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Periodico mensile – Anno IV, numero 35/2014 – €

Poste Italiane - Sped. in A.P. DL 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI

3,50 – Canton Ticino chf 7,00 NOVEMBRE 2014

MAGAZINE

LA SALUTE NATURALE RACCONTATA DAGLI ESPERTI

n. 35 MAGAZINE

ORTICHE Dai prati alla cucina per il nostro benessere

FIORI DI BACH

Sostegno emozionale durante e dopo la malattia

TIROIDE Le cure naturali per i più comuni disturbi

CACHI E CASTAGNE

DOSSIER

Scegli l’albero della tua vita

Semplici ricette e tutti i benefici dei frutti dell’autunno

Il suo messaggio ti aiuta a ritrovare l’equilibrio ERBE DELL’AYURVEDA

CRISTALLOTERAPIA

SEGRETI DI GUARIGIONE

CHYAWANPRASH, L’ANTICO “RINGIOVANENTE” DELLA TRADIZIONE INDIANA

LE PIETRE DI LUCE CHE ALLENTANO LA MORSA DEL BLUES INVERNALE

QUANDO LA MEDICINA RIESCE A SANARE LE LESIONI ENERGETICHE

AROMATERAPIA. Guida pratica agli oli essenziali per l’universo maschile


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Sommario NUTRIZIONE NATURALE pag. 14 Cachi e castagne: i dolci

frutti dell’autunno pag. 18 5 buoni motivi per

puntare sulle banane

IL MONDO DELLE ERBE pag. 22 Chyawanprash, il primo

Rasayana dell’Ayurveda

pag. 26 Ortiche, pungenti

meraviglie pag. 34 Gli oli essenziali

per l’universo maschile

LE ALTRE MEDICINE

OMEOPATIA pag. 76

Stramonium, accessi di violenza e grandi paure

pag. 78

Gli ultimi giorni di Guendalina

pag. 62 Tiroide: manteniamo

in salute la “porta” dell’organismo

pag. 68 La tua pietra di luce,

cristalloterapia per i mesi dell’oscurità


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DOSSIER

LO SPIRITO DEGLI ALBERI messaggi sottili per il nostro benessere

RUBRICHE

Scegli il tuo albero tra: Betulla, Faggio, Ginepro, Melo, Quercia, Tiglio, Abete, Larice, Cipresso, Nocciolo, Sorbo, Salice e Frassino

Il periscopio

Le ricette del mese pag. 80

pag. 8

Sulle ali di psiche

Prepariamolo in casa pag. 82

pag. 10

Ci salverĂ un fiore

Il mercato della salute

pag. 30

Scoperte in soffitta pag. 39

pag. 85

Libri pag. 88

Web trend pag. 91

Annunci olistici pag. 92

L’ultima domanda pag. 98


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Il mondo delle erbe

Chyawanprash Il primo Rasayana dell’Ayurveda

Più di trenta vegetali formano uno delle più note e antiche formule della tradizione indiana. Si considerava in grado di aumentare l’aspettativa di vita. Fabio Fioravanti 22


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«Facendo ricorso a questa medicina un uomo ottiene intelligenza, memoria, fascino, immunità dalle malattie, longevità, forza degli organi di senso, erezione con le donne, grande ravvivamento del fuoco digestivo. Assumendolo con la giusta modalità, un uomo, pur se decrepito, si spoglia totalmente della sua forma logora e assume un aspetto giovane. Tale è il Cyavanaprasa».

Nell’immagine il frutto dell’amla, il principale ingrediente del Rasayana Chyawanprash. È un albero sacro per gli hindu: si ritiene che tra i suoi rami dimori la divinità Vishnu.

Charaka samhita

uno dei testi fondanti dell’Ayurveda, il Charaka samhita (compilato attorno al 100 a.C.). Tra le ricette più importanti si annovera sicuramente il Chyawanprash: «Colui che assume la terapia Rasayana nel metodo prescritto – ci spiega il redattore della Samhita – non soltanto ottiene di vivere a lungo in questo mondo ma percorre anche la via fortunata dei saggi divini e raggiunge il Brahman immortale».

