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Anno II - n. 55/bis - Domenica 14 marzo 2010

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In un clima di serenità la manifestazione promossa dal centrosinistra a Roma

In difesa della legalità

Alcune immagini della manifestazione del centrosinistra svoltasi sabato a Roma all’insegna della compattezza e della compostezza, smentendo le previsioni sia degli esponenti del centrodestra sia quelli centristi di vecchia data o di recente acquisizione. PAGG. 4 e 5

Dal Consiglio di Stato no alla Polverini sì a Formigoni

Quattro le vittime nel “Sabor latino”

Il Consiglio di Stato ha dichiarato l'appello del Pdl contro l'esclusione della lista Pdl Roma dalle elezioni regionali improcedibile. Questo vuol dire che i giudici non si sono espressi nel merito. Ciò determina comunque la definitiva esclusione della lista Pdl Roma dalle elezioni regionali. Il Consiglio di Stato ha respinto invece il ricorso della Federazione della sinistra in Lombardia e ha detto sì alla lista Formigoni.

Quattro persone sono morte in un incendio scoppiato ieri sera in un seminterrato in via Cappadocia, nel quartiere di San Giovanni a Roma. Sono tre giovani, di cui uno di nazionalità peruviana, e una donna le vittime dell'incendio. Le fiamme sono divampate all'interno di un garage adibito a circolo culturale, denominato ''Sabor latino'', dove era in corso una festa privata. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri a prendere fuoco sarebbe stato l'impianto di amplificazione della musica. Alla festa erano presenti circa trenta persone. Secondo quanto accertato dai militari dell'Arma l'uscita di sicurezza del locale era chiusa a chiave. Le generalità degli altri tre morti sono ancora da accertare in quanto erano sprovvisti dei documenti di riconoscimento. «Era inevitabile che accadesse una cosa del genere: io in quel locale ci sono stato, nulla era a norma», dice un abitante della zona.

Muoiono nell’incendio del circolo culturale

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VentiquattrOre

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CaSSazIone

InChIeSta vIP

roma

Droga

Le donne non possono esser criticate solo per la loro appartenenza al genere femminile. Lo ha stabilito la Cassazione. Le critiche nei confronti delle donne,riferite solo al dato biologico,sono lesive della dignità della persona. La Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione nei confronti di un giornalista e di un sindacalista per le critiche di genere alla direttrice del carcere di Arienzo (Caserta).

Altra condanna per il fotografo dei vip: Fabrizio Corona è stato condannato a tre anni e quattro mesi di carcere per un caso di estorsione ai danni del calciatore David Trezeguet. La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Torino. I giudici hanno inflitto 3 anni e 4 mesi di carcere anche a Marco Bonato, collaboratore di Corona, e 5 mesi, ma solo per violazione della legge sulla privacy, al fotografo Fabrizio Pensa.

La polizia postale del Lazio ha identificato il referente in Italia del Ku Klux Klan , organizzazione dell'estrema destra inneggiante la diversità razziale, nata negli Usa nel 1865 dove riveste carattere di legalità. Si tratta di un disoccupato 33enne residente nella provincia di Modena, che dopo perquisizione domiciliare, è stato denunciato in stato di libertà per aver commesso atti di discriminazione e odio etnico, nazionale, razziale.

Nella notte tra il 21 e il 22 ottobre, il medico del reparto carcerario dell'ospedale Sandro Pertini di Roma cercò di rianimare Stefano Cucchi pur sapendo che era morto da circa tre ore. E' la conclusione della commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del servizio pubblico nazionale sul decesso del 31enne, arrestato per spaccio. Si tratta di conclusioni opposte all'indagine giudiziaria.

E’ diffamazione estorsione criticare le donne a trezeguet solo per il sesso 3 anni a Corona

Ku Klux Klan tentarono identificato di rianimare il referente italiano Cucchi da morto

Lo ha affermato papa Ratzinger in un incontro teologico

La Foto

Il celibato è sacro per i preti

Prandelli pronto a restare

E ha aggiunto: la vocazione è grande mistero Il celibato dei sacerdoti di rito latino rimane un valore "sacro". Lo ha riaffermato papa Benedetto XVI , ricevendo in udienza in Vaticano i partecipanti ad un convegno teologico in corso a Roma. Giovedì il vescovo di Ratisbona, Mueller, promotore dell'operazione di trasparenza avviata dalla Chiesa cattolica sugli abusi sessuali ai minori, aveva definito "una stupidaggine" l'ipotesi che il celibato ecclesiastico fosse all'origine del fenomeno. “L'orizzonte dell'appartenenza ontologica a Dio costituisce la giusta cornice per comprendere e riaffermare, anche ai nostri giorni, il valore del

sacro celibato, che nella Chiesa latina è un carisma richiesto per l'Ordine sacro ed è tenuto in grandissima considerazione nelle Chiese Orientali", ha spiegato il Pontefice durante il convegno "Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote". Esso è autentica profezia del Regno, segno della consacrazione con cuore indiviso al Signore e alle “cose del Signore, espressione del dono di sè a Dio e agli altri - ha aggiunto Benedetto XVI. “Quella del sacerdote è, pertanto, un'altissima vocazione che rimane un grande mistero anche per quanti l'abbiamo ricevuta in dono”.

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Direttore responsabile: Ennio Simeone Redazione: Viale Regina Margherita n. 232 int. 19 tel. 06 44250406 Indirizzo e-mail: redazione@altroquotidiano.it Editrice: GECEM (Gestione Cooperativa Editoria Multimediale) - Presidente:Stefano Clerici Sede legale: Via Aldo Sandulli 45, Roma Registrazione del Tribunale Roma n..343/08 del 18 settembre 2008 - Registrato al ROC Partita Iva 09937731009

Cesare Prandelli si è presentato in sala stampa per analizzare l'importante sfida contro il napoli e il rinnovo. "Sono pronto per sedermi con la mia proprietà per firmare un contratto per altri cinque anni".

L’OnOmAsticO

Cristina ed Eva oggi si festeggia Santa Cristina, martire, che, percossa con le verghe, ricevette la corona del martirio sotto il regno di Cosroe I di Persia. Domani la Beata eva, nacque in un ambiente agiato, fu combattuta fra la vita civile e quella di reclusa.

AccAdde Oggi Disastro Linate Il 13 marzo ha luogo l'ottava e ultima udienza preliminare dei processo penale per l'attribuzione delle responsabilità nell'ambito del Disastro aereo di Linate dell'8 ottobre 2001; vengono rinviati a giudizio tutti gli 11 imputati


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Inchiesta: pressioni di Berlusconi sull’Agcom

Rai, la tv dello Zimbabwe Berlusconi avrebbe fatto pressioni su Giuliano Innocenzi, commissario dell’Agcom per silurare la trasmissione di Michele Santoro: è quanto ha scritto ieri il “Fatto quotidiano” rivelando un’inchiesta che, sempre secondo il “Fatto”, vedrebbe indagati a Trani Silvio Berlusconi, Giuliano Innocenzi e Augusto Minzolini, direttore del Tg1. La procura non smentisce né conferma, mentre i diretti interessati dicono di non sapere nulla e Innocenzi minaccia querele. Secondo la ricostruzione del “Fatto”, il presidente Silvio Berlusconi avrebbe chiamato più volte Innocenzi per lamentarsi degli attacchi di alcuni programmi Rai (Annozero, Parla con me, Ballarò) e in qualche caso il commissario Agcom (l’agenzia terza garante delle comunicazioni) si sarebbe adoperato a togliere il premier dagli impicci. Ad esempio cercando chi firmasse un esposto contro Annozero o garantendo consulenze agli avvocati di qualche politico. Accuse queste molto gravi, che non abbiamo modo di verificare, dato che l’inchiesta, se pure esiste, è agli albori e quindi solo la procura e la guardia di finanza può accedere ai documenti. Vero è che la procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per rivelazione di segreto istruttorio. Nel sistema, secondo il “Fatto”, aveva un suo ruolo anche il “direttorissimo”, come veniva chiamato dal premier, Augusto Minzolini, che si sarebbe detto pronto a intervenire, ad esempio, sul caso Spatuzza. Sarà una coincidenza, ma proprio sul pentito di mafia il direttore del Tg1 ha fatto un editoriale, in cui ha definito "bugie" le sue parole. Dalle intercettazioni, raccontate dal quotidiano diretto da Padellaro, emergono anche par-

