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Anno II - n.126 - Mercoledì 30 giugno 2010

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l’

ediZione esTiVA

€ 0,50

Ora di punta di

Moisè AsTA

Il dilemma euro-marco

quotidiano

Domani appuntamento in piazza Navona a Roma

No al “bavaglio”

e fin tropItici“tradizionali”, po noti, denigratori acriAltre manifestazioni previste in molte città italiane e sprovveduti di Ciampi

e Prodi, i riconosciuti artefici di rilievo nell’introduzione della moneta unica nell’area UE, hanno trovato, nell’esito di un recentissimo sondaggio in Germania, materiale da enfatizzare con l’intento di “dir peste e corna” dell’euro. Il 51,4% dei tedeschi (dei quali il 52% vive nella parte occidentale del Paese ed il 48% nelle regioni dell’ex Germania Est) vorrebbe – secondo la ricerca dell’Ipsos – tornare al ”vecchio e caro marco”: un fenomeno che, manco male, va pian piano ridimensionandosi se è vero – ed è vero – che appena qualche mese fa, secondo altro sondaggio (della TnsEmnid), i “nemici” della nuova valuta raggiungevano addirittura il 60%. più nostalgici della vecchia moneta sono i cittadini tedeschi tra i 50 e i 64 anni; tra i giovani la percentuale cala al 42%. Insomma, appena il 30% della popolazione vuole mantenere l’euro in tasca, mentre il restante 18% resta indifferente dinanzi all’uno ed all’altro conio. Ci sarebbe, dunque, da educare tanta gente, anche dalle nostre parti, naturalmente, se è vero – e non c’è ragione alcuna per non credergli – quello che dice Jean Claude Trichet, presidente della BCE, quando sottolinea i risultati positivi colti con l’introduzione dell’euro: “la moneta unica ha permesso di mantenere stabili i prezzi in un decennio particolarmente difficile”. E vi par poco?

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‘O guerriero sepolto in Abruzzo Pietro Taricone, ‘o guerriero, verrà sepolto stamattina a Trasacco (Aq), il paese dei genitori, dove la salma è stata portata ieri e dove si sono svolti i funerali. PAG. 3

Domani appuntamento in piazza Navona (a partire dalle ore 17) per la manifestazione contro la leggebavaglio sulle intercettazioni che la maggioranza vuole imporre al parlamento. Condurrà Tiziana ferrario, un microfono sarà a disposizione dei cittadini. Il “popolo viola”, motore organizzativo della protesta, annuncia tante altre iniziative che si terranno in concomitanza con la manifestazione principale, un po’ su tutto il territorio nazionale.

Prepariamoci al G8 del calcio di

GiusePPe MAricondA

Il G8 del pallone è ormai definito: manca l’Italia. E allora eccoci qua a riflettere: i giornali scrivono che l’Italia è stata giustamente eliminata perché ha giocato male, senza schemi, scarsa preparazione, poca voglia di sacrificio. Sarà vero o è la solita menzogna inventata dalla stampa italiana? Menzogna tendente a denigrare il paese, lo sport, il governo. O ancora a distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dal dio pallone e concentrarla sull’imminente processo ad un improvvisato neo ministro o sulla condanna per mafia (e in appello) ad uno dei fondatori del partito dell’amore? La certezza arriverà soltanto quando un editoriale del tg1 di Minzolini spiegherà perché arbitri e giudici, al pari di Lippi e dei suoi hanno voluto commettere l’ennesimo, clamoroso errore che rischia di superare quello di Carlo d’Inghilterra quando decise di lasciare Diana per amore di Camilla. Intanto noi, che - sordi ad ogni ammonimento - continuiamo a sfogliare e leggere i quotidiani della disinformazione, finiamo con il credere che Argentina e Brasile, mettendo in mostra un calcio spettacolare al pari dell’Olanda e della Germania, si preparino ad un G8 più spettacolare e interessante di quello svoltosi in Canada. Certo Robinho, Fabiano, Messi, Robben e Maradona possono influire meno sui destini e lo sviluppo del mondo, ma indubbiamente attraggono più della

Merkel, di Cameron, dello stesso Obama e - non se ne abbia a male - del nostro presidente del consiglio. Infatti il confronto sui debiti del mondo e la disoccupazione ha subito un break, una pausa – come dire? - di riflessione in una saletta riservata del “Toronto convention center” , davanti ad un mega schermo, per consentire ai delegati inglesi e tedeschi ed ai loro leader di assistere all’incontro Inghilterra-Germania. E la discussione più vivace e appassionante si dice si sia svolta poi sulla rete del mancato pareggio di Lampard che l’arbitro uruguaiano Larrionda non ha visto. Ma anche questa indiscrezione, probabilmente, rientra nelle menzogne inventate dai giornalisti… Figurarsi se una partita di calcio può distrarre sia pure solo per un paio d’ore i grandi della Terra chiamati a decidere sui destini futuri della globalizzazione economica, bancaria ed occupazionale. Ma tant’è. I giornali lo hanno raccontato ed il mondo ne è venuto a conoscenza. Quello che non si deve conoscere - almeno allo stadio per la Fifa riguarda tutti gli episodi dubbi nelle decisioni dell’arbitro. Vietato riproporre i rallenty sui mega schermi. E’ veramente troppo: se anche il Vaticano ammette gli “errori di valutazione”, minando così una infallibilità conclamata, non può essere la Fifa a voler nascondere quello che è sotto gli occhi di tutti: l’errore umano. E’ – se compiuto in buona fede - l’imprevisto che può rendere più appassionante l’avvenimento.


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mANOVrA

Il NeOmINISTrO

restano i tagli, ma più flessibili

Brancher, Pd-Idv presentano sfiducia

Arriva l'emendamento alla manovra sulle regioni in commissione Bilancio al Senato. Si prevede in pratica che le risorse statali che spettano ''a qualunque titolo'' alle regioni vengano ridotte di 4 miliardi nel 2011 e 4,5 a decorrere dal 2012. Ma queste riduzioni saranno ripartire ''secondo criteri e modalità stabiliti in sede di conferenza StatoRegioni''. Il tutto entro 90 giorni dall'entrata in vigore del decreto. Per le province il taglio (inclusa la compartecipazione all'Irpef) è di 300 milioni per il 2011 e di 500 milioni a partire dal 2012. Per i Comuni (sopra i 5.000 abitanti)taglio ai trasferimenti per 1,5 miliardi nel 2011e 2,5 miliardi dal 2012.

I deputati dell'Idv firmeranno la mozione di sfiducia individuale verso il ministro Aldo Brancher, presentata dal capogruppo del Pd Dario Franceschini, perche' essa viene incontro all'iniziativa proposta dalla stessa Idv. Lo ha detto, rispondendo al telefono, il capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi. Donadi ha pure detto che se fosse vero il veto dell'Udc contro l'Idv per una mozione unitaria, si tratterebbe di un ''episodio patetico''. ''In questo momento non occorrono distinguo, ma è fondamentale che ogni singolo parlamentare risponda alla sua coscienza e ai cittadini su un atto di una gravità inaudita'', afferma il presidente Idv.

