi fate altrettanto con noi. E’ bello sapere di poter contare su qualcuno, per questo ci auguriamo che la nostra grande alleanza continui negli anni. Grazie di cuore Gli amici di Bacugno

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Piedimordenti in festa 2012 Programma Civile - Sabato 18 agosto Ore 18.00 - Esibizione di “Canto a Braccio” con i migliori poeti della vallata e non solo…accompagnati dall’inconfondibile suono dell’organetto e della ciaramella dello straordinario Andrea Di Giambattista; conduce l’evento il grande amico Marco Calabrese. Ore 20.30 - Ceniamo tutti insieme sotto le stelle con le mille golosità della cucina “Piedimordentara” Ore 21.30 - Un elettrizzante Di Romano Romeo ci farà ballare fino al mattino con il suo dolce compagno di sempre … l’organetto.

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Piedimordenti in festa 2012 Programma Civile - Domenica 19 agosto Ore 10.00 - 3° Raduno di auto e moto d’epoca in piazza e sfilata per le vie di tutti i paesi limitrofi ( Un caro saluto e un doveroso ricordo all’amico che ci ha tenuto compagnia in tutti gli anni passati…Marco Brambati) Quota di partecipazione 10.00 euro Quota per il pranzo 15.00 euro a persona Ore 15.00 - Gara di Briscola presso “ le scuolette del paese” Quota d’iscrizione 30 euro a coppia 1° Premio 400 euro in buoni, 2° Premio Due prosciutti, 3° Premio Due lonze Ore 17.00 - Bimbiiiiiiii correte da noi! Il pazzo clown Tamburi’ insieme a delle fantastiche aiutanti vi farà giocare, ballare, divertire & ci saranno piccoli regali per tutti voi … urlatelo a Mamma e Papà! Ore 20.30 - Ceniamo tutti insieme sotto le stelle con le mille golosità della cucina “Piedimordentara ” Ore 21.30 - A grandissima richiesta tornano a scaldare la nostra piazza i Giovanissimi e Straordinari fratellini Enrico e Diego con Balli di gruppo , Folk e disco. Ore 23.00 - Appuntamento imperdibile con il gioco che ormai ci caratterizza ” Acchiappa la mela alla fonte ” (10 Lt di vino alla squadra vincente) e poi … si riprende con i balli fino al mattino!

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Diego ed Enrico…due fratelli d’oro

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uando li vedi comparire sul loro manifesto, con il loro impeccabile gilet e camicia, imbracciando il loro amato organetto…sembrano due piccoli ometti già carichi di esperienza! La verità è che questi due fratellini di Castiglione, si stanno affacciando sulle piazze, solo da quest’anno, riscuotendo grandi successi dal pubblico che li segue per ogni dove! Sono stati nostri ospiti per le prima volta la serata del 28 ° Luglio… in occasione della riapertura del nostro vecchio forno centenario del paese, ci hanno suscitato forti emozioni e grandissime soddisfazioni. E’ sempre bello vedere i giovani, avvicinarsi a un mondo antico che con il passare del tempo, sta scomparendo davanti ai nostri occhi… mondo che rappresenta le nostre 19

radici, la nostra essenza…il nostro essere oggi! Diego ed Enrico, anziché il progresso, la tecnologia…la discoteca! Hanno scelto l’organetto e la tamburella…e con vera maestria da quelle mani piccole, giovani e snelle…riescono a tirare fuori una musica allegra, pulita, melodica… Era il 2006 quando questi due giovanissimi fratellini, espressero al papà, la loro volontà di imparare a suonare l’organetto, scelta non condizionata da passioni genitoriali ma semplicemente dettata dal loro cuore, dal loro amore…dopo 6 lunghi anni di studio eccoli quì a 14 anni e mezzo uno e quasi 16 anni l’altro a riscaldare le nostre piazze, con la loro bella Gioventù…con la loro scatenata voglia di fare e con una strada ancora tanto lunga da percorre ricca di successi, belle esperienze e mille soddisfazioni! Questo è quello che Piedimordenti Vi augura con tutto il cuore, e proprio per la passione, l’amore, l’educazione, il rispetto, la semplicità che abbiamo visto nei vostri occhi, nelle vostre parole abbiamo deciso di scegliervi ancora… e non ci importa se quella tamburella a un certo punto si interrompe perché la manina ancora poco allenata inizia a far male…la gioia più grande per noi è vedere che quella manina ha deciso un giorno…di impugnare quell’allegra tamburella! Diego ed Enrico vi aspettano a Piedimordenti il 19 Agosto dalle ore 21.30 fino al mattino … per una piacevolissima serata da trascorrere insieme!


Piedimordenti in festa 2012 Programma Religioso - Lunedì 20 agosto Ore 8.00 - Risveglio dell’Intera Vallata con colpi Oscuri Ore 9.00 - Saluto di Ringraziamento e Melodioso Buongiorno agli amici di Bacugno e di Figino con la Banda Musicale A.C.M.A di Antrodoco & con la dolce compagnia delle bellissime “ Majorettes Centro Italia ” Ore 10.45 - Colazione per tutti in piazza offerta dall’Ass. Cult. Piedimordenti nel cuore : tra Cultura e Tradizioni Ore 11.00 - Santa Messa in onore della Patrona di Piedimordenti“ Santa Margherita” celebrata dal nostro parroco Don. Ernesto Pietrangeli , allietata dalla dolce musica della chitarra di Benedetto Guerrini ; seguirà la processione per le vie del paese Ore 12.30 - Commemorazione ai nostri grandi eroi caduti in guerra e deposizione della corona d’alloro , saluto del Sindaco Maria Antonietta di Gaspare

Programma Civile - Lunedì 20 agosto Ore 16.00 - Vecchi Giochi Popolari per adulti Iscrizione 15 euro a coppia 1° premio “ Viaggio Smart Box per due persone” Ore 20.30 - Ceniamo tutti insieme sotto le stelle con le mille golosità della cucina “Piedimordentara” Ore 21.00 - Ci terranno compagnia con la loro musica e i loro balli fino al mattino… Andrea & il suo organetto con dei compagni speciali...l’epico ritorno degli AUGUSTUS Ore 22.30 - …Da morir dal ridere con Angelo Carestia Show…comico a 360°: Barzellette, cabaret, canzoni, imitatore straordinario…raggiunge il suo apice con il principe della risata Totò! Ore 24.00 - Ballo della Super Pupazza Piedimordentara, Spettacolo pirotecnico & poi…“C’era Una Volta nel Regno incantato di Piedimordenti…mezz’ora di pura follia!”

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omico a 360°: barzellette, cabaret, canzoni, nonché imitatore straordinario. Tra le sue voci più sorprendenti quella dell’indimenticabile Principe della risata Totò che raggiunge il massimo della spettacolarità nell’esecuzione impeccabile della celebre “Miss mia cara miss”. Oltre a Totò, cantanti attori politici e …”tutto quanto fa spettacolo !”. Angelo C. calca i palcoscenici di mezza Italia fin dall’età di 16 anni con ottimi risultati e un buon successo, svariando dalle feste di piazza ai teatri, dalle convention alle feste private, ricevendo belle soddisfazioni soprattutto nei locali (pub, discoteche ecc.) dove è presente il circuito del cabaret! Da molto tempo ormai è anche conduttore televisivo e radiofonico sulle più disparate emittenti locali tra Abruzzo e Marche, naturalmente conduttore anche di molte manifestazioni pubbliche quali, concorsi canori, defileé di moda ed anche selezioni di Cabaret per alcuni importanti festival quali “Cabaret amore mio” (Grottammare), festival di Basilicata ed altri. E’ stato tra i protagonisti della trasmissione TAI-TANIC su RAI2 con Massimo Boldi e Anna Falchi dove, arrivando in finale ha concorso per l’assegnazione del prestigioso premio per imitatori “ALIGHIERO NOSCHESE”. Ma la sua presenza sulle reti RAI non è certo una novità, infatti, lo troviamo già dal 1991 con G. Sabani con “CI SIAMO” su RAI1, durante lo stesso anno con P. Franco su RAI2 con STASERA MI BUTTO”. Poi a seguire “CARAMELLE” con il maestro G. Mazza su RAI1 è stato anche ospite di delle frequenze RADIORAI2 con il programma “GUGLIELMO 95”. L’anno scorso, sulle reti MEDIASET con la fortunata trasmissione: “MOMENTI DI GLORIA” condotta da su MIKE BONGIORNO su CANALE 5 ha interpretato con notevole successo il personaggio di Fred Bongusto rivisitando l’intramontabile “una rotonda sul mare”. E per concludere finalista del campionato imitatori su Rai1 al fianco dell’affascinante Luisa Corna in “Si Si è proprio lui!” su RAI1 Insomma: concludendooo come direbbe il grande Mike, lo show sarà un susseguirsi di gag, battute e personaggi famosi che vi rilasceranno un solo autografo: quello di ... Angelo Carestia!!! Vi aspetto a Piedimordenti Lunedi’ 20 AGOSTO 2012 dalle ore 22.30

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C’erano una volta …gli Augustus!

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nno 1976, gli anni della contestazione giovanile del 1968 si sentivano ancora, appena 7 anni prima il grande concerto di Woodstock (1969) dove tutte le stelle nascenti ed affermate del Rock moderno si esibirono. Si respirava un aria musicale di grande spessore, una rottura tra il classico ed il nuovo, Jimmy Hendrix, Santana, gli Hoo, Bob Marley, Deep Purple, Bob Dylan e tanti altri ancora. A Bacugno tutto questo neanche sfiorava le orecchie di chi ci viveva, se non per qualche servizio extra del telegiornale. Per quanto riguarda la musica Popolare nel 1976 come da sempre si ascoltava in occasione di qualche matrimonio o festa di paese dentro qualche osteria, c’erano i migliori suonatori di Organetto: i fratelli Fazio e Antonio Foffo che avevano sempre al seguito Domenico (suo padre), “ le Ciaramelle” di Raffone che ogni tanto veniva a trovare mio padre (Checco) per fargli fare una cantata insieme a qualche altro poeta del posto. In merito alla musica Folk c’erano alcune orchestrine che venivano da fuori ma solo in estate per le feste di paese, con i loro spartiti, la loro scaletta, il loro standard, lo standard di tutte le orchestre di quel tempo, ripetitivo, scontato noiosocon qualche lampo virtuoso, niente che potesse unire chi si esibiva a le persone che stavano sotto il palco se non le belle gambe della soubrette di turno. Nel nostro locale a Fontarello all’epoca venivano tante persone, del posto ma anche da fuori, nel 1975 iniziarono i lavori del tratto della nuova Salaria, un grande cantiere insediatosi a Bacugno dove c’erano operai venuti da ogni parte d’Italia. Il paese era molto popolato, non mancavano matrimoni e battesimi, c’erano anche dei Veneti, chiamati per costruire le abitazioni di emergenza a Cittareale colpito duramente dal terremoto del 1979. L’albergo Calabresi, (così si chiamava) come altre attività di Bacugno era il punto di ritrovo, in quanto si poteva dormire e mangiare, ma c’era di più...c’erano tre fratelli con la passione per la musica oltre che per il proprio lavoro, con il gusto di condividere la cultura musicale di tutta l’Italia, Siciliani, Calabresi, Napoletani, Veneti, Abruzzesi, Milanesi, Romani, che si trovavano lì per lavoro ma avevano anche piacere di sentirsi un pò a casa loro. Era l’autunno del 1976 i miei fratelli Giovanni e Marco con Dante Valentini e Pietro De Acutis iniziarono ad arrangiare qualche pezzo fino a tarda sera, la cosa cominciò così per scherzo, tanto per stare insieme suonando, Pietro all’organetto, Giovanni alla chitarra, Marco alla fisarmonica, Dante alla voce e alla ...fantasia, Gianfranco Valentini che suonava il “pistolone” comunemente detto “putipù” ed io (Alessandro) iniziai con le maracas. Era ancora poco ma tanto bastò per richiamare l’attenzione di tante persone che apprezzavano quel genere di musica e di allegria. Ci attrezzammo con un amplificazione iniziando le prime serate danzanti in occasione del capodanno e di tutte le feste comandate. Questo fu il vero inizio degli Augustus. Ricordo che aspettavamo l’arrivo di Pietro De Acutis che veniva per suonare l’organetto, mio zio Baldassarre.... Baldassarre Alberini (Aldo) è stato il nostro primo animatore, organizzava lotterie, reginette, mi regalò la mia prima batteria, devo a mio zio lo spirito con il quale ancora

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oggi suono, il piacere di dare agli altri il meglio che possa uscire dalle mie note, come lui dava il meglio di se in modo naturale, disinteressato e spontaneo in ogni occasione che lo vedeva impegnato ad organizzare feste. C’era anche Bruno Rosata con le sue quadriglie, oltre a elementi veraci e coloriti come “Nicola ‘e maramoscia”, “Peppe lu pecoraru”, “Aldo ‘e peimordenti”, “lu poeta ‘e Vallemara” con la sua tromba che chiamava “la pupetta”. Tutto iniziò a ruotare intorno agli Augustus. Musica suonata rigorosamente dal vivo, (senza additivi elettronici) con tutti i pregi e difetti ma assolutamente spontanea e naturale fatta di waltzer, polke, marcette, tanghi, la maggior parte, in seguito, cantate da Marco che poi sfoggiava la sua mitica saltarella. Non mancava mai il pezzo del momento, uno di questi “Suzana” di Celentano, “Piccolo Fiore” dei Teppisti dei sogni, un gruppo siciliano che ci fecero conoscere ....i siciliani ovviamente. Noi Augustus eravamo ricettivi alla musica, per quella che non conoscevamo eravamo curiosi, riproponendola a modo nostro e ogni tanto spezzavamo con un Twist. Così come si fa in tutti i paesi ci prendemmo come soprannome “gli augusti”. Cominciarono ad arrivare le prime richieste per concerti nelle feste di paese. D’inverno, le persone venivano a ballare da noi da Montereale, Cittareale, Amatrice, Leonessa, Terzone, Posta, Sigillo, Cascia e Norcia addirittura, d’estate andavamo noi a suonare da loro specialmente nel Leonessano. La nostra scaletta non era mai pianificata, le prove le facevamo quando suonavamo per i veglioni, in diretta, quando c’era qualche nuovo pezzo che richiedeva più impegno ci mettevamo lì qualche minuto di pomeriggio. Nel nostro repertorio Italian Folk trovavano spazio uno o due pezzi di musica leggera appunto, ma per i concerti all’aperto si unirono a noi degli amici speciali, il nostro asso nella manica, durante la pausa che durava una mezzora, io con Alessandro Sordi (tumbe e voce) Roberto Mazzoni (basso) Marco Ronci (chitarra elettrica e voce), Leonardo Mattiello grande musicista e polistrumentista, suonavamo pezzi Rock da Jimy Hendrix a Bob Dylan, dai

