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Periodico mensile – Anno VII, numero 64/2017 – €

3,90

Poste Italiane - Sped. in A.P. DL 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI. Prima immissione: 20 maggio 2017

GIUGNO 2017

MAGAZINE

LA SALUTE NATURALE RACCONTATA DAGLI ESPERTI

n. 64 MAGAZINE

DALLA CINA Digitopressione di ricarica energetica

CIBI BUONI PER L’OCCHIO Più salutari con il drenaggio

SINDROME PREMESTRUALE Erba toccasana: scegliamo la borragine

Dossier 7 metodi naturali contro la cellulite

BARBA DI CAROTA

ADOLESCENTI IN CRISI

AROMATERAPIA

NON BUTTIAMOLA! SI PREPARANO PIATTI GUSTOSI E NUTRIENTI

INSICURI E PROVOCATORI, AIUTIAMOLI CON I FIORI DI BACH E AUSTRALIANI

IN GRAVIDANZA: ECCO I CINQUE OLI ESSENZIALI TOTALMENTE SICURI

MISTERO NDE. Arresto cardiaco: c’è chi torna e racconta... un cardiologo indaga


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Sommario NUTRIZIONE NATURALE pag. 16 Cibo per l’occhio…

senza dimenticare il drenaggio pag. 20 La barba delle carote

IL MONDO DELLE ERBE pag. 24 Mestruazioni difficili,

interviene la Borragine pag. 28 Viola del pensiero, pianta

anti-acne

pag. 32 Cinque oli essenziali

per la gravidanza

LE ALTRE MEDICINE

SULLE ALI DI PSICHE pag. 12

pag. 62 Stanche da morire,

proviamo la digitopressione

Near-to-death experience, intervista a Pim van Lommel

SCOPERTE IN SOFFITTA pag. 36

La linfa della betulla

pag. 66 L’arte dell’Ascolto Attivo

OMEOPATIA pag. 72

Anche il frumento risponde all’omeopatia


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pag. 46

DOSSIER

Metodi naturali anti-cellulite ● Introduzione ● Soluzioni verdi anti-cellulite ● Purificare Loma (la pelle) e i tessuti sottostanti ● Un altro tipo di linfodrenaggio ● Massaggio con le canne di bamboo ● Psicosomatica: la meditazione di Osho ● Pilates per la cellulite? Si può fare...

RUBRICHE

● Tibet, il trattamento con la campana

Il periscopio

Le ricette del mese pag. 78

pag. 8

Conosci te stesso pag. 10

Ci salverà un fiore pag. 30

Prepariamolo in casa pag. 74

Libri

Scelti per voi pag. 89

Annunci olistici pag. 80

Web trend pag. 82

Il mercato della salute pag. 85

pag. 90

L’ultima domanda pag. 98


64 nutrizione naturale carote _Layout 2 09/05/17 16.58 Pagina 20

Nutrizione naturale

I

l termine “integrale” vale non solo per i cereali, ma anche per i vegetali come la verdura e la frutta. In questo caso specifico focalizziamo l’attenzione sulle cime della carota. Queste, anche conosciute come “la barba della carota”, sono una preziosissima fonte di nutrienti utili al nostro organismo. Sono infatti ricche di potassio, clorofilla, vitamine e sali minerali. Insomma, non si mangia solo la radice colorata. La carota ha altre frecce al suo arco.

Cuocere la radice è meglio Ma facciamo prima un passo indietro: riguardo alla radice ricordiamo il suo contenuto di betacarotene di cui sono riconosciute le proprietà salutari. Meglio cruda o cotta? È stato accertato che, dal

ang m i S

ia eccome

momento che la maggior parte del carotene si trova nella fibra, una breve cottura farà sì che il betacarotene possa essere liberato dalle cellule fibrose migliorando così la biodisponibilità dello stesso. Le carote sono inoltre una buona fonte di flavonoidi con attività specifiche come quella di proteggere la pianta, ma anche l’uomo, dai raggi ultravioletti.

Tagliamo subito la barba! Come ci comportiamo, invece, con le cime? Il primo consiglio è quello di tagliare subito le cime dalla carota, se sono presenti: questo impedirà alle foglie di “impossessarsi” dei nutrienti della radice. Dopo averle separate dalla radice è consigliabile metterle in un vaso con dell’acqua e chiudere con un tappo di sughero: questo passaggio ci permetterà di mantenerle fresche più a lungo.

