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Calendario 2008

MIGRANTI

Fotografie di Francesco Cocco


Ogni giorno decine di migranti cercano di raggiungere il nostro Paese e, attraverso di esso, l’Europa. Ogni anno centinaia di loro muoiono nel corso di questo tentativo. Negli anni, essi sono diventati migliaia e migliaia: 10.376 dal 1988 a ottobre 2007 lungo le frontiere europee, secondo l’Osservatorio sulle vittime dell’immigrazione di Fortress Europe. E’ una strage senza testimoni, senza denunce e molto spesso senza sepoltura, perché la maggior parte delle vittime perisce in mare e i corpi non vengono recuperati. Persino nel caso del maggior naufragio di migranti, quello avvenuto la notte di Natale del 1996 al largo delle acque di Porto Palo in Sicilia, nel quale morirono 283 persone, sebbene il relitto sia stato localizzato, nessuno ha voluto assumersi l’onere delle operazioni di recupero. E’ dunque anche una strage senza pietà.

I migranti vengono dal Sud e dall’Est del mondo verso l’Italia. Vengono ad accudire i nostri anziani, a sorvegliare i nostri figli, a pulire le nostre case, a servire alle nostre mense, a lavare i nostri piatti, a raccogliere le nostre immondizie, a mandare avanti le nostre imprese artigianali, le colture e le stalle, gli impianti industriali e i servizi. Portano lavoro, umiltà, energia, un enorme desiderio di riscatto: vengono da noi per migliorarsi. Portano anche giovinezza e forza vitale alla nostra società senescente, disponibilità alle mansioni che da noi si rifiutano, speranza d’avvenire che a noi si comunica: vengono da noi per salvarci. La strage di migranti ai nostri confini è il prezzo pagato alla nostra impreparazione, incomprensione, indifferenza di fronte a un fenomeno umano di proporzioni epocali. Per questo pensiamo che un calendario e un monumento ai migranti caduti possano essere non un risarcimento, ma un riconoscimento dovuto alle sofferenze patite anche per noi.


Every day dozens of migrants try to reach our country and then the rest of Europe. Every year hundreds of them die in this attempt. Over the years they have become thousands and thousands: according to the victim’s observatory of Fortress Europe 10,376 people died along the European borders from 1988 to October 2007. It’s a massacre without witnesses, without criminal charges and very often without burial as the vast majority of the victims die at sea and the bodies are never found. Even for the worst migrant shipwreck which killed 283 people off the coast of Porto Palo in Sicily, on Christmas Eve in 1996, no one wanted to pay for the recovery of the bodies although the wrecked ship was found. Therefore this is also a merciless massacre.

The migrants come from the South and from the East towards Italy. They come to attend our elderly people, to look after our children, to clean our houses, to serve us meals, to wash our dishes, to pick up our rubbish, to keep our handicraft and farming industries running, our livestock growing, to assure a future for our production facilities and services. They bring with them their work force, energies, humble minds and a great willing to change: they come to us to better themselves. They bring to our aging society also youth and a new strength, they are available to carry out tasks we don’t want to do anymore, they bring us a new hope for the future: they come to us to rescue us. The massacre of migrants on our borders is the price paid for our lack of preparation and our incomprehension and indifference towards a phenomenon of epochal proportions. This is the reason why we think that a calendar and a memorial to these migrants can be seen not as a compensation but as an acknowledgment of migrants sufferings which we are in part responsible for .


Amani ringrazia:

AMANI

l’autore del testo Pietro Veronese

Amani vuol dire, in kiswahili, “Pace”. Amani è un’associazione laica che in Italia si dedica a costruire un clima e una cultura di pace, impegnandosi a promuovere e diffondere la conoscenza della realtà, della tradizione e della storia africana, attraverso iniziative, incontri e manifestazioni culturali. In Africa, con la comunità di Koinonia di Lusaka (Zambia), di Nairobi (Kenya) e dei Monti Nuba (Sudan) promuove la circolazione di idee, lo scambio di esperienze e la comunione di impegno con la gente locale, fondamentali per favorire uno sviluppo, una pace e una giustizia duraturi.

per la traduzione dei testi Simona Gamba Miranda Kelleher Grazia Tribulato per il progetto grafico Beppe Re Fraschini e Laura Guffanti, Ergonarte per le fotografie Francesco Cocco fotolito Articrom prestampa digitale Massimo Carrassi stampa Arti Grafiche Nidasio Francesco Cocco ha realizzato parte di queste immagini seguendo lo straordinario intervento degli operatori di Medici Senza Frontiere. Dall’impegno di MSF e Francesco Cocco è nato un libro dal titolo NERO che abbiamo il piacere di segnalarvi.

