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sottostante di P. di essere trattata con attenzione al di là delle sue manovre perfezioniste e “beccatorie”. Il controtransfert è stato essenziale. La consapevolezza dell’irritazione che provocava il perfezionismo della paziente, discusso ed elaborato insieme a quest’ultima, ha portato a ricostruire la rabbia con la quale la madre rispondeva alle sue richieste di ascolto. In particolare la madre la “gelava” allorché lei esprimeva, anche larvatamente, sentimenti positivi verso il padre. Lei aveva allora imparato a fare come la madre, ossia a tenere lontani gli uomini, e i suoi sentimenti positivi verso di essi, cogliendone i difetti. Nessuno di loro era mai all’altezza, per cui faceva in modo di esasperarli e rimanere sola (come la madre). Una volta stabilita un’alleanza, abbiamo per stadi potuto ricostruire i diversi tipi di impasse più profondi, ossia di secondo e terzo tipo. P. era terrorizzata all’idea di stabilire un legame profondo: sarebbe stata tradita e abbandonata, ma, soprattutto, avrebbe tradito le aspettative della madre di rimanere sola come lei. La relazione con me ha costituito una sorta di setting psicodrammatico, entro il quale P. ha rivissuto sia la rabbia verso il padre che l’aveva abbandonata “nelle grinfie” della madre, che il bisogno disperato di fidarsi di qualcuno che non fosse la madre. Abbiamo interpretato i giochi psicologici atti a tenere lontani gli uomini e a confermarsi nel suo copione di insoddisfazione e solitudine. Dopo diversi lavori anche di tipo emotivo, P. è arrivata a maturare la ridecisione più importante: io non sono mia madre! Quindi ella ha potuto distaccarsi dalle ingiunzioni che l’avevano condotta a respingere gli uomini e il loro affetto. P. si è sposata con grande gioia, e ha sviluppato una rete di amicizie fortemente alternative alla famiglia di origine, alla quale era sempre stata legata simbioticamente.

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LA RABBIA IN ANALISI TRANSAZIONALE  

Alessandro Geloso

LA RABBIA IN ANALISI TRANSAZIONALE  

Alessandro Geloso

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