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ALTRAN FOUNDATION FOR INNOVATION

Fondazione Altran per l’Innovazione Esperienze, ricerche, traguardi del Premio Italia 2012 “Bioingegneria e staminali: idee per la vita”


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Fondazione Altran per l’Innovazione Esperienze, ricerche, traguardi del Premio Italia 2012 “Bioingegneria e staminali: idee per la vita”.

Questa pubblicazione è stata realizzata dal Communication Office di Altran Italia Testi: Valentina Palermi, Tiziana Sforza Design e impaginazione: Nicoletta Gentile Chiuso in tipografia Novembre 2012

Per informazioni: premioitalia@altran-foundation.org


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SOMMARIO Editoriale di Marcel Patrignani Chairman & CEO di Altran Italia

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Premio Italia 2012 “Bioingegneria e staminali: idee per la vita”

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L’impegno sociale del Gruppo diventa glocal

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Miscellanea

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Prof.ssa Gianna Milano

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Quando le idee per la vita crescono nelle Università

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La parola a Christian Le Liepvre, Direttore della Fondazione

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La parola ai membri della Giuria del Premio Italia 2012: Prof.ssa Maria Cristina Tanzi Prof. Gianni Novelli Prof. Ernesto Reverchon

Altran per la Fondazione

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Editoriale Sono felice di presentarvi la rivista dedicata alla Fondazione Altran per l’Innovazione. Il Premio della Fondazione, come leggerete, non è un riconoscimento in denaro ma è un accompagnamento tecnologico della durata di sei mesi per permettere al vincitore di realizzare il suo obiettivo. Questa forma innovativa di premio è la caratteristica di Altran in generale: l’accompagnamento. Accompagniamo, i nostri clienti per realizzare i loro progetti più tecnologicamente innovativi e accelerare la realizzazione del loro prodotto. Accompagniamo, il percorso di carriera dei nostri dipendenti che da neolaureati in ingegneria possono diventare project manager dopo aver maturato esperienza nei diversi campi della tecnologia. In questo modo abbiamo deciso di accompagnare il vincitore (uno studente, un ricercatore, un imprenditore… un cittadino come noi) nel realizzare - al di là del suo progetto - il suo sogno al servizio del bene comune. Cosa è più importante per ciascuno di noi, se non avere vicino a sé qualcuno che discretamente ma sicuramente lo sostiene e lo porta al successo attraverso diversi tipi di conoscenze tecniche e scientifiche? È proprio questa la vocazione di Altran: essere il vero partner per far crescere ciascuno in un futuro in cui l’innovazione porti benessere e felicità.

Bonne chance à tous

Marcel Patrignani, Chairman & CEO di Altran Italia

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Premio italia 2012: “Bioingegneria

e staminali: idee per la vita”

Era il 1981 quando furono isolate le prime cellule staminali pluripotenti. La storia delle cellule staminali è relativamente giovane ma ha influenzato in maniera significativa i contenuti della ricerca di base e i principi della disciplina oggi nota come bioetica. Le cellule staminali non hanno una specializzazione fisiologica, la loro pluripotenza fa sì che possano dividersi indefinitamente per dare origine a cellule figlie identiche alle cellule madri o che possano produrre cellule specializzate per determinati tessuti dell’organismo. In virtù di tale caratteristica, le staminali sono state identificate come una delle soluzioni per il mantenimento e il rinnovamento di tessuti vitali, tra cui il sangue, i muscoli, la pelle. La ricerca scientifica e lo studio di queste cellule spiegano il funzionamento dello sviluppo dell’organismo, agevolano la sperimentazione non invasiva di nuovi farmaci, consentono di sostituire cellule danneggiate con cellule nuove e soprattutto consentono la cura di patologie gravi quali le malattie del cuore, le malattie degenerative del sistema nervoso, il diabete, i linfomi. In questo senso, la terapia staminale rappresenta anche un’alternativa al sempre più complesso sistema delle donazioni. Le cellule staminali del cordone ombelicale, ad esempio, sono oggi un’opzione terapeutica per leucemie e disturbi metabolici riscontrati in adulti e bambini.

Le potenzialità di queste cellule e il loro utilizzo per il miglioramento della vita sono riconosciute dalla comunità scientifica internazionale. Ma rimane ancora molto da indagare. Contribuire all’avanzamento di metodi e strumenti per lo studio delle cellule staminali rappresenta – tanto per i soggetti singoli quanto per gli enti pubblici e le imprese private - un’opportunità di migliorare la qualità della vita delle generazioni future. Per tali motivi nel 2012 la Fondazione Altran ha scelto di promuovere questa tematica di grande impatto sulla vita: “Bioingegneria e staminali: idee per la vita”. La Fondazione Altran si propone di individuare e premiare un progetto tecnologico innovativo che contribuisca a risolvere uno dei seguenti problemi: - Comprensione e approfondimento dei meccanismi di crescita delle cellule staminali per la riparazione di organi e tessuti danneggiati; - Realizzazione di organi e tessuti artificiali; - Creazione di nuovi protocolli terapeutici basati su cellule staminali e creazione di dispositivi innovativi di supporto; - Sistemi informativi per il controllo dell’immagazzinamento delle cellule staminali e per la gestione dei dati derivati.

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Qualche dato: - In Italia ci sono circa 20 banche pubbliche per la conservazione del cordone ombelicale. - Solo in un caso su 30mila si utilizzeranno nel corso della vita le proprie staminali (fonte: statistiche citate dal Ministero della Salute). - Fino a oggi sono state trattate 70 malattie grazie a cellule staminali adulte e cordonali, e altri 600 casi sono in fase di test clinico. - Statistiche di istocompatibilità delle cellule di origine midollare per l’uso eterologo mostrano che esiste 1:40.000 di trovare un soggetto compatibile a livello della popolazione mondiale secondo i criteri di alta risoluzione di sovrapposizione HLA (loci A, B, Cw, DR e DQ). - La media dei prelievi italiani da cellule cordonali stimata da Smart Cells International è di 2.700.000 cellule CD34+ con un numero di leucociti pari a 730.000.000 e un corrispondente volume di prelievo pari a 98cc. - Ad oggi sono stati effettuati oltre 10mila trapianti con cellule staminali da cordone ombelicale, di cui quasi 700 in Italia, con gli stessi risultati di quelli ottenuti con cellule staminali da midollo (fonte: Ministero della Salute, 2010).

- Strumentazione di monitoraggio/controllo/collaudo (nella produzione di tessuti, protesi, etc) - Strumentazione di conservazione delle staminali, crioconservazione - Ingegnerizzazione di kit diagnostici - Dispositivi impiantabili per la medicina rigenerativa - Protocolli di terapia cellulare e genica - Biosensori per l’identificazione e l’estrazione di cellule staminali

Settori coinvolti: • • • • • • • •

Salute e scienze della vita Biotecnologie Biomateriali e biosensori Sviluppo di farmaci Protesica Dispositivi biomedicali Strumentazione di laboratorio ICT

Categorie: Ecco di seguito alcuni dei settori in cui i progetti si sono focalizzati e che hanno rappresentato un plus in fase di valutazione da parte della Giuria della Fondazione Altran. - Bioinformatica • Modellazione e simulazione numerica di struttura e funzione delle cellule staminali (espansione, differenziamento, caratterizzazione e conservazione) • Modelli di epidemiologia informatica • Laboratory Information Systems per l’immagazzinamento e l’analisi di dati sperimentali e di informazioni su pazienti - Bioingegneria tissutale • Scaffold e bioreattori

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Per approfondimenti: http://it.altran-foundation.org/


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L’impegno sociale del Gruppo diventa glocal

Dalla sua creazione nel 1982, il Gruppo Altran è stato coinvolto in importanti innovazioni e ha voluto usare le competenze sviluppate a vantaggio del bene comune: nel 1996 ha creato la Fondazione Altran per l’Innovazione, la cui missione è promuovere l’innovazione tecnologica a beneficio dell’umanità. Prima del 2012, la Fondazione ha organizzato ogni anno un concorso internazionale per individuare e sostenere progetti scientifici che dessero risposte strategiche a sfide legate, anno dopo anno, all’ambiente, alla salute, all’efficienza energetica, alla qualità di vita nelle città, etc. Nel 2012 la formula ha posto l’accento sulle esigenze delle comunità locali ed è stato lanciato un contest nazionale in otto paesi del Gruppo Altran. Altran England ha puntato sul tema “Embedded and critical systems” in collaborazione con lo IET (Institut of Engineering and Technology), che riunisce professionisti del mondo della progettazione tecnologica, e ha offerto il premio della Fondazione Altran in aggiunta allo “IET Innovation Award”, che Altran ha sponsorizzato proprio nella categoria “Embedded and critical systems”.

