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Anno II - n. 163 - Sabnato 21 agosto 2010

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Ora di punta dI

STEFANO CLERICI

Il miracolo di Casini

quotidiano EdIZIONE ESTIVA

Su 5 leggi l’ultimatum del vertice Pdl: sì o elezioni

Sfiducia cercasi

vevamo detto appena ieri Il punto chiave: immunità e intercettazioni A che il giudizio dell'onorevole Casini sul fallimento del

nostro (presunto) bipolarismo era in gran parte condivisibile. E che l'idea di un governo di larghe intese per affrontare la crisi economica e cambiare la legge elettorale per poi tornare immediatamente alle urne, è un'idea costituzionalmente corretta e assai più utile al paese di un voto anticipato con la vigente legge-porcata. Poi, però, abbiamo sentito il leader dell'Udc precisare più volte, su giornali e tv, che il governo "di responsabilità" al quale egli pensa non può essere fatto "contro Berlusconi", ovvero "contro chi ha vinto le elezioni". a bene che Casini è cattolico praticante e uomo di fede, ma non non ci risulta essere ancora un santo con abilitazione ai miracoli. Come può pensare di far convivere il Diavolo e l'Acqua Santa? Come può pensare di mettere insieme uomini che hanno come loro bandiera la Costituzione repubblicana e l'interesse generale del Paese con altri che quella bandiera vorrebbero vederla stracciata e bruciata e che gli unici interessi che hanno a cuore sono quelli della propria fabbrica d'affari? iteniamo l'onorevole Casini persona troppo intelligente e realista per credere davvero a quello che ha detto. Tuttavia, un nuovo governo per fare in breve tempo poche e buone cose è più che auspicabile. Ma se deve essere, come dice Casini, un governo di "responsabili" come farci entrare anche gli "irresponsabili"? Francamente, ci pare che stia andando in scena il festival dell'ipocrisia.

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Espulsioni dei Rom: Sarkozy non si ferma

Si è protratto per oltre 6 ore il vertice del Pdl. Alla fine è stato stilato un lungo documento, di cui Berlusconi ha dato lettura in conferenza stampa, nel quale si indicano i 5 punti programmatici (riportati qui a lato) sui quali il governo porrà la fiducia in settembre e, se questa fiducia non ci sarà o se persino sarà “risicata”, chiederà che si ritorni alle urne. Di questi 5 punti quello chiave è la giustizia perché si ripropongono su immunità delle alte cariche, intercettazioni e ordinamento giudiziario norme su cui già i finiani hanno espresso dissenso. E su questo pare voglia far leva il suo Berlusconi-Bossi per ottenere la sfiducia e spingere per andare alle urne (decisione che però spetta al capo dello Stato). Le prime reazioni dei finiani sono eloquenti: stare al gioco ma salvando la faccia. Infatti Bocchino ha detto che il documento è accettabile, ma al 95%. Intanto il Pd ha annunciato per l’autunno una campagna di informazione “casa per casa”.

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in edizione stampabile esce in estate con foliazione ridotta e non viene pubblicato la domenica e il lunedì Sono proseguite anche ieri - nonostante i moniti dell’Unione europea a Sarkozy - le espulsioni di rom dalla Francia. Nel grafico la presenza rom nei vari paesi europei

Il sito invece viene costantemente aggiornato 7 giorni su 7


VentiquattrOre

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In Italia e nel Mondo

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sabato 21 agosto 2010

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ARdEA

MAfiA

L’Aquila, chiesto risarcimento milionario dai terremotati

Pochi minuti prima delle 13 di ieri un uomo ha sparato vari colpi, forse di pistola, contro la moglie uccidendola e poi si è suicidato. L'omicidio suicidio è avvenuto ad Ardea sul litorale romano. L'uomo, di 62 anni, originario della provincia di Ancona è morto pochi minuti dopo che erano intervenuti i carabinieri della stazione di Ardea e della compagnia di Anzio. La donna era romana ed aveva 47 anni. Il fatto è avvenuto al culmine di una lite. I due, secondo le prime informazioni, erano in procinto di separarsi. L'uomo aveva regolarmente denunciato varie armi. Allertati dai vicini sono giunti sul posto forze dell’ordine e un’ambulanza del 118 ma una volta vista la scena, ogni soccorso si è rivelato inutile.

Sms inviati alla trasmissione televisiva ''Quelli che il calcio'' per comunicare messaggi cifrati ai boss detenuti al 41 bis: è quanto ha riferito l'ex procuratore nazionale antimafia aggiunto, Enzo Macrì, nel corso di un'audizione alla Commissione parlamentare antimafia. I responsabili di “Quelli che il calcio”, è stato precisato dal magistrato, sono totalmente all'oscuro dell'utilizzo improprio della possibilità di inviare gli sms alla trasmissione che vengono pubblicati attraverso un rullo che scorre sul video.L'audizione nel corso della quale Macrì ha fatto la segnalazione risale allo scorso mese di maggio.

Una trentina di famiglie delle vittime del sisma dell’Aquila ha avanzato richieste di risarcimento danni per complessivi 22 milioni e mezzo di euro alla Presidenza del Consiglio dei ministri: l’atto di citazione per responsabilità civile è stato presentato presso il Tribunale civile dell’Aquila dagli avvocati del foro aquilano Maria Teresa di Rocco e Silvia Catalucci. L’iniziativa legale si basa sulle risultanze del lavoro della Commissione Grandi Rischi riunita all’Aquila il 31 marzo 2009, a cinque giorni dalla tragica scossa, in particolare in riferimento ai messaggi rassicuranti lanciati dai protagonisti di quel summit alla popolazione aquilana che era alla prese con uno sciame sismico da alcuni mesi. Il risarcimento in sede civile è stato inoltrato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, perchè la Commissione Grandi Rischi è organo consultivo della stessa. La richiesta potrebbe innescare altre azioni da parte delle altre famiglie che hanno subito lutti o gravi danni fisici e psicologici. Sulla Commissione Grandi Rischi c’è l’inchiesta della procura dell’Aquila che ha indagato e chiesto al Gup il rinvio a giudizio per sette persone che parteciparono a quel summit: l’udienza preliminare è stata fissata per il 10 dicembre prossimo. L’ipotesi di reato e’ omicidio colposo plurimo. Secondo la procura, dopo la riunione sarebbero state diramate notizie, imprecise e contraddittorie sul sisma.

Spara alla moglie e poi si uccide

AnAS

Tra oggi e domani primo rientro dalle vacanze Tra oggi e domani è prevista la prima fase dei rientri dalle vacanze sulla direttrice sud-nord con traffico intenso in entrata nelle città. Lo comunica Autostrade per l'Italia, spiegando che la fascia critica per i rientri sara' quella compresa tra le ore 6 e le 22 di oggi e di domani. Circolazione favorita dallo stop dei mezzi pesanti dalle 7 alle 24 sia oggi che domenica. Insomma per l'Anas sarà di nuovo 'bollino nero' per l'A3.

Sms per i mafiosi a Quelli che il calcio

Morto il killer delle prostitute

Ramon Berloso, goriziano di 35 anni, reo confesso dell'omicidio di due prostitute, è morto all'ospedale di Udine dov'era stato ricoverato dopo un tentativo di suicidio in carcere. Lo hanno confermato i Carabinieri del nucleo radiomobile del capoluogo friulano. Berloso, sorvegliato a vista, aveva tentato il suicidio in carcere, a Udine, la notte del 4 agosto durante il cambio della guardia.

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Direttore responsabile: Ennio Simeone Redazione tel. 06 86293192 Indirizzo e-mail: redazione@altroquotidiano.it Editrice: GECEM (Gestione Cooperativa Editoria Multimediale) - Presidente:Stefano Clerici Sede legale: Via Aldo Sandulli 45, Roma Registrazione del Tribunale Roma n..343/08 del 18 settembre 2008 - Registrato al ROC Partita Iva 09937731009

L’OnOmasticO Papa Pio X Giuseppe Sarto, vescovo di Mantova (1884) e patriarca di Venezia (1893), sale alla cattedra di Pietro con il nome di Pio X. È il primo Papa dell’età contemporanea a provenire dal ceto contadino e popolare, seguito 65 anni dopo da Papa Giovanni XXiii. È uno dei primi pontefici ad aver percorso tutte le tappe del ministero pastorale, da cappellano a Papa.

accadde Oggi !772: Gustavo III il 21 agosto 1772. il colpo di stato di re Gustavo iii viene completato con l'adozione di una nuova Costituzione, ponendo fine a mezzo secolo di governo democratico in Svezia


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CAPo PALinURo

A volte non basta essere parenti di un personaggio politico o del mondo dello spettacolo. Non sempre si può avere ragione. Un volo Easyjet ha ritardato il decollo dall’aeroporto di Fiumicino per Palermo a causa di un diverbio tra un passeggero, il cantante Gino Santercole e il comandante del velivolo. Agenti della polizia di stanza nello scalo romano sono intervenuti per cercare di riportare la calma tra il comandante e il cantante, che ha 70 anni e che è nipote di Adriano Celentano, pur avendo solo due anni meno di lui. Infine il cantante è stato fatto scendere. Non gli è servito a nulla essere parente del molleggiato

Una donna di 49 anni, Maria Agri di Marigliano (Napoli) è morta e due persone (Nicola Cerciello di 56 anni e Rosa Piccolo di 53) sono rimaste gravemente ferite nello speronamento tra due natanti avvenuto al largo di Capo Palinuro. La vittima e i due feriti, tutti residenti a Marigliano, erano a bordo di un natante di 7 metri e mezzo quando un'imbarcazione di circa 10 metri, con a bordo otto persone, li ha speronati con violenza. L'impatto ha sbalzato la Agri all'esterno dell'imbarcazione. Nonostante la rapidità dei soccorsi la donna è stata recuperata in condizioni disperate.

fatale scontro tra due natanti

GERMAniA

Netanyahu-Mazen Hitlter e Paperino incontronegliUsa vignetta “fatale” Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l'omologo palestinese Abu Mazen sono attesi a Washington per i primi di settembre, su invito del presidente Usa Barack Obama. I leader delle due parti avrebbero accettato di fissare un anno di tempo come tempo limite per concludere i colloqui. L'amministrazione Obama s'è rifiutata di confermare la notizia, aggiungendo che comunque per avere l'annuncio ufficiale bisogna ancora limare qualche dettaglio. Tuttavia, malgrado la prudenza sia sempre d'obbligo, il giornale newyorchese dà per scontata questa ripresa dei negoziati di pace sottolineando che rappresenta "una piccola vittoria" di Barack Obama Obama nei suoi sforzi ripetuti nel far rivivere il processo di pace in Medio Oriente. Non sono ancora pubblici i particolari che hanno portato alla ripresa dei negoziati.

Ha disegnato la figura di Adolf Hitler in un album di figurine accanto a Paperino, ma per la trovata Pasquale Venanzio, disegnatore italiano di 47 anni, che dal 1991 ha illustrato per l'editore tedesco Egmont Ehapa Verlag, è stato licenziato.

CoSE di QUESTo Mondo

imprenditore ucciso da uno sciame di vespe

G

ianni Zoldan, imprenditore 53enne di Codissago, nel Bellunese, è morto dopo essere stato attaccato da uno sciame di vespe. L'uomo stava tentando di rimuovere un nido dal cassone che contiene la persiana di una delle finestre della sua abitazione, quando lo sciame lo ha attaccato con una ferocia inaudita, uccidendolo. "Quando sono arrivati i sanita-

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In Italia e nel Mondo fiUMiCino

Gino Santercole litiga col pilota ed è costretto a scendere dall’aereo

oRGAnizzATo dA oBAMA

sabato 20 agosto 2009

ri non c'era più nulla da fare", ha raccontato il fratello. Il decesso è avvenuto per shock anafilattico. L'imprenditore, che operava nel settore del mobile ed era molto noto nella zona, da qualche giorno si era reso conto che qualcosa non andava, così, complice la tranquilla settimana a ridosso del Ferragosto ha iniziato a smontare il pannello che separava la

casa dall'alveare. La tragedia si è consumata in un attimo: gli animali hanno attaccato l'uomo che non indossava alcun tipo di protezione. "E' stata una morte assurda. Quando sono arrivati i sanitari non c'era più nulla da fare", ha raccontato sgomento il fratello Paolo. L’uomo, infatti, è stato trovato al suolo privo di vita dai soccorritori.