Francesco Cocco has shot some of these images while documenting the extraordinary work of Médecins Sans Frontières. We have the pleasure to point out Nero a book produced thanks to the commitment of MSF and Francesco Cocco. Questo calendario è un progetto di comunicazione di Amani © Amani - Tutti i diritti sono riservati Ogni riproduzione anche parziale è vietata

Per acquistare questo calendario rivolgersi ad Amani

Sede Legale e Amministrativa Via Gonin, 8 20147 Milano - Italy Tel. 02 4121011 Fax. 02 48302707 Sede Operativa Via Tortona, 86 20144 Milano - Italy Tel. 02 48951149 Fax. 02 45495237 amani@amaniforafrica.org www.amaniforafrica.org c.c.p. n. 37799202 intestato ad Associazione Amani Onlus - Ong Banca Popolare Etica c/c 503010 intestato ad Associazione Amani Onlus - Ong ABI 05018 - CAB 01600 - CIN F EU IBAN IT91 F050 1801 6000 0000 0503 010

Fondata nel 1996 - tra gli altri dal missionario comboniano Renato Kizito Sesana - Amani è una Ong riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri, che guida le sue attività attraverso due principi: garantire una struttura organizzativa snella, così da contenere i costi a carico dei donatori; privilegiare l’affidamento e la gestione di ogni progetto e di ogni iniziativa sul territorio africano a persone qualificate del luogo. Molti degli interventi di Amani, infatti, sono stati direttamente ispirati dalla comunità di Koinonia (www.koinoniakenya.org). Le principali attività sostenute da Amani sono: Kivuli Street Children Project, progetto educativo che sostiene e accoglie 60 bambini di strada di due grandi baraccopoli di Nairobi, curando la crescita e l’educazione anche di altri 70 bambini che vivono con le loro famiglie nel quartiere circostante. Kivuli Centre è inoltre un punto di riferimento per gli adulti della baraccopoli di Riruta, dove vivono circa 80.000 persone. La Casa di Anita, casa di accoglienza a 20 km da Nairobi, dove vivono tre famiglie keniane che dal ’99 si prendono cura di 50 ex bambine di strada, inserendole in una struttura familiare e protetta, permettendone una crescita affettivamente tranquilla e sicura. Ndugu Mdogo, progetto dotato di 3 strutture: una casa che accoglie 40 bambini in forma residenziale, un centro diurno di prima accoglienza e un istituto di formazione per educatori professionali. Mthunzi Centre, progetto educativo a favore dei bambini di strada, realizzato dalle famiglie della comunità di Koinonia di Lusaka e un punto di riferimento per la popolazione locale con il suo dispensario medico e i laboratori di falegnameria e di sartoria per l’avviamento professionale. Centro Educativo Koinonia sui Monti Nuba, Sudan. Oggi, a guerra terminata, Amani è protagonista della riorganizzazione del sistema educativo attraverso la gestione di due scuole primarie e di un centro di formazione per maestri. Riruta Health Project, un programma di cura e prevenzione dell’Hiv/Aids realizzato in collaborazione con Caritas Italiana, che offre assistenza a domicilio a malati terminali e a pazienti sieropositivi. News from Africa, un’agenzia di informazione mensile redatta interamente da giovani scrittori e giornalisti africani, che raccoglie notizie e articoli di approfondimento provenienti dai paesi dell’Africa sub-sahariana, poi diffondendoli in tutto il mondo (www.newsfromafrica.org). Amani Yassets Sport Club, un programma di educazione e riabilitazione attraverso lo sport per i giovani delle baraccopoli di Nairobi, che mira a tenere i ragazzi lontani dalla strada e a reinserirli nella società imparando ad accettare regole basilari di comportamento. Geremia School, scuola di informatica che fornisce una formazione professionale di qualità, nell’ottica di contribuire a colmare il digital divide tra Nord e Sud del mondo. Dal 1995 Amani organizza dei campi d’incontro per giovani volontari italiani, che si immergono per circa un mese nella realtà quotidiana dei bambini e delle bambine accolti al Kivuli Centre, alla Casa di Anita e al Mthunzi Centre, confrontandosi con i volontari e gli educatori locali.