Altran France, nel suo bando nazionale, ha promosso il tema “Innovazione tecnologica e malattie croniche”, che mirava a individuare soluzioni innovative, attraverso l’ottimizzazione dei percorsi assistenziali, per una diagnosi precoce e più affidabile, riducendo e limitando le manifestazioni della malattia, gli effetti collaterali e la loro evoluzione. L’argomento lanciato da Altran Portugal “Tecnologia e innovazione al servizio della social inclusion”, aveva l’obiettivo di sviluppare strumenti e azioni contro le conseguenze dell’esclusione sociale, dovute a mancanza di istruzione o di risorse finanziarie, disabilità fisiche, origine geografica, classe sociale, età o pregiudizi razziali. In particolare in Portogallo la crisi economica mondiale, e la conseguente disoccupazione che colpisce il 15,4% dei portoghesi, è considerata uno dei principali fattori di emarginazione sociale. Altran Belgium ha focalizzato il suo concorso sull’ “Innovazione tecnologica per una smarter mobility”: la mobilità e la logistica sono essenziali per lo sviluppo dell’economia, ma gli ingorghi stradali diminuiscono la qualità della nostra vita e sono la causa principale dell’aumento delle

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emissioni di CO2 nella nostra atmosfera. Poiché la necessità di viaggiare aumenta in modo proporzionale alla crescita economica, il bando ha dato spazio a progetti per razionalizzare il flusso delle merci e per sensibilizzare i cittadini sulla scelta di mezzi di locomozione secondo criteri di responsabilità, sia a livello individuale che a livello collettivo. Altran Spain ha sostenuto il tema l’“Innovazione tecnologica e mobilità sostenibile”, per trovare soluzioni innovative a supporto dei sistemi di mobilità esistenti, ormai prossimi alla saturazione. Si prevede che nel 2050 i cittadini trascorreranno in media nel traffico 106 ore all’anno, tre volte di più rispetto ad oggi: una mobilità urbana efficiente è costosa, pertanto bisogna prevedere lo sviluppo di trasporti rapidi, comodi e con basso impatto ambientale, fattori critici per il benessere di una città. Altran Switzerland ha lanciato la sfida per “Un futuro intelligente e sostenibile attraverso i mobile devices”. Il bando riconosce lo status di smartphone e tablet come sistemi pervasivi nella vita quotidiana. I candidati al premio sono stati chiamati a proporre progetti per realizzare il pieno potenziale dei mobile devices, mettendoli alla prova sul terreno dell’interazione umana attraverso un’esperienza piacevole e produttiva. Altran Germany, ha promosso il tema “Sustainovation – La chiave per una maggiore eco-efficiency”. La rapida globalizzazione degli ultimi decenni, insieme alla forte crescita della popolazione mondiale e all’espansione della classe media, genera la crescita esponenziale dei mercati globali. Allo stesso tempo, la scarsità di risorse disponibili e lo smaltimento dei rifiuti, nonché la generazione di gas a effetto serra, sono un problema sempre più pressante. Il bando mirava dunque a cercare misure efficienti che producano gli stessi benefici con il contributo di risorse limitate.

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UN PAESE , UN TEMA


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Miscellanea

La Fondazione Altran è anche su Facebook!

Nobel per la Medicina: premiate le ricerche su cellule staminali e medicina rigenerativa

Per restare aggiornato sulle novità dalle varie Countries che hanno lanL’8 ottobre 2012 il “Premio Nobel ciato il Premio 2012, visita la nuova Fan per la Fisiologia e la Medicina 2012” è Page della Fondazione Altran per l’Inno- stato assegnato a John Gurdon e Shinya vazione. In lingua inglese per raggiungere Yamanaka per il contributo alle ricerche un pubblico internazionale, contiene noti- sulla riprogrammazione delle cellule adulte zie, immagini, video ed eventi. in staminali e per avere aperto in questo Support and share Innovation! modo la strada alla medicina rigenerativa. Connect Altran Foundation La notizia è stata accolta con entusiasmo dalla for Innovation Fan Page Fondazione Altran per l’Innovazione. L’assegnazione di questo Nobel rappresenta una www.facebook.com/Altranconferma per Altran Italia: lanciando il FoundationforInnovation Premio 2012 “Bioingegneria e staminali: idee per la vita”, ha interpretato lo spirito dei tempi e ha intercettato efficacemente uno dei grandi temi che animano il dibattito scientifico e tecnologico.

Il Premio Italia 2012 in tweet

Coaching, che passione!

Tutti i candidati che ne hanno Grazie al suo profilo Twitter, la Fonfatto richiesta, hanno potuto godere dazione Altran ha raggiunto in modo di un coaching gratuito da parte degli rapido ed efficace numerosi followers esperti di Altran. In questo modo i dipen(studenti, ricercatori e aziende) nella denti del Gruppo Altran sono coinvolti in diffusione del Premio 2012 prima persona nell’organizzazione del Pre“Bioingegneria e staminali: idee per mio e diventano ambasciatori dei valori che la vita”. Numerose Facoltà, manager, animano la Fondazione. Il coaching, oltre a bloggers e giornalisti del mondo essere utile ai candidati per presentare una scientifico hanno seguito e amplificato application form più credibile ed efficace, il messaggio. valorizza la professionalità degli esperti di Altran e la loro capacità di trovare La Fondazione Altran ha ancora tanto da dire! soluzioni innovative per il bene Seguiteci su @AltranItalia comune.

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La Fondazione Altran per l’Innovazione ha affidato a una giuria qualificata il compito di valutare i dossier di candidatura giunti e decretare il vincitore. La giuria è composta da professionisti indipendenti da Altran e scelti in base alla loro competenza ed expertise in relazione al tema del Premio 2012

“Bioingegneria e staminali: idee per la vita”.

Provengono dal mondo della ricerca, dell’università, dell’informazione. Sono apprezzati a livello nazionale e internazionale per il loro ruolo di propulsore nell’innovazione nell’ambito della bioingegneria applicata alle ricerche sulle staminali. Le pagine successive contengono interviste ai quattro membri della Giuria del Premio Italia. I membri della giuria hanno contribuito a delineare il contesto in cui si inserisce l’iniziativa della Fondazione Altran e ci hanno donato interessanti spunti di riflessione sul futuro della ricerca scientifica.

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Professore Ordinario di Bioingegneria Industriale (ING/IND-34) presso

il Dipartimento di Bioingegneria del Politecnico di Milano e titolare dei corsi di Biomateriali I (VO, sino 2002/03), Fondamenti Bioingegneria Chimica (NO, LT) e Strutture Bioartificiali e Biomimetiche (NO, LS). E’ autrice di oltre 100 pubblicazioni scientifiche nel campo della sintesi, caratterizzazione e proprietà dei materiali polimerici, con particolare riguardo ai biomateriali e di 10 brevetti italiani e 8 brevetti internazionali su polimeri e monomeri per applicazioni ambientali, farmacologiche e biomediche.

Maria Cristina Tanzi

In occasione del Terzo Congresso Nazionale di Bioingegneria tenutosi a Roma lo scorso giugno, il Presidente del Congresso, Tommaso D’Alessio, ha parlato della multidisciplinarietà quale caratteristica sostanziale della Bioingegneria. Quale direttore del laboratorio di Biomateriali (BioMatLab) e co-direttore del laboratorio BioCell del Politecnico di Milano, quali vantaggi riscontra nella trasversalità? Esistono delle criticità a suo avviso? La Bioingegneria è una disciplina necessariamente ed intrinsecamente trasversale, a cavallo tra la Medicina, la Biologia e l’Ingegneria. Nell’ambito ingegneristico esistono varie “anime”, relativamente al settore elettronico, meccanico e chimico. Ogni anima è in grado di apportare contributi significativi alla Bioingegneria, lo ha fatto e lo sta tuttora facendo. La vera criticità, a mio avviso, risiede nel fatto che, a differenza delle attive e valide collaborazioni tra bioingegneri e mondo medico-biologico, tra le diverse “anime” della Bioingegneria non c’è un reale rapporto di interscambio, come richiederebbe invece la trasversalità della disciplina. Come riportato nel sito del laboratorio BioCell “potrebbe sembrare strana la scelta di aprire un Laboratorio di Biocompatibilità e Colture Cellulari al Politecnico di Milano, pieno di ingegneri, architetti e designer, ma dove di biologi c’è poca traccia. Eppure questa scelta è oggi ne-

cessaria per poter portare avanti in modo adeguato l’attività didattica e di ricerca nel campo dei biomateriali, dell’ingegneria dei tessuti, della modellazione del comportamento cellulare e delle applicazioni biotecnologiche”. Quante e quali sono le sfide che attualmente sta portando avanti all’interno di questo gruppo di ricerca? A questa domanda inizio a rispondere con un breve commento: quando è nato il corso di Laurea in Ingegneria Biomedica, al Politecnico di Milano, non esistevano luoghi dove gli studenti potessero “toccare” e “conoscere” le cellule. L’aver creato il Laboratorio di Colture Cellulari, con molta fatica ma anche grande soddisfazione, ha permesso non solo di ampliare la qualità della didattica, offrendo corsi di Laboratorio (seppure a numero chiuso) e attività di Tesi Sperimentale di Laurea e di Dottorato, ma anche di poter eseguire attività di ricerca all’avanguardia grazie a finanziamenti su fondi provenienti da Programmi Nazionali e Internazionali. Attualmente valutiamo la biocompatibilità in vitro di nuovi materiali e di scaffold per la rigenerazione dei tessuti, lo sviluppo e la validazione di bioreattori, la sperimentazione di nuove strategie per la terapia genica. In un’intervista per “Panorama” rilasciata nel 2007, parlava già di un entusiasmo ridimensionato nei riguardi della ricreazione in vitro dei tessuti.

