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Anno II - n. 164 - Martedì 24 agosto 2010

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Ora di punta dI

EnnIO SImEOnE

Veti incrociati

quotidiano EdIZIOnE ESTIVA

Bocchino propone Fli + Udc + Api+ “scontenti del Pd”

Ora il papocchio

icapitoliamo. Lo facCentrodestra a brandelli: tutti contro tutti R ciamo mettendo in fila in sintesi quelli che sono i

titoli di queste ultime ore di giornali e telegiornali. Bossi contro Fini: deve dimettersi da presidente della Camera. Bossi contro l’Udc: mai con il partito di Casini. Casini contro Bossi: è “un trafficante di banche e quote latte”. Bossi replica: “Casini è uno stronzo”. Casini ribatte: ora Berlusconi può vedere in mano a chi ha meso l’Italia. I finiani contro Di Pietro e contro una parte del Pd; Di Pietro contro i finiani e Casini: loro non c’entrano nulla con noi; la sinistra di Vendola contro l'Udc e i finiani: loro non c’entrano nulla con noi; D'Alema contro Vendola: non lo voterei mai come capo del governo... oi tutti costoro parlano della necessità di fare alleanze. Con chi? Contro chi? E vengono fuori le più balzane e improbabili proposte. Naturalmente “per salvare l’Italia”. Salvarla da chi? Da che cosa? Non c'è dubbio: da loro. Che ne inventano di tutti i colori. L’ultima viene dal capogruppo di Futuro e libertà, Bocchino, il quale prospetta una coalizione composta dal suo gruppo e da una parte del Pdl, con l’aggiunta di Udc, Api (che sarebbe il gruppuscolo di Rutelli), e “i moderati del Pd” che sarebbero gli “scontenti” di questo partito: una sorta di armata Brancaleone. allora, tanto per cominciare, Fini farebbe bene a mandare in ferie per un certo periodo Bocchino.

P

E

Braccio di ferro della Fiat con giudici e operai

La sceneggiata di Melfi

Licenziati, reintegrati dal giudice, entrati in fabbrica per meno di due ore e di nuovo fuori i tre operai della Fiat di Melfi Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli. La Fiom ha deciso di presentare una denuncia ai carabinieri contro il comportamento dell’azienda per violazione della sentenza della magistratura. Ieri al cambio turno, intorno alle ore 13.30, i te si sono presentati all'ingresso dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat, con avvocato e ufficiale giudiziario al seguito, per far valere la sentenza del giudice del lavoro del 9 agosto scorso. Sostenuti dall'applauso dei colleghi, hanno varcato il primo tornello. Il giudice ha ordinato che i tre (Barozzino e Lamorte sono delegati Fiom) devono tornare al loro posto: ma la Fiat, che aveva chiesto loro di non presentarsi neanche, li "ospita" negli uffici dei sorveglianti, a pochi metri dai cancelli. Poi la proposta: tornino pure in fabbrica, ma accettino di fare attività sindacale in una sala, senza tornare nei reparti dove si assembla la 'Punto Evo'. L'avvocato della Fiom non ci sta: "Non è così che si rispetta la sentenza di reintegro", dice Lina Grosso e annuncia due mosse. La prima è la richiesta al giudice del lavoro, Emilio Minio, di specificare i termini del reintegro disposto nella sentenza del 9 agosto; la seconda è una denuncia penale contro la Fiat per non aver rispettato la sentenza stessa. Da Torino la Fiat replica dicendo di voler attendere l’udienza di appello del 6 ottobre che, secondo l’azienda, stabilirà che vi sono stati "comportamenti di estrema gravità", con un "volontario e prolungato illegittimo blocco della produzione, e non esercizio del diritto di sciopero". I tre intendono rivolgersi al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Il centrodestra è sempre più lacerato dai confliti interni: ora anche Bossi alterna blandizie a minacce all’indirizzo di Berlusconi Berlusconi, temendo che il Cavaliere voglia rimpiazzarlo con Casini. E si scatenano le proposte di soluzioni della crisi. La più estemporanea è quella di Bocchino, che propone un nuovo governo formato da Fli (i finiani), l’Udc di Casini, l’Api (cioè l’Alleanza per l’Italia dell’evanescente Rutelli) e gli “scontenti del Pd”. Insomma un “papocchio” che gli esponenti del Pdl non hanno difficoltà a bollare come fantasia di fine estate. Dal canto suo il Pd invita Berlusconi ad aprire ufficialmente la crisi andando dal capo dello Stato a rassegnare le dimissioni, in modo che il parlamento sia chiamato a pronunciarsi. Di fronte a tutto questo pasticcio si annuncia per oggi un nuovo “vertice” tra Berlusconi e Bossi, che si concluderà, salvo colpi di scena, con il solito abbraccio. PAG. 3

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in edizione stampabile esce in estate con foliazione ridotta e non viene pubblicato la domenica e il lunedì Il sito invece viene costantemente aggiornato 7 giorni su 7


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PiACEnzA

Sequestrate scatole di “droghe furbe”

In Italia e nel Mondo ROCCAfRAnCA

Oltre 400 confezioni di “smart drugs”, le cosìdette droghe furbe, sono state sequestrate dagli agenti della polizia di Stato di Piacenza. Le pillole, sempre più utilizzate dai giovani, erano state messe in vendita in un distributore automatico a disposizione di chiunque. Le smart drugs sono sostanze che fino a poco tempo fa sfuggivano alla normativa antidroga poiché i principio attivi non erano compresi tra le sostanze vietate. Un recente provvedimento normativo ha colmato questo vuoto e la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia ha inoltrato una direttiva per la ricerca su tutto il territorio nazionale di tali sostanze. A Piacenza il negozio era chiuso ma il distributore continuava lo stesso a “vendere”.

CAtAniA

Condannato per delitto Raciti, va allo stadio. Denunciato Nuova denuncia per Antonino Speziale, il giovane condannato a 14 anni di reclusione per concorso nell’omicidio dell’ispettore di polizia Filippo Raciti morto il 2 febbraio del 2007. Non resistendo al desiderio di seguire la sua squadra del cuore, nonostante sia sottoposto al Daspo, il divieto di assistere a manifestazioni sportive, ha voluto seguire gli allenamenti dei rosso-azzurri. Speziale è stato riconosciuto da alcuni agenti.

Morto annegato il bimbo scomparso

E’ stato ritrovato il cadavere di Kevin, il bambino di 2 anni di origini ghanesi, dato per disperso nel pomeriggio di domenica a Roccafranca, in mezzo alla campagna della Bassa bresciana. Quando i genitori si sono accorti che il figlio era sparito, lo hanno prima cercato nei dintorni, poi hanno chiamato i carabinieri. Nella notte il ritrovamento del corpicino in una roggia. Kevin è probabilmente annegato. Il bambino, secondo le prime ricostruzioni sarebbe caduto in un canale d’irrigazione, mentre giocava nei pressi di casa e trascinato dall’acqua per qualche chilometro. Quindi il ritrovamento del corpicino avvenuto la scorsa notte.

Turismo, “altra stagione no”

“Le performance di agosto sono discrete, ma settembre è ancora un’incognita. A conti fatti penso che le prenotazioni alberghiere potranno scendere del 10 o addirittura del 15%”. Assoturismo-Confesercenti, esprime preoccupazione per quella che un’estate 2010 che doveva essere la stagione della riscossa del turismo italiano e invece rischia di chiudersi tra l’insoddisfazione generale.

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Direttore responsabile: Ennio Simeone Redazione tel. 06 86293192 Indirizzo e-mail: redazione@altroquotidiano.it Editrice: GECEm (Gestione Cooperativa Editoria Multimediale) - Presidente:Stefano Clerici Sede legale: Via Aldo Sandulli 45, Roma Registrazione del Tribunale Roma n..343/08 del 18 settembre 2008 - Registrato al ROC Partita Iva 09937731009

martedì 24 agosto 2010

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Ex poliziotto sequestra bus a Manila. Ucciso durante blitz E' di almeno 7 ostaggi morti e uno ferito grave il bilancio del sequestro del bus turistico a Manila su cui si trovavano 15 passeggeri. Lo riferiscono le emittenti locali, precisando che altri sette ostaggi sono vivi. Rolando Mendoza, l'ex agente che aveva sequestrato il bus, è stato ucciso nel corso del blitz delle teste di cuoio. Un bambino di 10 anni è stato ricoverato dopo esser stato ferito da un proiettile vagante esploso dall'interno del bus. Rolando Mendoza, era un ex agente pluridecorato di 55 anni licenziato lo scorso gennaio per estorsione e lesioni, sposato con tre figli, ieri mattina si è impadronito del bus armato di un M-16 e altre armi da fuoco, per chiedere di essere reintegrato. Dopo che le teste di cuoio filippine sono state dispiegate nell'area, il Quirino Grandstand, piazzale dove di solito i presidenti neoeletti pronunciano il loro giuramento, vl'uomo ha progressivamente rilasciato nove persone, tra cui tre bambini, alcune donne e anziani. Sul mezzo erano rimasti ancora 16 turisti, che sarebbero dovuti ripartire per Hong Kong. Quindi le forze di polizia hanno deciso di intervenire. Il sequestro, riferiscono fonti locali, è durato oltre 10 ore. A nulla è servito nemmeno l'intervento del vicesindaco di Manila, Isko Moreno, che aveva cercato di avvicinare il pullman di turisti per consegnare all'ex agente una lettera del difensore civico che aveva disposto il licenziamento del poliziotto.

L’OnOmasticO Bartolomeo Bartolomeo, apostolo martire nato nel i secolo a Cana, Galilea; morì verso la metà del i secolo probabilmente in Siria. il nome Bartolomeo deriva probabilmente dall'aramaico «bar», figlio e «talmai», agricoltore. Bartolomeo giunse a Cristo tramite l'apostolo filippo. Dopo la resurrezione di Cristo, Bartolomeo fu predicatore itinerante (in Armenia, india e Mesopotamia).

accadde Oggi 1939: Pio XII il 24 agosto 1939 papa Pio Xii, collegato con la stazione radio Vaticana, legge un messaggio per implorare la pace causa lo scoppio della seconda guerra mondiale..


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martedì 24 agosto 2009

SiCiLiA

Felice Maniero, 55 anni, è tornato libero a tutti gli effetti: ha saldato il suo conto con la giustizia italiana. Grazie alla sua collaborazione con la giustizia, decisa nel 1995, dopo l'ultima cattura a Torino, il 're' della mala veneta aveva subito una condanna definitiva di 17 anni di reclusione. Ora fa l'imprenditore, vive in un luogo segreto, ha un nome e un cognome diversi, ma nella sua nuova carta d'identità ha sempre lo stesso volto "Faccia d'Angelo". Da non dimenticare, prima della sua decisione di collaborare con la giustizia, le rocambolesche evasioni dalle carceri di massima sicurezza di Fossombrone e Padova.

