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Anno III - n. 64 - Venerdì 14 ottobre 2011 EDIZIONE IN PDF stampabile gratis dal sito www.altroquotidiano.it SI PUBBLICA dal lunedì al venerdì

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Questo numero è stato aggiornato alle ore 11 di venerdì 14 ottobre

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Ora di Punta DI

NUCCIO FAvA

Come la cozza

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e fosse successo ai tempi della cosiddetta prima Repubblica – dopo un voto contrario sul rendiconto dello Stato - la crisi si sarebbe subito aperta e la delicata e complessa situazione sarebbe stata rimessa nelle mani del capo dello Stato. Ma Berlusconi è Berlusconi. Si crede insostituibile, non riesce neppure a percepire che è lui stesso la causa principale delle difficoltà e del discredito dell’Italia. L’Europa insiste sulle misure urgenti, indispensabili per la ripresa. Ma il decreto per la crescita sempre annunciato e mai definito si smarrisce tra le ipotesi più stravaganti, compresa quella di un nuovo condono eticamente orribile, di dubbia resa e in radicale contraddizione con la lotta all’evasione. Berlusconi del resto ignora i contrasti col super ministro dell’economia in dissenso sul condono e sulla nomina del governatore di Bankitalia anche con Bossi. Il presidente del Consiglio persiste in un rinvio continuo e umiliante per una nomina qualificata ed importante che pure è di sua esclusiva competenza. Resta abbarbicato a palazzo Chigi peggio di una cozza allo scoglio. Una ostinazione irragionevole e anche incomprensibile, se non conoscessimo però la personalità di Berlusconi, la concezione che ha di sé e del suo ruolo salvifico. Senza ovviamente trascurare la costante ossessione per i suo numerosi problemi giudiziari. Si tratta ormai di un problema non solo politico istituzionale ma soprattutto umano. Ci pare perciò che solo i suoi più fidati amici potrebbero aiutarlo a riflettere e persuaderlo a lasciare senza ulteriori strappi e tensioni. Oltre a Confalonieri solo Gianni Letta e Giuliano Ferrara potrebbero tentare la missione .

Da Bankitalia la proposta: reintrodurre la vecchia Ici "Sarebbe necessaria una riflessione sull'opportunità di reintrodurre l'abitazione principale fra gli immobili soggetti a imposta, in particolare l'Ici". Lo ha detto Daniele Franco, capo della ricerca economia di Bankitalia in audizione al Senato. "L'esenzione dell'Ici dalle abitazione principali - ha aggiunto Franco - costituisce nel confronto internazionale un'anomalia del nostro ordinamento tributario ed espone al rischio di trasferire una parte rilevante

dell'onere dell'imposta su esercizi commerciali e studi professionali o sui proprietari di seconde case". Oltre un quinto delle entrate tributarie è di competenza delle amministrazioni locali. La loro quota di entrate è stata pari a oltre il 22 per cento tra il 2000 e il 2010, "in forte crescita rispetto alla media degli anni 90. Comunque la tassazione sul lavoro nel 2010 è stata superiore in Italia di quasi 3 punti rispetto alla media degli altri paesi

Trattative fino all’alba di Berlusconi per garantirsi i 316 voti

Dopo la fiducia il diluvio E senza l’ennesima fiducia: niente governi provvisori, si va a votare e quelli che hanno fatto una sola legisatura perdono il seggio e il vitalizio, ha fatto intendere il Cavaliere ai dissidenti della maggioranza

La minaccia all'indirizzo di chi, nella maggioranza, avesse qualche grillo per la testa e pensasse di non votare oggi la fiducia al governo è stata esplicita: se mancheranno i voti si va a votare. Il che, tradotto in spiccioli, significa: amici cari, se non avrò un voto di fiducia piena (non risicata) non sperate in rimpasti o governi di transizione, chiederò lo scioglimento delle Camere e voi vene andate a casa, cioè perderete il seggio e chi ha fatto una sola legislatura perde anche il diritto al vitalizio. Questo è stato il punto principale del discorso che il Cavaliere (tra gli sbadigli di Bossi) ha fatto ieri davanti a mezza aula di Montecitorio (l'altra metà, quella occupata dai deputati delle opposizioni, era vuota, tranne cinque radicali, che hanno pensato bene di differenziarsi rispetto al Pd nelle cui liste e con i cui voti sono stati eletti, anzi fatti eleggere incautamente da Veltroni tre anni fa). Per il resto la solita litania: nessuna intenzione di fare passi indietro, non esistono alternative al mio governo, andremo avanti fino al 2013. Ma non è stato nemmeno in grado di presentare il testo di un nuovo articolo 1 del consuntivo di bilancio da far approvare in sostituzione di quello che martedì è stato bocciato dalla Camera.