Avevailvolto copertocolvelo integrale. denunciata Una donna egiziana di 34 anni è stata denunciata dai carabinieri a Chivasso, in provincia di Torino, perché indossava il velo integrale. i militari pattugliavano a piedi la zona quando hanno fermato la donna e le hanno contestato la violazione della legge 152 del 1975 secondo cui è vietato circolare con il volto coperto. il reato è punito con l’arresto da uno a sei mesi e una multa tra i 25 e i 100 euro. Secondo la legge, approvata negli anni del terrorismo, “è vietato prendere parte a pubbliche manifestazioni, svolgentisi in luogo pubblico o aperto al pubblico, facendo uso di caschi protettivi o con il volto in tutto o in parte coperto mediante l’impiego di qualunque mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona”. La segnalazione dell’effrazione sarebbe arrivata da alcuni passanti che hanno indicato ai militari, che pattugliavano la zona a piedi, in che direzione fosse andata la donna coperta dal velo. L’egiziana, dopo il controllo, ha rimesso il velo e ha ripreso la sua passeggiata.


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tribuna

Tassa sulle manifestazioni a Roma?

Ci sarebbe un modo per farsi risarcire Pagare una tassa a manifestazione? La proposta del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, non ci trova d'accordo. Sarebbe piu' opportuno far pagare i servizi, per esempio le pulizie, e l'eventuale risarcimento del danno arrecato dai responsabili. L'idea di una tassa favorirebbe solo le grandi organizzazioni in grado si supportare l'aggravio economico. Ogni manifestazione (a proposito: che fine ha fatto l'area di Tor Vergata appositamente predisposta, nel 1999, per ospitare le grandi manifestazioni e che e' costata al contribuente qualcosa come 252 miliardi di lire?), ha un impatto sulla Capitale. Si pensi a quelle che si svolgono in piazza San Giovanni con centinaia di migliaia di manifestanti che provocano una montagna di rifiuti e danni al verde pubblico. La decisione dovrebbe coinvolgere tutte le tipologie di manifestazioni, anche quelle religiose. Si consideri quelle svolte in piazza san Pietro o nell'attiguo auditorium: decine di migliaia di persone, due volte a settimana, sono un'influenza consistente sulla citta'. Saremmo ben contenti se il sindaco Alemanno avesse il coraggio di affrontare la questione con determinazione e senza sconti. Per nessuno. Primo Mastrantoni segretario Aduc

Tasse comunali Il caso Tortora variazioni poco trasparenti

Un consiglio comunale non può esser chiamato a ratificare una variazione di bilancio senza che venga specificatamente indicata l’origine dell’entrata e la causa della corrispondente spesa. E invece è accaduto a Tortora (Cosenza): nessuna indicazione è stata riportata nell’atto soggetto a ratifica.Tant’è che ho chiesto alla maggioranza se l’importo di euro 172.528,55 fosse stato versato dagli stessi amministratori o frut-

to di vincita al superenalotto da parte del Comune, ma il mistero non è stato risolto. Ancora una volta la maggioranza consiliare approva delibere illegittime, come già in precedenza è avvenuto per la soppressione della commissione edilizia comunale: la stessa maggioranza ne stabilì l’eliminazione senza la previa modifica del Regolamento edilizio comunale, al fine di evitare la modifica dello stesso e quindi la relativa approvazione da parte della Regione Calabria. La maggioranza continua a trincerarsi dietro i numeri ma questi possono deliberare atti ma non certamente renderli legittimi. C’è arroganza e chiusura totale nei confronti dei gruppi politici della minoranza che in varie occasioni hanno fornito proposte e che rappresentano la maggioranza del popolo tortorese. Nel merito della variazione di bilancio, insieme con il collega De Filippo abbiamno sostenuto che è fin troppo semplice innalzare le tasse sol perché vi sono maggiori spese; aumentare fino al 25% le tariffe per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani non è cosa da poco! Un’amministrazione attenta e vicina alla collettività deve trovare il modo per contenere e ridurre la quantità della spazzatura prodotta promuovendo ogni iniziativa allo scopo, ma nulla di ciò è stato fatto. Mettere le mani nelle tasche dei cittadini è molto più facile. Raffaele Papa consigliere comunale e dirigente provinciale Mpa, Tortora (Cs)

Proibizioni Calciobalilla al bar con deroga

La notizia dei primi giorni d'agosto era incredibile, ma vera: il Sindaco leghista di un paese in provincia di Bergamo, Villa d'Ogna, aveva vietato l'uso del calciobalilla nelle ore serali dopo le lamentele di alcuni residenti per lo schiamazzo. La cosa poteva finire li' e, dopo la meritata noto-

sabato 21 agosto 2010

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Le migLiOri deL giOrnO

Giannelli sul “Corriere della sera” rieta' nazionale, Angelo Bosatelli avrebbe potuto soprassedere e tornare ad amministrare il proprio paese. No! Ecco di nuovo il nostro Sindaco: non contento abbastanza del “muso duro” gia' mostrato, ha voluto concedere una deroga per un bar dove si svolgono gli allenamenti della locale squadra che partecipa al campionato del Centro sportivo italiano... che guarda caso era proprio il bar per i cui schiamazzi era stata emanato il divieto. A parte la curiosita' di sapere cosa raccontera' a chi si era lamentato provocando il divieto, non era piu' semplice stabilire che il divieto non c'e' piu'? E, come avrebbe fatto qualunque amministrazione di buon senso senza dover per questo far riferimento ad un nuovo divieto, vigilare perche' non ci fossero schiamazzi oltre il consentito dai parametri stabiliti per la quiete pubblica? No! Probabilmente perche' non afferma abbastanza il potere del Sindaco e, soprattutto, quest'ultimo avrebbe dovuto riconoscere di aver fatto in precedenza una fesseria. Il proibizionismo e' una “brutta bestia”. Si afferma sempre con l'arroganza del potere, financo con la violenza. Non solo, ma e' sintomo di un pessimo modo di amministrare e rapportarsi coi propri amministrati, considerati alla stregua di bimbi da condurre con mano e non adulti in grado di rispettare le leggi che gia' ci sono (schiamazzi notturni, per l'appun-

to). Arroganza che, infine, si manifesta con l'illogicita' e il ridicolo: qualcuno vieterebbe l'uso dei coltelli perche' possibili armi che potrebbero far male a qualcuno? No, di certo. E cosa altro e' il divieto del calciobalilla perche' il suo uso puo' anche essere lesivo del diritto al riposto di qualcun altro? Vincenzo donvito presidente Aduc

Paradossi Infortunarsi sul lavoro all’Inail

Sono un dipendente dell'Inail della sede di Velletri, mi sono infortunato sul lavoro il 13 agosto alle 7.30 avendo parcheggiato l'auto nel garage sotterraneo dell'istituto stesso: dopo pochi metri sono caduto dentro un tombino dell'acqua lasciato aperto il giorno prima dagli operai che facevano manutenzione, senza segnalazione di pericolo come prevede la normativa. All’ospedale di mi è stata riscontrata frattura al piede dx con prognosi di 30 gg. Poteva andarmi anche peggio. Nella stessa settimana anche l'infermiere dell'Inail si era infortunato sul lavoro mentre saliva le scale per timbrare provocandosi una distorsione alla gamba. Ritengo gravissima la negligenza di chi (un’impresa di Cisterna) addirittura dentro l'Inail si dimentica delle più elemenatri norme per la sicurezza sul lavoro mettendo a rischio l'incolumità di chi ci lavora. Pier Paolo Politi Velletri


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Diritti & DOVeri

sabato 21 agosto 2010

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preVidenZa part-time

Ogni anno sarà valutato 0,8 Mia moglie ha 53 anni di età ed è una dipendente statale con 29 anni di anzianità. Da gennaio 2001 fa part-time all'80% dell'orario. La futura pensione le sarà calcolata sullo stipendio pieno o su quello part-time? C. D’Angelo, Firenze il periodo di lavoro svolto a part-time è pienamente utile ai fini del diritto alla pensione, ma non per la sua misura. in questi casi il periodo di attività subisce una contrazione corrispondente all’orario svolto. ogni anno di parttime di sua moglie, in sintesi, sarà valutato nella misura di 0,80 anziché 1.

sessantenne

Vale la vecchia la normativa Nei prossimi mesi del 2010 maturerò i previsti requisiti per la pensione di anzianità, con 60 anni di età e 36 di contributi regolarmente versati. Sono dipendente di una società titolare di grandi magazzini. Col decreto n° 78/2010, avrò dei danni ai fini pensionistici? G. Malagoli, Modena no, nessun danno. il nuovo sistema normativo, introdotto dal decreto legge n° 78, riguarda soltanto le pensioni che si perfezionano a partire dal 2011. Pertanto, la decorrenza della sua prestazione resta legata ai vecchi parametri.

assegno anf

Limiti di tempo per percepirlo Un lavoratore dipendente fino a quando può percepire l’assegno al nucleo familiare (ANF) per un figlio? Fino a quando lo stesso non inizia a lavorare oppure esiste un

Risponde il dottor ANTONINO NICOLO’ Potete inviargli i vostri quesiti direttamente all’indirizzo e-mail: toniconc@libero.it oppure potete telefonargli al numero 388 0554031 ogni giovedì dalle 15 alle 18

donne nel pubblico impiego

Fino al 2015 in pensione si può a 57 anni con 35 di contributi Sono una impiegata ASL di 56 anni. L’elevazione delle età pensionabile delle donne mi ha messo in crisi. Una collega mi ha detto che avrei la possibilità di andare in pensione con 57 anni e con 35 anni di contribuzione. Tale ipotesi mi ha lasciato un po’ dubbiosa. Esiste una norma del genere? L. De Rose, Foggia Sì, esiste. fino all’anno 2015, le donne lavoratrici possano maturare il diritto a pensione con 57 anni di età e 35 di contributi. Ma è necessario effettuare un’opzione per il calcolo col sistema contributivo, il quale, però, è meno remunerativo del retributivo in misura di circa il 20%. limite massimo di età? S. Leone, Messina L'assegno al nucleo familiare compete per i figli di età inferiore ai 18 anni. Compete, inoltre, per i figli maggiorenni inabili che si trovano, per difetto fisico o mentale, nella assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro.

40 anni di contributi

Valgono ancora le 4 finestre

2010, andrà in pensione con la vecchia normativa, che prevedeva 4 finestre annue. Se avesse comunicato la data di nascita, avrei potuto segnalarle la data precisa del primo pagamento pensionistico.

Finestre

Per lo “scorrimento” qualche eccezione

Mio padre è dipendente di una società di autotrasporti. Il 30 aprile scorso ha raggiunto 2083 contributi settimanali, pari a 40 anni e 3 settimane. La manovra di fine maggio quando gli consentirà di andare in pensione? N. Lombardi, Fiesole (Fi)

Sto seguendo con attenzione le risposte ai vari quesiti dei lettori sulla riforma della pensioni varata col decreto legge n° 78. L’opinione che mi sono fatta è che la sostituzione delle vecchie finestre con le nuove denominate “mobili o a scorrimento” riguarda un pò tutti i lavoratori, sia pubblici che privati. Ho inteso bene? C. Montanari, Ravenna

Suo padre, poiché ha raggiunto il requisito dei 40 anni di contributi entro il

Confermo la sua considerazione, anche se qualche eccezione esiste ancora.

Avvertiamo i lettori che alcuni quesiti e relativi pareri vengono ripetuti perché riguardano argomenti che hanno già ottenuto risposta

in pratica, il nuovo sistema sostituisce le vecchie finestre con un’altra, nuova ed unica, stabilita in 12 o 18 mesi dal raggiungimento dei requisiti rispettivamente per i lavoratori dipendenti ed autonomi.