STrAge VIAreggIO

Orfana straniera ha il permesso di soggiorno Il dirigente del commissariato di polizia di Viareggio, Leopoldo Laricchia, ha consegnato il permesso di soggiorno ad Ibtizen, l’unica superstite della famiglia marocchina Ayad, per consentirle di seguire le salme dei propri cari – fratello, sorella e genitori – nel rimpatrio in Marocco. Nell’incendio, seguito all’esplosione, l’edificio in cui viveva la famiglia è andato completamente distrutto e la ragazza è priva di documenti. Ibi ha però intenzione di restare a studiare in Italia.

Tartaglia non imputabile

il gup di Milano ha assolto - per incapacità di intendere e volere - Massimo Tartaglia, l’uomo che nel dicembre scorso aggredì silvio Berlusconi in piazza duomo, a Milano, scagliandogli una statuetta-souvenir del duomo.

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Direttore responsabile: ennio simeone Redazione: tel: 06-86293192 Indirizzo e-mail: redazione@altroquotidiano.it Editrice: GeceM (Gestione Cooperativa Editoria Multimediale) - Presidente:stefano clerici Sede legale: Via Aldo Sandulli 45, Roma Registrazione del Tribunale Roma n..343/08 del 18 settembre 2008 - Registrato al ROC Partita Iva 09937731009

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A Dell’Utri 7 anni in appello il senatore Marcello dell’utri è stato condannato a sette anni di reclusione dai giudici della seconda sezione della corte d’Appello di Palermo, per concorso esterno in associazione mafiosa. in primo grado al parlamentare del Pdl erano stati inflitti nove anni di reclusione. La corte, riformando la sentenza di primo grado, ha invece assolto dell’utri limitatamente alle condotte contestate come commesse in epoca successiva al 1992 perché ”il fatto non sussiste”, riducendo così la pena da nove a sette anni di reclusione. Marcello dell’utri lo aveva detto in passato e lo ha ripetuto dopo la sentenza ”Vittorio Mangano è stato il mio eroe”. “era una persona in carcere, ammalata – ha detto – invitata più volte a parlare di Berlusconi e di me e si è sempre rifiutato di farlo. se si fosse inventato qualsiasi cosa gli avrebbero creduto. Ma ha preferito stare in carcere, morire, che accusare ingiustamente. e’ stato il mio eroe”.

L’OnOmasticO Adolfo di Osnabruck Figlio di conti, nato verso il 1185, da giovane entra a far parte del clero. Visitando il convento dei Cistercensi di Altenkamp, rimane colpito dalla vita monastica. Chiede e ottiene, così, di restare nel monastero. Poco dopo nel 1217 viene eletto vescovo di Osnabruck. Durante i sette anni del suo episcopato si distingue per semplicità di vita. Ha grande cura per i poveri e i lebbrosi, a favore dei quali distribuisce i proventi dei suoi possedimenti.

accadde Oggi 1936: Via col vento Viene pubblicato il libro “Via col vento” di margaret mitchell.


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CATANIA

New JerSey

rICerCA

Folgorata dal phon

gelo Usa-russia per le dieci spie arrestate

Amniocentesi presto superata

Tragico incidente domestico a Paternò, nel Catanese. Una 14enne, Rita Laura Furnari, è morta folgorata mentre si asciugava i capelli con il phon nel bagno della sua abitazione. La ragazza, che aveva frequentato la terza media all'istituto Don Milani, si stava preparando per andare alla cena di fine anno scolastico, dopo avere saputo di essere stata promossa. La giovane, morta sul colpo fulminata dalla scarica elettrica, pare avesse i piedi bagnati. A trovare la ragazzina senza vita è stato il fratello che è stato colto da una forte shock emotivo.

E’ guerra fredda tra Russia e Usa? Il ministero degli esteri russo ha reso noto che sta esaminando le informazioni sullo scandalo spionistico in Usa e che quelle ricevute sono contraddittorie. Lo riferisce l’agenzia Interfax. Segno che la Russia non ha gradito l’arresto dell’Fbi di dieci persone accusate di spiare per la Russia. Gli arresti sono stati effettuati domenica a Montclair, in New Jersey, Yonkers, nello Stato di New York e Arlington, in Virginia. Le indagini sul loro conto duravano da anni. Il ministero ha aggiunto che un’undicesimo sospetto, di nome Christopher Metsos, è ancora ricercato.

Non sarà più necessario sottoporsi ad amniocentesi o prelievo dei villi coriali per sapere se il figlio che si porta in grembo è affetto da anomalie cromosomiche. Basterà una semplice, e non invasiva analisi del sangue, che permetterà di evitare quindi il rischio di aborto legato a queste metodiche invasive. La notizia arriva dalla 26/a assemblea annuale della Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre), dove alcuni ricercatori olandesi hanno presentato il risultato del loro lavoro.

CASO NATASCHA KAmPUSCH

TerNI

Suicida l’ispettore Funerali privati del fallimento per Pietro Taricone Si è ucciso Franz Kroell, 58 anni, l’ispettore capo della polizia austriaca al centro di indagini per il fiasco delle forze dell’ordine, che non riuscirono a ritrovare negli otto anni del suo sequestro Natascha Kampusch, la ragazza rapita quando aveva 10 anni e tenuta per otto anni segregata da un uomo in una cantina prima di riuscire a liberarsi da sola quattro anni fa. L’ispettore capo, scrive il britannico Telegraph online, che di recente soffriva di profonda depressione, è stato ritrovato morto nel suo appartamento di Vienna con un colpo della sua pistola d’ordinanza alla testa. Kroell è stato chiamato a discolparsi davanti a diversi organismi per l’incapacità della polizia di venire a capo del clamoroso caso. L’ultima indagine delle autorità austriache, scrive il giornale, riguarda il sospetto che l’inchiesta originale (fallimentare) della polizia sul caso Kampusch fosse in realtà un depistaggio per coprire una presunta potente rete di pedofili.

“non mi aspettavo tutto questo amore da parte di tanta gente. so che Pietro lo sta sentendo”: così la compagna di Pietro Taricone, Kasia smutniak, rompe il silenzio durante i funerali privati che si sono svolti nella cappella vicina all’obitorio dell’ospedale santa Maria di Terni. il feretro sarà trasferito a Trasacco in Abruzzo.