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Nell’evoluzione degli studi relativi alla medicina rigenerativa, l’utilizzo delle cellule staminali costituiva un importante acceleratore. Dopo 5 anni quali frontiere sono state superate? Alla fine degli anni Novanta c’era stato un eccessivo entusiasmo nei confronti dell’Ingegneria dei Tessuti, che aveva creato enormi aspettative di successo. Quando ci si è dovuti scontrare, nei primi anni del XXI secolo, con le molte difficoltà sperimentali e si è capito che il traguardo non era vicino (il primo e l’unico tessuto rigenerato in vitro è stata la pelle) si è dovuto affrontare un periodo di ripensamento. Lo provano le numerose industrie create negli USA e poi fallite. Si veda, ad esempio, l’articolo “Tissue Engineering: The Hope, the Hype, and the Future” di Robert R. Nerem, pubblicato sulla rivista Tissue Engineering, nel maggio 2006 (doi:10.1089/ten.2006.12.1143). Ma il cammino era iniziato, e ha avuto una nuova spinta con le ricerche sulla potenzialità differenziativa e rigenerativa delle cellule staminali mesenchimali (MSC). Questi ultimi 5 anni di successi e di traguardi, a livello clinico (ad esempio la rigenerazione della trachea) o di avanzamento delle conoscenze (come gli studi sulla rigenerazione del menisco, dei dischi intervertebrali, dei legamenti, del tessuto cardiaco, dell’osso) provano che sia la disponibilità di MSC (da midollo osseo, tessuto adiposo, sangue periferico, placenta, cordone ombelicale), che lo sviluppo di biomateriali e scaffold idonei al supportarne la crescita e il differenziamento in vitro attraverso l’aiuto dei bioreattori sono maturi per raggiungere i traguardi sperati. Non mi chieda però quando, perché tutto dipende da quanto si vuole investire in questo settore nei prossimi anni. Nel 2011 ha partecipato al VIII Convegno Nazionale del Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e Tecnologia dei Materiali (INSTM) con un intervento dal titolo “Smart scaffolds from Shape Memory Polymers”. Quali erano gli obiettivi prefissati, e quali sviluppi si sono registrati in merito allo studio presentato? In occasione di quell’evento, tenutosi nel giugno 2011 ad Acicastello, ho appunto fatto una presentazione su “Smart scaffolds from Shape Memory Polymers”. Sono anche stata invitata a presentare questo argomento al Convegno CIMTEC 2012 (4th International Conference Smart Materials, Structures and Systems), tenutosi a Montecatini Terme dal 10 al 14 giugno 2012. La categoria dei polimeri a Memoria di Forma è molto interessante sotto numerosi aspetti, in quanto si tratta di materiali che per loro caratteristiche strutturali (transizioni termiche, chimiche o elettromagnetiche) riescono a conservare temporanea-

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mente una forma opportuna per una data applicazione, ma sono poi in grado di recuperare in tempi brevi, a seguito di una sollecitazione esterna (termica, chimica, elettromagnetica), la forma impartita in modo permanente durante la lavorazione. Noi ci occupiamo di applicazioni degli SMP come biomateriali, e in particolare nel campo della chirurgia mini-invasiva. Infatti questi materiali sono candidati ideali per la fabbricazione di dispositivi minimamente invasivi nella riparazione di difetti tessutali, quali quelli ossei, o nell’occlusione di aneurismi cerebrali. Grazie alla capacità di recuperare la forma per sollecitazione termica, i dispositivi inseriti in una forma temporanea ridotta sono in grado di recuperare le dimensioni più elevate, e anche una certa porosità, adeguate a colmare la cavità del corpo umano in cui sono stati inseriti e, nel caso dell’osso, a favorire anche la colonizzazione cellulare all’interno dei pori. Tutto questo, grazie al passaggio da una temperatura inferiore a quella di 37°C del corpo umano. I dati presentati, e ottenuti in anni di sperimentazione “in vitro”, sono promettenti ma ancora non sono stati ampliati con la sperimentazione su modello animale. Il Professore Emerito del Politecnico di Milano Emanuele Biondi ha sottolineato l’importanza della bioingegneria nella medicina e nella diagnostica, ma la sua evoluzione trova sempre più applicazioni anche nell’adempiere alle esigenze della chirurgia mini-invasiva. La sua opera di ricerca scientifica come si colloca nel quadro della sanità pubblica, soprattutto in un periodo come questo in cui è fondamentale una gestione oculata delle risorse? Il Prof. Biondi è un punto di riferimento per la Bioingegneria, sia per la sua anzianità che per il contributo dato a questo settore a partire dagli anni Settanta. La sua “anima”, tuttavia, è elettronica e, di conseguenza, le sue analisi sono fortemente condizionate da questo. Come già accennato, la chirurgia miniinvasiva così come la diagnostica possono ricevere notevoli avanzamenti dall’elaborazione dei segnali, dallo sviluppo di interfacce elettroniche e ottiche, dalla modellazione computazionale, dalla robotica e dall’informatica medica. Rimane il fatto che in molte applicazioni lo sviluppo di biomateriali e scaffold, di dispositivi mini-invasivi, di bioreattori e delle nanotecnologie sono cruciali per l’avanzamento delle conoscenze e delle applicazioni pratiche nel quadro della sanità pubblica. Quindi, parlando di gestione oculata delle risorse, non sarei d’accordo nel privilegiare un aspetto particolare, ma piuttosto alcuni settori particolari, da sviluppare con approcci realmente integrati non solo nell’ambito della diagnostica e della chirurgia mini-invasiva, ma anche in quello della medicina rigenerativa.


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componente del Consiglio Direttivo dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di

Valutazione delle Università e della Ricerca e membro dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA), il Prof. Novelli è Professore Ordinario di Genetica Medica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma “Tor Vergata”, del quale è stato Preside dal 2008 al 2011. Adjunct Professor dell’University of Arkansas for Medical Sciences dal 2003, è responsabile di progetti di ricerca, tra cui la scoperta di implicazioni geniche in malattie come la sindrome di Laron. Gli studi attuali sono rivolti alla cura delle malattie ereditarie, alla terapia genica e cellulare con cellule staminali e alla farmacogenetica.

Giuseppe Novelli Partiamo dalle sue esperienze più recenti. Con la sua nomina nel 2008 a Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma “Tor Vergata”, per la prima volta in Italia uno scienziato di pura formazione tecnica ha ricoperto un ruolo di importanza a livello accademico. All’interno dell’Ateneo romano, che nel 2011 ha conquistato a livello europeo 5 Starting Grants e 2 Advanced, come pensa abbia influito sullo sviluppo della Ricerca Scientifica? In modo certamente positivo: a mio avviso la carriera accademica non può prescindere da una carriera scientifica. Questa interazione si alimenta attraverso lo stimolo ai ricercatori nel trasmettere un messaggio importante, a sostegno di come il merito scientifico premi ugualmente nella carriera accademica, un percorso che in tal modo diventa un volano per future ricerche. Il suo attuale impegno come Consigliere Direttivo dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione delle Università e della Ricerca) la vede lavorare a contatto con altri membri con profili di stampo tecnico-scientifico, secondo i principi di indipendenza, imparzialità, professionalità, trasparenza: una scelta che ha sancito la centralità della Ricerca Scientifica nel nostro Paese. Ma quale crede sia la giusta ricetta per il suo potenziamento?

La ricetta è semplice: c’è bisogno di una buona scienza innovativa, partendo da obiettivi chiari, misurabili e definibili. Per potenziare al meglio lo sviluppo del settore è assolutamente necessario creare connessioni con buoni partner dotati di un’expertise di tipo complementare, supportati dalla piccola industria alle spalle. Ma è d’obbligo anche avere un piano di lavoro realistico, logico e integrato, senza mancare la realizzazione di una valutazione preliminare dei rischi della ricerca, partendo ovviamente dalla verifica di una specifica disponibilità di budget. A definizione, un’opportuna e adeguata strategia di comunicazione dei risultati e una corretta valutazione degli aspetti etici. L’obiettivo del Premio 2012 Fondazione Altran per l’Innovazione è contribuire all’avanzamento di metodi e strumenti per lo studio delle cellule staminali, un tema al centro di accesi dibattiti nel nostro Paese. Quale membro di due Comitati Etici, quali differenze denota tra l’approccio alla materia in Italia e all’estero? La durata in carica dei componenti dei Comitati etici è di due anni, allo scadere dei quali si provvede alla sostituzione dei membri. Il problema maggiore è la limitata capacità di conoscenza altamente specialistica della biologia in molti comitati etici italiani, condizione che spesso porta alla generazione di pregiudizi.