L’età delle donne

L’Unione europea va accorciato i tempi Non riesco a comprendere e ad approvare la decisione del governo di innalzare improvvisamente l’età delle donne del pubblico impiego a 65 anni. Sono una dipendente ASL e la quasi totalità delle mie colleghe preferiva i vecchi requisiti, anche a costo di ricevere una pensione meno sostanziosa. B. Creatini, Cecina, Livorno Sono tantissime le reazioni analoghe alla sua. in effetti, pesa alle donne l’introduzione, dal 2012, del nuovo limite minimo di 65 anni di età. L’esecutivo aveva intenzione di introdurre l’elevazione a far tempo dal 2018, ma sarebbe stata l’Unione Europea a fare pressioni per un’accelarazione, poi recepita nel decreto legge di fine maggio.


Viaggi & Vacanze

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Perù luoghi e poposte inusuali

Rilassarsi alla maniera degli Inca dI ANNA

sabato 21 agosto 2010

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Nelle foto alcune immagini dei centri di benessere peruviani presentati in questo servizio

MARIA dE LUCA

Un relax davvero inusuale è quello che si può sperimentare in mete come il Perù non immediatamente identificabile con la parola wellness. Sono molti i centri sorti nella terra degli Incas capaci di offrire soggiorni benessere in piena regola a base di trattamenti legati a prodotti esclusivamente locali e alla tradizioni indigena. Eccone una selezione. L’Hamay Spa nella Valle Sacra. 2.500 mq. dove avrete a disposizione sette sale per i trattamenti, tre piscine idroterapiche, una doccia Vichy, una sala relax con ossigeno, una camera iperbarica, una sala di yoga, solarium naturale e artificiale, centro fitness. Oltre ai programmi di ringiovanimento, antistress, aromaterapia, riflessologia e alla sauna Inca, potrete scegliere tra una delle due sale di meditazione, la sala del vento e la sala dell’acqua, per un’incredibile esperienza di benessere immersi nella natura. L’Aranwa Sacred Valley sorge nel cuore della Valle Sacra, in quella che un tempo era la Hacienda Yaravilca. Oltre ad una galleria d’arte e una boutique, c’è anche una Cappella. Quota: a partire da 115 Euro in camera Colonial a notte. Per maggiori informazioni: www.aranwahotels.com La Casa dell’Acqua nella Valle dell’Urubamba. La “Yacu Wasi” Spa o Casa

Quota: a partire da 319 Euro a notte in camera Superior Deluxe, comprensiva di transfer da e per la stazione dei treni, transfer da e per il sito Machu Picchu. Per maggiori informazioni: www.sumaqhotelperu.com

dell’Acqua, situata nel cuore del giardino del Sol y Luna Lodge, dispone di palestra, sauna, bagno turco, Jacuzzi, una doccia spagnola e un’ampia scelta di terapie per il corpo e il viso, oltre a musicoterapia, idroterapia, aromaterapia e massaggi. Offre inoltre una linea di creme, saponi e oli prodotti direttamente dalla struttura, a base di frutti esotici della selva. Sol y Luna Lodge è circondato da splendidi giardini e dispone di 28 bungalow o “Muyus”, tutti costruiti con fango, legno, pietra e argilla, con arredi che riflettono lo stile andino, in perfetta armonia con la natura. Il ristorante “Killa Wasi” o Casa della Luna, propone una cucina a base di piatti novo andini che lo chef Nacho Selis Martínez prepara sapientemente. Quota: a partire da 169 Euro in bungalow

per due persone, con prima colazione a buffet. Per maggiori informazioni: www.hotelsolyluna.com Aqlla Spa: una spa di lusso ai piedi di Machu Picchu. Il centro benessere dispone di sauna classica e sauna in stile andino, musicoterapia, cromoterapia, idroterapia, docce con dieci differenti getti, idroterapia in vasca jacuzzi e diversi tipi di massaggio. Il Sumaq Machu Picchu hotel, l’unico hotel 5 stelle di Aguas Calientes ispirato architettonicamente all’enigmatica città perduta degli Inca, dispone di 60 ampie camere, di cui 14 suite, arredate in stile incaico. Fiore all’occhiello è il Ristorante Qunuq che propone piatti elaborati dallo chef peruviano Rafael Piqueras in una perfetta fusione tra cucina internazionale e peruviana.

dCo Spa, esperienza sensoriale sulla costa nord Un’esperienza sensoriale che ha inizio con la scelta degli aromi da utilizzare durante il massaggio, l’idroterapia e da diffondere nell’ambiente. Il trattamento comprende un massaggio a scelta insieme al vostro partner, 40 minuti in vasca idromassaggio con aromi e champagne e un massaggio finale idratante. Quota: a partire da 130 Euro a notte in Suite matrimoniale, con prima colazione americana. Pacchetto benessere: 4nt/5gg in suite vista mare, 2 bicchieri di champagne all’arrivo, colazione americana, 3 cene per due persone con menu a la carta, 1 kit per la spiaggia, 1 passeggiata a cavallo al tramonto, 1 bottiglia di champagne, 1 sessione spa di 2 ore e mezza (massaggi, uso jacuzzi e sauna). Quota: a partire da 706 Euro a persona. Per maggiori informazioni: www.hoteldco.com

Tra i numerosi operatori specializzati Open Mind propone pacchetti di 9 gg/8nt a partire da 1800 euro a persona


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nOi cOnsumatOri

Tecniche e machiavellismi

Che cosa significa se il vino è “senza solfiti aggiunti” Cresce giorno per giorno la richiesta e il consumo di alimenti “naturali”, con il minimo uso e contenuto di “chimica”. Tali caratteristiche vengono sempre più ricercate anche nei vini di casa nostra e ormai molti sono i produttori che, facendo propria questa ecofilosofia o prendendo atto che sta nascendo un nuovo mercato, hanno iniziato con impegno a proporre vini che fanno parte, con varie distinzioni (anche sostanziali), di quelli conosciuti come “naturali”, “biologici”, “biodinamici” etc. Uno dei punti critici scaturiti da questa nouvelle vague è certamente legato all’aggiunta di anidride solforosa nel vino. Essa, come è noto, svolge la funzione di antiossidante permettendo ai vini di preservare determinate caratteristiche sensoriali più a lungo, ma è un allergene: la legge fissa dei limiti di tolleranza al suo contenuto nel vino (160 mg/lt per i vini rossi, 210 mg/lt per i vini bianchi) perché addizionata in dosi eccessive può nuocere alla salute. La presenza nel vino di un tenore di tale sostanza superiore a 10 mg/lt (una piccola percentuale di questa sostanza si produce naturalmente durante la vinificazione) deve essere obbligatoriamente indicato in etichetta. Questa sua lieve tossicità ha spinto molti produttori a limitarne moltissimo l’utilizzo fino ad arrivare ai sempre più diffusi vini nei quali proprio non viene aggiunta, riconoscibili perché riportano in etichetta l’indicazione “non contiene solfiti” oppure “senza solfiti aggiunti”. Non abbiamo una posizione manichea sull’opportunità di utilizzo o meno di anidride solforosa nel vino, il nostro ragionamento vuole soffermarsi piuttosto sulla appena citata categoria di vini. Ci siamo posti una domanda, alla luce di quanto detto sopra: “cosa

pensa un consumatore medio quando legge nell’etichetta che in un certo vino non ci sono solfiti aggiunti?”. La risposta è semplice: automaticamente collegherà il non utilizzo di quell’additivo ad una attenzione del produttore verso la salubrità del vino, associandolo ad un concetto di sano, genuino, naturale, artigianale, semplice, non lavorato, rispettoso per la salute se non, addirittura, ecologico!”. E’ una giusta deduzione? Assolutamente no. Quello che pochi sanno è che esistono varie metodiche per ottenere vini senza solforosa: tra queste possiamo individuarne principalmente due che, per comodità, definiremo artigianale e tecnologica. La prima è la metodica utilizzata da chi non ne fa semplicemente una scelta produttiva, ma soprattutto filosofica rispetto al vino e alla vita in genere. Sono quei viticoltori che vogliono produrre in modo naturale e per i quali è assolutamente normale associare ad una conduzione del vigneto senza uso di prodotti chimici di sintesi e con il rispetto assoluto per l’ecosistema, lavori di cantina che escludano, il più possibile, non solo gli additivi ma anche l’utilizzo della tecnologia enologica. E’ innegabile che si prefiggono di portare a maturazione uve pressoché perfette, eseguendo, spesso e volentieri, cernite acino per acino per essere sicuri di escludere quelli non perfettamente integri. Si rendono infatti conto che rinunciare alla solforosa vuol dire cura maniacale del frutto da vinificare, selezione e rigore nelle fasi produttive. Questo significa anche poter seguire efficacemente solo vigneti di superfici limitate e spese di produzione alte che non possono, esclusi rari sorprendenti casi, far uscire sul mercato vini economici. I loro vini hanno un impatto sensoriale marcato e singolare rispetto ai vini correnti che,

a volte, può spiazzare il consumatore meno preparato. La seconda è la metodica tecnologica sulla quale regna una notevole disinformazione. E’ utilizzata indistintamente sia da chi conduce il vigneto con tecniche tradizionali sia da molti di coloro che lo fanno in modo biologico. Prevede l’applicazione scientifica di alcuni protocolli di vinificazione messi a punto dalle varie case produttrici di enotecnologie e biotecnologie. Consiste, senza andare troppo sul tecnico, nell’applicazione sinergica di alcune pratiche enologiche (uso del freddo, vinificazioni in riduzione con l’utilizzo di gas inerti come l’azoto per tenere il più lontano possibile l’aria da uva, mosto e vino, microssigenazioni artificiali) e di altri additivi chimici (acido ascorbico, lisozima, formulazioni a base di glutatione) che riducono l’attività microbica e svolgono azione di antiossidanti. Non sono allergeni e nemmeno illegali ma, senza voler assolutamente esprimere un giudizio negativo sul loro utilizzo, è giusto si sappia che, con queste tecniche si possono produrre vini senza solforosa con molta più facilità, senza la necessità della medesima cernita delle uve, con prezzi certamente più convenienti ma non aventi le caratteristiche (produ-

sabato 21 agosto 2010

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zione con tecniche non invasive) per le quali vengono scelti da un consumatore che dovrebbe essere maggiormente informato. D’altra parte siamo in un mondo dove l’industria e parte dell’imprenditoria agricola, si curano solo del fine di perseguire un interesse economico impegnandosi, con ogni mezzo, a far percepire le cose diverse da come sono attraverso il condizionamento di politica e opinione pubblica. E’ notizia recente che l’Antitrust inglese ha bocciato la pubblicità della famosa casa francese Luis Vuitton che raffigura un artigiano al lavoro, ritenuta ingannevole perché lascia intendere che i prodotti della maison siano fatti a mano. Il consumatore è condizionante quando sceglie, per scegliere deve essere consapevole, per essere consapevole deve conoscere. Diversamente non lamentiamoci se, per esempio, continueranno a farci comprare latte e succhi di frutta, reclamizzandoli come particolarmente benefici alla salute perché in essi è stata aggiunta la Vitamina C; chi li produce la aggiunge come conservante e ci fa credere di averlo fatto a vantaggio della nostra salute. Machiavelli è tornato. Non facciamocela dare a bere. elai.culturadelvino@libero.it

Ecco che cosa può esserci in un wurstel Facili all'uso, pronti per le emergenze, i wurstel trovano sempre più consenso tra i consumatori. Con l'estate una bella insalata di riso, farcita di wurstel è quanto di piu' facile trovare sulla tavola degli italiani. Ma a guardare cosa c'è dentro qualche perplessità sorge spontanea. I wurstel si ottengono macinando tagli non pregiati di carne suina, bovina, equina, di pollo e tacchino, con aggiunta di acqua, che serve ad aumentare la massa, e quindi il peso, e il sale. Le carni possono essere miste o singole. Ma è... l'aggiunta che preoccupa un po'. Al prodotto infatti si puo' aggiungere: * latte in polvere, che serve ad assorbire meglio l’acqua; * gli aromi per dare sapore; * il glutammato monosodico per esaltare il sapore;

* l'ascorbato di sodio per mantenere il colore; * i polifosfati per amalgamare l’acqua con la carne; * il nitrito di sodio e nitrato di potassio per conservare; * l’aroma di affumicatura per dare il sapore di... affumicato. Nel frattempo le allergie e le intolleranze alimentari aumentano anche a causa degli additivi, che sono una marea, tra coloranti, conservanti, antimicrobici, antiossidanti, esaltatori di sapore, aromi, stabilizzanti, gelificanti, lievitanti, emulsionanti e acidificanti. Noi consigliamo di mangiare prodotti freschi, conservati con trattamento termico, calore o freddo, con prodotti naturali (sale, olio, ecc.) o con sistemi di essiccamento. Primo Mastrantoni segretario dell’Aduc


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MINICRITICHE dEI FILM CHE POTRETE VEdERE NELLE SALE E NELLE ARENE congrega dei Parabolani ad uccidere la scienziata, non è molto piaciuto, ma secondo il regista quello che si vede nel film è solo il 30 per cento del male che ha fatto l'alto prelato.