COSe DI qUeSTO mONDO

Patrizia D’Addario: “Non mi sono arricchita” «Nessuno mi ha pagato, il mio silenzio non è stato pagato». Ad assicurarlo è stata Patrizia D'Addario, intervistata al programma «In onda» su La7. Invece, ha aggiunto, «qualche altro si è arricchito e ha fatto anche carriera, molte persone di quelle che hanno parlato molto male di me». E tra queste «persone che mi hanno

offesa c'è anche qualcuno lavora anche a palazzo Chigi e di questo sono indignata come la maggior parte degli italiani». «Non sono stata io a fare queste rivelazioni, è il magistrato che mi ha convocata», ha ribadito la D'Addario, «ho dovuto rilasciare queste dichiarazioni e dire la verità». Da allora, ha raccontato, «la mia vita è cam-

biata del tutto. Non ho guadagnato molto da questa notorietà, non mi sono arricchita, non ho guadagnato un soldo dalle interviste e dalle fotografie». La D'Addario ha poi respinto l'etichetta di «escort» che le è stata appiccicata. A palazzo Grazioli, ha raccontato, giravano buste da 10mila euro per le ragazze.

Dopo 18 anni trovati i killer del sindaco Dopo diciotto anni, hanno un volto i mandanti e gli esecutori dell'omicidio di Vincenzo Napolitano, l'ex sindaco democristiano di riesi (Caltanissetta) vittima di un agguato nel 1992, ritenuto vicino al clan riggio, contrapposto a quello dei Cammarata. Sono cinque pregiudicati esponenti di Cosa Nostra, tutti già detenuti: Pino e Vincenzo Cammarata, Davide emmanuello, Salvatore Fiandaca e Nunzio Cascino. Dalle indagini, coordinate dalla DDA di Caltanissetta, è emerso che i mandati dell'omicidio sarebbero stati i Cammarata e Salvatore F i a n d a c a . emmanuello, esponente di spicco dell'omonimo clan di gela, avrebbe invece messo a disposizione il gruppo di fuoco. mentre l'esecuzione materiale del delitto sarebbe stata affidata a Cascino.


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G20 di Toronto

Un passo indietro sulla riforma E

’ stato uno dei fine settimana più deludenti da quando si è incominciato a parlare della grande riforma della finanza globale. Invece di trovare un progetto condiviso, da Toronto il G20 è uscito in ordine sparso, più diviso, più disilluso e in certo qual modo più perdente di prima. Eppure da Pittsburgh dello scorso settembre le emergenze dei mercati si sono ripetute, senza contare l’esplosione della bolla del debito pubblico, la crisi dell’eurozona e le speculazioni contro la moneta europea. Perciò ci saremmo aspettati meno parole e più fatti. Ancora una volta gli gnomi della finanza speculativa ringraziano.

I

l presidente Obama, arrivato a Toronto forte di un accordo appena raggiunto dal Congresso americano sulla riforma finanziaria e bancaria interna, è intervenuto dicendo che erano state introdotte le “misure più drastiche dopo quelle fatte in seguito alla Grande Depressione del ‘29”. Certamente in esse vi sono dei cambiamenti importanti per quanto riguarda i controlli e la trasparenza. Ma non affrontano però le cause fondamentali della crisi sistemica, come il problema del rischio e della speculazione a breve termine, e soprattutto della bolla dei derivati OTC, che sono la base dei titoli tossici e la causa più dirompente della crisi.

P

urtroppo, sotto l’intuibile pressione della lobby di Wall Street e il ricatto di un gruppo di parlamentari

Si è preferita la via del compromesso, rinviando tutto a nuove formule da definire a Seul in novembre e da attuare nel 2012 di

MArio LeTTieri*

democratici apertamente schierati con le banche e con l’opposizione repubblicana, il Congresso ha fatto passare la riforma “Volker Rule” completamente annacquata. Invece di un divieto totale, alle banche è ancora concesso di usare fino al 3% del loro capitale per investire in hedge fund ad alto rischio. Ancora più grave è stato il passo indietro sul fronte dei derivati. E’ stato infatti stralciato l’emendamento della senatrice democratica dell’Arkansas, Blanche Lincoln, che proibiva agli istituti di credito ogni attività legata ai derivati e in particolare ai cds “nudi”. Si è deciso che le banche potranno sottoscrivere contratti derivati, anche se “soltanto” quelli relativi ai tassi di interesse e sui tassi di cambio. E’ un “soltanto” che negli Usa equivale oggi a ben oltre 200 trilioni di dollari, su un totale di 216,5 trilioni in simili derivati.

L

a dichiarazione finale del G20 a Toronto riflette in pieno questi compromessi. Con il solito linguaggio interlocutorio dei summit vuoti di decisioni significative, tutto viene rinviato a nuove formule da definire a Seul in novembre e da attuarsi comunque non prima della fine del 2012. Scompare ogni riferimento a serie restrizioni per i derivati. Anzi c’è un invito a non “discriminarli”. Come se si

e

PAoLo rAiMondi** stesse parlando di minoranze razziali o di genere. Scompare la tassa sulle banche, che avrebbe avuto comunque più un significato propagandistico che reale. Si afferma che si starebbe continuando a lavorare per un futuro aumento del capitale delle banche e per dei controlli più serrati al fine di limitare il fenomeno delle banche “too big to fail”.

I

governi si sono “sfogati” sui tagli di bilancio. L’impegno preso è di dimezzare i deficit pubblici entro il 2013. Gli USA hanno un deficit di 1.400 miliardi di dollari e l’UE ha un deficit di 800 miliardi di euro. I conti sono presto fatti. In mancanza di un programma condiviso di grandi investimenti a lungo termine sostenuti da crediti freschi, è difficile immaginare una ripresa dell’economia. Perfino il FMI ha sentito il bisogno a Toronto di informare che, senza un accordo sulla riforma finanziaria e sugli interventi di crescita, si prefigura una perdita globale di 4.000 miliardi di dollari di Pil in 5 anni e di altri 30 milioni di disoccupati.

I

ntanto all’inizio del prossimo ottobre si concluderà la politica americana di stimolo economico, iniziata dopo il fallimento della Lehaman Brothers con lo stanziamento di 800 miliardi di dollari. Le banche euro-

pee, per altro verso, devono trovare 614 miliardi di euro per rinegoziare le loro obbligazioni di debito entro la fine dell’anno. Nei prossimi mesi, quindi, è più che prevedibile una nuova fase di instabilità e di turbolenze sui mercati.