Francesco Cocco In Kiswahili Amani means “Peace”. Amani is a lay association that in Italy aims to create an atmosphere of peace, promoting and spreading the knowledge of African history and culture through workshops, meetings and events. In Africa, Amani works with the Koinonia Community in Lusaka (Zambia), Nairobi (Kenya) and in the Nuba Mountains (Sudan), promoting a dialogue amongst the locals in which they can share their experiences. Enduring development, peace and justice are the key aims of Amani. Founded in 1996 – among others by the Combonian missionary Renato Kizito Sesana – Amani is a non governmental organization (NGO), recognized by the Italian Ministry of Foreign Affairs and characterized by two leading principles: Amani aims to be cost effective by keeping the operational structure to the bare minimum. Amani aims to grant responsibility and management of all African projects, and events taking place there, to skilled and gifted African people. As a matter of fact, many of the various Amani funded projects came to fruition through suggestions made directly by the Community of Koinonia (www.koinoniakenya.org). The main campaigns supported by Amani are: Kivuli Street Children Project: an educational project. It hosts and supports 60 street children coming from two slums in Nairobi; it also helps by educating 70 children living with their families in the suburbs. Kivuli Centre is also an important place for the adults who live in the Riruta slums (80,000 people). Anita’s Home: a shelter (family home) 20 km far from Nairobi. Three Kenyan families have been living there since 1999 with 50 young girls who have been saved from the street. Here, they can feel at ease and can grow up in a safe environment. Ndugu Mdogo: a project based on three structures, a family residential home for 40 children, a daily centre for primary assistance and a training centre for professional educators. Mthunzi Centre: an educational project for street children. It is managed by the families of Koinonia Community in Lusaka. Mthunzi Centre is a point of reference for local people because of its dispensary and its vocational workshops, which include carpentry and tailoring. Koinonia Educational Centre: Nuba Mountains (Sudan). After the end of the war, Amani is playing an important part in reorganizing the local educational system through the management of two primary schools and a training centre for local teachers. Riruta Health Project: Hiv/Aids treatment and prevention programme in cooperation with Caritas Italiana. It grants assistance to about 400 sick people and to about 180 Hiv-positive patients at home. News from Africa: monthly news agency. This is entirely managed by young African writers and journalists. The agency gathers news and articles from Sub-Saharian Africa in order to deepen and spread their knowledge all over the world (www.newsfromafrica.org). Amani Yassets Sport Club: educational and rehabilitation programme through sport for the young people living in the slums of Nairobi. Its aim is to keep them off the street and to allow them to re-integrate into society by learning and accepting basic rules of behaviour. Geremia School: a computer school that provides high-quality professional training to fill the digital divide between the North and the South. Since 1995, Amani has been organizing “meeting camps” for young Italian volunteers who want to experience the daily life of children hosted at Kivuli Centre, Anita’s Home and Mthunzi Centre.