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Deep Purple a Bob Marley, con loro però facevamo le prove nel garage, tanti ragazzi venivano solo per ascoltare questo tipo di musica e noi accontentavamo tutti. E così, dopo “no woman no cry” c’era una marcetta! C’era il furgone del Merlo al secolo Roberto Colonna, un Bed Ford Transit che dopo essere stato svuotato dell’attrezzatura idraulica, veniva caricato di tutti gli strumenti e dell’amplificazione, il Merlo diventava il capobanda, saliva a tutti l’adrenalina, sistemati gli strumenti sul palco, prima del concerto ci invitavano sempre a cena, si tornava sul palco abbastanza allegri di buon vino,...chi rimaneva a fare la guardia durante la nostra assenza? Il tutto era custodito dal nostro fedele seguace Pietro detto “La Fera” con il suo costume messicano. Finito il concerto tutti avremmo voluto che ci fosse stato qualcuno per ricaricare gli strumenti ma se c’era qualcuno del posto non ancora sazio si continuava a suonare a secco (senza amplificazione), magari dentro qualche casa. Solitamente tornavamo a Fontarello di giorno. Ogni volta era una festa, per noi e per chi ci veniva a sentire, ogni volta facevamo esibire con noi suonatori del posto, con la nostra musica hanno ballato tanti uomini e tante donne, sono nate coppie che poi si sono sposate. Ogni banchetto servito nel nostro ristorante era necessariamente seguito dalla nostra esibizione, a capodanno tre camerieri dopo aver servito l’ultima portata diventavano gli AUGUSTUS. La scelta di questo nome non è casuale, rappresenta la sana incoscienza, la virtù, la grandezza, la spregiudicatezza, i valori della vita, l’umiltà, l’allegria. AUGUSTUS nasce dall’unione di Augusto Imperatore Romano e di Augusto Zelli. Augusto Zelli è l’icona di molti di noi a Bacugno; bacugnese anche lui, da giovane durante la guerra gli curarono un malanno con una forte dose di medicinali che compromisero parzialmente il suo stato emozionale. Augusto ci seguiva sempre ed era sempre attento ad ogni particolare, Augusto era una persona buona, discreta e rispettosa, Augusto quando gli prendeva “lu mattu”, come si usa dire da noi, era la persona più simpatica di questo mondo, non ho mai più sentito cabarettista o comico in grado di superarlo a mio parere, le sue battute sono rimaste proverbiali in paese, il suo amore per gli animali un esempio per tutte le persone, il suo tedesco maccheronico, le sue avventure immaginarie sulla luna sono state le mie più belle favole da bambino prima e da ragazzo poi, Augusto era una persona di sani principi, tutti i giorni, viveva da solo era autosufficiente, se poteva aiutava chi aveva bisogno nella campagna, noi ci siamo identificati in pieno con questa figura, sgretolando il comune buon pensare nascosto dietro all’indifferenza, all’incoerenza, dietro la falsità e l’arroganza, abbiamo dato spazio alla fantasia con la nostra musica rispettando tutte le persone coinvolgendole in ogni occasione, proprio come faceva Augusto con il suo essere “mattu”. Bene, il tempo passa ma l’anima delle persone non muore mai anche quando non ci sono più, tutte quelle persone che ci hanno incoraggiato balleranno e suoneranno ancora con noi, Angelo Valentini “pippetto” in testa a tutti. Un anticipato ringraziamento all’associazione culturale “Piedimordenti nel cuore” per l’interesse mostrato nel voler risentire, magari solo per una volta, la nostra musica. Un occasione questa che va al di là di ciò che è la musica in se, che mira a ricreare anche se per una sera, un vissuto spensierato, per molti la gioventù, emozioni condivise e mai sopite fino al punto di riunire chi ha contribuito a fargliele vivere. Questo è il senso di valore infinito al quale gli augusti non potevano dire di no. Con sincero piacere, Giovanni, Marco, Alessandro e tutti gli amici che da sempre ci hanno suonato insieme, saranno felici di ritrovarvi il 20 agosto 2012 a Piedimordenti. Alessandro Calabrese

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Dicono di noi i nostri ospiti... Associazione Nazionale Bersaglieri Sezione di Ascoli Piceno Ascoli Piceno li 02 luglio 2012

Spett.le Associazione Culturale Piedimordenti nel cuore tra cultura e tradizioni

Con la presente intendiamo rivolgere i più sentiti ringraziamenti alla Sig.rina Alessandra ed al Comitato per la manifestazione del 20 agosto 2011 cui abbiamo avuto il privilegio di partecipare. La nostra presenza musicale ha trovato un accoglienza calorosa pari a quella di grandi città ed una cortesia familiare ben coniugata con la vostra impeccabile organizzazione. Rimane altresì un piacevole ricordo della rappresentazione teatrale del sabato sera del “Giglio Rosso” che ci ha positivamente impressionato. Saremmo lieti, dunque, di poter essere in futuro nuovamente fra voi per godere della vostra squisita ospitalità. IL PRESIDENTE Cav. Uff. Antonio Feriozzi

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Il campione del Mondo di Organetto Francesco Tassoni

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ello scorso anno festeggiavo il 20° anno di carriera … venti anni di sacrifici e di soddisfazioni, l’organetto mi ha permesso di conoscere realtà a noi lontane, come il Nord ed il Sud America, diversi luoghi europei e realtà più vicine nell’intera nostra Italia. Sento una gran gioia quando le note di questo piccolo, ma grande strumento, portano allegria nelle diverse situazioni. E’ davvero importante per me cercare di trasmettere le mie emozioni, far cantare e ballare la gente, far vivere momenti positivi in un mondo che spesso ci riserva eventi tristi e negativi. Sono tanti i posti che mi sono rimasti nel cuore e tra questi vi è … indovinate un po’??? … PIEDIMORDENTI… Una località che accomuno molto al mio paesino abruzzese dove vivo. Poche case, con tanto verde e campagne coltivate intorno (altra mia grande passione), e tantissima ospitalità. Elementi che caratterizzano i luoghi di montagna e che li rendono unici. La voglia di trasformare la propria piazza del paese in un mix di colori, musica, eventi culturali, tanto divertimento puro e genuino, gustando la gastronomia locale ed un buon bicchiere di vino accomuna gli abitanti che si danno da fare per organizzare al meglio il da farsi. Tutto questo è presente a Piedimordenti e mi ritengo orgoglioso e felice di essere stato scelto per allietare quel 20 agosto 2011 che non potrò dimenticare mai e per il quale ringrazio moltissimo tutti i ragazzi, per l’impegno, l’amore, la determinazione e la grande e quasi surreale ospitalità che mettono per una causa comune: PIEDIMORDENTI !!!! Francesco Tassoni

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Il bucato de ‘na ota

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hissà la faccia che avrebbe fatto la gente di una volta oggi, nell’era della lavatrice, dell’asciugatrice o addirittura della lavanderia che ti fa riportare a casa, i panni ben lavati, stirati ed improfumati … per loro che, anche fare il bucato diventava un gran lavoro, che implicava tempo, fatica, pazienza … immaginarsi che un giorno sarebbe arrivata un’ epoca dove una macchina avrebbe lavato e asciugato i panni da sola, era di certo un sogno inimmaginabile , una vera utopia. Infatti una volta il bucato dei “ panni bianchi” veniva fatto ogni 15 giorni o anche una volta al mese. E bastava, perché la fatica era molta e vi lavoravano tutte le donne di casa per un’intera giornata che doveva essere soleggiata. Naturalmente ogni Regione, paese, casa aveva il suo metodo per lavare i panni, ma il procedimento era a grandi linee molto simile dal Nord al Sud … a Piedimordenti funzionava così … Le donne più giovani e forti portavano tutti i panni sporchi; o ai ruscelli oppure alla fonte del paese, lì con acqua, sapone fatto in casa, bruschino e olio di gomiti, “smollavano” lenzuola, federe, asciugamani, mutandoni, pezze, pannolini e quant’altro. I panni smollati e insaponati erano poi riportati a casa e accomodati dentro una caldaia di rame, disposti con il seguente ordine; prima vi si mettevano le lenzuola, poi le tovaglie,le federe, gli indumenti ed infine la biancheria (in sostanza Dal più grande al piccolo). Un altro “ callaro ” era invece utilizzato per preparare la “ Lisciva ” ( Tipico detersivo realizzato con la cenere ) … “ la lìscia in dialetto Piedimordentaro”. Dall’unione di acqua e cenere nasceva un’alchimia nascosta che miracolosamente faceva diventare bianca, morbida e profumata la biancheria ed il bucato. Questa si preparava così: si portava ad ebollizione l’acqua davanti al fuoco, al suo interno vi si metteva la cenere pulita del forno, generalmente il forno del paese dove ci si faceva il pane. Questa soluzione poi, veniva riversata sui panni sporchi che erano stati antecedentemente accomodati all’interno della vecchia caldaia di rame, che veniva poi rimessa sul fuoco a bollire. Dopo circa trenta minuti si spiccava dal fuoco e si posava per terra, dove si lasciava riposare il bucato per tutta la notte, facendolo raffreddare completamente.

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L’indomani, si toglieva l’intero bucato e si torceva forte, successivamente con le belle ceste piene di panni le lavandaie, si recavano al lavatoio pubblico se c’era o altrimenti si dirigevano verso qualche ruscello, o qualche punto di acqua pulita che scorreva. Per togliere bene la cenere dovevano sbattere con forza i panni sopra la pietra o il legno. Questa era un’operazione importante e fondamentale per togliere ogni residuo che poteva danneggiare il tessuto o lasciare aloni . Prima di metterlo ad asciugare , il bucato andava strizzato bene: i capi tenuti fra due donne, si facevano girare in parti opposte. A quel punto il bucato veniva disteso nei prati per l’asciugatura. L’acqua che rimaneva non veniva gettata, infatti veniva riutilizzata successivamente per lavare i panni colorati … come si suol dire … “ a quell’epoca non si buttava via proprio niente!!!”. Ricordiamo che i detersivi di quel tempo oltre alla nota cenere e al sapone fatto rigorosamente in casa, erano: Varichina, soda, borace, calce, caolino e il preziosissimo aceto. di Alessandra Di Placido

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Il matrimonio di una volta: Olinda Ferroni - Giulio Angelini

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C’era una volta l’osteria di Laurina

aranno forse le prime nebbie d’Autunno che nelle forme più estrose e bizzarre, infiltrandosi fra gole e bassi rilievi, lasciano trasparire retro a sé una campagna stanca, brizzolata, che in silenzio matura i suoi frutti, pronti alla raccolta. Estesi campi di mais, hanno assunto un colore grigiastro, mostrando i primi chicci dorati pronti alla scartocciatura. Frutteti di mele ranette, anucche , golden lasciano cadere a terra le più mature di esse, ormai non più sopportate dai rami. Lunghi filoni di vigne mostrano i suoi grappoli dall’odore dolciastro e appiccicoso facendo immaginare l’ottima vendemmia ed è proprio guardando quelle uve al sole che alla mia mente tornano quei grappoli di uva fragola appesi a quella tanto familiare pergola appoggiata ad un angolo di quella vecchia osteria; sotto le loro foglie disposte in modo simmetrico come foglie d’acanto a ridosso di un capitello corinzio. Ed è lì che i miei recenti ricordi uniti ai ricordi di tanti…si soffermano. E nell’immediato una figura umana torna fra noi, fra noi che l’abbiamo conosciuta, stimata e rispettata; e siamo ancora noi a dedicargli quei versi…

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...L’ultima Osteria.... Nascosta retro un angolo di via Di quel piccolo borgo spopolato Guardi il tempo che inganna e fugge via Cancellandone gli usi del passato Un suono , un gesto, un’ora d’allegria, di quel tempo che tu! Ci hai regalato; conservo! E nel rispetto della gente dall’or, non cambierei con il presente. Li ricordo le note più squillanti Di un organetto co’ la tamburella, che Antonio suona fra cortesi astanti quel ballo antico della saltarella . Un’improvvisazione poi di canti Accompagnati dalla ciaramella Non manca fra di lor chi si concede L’allegro ballo dello spunta piede. E tu! Laurina col tuo far deciso, con i colori rossi all’occasione che tu accendevi sotto il tuo bel viso raggiante e sempre pieno d’espressione. A tutti regalavi il tuo sorriso Accorto, cauto e pieno d’attenzione Un gesto misurato, che non nuoce E una parola spesa sotto voce. Or quando passo innanzi a quella porta Che allo scorrer del tempo si scolora, spiegando il vento và! Una foglia morta innanzi a quella porta muta ancora. E io svuotando tutta la mia sporta, ricordo dopo l’altro mi raffiora e col pensiero e con la fantasia, riapro la porta di quell’osteria.