Affetti & dispetti (La nana) Regia: Sebastiàn Silva con Catalina Saavedra, Claudia Celedòn. La storia di una donna di bassa statura? Niente di tutto questo. La nana è una sorta di "tata" italiana, la colf che vive con la famiglia, occupandosi sia della casa che dei bambini. Qui magistralmente interpretata da una bravissima e sconosciutissima attrice cilena (Catalina Saavedra, non a caso premiata al Sundance ed a Torino), che praticamente da sola sostiene tutto il film, riuscendo a mettere tutti in ombra. La pellicola ha un impianto molto teatrale, si svolge all'interno delle varie stanze della villetta di una famiglia benestante. I dialoghi sono pochi ed il tutto trapela e si intuisce dalle espressioni di questa cameriera, introversa, scorbutica e dallo sguardo triste. Un volto spesso in primo piano che riesce a spiegare meglio di mille parole stati d'animo ed emozioni. Vale la pena darci un'occhiata solo per vederla all'opera.

Amante (L') inglese Regia: Catherine Corsini con Kristin Scott Thomas, Sergi Lopez Epopea tutta al femminile dove protagonista è una donna che lotta per affermare la propria autodeterminazione. Suzanne vive in una bella villa nel sud della Francia con un marito e due figli adolescenti. Una esistenza borghese e piena di noia spezzata dall'incontro con Ivan, rude operaio spagnolo con qualche errore alle spalle, che un giorno arriva per ristrutturare lo studio dell'abitazione. Un'avventura che si trasforma presto in passione travolgente e vero amore. Il marito, noto medico della zona molto attento alle apparenze ed in procinto di lanciarsi nella carriera politica, più che altro ferito dall'essere stato scaricato per un semplice operaio, cer-

Alice in Wonderland

Mia Wasikowska in “Alice in Wonderland” cherà in tutti i modi di contrastare la liaison, ricorrendo anche a biechi ricatti. Finale catartico.

A serious man Regia: Joel & Ethan Coen con Michael Stuhlbarg Il film è ambientato nel 1967 in una comunità ebraica di una non bene identificata cittadina del Mid West. Larry Gopnik è un docente universitario e cerca di vivere secondo le regole della collettività. Tenta di fare del suo meglio nonostante abbia il figlio che fuma erba, la figlia che vuole rifarsi il naso, la moglie lo lascia per un altro uomo e tanta sfiga lo perseguita. Il tutto condito da un tagliente umorismo yiddish. Gli stessi Coen, intervenuti al festival del cinema di Roma, hanno ammesso di aver attinto a piene mani, nello scrivere la sceneggiatura, dai ricordi della loro infanzia. Grande prova dell'attore protagonista, Michael Stuhlbarg, in Italia del tutto sconosciuto del quale però si intuisce l'enorme capacità interpretativa per cui è noto nell'universo teatrale Usa.

A single man Regia: Tom Ford con Colin Firth e Julianne Moore Patinato e forse stilisticamente troppo perfetto (poteva essere diversamente?), ma con un grande Colin Firth nei

panni di un professore universitario che non riesce a dare un senso alla vita dopo la morte del suo compagno per un incidente stradale. Discreto esordio alla regia per il celebre stilista texano che è riuscito a fare un film con parecchie imperfezioni, eppure coinvolgente ed emozionante. Libero adattamento del romanzo di Christopher Isherwood "Un uomo solo", è un racconto sull'amore interrotto, sull'isolamento della condizione umana e l'importanza dei momenti apparentemente insignificanti della vita.

Agora Regia: Alejandro Amenàbar con Rachel Weisz, Max Minghella Non è un film contro il cristianesimo ma contro tutti i fond a m e n t a l i s m i . Sostanzialmente è questa la chiave di lettura. Un concetto però non condiviso dalle alte gerarchie della Chiesa che, secondo la casa di distribuzione, dopo una proiezione riservata ha avuto reazioni stizzite di dissenso sul taglio dato alla pellicola. La vera storia della filosofa greca Ipazia uccisa e fatta a pezzi dagli integralisti cristiani nel 391 dopo Cristo ad Alessandria d'Egitto, ha faticato non poco ad uscire in Italia, suscitando, come era prevedibile, parecchie polemiche. Il ruolo del vescovo Cirillo, che avrebbe istigato la

Regia: Tim Burton con Mia depp, Johnny Anne Wasikowska, Hathaway. Spettacolare ed emozionante Burton. Ancora una volta non delude, regalandoci una inedita Alice, indipendente, moderna ed ormai ventenne. Non più la bambina del Paese delle Meraviglie, ma una donna che intraprende un nel viaggio nuovo Sottomondo per conoscere il suo futuro, che non sarà quello di sposare il viscido e stupido Lord Hamish. Il suo destino è diventare una donna d'affari. Johnny Depp sempre all'altezza dei personaggi che interpreta, anche in questo caso bizzarro e divertente al punto giusto nei panni del Cappellaio Matto. Strepitosa Helena Bonham Carter (dolce metà del regista), la tirannica "capocciona" monarca Iracondia, dal carattere irascibile ed una certa propensione a tagliare la testa dei suoi nemici, che poi lascia soavemente galleggiare nel fossato che circonda il castello.

Avatar Regia: James Cameron con Worthington, Sam Sigourney Weaver Cosa dire di più di quanto non si sia già sproloquiato su questo film. Gli effetti sono davvero speciali (l'animazione è splendida, in particolare le figure dei Na'vi e l'ambientazione di Pandora), la storia però, per quanto politicamente corretta, è un po' banalotta. I buoni, i cattivi, l'amore, il lieto fine, con tanto di pistolotto moralistico. Il cattivo è così cattivo da sembrare una caricatura. Già dalle prime scene si capisce al volo dove andrà a parare e soprattutto come


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MINICRITICHE dEI FILM CHE POTRETE VEdERE NELLE SALE E NELLE ARENE uomini daranno inizio ad una relazione segreta, ma la loro passione proibita dovrà scontare la punizione del gruppo di estrema destra. Tuttavia l'amore e l'attrazione sessuale è così forte che, pur dovendo infrangere ogni regola, Lars e Jimmy non riusciranno a mettere fine alla relazione. Attori all'altezza di uno script non facile ed alquanto complesso da interpretare. Da non perdere. Marc'Aurelio d'Oro al Festival di Roma.

finirà. E poi sembra un lungo déjà-vu. A tratti viene in mente "Balla coi lupi", "The Fountain" di Aronofskye (ma l'albero della vita non è simile?), "Soldato blu", "Il signore degli anelli", "Apocalypse Now" e chi più ha più ne metta. Un consiglio: provate a vederlo anche nella versione normale, senza gli occhialini, nei cinema che non hanno il 3D. I colori sono molto più vivaci.

Baciami ancora Regia: Gabriele Muccino con Stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, Marco Cocci, Sabrina Impacciatore. Muccino in grande forma. La trasferta americana gli ha fatto bene, lo ha galvanizzato ed arricchito e con la macchina da presa fa faville. Corre letteralmente dietro agli attori, non li molla un istante nel tentativo di estrapolare emozioni e sentimenti. Dopo i trentenni racconta gioie e dolori della generazione dei quaranta. Il ritorno alle radici ma anche la voglia di rimettersi in gioco, l'amore per l'altra persona e quello per i figli. Un gruppo di amici impegnati in una estenuante ricerca della felicità. Forse una costruzione un po' troppo adrenalitica ed affannata (in 2 ore e19 di durata), ma decisamente efficace nel delineare i personaggi. La new entry Vittoria Puccini non fa rimpiangere Giovanna Mezzogiorno.

Bangkok dangerous Regia: Oxide e danny Pang con Nicolas Cage e Charlie Young Remake dell'omonima pellicola del '99 dei fratelli di Hong Kong, già noti per "The eye", che rifanno se stessi. Come spesso avviene, la star indigena viene rimpiazzata da quella a stelle e strisce. In questo caso Nicolas Cage,

Cado dalle nubi

Giovanna Mezzogiorno, Rocco Papaleo, Paolo Briguglia, Alessando Gassman e Max Gazzè in una scena di “Basilicata coast to coast” che oltre al ruolo di interprete principale (spietato killer che si innamora di una ragazza sordomuta) si è anche ritagliato quello da produttore. Action movie a tinte noir (con velleità da thriller psicologico) che però non convince per niente. Regia svogliata ma anche una performance non certo eccellente del protagonista che si ostina a porsi con la stessa smorfia stampata sul volto, nel tentativo di esternare disagio ed inquietudine.

dietro alla macchina da presa per l'attore Rocco Papaleo, fino ad ora quasi esclusivamente relegato nei panni del caratterista, che con questa strampalata pellicola tenta di raccontare risorse e potenzialità della sua terra. Cinque amici, una piccola band di provincia per non rinunciare ai propri sogni. Cast credibile ed a proprio agio nelle singole interpretazioni, anche per un cantante come Gazzè alla sua prima prova cinematografica.

Brotherhood Basilicata coast to (Fratellanza) coast Regia: Nicolo donato Regia: Rocco Papaleo con Alessandro Gassman, Paolo Briguglia, Max Gazzè, Rocco Papaleo, Giovanna Mezzogiorno Easy Rider in salsa lucana. Dal Tirreno allo Ionio a piedi per dieci giorni, attraversando una delle regioni più belle e suggestive del nostro Sud d'Italia. Divertente e surreale road movie musicale che vede protagonisti cinque personaggi in cerca delle proprie identità. Interessante esordio

con Thure Lindhardt, david dencik Una delle pellicole più interessanti in circolazione quest'estate. La storia di un amore pericoloso ma soprattutto la ricerca della propria identità. Deluso da un mancato avanzamento di carriera, Lars decide di lasciare l'esercito. Più per noia che per convinzione decide di aderire ad un movimento neo-nazista dove conosce Jimmy. I due

Regia: Gennaro Nunziante con dino Abbrescia, Fabio Troiano e Giulia Michelini Ignorante, cafone, scorretto, razzista, non azzecca un congiuntivo, però sfonda nel mondo della tv. Il trionfo della mediocrità. La fotografia esatta dell'Italia di oggi, quella che ci propina tutti i giorni il piccolo schermo. E lui, Checco Zalone, il comico di Zelig, ci sguazza. La sua parodia è esilarante. Un esordio felice per il comico tv, rispetto a tanti colleghi che hanno tentato la stessa strada con risultati davvero deludenti. Riesce a fare un film corale dove anche i personaggi di contorno danno il loro significativo contributo, evitando che la storia sia solo una lunga sfilza di gag. Prende in giro tutti, con ingenuità usa un linguaggio scorretto ed assurdo. Fa la pipì nella sacra ampolla di acqua del Po e scambia Alberto da Giussano per un Power Ranger.

Che fine ha fatto Osama Bin Laden? documentario di Morgan Spurlock Dopo "Super Size Me", il regista, autore, produttore ed attore del cinema indipendente americano mette mano ad un'altra provocatoria impresa: scovare Bin Laden e soprattutto capire se c'è qualcuno che ha mai provato veramente a cercarlo. Sopra a tutti, Cia ed FBI. Inizia a New York


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MINICRITICHE dEI FILM CHE POTRETE VEdERE NELLE SALE E NELLE ARENE e fa il giro del mondo. Attraversa Egitto, Marocco, Israele, Palestina, Arabia Saudita, Afghanistan fino alle regioni tribali del Pakistan. Lungo il percorso interroga esperti ed imam, accademici e terroristi. In Europa visita i ghetti delle grandi città dove gli immigrati aspirano alla guerra santa. Irriverente, divertente e parecchio documentato il film paradossalmente sviluppa una profonda comprensione dei conflitti che turbano il mondo, con parecchi spunti di riflessione.