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Ancora oggi la donazione degli organi in Italia è una pratica poco consueta, della cui regolamentazione si ha scarsa conoscenza e un argomento del quale l’opinione pubblica parla in maniera limitata. Ignoranza sull’argomento e mancanza di infrastrutture adatte i problemi che la affliggono maggiormente. Chi pensa possa lavorare attivamente per apportare un cambiamento, come dovrebbe agire e quali iniziative dovrebbe adottare? E dal canto suo, quali passi sta compiendo la medicina rigenerativa? Rispondo con una frase di Luigi Luca Cavalli Sforza: “La scienza fa paura agli ignoranti e quando non fa paura, la scienza delude: ma anche qui per ignoranza”. Tra i suoi studi attuali sono registrati quelli rivolti alla farmacogenetica, nuova branca della farmacologia che permette di predire l’effetto di un medicinale sui singoli pazienti. A livello nazionale, quali conquiste e quali risultati sta permettendo di ottenere nella cura delle malattie ereditarie? Nello specifico, quali vantaggi può apportare a livello economico in Paesi come il nostro dove i fondi pubblici per sanità e ricerca sono spesso i primi a essere ridimensionati? La farmacogenetica è una nuova branca della genetica medica che presto troverà applicazioni nella pratica clinica. Pensi ad esempio alla scomparsa della malattia di ipersensibilità al farmaco Abacavir che colpiva il 5% dei malati di AIDS che assumevano questo farmaco. Dal 2008 in Italia è obbligatorio fare un test genetico sul DNA della saliva di ogni paziente prima di prendere il farmaco (il test HLA B5701). Da allora non si è verificato in Italia nessun caso di ipersensibilità, portando praticamente alla scomparsa di questa malattia. Casi simili riguardano oggi i farmaci antitumorali, per i quali oggi viene chiesto un test genetico al soggetto prima del trattamento, in modo tale che egli abbia il farmaco giusto con grandi benefici ma soprattutto sicuro, perché non comporta complicazioni. Per gli aspetti economici si prevede un grande incremento di un mercato intorno ai 15 miliardi di Euro nei prossimi 5 anni, accompagnato da un risparmio enorme, predisposto dalla riduzione degli episodi avversi: un percorso che porterà ad un sostanziale decremento dello spreco di farmaci.

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Docente Ordinario di Impianti Chimici presso l’Università di Salerno, il

professor Ernesto Reverchon è presidente della Commissione Scientifica di Ingegneria Industriale e dell’Informazione. Autore di numerose pubblicazioni e di 16 brevetti internazionali, oltre che membro dell’Editorial Board di riviste Internazionali sia in campo ingegneristico che in campo medico. La sua attività scientifica recente si articola su due settori principali di ricerca, entrambi basati sull’utilizzo della CO2 supercritica per lo sviluppo di processi industriali, in collaborazione anche con l’University of Maryland a Baltimora. Un progetto attualmente nelle prime fasi di sviluppo è la produzione di scaffold biopolimerici per la rigenerazione tendinea.

Ernesto Reverchon Lo scorso 21 giugno è stato organizzato a Salerno il convegno dal tema “Cellule staminali: presente e future prospettive”, al quale lei ha partecipato in veste di professore ordinario di Impianti Chimici all’Ateneo cittadino. Qual è la situazione emersa dall’incontro? Nel convegno che indicate, sono stati dibattuti temi relativi all’utilizzo diretto delle cellule staminali e della loro coltivazione in strutture sintetiche (scaffolds). Nella sezione “staminali oggi” sono state considerate le cellule staminali embrionali, in riferimento alle banche per la loro conservazione, esistenti in Italia, e al loro utilizzo. Nella sezione “staminali domani” è stata valutata la possibilità di rigenerazione tissutale autologa assistita da strutture sintetiche, biodegradabili, realizzate con polimeri biocompatibili e con processi in grado di simulare la struttura e la matrice extracellulare tipica dei tessuti umani. Spesso la ricerca scientifica è svolta dai tecnici e dai ricercatori in partnership con aziende e istituzioni universitarie sia italiane che estere. Facendo riferimento alla sua recente esperienza, quali sono le criticità che si incontrano nello svolgimento dell’attività? Gli attori esterni apportano vantaggi a livello tecnologico e nozionistico, oppure l’Università rimane il miglior incubatore?

La collaborazione con le aziende produce una serie di vantaggi. Uno è la migliore finalizzazione delle ricerca stessa: infatti, l’Università italiana possiede un enorme patrimonio di conoscenza e la capacità di sviluppare la ricerca a livello di base; ma le aziende possono dare un’indicazione precisa dei problemi di maggiore interesse industriale e quindi di indirizzare le ricerche stesse verso una finalizzazione pratica. Quindi, la carta vincente per l’innovazione tecnologica è proprio la collaborazione università-aziende. Per quanto attiene alle criticità del rapporto con le aziende, ne riesco ad individuare due. E’ necessaria una maggiore conoscenza reciproca: le aziende spesso ignorano le potenzialità e le ricerche sviluppate dalle Università. Questa ultime spesso non dispongono di canali di comunicazione efficienti, capaci di divulgare con ampio respiro le capacità esprimibili o già espresse. La seconda criticità è rappresentata dal fatto che le aziende, in particolare la piccole e medie industrie, spesso non dispongono di strutture e disponibilità economiche per sostenere le collaborazioni scientifiche con l’Università. La sua specifica attività la vede coinvolto negli studi sulla produzione di strutture biopolimeriche applicate all’ingegneria dei tessuti mediante trattamento supercritico di emulsioni o gel.

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A quale tipologia di strutture è riferito nello specifico e per quale motivo? In base allo scopo prefissato, qual è stata la reazione delle materie utilizzate negli esperimenti?

Anche questo è un problema di trasposizione industriale e spesso il processo deve essere completamente riorganizzato. Comunque i processi basati su CO2 supercritica tendono a preservare la sterilità dei prodotti.

Il mio gruppo di ricerca dispone di una esperienza più che ventennale nell’utilizzo e nello sviluppo di impianti con tecnologie basate sull’uso di fluidi supercritici. In breve, un fluido supercritico (in particolare la CO2) è un gas denso che mostra proprietà tipiche dei solventi liquidi (ad esempio, potere solvente), mantenendo quelle dei gas (ad esempio, diffusività e tensione superficiale). Queste caratteristiche peculiari vengono già sfruttate in alcune applicazioni dell’industria nutraceutica e farmaceutica. Noi abbiamo pensato di trasferirle all’industria biomedica: nello specifico, di conferire/mantenere substrutture micro e nanometriche in maniera controllata ed eliminare i solventi organici dalle strutture formate. Il trattamento supercritico continuo delle emulsioni, sviluppato dal nostro gruppo di ricerca, consente la rapida ed efficiente formazione di micro/nano particelle dalle emulsioni, con la completa eliminazione di tutti i solventi organici: si ottengono così sistemi micro particellari particolarmente adatti alla formazione di PAMs (Pharmaceutical Active Microparticles) utilizzabili come veicolo biomedico per inviare/far sviluppare fattori di crescita e/o segnali biologici nel campo dell’ingegneria tissutale. Nel caso dei geli, queste strutture solide sono spesso caratterizzate da un network di filamenti nanometrici, inseriti in un liquido. Però l’eliminazione del liquido fa collassare il network filamentoso, rendendoli inutilizzabili per applicazioni biomediche. L’utilizzo di una tecnica basata sull’uso dei fluidi supercritici, ci ha consentito di preservare la nano struttura dei gel, che sono diventati potenziali strutture con caratteristiche meccaniche strutturali ideali per la realizzazione di scaffold, cioè di supporti sintetici, biodegradabili per la rigenerazione tissutale umana e potenzialmente specializzabili per molti tessuti. I polimeri fino ad ora testati per crescite cellulari hanno confermato le potenzialità di questi nuovi processi.

Si parla di un diverso settore di ricerca quando ci si riferisce alle attività relative alla produzione di strutture (scaffold) 3D biodegradabili. Di cosa si tratta nello specifico e in che maniera si lega alle attività inerenti l’ingegneria dei tessuti? In quale modo invece si discosta dal nuovo progetto relativo alla produzione di scaffold biopolimerici per la rigenerazione tendinea?

