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LA COMUNICAZIONE BOLOGNESE IERI ED OGGI

Il dialetto bolognese Radio Alice


COMUNIBO

Comunicazione Bolognese Ieri ed oggi COMPONENTI DEL

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COMUNICAZIONE

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GRUPPO

BOLOGNESE

IL DIALETTO BOLOGNESE STORIA

/ OGGI

COMUNICAZIONE A

BOLOGNA/ MARCONI

RADIO ALICE

STORIA/ OGGI

7-11 12-13 14-19


COMUNIBO

La comunicazione è una parte fondamentale della vita quotidiana di ognuna città. Comunicazione tra le persone, comunicazione ufficiale, comunicazione codificata sui diversi livelli sociali e culturali. Quando invece si parla di una città molto vivida è diversificata come Bologna questo tema diventa molto interessante. È per questo motivo che noi essendo studentesse di diversi paesi europei vivendo a Bologna e osservando la comunicazione con le sue particolarità in questa città, abbiamo considerato che sarebbe di grande interesse parlarne. Dalla Piazza Maggiore sulle sede delle Facoltà, da Piazza Verdi su Piazza Santo Stefano, il parlato cambia. Cambia sul livello orale ma anche su quel livello considerato meglio organizzato. In particolare il laboratorio ci si sofferma su due punti di riferimento. Il primo è il dialetto bolognese, così speciale ma bensì cambiato nel tempo. Sviluppiamo su certi punti la storia, il funzionamento e le differenze notate con l’italiano standard, facendo riferimento ai video, interviste, articoli specializzati nella lingua. Inoltre, ampieremo questa parte esemplificando. Il secondo è la Radio Alice, come un mezzo di comunicazione che troviamo presente da un bel po' di tempo, anche quella cambiata nel corso degli eventi. La scelta non è casuale dato che Bologna è la città della radio per antonomasia mettendo in evidenza il ruolo fondamentale di Marconi. Abbiamo cercato di dare una spiegazione sul tema includendo fattori interni ed esterni, elementi specificamente di cultura italiana e degli altri incorporati dalla presenza delle diverse culture qui a Bologna e soprattutto dall'effetto della globalizzazione. Parole chiave: lingua, Bologna, comunicazione, dialetto, radio.


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Centro Linguistico di Ateneo - CLA Italiano B Elena Hita

“

Mirja Beck

Studiare italiano per passione


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B2.1 Emily Hughes

“

Fiona Balla

Conoscere la cultura italiana


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LA COMUNICAZIONE BOLOGNESE IERI ED OGGI

Ogni giorno andiamo all'università, incontriamo i nostri amici, ascoltiamo le lezioni, i professori, torniamo ad ascoltare la radio, leggere i giornali, insomma..Comunichiamo! La comunicazione è quindi quella parte inevitabile della nostra giornata, è per questa ragione che il nostro lavoro si è concentrato proprio su questo. Essendo studenti stranieri la comunicazione ha una importanza di carattere fondamentale per tutti noi. Sarebbe inutile dire che ogni giorno ci siamo messi ad osservare conversazioni in strada, parole fra amici, le frasi complicati dei professori per cercare di rendere la nostra comunicazione più facile e sentirsi un po' a casa qui a Bologna. Bologna in se è una città multiculturale ,essendo il luogo di nascita della prima università in Europa, è stata sempre un punto di riferimento per gli studenti e ricercatori da tutto il mondo. A questo punto si è

trasformata in un "campus gigante" dove trovare un mezzo di comunicazione unico e idoneo per tutti è una sfida. Però naturalmente nasce la domanda, i Bolognesi, hanno saputo mantenere un’identità di comunicazione loro e proprio? La risposta è sì. Il dialetto bolognese ha una lunga storia ed è arrivato fino ai nostri giorni. Facendo qui riferimento a Marco Ferrari chi ha detto «L’italiano è la lingua della memoria» . nel cappello a una intervista fatta diversi anni fa per «L’Unità» (5 luglio 1999) ,è come dire che ogni lingua, proprio come ciascuno dei suoi parlanti, ha una sua identità, una sua personalità, una sua anima; insegnare o apprendere una lingua non è insegnare o apprendere semplicemente il modo di parlarla e di scriverla ma tentare invece di trasmettere o assimilare proprio quell’identità, quella personalità, quell’anima.