In queste ore, comunque, è continuato il lavorio per ricucire le lacerazioni interne al Pdl e al centrodestra, perché nonostante che i 'frondisti' abbiano inviato segnali di pace, garantendo la fiducia all'esecutivo, salgono la tensione nel Pdl e la preoccupazione di Berlusconi sui numeri, sul rischio di un 'trappola' o, quanto meno, di una fiducia risicata che certo, si ricorda in ambienti parlamentari, non rientrebbe nei parametri richiesti da Giorgio Napolitano. A palazzo Grazioli sono stati chiamati uno a uno i cosiddetti 'malpancisti' anche se sono state smentite nuove trattative con lo scalpitante Claudio Scajola. Ad altri parlamentari considerati in bilico avrebbe chiesto quale sarebbe la convenienza ad aprire trattative con i centristi: pensate

che Casini possa darvi delle garanzie? Avrebbe chiesto il Cavaliere. Le preoccupazioni però riguardano anche la pattuglia, nutrita, di parlamentari e ministri che da tempo manifestano insofferenza verso il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Diversi esponenti del governo sono pronti a muovere contro il titolare di via XX Settembre sul decreto sviluppo ma, ancor prima, sulla legge di stabilita' che domani deve ricevere il via libera dal Consiglio dei ministri. Nel testo infatti sono contenuti quei tagli ai ministeri che il 'superministro' avrebbe deciso senza consultare i diretti interessati. Tanto che il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha gia' annunciato che votera' contro la legge nel caso ci siano ulteriori sforbiciate al suo ministero. Su una posizione analoga è il ministro Romani, contro i tagli alla banda larga. Un caos, insomma, su cui punta il dito l'opposizione che chiede a Berlusconi di dimettersi. Il Consiglio dei ministri è convocato per le ore 14 a Palazzo Chigi. Nuovo rendiconto, legge di stabilità e legge di bilancio i provvedimenti all'ordIne del giorno.


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Reazioni

Minzolini usa ancora il Tg per attaccare Fini per conto di Berlusconi DI

MASSIMO LOMONACO AnsA

Immediate dimissioni di Agusto Minzolini per "l'intollerabile faziosità del suo telegiornale. C'é un limite anche all'indecenza". Questa richiesta, accompagnata dal preannuncio di tutelare la propria onorabilità in sede giudiziaria e professionale, è del presidente della Camera Gianfranco Fini a causa di due servizi trasmessi nell'edizione delle 20.00 del tg1. Il primo intitolato 'Fini nel mirino della maggioranza' nel quale si riportavano le accuse di "aver dato interpretazioni regolamentari non al di sopra le parti", il secondo, dal titolo 'Fini sotto accusa', con un'intervista al vicedirettore di Libero Franco Bechis nella quale il giornalista, riprendendo un pezzo di oggi sul quotidiano e riferendosi alla bocciatura dell'art.1 del rendiconto, si è detto stupito dell'"attaccarsi a cavilli come ha fatto la giunta del regolamento della Camera presieduta da fini davanti ad un danno che per l'Italia potrebbe essere di 360 miliardi di euro". Subito dopo sono cominciate le polemiche. "Sappiamo che il Tg1 è ormai un programma per pochi intimi, ma Minzolini non può comportarsi come se fosse il tinello di casa sua", ha detto Flavia Perina, deputato di

Futuro e Libertà. "Gianfranco Fini, anziché chiedere il bavaglio per Augusto Minzolini, farebbe bene a pensare a come gestisce la Presidenza della Camera, trascinando quello che dovrebbe essere un incarico super partes in una quotidiana contesa di fazione", ha replicato Daniele Capezzone, portavoce del Pdl. E Fabrizio Cicchitto ha aggiunto: "Sempre più nettamente l'onorevole Fini si caratterizza sul terreno politico oscurando il ruolo super partes che dovrebbe avere da Presidente della Camera. Evidentemente, forse anche per questo, chiede le dimissioni del direttore del tg1 Augusto Minzolini". Per il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino, "fino a oggi il Tg1 è sempre stato una straordinaria risorsa per l'informazione italiana. Con Minzolini é una parodia della sua grande storia giornalistica e il silenzio del direttore generale della Rai Lorenza Lei è puro servilismo verso Berlusconi e i suoi sodali che l'hanno nominata" E, sempre per il Fli, Roberto Menia, Coordinatore Nazionale, sottolinea: "L'indecenza raggiunta questa sera dal TG1 di Minzolini è tale che non c'é spazio alcuno per difese d'ufficio"; poi chiede che sia convocato subito dalla Commissione di Vigilanza RAI. "Chi si deve dimettere è Fini, sempre più capopartito e sempre meno super partes. Il