Ha cercato di violentare una soldatessa di 22 anni della marina militare degli Stati Uniti, ma in casa c'era anche un collega della giovane che ha difeso la donna e assalito l'aggressore, un italiano incensurato di 24 anni, massacrandolo di botte. E' accaduto a Camporotondo Etneo, nel Catanese. Il 24enne aveva affittato una mansarda alla donna ed è entrato di nascosto in camera per abusare di lei. L'aggressore è stato arrestato dai carabinieri. Il collega della giovane marines, che all'insaputa dell'aggressore era ospite nell'appartamento, richiamato dalle grida, è accorso in suo aiuto bloccando lo stupratore dopo una violenta colluttazione.

felice Maniero, ex boss è tornato in libertà e fa l’imprenditore

tenta stupro a soldatessa Usa

GOSSiP

iL finiAnO

Bocchino: “Bossi Giannanannini pensioneràilCav” mammaa54anni “Un nuovo governo riformatore, con una maggioranza ampia e una coalizione che comprenda anche i partiti di Fini, Casini, Rutelli, e i moderati delusi del Pd". E' la proposta lanciata al premier dal capogruppo alla Camera di Futuro e libertà, Italo Bocchino, che avverte: "La partita per Berlusconi diventa difficile. Se va alle urne rischia tutto, se sta fermo rischia il logoramento. L'unica strada è appellarsi al Parlamento per un nuovo esecutivo". "Se davvero si andasse a elezioni anticipate - sottolinea Bocchino - le uniche due certezze sarebbero il travaso di voti dal Pdl alla Lega e una maggioranza al Senato diversa da quella della Camera. In uno scenario del genere Bossi avrebbe gioco facile a chiedere un passo indietro al Cavaliere, che verrebbe pensionato aprendo così la strada a un governo Tremonti” che sarebbe a propulsione leghista”.

“Amiche per l'Abruzzo" ha portato fortuna alle madrine. Dopo Elisa e Giorgia anche Gianna nannini diventerà mamma alla veneranda età di 54 anni, come rivela il settimanale "Chi". Bocche cucite dal suo staff.

COSE Di qUEStO MOnDO

tokio, giornalisti invitati nella camera della morte

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l ministro della Giustizia giapponese, Keiko Chiba, apre ai media la camera della morte del carcere di massima sicurezza di Tokyo. L'ex avvocato, attivista dei diritti civili e storica sostenitrice del movimento parlamentare per l'abolizione della pena capitale lo aveva promesso lo scorso luglio, dopo aver autorizzato e presenziato a due impiccagio-

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In Italia e nel Mondo ROMA

ni, le prime sotto il governo guidato dai Democratici e a un anno esatto dalle ultime. Una svolta inattesa, visto che sembrava aver preso corpo una sorta di moratoria, e in qualche modo giustificata come una provocazione. "La via da seguire per cambiare l'orientamento dell'opinione pubblica è contribuire - aveva detto - a un ampio dibattito sulla pena

di morte: su questo i media possono molto". Una sfida difficile, se non velleitaria, visto che in base agli ultimi sondaggi l'86% della popolazione resta favorevole al suo mantenimento, ma il ministro, 62 anni, che probabilmente lascerà l'incarico a settembre per la mancata rielezione al Senato, ha intenzione di lottare fino all'ultimo.

Parrocoucciso Sicostuituisce econfessa cacciatore Un uomo si è costituito ai carabinieri di Altamura per l'uccisione di don francesco Cassol, il 55enne parroco bellunese della chiesa di San Martino di Longarone ammazzato con una fucilata nella Murgia barese. L'assassino è un cacciatore di cinghiali, che avrebbe detto di aver sparato perché aveva scambiato il sacco a pelo in cui dormiva il sacerdote per la sagoma di un animale e di essere fuggito per paura. L'uomo, Giovanni Ardino di 57 anni, dopo essersi costituito è stato trasferito a Bari, dove in una caserma è stato sentito dal magistrato inquirente della procura di Bari, Manfredi Dini Ciacci, e dal magg. Laganà, del reparto operativo del Comando provinciale di Bari. Secondo alcune indiscrezioni l'intenzione degli inquirenti sarebbe quella di procedere nei confronti di Ardino per omicidio volontario. L’uomo era stato sottoposto ad un serie di accertamenti per verificare che la sua arma, una carabina calibro 30/06, avesse sparato di recente.


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tribuna

Un altro è avvenuto a Parma

E siamo al 43° suicidio in carcere Con il suicidio di Matteo Carbognani a Parma , il bilancio complessivo dei suicidi in cella in questo 2010 sale a 43 . Si allunga, quindi, la lista dei suicidi mentre resta intatta l’inerzia a risolvere. E’ un bilancio tristemente grave che non può non pesare sulle coscienze di chi non ha saputo dare adeguate risposte alle incivili condizioni di detenzione e di lavoro all’interno delle carceri italiane. Alla ripresa dei lavori parlamentari i nostri politici, Alfano in testa, hanno il dovere etico e morale di fornire e favorire soluzioni utili per contenere la barbarie che ogni giorno si afferma all’interno delle nostre prigioni attraverso l’inumanità, l’ inciviltà e l’illegalità. La mancanza di personale impedisce di rendere disponibili centinaia di posti detentivi A Rieti il carcere funziona al 30% della potenzialità, a Trento è già quasi pronto un istituto nuovo, ad Avellino tra qualche settimana sarà disponibile un nuovo padiglione penitenziario da 400 posti, a Rimini è pronta una nuova sezione, ad Ancona l’istituto non è ancora a pieno regime. Potremo continuare per un lungo elenco fino ad arrivare al paradosso del nuovo istituto alle porte di Reggio Calabria pronto ma non fruibile per la mancata costruzione della strada di collegamento. Senza dimenticare le tante sezioni chiuse per lavori di ristrutturazione che sono fermi per la mancata copertura finanziaria sui capitoli di bilancio. Evidentemente nell’immediato, se ci fosse il personale necessario, sarebbero disponibili già molti nuovi posti detentivi. Chissà se al DAP hanno ben presente la realtà della situazione e le disponibilità effettive del patrimonio immobiliare. Abbiamo la sensazione, invece, che in materia penitenziaria sino ad oggi si è proceduto a tentoni, sull’onda dell’emotività senza alcun disegno o progetto concreto. Altrimenti, come pur abbiamo suggerito, si sarebbe compreso che la priorità consisteva nell’assumere personale per rimpinguare gli organici ma soprattutto per consentire l’attivazione di tutte

quelle già pronte la cui operatività è ,appunto, impedita dalla mancanza di personale. Come spesso accade le priorità vere, invece, si disperdono nei meandri dei confronti e delle discussioni parlamentari. Sul punto era necessario un decreto legge senza andare avanti con annunci di improbabili piani carceri rimandando alle calende greche le necessarie, indispensabili e vitali assunzioni nel Corpo di Polizia Penitenziaria. Non di meno è necessario che il Ministro Alfano proceda alla nomina di quattro Provveditori Regionali da destinare alla Calabria, alla Puglia, alla Sardegna, alla Basilicata che ne sono attualmente sprovviste. Eugenio Sarno Segretario Generale della UIL PA Penitenziari

Chi sono gli “scornacchiati” Scornacchiati. Il termine, tutto partenopeo, calza a pennello ai politici di maggioranza. A Napoli, la saggezza popolare distingue due categorie di uomini. Alla prima, appartengono i cornuti che, sebbene abbiano un partner traditore, sono ignari delle sue tresche. Anzi, restano così finché, per cause accidentali, vengono a conoscenza del disonore col quale convivono. Alla seconda appartengono, per l’appunto, gli scornacchiati. Questi sono consapevoli e addirittura, per inconfessabili motivi, contenti di essere cornuti. Insomma, si avvantaggiano delle relazioni disonorevoli dei consorti. Passando dalle comunioni matrimoniali a quelle politiche, scopriamo che ciascun leader del PdL era a conoscenza delle ignominie del suo partner ma ha finto di ignorarle finché gli è convenuto. Ciascuno conosceva ogni tresca, tutti i malaffari e le cattive frequentazioni ma ha aspettato il momento giusto per rinfacciare all’altro quanto fosse farabutto, disonesto, depravato e tant’altro ancora. E, si sa, quando nelle coppie le schifezze vengono a galla, sale di tutto e di peggio. Poi volano i piatti e pure gli epiteti.

martedì 24 agosto 2010

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Le migLiOri deL giOrnO

maramotti su “l’Unità” Proprio quelli che fotografano fatti, persone e situazioni. Le contumelie, in modo certo più crudo, ma realistico, riassumono la vera natura, quella nascosta per anni dietro le apparenze e le buone maniere fin qui esibite. E così gli ex congiunti urlano ai quattro venti quanto la gente, di loro, sapeva da sempre e talvolta sussurrava con ipocrisia e discrezione. E così gli scornacchiati, fingono vergogna per essersi accompagnati e schierati col partner sbagliato. Quello che si dedica ad una politica senza polis ma con sé in primis. Quella che non propone ma impone, non fa opinione ma ricatta. Quella per cinici, spregiudicati, violenti e ingordi. Per massoni che conciliano mafiosi siciliani e padani. Per leader come gangster scortati e da scagnozzi supportati. Manovalanza senza personalità e scrupoli, senza pudore e dignità, comunque pronta a eseguire ordini o riferire senza pensare. A proteggere e poi distruggere, lusingare e denigrare a seconda delle convenienze del capoclan. Al migliore di tutti. Al primatista in ricettazioni e corruzioni, concussioni e intimidazioni. Elusioni ed evasioni fiscali. Concorrenza sleale e assistenzialismo statale, con concessioni depredate e usurpate. Insomma, al primatista del peggio eppure di più. E a poco o nulla serve lo scorno col senno di poi. Agli scornacchiati il beneficio dello scorno non può essere concesso, neanche nel Paese del pentitismo di maniera. Gianfranco Pignatelli Napoli

Che cosa costruire e che cosa abbattere nell’edilizia romana A Roma negli ultimi 20 anni la superficie occupata dal mattone è quasi raddoppiata, in mancanza di una visione complessiva della città si è continuato a costruire troppo e male. Il consumo del territorio è sotto gli occhi di tutti, i cittadini della Capitale oltre a dover far fronte ad una inadeguata rete di trasporto devono purtroppo anche convivere con la poca qualità urbana ed architettonica della maggior parte dei quartieri romani. Per questi motivi siamo sempre stati a favore della “rottamazione” dell’edilizia post-bellica priva di qualità. Bisogna abbattere gli edifici orridi della speculazione, per costruire centri abitabili, funzionali e all’altezza di una Capitale europea come Roma. Voglio sperare che le dichiarazioni di Alemanno non siano l’ennesima boutade estiva, la nostra città ha bisogno di fatti e non di chiacchiere. Massimiliano iervolino Membro di Giunta di Radicali Italiani