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IL DIALETTO BOLOGNESE

Il dialetto bolognese è un dialetto dell’ Emiliano-Romagnolo, che viene parlato soprattutto nella provincia di Bologna ma anche nelle altre province nel circondario. Il dialetto si è sviluppato dal latino volgare indipendentemente dall’italiano standard e fa parte del gruppo linguistico gallo-italico. Perciò ha più similarità con altri dialetti gallo-italici come il veneto, il piemontese, il lombardo e il liguriano di col italiano standard e infatti, non dovrebbe essere denominato un dialetto dell’italiano. L’italiano standard invece appartiene al gruppo italo-dalmata. Così si può vedere che sono lingue simili ma in base sono diversi. Ci sono stati scritti diverse opere letterarie in bolognese, e il primo dizionario del dialetto bolognese è stato pubblicato nel 1820, e dava traduzione delle parole in dialetto bolognese all’italiano standard. Il sistema fonetico del bolognese è più ricco dell’italiano standard. Esistono dodici suoni vocalici, e diffiere nella pronuncia dalle consonanti n, s, e z dall’italiano standard. Inoltre, sono molti sottovarianti del dialetto che si differiscono nella fonetica e nel lessico, ma hanno sempre la stessa grammatica. Questo lavoro si concentra sulla variante cittadina o cosiddetta “intramuraria” che si parla nella città di Bologna.

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LA STORIA DEL DIALETTO BOLOGNES Prima

Il dialetto bolognese si è sviluppato soprattutto nel Medioevo, quando nel Duecento molti poeti erano attivi a Bologna e producevano canzoni, poemi e altre opere in dialetto bolognese. Questa produttività letteraria aiutò a creare una certa coscienza del proprio dialetto e la sua importanza. La prima volta che è stato menzionato il dialetto bolognese era all’inizio del Trecento da Dante Alighieri nella sua opera De Vulgari Eloquentia, in cui parla dei varianti volgari del latino e ne fa una classificazione geografica spiegando le dialetti delle diverse regioni. “Affermiamo dunque che forse non è sbagliata l’opinione di chi dice che il linguaggio parlato dai Bolognesi è il più bello. Essi accolgono infatti nel proprio volgare qualcosa del volgare dei circostanti Imolesi, Ferraresi e Modenesi, come, a quel che congetturiamo, fa chiunque con i propri vicini. [...] I suddetti cittadini di Bologna ricevono dunque dolcezza e mollezza dagli Imolesi, prendono invece dai Ferraresi e dai Modenesi una certa qual asprezza, che è propria dei Lombardi e che, a nostro avviso, è rimasta ai nativi di quella regione in seguito alla mescolanza con gli stranieri Longobardi. [...] Se dunque, come abbiamo affermato, i Bolognesi accolgono certe caratteristiche tanto dagli Imolesi quanto dagli altri, è ragionevole che il loro linguaggio, grazie alla mescolanza dei contrari che si è detta, risulti ben contemperato in una lodevole soavità; e a nostro giudizio le cose stanno indubbiamente così.”

Affermiamo dunque che forse non è sbagliata l’opinione di Dante Alighieri, De Vulgari Eloquentia Liber I, XV

chi dice che il linguaggio parlato dai Bolognesi è il più bello.


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SE Claudio Ermanno Ferrari, letterato primo lessigrafo del dialetto

Come si vede nella citazione, Dante afferma che il dialetto bolognese, grazie alla mescolanza con i dialetti vicini, è molto dolce e soave ma anche possiede una certa asprezza, cosicché è stato capace di produrre poesia. Comunque un dialetto fisso scritto non è mai esistito. Molti hanno provato di stabilire come debba essere scritto e come sia la grammatica corretta, ma essendo una variante soprattutto parlata di tutta la gente di ogni parte della società ognuno parlava come voleva e come poteva. Per diversi secoli la parlata in Italia era il dialetto. Il toscano di cui proviene l’italiano d’oggi era certamente la lingua che si studiava a scuola, ma è stato parlato da un numero limitato di persone almeno fino alla seconda metà dell’Ottocento. In

più nell’Ottocento emerse un maggior interesse alla diversità linguistica e si sono creati molti libri del vocabolario e della grammatica o collezioni di racconti e letteratura. Nel Novecento il dialetto soffriva da una stigmatizzazione cosicché i bambini erano punite per parlare un dialetto nella scuola perché era considerato un segno di maleducazione e comportamento povero. Questa sommissione aiutò all’Unità d’Italia, perché l’uniformità linguistica fu un aspetto che faceva possibile l’unificazione statale. Comunque l’oppressione ha anche influenzato molto alla situazione attuale del dialetto, in particolare di quello bolognese, che sarà discussa nel prossimo passaggio.

