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IL PENSIERO DELLE MANI Toni Toniato

Il percorso concettuale tratteggiato con questa stupenda raccolta d’immagini attorno al tema delle mani - oggetto a sua volta di una recente bellissima mostra - definisce essenzialmente un vero e proprio manifesto insieme di poetica e di produzione di Alt!Studios, un gruppo operante nella città di Dolo, formato da giovani artisti, architetti, designer, fotografi, il cui impegno creativo si è focalizzato in questa circostanza su uno dei principali organi di senso, il tatto per l’appunto quale relativo territorio energetico della loro capacità di ideazione e progettazione. A guidarne validamente l’attività è d’altra parte una figura ben nota come Enzo Berti, uno dei nostri maggiori e più esigenti protagonisti nel campo dei nuovi orientamenti dell’architettura e del design. Osserviamo intanto che ognuna di queste immagini anche nella loro versione riproduttiva è innanzitutto evento di forma che si costruisce nel contatto non solo visivo ma in una percezione più complessa che richiede, infatti, una pluralità di approcci, poichè il sapere delle mani è una pratica fondamentale della scienza del corpo e dei suoi interni funzionamenti. Lo sanno certamente gli autori di queste proposte che hanno voluto così mettere in opera le mani, lavorando sulla stessa raffigurazione di un arto tanto emblematicamente significativo, articolando nel contempo un discorso di rilevanti valenze espressive, iconografiche, oggettuali. Il fare delle e con le mani rimane una questione comunque ineludibile, essendo esso il portato di una cultura che da sempre ha caratterizzato il lavoro e l’esperienza artistica dell’uomo. Da sempre le mani sono state dunque una protesi naturale del pensiero. Ritornare a questo principio conoscitivo è stato altresì l’intento che gli operatori hanno voluto affermare con le loro distinte risoluzioni utilizzando i più diversi generi dell’attuale produzione estetica, dalla scultura alla fotografia, dal video all’installazione. Dare forma concreta alle idee, alle intuizioni, all’immaginazione. E perciò continuare ad inventare forme, a sperimentare modi e materiali, nuovi processi di visione, a trasformare l’oggetto della loro ricerca in una realtà diversa e fino ad allora imprevista o sconosciuta. La scelta del tema rimanda peraltro ad una esegesi antropologica sul simbolismo delle mani, sui diversi significati e funzioni di questo linguaggio preverbale, ma espressione ancora di un misterioso logos che ha accompagnato pertanto l’evoluzione dell’individuo e della società, costituendo anche oggi la tradizione forse istintivamente più immediata e diretta, anzi del tutto particolare, di comunicazione. Le mani parlano, far parlare le mani che parlano è altresì uno strumento indispensabile del fare, di un saper fare che non può essere altrimenti sostituito ne simulato da qualche pur aggiornata tecnica performativa. Perchè esse unicamente agiscono, come a dire, a nervi scoperti, ignorando gli inevitabili cortocircuiti che in altro modo si stabilirebbero tra mente e corpo, tra sensibilità e percezione, tra teoria e pratica. Sono mani, quelle che le immagini configurano nella sempre diversamente innovativa specificità del’arte - perciò essa non ha mai precluso confine, nè ideale nè materiale - le quali interrogano, descrivono, dialogano, ossia comunicano veicolando sensi o, meglio, producendo soprattutto altri valori e funzioni di senso. Nell’ambito di queste avventurose esperienze poetiche si potrebbero individuare, benchè sarebbe un esercizio meramente filologico, particolare suggestioni formali recepite o mutate dai principali linguaggi dell’arte del secolo scorso, dal cubismo al dadaismo, dall’espressionismo al surrealismo, sussunte e trasformate però da ciascuno di questi autori in una commistione linguistica poi del tutto originale e per di più distante, a sua volta, dai nostalgici pronunciamenti di tante clamorose e forse più fortunate dizioni del cosidetto post-modernismo. Il motif - attorno al quale questi artefici si sono rapportati, e tra loro confrontati in una dialettica reciprocamente serrata e feconda - non è soltanto la “figura” di un archetipo di svariate simbologie e ritualità culturali, ma è divenuto, per loro, inderogabile concetto di una nuova forma, luogo dunque di sorprendenti invenzioni, di meravgliosi riscontri, di piacevoli sovvertimenti logici e di allettanti paradossi figurativi e spaziali. Il risualtato è davvero intrigante per la fascinazione che trasmettono, in effetti, gli eleganti rilievi plastici, i fantasiosi oggetti d’uso, le immagini di una insidiosa attrazione dovuta alla stessa felicità creativa che ha animato i pensieri e le mani di questi erratici apostoli dell’arte. Vale per loro parafrasare, in maniera perfettamente conveniente, l’assunto di Ludwig Wittgestein per il quale la vita è seria e l’arte è allegra. L’allegria dell’anima è il risveglio allora di una coscienza più profonda del mistero della vita.