Francesco Cocco (Recanati, 1960) ha iniziato la sua attività di fotografo nel 1989. Da sempre attratto dagli ambienti sociali marginali nonché dall’universo infantile, Cocco ha iniziato a spostarsi in paesi “difficili”, specialmente d’area asiatica. In Bangladesh ha fotografato le condizioni di vita dei bambini di strada e documentato il lavoro minorile. In Vietnam, subito dopo la riapertura delle frontiere, ha realizzato un reportage i cui scatti sono stati esposti nella mostra Vietnam Oggi (Modena 1993). Quindi in Cambogia, in collaborazione con Emergency, ha affrontato il dramma delle vittime delle mine antiuomo. Nello stesso paese, con il supporto dell’organizzazione non governativa New Humanity, ha riportato le immagini della prostituzione minorile. In Brasile ha fotografato i non vedenti dell’Istituto Benjamin Constant di Rio de Janeiro e lo sfruttamento dei bambini lavoratori sull’isola di Marajoa, in Amazzonia. Nel 1999 una selezione di sue foto sul tema dell’infanzia traumatizzata dalla guerra è stata esposta nella mostra Ci sono bambini a zig-zag (Carpi, MO). Nel 2000, nell’ambito del progetto educativo Semi di pace, finanziato dalla Missione Arcobaleno, ha realizzato a Mitrovica (Kosovo) un lavoro di testimonianza circa le condizioni di vita dei civili dopo la guerra. Nel frattempo, Cocco ha intrapreso una ricerca personale sul mondo dell’handicap e su quello delle cosiddette “abilità differenti”, un work in progress dal titolo Babilonia. Nel 2001 ha realizzato un progetto all’interno del reparto di onco-ematologia pediatrica dell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna. Nel 2002 ha iniziato un lungo lavoro di documentazione circa la condizione carceraria in Italia, sia maschile che femminile, poi esposto nella mostra Prisons (Modena, 55a Festa provinciale dell’Unità, settembre 2006; Roma, Sala Santa Rita, marzo 2007) e in un volume (Prisons, Logos editore, Modena 2006, con testi di Adriano Sofri e di Renata Ferri). Dal 2003 è rappresentato dall’agenzia Contrasto. Suoi reportage sono apparsi su la Repubblica, l’Espresso, Panorama, Marie Claire, Vanity Fair. A partire dallo stesso anno, collabora con Medici Senza Frontiere a un progetto sull’immigrazione in Italia. Ha preso parte, assieme ad altri tredici fotografi, al progetto Eurogeneration, una ricerca sui giovani e sui loro modi di vita dei 25 paesi della nuova Comunità Europea, poi culminata in una mostra al Palazzo Reale di Milano (giugno-settembre 2004) e in un libro edito da Contrasto. Nel 2005 una selezione di immagini tratte dal reportage sulla condizione carceraria in Italia è stata presentata a Visa pour l’image di Perpignan. Nel 2006 un portfolio del medesimo reportage è stato selezionato dalla fondazione Oskar Barnack Leica e presentato ad Arles nell’ambito dei Rencontres Internationales de la Photographie. Di recente uscita è il volume Nero (Logos editore, Modena 2007), con testi di Gian Antonio Stella e Renata Ferri, che raccoglie una selezione di scatti per l’organizzazione non governativa Medici Senza Frontiere.

Francesco Cocco was born in Recanati, in 1960. He started working as a photographer in 1989. Cocco, always attracted by borderline social environments as well as by children living conditions, started travelling to “difficult” countries and especially in the Asian continent. In Bangladesh he photographed the living conditions of street children and documented child job exploitation. In Vietnam, immediately after the borders were opened, he completed a reportage that was shown at the Vietnam Oggi exhibition (Modena, 1993). Later, in Cambodia, in collaboration with Emergency, he faced the drama of the victims of landmines. In the same country and with the support of the NGO New Humanity, he shot a story on minors prostitution. In Brazil, he photographed the visually impaired at the Benjamin Constant Institute in Rio de Janeiro, and the exploitation of child workers on Marajoa Island, in the Amazon basin. In 1999, a selection of his photographs on the subject of childhood traumatized by the war was shown at the Ci sono bambini a zig-zag exhibition (Carpi, MO). In 2000, as part of the educational project called Semi di pace, financed by the Rainbow Mission, he authored works testifying to the post-war living conditions of the civilians in Mitrovica (Kosovo). In the meantime, Cocco undertook a first-hand research on the world of handicap, and the so-called “different abilities”, a work-in-progress named Babilonia. In 2001 he embarked on a project at the paediatric oncohaematology ward of the Sant’Orsola Hospital in Bologna. In 2002 he embarked on the long job of documenting the conditions of both men and women in penitentiary institutions in Italy, which eventually led to an exhibition (Prisons, Modena, 55th Festa Provinciale dell’ Unità,September 2006; Rome, Sala Santa Rita, March 2007) and to a book (Prisons, Logos, Modena 2006, with texts by Adriano Sofri and Renata Ferri). Since 2003 he has been represented by the Contrasto agency. His reportage have appeared in la Repubblica, l’Espresso, Panorama, Marie Claire, Vanity Fair and he has been working on a project about immigration in Italy in collaboration with Médecins Sans Frontières. With other thirteen photographers he was part of the Eurogeneration project. They researched youths and their life styles in the 25 countries of the new European Community and their work culminated in an exhibition at Palazzo Reale in Milan (June-September 2004) and in a book published by Contrasto. In 2005 a selection of pictures from the reportage on living conditions in penal institutes in Italy was presented to Visa pour l’image in Perpignan. In 2006 a portfolio of the same reportage was selected by the Oskar Barnack Leica Foundation and was shown in Arles during the Rencontres Internationales de la Photographie. Nero (Logos editore, Modena 2007) has recently been published. With texts written by Gian Antonio Stella and Renata Ferri, the book collects a selection of photos for the non governmental organization Médecins Sans Frontières.