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La migLiOre deL giOrnO

Ellekappa su “la Repubblica” direttore Minzolini ha semplicemente fatto il suo mestiere informando i telespettatori con la consueta professionalità e competenza", dice all'opposto Francesco Casoli vicepresidente del gruppo Pdl al senato e componente della Commissione parlamentare di Vigilanza. Carmelo Briguglio, vice presidente vicario dei deputati di Fli preannuncia "un esposto all'Ordine dei Giornalisti perché adotti provvedimenti a carico del direttore del Tg1". In mancanza di reazioni dai vertici della Rai, parla il Cdr del tg1 per il quale "il direttore sta schierando la nostra testata sempre su tesi di parte della maggioranza e del governo e che il telegiornale quando lancia accusa non si preoccupa quasi mai del diritto di replica. Il direttore viene meno così ai doveri del rispetto del pluralismo, della correttezza dell'informazione e del servizio pubblico facendo perdere credibilità e ascolti alnostro telegiornale. "E' singolare - ribatte Alessio Butti

capogruppo Pdl in Commissione di vigilanza Rai - che proprio Fini che si è distinto per un'interpretazione palesemente di parte della terza carica dello Stato chieda le dimissioni di Minzolini". "Gli interventi a gamba tesa del Presidente della Camera sulla direzione del Tg1 sono quanto meno anomali. Il ricoprire due ruoli diversi, uno istituzionale, l'altro politico, evidentemente sta mandando in confusione l'on. Fini", incalza il presidente del gruppo Pdl al Senato Måaurizio Gasparri .Fortemente critici nei confronti di Minzolini Pancho Pardi dell'Idv in Vigilanza:"All'indecenza c'é un limite e Minzolini, stasera, l'ha superato abbondantemente con i soldi dei contribuenti". Giuseppe Giulietti (Art 21) e Vincenzo Vita (Pd) denuciano che :"Quello che è accaduto stasera al tg1 ha poco a che vedere con la libertà di informazione. Si tratta più semplicemente di una nuova versione del metodo Boffo applicato al presidente della Camera".

Brasile. “Togliete il visto a Battisti”

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Direttore responsabile: Ennio Simeone Redazione tel. 06 86898861 Indirizzo e-mail: redazione@altroquotidiano.it Registrazione del Tribunale Roma n.343/08 del 18 settembre 2008 - Iscritto al ROC Editrice: GECEM (Gestione Cooperativa Editoria Multimediale) - Presidente:Stefano Clerici sede legale: Via Aldo sandulli 45, Roma Partita Iva 09937731009

La procura di Brasilia ha chiesto l'annullamento del visto permanente concesso a Battisti e la sua immediata espulsione in Francia, Messico, o in qualunque altro paese "accetti di riceverlo". Ma dal Supremo tribunale federale, che lo ha scarcerato nel giugno scorso, è arrivata, immediata, una reazione stizzita: "Battisti è in Brasile per una decisione sovrana - ha detto il giudice

Marco Aurelio Mello - non credo possa essere sottoposto ad una nuova via cricis". Si apre così un altro capitolo nella lunga vicenda giudiziaria dell'ex terrorista dei Pac, libero da quattro mesi. Questa volta l'iniziativa è stata del procuratore Helio Heringer, non un procuratore generale, ma del dipartimento federale di Brasilia, che ha presentato un ricorso civile.