Pierfrancesco Favino e Alba Rohrwacher in “Cosa voglio di più”

Che fine hanno fatto i Morgan? Regia: Marc Lawrence con Hugh Grant, Sarah Jessica Parker Veramente il sottotitolo potrebbe essere: che fine ha fatto Hugh Grant? Il ragazzo, ormai cinquantenne per la verità, non sembra più quello di "Quattro matrimoni e un funerale" oppure "Notting Hill". Film noioso e non riuscito nonostante lo sforzo produttivo di mettere insieme due star del cinema inglese ed americano. L'idea di catapultare in piena campagna una coppia di cittadini doc che non riesce a staccarsi dal BlackBerry, per andare a vivere nel Wyoming (accanto a cavalli, orsi e rudi cow-boy con tanto di pistola nella fondina), poteva anche funzionare. In questo caso però non fa neanche tanto ridere. Sceneggiatura debole e recitazione altrettanto sciatta.

City Island Regia: Raymond de Felitta con Andy Garcia, Alan Arkin, Julianna Margulies Da tempo non vedevamo una sceneggiatura così curata e ben scritta. Risultato, una spassosissima commedia con una storia che gira intorno al classico gioco delle verità nascoste, ambientata in uno dei quartieri meno noti di New York. Protagonista, un inedito ed istrionico Andy

Garcia, nei panni della guardia carceraria con il pallino della recitazione (la scena del suo primo provino vale tutto il film), con parecchi scheletri nell'armadio, come del resto hanno tutti gli altri componenti della famiglia. Ottimo cast di attori, diretto con impegno da un regista che arriva dal cinema indipendente i cui film fanno spesso il giro dei festival più prestigiosi e che ha anche recentemente affermato di ispirarsi al nostro Pietro Germi. Cosa volere di più?

Chloe Regia: Atom Egoyan con Julianne Moore, Liam Neeson Apparentemente un thriller, ma molto più intenso nella sua struttura e complessità. E' anche una storia d'amore, di suspance ed ipotetici tradimenti. Viaggio, con qualche perversione, in un tranquillo ma fragile ménage coniugale. Catherine, stimata ginecologa della middle class, sta organizzando una festa a sorpresa per il compleanno del marito David, professore di musica. La stessa sera l'uomo perde però il volo da New York per tornare a casa e la moglie comincia a nutrire qualche sospetto, soprattutto dopo aver scoperto nel suo cellulare un ambiguo sms di una delle sue allieve. Una sera a cena fuori con amici, Catherine incontra per caso

Chloe, giovane e bellissima escort di lusso. Per liberarsi dell'ossessione decide di ingaggiarla per testare la fedeltà del marito. Resterà invischiata invece in un gioco pericoloso che la condurrà ad un rapporto lesbo.

Christmas (A) Carol Regia: Robert Zemeckis con i volti di Jim Carrey, Gary Oldman e Colin Firth Onestamente un po' troppo lugubre e poco adatto a bimbi molto piccoli per essere definito un film di Natale destinato alle famiglie. Inizia con un morto disteso dentro una bara con due monete sugli occhi, per poi proseguire con una serie di fantasmi che fanno visita al vecchio avaro Scrooge nella sua casa oscura e sinistra. Tuttavia l'adattamento cinematografico della celebre fiaba di Charles Dickens è un piccolo capolavoro, soprattutto di tecnica. Realizzato con il sistema motion capture (quello utilizzato per The Polar Express), ossia cattura delle espressioni degli attori (celebri!) riportate digitalmente sul grande schermo sotto forma di animazione, riesce a dare una profondità ed una nitidezza alle immagini da sembrare un film su pellicola.

City Island Regia: Raymond de Felitta

con Andy Garcia, Alan Arkin, Julianna Margulies Era da tempo che non vedevamo una sceneggiatura così curata e ben scritta. Risultato, una spassosissima commedia con una storia che gira intorno al classico gioco delle verità nascoste, ambientata in uno dei quartieri meno noti di New York. Protagonista, un inedito ed istrionico Andy Garcia, nei panni della guardia carceraria con il pallino della recitazione (la scena del suo primo provino vale tutto il film), con parecchi scheletri nell'armadio, come del resto hanno tutti gli altri componenti della famiglia. Ottimo cast di attori, diretto con impegno da un regista che arriva dal cinema indipendente i cui film fanno spesso il giro dei festival più prestigiosi e che ha anche recentemente affermato di ispirarsi al nostro Pietro Germi. Cosa volere di più?

Colpo di fulmine - Il mago della truffa Regia: John Requa e Glenn Ficarra con Jim Carrey, Ewan McGregor Certo, la storia nella fase di scrittura della sceneggiatura è stata parecchio romanzata ma sembra che tutti gli eventi descritti siano realmente accaduti. Basta questo per rendere il film apprezzabile di una certa attenzione, perché se fosse vero solo un terzo di


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MINICRITICHE dEI FILM CHE POTRETE VEdERE NELLE SALE E NELLE ARENE glioso e cronologico. Non manca neanche la satira, con l'imitazione del premier. Una ricostruzione certosina di quello che è accaduto in Abruzzo ma anche al G8, a Napoli con la questione dei rifiuti e quant'altro. Da vedere.

quello narrato è davvero incredibile come un uomo possa arrivare a fare tanto nel corso di una vita. A parte questo, l'interpretazione di Carrey è un po' troppo fumettistica e gli eventi si susseguono con un certa confusione. Un morigerato agente di polizia, sposato con prole, che suona l'organo in chiesa, dopo un incidente stradale decide di cambiare vita. Si dichiara gay, inizia a vivere una esistenza stravagante fatta di truffe ed imbrogli che lo porta dritto in prigione dove incontra Phillip Morris, l'amore della sua vita. Per lui tenterà, con successo, un colpo impossibile dietro l'altro.

Cosa voglio di più Regia: Silvio Soldini con Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher, Giuseppe Battiston Il ricordo di "Pane e tulipani" è ormai lontano, tanto da non sembrare un film di Soldini. Manca la poesia e quel tocco surreale che caratterizza il suo cinema, anche nell'affrontare temi vicini all'attualità. "Per la prima volta è stato un episodio di vita reale a far scattare in me l'idea di questo film" ha affermato. L'intento, quello di raccontare una storia d'amore in tempi di crisi, recessione e precariato, ma è come se mancasse di personalità. Ecco, forse ha un po' spiazzato il suo pubblico cercando di fare altro da quello realizzato fino ad ora, per questo il film non convince fino in fondo. Per il resto la bravura del regista milanese dietro alla macchina da presa è indiscutibile come quella nel dirigere gli attori, soprattutto nelle famose scene di sesso che sono sicuramente le più difficili.

Crazy Heart Regia: Scott Cooper con Jeff Bridges, Maggie Gyllenhaal, Colin Farrell, Robert duvall Non sarà il Drugo del Grande

due vite per caso

Sabina Guzzanti che assume le sembranze di Silvio Berlusconi in “draquila”, di cui è lei stessa regista Lebowski, ma anche qui il grande Jeff Bridges riesce ancora a dare il meglio di sé per un film, low-budget, che gira interamente intorno alla sua figura. Intreccio narrativo forse scontato e prevedibile che però l'attore, con ammiccamenti e grande capacità interpretativa, riesce a rendere interessante ed accattivante. Invecchiato, appesantito, alcolizzato ed in fase discendente, Bad Blake è una vecchia gloria del country che ora deve accontentarsi di qualche isolato locale della sconfinata provincia americana ed alloggiare in alberghi di quarta categoria. Il casuale incontro con una giovane giornalista di una rivista locale che vuole intervistarlo, gli cambierà in qualche modo la vita.

dragon Trainer Regia: dean deblois e Chris Sanders Delizioso cartone animato in 3D, da vedere anche nella versione normale, non si perde nulla. Il tocco magico è quello della Dream Works Animation, creatori di Shrek e Madagascar. Portatore di due messaggi facili ma corposi, che di questi tempi non guastano. Non bisogna aver

paura ad uscire fuori dal coro, affermando le proprie opinioni, e soprattutto non bisogna aver timore di ciò che esternamente può apparire diverso da noi. Il piccolo e gracile vichingo Hic vive in un comunità dove da sempre si combattono i draghi che rubano le pecore. Ma lui è un progressista ed è convinto che il dialogo con il nemico sia invece la strada giusta. Il suo senso dell'umorismo non si concilia però con gli ideali della tribù, dei coetanei e del forzuto padre, Stoick l'Immenso. Tratto dai libri della britannica Cressida Cowell.

draquila - L'Italia che trema Regia: Sabina Guzzanti Il ministro dei Beni Culturali ha disertato il Festival di Cannes per protesta, il documentario secondo lui è fazioso e non veritiero. Ad alcuni aquilani è piaciuto ad altri per niente. Sabina Guzzanti riaccende le polemiche e questa volta si occupa del terremoto dell'Aquila e non solo. Snocciola con insolita pacatezza la sue teorie, utilizzando questa volta tecniche da reportage giornalistico, punti-

Regia: Alessandro Aronadio con Lorenzo Balducci, Isabella Ragonese. Sgombriamo subito il campo. Sarà pure il raccomandatissimo figlio del famoso imprenditore coinvolto nello scandalo degli appalti al G8, ma Lorenzo Balducci è perfetto nel ruolo di Matteo Carli. Riesce con sorprendente capacità recitativa ad interpretare due ruoli affini ma non uguali. Una sorta di Sliding Doors all'italiana, per raccontare il doppio destino di un ventenne che una notte piovosa incontra per caso un'auto con dei poliziotti a bordo. L'incontro o lo scontro con quegli uomini determinerà il resto della sua vita. Rabbia, paura ed angoscia di una generazione che forse non ha futuro. Interessante esordio alla regia del giovane regista romano già apprezzato al Festival di Berlino.

E' complicato Regia: Nancy Meyers con Meryl Streep, Alec Baldwin, Steve Martin E' sempre un piacere ritrovare la grande Meryl, anche se in questo caso è protagonista di una commedia non proprio originalissima e forse troppo hollywoodiana per un talento del suo livello. Tuttavia, tanto di cappello ad una attrice che a sessant'anni è ancora capace di trovare un ruolo di primo piano in un ambiente dove dopo i quaranta già si annaspa. Grazie alle sue innate capacità è in grado di far apparire decente un film che molto probabilmente con altri interpreti avrebbe creato qualche imbarazzo. La storia del triangolo over 50 tra una


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MINICRITICHE dEI FILM CHE POTRETE VEdERE NELLE SALE E NELLE ARENE donna, il suo ex marito ed un ipotetico pretendente stenta a decollare. E poi, va bene dare un'immagine di donna realizzata ma perché la scelta di stamparle sul viso, dall'inizio alla fine, quell'insistente sorriso a volte davvero fuori luogo?

interrogativi, soprattutto rispetto al ruolo giocato da un potente generale di Saddam Hussein.

Happy Family

Fuori controllo Regia: Martin Campbell con Mel Gibson, Ray Winstone Con qualche ruga in più e qualche capello in meno ma con la stessa spavalderia ritorna dopo sette anni Mel Gibson e lo fa con un thriller ad alta tensione, che fonde politica, ecologia ed affari (loschi). Ancora una volta impegnato nella consueta lotta solitaria contro tutti e tutto, senza esclusione di colpi. Le immagini iniziali sono di sicuro impatto. L'inaspettata uccisione a sangue freddo della giovane Emma, sulla porta della casa del padre poliziotto, solletica subito la curiosità dello spettatore. Un avvio repentino per una storia avvincente, ben girata, senza troppe sbavature. Non male per chi ama il genere.