Tentativi di silurare Annozero di Santoro “Il Fatto quotidiano” riferisce di intercettazioni raccolte dalla Procura di Trani DI

ELoISA CovELLI

Silvio Berlusconi con Augusto Minzolini, direttore del Tg1

Bocciata la lista del Pdl a Roma anche in appello L'ultima speranza resta ora il Consiglio di Stato per la lista provinciale del Pdl di Roma, esclusa dalle elezioni regionali del Lazio anche dalla Corte d'Appello della Capitale che ha bocciato il suo ennesimo ricorso per la riammissione. Oggi i giudici di palazzo Spada si pronunceranno sulla sentenza del Tar che ha bocciato, qualche giorno fa, la richiesta di sospensiva presentata dal partito. Lo stop della Corte d'Appello arriva dopo il ricorso presentato l'altro contro il pronunciamento del tribunale di Roma che ha rifiutato la seconda presentazione della lista Pdl, avvenuta ai sensi del decreto legge cosiddetto "salva-liste". La Corte d'Appello ha respinto il ricorso con le stesse motivazioni per le quali la lista non era stata accolta dall'Ufficio elettorale del Tribunale di Roma: "mancava la prescritta documentazione", ha spiegato il responsabile elettorale del Pdl Ignazio Abrignani. Intanto due giorni fa il Tar del Lazio ha ammesso alle elezioni tre liste: Alleanza di centro per la libertà, Lega Italia - Fronte Verde e Popolari Udeur secondo una novità interpretativa della legge regionale del Lazio, secondo cui in caso di scioglimento del Consiglio regionale che ne anticipi la scadenza di oltre 120 giorni e in sede di prima applicazione della legge stessa, il numero delle sottoscrizioni è ridotto alla metà.

ticolari caricaturali. Mauro Masi, dg Rai, di fronte alle ennesime richieste di Berlusconi fatte a Innocenzi avrebbe sbottato: “Nemmeno nello Zimbabwe”. Intanto ieri il Tar ha accettato la richiesta della sospensiva del regolamento Agcom sulla par condicio, che nei fatti impediva la messa in onda di talk show con politici come ospiti. La richiesta, presentata da Sky e Telecom italia media (La7 e Mtv), tocca soltanto le reti private perché sulla Rai è competente la commissione parlamentare di Vigilanza, un organo politico sul quale il Tar non può esprimersi. Se il Tar ha così sbloccato i dibattiti politici su La7, Mediaset e Sky, la situazione in Rai rimane immutata: ai sensi del regolamento della commissione di Vigilanza i talk show politici non possono andare in onda un mese prima delle elezioni. Il presidente della Rai, Garimberti, contrario dalla prima ora a questa restrizione, ha convocato d’urgenza il cda per lunedì prossimo, sperando che la Rai ritorni sui suoi passi. Nel frattempo, La7 ha ripreso subito i suoi programmi di approfondimento, mandando in onda ieri pomeriggio un Omnibus speciale elezioni previsto solo sul web e assicurando il ritorno a un palinsesto completo. Per Sky Tg24 la decisione del Tar non muta i suoi programmi, perché l’emittente di Murdoch non ha mai dato seguito alla delibera dell’Agcom, tanto che il 9 marzo ha mandato in onda un dibattito con i candidati presidenti in Puglia e così continuerà a fare fino alle elezioni. Più sibillina la posizione di Mediaset che, in un comunicato ha espresso la sua soddisfazione per la decisione del Tar, ma che ieri sera a Matrix non ha dato spazio alla politica, ma si è occupata del caso Corona.


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La manifestazione di Piazza del Popolo

Viola, democrat & company per la legalità

Sopra, una manifestante con la maglia di Mafalda. Sotto il cartello di vendita della democrazia (foto Altro quotidiano)

Duecentomila persone in piazza contro il decreto “salva-liste” e per il rispetto delle regole. Bersani e Bonino sul palco DI

ELoISA CovELLI

Sono le 14,20 del 13 marzo. Dalla metro Flaminio esce una marea di gente. Gli addetti alla sicurezza sono costretti ad aprire le porte di emergenza. Impossibile fare uscire tutte quelle persone attraverso i tornelli. Il tunnel che porta a Piazza del Popolo è un’unica grande catena umana. E da lì la fiumana conduce fino alla Piazza dove ieri sette partiti e molte associazioni si sono riunite per dire “no al decreto salva-liste, sì alle regole”. Quelle che servono per la democrazia, per un paese che vede ancora la legalità come uno dei suoi principi fondanti. In piazza c’è tutto il centrosinistra (Pd, Idv, Sel, Verdi, Partito Socialista, Federazione della Sinistra), escluso l’Api di Rutelli, e il popolo viola, che come recita un cartello è diventato “più che viola cianotico”. Chi avesse saltato il pranzo può rifarsi con un “panino alla Milioni” (l’ormai famoso delegato Pdl alla consegna delle liste a Roma) dei giovani comunisti o con le arance “metalmeccaniche” dei lavoratori Eutelia (da sei mesi senza stipendio).

Le bandiere in piazza sono tante, soprattutto del Pd e Idv, ma se ne vedono anche di Sinistra, ecologia e libertà, la formazione di Vendola. Quando sale sul palco lei emma Bonino, le fa abbassare tutte “per vedervi”, dice. E inizia il suo discorso: «Cittadine e cittadini, oggi mi piace chiamarvi così. Serve un nuovo inizio a partire dalla concezione della politica. Spero di rappresentare anche chi in passato ha votato altro ma ora sente come noi il bisogno di legalità, pulizia, rispetto delle regole, decenza e decoro istituzionale». «Noi dobbiamo essere la speranza – afferma – la proposta e non solo la sterile protesta. Un mondo diverso è possibile, dipende da voi tutti ma occorre essere alternativi al vecchio e al regime da basso impero». E poi via con la sua giacca gialla e maglietta blu, lascia la piazza dando la parola agli altri leader. Conduce la vj di Mtv Paola Maugeri. Tra un intermezzo di musica e un discorso di un politico parlano un’operaia dell’Omsa e un’insegnante pre-

caria, più tardi sarà la volta anche del giornalista Riccardo Iacona. Dietro le quinte del palco si vedono molti politici e sindacalisti: nicola La torre, vincenzo vita, maurizio migliavacca, Fabrizio morri e matteo orfini; gli Idv Luigi De magistris, Silvana mura, Felice Belisario e massimo

Donadi, il socialista Bobo Craxi, e ancora gavino angius, marco Fumagalli, armando Cossutta, Fausto Bertinotti, massimo D’alema, Walter veltroni, Livia turco, Debora Serracchiani, guglielmo epifani solo per dirne alcuni. Continua a pagina 5


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Alcune immagini da Piazza del Popolo (foto Altro quotidiano)

(Continua dalla pagina precedente...) Tra la stampa e gli ospiti si imbuca rocco Carlomagno, reso celebre dallo scontro fisico con Ignazio La Russa alla conferenza stampa di Berlusconi di due giorni fa. Ma alla stampa faccia già nota per altre sue contestazioni (dalle manifestazioni contro le scorie a Scanzano

Jonico a episodi più recenti). Alla fine si infila tra i “vip” e con il suo sigaro alla Bertinotti racconta della sua famiglia rimasta in Basilicata. La piazza accoglie con un’ovazione il discorso di vendola e anche lì, dietro le quinte, è il più ricercato. «L’Italia non è una repubblica televisiva fondata sull’impunità», dice dal palco.

