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Anno II - n.150 - Mercoledì 4 agosto 2010

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quotidiano ediZioNe estiVA

Primo strappo dei finiani. Con loro si allineano l’Udc, l’Mpa di Lombardo e i rutelliani

Astensione che sa di no Il voto alla Camera su Caliendo con minacce di elezioni anticipate Oggi la Camera è chiamata a votare sullamozione di sfiducia presentata da Pd e Idv al sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, indagato nell’ambito della inchiesta sulla cosiddetta P3, che secondo l’ipotesi formulata dai magistrarti inquirenti avrebbe intessuto trame che avrebbero potuto minare la credibilità delle istituzioni. Per la prima volta il gruppo di parlamentari che si è separato dal Pdl, quello dei finiani di “Futuro e libertà”, voterà deversamente dalla maggioranza, con Udc, Mpa e Api. PAG. 2

La situazione si complica. Anzi, si semplifica Il divorzio tra Fini e Berlusconi, che apparentemente affonda le radici nelle modalità di conduzione del partito da parte del premier, può apparire strumentale a un disegno prospettico di Fini. In effetti egli guarda al suo futuro senza più essere condizionato dalle straripanti effusioni tra Berlusconi e Bossi. Il ruolo assegnato a “Futuro e Libertà” non può fondarsi certo in un partito con baricentro nel Nord; egli rappresenta infatti la cultura politica di una destra moderata con radici sudiste. Pertanto liberarsi dall’abbraccio mortale del leghismo e del padronato illiberale padano è stato un passaggio necessario per riprendere un cammino che aveva avviato con la formazione del nuovo

di

Aurelio Misiti*

partito nella svolta di Fiuggi. Anche Berlusconi potrebbe avere dei benefici nella sua azione di premier, in quanto si è formato un aggregato politico di destra moderata che fa da pendant all’egoismo di Bossi e dei suoi legionari. Esistono quindi in seno alla maggioranza, forte di un consenso ampio nelle elezioni politiche del 2008, tre forze: il PDL, la Lega dominante al Nord e il “partito” intorno a Fini, che può contare su formazioni alleate sudiste come MPA, divenuto quasi ago della bilancia con i suoi nove parlamentari, UDC, API e altre forze che considerano la questione meridionale come la più

importante questione nazionale. In altri termini le tensioni interne al PDL forzista, che sembrava potessero travolgere l’Esecutivo nella settimana terribile appena trascorsa, si sono risolte in una possibile semplificazione nel breve periodo, in cui il premier deve mediare tra posizioni spesso distanti della Lega e del raggruppamento che si potrebbe definire meridionalista. Berlusconi sarà costretto a riequilibrare le forze in campo anche all’interno del Governo, dove si possono effettuare variazioni – tipo la Difesa, le Infrastrutture e le Attività produttive – che rispondano a esigenze di

maggiore equilibrio tra i territori del Paese e le stesse forze in campo. segue a pagina 4

Ai lettori

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in edizione stampabile esce in estate con foliazione ridotta e non viene pubblicato la domenica e il lunedì il sito invece viene costantemente aggiornato 7 giorni su 7


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dellA CASA editriCe

e’ morta elvira Sellerio Elvira Giorgianni Sellerio (nella foto), fondatrice con il marito Enzo dell'omonima casa editrice, è morta ieri a Palermo. Figlia di un prefetto, era laureata in giurisprudenza. Ha cominciato a lavorare nell' editoria nel 1970, fondando la casa editrice Sellerio (dal nome del marito, il fotografo Enzo, dal quale si era separata) che ha avuto tra i suoi autori Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino. Al forte rapporto con lo scomparso scrittore di Racalmuto si deve il successo di una "scommessa": così la Sellerio ha più volte definito la sua "pretesa" di lanciare da Palermo una casa editrice, che si propone come "nazionale", scontando tutte le conseguenze di una localizzazione periferica.

Il bracciale dei miracoli

Sì deFinitivo

Approvato codice antimafia Con 279 voti a favore, 1 astenuto e nessun contrario l'Aula del Senato ha approvato definitivamente il ddl con il Codice antimafia. Il ddl era stato approvato a fine maggio alla Camera con 367 voti su 367 presenti. L'attività del Parlamento e il numero di provvedimenti approvati in questi due anni dimostrano che la questione della legalità "sia patrimonio di tutti gli uomini che stanno in politica e non è esclusiva di nessuno": lo ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani, a conclusione delle votazioni sul ddl antimafia.

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Caliendo, astensione di Fli-Udc “C’è convergenza sulla posizione dell’astensione per ciascuno all’interno del proprio gruppo”. lo ha reso noto Benedetto della Vedova al termine del vertice tra Fli, udc, Api ed Mpa convocato anche per decidere su una posizione comune in merito alla mozione di sfiducia su Caliendo. sono 85 i deputati del fronte astensionista sulla mozione di sfiducia contro il sottosegretario alla giustizia Caliendo. Ne fanno parte i 33 fininai di futuro e libertà, i 39 dell’udc, gli otto dell’Api e i cinque dell’Mpa. se anche i repubblicani, come hanno preannunciato, scegliessero l’astensione , la pattuglia arriverebbe a quota 87. la mozione sulla sfiducia a Giacomo Caliendo andrà in aula oggiì: alle 11,30, inizierà la discussione sulle mozioni di sfiducia al sottosegretario Caliendo. le dichiarazioni di voto ci saranno, in diretta tv, a partire dalle ore 17.

l’Antitrust ha aperto un’istruttoria per una “possibile pratica commerciale scorretta” sul bracciale Power Balance che promette forza ed equilibrio a chi lo indossa.

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Direttore responsabile: ennio simeone Redazione: tel: 06-86293192 Indirizzo e-mail: redazione@altroquotidiano.it Editrice: GeCeM (Gestione Cooperativa Editoria Multimediale) - Presidente:stefano Clerici Sede legale: Via Aldo Sandulli 45, Roma Registrazione del Tribunale Roma n..343/08 del 18 settembre 2008 - Registrato al ROC Partita Iva 09937731009

L’OnOmAsticO Giovanni Giovanni, «curato» di Ars per un quarantennio, attirò moltitudini di persone di ogni estrazione sociale con le sue catechesi e con il ministero della riconciliazione. Uomo di austera penitenza, unì alla profonda vita interiore, incentrata nell'eucaristia, un generoso impulso caritativo. e' modello della cura d'anime nella dimensione parrocchiale.

AccAdde Oggi 1997, “Matusalemme” A 122 anni e 164 giorni si spegne Jeanne Calment, l'essere umano più longevo di tutti i tempi.


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FrAnCiA

MiCroSoFt

niente FeStA

topless fuori moda

Aggiornamento contro la falla di Windows

Sean Connery compie 80 anni

Ormai non ci sono più dubbi: sulle spiagge di Francia i seni al vento sono diventati demodé, all'abbronzatura integrale si preferisce il costume intero e la salute della pelle conta più della tintarella. A teorizzare la 'morte' del topless è l'autorevole sociologo Jean-Claude Kaufmann, autore nel 1995 del libro 'Corps de femmes, regards d'hommes', dopo che anche i sondaggi e poi il marketing si sono espressi nella stessa direzione. "I segni del tempo oggi sono completamente cambiati", dice il sociologo. Le francesi del terzo millennio fanno retromarcia, preferendo coprirsi.

Microsoft ha rilasciato un aggiornamento straordinario di sicurezza per correggere una falla "critica" nei sistemi operativi Windows, che può consentire agli hacker di prendere il controllo dei computer. La vulnerabilità, spiega Microsoft in una nota, "può consentire l'esecuzione in remoto di un codice", attraverso alcune icone presenti sul desktop degli utenti. La falla si trova nei file Windows con estensione 'LNK' usati per creare i collegamenti sul desktop del sistema operativo. La falla è già stata usata per sferrare degli attacchi informatici.

Sean Connery, 80 anni il 25 agosto, non è il tipo che festeggia i compleanni neanche quando sono a cifra tonda. Non l'aveva fatto ai 70 e non lo farà adesso. Oltre questo, a parlare ancora bene di questa indiscussa star scozzese, il fatto di essere riuscito, anche nel ruolo di James Bond, a conservare la fama di autentico e indiscusso sex symbol senza aver mai fatto ricorso ad alcuna depilazione. Una cosa oggi non da poco. Nato ad Edimburgo il 1930 da un camionista e una cameriera, Thomas Sean Connery (questo il suo nome per esteso) è comunque oggi uno dei più grandi attori viventi.

QUAttro deCedUti

lo SCAtto

israele-libano, morti al confine

Belen e Corona di nuovo insieme

Una serie di scontri a fuoco tra soldati libanesi e israeliani si sono registrati ieri mattina lungo la linea di confine che divide i due paesi, nella zona di Adaisse. Il bilancio è di quattro morti, due militari libanesi, un giornalista del quotidiano libanese 'al-Akhbar' e un ufficiale israeliano. Tra i feriti libanesi, un soldato e un reporter della tv degli Hezbollah 'al-Manar'. Gravemente feriti anche due alti ufficiali israeliani, secondo quanto riferisce 'Ynet', il sito web del quotidiano israeliano 'Yedioth Ahronoth'. Nella ricostruzione della tv satellitare 'al-Arabiya', lo scontro è iniziato dopo che un carro armato israeliano ha lanciato un razzo contro una postazione dell'esercito libanese, colpendo due abitazioni civili. I soldati libanesi sono subito accorsi nella zona dove è caduto il razzo israeliano, rispondendo al fuoco e avviando un combattimento. Fonti israeliane sostengono che almeno due razzi libanesi sono caduti nel Nord dello stato ebraico quando è iniziato lo scontro a fuoco tra i soldati dei due paesi.

Non si è conclusa la 'love story' fra Fabrizio Corona e Belen rodriguez. il settimanale 'diva e donna' nel nuovo numero in edicola oggi, mostrerà infatti in esclusiva le foto della coppia di nuovo insieme a Milano, a casa di lei, dove pare si sia 'riaccesa la scintilla'.

CoSe di QUeSto Mondo

Uccide 8 persone per paura del licenziamento Quando ha capito che probabilmente sarebbe stato licenziato, Omar Thomas, un nero di 34 anni assunto da poco come autista dalla Hartford Distributors di Manchester, in Connecticut, ha perso la testa, e ha ucciso otto persone prima di togliersi la vita, quando stava giungendo la polizia per neutralizzarlo. La

strage si è verificata ierimattina intorno alle 7, le 13:00 in Italia, nel deposito della società a gestione familiare, uno dei principali distributori di birra e di vino dello Stato del New England. Manchester è attaccata alla capitale Hartford, circa a meta' strada tra New York e Boston, la captale del Massachusetts. Che

cosa abbia spinto Thomas a provocare la strage non è del tutto chiaro. Secondo alcune fonti avrebbe rubato ed era sul punto di essere licenziato, secondo altri si sentiva discriminato in quanto nero, in una città in cui gli afro-americani sono numerosi. Secondo la polizia locale, il bilancio di 8 vittime è definitivo.

Cresce l’afa in Russia, almeno 40 morti Aumenta di giorno in giorno il numero degli incendi in una russia centrale sfinita dall'afa, mentre il ministero per le situazioni di emergenza pronostica un caldo sempre più forte, almeno per tutta la settimana. e nei boschi e villaggi distrutti dai fuochi cresce il numero dei morti: sono almeno 40, ma il conto delle persone annegate in fiumi e laghi alla ricerca di refrigerio supera già i 200. "l'estremo calore - ha detto alle agenzie russe il capo del ministero per le situazioni di emergenza, vladimir Stepanov crea condizioni sfavorevoli per tutti. e purtroppo non ci attendiamo miglioramenti, almeno per questa settimana". i meteorologi parlano di un brusco innalzamento, almeno a 40 gradi.