Genitori&figli. agitare bene prima dell'uso Regia: Giovanni Veronesi con Silvio Orlando, Luciana Littizzetto. Michele Placido, Margherita Buy, Max Tortora, Elena Sofia Ricci, Piera degli Esposti Il confronto-scontro tra il mondo degli adulti e quello dei giovani di oggi attraverso lo sguardo della quattordicenne Nina. E' credibile il quadro che il regista toscano traccia delle nuove generazioni, riesce a fotografarne bene il malessere e l'incapacità di capirsi fino in fondo. Certo, in un contesto da commedia e con i toni leggeri del genere, a volte con profili appena tratteggiati ma decisamente convincenti. Decisamente miglio-

Tahar Rahim, protagonista del “Profeta” re invece il fronte dei cosiddetti "grandi", dove si capisce che Veronesi ha maggiore conoscenza della materia. Avvalendosi di un cast di attori di alto profilo, abbandona per il momento il film ad episodi per raccontare una storia più strutturata e ricca di sfumature rispetto ai precedenti lavori.

Green Zone Regia: Paul Greengrass con Matt demon, Greg Kinnear Agli americani non è piaciuto molto. Anzi, visti gli esigui incassi potremo dire quasi niente. Perché i cattivi, ebbene si, questa volta sono loro. A dirla tutta, è difficile trovare nella cinematografia a stelle e strisce un altro film così esplicito, così diretto, nell'incolpare il governo Usa di aver provocato una guerra senza senso. La Green Zone del titolo è il blindatissimo quartiere situato nel centro di Baghdad dove risiedono le truppe, è da qui che parte l'avvincente thriller a sfondo politico. Da qui il maresciallo Roy Miller e la sua squadra di ispettori ricevono l'incarico di scovare nel deserto dell'Iraq i depositi con le famose armi di distruzione di massa. Non trovando nulla di tutto ciò, l'ufficiale inizierà ad avere qualche sospetto ed a porsi degli

Regia: Gabriele Salvatores con Fabio de Luigi, diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy, Carla Signoris, Valeria Bilello Non è l'ennesimo film sulla famiglia. Salvatores semplicemente racconta degli uomini e delle donne, e lo fa con un film originale, poetico, spassoso, colorato, elaborato su diversi piani narrativi e continui passaggi tra finzione e realtà. Otto personaggi in cerca d'autore. Sono questi i protagonisti, la famiglia felice a cui il titolo ironicamente allude. Escluso Ezio, 38 anni, una vita trascorsa senza aver mai concluso nulla di buono che un giorno decide di scrivere una sceneggiatura per il cinema. Due coppie, i loro figli, i nonni, il cane, esseri del tutto inventati che ad un certo punto però vivono di luce propria, escono dallo schermo del computer di Ezio (un Fabio De Luigi in grande forma) per rivendicare la loro esistenza. Il cinema nel cinema.

I Gatti Persiani Regia: Bahman Ghodabi con Negar Shaghaghi, Hamed Behdad Durante la lavorazione il regista è stato arrestato per ben due volte. In Iran la musica è considerata, dall'attuale regime, impura in quanto fonte di allegria e quindi vietata. I ragazzi sono costretti a suonare e cantare clandestinamente, nel chiuso di cantine e sotterranei. Un mondo nascosto, del quale la maggior parte della popolazione ignora l'esistenza. Completamente girato a Teheran, al di là dell'aspetto musicale, è un interessante viaggio nelle dinamiche che oggi governano l'ex Persia,

che aiuta a capire meglio cosa stia realmente avvenendo in quel Paese. Premio Speciale della giuria al Festival di Cannes, la sceneggiatura è stata scritta da Ghobadi e dalla fidanzata Roxana Saberi, la giornalista americana di origine iraniana processata per spionaggio

Il figlio più piccolo Regia: Pupi Avati con Christian de Sica, Laura Morante, Luca Zingaretti, Nicola Nocella Con la scusa di completare la trilogia sulla paternità (dopo "La cena per farli conoscere" e "Il papà di Giovanna"), Avati racconta l'Italia di oggi e lo fa con particolare cattiveria ed ironia, aiutato anche da un più che brillante cast di attori. Apparentemente parla di beghe familiari, in realtà dà vita ad un preciso affresco del Bel Paese: cinico, corrotto e corruttore, egoista, disposto a tutto in nome del dio denaro. Un insospettabile De Sica (dopo tanti cine-panettoni) riesce finalmente a dare corpo ad un personaggio complesso e spietato, il "furbetto del quartierino" di turno che pur di salvarsi dalla galera per i suoi guai finanziari, non si fa scrupolo di riversare le sue colpe sull'ingenuo figlio.

Il mio amico Eric Regia: Ken Loach con Eric Cantona, Steve Evets Un omaggio al calciatore del Manchester United Eric Cantona, personaggio discusso e borderline, per raccontare ancora una volta una storia di periferia. Loach lascia per il momento i toni seriosi dei suoi precedenti film ed affronta con leggerezza ed un tocco di fantasia i temi che gli sono da sempre cari. Il titolo originale, Looking for Eric, probabilmente si adatta meglio ad una storia dove il protagonista Eric Bishop, dipendente postale con una situazione famigliare


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MINICRITICHE dEI FILM CHE POTRETE VEdERE NELLE SALE E NELLE ARENE e sentimentale disastrata, è alla continua ricerca di se stesso. Nel tentativo di rimettere insieme i pezzi della sua vita immagina di dialogare con il grande campione francese, che nel film recita se stesso. Da non perdere nel finale la vera conferenza stampa di Cantona, rimasta nella storia del calcio.

Il Mi$$ionario Regia: Roger delattre con Jean- Marie Bigard Divertente commedia degli equivoci, senza troppe pretese ma ben costruita, prodotta da Luc Besson. L'attore protagonista, che ha anche scritto la sceneggiatura, nel raccontare il suo primo incontro con Besson sul set di un precedente film, ha rivelato che in quell'occasione, prima di squadrarlo da cima a fondo, gli ha detto che lo avrebbe visto bene nei panni di un prete. Parole profetiche. Bigard veste i panni di Mario Diccara, ex galeotto appena uscito dalla prigione che ha qualche conto in sospeso con la malavita. Chiede aiuto al fratello prelato che gli suggerisce di raggiungere Padre Etienne in un paesino dell'Ardèche, travestito da sacerdote. Al suo arrivo scopre che il parroco è morto e gli abitanti lo scambiano per il sostituto.

Il profeta Regia: Jacques Audiard con Tahar Rahim e Niels Arestrup Difficile non identificarsi con la faccia d'angelo del protagonista, perché anche se la storia è politicamente poco corretta (un percorso di formazione alla rovescia, un antieroe) non si può non stare dalla sua parte. Accertato ormai il fatto che il carcere non riabilita proprio nessuno, il film è abilmente orchestrato da un regista che conferma qualità straordinarie nel dirigere gli attori. La faccia del giovane Malik (felice esordio),

Morgan Freeman perfettamente nei panni di Nelson Mandela nel film “Invictus” analfabeta e ladruncolo che entra in carcere per uscirne dopo sei anni più acculturato, spietato ed a capo di una pericolosa banda, e quella del boss corso César Luciani (si intuisce ad occhio nudo la consolidata esperienza anche teatrale), reggono praticamente tutto il film.

Il segreto dei suoi occhi Regia: Juan Josè Campanella con Ricardo darìn, Soledad Villamil Un noir, una commedia, una storia d'amore. Sullo sfondo l'Argentina peronista degli anni '70. Magica commistione di generi per raccontare uno dei periodi più cupi del Paese. Da questo punto di vista decisamente più efficace di tante pellicole che puntano al politico. Aspetto, questo, abilmente ed apparentemente relegato ai margini e che invece si rivela la vera anima. Il film ti entra dentro, lentamente, e per parecchio non ti molla. Con piglio sicuro il regista di origine italiana nato a Buenos Aires, dirige uno dei migliori lavori della stagione che non a caso ha conquistato l'Oscar destinato al film straniero riuscendo a battere opere di pregio come "Il profeta" e "Il nastro bianco". Cast più che

apprezzabile, sceneggiatura essenziale, quasi scarna ma con la capacità di arrivare dritta alla meta. Da non perdere.

Il tempo che ci rimane Regia: Elia Suleiman con Saleh Bakri, Shafika Bajjali Suleiman è nato a Nazareth in Palestina ed il film è semiautobiografico, in quattro episodi, sulla sua famiglia. E' ispirato ai diari del padre, a partire dal 1948 quando decise di partire per unirsi alla Resistenza dopo l'occupazione di Israele. Scene di vita quotidiana di quei palestinesi che decisero di restare e che furono chiamati "arabi israeliani", costretti a vivere da stranieri nella loro patria. Contrariamente a quanto si possa pensare non ha nulla della pesantezza che magari ci si potrebbe aspettare da una pellicola di questo genere, il regista (che interpreta tra l'altro anche se stesso) ci ha costruito sopra una storia surreale, piena di ironia, con musiche coinvolgenti. Senza trascurare però l'aspetto politico di una questione ancora attualissima ed irrisolta.

Invictus Regia: Clint Eastwood con Morgan Freeman e Matt

damon Il capitano Francois Pienaar entra nella minuscola cella dove per 27 anni è stato recluso Nelson Mandela. Allarga le braccia, come per prenderne le misure e dalla finestra lo immagina nel cortile, in catene, intento a spaccare pietre sotto il sole cocente. Perché un uomo che ha dovuto subire tanto dolore parla di perdono? Forse l'eccesso di retorica, inusuale per un film di Eastwood, può in un primo momento generare qualche attimo di smarrimento. Poi con lo scorrere delle immagini prevale l'emozione, quella di veder rappresentato un momento cruciale della storia del Sudafrica ma forse anche del mondo. Le interpretazioni di Freeman nei panni di Nelson Mandela e Damon in quelli del biondissimo capitano della squadra di rugby sono appassionanti.

L'isola delle coppie Regia: Peter Billingsley con Vince Vaughn, Jason Bateman, Kristen Bell Coppia in crisi convince gli amici ad accompagnarla in una vacanza terapeutica per sposi con problemi coniugali, in uno splendido resort di Bora Bora. Il costo del biglietto è esoso ma se accettano di andare con loro verrà dimezzato. Partono, convinti di andare incontro ad una vacanza a cinque stelle invece scopriranno presto che la frequentazione della stravagante terapia non è a discrezione di chi ne ha bisogno e non è un optional. Jean Reno con il codino nelle vesti di santone che dovrebbe aiutare gli sposi. Una commedia (furbetta) che deve essere presa per quello che è: un paio d'ore di divertimento ammirando e sognando località tropicali irraggiungibili per molti. Non rimarrà nella storia del cinema

L'uomo che verrà Regia: Giorgio diritti con Alba Rohrwacher e Maya


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MINICRITICHE dEI FILM CHE POTRETE VEdERE NELLE SALE E NELLE ARENE Sansa Girato con assoluto rigore, non scade mai nella retorica. Diretto in maniera magistrale, con attori di grande spessore che recitano i rari dialoghi in dialetto bolognese (sottotitolati in italiano). Meritatamente premiato all'ultimo festival del cinema di Roma, ripercorre gli ultimi nove mesi dalla strage di Marzabotto dove furono massacrate dai nazisti 770 persone, per la maggior parte donne, bambini ed anziani. Il racconto cadenzato dei nove mesi d'attesa per la nascita di un bambino in un'umile famiglia di contadini, attraverso lo sguardo della sorellina muta di otto anni. Film di forte impatto emotivo, forse di non facile fruizione, ma decisamente da non perdere.

L'uomo nell'ombra Regia: Roman Polanski con Ewan McGregor, Pierce Brosnan. Che Polanski sia un maestro nella regia è fuor di dubbio ed anche in questa occasione dà prova di grande abilità del dirigere gli attori. Ha sdoganato definitivamente uno come Brosnan che nella vita ha trovato non poche difficoltà a costruire una dignitosa carriera non legata quasi esclusivamente al fascino ed al glamour. Unico punto debole forse una sceneggiatura a volte prevedibile ed improbabile (come quando il protagonista scova alcune delicate e segrete informazioni semplicemente consultando Internet. Va bene che nella rete si trova di tutto, ma questa volta appare un po' esagerato) per un film che ha la sua forza in una storia costruita su temi importanti, piena di inganni e tradimenti, dove ognuno è molto diverso da ciò che appare.