«Ricominciamo – insiste Vendola – da dove Berlusconi ha inferto l’ultimo colpo. Ricominciamo con un discorso chiaro: o faremo questo o falliremo. Hanno portato l’Italia in un angolo, abbiamo il dovere di risollevarla in piedi». Le contestazioni a Giorgio Napolitano sono poche. E per vedere i cartelloni contro il presidente della Repubblica bisogna proprio andarseli a cercare. Ma la polemica nei confronti del capo di Stato non parte dal leader dell’Idv, antonio di Pietro. «Oggi siamo qui per contrastare la deriva fascista di questo paese -dice- Solo su questo dobbiamo impegnarci tutti insieme da oggi in poi. Noi di Italia dei Valori non affonteremo altri argomenti che liberare il paese dal piduista Berlusconi». Non poteva mancare un accenno all’inchiesta Rai-Agcom, che vedrebbe coinvolto Silvio Berlusconi in presunte pressioni sull’Agenzia e le reti pubbliche. «Il governo mostra a tutti di poter fare quello che vuole dice dal palco il segretario del

Pd, Pier Luigi Bersani – I canali di informazione sono invasi e condizionati fino all’imposizione del silenzio, e l’agenda di governo è sostanzialmente in mano a uno solo, che la occupa con leggi per sé e per i suoi». Berlusconi? «Un capo del governo che fa tutto tranne che il suo mestiere. Ora è anche caporedattore del tg, come abbiamo visto in questi ultimi giorni». La piazza è molto fantasiosa. «Resistenza contro il telefascismo», recita uno striscione mentre su un pupazzo che riproduce Silvio Berlusconi si legge «A Berlusconi interessa solo non essere processato». Spopolano anche le magliette viola con una Mafalda piangente che dice: “Basta!”. Un cartello recita: «Vendesi democrazia italiana per cessata attività (governo Berlusconi)». E c’è chi se la prende con il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone «Hominum zerbinus- recita un cartello- Contro la stitichezza usa un rimedio naturale: “Capezzonuttalax”. Come fa cagare lui… nessuno!». e.c.


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La decisione del tar

Come interpretare correttamente le norme elettorali nel Lazio per elezioni anticipate Ho presentato una interrogazione urgente al vice presidente della Regione e all’assessore agli Affari istituzionali per sapere se la riammissione di alcune lise dal Tar possa provocare lo slittamento delle elezioni o meno. Questi i fatti. Il Tar ha dato una interpretazione diversa della legge elettorale regionale ed ha riammesso alcune liste che erano state escluse dalle commissioni elettorali del tribunale e della Corte di Appello perché mancanti del numero di firme prescritte dalla legge. Il Tar invece le ha riammesse ritenendo che queste elezioni siano ricomprese nella fattispecie prevista dal comma 3 dell’articolo 1 della legge 43 del 95, recepita dalla legge regionale 2 del 2005, che dice che “in caso di scioglimento anticipato del Consiglio Regionale che ne anticipi la scadenza di oltre 120 giorni il numero delle sottoscrizioni previsto è ridotto della metà”. Nell’interrogazione chiedo di sapere se per caso le commissioni elettorali possano essere state tratte in errore dal fatto che nel manuale di istruzione che la Regione, competente del procedimento elettorale, come sostiene Montino, ha inviato alle stesse commissioni presso i tribunali e le Corti di Appello la fattispecie della metà delle firme per scioglimento anticipato del Consiglio non viene menzionata né prevista. Chiedo anche di sapere se questo errore del procedimento elettorale, indotto anche dal fatto che Montino ha indetto le elezioni ben cinque mesi dopo lo scioglimento del Consiglio Regionale, a scadenza naturale

la tribuna dunque, e non dopo tre mesi, come prescrive la legge elettorale regionale, non possa comportare lo slittamento delle elezioni previste per il 28-29 Marzo prossimo. Infatti in seguito a questa diversa interpretazione del Tar altre piccole liste escluse per mancanza delle firme potrebbero fare ricorso ed essere ammesse alla competizione elettorale. Solo che oggi scatta quel quindicesimo giorno, previsto dal punto 4 del 1 comma della legge 108 del ’68, sempre recepita dalla legge regionale elettorale n. 2 del 2005, e che l’articolo 2 del decreto del governo impugnato dalla Regione riduceva a sei, in cui i Comuni devono affiggere il manifesto recante le liste elettorali e le candidature ammesse. E’ del tutto evidente che la ammissione di altre liste comporterebbe non solo la stampa e l’affissione di altri manifesti ma farebbe venire meno il limite minino dei 15 giorni per cui qualunque lista riammessa potrebbe chiedere e ottenere lo slittamento delle elezioni. Donato robilotta consigliere regionale del Pdl

Adottiamo un articolo della Costituzione “Adottiamo un articolo della Costituzione e portiamolo in piazza": con questo slogan oggi l'associazione Articolo21 sarà a Piazza del Popolo alla manifestazione promossa da alcune forze del centro sinistra. 1, 3, 11, 21, 32, 33, 37, 101, 104... non sono numeri da giocare al Superenalotto ma alcuni degli articoli più importanti della nostra Carta Costituzionale. La nostra bibbia laica che sancisce diritti e doveri del cittadino. Tanti, troppi, non la conoscono, perfino numerosi parlamentari come hanno dimostrato "le Iene" in una recente puntata. Tanti, troppi, la sovvertono quotidianamente, a colpi di dichiarazioni e di decreti, come l'ultimo, il

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LA migLiOre deL giOrnO

Giannelli sul “Corriere della sera” "Salva-liste" giudicato incostituzionale da autorevoli giuristi. E allora, proponiamo di adottare un articolo della Costituzione. Ognuno il suo. Il giornalista, il magistrato, l'operaio, lo studente e l'insegnante, il medico e l'infermiere, il pacifista, l'ambientalista, il credente e il non credente, l'italiano e lo straniero... Ognuno prenda a cuore un principio e lo faccia suo. Lo approfondisca, ne ricordi la storia, lo confronti con gli altri e lo porti con sè oggi e in altre manifestazioni. Noi di Articolo21 stamperemo e distribuiremo copie degli articoli. Come nel libro di Bradbury "Fahrenheit 451", nel quale i libri venivano bruciati e gli oppositori imparavano a memoria i grandi testi della letteratura noi facciamo nostri i 139 articoli della Costituzione, prima che diventino carta straccia". Stefano Corradino Articolo21

Stacchiamo i manifesti abusivi dai muri Le affissioni abusive di cui strabordano le città in tempi di elezioni rappresentanto uno scempio urbanistico e ambientale. Le

cittàsono invase dalle facce di politici, politicanti e aspiranti tali che non si curano del decoro urbano, contribuendo in maniera scriteriata ad aumentare il livello di degrado ambientale. E anche chi vorrebbe rispettare le regole è costretto a violarle per non soccombere alla spregiudicatezza di chi se ne infischia e pensa semplicemente al proprio tornaconto in termini di visibilità. Negli scorsi anni il centrodestra anziché frenare con leggi più severe un costume così socialmente degenerativo, si è addirittura preoccupato di garantire la non punibilità di questi pirati dell'ambiente. E' una vergogna. “L'Italia dei Diritti” intende lanciare un pubblico appello alle istituzioni, affinché intervengano duramente per reprimere tale fenomeno e, contestualmente, dichiara guerra ai manifesti abusivi. Sappiamo che le nostre sono parole al vento perché la politica difficilmente toccherà i propri interessi e poco importa se per ripulire le città si spenderà un'enorme quantità di soldi pubblici. Per questo abbiamo organizzato una task force di volontari che hanno cominciato a staccare tutti i manifesti abusivi individuati. Chiunque voglia attivarsi per nostro conto potrà contattare i nostri uffici. antonello De Pierro Italia dei Diritti