MANI

“In sintesi mi son detto che possiamo parlare di 5 cose, come le dita della mano.

Virginio Briatore

La mano è un tema su cui tutti abbiamo delle informazioni e tutti sappiamo qualche cosa, però mi ricordo che quando un giornalista europeo intervistò il presidente indiano Rajiv Gandhi verso la fine degli anni ‘80, gli disse: “Come farete ad affrontare il futuro?” ed il figlio di Indira disse: “Avremo il problema di dar da mangiare a un miliardo di persone. Ci servono tre miliardi di pugni di riso e un miliardo di bicchieri di latte al giorno”. “Poi avrete il problema di mandarli a scuola”, disse il giornalista europeo, “Sì abbiamo un altro grande problema, dobbiamo istruirli”. “Certo che sarà dura”, disse il giornalista europeo, e a quel punto Rajiv Gandhi disse “Sì, però quando avremo riempito il ventre di queste persone e avremo coltivato le loro menti, avremo due miliardi di mani e allora saranno problemi vostri”. Di qui si capisce che forza c’è nelle mani. Le mani sono FORZA, forza lavoro, ma le mani sono anche il simbolo e lo vediamo in tanti modi. Il simbolo, lo spiego con le parole del poeta: “Quando nasce una creatura tu gli metti un dito, lui ti serra con la sua manina e con questo gesto il bambino ti accalappia per tutta la vita”. Le mani vogliono dire molte cose, sul manifesto che loro hanno fatto le trovate scritte. Io vi dico solo che sono un simbolo molto forte, sono la parte più alta che abbiamo - si tocca il cielo con un dito - sono la più grande estensione che abbiamo, sono due, vogliono dire molte cose, sono la carezza, sono il pugno, sono la lotta, sono la resa, sono la pace, sono miliardi di cose. Sono anche il numero 5, che i miei amici matematici mi dicono essere il numero più importante dell’universo…. forse perché c’è dentro l’1,618 racchiuso in qualche radice, io non lo capisco mai, però pare che sia il modo più semplice per racchiudere la vita; aprite una mela c’è dentro il 5, prendete una foglia di fico o un stella marina e ritroverete il 5. Il 5 ritorna in tutti i momenti, è un numero magico è un numero molto importante, è una radice matematica ed è forse per questo che poi ci piace quello che viene fuori dalle mani. La quarta cosa che volevo dire è che le mani sono la memoria, sono qualche cosa che ha che fare con la storia perché sono fatte attraverso le mani le cose più belle e le cose che più amiamo. Andate nei musei o in qualsiasi vecchia chiesa, il’95% delle cose che vedete e che vi stupiscono per il loro talento e per la loro bellezza, derivano da un lavoro manuale e dal giusto tempo dedicato. Tutti abbiamo un telefonino in tasca, chi è che ha un telefonino vecchio di dieci anni? Il telefonino è un oggetto meraviglioso, però ce ne siano dieci milioni tutti uguali, si fa fatica a trovarci qualcosa di umano e dopo tre anni lo si butta via. Umanità che ritrovo invece nel cucchiaio di legno fatto da mio nonno, o in una cosa che avete, che qualcuno vi ha fatto, anche una lettera….. se avete qualcuno a cui volete bene oggi, scrivetegli una lettera a mano, con la vostra grafia, le vostre parole, magari scritte anche male… ha un valore incredibile. È un piccolo gesto da amanuense. Chiudo con la quinta cosa. Conosco Enzo Berti da tanti anni, è un designer ha studiato l’arte, suo figlio è uno scultore, sono due mondi entrambi importanti: l’industria e l’arte. E’ innegabile la forza che c’è nella sedia, nell’industria, nel telefonino, in tutte le cose che abbiamo e che la democrazia ha permesso a tutti di avere. Così come è fantastica l’arte concettuale e ci piace molto, quando Maurizio Cattelan fa “Hollywood” sulla spazzatura a Palermo. Va tutto bene, non abbiamo nulla contro l’industria e nulla contro l’arte concettuale, però abbiamo due mani, e due mani servono per equilibrarci, e l’idea che mi piace e per cui sono qui, insieme a voi in questo momento piacevole, è che loro vogliono dare spazio con questa mostra alle mani, alle cose fatte cercando un equilibrio tra la forza dei numeri dell’industria e l’unicità dell’arte. E’ in questa via di mezzo che l’Italia ha una una storia straordinaria e quindi noi ci auguriamo di vedere qui gioielli, mobili, borse, oggetti di varia natura, tra l’arte e design, fatti con le mani.”