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la strage di Bologna trent’anni dopo: i dubbi, le certezze, le speranze

E se lo dice Napolitano... di

ulderiCo NistiCò

Il presidente Napoletano non è uno che parla politicamente corretto. Possiede anzi e usa un linguaggio piuttosto arcaico, e perciò corposo e senza equivoci. Pensate che una volta ha detto “privatezza” invece del barbarismo privacy, e guadagnò di colpo mille punti ai miei occhi. Oggi dice che bisogna far chiarezza sulla strage di Bologna, e da questa così lineare espressione si deduce la massima autorità dello Stato ritiene che lo Stato medesimo non ha ancora fatto sul caso la necessaria

chiarezza: dopo trent’anni, accidenti! Non l’ha fatta Berlusconi nel 19945, nel suo secondo governo, e nemmeno oggi nel terzo; ma non l’hanno fatta quelli della Prima repubblica dal 1980 al ’92; e nemmeno i vari governi di centrosinistra Dini, Prodi, d’Alema, Amato eccetera. E nemmeno la magistratura, la quale ha oggi condannato e domani assolto e dopodomani

La situazione si complica Anzi, si semplifica Dalla 1° pagina Al di là di come si possa giudicare l’Esecutivo e il suo Presidente, è apprezzabile che il fondatore di Repubblica, nell’editoriale della domenica, abbia messo in guardia i lettori dai pericoli delle scorciatoie suggerite dall’estremismo interessato: “Tutte le forze politiche e sociali che abbiano consapevolezza degli interessi del Paese – ha scritto Scalfari – dovranno fornire pieno appoggio al capo dello Stato creando le condizioni che assicurino successo alle sue iniziative. La condizione numero uno è di evitare le elezioni finché durerà l'emergenza del debito pubblico. Da questo punto di vista gli inviti ripetutamente lanciati da Di Pietro e anche da Vendola alle elezioni anticipate sono – è il meno che si possa dire – irresponsabili e sconsiderati, anteponendo meschini interessi di bottega a quelli reali del Paese”. Si tratta, a parere di molti esperti, di partire dai dati di fatto e cioè dal nostro essere Paese fondamentale dell’Europa, dalle nostre risorse

intellettuali, culturali e professionali per individuare le vie della ripresa economica, non solo utilizzando le esportazioni in paesi come Cina e India ma finalizzando tutte le nostre risorse finanziarie al richiamo dei cervelli italiani sparsi per il mondo e utilizzando i territori meridionali non sfruttati dal veterocapitalismo, che rappresentano la vera riserva di energie nuove del nostro Paese. Nel prossimo biennio, oltre alla ripresa economica, vi può essere finalmente un riassetto della vita politica sia attraverso il consolidamento del Partito Democratico, sia con l’aggregazione delle forze meridionaliste, partendo dall’esperienza della regione siciliana, sia con il consolidarsi di un partito conservatore moderno. In definitiva le crisi del PDL e del PD degli ultimi mesi potrebbero portare a una nuova fase della politica italiana, più moderna e più europea. *Aurelio Misiti è portavoce del Mpa (Movimento per le Autonomie)

ricondannato i più o meno genuini esecutori materiali, ma, a parte che è dubbio anche questo, non è giunta a nessuna conclusione circa due piccoli particolari: i mandanti e lo scopo. I giudici, infatti, non dovrebbero seguire teoremi del tipo “strategia della tensione”, ma cercare nomi e cognomi, date e prove. Secondo Napolitano, e anche secondo il modestissimo sottoscritto, sulla strage di Bologna non si sa niente di certo. Idem per Ustica, che del resto accadde più o meno nello stesso periodo: coincidenza? O è vero che le coincidenze non esistono? Si parla di depistaggi, segreti di Stato, coperture. Eh, coperture a favore di chi? Trent’anni di misteri, per proteggere qualche agentucolo in pensione o morto da un pezzo? O politicanti dal nome ormai dimenticato anche dai nipoti? O, ammesso, per aiutare ex terroristi neri, rossi o blu ormai vecchi incartapecoriti? Poco credibile, mi pare. Anzi, nemmeno per proteggere una Prima repubblica la cui memoria suscita in quasi tutti solo sdegno e schifo. Ovvero, se si dicesse che il ministro Tale, oggi o defunto o in casa di riposo, ha ordito la trama e messo la bomba utilizzando qualche disgraziato di mercenario o illuso o avventuriero, non credo che se ne scandaliz-

zerebbe nessuno più di tanto. Ma se qualcuno sa che ad Ustica ci fu davvero una battaglia aerea con caduta di mig libico sulla Sila; o qualcosa del genere per Bologna eccetera; allora, a mio modesto parere, ciò coinvolgerebbe ben altro che un politicante italiano degli scordati anni 1980! Già, se c’è stata una battaglia aerea attorno ad Ustica, e se gli eroici aviatori non erano italiani? E se gli attentati di quegli anni, e altri casi misteriosi come quello Moro, avessero le loro cause remote fuori dalla Penisola? Che farebbe, un giudice italiano, incriminerebbe i servizi segreti di Questo o di Quello... Manderebbe un avviso di garanzia a Putin perché era allora un giovane agente del KGB? O a Bush padre, i cui avvocati opporrebbero non tanto i trattati internazionali, quanto l’evidente stato di senescenza? No, qua ci vuole un bel libro di storia... Trent’anni, sono già storia. Uno che inizi così: “Ragazzi, siamo nel 2010, e quanto racconto qui riguarda il 1980, ovvero, acqua passata. Dovete però sapere che ad Ustica, a Bologna, a Milano...”. Comunque vada, responsabilità personali non se ne individuerebbero più per trapasso o simili; e anche gli equilibri e le alleanze e le ostilità di oggi credo sarebbero ben poco modificate da quei fatti lontani. Non è il primo caso di nemici di ieri che diventano amici di oggi! Alla peggio, verremmo a sapere che i “buoni” non sono proprio così buoni e sinceri e nostri amici come vanno dicendo: ma anche questa non sarebbe poi una sorprendente novità.


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en due pagine di giornale su una notizia che servirà ad avvalorare la solita tesi, tanto cara ai leghisti e al ministro Gelmini: e cioè che le scuole al Sud regalano voti e promozioni a studenti incapaci. Autore del nuovo affondo al Meridione è il più letto quotidiano italiano, ovvero il milanese “Corriere della sera”. E qual è la “clamorosa” notizia pubblicata (presentata come succosa anticipazione dei dati del ministero dell’Istruzione, ma in realtà le cifre ricalcano quelle degli anni scorsi)? Che metà dei diplomati con 100 e lode alla maturità, il massimo dei voti, risultano essere studenti delle scuole del Meridione (isole comprese): per la precisione 2.016 su 4.037, totale dell’Italia. Ma che scandalo. L’articolo sui dati, a firma Gabriela Jacomella, viene corredato da un commento sdegnato di Roger Abravanel (foto), presunto esperto di meritocrazia (ci ha scritto pure un saggio) e redattore assieme alla Gelmini del robante “Piano nazionale per la qualità e il merito”. Gli studenti del Sud più bravi di quelli del Nord? Ma vogliamo scherzare? Si sa che il Meridione è arretrato e ignorante. Altro che il Nord sviluppato e sede di prestigiosi e seri istituti scolastici e universitari. Dunque se il Sud supera il Nord c’è sicuramente il trucco, la manica larga, la spintarella, l’imbroglio. ppure basterebbe consultare i dati dell’Istat per rendersi conto che la realtà è molto diversa: e che gli stessi dati pubblicati dal Corriere non fanno che confermarla. Cominciamo ad esempio con la percentuale dei ragazzi tra 14 e 18 anni iscritti alle scuole superiori: nel 2007-2008 erano il 97.7% al Centro, il 94.1% al Sud e il 90.2% al Nord. Insomma, il Nord è fanalino di coda. Passiamo alla percentuale dei 19enni diplomati – con qualunque voto - nell’anno scolastico 2007-2008? Al Nord il 69.1%, al Centro il 78.2%, al Sud

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Più diplomati che al nord

Il “miracolo” del Sud che non piace all’esperto della Gelmini (e al “Corriere”) di

roMANo lusi

77.2%. A livello di Regioni, i tassi più bassi si ritrovano in Lombardia (66.6%), Piemonte (70%), Veneto (70.6%), Emilia (71.8%), quelli più alti in Basilicata (89.7%), nelle Marche (82.8%), in Campania (80.7%), nel Lazio (79.9%), in Calabria (79.5%) all’Università? Il tasso di iscrizione dei giovani da 19 a 25 anni (sempre nell’anno accademico 2007-2008 e in base alla regione di residenza, non di studio) è stato: al Centro il 45%, al Sud il 43%, al Nord un misero 34,6%. Ancora una volta troviamo la Lombardia (32.7%), il Veneto (34.3%) e il Piemonte (35.5%), l’area tanto cara alla Lega e quella esaltata come trainante lo sviluppo economico del Paese, ai gradi più bassi della classifica dell’istruzione. Tra l’altro basta spostarsi in Liguria per trovare una percentuale piuttosto alta, del 42.4. Al Sud, invece, ci sono il Molise al 57.7% (prima in

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assoluto), la Campania al 41.4%. E poi la Calabria al 48.1% e la Puglia al 41.9%. Sulla Calabria spesso si ironizza, ma questi dati indicano che si tratta di sarcasmi fuori luogo: non solo si tratta di una delle regioni con uno dei più alti tassi di istruzione universitaria, ma un terzo dei calabresi universitari studia e si laurea in università del Centro-Nord. Analogo il caso della Puglia, dove un terzo diventa dottore fuori regione, quasi sempre in atenei del Centro-Nord (alta la presenza in Emilia, Lazio, Lombardia e Toscana). a percentuale di 25enni laureati non fa che ribadire questo quadro: sono 20.2% al Centro, 19% al Sud, 16.3% al Nord. Manco a dirlo, le percentuali più basse sono quelle di Piemonte (15.7%), Lombardia (16.3%), Veneto (15.7%), ma anche Emilia (16.4%), quelle più alte in Liguria 21.8, Molise 25.7,

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Lazio 21.4, Calabria 21.7. roviamo a tirare le somme. Il semplice tasso di scolarizzazione, sia a livello di scuole superiori che universitario, dice che il Sud supera costantemente e storicamente il Nord. Al Nord meno ragazzi si iscrivono alle superiori, e quindi si diplomano; meno ragazzi si iscrivono all’Università e si laureano. Si badi bene: qui si parla di semplice numero di iscritti, a prescindere dal voto e dunque da presunti favoritismi, oltre al fatto che molti studenti meridionali vanno a laurearsi al Centro-Nord. E ancora: il Nord è perdente non solo con il Sud ma anche, anzi ancora di più, nei confronti del Centro. Questa è la prova del nove che dimostra come il Settentrione, la parte più sviluppata del Paese sotto il profilo economico, sia decisamente arretrata sotto il profilo dell’istruzione. Per dirla un po’ brutalmente, è la parte più ignorante d’Italia: con buona pace di Bossi, Gelmini e anche dei paraleghisti del “Corsera”. a c’è di più. Se andiamo a leggere la percentuale di laureati sull’intera popolazione adulta residente (da 15 in su), scopriamo che il quadro cambia: al Nord troviamo l’11% dei laureati rispetto alla popolazione residente, al Centro il 13%, al Sud il 9.1%. Sono dati apparentemente incongruenti con quelli che indicano una superiorità del Meridione sul Nord a livello di istruzione universitaria. Ma la spiegazione è semplice: moltissimi ragazzi del Sud emigrano al Nord per studiare e trovare lavoro, e lì restano, diventando residenti del Nord. Che così si appropria, gratis, delle energie migliori del Sud, della sua parte più istruita e avanzata. Energie fondamentali – assieme a quelle fornite dalla massiccia manodopera meridionale destinata alle fabbriche - per costruire quello sviluppo di cui il Settentrione tanto si vanta.

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Sinistra a napoli Un “cantiere” da aprire per la scelta del nuovo sindaco Caro Direttore, il dibattito apertosi in città sul futuro candidato a Sindaco mi ha permesso di articolare una riflessione sulla sinistra, su Napoli e sul loro futuro. Mai, come sta accadendo oggi, la sinistra ha attraversato una crisi così profonda d’identità e di capacità di rappresentanza. Questa crisi è dovuta certamente a molti fattori. C’è una tendenza a sottrarre alla sfera pubblica tutto ciò che possiede un valore: beni materiali e immateriali, canali e reti di comunicazione, risorse economiche, energetiche e ambientali, istituzioni e linguaggi. Il privato riconquista territori precedentemente sottratti al suo dominio. Questa è anche il tempo del conflitto tra l’inclusione e l’esclusione dai processi di decisione. C’è un evidente restringimento degli spazi di partecipazione delle comunità alle scelte che riguardano il loro presente ed il loro futuro. Allo stesso tempo i partiti hanno assunto la natura e la struttura dell’impresa, divenendo organizzazioni comandate da ristretti gruppi di potere. Questo aspetto, non trascurabile, modifica in profondità la politica e ne determina una pesante regressione. Le contraddizioni di questo processo evidenziano l’influenza della comunicazione mediatica che, genera bisogni, impone valori e obiettivi, fa nascere criteri di giudizio e modelli di comportamento, crea modi di pensare, concezioni del mondo. Tale comunicazione incide sulle scelte di ognuno fino a produrre fenomeni di profonda delegittimazione delle rappresentanze e comportamenti antipolitici. Le logiche di mercato ridisegnano una geometria sociale che ha due dimensioni principali: quella della insicurezza per il futuro e quella della paura dello scivolamento verso il basso nella scala sociale. Questo orientamento frantuma la società e azzera la coesione sociale faticosamente