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Diritti & DOVeri

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L’AvvOcAtO La separazione legale consensuale si ha quando i coniugi che intendono separarsi si accordano su tutte le condizioni che la legge prevede vadano regolate ovverosia: l’affidamento e/o la collocazione della prole, il contributo economico di mantenimento, la destinazione della casa coniugale, ecc. A tale accordo necessariamente deve seguire il provvedimento di omologazione che gli conferisce efficacia giuridica. Detto provvedimento con cui il Tribunale omologa la separazione consensuale dei coniugi, pur rimanendo nell’ambito della c.d. volontaria giurisdizione, ha una vera e propria funzione sostanziale, ben più elevata di una semplice approvazione dell’accordo dei coniugi, proprio perché è diretto ad accertare che tale accordo - relativamente all’affidamento e al mantenimento dei figli - non sia in contrasto con l’interesse degli stessi. Qualora ravvisa un contrasto, il giudice può riconvocare avanti a sé i coniugi, indicando ad essi le modifiche da adottare nell’interesse della prole e, in caso non si arrivi ad una soluzione, può addirittura rifiutare l’omologazione. Ancora, in relazione alla prole va detto che il nostro ordinamento espressamente stabilisce che i figli minori abbiano, tra l’altro, il diritto di “ricevere cura, educazione e istruzione” da entrambi i genitori. E’, dunque, proprio al fine di raggiungere questo obiettivo che il giudice deve verificare che i provvedimenti relativi ai figli conseguano il fine del loro interesse morale e materiale. E’ con questa finalità che vengono fissati la misura ed il modo con cui i genitori dovranno provvedere al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei loro figli: ciascuno di essi dovrà provvedervi in misura proporzionale al proprio reddito. Tutto ciò, concretamente, comporterà, laddove necessa-

Famiglia

Assegno per il figlio il giudice può ridurlo

Io e mia moglie ci siamo separati consensualmente, concordando in modo pacifico le condizioni ed anche l’assegno mensile per il mantenimento di nostro figlio, ancora minorenne, che le ho sempre regolarmente versato. tutto è andato bene fino all’anno scorso quando, a causa della crisi, il mio datore di lavoro ha deciso di licenziare alcuni lavoratori e di ridurre a tutto il resto del personale l’orario di lavoro e, conseguentemente, lo stipendio si è pressoché dimezzato. Per questo motivo d’accordo con la mia ex moglie abbiamo deciso di ridurre l’assegno mensile e per tre mesi tutto ha funzionato. ora, a seguito di un banale litigio, mi ha fatto sapere che pretende il pagamento per intero dell’assegno e anche gli arretrati e, in caso contrario, mi denuncerà ai Carabinieri. Può farlo? Devo darle quanto mi chiede? Francesco R., Roma Risponde l’avvocato Marina nunziati Inviate i vostri quesiti a nunziatimarina@yahoo.it

rio, la corresponsione di un assegno mensile il cui importo andrà fissato tenendo conto di vari parametri, quali le esigenze dei figli, il tenore di vita goduto dagli stessi nell’ambito familiare, il tempo che trascorrono con e presso ciascuno dei genitori, le risorse economiche dei genitori ed anche il valore economico attribuito ai compiti domestici e di cura di cui ciascun genitore si fa carico. L’assegno così determinato verrà poi adeguato in modo automatico agli indici Istat. In conclusione, dunque, l’accordo dei coniugi non è sufficiente perché si faccia luogo a una separazione legale consensuale in presenza di figli, soprattutto se minori. Parimenti, il semplice accordo dei coniugi non basta a modificare quanto viene stabilito in sede di separazione legale consensuale anche se va precisato che il genitore tenuto a corrispondere l’assegno di mantenimento, ha diritto, in ogni momento, a chiedere la modifica della disposizione relativa alla misura del contributo di mantenimento stabilito in sede di separazione, rivolgendosi direttamente al Tribunale. Venendo ora ad esaminare il quesito posto, va detto che fino a quando non sarà emesso dal giudice un provvedimento di modificazione della misura dell’assegno di mantenimento, il nostro lettore non potrà ridurre l’importo mensile stabilito a suo carico. Va detto, altresì che il mancato rispetto della statuizione di carattere economico contenuta nel provvedimento di separazione legale è considerato reato e punito dal Codice Penale all’art.570, a seguito della querela penale che la sua ex moglie, se ritiene, potrebbe presentare all’Autorità Giudiziaria contro di lei.


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Culture & tenDenze

L’arte tra gossip e affari a Madrid

La collezione sale di prezzo se in famiglia c’è la guerra DAnIELE ADornATo DA MADRID I musei di Madrid sono una visita obbligata. Su tutti spicca il Prado, una perla mondiale dell’arte moderna. A poche centinaia di metri, all’altro lato del Paseo de la Castellana, si può continuare il viaggio nei grandi capolavori dell’arte nella Fondazione ThyssenBornemisza (che con il non lontano Museo Reina Sofía forma il cosiddetto “Triangolo dell’arte”, forse l’area di massima concentrazione artistica d’Europa). La collezione esposta al museo omonimo è formata da oltre 700 quadri che appartenevano al barone Heinrich ThyssenBornemisza e successivamente al figlio Hans Heinrich, e che sono stati comprati dallo Stato spagnolo nel 1993 per 350 milioni di dollari. Altre 240 opere d’arte appartengono invece a titolo personale a Carmen, la vedova di quest’ultimo (deceduto nel 2002), e vengono esposte in un regime di “fondo privato a gestione pubblica”, gestione per la quale lo Stato Spagnolo non versa un canone (ma ha realizzato, per rendere possibili le esposizioni, lavori di ampliamento costati 20 milioni di euro). Si tratta di un autentico concentrato di capolavori, con opere, tra i tanti, di Simone Martini, Constable, Corot, Renoir, Gauguin, Van Gogh, ma anche Morandi, la Pop art, e sculture, da Bernini a Rodin... La collezione personale della baronessa però arriva a tremila opere, per ospitare le quali si apriranno altre “filiali” a Malaga e Sant Feliu, il paese in Catalogna dove spesso i baroni passavano l’estate. Diverse fonti proiettano però sulla collezione l’ombra del collaborazionismo col nazismo.

Il museo Thyssen-Bornemisza. In alto Carmen Cervera (consorte del barone Hans Heinrich) con il figlio Borja Ultimamente, la presidentessa ora di vendere al miglior offedella Commission for Looted rente la sua collezione personaArt in Europe (Commissione le, del valore, assicura lei, di per l’arte depredata), Anne 700 milioni di euro, denunWeber, ha dichiarato al quoti- ciando lo scarso interesse che diano Público che almeno 218 secondo lei lo Stato dimostra opere d’arte della commissione nei confronti della fondazione. sono relazionabili con il sac- In una recente intervista a El cheggio dei beni degli ebrei País ha affermato che vari durante il nazismo. musei, europei ed americani, Nata Carmen Cervera ed ex sono interessati all’acquisto, miss Spagna 1961, quinta e ulti- ma che farà “di tutto affinché la ma moglie di Hans Heinrich, collezione resti in Spagna”. Per l’energica baronessa minaccia ora, l’ipotesi più propabible

sabato 13 marzo 2010

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Il braccio di ferro tra Carmen Cervera, il barone Thyssen (suo marito), il figlio Borja e gli altri sembra essere quella di un affitto di 25 anni a 10 milioni di euro l’anno con opzione all’acquisto, visto che in tempi di crisi appare improbabile una vendita in un unico pagamento. In realtà, non è la prima volta che Carmen appare sulle prime pagine dei giornali, meglio se tabloid, visto che più volte è stata protagonista di aspre polemiche, per esempio con il comune di Madrid, sull’ammodernamento del Paseo de la Castellana. Soprattutto “Tita Cervera”, Zia Cervera come viene chiamata dalla stampa rosa, fa parlare di sé per il burrascoso rapporto con il figlio Borja, nato da una precedente relazione e sucesivamente adottato dal barone, degno della migliore (o peggiore) soap opera sudamericana. Il cui ingrediente principale è la vicenda di una madre che odia la suocera (non è andata al matrimonio e ha preteso cinque prove di paternità del primo nipote), condito da gossip di ogni tipo (la somiglianza tra Borja e le due giovani figlie adottate di Carmen fece sussurrare per mesi che il loro padre potesse essere lui). Fino ad arrivare all’ultima serie di colpi di scena e di accuse incrociate, lanciate attraverso le copertine delle riviste, visto che i due non si parlano più: il figlio chiede alla madre di ricevere già la sua parte di eredità e per tutta risposta la baronessa lo denuncia per sottrazione di documenti, certificati di proprietà dei quadri (che, a quanto pare, Borja avrebbe già impegnato), dichiarando inoltre che il figlio è schiavizzato da una setta. Per questo c’è chi vede dietro questa mossa della baronessa la necessità di alzare il prezzo in vista di una guerra legale che appare lunga e inevitabile.