Potere rigenerante

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radizionalmente, il termine Rasayana, nella cultura medica dell’Ayurveda, rimanda al concetto di “terapia ringiovanente” o di un “tonico” utile per tutte le funzioni vitali. Se ne parla diffusamente in

Parliamo di un rimedio complesso, costituito da più di 30 erbe. Nei secoli, alcune erbe originarie, poco reperibili, sono state sostituite con altri vegetali cui sono attribuite le stesse proprietà. Il principale ingrediente è comunque l’amla, ora conosciuta come “Indian

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Il mondo delle erbe

goosberry” (Phyllantus emblica). L’impiego del Chyawanprash è ancora oggi diffuso nel continente indiano: «Milioni di cucchiaini vengono consumati ogni giorno in India per via del suo riconosciuto potere rigenerante», osserva Sebastian Pole, esperto praticante di Ayurveda a Bath, nel Somerset inglese.

L’amla e gli altri ingredienti «Il suo componente principale – continua Sebastian, che abbiamo incontrato di recente – è l’amla, un frutto che viene miscelato insieme ad altri 35 ingredienti e cotto con miele, olio di sesamo e zucchero di canna grezzo concentrato (dalle proprietà nutritive uniche) fino ad ottenere un impasto». Ne scaturisce un prodotto che, a volte, viene descritto come una “marmellata di frutta” o “miele d’erbe”: sta di fatto che, oggi, il Chyawanprash copre circa la metà del totale delle vendite di medicine ayurvediche in India. Quasi tutte le manifatture indiane di rimedi ayurvedici preparano anche questo Rasayana.

LA LEGGENDA DI RISHI CHYWANA

L’uomo che donò il Chyawanprash La tradizione indiana vuole che il Chyawanprash sia stato donato agli uomini da un monaco errante: Rishi Chywana. Ormai ottantenne, dopo aver appena raggiunto l’illuminazione, il monaco pregò i gemelli Ashwin, detentori della shakti, l’energia universale: li pregò perché il suo corpo, ormai debole e malato, non gli permetteva di raccogliere i bambini e di accudirli, com’era nelle sue intenzioni. Chywana intendeva rendersi utile. Alla fine i gemelli divini arrivarono portando con loro un vaso ripieno di erbe. Dissero: «Rishi, per via del tuo desiderio di servire l’umanità, ti abbiamo preparato questo elisir rigenerante». Dopo un anno di “cura” il monaco, in perfetta forma, discese dalle montagne dell’Himalaya. Il suo elisir, in seguito, divenne noto come il Chyawanprash.

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Le modalità d’assunzione Ma come si deve assumere? «Si raccomanda di assumerlo dopo i pasti», avverte Subhuti Dharmananda, direttore dell’Istituto di Medicina Tradizionale a Portland, in Oregon. «Un cucchiaino dopo i due pasti principali, fino a un massimo di un cucchiaio da tavola per volta. Secondo il Charaka Samhita il modo ideale per usare il Chyawanprash consiste, prima di tutto, nel ripulire il corpo, meditare e sviluppare una disposizione d’animo improntata all’allegria, alla felicità. La stanza deve essere pulita, la temperatura moderata e, durante l’estate, non bisogna esporsi direttamente alla luce del Sole». Insomma, l’assunzione del Rasayana deve anche rappresentare un’occasione per osservare le nostre abitudini, rallentare, prestare cura a noi stessi.