Bardino del pastore la vitaccia, Giacomo vecchio, ma con simpatia Racconta la sua amara prigionia. Vittorio col suo far si cauto e lieve Racconta sotto voce con premura Le sofferte cacciate sulla neve E il canto di pernici a valle scura. Poi zi berardo padre della Pieve, di forte fibra che non si misura ci parla di un lavoro del passato dell’aratura qual maestro è stato. Il caminetto è acceso, che allegria È una serata come tante , bella, ciascuno è preso da quell’euforia che innesca il gioco della passatella . Si affaccia un avventore e tira via, qualcuno scruta dalla tapparella quell’altro brontolando và in disparte sfortunato col gioco delle carte. Aver rivisto ciò non sembra vero Ascolto un poco quel vociare strano, da non credere agli occhi e al mistero così in punta di piedi mi allontano. Un’emozione grande per davvero Mi travolge e trascina nell’arcano. Laddove tutto si nutre e abbellisce Fra la realtà di un sogno che svanisce. di Dante Valentini

A conversar ancor tante persone, Vedo sedute attorno a un tavolino; rivedo Bersagliere e Simmulone, Minicantonu,Vito e Giovacchino. Vinciarellu, Onorina co’ Pietrone, Spezzaferru, lu Vescovo e Arduino. Nunzio e marzola con il suo buon cuore Dice: “ Oste n’altro litro pè favore”. Odo racconti di vita passata, fra gesti sguardi e muover delle braccia Loreto dona a tutti una risata, racconta Arduino scene sulla caccia. Vinciarellu una storia improvvisata,

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Parliamo…anzi impariamo da lei…S. Margherita

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iù che raccontare la biografia arcinota, vera o presunta, forse fantastica … della nostra Santa, cerchiamo di cogliere qualche aspetto che ci viene suggerito dalla sua vita. Oggi parlare della vita dei Santi con i mezzi di comunicazione che abbiamo è superfluo … tutti conosciamo tutto della loro vita, basta cliccare su internet … Cosa anche facile! Ma scomoda, è invece riflettere sul messaggio che ci trasmettono, nonostante i secoli che ci dividono da loro. Per questo i Santi di oggi sono più alla nostra “portata”, hanno vissuto la nostra epoca, storie più comprensibili, meno fantasiose, più verificabili. Andrebbe certo “aggiornata la devozione”, cioè tra i modelli che la Chiesa propone andrebbe fatta una scelta più vicina ai nostri tempi, ma …” s’è sempre fattu coscì … Apò i me chiamo Margherita, se ci chiamea nonna … Se se cagna non metto più peu entra a na chiesa …ecc. ” ha fatto si che ci fosse un immobilismo 35


di devozione che ha bloccato la cultura, la liturgia, la religiosità stessa, relegandola spesso a semplice folklore, e a pratiche che, involontariamente, rasentano l’esoterismo e, non ultimo, le feste religiose vengono strumentalizzate per scopi politici. Comunque, ad ogni buon conto, I santi tutti hanno in comune l’amore per Cristo.Tutti hanno messo al primo posto Dio, la fede in Lui. Per la fede hanno affrontato la sofferenza, ieri come oggi. Pensiamo ai martiri africani, agli europei per cause politiche, a coloro che in America latina hanno portato avanti battaglie sociali, agli italiani che si sono battuti contro la mafia. Eccolo il messaggio: “l’amore per Cristo” e per esso rinunciare a tutto. Martirio poi significa “ testimonianza”: di questa oggi ne abbiamo grande bisogno. Pensate a quanti che dopo la Cresima si vergognano di dichiararsi cattolici; quanti rinunciano alla fede per motivi di lavoro, poiché gli viene chiesto il certificato di “ sbattezzato”… Con superficialità si rinuncia alla fede, a differenza dei santi che con caparbietà celebriamo. Festeggiare, celebrare, fare memoria nel tempo per richiamare alla mente, per meglio imitare coloro che ci sono modelli nel seguire Cristo. Un “vecchio” e grande amico.

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A mio padre

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apà amava molto il suo piccolo paese, Piedimordenti, però purtroppo per esigenze di lavoro si era dovuto trasferire anche lui in capitale, come la maggior parte dei nostri paesani, ma quando poteva vi faceva subito ritorno. Una volta che si chiudevano le scuole, noi figlie andavamo tutte al paese con mamma e lui ritornava solo il Sabato e la Domenica. Nel mese di Agosto che era in ferie, invece di riposarsi, svolgeva i suoi piccoli lavoretti, non lo ricordo mai un minuto fermo , sempre a trafficare per la casa oppure intento ad aggiustare qualcosa che qualcuno gli aveva portato. Solo la sera si concedeva un momento di relax, per una partita a carte con zio Angelo, zio Sabatino, Ottavio e tutti gli altri … Poi quando c’era da organizzare la festa di Santa Margherita era il primo a partire. Insieme a tutti gli altri grandi festaroli, organizzavano la lotteria, la raccolta dei soldi per le case, si inventavano sempre nuovi giochi per grandi e piccini (i più noti erano la pignatta e il tiro del gallo), pensavano loro ad abbellire la chiesetta con semplicità e rara bellezza, hanno costruito un palco con i tubi innocenti sospeso sulla fontana della piazza … quante cose hanno fatto! E lui sempre lì a prodigarsi per tutto questo, questo era mio padre, si dedicava con anima e corpo in tutto quello che faceva, questa era la sua più grande qualità! Spesso i miei figli mi domandano del nonno e così mi perdo in mille racconti, di tutto ciò che lui ha fatto per il paese e per la propria famiglia. Si dice che con il passare del tempo, il dolore per la perdita di una persona cara… diminuisce,questo a me non è mai successo, perché ancora oggi sento tantissimo la sua mancanza. Nella mia mente sono impressi e li custodisco gelosamente… tanti ricordi di mio padre e ogni volta che li rimembro, vedo il suo grande sorriso che mi dà la forza per andare avanti e non mollare mai. Questo è l’insegnamento più grande che è riuscito a trasmettermi, nella vita bisogna lottare sempre e farcela da soli. Oggi orgogliosamente posso dire che tutto quello che sono , lo devo ad un’unica persona … IL MIO PAPA’! Sua figlia Sabrina Di Placido

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Un dolce ricordo di un giovanissimo Pippo con sua moglie Tina, in sosta nella strada che conduce a Piedimordenti.

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Lettera alla mia grande amica Ketty

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ra il 1985 quando una ragazzina con i capelli lunghi biondissimi e un po’ grassottella arrivò all’improvviso a Piedimordenti … mi domandavo chi fosse? Era semplicemente Ketty … e da lì nacque una grandissima amicizia che tutt’oggi ancora dura. Pensando a lei mi viene in mente tutto quello che abbiamo fatto insieme … da bambine e da più cresciutelle. Le innumerevoli passeggiate per arrivare a Bacugno, i nostri pranzi notturni, tutte quelle volte che volevamo vedere insieme l’alba, i mille pic nic lungo il fiume oppure i nostri mitici gavettoni a ferragosto nella piazza del paese. Siamo cresciute insieme, siamo diventate due piccole donne facendoci compagnia, e quando arrivò l’età giusta per uscire con la macchina andavamo o in discoteca a Miravalle oppure alle feste paesane. Ancora 40


oggi mi viene in mente il nomignolo che ci diede Sergio , il nonno materno di ketty, ci chiamava sempre … “ Ecco Lemma Lemma & Batti La fiacca “ e noi perse a ridere come due matte. Generalmente con il passare del tempo, capita che l’amicizia finisce per perdersi, ma la nostra mai … sarà anche dato dal fatto che ci uniscono tante cose. La vita ad entrambi ci ha messo spesse volte a dura prova, ma siamo andate sempre avanti, guardando il nostro futuro. Nel periodo più brutto ketty c’era ed ha sempre cercato di alleviarmi il dolore standomi sempre vicina, altrettanto ho cercato di fare io, quando il destino beffardo era stato crudele con lei, nonostante fosse lontana da me. Oggi siamo delle donne serene , felicemente mamme orgogliose della nostra vita perché accanto abbiamo delle persone che ci vogliono bene e soprattutto dei figli meravigliosi che completano la nostra vita! Grazie di tutto amica mia … ti voglio bene! di Sabrina Di Placido

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Noè e la moglie Rea

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a valle Sabina del Velino e Rieti risalgono al tempo del diluvio ( reate sabinis ); dalla moglie di Noè, REA, sembra aver preso nome la città di Reate ( attualmente Rieti ). Una moneta o medaglia molto antica rinvenuta a Cotilia Terme raffigura due teste senza collo, con i parientali o ( nuche ) accostati che sorreggono una manata di spighe di frumento, probabilmente grano; si notano in profilo due visi. Le spighe di grano potrebbero far presumere che detta medaglia sia da farsi risalire a Noè giacchè , come detto nella Genesi, era coltivatore di grano e di frutti vari, fu inventore del vino ed insegnò la coltivazione della vigna ai figli e poi ai nipoti. La Genesi sostiene che la Bibbia contiene la verità letterale della creazione del mondo e dalla specie compiuta da Dio; non condivido il principio scientifico dell’evoluzione della specie, sostenendo che si tratta solo di una teoria; cioè scienza speculativa. I sondaggi hanno dimostrato che la maggioranza del mondo occidentale crede che la Bibbia sia storicamente corretta e rifletta parola per parola la volontà di Dio, mentre altri affermano che oltre il quaranta per cento degli americani crede che la Bibbia sia ispirata da Dio ma che vada interpretata. Lo stato del Kentucki sta costruendo la nuova arca di Noè ed ha già realizzato il Museo della Creazione che attiverà tra l’altro un turismo religioso di scuole e chiese. IL DILUVIO ( Gen. 7,7 ) … e il signore disse a Noè: “ entra nell’arca tu e tutta la tua famiglia, perché ti ho veduto giusto nel mio cospetto, in mezzo a questa generazione. Di tutti gli animali puri ne prenderai sette coppie maschio e femmina; e degli animali impuri una coppia maschio e femmina. E parimenti degli uccelli, dell’ariane prenderai sette coppie, maschio e femmina, affinchè se ne salvi la razza sulla faccia della terra. Perché di qui a sette giorni farò piovere su tutta la terra per quaranta giorni e quaranta notti; e sterminerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato: uomo e animali, che mi pento d’averli fatti; siccome la terra per colpa degli uomini è piena d’iniquità io li sterminerò con la terra.” Noè fece tutto quello che il signore gli aveva comandato. LA MALVAGITA’ DEGLI UOMINI VENNE PUNITA DAL DILUVIO UNIVERSALE DIO PREMIA LA BONTA’ E LA LABORIOSITA’ DI NOE’ E DELLA SUA FAMIGLIA.

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Dalla Scrittura Sacra è narrata La reate leggenda di Noè e del Divino; essa racconta che in era ormai passata, dal diluvio emersero le cime del reatino. L’arca di Noè sfiorò il Vettore Sibillino Di fronte al gran corno del Gran Sasso; mentre le acque diminuivano pian pianino il Patriarca scende dolcemente verso il basso: vede il Terminillo, Cambio e Boragine con le altre cime basse ancora immerse. Di tutte le valli apparia solo l’immagine, sol la Vacunea compariva in acque terse. La barca navigò su placide correnti: sopra la Falacrina, giacente in val Velina. Il Progenitore approdò a Piedimordenti E rimirò la Vacunea valle ch’era vicina. Al centro del colle si fermò la barca Così come previsto aveva il Patriarca. Dio disse a Noè : “ qui costruirai l’abitato “, e in un tempo ragionevole venne realizzato. Noè fu dunque il primo abitante, che tanta gloria dono’ in un istante: dall’Ara del dono magnificò ogni lato che circondava tutto il suo casato. Dio disse a Noè : “ Bravo c’hai fermato la barca, il patto con me l’hai esaudito lodevolmente intero”. Noè e la moglie Rea parlarono ai figli dentro l’Arca: “Ora dobbiamo ricostruir il nuovo mondo vero; bandite dentro voi pensieri egoisti; renda il lavoro onesto i giusti frutti; siate sempre buoni,sabini e altruisti; concordia tra voi e rispetto per tutti, ricordatevi , quando il diluvio sommerse il mondo senza la barca di Dio , saremmo andati a fondo; lavorate e dedicate al bene i vostri impegni perché è bello essere sabini ed esserne degni”.