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Il maestro Ennio Morricone ha inaugurato la mostra di Sandy Aime di MAnoLA M. GIAnGIuLIo

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sabato 13 marzo 2010

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L’evento

Una sinfonia di note e quadri

La musica di Ennio Morricone, i quadri di Sandy Aime. Una giovane pittrice e un maestro che con le sue colonne sonore ha sempre regalato emozioni e sogni. Una coppia a sorpresa per giornalisti, fotografi, ospiti e curiosi. Tutti pronti per immortalare il maestro Morricone che è arrivato puntuale all'appuntamento con il taglio del nastro insieme alla moglie Maria. "I colori delle emozioni" è il titolo della mostra dell'artista lombarda alta, bella ed emozionata. All'interno dello spazio Red (dell'Auditorium Parco della Musica di Roma) sabato scorso (6 marzo) Morricone ha presentato la pittrice al microfono: «quando Sandy Aime con il maestro Ennio Morricone ho conosciuto Sandy era solo (foto Fg Studio Fernando Gallinelli) una ragazzina. L'ho trovata cresciuta, la sua arte è maturata. Mi ha colpito per la chiarezza del suo linguaggio artistico. Per il suo ottimismo e la sua gioia che rimango immutate. Il titolo di questa mostra dice tutto quello che Sandy è». I dieci quadri di Sandy esposti al Red hanno colori accesi, luminosi e caldi e sono pieni di speranza. Il mare, il musicista, i pesci e le figure umane sognanti fanno da I proprietari del red con l’artista cornice e da sfondo ad una serata dove culinaria: la cena a percorso gustativo e sensoriale arrivano Enrico Lo lume di candela e che si è concluso con l'assaggio Verso, Rosanna uno chef d'eccezio- del "Ron Zacapa" abbinato a Lambertucci, ne, Massimo cioccolato e sigari. Nadia Bengala, Tanini del ristoUna serata magicamente Lino Patruno, rante Mariva di plurisensoriale. Il maestro e la Maria Monsè, San Vincenzo, che pittrice hanno lasciato il Red Samantha De per gli ospiti ha (Restaurant & Design) con gli Grenet, Lucia “dipinto” un menù occhi illuminati dalla gioia, ma Nardelli e tanti gustoso, accompa- i quadri resteranno esposti altri personaggi del nadia Bengala con gnato dalla sele- fino alla fine di marzo in quemondo dell'arte e Sandy Aime zione di vini fir- sto locale trasformato in un della musica. mata "Campo alla caldo museo, naturalmente di Dall'arte pittorica a quella sughera". Un vero e proprio un colore acceso: il rosso.

Sandy Aime tra Samantha De Grenet e Lucia nardelli

Lo chef Massimo Tanini

Maria Monsè con Sandy


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Culture & tenDenze

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Protagonisti

Jolanda Gigliotti in arte Dalida L’accompagna il ricordo di quel tormentato rapporto con Luigi Tenco, che ne scrisse in una lettera alla fidanzata, Valeria, prima di suicidarsi DI

vInCEnzo PITAro

È destino comune agli artisti, specie se di grande livello, che il ricordo rimanga vivo ben oltre la morte. Per Jolanda Gigliotti, in arte Dalida, calabrese (originaria di Serrastretta, in provincia di Catanzaro), purtroppo il ricordo a tutt'oggi è rimasto indelebile nella memoria soltanto per la sua voce straordinaria e per la sua bellezza (che era qualcosa di più della semplice esplosione di femminilità) ma per un tragico evento che creò costernazione non solo all'interno del «carrozzone» sanremese ma in tutto il mondo. Correva l'anno 1967, un anno funesto per la kermesse della «Città dei fiori» e per l'intera storia della musica leggera. Fu l'anno in cui Luigi Tenco, oggi mito sempre più intramontabile, si tolse la vita sparandosi un colpo di pistola alla tempia. Dalida era già una diva piuttosto conosciuta in Italia (anche per aver preso parte ad alcuni film) quando, all'età di 34 anni, quell’edizione sanremese la vide protagonista sul palcoscenico del Casinò - dove allora si svolgeva il Festival della Canzone italiana - come cantante abbinata a Luigi Tenco, a cui si disse fosse peraltro legata sentimentalmente. Fino a che punto i due fossero

veramente protagonistianche di una storia d’amore, e quanta montatura pubblicitaria, quanta esagerazione artificiosa, ci fosse dietro alla loro presenza a Sanremo non è stato mai possibile stabilirlo con certezza. Tenco e Dalida si erano conosciuti nell’agosto del 1966, nella sede romana della loro casa discografica, la gloriosa Rca. Un mese dopo, Luigi Tenco fece ascoltare alla cantante calabrese un provino ancora da arrangiare del brano «Ciao amore, ciao». Nacque così l’idea di presentarlo in coppia al Festival di Sanremo. Un sodalizio artistico che comunque, per il pubblico, non era affatto nuovo. Entrambi, infatti, alcuni mesi prima avevano dato prova di un’ottima performance durante una trasmissione, «Scala Reale». È datata proprio a quel periodo la famosa lettera che Luigi Tenco scrisse alla sua fidanzata Valeria con l'intento di scolparsi in seguito alle indiscrezioni riportate da alcuni giornali sul suo presunto rapporto con Dalida. «È tutta colpa mia», ammise Tenco. «Sono stato io, inconsapevolmente, a permettere ai discografici di costruire tutta questa storia. Mi sono prestato

al loro gioco perché, da idiota, io lo credevo solo un gioco. Che notizia golosa per i giornalisti! Io ho permesso a tutti di ricamarci sopra (ma, se mi conoscessero veramente bene, come potrebbero crederci?). E poi, poi, quando tu te ne sei andata, ho pensato di poter fare l’amore con Jolanda, per punirti, per ferirti, come tu stai ferendo me. No! Non ha funzionato. Ho tentato in tutti i modi, ho passato delle notti intere a bere, a cercare di farle capire chi sono, cosa voglio e poi... ho finito col parlarle di te, di quanto ti amo. Che gran casino, vero? Lei si è dimostrata molto “comprensiva”, ma mi ha detto che ormai dovevamo portare avanti questa “assurda” faccenda agli occhi degli altri. E ora, non so più come uscirne». Stabilire quanto Tenco fosse più o meno sincero in quella lettera, non fu (e non è ancora) cosa facile. Sta di fatto che il cantautore piemontese e la calabrese Jolanda Gigliotti in arte Dalida approdarono tranquillamente al Festival con l’etichetta di «due fidanzati in gara». Fu proprio lei la prima a scoprire il suo corpo esanime, dopo essersi precipitata all’hotel Savoia, assalita da qualche segno premonitore. Nella stan-

za 219 trovò il cantante riverso in una pozza di sangue. Quella tragedia segnò per sempre la vita di Dalida. «Non avrei dovuto dar retta a nessuno, me lo sentivo e ho un terribile rimorso», disse. «Non dovevamo lasciarlo solo. Se fossi arrivata qualche minuto prima, l’avrei salvato». Trascorsero in un vero e proprio incubo i mesi successivi, per lei. Si recò più volte sulla tomba di Tenco, a Ricaldone. E in suo onore trovò la forza persino di cantare «Ciao amore, ciao» in una trasmissione televisiva, indossando lo stesso abito che il cantante aveva a Sanremo. Poi, dopo alcune settimane, in quel di Parigi (in una camera dell’hotel «Prince de Galles», nel quale si era fatta registrare sotto falso nome), ingoiò due tubetti e mezzo di barbiturici. Soccorsa ch'era quasi agonizzante da una cameriera, riuscì miracolosamente a scamparla. Morirà vent'anni dopo, il 3 maggio del 1987, a Montmartre. Di lei è rimasto, sempre più incancellabile, il mito. www.vincenzopitaro.it FoTo: Dalida in una immagine all’inizio della carriera e (in bianco e nero) con Luigi Tenco a Sanremo per il tragico Festival del ‘67