I benefici per il corpo I benefici che possiamo aspettarci dall’impiego regolare di Chyawanprash possono essere suddivisi in tre gruppi, in base alle erbe che compongono la ricetta. Prima di tutto benefici digestivi, contro problemi comuni come dispepsia, iperacidità, flatulenze, nausea e diarree. In secondo luogo si riscontrano effetti sul sistema respiratorio: alcune erbe del cocktail sono comunemente usate per alleviare la tosse, i sintomi asmatici e alcune infezioni respiratorie, a partire dal raffreddore. Sappiamo anche, come ci ricorda Dharmananda, che migliorare digestione e respirazione comporta, secondo la medicina indiana, un effetto rinvigorente, un aumento dell’energia metabolica.

Ricadute positive per la mente e contro lo stress In più, alla formula viene attribuita la capacità di calmare la mente, alleviare gli stati di agitazione e di ridurre lo stress. Anche la memoria e la concentra-


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zione ne traggono beneficio. Ciò si attribuisce alla presenza di erbe con una particolare azione sul sistema nervoso. È il caso dell’Ashwaganda (Withania somnifera), anche detta “Ginseng indiano”: di fatto un adattogeno, cioè un principio in grado di indurre l’organismo ad adattarsi alle situazioni stressanti.

Più vigore alle funzioni vitali I Rasayana si considerano utili contro quasi tutte le malattie e specialmente contro i disordini legati all’invecchiamento: donano vigore alle funzioni vitali in declino. Nell’ottica indiana i Rasayana apportano Rasa, uno dei 7 “dhatus”, ovvero le componenti che supportano la struttura e le funzioni del corpo. Il Rasa è la parte più pura degli alimenti, è il principio da cui originano gli altri dhatus, tra cui il sangue, la carne, l’osso e il midollo osseo. Rasayana significa, quindi, che i nostri dhatus, invece di degradarsi e seccare a causa della malattia o dell’età avanzata, vengono nutriti e supplementati. In pratica, è un tonico efficace per tutto l’organismo.

Una terapia ad hoc per ogni persona Va da sé che, in presenza di problemi di salute, un medico ayurvedico esperto saprà consigliare al meglio. Ricordiamo sempre che in Ayurveda i trattamenti sono personalizzati, non esiste una medicina valida per tutti. Si può scegliere tra un gran numero di piante, anche in associazione, insieme a minerali e sostanze di derivazione animale. Le medicine, però, spesso si prescrivono insieme a trattamenti fisici, combinazioni Yoga, consigli di stile di vita e persino indicazioni per modificare gli ambienti in cui viviamo. Una medicina davvero… a tutto campo.

Per approfondire: • Sebastian Pole, Una vita autentica, Macro Edizioni (euro 16,50) • Ernesto Iannaccone, Formule d’immortalità, Laksmi (euro 20,00)

Le erbe curative della tradizione indiana In india si conoscono circa 15 mila piante medicinali e l’Ayurveda (che non è l’unico sistema medico dell’India) accoglie circa 700 tipi di vegetali nella sua farmacopea, piante menzionate nei testi classici quali il Chakara samhita e il Sushruta samhita. La sapienza indiana è come sempre estremamente elaborata. Ogni erba viene classificata secondo 5 categorie: • Rasa: ovvero il gusto. I gusti sono 6 e ciascuno ha un effetto particolare sui dosha. • Veerya: l’energia rilasciata. Le piante si dicono più o meno fredde o calde.

• Vipaka: l’effetto dopo la digestione. Ci sono 3 tipi di Vipaka, ciascun con la sua azione sui dosha. • Prabhava: il potere speciale e unico di ogni erba. • Karma: l’azione terapeutica. Può essere stimolante, digestiva, purificatrice, carminativa e purgativa.

carrier (acqua, miele, latte eccetera). Spesso si usano formulazioni di più erbe oppure si aggiungono alcuni minerali per potenziare l’effetto terapeutico.