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Presentato il Festival del Film di Roma

Ministri rompiscatole no ma cast non eccezionale L’introduzione di Alemanno da campagna elettorale. Il programma dal 27 ottobre al 4 novembre DI

LUCIANA vECChIOLI

"Non permetteremo a nessun ministro di rompere le scatole al Festival Internazionale del Film di Roma". A parte i vistosi toni da sospetto inizio di campagna elettorale che il sindaco di Roma Gianni Alemanno (la polemica è con il ministro Giancarlo Galan che ha definito più importante la rassegna di Venezia) ha mostrato ieri alla presentazione ufficiale della sesta edizione della kermesse cinematografica, che si svolgerà nella Capitale dal 27 ottobre al 4 novembre, programma in mano non si intravede una manifestazione particolarmente brillante rispetto agli anni passati. Andando a spulciare in lungo e largo l'articolato calendario di proiezioni, incontri, mostre, omaggi, installazioni e quant'altro non emergono grosse novità e neanche la presenza di eclatanti personalità. Le annunciate celebrities da tappeto rosso sono in gran parte donne: Noomi Rapace, Kristin Scott Thomas, Charlotte Rampling, Maggie Gyllenhaal, Isabelle Hupper e l'attrice anni '80 Olivia Newton John. Penelope Cruz forse il nome più noto al grande pubblico. L'affascinante, ma ormai parecchio usurato, Richard Gere, tornerà questa volta a ritirare il Marc'Aurelio alla carriera. Sarà la crisi? Quella economica che inevitabilmente si ripercuote su una iniziativa che comunque gode in larga maggioranza di fondi privati? Anche se, occorre dirlo, i principali

Avati sul set di “il cuore grande delle ragazze”. In basso: la Golino in “La kryptonite nella borsa”. In alto: Alemanno organi istituzionali ogni anno compaiono sempre in prima fila. La pattuglia dei film italiani appare un po' risicata. Quattro su quindici in concorso nella selezione ufficiale: "Il cuore grande delle ragazze" di Pupi Avati con Cesare Cremonini (torna al cinema dopo lo sfortunato "Un amore perfetto" accanto a Martina Stella) e Micaela Ramazzotti; "La kryptonite nella borsa" esordio alla regia dello sceneggiatore Ivan Cotroneo con Valeria Golino, Luca Zingaretti, Cristiana Capotondi; "Il mio domani" di Marina Spada con Claudia Gerini, Raffaele Pisu; "Il paese delle spose infelici" di Pippo Mezzapesa. Un paio di titoli

fuori concorso: "L'industriale" di Giuliano Montaldo con Pierfrancesco Favino e Carolina Crescentini; "Un giorno questo dolore ti sarà utile" di Roberto Faenza con un cast tutto americano. Due soli documentari in concorso a Extra: "Franca la prima" ritratto della grande Franca Valeri firmato da Sabina Guzzanti; "Grazia e furore" di Heidi Rizzo. Nessuna pellicola made in Italy nella sezione Alice nella Città. Tirando le somme, il ritratto non è confortante, perché al di là del facile nazionalismo, la dice lunga sulla qualità delle opere nostrane che girano in questo periodo. Vediamo le altre proposte. Tra gli stranieri nel concorso ufficiale, l'attesissimo "Hysteria" con M a g g i e Gyllenhaal e Rupert Everett, storia vera e commedia romantica sulla creazione del vibratore. Fuori concorso, "Too big to fail" di Curtis Hanson con William Hurt e Paul Giamatti, scon-

certante cronaca della crisi finanziaria del 2008 e del fallimento del colosso Lehman Brothers. L'apertura del 27 ottobre sarà affidata a "The Lady" di Luc Besson, omaggio all'attivista birmana Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, tornata libera dopo oltre vent'anni di arresti domiciliari il 13 novembre del 2010. Tra gli eventi speciali: "L'illazione" film inedito di Lelio Luttazzi, "11 metri" di Francesco del Grosso sulla figura del calciatore della Roma Agostino Di Bartolomei che si tolse la vita sparandosi un colpo di pistola nella sua villa in provincia di Salerno. Evento dove sono attesi parecchi esponenti del mondo dello sport di ieri e di oggi, tra cui anche il capitano della "maggica" Francesco Totti. E poi ancora, "148 Stefano. Mostri dell'inerzia" documentario su Stefano Cucchi raccontato dalla sorella Ilaria che con tenacia ha fatto della assurda morte del fratello un caso nazionale di ingiustizia in carcere. Da non mancare a uno degli appuntamenti più amati dal pubblico del festival, i duetti: Sergio Castellitto/Penelope Cruz, Valeria Solarino/ Vinicio Marchioni (il Freddo nella serie tv di Romanzo Criminale), Sergio Rubini/ Riccardo Scamarcio. Per Lezioni di cinema, conversazione con il regista Michael Mann (Collateral). Doveroso omaggio con due mostre dedicate a Pier Paolo Pasolini e Monica Vitti che quest'anno ha compiuto 80 anni. Ennio Morricone è il presidente della giuria internazionale, che comprende nomi come la regista premio Oscar Susanne Bier, l'étoile Roberto Bolle, le attrici Carmen Chaplin (nipote del grande Charlot) e Debra Winger. Madrina del festival, la nostra brava Luisa Ranieri.