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ribalte

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Anteprima cinema

Un bagaglio pieno di umorismo e gag di LuCIAnA vECCHIoLI

“La valigia sul letto”: nelle sale l’ultimo film di Eduardo Tartaglia. Una oppia di napoletani e l’arte di arrangiarsi

Una coppia di napoletani e l'arte di arrangiarsi. Non è una tema nuovo quello che affronta l'ultimo film di E d u a r d o Tartaglia, "La valigia sul letto" (nelle sale dal 12 marzo), ma il taglio - dice lui è quello da commedia all'italiana,"raccontare temi seri con divertimento". Dopo il discreto successo (soprattutto nel Sud) nel 2007 I protagonisti del film La valigia sul letto di con "Ci sta un francese, un inglese e un napoletano", il regista si cimenta nella terza prova cinematografica e racconta una storia completamente ambientata nella sua Napoli, città dove dirige anche una compagnia teatrale insieme alla moglie Veronica Mazza, volto noto di "Un posto al sole". "Il mio primo vero film napoletano cittadino - dice il regista/attore - Prima non avevo trovato la forza di fare i ne di sfratto, che un giorno conti con la mia città, perché insieme alla moglie Brigida il rischio di parlare di Napoli (Mazza) decide di cambiare è enorme, è stato detto quasi nome e farsi passare per il tutto, anche se c'è sempre un cugino di un camorrista nuovo modo". Ed il modo (Biagio Izzo) da poco pentitosembra che Tartaglia lo abbia si ed entrare insieme a lui nel trovato. La trama ruota intor- programma di protezione che no ad Achille (interpretato prevede trasferimento ed inidallo stesso autore), ex lavo- zio di una nuova vita in un'alratore in nero che versa in tra località. I piani però vercondizioni economiche dispe- ranno disturbati da una serie rate anche per una ingiunzio- di inconvenienti, tra cui

una scena del film

Eduardo Tartaglia

anche gli agguati di una improbabile e procace killer che ha il volto dell'affascinante Alena Seredova. Nel cast troviamo anche Maurizio Casagrande ed Ernesto Mahieux. "Il cinema lo sto imparando facendolo, non ho sempre avuto la capacità di raccontare per immagini anche perché sono abituato in teatro ad utilizzare le parole - continua il

regista - Credo di aver fatto un percorso di crescita". La pellicola è in gran parte girata in dialetto, lo capiranno anche la Nord? " Spero non serviranno i sottotitoli. E' la nostra lingua, immediata ed istintiva, la più comoda per raccontare la verità, abbiamo cercato un compromesso per essere comprensivi". Per Alena Seredova l'esperienza di lavorare con un cast tutto partenopeo è stata decisamente particolare. "Potrebbe sembrare poco compatibile con il mio essere dell'Est europeo ed invece mi sono divertita molto con questo piccolo ruolo, l'ho trovata una sfida interessante l'essere incinta al quinto mese e dover fare la parte della killer. Anche se non mi sento un'attrice cerco di imparare da queste belle esperienze".


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generazioni in conflitto

Cinico affresco del Bel Paese

Genitori e figli

il figlio più piccolo

agitare bene prima dell’uso Regia: Giovanni Veronesi con Silvio Orlando, Luciana Littizzetto. Michele Placido, Margherita Buy, Max Tortora, Elena Sofia Ricci, Piera Esposti Il confronto-scontro tra il mondo degli adulti e quello dei giovani di oggi attraverso lo sguardo della quattordicenne Nina. E' credibile il quadro che il regista toscano traccia delle nuove generazioni, riesce a fotografarne bene il malessere e l'incapacità di capirsi fino in fondo. Certo, in un contesto da commedia e con i toni leggeri del genere, a volte con profili appena tratteggiati ma decisamente convincenti. Decisamente migliore invece il fronte dei cosiddetti "grandi", dove si capisce che Veronesi ha maggiore conoscenza della materia. Avvalendosi di un cast di attori di alto profilo, abbandona per il momento il film ad episodi per raccontare una storia più strutturata e ricca di sfumature rispetto ai precedenti lavori.

Regia: Pupi Avati con Christian De Sica, Laura Morante, Luca Zingaretti, Nicola Nocella

Mia Waikowska” è Alice che si avvia verso il paese degli affari

Da bambina a donna d’affari Alice in Wonderland Regia: Tim Burton con Johnny Depp, Mia Wasikowska, Anne Hathaway.

Spettacolare ed emozionante Burton. Ancora una volta non delude, regalandoci una inedita Alice, indipendente, moderna ed ormai ventenne. Non più la bambina del Paese delle Meraviglie, ma una donna che intraprende un nuovo viaggio nel Sottomondo per conoscere il

suo futuro, che non sarà quello di sposare il viscido e stupido Lord Hamish. Il suo destino è diventare una donna d'affari. Johnny Depp sempre all'altezza dei personaggi che interpreta, anche in questo caso bizzarro e divertente al punto giusto nei panni del Cappellaio Matto. Strepitosa Helena Bonham Carter (dolce metà del regista), la tirannica monarca "capocciona" Iracondia, dal carattere irascibile ed una certa propensione a tagliare la testa dei suoi nemici, che poi lascia soavemente galleggiare nel fossato che circonda il castello.

Una giornalista Il “riscatto” ricorda... del maestro

Passione e lotta per la libertà

An Education

Il concerto

L’amante inglese

Regia: Lone Scherfig con Carey Mulligan, Peter Sarsgaard, Alfred Molina

Regia: Radu Mihaileanu con Aleksei Guskov, Miou-Miou

Londra inizi anni '60. Qualche tempo prima della rivoluzione culturale e sessuale che cambiò l'approccio al mondo del genere femminile. Jenny ha sedici anni, è carina, intelligente, studiosa e presto andrà all'università di Oxford. Un giorno però un bel ragazzo elegante e ricco, con il doppio degli anni ed appartenente ad un ceto sociale molto diverso dal suo, le dà un passaggio in macchina. Se ne innamora e da allora la sua vita cambierà. Deliziosa commedia, tratta dalle memorie della giornalista inglese Lynn Barber, candidata a tre Oscar, con un gruppetto di attori straordinari: dalla protagonista, la giovanissima Carey Mulligan, fino alla breve apparizione (quasi irriconoscibile) di Emma Thompson.

"Il concerto" è quello per orchestra e violino di Cajkovskij. Bello e commovente il nuovo film del regista di "Train de vie". La storia di Andrei Filipov, celebre direttore russo d'orchestra licenziato in tronco ai tempi di Breznev per non aver cacciato i suoi musicisti ebrei. Trent'anni dopo, caduto in disgrazia, l'uomo lavora ancora al Bolshoi ma come custode. Grazie ad uno stratagemma riunisce la sua vecchia orchestra per tornare a suonare nel Teatro di Chatelet a Parigi. Parte alla ricerca spasmodica degli artisti che nello sfacelo dell'Unione Sovietica tutto fanno meno che suonare. Riuscirà a mettere insieme un consistente gruppo di varie etnie, dalla ebraica alla rom, nel tentativo di riscattare una "dignità umana calpestata".