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Diritti & DOVeri

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preVidenZa part-time

Ogni anno sarà valutato 0,8 Mia moglie ha 53 anni di età ed è una dipendente statale con 29 anni di anzianità. Da gennaio 2001 fa part-time all'80% dell'orario. La futura pensione le sarà calcolata sullo stipendio pieno o su quello part-time? C. D’Angelo, Firenze il periodo di lavoro svolto a part-time è pienamente utile ai fini del diritto alla pensione, ma non per la sua misura. in questi casi il periodo di attività subisce una contrazione corrispondente all’orario svolto. Ogni anno di parttime di sua moglie, in sintesi, sarà valutato nella misura di 0,80 anziché 1.

sessantenne

Vale la vecchia la normativa Nei prossimi mesi del 2010 maturerò i previsti requisiti per la pensione di anzianità, con 60 anni di età e 36 di contributi regolarmente versati. Sono dipendente di una società titolare di grandi magazzini. Col decreto n° 78/2010, avrò dei danni ai fini pensionistici? G. Malagoli, Modena no, nessun danno. il nuovo sistema normativo, introdotto dal decreto legge n° 78, riguarda soltanto le pensioni che si perfezionano a partire dal 2011. Pertanto, la decorrenza della sua prestazione resta legata ai vecchi parametri.

assegno anf

Limiti di tempo per percepirlo Un lavoratore dipendente fino a quando può percepire l’assegno al nucleo familiare (ANF) per un figlio? Fino a quando lo stesso non inizia a lavorare oppure esiste un

Risponde il dottor AnTOnInO nICOLO’ Potete inviargli i vostri quesiti direttamente all’indirizzo e-mail: toniconc@libero.it oppure potete telefonargli al numero 388 0554031 ogni giovedì dalle 15 alle 18

donne nel pubblico impiego

Fino al 2015 in pensione si può a 57 anni con 35 di contributi Sono una impiegata ASL di 56 anni. L’elevazione delle età pensionabile delle donne mi ha messo in crisi. Una collega mi ha detto che avrei la possibilità di andare in pensione con 57 anni e con 35 anni di contribuzione. Tale ipotesi mi ha lasciato un po’ dubbiosa. Esiste una norma del genere? L. De Rose, Foggia Sì, esiste. fino all’anno 2015, le donne lavoratrici possano maturare il diritto a pensione con 57 anni di età e 35 di contributi. Ma è necessario effettuare un’opzione per il calcolo col sistema contributivo, il quale, però, è meno remunerativo del retributivo in misura di circa il 20%. limite massimo di età? S. Leone, Messina L'assegno al nucleo familiare compete per i figli di età inferiore ai 18 anni. Compete, inoltre, per i figli maggiorenni inabili che si trovano, per difetto fisico o mentale, nella assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro.

40 anni di contributi

Valgono ancora le 4 finestre

2010, andrà in pensione con la vecchia normativa, che prevedeva 4 finestre annue. Se avesse comunicato la data di nascita, avrei potuto segnalarle la data precisa del primo pagamento pensionistico.

Finestre

Per lo “scorrimento” qualche eccezione

Mio padre è dipendente di una società di autotrasporti. Il 30 aprile scorso ha raggiunto 2083 contributi settimanali, pari a 40 anni e 3 settimane. La manovra di fine maggio quando gli consentirà di andare in pensione? N. Lombardi, Fiesole (Fi)

Sto seguendo con attenzione le risposte ai vari quesiti dei lettori sulla riforma della pensioni varata col decreto legge n° 78. L’opinione che mi sono fatta è che la sostituzione delle vecchie finestre con le nuove denominate “mobili o a scorrimento” riguarda un pò tutti i lavoratori, sia pubblici che privati. Ho inteso bene? C. Montanari, Ravenna

Suo padre, poiché ha raggiunto il requisito dei 40 anni di contributi entro il

Confermo la sua considerazione, anche se qualche eccezione esiste ancora.

Avvertiamo i lettori che alcuni quesiti e relativi pareri vengono ripetuti perché riguardano argomenti che hanno già ottenuto risposta

in pratica, il nuovo sistema sostituisce le vecchie finestre con un’altra, nuova ed unica, stabilita in 12 o 18 mesi dal raggiungimento dei requisiti rispettivamente per i lavoratori dipendenti ed autonomi.

L’età delle donne

L’Unione europea va accorciato i tempi Non riesco a comprendere e ad approvare la decisione del governo di innalzare improvvisamente l’età delle donne del pubblico impiego a 65 anni. Sono una dipendente ASL e la quasi totalità delle mie colleghe preferiva i vecchi requisiti, anche a costo di ricevere una pensione meno sostanziosa. B. Creatini, Cecina, Livorno Sono tantissime le reazioni analoghe alla sua. in effetti, pesa alle donne l’introduzione, dal 2012, del nuovo limite minimo di 65 anni di età. L’esecutivo aveva intenzione di introdurre l’elevazione a far tempo dal 2018, ma sarebbe stata l’Unione Europea a fare pressioni per un’accelarazione, poi recepita nel decreto legge di fine maggio.


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mInICRITICHE dEI FILm CHE POTRETE VEdERE nELLE SALE E nELLE AREnE congrega dei Parabolani ad uccidere la scienziata, non è molto piaciuto, ma secondo il regista quello che si vede nel film è solo il 30 per cento del male che ha fatto l'alto prelato.

Affetti & dispetti (La nana) Regia: Sebastiàn Silva con Catalina Saavedra, Claudia Celedòn. La storia di una donna di bassa statura? Niente di tutto questo. La nana è una sorta di "tata" italiana, la colf che vive con la famiglia, occupandosi sia della casa che dei bambini. Qui magistralmente interpretata da una bravissima e sconosciutissima attrice cilena (Catalina Saavedra, non a caso premiata al Sundance ed a Torino), che praticamente da sola sostiene tutto il film, riuscendo a mettere tutti in ombra. La pellicola ha un impianto molto teatrale, si svolge all'interno delle varie stanze della villetta di una famiglia benestante. I dialoghi sono pochi ed il tutto trapela e si intuisce dalle espressioni di questa cameriera, introversa, scorbutica e dallo sguardo triste. Un volto spesso in primo piano che riesce a spiegare meglio di mille parole stati d'animo ed emozioni. Vale la pena darci un'occhiata solo per vederla all'opera.

Amante (L') inglese Regia: Catherine Corsini con Kristin Scott Thomas, Sergi Lopez Epopea tutta al femminile dove protagonista è una donna che lotta per affermare la propria autodeterminazione. Suzanne vive in una bella villa nel sud della Francia con un marito e due figli adolescenti. Una esistenza borghese e piena di noia spezzata dall'incontro con Ivan, rude operaio spagnolo con qualche errore alle spalle, che un giorno arriva per ristrutturare lo studio dell'abitazione. Un'avventura che si trasforma presto in passione travolgente e vero amore. Il marito, noto medico della zona molto attento alle apparenze ed in procinto di lanciarsi nella carriera politica, più che altro ferito dall'essere stato scaricato per un semplice operaio, cer-

Alice in Wonderland

mia Wasikowska in “Alice in Wonderland” cherà in tutti i modi di contrastare la liaison, ricorrendo anche a biechi ricatti. Finale catartico.

A serious man Regia: Joel & Ethan Coen con michael Stuhlbarg Il film è ambientato nel 1967 in una comunità ebraica di una non bene identificata cittadina del Mid West. Larry Gopnik è un docente universitario e cerca di vivere secondo le regole della collettività. Tenta di fare del suo meglio nonostante abbia il figlio che fuma erba, la figlia che vuole rifarsi il naso, la moglie lo lascia per un altro uomo e tanta sfiga lo perseguita. Il tutto condito da un tagliente umorismo yiddish. Gli stessi Coen, intervenuti al festival del cinema di Roma, hanno ammesso di aver attinto a piene mani, nello scrivere la sceneggiatura, dai ricordi della loro infanzia. Grande prova dell'attore protagonista, Michael Stuhlbarg, in Italia del tutto sconosciuto del quale però si intuisce l'enorme capacità interpretativa per cui è noto nell'universo teatrale Usa.

A single man Regia: Tom Ford con Colin Firth e Julianne moore Patinato e forse stilisticamente troppo perfetto (poteva essere diversamente?), ma con un grande Colin Firth nei

panni di un professore universitario che non riesce a dare un senso alla vita dopo la morte del suo compagno per un incidente stradale. Discreto esordio alla regia per il celebre stilista texano che è riuscito a fare un film con parecchie imperfezioni, eppure coinvolgente ed emozionante. Libero adattamento del romanzo di Christopher Isherwood "Un uomo solo", è un racconto sull'amore interrotto, sull'isolamento della condizione umana e l'importanza dei momenti apparentemente insignificanti della vita.

Agora Regia: Alejandro Amenàbar con Rachel Weisz, max minghella Non è un film contro il cristianesimo ma contro tutti i fond a m e n t a l i s m i . Sostanzialmente è questa la chiave di lettura. Un concetto però non condiviso dalle alte gerarchie della Chiesa che, secondo la casa di distribuzione, dopo una proiezione riservata ha avuto reazioni stizzite di dissenso sul taglio dato alla pellicola. La vera storia della filosofa greca Ipazia uccisa e fatta a pezzi dagli integralisti cristiani nel 391 dopo Cristo ad Alessandria d'Egitto, ha faticato non poco ad uscire in Italia, suscitando, come era prevedibile, parecchie polemiche. Il ruolo del vescovo Cirillo, che avrebbe istigato la

Regia: Tim Burton con mia depp, Johnny Anne Wasikowska, Hathaway. Spettacolare ed emozionante Burton. Ancora una volta non delude, regalandoci una inedita Alice, indipendente, moderna ed ormai ventenne. Non più la bambina del Paese delle Meraviglie, ma una donna che intraprende un nel viaggio nuovo Sottomondo per conoscere il suo futuro, che non sarà quello di sposare il viscido e stupido Lord Hamish. Il suo destino è diventare una donna d'affari. Johnny Depp sempre all'altezza dei personaggi che interpreta, anche in questo caso bizzarro e divertente al punto giusto nei panni del Cappellaio Matto. Strepitosa Helena Bonham Carter (dolce metà del regista), la tirannica "capocciona" monarca Iracondia, dal carattere irascibile ed una certa propensione a tagliare la testa dei suoi nemici, che poi lascia soavemente galleggiare nel fossato che circonda il castello.