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Sem, Cam e Jafet promisero bontà e sapienza Di un genere umano, buono, onesto e rinnovato, fatto di vera bontà dell’animo e coerenza: “il patto stabilito da te con Dio verrà attuato”. Con leonini ruggiti, ululati, abbai e barriti, Noè fece uscire le colombe dalla barca Accompagnate da ragli, belati e nitriti; in un tempo notevole si svuotò l’arca. Noè rinnovò la terra con parenti stretti: Sem popolò l’Asia con la stirpe di Semiti; Jafet l’Europa con la progenie dei Giappetti Camen l’Africa settentrionale con i Camiti. Noè : sei più tre, compì secoli nove; tre li visse dopo che uscì dall’Arca; restò in questo loco e non altrove per sentimenti affettivi del patriarca. “Figli di questo secondo Adamo, da cui nacque la terra rinnovata; sta cadendo il mio vecchio ramo; cui rifiorì la discendenza innata. Sono in agonia tutto il mio passato È dentro me che Dio già me l’ha dato; la vita terrena non è più nel corpo mio, vissuta a lungo, ecco! Se la prende Dio”. E si addormentò felice nel signore Come una corolla quando il fiore muore. Il corpo qui sepolto quando l’alba punge L’alma al ciel il buon Dio raggiunge. Groviglio contorto appaiono le mani, hanno manipolato la terra per i pani. Il sole , nei secoli, ha brunito la sua pelle, corteccia d’albero vetusto,dura e ribelle. Posto nell’arca del ciel, giammai reo, per ritornar lo spirito al creatore, tra i pianeti variopinti dell’empireo, scenario immenso , multicolore. Dolci poetici versi rianimate: cuore e anima assetati d’amore di cose sovrumane trasognate! Un raggio di sole porta il calore! di Paolo Di Placido

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…I NOSTRI PICCOLI SCRITTORI…

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Eleonora: l’unica bambina a Piedimordenti

iao a tutti! Sono Eleonora Cenfi io vivo tutto l’anno a Piedimordenti, ho dieci anni, vado a scuola ad Amatrice e quest’anno dovrò fare la IV° Elementare durante il tempo libero vado a ballare con il Gruppo folcloristico Falacrina di Cittareale. Una delle mie più grandi passioni sono i cavalli infatti ne ho nove. Beh, tutta la mia vita scorre in questo piccolo paese, solo qui sono libera di fare tutto ciò che voglio perché nessuno mi dice nulla. In questo paese c’è poi una persona a me molto cara e speciale ed è Anna Maria Di Placido, lei anche se è molto piu grande di me, la ritengo la mia migliore amica. Soprattutto in Inverno gran parte del mio tempo lo trascorro in casa studiando e facendo i compiti e quando ho terminato gioco un po’ con il mio computer, quando esco al paese incontro sempre le solite persone come zia Marietta e Gino, certo qui l’inverno è molto lungo da passare e soprattutto quando fa molta neve come qst’anno , anche se a dire la verità con tutta quella neve mi sono davvero divertita tanto. Questa è semplicemente la mia vita e questo paese non lo cambierei con nulla al mondo. Eleonora Cenfi

Della serie “tale legno ... tale tacchiu!” A destra la sua mamma ANNA DI PLACIDO!

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Lo zio D’America…

Giuseppe: un Piedi – Americano

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iuseppe Gentilucci era il fratello di Domenico Antonio detto “Cimittu”, Salvatore, Angelo e Clementina. Durante la crisi degli anni ’20 partì da Piedimordenti, suo amato Loco natìo e giunse in America in cerca di fortuna, lì trovo’ lavoro come cavatore di pietre; ogni giorno caricava a mano vagoni di terra e breccia diretti alla costruzione di strade. Iniziò per lui una nuova vita, lontano…troppo lontano da casa, dal suo paese, dalla sua gente…quel piccolo paesino di montagna che gli aveva dato le origini venne sostituito con il North Weymouth in Massachuttes (USA), ma per Giuseppe…Piedimordenti rimaneva sempre la sua casa, la sua famiglia il suo grande ed indimenticabile amore. Ormai stabilito in America , Giuseppe incontrò la sua dolce metà, si sposò con Caterina un’ Italiana originaria di Pescara, anche lei aveva deciso di abbandonare il suo paese per fare fortuna; da questo matrimonio nacquero due figlie Esther e Eleonor Gentilucci purtroppo questa felicità raggiunta durerà poco perche Caterina muore a causa di un avvelenamento … dopo questo lutto Giuseppe si sposerà di nuovo con Lisa, altra bellissima donna Italiana di Canosa Sannita in Provincia Di Chieti. Dopo anni di lunghissima assenza, Giuseppe tornò per la prima volta in Italia, nel suo tanto amato Piedimordenti ; era il 1950 dove famosa fu la sua ottava cantata nell’Osteria di Benedetto a Piedimordenti recuperata da Dante Valentini… “Povero abbandonato mio paese, ancora al buio come ti ho lasciato, se fossi stato un borgo Londinese, saresti stato tutto illuminato, farò richiesta al buon vallemarese, eletto anche da noi sindaco è stato. Se la promessa in vero si traduce, Piedimordenti presto avrà la luce.” Il bizzarro destino di Giuseppe Gentilucci , volle che questo ritorno a casa dopo anni di assenza conciliasse con la fine del suo viaggio su questa terra, infatti a causa di un incidente perse la vita sul suo motorino in località Posta. La sua salma venne riportata in America per volontà delle figlie. Giugno 2012 … Robert Sacchetti Nipote di Giuseppe scrive direttamente dall’AMERICA per il nostro libricino … Our first, only and certainly not last

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visit to Italy arrived shortly after my 30th birthday in October 2007. It was a lifelong desire to finally visit my distant family in Piedimordenti. I would finally have a chance to visit the home that was framed in beautifully among the mountains within in a picture of my childhood home. I would finally have a chance to meet the relatives on the other side of the phone speaking an alien language, LOUDLY, who called each and every Easter to speak with my “Nonna” (Eleanor). What was most special about this trip, I was able to share the memories and experiences with my bride, Jessica and my parents Tony and Cheryl. In my vision of Piedimordenti painted by stories of my Great Grandfather (Giuseppe) told by my “ nonna ”, was a small village surrounded by beautiful green mountains far from any hustle of the city. In reality, the stories I heard were close to actuality. The pristine beauty of the scenery and pure simplicity of life is admirable. Living among the trees and in the high country left us with a sense of relaxation and complacency. Even going to church is simple; it’s attached to the house! I have never seen that in America! Even with all the ancient beauty and scenery, what we most remember and enjoyed was the people. My relatives, Domenico and Silvana, Alessandra, Anna Maria, Maria and Antonietta and many more. Everybody was extraordinarily hospitable, even Greta (woof). Here come 4 Americans interrupting their daily lives and they did everything they could to makes sure we enjoyed our time in Italy.

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It was very evident that my relatives loved where there called home and wanted to show us. Did I mention the food? Oh my God, were we fed well. I’ll never forget that. I didn’t understand much of what Maria and Antonietta told me, but what I did understand was they really wanted me to have a Baby, SOON. Although I would have preferred that I could have told my friends that my children were “Made in Italy” we waited 2 more years before welcoming our first born Robbie

Jr. Lucia arrived 2 years later. We are counting the days we get bring them to Piedimordenti for the first time. Quanto segue è la traduzione “non ottimale” che abbiamo provato a fare … ci scusiamo anticipatamente per eventuali errori. La nostra Prima, sola ma non certamente ultima visita in Italia è avvenuta subito dopo il mio 30° compleanno, nell’Ottobre 2007. Era il sogno della mia vita, poter conoscere la mia famiglia lontana a Piedimordenti. Ho finalmente avuto la possibilità di vistare la casa che è stata incorniciata, in modo bello tra le montagne in un quadro all’interno della casa della mia infanzia. Ho finalmente avuto la possibilità di incontrare (conoscere) le persone con cui noi parlavamo sempre al telefono, con un linguaggio alieno, “divertente”, e queste persone chiamavano ogni pasqua ( per le festività )per parlare con mia nonna Eleonor. La cosa più speciale di questo viaggio è che ho potuto condividere i ricordi e le esperienze con mia moglie Jessica e i miei genitori Tony e Cheryl. Nella mia immaginazione Piedimordenti, descritto dai racconti che il mio bisnonno Giuseppe raccontava a mia nonna, era un piccolo paesino contornato da delle bellissime montagne verdi, lontano da ogni trambusto della città. (Ho poi scoperto con questo viaggio) che le storie che io ascoltavo, erano molto vicine alla realtà . La bellezza incontaminata dei paesaggi e la pura semplicità della vita è ammirabile.Vivere tra gli alberi e in un paesino (d’alta montagna) ci ha lasciato con un senso di rilassamento e di compiacenza. Anche andare in chiesa è semplice; infatti questa è attaccata alla casa! Io non ho mai visto una cosa del genere in America! Anche con tutta l’antica bellezza e il paesaggio ciò che più ricordo con piacere è l’accoglienza che abbiamo avuto , delle persone

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(degli abitanti). Tutti i miei parenti, Domenico e Silvana, Alessandra e Anna Maria, Maria e Antonietta e molti altri, ognuno di loro fu straordinariamente ospitale, anche il cane Greta. Ecco che arrivano quattro americani che interrompono la loro vita quotidiana e (loro) hanno fatto tutto il possibile, per assicurarsi che noi ci godessimo a pieno la nostra vacanza in Italia. Ciò era molto evidente dall’amore dei mie parenti che ci chiamavano nelle loro case per mostrarcele. Ho già parlato del cibo??? O mio Dio! Ci siamo saziati bene ( abbiamo mangiato tantissimo) , non potrò mai dimenticarlo. Non ho mai capito molto bene cosa Maria e Antonietta mi dicessero, ma capivo che volevano facessi un figlio molto presto. Sebbene avrei preferito aver potuto dire ai miei amici che i miei bambini fossero (Made In Italy), abbiamo aspettato più di due anni prima di accogliere il nostro primo genito Robbie junior, e Lucia è arrivata ancora dopo due anni. Stiamo contando i giorni in cui li porteremo a Piedimordenti per la 1°volta. di Robert Sacchetti

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Piedimordenti e il canto a braccio

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iedimordenti è stato da sempre un piccolo lembo di terra considerato parte integrante della Valle – Vacunea ; piccolo per il suo numero di abitanti e di case, ma altrettanto grande per la sua espressione ed immagine poetica, che risale alla più lontana notte dei tempi. Infatti a tutt’oggi gli abitanti di questo piccolo borgo sono eccellenti sostenitori del canto a braccio; anche se non amano esibirsi Oh! improvvisare dal palco. Spesse volte mi sono chiesto da chi avessero ereditato questa passione, o vena poetica, che entrambi uomini e donne posseggono e trasmettono con saggezza ai giovani. Forse colsero i primi insegnamenti dal vecchio Plinio mentre spendeva i resti le sue vacanze fra i resti del lontano Forum – Deci? … da Orazio Flacco mentre esternava dal Vecchio Castellone? … sicuramente tutto ciò avrà contribuito, ma la risposta più saliente mi viene data solo dopo aver letto attentamente uno dei tanti poemi di Omero. Cantore greco , risalente al 10° sec. a.C con “la fuga delle Muse dal Monte Parnaso”. Affrescata poi dal grande Raffaello e conservate nelle stanze Vaticane. Soltanto all’ora ho potuto capire l’esatta provenienza di questa nobile Eredità. Stando al contenuto del testo le Muse fuggirono dal monte Parnaso ( Grecia ) per l’enorme quantità di escrementi caprini maleodoranti accumulatisi attorno alle loro dimore, costringendo le stesse a fuggire. Traversato il bacino Mediterraneo una di loro, precisamente Talia ; dopo aver vagato fra i Monti Appennini, scelse come dimora Tagliacozzo; tradotto alla lettera “ Ozio di TALIA” . Tagliacozzo oggi cittadina del capoluogo Abbruzzese Aquila, estremamente ricca di flora e di fauna. Da lì trasmise i suoi insegnamenti che non tardarono ad essere recepiti dagli abitanti delle Valli limitrofe, che ancora oggi difendono con orgoglio, compresa la Valle Vacunea ove è ubicato il grazioso borgo di Piedimordenti. Piedi mordenti in tutte le epoche ha sempre vantato di validi rappresentanti del canto a braccio, ed era proprio la stretta convivenza con Bacugno , paese antistante ad esso e veterano di Poesia che portava gli abitanti di Piedimordenti a riunirsi e concedersi serate di canto a braccio. Normalmente queste serate , venivano spese nella nota osteria del paese “ l’OSTERIA DI BENEDETTO”, in essere fino agli anni ’60. Ove non mancava mai la buona acco-

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glienza e la tanta passione da parte sua per la Poesia. O addirittura in case private che, per l’evento il capo-famiglia metteva a disposizione la propria abitazione. Riuniti attorno ad un grosso tavolo e riscaldati da un vecchio camino , dove in silenzio bruciava la legna in una delle tante serate d’inverno . Ed era proprio lì , in quel piccolo spazio di mattonelle traballanti che si consumava una serata di svago, nutriti dalla più fraterna e duratura amicizia. Da non dimenticare che Piedimordenti ha sempre vantato e goduto di un’affascinante gentil sesso , ed era anche questa una grande forza trainante , che dava vita a canti, balli e spassose serenate. A proposito di tutto ciò vorrei riportare alcune terzine cantate a Piedimordenti negli anni che furono e, qualche ottava d’autore che purtroppo non è più fra noi. Piedimordenti mè, n’cima allu fiume Stasera le resenti du cantate, nn’anzi a ‘ ncaminu, che se rembe e fume. Totarello Fior d’arbanella, lascio aperta la porta della stalla, pe vedette e passà femmona bella. Giulio e L’africanu “Rivolto … a quella che sarebbe divenuta sua moglie Giuseppina Gentilucci” Scendete tutte bimbe innamorate La casa e li cimitti è piena e argume Diteme già a chi sete destinate. Tomassetti Se me vado a affaccià vedo la luna Dice lu nome d’ogni ‘nnamorata, armeno a mi lasciatemene una. N’Donu e Mariò