La trinuna guadagnata nei primi decenni del dopoguerra. Da qui nasce la richiesta di soluzioni immediate, la volontà di affidarsi a personalità carismatiche a cui viene assegnato il potere di indebolire la comunità elettorale e attivare la costruzione di forme di rappresentanza diverse, e maggiormente rispondenti al processo di riconfigurazione messo in atto dal nuovo liberismo. La sinistra non sembra essere in grado di opporsi a questa deriva. In alcuni case ne è parte. A Napoli, ad un anno circa dalla prossima competizione elettorale, non si riesce ad attivare un percorso partecipato di riflessione, sulla città e sul suo futuro. Su quali sono state le cose fatte bene, quali quelle sbagliate, quali quelle non fatte, quali quelle ancora da fare. Su cosa cambiare, su cosa conservare, su come innovare. La sinistra sembra non comprendere che si è chiuso un ciclo politico e a lei tocca ancora il compito di aprirne un altro. Un nuovo ciclo, una nuova fase. Non è possibile immaginare che il confronto possa avvenire unicamente sul nome del prossimo candidato a Sindaco. Bisogna partire, invece, dalla ricostruzione di un dialogo ampio con la comunità, che va anch’essa ricostruita. Bisogna partire dalla costruzione di un programma condiviso e partecipato che indichi la strada per il futuro, della città e della comunità. Bisogna utilizzare il metodo delle primarie per individuare il futuro Sindaco. Non è sufficiente rinchiudersi nelle asfittiche segreterie dei partiti alla ricerca di possibili equilibri. Bisogna aprire un cantiere nel quale la comunità cittadina si confronti: saperi esperti e saperi diffusi, partiti, sindacati e associazioni, personalità politiche e persone comuni. Una nuova stagione che chiami l’intera comunità ad assumersi la responsabilità delle scelte sul futuro che vuole. Sarebbe un errore dimenticarsi che non c’è sinistra senza democrazia e che non c’è democrazia compiuta senza continua ed ampia crescita di partecipazione ai processi di formazione delle decisioni politiche. La partecipazione è sia un modo di fondare la legittimità e quindi verificare il consenso; sia un modo di lottare contro le condi-

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LA migLiOre deL giOrnO

Giannelli sul “Corriere della sera” zioni di disuguaglianza della società. riccardo Festa Centro Iniziative Ricerche Euromediterraneo

la destra che non c’è Fini non può colmare quella lacuna

Caro direttore, sono uno di quelli che si sentono membri di quella che Montanelli definiva destra che non c’è, una destra liberal-conservatrice (di matrice antifascista e anticomunista), un po’ anarchica ma rigorosa nel rispetto delle regole, che oggi in Italia non trova rappresentanti. Fini sogna di essere lui a colmare questa lacuna. Ma mi faccia il piacere! Antonio Geretto tto@libero.it

Sondaggi Tipi da vacanza

Dimmi da dove vieni e ti diro’ come sei in vacanza. I turisti di ogni parte d’Italia hanno atteggiamenti e caratteristiche che li rendono unici, speciali e li distinguono dagli altri. Ecco allora che arrivano i 4 vacanzieri dello Stivale: il “Leone”, il turista del nord est, amante della vita e

della tranquillita’, che vuole passare una vacanza molto “rilassante” ed e’ ossessionato dalla posizione dell’hotel (80,9%), dal design (33%) e dai vicini di camera rumorosi (40,4%). Il “Gatto”, ordinato e puntiglioso ma molto diffidente, e sempre sul “chi va la’”: simbolo del centro Italia, non ammette sbavature nel suo itinerario turistico, esigente tanto da pretendere servizi di prima qualita’, come trovare sulla tavola per colazione esclusivamente prodotti biologici (26,8%). Dal sud arriva, invece, la “Volpe”, il ‘perfetto’ meridionale, socievole e che fa della furbizia e astuzia la sua arma vincente. Cerca sempre di ottenere il massimo con il minimo sforzo, e sceglie l’hotel in base alla convenienza del rapporto prezzo/servizi offerti (65,5%). Infine, il “Pavone”, il viaggiatore modaiolo e salutista del nord ovest che, dopo un anno di lavoro, pretende il meglio. Una delle sue manie e’ ispezionare tutta la camera: dalle dimensioni, all’arredo e alla vista panoramica (45,5%), E’ quanto emerge da una ricerca promossa dall’Osservatorio Nestlé Professional che ha realizzato 500 interviste a uomini (51%) e donne (49%), di eta’ compresa tra i 25 e i 55 anni. Ma sarà vero? Giacomo ronzoni, Genova


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Diritti & DOVeri

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PreVidenZA Libero professionista

Le nuove finestre non li toccano Sono un libero professionista, iscritto, ai fini previdenziali, alla Cassa della mia categoria. Sarò soggetto anch’io alla normativa introdotta dal decreto legge n°78/2010? Grazie e complimenti per la rubrica. A. Conti, Orvieto Può stare tranquillo perché sono escluse dalle nuove finestre di uscita le pensioni a favore dei liberi professionisti, per i quali la tutela previdenziale è assicurata da speciali Casse. Queste gestioni godono di autonomia, in forza di due decreti legislativi: il 509/94 ed il 103/96.

risponde il dottor ANtoNiNo NiColo’ Potete inviargli i vostri quesiti direttamente all’indirizzo e-mail: toniconc@libero.it oppure potete telefonargli al numero 388 0554031 ogni giovedì dalle 15 alle 18

maggiori controlli

Obbligo di comunicazione anche per i residenti all’estero Un commercialista, mio amico,, mi ha riferito che il decreto legge n° 78 del 31 maggio scorso, si è interessato anche di maggiori controlli sui redditi che possono incidere sulle prestazioni previdenziali. In che modo? R. Puddu, Cagliari

Per gli iscritti alla Fondazione Enasarco, che vanno in pensione, esiste il trattamento minimo come nell’INPS? Ne è interessato un mio fratello. O. Fabbri, Ravenna esisteva, ma poi è stato eliminato il 30 settembre 1998. Pertanto, ne beneficiano ancora soltanto coloro che sono andati in pensione anteriormente al 1° ottobre 1998. Per essi l’importo mensile, nel 2010, è di euro 272,72,

gestione separata

Incertezza sulle aliquote future Vorrei conoscere gli estremi della normativa che ha previsto le attuali aliquote di versamento alla Gestione Separata dei lavoratori para-

da una legge del 1998, la n° 315, che assoggetta anche i beneficiari delle borse di studio per la frequenza a corsi di dottorato di ricerca, al contributo alla Gestione Separata dell’inPS.

nuove regole

Nel suo caso non influiscono

Si tratta dei redditi conseguiti nello stesso anno in cui si chiedono le prestazioni, per le quali esiste l’obbligo di comunicazione dei redditi stessi. A tale obbligo sono tenuti anche i pensionati residenti all’estero.

Il prossimo 30 novembre raggiungerò, calcolando anche i 4 anni del riscatto laurea a suo tempo effettuato, il massimo contributivo a 59 anni di età. Potrò lasciare il lavoro e pensionarmi senza essere colpita dalle nuove regole? S. Bernardini, Tivoli

mia vita lavorativa nello stesso ambiente. Nel 2011 raggiungerò i 40 anni di contribuzione. Quando vedrò materialmente la pensione? F. Mambelli, Forlì

Se per massimo contributivo lei intende, come credo, i 40 anni di contributi, la riforma di maggio non la tocca e lei potrà andare in pensione con la “vecchia” finestra di aprile 2011.

enasarco

Il trattamento minimo abolito

Avvertiamo i lettori che alcuni quesiti e relativi pareri vengono ripetuti perché riguardano argomenti che hanno già ottenuto risposta

subordinati e se sono previsti ulteriori aumenti. M. Martinelli, Siena Si tratta dell’articolo 1 della legge n° 247 del 2007 che, al comma 79, ha stabilito l’elevazione dell’aliquota contributiva per i lavoratori non titolari di altra assicurazione al 24,72% da gennaio 2008, al 25,72% da gennaio 2009 e al 26,72% da gennaio 2010. Per i rimanenti iscritti l’aliquota è fissata al 17%. e’ un po’ difficile prevedere se il governo innalzerà ancora le aliquote tenuto conto della manovra in

commercio

40 anni di anzianità pensione nel 2012 Ho iniziato a lavorare, in un negozio di abbigliamento maschile, il 2 aprile del 1971. Ho goduto della fiducia dei titolari ed ho svolto tutta la

il primo assegno pensionistico lo percepirà il primo giorno del tredicesimo mese successivo al maturare del diritto. vale a dire, dal 1° maggio 2012.

corso di dottorato

Obbligato ai contributi Mio figlio frequenta un corso di dottorato di ricerca in Lombardia. Fruisce, pertanto, di una borsa di studio per tutta la durata del corso. Non sono sicuro se sia o meno obbligato a versare contributi assicurativi. A. Moretti, Macerata Sì, è obbligato. e’ previsto

totalizazione

In questo caso è esclusa Mio padre, 72 anni, è un pensionato INPDAP da 12 anni. Da giugno 2000 versa contribuzione, quale libero professionista, alla sua Cassa di categoria. Quando deciderà di ritirarsi, potrà chiedere la totalizzazione dei contributi? Le risposte finora ricevute sono negative. F. Cammarata, Enna le risposte ricevute da suo padre sono esatte. infatti, la totalizzazione è esclusa per quanti beneficiano già di un trattamento pensionistico.


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mercoledì 4 agosto 2010

Diritti & DOVeri

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L’ALtrO

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sOciALe A CurA di

FidAlMA FiliPPelli

Figure e progetti a Milano

Custodi sociali preziose “sentinelle del territorio” In qualche città d’Italia cominciano a farsi apprezzare per il loro operato i cosiddetti “custodi sociali”, una figura nata a Milano nel 2004 nell’ambito del Progetto “Evoluzione del custode socio-sanitario nella città di Milano”. Ma chi è il custode sociale e cosa fa? Il custode sociale è un operatore territoriale che si occupa di supportare anziani soli, famiglie disagiate ed altre categorie svantaggiate, con l’obiettivo di rafforzare la loro autonomia ed il collegamento con i servizi territoriali. Il suo compito principale è quello di rilevare i bisogni, ascoltando le richieste e le problematiche e attivandosi direttamente per la loro soluzione attraverso l’inte-

iL cAsO

grazione delle prestazioni dei servizi esistenti, in raccordo con i servizi sociali competenti. Nello specifico, le mansioni del custode sociale possono essere varie: aiuto nel disbrigo di pratiche burocratiche o di piccole mansioni domestiche, prenotazione e accompagnamento per le visite mediche, supporto nella spesa quotidiana e nell’acquisto di medicinali, collaborazione con i portieri degli stabili interessati, orientamento ai diversi servizi del territorio. Il progetto sperimentale del 2004 prevedeva l'impiego di circa 60 giovani del servizio civile formati per riconoscere le situazioni di bisogno in caseggiati o gruppi di caseggiati milanesi. A coordinarli

i custodi sociali rappresentano una risorsa preziosa i "custodi socio- sanitari", una figura proveniente dall'area socio-sanitaria da cui ha avuto origine il ruolo del custode sociale. Il custode socio-sanitario era nato a sua volta ad opera di un progetto sperimentale del 2000 del comune di Milano in alcune zone popolari della città. Si trattava di una figura che, operando quotidianamente nel quartiere, era in grado di rilevare i bisogni degli anziani in difficoltà e di attivare erogatori di servizi pubblici e

privati, associazioni di volontariato, parrocchie e altre risorse disponibili sul territorio. I custodi sociali, che nel frattempo sono aumentati di numero a Milano ed iniziano a comparire anche in altre città d’Italia, sono in definitiva delle sentinelle territoriali la cui funzione si rivela strategica e preziosa anche per l’emergenza afa. Nelle giornate torride si attivano infatti per chiamare gli anziani over 75 allo scopo di dare loro utili consigli.

Denunciato al Tribunale dei minori uno studente disabile

Preside intransigente a Pinerolo Un giovane studente dell’Istituto Agrario di Pinerolo è stato segnalato dal Preside ai Carabinieri e d’ufficio al Tribunale dei Minori per avere involontariamente e lievemente ferito un compagno in un momento di gioco.