Quali sono state le problematiche maggiori riscontrate nel trasferimento dei processi su larga scala? Qual è attualmente lo stadio di sviluppo del progetto? I processi sviluppati in scala da laboratorio richiedono una ulteriore messa a punto per arrivare alla scala industriale (scale-up), che spesso non è banalmente riconducibile a maggiori dimensioni geometriche dell’impianto. Il mio gruppo di ricerca è specializzato anche nello scale-up di processi supercritici, sia su scala intermedia (pilota) sia su scala industriale. In ambito biomedicale è fondamentale anche la sterilità dei prodotti.

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Riprendendo il discorso sulla produzione di scaffold tridimensionali biodegradabili, la sfida è quella di realizzare strutture sintetiche che riproducano la matrice extracellulare (ECM) di diversi tessuti umani. Negli scaffold vengono poi inserite cellule umane, preferibilmente staminali, e segnali biologici di differenziazione, crescita e orientamento cellulare. Lo scopo ultimo è quello di indurre le cellule umane a ricostruire all’interno dello scaffold lo specifico tessuto richiesto. Sincronizzando la biodegradazione dello scaffold con la velocità di crescita del neo tessuto, sarà possibile ottenere parti di tessuto/organo da rimpiazzare nell’organismo ricevente, realizzando in sostanza un autotrapianto assistito e la completa rigenerazione del tessuto danneggiato. Le matrici extracellulari possono essere molto diverse da tessuto a tessuto ed hanno strutture nanometriche molto difficili da riprodurre. Fino ad ora abbiamo lavorato alla produzione di scaffold ingegnerizzati per la riproduzione di ossa: questi scaffold sono stati verificati con successo, con la collaborazione dell’Università del Maryland, coltivando cellule staminali umane su scaffold realizzati in acido polilattico. Abbiamo ottenuto la colonizzazione dell’intera struttura, la mutazione delle staminali in osteociti e l’inizio della ricostruzione dell’osso. Ora stiamo considerando la possibilità di ingegnerizzare scaffold specifici anche per il tessuto cardiaco e per tessuti molli, tra cui i tendini, che sono particolarmente difficili da imitare.


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Docente di giornalismo scientifico alla SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) di Trieste dal 2003, si è occupata per oltre vent’anni di divulgazione medica e scientifica al settimanale Panorama, prima come inviato poi come caporedattore. La promozione della qualità dell’informazione scientifica e del rapporto tra media, scienza e società la vede impegnata con il Corso per giornalisti scientifici OpenLab, assieme alla produzione di diverse pubblicazioni e di libri tra cui “La rivoluzione delle cellule staminali”, scritto insieme a Chiara Palmerini. Oggi lavora come freelance per diverse testate.

Gianna Milano

Nel libro “La rivoluzione delle cellule staminali”, scritto con Chiara Palmerini (2005), si racconta il crescendo di interesse e di aspettative riposte nelle cellule staminali per la cura delle malattie più svariate. Un meticoloso identikit di queste cellule e un percorso tra realtà e speranze future, alcune più vicine altre più lontane. Oggi, a sette anni di distanza, cosa è cambiato? Anche se il dibattito sull’utilizzo delle cellule staminali embrionali, in contrapposizione a quelle somatiche o adulte, sembra essersi attenuato, in Italia è ancora difficile affrontare questo argomento con la dovuta oggettività richiesta dal procedere della ricerca scientifica. Era il 2005, l’anno del referendum sulla legge 40 per la procreazione assistita, e il dibattito etico sul destino degli embrioni, accumulati nei congelatori dei centri di fecondazione assistita, abbandonati o dimenticati dalle coppie che vi avevano fatto ricorso per avere un figlio, aveva monopolizzato l’attenzione. Sotto il profilo etico, si chiedevano fronti contrapposti di scienziati, filosofi e uomini religiosi, era moralmente accettabile che continuassero a vivere in altro modo, più utile per la scienza? Oppure lasciarli per sempre nel gelo? O, ancora, gettarli via? Come soppesare i diritti degli embrioni con quelli di milioni di malati di Parkinson, Alzheimer, distrofia muscolare, sclerosi multi

pla? Un dibattito che non lasciava adito a risposte semplici. Ma il risultato del rumore che suscitò (e della confusione che creò) fu che il referendum andò disatteso (l’affluenza alle urne fu del 25,9% e non si raggiunse il quorum), e si finì per votare una legge sulla procreazione assistita che non soddisfa. La Corte Costituzionale ha accertato l’illegittimità di alcuni aspetti della legge, come il limite a produrre non più di tre embrioni e l’obbligo a impiantarli tutti in un’unica volta, in modo che non ne avanzino. Quali risultati sono stati ottenuti dalla ricerca sulle cellule staminali rispetto alle promesse? Quali sono gli studi in corso che potrebbero accorciare la distanza fra teoria e realtà? Si sono consolidati alcuni risultati ottenuti per la riparazione della cornea gravemente danneggiata con cellule ricavate dal limbus dell’occhio del paziente. Procedono gli studi per la riparazione del tessuto cardiaco con cellule staminali. E continuano le ricerche sulle malattie neuromuscolari, come la distrofia. La valutazione dei benefici di un trattamento è il campo in cui si scontrano emotività e razionalità, ma i ricercatori devono fidarsi solo delle misure oggettive per escludere l’effetto placebo o le aspettative di miglioramenti.

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La ricerca, almeno questa è la consapevolezza, deve poter proseguire a tutto campo, anche se verso le staminali embrionali persistono resistenze di ordine etico. Certo, bisogna poter capire che cosa si può fare senza ricorrervi, tuttavia restano il punto di riferimento. C’è stata la spinta a utilizzare di più certi tipi di cellule staminali adulte di altre, come le mesenchimali. Tuttavia, su quale tipo di staminale puntare (embrionali o adulte) è ancora prematuro dirlo. Sono in molti a ritenere che, nonostante gli studi sulle potenzialità dei vari tipi di staminali si siano moltiplicati, non se ne sappia ancora abbastanza per stabilire priorità o graduatorie nella ricerca scientifica. Molte delle caratteristiche biologiche che le riguardano sono ancora da chiarire. La possibilità che intervengano fattori “extracellulari” benefici è uno dei tanti aspetti da indagare. Che le adulte possano rappresentare un’alternativa altrettanto valida, è ancora da dimostrare scientificamente. Quali scoperte può indicare tra le più importanti di questi ultimi anni? Un passo avanti nella ricerca, una vera pietra miliare, è stato fatto nel 2006 (sui topi) e nel 2007 (sull’uomo) dal giapponese Shinya Yamanaka, dell’Università di Kyoto con le cellule staminali pluripotenti indotte, le iPSCs, dall’inglese Induced Pluripotent Stem Cells. Non sono né embrionali né adulte, ma cellule riprogrammate perché tornino ad avere certe caratteristiche. Yamanaka ha preso cellule somatiche o adulte, vi ha inserito quattro geni e li ha attivati perché divenissero pluripotenti, regredendo allo stadio di cellula con la potenzialità di differenziarsi al modo di una staminale embrionale, capace ossia di produrre di nuovo tutti i tipi di cellule che compongono i tessuti del nostro organismo. Nell’agosto 2012 ha pubblicato su una rivista scientifica uno studio in cui ha utilizzato cellule somatiche, esattamente dei fibroblasti, le ha indotte a diventare pluripotenti e poi le ha usate per verificare su di esse farmaci per la sclerosi laterale amiotrofica e per vedere se rispondono. (Sci Transl Med. 2012 Aug 1;4(145):145ra104). Secondo alcuni la bioetica non è una disciplina ma un campo di riflessione su quesiti etici con cui spesso lo scienziato si misura. Quali le differenze, se ne esistono, tra il modo con cui questi quesiti vengono affrontati in Italia rispetto ad altri Paesi? Il dibattito etico ruota attorno all’utilizzo degli embrioni per la ricerca. E probabilmente non sarebbe emerso con tanta veemenza se nel novembre 1998 James Thomson, biologo all’Università del Wisconsin, non fosse riuscito a isolare cellule staminali da embrioni formati nel corso di procedure di procreazione assistita (non più destinati all’impianto in utero). Fu questa scoperta a far emergere il potenziale di