Antonio Gentilucci, Ercole e Toto Placidi, Sabatino Espureo

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Fiore de rame io faccio lo carbò su a Mattecone Te penso e me se passa sete e fame Domenico lu carbonaro Se potesse parlà co la madonna Jè cercherebbe na femmona santa Com’era Santa ella femmona ‘e nonna Berardinu lu ferraru Il quest’ultima terzina il cantore si riferisce alla sua nonna adottiva, Angelica Gentilucci. Venuta in seconde nozze presso la famiglia Valentini. Dopo queste allegre e spassose terzine cantate ad organetto, vorrei riportare un ottava scritta da un soldato di Piedimordenti, Alberto Placidi detto “ Lu tedesco” che dovendo tornare al fronte greco - albanese dopo una licenza agricola perse la corriera l’ allora S.A.U.R.A alla fermata di Bacugno, lu casalittu, ove le truppe volanti Americane in una mattina d’Autunno bombardarono senza scrupolo la corriera proveniente d’ Amatrice uccidendo circa 13 passeggeri fra cui una bimba trovata carbonizzata in braccio al suo papà. Alberto incorporato al Reg.to Fanteria d’ASSALTO per non tornare a Piedimordenti per poi ripartire il giorno dopo preferì farsi 3 km di corsa. Raggiunse la corriera a Posta e ripartì…giunto al regg.to scrisse così: “Di corsa feci tre miglia di via Per non ritornà ancora a Piedimordenti Il fronte m’aspettava d’Albania, dove erano schierati i contingenti. C’erano alpini, fanti … Artiglieria, ognuno pronto a quei combattimenti. Senza pensare a quale era la sorte Lottavi ogni momento con la morte.” Alberto Placidi Per lor innalziamo cento padre nostri Che destino quel sommo Padre Eterno Che li raccolga son fratelli nostri Addormentati nel suo sonno eterno. Caddero sotto sfiguranti mostri Sotto le nevi del più freddo inverno. Questa ottava mi venne data da mio zio Augusto Gregori, manca della chiusura e dell’autore, venne detta a Santa Croce nella vecchia casa del fabbro Casperino Moriconi negli anni 45/46 da un soldato di Piedimordenti reduce dalla campagna di Russia, in occasione di una festa organizzata dalla moglie dello stesso Casperino, Antonia Scalla, per tutti i soldati tornati dalla guerra. In una serata di canto all’osteria di Benedetto, Giuseppe Gentilucci appena ritornato dall’America, interessandosi assieme ad altri compaesani per ottenere l’illuminazione si espresse così…

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Povero abbandonato mio paese Ancora al buio come ti ho lasciato, se fossi stato un borgo Londinese saresti stato tutto illuminato farò richiesta al buon Vallemarese eletto anche da noi sindaco è stato. Se la promessa in vero si traduce Piedimordenti presto avrà la luce. Giuseppe anni ‘56/59 Paesello con le muse tutte in coro, con loro canto a te questa mattina, mentre la spiga si colora d’oro . io bevo l’acqua fresca e cristallina. Fra i campi gente dedica al lavoro, curva vedo apparir lungo la china. Mentre sovrasta il cielo ch’è un incanto Dalle valli risale un vecchio canto. Scenzu e Marzola anno ‘65 Questa natura oggi rigogliosa Silente con quel dolce odor di fieno Ognuno la vorrebbe come sposa, or di bellezza lei ne ha fatto il pieno. Come una partoriente ora riposa, E ad ammirarla c’è qualche occhio alieno. Noi che di questa valle siamo i figli La guardiamo di notte tra i sbadigli. Alessandra Di Placido anno 2011 Cari lettori, ho cercato di riportare con questo semplice scritto una piccola parte di storia di Piedimordenti e il suo canto a braccio. Avrei potuto aggiungere altre cose, altri nomi, ma non voglio essere troppo invadente con lo scritto, per lo spazio che mi offre questo modesto giornalino. Credo comunque sia stato sufficiente per mostrarvi la ricchezza d’animo, la passione per la poesia, la voglia di vivere, le sue passioni…che fanno di questo paese una distinta ed unica dimora. di Dante Valentini

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Francesca: la ragazza che vive in citta’…ma ama il suo paese!

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on la decisione qualche anno fa di riniziare i festeggiamenti della nostra patrona S. Margherita, Piedimordenti è rinato, è come se fosse risuscitato da un lungo letargo. I paesani sono rinati, tra di noi c’è più complicità e tanta voglia di fare, di collaborare per fare in modo che questo paese ogni anno abbia qualcosa di suo e di speciale per gli altri da far raccontare e ricordare…anche se per noi, è comunque già sempre speciale, senza alcuna festa…con la piazza quasi vuota, con l’unico rumore dell’acqua del fontanile che sgorga e con solo 10 abitanti... Io pur non vivendo tutto l’anno qui, ogni volta che faccio ritorno al paese è sempre come se mi sentissi a casa, è come se io fossi nata qua; forse perchè mia madre e mio padre fin da piccola mi hanno portata e crescendo ho capito che senza Piedimordenti io non posso stare. Tutti mi dicevano: “ vedrai che quando cresci ti stancherai anche tu di andare al paese!” ma io questa “non voglia” di tornare ogni estate e quest’anno spesse volte anche d’ Inverno non la vedo e non la sento è un emozione che non mi appartiene... forse solo chi è appassionato come me di questo paese può capire quello che sento quando mi trovo qui, quando esco in piazza e sorrido semplicemente guardando l’orizzonte perchè mi da tranquillità, allegria…quando sto qui sento di poter staccare la spina da tutto e da tutti, sento di non pensare a niente e di dedicarmi completamente a me stessa e alla mia felicità…ecco che effetto fa Piedimordenti e non voglio privarmene neppure per un istante... Non ho molte altre cose da aggiungere, ringrazio come ogni anno i miei nonni che sfortunatamente oggi non ci sono più e non ho avuto abbastanza tempo per conoscerli come avrei voluto , li ringrazio perché senza di loro questa possibilità di vivere questo paese forse non l’avrei mai avuta. Spero che anche quest’anno Piedimordenti brilli come non mai … perche noi paesello mio, siamo qui tutti pronti per farti risplendere come una stella... …Un saluto speciale a tutti i miei adorati paesani…& anche per quest’anno siamo prontissimi… di Petrioli Francesca

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…ATTIMI DI RICORDI…

na volta festeggiare era occasione di incontro, di celebrazione dei nostri santi, scambio di esperienze, racconto di fatti accaduti, programmare il futuro, ricerca di persone…si combinava un po’ di tutto…Religiosità, fiere e matrimoni… E poiché i mezzi e i professionisti scarseggiavano ci si affidava a persone esperte che, appunto, si contattavano anche durante queste occasioni. Tornano alla mente vecchi mestieri ormai definitivamente scomparsi perché la tecnica si evolve, si ammoderna, la scienza impone le sue scoperte, nuovi materiali facilitano il lavoro e danno più garanzie di sicurezza; e tra le vecchie professioni non posso cancellare dalla mia mente: Lu “ Macerista”, mestiere non facile; costruire le “macere“ per delimitare confini, proprietà ecc. incastrando con maestria pietre non levigate, una per una; nella nostra montagna è possibile ancora trovare reperti del genere. Lu “Sprenatore“ che assisteva con competenza ai parti del bestiame (ostetrico veterinario) Lu “Crastinu“: buoi, asini, cavalli, arieti, suini, per tenerli “manzi “ e renderli più commestibili necessitavano di operazione delicata che richiedeva esperienza. Lu “Calecarellu (calecaregliu)” che componeva la “calecara “per la cottura delle pietre da cui ricavare calce viva. Quanto folklore, quanta familiarità, quanti detti e motti, quanti misteri intorno a queste professioni… Un “vecchio” e grande amico

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Un sito...a portata di Valle

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ra i monti dell’Appennino centrale, nel lembo di terra della regione Lazio che si incunea tra Marche Umbria e Abruzzo, il fiume Velino solca questa stupenda valle dove la natura intatta e splendente regala affascinanti

scenari. Un paesaggio variegato, ricco di attrattive in tutte le stagioni, dai mille colori e profumi. Dalla maestosità delle cime innevate, alla meraviglia delle montagne e dei boschi; dalle sorgenti di acqua naturali alle verdi vallate; dalla suggestione delle Gole del Velino, fino agli splendidi prati colorati. Numerosi caratteristici piccoli paesini disseminati nella valle popolano di operosa vitalità questa terra. Nei visi, nelle espressioni, nel dialetto degli abitanti si ritrova tutto il prezioso sapore di un mondo contadino ben conservato nelle usanze e nelle tradizioni, che ha caratterizzato anche il paesaggio col duro lavoro nei campi. Una zona di montagna impervia, dove le popolazioni si sono insediate superando gli ostacoli del territorio e dove nel corso dei secoli, il susseguirsi delle vicissitudini storiche hanno lasciato importanti segni che sono oggi attrazioni da ammirare. Come l’Antica Via Salaria, che percorrendo in lungo la valle diede vita ad insediamenti e portò prosperità. Un ambiente da vivere in tanti modi diversi: escursioni in alta montagna, camminate nel bosco per raccogliere i suoi frutti, passeggiate in mountain bike, picnic sui prati, sci ed equitazione, gite alla scoperta di siti archeologici e culturali, serate danzanti all’insegna del costume popolare, feste tradizionali ed eventi culturali, degustazione della buona cucina locale e tanto altro. L’Alta Valle del Velino si fa amare anche solo nel semplice lasciarsi prendere da quell’atmosfera di una vita che a volte sembra procedere con ritmi appartenenti ad un’epoca ormai lontana. Tutte queste prerogative sono una ricchezza che può rappresentare anche una grande risorsa se adeguatamente sottoposte all’attenzione del pubblico e anche degli abitanti stessi che spesso le ignorano. Da tale consapevolezza è nata l’ambiziosa idea del sito web www.altavalledelvelino.com che ha come scopo la divulgazione di tutte queste bellezze, raccogliendo in un unico luogo tutte le attrattive esistenti e trattandole come un argomento unitario che superi frazionamenti e singolarità. A t t r ave r s o questo sito si potrà avere in un unico spazio

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una rassegna completa di tutto questo. Altavalledelvelino.com è anche una sorta di comunità per gli abitanti dell’Alta Valle del Velino che, essendo sempre stati legati da una storia comune e sempre molto a contatto tra di loro, potranno interagire con queste pagine avendo a disposizione dei servizi concretamente utili. Le cose da scrivere e i temi da trattare sono innumerevoli e il sito è in continua crescita, per questo è sempre ben accetto l’aiuto di chiunque abbia a cuore di inserire un argomento che ritiene interessante sottoponendo i suoi articoli che saranno certamente pubblicati. L’Alta Valle del Velino ha avuto nel tempo periodi di grande importanza e altri di isolamento e abbandono: oggi è arrivato il momento di riscattare questo territorio facendo valere ciò che di prezioso possiede. di Gianluca Paoni

Tra vecchi album di ricordi, è spuntata questa foto che ritrae un piccolo e tenero Domenico Angelini...

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Tra Passato e Presente: raccontare il mondo che cambia attraverso gli “occhi spenti” di Zia Marietta.

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ondo Antico e Mondo Moderno … quante volte sono stati messi a confronto, quante volte ci siamo sentiti ripetere : “ Una ‘ota se dicia” … “una ‘ota se facia” e … “quanno eravamo munelli noiatri” ed ogni volta che abbiamo ascoltato vecchi racconti di nonni, zii o genitori quante volte abbiamo immaginato di appartenere in quell’epoca dove vista con gli occhi di oggi era sprovvista di tutto, ma per la gente di ieri tutto quel poco che c’era , era abbastanza e sufficiente per vivere ed essere sereni! Mi sono chiesta tante volte come sarebbe stato vivere in quel mondo che non è stato poi così lontano … ma meravigliosamente diverso! E nel perdermi nei racconti di una volta che mi hanno sempre particolarmente affascinata mi sono chiesta … quanto ne sapessero “i giovani di una volta” , “i nonni” di oggi di questo mondo moderno ed è da ciò che si scaturisce la mia Intervista! …E’ ormai la fine di un freddo e nevoso Inverno paesano, mi ritrovo in un uggioso pomeriggio di pioggia a fare merenda con pane e salciccia di fegato con zia Marietta (per il lettore che non è del posto … preciso che zia Marietta è una donnona arzilla, ormai avanti con l’età che in tenerissima età, intorno ai 18 anni ha perso completamente la vista continuando a vivere con spregiudicata allegria in un mondo no nero e buio … ma grigio! ); i pomeriggi con zia Marietta sono sempre pieni di mille faccende e di tanti racconti, è incredibile la sua memoria di ferro … Inizio nel dirle: “Sai zia stavo pensando che quest’anno per il libricino della festa vorrei farti un intervista, ti farò una serie di domande prima sul presente e poi sul passato e tu mi dovrai rispondere … con la prima cosa che ti viene in mente … senza pensarci troppo ve bene!?” e lei: “ A Sà, a zia io non saccio che vò n’tenne, conunque daje proemo m’po’!” … è solo l’inizio di un pomeriggio di mille risate!!! Nome: Maria Cognome: Gentilucci Anno di Nascita : 22 Febbraio 1928 Dove sei nata? A Piedimordenti in casa L’ultima classe scolastica che hai frequentato? La 5° elementare

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Una delle tue maestre? Velia Granati … viveva in via del Cerro a Rieti … Iniziamo con una serie di domande sul mondo moderno … Che cosa è il digitale terrestre? Bà … terrestre! sarà quarche Religione … Che cosa è lo spread? È un formaggio (deduco abbia fatto confusione con lo speak che comunque non è un formaggio) Cosa si intende per I.M.U? Lu Linu era quello pè tesse, pè fa la canapa Che cosa è un computer? Dicono che tutte le cose del mondo stanno lì dentro, ma chi l’ha visto mai! Quale è per il ragazzi di oggi il significato del verbo “limonare”? Fanno l’ozio, non vonno lavorà. Hai mai sentito parlare di lettore MP3? Bò tutte parole fori posto. Contraria o a favore della convivenza? Bè diciamo che è meglio il matrimonio Cosa si festeggia per halloween? Santa Margherita Phard, Rimmel, Fondotinta e correttore cosa sono? Il correttore già l’ho n’teso na’ vota … ma bò che ne saccio tutte ste parole stupide! Mutanda o perizoma? Ma lo perizona che sarebbe???... aaaaaaaaaaah ho capitu! Ma io me trovo bene co li mutanduni! Gonna o pantaloni? Pantaloni Cosa è un cinema in 3d? Bà chi li capisce li cinema … tre dì vorrà significà che ‘so cinema dura tre jorni! Chi è il Dj? È un attore E il vocalist? Pija un bicchiere e beve Cosa si intende per Faccia Libro? Se n’tenderà che studiano E se ti taggano cosa succede? Me vengu addossu Perché la benzina è così cara? Perché lo Stato Italiano si trova in defice (deficit) Cosa sono le auto blu? So pulman che portano la gente Cosa si intende con l’affermazione “ci sentiamo su internet”? Trasmette con il computer cose strane Berlusconi o Monti? Io amo Bernasconi perché m’ha dato da campà fino a mò e mò quissu che ce stà adesso me da’ solo da pagà Cosa è il piercing? Que è? Un tirre è quelli che trasportano E il tatoo? Lo que? Lo statu? Chi è Vasco Rossi? Saccio n’c**** è n’attore Cosa sono gli sms? Sono i verbi E gli mms? È quellu cosu pè vede’ se lu fiju è lu tea (credo volesse intendere il dna) E il touch screen? Un fascio de spini Il lettore dvd? Un deputato “Perfetto zia, visto che con il moderno non sei molto ferrata adesso invece raccontaci un po’ del tuo passato …” Che cosa era la n’camata? Quando una signorina andava in sposa, e prima di questo matrimonio per tanto