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orremmo commentare oggi la drammatica vicenda che ha coinvolto negli scorsi giorni uno studente disabile dell’ Istituto Agrario di Pinerolo, segnalato al Tribunale dei Minori per aver ferito lievemente un compa-

gno di classe. Il ragazzo in questione si chiama Denis, ha 15 anni ed è affetto dalla Sindrome di Prader Willi, che determina un ritardo mentale leggero o medio a partire dall’infanzia. Nel mese di giugno, durante un momento di gioco, Denis ha ferito involon-

tariamente ed in misura lieve un compagno. Il Preside dell’Istituto, senza consultare il servizio di neuropsichiatria né i servizi sociali, ha deciso di inviare una segnalazione ai carabinieri, allegando una serie di relazioni annuali degli insegnanti. I carabinieri

hanno trasmesso d’ufficio questi atti ai servizi sociali ed al Tribunale dei minori. Comprendiamo che la gestione di un caso simile non sia semplice e che si possano creare forti tensioni con le famiglie degli altri studenti, comprendiamo pure che l’episodio aggressivo non è stato il primo e non sarà l’ultimo, però ci mettiamo nei panni dei genitori di Denis, che hanno sempre collaborato con le istituzioni ed ora devono rispondere del loro operato alla giustizia... Fidalma Filippelli


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mercoledì 4 agosto 2010

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Festival di Locarno

Affidate a “Pietro” di Gaglianone le sorti del cinema italiano di

luCiANA VeCChioli

Sipario alzato, da oggi fino al 14 agosto, su uno dei festival cinematografici più ambiti dell'estate. Giovani registi ed attori, una selezione di 280 opere provenienti da Paesi che vanno dal Medio Oriente fino all'Islanda, un occhio sempre attento alla qualità. Senza trascurare l'inconfondibile spirito indipendente, ribelle ed alternativo che da sempre caratterizza la manifestazione. Il 63esimo Festival di Locarno, presieduto da Marco Solari, sotto la direzione artistica del giovane Olivier Pére, anche quest'anno non si smentisce ed ancora una volta mette in campo ricerca e

sperimentazione. Pellicola d'apertura questa sera, per l'anteprima in Piazza Grande, "Au fond des bois" di Benoit Jacquot. Domani apertura del concorso internazionale con il discusso horror "L.A. Zombie" di Bruce LaBruce interpretato dal pornodivo François Sagat. Grande attesa quest'anno per l'unica pellicola italiana in concorso, "Pietro", di Daniele Gaglianone (foto), film ambientato nell'anonima periferia di una grande città. Protagonista, l'esistenza marginale di due fratelli costretti a vivere nella desolazione e nel degrado. Ad interpretarli Pietro Casella e Francesco Lattaruolo, sorprendente duo

comico teatrale e televisivo, già noto per alcune partecipazioni a "Zelig". La storia è quella di Pietro, giovane disadattato che guadagna pochi soldi in nero distribuendo volantini in strada per conto di un piccolo imprenditore violento, losco e sfruttatore. La sua casa è un vecchio e fatiscente appartamento lasciatogli dai genitori defunti, dove abita con il fratello tossicodipendente Francesco, tutto quello che gli rimane di una famiglia distrutta. L'abitazione è frequentata assiduamente anche dallo spacciatore Niki Niki e da una corte di sbandati e Pietro spesso è il loro bersaglio per angherie e soprusi. In questa cupa situazione un filo

di speranza arriva da una ragazza che conosce per lavoro, ma l'attimo di felicità purtroppo non è destinato a durare. Nella sezione "Pardi di domani" ancora un film di casa nostra con "La Diarchia" di Ferdinando Cito Filomarino con Riccardo Scamarcio ed Alba Rohrwacher, mentre fuori concorso troviamo il corto "Armandino e il madre" esordio alla regia di Valeria Golino. Omaggio all'attore Corso Salani, morto lo scorso giugno prematuramente ad Ostia. Pardo alla carriera al regista Francesco Rosi e l'Excellence Award assegnato a Chiara Mastroianni. Anita Caprioli nella giuria dei Cineasti.

Cine-integrazione all’Isola Sarà proiettato all’Isola del Cinema il 12 agosto 2010 alle 21.30, il cortometraggio per l’integrazione girato nelle strade del popoloso quartiere Tiburtino e tratto dalla vita del consigliere Luigi Biondi. “Amore: amore cristiano, amore musulmano”, tratto liberamente dalla storia vera dell’interprete e regista Luigi Biondi, disabile, consigliere municipale proprio in quel quartiere dal 1996 al 2001, noto per le sue battaglie sociali contro lo spaccio di droga, a favore dell’integrazione dei disabili e degli stranieri residenti di ogni etnia e religione, pur essendo lui un politico “di destra”. Tra gli autori e sceneggiatori della particolare ed avvincente storia, anche il marchese autore e regista di PsychOroscopia Giulio de Nicolais ed Enzo Stavolo. Tra gli ospiti della serata che si svolgerà a Roma sull’Isola Tiberina in seno alla rassegna l’Isola del Cinema a seguire la

proiezione del cortometraggio, personaggi del mondo della moda, dello spettacolo e della politica, tra cui il M°Angelo Martini conduttore di “Numeri Uno” Rai 2, la conduttrice Rai 1 Antonella Salvucci, la Miss Top Model della Repubblica Moldova 2010 Mariana Zavtoni, la stilista Renè Komiati che farà sfilare abiti della linea…… ispirati all’integrazione, la principessa Conny Caracciolo, l’attrice Melissa Manna, il produttore Pino Flamini, il M°Franco Palumbo, il giornalista e poeta arabo Salama El Tawil, il consigliere comunale On Tetyana Kuzyk Delegata del Sindaco Gianni Alemanno per l’integrazione delle comunità degli stranieri a Roma per il Comune di Roma, le interpreti Dorota Czerwinska (foto) e Minuta Cabura. La produzione è di Ukraina in Europa Onlus, presidente la regista ucraina Liliya Bilyk che nella pellicola cura le

scene e i costumi. Una storia d’amore vera che mostra come l’integrazione sia possibile nel caso in cui in nome dell’Amore, ciascuno sia disposto ad accettare l’altro con tutte le sue novità e limitazioni.


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MiNiCritiChe dei FilM Che Potrete Vedere Nelle sAle e Nelle AreNe congrega dei Parabolani ad uccidere la scienziata, non è molto piaciuto, ma secondo il regista quello che si vede nel film è solo il 30 per cento del male che ha fatto l'alto prelato.

Affetti & dispetti (la nana) regia: sebastiàn silva con Catalina saavedra, Claudia Celedòn. La storia di una donna di bassa statura? Niente di tutto questo. La nana è una sorta di "tata" italiana, la colf che vive con la famiglia, occupandosi sia della casa che dei bambini. Qui magistralmente interpretata da una bravissima e sconosciutissima attrice cilena (Catalina Saavedra, non a caso premiata al Sundance ed a Torino), che praticamente da sola sostiene tutto il film, riuscendo a mettere tutti in ombra. La pellicola ha un impianto molto teatrale, si svolge all'interno delle varie stanze della villetta di una famiglia benestante. I dialoghi sono pochi ed il tutto trapela e si intuisce dalle espressioni di questa cameriera, introversa, scorbutica e dallo sguardo triste. Un volto spesso in primo piano che riesce a spiegare meglio di mille parole stati d'animo ed emozioni. Vale la pena darci un'occhiata solo per vederla all'opera.

Amante (l') inglese regia: Catherine Corsini con Kristin scott thomas, sergi lopez Epopea tutta al femminile dove protagonista è una donna che lotta per affermare la propria autodeterminazione. Suzanne vive in una bella villa nel sud della Francia con un marito e due figli adolescenti. Una esistenza borghese e piena di noia spezzata dall'incontro con Ivan, rude operaio spagnolo con qualche errore alle spalle, che un giorno arriva per ristrutturare lo studio dell'abitazione. Un'avventura che si trasforma presto in passione travolgente e vero amore. Il marito, noto medico della zona molto attento alle apparenze ed in procinto di lanciarsi nella carriera politica, più che altro ferito dall'essere stato scaricato per un semplice operaio, cer-

Alice in Wonderland

Mia Wasikowska in “Alice in Wonderland” cherà in tutti i modi di contrastare la liaison, ricorrendo anche a biechi ricatti. Finale catartico.

A serious man regia: Joel & ethan Coen con Michael stuhlbarg Il film è ambientato nel 1967 in una comunità ebraica di una non bene identificata cittadina del Mid West. Larry Gopnik è un docente universitario e cerca di vivere secondo le regole della collettività. Tenta di fare del suo meglio nonostante abbia il figlio che fuma erba, la figlia che vuole rifarsi il naso, la moglie lo lascia per un altro uomo e tanta sfiga lo perseguita. Il tutto condito da un tagliente umorismo yiddish. Gli stessi Coen, intervenuti al festival del cinema di Roma, hanno ammesso di aver attinto a piene mani, nello scrivere la sceneggiatura, dai ricordi della loro infanzia. Grande prova dell'attore protagonista, Michael Stuhlbarg, in Italia del tutto sconosciuto del quale però si intuisce l'enorme capacità interpretativa per cui è noto nell'universo teatrale Usa.

A single man regia: tom Ford con Colin Firth e Julianne Moore Patinato e forse stilisticamente troppo perfetto (poteva essere diversamente?), ma con un grande Colin Firth nei

panni di un professore universitario che non riesce a dare un senso alla vita dopo la morte del suo compagno per un incidente stradale. Discreto esordio alla regia per il celebre stilista texano che è riuscito a fare un film con parecchie imperfezioni, eppure coinvolgente ed emozionante. Libero adattamento del romanzo di Christopher Isherwood "Un uomo solo", è un racconto sull'amore interrotto, sull'isolamento della condizione umana e l'importanza dei momenti apparentemente insignificanti della vita.

Agora regia: Alejandro Amenàbar con rachel Weisz, Max Minghella Non è un film contro il cristianesimo ma contro tutti i fond a m e n t a l i s m i . Sostanzialmente è questa la chiave di lettura. Un concetto però non condiviso dalle alte gerarchie della Chiesa che, secondo la casa di distribuzione, dopo una proiezione riservata ha avuto reazioni stizzite di dissenso sul taglio dato alla pellicola. La vera storia della filosofa greca Ipazia uccisa e fatta a pezzi dagli integralisti cristiani nel 391 dopo Cristo ad Alessandria d'Egitto, ha faticato non poco ad uscire in Italia, suscitando, come era prevedibile, parecchie polemiche. Il ruolo del vescovo Cirillo, che avrebbe istigato la

regia: tim Burton con Mia depp, Johnny Anne Wasikowska, hathaway. Spettacolare ed emozionante Burton. Ancora una volta non delude, regalandoci una inedita Alice, indipendente, moderna ed ormai ventenne. Non più la bambina del Paese delle Meraviglie, ma una donna che intraprende un nel viaggio nuovo Sottomondo per conoscere il suo futuro, che non sarà quello di sposare il viscido e stupido Lord Hamish. Il suo destino è diventare una donna d'affari. Johnny Depp sempre all'altezza dei personaggi che interpreta, anche in questo caso bizzarro e divertente al punto giusto nei panni del Cappellaio Matto. Strepitosa Helena Bonham Carter (dolce metà del regista), la tirannica "capocciona" monarca Iracondia, dal carattere irascibile ed una certa propensione a tagliare la testa dei suoi nemici, che poi lascia soavemente galleggiare nel fossato che circonda il castello.

Avatar regia: James Cameron con Worthington, sam sigourney Weaver Cosa dire di più di quanto non si sia già sproloquiato su questo film. Gli effetti sono davvero speciali (l'animazione è splendida, in particolare le figure dei Na'vi e l'ambientazione di Pandora), la storia però, per quanto politicamente corretta, è un po' banalotta. I buoni, i cattivi, l'amore, il lieto fine, con tanto di pistolotto moralistico. Il cattivo è così cattivo da sembrare una caricatura. Già dalle prime scene si capisce al volo dove andrà a parare e soprattutto come


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MiNiCritiChe dei FilM Che Potrete Vedere Nelle sAle e Nelle AreNe uomini daranno inizio ad una relazione segreta, ma la loro passione proibita dovrà scontare la punizione del gruppo di estrema destra. Tuttavia l'amore e l'attrazione sessuale è così forte che, pur dovendo infrangere ogni regola, Lars e Jimmy non riusciranno a mettere fine alla relazione. Attori all'altezza di uno script non facile ed alquanto complesso da interpretare. Da non perdere. Marc'Aurelio d'Oro al Festival di Roma.

finirà. E poi sembra un lungo déjà-vu. A tratti viene in mente "Balla coi lupi", "The Fountain" di Aronofskye (ma l'albero della vita non è simile?), "Soldato blu", "Il signore degli anelli", "Apocalypse Now" e chi più ha più ne metta. Un consiglio: provate a vederlo anche nella versione normale, senza gli occhialini, nei cinema che non hanno il 3D. I colori sono molto più vivaci.

Baciami ancora regia: Gabriele Muccino con stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Pierfrancesco Favino, Claudio santamaria, Giorgio Pasotti, Marco Cocci, sabrina impacciatore. Muccino in grande forma. La trasferta americana gli ha fatto bene, lo ha galvanizzato ed arricchito e con la macchina da presa fa faville. Corre letteralmente dietro agli attori, non li molla un istante nel tentativo di estrapolare emozioni e sentimenti. Dopo i trentenni racconta gioie e dolori della generazione dei quaranta. Il ritorno alle radici ma anche la voglia di rimettersi in gioco, l'amore per l'altra persona e quello per i figli. Un gruppo di amici impegnati in una estenuante ricerca della felicità. Forse una costruzione un po' troppo adrenalitica ed affannata (in 2 ore e19 di durata), ma decisamente efficace nel delineare i personaggi. La new entry Vittoria Puccini non fa rimpiangere Giovanna Mezzogiorno.