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La novità della “Festa dell’Architettura”

Pozzuoli, una città che si ridisegna guardando alla sua storia DI

ELEONORA PUNtILLO

Fra coloro che sapevano tutto o quasi del progetto, il consenso è stato pressoché totale; il 97% del campione ha poi espresso il desiderio di vedere sistemate le spiagge e il litorale, l’88% di veder restaurata l’antica Acropoli con i suoi scavi archeologici sotto maestosi palazzi seicenteschi, l’89% ha detto che è importante la risorsa mare, l’83% è sicuro della vocazione turistica. Il campione sondato ammontava a 600 cittadini “estratti” – ha assicurato Renato Mannheimer – “con criteri statistici molto precisi e affidabili”. È avvenuto a Pozzuoli, il noto sondaggista (anche oratore divertente) s’è congratulato con il sindaco Pdl Agostino Magliulo (che per trenta anni è stato ingegnere capo dello stesso Comune) per tanto consenso popolare, ed ha aggiunto “i complimenti per avermi fatto fare questo sondaggio e per aver avuto il coraggio di chiedere il parere della gente”.

Efficace comunicazione

Per la verità era proprio difficile che un campione (anche più numeroso) di cittadinanza potesse dissentire o riprovare o rifiutare il piano di recupero turistico di una grande area industriale dismessa con previsione di almeno 3500 nuovi posti di lavoro. Altrettanto impossibile il diniego a una sistemazione dell’intera costa

flegrea disegnata in modo tale da arricchire Pozzuoli di un parco verde, di un notevole polo alberghiero e commerciale, di una Accademia della Vela, e di restituire alla città spiagge, scogliere, mare, da oltre cento anni negati per la presenza di impianti industriali. Con la “Festa dell’Architettura” il sindaco-ingegnere ha voluto far conoscere più compiutamente alla città (80mila abitanti) il progetto di cui si stava parlando da almeno due anni, ovvero la sistemazione del Waterfront flegreo, affidata a un grande nome dell’architettura, Peter Eisenman, americano di origine tedesca, autore fra l’altro del Memoriale dell’Olocausto a Berlino. Ottima iniziativa, ovviamente: far conoscere ai cittadini i progetti urbanistici che li riguardano non è pratica usuale da parte dei pubblici amministratori; e bisogna riconoscere al sindacoingegnere una azione efficace di comunicazione indirizzata a tutti gli strati sociali, articolata con punti di informazione (immagini e filmati proiettati a ciclo continuo). Grossa novità nel longitudinale territorio puteolano, disteso fra il mare e le decine di crateri vulcanici spenti da millenni che dormono ricoperti di verde (e purtroppo anche di case abusive), tranne la Solfatara che si limita a sputare gas e a far ribollire pozze di nero fango, e tranne quel misterioso

magma ribollente nelle profondità che da chissà quanti millenni gonfia periodicamente la terra (l’ultima volta nell’84) facendola innalzare lentamente e poi con altrettanta calma ridiscendere, a volte di centimetri a volte di metri, come testimoniano le colonne de Serapeo.

L’Accademia di Cicerone

L’area industriale dimessa è quella dove giacciono i capannoni industriali abbandonati della Sofer, che prima ancora si chiamava Aerfer e producevano

carri ferroviari e autobus, ma nel 1885 nacque come filiazione della inglese Armstrong , fabbrica di armamenti navali che arrivò a occupare 5mila operai (quando c’erano guerre in vista), estendendosi su 170mila metri quadri di striscia costiera. Accanto alla fabbrica dimessa ce n’è una che funziona a pieno ritmo, anch’essa affacciata sul mare, c’è la Prismian un tempo Pirelli che ha l’esclusiva mondiale dei cavi sottomarini, capace di produrne centinaia di chicontinua a pagina 5