IL DIALETTO BOLOGNESE

Il primo dizionario del dialetto bolognese è stato pubblicato 9 nel 1820 Fa parte del gruppo linguistico gallo-italico

Il sistema fonetico del bolognese è più ricco dell’italiano standard. Esistono dodici suoni vocalici, e diffiere nella pronuncia delle consonanti n, s, e z Si è sviluppato soprattutto nel Medioevo

Vocabolario Bolognese-Italiano di Claudio Ermanno Ferrari

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LA STORIA DEL DIALETTO BOLOGNES

Oggi

A causa di diversi motivi, l’uso del dialetto bolognese è diminuito e di conseguenza oggi è molto insolito sentirlo. Dall’epoca dell’unificazione del paese, quando l’italiano è diventato la lingua nazionale, il dialetto ha cominciato ad essere usato di meno, particolarmente perché dopo l’unificazione sono stati introdotti le forze armate e l'istruzione a livello nazionale, che hanno promosso l’uso dell’italiano standard. Inoltre la stampa, il cinema, la radio e poi la tv hanno anche incoraggiato la diffusione della lingua nazionale, e di conseguenza il bolognese si usava ancora di meno. Però, dopo la diminuzione dell'uso del dialetto, c’è stata una ripresa d’interesse negli anni ottanta, quando sono stati organizzati tre Festival della canzone bolognese. Poi nel 1999 è stato pubblicato un dizionario italiano-bolognese, che ha proposto un’ortografia lessicografica moderna, che viene utilizzata da tutti i migliori autori di libri bolognesi e da importanti iniziative culturali, come il sito bolognese. Nel 2005 è stata pubblicata la prima grammatica didattica del dialetto bolognese. Utilizza l’ortografia lessicografica moderna e presenta il materiale linguistico per ordine di difficoltà crescente, come si fa con i libri delle lingue straniere. Oggi, con il comune di Bologna è possibile parte-

cipare ad un corso di lingua bolognese, e tre livelli di difficoltà sono offerti. Il corso, che ha cominciato in 2002 oggi accoglie più di 7000 frequentatori. Per di più sono stati prodotti opere per promuovere il dialetto bolognese. Nel 2010, è stato organizzato uno spettacolo gratuito in Bologna che si chiamava “ Il dialetto bolognese fra ieri e oggi,” durante il quale sono stati eseguiti canzoni tradizionali bolognesi. Poi nel 2016 c’è stato un’opera in dialetto bolognese, che si chiamava “ al nòster dialàtt”. Negli anni recente libri sono stati pubblicati in dialetto bolognese, ad esempio il libro “”Ascaultum ban!” una raccolta di poesie in dialetto bolognese che è uscito in 2009. Inoltre, per incoraggiare bambini ad imparare il bolognese sono stati creati serie tv. Benché non si parli bolognese oggi tanto che nel medioevo, ci sono qualche parola e modo di dire che si può sentire nel parlare italiano standard, ad esempio si dice “bagaglio” o “coso” per un oggetto di cui non si ricorda il nome, si dice”braghe” per “pantaloni” e “Lu-lé” e “Li-La” invece di “quello” e “quella”. Quindi in tutti questi modi si può vedere che sebbene il dialetto non venga parlato come nel passato, è possibile trovarlo ancora oggi in diverse forme.

IL DIALETTO BOLOGNESE OGGI

Nel 1999 è stato pubblicato un dizionario italiano-bolognese, che propone un’ortografia lessicografica moderna Nel 2005 è stata pubblicata la prima grammatica lessicografica moderna

Oggi con il comune di Bologna è possibile partecipare ad un corso di lingua bolognese


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SE

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LA COMUNICAZIONE A BOLOGNA


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La comunicazione a Bologna non si può mai elaborare solo e soltanto nel piano quotidiano e civilistico, perché a Bologna è nato l'uomo che ha cambiato la storia della comunicazione, il "padre" della Radio Guglielmo Marconi (Bologna, 25 aprile 1874 - Roma 20 luglio 1937). In questo modo, non si può capire il nostro mondo e la nostra società senza parlare dell’uomo che inventò il futuro, lo scienziato che ha aperto la strada ai moderni mezzi di comunicazione. In senso generale, si deve parlare di Marconi come l’uomo che sviluppò un sistema di comunicazione con telegrafia senza fili, portando alla evoluzioni dei moderni metodi di radiocomunicazione, che gli valse il premio Nobel per la fisica nel 1909. Il suo primo esperimento, riuscito del 1895, fu la trasmissione di un segnale dell’alfabeto Morse nei terreni del podere paterno alle porte di Bologna.