Bangkok dangerous regia: oxide e danny Pang con Nicolas Cage e Charlie Young Remake dell'omonima pellicola del '99 dei fratelli di Hong Kong, già noti per "The eye", che rifanno se stessi. Come spesso avviene, la star indigena viene rimpiazzata da quella a stelle e strisce. In questo caso Nicolas Cage,

Cado dalle nubi

Giovanna Mezzogiorno, rocco Papaleo, Paolo Briguglia, Alessando Gassman e Max Gazzè in una scena di “Basilicata coast to coast” che oltre al ruolo di interprete principale (spietato killer che si innamora di una ragazza sordomuta) si è anche ritagliato quello da produttore. Action movie a tinte noir (con velleità da thriller psicologico) che però non convince per niente. Regia svogliata ma anche una performance non certo eccellente del protagonista che si ostina a porsi con la stessa smorfia stampata sul volto, nel tentativo di esternare disagio ed inquietudine.

dietro alla macchina da presa per l'attore Rocco Papaleo, fino ad ora quasi esclusivamente relegato nei panni del caratterista, che con questa strampalata pellicola tenta di raccontare risorse e potenzialità della sua terra. Cinque amici, una piccola band di provincia per non rinunciare ai propri sogni. Cast credibile ed a proprio agio nelle singole interpretazioni, anche per un cantante come Gazzè alla sua prima prova cinematografica.

Brotherhood Basilicata coast to (Fratellanza) coast regia: Nicolo donato regia: rocco Papaleo con Alessandro Gassman, Paolo Briguglia, Max Gazzè, rocco Papaleo, Giovanna Mezzogiorno Easy Rider in salsa lucana. Dal Tirreno allo Ionio a piedi per dieci giorni, attraversando una delle regioni più belle e suggestive del nostro Sud d'Italia. Divertente e surreale road movie musicale che vede protagonisti cinque personaggi in cerca delle proprie identità. Interessante esordio

con thure lindhardt, david dencik Una delle pellicole più interessanti in circolazione quest'estate. La storia di un amore pericoloso ma soprattutto la ricerca della propria identità. Deluso da un mancato avanzamento di carriera, Lars decide di lasciare l'esercito. Più per noia che per convinzione decide di aderire ad un movimento neo-nazista dove conosce Jimmy. I due

regia: Gennaro Nunziante con dino Abbrescia, Fabio troiano e Giulia Michelini Ignorante, cafone, scorretto, razzista, non azzecca un congiuntivo, però sfonda nel mondo della tv. Il trionfo della mediocrità. La fotografia esatta dell'Italia di oggi, quella che ci propina tutti i giorni il piccolo schermo. E lui, Checco Zalone, il comico di Zelig, ci sguazza. La sua parodia è esilarante. Un esordio felice per il comico tv, rispetto a tanti colleghi che hanno tentato la stessa strada con risultati davvero deludenti. Riesce a fare un film corale dove anche i personaggi di contorno danno il loro significativo contributo, evitando che la storia sia solo una lunga sfilza di gag. Prende in giro tutti, con ingenuità usa un linguaggio scorretto ed assurdo. Fa la pipì nella sacra ampolla di acqua del Po e scambia Alberto da Giussano per un Power Ranger.

Che fine ha fatto osama Bin laden? documentario di Morgan spurlock Dopo "Super Size Me", il regista, autore, produttore ed attore del cinema indipendente americano mette mano ad un'altra provocatoria impresa: scovare Bin Laden e soprattutto capire se c'è qualcuno che ha mai provato veramente a cercarlo. Sopra a tutti, Cia ed FBI. Inizia a New York


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MiNiCritiChe dei FilM Che Potrete Vedere Nelle sAle e Nelle AreNe e fa il giro del mondo. Attraversa Egitto, Marocco, Israele, Palestina, Arabia Saudita, Afghanistan fino alle regioni tribali del Pakistan. Lungo il percorso interroga esperti ed imam, accademici e terroristi. In Europa visita i ghetti delle grandi città dove gli immigrati aspirano alla guerra santa. Irriverente, divertente e parecchio documentato il film paradossalmente sviluppa una profonda comprensione dei conflitti che turbano il mondo, con parecchi spunti di riflessione.

Pierfrancesco Favino e Alba rohrwacher in “Cosa voglio di più”

Che fine hanno fatto i Morgan? regia: Marc lawrence con hugh Grant, sarah Jessica Parker Veramente il sottotitolo potrebbe essere: che fine ha fatto Hugh Grant? Il ragazzo, ormai cinquantenne per la verità, non sembra più quello di "Quattro matrimoni e un funerale" oppure "Notting Hill". Film noioso e non riuscito nonostante lo sforzo produttivo di mettere insieme due star del cinema inglese ed americano. L'idea di catapultare in piena campagna una coppia di cittadini doc che non riesce a staccarsi dal BlackBerry, per andare a vivere nel Wyoming (accanto a cavalli, orsi e rudi cow-boy con tanto di pistola nella fondina), poteva anche funzionare. In questo caso però non fa neanche tanto ridere. Sceneggiatura debole e recitazione altrettanto sciatta.

City island regia: raymond de Felitta con Andy Garcia, Alan Arkin, Julianna Margulies Da tempo non vedevamo una sceneggiatura così curata e ben scritta. Risultato, una spassosissima commedia con una storia che gira intorno al classico gioco delle verità nascoste, ambientata in uno dei quartieri meno noti di New York. Protagonista, un inedito ed istrionico Andy

Garcia, nei panni della guardia carceraria con il pallino della recitazione (la scena del suo primo provino vale tutto il film), con parecchi scheletri nell'armadio, come del resto hanno tutti gli altri componenti della famiglia. Ottimo cast di attori, diretto con impegno da un regista che arriva dal cinema indipendente i cui film fanno spesso il giro dei festival più prestigiosi e che ha anche recentemente affermato di ispirarsi al nostro Pietro Germi. Cosa volere di più?

Chloe regia: Atom egoyan con Julianne Moore, liam Neeson Apparentemente un thriller, ma molto più intenso nella sua struttura e complessità. E' anche una storia d'amore, di suspance ed ipotetici tradimenti. Viaggio, con qualche perversione, in un tranquillo ma fragile ménage coniugale. Catherine, stimata ginecologa della middle class, sta organizzando una festa a sorpresa per il compleanno del marito David, professore di musica. La stessa sera l'uomo perde però il volo da New York per tornare a casa e la moglie comincia a nutrire qualche sospetto, soprattutto dopo aver scoperto nel suo cellulare un ambiguo sms di una delle sue allieve. Una sera a cena fuori con amici, Catherine incontra per caso

Chloe, giovane e bellissima escort di lusso. Per liberarsi dell'ossessione decide di ingaggiarla per testare la fedeltà del marito. Resterà invischiata invece in un gioco pericoloso che la condurrà ad un rapporto lesbo.

Christmas (A) Carol regia: robert Zemeckis con i volti di Jim Carrey, Gary oldman e Colin Firth Onestamente un po' troppo lugubre e poco adatto a bimbi molto piccoli per essere definito un film di Natale destinato alle famiglie. Inizia con un morto disteso dentro una bara con due monete sugli occhi, per poi proseguire con una serie di fantasmi che fanno visita al vecchio avaro Scrooge nella sua casa oscura e sinistra. Tuttavia l'adattamento cinematografico della celebre fiaba di Charles Dickens è un piccolo capolavoro, soprattutto di tecnica. Realizzato con il sistema motion capture (quello utilizzato per The Polar Express), ossia cattura delle espressioni degli attori (celebri!) riportate digitalmente sul grande schermo sotto forma di animazione, riesce a dare una profondità ed una nitidezza alle immagini da sembrare un film su pellicola.

City island regia: raymond de Felitta

con Andy Garcia, Alan Arkin, Julianna Margulies Era da tempo che non vedevamo una sceneggiatura così curata e ben scritta. Risultato, una spassosissima commedia con una storia che gira intorno al classico gioco delle verità nascoste, ambientata in uno dei quartieri meno noti di New York. Protagonista, un inedito ed istrionico Andy Garcia, nei panni della guardia carceraria con il pallino della recitazione (la scena del suo primo provino vale tutto il film), con parecchi scheletri nell'armadio, come del resto hanno tutti gli altri componenti della famiglia. Ottimo cast di attori, diretto con impegno da un regista che arriva dal cinema indipendente i cui film fanno spesso il giro dei festival più prestigiosi e che ha anche recentemente affermato di ispirarsi al nostro Pietro Germi. Cosa volere di più?

Colpo di fulmine - il mago della truffa regia: John requa e Glenn Ficarra con Jim Carrey, ewan McGregor Certo, la storia nella fase di scrittura della sceneggiatura è stata parecchio romanzata ma sembra che tutti gli eventi descritti siano realmente accaduti. Basta questo per rendere il film apprezzabile di una certa attenzione, perché se fosse vero solo un terzo di


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MiNiCritiChe dei FilM Che Potrete Vedere Nelle sAle e Nelle AreNe glioso e cronologico. Non manca neanche la satira, con l'imitazione del premier. Una ricostruzione certosina di quello che è accaduto in Abruzzo ma anche al G8, a Napoli con la questione dei rifiuti e quant'altro. Da vedere.

quello narrato è davvero incredibile come un uomo possa arrivare a fare tanto nel corso di una vita. A parte questo, l'interpretazione di Carrey è un po' troppo fumettistica e gli eventi si susseguono con un certa confusione. Un morigerato agente di polizia, sposato con prole, che suona l'organo in chiesa, dopo un incidente stradale decide di cambiare vita. Si dichiara gay, inizia a vivere una esistenza stravagante fatta di truffe ed imbrogli che lo porta dritto in prigione dove incontra Phillip Morris, l'amore della sua vita. Per lui tenterà, con successo, un colpo impossibile dietro l'altro.

Cosa voglio di più regia: silvio soldini con Pierfrancesco Favino, Alba rohrwacher, Giuseppe Battiston Il ricordo di "Pane e tulipani" è ormai lontano, tanto da non sembrare un film di Soldini. Manca la poesia e quel tocco surreale che caratterizza il suo cinema, anche nell'affrontare temi vicini all'attualità. "Per la prima volta è stato un episodio di vita reale a far scattare in me l'idea di questo film" ha affermato. L'intento, quello di raccontare una storia d'amore in tempi di crisi, recessione e precariato, ma è come se mancasse di personalità. Ecco, forse ha un po' spiazzato il suo pubblico cercando di fare altro da quello realizzato fino ad ora, per questo il film non convince fino in fondo. Per il resto la bravura del regista milanese dietro alla macchina da presa è indiscutibile come quella nel dirigere gli attori, soprattutto nelle famose scene di sesso che sono sicuramente le più difficili.

Crazy heart regia: scott Cooper con Jeff Bridges, Maggie Gyllenhaal, Colin Farrell, robert duvall Non sarà il Drugo del Grande

due vite per caso

sabina Guzzanti che assume le sembranze di silvio Berlusconi in “draquila”, di cui è lei stessa regista Lebowski, ma anche qui il grande Jeff Bridges riesce ancora a dare il meglio di sé per un film, low-budget, che gira interamente intorno alla sua figura. Intreccio narrativo forse scontato e prevedibile che però l'attore, con ammiccamenti e grande capacità interpretativa, riesce a rendere interessante ed accattivante. Invecchiato, appesantito, alcolizzato ed in fase discendente, Bad Blake è una vecchia gloria del country che ora deve accontentarsi di qualche isolato locale della sconfinata provincia americana ed alloggiare in alberghi di quarta categoria. Il casuale incontro con una giovane giornalista di una rivista locale che vuole intervistarlo, gli cambierà in qualche modo la vita.

dragon trainer regia: dean deblois e Chris sanders Delizioso cartone animato in 3D, da vedere anche nella versione normale, non si perde nulla. Il tocco magico è quello della Dream Works Animation, creatori di Shrek e Madagascar. Portatore di due messaggi facili ma corposi, che di questi tempi non guastano. Non bisogna aver

paura ad uscire fuori dal coro, affermando le proprie opinioni, e soprattutto non bisogna aver timore di ciò che esternamente può apparire diverso da noi. Il piccolo e gracile vichingo Hic vive in un comunità dove da sempre si combattono i draghi che rubano le pecore. Ma lui è un progressista ed è convinto che il dialogo con il nemico sia invece la strada giusta. Il suo senso dell'umorismo non si concilia però con gli ideali della tribù, dei coetanei e del forzuto padre, Stoick l'Immenso. Tratto dai libri della britannica Cressida Cowell.