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veduta di Pozzuoli Sotto: il sindaco Agostino Magliulo A destra in alto: il tempio di Serapide Sotto a destra: la solfatara Nella foto piccola: renato Mannheimer

segue da pagina 4

lometri senza giunture (come quello fra Civitavecchia e la Sardegna), che rimarrà al suo posto. Su quel tratto di costa pare che si trovasse la “Accademia” di Cicerone, la cui villa residenziale si trovava invece sul vicino Lago Lucrino: i resti furono sepolti con l’eruzione che fece nascere il più giovane vulcano della terra, il Monte Nuovo (27-29 settembre 1538). Circa quattro anni fa è stato l’industriale edile puteolano Livio Cosenza (padre della deputata Giulia che nel marzo lasciò Fini per tornare nel Pdl) a prendere l’iniziativa di costituire la società “Waterfront flegreo Spa” e di proporre il piano per il recupero dell’area e lo sviluppo immobiliare e di affidarne la ideazione ad Eisenmann; il Comune di Pozzuoli a sua volta ha stipulato una convenzione con l’Università di Napoli per la valutazione dei progetti. L’acquisto del suolo e la prima fase progettuale sono stati finanziati con 22,5 milioni da Intesa San Paolo-Banco di Napoli e Banca Imi. Eisenman con cui collaborano a Napoli gli architetti Camillo e Alessandro

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Gubitosi, Guido Riano e uno stuolo di altri professionisti, ha prodotto in due anni un “masterplan” che propone di riconnettere quel lungo tratto di costa con l’entroterra abitato, rendendo fruibile il mare. Importante la riduzione delle volumetrie, ossia il 30% in meno di volumi rispetto agli attuali capannoni (uno solo, di fine ‘800, sarà salvato, restaurato e utilizzato), e la riduzione del 40% delle superfici coperte che saranno sostituite da aree a verde, in un parco urbano alberato di 7 ettari, una passeggiata a mare pedonale, opere pubbliche per 41 milioni che saranno conferite al Comune, insediamenti produttivi, commerciali, alberghieri, di ristorazione e tempo libero, che dovrebbero attirare un investimento di 350 milioni di euro. Uno dei caposaldi del piano è quell’Accademia della Vela da sempre sognata da Pippo dalla Vecchia, presidente del Circolo Savoia al quale gli architetti

Gubitosi, in quanto soci, hanno donato il progetto: s’affaccerà su un piccolo porto con spiaggia adatta al varo, avrà ampi spazi per le barche e una sede coperta di 1200 metri quadri con palestre, mensa, sale multiuso. Uno dei pregi del piano Eisenman è l’aver recepito e coordinato nel “masterplan” i 42 progetti urbanistici previsti sul territorio di Pozzuoli, alcuni dei quali già finanziati, altri in attesa di fondi per i quali non si

prevedono tempi brevi. Grossa delusione, invece, sul fronte dell’archeologia, che è la risorsa più ricca imponente diffusa e purtroppo in parecchi casi degradata e in pericolo, di Pozzuoli città e del circostante territorio flegreo: basti pensare all’Anfiteatro Flavio, al Serapeo, allo Stadio di Antonino Pio, all’acropoli di Cuma con l’antro della Sibilla, e al Rione Terra acropoli di Pozzuoli che continua a rivelare oltre al grandioso tempio di Giove divenuto cattedrale, anche un notevole abitato sotterraneo. Il restayling della costa non può ignorare la presenza, lungo tre chilometri per 500 metri dalla riva, di imponenti strutture del Portus Iulius di Augusto, della imponente Ripa Puteolana, porto granario

di Roma per oltre 250 anni. Ovvero il più grande complesso del mondo in tema di archeologia marina, a profondità che vanno dai due ai 12 metri: quindi da tutelare, restaurare, rendere visibile anche sotto la coltre di acqua.

Delusione dai politici

Nei disegni proiettati sul grande schermo del cinema Sofia (denominazione in onore della Loren, che è nata a Pozzuoli) purtroppo s’è visto poco, e quel poco è stato deludente in tema di soluzioni per la protezione e la visibilità di strutture imponenti che ci hanno già restituito un gran numero di statue, monete, mosaici, e sicuramente conservano molti altri tesori. Altamente deludenti, ma questo se l’aspettavano tutti, sono stati gli impegni delle autorità politiche in tema di archeologia (“non ci sono più fondi”) e di finanziamenti alle opere pubbliche già previste. Sia il presidente della Regione Stefano Caldoro che il ministro Altero Matteoli hanno solo indicato, anzi invocato, l’intervento dei privati. Eleonora Puntillo