L'uomo nero Regia: Sergio Rubini con Valeria Golino, Sergio Rubini, Riccardo Scamarcio, Guido

stra sull'Italia con le sue storie di immigrazione, sfruttamento, valori famigliari. Cast ben assortito. Unica stonatura, forse, un finale troppo happy, da commedia.

La prima cosa bella

Raoul Bova e Elio Germano (premiato come miglior attore a Cannes con Javier Bardem) in una scena del film “La nostra vita” Gianquinto. Uno dei migliori film di Rubini. Intenso, commovente, ironico e fortemente autobiografico. Dopo "La stazione" del 1990, il regista/ attore torna a parlare della sua infanzia e della Puglia ripartendo da quella stazione ferroviaria che sembra sia rimasta fortemente ancorata ai ricordi. Ma questa volta lo fa con un tocco di maggiore maturità, riuscendo a fare un film più compiuto. Sceneggiatura ben calibrata, cast di attori decisamente convincenti. Iniziando dal piccolo e straordinario protagonista fino ad arrivare ad una brava Valeria Golino che riesce ad interpretare il ruolo di una donna moderna ed emancipata degli anni '60, che non rinuncerebbe mai al suo lavoro di insegnante, capace però di conservare intatti gli atavici dettami della tradizione.

La bocca del lupo Regia: Pietro Marcello con i reali protagonisti della storia. Piccolo film di nicchia, per raffinati cultori del cinema d‘autore. Ricco di poesia e sentimento. Due anime perse raccontano le loro vite. Sullo sfondo la Genova storica, descritta e fotografata alla De Andrè. Quella di ieri, delle "tripperie" ormai scomparse, e quella di oggi percorsa dai

disperati e dagli ultimi. Enzo è appena uscito dalla galera e attraversa la città, alla ricerca dei luoghi di un tempo ormai dismessi. Nella piccola casa nel ghetto, tra i vicoli del vecchio quartiere, l'aspetta da anni l’amatissima Mary, prostituta transessuale. Nato da un'idea della fondazione San Marcellino, gesuiti di Genova, che da anni assiste in diversi modi la comunità dei senza tetto, degli emarginati.

La nostra vita Regia: daniele Luchetti con Elio Germano, Raoul Bova, Isabella Ragonese, Luca Zingaretti, Stefania Montorsi, Giorgio Colangeli. Un grande Elio Germano, che ha ampiamente meritato il premio come miglior attore a Cannes, per un film sui trentenni di oggi. Quelli che non hanno santi in paradiso, forse i nuovi proletari come li definisce lo stesso Luchetti. In realtà dei giovani intelligenti e svegli che cercano di farsi strada in un mondo dove la priorità sono i soldi e la loro capacità di comprarci più cose possibili. Figli di un consumismo sfrenato, ma anche capaci di mettere al mondo tre figli nella totale incertezza economica e con il desiderio di fare il grande salto in avanti. Il film però non è solo questo. Anche una grande fine-

Regia: Paolo Virzì con Valerio Mastandrea, Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi, Micaela Ramazzotti. Svolta intimista per il regista toscano che si allontana decisamente dalle tematiche sociali che hanno caratterizzato le sue precedenti pellicole, per concentrarsi sui sentimenti e sulla psicologia dei personaggi in una sorta di romanzo famigliare. Un percorso tutto nuovo per il quale sceglie l'attrice simbolo della commedia all'italiana, la splendida Stefania Sandrelli che insieme ad un Mastandrea in grande forma (una delle migliori interpretazioni dell'attore romano nel ruolo di Bruno e del suo mal di vivere) da vita ad un duetto recitativo di ottimo livello, riuscendo a coinvolgere l'intero cast. Costruito su due piani temporali, il film percorre circa quarant'anni di vita livornese, la storia di una mamma bellissima e svampita e dei suoi due figlioli dagli anni 70/80 fino ai nostri giorni.

La vita è una cosa meravigliosa Regia: Carlo Vanzina con Gigi Proietti, Vincenzo Salemme, Enrico Brignano, Nancy Brilli, Luisa Ranieri Saranno pure i furbetti del quartierino, ladroni e corrotti, però in fondo in fondo sono dei buoni. Insomma, prevale la tesi dei "birbantelli". E' questa l'Italia descritta dai Vanzina. Gli italiani? Un popolo di cialtroni, dicono, sempre pronti a trovare la scorciatoia, la raccomandazione, l'appoggio del potente di turno, ma subito dopo arriva puntuale l'assoluzione. Così il direttore di un potente


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MINICRITICHE dEI FILM CHE POTRETE VEdERE NELLE SALE E NELLE ARENE gruppo bancario, intrallazzone ed imbroglione, si ritira in campagna a coltivare gli ortaggi in compagnia di belle ragazze (!), il chirurgo che cercava e dispensava favori a destra e manca si redime andando a curare i poveri. Il poliziotto intercettatore, che usa il suo potere per conquistare una bella ragazza, ritrova l'amore. E via discorrendo. Unico punto forza del film un eccellente cast di attori, che riesce a tenere in piedi una storia mediocre ed improbabile. Con tutto il "materiale" che la cronaca regala ogni giorno si poteva fare veramente di più.

Le quattro volte Regia: Michelangelo Frammartino Il regista milanese di origine calabrese, dopo il bellissimo e pluripremiato "Il dono" ci regala un nuovo lavoro dove creatività e poesia si fondono per raccontare il fascino arcaico di una terra dove il tempo sembra si sia fermato. Interamente girato senza dialoghi, senza attori, solo con rumori di sottofondo, utilizzando la tecnica del documentario (come peraltro aveva già fatto con il primo lungometraggio), la cinepresa si limita a riprendere scene di vita quotidiana di un piccolo villaggio rurale, in realtà riesce a leggere oltre le immagini. Illustra il ciclo della vita e della natura, attraverso uno sguardo originale ed innovativo che può ricordare quello di Franco Piavoli e Vittorio De Seta. Accolto a Cannes da giudizi più che lusinghieri dalla critica internazionale.

Matrimoni ed altri disastri Regia: Nina di Majo con Margherita Buy, Fabio Volo, Luciana Littizzetto, Francesca Inaudi. L'intento della regista era una commedia semplice e sofistica, in realtà è complicata (tanto da apparire improbabi-

Una scena corla di “Mine vaganti” di Ozpetek. In primo piano Elena Sofia Ricci (a sinistra) e Riccardo Scamarcio

le) ed abbastanza ordinaria, quasi scontata. Sceneggiatura debole e poco equilibrata, dialoghi fuori dal mondo. La Buy, sulla cui faccia la cinepresa non molla mai un attimo facendo sparire dallo schermo tutto il resto, fa sempre la solita parte della single ansiosa e nevrotica. Poi, per chissà quale magico artifizio, ad un certo punto tutti si innamorano di lei. L'adolescente inquieto, l'intellettuale di sinistra inevitabilmente sfigato, il tecnico che aggiusta i computer e pure il cognato mezzo leghista ed ignorante come una capra al quale dà anche un bacetto tutto casto. Cast stellare sottoutilizzato.

Mine Vaganti Regia: Ferzan Ozpetek con Riccardo Scamarcio, Nicole Grimaudo, Alessandro Preziosi, Ennio Fantastichini, Lunetta Savino, Ilaria Occhini Gruppo di famiglia in un interno. Il paragone con il grande film di Luchino Visconti finisce qui. Tuttavia, nulla da togliere al regista turco che ha realizzato un film godibile, intimo, per la prima volta curioso di esplorare il cuore della famiglia tradizionale e tradizionalista, animata dal perbenismo di facciata. Un nucleo numeroso, come tanti nel Sud d'Italia, proprietario di un pastificio, con una nonna

dolce e ribelle, una madre affettuosa e tollerante, la zia stravagante (una piacevole sorpresa l'interpretazione di Elena Sofia Ricci), il padre molto attento alle apparenze e due figli gay che hanno da sempre nascosto la loro vera identità. Scamarcio particolarmente bravo a non strafare in un ruolo non certo facile. Sullo sfondo la splendida Lecce con i vicoli, piazze ed il candore della sua architettura.

Nine Regia: Rob Marshall con daniel day-Lewis, Sophia Loren, Nicole Kidman, Penelope Cruz, Marion Cotillard Già il musical di Broadway sembra non sia piaciuto per nulla a Fellini. Immaginate cosa potrebbe dire oggi di questo film, se fosse ancora vivo. Una sfilza di banalità e luoghi comuni sull'Italia e sugli italiani, da non credere. La pizza, i mandolini e siamo al completo. Ovviamente nulla a che vedere con un capolavoro come “8 e mezzo“. A parte questo, le canzoni sono accattivanti, i balletti rocamboleschi, i costumi sfavillanti. Ingredienti essenziali per catturare il grande pubblico. Per non parlare della lunga sfilza di star e bellezze internazionali. Penelope Cruz insolitamente conturbante e sexy. Guido

Contini è affascinante, glamour e donnaiolo ma non possiede l'ironia di Mastroianni.

Notte folle Manhattan

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Regia: Mira Nair con Steve Carell, Tina Fey Battute e situazioni scopiazzate da altre celebri pellicole, tuttavia divertente ed anche poco corretta (è pieno di parolacce) per una commedia americana destinata alle famiglie. La coppia Carell & Fey funziona, ben diretta dal regista di "Una notte al museo", per cui alla fine il film risulta piacevole ed alcune gag sono davvero esilaranti. Ipotetico plot alla intrigo internazionale, con il più classico scambio di persona. Una tranquilla ed annoiata coppia con tanto di prole chiassosa, che vive nella provincia del New Jersey, decide di uscire dalla routine concedendosi una serata speciale e cenare in uno dei ristoranti più trandy della città. Non avendo la prenotazione, però, hanno la malaugurata idea di prendere il posto di una coppia che non si è presentata.

Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il ladro di fulmini Regia: Chris Columbus con Logan Lerman, Pierce Brosnan


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MINICRITICHE dEI FILM CHE POTRETE VEdERE NELLE SALE E NELLE ARENE Il paragone con le avventure di Harry Potter è inevitabile. Il regista ne ha diretti ben due. Come il celebre maghetto anche Percy Jackson ha poteri sovrannaturali, per metà divino e per metà umano, con l'innata capacità di tenere a bada il male. Anche lui ha genitori "magici", è figlio del dio greco Poseidone, e molte delle situazioni in cui si trova porta inevitabilmente al personaggio della Rowling. L'apparizione dell'Idra a tre teste non può non ricordare Fuffy il cane a tre teste di Hagrid. Solo una squallida copia dunque? Niente affatto. Il film ha una sua valenza, si lascia vedere con piacere, in qualche modo è anche educativo (all'inizio insegnanti e compagni di scuola lo credono mentalmente limitato) e poi potrà riempire il vuoto che Potter lascerà. Moderno classico della letteratura fantasy dello scrittore Rick Riordan, "Il ladro di fulmini" è il primo di una serie di cinque libri, l'ultimo uscito a maggio dello scorso anno.

Piccolo (Il) Nicolas ed i suoi genitori Regia: Laurent Tirard con François-Xavier demaison, daniel Prévost Adattamento sul grande schermo di uno dei più importanti classici per l'infanzia francesi, probabile primo esempio di letteratura moderna per piccoli, nato dalla fantasia di René Goscinny (l'ideatore di Asterix) e JeanJacques Sempè. Il protagonista è un bambino di otto anni, Nicolas, una sorta di Gian Burrasca d'Oltralpe. Ambientato negli anni '50, le avventure del pestifero ragazzino con la sua strampalata combriccola di amici, divertono molto e riescono a creare un processo di identificazione sia nei bimbi che nei grandi, con un abile doppio piano di lettura. Riuscita trasposizione sul grande schermo, senza

Russel Crowe (a destra) nel ruolo che il regista Ridley Scott gli ha assegnato per la nuova versione di “Robin Hood” trascurare le magiche atmosfere dei racconti.