Come pulire le cime Il modo migliore per pulire la barba delle carote è quello di eliminarne la parte centrale, utilizzando

La barba delle carote Di solito si buttano. Eppure è un alimento gradevole e ricco di virtuosi nutrienti. Vediamo come si usa in cucina. Lucrezia di Lernia

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Un altro tipo di pesto (buono anche come contorno) quindi solo le foglie. Questo accorgimento però è valido solo nel caso in cui la radice sia molto sviluppata, perché lo stelo potrebbe risultare troppo duro e legnoso. Quando invece la carota è molto giovane, generalmente, lo stelo centrale delle cime risulta più tenero per cui basta avere l’accortezza di tagliarlo molto finemente.

Come le utilizziamo Le foglie ed eventualmente anche le cime di carota possono essere utilizzate in svariati modi: aggiungendole a zuppe, frittate, primi piatti; oppure possono essere impiegate crude aggiunte alle insalate o usate per guarnire e dare sapore ai cibi. Come altre foglie verdi, inoltre, con le cime si prepara un buon brodo di clorofilla, uno dei rimedi più veloci ed efficaci per contrastare il gonfiore addominale. Ha anche proprietà digestive e calmanti per il fegato.

La ricetta del brodo di clorofilla Tagliamo finemente le cime di carota per favorire il

Laviamo e puliamo accuratamente le foglie di carota (un mazzo). Con un coltello ben affilato tagliamo le foglie ed eventualmente anche lo stelo centrale; in una wok tostiamo mezza tazza di semi di sesamo, a fuoco basso e mescolando bene. Poi trasferiamo i semi tostati in un suribachi per macinarli con l’apposito pestello finché la metà dei semi avrà raggiunto una consistenza “polverosa”. A questo punto uniamo al sesamo un cucchiaio e mezzo di salsa di soia tamari e mescoliamo delicatamente. Portiamo ad ebollizione dell’acqua (non salata) e versiamo le foglie di carota: lasciamo cuocere per circa 3-4 minuti dalla ripresa del bollore. Scoliamo le foglie di carota a mischiamole bene con la salsa di soia tamari e i semi di sesamo.

Le foglie ed eventualmente anche le cime di carota possono essere utilizzate in svariati modi: aggiungendole a zuppe, frittate, primi piatti. 21


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Nutrizione naturale

rilascio della clorofilla durante la bollitura. Intanto, portiamo a bollore una tazza d'acqua. Quindi, aggiungiamo le cime di carota all’acqua bollente, copriamo la pentola e lasciamo cuocere per un minuto. Ricordate che il tempo di cottura non deve mai superare 1- 2 minuti, in caso contrario la clorofilla verrà distrutta dal calore. Una volta trascorso il tempo necessario si filtra la pozione e si beve calda appena prima dei pasti principali.

Via libera alle foglie verdi Non solo quelle delle carote. Al mercato possiamo reperire tantissimi tipi di foglie edibili, ricchissime di clorofilla. In molti casi, come quelle delle carote, vengono buttate nella spazzatura. Sbagliato, perché oltre agli spinaci, al prezzemolo e alle cime di rapa (che si mangiano abitualmente), traiamo clorofilla anche dalle foglie di sedano, ravanelli, porri, broccoli, cavolfiori. Questi ultimi, come la rucola, sono crucifere e vengono sempre più segnalati per la loro attività anti-tumorale.

La ricetta prelibata Foglie di carota protagoniste della spaghettata

thain scuro e due cucchiai di succo di limone. Frulliamo con il minipimer fino ad ottenere una vellutata liscia e spumosa.

Ed ecco un piatto che vi potrebbe piacere: spaghetti integrali di farro al pesto di foglie di carota, pane raffermo e capperi, serviti su un letto di spuma di carota. Il procedimento prevede la preparazione di una vellutata di mollica insaporita e tostata e del pesto di foglie di carota. Gli ingredienti sono per due persone. Consigliamo ingredienti Bio.

LA MOLLICA Adagiamo in padella la mollica di un pane integrale raffermo; uniamo alla mollica mezzo spicchio d’aglio, un po’ di pepe, un cucchiaino di capperi e una manciata di foglie di carota tritate finemente. Aggiungiamo un filo di olio di sesamo scuro e, tenendo il

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LA VELLUTATA In un soffritto di cipolla aggiungiamo 3 carote a rondelle e copriamo con brodo vegetale bollente. Cuociamo a fuoco basso. Quando le carote sono tenere, le sistemiamo di sale e le trasferiamo in un contenitore: aggiungiamo un cucchiaio di

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fuoco molto basso, facciamo tostare bene il tutto. Eliminiamo l’aglio e spegniamo la fiamma.

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È ORA DI IMPIATTARE In una pentola d‘acqua salata cuociamo la pasta di farro integrale (150 grammi per due persone). Scoliamola ben al dente e versiamola nella padella con la mollica di pane, i capperi e le foglie di carota. Aggiungiamo pochissima acqua di cottura, che avremo tenuto da parte, e saltiamo velocemente gli spaghetti così da amalgamarli al condimento. A questo punto, nei piatti versiamo uno strato di vellutata di carota e impiattiamo gli spaghetti guarnendo con il pesto di foglie di carota (si veda la ricetta nella pagina precedente, ndr) e qualche tenerissima foglia di carota cruda.