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queste cellule e a puntare i riflettori sugli embrioni “sovrannumerari”, come vengono chiamati quelli che avanzano dai cicli di fecondazione in vitro. D’un tratto sono diventati materiale prezioso per la ricerca. Il problema è di decidere del loro destino impellente. Sulla questione hanno cominciato a confrontarsi biologi, filosofi, e uomini di fede diverse. Anche la politica è entrata prepotentemente nel dibattito, per cercare di dirimere i dubbi sollevati da quesiti che toccano questioni delicate, quali la natura degli embrioni, il loro statuto morale e giuridico e il momento in cui inizia la vita. Thomson disse che “i primi anni, dopo aver isolato le staminali embrionali, sono stati persi in confronti e discussioni di tipo politico, con un grande spreco di energie”. In Italia, a differenza degli Stati Uniti, nel dibattito ha prevalso (e prevale) una forte contrapposizione tra mondo laico e mondo cattolico. Ed è su questa linea di demarcazione che vengono sempre messi in gioco valori etici e diritti civili. I comitati etici che ruolo hanno, o dovrebbero avere, nell’ambito della ricerca sulle cellule staminali e sul loro utilizzo? Gli ultimi fatti di cronaca fanno riflettere sulla necessità di porre dei paletti al libero “mercato” di terapie che non si basano sull’evidenza scientifica. Se vengono promesse terapie, per le quali non c’è ancora alcuna sperimentazione, i primi a premere per averle sono i malati. Il 20 agosto 2012, il giudice di Venezia è intervenuto perché una bambina con atrofia muscolare spinale fosse curata con una terapia con cellule staminali. Terapia che da mesi è al centro di uno scontro scientifico-giudiziario che ha come protagonisti gli Ospedali Riuniti di Brescia e la Stamina Foundation, titolare di una cura controversa. Il pronunciamento della Corte veneziana riguardava solo una bimba, Celeste Carter, ma non ripristinava la regolare somministrazione ad altri malati, interrotta dalla Agenzia italiana per il farmaco (Aifa), su cui avrebbe dovuto pronunciarsi il Tar di Brescia. A partire dal 2007 l’Italia ha recepito la normativa europea che assimila le staminali ai farmaci, e quindi la procedura deve essere analoga a quella di ogni altro farmaco: con studi clinici e protocolli di ricerca vagliati da un comitato etico. Fino a quando non c’è sperimentazione, i risultati di una terapia non si possono considerare attendibili. Ma questo iter prevede tempi lunghi e quindi c’è chi cerca scorciatoie e intraprende viaggi della speranza verso la Cina, l’India, la Russia o la Corea. Paesi nei quali non c’è un reale controllo sulle terapie mediche e non c’è una sufficiente spinta verso una medicina basata sull’evidenza, a tutela dei pazienti e dei loro familiari. Parliamo del ruolo dei mass media. Nell’ambito di competenza del giornalismo scientifico, quanto


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contribuiscono (o hanno contribuito) a fare un’informazione corretta sulle cellule staminali? Essere più informati, intendo informati correttamente, significa acquisire consapevolezza. Significa alimentare il cosiddetto “empowerment”, una parola inglese che in italiano si può tradurre solo con una perifrasi: acquisire maggiore potere, e quindi essere in grado di compiere scelte più consapevoli. Ma c’è, come sempre, il rovescio della medaglia. Troppa informazione rischia di produrre anche disinformazione, come sostiene il filosofo e sociologo francese Edgar Morin. Alle notizie che attengono alla salute sono dedicati inserti di medicina nei quotidiani, siti internet e si discute anche sui social network. Una mole di notizie, un vero tam-tam che rischia, proprio per il suo eccesso, di alimentare la confusione. E le false speranze. È come muoversi su un terreno scivoloso. O, per usare un’altra immagine, è come se il rumore di fondo finisse per impedire di distinguere i suoni. Questo rumore di fondo è creato talora ad arte: contrapporre le staminali embrionali a quelle adulte significa dimenticare che la ricerca deve poter procedere a 360 gradi, pur nel rispetto di principi etici. Ai tempi del referendum sulla legge 40 si erano creati i due “partiti”, quello a favore delle embrionali e delle adulte: più che informare si puntava al sensazionalismo. Le staminali fanno notizia ed è facile “esagerare” i toni con cui viene data, pur di far notizia. Un esempio molto recente: in un articolo su Science(1) (10 August 2012: Vol. 337 no. 6095 pp. 746-749) in cui si parla di una ricerca su topi, si dimostra che già a stadi molto precoci dello sviluppo embrionale, sarebbero presenti cellule destinate allo strato superiore della corteccia, quello deputato alle funzioni psichiche superiori.

Si direbbe che a fare le spese dei gruppi di interesse e del sensazionalismo dei mass media sia il cittadino. Quali sono i rischi che può correre? Come non cadere nelle trappole del “mercato”? Oggi i risultati della biomedicina, le attese dei pazienti e gli interessi dell’industria sono strettamente legati fra loro, nel bene e nel male. Paradossalmente, come sostiene qualche scienziato, la commercializzazione di prodotti “a base di staminali” potrebbe costituire un’ulteriore verifica della reale capacità di queste cellule, siano esse embrionali o adulte, di moltiplicarsi e differenziarsi in modo appropriato, consistente e riproducibile al di fuori dei laboratori di ricerca. Così, forse, si avrebbero anche risposte in grado di imporsi sulle tante pubblicazioni scientifiche apparse negli anni. Il business su qualcosa “che non funziona” o non si comporta come descritto nella letteratura scientifica può solo essere di breve durata. Comunque sia, in Italia, anni dopo le prime scoperte, le aziende che fanno ricerca con le staminali sono ancora poche, altrove le cose stanno andando avanti e si stanno evolvendo piu’ rapidamente. Gli interessi in gioco? Le trappole da evitare? Vale per la medicina tecnologica in generale, quale si è imposta negli ultimi decenni, una medicina che sembra aver perso i suoi connotati umanistici, che si propone come infallibile e che promette terapie “personalizzate”, ossia su misura per ogni paziente, a discapito di un rapporto medico-malato autentico. Purtroppo il legame fra mercato e salute è sempre più stretto e le strategie di marketing via via più pervasive. Infine, come non avventurarsi anche sulla più precaria passerella di salvataggio quando e’ in gioco la propria vita? Lo sanno bene questo i falsari della salute.

Come è stata data la notizia? L’ Ansa ha dato un ampio resoconto dell’articolo titolandolo “Le staminali dell’intelletto generano i neuroni coinvolti nelle funzioni cognitive”(2). E nel testo si dice: “Il risultato costituisce un passo importante verso lo sviluppo di future terapie per la cura di disturbi cognitivi come la schizofrenia o l’autismo”. Sul quotidiano “Il Messaggero”(3) esce un articolo a proposito “di cellule embrionali deputate alle funzioni cognitive con possibili applicazioni all’autismo”. Anche se gli articoli innescano speranze terapeutiche eccessive, come se da questa piccola scoperta alla terapia il passo fosse breve, si parla tuttavia di “possibili future terapie”. Ma quelli dello Stem Cell Institute, a Panama City, che propone terapie a 15-17 mila dollari per trattamento, accorciano i tempi: “curato l’autismo con le cellule staminali” e su YouTube(4) compaiono i filmati dei primi miracoli. Bene ha fatto il ministro della salute Renato Balduzzi, che ha varato una task force di esperti per raccogliere dati sulle indicazioni attuali alla terapia con cellule staminali.

Note: (1)http://www.sciencemag.org/content/337/6095/746.abstract (2)http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/biotech/2012/08/10/staminali-intelletto_7324232.html (3)http://media.mimesi.com/cacheServer/servlet/Crop Server?date=20120908&idArticle=159743370&authCo okie=833813307 (4)http://www.youtube.com/watch?v=-FaGf0h20Vw

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Quando le

idee per la vita crescono nelle Università

Tutto ha avuto inizio il 29 maggio 2012, quando la Fondazione Altran per l’Innovazione ha lanciato in Italia il Premio 2012 “Bioingegneria e staminali: idee per la vita”: da allora sono state presentate ricerche e lavori atti a comprendere e approfondire i meccanismi di crescita delle cellule staminali per la riparazione di organi e tessuti danneggiati, a realizzare organi e tessuti artificiali e a creare nuovi protocolli terapeutici o sistemi informativi per il controllo dell’immagazzinamento delle cellule staminali e la gestione dei dati derivati. La Fondazione Altran ha affrontato questo tema con l’ausilio di esperti e organizzazioni impegnati per il progresso della bioingegneria e la ricerca sulle cellule staminali. Il Premio 2012 “Bioingegneria e staminali: idee per la vita” è stato presentato e divulgato in occasione di congressi e convegni (V Convegno Nazionale AIDECO, XXI Scuola annuale del Gruppo Nazionale di Bioingegneria, convegno “Il Sapore del Sapere: Alimentazione, colesterolo e prevenzione cardiovascolare”, Trieste-Next), a latere di eventi sportivi e solidali (Susan G. Komen Race for the Cure) e in occasione di Job Fair a Napoli, Milano e Torino. Ma è soprattutto nelle Università Italiane che la Fondazione Altran ha trovato un grande supporto. Non solo attraverso una campagna di comunicazione at-

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traverso i social network, che ha coinvolto i dipartimenti e i laboratori delle Facoltà interessate, ma anche con l’organizzazione di un evento ad hoc: l’Altran Foundation Day.


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La prima tappa si è svolta il 4 ottobre 2012 alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Il Premio 2012 è stato presentato a una platea di oltre cento persone e alla presenza del Magnifico Rettore Prof. Renato Lauro, del vicepreside della Facoltà di Medicina Prof. Orazio Schillaci e di Giuseppe Novelli, Professore Ordinario di Genetica Medica e membro della Giuria del Premio 2012.