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tempo aveva fatto all’amore con un’altra persona, a quest’ultimo gli mettevano per strada tutta paglia, la “cama” per l’appunto! Parli spesso di “conocchia” ma cosa era? Ai nostri tempi si utilizzava pe filà la lana e la stoppa che poi le donne utilizzavano per farci le lenzuola. A scuola cosa si studiava? Le divisioni, le sottrazioni, li problemi … mettiamo io c’ho 100 galline tu te ne prendi 30, quante me ne so’ rimaste? Poi ho studiato la guerra di Crimea e quella di Garibaldi con la moglie Anita, la carboneria e poi di geografia L’Italia, che forma uno stivale. Cosa si festeggiava il 3 maggio? Allora ci riunivamo tutti nel campo dove era seminato il grano e ci si portava una croce che era fatta con un bastone spaccato in cima con il coltello e ci si infilava un’asticella orizzontale che faceva la forma della croce e poi ci si metteva anche un ramoscello di palma benedetta. Per Natale che tradizioni si usavano? Il ciocco nel camino … due persone si aiutavano e mettevano questo ciocco grandissimo nel fuoco poi si accendeva e con un bicchiere di vino si faceva la croce sul ciocco, si mangiavano poi i fagioli con le castagne, cotti con la pignatta dentro lu focu. Proverbio antico che ti viene più in mente? Non cacà sotto la nee che a Maggio se rescopre Una filastrocca? La mia mamma ha sei galline, vispe, belle e canterine che sul far della mattina fanno una bella cantatina, sveglian l’omo pigro e l’omo lesto, chi và a scuola e chi a lavoro ogni mamma resta sola con i bimbi piccolini… e bò poi non me la ricordo più! ... però ne ricordo un’altra … Cuccurumella c’aveva la mula, tutti li giorni c’annava in vittura, mò co lu mastu e mo co la sella viva la mula de cuccurumella. Cosa era “lu maccaburro”? C’era la luce a olio, a petrolio e a carburo che era duro come un sasso e produceva gas con il quale si accendeva la fiamma che faceva luce, poi a volte capitava che si otturava il buco e con l’ago si puliva.

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Raccontami un po’ prima come si aravano i campi? E a zia! Co tanta fatica, prima chi te li dava li trattori de mo’! c’erano le vacchi, gli veniva messo sopra “LU JU’” (il gìuoco) e “li frociali” allu naso. E al centro dello Jù c’era un buco dove si attaccava l’aratro. Poi c’era la “ CAìCCHIA “ per non far scappare il bestiame dall’aratro e per tenerlo fermo; il contadino durante l’aratura toccava le vacche con la “sterratora” che serviva anche per mantenere pulita la pertecara. E invece l’erba dei campi, come si tagliava? Con “la farce a mano” o co “lu serricchio”usato pe mete lo grano, poi veniva la trebbia ed era una grande festa per noi tutti, si cucinavano maccheroni e tagliatelle. Qual è la festa che più ti è rimasta nel cuore di quei tempi? S. Margherita e S. Maria della Neve Che tradizioni si usavano? Per Santa Maria c’era il toro che s’inginocchiava, Emilia mia sorella … tua nonna, faceva sempre per pranzo i piccioni ripieni che erano buonissimi, li faceva per lei e per tutti i paesani ma la cosa più bella di questa festa e che si usava sempre indossare abiti nuovi; mentre per Santa Margherita i ricordi più belli sono i tanti giochi che facevamo come “la Cuccagna” e il Tiro del gallo che si faceva per la via della fonte e c’era sempre un sacco di gente. Invece il 10 agosto che ti ricorda? La festa di San Lorenzo a Ville di Fano, andavamo a piedi per le montagne, accimavamo da Colle d’Orto, poi pe l’Ara de Fano … scendevamo dallu casale dei Forti e arrivavamo a Fano, la ci aspettavano sempre le pignatelle a bollire davanti al fuoco dove si faceva sempre il brodo con la gallinaccia ammazzata per l’evento. E per Santa Lucia? Il 13 dicembre … c’era la tradizione di fare sempre lu farru co li fagioli e come era buono quel giorno non lo sarebbe mai stato le altre volte. Si faceva sempre nelle case, qui a Piedimordenti lo facevano sempre Emilia mia sorella, Nunziatina, zio Tommasso che però lo cucinava la sera, poi lo cucinavano pure Peppina e Vincenza. E per il giorno dei morti? Si facevano sempre le “pagnotte”, fatte con il grano pulito … generalmente queste pagnotte venivano fatte sempre da una famiglia del paese che poi le distribuiva a tutti gli altri. Zia una cosa che mi rimane difficile immaginare è come facevate senza l’acqua nelle case? E a zia! Andavamo alla fonte su “allu fossu della vigna”; ce ne partivamo con la conca in testa sorretta dalla “ roccia” , poi nella conca c’era sempre “ lu maneru” ( sgommarello ) che ci serviva pe bere direttamente alla fonte o dalla conca. La roccia invece si faceva con la paglia o pure co un canovaccio. Quella di paglia la facevano sempre certi signori che venivano dalla Cabbia e arrivavano la mattina presto al paese , strillavano sempre e a volte ci svegliavano pure con “Signoreeeeeeee ecco le corolleeeeeeeeeeee!” e le vendevano.

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Invece i matrimoni come venivano festeggiati? E a zia chi te li dava li sordi pe li ristoranti, ma po’ li ristoranti manco c’erano a quell’epoca! Allora lo pranzo se faceva nelle case, e dato che la gente era tanta e non c’erano parecchi tavolini, il più delle volte si smontavano li’ letti. Allora si toglievano i “pagliaricci” (fatti di foglie di granoturco) e le tavole che tenevano questi venivano sfilate e prese per farci i tavolini per il ricevimento, la cucina era fatta tutta rigorosamente in casa, si ammazzavano le pecore piu vecchie o le galline e poi si suonava e si ballava con l’organetto e la ciaramella fino alla matina dopo. E i battesimi? Passato un mese dalla nascita … obbligatoriamente si doveva battezzare il bambino, e prima di quel giorno era assolutamente vietato fare uscire di casa “lu munello” e poi anche qui’ si faceva il pranzo in casa , di solito si cucinavano i quadrucci con il brodo di gallina! La cucina era sempre molto “agreste” e ripetitiva … quale era il tuo piatto preferito? Il pane con “la sugna” che era lu grassu dellu maiale accondito con sale e pepe, ci si facevano pure le patate e la pizza, e pure lu sapone ce se faceva con la sugna! Mio Dio e come si faceva dalla sugna a ricavare il sapone? Allora tutto lu grassu dellu maiale veniva messo dentro la callara co la soda caustica si faceva bollire per un po’ e diventava tutto liquido, si spengeva e si lasciava raffreddare con una coperta, una volta che era freddo si induriva, si faceva ribaltare su un telo e si tagliavano tutti pezzi e poi si usavano per lavare i panni ma anche per lavarci quelle poche volte il corpo Dove vi lavavate? Jo’ pe lo fiume l’estate che era piu callo, e l’invernu chi se sciacquava! Delle vote pijavamo na bacinella di ottone che si lucidava con la cenere, prendevamo una pezza e ci si lavava il corpo a pezzi, poi poco tempo dopo arrivarono le bagnarole di zinco . Ci fu un periodo che ci presa la rogna e allora ci infilavano a tutti noi bambini dentro certi callari grossi da 100 lt quelli stessi che venivano utilizzati prima per far bollire il mosto, per il vino. Sempre nel periodo che ci prese la rogna usavano spalmarci una pomata a base di zolfo che mi ricordo zio diceva di prendere a San Franco che era il protettore della rogna. Il bagno ovviamente non c’era? A quell’epoca c’erano “lì pisciatori”… (lu pitale) che era quello piccolo oppure “ zì peppe” che era un secchio più alto con il coperchio e poi tutti i bisogni che erano fatti lì dentro li svuotavamo alle stalle perché facevano stabbio, o altre volte si svuotavano direttamente dalla finestra, più delle volte cojendo pure qualcuno che passava. In conclusione meglio vivere nel mondo di oggi o in quello di ieri? Cento volte mejo, lu campà de na ‘ota! Mo so’ troppe le comodità, troppo stupido! Prima se campava mejo pure se non teneamo cosa! La conclusione è … che se stava meglio … quando se stava peggio! A Cura di Alessandra Di Placido

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I ricordi della piazzetta Le famiglie, la notte, il buio, le stelle, il sole, la fontana, i monti, i boschi, il fiume!

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per il maiale e l’asino di Nunzio… La piazzetta con le altre case affacciate sul fango (non sul bel selciato di oggi), ma anche sulle montagne lontane, assolate o innevate, dietro Bacugno … Le mucche, le pecore, gli asini, le cavalle; passano gli animali con i loro padroni, e le persone si spostano, un po’ per non essere travolte, un po’ per rispetto: sono fonte di guadagno e di sopravvivenza, sono il PATRIMONIO, la VITA! (l’ho capito dopo, da grande, molto grande). La piazzetta con tanti travi di legno sdraiati a terra, ai confini degli orti, e ARMANDO spesso seduto lì, accovacciato, a pensare o a parlare con qualcuno, lui bello e delicato e riservato… E MARIO? Mario a cavallo del suo asino, sempre portato per “capezza” da Antoniella. “Ciao zì Evelì” (che sta affacciata alla finestra di casa sulla costarella). “Ciao Antoniè, dove vai?” “Eh zia mia, a girà lu fieno……a coje li facioli……a zappà le patate”....

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i, la piazzetta è il cuore del paese come per tutti i paesi, c’è sempre stata, più piccola di adesso, ma sempre con la fontana alla fine della strada, la fontana con i suoi “trocchi” per le bestie e per le donne a lavare e a risciacquare, con la chiesetta (che scoperta: è del 1500!!) che aveva a fianco non una casa accogliente come adesso ma una stalla


EMMETTA si affaccia al portoncino di casa, magra e slanciata, ancora bella ed elegante nei suoi modi alla sua età, DELIA le somiglia, almeno nei miei ricordi … COLOMBA passa e va al suo telaio, piccola e sorridente, sempre affettuosa e generosa con tutti … Arriva anche MARZOLA (ma era il suo

nome davvero? non importa), brontolando per i suoi dolori e per il suo cuore “appannato”. Vanda una volta le dice: “zì Marzò hai provato a metterci il vetril?” “E que è, lo dico a lu medico?” E noi ragazzine maligne a ridere … EMILIA la Chiavella e la sua bottega piccolina, nel vicoletto verso la casa dell’AFRICANO (zio Mariano), ma su, a casa nella sua cucina si beve, si gioca a carte, e …. si balla con l’organetto di FAZIO e la fisarmonica di ANTONIO!! Io vado da Emilia a comprare 2/3 sigarette nazionali senza filtro (si vendevano ancora sfuse!) e lei sa che non deve dirlo a mamma!..... È pomeriggio all’imbrunire, ALDO torna dalla campagna sempre con tanti funghi, porcini, grandi che uno solo pesa più di mezzo chilo; una volta lo regala a EDDA ma vuole in cambio 2/3 sigarette. Aldo allegro, tenero, buono come il pane … E i pomeriggi con le improvvise piogge d’agosto, tutti noi ragazzini a ripararci sulle scale dell’atrio di zia NUNZIATA e zio PEPPE, con GI-

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NETTA che pettina i ricci scuri della nipotina VIRGINIA … Zi’ CESARE e le sue pecore, sempre a fare scherzi specialmente ai ragazzini, anche ai suoi nipoti … E zi’ MARIA detta Marione, sorella di Marzola, magra e asciutta, con la sua scucchia senza denti, sempre vicina al camino con le pignatte dei fagioli brontoloni o con le padelle di ferro con lo strutto e le patate (che bontà!), oppure col “callaro” pieno di patate da lessare per il pane o “pe’ li porchi”. Lei tutta la notte in giro, quasi mai sdraiata nel suo letto, ma molto spesso a fare calzini di lana per tutti gli uomini di casa, sempre seduta su una seggioletta davanti al suo vecchio camino … ogni tanto la testa ciondola … Poi il terremoto (primi anni ’50), quello forte, violento, che però non butta giù le case ma ci costringe a dormire tutti all’aperto nell’aretta di PIPPO, senza le tende come le forniscono oggi, ma sotto il cielo stellato, che allegria per noi ragazzini. Però fa freddo, allora tutti a dormire per terra nel cucinone di zi’ SABBA’. E sempre zia Maria a vigilare, cucinare, sferruzzare … Il letto di zi’ Maria e zi’ Cesare … affascinante non per le coperte o le lenzuola, ma per quello che c’è sotto !!! Noci, nocciole , castagne, uova, mandorle, confetti, caramelle e non so quanto altro conservato da chissà quanto tempo, chissà per chi e per che cosa: da vendere? da mangiare? Mah, non l’ho mai saputo … GIUDITTA non esce quasi più e poche faccende può fare, così piegata per l’artrosi deformante, ALBERTO suo figlio, il bel tedesco biondo, alto e forte, pronto alle battute, tutte le sere a chiacchierare davanti al fuoco, e MIMMA - Menechella la moglie, piccola quanto grande lui, sempre indaffarata, a lamentarsi delle fatiche, ma pronta a faticare … Zio SALVATORE, burbero e severo, dritto sulle sue gambe offese, ma sempre a cavallo, e suo