S

u tante decisioni di politica economica interna le nostre opinioni differiscono profondamente da quelle del ministro Tremonti. Ma, come noi sosteniamo da tempo, anch’egli ha mostrato consapevolezza del fatto che gli OTC sono “il cuore” del problema. Di fronte all’alto comando della Guardia di Finanza, egli ha infatti recentemente detto che “per ogni transazione reale c’è un numero potenzialmente illimitato di transazioni finanziarie nella forma di contratti derivati. Oggi, sul mercato, il valore nozionale dei derivati OTC è pari a circa 12 volte il valore del Pil mondiale. Esattamente come prima del crollo delle piramidi bancarie, nell’autunno del 2008. Sull’economia ancora e di nuovo incombe il rischio di un drammatico e devastante e nuovo fuorigioco della finanza. A due anni dall’inizio della crisi, non abbiamo ancora e purtroppo vere regole per la finanza. Si possono fare tutte le regole… è tutto necessario, ma non ancora sufficiente, se permane la libertà, anzi l’anarchia, sui contratti derivati.” Purtroppo a Toronto si è preferita altra musica! *Sottosegretario nel governo Prodi **Economista


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L’ora del mea culpa dopo i casi di pedofilia Il Papa: il male si annida nella Chiesa. In basso: il cardinal Bertone Ha protestato con i giudicibelgi

La Chiesa, santa e meretrice, tra pecche e meriti Dai dodici apostoli in poi le colpe sono tante... di

uLderico nisTicò

Dei dodici apostoli, scelti personalmente da Gesù, Giuda lo vendette, Pietro lo rinnegò, Tommaso si rivelò un empirista lockiano, gli altri sono degli illustri quasi anonimi, e si salva solo Giovanni. E nemmeno erano d’accordo tra di loro. Essi crearono una Chiesa che da duemila anni regna sul mondo, annovera un numero altissimo di santi autentici e uomini di altissima moralità e cultura, ha salvato il patrimonio classico, ha incivilito i selvaggi, ha creato la modernità... Anche solo come istituzione umana, i meriti della Chiesa cattolica superano mille volte le sue colpe. Però, di colpe non è che manchi, nella sua lunga storia! Alcune furono di sistema: la simonia, il nepotismo, l’uso privato dei beni ecclesiastici. Altre furono e sono di responsabilità individuale dei suoi membri, uomini e donne come gli altri, cui l’ordinazione e la consacrazione conferiscono poteri sacri, non la santità, e nemmeno l’onestà! Altre appaiono proprie della condizione speciale di essere prete, che crea una sorta di sospensione tra vita terrena comune e anche banale, e una dimensione spirituale e metastorica. Il prete è quasi divino sull’altare,

e un poveretto come gli altri nel resto del tempo, a volte soddisfatto di sé, altre volte lacerato da dubbi esistenziali, oltre che da problemi e assilli quotidiani; e vive sempre oscillando tra depressione e delirio di onnipotenza.

Per secoli la Chiesa ha in qualche modo ovviato attraverso una formazione deliberatamente differenziata tra chi doveva diventare papa o cardinale o vescovo, e chi doveva restare a vita un buon pretino di paese senza grilli per la tasta, e senza eccessi di quella scienza complicata e pericolosa che è la teologia: il vecchio, semplice, chiaro catechismo bastava. La teologia seriamente intesa è quanto di più difficile si possa immaginare, e richiede delle conoscenze non approssimative ma specialistiche di filosofia

oltre che di greco, latino, ebraico... Ed è una scienza come la fisica nucleare: o uno la sa perfettamente, o si riduce a chiacchierate da salotto sugli atomi! E figuratevi su Dio, la Trinità, l’Incarnazione, la Madonna... Troppo arduo qui fare esempi: ma dichiaro che, nelle mie frequentazioni domenicali della Messa, ho frequente occasione di sentire spacciare come evidenti verità i peggiori errori di dottrina! Secondo me, la Chiesa dovrebbe tornare ad insegnare ai preti a fare i preti, non i filosofi sociologi antropologi psicologi pedagogisti... e teologi. La gente, tra cui chi scrive, non va alla Messa per capire, ma per credere. Capire... ahimè, ogni religione, sottoposta a critica razionalistica, non resisterebbe mezzora; mentre le filosofie, nemmeno cinque minuti! E nemmeno i fedeli vanno in chiesa per diventare santi, un’operazione che è riservata per l’appunto ai santi: o martiri, o asceti, o benefattori, o fondatori di Ordini, comunque uomini e donne di rare virtù. Ai fedeli basta e avanza se, morendo in grazia di Dio, vanno in Paradiso

dopo qualche secolo di Purgatorio. A proposito, del Purgatorio non sento parlare da almeno trent’anni: ecco i begli effetti di una teologia raccattata dai protestanti! Con questa leggenda di una “Chiesa di tutti santi”, è sparito anche il concetto di male, e con esso quella santa prudenza che è una virtù teologale. Ai preti di una volta veniva insegnato che il demonio mica è scemo da presentarsi con le corna e la coda! Ma no, assume sempre l’apparenza della leggerezza, dell’innocenza: ed ecco la strada aperta per la pedofilia, tra un gioco e l’altro, tra un pretino e l’altro vestiti alla moda, che si fanno dare del tu dalle ragazzine, dalla parolaccia giovanilistica, dall’abbraccio e pizzicotto facile, eccetera. “Numquam bini”, insegnavano i Gesuiti: ma a due a due, sempre in gruppo, sempre lontani dall’intellettualismo malato e dalle confidenze intimistiche! Mi fermo, e spero che qualche cardinale di Curia legga queste righe e ci rifletta sopra. Non ammetteranno mai che l’ho detto io, ma chissà se non prendano qualche provvedimento! Meno teologia in pillole, più sacralità, più distacco. Non è la prima volta che la Chiesa ritrova se stessa dopo un tantino di smarrimento


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La tribuna

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Speranze deluse

La

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migLiOre deL giOrnO

Che cosa mi sarei aspettato dalla manovra economica Avrei voluto che la manovra economica predisposta dal governo avesse contenuto tagli più mirati sugli sprechi, che favorisse la ripresa dello sviluppo con creazione di nuovi posti di lavoro, più equa nei sacrifici e più attenta ai bisogni della famiglia. I tagli nella pubblica amministrazione e negli enti pubblici dovrebbero essere fatti su tante consulenze clientelari, appalti e subappalti, con più controlli sulla sicurezza e sui costi: questi signori che prendono gli appalti non garantiscono la sicurezza e fanno lievitare i costi delle opere, dei servizi pubblici e privati a dismisura. Quando invece dovrebbe essere messa al primo posto, la sicurezza, la dignità della persona, il grande valore della vita. Ci sarebbe bisogno dei tagli alle spese militari e degli armamenti costosi e inutili. Avrei voluto una manovra che non andasse a colpire i più deboli, con i tagli alle regioni e ai comuni, che mettono a rischio i servizi socio assistenziali sul territorio, fondamentali per una società civile, solidale, libera e democratica. Poi altri tagli che vengono fatti su scuola, cultura, ricerca, spettacolo e arte, andando ad influire negativamente sulla formazione e preparazione dei nostri figli. Avrei voluto una manovra che favorisse, con piccoli investimenti a partire da subito, opere socialmente utili, in tutte le regioni, province, comuni, quartieri, per dare un contributo a far ripartire l'occupazione, la creazione di nuovi posti di lavoro, per giovani e meno giovani. Poi bisognerebbe fare tutto il possibile per migliorare le condizioni di paura, di incertezza, anche di disperazione, di chi ha perso il lavoro o rischia di perderlo, di chi non vede prospettive per il proprio futuro, per la propria famiglia e che