Il medico tiene conto di tutte queste caratteristiche, e ovviamente delle caratteristiche del paziente. Non solo, ma nella scelta dell’erba adatta per ogni singola persona si devono considerare le dosi, il tempo d’assunzione e il

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Dossier

Messaggi sottili in nostro soccorso Possono aiutarci in tanti modi: in primis aprendo un canale di comunicazione con la Natura. È l’antica “strada” degli alberi, un elisir per le nostre vite indaffarate. Hubert Bosch e Lucilla Satanassi 42


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Lo spirito degli alberi

Invito alla lettura Da diversi anni gli autori del dossier sono impegnati nella produzione di rimedi floreali, gemmoterapici e, negli ultimi tempi, di “spiriti” derivati dagli alberi. Sono animati da grande passione e una raffinata sensibilità nel cogliere i messaggi che provengono dal regno verde. Per questo li abbiamo invitati a redigere per noi un dossier sul tema degli alberi. «Molto spesso – racconta Lucilla – mi capita di commuovermi quando, ferma sotto un albero o china di fronte ad un fiore, sento tutta la pienezza di questo mondo silenzioso: la Natura.

Nella vita di campagna ci sono nata e due cose la campagna mi ha insegnato: osservare e raccogliere. Osservare è stare in un ascolto profondo. Il corpo diventa antenna, integrato completamente nell’ambiente, collegato ad ogni forma. Raccogliere invece è stata da sempre la mia passione. Sin da bambina ho praticato la raccolta come il momento di gioco più esaltante. Era il modo più vero per entrare in relazione, per rendere onore a tutta l’abbondanza che la terra partoriva, con la nonna Palmina mia prima maestra. Sempre capace di trovare qualcosa di

buono, di bello, di utile proprio là dove per la maggioranza degli altri non c’era niente. Ho incontrato Hubert ed insieme ci siamo posati su questo angolo di terra, sull’Appennino tosco-romagnolo, a piantar alberi, distillare fiori, ad osservare e raccogliere. Erboristi praticanti, contadini, sperimentatori, visionari. Il nostro lavoro è diventato anche quello di altre 25 persone. Un lavoro dove la Natura è il nostro esempio, la nostra fonte di ispirazione, la nostra casa. In queste pagine vi parlereremo della nostra ultima scoperta: lo spirito degli alberi».

È

stato inevitabile il desiderio di poter iniziare a pensare di tradurre l’energia dell’albero. Li abbiamo sentiti respirare, presenti e vivi al nostro fianco. Abbiamo sentito il loro occuparsi di noi, custodire il paesaggio, ispirarci ai nostri migliori pensieri, condurci in profondità o in leggerezza sempre verso il cuore. Quello che ognuno può osservare è il loro saper stare in ciò che sono e da quando abbiamo imparato ad ascoltarli sono per noi maestri persuasivi.

Semplice come l’albero Se dico “albero” si illumina in ciascuno di noi un sorriso che ci conduce a qualcosa di familiare. Non c’è sguardo che non si sia placato, rifugiato o ristorato fra le fronde di un albero: non c’è forse espressione più vera e a tutti comune per esprimere la semplice vita. Gli alberi stanno fermi nell’apparenza, immobili nella loro semplicità, eterni nella loro bellezza, silenziosi nella loro gioia e nel loro dolore. Il loro è un intimo stare connessi con le radici alla roccia e all’acqua della terra, capaci di esplorare il regno minerale e collegarlo alla superficie dove il vivente si esprime in una danza di verde, luce e colori.

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Dossier

La frequentazione con gli alberi, ma anche l’assunzione del loro Spirito, ci mette in contatto con l’albero e con le sue caratteristiche, ci accompagna per un tratto della nostra strada come una guida dalla quale possiamo imparare, arricchendo il nostro bagaglio. Ciò aiuta a vivere meglio la nostra vita, a trovare risposte e comportamenti più adeguati, a essere maggiormente noi stessi. Abbiamo visto che lo Spirito favorisce cambiamenti profondi in poco tempo, aiuta le persone a liberarsi da comportamenti inadeguati, a scoprire la propria natura. Era questo che ci avevano promesso gli alberi, ma non ci aspettavamo che potessero indurre cambiamenti così rapidi. E siamo rimasti ancora più sbalorditi dall’effetto che lo Spirito degli Alberi ha portato anche su alcuni problemi fisici. Anche se siamo ben consci che le malattie e i problemi fisici nascono nella sfera mentale-emozionale e che un cambiamento in questa sfera porta a un cambiamento nel fisico, siamo rimasti sorpresi dalla velocità e profondità di questo cambiamento.