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fratello “CIMITTO” in continuo movimento con le sue bestie ma anche con le sue “bestemmie”… E poi le sorelle GENTILUCCI, 5 in tutto, 3 rimaste in paese, MARIETTA la più scanzonata e allegra, sempre in compagnia di noi ragazzette di città che provano a fare le contadine … E poi la casa di UGO (oggi di CONCEZIO) con le scale di legno buie e ripidissime che portano in cucina, tutta scura di fumo del camino e zi’ NAZZARRI assai anziano ma scherzoso come il figlio Ugo, anche da loro le sere a parlottare davanti al fuoco … E zi’ MINICANTONIO piccoletto ma tanto carino, sempre con le pecore e i cagnoni da guardia, la moglie ZELINDA detta la Marra, piccoletta come lui col sinale scuro lungo come le gonne che porta, e i figli tanti, ma quasi tutti a Roma a lavorare (il più bello SANTINO secondo Edda) e CIRO il più piccolo ancora oggi giocarellone alla sua età … NUNZIO brontolone, non lo capisco mai quando parla ma per lo più bestemmia e beve, urla con tutti, figli e paesani, moglie e cognati, e lavora … lavora … quasi tutto da solo, con le bestie e nei campi … Mi ricordo PASQUALE, alto, grosso, robusto, sempre con le sue pecore, e sempre silenzioso, immerso in un suo mondo, ma mai scontroso … PIETRO, ERNESTO, GIULIO, i figli dell’Africano, tre fratelli gran lavoratori ma così diversi di carattere tra loro. Pietro silenzioso e pacato come le sue pecore, Ernesto capo riconosciuto ossequioso ma anche burbero, Giulio brontolone per gioco e gran bestemmiatore … anche con i suoi animali. NAZARENO e la FANARELLA, marito e moglie, lui simpatico e compagnone, lei silenziosa e un pò ruvida, molto attenta alle sue cose e molto riservata. Come faccio a ricordarmeli tutti? Erano tanti quando ero piccola, mia madre mi portava a salutare parenti e compari non solo a Piedimordenti ma anche a Figino, così pure prima di ripartire per Roma il saluto era obbligatorio. Sembra impossibile a pensarci oggi, ma gli abitanti di Piedimordenti erano veramente tanti sebbene concentrati in poche famiglie stabili … E poi ancora la vita di tutti i giorni, i camioncini della frutta, “li ternani”, Domenico, “la callarara” con lenzuola, coperte, pentole e tanto altro, tutti a barattare la sua merce con formaggio, farina, fagioli, lenticchie: chi ce li aveva i soldi a quei tempi? Però tutte le donne intorno ai venditori per vedere cosa

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portano e cosa serve a casa. I supermercati? Per noi sono questi, i mercati “viaggianti” e il fascino viene da Ascoli, da Terni, da L’Aquila, magari anche da Roma ma non lo sappiamo, per noi è comunque lontano lontano!! E non ci sono solo le persone a circolare in piazzetta, donne, uomini, tribù di ragazzini, ci sono anche tanti animali, galline, gallinacci, maiali e qualcuno entra pure nelle case, cani pastori, buoi tutti con i loro nomi (Teresina, Bellavita , Fioresina …) e le barrozze: vuoi andare a Figino o Bacugno? Magari un passaggio in barrozza te lo può dare zi’ Sabbà, magari ANTONIO ti viene a prendere a Bacugno all’arrivo della SAURA da Roma…… Sono riuscita a ricordare tutto? E poi nel modo giusto? E i profumi, gli odori, i colori? Come riprodurli? Certamente mi è sfuggito qualcosa e forse anche più di qualcosa e qualcuno, sicuramente sono i miei ricordi del cuore più che della mente. Forse andando avanti negli anni torneranno altri ricordi più antichi e diversi … chissà … magari alla prossima puntata, perché sembra incredibile quante persone incontravi in piazzetta e quanta confusione c’era di giorno e di sera e quanto lavoro condiviso fra tutti, quanto aiuto reciproco a soccorrersi per una mucca “abbottata” o per un animale smarrito!! Contrasta con tutto ciò la quiete di oggi, il numero di persone presenti, l’assenza dei rituali del ciclo della natura primo fra tutti la mietitura così viva e avvolgente soprattutto per me che ero solo una villeggiante. In realtà, a pensarci bene, questi miei ricordi sono anche un pezzo di storia, della nostra storia, sono una rappresentazione della società patriarcale e contadina ancora forte negli anni ’50/60, uguale in tutto il mondo ma con ovvie sfumature di diversità. Sicuramente noi, che stavamo diventando adulti in quegli anni e che abbiamo conosciuto quelle forti personalità, portiamo ancora dentro i principi profondi di quella cultura immobile per secoli e poi da noi stessi fortemente contestata: però i nostri figli non conoscono quel mondo complesso governato da regole precise sebbene non scritte, loro hanno vissuto un’esperienza familiare molto più movimentata, immersi in una società un po’ caotica, confusi come sono tra separazioni, divorzi, famiglie allargate … Ma siccome la storia è sempre dentro di noi, confido nei corsi e ricorsi storici seppure con la modernità che necessariamente contraddistingue ogni epoca. Fermiamoci un attimo e impariamo da loro. di Carla Di Placido

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Mario il postino…e Baldassarre detto cipolla

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e chiudi gli occhi sono ancora tutti qui , nei loro posti, con le loro espressioni di sempre, i loro modi, con i loro sguardi e i loro sorrisi. Sembra quasi impossibile ed impercettibile l’idea che non ci sono piu’, che non capiterà più di incontrarli per strada, al bar, in una piazza … sembra quasi uno scherzo … ma è così! Ci sono uomini e grandi uomini … loro sono stati senza dubbio dei grandi! E la cosa che li ha caratterizzati entrambi è stata la grandezza e l’intensità con la quale hanno saputo vivere, ricchi gli insegnamenti che ci hanno lasciato. Loro non erano di Piedimordenti, ma questo non importa … per noi erano e continueranno ad essere la quotidianità delle nostre giornate, l’amicizia pulita di chi incontri ogni tanto, hanno saputo guadagnare il nostro rispetto, la nostra stima e un nostro dolce e doveroso ricordo. Mario Di Giambattista era per tutti Mario “ il postino” … il nostro postino! Mario è stato infatti quello, che per una vita ha bussato alla nostra porta, si è affacciato nelle nostre case … lasciandoci qualche bollette o raccomandata da firmare ( i doveri del suo mestiere ) e poi … era l’uomo che ti ascoltava, si raccontava … a volte si concedeva un bicchiere di vino o di caffè e avanti … al prossimo portone. Mario le ha viste tutte le nostre case, Mario lo conoscevano tutti …. Mario il postino, Mario il padre di Gian Paolo e Andrea, uno dei duetti musicali più completi della nostra storia di organetto e fisarmonica … due piccoli uomini

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che sulla scia e gli insegnamenti di un eccellente padre maestro, hanno allietato feste, banchetti e venduto qualche centinaia di musicasette . Mario il fondatore del Gruppo Folk “ Falacrina “ e papà di tutti quei ragazzi che nel corso dei tempi si sono succeduti , li ha amati uno ad uno , per ognuno di loro ha avuto parole di stima, affetto, qualche rimprovero … come ogni genitore che ama i suoi figli fa! Mario e i suoi ragazzi con organetti in spalla, conche e ceste piene di grano ha fatto il giro di tutte le piazze d’Italia e non solo, diffondendo con grinta, amore e passione la nostra tanto amata “ Saltarella”, le nostre tradizioni, i nostri costumi, la nostra “ conca ”… quanto ci teneva lui a quel famoso ballo “ della fonte “ che aveva studiato e curato in tutti i particolari, anche scenografici! Mario è riuscito poi a condurre nelle nostre piccole piazze e sconosciute al mondo che ci circonda … gruppi folk direttamente dall’Ungheria, dal Ghana, dall’Inghilterra, dalla Russia … Mario che non ha mai messo confini ai suoi sogni, che li ha raggiunti tutti con impegno, testardaggine e tanto lavoro. Mario che ha amato e sposato per tutta la sua vita, due grandi amori: sua moglie Santina & l’organetto, gli stessi amori che non l’hanno abbandonato mai, sono sempre stati lì al suo fianco … fino all’ultimo respiro. Mario con il suo sorriso che se ne và … impugnando il suo organetto, suonando la sua saltarella , girando il capo in quel modo buffo che solo lui sapeva fare per tenere il ritmo delle sue note. Mario che ci mancherà! … Baldassarre Alberini … detto “ cipolla ”. Lo ricordiamo Piacevolmente per l’ultima volta nella nostra piazzetta , era il 18 Agosto 2011 ( sarebbe poi venuto a mancare qualche giorno più tardi ) in occasione della serata del Canto a Braccio, lui grande estimatore di quest’arte e della poesia. Era lì con il suo abbigliamento estivo, disteso, rilassato … il suo immancabile walkman per registrare tutte le ottave cantate, per non perderne neppure una e custodirle tutte lì, gelosamente in quei nastri e riascoltarli chissà … forse quando la nostalgia del suo paese veniva a lui , nelle giornate in capitale. Cipolla era l’amico di tutti, ottimo genitore, meraviglioso nonno e at76


tento marito. Era una persona estremamente buona, estroversa , “ burlone” … amante come pochi “ dellu paese ” , ma non del suo paese , quello che gli diede i natali … lui era amante della “ Paesanità ” , e non importa se eri della Posta o de Borbò, se de Montereale o Cittareale … de Bacugno, Pèemordenti e Fijnu … per lui eri semplicemente un paesano e per tale, se capitavi alla sua vecchia e arcinota Hosteria Trevi , affacciata su una delle fontane più belle del mondo … bè se capitavi di lì, per Cipolla eri l’ospite d’onore, e non c’erano turisti che tenevano il gioco: Americani, Francesi, Spagnoli, Inglesi , Cinesi ecc. Tu eri l’amico “dellu paese” e per tanto il trattamento era lodevole, e se per caso provavi a chiedergli il conto, dopo la grande abbuffata di cibo squisito , lui faceva finta di non sentire! È stato proprio un gran signore il “Sor Cipolla”, la sua in confinabile bontà d’animo ed il suo esagerato altruismo , quella patriottica fratellanza, fanno di lui uno degli esempi più belli della parola Uomo. Loro hanno meritato il nostro ricordo, il nostro spazio in questo semplice e anonimo libretto … perché loro hanno saputo rappresentare quei valori oggi sempre più mancanti in questa società, perché loro hanno rappresentato quella pagina bella delle nostre tradizioni, del nostro passato … della nostra storia, di ciò che è stato e di ciò che sarà … Grazie! Con affetto e stima Gli amici di Piedimordenti

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Il ricordo di un amico

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ome se non bastassero i lutti che abbiamo subito lo scorso anno, anche gli inizi di questo nuovo, non ci hanno dato di certo felicità … infatti il giorno 4 Marzo 2012 alla giovane età di 56 anni ci ha lasciati Antonio Di Mario di Borbona, da tutti noi conosciuto e chiamato con il nomignolo di “ Chittaro “. Per chi ha avuto il piacere e soprattutto l’onore di averlo conosciuto, la sua scomparsa è stata un grosso boccone amaro da dover mandare giù, una realtà troppo dura d’accettare; e questa sono convinto, sia stata la sensazione di molti e non solo di chi sta’ scrivendo … infatti a rendergli omaggio per l’ultimo saluto, c’era una numerosissima folla, tutta commossa. Non c’era persona che non avesse gli occhi bagnati da lacrime. Era da un po’ che circolava la voce che fosse affetto da un male incurabile, ma ognuno di noi sperava e pregava per lui … affinchè non fosse così! L’ultima volta che ci siamo incontrati è stato nel mese di Maggio dello scorso anno, davanti al bar di Flamini e fu proprio lui a darmi la brutta notizia del suo male e del suo ormai segnato destino, fu per me un brutto colpo, non fui capace di dirgli nulla, neanche una parola di conforto…rimasi impietrito e gelido come un blocco di ghiaccio.Voglia lui perdonarmi, se da quel giorno ho preferito non incontrarlo e vederlo più , la cosa mi faceva stare troppo male e di lui volevo conservare il suo ricordo di sempre quello di un uomo dinamico e forte, sempre impegnato nel lavoro e nella famiglia, generosità e modestia hanno fatto da padrone nella sua vita. Chittaro è stato per me e per molti altri un grande amico, la sua scomparsa ha lasciato dentro un grande vuoto… ed ogni qual volta che mi reco al cimitero per far visita a mio padre e mio zio , non posso fare a meno di lasciare un saluto anche a lui. Si dice che sono sempre i migliori ad abbandonare questa terra, lo stesso giorno che il mio grande amico andava in paradiso , ci lasciava improvvisamente anche un grande della musica italiana … Lucio Dalla. Tu “Chittaro” non sei stato un grande della musica … ma sicuramente un grande della vita. Ciao! di Domenico Angelini

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Pensiero per “Claudio Cipriani” A volte penso che vivere per poi morire, non abbia nessun senso... Vivere per poi morire a soli 46 anni mi tormenta ancora di più .... Ciao Claudio, spero che tu possa trovare quella serenità che la vita terrena non sempre ti ha regalato. Sei stato una grande persona per questo nessuno si dimenticherà di te... Un abbraccio ovunque tu sia ... Emiliano Placidi