deve rinunciare a progetti di speranza. Nei sacrifici, lor signori che stanno al governo, con questa manovra hanno colpito maggiormente lavoratori e pensionati, blocco dei contratti e tagli, questi sacrifici non sono uguali per tutte le categorie in proporzione al reddito, al guadagno. La crisi non è uguale per tutti, vengono risparmiate tante categorie privilegiate, dai proprietari di grandi patrimoni, le rendite finanziarie, dirigenti pubblici e privati, direttori di alcuni giornali, alcuni presentatori e conduttori di programmi televisivi, pubblici e privati, giocatori e allenatori di calcio, piloti di auto, campioni di motociclismo, e tante altre categorie, che prendono fior di milioni di euro l'anno e non vengono toccati, governanti vi sembra giusto? Io dico che i sacrifici dovrebbero essere più equi e più giusti. Sull'evasione fiscale, si faccia veramente sul serio una volta per tutte, per pagare meno e pagare tutti, sia fatto onore con tasse meno onerose, alle persone oneste che con il senso del dovere hanno pagato e pagano. Sia fatta anche una lotta seria al lavoro nero, alla corruzione, alla mafia, per far crescere un'economia nel nostro bel paese più sana. Poi ci vorrebbe più impegno da parte del governo, e di tutte le istituzioni, dalle scuole ai movimenti alle associazioni di volontariato, alle parrocchie, per far crescere nelle coscienze il senso dello Stato, del dovere, del rispetto delle leggi, del rispetto delle regole, c'è bisogno di una coscienza civile sociale alta, piena di valori veri, di onestà, di trasparenza, di uguaglianza, di diritti, di solidarietà, avendo come punto di riferimento solido la nostra Costituzione, con l'obiettivo e con l'impegno da parte di tutti, di raggiungere una società miglio-

sergio staino su “l’unità” re, più giusta, dove il benessere e i sacrifici siano uguali per tutti i cittadini e siano nell'interesse del bene comune. Francesco lena Via Provinciale,37 Cenate Sopra Bergamo

In fabbrica

Stritolato dagli ingranaggi a 18 anni L’altro giorno un operaio di 18 anni è morto stritolato negli ingranaggi di un macchinario di un'azienda meccanica di Bressanvido nel Vicentino, specializzata nella produzione di radiatori. Il giovane operaio è stato agganciato dagli ingranaggi. Inutili i tentativi dei suoi colleghi di salvarlo. Quando i soccorritori del 118 sono intervenuti per l'operaio non c'era più nulla da fare. La dinamica dell'incidente è ancora da chiarire e sono in corso gli accertamenti, spiegano i carabinieri di Sandrigo che sono intervenuti sul posto insieme agli ispettori dello Spisal. Sarà mai chiarito? Marco Bazzoni rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, Firenze

Sanità lazio

Non cambiare i direttori solo per mettere i “nostri” A ridosso della scadenza della maggior parte dei contratti dei direttori generali delle Asl e delle Aziende Ospedaliere lancio un appello al mio partito, il PdL, e a tutta la maggioranza che sostiene la presidente Polverini affinchè la scelta del nuovo management sia oculata. Intanto non è giusto fare di tutta un’erba un fascio e giudicare in maniera negativa tutti gli attuali manager solo perché scelti dalla precedente giunta, perché tra loro ci sono direttori generali di valore che hanno svolto bene il loro compito. Spero e mi auguro che nessuno della maggioranza pensi di mandare via gli attuali manager in scadenza solo per mettere quelli nostri, legati ai partiti che fanno parte della maggioranza perché sarebbe un grave errore. Donato robilotta membro del Coordinamento regionale del Pdl ed ex consigliere regionale, Roma


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Diritti & DOVeri

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sOciaLe A curA di

FidALMA FiLiPPeLLi

Un codice per i giornalisti

La Carta di Trieste ci insegna come parlare di disagio La Carta di Trieste, voluta dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) ed approvata in occasione del recente Convegno di Trieste “Impazzire si può”, rappresenta a nostro avviso un grande atto di civiltà. La grossa novità introdotta da questo documento è che impegna noi operatori dei media ad “usare termini appropriati, non lesivi della dignità umana, per definire il cittadino con disturbo mentale”. E’ il primo passo , dovuto, verso la creazione di un codice deontologico che tuteli i diritti di una sfera particolarmente sensibile. Dobbiamo prendere atto, noi giornalisti, che le parole usate per raccontare

La prOtesta

certi vissuti di sofferenza o per trattare tematiche connesse alla salute mentale, risultano spesso inadeguate, frettolose, approssimative, disinformate e disinformanti, tali da distorcere o addirittura sminuire quella che è la realtà dei malati e delle loro famiglie. Con ciò non si vuole fare un atto di autoaccusa generalizzata della categoria degli operatori mediatici, ai quali va comunque riconosciuta l’attenuante di confrontarsi con un universo che è già di per sé ignorato e relegato ai margini del sistema socio-culturale. Tuttavia, se l’ignoranza verso il disagio mentale è dilagante, spetta a noi giornalisti il compito di dare voce a chi non ha voce, e di farlo nel modo più onesto e cor-

retto possibile. La Carta di Trieste, che non a caso nasce nel primo convegno ideato, curato e partecipato da persone con disagio mentale, raccomanda a tal proposito di evitare termini giuridici approssimativi o interpretazioni pietistiche, di tutelare la privacy, soprattutto nei casi di suicidio, e di promuovere il racconto di “esperienze positive improntate alla speranza”. Un’attenzione particolare va prestata alla scelta delle parole che descrivono le

persone con un problema di salute mentale. “Depressa”, per esempio, non va bene ed utilizzeremo al suo posto l’espressione “donna con un problema di depressione”. Questo perchè - e non si tratta di un insignificante dettaglio - la persona non è la sua malattia, nel senso che l’identità della persona non può essere riduttivamente fatta coincidere con la malattia, la quale è espressione di un disagio che si manifesta con dei sintomi. f. f.

I timori del Comitato Famiglie Utenti Centro Tangram di Roma

Allarme tagli per i centri per disabili I

l Comitato Famiglie Utenti Centro Tangram di Roma lancia l’allarme contro i tagli dei fondi regionali per i centri di riabilitazione per disabili del Lazio. I centri di riabilitazione, lo ricordiamo, sono strutture residenziali o diurne specializzate nella riabilitazione e nell’assistenza a persone disabili non autonome con un’età compresa tra i 18 ed i 59 anni. Negli ultimi mesi, nella regione Lazio, il problema del mancato adeguamento del budget è divenuto un problema di tagli, come ben spiegato in una nota del Prof. Bruno Regni, Presidente del Comitato Famiglie Utenti Centro Tangram: “ I Centri di

