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Il mondo è la sua ombra Copyright ArcadentErprise – AltroVerso 2010


Il mondo è la sua ombra Racconto di un’iconurgia, a cura di

Mari Correa e Luigi Fabio Mastropietro

Gli immortali non dipingono. Dio è luce, solamente l’uomo è ombra. E allora dipinge. Perché solo chi passa come un’ombra vuole restare. Ancora una volta, all’infinito, si ripete quello che è accaduto nella notte dei tempi. Un uomo chiuso nel suo bugno di roccia. Al buio, l’uomo è ombra della sua paura. Ombra della sua ombra. Ma il fuoco proietta quest’ombra sulla parete. E l’uomo allunga la mano. Con l’indice traccia sul muro i contorni dell’ombra. Dipinge con il gesto il volto della sua ombra, catturandolo per sempre. Dentro quella linea nasce l’imago immortale. L’eternità plasma l’immagine dalla vampa. L’ombra del vivo si fissa per sempre nel calco di cera del morto. All’origine, l’arte è la trappola perpetua della vita. La pittura e poi la fotografia congelano il soffio della vita nell’inerzia della morte.

I morti ci guardano dai muri, come vivi. Hanno scambiato la loro carne e il loro sangue con la luce e il sale. Il loro respiro d’acqua con la porpora e l’oro. I cieli abbattuti degli occhi con gli abissi blu-verdi dell’ascensione. E io non posso guardare il loro sguardo attraversarmi e attraversare queste mura, senza cadere in ginocchio. Accecato dal ricordo di chi ero.

Ero Dioniso, giovane capro in Argo. Le donne danzavano la tyrhasia strappandosi i capelli e impazzivano al graffio del diaulos. Eppure, non le madri ma l’estasi rosso dorata divorò i figli delle madri di Argo.

Ero Thot, l’occhio giallo oro del dio. Il signore della luna di Atlantide. Lo scriba sacro di Osiride. Fui il primo ad imprimere segni sulle pareti dei pozzi.

Ero Ahsonnutli, l’ermafrodita turchese dei Navaho. I miei seni nutrirono Diné Bizaad, il grande popolo delle montagne. Il mio seme fecondò il bacino di San Juan. La foce del fiume sacro si aprì e la palude generò uccelli d’argento.

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Ero Lil-itu, vergine madre della terra. Partorii un serpente che non poteva essere incantato. Il serpente fece il suo nido tra le radici dell’albero della notte e vi depose cinque uova. Le uova si aprirono al vento di mezzogiorno e versarono sulla terra i cinque colori della creazione. Rosso Giallo Blu Verde Viola

Ero Baal, Signore dei solchi e Kronos progenitore degli dei e degli uomini. Viaggiai nelle profondità del vuoto alla ricerca del seme grigiazzurro del pensiero. Lo sentii germogliare in fondo al nulla. Crescere tremando per la vibrazione della parola. Diventare luce nera e rumore bianco. Coagulare il cosmo.

Sono l’eternauta che ha attraversato mille incarnazioni. Dio e demone, maschio e femmina, figlio e padre. Porto su di me il peso del mondo. Pago il travaglio di questa soma con lo sfolgorante incubo dell’arte. Demonio fatto santo dopo tanto peregrinare nel ventre di dio. Volto dell’ombra mille volte raschiato via e mille volte ridipinto sulla tela dell’Intento. Atlante scacciato dalla terra di Ugarit. Vivo in esilio nell’orbe di mezzo, piangendo la mia antica vita. Vulcano in catene, sogno eruzioni di fuoco e colore.

Infrangendo lo specchio del mondo in mille franti infiniti, ho infranto la soglia di percezione dei sensi.

Grazie al sacrificio dell’ultima incarnazione ritorno all’inconcepita essenza fetale di oro e di gemme, di porpora e di raso, di sangue e di polvere.

Ineffabile principio e impossibile fine dell’arte, il mio corpo si stempera e si ricoagula incessantemente nel corpo dell’altro.

Il mio volto si scioglie e si ricompone in mille volti diversi sempre uguali al volto di Dioniso.

Per ritornare al mondo primigenio che è l’ombra del dio.

Perché l’arte è dio e il mondo è la sua ombra. Copyright ©ArcadEnterprise ArcadEnterprise & AltroVerso 2010

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Il mondo è la sua ombra