Regia: Catherine Corsini con Kristin Scott Thomas, Sergi Lopez

Epopea tutta al femminile dove protagonista è una donna che lotta per affermare la propria autodeterminazione. Suzanne vive in una bella villa nel sud della Francia con un marito e due figli adolescenti. Una esistenza borghese e piena di noia spezzata dall'incontro con Ivan, rude operaio spagnolo con qualche errore alle spalle, che un giorno arriva per ristrutturare lo studio dell'abitazione. Un'avventura che si trasforma presto in passione travolgente e vero amore. Il marito, noto medico della zona molto attento alle apparenze ed in procinto di lanciarsi nella carriera politica, più che altro ferito dall'essere stato scaricato per

Con la scusa di completare la trilogia sulla paternità (dopo "La cena per farli conoscere" e "Il papà di Giovanna"), Avati racconta l'Italia di oggi e lo fa con particolare cattiveria ed ironia, aiutato anche da un più che brillante cast di attori. Apparentemente parla di beghe familiari, in realtà dà vita ad un preciso affresco del Bel Paese: cinico, corrotto e corruttore, egoista, disposto a tutto in nome del dio denaro. Un insospettabile De Sica (dopo tanti cine-panettoni) riesce finalmente a dare corpo ad un personaggio complesso e spietato, il "furbetto del quartierino" di turno che pur di salvarsi dalla galera per i suoi guai finanziari, non si fa scrupolo di riversare le sue colpe sull'ingenuo figlio.

Kristin Scott Thoma, protagonista di “L’amante inglese” un semplice operaio, cercherà in tutti i modi di contrastare la liaison, ricorrendo anche a biechi ricatti. Finale catartico


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Un romanzo familiare

Pezzo di storia senza retorica

La prima cosa bella

Invictus

Regia: Paolo Virzì con Valerio Mastandrea, Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi, Micaela Ramazzotti.

Svolta intimista per il regista toscano che si allontana decisamente dalle tematiche sociali che hanno caratterizzato le sue precedenti pellicole, per concentrarsi sui sentimenti e sulla psicologia dei personaggi in una sorta di romanzo famigliare. Un percorso tutto nuovo per il quale sceglie l'attrice simbolo della commedia all'italiana, la splendida Stefania Sandrelli che insieme ad un Mastandrea in grande forma (una delle migliori interpretazioni dell'attore romano nel ruolo di Bruno e del suo mal di vivere) da vita ad un duetto recitativo di ottimo livello, riuscendo a coinvolgere l'intero cast. Costruito su due piani temporali, il film percorre circa quarant'anni di vita livornese, la storia di una mamma bellissima e svampita e dei suoi due figlioli dagli anni 70/80 fino ai nostri giorni

Regia: Clint Eastwood con Morgan Freeman e Matt Damon

Jeff Bridges (premiato con l’oscar) in “Crazy heart”

Un Jeff Bridges da oscar Crazy heart Regia: Scott Cooper con Jeff Bridges, Maggie Gyllenhaal, Colin Farrell, Robert Duvall

Non sarà il Drugo del Grande Lebowski, ma anche qui il grande Jeff Bridges riesce ancora a dare il meglio di sé per un film, lowbudget, che gira interamente intorno alla sua figura. Intreccio narrativo forse scontato e preve-

dibile che però l'attore (premiato con l’Oscar) , con ammiccamenti e grande capacità interpretativa, riesce a rendere interessante ed accattivante. Invecchiato, appesantito, alcolizzato ed in fase discendente, Bad Blake è una vecchia gloria del country che ora deve accontentarsi di qualche isolato locale della sconfinata provincia americana ed alloggiare in alberghi di quarta categoria. Il casuale incontro con una giovane giornalista di una rivista locale che vuole intervistarlo, gli cambierà in qualche modo la vita.

Commedia degli equivoci

L’amore interrotto

Il mnissionario

A single man Regia: Tom Ford con Colin Firth e Julianne Moore

Patinato e forse stilisticamente troppo perfetto (poteva essere diversamente?), ma con un grande Colin Firth nei panni di un professore universitario che non riesce a dare un senso alla vita dopo la morte del suo compagno per un incidente stradale. Discreto esordio alla regia per il celebre stilista texano che è riuscito a fare un film con parecchie imperfezioni, eppure coinvolgente ed emozionante. Libero adattamento del romanzo di Christopher Isherwood "Un uomo solo", è un racconto sull'amore interrotto, sull'isolamento della condizione umana e l'importanza dei momenti apparentemente insignificanti della vita.

Il capitano Francois Pienaar entra nella minuscola cella dove per 27 anni è stato recluso Nelson Mandela. Allarga le braccia, come per prenderne le misure e dalla finestra lo immagina nel cortile, in catene, intento a spaccare pietre sotto il sole cocente. Perché un uomo che ha dovuto subire tanto dolore parla di perdono? Forse l'eccesso di retorica, inusuale per un film di Eastwood, può in un primo momento generare qualche attimo di smarrimento. Poi con lo scorrere delle immagini prevale l'emozione, quella di veder rappresentato un momento cruciale della storia del Sudafrica ma forse anche del mondo. Le interpretazioni di Freeman nei panni di Nelson Mandela e Damon in quelli del biondissimo capitano della squadra di rugby sono appassionanti.

Sergio Fiorentini, Carlo verdone, Anna Bonaiuto e Marco Giallini in una scena di “Io, Lara e loro” parla di noi, delle nostre famiglie, di come siamo diventati. Senza utilizzare toni troppo altisonanti, con il solito garbo e gentilezza ed una buona dose di umorismo. Io, loro e Lara Ottimo cast di attori, sapienteRegia: Carlo Verdone con mente diretto. In mezzo a tanta Carlo Verdone, Laura Chiatti, professionalità anche la Chiatti fa Anna Bonaiuto, Marco Giallini, la sua bella figura. Da guardare Sergio Fiorentini, Angela con attenzione una delle scene più Finocchiaro divertenti del film, dove si frontegE' il miglior film del regista roma- giano, da un punto di vista recitano. Equilibrato e maturo. Quello tivo, una grande Angela più riuscito e, contrariamente a Finocchiaro nei panni dell'assiquanto si possa credere, il meno stente sociale tutta intenta a religioso, anche se il protagonista sedurre il sacerdote Verdone, alias è un prete missionario. In realtà padre Carlo Mascolo

Il miglior verdone

Regia: Roger Delattre con Jean-Marie Bigard Divertente commedia degli equivoci, senza troppe pretese ma ben costruita, prodotta da Luc Besson. L'attore protagonista, che ha anche scritto la sceneggiatura, nel raccontare il suo primo incontro con Besson sul set di un precedente film, ha rivelato che in quell'occasione, prima di squadrarlo da cima a fondo, gli ha detto che lo avrebbe visto bene nei panni di un prete. Parole profetiche. Bigard veste i panni di Mario Diccara, ex galeotto appena uscito dalla prigione che ha qualche conto in sospeso con la malavita. Chiede aiuto al fratello prelato che gli suggerisce di raggiungere Padre Etienne in un paesino dell'Ardèche, travestito da sacerdote. Al suo arrivo scopre che il parroco è morto e gli abitanti lo scambiano per il sostituto.


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Baciami ancora

The Wolfman

Regia: Gabriele Muccino con Stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, Marco Cocci, Sabrina Impacciatore

Regia: Joe Johnston con Benicio Del Toro, Emily Blunt, Anthony Hopkins

La genova di De andrè La bocca del lupo Regia: Pietro Marcello con i reali protagonisti della storia.

Piccolo film di nicchia, per raffinati cultori del cinema d‘autore. Ricco di poesia e sentimento. Due anime perse raccontano le loro vite. Sullo sfondo la Genova storica, descritta e fotografata alla De Andrè. Quella di ieri, delle "tripperie" ormai scomparse, e quella di oggi percorsa dai disperati e dagli ultimi. Enzo è appena uscito dalla galera e attraversa la città, alla ricerca dei luoghi di un tempo ormai dismessi. Nella piccola casa nel ghetto, tra i vicoli del vecchio quartiere, l'aspetta da anni l’amatissima Mary, prostituta transessuale. Nato da un'idea della fondazione San Marcellino, gesuiti di Genova, che da anni assiste in diversi modi la comunità dei senza tetto, degli emarginati.