Il Comitato Famiglie Utenti Centro Tangram di Roma lancia l’allarme per i tagli dei fondi regionali destinati ai centri di riabilitazione per disabili. Tagli che rischiano di avere ricadute pesanti sulle prestazioni e sull’occupazione. Riabilitazione, uniche strutture operative che alleviano l’enorme disagio dei disabili e dei loro familiari, devono da anni sopperire a mancati adeguamenti dei budget (questo da circa 10 anni nonostante tre nuovi contratti lavorativi), seguiti dal blocco delle prestazioni e dal taglio

dell’8% sui fondi spettanti. Il precedente Commissario ad acta ha poi decretato una “compartecipazione” per gli utenti che mensilmente avrebbe superato la pur misera pensione. Nonostante le ripetute promesse elettorali l’attuale Presidente della Regione il 31 maggio 2010, nel confermare il

taglio dell’8%, ne ha aggiunto un ulteriore 4%, retroattivo per tutto il 2010”. I Centri di Riabilitazione con forma giuridica di cooperativa sociale, non hanno altri fondi a disposizione se non quelli derivati dall’accreditamento, quindi i tagli vanno a ricadere necessariamente sull’utenza disabile. Queste ultime sanzioni costringono i Centri di Riabilitazione accreditati a operare delle misure drastiche quali: tagli sulle prestazioni, chiusure mirate, modifiche di prestazioni da intensive a di mantenimento, fino alle dimissioni di disabili senza alcuna prospettiva esterna Fidalma Filippelli


Diritti & DOVeri

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preVidenZa tfr

Dopo il 31 maggio lo prende a rate Sono un funzionario del ministero di grazia e giustizia, con una retribuzione gratificante. A giugno 2009 ho raggiunto i requisiti per la pensione di anzianità, ma ho continuato nel mio lavoro. Di recente ho chiesto la risoluzione del rapporto di lavoro a decorrere da ottobre 2010. Vorrei chiedere se la liquidazione spettatemi sarà corrisposta in una o più soluzioni. P. rUSSO - SAlerNO Se la sua domanda è stata accolta dal Ministero prima del 31 maggio, giorno in cui è stato pubblicato il decreto legge n° 78, la sua liquidazione sarà erogata in unica soluzione, anche se dovesse superare i 90 mila euro lordi.

pensione

Per la signora non valgono nuove regole Sono un’impiegata di un grosso studio legale associato e compirò 60 anni il prossimo 16 ottobre. Desidero andare in pensione appena possibile. le nuove disposizioni mi terranno vincolata al lavoro per un tempo maggiore del previsto? l. FerrArI - rOmA Lei è una di quelle persone nei cui confronti la normativa del recente decreto legge non si applicherà. Infatti, raggiungendo i requisiti per la pensione di vecchiaia entro il 2010, le sue “vecchie” finestre rimarranno ancora in vigore. Pertanto, la sua pensione avrà decorrenza da aprile 2011.

risponde il dottor AnTonino nicoLo’ Potete inviargli i vostri quesiti direttamente all’indirizzo e-mail: toniconc@libero.it oppure potete telefonargli al numero 388 0554031 ogni giovedì dalle 15 alle 18

tFr

Come si calcola secondo le nuove regole mio fratello ha 50 anni e 25 di contribuzione presso l’INPDAP, in quanto dipendente, prima regionale e poi dell’amministrazione provinciale. Vorrebbe sapere come sarà calcolata la sua liquidazione, attesi i mutamenti portati dal governo anche su tale prestazione. e. greCO - leCCe La liquidazione, rivista alla luce delle nuove norme del recente decreto legge, sarà calcolata, fino al 31-12-2010, col metodo TFS (trattamento di fine servizio) e dal 1° gennaio 2011 con il metodo TFR (trattamento di fine rapporto) che prevede un accantonamento del 6,91% per ogni anno. Il secondo metodo è meno vantaggioso del prima, ma si applica soltanto per i periodi successivi al 31 dicembre 2010.

pensione

pensione

Requisiti entro 2010 Non cambia nulla

Non aspetterà molto per riposarsi

Sono una commerciante ed ho compiuto 60 anni lo scorso aprile. Ho versato quasi 31 anni di contributi. Poiché desidero ritirarmi dall’attività sto predisponendo la documentazione per la pensione. la mia finestra era quella del 1° gennaio 2011. Con la manovra del maggio scorso quanto dovrò ancora attendere? mIele – CASSINO (Fr)

Sono uno dei tanti lavoratori dipendenti italiani in preoccupazione per le sorti delle pensioni. Sono nato il 2 luglio 1952 ed il 23 agosto 2010 maturerò 2.083 contributi settimanali, corrispondenti a 40 anni di assicurazione previdenziale. Con la nuova manovra finanziaria quando andrò in pensione? ACqUArONe - ImPerIA

Dal momento che lei ha raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia entro il secondo trimestre del 2010, non ha nulla da temere. La sua prestazione continuerà a decorrere dal 1° gennaio 2011.

Lei maturerà, a breve, il diritto alla pensione di anzianità con il sistema delle vecchie quattro finestre. Poiché ciò avverrà nel 3° trimestre del 2010, dovrà attendere il 1° gennaio 2011, quando, secondo la normativa che la interessa, si aprirà la sua finestra.

Avvertiamo i lettori che alcuni quesiti e relativi pareri vengono ripetuti perché riguardano argomenti che hanno già ottenuto risposta

tfr

Cosa cambia dopo la manovra Ho appreso che il decreto legge n° 78/2010 inciderà, per i pubblici dipendenti, anche sulla liquidazione dopo 40 anni di servizio, e’ possibile sapere in che modo? C. VIllA - ANCONA Secondo i dati del decretolegge citato, dal 2011 la liquidazione sarà erogata in un'unica soluzione se di importo pari o inferiore a 90.000 euro al lordo delle ritenute fiscali. Se, invece, è compresa tra 90.000 e 150.000 euro, sarà pagata in 2 rate (90.000 euro la prima e, dopo un anno, la seconda per l'ammontare residuo). Infine, se superiore a 150.000 euro, sono previste tre rate (90.000 euro la prima, 60.000 la seconda dopo un anno, mentre la terza, pari all'ammontare residuo, sarà pagata dopo un altro anno).

pensione

Finestra spostata con la manovra mia madre compirà 60 anni nel mese di settembre del 2011. Consultando le nuove norme, potrà sperare di percepire l'assegno di vecchiaia a partire dal 1° aprile 2012? C. AlBerTI - FIreNZe La risposta è negativa. La manovra anticrisi, anche se non definitiva, sposta la finestra a ottobre 2012 se sua madre è una lavoratrice dipendente, ad aprile 2013 se autonoma.