Se si continua a parlare di Marconi, si può affermare che è una specie di mosaico complesso che copri molti più aspetti. “L’importanza di un’invenzione”, questa sarebbe la frase più distaccata del “mosaico Marconi”. Infatti, questa scoperta imprime, per la sua importanza, il carattere della radio al secolo nostro, cioè dello strumento che ci permette armare il nostro pensiero per renderci presenti e per non sentirci soli, che dotta di vita i silenzi quotidiani attraverso le parole, dunque l’utilizzo della lingua per trasmettere l’arte, la scienza, la cultura popolare: il progresso. Per tutto questo, non è sbagliato dire che la radio dagli altri media ha avuto la capacità di cambiare la sua pelle, come succede anche di solito con la lingua, cogliendo i mutamenti della società.

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LA STORIA DI RADIO ALICE

Qui pensa in Bologna collegata alla comunicazione pensa in Radio Alice. Radio Alice è stata un’emittente radiofonica bolognese di intervento politico militante di metà anni settanta, e una delle più note radio libere italiane. Effettivamente, ogni volta che si parla della storia della radiofonia è inevitabile pensare in Radio Alice. Ma prima di tutto, cosa sono le radio libere? Oggigiorno, si può accendere la radio in Fm ed ascoltare tantissime stazioni di tutti tipi, ma fino al 1973 non era così. Si devono capire le radio libere nel contesto europeo dello sviluppo del fenomeno della “pirateria” e come le stazioni “off-shore” che trasmettevano sfidando i monopoli. Concretamente, in questo contesto fa riferimento alle emittenti radiofoniche nate in Italia dopo la liberalizzazione della frequenza da 87.5 a 108.mHz che in origine era pertinenza quasi esclusiva della

programmazione pubblica (Rai). Liberalizzazione promossa per la Corte Costituzionale nel 1976. Infatti, in Italia i privati non potevano aprire una stazione radio, le uniche eccezioni dopo la caduta del regime fascista erano state Radio Sardegna e Radio Ferrara. L’esperienza di Radio Alice ha una data di inizio (febbraio del 1976) e una brusca fine con l’irruzione nella redazione della polizia il 17 marzo 1977. “Sono entrato in radio quando sono entrato in contatto con me stesso”, diceva uno dei protagonisti di Radio Alice durante il film documentario Alice è in paradiso di Guido Chiesa. Quindi, anche se sono stati scritti una dozzina di libri, tantissime tesi di laurea ed articoli sui giornali, si può perfettamente affermare che è un po’ complesso spiegare cosa è stata Radio Alice senza averla vissuta. Per questo, adesso si mostra una breve sintesi con i punti principali.

I FONDATORI: Giancarlo Vitali detto Ambrogio, giornalista; nel 2002 darà vita a Orfeo TV, la prima te-

levisione di strada e al network Telestreet / Maurizio Torrealta, giornalista /Filippo Scòzzari, fumettista /Luciano Capelli, videomaker poi emigrato in Costa Rica dove tuttora lavora (ci sono altri).


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DARE VOCE A CHI NON HA VOCE

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LA STORIA DI RADIO ALICE Contesto storico, quando? Radio Alice si colloca a “Bologna la Rossa”, una città con un fortissimo componente comunista dove il Partito Comunista Italiano governava da tempo la città. Proprio qui si sviluppavano i movimenti autonomi degli studenti, dei proletari e delle avanguardie culturale.

I responsabili, chi? tutto cominciò al DAMS (Discipline delle arti della musica e dello spettacolo) dove il seminario su Lewis Carroll del professore Gianni Celati ha un grandissimo successo, diventando così un collettivo politico in una radio. Alice diventò l’emblema del Movimento del ’7l (il nome fu ispirato dalla protagonista del libro di Lewis Carroll Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, ma anche dalla figlia di Dadi Mariotti, una delle donne fondatrice). Quasi tutti quelli che giravano all’inizio per Radio Alice erano studenti suoi.