draquila - l'italia che trema regia: sabina Guzzanti Il ministro dei Beni Culturali ha disertato il Festival di Cannes per protesta, il documentario secondo lui è fazioso e non veritiero. Ad alcuni aquilani è piaciuto ad altri per niente. Sabina Guzzanti riaccende le polemiche e questa volta si occupa del terremoto dell'Aquila e non solo. Snocciola con insolita pacatezza la sue teorie, utilizzando questa volta tecniche da reportage giornalistico, punti-

regia: Alessandro Aronadio con lorenzo Balducci, isabella ragonese. Sgombriamo subito il campo. Sarà pure il raccomandatissimo figlio del famoso imprenditore coinvolto nello scandalo degli appalti al G8, ma Lorenzo Balducci è perfetto nel ruolo di Matteo Carli. Riesce con sorprendente capacità recitativa ad interpretare due ruoli affini ma non uguali. Una sorta di Sliding Doors all'italiana, per raccontare il doppio destino di un ventenne che una notte piovosa incontra per caso un'auto con dei poliziotti a bordo. L'incontro o lo scontro con quegli uomini determinerà il resto della sua vita. Rabbia, paura ed angoscia di una generazione che forse non ha futuro. Interessante esordio alla regia del giovane regista romano già apprezzato al Festival di Berlino.

e' complicato regia: Nancy Meyers con Meryl streep, Alec Baldwin, steve Martin E' sempre un piacere ritrovare la grande Meryl, anche se in questo caso è protagonista di una commedia non proprio originalissima e forse troppo hollywoodiana per un talento del suo livello. Tuttavia, tanto di cappello ad una attrice che a sessant'anni è ancora capace di trovare un ruolo di primo piano in un ambiente dove dopo i quaranta già si annaspa. Grazie alle sue innate capacità è in grado di far apparire decente un film che molto probabilmente con altri interpreti avrebbe creato qualche imbarazzo. La storia del triangolo over 50 tra una


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MiNiCritiChe dei FilM Che Potrete Vedere Nelle sAle e Nelle AreNe donna, il suo ex marito ed un ipotetico pretendente stenta a decollare. E poi, va bene dare un'immagine di donna realizzata ma perché la scelta di stamparle sul viso, dall'inizio alla fine, quell'insistente sorriso a volte davvero fuori luogo?

interrogativi, soprattutto rispetto al ruolo giocato da un potente generale di Saddam Hussein.

happy Family

Fuori controllo regia: Martin Campbell con Mel Gibson, ray Winstone Con qualche ruga in più e qualche capello in meno ma con la stessa spavalderia ritorna dopo sette anni Mel Gibson e lo fa con un thriller ad alta tensione, che fonde politica, ecologia ed affari (loschi). Ancora una volta impegnato nella consueta lotta solitaria contro tutti e tutto, senza esclusione di colpi. Le immagini iniziali sono di sicuro impatto. L'inaspettata uccisione a sangue freddo della giovane Emma, sulla porta della casa del padre poliziotto, solletica subito la curiosità dello spettatore. Un avvio repentino per una storia avvincente, ben girata, senza troppe sbavature. Non male per chi ama il genere.

Genitori&figli. agitare bene prima dell'uso regia: Giovanni Veronesi con silvio orlando, luciana littizzetto. Michele Placido, Margherita Buy, Max tortora, elena sofia ricci, Piera degli esposti Il confronto-scontro tra il mondo degli adulti e quello dei giovani di oggi attraverso lo sguardo della quattordicenne Nina. E' credibile il quadro che il regista toscano traccia delle nuove generazioni, riesce a fotografarne bene il malessere e l'incapacità di capirsi fino in fondo. Certo, in un contesto da commedia e con i toni leggeri del genere, a volte con profili appena tratteggiati ma decisamente convincenti. Decisamente miglio-

tahar rahim, protagonista del “Profeta” re invece il fronte dei cosiddetti "grandi", dove si capisce che Veronesi ha maggiore conoscenza della materia. Avvalendosi di un cast di attori di alto profilo, abbandona per il momento il film ad episodi per raccontare una storia più strutturata e ricca di sfumature rispetto ai precedenti lavori.

Green Zone regia: Paul Greengrass con Matt demon, Greg Kinnear Agli americani non è piaciuto molto. Anzi, visti gli esigui incassi potremo dire quasi niente. Perché i cattivi, ebbene si, questa volta sono loro. A dirla tutta, è difficile trovare nella cinematografia a stelle e strisce un altro film così esplicito, così diretto, nell'incolpare il governo Usa di aver provocato una guerra senza senso. La Green Zone del titolo è il blindatissimo quartiere situato nel centro di Baghdad dove risiedono le truppe, è da qui che parte l'avvincente thriller a sfondo politico. Da qui il maresciallo Roy Miller e la sua squadra di ispettori ricevono l'incarico di scovare nel deserto dell'Iraq i depositi con le famose armi di distruzione di massa. Non trovando nulla di tutto ciò, l'ufficiale inizierà ad avere qualche sospetto ed a porsi degli

regia: Gabriele salvatores con Fabio de luigi, diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy, Carla signoris, Valeria Bilello Non è l'ennesimo film sulla famiglia. Salvatores semplicemente racconta degli uomini e delle donne, e lo fa con un film originale, poetico, spassoso, colorato, elaborato su diversi piani narrativi e continui passaggi tra finzione e realtà. Otto personaggi in cerca d'autore. Sono questi i protagonisti, la famiglia felice a cui il titolo ironicamente allude. Escluso Ezio, 38 anni, una vita trascorsa senza aver mai concluso nulla di buono che un giorno decide di scrivere una sceneggiatura per il cinema. Due coppie, i loro figli, i nonni, il cane, esseri del tutto inventati che ad un certo punto però vivono di luce propria, escono dallo schermo del computer di Ezio (un Fabio De Luigi in grande forma) per rivendicare la loro esistenza. Il cinema nel cinema.

i Gatti Persiani regia: Bahman Ghodabi con Negar shaghaghi, hamed Behdad Durante la lavorazione il regista è stato arrestato per ben due volte. In Iran la musica è considerata, dall'attuale regime, impura in quanto fonte di allegria e quindi vietata. I ragazzi sono costretti a suonare e cantare clandestinamente, nel chiuso di cantine e sotterranei. Un mondo nascosto, del quale la maggior parte della popolazione ignora l'esistenza. Completamente girato a Teheran, al di là dell'aspetto musicale, è un interessante viaggio nelle dinamiche che oggi governano l'ex Persia,

che aiuta a capire meglio cosa stia realmente avvenendo in quel Paese. Premio Speciale della giuria al Festival di Cannes, la sceneggiatura è stata scritta da Ghobadi e dalla fidanzata Roxana Saberi, la giornalista americana di origine iraniana processata per spionaggio

il figlio più piccolo regia: Pupi Avati con Christian de sica, laura Morante, luca Zingaretti, Nicola Nocella Con la scusa di completare la trilogia sulla paternità (dopo "La cena per farli conoscere" e "Il papà di Giovanna"), Avati racconta l'Italia di oggi e lo fa con particolare cattiveria ed ironia, aiutato anche da un più che brillante cast di attori. Apparentemente parla di beghe familiari, in realtà dà vita ad un preciso affresco del Bel Paese: cinico, corrotto e corruttore, egoista, disposto a tutto in nome del dio denaro. Un insospettabile De Sica (dopo tanti cine-panettoni) riesce finalmente a dare corpo ad un personaggio complesso e spietato, il "furbetto del quartierino" di turno che pur di salvarsi dalla galera per i suoi guai finanziari, non si fa scrupolo di riversare le sue colpe sull'ingenuo figlio.

il mio amico eric regia: Ken loach con eric Cantona, steve evets Un omaggio al calciatore del Manchester United Eric Cantona, personaggio discusso e borderline, per raccontare ancora una volta una storia di periferia. Loach lascia per il momento i toni seriosi dei suoi precedenti film ed affronta con leggerezza ed un tocco di fantasia i temi che gli sono da sempre cari. Il titolo originale, Looking for Eric, probabilmente si adatta meglio ad una storia dove il protagonista Eric Bishop, dipendente postale con una situazione famigliare


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MiNiCritiChe dei FilM Che Potrete Vedere Nelle sAle e Nelle AreNe e sentimentale disastrata, è alla continua ricerca di se stesso. Nel tentativo di rimettere insieme i pezzi della sua vita immagina di dialogare con il grande campione francese, che nel film recita se stesso. Da non perdere nel finale la vera conferenza stampa di Cantona, rimasta nella storia del calcio.

il Mi$$ionario regia: roger delattre con Jean- Marie Bigard Divertente commedia degli equivoci, senza troppe pretese ma ben costruita, prodotta da Luc Besson. L'attore protagonista, che ha anche scritto la sceneggiatura, nel raccontare il suo primo incontro con Besson sul set di un precedente film, ha rivelato che in quell'occasione, prima di squadrarlo da cima a fondo, gli ha detto che lo avrebbe visto bene nei panni di un prete. Parole profetiche. Bigard veste i panni di Mario Diccara, ex galeotto appena uscito dalla prigione che ha qualche conto in sospeso con la malavita. Chiede aiuto al fratello prelato che gli suggerisce di raggiungere Padre Etienne in un paesino dell'Ardèche, travestito da sacerdote. Al suo arrivo scopre che il parroco è morto e gli abitanti lo scambiano per il sostituto.

il profeta regia: Jacques Audiard con tahar rahim e Niels Arestrup Difficile non identificarsi con la faccia d'angelo del protagonista, perché anche se la storia è politicamente poco corretta (un percorso di formazione alla rovescia, un antieroe) non si può non stare dalla sua parte. Accertato ormai il fatto che il carcere non riabilita proprio nessuno, il film è abilmente orchestrato da un regista che conferma qualità straordinarie nel dirigere gli attori. La faccia del giovane Malik (felice esordio),

Morgan Freeman perfettamente nei panni di Nelson Mandela nel film “invictus” analfabeta e ladruncolo che entra in carcere per uscirne dopo sei anni più acculturato, spietato ed a capo di una pericolosa banda, e quella del boss corso César Luciani (si intuisce ad occhio nudo la consolidata esperienza anche teatrale), reggono praticamente tutto il film.

il segreto dei suoi occhi regia: Juan Josè Campanella con ricardo darìn, soledad Villamil Un noir, una commedia, una storia d'amore. Sullo sfondo l'Argentina peronista degli anni '70. Magica commistione di generi per raccontare uno dei periodi più cupi del Paese. Da questo punto di vista decisamente più efficace di tante pellicole che puntano al politico. Aspetto, questo, abilmente ed apparentemente relegato ai margini e che invece si rivela la vera anima. Il film ti entra dentro, lentamente, e per parecchio non ti molla. Con piglio sicuro il regista di origine italiana nato a Buenos Aires, dirige uno dei migliori lavori della stagione che non a caso ha conquistato l'Oscar destinato al film straniero riuscendo a battere opere di pregio come "Il profeta" e "Il nastro bianco". Cast più che

apprezzabile, sceneggiatura essenziale, quasi scarna ma con la capacità di arrivare dritta alla meta. Da non perdere.

il tempo che ci rimane regia: elia suleiman con saleh Bakri, shafika Bajjali Suleiman è nato a Nazareth in Palestina ed il film è semiautobiografico, in quattro episodi, sulla sua famiglia. E' ispirato ai diari del padre, a partire dal 1948 quando decise di partire per unirsi alla Resistenza dopo l'occupazione di Israele. Scene di vita quotidiana di quei palestinesi che decisero di restare e che furono chiamati "arabi israeliani", costretti a vivere da stranieri nella loro patria. Contrariamente a quanto si possa pensare non ha nulla della pesantezza che magari ci si potrebbe aspettare da una pellicola di questo genere, il regista (che interpreta tra l'altro anche se stesso) ci ha costruito sopra una storia surreale, piena di ironia, con musiche coinvolgenti. Senza trascurare però l'aspetto politico di una questione ancora attualissima ed irrisolta.

invictus regia: Clint eastwood con Morgan Freeman e Matt

damon Il capitano Francois Pienaar entra nella minuscola cella dove per 27 anni è stato recluso Nelson Mandela. Allarga le braccia, come per prenderne le misure e dalla finestra lo immagina nel cortile, in catene, intento a spaccare pietre sotto il sole cocente. Perché un uomo che ha dovuto subire tanto dolore parla di perdono? Forse l'eccesso di retorica, inusuale per un film di Eastwood, può in un primo momento generare qualche attimo di smarrimento. Poi con lo scorrere delle immagini prevale l'emozione, quella di veder rappresentato un momento cruciale della storia del Sudafrica ma forse anche del mondo. Le interpretazioni di Freeman nei panni di Nelson Mandela e Damon in quelli del biondissimo capitano della squadra di rugby sono appassionanti.