Cinema D’estate

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l’amore di un poeta

Anti-reportage sul terremoto

Bright star

draquila

Regia: Jane Campion con Abbie Cronish, Ben Whishaw

Regia: Sabina Guzzanti. Interpretato da Sabina Guzzanti

L'amore del celebre poeta inglese John Keats (morto a Roma di tubercolosi a soli 25 anni) per la giovane sartina e ricamatrice Fanny Brawne ha ispirato alcune delle più belle ed intense lettere d'amore mai scritte. Questo è il racconto della loro struggente relazione, osteggiata da tutti con tanto di inevitabile finale drammatico. Il titolo (tradotto: fulgida stella) è il nome di un poema d'amore che Keats scrisse all'interno della sua copia delle opere di Shakespeare. Colpiscono la bellezza, il dolore e l'innocenza della travagliata storia. Tuttavia, questa volta, alla regista e sceneggiatrice non riesce il miracolo del precedente "Lezioni di piano". Il film appare senza anima, non riesce a trasmettere, nonostante l'argomento, commozione ed emozioni.

la genialità di Polanski

Abbie cronish e Ben Whishaw in “Bright star”

Catastrofismo che cattura The road Regia: John Hilcoat con Viggo Mortensen, Robert Duvall, Charlize Theron

E' vero, è deprimente, triste, disperato, senza futuro, eppure è uno dei film più interessanti che il genere catastrofista abbia partorito negli ultimi anni. Completamente privo di retorica, un regista semi-sconosciuto

L’uomo nell’ombra Regia: Roman Polanski con Ewan McGregor, Pierce Brosnan. Che Polanski sia un maestro nella regia è fuor di dubbio ed anche in questa occasione dà prova di grande abilità del dirigere gli attori. Ha sdoganato definitivamente uno come Brosnan che nella vita ha trovato non poche difficoltà a costruire una dignitosa carriera non legata quasi esclusivamente al fascino ed al glamour. Unico punto debole forse una sceneggiatura a volte prevedibile ed improbabile (come quando il protagonista scova alcune delicate e segrete informazioni semplicemente consultando Internet. Va bene che nella rete si trova di tutto, ma questa volta appare un po' esagerato) per un film che ha la sua forza in una storia costruita su temi importanti, piena di inganni e tradimenti, dove ognuno è molto diverso da ciò che appare.

l’Argentina dei tempi bui il segreto dei suoi occhi Regia: Juan Josè Campanella con Ricardo Darìn, Soledad Villamil

Un noir, una commedia, una storia d'amore. Sullo sfondo l'Argentina peronista degli anni '70. Magica commistione di generi per raccontare uno dei periodi più cupi del Paese. Da questo punto di vista decisamente più efficace di tante pellicole che puntano al politi-

porta sul grande schermo il romanzo "La strada" del grande scrittore statunitense Cormac McCarthy. Lo fa rivelando notevoli capacità nel dirigere i pochi (ma buoni) attori del cast. Un film complesso, difficile, dove la macchina da presa è quasi esclusivamente puntata sui volti di un padre e di un figlio che cercano di sopravvivere in un'America desolata e distrutta da un misterioso cataclisma, dove gli esseri umani sono spinti a dare il meglio e (soprattutto) il peggio di sé. co. Aspetto, questo, abilmente ed apparentemente relegato ai margini e che invece si rivela la vera anima. Il film ti entra dentro, lentamente, e per parecchio non ti molla. Con piglio sicuro il regista di origine italiana nato a Buenos Aires, dirige uno dei migliori lavori della stagione che non a caso conquistato ha l'Oscar destinato al film straniero riuscendo a battere opere di pregio come "Il profeta" e "Il nastro bianco". Cast più che apprezzabile, sceneggiatura essenziale, quasi scarna ma con la capacità di arrivare dritta alla meta. Da non perdere. Nello foto: ricardo Darin

rubrica a cura di LuciAnA VeccHioLi

Il ministro dei Beni Culturali ha disertato il Festival di Cannes per protesta, il documentario secondo lui è fazioso e non veritiero. Ad alcuni aquilani è piaciuto ad altri per niente. Sabina Guzzanti riaccende le polemiche e questa volta si occupa del terremoto dell'Aquila e non solo. Snocciola con insolita pacatezza la sue teorie, utilizzando questa volta tecniche da reportage giornalistico, puntiglioso e cronologico. Non manca neanche la satira, con l'imitazione del premier. Una ricostruzione certosina di quello che è accaduto in Abruzzo ma anche al G8, a Napoli con la questione dei rifiuti e quant'altro. Da vedere.

Un road movie musicale Basilicata coast to coast Regia: Rocco Papaleo con Alessandro Gassman, Paolo Briguglia, Max Gazzè, Rocco Papaleo, Giovanna Mezzogiorno

Easy Rider in salsa lucana. Dal Tirreno allo Ionio a piedi per dieci giorni, attraversando una delle regioni più belle e suggestive del nostro Sud d'Italia. Divertente e surreale road movie musicale che vede protagonisti cinque personaggi in cerca delle proprie identità. Interessante esordio dietro alla macchina da presa per l'attore Rocco Papaleo, fino ad ora quasi esclusivamente relegato nei panni del caratterista, che con questa strampalata pellicola tenta di raccontare risorse e potenzialità della sua terra. Cinque amici, una piccola band di provincia per non rinunciare ai propri sogni. Cast credibile ed a proprio agio nelle singole interpretazioni, anche per un cantante come Gazzè alla sua prima prova cinematografica.


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ginema D’estate

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la novità è lady marion

I trentenni e il consumismo

robin Hood

La nostra vita

Regia: Ridley Scott con Russell Crowe, Cate Blanchett, William Hurt, Max Von Sydow.

Certo, se si pensa che è stato il regista di Blade Runner e Thelma & Louise qualche attimo di sconforto assale. Non è che fosse così indispensabile l'ennesima pellicola su una figura trita e ritrita come l’arciere di Sherwood. Tuttavia non si può dire che sia, nel suo complesso, un brutto film. Conosciamo tutti le capacità del grande regista americano. Il prodotto infatti è ben confezionato, e non a caso sia Scott che Crowe lo hanno anche prodotto. A parte qualche sprazzo di vera noia, soprattutto durante le interminabili e sanguinolente scene di scontri armati tra buoni e cattivi, la vera novità è la figura di Lady Marion, qui in una insolita ed improbabile veste di rivoluzionaria in un’epoca dove le donne stavano zitte, obbedivano e procreava-

elio Germano (premiato come miglior attore a cannes con Javier Bardem) in una scena del film “La nostra vita” no. Vedova di guerra senza figli, non solo respinge i pretendenti, ma combatte anche con arma-

tura e spada, coltiva i campi ed esprime la sua opinione. Già annunciato Robin Hood 2.

Regia: Daniele Luchetti con Elio Germano, Raoul Bova, Isabella Ragonese, Luca Zingaretti, Stefania Montorsi, Giorgio Colangeli. Un grande Elio Germano, che ha ampiamente meritato il premio come miglior attore a Cannes, per un film sui trentenni di oggi. Quelli che non hanno santi in paradiso, forse i nuovi proletari come li definisce lo stesso Luchetti. In realtà dei giovani intelligenti e svegli che cercano di farsi strada in un mondo dove la priorità sono i soldi e la loro capacità di comprarci più cose possibili. Figli di un consumismo sfrenato, ma anche capaci di mettere al mondo tre figli nella totale incertezza economica e con il desiderio di fare il grande salto in avanti. Il film però non è solo questo. Anche una grande finestra sull'Italia con le sue storie di immigrazione, sfruttamento, valori famigliari. Cast ben assortito. Unica stonatura, forse, un finale troppo happy, da commedia.