La vita sotterranea È udibile il lavorio incessante di radici e radichette protette dalla cuffia che come infinite piccole dita sensibili lavorano, sciolgono, contattano le profondità del suolo. Pensiamo ai 55 chilometri di radici di Betulla che si muovono veloci nel terreno, flessuose ed elastiche ad assorbire acqua, brodo colloidale di nutrimento che trasportano dalle profondità del suolo fino alle chiome splendenti, così che la luce si incarni e il cielo incontri la terra. Dalle radici degli alberi imparo la forza, la tenacia, saper stare nei miei piedi, imparo a nutrirmi e a bere. Sento pulsare il colore rosso del mio arcobaleno.

Un ponte tra cielo e terra D’estate, attorno alla chioma delle foglie lucenti brilla una luce violetta. Il mio albero preferito per vedere questo spettacolo è il Frassino, instancabile a giocare con i raggi di luce. Penso a come la Quercia d’inverno si lasci morire e si faccia pietra; rientra in tutta se stessa dove si riconnette al cosmo e si riprogramma nella sua originale idea di Quercia. Ritorna in quella parte di vita che è la morte, la fissità, il non esserci, ritorna fiduciosa alla sua origine. Devotamente la vedo interrarsi ogni anno, con i suoi semi abbandonati al destino, le sue foglie divenute carta. Poi, in primavera, basta un raggio di sole o una pioggia tiepida per indurla nuovamente ad uscire dalla terra.

La scoperta dello Spirito degli Alberi Ad un certo punto ci è parso di sentire una richiesta salire dai boschi: parlava di un nutrimento speciale derivante dagli alberi per aiutare l’umanità a ritrovare un rapporto equilibrato con la Natura, con il proprio essere e ad illuminarne il cammino. Gli alberi ci hanno chiesto di trovare il modo per avvicinare le persone a loro e ai loro messaggi. Tutta la nostra ricerca è stata un tuffo intenso nella Natura, abbandonati a questo amore innocente, allo stupore di fronte a tanta armonia, al vuoto che si respira nelle foreste sacre.

Cinque elementi in una sola essenza Il nostro compito era chiaro: raccogliere lo Spirito degli Alberi nel modo più completo. Così ci siamo resi disponibili a questa raccolta speciale e d’avanguardia. Accolti i suggerimenti, abbiamo raccolto, durante un intero anno solare, il corpo dell’albero presente nei suoi cicli e nelle sue massime espressioni

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Lo spirito degli alberi

vitali grazie a cinque diversi estratti dello stesso albero, in rappresentanza dei 5 elementi. Messi insieme, rappresentano lo Spirito dell’Albero: il suo messaggio è fatto di qualità e caratteristiche specifiche: ● la corteccia - terra ● le gemme - acqua ● i fiori - aria ● i semi - fuoco ● acqua lunare - etere L’acqua lunare è acqua di sorgente messa a caricare sull’albero durante le notti di plenilunio.

Comunicazioni dal profondo Le antiche culture europee conoscevano abbastanza bene le caratteristiche di numerose specie di alberi. Conoscenze che in parte sono rimaste nell’immaginario collettivo e in parte sono state perse. La parte più importante e più impegnativa del nostro lavoro è stata ed è quella di stabilire una comunicazione diretta con ogni albero e sentire nella nostra mente, nelle nostre emozioni e nel nostro corpo quello che l’albero ci fa vedere e sentire. È sorprendente: sono sempre esperienze molto profonde, a volte anche dolorose, che ci portano a conoscere sia gli squilibri che l’albero può bilanciare, sia le qualità che sa insegnare.