l'isola delle coppie regia: Peter Billingsley con Vince Vaughn, Jason Bateman, Kristen Bell Coppia in crisi convince gli amici ad accompagnarla in una vacanza terapeutica per sposi con problemi coniugali, in uno splendido resort di Bora Bora. Il costo del biglietto è esoso ma se accettano di andare con loro verrà dimezzato. Partono, convinti di andare incontro ad una vacanza a cinque stelle invece scopriranno presto che la frequentazione della stravagante terapia non è a discrezione di chi ne ha bisogno e non è un optional. Jean Reno con il codino nelle vesti di santone che dovrebbe aiutare gli sposi. Una commedia (furbetta) che deve essere presa per quello che è: un paio d'ore di divertimento ammirando e sognando località tropicali irraggiungibili per molti. Non rimarrà nella storia del cinema

l'uomo che verrà regia: Giorgio diritti con Alba rohrwacher e Maya


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MiNiCritiChe dei FilM Che Potrete Vedere Nelle sAle e Nelle AreNe sansa Girato con assoluto rigore, non scade mai nella retorica. Diretto in maniera magistrale, con attori di grande spessore che recitano i rari dialoghi in dialetto bolognese (sottotitolati in italiano). Meritatamente premiato all'ultimo festival del cinema di Roma, ripercorre gli ultimi nove mesi dalla strage di Marzabotto dove furono massacrate dai nazisti 770 persone, per la maggior parte donne, bambini ed anziani. Il racconto cadenzato dei nove mesi d'attesa per la nascita di un bambino in un'umile famiglia di contadini, attraverso lo sguardo della sorellina muta di otto anni. Film di forte impatto emotivo, forse di non facile fruizione, ma decisamente da non perdere.

l'uomo nell'ombra regia: roman Polanski con ewan McGregor, Pierce Brosnan. Che Polanski sia un maestro nella regia è fuor di dubbio ed anche in questa occasione dà prova di grande abilità del dirigere gli attori. Ha sdoganato definitivamente uno come Brosnan che nella vita ha trovato non poche difficoltà a costruire una dignitosa carriera non legata quasi esclusivamente al fascino ed al glamour. Unico punto debole forse una sceneggiatura a volte prevedibile ed improbabile (come quando il protagonista scova alcune delicate e segrete informazioni semplicemente consultando Internet. Va bene che nella rete si trova di tutto, ma questa volta appare un po' esagerato) per un film che ha la sua forza in una storia costruita su temi importanti, piena di inganni e tradimenti, dove ognuno è molto diverso da ciò che appare.

l'uomo nero regia: sergio rubini con Valeria Golino, sergio rubini, riccardo scamarcio, Guido

stra sull'Italia con le sue storie di immigrazione, sfruttamento, valori famigliari. Cast ben assortito. Unica stonatura, forse, un finale troppo happy, da commedia.

la prima cosa bella

raoul Bova e elio Germano (premiato come miglior attore a Cannes con Javier Bardem) in una scena del film “la nostra vita” Gianquinto. Uno dei migliori film di Rubini. Intenso, commovente, ironico e fortemente autobiografico. Dopo "La stazione" del 1990, il regista/ attore torna a parlare della sua infanzia e della Puglia ripartendo da quella stazione ferroviaria che sembra sia rimasta fortemente ancorata ai ricordi. Ma questa volta lo fa con un tocco di maggiore maturità, riuscendo a fare un film più compiuto. Sceneggiatura ben calibrata, cast di attori decisamente convincenti. Iniziando dal piccolo e straordinario protagonista fino ad arrivare ad una brava Valeria Golino che riesce ad interpretare il ruolo di una donna moderna ed emancipata degli anni '60, che non rinuncerebbe mai al suo lavoro di insegnante, capace però di conservare intatti gli atavici dettami della tradizione.

la bocca del lupo regia: Pietro Marcello con i reali protagonisti della storia. Piccolo film di nicchia, per raffinati cultori del cinema d‘autore. Ricco di poesia e sentimento. Due anime perse raccontano le loro vite. Sullo sfondo la Genova storica, descritta e fotografata alla De Andrè. Quella di ieri, delle "tripperie" ormai scomparse, e quella di oggi percorsa dai

disperati e dagli ultimi. Enzo è appena uscito dalla galera e attraversa la città, alla ricerca dei luoghi di un tempo ormai dismessi. Nella piccola casa nel ghetto, tra i vicoli del vecchio quartiere, l'aspetta da anni l’amatissima Mary, prostituta transessuale. Nato da un'idea della fondazione San Marcellino, gesuiti di Genova, che da anni assiste in diversi modi la comunità dei senza tetto, degli emarginati.

la nostra vita regia: daniele luchetti con elio Germano, raoul Bova, isabella ragonese, luca Zingaretti, stefania Montorsi, Giorgio Colangeli. Un grande Elio Germano, che ha ampiamente meritato il premio come miglior attore a Cannes, per un film sui trentenni di oggi. Quelli che non hanno santi in paradiso, forse i nuovi proletari come li definisce lo stesso Luchetti. In realtà dei giovani intelligenti e svegli che cercano di farsi strada in un mondo dove la priorità sono i soldi e la loro capacità di comprarci più cose possibili. Figli di un consumismo sfrenato, ma anche capaci di mettere al mondo tre figli nella totale incertezza economica e con il desiderio di fare il grande salto in avanti. Il film però non è solo questo. Anche una grande fine-

regia: Paolo Virzì con Valerio Mastandrea, stefania sandrelli, Claudia Pandolfi, Micaela ramazzotti. Svolta intimista per il regista toscano che si allontana decisamente dalle tematiche sociali che hanno caratterizzato le sue precedenti pellicole, per concentrarsi sui sentimenti e sulla psicologia dei personaggi in una sorta di romanzo famigliare. Un percorso tutto nuovo per il quale sceglie l'attrice simbolo della commedia all'italiana, la splendida Stefania Sandrelli che insieme ad un Mastandrea in grande forma (una delle migliori interpretazioni dell'attore romano nel ruolo di Bruno e del suo mal di vivere) da vita ad un duetto recitativo di ottimo livello, riuscendo a coinvolgere l'intero cast. Costruito su due piani temporali, il film percorre circa quarant'anni di vita livornese, la storia di una mamma bellissima e svampita e dei suoi due figlioli dagli anni 70/80 fino ai nostri giorni.

la vita è una cosa meravigliosa regia: Carlo Vanzina con Gigi Proietti, Vincenzo salemme, enrico Brignano, Nancy Brilli, luisa ranieri Saranno pure i furbetti del quartierino, ladroni e corrotti, però in fondo in fondo sono dei buoni. Insomma, prevale la tesi dei "birbantelli". E' questa l'Italia descritta dai Vanzina. Gli italiani? Un popolo di cialtroni, dicono, sempre pronti a trovare la scorciatoia, la raccomandazione, l'appoggio del potente di turno, ma subito dopo arriva puntuale l'assoluzione. Così il direttore di un potente


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MiNiCritiChe dei FilM Che Potrete Vedere Nelle sAle e Nelle AreNe gruppo bancario, intrallazzone ed imbroglione, si ritira in campagna a coltivare gli ortaggi in compagnia di belle ragazze (!), il chirurgo che cercava e dispensava favori a destra e manca si redime andando a curare i poveri. Il poliziotto intercettatore, che usa il suo potere per conquistare una bella ragazza, ritrova l'amore. E via discorrendo. Unico punto forza del film un eccellente cast di attori, che riesce a tenere in piedi una storia mediocre ed improbabile. Con tutto il "materiale" che la cronaca regala ogni giorno si poteva fare veramente di più.

le quattro volte regia: Michelangelo Frammartino Il regista milanese di origine calabrese, dopo il bellissimo e pluripremiato "Il dono" ci regala un nuovo lavoro dove creatività e poesia si fondono per raccontare il fascino arcaico di una terra dove il tempo sembra si sia fermato. Interamente girato senza dialoghi, senza attori, solo con rumori di sottofondo, utilizzando la tecnica del documentario (come peraltro aveva già fatto con il primo lungometraggio), la cinepresa si limita a riprendere scene di vita quotidiana di un piccolo villaggio rurale, in realtà riesce a leggere oltre le immagini. Illustra il ciclo della vita e della natura, attraverso uno sguardo originale ed innovativo che può ricordare quello di Franco Piavoli e Vittorio De Seta. Accolto a Cannes da giudizi più che lusinghieri dalla critica internazionale.

Matrimoni ed altri disastri regia: Nina di Majo con Margherita Buy, Fabio Volo, luciana littizzetto, Francesca inaudi. L'intento della regista era una commedia semplice e sofistica, in realtà è complicata (tanto da apparire improbabi-

una scena corla di “Mine vaganti” di ozpetek. in primo piano elena sofia ricci (a sinistra) e riccardo scamarcio

le) ed abbastanza ordinaria, quasi scontata. Sceneggiatura debole e poco equilibrata, dialoghi fuori dal mondo. La Buy, sulla cui faccia la cinepresa non molla mai un attimo facendo sparire dallo schermo tutto il resto, fa sempre la solita parte della single ansiosa e nevrotica. Poi, per chissà quale magico artifizio, ad un certo punto tutti si innamorano di lei. L'adolescente inquieto, l'intellettuale di sinistra inevitabilmente sfigato, il tecnico che aggiusta i computer e pure il cognato mezzo leghista ed ignorante come una capra al quale dà anche un bacetto tutto casto. Cast stellare sottoutilizzato.

Mine Vaganti regia: Ferzan ozpetek con riccardo scamarcio, Nicole Grimaudo, Alessandro Preziosi, ennio Fantastichini, lunetta savino, ilaria occhini Gruppo di famiglia in un interno. Il paragone con il grande film di Luchino Visconti finisce qui. Tuttavia, nulla da togliere al regista turco che ha realizzato un film godibile, intimo, per la prima volta curioso di esplorare il cuore della famiglia tradizionale e tradizionalista, animata dal perbenismo di facciata. Un nucleo numeroso, come tanti nel Sud d'Italia, proprietario di un pastificio, con una nonna

dolce e ribelle, una madre affettuosa e tollerante, la zia stravagante (una piacevole sorpresa l'interpretazione di Elena Sofia Ricci), il padre molto attento alle apparenze e due figli gay che hanno da sempre nascosto la loro vera identità. Scamarcio particolarmente bravo a non strafare in un ruolo non certo facile. Sullo sfondo la splendida Lecce con i vicoli, piazze ed il candore della sua architettura.

Nine regia: rob Marshall con daniel day-lewis, sophia loren, Nicole Kidman, Penelope Cruz, Marion Cotillard Già il musical di Broadway sembra non sia piaciuto per nulla a Fellini. Immaginate cosa potrebbe dire oggi di questo film, se fosse ancora vivo. Una sfilza di banalità e luoghi comuni sull'Italia e sugli italiani, da non credere. La pizza, i mandolini e siamo al completo. Ovviamente nulla a che vedere con un capolavoro come “8 e mezzo“. A parte questo, le canzoni sono accattivanti, i balletti rocamboleschi, i costumi sfavillanti. Ingredienti essenziali per catturare il grande pubblico. Per non parlare della lunga sfilza di star e bellezze internazionali. Penelope Cruz insolitamente conturbante e sexy. Guido

Contini è affascinante, glamour e donnaiolo ma non possiede l'ironia di Mastroianni.

Notte folle Manhattan

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regia: Mira Nair con steve Carell, tina Fey Battute e situazioni scopiazzate da altre celebri pellicole, tuttavia divertente ed anche poco corretta (è pieno di parolacce) per una commedia americana destinata alle famiglie. La coppia Carell & Fey funziona, ben diretta dal regista di "Una notte al museo", per cui alla fine il film risulta piacevole ed alcune gag sono davvero esilaranti. Ipotetico plot alla intrigo internazionale, con il più classico scambio di persona. Una tranquilla ed annoiata coppia con tanto di prole chiassosa, che vive nella provincia del New Jersey, decide di uscire dalla routine concedendosi una serata speciale e cenare in uno dei ristoranti più trandy della città. Non avendo la prenotazione, però, hanno la malaugurata idea di prendere il posto di una coppia che non si è presentata.

Percy Jackson e gli dei dell'olimpo - il ladro di fulmini regia: Chris Columbus con logan lerman, Pierce Brosnan


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MiNiCritiChe dei FilM Che Potrete Vedere Nelle sAle e Nelle AreNe Il paragone con le avventure di Harry Potter è inevitabile. Il regista ne ha diretti ben due. Come il celebre maghetto anche Percy Jackson ha poteri sovrannaturali, per metà divino e per metà umano, con l'innata capacità di tenere a bada il male. Anche lui ha genitori "magici", è figlio del dio greco Poseidone, e molte delle situazioni in cui si trova porta inevitabilmente al personaggio della Rowling. L'apparizione dell'Idra a tre teste non può non ricordare Fuffy il cane a tre teste di Hagrid. Solo una squallida copia dunque? Niente affatto. Il film ha una sua valenza, si lascia vedere con piacere, in qualche modo è anche educativo (all'inizio insegnanti e compagni di scuola lo credono mentalmente limitato) e poi potrà riempire il vuoto che Potter lascerà. Moderno classico della letteratura fantasy dello scrittore Rick Riordan, "Il ladro di fulmini" è il primo di una serie di cinque libri, l'ultimo uscito a maggio dello scorso anno.