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La generazione dei quarantenni

monster movie di tutto rispetto

Monster movie di tutto rispetto. Diretto con mano ferma ed interpretato con la stessa convinzione da un intenso Benicio Del Toro (bravo anche con il pesante trucco da lupo) accanto al sempre straordinario Hopkins, nel ruolo del padre. Remake del classico horror "L'uomo lupo" di George Waggner del 1941, costruzione di un sanguinoso puzzle con un'antica maledizione che trasforma le persone in lupi mannari durante le notti di luna piena, che sta lentamente uccidendo gli abitanti di Blackmoor. Poco splatter ma di certo non annoia, diligentemente condensato in poco più di un'ora e mezzo con una tensione narrativa che non cala mai. Interessante ricostruzione d'epoca in stile vittoriano.

sabato 13 marzo 2010

Leonardo Di Caprio in una scena di “Shutter Island”

La strage di marzabotto

Buoni, cattivi e effetti speciali

L’uomo che verrà

Avatar

Regia: Giorgio Diritti con Alba Rohrwacher e Maya Sansa

Regia: James Cameron con Sam Worthington, Sigourney Weaver

Girato con assoluto rigore, non Cosa dire di più di quanto non si scade mai nella retorica. Diretto sia già sproloquiato su questo film. in maniera magistrale, con atto- Gli effetti sono davvero speciali ri di grande spessore che recita- (l'animazione è splendida, in parno i rari dialoghi in dialetto ticolare le figure dei Na'vi e l'ambolognese (sottotitolati in italia- bientazione di Pandora), la storia no). Meritatamente premiato però, per quanto politicamente all'ultimo festival del cinema di corretta, è un po' banalotta. I Roma, ripercorre gli ultimi nove buoni, i cattivi, l'amore, il lieto mesi dalla fine, con pistolotstrage di to moralistico. Il Marzabotto cattivo è così catdove furono tivo da sembrare massacrate dai una caricatura. nazisti 770 Già dalle prime persone, per la scene si capisce al maggior parte volo dove andrà a donne, bambiparare. Sembra ni ed anziani. un lungo déjà-vu. Il racconto A tratti viene in cadenzato dei mente "Balla coi nove mesi d'atlupi", "The tesa per la Fountain" di nascita di un Aronofskye (ma bambino in l'albero della vita un'umile faminon è simile?), glia di contadi"Soldato blu", "Il ni, attraverso signore degli lo sguardo a n e l l i " , della sorellina "Apocalypse muta di otto Now". Un consianni. Film di glio: provate a forte impatto vederlo senza gli emotivo, forse occhialini, nei di non facile cinema senza 3D. fruizione, ma I colori sono piano di molto più vivaci. decisamente da Primissimo non perdere. “Avatar”. Il direttore della fotografia, l’italiano Mauro Fiore, ha ricevuto l’oscar

Muccino in grande forma. La trasferta americana gli ha fatto bene, lo ha galvanizzato ed arricchito e con la macchina da presa fa faville. Corre letteralmente dietro agli attori, non li molla un istante nel tentativo di estrapolare emozioni e sentimenti. Dopo i trentenni racconta gioie e dolori della generazione dei quaranta. Il ritorno alle radici ma anche la voglia di rimettersi in gioco, l'amore per l'altra persona e quello per i figli. Un gruppo di amici impegnati in una estenuante ricerca della felicità. Forse una costruzione un po' troppo adrenalitica ed affannata (in 2 ore e 19 di durata), ma decisamente efficace nel delineare i personaggi. La new entry Vittoria Puccini non fa rimpiangere Giovanna Mezzogiorno.

Scorsese con il fiato sospeso Shutter Island Regia: Martin Scorsese con Leonardo Di Caprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Max von Sydow

Un affresco sul dolore e sulla follia. Film particolarmente claustrofobico e cupo, con una magnifica fotografia, come tutte le opere di Scorsese curato e costruito nei minimi particolari. Maestro nel dirigere i suoi attori. Dramma psicologico avvincente, che lascia con il fiato sospeso sino alla fine, mai scontato, con una ambientazione quasi maniacale. Un'isolafortezza, battuta dal vento e da una pioggia incessante, sede di un noto manicomio criminale. Siamo nel 1954, all'apice della Guerra Fredda, quando il capo della polizia locale Daniels (Di Caprio) ed il suo collega vengono convocati a Shutter Island per indagare sulla misteriosa scomparsa di una pluriomicida, ma nulla è come appare.


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PerSOne

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Uno spot provocatorio con un “premio Oscar”

Marion Cotillard

L'attrice francese premio Oscar Marion Cotillard è la testimonial di un'originale e provocatoria pubblicità americana che gira sul web e che in pochi minuti è diventata una delle più cliccate: il prodotto che viene sponsorizzato sono piccoli seni finti da appiccicare sulla fronte. Il sito internet umoristico che l'ha prodotta è quello dell'attore

La showgirl

Il click

Lo sfrontato

Aida Yespica in pausa tv ma modella per la lingerie

Baby acquisti per Laura Chiatti

Corona salta l’udienza per stare con Belen

Basta con la televisione, ma non con i servizi fotografici. Aida Yespica si prende una pausa di riflessione dal piccolo schermo, per motivi personali, riferisce il suo agente, ma si presta per un seducente servizio fotografico in lingerie, dedicato alla collezione primavera-estate per il marchio Sìèlei. Bellissima e sensuale in un completino blu di pizzo Aida si mostra in tutta la sua carica erotica come testimonial del brand italiano. Dopo la rottura con il calciatore Matteo Ferrari, il parto del piccolo Aron e tutti gli amori sbagliati, l'affascinante showgirl venezuelana, non sta attraversando un momento bellissimo.

Pagina a cura di Maria F. rotondaro

americano Will Ferrell. La Cotillard nello spot si lamenta che in America, a differenza che in Francia, soprattutto nell'ambiente lavorativo, le persone non la guardano negli occhi ma solo nel suo decolleté. Il rimedio? Applicare questi falsi seni sopra gli occhi, assicura l'attrice, e il successo, o meglio il rispetto, è assicurato.

Di volere al più presto la cicogna non lo ha mai nascosto: Gossipnews (foto C. Mangiarotti) ha paparazzato Laura Chiatti a Milano, durante un pomeriggio di shopping 'junior'. L'attrice ha fatto tappata in alcuni negozi di abbigliamento per i più piccoli. Ad accompagnarla c'era la sorella: le due cercavano regali per i pargoletti di qualche amico? o Laura nasconde una dolce sorpresa?

Twilight, Pattinson ora si dedica alla musica Robert Pattinson, attore di Twilight e ora al cinema nel drammatico Remember me con Pierce Brosnan, vuole registrare un album. Il protagonista della saga sui vampiri, cui ha contribuito anche con alcune tracce nella colonna sonora, ha affermato di non avere al momento il tempo per entrare in studio di registrazione. Il giovane attore e' un esperto musicista, di chitarra classica e pianoforte.

L’attrice nello spot

La coppia in vacanza Fabrizio Corona salta un'udienza per stare un giorno in più in vacanza con la fidanzata Belen Rodriguez. Come racconta il Tgcom la coppia era a Miami, dove la bella argentina ha girato uno spot, e ha previsto per venerdì il rientro in Italia. Alle 9, davanti al giudice del Tribunale di Torino, dove doveva presentarsi per la causa che lo vede imputato con l'accusa di estorsione e violazione della privacy, Fabrizio non c'era. Era in volo con Belen. Corona doveva presentarsi all'udienza sulle immagini compromettenti carpite a David Trezeguet e acquistate dal calciatore per 25mila euro e per il quale è stato condannato a 3 anni e 4 mesi.

aq14marzo2010  

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