Facilità di scelta Sorprende anche la facilità con la quale gli Alberi si fanno scegliere. Spesso basta una frase chiave di poche parole per far capire alle persone di che albero hanno bisogno. Oppure la scelta scaturisce dall’attenta osservazione di un disturbo fisico: si può risalire immediatamente all’albero corrispondente. In passato, le persone comuni non erano in grado di

capire che preparato assumere. Edward Bach è stato il primo a proporre un metodo che ribaltasse la situazione, dando la possibilità a tutti di auto-prescrivere e prescrivere ad altri i suoi fiori.

Opportunità di crescita Lo Spirito degli Alberi, in linea con il salto evolutivo che l’umanità sta compiendo, rappresenta un passo in avanti in questa direzione grazie alla facilità con cui gli alberi stessi si fanno scegliere. Non ci sarà più bisogno di parlare di terapia, perché la domanda sarà: “Che cosa mi vuole insegnare questa malattia, in che direzione mi vuole fare crescere?” Ma la cosa ancora più rivoluzionaria è che, con lo Spirito degli Alberi, non abbiamo più bisogno di aspettare che arrivi una malattia per essere obbligati a crescere: con grande immediatezza possiamo attingere dal messaggio degli Alberi per apprendere o rinforzare le caratteristiche di cui sentiamo essere carenti.

Di che albero sono? Gli alberi prima di tutto li incontriamo in Natura: ascoltiamo il loro potere d’attrazione. Frequentiamoli. Ma possiamo incontrarli anche attraverso i preparati erboristici. Come procedere nella scelta dell’albero? Alcune persone si sentono già molto vicine a un determinato albero. Inoltre, leggendo questo dossier, possiamo scegliere l’Albero che ci colpisce di più, che sentiamo più vicino oppure che rappresenta una qualità che vorremmo rinforzare.

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I nostri amici animali

Mauro Dodesini

Gli ultimi giorni di Guendalina Sì, purtroppo, anche i nostri amati cuccioli si ammalano di gravi tumori. Ma possiamo fare qualcosa per loro, o almeno ridurre le loro sofferenze.

uesto mese parliamo del caso di Guendalina, una femmina meticcia molossoide nata nel Duemila e affetta da adenocarcinoma bronchiale, carcinoma bronchiale e metastasi polmonari. Dopo l’esame Tac e l’ago aspirato era stata consigliata l’eutanasia per evitare inutili sofferenze.

Q

Difficile persino respirare Quando la vedo per la prima volta, all’età di 5 anni e 10 mesi, Guendalina è una simpatica femmina meticcia molossoide del peso di circa 50 chilogrammi, sterilizzata l’estate precedente: da circa 20 giorni presenta difficoltà respiratoria. Sdraiata, manifesta una respirazione addominale corta e frequente, ed episodi di apnea mentre mangia. È dolcissima, mite e ubbidiente.

Verso la scelta del rimedio Con lei i proprietari non hanno mai dovuto alzare la voce. Non ha mai combinato danni nemmeno da cucciola. Con gli estranei non ha nessun problema se sono presenti i proprietari, altrimenti non è tranquilla: abbaia e solleva il pelo. D’inverno ha sempre dormito in una buca del giardino, mai nella sua cuccia. Per definire il giusto rimedio prendo in considerazione tutti gli aspetti in cui la malattia si manifesta come il tipo di patologia, i problemi respiratori, il senso

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di oppressione, la debolezza, i problemi cardiaci e, insieme a questi, le sfaccettature del carattere. Decido per un rimedio costituzionale che mi sembra giusto per Guendalina.