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Angolo della poesia 18 – 19 E 20 Agosto È Festa per noi! Uniti sull’amicizia da tanti anni. È una grande festa, di fratellanza e amor in un mondo di egoismi e di violenza. Per noi è festa di Sentimenti veri Per la Santa Patrona Che infondono nel cuore palpiti di gioia E danno senso e valore Alla vita. di Paolo Di Placido A Piedimordenti Piedimordenti Nobile paese A cui rivolgo attento il mio pensiero Per la sua festa dalle tante imprese, si trasforma in un nobile maniero nell’accoglienza non si bada a spese di averceli i parenti ne son fiero. Gentilucci , Di Placido e Angelini Son di quel borgo degni cittadini. di Francesco Marconi

AI MORTI DEL MIO CIMITERO Poveri morti miei, chi vi accudisce Dentro quel cimitero abbandonato. È primavera e tutto rifiorisce, è sbocciata la rosa che ho piantato. Un usignolo le note scandisce, dettate dal suo cuore innamorato e a sera quando ogni rumor lenisce, spezza il suo canto , e torna addormentato. Ma, come il nuovo giorno si è affacciato , torna con le sue note innamorate, e un nuovo liuto par che abbia abbracciato ma voi dormite ancor non vi svegliate. E sprigionando tutto il suo talento, canterà ancor per voi l’intero giorno ed io in punta di piedi e il cuor contento fra i vostri muti Avelli fò ritorno. Con voi riparlerò come un amico , come un amico di un tempo passato appartenente a un mondo, un mondo antico; ma quante cose mi avete insegnato. Ve le racconterò perché son belle, tutte nel cuor le porto cesellate e a sera quando nascono le stelle, tutte da quel chiaror so illuminate. Non saprei sceglier son tutte belle, perché da voi mi vennero insegnate, e un canto di notturne raganelle con le sue note le hanno musicate. di Dante Valentini

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Il canto a braccio Me lo ricordo nonno innamorato, con poca voce e tanto sentimento lo n’tonava sto canto improvvisato, error faceva senza pentimento. E il cuore suo d’un tratto era contento Pe avello ricordato quel passato, quando il suo viver anche un poco a stento dalla poesia cantata era allietato. Quel tamburello a lui tanto amato A tempo accompagnava l’organetto Senza la penna usciva il verso n’tonato, soave al par di un dolce sonetto. E ognuno prima di andare a letto, passava all’osteria tutte le sere per sprigionar gli affanni chiusi in petto, non c’era rima senza in mano un bicchiere. S’una sedia di paglia solea sedere Quel cantore poeta improvvisato, d’un fatto egli dicea il suo parere, dipinto e come un quadro incorniciato. Quella favella che emetteva fiato, le mani contorcevano la rima il verso usciva fuori assai pacato , sembrava preparato il giorno prima. E se qualcuno il tempo avea sbagliato, la musica copriva quell’errore ognuno da sto canto è ammaliato, lui … il vecchio canto del pastore. di Alessandra Di Placido

LU CUCULE Canta lu cucule pè ‘llu boscu, ammutolisce tutti l’atri uccelli, lu ventu co le fronne fa rumore, l’aria bona rescallata dallu sole. Cucù tu nella valle ti diverti A buttà dall’atri nii le ova Rimanni li cucù a pocu a pocu. Non la fa troppo longa la canzona! di Paolo Di Placido

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I nostri giorni speciali Benvenuti a tutti, sono di nuovo tra di voi pronta a scrivere dolcissime frasi dettate dal mio cuore … sono tanto felice perché il Sole è tornato a splendere sulla mia famiglia è arrivato Rocco junior bello come il sole, tenero come un fiocco appena tocca la terra, tanto come i suoi chili profumati e pesanti … senza rattristare nessuno per come è venuto al mondo, voglio solo ricordare che il BUON DIO mi ha regalato 2 miracoli, il piccolo Rocco e la sua dolce mamma Ketty … non finirò mai di ringraziare il Cielo per quello che mi ha lasciato … Ma non voglio dimenticare chi in silenzio ci ha preceduti per quel viaggio … Zia Giovannina e Zia Quirina per il loro insegnamento, le loro dolci parole affettuose, i loro vecchi proverbi, i loro sorrisi che teneramente segnavano gli anni che passavano … ci mancheranno tanto … e come non ricordare Giulio, Antonio, Zi Antoniella, le loro chiacchiere, le loro voci squillanti, le loro urla frequenti … e poi c’è la felicità del bravissimo attore Domenico Angeli, l’amore ritrovato, la sua felicità che ancora una volta accarezza il suo buon viso … dimenticavo zi Marietta che de sto paese è la principessa, che grazie al suo bel carattere combatte il dolore e la solitudine, silenziosa compagna di ognuno di noi … e infine c’è la gente del paese, le persone più oneste e gentili che con il loro lavoro la loro compagnia ci invitano ad andare avanti ricordando a tutti che DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO! UN CARO E AFFETTUOSO SALUTO DA MAMMA PATTY …E UN CALOROSISSIMO BENVENUTO AL PICCOLO ROCCO DA TUTTI NOI!

Il 18.11.2011 nella famiglia Bondanelli è arrivato il 2° principe … Il piccolo Federico, augurissimi da tutti noi all’intera famiglia … “ e viva li neputi dellu Tedesco!”

Tutti i nostri complimenti vanno ai giovanissimi diplomati Fabio Espureo (Diploma di Liceo Classico) Francesca Petrioli (Operatore della Ristorazione) Lucrezia Calabrese (Diploma di Liceo linguistico)

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Benvenuto al Piccolo Alessio … Che il 6 Dicembre 2011 è arrivato per scaldare con tutto il suo amore la sua famiglia…Augurissimi ai super Nonni piedimordentari Mario e Anna Maria, la zietta Monica e i migliori auguri sono per la sua mamma e papà che gli hanno regalato la vita…mamma Mariangela & papà Alfonso.

L’ 11 dicembre 2011 la piccola Lara ha ricevuto Il 1° battesimo … Augurissimi!

Mille auguri da tutti noi alle due sorelline … Giulia Di placido che l’11 Febbraio ha compiuto 18 anni e Francesca Di Placido che quest’anno ha ricevuto la sua 1° Comunione.

AUGURISSIMI AD UNO DEI NOSTRI COLLABORATORI PIU’ VALENTI… BENITO BARDATI CHE IL 18 Agosto FESTEGGIA INSIEME A NOI I SUOI 50 ANNI! Buon Compleanno BENNY DA TUTTI NOI!

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Piedimordenti fa gli auguri ad una bellissima donna Silvana Gentilucci che il 5 Maggio 2012 ha compiuto 50° anni!

IL 19 AGOSTO 2012 Marco Calabrese e Maria Rita Di placido … festeggeranno i loro 25° anno di matrimonio! Augurissimi da tutti noi, per il vostro grande amore che si tinge d’argento! Doppi Auguri alla bellissima Laura De Marcus che il 28 Marzo 2012 è diventata Dottoressa in Economia delle Imprese e dei mercati & che il 22 Settembre 2012 convolerà a nozze con il suo amato Davide Ciolli … Felicità! I 1° classificati al gioco “ Acchiappa la mela alla fonte”. Piedimordenti in festa 2011.

Congratulazioni a Yuri Petrioli che il 3 Maggio 2012 ha conseguito presso l’Università di Perugia la laurea in Ingegneria Informatica e dell’Automazione con votazione di 110/110 … Ad Majora dottore!

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Giocare con la natura

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Natale a Piedimordenti

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E dopo la nevicata del ’56… la storia si ripete nel 2012 …“E un vetro che riluccica / Sembrava l’America / E chi l’ha vista mai E zitta e zitta poi / La nevicata del ‘56 / Roma era tutta candida Tutta pulita e lucida / Tu mi dici di sì … l’hai più vista così / (Che tempi quelli”… Così recita una delle più belle canzoni della meravigliosa Mia Martini … bè oggi possiamo rispondere che dopo circa 25 anni … Roma è tornata così tutta pulita e lucida … e immensamente candida, per non parlare invece dei nostri paesi, che sono stati letteralmente ricoperti dal cotonato manto Bianco.

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La busta paga di Alberto Placidi

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QUALCHE GIOVANE...

Francesca Di Placido “Checchina”, la più anziana del paese, classe 1922

Carla Di Placido Olinda Ferroni

Paolo Arcangeli

Angelo Cestoni

Francesco Dal Secco

Angelo Gentilucci

Giuseppina Genti-

Vanda Bonaldi

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DI UNA VOLTA...

Berardo Gentilucci

Maria Gentilucci

Aurora Anna Dessi “La Sardegnola”

Concezio Di Placido

Delia Di Placido

Concetta Foffo

I fratelli Angelo, Pasqua e Mario Gentilucci

Sabatino Angelucci detto “Gino”

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Il forno e una memoria ritrovata

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ra adagiato lì da tanto tempo ed inutilizzato. L’Associazione Piedimordenti nel Cuore l’ha riportato in vita, per la gioia di paesani e di chi, come me, ha l’onore di poter mettere la firma su questo libretto, vanto della Valle del Velino e di un modo di lavorare per il paese, che ha davvero pochi eguali. Lo dimostra proprio quest’attenzione verso il forno, che a scavar meglio non è del tutto casuale. Ci pensavo mentre il buon Benito sfornava pizze, bruschette e patate “sottu lu coppu” e con grande pazienza tollerava le invasioni di noi fotografi ed operatori video. E’ sorprendente vedere come il forno, attraverso i secoli e le culture, porti comunque con se alcuni segni distintivi a forte contenuto simbolico. Ad esempio nell’Antico Testamento è simbolo di prova: nel libro di Daniele, i tre giovani Anania, Azaria e Misaele vengo gettati proprio in un forno e grazie alla loro fede in Dio rimangono illesi. Nelle culture nordiche è invece il centro caldo della casa: il luogo dove nella stagione fredda ci si riuniva e dove soprattutto si preparavano i cibi. La sua forma concava assume addirittura l’aspetto di una madre e nella fiaba dei fratelli Grimm “La guardiana d’oche”, la protagonista racconta al forno i suoi segreti. Nel forno risiede insomma il fuoco, l’energia vitale, ma nella forma domata ed utile all’uomo. E che dire infine, del forno dell’alchimista, che simboleggia una ricerca che si dimostra impossibile? Quante storie intorno al forno, allora... Nei nostri paesetti era luogo comunitario: l’unione fa la forza. Prendevi il tuo mucchietto di legna, ti accendevi il fuoco e ti cuocevi il pane. Un pane quasi mitico, che doveva durare più giorni e aveva dentro tutto il sapore della fatica dei campi. Un pane onesto, che nasceva nella semplicità di tutti i giorni. E’ per questo motivo che ho chiesto ad Alessandra che l’articolo del forno volevo scriverlo io, che a Piedimordenti sono ospite, ma in realtà solo fisicamente, perché nel cuore mi sento vostro paesano a tutti gli effetti. di Marzio Mozzetti

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Torna a rivivere il forno...

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Rassegna Stampa Corriere di Rieti 28 luglio 2012

Il taglio dell’albero di Natale

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Piedimordenti in festa 2011

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Ringraziamenti

libricino è stato rale: “Piedimordenti nel Questo

realizzato dall’Associazione Cultucuore: tra cultura e tradizioni”

PRESIDENTE: Alessandra Di Placido VICEPRESIDENTE: Domenico Angelini SEGRETARIO GENERALE: Ketty Pica TESORIERE: Carla Di Placido ALTRI SOCI FONDATORI Katya Di Gianvito, Alessandro Ferretti e Giulio Di Placido GRAZIE A… Tutti i tesserati della nostra Associazione. Grazie al capo chef Benito e alle signore (Maria Pia, Elena, Silvana,Vanda, Carla) che l’hanno accompagnato nella preparazione di circa mille supplì completamente fatti a mano da farvi gustare nella nostra festa. Grazie alla Signora Pasqua Gentilucci, per l’amore, la cura e la passione che ha sempre impiegato nell’addobbo della nostra chiesa per i giorni di festa. Un Grazie immenso a Mauro e Cesare Di Placido che ci accompagnano e realizzano sempre le nostre “stravaganze”. Un Grazie alla nostra amministrazione comunale, al nostro sindaco Maria Antonietta Di Gaspare, al comando stazione dei carabinieri di Borbona per essere sempre vigilanti sulla nostra festa. Grazie a GianVito, Benito, Elena, Silvana, Mario, Rita, Ivana, Enzo, Maurizio, Mario, Antonella, Sabina, Gabriella, Clara (ci scusiamo per non averla citata lo scorso anno) e a tutti gli altri che da anni ormai si occupano della nostra cucina; ai meravigliosi ragazzi del paese Francesca, Fabio, Giulio, Emanuele, Antonella, Mariangela, Mirko, Alessia, Cristina, Giada, Matteo, Diego, Lauretta,Alessandra Stocchi per occuparsi di tutto: dalla vendita dei biglietti all’animazione per i bimbi…alla preparazione del rinfresco e alla mescita delle bibite.Un grazie a Benedetto Guerrini per accompagnare con la chitarra e la sua dolce voce la nostra Santa Messa. Un grazie ai nostri fotografi Gino Allegritti e Marzio Mozzetti che immortalano ogni istante delle nostre mille avventure. Un grazie a tutte le persone che ci sostengono da sempre, che ci danno la forza di non mollare mai. Un grazie speciale a tutte le persone che ogni anno ci fanno compagnia per la nostra festa … vi aspettiamo sempre più numerosi! Un ultimo e sincero grazie va a Piedimordenti!

Stampa, grafica ed impaginazione a cura di CDM Servizi Srl. Amatrice (0746.826324 - info@cdmservizi.com)

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Piedimordenti 2012