Action fantasy accattivante

grande cast piccola storia

Prince of Persia Le sabbie del tempo

A-Team

Regia: Mike Newell con Jake Gyllenhaal, Ben Kingsley, Alfred Molina

Dopo "I pirati dei Caraibi" ecco un altro film tratto da un videogioco degli anni '80. A dirigerlo questa volta il regista inglese di "Quattro matrimoni e un funerale" e di "Harry Potter e il calice di fuoco". Se piace il genere, l'action fantasy è piacevole e scorre abbastanza facilmente nonostante le oltre due ore di durata. Le scenografie esotiche dell'antica Persia, in gran parte riprodotte al computer, non deludono le aspettative. C'è tutto. Il principe bello e muscoloso che corre lungo i muri, la principessa misterio-

una parte del cast di A-Team

sa e furba, il pugnale, le arti magiche, la lotta contro le forze oscure, ed uno stuolo di stuntman. allenatissimi

Insomma, un bel fumettone. le ottime Sempre Interpretazioni di Molina e Kingsley.

Regia: Joe Carnahan con Liam Neeson, Bradley Cooper, Jessica Biel La stagione langue ed all'orizzonte non si vedono grandi capolavori ma quasi esclusivamente filmetti estivi e leggeri (a parte gli inevitabili horror) e questo appartiene sicuramente alla categoria. Se vi piacciono scontri armati, morti, avventura, effetti speciali e quant'altro allora fa per voi. La serie cult della tv anni '80 ritorna, si attualizza con quel tanto di ironia che non guasta mai, ed ambienta le sue storie in Iraq. Un intreccio tra crimine e servizi segreti dove spesso l'Fbi non ne esce sempre a testa alta. Anzi. A parte una trama che più scontata di così si muore, l'unica cosa degna di nota è un cast di attori che riesce a rendere il tutto assai meno noioso.


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Storia d’amore in tempi di crisi

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Alba rohrwacher e Pierfrances co Favino in una scena di “cosa voglio di più”

cosa voglio di più Regia: Silvio Soldini con Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher, Giuseppe Battiston

Il ricordo di "Pane e tulipani" è ormai lontano, tanto da non sembrare un film di Soldini. Manca la poesia e quel tocco surreale che caratterizza il suo cinema, anche nell'affrontare temi vicini all'attualità. "Per la prima volta è stato un episodio di vita reale a far scattare in me l'idea di questo film" ha affermato. L'intento, quello di raccontare una storia d'amore in tempi di crisi, recessione e precariato, ma è come se mancasse di personalità. Ecco, forse ha un po' spiazzato il suo pubblico cercando di fare altro da quello realizzato fino ad ora, per questo il film non convince fino in fondo. Per il resto la bravura del regista milanese dietro alla macchina da presa è indiscutibile come quella nel dirigere gli attori, soprattutto nelle famose scene di sesso che sono sicuramente le più difficili.

mercoledì 30 giugno 2010

Ipazia contro l’oscurantismo Agorà Regia: Alejandro Amenàbar con Rachel Weisz, Max Minghella

Non è un film contro il cristianesimo ma contro tutti i fondamentalismi. Sostanzialmente è questa la chiave di lettura. Un concetto però non condiviso dalle alte gerarchie della Chiesa che, secondo la casa di distribuzione, dopo una proiezione

riservata ha avuto reazioni stizzite di dissenso sul taglio dato alla pellicola. La vera storia della filosofa greca Ipazia uccisa e fatta a pezzi dagli integralisti cristiani nel 391 dopo Cristo ad Alessandria d'Egitto, ha faticato non poco ad uscire in Italia, suscitando, come era prevedibile, parecchie polemiche. Il ruolo del vescovo Cirillo, che avrebbe istigato la congrega dei Parabolani ad uccidere la scienziata, non è molto piaciuto, ma secondo il regista quello che si vede nel film è solo il 30 per cento del male che ha fatto l'alto prelato..

rachel Weisz nei panni di ipazia nel film “Agorà”

Il “riscatto” del maestro

Il dramma palestinese

il concerto

il tempo che ci rimane

Regia: Mihaileanu con Aleksei Guskov, MiouMiou "Il concerto" è quello per orchestra e violino di Cajkovskij. Bello e commovente il nuovo film del regista di "Train de vie". La storia di Andrei Filipov, celebre direttore russo d'orchestra licenziato in tronco ai tempi di Breznev per non aver cacciato i suoi musicisti ebrei. Trent'anni dopo, caduto in disgrazia, l'uomo lavora ancora al Bolshoi ma come custode. Grazie ad uno stratagemma riunisce la sua vecchia orchestra per tornare a suonare nel Teatro di Chatelet a Parigi. Parte alla ricerca spasmodica degli artisti che nello sfacelo dell'Unione Sovietica tutto fanno meno che suonare. Riuscirà a mettere insieme un consistente gruppo di varie etnie, dalla ebraica alla rom, nel tentativo di riscattare una "dignità umana calpestata".

Regia: Elia Suleiman con Saleh Bakri, Shafika Bajjali

romanticismo del cinema il padre dei miei figli Regia: Mia Hansen-Love con Chiara Caselli, Louis-Do de Lencquesaing

Omaggio, intenso e commovente, al coraggio e all'amore per la settima arte da parte di un produttore cinematografico, che ha voluto ignorare (restandone schiacciato) le ferree leggi del mercato. La biografia di Humbert Balsan (nel film si

chiama diversamente), uomo colto e sensibile che nella vita decise di realizzare solo pellicole culturalmente valide e magari scomode, senza badare all'aspetto commerciale. La sua compagnia, l'indipendente Moon Film, gode di grande prestigio ma i troppi debiti ed i troppi rischi la spingono perso la bancarotta. Sopraffatto dagli eventi si uccide, a cinquant'anni, lasciando la scomoda eredità nelle mani della moglie, interpretata qui da una bravissima Chiara Caselli, e delle tre figlie.

Suleiman è nato a Nazareth in Palestina ed il film è semiautobiografico, in quattro episodi, sulla sua famiglia. E' ispirato ai diari del padre, a partire dal 1948 quando decise di partire per unirsi alla Resistenza dopo l'occupazione di Israele. Scene di vita quotidiana di quei palestinesi che decisero di restare e che furono chiamati "arabi israeliani", costretti a vivere da stranieri nella loro patria. Contrariamente a quanto si possa pensare non ha nulla della pesantezza che magari ci si potrebbe aspettare da una pellicola di questo genere, il regista (che interpreta tra l'altro anche se stesso) ci ha costruito sopra una storia surreale, piena di ironia, con musiche coinvolgenti. Senza trascurare però l'aspetto politico di una questione ancora attualissima ed irrisolta.


aq-30giugno2010