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Il mondo delle erbe

Viola del pensiero, pianta anti-acne È proprio lei, la viola dei prati. Protagonista dell’erboristeria tradizionale, ancora oggi si usa contro le affezioni della pelle. Michela Clemente

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egli ultimi dieci anni sono state sviluppate diverse ricerche a favore di un fiore utilizzato tipicamente nella tradizione popolare per lenire l’infiammazione causata dall’acne: è la nostra Viola (Viola tricolor). Chiamata anche familiarmente Viola del pensiero, questa piccola pianta dalla crescita spontanea

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appartiene alla famiglia botanica delle Violaceae.

Quei noiosi foruncoletti Da tempo è nota la sua utilità contro le dermatosi e l’acne è una delle disfunzioni dermatologiche più diffuse, soprattutto sotto i trent’anni d’età. Le cause sono ancora oggetto di numerosi studi. Sono stati identificati fattori ormonali, immunologici, infiammatori,

nutrizionali e persino psicologici. Tutti inciderebbero sull’insorgenza e sulla gravità di questa patologia della pelle.

Il marchio di fabbrica Sono state identificate anche le molecole, presenti nella Viola, cui dobbiamo l’effetto antinfiammatorio e antiossidante sulla pelle. Ad esempio, la rutina. Ma il marchio di fabbrica della Viola sono la


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violaxantina e la violaquercetina, che è anche responsabile della profumazione lieve ma caratteristica del fiore. Aiutano a riacquistare l’equilibrio epidermico, provato dall’irritazione e dall’ipersecrezione sebacea, caratteristica delle dermatosi.

Preparazioni sul mercato Esistono diverse formulazioni fitoterapiche anche nella forma semplice della tisana. Ma la Viola si propone pure come estratto idroalcolico e crema in varie formulazioni. Sul mercato si associa spesso con altre piante dalla tipica azione antinfiammatoria come la Spirea (Spirea ulmaria) e la Betulla (Betula alba). Oggi in commercio possiamo scegliere tra numerose creme o gel a base

di Viola tricolor. Se acquistiamo una crema, non solo per uso cosmetico ma anche per trattare una dermatosi, dobbiamo sapere che l’effetto è potenziato da una temperatura leggermente fredda.

Anche per i piccolini Nella tradizione popolare, poi, la Viola del pensiero veniva utilizzata per curare la crosta lattea, piccole croste sul cuoio capelluto dei neonati. Si facevano cataplasmi dell’intera pianta tagliata e mescolata con il latte. Si usava una garza (o un panno sottile) imbevuta di sostanze curative come quelle della Viola unite ad amidi (farina di semi di lino, ecc.) da applicare per lo più calda sulla pelle a scopo emolliente e lenitivo.

Le leggende sulla Viola del pensiero Secondo la leggenda greca la Viola del pensiero è stata creata dalla Terra per festeggiare il ritorno tra i vivi di Persefone, figlia della dea Demetra. Le viole rappresenterebbero i suoi occhi vellutati. Ogni Primavera la nascita delle viole del pensiero si ripete festeggiando il ritorno di Persefone sulla terra, e quindi dei fiori che rinnovano la vita. Nel bassorilievo è rappresentata Persefone, rapita da Plutone e portata nel mondo sotterraneo da cui rinascerà in Primavera. Una leggenda popolare tipica delle zone italo-montane soprannomina la Viola del pensiero “fiore della matrigna” dalla disposizione dei suoi petali. Il petalo inferiore più largo e ben sostenuto rappresenterebbe il trono della matrigna, mentre i due petali superiori sarebbero i sedili delle figliastre.

La tisana contro l’acne ● Foglie e fiori di Viola (Viola tricolor) in formato tisana, 40 g ● Foglie di Betulla (Betula alba) in formato tisana, 30 g ● Spirea (Spirea ulmaria), 30 g Lasciar infondere per qualche minuto, filtrare e bere: 2 cucchiaini da tè del mix di erbe per una tazza.

Un fiore commestibile Tendenza culinaria che ha conquistato anche i non vegetariani è quella delle insalate con base di erbe fresche e fiori commestibili. Tra i fiori edibili maggiormente utilizzati troviamo la Viola del pensiero, la Malva e la Margherita. Mangiare il fiore crudo permette di acquisirne i nutrienti e migliora l’assorbimento dei principi attivi? Nel caso della Viola tricolor la risposta è affermativa tanto che, alcuni studiosi, consigliano di masticare a lungo e lentamente il fiore per permettere l’attivazione degli enzimi della pianta.