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Stesso successo di pubblico per la seconda tappa dell’Altran Foundation Day, che si è svolta l’11 ottobre 2012 presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Salerno. L’evento, che ha giovato del particolare coinvolgimento del Dipartimento di Ingegneria Industriale, ha visto la presenza del prof. Ernesto Reverchon, docente di Impianti Chimici e membro della Giuria del Premio 2012.

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I due “Altran Foundation Day” si sono rivelati delle potenti casse di risonanza del Premio ne mondo universitario e della ricerca scientifica. Perché le “idee per la vita”, crescono prima di tutto nelle Università.


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Direttore della Fondazione Altran per l’Innovazione.

Istituita nel 1996 dal Gruppo Altran, la Fondazione Altran per l’Innovazione è attualmente riconosciuta come il principale attore europeo nel campo della filantropia e della promozione dell’innovazione tecnologica per il bene comune. Nel 2006 è stata insignita del Premio Admical-Fondation de France, che dà un riconoscimento alle migliori organizzazioni filantrope. Nel 2012 è stata lanciata una nuova competizione internazionale. Nel dicembre 2012, in vari paesi europei un Premio nazionale focalizzato su un tema specifico sarà assegnato da una giuria di esperti indipendenti dal Gruppo Altran. Nel gennaio 2013 i vincitori dei vari paesi parteciperanno a una competizione internazionale.

Christian Le Liepvre Alla luce della sua lunga esperienza in Altran e in qualità di Direttore della Fondazione Altran, quali sono i principi e gli obiettivi che hanno consentito di creare questa organizzazione e il Premio? Altran vanta robuste competenze nel settore della tecnologia e il nostro lavoro quotidiano consiste nel supportare il cliente nel concretizzare le sue idee. D’altra parte, siamo fermamente convinti che la tecnologia possa offrire soluzioni a problematiche di interesse comune. Nel 1996 questo legame era chiaro e abbiamo deciso di mettere a disposizione della collettività il nostro know-how. Tale convinzione è alla base della nascita della Fondazione Altran, la cui missione è “Promuovere l’innovazione tecnologica per l’interesse collettivo”. Il modo concreto per realizzare questa missione è stato, sin dal principio, supportare progetti tecnologicamente innovativi, aiutarli a superare le difficoltà, promuoverli. Tutto questo si traduce ogni anno in un impegno di sei mesi da parte degli esperti di Altran, che mettono a disposizione dei progetti la loro expertise. Otto progetti sono selezionati in una competizione organizzata in otto paesi: il Premio della Fondazione Altran. I vincitori sono selezionati da una giuria indipendente. Il Premio mira a selezionare progetti senza dubbio innovativi e a vantaggio della collettività, ma anche sufficientemente solidi da poter essere credibili nel loro sviluppo. La credibilità del leader e del team, la

credibilità tecnologica e la credibilità finanziaria sono i principali criteri su cui si basa la scelta del vincitore.

Poster del decimo anniversario della Fondazione Altran

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Qual è il legame fra la Fondazione e le azioni intraprese nell’ambito del programma Corporate Social Responsibility di Altran? Considero la Corporate Social Responsibility un’espressione del legame esistente fra l’azienda e il suo ambiente di riferimento, ad esempio la società. L’azione della Fondazione Altran è davvero il modo per supportare dei progetti a vantaggio del bene comune. È un’organizzazione di respiro internazionale e ogni paese che vi partecipa sceglie un tema legato all’ambiente, all’energia, alla salute, all’inclusione sociale, alla creazione di legami fra la gente... tutti questi temi incrociano le tematiche della Corporate Social Responsibility e così le azioni condotte dalla Fondazione Altran diventano parte integrante della politica CSR del Gruppo Altran. Che impatto possono avere le Fondazioni di Impresa su stakehoders come i dipendenti e le comunità di riferimento? La principale opportunità è quella data ai dipendenti, che possono così lavorare su un progetto molto innovativo e utile. Mettere a disposizione le proprie competenze per qualcosa come costruire una retina artificiale è di grande importanza! Questo progetto consente ai non vedenti di riacquistare la vista... E anche se un ingegnere di Altran non lavora direttamente su quel progetto, è consapevole che la sua azienda è in grado di farlo e ha deciso di sostenere questa idea. Da questa decisione deriva l’orgoglio di lavorare per Altran. Il senso di appartenenza è qualcosa di molto difficile da valutare; ma in questo caso, quando chiacchiero con i dipendenti di Altran ho la conBando del 2008: Ridurre le emissioni di C02 nell’atmosfera ferma che stiamo andando nella giusta direzione, semplicemente facendo il nostro lavoro. Poiché siamo una comunità di professionisti qualificati, mettiamo le nostre competenze a disposizione della società.

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“Innovation makers” è la caratteristica che meglio descrive quanti lavorano per il Gruppo Altran: proattivi, attenti allo sviluppo di nuove soluzioni e alle esigenze dei clienti, costantemente aggiornati sulle applicazioni tecnologiche e in grado di vedere le cose da un punto di vista alternativo. In base a tutto ciò, che ruolo svolge la Fondazione? Il ruolo della Fondazione Altran è quello di aiutare i progetti a progredire più velocemente nei confronti degli utenti, dei clienti, etc. Ad esempio può costituire un supporto per risolvere problemi tecnici od organizzativi, può dare impulso nel far transitare il prodotto o il servizio dal laboratorio al mercato. Il modo in cui farlo dipende dal progetto, ma ho visto situazioni problematiche che potrebbero essere risolte se affrontate con una nuova prospettiva, con metodologie non convenzionali, secondo il punto di vista dell’utente. Questo approccio nello sviluppo dei prodotti sono gli strumenti usati dalla Fondazione per fare il suo lavoro. Inoltre, proprio perché il sostegno offerto è limitato nel tempo, la Fondazione ha il ruolo di trasferire competenze e metodologie a supporto del progetto. Non domando ai professionisti che lavorano per la Fondazione di sostituirsi ai vincitori: domando loro di mettere il progetto nelle condizioni di progredire autonomamente. Questo supporto inizia sin dalla compilazione del dossier di candidatura, quando al candidato viene offerto un coaching da parte dei consulenti di Altran. Questa azione specifica, che mira ad alzare il livello dei dossier di candidatura, rappresenta un sostegno concreto per la maturazione Il Bando del 2007. Tema: Riparare il corpo umano dei progetti stessi. L’aiuto concreto inizia dunque ben prima che i candidati inviino la propria candidatura!

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In passato il Premio ha riguardato diversi temi. A suo parere, quale ha avuto il maggiore impatto sull’opinione pubblica? Nel 2006, quando fu affrontato in tema dell’esclusione sociale, vincitore del Premio della Fondazione Altran fu Jonathan Wolpaw, dello Stato di New-York, che sviluppò la prima BCI (Brain Computer Interface). Questa apparecchiatura permette alle persone con alcuni muscoli non più operativi (sindrome lockedin) di inviare istruzioni a un PC unicamente con la forza del pensiero, senza alcun movimento. In concreto, che se si pensa di spostare la mano sinistra, il mouse del PC va a sinistra. È inoltre possibile scrivere un testo sul PC senza alcun movimento del corpo! E’ un progetto eccezionale per la sua capacità di connettere persone “non connettibili” al loro ambiente... E’ stato sicuramente uno dei progetti più difficili che abbiamo sostenuto. Il lavoro della Fondazione Altran ha fatto sì che questo progetto uscisse dal laboratorio e che l’apparecchiatura fosse messa a disposizione di persone reali affette da questa patologia. Nessun impatto sul mercato di massa, ma quanto è stato grande l’effetto su quella decina di persone dotate di questo apparecchio! Ha avuto anche una grande risonanza mediatica: trasmissioni televisive in prima serata, interviste alla radio… Tutto ciò conferma che la tecnologia può proporre soluzioni per migliorare radicalmente il modo di vivere della gente. E’ il tipico progetto che dimostra che se le tecnologie possono rappresentare una parte del problema, rappresentano certamente anche gran parte della soluzione!

“Dimmi cosa mangi”. Copertina del libro pubblicato nella collana Découvertes di Gallimard 2000 : La Fondazione sugli scaffali delle librerie La Fondazione ha co-pubblicato con il prestigioso editore Gallimard un libro in edizione limitata sul tema del Premio 2007.