INSTALLAZIONI


DESIGN


FOTOGRAFIA


SCULTURA


PITTURA


VIDEO


ALT!

CHIMERA

Alt!Studios - anno 2007 installazione - dim. 160x160 cm

Tobia Berti - anno 2007 readymade, acrilico su poltrona in polietilene - dim. 78x72x70 cm

MOVIOLA

PAX

Tobia Berti - anno 2007 polistirene - dim. 100x160 cm

Tobia Berti - anno 2007 readymade, tecnica mista su poltrona in polietilene - dim. 78x72x70 cm

ALT!

MANI I

Enzo Berti, Chiara Ianniello - anno 2007 tecnica mista - n째 8 dim. 60x50 cm

Enzo Berti - anno 2007 foto - dim. 120x80 cm

MANOMORTA

MANI II

Enzo Berti, Tobia Berti - anno 2007 seggiolino - dim. 30x16x30 cm

Enzo Berti - anno 2007 foto - dim. 80x80 cm

WELCOME / GOODBYE

MANI III

Tobia Berti - anno 2007 maniglie in ottone - dim. 21x11x6 cm

Nicola Bolzonella - anno 2007 foto - dim. 80x80 cm

MANOLEGATA

MANI VI

Enzo Berti - anno 2007 readymade, juta su poltrona in polietilene - dim. 78x72x70 cm

Chiara Ianniello - anno 2007 foto - dim. 80x80 cm


MANI V

SCENE POIGNANTE

Nicola Bolzonella - anno 2007 foto - dim. 80x80 cm

Marc Dahan - anno 2007 olio su tela - dim. 80x100 cm

FRA LE MANI

MANI SUL VISO

Elena Mutinelli - anno 1996 terracotta - dim. 35x22x25 cm

Tobia Berti - anno 2004 olio su tela - dim. 100x144 cm

IMPRONTA

PICCOLE MANI SUL VISO

Elena Mutinelli - anno 1996 gesso patinato - dim. 35x22x25 cm

Tobia Berti - anno 2004 olio su tela - dim. 122x85 cm

FINESTRA

STUDIO

Tobia Berti - anno 1996 legno e foglia d’oro - dim. 35x22x25 cm

Elena Mutinelli - anno 1993 grafite su carta - dim. 70x100 cm

SCENE TOUCHANTE

RISVEGLIO

Marc Dahan - anno 2007 olio su tela - dim. 75x100 cm

Tobia Berti - anno 2007 video - durata 3’ 16’’


via G. Garibaldi 43, 30031 Dolo (Ve) Italia Tel +39 041 415200 Fax +39 041 5100878 info@altstudios.it www.altstudios.it

MANI Mostra Manifesto di ALT!STUDIOS Settembre - Ottobre 2007 ALT!STUDIOS - GALLERIA D’ARTE Via Garibaldi 24, 30031 Dolo (Venezia) Tel +39 041415200 Fax +39 0415100878 galleria@altstudios.it www.altstudios.it

foto

ALT!STUDIOS grafica

ALT!STUDIOS stampa

GRAFICHE ANTIGA ringraziamenti

Toni Toniato Virginio Briatore Toni Piarotto BROSS FERLEA


MANI