Predators Regia: Nimrod Antal con Adrien Brody, Laurence Fishburne, Alice Braga Remake dell'action movie interpretato nell'87 da Schwarzenegger, con un inedito Adrien Brody nei panni dell'ex marine tutto muscoli, tattica militare e mitraglietta in spalla. Mercenario alla guida di un gruppetto di veri cattivi. Letteralmente piovuti dal cielo, ben presto scopriranno di essere stati catapultati in un pianeta alieno per essere trasformati in prede. Uomini (e donna) allenati ad uccidere che invece saranno spietatamente cacciati ed eliminati da una nuova razza di predators alieni, guerrieri astutissimi in grado di rendersi invisibili. Film ben orchestrato, di sicuro effetto, altamente confezionato. Apprezzabile.

Prince of Persia - Le sabbie del tempo

Regia: Mike Newell con Jake Gyllenhaal, Ben Kingsley, Alfred Molina Dopo "I pirati dei Caraibi" ecco un altro film tratto da un videogioco degli anni '80. A dirigerlo questa volta il regista inglese di "Quattro matrimoni e un funerale" e di "Harry Potter e il calice di fuoco". Se piace il genere, l'action fantasy è piacevole e scorre abbastanza facilmente nonostante le oltre due ore di durata. Le scenografie esotiche dell'antica Persia, in gran parte riprodotte al computer, non deludono le aspettative. C'è tutto. Il principe bello e muscoloso che corre lungo i muri, la principessa misteriosa e furba, il pugnale, le arti magiche, la lotta contro le forze oscure, ed uno stuolo di allenatissimi stuntman. Insomma, un bel fumettone. Sempre ottime le Interpretazioni di Molina e Kingsley.

Remember me Regia: Allen Coulter con Robert Pattinson, Emilie de

Ravin Una sorpresa. Che il vampiretto più celebre del momento si sia cimentato, nonostante il travolgente successo di Twilight, in una pellicola del genere depone a favore di questo bel ragazzone rimasto improvvisamente sepolto dalla notorietà e da una stuolo di adoranti fan. Il film, contrariamente a quanto si possa credere, non è solo una storia d'amore destinata al filone giovanilistico, l'intreccio è molto più raffinato e complesso, pieno di humour, acume, con dialoghi ben scritti ed interpretati. Finale sorprendente che vuole essere un omaggio alla città di New York. Senza voler svelare nulla, perché l'epilogo è davvero inaspettato, la storia parte da due ventenni provenienti da mondi del tutto opposti, che si incontrano in maniera non proprio casuale, e che si innamorano. Ma non ci sarà l'happy end.

The road Regia: John Hilcoat con Viggo Mortensen, Robert duvall, Charlize Theron E' vero, è deprimente, triste, disperato, senza futuro, eppure è uno dei film più interessanti che il genere catastrofista abbia partorito negli ultimi anni. Completamente privo di retorica, un regista semi-sconosciuto porta sul grande schermo il romanzo "La strada" del grande scrittore statunitense Cormac McCarthy. Lo fa rivelando notevoli capacità nel dirigere i pochi (ma buoni) attori del cast. Un film complesso, difficile, dove la macchina da presa è quasi esclusivamente puntata sui volti di un padre e di un figlio che cercano di sopravvivere in un'America desolata e distrutta da un misterioso cataclisma, dove gli esseri umani sono spinti a dare il meglio e (soprattutto) il peggio di sé.

Robin Hood Regia: Ridley Scott con Russel Crowe, Cate


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MINICRITICHE dEI FILM CHE POTRETE VEdERE NELLE SALE E NELLE ARENE Blanchett, William Hurt, Max Von Sydow. Certo, se si pensa che è stato il regista di Blade Runner e Thelma & Louise qualche attimo di sconforto assale. Non è che fosse così indispensabile l'ennesima pellicola su una figura trita e ritrita come l’arciere di Sherwood. Tuttavia non si può dire che sia, nel suo complesso, un brutto film. Conosciamo tutti le capacità del grande regista americano. Il prodotto infatti è ben confezionato, e non a caso sia Scott che Crowe lo hanno anche prodotto. A parte qualche sprazzo di vera noia, soprattutto durante le interminabili e sanguinolente scene di scontri armati tra buoni e cattivi, la vera novità è la figura di Lady Marion, qui in una insolita ed improbabile veste di rivoluzionaria in un’epoca dove le donne stavano zitte, obbedivano e procreavano. Vedova di guerra senza figli, non solo respinge i pretendenti, ma combatte anche con armatura e spada, coltiva i campi ed esprime la sua opinione. Già annunciato Robin Hood 2.

Una scena di “Shutter Island”. Al centro: Leonardo di Caprio

sto caso però quello che manca è la mano ferma di una regia esperta capace di dirigere un buon cast di attori e plasmare, rendendola scorrevole e convincente, una trama a tratti complessa. Un intreccio narrativo con un preciso scopo, da scoprire solo nel finale.

Scontro di civiltà per Shutter Island un ascensore a Regia: Martin Scorsese con Leonardo di Caprio, Mark Piazza Vittorio Regia: Isotta Toso con daniele Liotti, Kasia Smutniak, Francesco Pannofino Peccato, un'occasione mancata. Perché l'omonimo romanzo di Amara Lakhous (se vi capita leggetelo), dal quale è stato tratto il film, è piacevole, a tratti divertente nel raccontare le vicissitudini di un gruppo di inquilini di varie nazionalità, ricco di spunti interessanti per riflettere sulla nostra società. Lo scontro di civiltà del titolo, si consuma nel chiuso di un palazzo e di un condominio a Piazza Vittorio, nel cuore del quartiere più multietnico di Roma. Come spesso avviene la trasposizione tradisce in parte l'opera letteraria, in que-

Buffalo, Ben Kingsley, Max von Sydow. Un affresco sul dolore e sulla follia. Film particolarmente claustrofobico e cupo, con una magnifica fotografia, come tutte le opere di Scorsese curato e costruito nei minimi particolari. Maestro nel dirigere i suoi attori. Dramma psicologico avvincente, che lascia con il fiato sospeso sino alla fine, mai scontato, con una ambientazione quasi maniacale. Un'isola-fortezza, battuta dal vento e da una pioggia incessante, sede di un noto manicomio criminale. Siamo nel 1954, all'apice della Guerra Fredda, quando il capo della polizia locale Daniels (Di Caprio) ed il suo collega ven-

gono convocati a Shutter Island per indagare sulla misteriosa scomparsa di una pluriomicida, ma nulla è come appare.

Simon Konianski

un giovane laureato in filosofia, disoccupato, abbandonato dalla moglie, costretto a tornare a vivere con il padre, un ex deportato che gli darà del filo da torcere anche da morto.

Regia: Micha Wald con Jonathan Zaccai, Popeck Un popolo che sa ridere della propria tragedia. Sul filone di una serie di riuscitissime commedie dallo humour yiddish (da "Train de vie" in poi), arriva questo giovane e sconosciuto regista belga di origini ebraiche che al suo secondo lungometraggio mette in luce un talento del quale probabilmente sentiremo parlare ancora. Dosato e con il giusto cast di attori, costruisce un film divertente e drammatico, irriverente e scoppiettante, graffiante e doloroso. Colonna sonora dai ritmi leggeri ed accattivanti in netto contrasto dal contesto narrativo. Più che l'accostamento con Woody Allen, Radu Mihaileanu o al nostro Benigni, lo stile somiglia molto a quello dei grandi fratelli Coen che sullo stesso argomento hanno realizzato "A serious man". Fortemente autobiografico, è il racconto di

Regia: Alessandro d'Alatri con dario Castiglio, Martina Codecasa D'Alatri torna a sorprenderci. Dopo il cine-panettone alternativo "Commediasexy", il regista romano questa volta firma un film completamente in digitale, a basso budget, interpretato da attori semisconosciuti. Una commedia sentimentale appartenente al filone giovanilistico, dai risvolti sociali, ambientata nella splendida isola di Ventotene che, ad onor del vero, contribuisce parecchio alla riuscita della storia tratta dal romanzo di Anna Pavignano (In bilico sul mare). Il giovane e bel Salvatore (Dario Castiglio, figlio di Peppino di Capri) d'estate porta i turisti in giro con il suo gozzo mentre d'inverno fa il muratore in nero nei cantieri sulla terraferma. L'amore arriva con Martina, la ragazza di buona famiglia che

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MINICRITICHE dEI FILM CHE POTRETE VEdERE NELLE SALE E NELLE ARENE usa la sua barca per le immersioni da sub.

The Wolfman Regia: Joe Johnston con Benicio del Toro, Emily Blunt, Anthony Hopkins Monster movie di tutto rispetto. Diretto con mano ferma ed interpretato con la stessa convinzione da un intenso Benicio Del Toro (bravo anche con il pesante trucco da lupo) accanto al sempre straordinario Hopkins, nel ruolo del padre. Remake del classico horror "L'uomo lupo" di George Waggner del 1941, costruzione di un sanguinoso puzzle con un'antica maledizione che trasforma le persone in lupi mannari durante le notti di luna piena, che sta lentamente uccidendo gli abitanti di Blackmoor. Poco splatter ma di certo non annoia, diligentemente condensato in poco più di un'ora e mezza con una tensione narrativa che non cala mai. Interessante ricostruzione d'epoca in stile vittoriano.

Tra le nuvole Regia: Jason Reitman con George Clooney e Vera Farmiga Un film attraversato da un umorismo fresco e leggero per affrontare un tema di scottante attualità, dai risvolti inevitabilmente drammatici. La storia di un "tagliatore di teste", un manager molto ricercato in tempi di crisi, che le aziende assumono per brevi periodi con il compito di licenziare il personale in eccesso. Un grande Clooney nei panni del professionista senza scrupoli che dopo tanti anni spesi felicemente tra una città e l'altra dell'America, improvvisamente sente di dover cambiar vita. La sfilza dei dipendenti che passa sotto la mannaia di Clooney sono veri disoccupati provenienti da Detroit e St. Louis, le città più colpite dalla recessione. Il regista è il figlio di Ivan Reitman, quello che ha diretto "Ghostbusters".

George Clooney e Vera Farmiga in una scena di “Tra le nuvole” di Jason Reitman

Triage Regia. danis Tanovic con Colin Farrell, Paz Vega, Christopher Lee Premio Oscar nel '93 con No Man's Land, Tanovic ritorna ad affrontare gli orrori della guerra, da un altro punto di vista. Quello dei sopravvissuti. Di coloro che ce l'hanno fatta, ma che hanno lasciato in quei terribili luoghi gran parte della loro vita. Tratto dall'omonimo romanzo dell'ex reporter Scott Anderson che ha seguito i conflitti in Uganda, Beirut, Cecenia e Bosnia il film è la storia di due fotoreporter inviati nel Kurdistan iracheno nel 1988 poco prima dei massacri di gas ordinati da Saddam Hussein. Le scene sono forti, particolarmente violente e sanguinolenti. In un ospedale da campo improvvisato, senza acqua ed attrezzature adeguate, il medico è costretto a sparare in testa ai pazienti più gravi, quelli senza speranze.

The Twilight Saga: Eclipse Regia: davide Slade con Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner

Il cast al completo di “The Twilight”, terza pellicola della saga ”Eclipse”, ma anche la peggiore

E' troppo facile parlare male del film, talmente è insulso. Il peggiore dei tre. Nella prima parte non succede praticamente nulla. Ci sono dei neovampiri che cercano vittime da succhiare in giro per la città (sai che novità!), sarebbero dei cattivoni che tentano di organizzare un piccolo esercito per far fuori Bella. I dialoghi tra i tre protagonisti hanno temi fissi e ripetitivi. Parole come amore, cuore, sentimento vengono usate fino allo sfinimento. Lei dice al vampiro Edward: "io ti amo, sono pronta a morire per te", mentre al licantropo pettoruto Jacob ribadisce "sono solo tua amica", però si capisce

che forse c'è dell'altro dopo due bacetti non proprio casti. I due rivali, con piglio molto maschio, fanno a gara nel rassicurarla. "Ti proteggo io" afferma uno, "no, a lei ci penso io" ribatte l'altro. Salvo poi allearsi per salvarle la pelle (si fa per dire). Va bene, trattasi di pellicola per adolescenti. Ma che fatica arrivare sino alla fine.

Recensioni di LUCIANA VECCHIOLI


aq21agosto2010