Avatar Regia: James Cameron con Worthington, Sam Sigourney Weaver Cosa dire di più di quanto non si sia già sproloquiato su questo film. Gli effetti sono davvero speciali (l'animazione è splendida, in particolare le figure dei Na'vi e l'ambientazione di Pandora), la storia però, per quanto politicamente corretta, è un po' banalotta. I buoni, i cattivi, l'amore, il lieto fine, con tanto di pistolotto moralistico. Il cattivo è così cattivo da sembrare una caricatura. Già dalle prime scene si capisce al volo dove andrà a parare e soprattutto come


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mInICRITICHE dEI FILm CHE POTRETE VEdERE nELLE SALE E nELLE AREnE uomini daranno inizio ad una relazione segreta, ma la loro passione proibita dovrà scontare la punizione del gruppo di estrema destra. Tuttavia l'amore e l'attrazione sessuale è così forte che, pur dovendo infrangere ogni regola, Lars e Jimmy non riusciranno a mettere fine alla relazione. Attori all'altezza di uno script non facile ed alquanto complesso da interpretare. Da non perdere. Marc'Aurelio d'Oro al Festival di Roma.

finirà. E poi sembra un lungo déjà-vu. A tratti viene in mente "Balla coi lupi", "The Fountain" di Aronofskye (ma l'albero della vita non è simile?), "Soldato blu", "Il signore degli anelli", "Apocalypse Now" e chi più ha più ne metta. Un consiglio: provate a vederlo anche nella versione normale, senza gli occhialini, nei cinema che non hanno il 3D. I colori sono molto più vivaci.

Baciami ancora Regia: Gabriele muccino con Stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, marco Cocci, Sabrina Impacciatore. Muccino in grande forma. La trasferta americana gli ha fatto bene, lo ha galvanizzato ed arricchito e con la macchina da presa fa faville. Corre letteralmente dietro agli attori, non li molla un istante nel tentativo di estrapolare emozioni e sentimenti. Dopo i trentenni racconta gioie e dolori della generazione dei quaranta. Il ritorno alle radici ma anche la voglia di rimettersi in gioco, l'amore per l'altra persona e quello per i figli. Un gruppo di amici impegnati in una estenuante ricerca della felicità. Forse una costruzione un po' troppo adrenalitica ed affannata (in 2 ore e19 di durata), ma decisamente efficace nel delineare i personaggi. La new entry Vittoria Puccini non fa rimpiangere Giovanna Mezzogiorno.

Bangkok dangerous Regia: Oxide e danny Pang con nicolas Cage e Charlie Young Remake dell'omonima pellicola del '99 dei fratelli di Hong Kong, già noti per "The eye", che rifanno se stessi. Come spesso avviene, la star indigena viene rimpiazzata da quella a stelle e strisce. In questo caso Nicolas Cage,

Cado dalle nubi

Giovanna mezzogiorno, Rocco Papaleo, Paolo Briguglia, Alessando Gassman e max Gazzè in una scena di “Basilicata coast to coast” che oltre al ruolo di interprete principale (spietato killer che si innamora di una ragazza sordomuta) si è anche ritagliato quello da produttore. Action movie a tinte noir (con velleità da thriller psicologico) che però non convince per niente. Regia svogliata ma anche una performance non certo eccellente del protagonista che si ostina a porsi con la stessa smorfia stampata sul volto, nel tentativo di esternare disagio ed inquietudine.

dietro alla macchina da presa per l'attore Rocco Papaleo, fino ad ora quasi esclusivamente relegato nei panni del caratterista, che con questa strampalata pellicola tenta di raccontare risorse e potenzialità della sua terra. Cinque amici, una piccola band di provincia per non rinunciare ai propri sogni. Cast credibile ed a proprio agio nelle singole interpretazioni, anche per un cantante come Gazzè alla sua prima prova cinematografica.

Brotherhood Basilicata coast to (Fratellanza) coast Regia: nicolo donato Regia: Rocco Papaleo con Alessandro Gassman, Paolo Briguglia, max Gazzè, Rocco Papaleo, Giovanna mezzogiorno Easy Rider in salsa lucana. Dal Tirreno allo Ionio a piedi per dieci giorni, attraversando una delle regioni più belle e suggestive del nostro Sud d'Italia. Divertente e surreale road movie musicale che vede protagonisti cinque personaggi in cerca delle proprie identità. Interessante esordio

con Thure Lindhardt, david dencik Una delle pellicole più interessanti in circolazione quest'estate. La storia di un amore pericoloso ma soprattutto la ricerca della propria identità. Deluso da un mancato avanzamento di carriera, Lars decide di lasciare l'esercito. Più per noia che per convinzione decide di aderire ad un movimento neo-nazista dove conosce Jimmy. I due

Regia: Gennaro nunziante con dino Abbrescia, Fabio Troiano e Giulia michelini Ignorante, cafone, scorretto, razzista, non azzecca un congiuntivo, però sfonda nel mondo della tv. Il trionfo della mediocrità. La fotografia esatta dell'Italia di oggi, quella che ci propina tutti i giorni il piccolo schermo. E lui, Checco Zalone, il comico di Zelig, ci sguazza. La sua parodia è esilarante. Un esordio felice per il comico tv, rispetto a tanti colleghi che hanno tentato la stessa strada con risultati davvero deludenti. Riesce a fare un film corale dove anche i personaggi di contorno danno il loro significativo contributo, evitando che la storia sia solo una lunga sfilza di gag. Prende in giro tutti, con ingenuità usa un linguaggio scorretto ed assurdo. Fa la pipì nella sacra ampolla di acqua del Po e scambia Alberto da Giussano per un Power Ranger.

Che fine ha fatto Osama Bin Laden? documentario di morgan Spurlock Dopo "Super Size Me", il regista, autore, produttore ed attore del cinema indipendente americano mette mano ad un'altra provocatoria impresa: scovare Bin Laden e soprattutto capire se c'è qualcuno che ha mai provato veramente a cercarlo. Sopra a tutti, Cia ed FBI. Inizia a New York


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mInICRITICHE dEI FILm CHE POTRETE VEdERE nELLE SALE E nELLE AREnE e fa il giro del mondo. Attraversa Egitto, Marocco, Israele, Palestina, Arabia Saudita, Afghanistan fino alle regioni tribali del Pakistan. Lungo il percorso interroga esperti ed imam, accademici e terroristi. In Europa visita i ghetti delle grandi città dove gli immigrati aspirano alla guerra santa. Irriverente, divertente e parecchio documentato il film paradossalmente sviluppa una profonda comprensione dei conflitti che turbano il mondo, con parecchi spunti di riflessione.

Pierfrancesco Favino e Alba Rohrwacher in “Cosa voglio di più”

Che fine hanno fatto i morgan? Regia: marc Lawrence con Hugh Grant, Sarah Jessica Parker Veramente il sottotitolo potrebbe essere: che fine ha fatto Hugh Grant? Il ragazzo, ormai cinquantenne per la verità, non sembra più quello di "Quattro matrimoni e un funerale" oppure "Notting Hill". Film noioso e non riuscito nonostante lo sforzo produttivo di mettere insieme due star del cinema inglese ed americano. L'idea di catapultare in piena campagna una coppia di cittadini doc che non riesce a staccarsi dal BlackBerry, per andare a vivere nel Wyoming (accanto a cavalli, orsi e rudi cow-boy con tanto di pistola nella fondina), poteva anche funzionare. In questo caso però non fa neanche tanto ridere. Sceneggiatura debole e recitazione altrettanto sciatta.

City Island Regia: Raymond de Felitta con Andy Garcia, Alan Arkin, Julianna margulies Da tempo non vedevamo una sceneggiatura così curata e ben scritta. Risultato, una spassosissima commedia con una storia che gira intorno al classico gioco delle verità nascoste, ambientata in uno dei quartieri meno noti di New York. Protagonista, un inedito ed istrionico Andy

Garcia, nei panni della guardia carceraria con il pallino della recitazione (la scena del suo primo provino vale tutto il film), con parecchi scheletri nell'armadio, come del resto hanno tutti gli altri componenti della famiglia. Ottimo cast di attori, diretto con impegno da un regista che arriva dal cinema indipendente i cui film fanno spesso il giro dei festival più prestigiosi e che ha anche recentemente affermato di ispirarsi al nostro Pietro Germi. Cosa volere di più?

Chloe Regia: Atom Egoyan con Julianne moore, Liam neeson Apparentemente un thriller, ma molto più intenso nella sua struttura e complessità. E' anche una storia d'amore, di suspance ed ipotetici tradimenti. Viaggio, con qualche perversione, in un tranquillo ma fragile ménage coniugale. Catherine, stimata ginecologa della middle class, sta organizzando una festa a sorpresa per il compleanno del marito David, professore di musica. La stessa sera l'uomo perde però il volo da New York per tornare a casa e la moglie comincia a nutrire qualche sospetto, soprattutto dopo aver scoperto nel suo cellulare un ambiguo sms di una delle sue allieve. Una sera a cena fuori con amici, Catherine incontra per caso

Chloe, giovane e bellissima escort di lusso. Per liberarsi dell'ossessione decide di ingaggiarla per testare la fedeltà del marito. Resterà invischiata invece in un gioco pericoloso che la condurrà ad un rapporto lesbo.

Christmas (A) Carol Regia: Robert Zemeckis con i volti di Jim Carrey, Gary Oldman e Colin Firth Onestamente un po' troppo lugubre e poco adatto a bimbi molto piccoli per essere definito un film di Natale destinato alle famiglie. Inizia con un morto disteso dentro una bara con due monete sugli occhi, per poi proseguire con una serie di fantasmi che fanno visita al vecchio avaro Scrooge nella sua casa oscura e sinistra. Tuttavia l'adattamento cinematografico della celebre fiaba di Charles Dickens è un piccolo capolavoro, soprattutto di tecnica. Realizzato con il sistema motion capture (quello utilizzato per The Polar Express), ossia cattura delle espressioni degli attori (celebri!) riportate digitalmente sul grande schermo sotto forma di animazione, riesce a dare una profondità ed una nitidezza alle immagini da sembrare un film su pellicola.

City Island Regia: Raymond de Felitta

con Andy Garcia, Alan Arkin, Julianna margulies Era da tempo che non vedevamo una sceneggiatura così curata e ben scritta. Risultato, una spassosissima commedia con una storia che gira intorno al classico gioco delle verità nascoste, ambientata in uno dei quartieri meno noti di New York. Protagonista, un inedito ed istrionico Andy Garcia, nei panni della guardia carceraria con il pallino della recitazione (la scena del suo primo provino vale tutto il film), con parecchi scheletri nell'armadio, come del resto hanno tutti gli altri componenti della famiglia. Ottimo cast di attori, diretto con impegno da un regista che arriva dal cinema indipendente i cui film fanno spesso il giro dei festival più prestigiosi e che ha anche recentemente affermato di ispirarsi al nostro Pietro Germi. Cosa volere di più?