Per il suo decimo anniversario, la Fondazione ha adottato un nuovo logo e ha organizzato una retrospettiva per mostrare le conquiste di un decennio di innovazione tecnologica

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Guardando ai risultati ottenuti dalle passate edizioni del Premio, quali progetti hanno avuto maggiore successo in riferimento al loro impatto sul mercato? Penso che il miglior progetto per quanto riguarda l’impatto sul numero di persone sia certamente il cerotto Diallertest, utile a fare una diagnosi delle allergie dei bambini. Una grande semplificazione per la madre, ma anche un forte miglioramento in termini di affidabilità della diagnosi che consente oggi a centinaia di migliaia di madri di ottenere rassicurazioni sul livello di allergia del loro bambino. Basato sulla reazione cutanea al latte vaccino in polvere, il cerotto permette agli stessi genitori di rilevare un’allergia. Nuove applicazioni del progetto riguarderanno la somministrazione del farmaco. Il 2012 segna una svolta nell’organizzazione del Premio della Fondazione Altran per l’Innovazione. Quali ragioni hanno portato a privilegiare la partecipazione a livello locale e l’assegnazione di due premi, sia a livello nazionale che internazionale? Negli ultimi anni sono stati presentati dei progetti di tale valore, che è stato molto frustrante poterne premiare solo uno o due all’anno! Quindi il primo obiettivo di questo cambiamento è quello di sostenere più progetti.

Nelle precedenti edizioni c’era solo un unico tema lanciato in tutti i paesi. Con la nuova edizione, diamo ad ogni paese la possibilità di scegliere il tema considerato più efficace nel proprio contesto. Siamo alla ricerca dei futuri “campioni del mondo”, e ogni paese ha le proprie specificità! Allo stesso tempo, il nuovo format ci dà la grande opportunità di avere una panoramica delle specifiche istanze presenti in Europa... per quest’anno. L’anno prossimo probabilmente includeremo la Cina, l’India, gli Stati Uniti... Infine, in virtù dell’aumento dei progetti sostenuti, questo approccio consente di coinvolgere un maggior numero di consulenti. Il coinvolgimento dei consulenti è una condizione essenziale per sostenere i progetti che si candidano al Premio della Fondazione Altran per l’Innovazione, portando beneficio alla collettività. Questa attività denota un miglioramento delle competenze dei lavoratori del Gruppo Altran, ma rappresenta allo stesso tempo un costo per la società. In che modo si possono conciliare gli interessi economici e quelli filantropici, in un periodo di crisi per tutti i mercati finanziari? Dal punto di vista del Gruppo, ovviamente la situazione non è delle migliori per dedicarsi alla filantropia, ma la responsabilità rimane invariata o è addirittura maggiore in periodi di difficoltà come quello attuale.

2008: Francisco Gallo Meija, vincitore, e Leopold Demiddeleer, Presidente della Giuria. Tema del Premio: Ridurre la concentrazione di CO2 nell’atmosfera

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Altran vive una situazione peculiare: è necessario assumere ingegneri in un periodo in cui non ce ne sono abbastanza. L’azione della Fondazione è anche un modo per spiegare che il nostro lavoro consiste in progetti davvero innovativi. Dal mio punto di vista, il modo in cui la Fondazione Altran lavora con le persone propone un mix tra vita personale e vita professionale: l’utilizzo delle competenze si trova proprio nel mezzo, e constato che le persone si impegnano per la Fondazione anche durante il loro tempo libero, una cosa davvero ammirevole!

La seconda sfida era porre una domanda diretta a persone che, in virtù delle loro competenze, possono proporre progetti di interesse generale: Embeded and Critical System nel Regno Unito, applicazioni mobile in Svizzera. Tutti i paesi hanno seguito più o meno lo stesso procedimento: invio di un dossier di candidatura; preselezione dei finalisti da parte di una giuria interna di esperti; “Grand oral” per i finalisti, giudicati da una giuria indipendente. Per quest’anno ci aspettiamo fra gli 80 e i 100 dossier di candidatura.

Facendo un confronto tra gli otto paesi che hanno lanciato il Premio della Fondazione nel 2012, potrebbe illustrarci i temi scelti e come funziona il processo di selezione? La Fondazione Altran ha lanciato due tipi di sfide agli Innovatori. La prima sfida era cercare risposte a domande specifiche: “in che modo l’innovazione può aiutare a sconfiggere le malattie croniche” in Francia, “in che modo si può migliorare la mobilità” in Spagna e in Belgio, “in che modo la tecnologia e l’innovazione possono migliorare la sostenibilità” in Germania, “in che modo la bioingegneria e le cellule staminali possono migliorare la vita delle persone” in Italia, “con quali azioni si può migliorare l’integrazione sociale” in Portogallo.

2004: La cerimonia di premiazione della nona edizione del Premio si è svolta alla sede dell’Unesco. Ottocento persone hanno applaudito Bob Van Eijk che ha ricevuto il Primo Premio della Fondazione Altran

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Il ruolo del gruppo di esperti indipendenti che formano le giurie nazionali è fondamentale nella selezione del progetto più innovativo. Ci sono alcuni giurati che desidera menzionare? Ogni volta che domando ai membri della giuria perché diano supporto alla Fondazione Altran, rispondono che la sua azione è davvero necessaria: i progetti hanno bisogno non solo di denaro, ma anche di know-how, abilità, energia... Voglio ringraziare tutti i membri della giuria per la loro partecipazione e il loro sostegno, con una menzione speciale al signor Dehaene (ex primo ministro del Belgio) e alla signora Finnbogadottir (ex Presidente della Repubblica di Islanda). La Fondazione Altran per l’Innovazione per sua natura si evolve per stare al passo coi tempi. Quali pensa che siano i temi da lanciare nel 2013 per sviluppare nuove soluzioni a livello internazionale? Mi piacerebbe sviluppare un nuovo modo di affrontare i temi. Fino a quest’anno abbiamo scelto un argomento ponendo agli Innovatori la domanda: “Che cosa si può fare per migliorare... lo stoccaggio di CO2 nell’atmosfera, la qualità del cibo, etc...” Un modo alternativo sarebbe chiedere agli Innovatori: “Possiedi competenze, ad esempio, nella modellizzazione o nella chimica: che cosa puoi proporre a vantaggio del bene comune?” Questo consentirebbe a chiunque di essere coinvolto per le proprie capacità, e spero di scoprire e promuovere nuovi progetti. Rispetto agli argomenti, mi piacerebbe che i paesi lavorassero sul tema dell’ambiente e dell’energia, in particolare l’immagazzinamento dell’energia che è una delle più grandi sfide per i prossimi anni.

Cerimonia di premiazione 2007 della Fondazione Altran alla “Maison de la Chimie”, Parigi

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Concludiamo volgendo lo sguardo al futuro. Il 2016 segnerà il ventesimo anno della Fondazione Altran per l’Innovazione: che cosa rappresenterà questo anniversario per la sua carriera e per le attività della Fondazione? Innanzitutto alcuni dei vincitori della Fondazione Altran stanno lavorando su progetti a lungo termine, dunque mi piacerebbe poter presentare, per esempio, una retina artificiale utilizzata da un sacco di gente. Un secondo desiderio è quello di poter guidare l’ampliamento del supporto dato dalla Fondazione in altri paesi e coinvolgere più persone. Il terzo desiderio è quello di organizzare una grande festa a cui partecipino centinaia di persone, ingegneri, manager, che hanno supportato la Fondazione nel compiere la sua missione, e di avere l’occasione per ringraziare tutti loro. E, infine, vorrei spingere quanta più gente possibile a usare le proprie competenze, a scambiare idee, know-how, informazioni a vantaggio del bene comune. 2004: Bob Van Eijk riceve il Premio Tema: Scoprire, capire e apprezzare la scienza

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Credits Il Premio 2012 “Bioingegneria e staminali: idee per la vita” è stato realizzato grazie all’intuizione di Marcel Patrignani (Chairman & CEO di Altran Italia) e di Aurora Sanza (Presidente Onorario di Altran Italia), che hanno creduto sin dal principio nelle grandi potenzialità di questo tema. Un ringraziamento a coloro che, con professionalità e dedizione, hanno contribuito all’organizzazione del Premio 2012 Altran Italia: Lisa Bartoli Claudia Borraccia Giuseppe Gammariello Daniela Pala Valentina Palermi Eleonora Scognamiglio Tiziana Sforza Serena Vonella Un ringraziamento ai Coach Foundation, che hanno messo a disposizione dei candidati le proprie competenze con generosità e passione: German Alfonso Baca Espinoza, Enrico Cambursano, Massimiliano Ciotti, Francesca Pia Della Volpe, Gianna Dettori, Federico Fontana, Francesco Fontana, Elisa Giani, Ester Giglio, Melania Monteleone, Costanza Pluchinotta, Michele Rosmarino, Andrea Scappini, Francesca Sconosciuto, Enrico Sirna, Giancarlo Zaffaroni. Un ringraziamento al team parigino della Fondazione Altran per l’Innovazione che, seppure a distanza, ha dato supporto costante e consigli preziosi per l’organizzazione del Premio Italia 2012: Christian Le Liepvre (Direttore della Fondazione Altran) Julie Bertot Michael Mardyks


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Biongegneria e staminali: idee per la vita  

Esperienze, ricerche, traguardi del Premio Italia 2013.

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