Piccolo (il) Nicolas ed i suoi genitori regia: laurent tirard con François-Xavier demaison, daniel Prévost Adattamento sul grande schermo di uno dei più importanti classici per l'infanzia francesi, probabile primo esempio di letteratura moderna per piccoli, nato dalla fantasia di René Goscinny (l'ideatore di Asterix) e JeanJacques Sempè. Il protagonista è un bambino di otto anni, Nicolas, una sorta di Gian Burrasca d'Oltralpe. Ambientato negli anni '50, le avventure del pestifero ragazzino con la sua strampalata combriccola di amici, divertono molto e riescono a creare un processo di identificazione sia nei bimbi che nei grandi, con un abile doppio piano di lettura. Riuscita trasposizione sul grande schermo, senza

russel Crowe (a destra) nel ruolo che il regista ridley scott gli ha assegnato per la nuova versione di “robin hood” trascurare le magiche atmosfere dei racconti.

Predators regia: Nimrod Antal con Adrien Brody, laurence Fishburne, Alice Braga Remake dell'action movie interpretato nell'87 da Schwarzenegger, con un inedito Adrien Brody nei panni dell'ex marine tutto muscoli, tattica militare e mitraglietta in spalla. Mercenario alla guida di un gruppetto di veri cattivi. Letteralmente piovuti dal cielo, ben presto scopriranno di essere stati catapultati in un pianeta alieno per essere trasformati in prede. Uomini (e donna) allenati ad uccidere che invece saranno spietatamente cacciati ed eliminati da una nuova razza di predators alieni, guerrieri astutissimi in grado di rendersi invisibili. Film ben orchestrato, di sicuro effetto, altamente confezionato. Apprezzabile.

Prince of Persia - le sabbie del tempo

regia: Mike Newell con Jake Gyllenhaal, Ben Kingsley, Alfred Molina Dopo "I pirati dei Caraibi" ecco un altro film tratto da un videogioco degli anni '80. A dirigerlo questa volta il regista inglese di "Quattro matrimoni e un funerale" e di "Harry Potter e il calice di fuoco". Se piace il genere, l'action fantasy è piacevole e scorre abbastanza facilmente nonostante le oltre due ore di durata. Le scenografie esotiche dell'antica Persia, in gran parte riprodotte al computer, non deludono le aspettative. C'è tutto. Il principe bello e muscoloso che corre lungo i muri, la principessa misteriosa e furba, il pugnale, le arti magiche, la lotta contro le forze oscure, ed uno stuolo di allenatissimi stuntman. Insomma, un bel fumettone. Sempre ottime le Interpretazioni di Molina e Kingsley.

remember me regia: Allen Coulter con robert Pattinson, emilie de

ravin Una sorpresa. Che il vampiretto più celebre del momento si sia cimentato, nonostante il travolgente successo di Twilight, in una pellicola del genere depone a favore di questo bel ragazzone rimasto improvvisamente sepolto dalla notorietà e da una stuolo di adoranti fan. Il film, contrariamente a quanto si possa credere, non è solo una storia d'amore destinata al filone giovanilistico, l'intreccio è molto più raffinato e complesso, pieno di humour, acume, con dialoghi ben scritti ed interpretati. Finale sorprendente che vuole essere un omaggio alla città di New York. Senza voler svelare nulla, perché l'epilogo è davvero inaspettato, la storia parte da due ventenni provenienti da mondi del tutto opposti, che si incontrano in maniera non proprio casuale, e che si innamorano. Ma non ci sarà l'happy end.

the road regia: John hilcoat con Viggo Mortensen, robert duvall, Charlize theron E' vero, è deprimente, triste, disperato, senza futuro, eppure è uno dei film più interessanti che il genere catastrofista abbia partorito negli ultimi anni. Completamente privo di retorica, un regista semi-sconosciuto porta sul grande schermo il romanzo "La strada" del grande scrittore statunitense Cormac McCarthy. Lo fa rivelando notevoli capacità nel dirigere i pochi (ma buoni) attori del cast. Un film complesso, difficile, dove la macchina da presa è quasi esclusivamente puntata sui volti di un padre e di un figlio che cercano di sopravvivere in un'America desolata e distrutta da un misterioso cataclisma, dove gli esseri umani sono spinti a dare il meglio e (soprattutto) il peggio di sé.

robin hood regia: ridley scott con russel Crowe, Cate


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MiNiCritiChe dei FilM Che Potrete Vedere Nelle sAle e Nelle AreNe Blanchett, William hurt, Max Von sydow. Certo, se si pensa che è stato il regista di Blade Runner e Thelma & Louise qualche attimo di sconforto assale. Non è che fosse così indispensabile l'ennesima pellicola su una figura trita e ritrita come l’arciere di Sherwood. Tuttavia non si può dire che sia, nel suo complesso, un brutto film. Conosciamo tutti le capacità del grande regista americano. Il prodotto infatti è ben confezionato, e non a caso sia Scott che Crowe lo hanno anche prodotto. A parte qualche sprazzo di vera noia, soprattutto durante le interminabili e sanguinolente scene di scontri armati tra buoni e cattivi, la vera novità è la figura di Lady Marion, qui in una insolita ed improbabile veste di rivoluzionaria in un’epoca dove le donne stavano zitte, obbedivano e procreavano. Vedova di guerra senza figli, non solo respinge i pretendenti, ma combatte anche con armatura e spada, coltiva i campi ed esprime la sua opinione. Già annunciato Robin Hood 2.

una scena di “shutter island”. Al centro: leonardo di Caprio

sto caso però quello che manca è la mano ferma di una regia esperta capace di dirigere un buon cast di attori e plasmare, rendendola scorrevole e convincente, una trama a tratti complessa. Un intreccio narrativo con un preciso scopo, da scoprire solo nel finale.

scontro di civiltà per shutter island un ascensore a regia: Martin scorsese con leonardo di Caprio, Mark Piazza Vittorio regia: isotta toso con daniele liotti, Kasia smutniak, Francesco Pannofino Peccato, un'occasione mancata. Perché l'omonimo romanzo di Amara Lakhous (se vi capita leggetelo), dal quale è stato tratto il film, è piacevole, a tratti divertente nel raccontare le vicissitudini di un gruppo di inquilini di varie nazionalità, ricco di spunti interessanti per riflettere sulla nostra società. Lo scontro di civiltà del titolo, si consuma nel chiuso di un palazzo e di un condominio a Piazza Vittorio, nel cuore del quartiere più multietnico di Roma. Come spesso avviene la trasposizione tradisce in parte l'opera letteraria, in que-

Buffalo, Ben Kingsley, Max von sydow. Un affresco sul dolore e sulla follia. Film particolarmente claustrofobico e cupo, con una magnifica fotografia, come tutte le opere di Scorsese curato e costruito nei minimi particolari. Maestro nel dirigere i suoi attori. Dramma psicologico avvincente, che lascia con il fiato sospeso sino alla fine, mai scontato, con una ambientazione quasi maniacale. Un'isola-fortezza, battuta dal vento e da una pioggia incessante, sede di un noto manicomio criminale. Siamo nel 1954, all'apice della Guerra Fredda, quando il capo della polizia locale Daniels (Di Caprio) ed il suo collega ven-

gono convocati a Shutter Island per indagare sulla misteriosa scomparsa di una pluriomicida, ma nulla è come appare.

simon Konianski

un giovane laureato in filosofia, disoccupato, abbandonato dalla moglie, costretto a tornare a vivere con il padre, un ex deportato che gli darà del filo da torcere anche da morto.

regia: Micha Wald con Jonathan Zaccai, Popeck Un popolo che sa ridere della propria tragedia. Sul filone di una serie di riuscitissime commedie dallo humour yiddish (da "Train de vie" in poi), arriva questo giovane e sconosciuto regista belga di origini ebraiche che al suo secondo lungometraggio mette in luce un talento del quale probabilmente sentiremo parlare ancora. Dosato e con il giusto cast di attori, costruisce un film divertente e drammatico, irriverente e scoppiettante, graffiante e doloroso. Colonna sonora dai ritmi leggeri ed accattivanti in netto contrasto dal contesto narrativo. Più che l'accostamento con Woody Allen, Radu Mihaileanu o al nostro Benigni, lo stile somiglia molto a quello dei grandi fratelli Coen che sullo stesso argomento hanno realizzato "A serious man". Fortemente autobiografico, è il racconto di

regia: Alessandro d'Alatri con dario Castiglio, Martina Codecasa D'Alatri torna a sorprenderci. Dopo il cine-panettone alternativo "Commediasexy", il regista romano questa volta firma un film completamente in digitale, a basso budget, interpretato da attori semisconosciuti. Una commedia sentimentale appartenente al filone giovanilistico, dai risvolti sociali, ambientata nella splendida isola di Ventotene che, ad onor del vero, contribuisce parecchio alla riuscita della storia tratta dal romanzo di Anna Pavignano (In bilico sul mare). Il giovane e bel Salvatore (Dario Castiglio, figlio di Peppino di Capri) d'estate porta i turisti in giro con il suo gozzo mentre d'inverno fa il muratore in nero nei cantieri sulla terraferma. L'amore arriva con Martina, la ragazza di buona famiglia che

sul mare


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MiNiCritiChe dei FilM Che Potrete Vedere Nelle sAle e Nelle AreNe usa la sua barca per le immersioni da sub.

the Wolfman regia: Joe Johnston con Benicio del toro, emily Blunt, Anthony hopkins Monster movie di tutto rispetto. Diretto con mano ferma ed interpretato con la stessa convinzione da un intenso Benicio Del Toro (bravo anche con il pesante trucco da lupo) accanto al sempre straordinario Hopkins, nel ruolo del padre. Remake del classico horror "L'uomo lupo" di George Waggner del 1941, costruzione di un sanguinoso puzzle con un'antica maledizione che trasforma le persone in lupi mannari durante le notti di luna piena, che sta lentamente uccidendo gli abitanti di Blackmoor. Poco splatter ma di certo non annoia, diligentemente condensato in poco più di un'ora e mezza con una tensione narrativa che non cala mai. Interessante ricostruzione d'epoca in stile vittoriano.

tra le nuvole regia: Jason reitman con George Clooney e Vera Farmiga Un film attraversato da un umorismo fresco e leggero per affrontare un tema di scottante attualità, dai risvolti inevitabilmente drammatici. La storia di un "tagliatore di teste", un manager molto ricercato in tempi di crisi, che le aziende assumono per brevi periodi con il compito di licenziare il personale in eccesso. Un grande Clooney nei panni del professionista senza scrupoli che dopo tanti anni spesi felicemente tra una città e l'altra dell'America, improvvisamente sente di dover cambiar vita. La sfilza dei dipendenti che passa sotto la mannaia di Clooney sono veri disoccupati provenienti da Detroit e St. Louis, le città più colpite dalla recessione. Il regista è il figlio di Ivan Reitman, quello che ha diretto "Ghostbusters".

George Clooney e Vera Farmiga in una scena di “tra le nuvole” di Jason reitman

triage regia. danis tanovic con Colin Farrell, Paz Vega, Christopher lee Premio Oscar nel '93 con No Man's Land, Tanovic ritorna ad affrontare gli orrori della guerra, da un altro punto di vista. Quello dei sopravvissuti. Di coloro che ce l'hanno fatta, ma che hanno lasciato in quei terribili luoghi gran parte della loro vita. Tratto dall'omonimo romanzo dell'ex reporter Scott Anderson che ha seguito i conflitti in Uganda, Beirut, Cecenia e Bosnia il film è la storia di due fotoreporter inviati nel Kurdistan iracheno nel 1988 poco prima dei massacri di gas ordinati da Saddam Hussein. Le scene sono forti, particolarmente violente e sanguinolenti. In un ospedale da campo improvvisato, senza acqua ed attrezzature adeguate, il medico è costretto a sparare in testa ai pazienti più gravi, quelli senza speranze.

the twilight Saga: eclipse regia: davide slade con Kristen stewart, robert Pattinson, taylor lautner

il cast al completo di “the twilight”, terza pellicola della saga ”eclipse”, ma anche la peggiore

E' troppo facile parlare male del film, talmente è insulso. Il peggiore dei tre. Nella prima parte non succede praticamente nulla. Ci sono dei neovampiri che cercano vittime da succhiare in giro per la città (sai che novità!), sarebbero dei cattivoni che tentano di organizzare un piccolo esercito per far fuori Bella. I dialoghi tra i tre protagonisti hanno temi fissi e ripetitivi. Parole come amore, cuore, sentimento vengono usate fino allo sfinimento. Lei dice al vampiro Edward: "io ti amo, sono pronta a morire per te", mentre al licantropo pettoruto Jacob ribadisce "sono solo tua amica", però si capisce

che forse c'è dell'altro dopo due bacetti non proprio casti. I due rivali, con piglio molto maschio, fanno a gara nel rassicurarla. "Ti proteggo io" afferma uno, "no, a lei ci penso io" ribatte l'altro. Salvo poi allearsi per salvarle la pelle (si fa per dire). Va bene, trattasi di pellicola per adolescenti. Ma che fatica arrivare sino alla fine.

Recensioni di LUCIANA VECCHIOLI


aq4agosto2010  

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