Segni di miglioramento Il giorno seguente la proprietaria mi scrive un’e-mail di cui riporto le testuali parole: «Rientrati a casa abbiamo somministrato la medicina prima del pasto. Guenda era molto depressa e non abbaiava più, mangiava poco e malvolentieri. Dopo la somministrazione sembrava drogata: cercava di correre e ha mangiato i due terzi della cena e, cosa strana, ha ricominciato ad abbaiare. Mi sono chiesta se non fossi io a sognare questa metamorfosi…». Al settimo giorno di terapia mi riferiscono che durante la notte ha riposato bene. Ha mangiato

nuovamente tutto, ma in tre riprese. Il naso-tartufo per mezz’ora è stato umido e fresco. Ha rincorso una persona che passava al cancello abbaiando. Noto che, mentre mangia, non va più in apnea, ma respira regolarmente.

Non guarisce ma sta meglio Durante tutto il periodo della cura, che descriviamo qui sotto, Guendalina non ha mai manifestato sofferenza o debolezza e nemmeno dispnea, se non una normale iperventilazione legata a una temperatura ambientale decisamente elevata. Ha vissuto il suo ultimo mese pienamente, senza dolori né sgradevoli effetti secondari da farmaci tradizionali spegnendosi in serenità: una buona qualità di vita fino agli ultimi istanti della sua troppo breve esistenza.

Sotto il suo cespuglio Dopo 14 giorni di terapia omeopatica, alla visita di controllo l’umore di Guendalina è molto buono: è ritornata quella di prima. Affettuosissima, ricomincia a cercare le coccole. Da circa due mesi tiene stretta una pallina che coccola con la guancia. Alla visita clinica, al tatto non si percepiscono più le ossa temporali: ha recuperato dall’atrofia dei muscoli temporali! Riferito dei proprietari: «Ha ripreso a masticare: prima preferiva gli alimenti liquidi. Abbaia di nuovo, fa la guardia, corre al cancello e la respirazione rimane normale». Non manifesta più una respirazione addominale, breve e superficiale, ma ”normale“. Mangia volentieri verso le ore 23, quando la temperatura rinfresca. E quando sente arrivare la proprietaria le corre incontro con la ciotola in bocca: non succedeva da tanto tempo... Il suo sonno è profondo, sdraiata sul fianco destro. Il pelo è ritornato lucido, decido di aumentare la potenza del rimedio costituzionale. Ma un mese dopo Guendalina si spegne: la trovano morta, serenamente, proprio sotto il cespuglio dove andava sempre a rintanarsi per cercare il fresco.

Esperienze in omeopatia veterinaria L’omeopatia può dare ottimi risultati anche in ambito oncologico, sia che venga scelta come unica terapia, sia che abbia solo lo scopo di attenuare gli effetti collaterali di chemioterapia e radioterapia. Nella mia professione di veterinario ho affrontato diversi casi oncologici: a volte si riesce a stabilizzare la patologia, bloccarla; in altri casi, anche molto avanzati, è possibile fare della palliazione, cioè rimettere il paziente in condizione di vivere una qualità di vita buona e di spegnersi senza eccessive sofferenze.

Mauro Dodesini

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Prepariamolo in casa

Giulia Landini

CASTAGNE, non solo caldarroste! Il frutto simbolo dell’autunno è arrivato, impariamo a gustarlo in modi diversi dal solito: non solo arrostite o bollite, le castagne si prestano per marmellate saporite e torte rustiche che rimandano ai gusti di una volta...

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on le castagne possiamo, oltre che gustarle nel picco della stagione, preparare ottime conserve, in modo da assaporare il frutto dell’autunno anche nei mesi a venire. Della castagna vale la pena acquistare anche la farina per preparare la torta di castagne o il “castagnaccio”, uno squisito dolce appartenente alla tradizione contadina. Siate accorti: se la trovate in commercio prima di novembre è probabile che stiate acquistando quella dell’anno precedente.