Colpo di fulmine - Il mago della truffa Regia: John Requa e Glenn Ficarra con Jim Carrey, Ewan mcGregor Certo, la storia nella fase di scrittura della sceneggiatura è stata parecchio romanzata ma sembra che tutti gli eventi descritti siano realmente accaduti. Basta questo per rendere il film apprezzabile di una certa attenzione, perché se fosse vero solo un terzo di


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mInICRITICHE dEI FILm CHE POTRETE VEdERE nELLE SALE E nELLE AREnE glioso e cronologico. Non manca neanche la satira, con l'imitazione del premier. Una ricostruzione certosina di quello che è accaduto in Abruzzo ma anche al G8, a Napoli con la questione dei rifiuti e quant'altro. Da vedere.

quello narrato è davvero incredibile come un uomo possa arrivare a fare tanto nel corso di una vita. A parte questo, l'interpretazione di Carrey è un po' troppo fumettistica e gli eventi si susseguono con un certa confusione. Un morigerato agente di polizia, sposato con prole, che suona l'organo in chiesa, dopo un incidente stradale decide di cambiare vita. Si dichiara gay, inizia a vivere una esistenza stravagante fatta di truffe ed imbrogli che lo porta dritto in prigione dove incontra Phillip Morris, l'amore della sua vita. Per lui tenterà, con successo, un colpo impossibile dietro l'altro.

Cosa voglio di più Regia: Silvio Soldini con Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher, Giuseppe Battiston Il ricordo di "Pane e tulipani" è ormai lontano, tanto da non sembrare un film di Soldini. Manca la poesia e quel tocco surreale che caratterizza il suo cinema, anche nell'affrontare temi vicini all'attualità. "Per la prima volta è stato un episodio di vita reale a far scattare in me l'idea di questo film" ha affermato. L'intento, quello di raccontare una storia d'amore in tempi di crisi, recessione e precariato, ma è come se mancasse di personalità. Ecco, forse ha un po' spiazzato il suo pubblico cercando di fare altro da quello realizzato fino ad ora, per questo il film non convince fino in fondo. Per il resto la bravura del regista milanese dietro alla macchina da presa è indiscutibile come quella nel dirigere gli attori, soprattutto nelle famose scene di sesso che sono sicuramente le più difficili.

Crazy Heart Regia: Scott Cooper con Jeff Bridges, maggie Gyllenhaal, Colin Farrell, Robert duvall Non sarà il Drugo del Grande

due vite per caso

Sabina Guzzanti che assume le sembranze di Silvio Berlusconi in “draquila”, di cui è lei stessa regista Lebowski, ma anche qui il grande Jeff Bridges riesce ancora a dare il meglio di sé per un film, low-budget, che gira interamente intorno alla sua figura. Intreccio narrativo forse scontato e prevedibile che però l'attore, con ammiccamenti e grande capacità interpretativa, riesce a rendere interessante ed accattivante. Invecchiato, appesantito, alcolizzato ed in fase discendente, Bad Blake è una vecchia gloria del country che ora deve accontentarsi di qualche isolato locale della sconfinata provincia americana ed alloggiare in alberghi di quarta categoria. Il casuale incontro con una giovane giornalista di una rivista locale che vuole intervistarlo, gli cambierà in qualche modo la vita.

dragon Trainer Regia: dean deblois e Chris Sanders Delizioso cartone animato in 3D, da vedere anche nella versione normale, non si perde nulla. Il tocco magico è quello della Dream Works Animation, creatori di Shrek e Madagascar. Portatore di due messaggi facili ma corposi, che di questi tempi non guastano. Non bisogna aver

paura ad uscire fuori dal coro, affermando le proprie opinioni, e soprattutto non bisogna aver timore di ciò che esternamente può apparire diverso da noi. Il piccolo e gracile vichingo Hic vive in un comunità dove da sempre si combattono i draghi che rubano le pecore. Ma lui è un progressista ed è convinto che il dialogo con il nemico sia invece la strada giusta. Il suo senso dell'umorismo non si concilia però con gli ideali della tribù, dei coetanei e del forzuto padre, Stoick l'Immenso. Tratto dai libri della britannica Cressida Cowell.

draquila - L'Italia che trema Regia: Sabina Guzzanti Il ministro dei Beni Culturali ha disertato il Festival di Cannes per protesta, il documentario secondo lui è fazioso e non veritiero. Ad alcuni aquilani è piaciuto ad altri per niente. Sabina Guzzanti riaccende le polemiche e questa volta si occupa del terremoto dell'Aquila e non solo. Snocciola con insolita pacatezza la sue teorie, utilizzando questa volta tecniche da reportage giornalistico, punti-

Regia: Alessandro Aronadio con Lorenzo Balducci, Isabella Ragonese. Sgombriamo subito il campo. Sarà pure il raccomandatissimo figlio del famoso imprenditore coinvolto nello scandalo degli appalti al G8, ma Lorenzo Balducci è perfetto nel ruolo di Matteo Carli. Riesce con sorprendente capacità recitativa ad interpretare due ruoli affini ma non uguali. Una sorta di Sliding Doors all'italiana, per raccontare il doppio destino di un ventenne che una notte piovosa incontra per caso un'auto con dei poliziotti a bordo. L'incontro o lo scontro con quegli uomini determinerà il resto della sua vita. Rabbia, paura ed angoscia di una generazione che forse non ha futuro. Interessante esordio alla regia del giovane regista romano già apprezzato al Festival di Berlino.

E' complicato Regia: nancy meyers con meryl Streep, Alec Baldwin, Steve martin E' sempre un piacere ritrovare la grande Meryl, anche se in questo caso è protagonista di una commedia non proprio originalissima e forse troppo hollywoodiana per un talento del suo livello. Tuttavia, tanto di cappello ad una attrice che a sessant'anni è ancora capace di trovare un ruolo di primo piano in un ambiente dove dopo i quaranta già si annaspa. Grazie alle sue innate capacità è in grado di far apparire decente un film che molto probabilmente con altri interpreti avrebbe creato qualche imbarazzo. La storia del triangolo over 50 tra una


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mInICRITICHE dEI FILm CHE POTRETE VEdERE nELLE SALE E nELLE AREnE donna, il suo ex marito ed un ipotetico pretendente stenta a decollare. E poi, va bene dare un'immagine di donna realizzata ma perché la scelta di stamparle sul viso, dall'inizio alla fine, quell'insistente sorriso a volte davvero fuori luogo?

interrogativi, soprattutto rispetto al ruolo giocato da un potente generale di Saddam Hussein.

Happy Family

Fuori controllo Regia: martin Campbell con mel Gibson, Ray Winstone Con qualche ruga in più e qualche capello in meno ma con la stessa spavalderia ritorna dopo sette anni Mel Gibson e lo fa con un thriller ad alta tensione, che fonde politica, ecologia ed affari (loschi). Ancora una volta impegnato nella consueta lotta solitaria contro tutti e tutto, senza esclusione di colpi. Le immagini iniziali sono di sicuro impatto. L'inaspettata uccisione a sangue freddo della giovane Emma, sulla porta della casa del padre poliziotto, solletica subito la curiosità dello spettatore. Un avvio repentino per una storia avvincente, ben girata, senza troppe sbavature. Non male per chi ama il genere.

Genitori&figli. agitare bene prima dell'uso Regia: Giovanni Veronesi con Silvio Orlando, Luciana Littizzetto. michele Placido, margherita Buy, max Tortora, Elena Sofia Ricci, Piera degli Esposti Il confronto-scontro tra il mondo degli adulti e quello dei giovani di oggi attraverso lo sguardo della quattordicenne Nina. E' credibile il quadro che il regista toscano traccia delle nuove generazioni, riesce a fotografarne bene il malessere e l'incapacità di capirsi fino in fondo. Certo, in un contesto da commedia e con i toni leggeri del genere, a volte con profili appena tratteggiati ma decisamente convincenti. Decisamente miglio-

Tahar Rahim, protagonista del “Profeta” re invece il fronte dei cosiddetti "grandi", dove si capisce che Veronesi ha maggiore conoscenza della materia. Avvalendosi di un cast di attori di alto profilo, abbandona per il momento il film ad episodi per raccontare una storia più strutturata e ricca di sfumature rispetto ai precedenti lavori.

Green Zone Regia: Paul Greengrass con matt demon, Greg Kinnear Agli americani non è piaciuto molto. Anzi, visti gli esigui incassi potremo dire quasi niente. Perché i cattivi, ebbene si, questa volta sono loro. A dirla tutta, è difficile trovare nella cinematografia a stelle e strisce un altro film così esplicito, così diretto, nell'incolpare il governo Usa di aver provocato una guerra senza senso. La Green Zone del titolo è il blindatissimo quartiere situato nel centro di Baghdad dove risiedono le truppe, è da qui che parte l'avvincente thriller a sfondo politico. Da qui il maresciallo Roy Miller e la sua squadra di ispettori ricevono l'incarico di scovare nel deserto dell'Iraq i depositi con le famose armi di distruzione di massa. Non trovando nulla di tutto ciò, l'ufficiale inizierà ad avere qualche sospetto ed a porsi degli

Regia: Gabriele Salvatores con Fabio de Luigi, diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, margherita Buy, Carla Signoris, Valeria Bilello Non è l'ennesimo film sulla famiglia. Salvatores semplicemente racconta degli uomini e delle donne, e lo fa con un film originale, poetico, spassoso, colorato, elaborato su diversi piani narrativi e continui passaggi tra finzione e realtà. Otto personaggi in cerca d'autore. Sono questi i protagonisti, la famiglia felice a cui il titolo ironicamente allude. Escluso Ezio, 38 anni, una vita trascorsa senza aver mai concluso nulla di buono che un giorno decide di scrivere una sceneggiatura per il cinema. Due coppie, i loro figli, i nonni, il cane, esseri del tutto inventati che ad un certo punto però vivono di luce propria, escono dallo schermo del computer di Ezio (un Fabio De Luigi in grande forma) per rivendicare la loro esistenza. Il cinema nel cinema.

I Gatti Persiani Regia: Bahman Ghodabi con negar Shaghaghi, Hamed Behdad Durante la lavorazione il regista è stato arrestato per ben due volte. In Iran la musica è considerata, dall'attuale regime, impura in quanto fonte di allegria e quindi vietata. I ragazzi sono costretti a suonare e cantare clandestinamente, nel chiuso di cantine e sotterranei. Un mondo nascosto, del quale la maggior parte della popolazione ignora l'esistenza. Completamente girato a Teheran, al di là dell'aspetto musicale, è un interessante viaggio nelle dinamiche che oggi governano l'ex Persia,

che aiuta a capire meglio cosa stia realmente avvenendo in quel Paese. Premio Speciale della giuria al Festival di Cannes, la sceneggiatura è stata scritta da Ghobadi e dalla fidanzata Roxana Saberi, la giornalista americana di origine iraniana processata per spionaggio

Il figlio più piccolo Regia: Pupi Avati con Christian de Sica, Laura morante, Luca Zingaretti, nicola nocella Con la scusa di completare la trilogia sulla paternità (dopo "La cena per farli conoscere" e "Il papà di Giovanna"), Avati racconta l'Italia di oggi e lo fa con particolare cattiveria ed ironia, aiutato anche da un più che brillante cast di attori. Apparentemente parla di beghe familiari, in realtà dà vita ad un preciso affresco del Bel Paese: cinico, corrotto e corruttore, egoista, disposto a tutto in nome del dio denaro. Un insospettabile De Sica (dopo tanti cine-panettoni) riesce finalmente a dare corpo ad un personaggio complesso e spietato, il "furbetto del quartierino" di turno che pur di salvarsi dalla galera per i suoi guai finanziari, non si fa scrupolo di riversare le sue colpe sull'ingenuo figlio.