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Diritti & DOVeri

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SOciaLe A CURA DI

FIDALMA FILIPPELLI

Realtà drammatiche del sociale

2011: anno in corsa per il record dei suicidi nelle carceri Se il 2010 è stato l’anno del drammatico record delle morti in carcere -ben 184-, il 2011 non promette nulla di buono, dal momento che dall’inizio dell’anno si sono già verificati 67 casi di suicidio su un totale di 163 decessi. I dati riportati dall’Osservatorio permanente sulle morti in carcere parlano chiaro: nel 2010 i suicidi dietro le sbarre sono stati 66, nel 2009 72 su 177 morti, nel 2008 46 su un totale di 142 decessi. Undici anni fallimentari, a partire dal 2000 che, con i suoi 61 suicidi su 165 morti totali, ha inaugurato un trend negativo per il quale più di 1800 detenuti hanno perso la vita in carcere. Un terzo di queste persone ha scelto volontariamen-

eVenti

te di morire. Non a caso abbiamo usato l’aggettivo “fallimentari” riferendoci agli anni che vanno dal 2000 al 2011: un sistema penitenziario che permette o addirittura causa la dipartita di oltre 1200 persone per assistenza sanitaria disastrata, cause non chiare oppure overdose e di più di 600 persone per suicidio è un sistema fallimentare! A togliersi la vita in carcere sono soprattutto i giovani, i quali se da un lato non reggono la pressione causata dal sovraffollamento, dall’altro sono portatori di una sofferenza generalizzata e di una ribellione estrema rispetto all’autorità che li priva della loro personale libertà. Dietro le sbarre la frequenza dei suicidi supera di 20 volte la fre-

Dal 2000 al 2011 oltre 1800 le morti in carcere quenza registrata nella società “libera”: in prigione ogni anno si registra un suicidio ogni 924 detenuti (uno ogni 283 in regime di 41-bis), a fronte di un suicidio ogni 20000 abitanti. Come se non bastasse, ogni anno si ha in media un suicidio ogni 70 detenuti, un atto di autolesionismo ogni 10, uno sciopero della fame ogni 11 ed un rifiuto delle cure mediche ogni 20. Senza contare i tentativi di suicidi, che se per fortuna sono falliti nel 90% dei casi, dal 1990 al 2008 sono stati ben

13980. Si tratta di cifre talmente eloquenti da scoraggiare qualsiasi commento destinato alla banalità ed alla ripetitività. Vorremmo tuttavia porci qualche domanda: perchè mai un uomo sceglie di proclamare la propria innocenza uccidendosi in carcere? Quali sono i fattori che conducono alla perdita della speranza? E perchè mai la società dei liberi decide di non andare oltre il sensazionalismo della notizia? f. f.

Una ricerca targata ISTAT per mappare i senza fissa dimora in Italia

E’ partito il censimento degli homeless Par condicio censimentaria: in contemporanea alle rilevazioni per il censimento 2011, l’Istat ha lanciato la ricerca “Dai un nome agli invisibili” per censire i servizi rivolti agli homeless e calcolare il numero di coloro che li frequentano.

M

entre nelle scorse settimane arrivava nelle case degli italiani il questionario del censimento ISTAT 2011, i ricercatori del medesimo istituto hanno fatto partire una ricerca dal titolo “Dai un nome agli invisibili”, con l’obiettivo di pervenire ad una

sorta di mappatura dei senza fissa dimora del nostro paese. Questo studio sull’emarginazione è stato ideato e promosso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dalla Caritas, dall’Istat e dalla Fiopsd (Federazione italiana organi-

smi per le persone senza dimora), allo scopo di sottrarre all’invisibilità chi non ha casa e non può quindi compilare il modulo del censimento. La prima fase della ricerca si è già conclusa ed è stata condotta in 12 aree metropolitane, nei capoluoghi di provin-

cia e nei comuni con popolazione superiore ai 100.000 abitanti. Attraverso il censimento dei servizi che in queste realtà si occupano dei senza fissa dimora si dovrebbe pervenire con calcoli algoritmici al numero di coloro che li frequentano. I risultati del primo livello di ricerca , la cui pubblicazione è attesa per novembre, avranno la grande utilità di rendere possibile l’inserimento della categoria della povertà estrema, differente dalla povertà relativa e assoluta. Fidalma Filippelli


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