Come? L’emblema di Radio Alice era “dare voce a chi non ha voce”: fu un nuovo modello di comunicazione basato sulla creatività, senza nessun tipo di filtro o censura e senza una struttura organizzativa. Era basato soltanto nel potere operaio. Per la prima volta, la radio diventava un mezzo per produrre contenuti culturali, con un uso continuo della diretta telefonica. C’era musica, si leggevano dei libri, poesie, comunicazioni sindacali…

Dove e quando finisce? Il luogo di incontro era in Via del Pratello 41 dove la gente ci andava per raccontare le sue storie. La radio aveva le porte completamente aperte, diventando così una voce fondamentale per molte persone. Dopo l’assassinio dello studente Francesco Larusso , disarmato militante di Lotta Continua, Radio Alice è accusata di dirigere le rivolte e la polizia entrò nella soffitta di via del Pratello 41 per arrestare a tutti i presenti.


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RADIO ALICE OGGI Quest'anno radio Alice celebra il suo quarantesimo compleanno. Tra gli auguri di buon compleanno, le chiediamo come si senta oggi? Cos'è rimasto dalla vecchia radio bolognese che tutti amavano? E soprattutto come si è abituata ai cambiamenti rapidi della tecnologia nell'ambito della comunicazione mediatica? Abbiamo già le risposte! Radio Alice ha sempre saputo come mantenere la sua individualità e differenziarsi dalle altre radio italiane. Per questo la troviamo come un punto di riferimento nei materiali universitari non solo italiani, ma anche dei lontani Stati Uniti, dove un articolo del "New York University Press" (2008) prende come esempio l'evoluzione di radio Alice come radio all’avanguardia nella comunicazione mediatica. Ancora oggi numerosi giornalisti vi scrivono e trasmettono articoli; anche gli studenti di scienze delle comunicazioni non esitano minimamente a riferirsi a radio Alice nella redazione delle proprie tesi di laurea! Certamente il suo ruolo non è solamente commerciale e mediatico, ma si può considerare come una vera "pietra miliare" nel corso degli eventi che riguardano la comunicazione. Se non si può parlare della letteratura italiana senza pensare a Dante, allora non si può neanche parlare della comunicazione a Bologna senza aver ascoltato radio Alice. Però l’avanza-

1976-201

mento tecnologico e la globalizzazione hanno avuto un impatto sulla comunicazione via radio che si è riflesso anche qui. La radio, statisticamente parlando, si può considerare come un mezzo di comunicazione storico ed antico. Prima della TV, prima di internet, prima di tutto ciò che noi oggi consideriamo come indispensabile. Questo la rende una base fondamentale, ma talvolta vivendo nei "piani più alti" della tecnologia non siamo più interessati alle fondamenta. Ai giorni nostri la radio non è la prima cosa che viene in mente quando vuoi ascoltare le notizie o la tua canzone preferita. Sarebbe questo il caso di radio Alice? Teoricamente sì, ma ricordiamo qui che Radio Alice "è morta prima di invecchiarsi”, così il suo spirito giovanile, un po' controverso e soprattutto liberale è uguale allo spirito di questa città! Quindi radio Alice di Bologna e dei bolognesi rimane la frequenza preferita in questa città. 100.3 MHz non è soltanto una frequenza, è una storia, è un patrimonio bolognese. È Fondamentale per insegnarci che la comunicazione tra di noi è molto importante e quando si tratta di interfacciarsi con una città intera, lo devi fare nel tuo modo, in modo che la gente ti capisca, in modo da far arrabbiare pochi ma inspirare tanti, nel modo di Radio Alice.

I fondatori di Radio Alice: Ci chiedemmo subito se avesse senso lasciare libertà a chiunque di parlare. Aveva senso. Tutto meritava di essere trasmesso, purché ci fosse qualcosa da dire


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6,quarant’anni da Radio Alice

Alice, la voce di chi non ha voce, Storia della radio più libera e innovatrice di sempre, Luca Rota (2016)

FILM SU RADIO ALICE Alice è in paradiso (documentario), regia di Guido Chiesa (2002)

Lavorare con lentezza - Radio Alice 100.6 MHz, regia di Guido Chiesa (2004)

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