Il mio amico Eric Regia: Ken Loach con Eric Cantona, Steve Evets Un omaggio al calciatore del Manchester United Eric Cantona, personaggio discusso e borderline, per raccontare ancora una volta una storia di periferia. Loach lascia per il momento i toni seriosi dei suoi precedenti film ed affronta con leggerezza ed un tocco di fantasia i temi che gli sono da sempre cari. Il titolo originale, Looking for Eric, probabilmente si adatta meglio ad una storia dove il protagonista Eric Bishop, dipendente postale con una situazione famigliare


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mInICRITICHE dEI FILm CHE POTRETE VEdERE nELLE SALE E nELLE AREnE e sentimentale disastrata, è alla continua ricerca di se stesso. Nel tentativo di rimettere insieme i pezzi della sua vita immagina di dialogare con il grande campione francese, che nel film recita se stesso. Da non perdere nel finale la vera conferenza stampa di Cantona, rimasta nella storia del calcio.

Il mi$$ionario Regia: Roger delattre con Jean- marie Bigard Divertente commedia degli equivoci, senza troppe pretese ma ben costruita, prodotta da Luc Besson. L'attore protagonista, che ha anche scritto la sceneggiatura, nel raccontare il suo primo incontro con Besson sul set di un precedente film, ha rivelato che in quell'occasione, prima di squadrarlo da cima a fondo, gli ha detto che lo avrebbe visto bene nei panni di un prete. Parole profetiche. Bigard veste i panni di Mario Diccara, ex galeotto appena uscito dalla prigione che ha qualche conto in sospeso con la malavita. Chiede aiuto al fratello prelato che gli suggerisce di raggiungere Padre Etienne in un paesino dell'Ardèche, travestito da sacerdote. Al suo arrivo scopre che il parroco è morto e gli abitanti lo scambiano per il sostituto.

Il profeta Regia: Jacques Audiard con Tahar Rahim e niels Arestrup Difficile non identificarsi con la faccia d'angelo del protagonista, perché anche se la storia è politicamente poco corretta (un percorso di formazione alla rovescia, un antieroe) non si può non stare dalla sua parte. Accertato ormai il fatto che il carcere non riabilita proprio nessuno, il film è abilmente orchestrato da un regista che conferma qualità straordinarie nel dirigere gli attori. La faccia del giovane Malik (felice esordio),

morgan Freeman perfettamente nei panni di nelson mandela nel film “Invictus” analfabeta e ladruncolo che entra in carcere per uscirne dopo sei anni più acculturato, spietato ed a capo di una pericolosa banda, e quella del boss corso César Luciani (si intuisce ad occhio nudo la consolidata esperienza anche teatrale), reggono praticamente tutto il film.

Il segreto dei suoi occhi Regia: Juan Josè Campanella con Ricardo darìn, Soledad Villamil Un noir, una commedia, una storia d'amore. Sullo sfondo l'Argentina peronista degli anni '70. Magica commistione di generi per raccontare uno dei periodi più cupi del Paese. Da questo punto di vista decisamente più efficace di tante pellicole che puntano al politico. Aspetto, questo, abilmente ed apparentemente relegato ai margini e che invece si rivela la vera anima. Il film ti entra dentro, lentamente, e per parecchio non ti molla. Con piglio sicuro il regista di origine italiana nato a Buenos Aires, dirige uno dei migliori lavori della stagione che non a caso ha conquistato l'Oscar destinato al film straniero riuscendo a battere opere di pregio come "Il profeta" e "Il nastro bianco". Cast più che

apprezzabile, sceneggiatura essenziale, quasi scarna ma con la capacità di arrivare dritta alla meta. Da non perdere.

Il tempo che ci rimane Regia: Elia Suleiman con Saleh Bakri, Shafika Bajjali Suleiman è nato a Nazareth in Palestina ed il film è semiautobiografico, in quattro episodi, sulla sua famiglia. E' ispirato ai diari del padre, a partire dal 1948 quando decise di partire per unirsi alla Resistenza dopo l'occupazione di Israele. Scene di vita quotidiana di quei palestinesi che decisero di restare e che furono chiamati "arabi israeliani", costretti a vivere da stranieri nella loro patria. Contrariamente a quanto si possa pensare non ha nulla della pesantezza che magari ci si potrebbe aspettare da una pellicola di questo genere, il regista (che interpreta tra l'altro anche se stesso) ci ha costruito sopra una storia surreale, piena di ironia, con musiche coinvolgenti. Senza trascurare però l'aspetto politico di una questione ancora attualissima ed irrisolta.

Invictus Regia: Clint Eastwood con morgan Freeman e matt

damon Il capitano Francois Pienaar entra nella minuscola cella dove per 27 anni è stato recluso Nelson Mandela. Allarga le braccia, come per prenderne le misure e dalla finestra lo immagina nel cortile, in catene, intento a spaccare pietre sotto il sole cocente. Perché un uomo che ha dovuto subire tanto dolore parla di perdono? Forse l'eccesso di retorica, inusuale per un film di Eastwood, può in un primo momento generare qualche attimo di smarrimento. Poi con lo scorrere delle immagini prevale l'emozione, quella di veder rappresentato un momento cruciale della storia del Sudafrica ma forse anche del mondo. Le interpretazioni di Freeman nei panni di Nelson Mandela e Damon in quelli del biondissimo capitano della squadra di rugby sono appassionanti.

L'isola delle coppie Regia: Peter Billingsley con Vince Vaughn, Jason Bateman, Kristen Bell Coppia in crisi convince gli amici ad accompagnarla in una vacanza terapeutica per sposi con problemi coniugali, in uno splendido resort di Bora Bora. Il costo del biglietto è esoso ma se accettano di andare con loro verrà dimezzato. Partono, convinti di andare incontro ad una vacanza a cinque stelle invece scopriranno presto che la frequentazione della stravagante terapia non è a discrezione di chi ne ha bisogno e non è un optional. Jean Reno con il codino nelle vesti di santone che dovrebbe aiutare gli sposi. Una commedia (furbetta) che deve essere presa per quello che è: un paio d'ore di divertimento ammirando e sognando località tropicali irraggiungibili per molti. Non rimarrà nella storia del cinema

L'uomo che verrà Regia: Giorgio diritti con Alba Rohrwacher e maya


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mInICRITICHE dEI FILm CHE POTRETE VEdERE nELLE SALE E nELLE AREnE Sansa Girato con assoluto rigore, non scade mai nella retorica. Diretto in maniera magistrale, con attori di grande spessore che recitano i rari dialoghi in dialetto bolognese (sottotitolati in italiano). Meritatamente premiato all'ultimo festival del cinema di Roma, ripercorre gli ultimi nove mesi dalla strage di Marzabotto dove furono massacrate dai nazisti 770 persone, per la maggior parte donne, bambini ed anziani. Il racconto cadenzato dei nove mesi d'attesa per la nascita di un bambino in un'umile famiglia di contadini, attraverso lo sguardo della sorellina muta di otto anni. Film di forte impatto emotivo, forse di non facile fruizione, ma decisamente da non perdere.

L'uomo nell'ombra Regia: Roman Polanski con Ewan mcGregor, Pierce Brosnan. Che Polanski sia un maestro nella regia è fuor di dubbio ed anche in questa occasione dà prova di grande abilità del dirigere gli attori. Ha sdoganato definitivamente uno come Brosnan che nella vita ha trovato non poche difficoltà a costruire una dignitosa carriera non legata quasi esclusivamente al fascino ed al glamour. Unico punto debole forse una sceneggiatura a volte prevedibile ed improbabile (come quando il protagonista scova alcune delicate e segrete informazioni semplicemente consultando Internet. Va bene che nella rete si trova di tutto, ma questa volta appare un po' esagerato) per un film che ha la sua forza in una storia costruita su temi importanti, piena di inganni e tradimenti, dove ognuno è molto diverso da ciò che appare.

L'uomo nero Regia: Sergio Rubini con Valeria Golino, Sergio Rubini, Riccardo Scamarcio, Guido

stra sull'Italia con le sue storie di immigrazione, sfruttamento, valori famigliari. Cast ben assortito. Unica stonatura, forse, un finale troppo happy, da commedia.

La prima cosa bella

Raoul Bova e Elio Germano (premiato come miglior attore a Cannes con Javier Bardem) in una scena del film “La nostra vita” Gianquinto. Uno dei migliori film di Rubini. Intenso, commovente, ironico e fortemente autobiografico. Dopo "La stazione" del 1990, il regista/ attore torna a parlare della sua infanzia e della Puglia ripartendo da quella stazione ferroviaria che sembra sia rimasta fortemente ancorata ai ricordi. Ma questa volta lo fa con un tocco di maggiore maturità, riuscendo a fare un film più compiuto. Sceneggiatura ben calibrata, cast di attori decisamente convincenti. Iniziando dal piccolo e straordinario protagonista fino ad arrivare ad una brava Valeria Golino che riesce ad interpretare il ruolo di una donna moderna ed emancipata degli anni '60, che non rinuncerebbe mai al suo lavoro di insegnante, capace però di conservare intatti gli atavici dettami della tradizione.

La bocca del lupo Regia: Pietro marcello con i reali protagonisti della storia. Piccolo film di nicchia, per raffinati cultori del cinema d‘autore. Ricco di poesia e sentimento. Due anime perse raccontano le loro vite. Sullo sfondo la Genova storica, descritta e fotografata alla De Andrè. Quella di ieri, delle "tripperie" ormai scomparse, e quella di oggi percorsa dai

disperati e dagli ultimi. Enzo è appena uscito dalla galera e attraversa la città, alla ricerca dei luoghi di un tempo ormai dismessi. Nella piccola casa nel ghetto, tra i vicoli del vecchio quartiere, l'aspetta da anni l’amatissima Mary, prostituta transessuale. Nato da un'idea della fondazione San Marcellino, gesuiti di Genova, che da anni assiste in diversi modi la comunità dei senza tetto, degli emarginati.