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Tanto buona e ricca di proprietà benefiche La castagna è un frutto molto digeribile, ricco di fibre e quindi ottimo per ripristinare il transito intestinale. La castagna è anche una fonte di acido folico e sali minerali, caratteristica che la annovera tra i frutti più indicati per combattere la stanchezza cronica anche causata da malattie o dall’assunzione di antibiotici e farmaci. Inoltre, contiene potassio, fosforo, magnesio, zolfo e sodio, tutti elementi utili per una corretta funzionalità del nostro corpo.

Scopriamo utilizzi gustosi Siamo abituati a considerare la castagna soltanto arrostita in padella o bollita con qualche foglia di alloro; in realtà le preparazioni a base di questo frutto gustoso sono molteplici. La conserva di castagne, ad esempio, vi stupirà per il suo gusto particolare e intenso; densa e soffice, sarà ideale per farcire torte al cioccolato, da spalmare sul pane fresco, sul gelato alla crema o come farcitura di una crostata abbinandola alla marmellata di mirtilli o ribes rossi.


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Due ricette da leccarsi i baffi La marmellata di castagne Ingredienti per 5 vasi da 225 g l’uno ✱ 1 kg di castagne ✱ 400 g di zucchero integrale di canna ✱ una boccettina di estratto di vaniglia ✱ 100 g di miele biologico ✱ 50 ml di liquore (rum, brandy o quello che avete in casa, non troppo dolce) Preparazione Sbucciate le castagne incidendole sulla cima, poi immergetele nell’acqua bollente per qualche minuto – in modo che la buccia possa ammorbidirsi ma non eccessivamente –, quindi togliete la buccia cercando di eliminare anche la pellicina marrone al di sotto. Mettete le castagne sbucciate in una pentola e copritele con acqua. Portate a ebollizione, lasciando cuocere a fuoco lento per 25/30 minuti, finché non saranno morbide. Quindi procedete con la scolatura, mettendo da parte il liquido di cottura. Con il minipimer o un robot da cucina riducete le castagne bollite in purea aggiungendo circa 100 ml di acqua di

cottura: la consistenza deve essere morbida e vellutata, ma non eccessivamente liquida. Prendete ora un’altra pentola e versatevi 100 ml di acqua di cottura, incorporate lo zucchero e mescolate bene: ponete sul fuoco e fate sciogliere lo zucchero mescolando. Aggiungete la purea di castagne, la vaniglia e il miele, quindi mescolate fino a ottenere un composto vellutato e omogeneo. Portate a ebollizione e fate cuocere a fuoco lento 5/10 minuti finché non si sarà addensato. Togliete la pentola dalla fiamma, incorporate il liquore mescolando bene. Versate quindi la marmellata calda in vasetti sterilizzati, chiudete subito e mettete a testa in giù: lasciate in questa posizione fino a completo raffreddamento. Si consuma entro 6 mesi, conservate la marmellata in frigorifero dopo averla aperta.

Castagnaccio, ricetta contadina toscana Ingredienti per una teglia di 30 cm ✱ 300 g di farina di castagne ✱ 2 cucchiai di pinoli ✱ 2 cucchiai di uvetta ✱ scorza grattugiata e succo di mezza arancia ✱ olio extra vergine di oliva per ungere la teglia ✱ acqua q. b. per stemperare la farina Preparazione Stemperate la farina con l’acqua fino a creare un impasto morbido e cremoso, ma non troppo liquido, simile alla consistenza dello yogurt. Aggiungete i pinoli e le uvette che avrete ammollato in acqua tiepida per almeno 30 minuti, il succo di arancia e le scorze grattugiate molto finemente. Mettete il composto in una teglia unta, decorate la superficie con pinoli e uvetta, versate sulla superficie un cucchiaio di olio evo. Infornate in forno caldo a 180 gradi per 30 minuti. Servite tiepido accompagnato da ricotta fresca. Si può aggiungere del rosmarino a piacere.

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