MIGRANTI

Lampedusa. La guardia costiera intercetta un’imbacazione carica di stranieri.

Lampedusa. Clandestine immigrants rescued by the Coast Guards patrol boat.

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MIGRANTI

Ogni anno un numero imprecisato di persone perde la vita in mare verso l’Europa a bordo di imbarcazioni precarie. I loro corpi non verranno mai sepelliti.

Every year an imprecise number of people lose their lives at sea in the attempt to reach Europe aboard precarious boats. Their bodies will never be buried.

Febbraio February

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Ex-caserma dell’Aeronautica occupata dalla missione “Speranza e Carità” di fratel Biagio Conte. Emmanuel, 32 anni, immigrato ghanese cattolico ospite del centro. A former Army barrack is now the mission by the “Speranza e Carità”, mission run by Brother Biagio Conte. Emmanuel, 32 years old, a catholic immigrant from Ghana, sheltered at the centre.

Marzo March

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MIGRANTI

Lampedusa. Al molo, un gruppo di stranieri appena sbarcato attende di essere trasferito nel centro di accoglienza dell’isola. Lampedusa. At the pier, disembarked clandestine immigrants waiting to be transferred in the temporary stay centre.

Aprile April

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Un immigrato clandestino nella discarica di Ceuta.

A clandestine immigrant, in the Ceuta's rubbish dump.

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Lampedusa. Un momento di pausa dopo il lungo viaggio in mare in attesa di essere trasferiti nel centro di accoglienza dell’isola.

Lampedusa. A pause after the long sea voyage, awaiting to be transferred in the temporary stay centre.

Giugno June

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Discarica di Ceuta. Un immigrato clandestino proveniente dalla Liberia in un momento di preghiera. Ceuta. In the trash dump, an clandestine immigrant from Liberia is praying.

Luglio July

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Lampedusa. Al molo, un gruppo di stranieri appena sbarcato attende di essere trasferito nel centro di accoglienza.

Lampedusa. At the pier, disembarked clandestine immigrants waiting to be transferred in the temporary stay centre.

Agosto August

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Ceuta. All’interno della discarica tutto viene riutilizzato, anche il vecchio sedile di un’auto può ancora servire. Ceuta. In the rubbish dump everything is reused, even an old destroyed car's seat.

Settembre September

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Ex-caserma dell’Aeronautica occupata dalla missione “Speranza e Carità”. Il dormitorio ricavato da un hangar.

A former Army barrack occupied by the mission “Speranza e Carità”. An hangar turned into a dormitory.

Ottobre October

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Ex-caserma dell’Aeronautica occupata dalla missione “Speranza e Carità”. Un immigrato ghanese nel dormitorio. A former Army barrack occupied by the mission “Speranza e Carità”. An immigrant from Ghana in the dormitory.

Novembre November

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MIGRANTI

Ceuta. Jacobh, 34 anni congolese, cattolico, osserva alcuni compagni che nella discarica cercano oggetti da poter riciclare.

Ceuta. Jacobh, 34 years old, catholic, coming from Congo, is watching his friends in the rubbish dump, searching for objects that can be reused.

Dicembre December

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2008 Migranti