La nostra vita Regia: daniele Luchetti con Elio Germano, Raoul Bova, Isabella Ragonese, Luca Zingaretti, Stefania montorsi, Giorgio Colangeli. Un grande Elio Germano, che ha ampiamente meritato il premio come miglior attore a Cannes, per un film sui trentenni di oggi. Quelli che non hanno santi in paradiso, forse i nuovi proletari come li definisce lo stesso Luchetti. In realtà dei giovani intelligenti e svegli che cercano di farsi strada in un mondo dove la priorità sono i soldi e la loro capacità di comprarci più cose possibili. Figli di un consumismo sfrenato, ma anche capaci di mettere al mondo tre figli nella totale incertezza economica e con il desiderio di fare il grande salto in avanti. Il film però non è solo questo. Anche una grande fine-

Regia: Paolo Virzì con Valerio mastandrea, Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi, micaela Ramazzotti. Svolta intimista per il regista toscano che si allontana decisamente dalle tematiche sociali che hanno caratterizzato le sue precedenti pellicole, per concentrarsi sui sentimenti e sulla psicologia dei personaggi in una sorta di romanzo famigliare. Un percorso tutto nuovo per il quale sceglie l'attrice simbolo della commedia all'italiana, la splendida Stefania Sandrelli che insieme ad un Mastandrea in grande forma (una delle migliori interpretazioni dell'attore romano nel ruolo di Bruno e del suo mal di vivere) da vita ad un duetto recitativo di ottimo livello, riuscendo a coinvolgere l'intero cast. Costruito su due piani temporali, il film percorre circa quarant'anni di vita livornese, la storia di una mamma bellissima e svampita e dei suoi due figlioli dagli anni 70/80 fino ai nostri giorni.

La vita è una cosa meravigliosa Regia: Carlo Vanzina con Gigi Proietti, Vincenzo Salemme, Enrico Brignano, nancy Brilli, Luisa Ranieri Saranno pure i furbetti del quartierino, ladroni e corrotti, però in fondo in fondo sono dei buoni. Insomma, prevale la tesi dei "birbantelli". E' questa l'Italia descritta dai Vanzina. Gli italiani? Un popolo di cialtroni, dicono, sempre pronti a trovare la scorciatoia, la raccomandazione, l'appoggio del potente di turno, ma subito dopo arriva puntuale l'assoluzione. Così il direttore di un potente


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mInICRITICHE dEI FILm CHE POTRETE VEdERE nELLE SALE E nELLE AREnE gruppo bancario, intrallazzone ed imbroglione, si ritira in campagna a coltivare gli ortaggi in compagnia di belle ragazze (!), il chirurgo che cercava e dispensava favori a destra e manca si redime andando a curare i poveri. Il poliziotto intercettatore, che usa il suo potere per conquistare una bella ragazza, ritrova l'amore. E via discorrendo. Unico punto forza del film un eccellente cast di attori, che riesce a tenere in piedi una storia mediocre ed improbabile. Con tutto il "materiale" che la cronaca regala ogni giorno si poteva fare veramente di più.

Le quattro volte Regia: michelangelo Frammartino Il regista milanese di origine calabrese, dopo il bellissimo e pluripremiato "Il dono" ci regala un nuovo lavoro dove creatività e poesia si fondono per raccontare il fascino arcaico di una terra dove il tempo sembra si sia fermato. Interamente girato senza dialoghi, senza attori, solo con rumori di sottofondo, utilizzando la tecnica del documentario (come peraltro aveva già fatto con il primo lungometraggio), la cinepresa si limita a riprendere scene di vita quotidiana di un piccolo villaggio rurale, in realtà riesce a leggere oltre le immagini. Illustra il ciclo della vita e della natura, attraverso uno sguardo originale ed innovativo che può ricordare quello di Franco Piavoli e Vittorio De Seta. Accolto a Cannes da giudizi più che lusinghieri dalla critica internazionale.

matrimoni ed altri disastri Regia: nina di majo con margherita Buy, Fabio Volo, Luciana Littizzetto, Francesca Inaudi. L'intento della regista era una commedia semplice e sofistica, in realtà è complicata (tanto da apparire improbabi-

Una scena corla di “mine vaganti” di Ozpetek. In primo piano Elena Sofia Ricci (a sinistra) e Riccardo Scamarcio

le) ed abbastanza ordinaria, quasi scontata. Sceneggiatura debole e poco equilibrata, dialoghi fuori dal mondo. La Buy, sulla cui faccia la cinepresa non molla mai un attimo facendo sparire dallo schermo tutto il resto, fa sempre la solita parte della single ansiosa e nevrotica. Poi, per chissà quale magico artifizio, ad un certo punto tutti si innamorano di lei. L'adolescente inquieto, l'intellettuale di sinistra inevitabilmente sfigato, il tecnico che aggiusta i computer e pure il cognato mezzo leghista ed ignorante come una capra al quale dà anche un bacetto tutto casto. Cast stellare sottoutilizzato.

mine Vaganti Regia: Ferzan Ozpetek con Riccardo Scamarcio, nicole Grimaudo, Alessandro Preziosi, Ennio Fantastichini, Lunetta Savino, Ilaria Occhini Gruppo di famiglia in un interno. Il paragone con il grande film di Luchino Visconti finisce qui. Tuttavia, nulla da togliere al regista turco che ha realizzato un film godibile, intimo, per la prima volta curioso di esplorare il cuore della famiglia tradizionale e tradizionalista, animata dal perbenismo di facciata. Un nucleo numeroso, come tanti nel Sud d'Italia, proprietario di un pastificio, con una nonna

dolce e ribelle, una madre affettuosa e tollerante, la zia stravagante (una piacevole sorpresa l'interpretazione di Elena Sofia Ricci), il padre molto attento alle apparenze e due figli gay che hanno da sempre nascosto la loro vera identità. Scamarcio particolarmente bravo a non strafare in un ruolo non certo facile. Sullo sfondo la splendida Lecce con i vicoli, piazze ed il candore della sua architettura.

nine Regia: Rob marshall con daniel day-Lewis, Sophia Loren, nicole Kidman, Penelope Cruz, marion Cotillard Già il musical di Broadway sembra non sia piaciuto per nulla a Fellini. Immaginate cosa potrebbe dire oggi di questo film, se fosse ancora vivo. Una sfilza di banalità e luoghi comuni sull'Italia e sugli italiani, da non credere. La pizza, i mandolini e siamo al completo. Ovviamente nulla a che vedere con un capolavoro come “8 e mezzo“. A parte questo, le canzoni sono accattivanti, i balletti rocamboleschi, i costumi sfavillanti. Ingredienti essenziali per catturare il grande pubblico. Per non parlare della lunga sfilza di star e bellezze internazionali. Penelope Cruz insolitamente conturbante e sexy. Guido

Contini è affascinante, glamour e donnaiolo ma non possiede l'ironia di Mastroianni.

notte folle manhattan

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Regia: mira nair con Steve Carell, Tina Fey Battute e situazioni scopiazzate da altre celebri pellicole, tuttavia divertente ed anche poco corretta (è pieno di parolacce) per una commedia americana destinata alle famiglie. La coppia Carell & Fey funziona, ben diretta dal regista di "Una notte al museo", per cui alla fine il film risulta piacevole ed alcune gag sono davvero esilaranti. Ipotetico plot alla intrigo internazionale, con il più classico scambio di persona. Una tranquilla ed annoiata coppia con tanto di prole chiassosa, che vive nella provincia del New Jersey, decide di uscire dalla routine concedendosi una serata speciale e cenare in uno dei ristoranti più trandy della città. Non avendo la prenotazione, però, hanno la malaugurata idea di prendere il posto di una coppia che non si è presentata.

Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il ladro di fulmini Regia: Chris Columbus con Logan Lerman, Pierce Brosnan


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mInICRITICHE dEI FILm CHE POTRETE VEdERE nELLE SALE E nELLE AREnE Il paragone con le avventure di Harry Potter è inevitabile. Il regista ne ha diretti ben due. Come il celebre maghetto anche Percy Jackson ha poteri sovrannaturali, per metà divino e per metà umano, con l'innata capacità di tenere a bada il male. Anche lui ha genitori "magici", è figlio del dio greco Poseidone, e molte delle situazioni in cui si trova porta inevitabilmente al personaggio della Rowling. L'apparizione dell'Idra a tre teste non può non ricordare Fuffy il cane a tre teste di Hagrid. Solo una squallida copia dunque? Niente affatto. Il film ha una sua valenza, si lascia vedere con piacere, in qualche modo è anche educativo (all'inizio insegnanti e compagni di scuola lo credono mentalmente limitato) e poi potrà riempire il vuoto che Potter lascerà. Moderno classico della letteratura fantasy dello scrittore Rick Riordan, "Il ladro di fulmini" è il primo di una serie di cinque libri, l'ultimo uscito a maggio dello scorso anno.

Piccolo (Il) nicolas ed i suoi genitori Regia: Laurent Tirard con François-Xavier demaison, daniel Prévost Adattamento sul grande schermo di uno dei più importanti classici per l'infanzia francesi, probabile primo esempio di letteratura moderna per piccoli, nato dalla fantasia di René Goscinny (l'ideatore di Asterix) e JeanJacques Sempè. Il protagonista è un bambino di otto anni, Nicolas, una sorta di Gian Burrasca d'Oltralpe. Ambientato negli anni '50, le avventure del pestifero ragazzino con la sua strampalata combriccola di amici, divertono molto e riescono a creare un processo di identificazione sia nei bimbi che nei grandi, con un abile doppio piano di lettura. Riuscita trasposizione sul grande schermo, senza

Russel Crowe (a destra) nel ruolo che il regista Ridley Scott gli ha assegnato per la nuova versione di “Robin Hood” trascurare le magiche atmosfere dei racconti.

Predators Regia: nimrod Antal con Adrien Brody, Laurence Fishburne, Alice Braga Remake dell'action movie interpretato nell'87 da Schwarzenegger, con un inedito Adrien Brody nei panni dell'ex marine tutto muscoli, tattica militare e mitraglietta in spalla. Mercenario alla guida di un gruppetto di veri cattivi. Letteralmente piovuti dal cielo, ben presto scopriranno di essere stati catapultati in un pianeta alieno per essere trasformati in prede. Uomini (e donna) allenati ad uccidere che invece saranno spietatamente cacciati ed eliminati da una nuova razza di predators alieni, guerrieri astutissimi in grado di rendersi invisibili. Film ben orchestrato, di sicuro effetto, altamente confezionato. Apprezzabile.

Prince of Persia - Le sabbie del tempo

Regia: mike newell con Jake Gyllenhaal, Ben Kingsley, Alfred molina Dopo "I pirati dei Caraibi" ecco un altro film tratto da un videogioco degli anni '80. A dirigerlo questa volta il regista inglese di "Quattro matrimoni e un funerale" e di "Harry Potter e il calice di fuoco". Se piace il genere, l'action fantasy è piacevole e scorre abbastanza facilmente nonostante le oltre due ore di durata. Le scenografie esotiche dell'antica Persia, in gran parte riprodotte al computer, non deludono le aspettative. C'è tutto. Il principe bello e muscoloso che corre lungo i muri, la principessa misteriosa e furba, il pugnale, le arti magiche, la lotta contro le forze oscure, ed uno stuolo di allenatissimi stuntman. Insomma, un bel fumettone. Sempre ottime le Interpretazioni di Molina e Kingsley.

Remember me Regia: Allen Coulter con Robert Pattinson, Emilie de

Ravin Una sorpresa. Che il vampiretto più celebre del momento si sia cimentato, nonostante il travolgente successo di Twilight, in una pellicola del genere depone a favore di questo bel ragazzone rimasto improvvisamente sepolto dalla notorietà e da una stuolo di adoranti fan. Il film, contrariamente a quanto si possa credere, non è solo una storia d'amore destinata al filone giovanilistico, l'intreccio è molto più raffinato e complesso, pieno di humour, acume, con dialoghi ben scritti ed interpretati. Finale sorprendente che vuole essere un omaggio alla città di New York. Senza voler svelare nulla, perché l'epilogo è davvero inaspettato, la storia parte da due ventenni provenienti da mondi del tutto opposti, che si incontrano in maniera non proprio casuale, e che si innamorano. Ma non ci sarà l'happy end.

The road Regia: John Hilcoat con Viggo mortensen, Robert duvall, Charlize Theron E' vero, è deprimente, triste, disperato, senza futuro, eppure è uno dei film più interessanti che il genere catastrofista abbia partorito negli ultimi anni. Completamente privo di retorica, un regista semi-sconosciuto porta sul grande schermo il romanzo "La strada" del grande scrittore statunitense Cormac McCarthy. Lo fa rivelando notevoli capacità nel dirigere i pochi (ma buoni) attori del cast. Un film complesso, difficile, dove la macchina da presa è quasi esclusivamente puntata sui volti di un padre e di un figlio che cercano di sopravvivere in un'America desolata e distrutta da un misterioso cataclisma, dove gli esseri umani sono spinti a dare il meglio e (soprattutto) il peggio di sé.

Robin Hood Regia: Ridley Scott con Russel Crowe, Cate


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mInICRITICHE dEI FILm CHE POTRETE VEdERE nELLE SALE E nELLE AREnE Blanchett, William Hurt, max Von Sydow. Certo, se si pensa che è stato il regista di Blade Runner e Thelma & Louise qualche attimo di sconforto assale. Non è che fosse così indispensabile l'ennesima pellicola su una figura trita e ritrita come l’arciere di Sherwood. Tuttavia non si può dire che sia, nel suo complesso, un brutto film. Conosciamo tutti le capacità del grande regista americano. Il prodotto infatti è ben confezionato, e non a caso sia Scott che Crowe lo hanno anche prodotto. A parte qualche sprazzo di vera noia, soprattutto durante le interminabili e sanguinolente scene di scontri armati tra buoni e cattivi, la vera novità è la figura di Lady Marion, qui in una insolita ed improbabile veste di rivoluzionaria in un’epoca dove le donne stavano zitte, obbedivano e procreavano. Vedova di guerra senza figli, non solo respinge i pretendenti, ma combatte anche con armatura e spada, coltiva i campi ed esprime la sua opinione. Già annunciato Robin Hood 2.

Una scena di “Shutter Island”. Al centro: Leonardo di Caprio

sto caso però quello che manca è la mano ferma di una regia esperta capace di dirigere un buon cast di attori e plasmare, rendendola scorrevole e convincente, una trama a tratti complessa. Un intreccio narrativo con un preciso scopo, da scoprire solo nel finale.

Scontro di civiltà per Shutter Island un ascensore a Regia: martin Scorsese con Leonardo di Caprio, mark Piazza Vittorio Regia: Isotta Toso con daniele Liotti, Kasia Smutniak, Francesco Pannofino Peccato, un'occasione mancata. Perché l'omonimo romanzo di Amara Lakhous (se vi capita leggetelo), dal quale è stato tratto il film, è piacevole, a tratti divertente nel raccontare le vicissitudini di un gruppo di inquilini di varie nazionalità, ricco di spunti interessanti per riflettere sulla nostra società. Lo scontro di civiltà del titolo, si consuma nel chiuso di un palazzo e di un condominio a Piazza Vittorio, nel cuore del quartiere più multietnico di Roma. Come spesso avviene la trasposizione tradisce in parte l'opera letteraria, in que-

Buffalo, Ben Kingsley, max von Sydow. Un affresco sul dolore e sulla follia. Film particolarmente claustrofobico e cupo, con una magnifica fotografia, come tutte le opere di Scorsese curato e costruito nei minimi particolari. Maestro nel dirigere i suoi attori. Dramma psicologico avvincente, che lascia con il fiato sospeso sino alla fine, mai scontato, con una ambientazione quasi maniacale. Un'isola-fortezza, battuta dal vento e da una pioggia incessante, sede di un noto manicomio criminale. Siamo nel 1954, all'apice della Guerra Fredda, quando il capo della polizia locale Daniels (Di Caprio) ed il suo collega ven-

gono convocati a Shutter Island per indagare sulla misteriosa scomparsa di una pluriomicida, ma nulla è come appare.

Simon Konianski

un giovane laureato in filosofia, disoccupato, abbandonato dalla moglie, costretto a tornare a vivere con il padre, un ex deportato che gli darà del filo da torcere anche da morto.

Regia: micha Wald con Jonathan Zaccai, Popeck Un popolo che sa ridere della propria tragedia. Sul filone di una serie di riuscitissime commedie dallo humour yiddish (da "Train de vie" in poi), arriva questo giovane e sconosciuto regista belga di origini ebraiche che al suo secondo lungometraggio mette in luce un talento del quale probabilmente sentiremo parlare ancora. Dosato e con il giusto cast di attori, costruisce un film divertente e drammatico, irriverente e scoppiettante, graffiante e doloroso. Colonna sonora dai ritmi leggeri ed accattivanti in netto contrasto dal contesto narrativo. Più che l'accostamento con Woody Allen, Radu Mihaileanu o al nostro Benigni, lo stile somiglia molto a quello dei grandi fratelli Coen che sullo stesso argomento hanno realizzato "A serious man". Fortemente autobiografico, è il racconto di

Regia: Alessandro d'Alatri con dario Castiglio, martina Codecasa D'Alatri torna a sorprenderci. Dopo il cine-panettone alternativo "Commediasexy", il regista romano questa volta firma un film completamente in digitale, a basso budget, interpretato da attori semisconosciuti. Una commedia sentimentale appartenente al filone giovanilistico, dai risvolti sociali, ambientata nella splendida isola di Ventotene che, ad onor del vero, contribuisce parecchio alla riuscita della storia tratta dal romanzo di Anna Pavignano (In bilico sul mare). Il giovane e bel Salvatore (Dario Castiglio, figlio di Peppino di Capri) d'estate porta i turisti in giro con il suo gozzo mentre d'inverno fa il muratore in nero nei cantieri sulla terraferma. L'amore arriva con Martina, la ragazza di buona famiglia che

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mInICRITICHE dEI FILm CHE POTRETE VEdERE nELLE SALE E nELLE AREnE usa la sua barca per le immersioni da sub.

The Wolfman Regia: Joe Johnston con Benicio del Toro, Emily Blunt, Anthony Hopkins Monster movie di tutto rispetto. Diretto con mano ferma ed interpretato con la stessa convinzione da un intenso Benicio Del Toro (bravo anche con il pesante trucco da lupo) accanto al sempre straordinario Hopkins, nel ruolo del padre. Remake del classico horror "L'uomo lupo" di George Waggner del 1941, costruzione di un sanguinoso puzzle con un'antica maledizione che trasforma le persone in lupi mannari durante le notti di luna piena, che sta lentamente uccidendo gli abitanti di Blackmoor. Poco splatter ma di certo non annoia, diligentemente condensato in poco più di un'ora e mezza con una tensione narrativa che non cala mai. Interessante ricostruzione d'epoca in stile vittoriano.

Tra le nuvole Regia: Jason Reitman con George Clooney e Vera Farmiga Un film attraversato da un umorismo fresco e leggero per affrontare un tema di scottante attualità, dai risvolti inevitabilmente drammatici. La storia di un "tagliatore di teste", un manager molto ricercato in tempi di crisi, che le aziende assumono per brevi periodi con il compito di licenziare il personale in eccesso. Un grande Clooney nei panni del professionista senza scrupoli che dopo tanti anni spesi felicemente tra una città e l'altra dell'America, improvvisamente sente di dover cambiar vita. La sfilza dei dipendenti che passa sotto la mannaia di Clooney sono veri disoccupati provenienti da Detroit e St. Louis, le città più colpite dalla recessione. Il regista è il figlio di Ivan Reitman, quello che ha diretto "Ghostbusters".

George Clooney e Vera Farmiga in una scena di “Tra le nuvole” di Jason Reitman

Triage Regia. danis Tanovic con Colin Farrell, Paz Vega, Christopher Lee Premio Oscar nel '93 con No Man's Land, Tanovic ritorna ad affrontare gli orrori della guerra, da un altro punto di vista. Quello dei sopravvissuti. Di coloro che ce l'hanno fatta, ma che hanno lasciato in quei terribili luoghi gran parte della loro vita. Tratto dall'omonimo romanzo dell'ex reporter Scott Anderson che ha seguito i conflitti in Uganda, Beirut, Cecenia e Bosnia il film è la storia di due fotoreporter inviati nel Kurdistan iracheno nel 1988 poco prima dei massacri di gas ordinati da Saddam Hussein. Le scene sono forti, particolarmente violente e sanguinolenti. In un ospedale da campo improvvisato, senza acqua ed attrezzature adeguate, il medico è costretto a sparare in testa ai pazienti più gravi, quelli senza speranze.

The Twilight Saga: Eclipse Regia: davide Slade con Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner

Il cast al completo di “The Twilight”, terza pellicola della saga ”Eclipse”, ma anche la peggiore

E' troppo facile parlare male del film, talmente è insulso. Il peggiore dei tre. Nella prima parte non succede praticamente nulla. Ci sono dei neovampiri che cercano vittime da succhiare in giro per la città (sai che novità!), sarebbero dei cattivoni che tentano di organizzare un piccolo esercito per far fuori Bella. I dialoghi tra i tre protagonisti hanno temi fissi e ripetitivi. Parole come amore, cuore, sentimento vengono usate fino allo sfinimento. Lei dice al vampiro Edward: "io ti amo, sono pronta a morire per te", mentre al licantropo pettoruto Jacob ribadisce "sono solo tua amica", però si capisce

che forse c'è dell'altro dopo due bacetti non proprio casti. I due rivali, con piglio molto maschio, fanno a gara nel rassicurarla. "Ti proteggo io" afferma uno, "no, a lei ci penso io" ribatte l'altro. Salvo poi allearsi per salvarle la pelle (si fa per dire). Va bene, trattasi di pellicola per adolescenti. Ma che fatica arrivare sino alla fine.

Recensioni di LUCIANA VECCHIOLI

aq24agosto2010  

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