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Dossier

Metodi naturali anti-cellulite Sarebbe meglio pensarci a tempo debito: lo si dice sempre, ma spesso alle parole non seguono i fatti. Volgiamoci comunque al mondo del “naturale” per trovare utili spunti da coltivare anche “fuori tempo massimo”.

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pag. 38

Introduzione

pag. 40

Soluzioni verdi anti-cellulite

pag. 46

Purificare Loma (la pelle) e i tessuti sottostanti

pag. 48

Un altro tipo di linfodrenaggio

pag. 50

Il massaggio con le canne di bamboo

pag. 54

Psicosomatica: la meditazione di Osho

pag. 58

Pilates per la cellulite? Si può fare eccome

pag. 62

Tibet, il trattamento con la campana


64 dossier INTROb _Layout 2 10/05/17 15.10 Pagina 39

ra gli inestetismi più comuni e più difficili da eliminare si annovera sicuramente la cellulite. Una condizione cronica di cui, però, spesso ci si preoccupa solo quando, ai primi caldi, ci liberiamo di qualche vestito. «Sui giornali e in tv – osserva Walter Zanca, che nelle prossime pagine espone alcune tecniche anti-cellulite – si viene bombardati da promozioni di fantomatici trattamenti e terapie di ultima generazione con lo scopo di conquistare più clienti possibili, disposti a tutto pur di apparire più belli».

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● Verissimo. Proprio per questo è importante effettuare scelte più informate tra i tanti metodi a disposizione. Ne abbiamo scelti alcuni, tenendo sempre presente che la battaglia si svolge su più fronti, a cominciare dall’alimentazione e dall’attività fisica. ● In primis, i preparati vegetali più utilizzati: Centella, Ippocastano e Ananas di cui ricordiamo le modalità d’impiego (si veda anche la linfa di Betulla a pagina 36). ● Poi ci rivolgiamo all’India perché l’Ayurveda ha elaborato nei secoli diverse tecniche anche contro la cellulite. Saranno meno conosciute di quelle occidentali, ma sarebbero da considerare attentamente a cominciare dalla loro modalità di praticare il linfodrenaggio. ● Ancora meno noto, ma ora in grande spolvero, è il massaggio con le canne di bamboo: le aree colpite da cellulite si “sgonfiano” in tempi rapidi. Un vero e proprio rimodellamento, senza bisturi ma con una sorta di… mattarello (il bamboo). ● Focalizziamo poi il problema con la psicosomatica, per cui questo inestetismo si inquadra nel novero dei blocchi energetici. Ovvero: la cellulite come “corazza” esterna a difesa di una vulnerabilità interiore. Facciamo conoscenza con la meditazione dinamica di Osho e altri metodi per fare ricircolare l’energia. ● Poteva poi mancare il Pilates? Risvegliamo il corpo attraverso esercizi a corpo libero e specifiche macchine tenendo sotto controllo l’eccessiva produzione del dannoso acido lattico. Infine, uno spunto: applicazione delle campane tibetane per contrastare il ristagno dei liquidi. Buona lettura.

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Le altre medicine

Nuove ricerche

Stanche da morire PROVIAMO LA DIGITOPRESSIONE

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Alcuni punti sui meridiani energetici, se opportunamente stimolati, aiutano a superare gli stati di stanchezza estrema. E anche i problemi d’insonnia. Anita Prestinai

ompletamente a terra. Ogni azione, fisica e mentale, sembra del tutto fuori della nostra portata. E ci sentiamo svuotati di ogni energia. In sintesi, sono gli effetti della fatigue, un termine medico che designa una condizione spesso osservata in numerose malattie, classicamente nei pazienti in chemio o radioterapia: risulta impossibile svolgere le normali mansioni quotidiane. Il serbatoio è vuoto. Un modo per contrastare questa condizione, recentemente comprovato da un studio clinico, è la digitopressione (Suzanna Zick et al. JAMA Oncology).

C

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64 Le altre medicine digit_Layout 2 10/05/17 13.00 Pagina 66

Le altre medicine

YIN TANG

ANMIAN

Recuperare l’energia

HT7

HT7

SP6

SP6

I punti stimolati anti-fatigue (e contro l’insonnia) ✔ Nell’immagine i 3 punti da premere in caso di insonnia (sia a destra che a sinistra). Da sperimentare anche contro gli stati di affaticamento. Si tratta di: HT7: nella parte interna del polso SP6: sulla tibia, circa quattro dita sopra l'osso interno della caviglia ANMIAN: appena dietro l’osso mastoideo, dietro il padiglione auricolare.

✔È stato utilizzato anche il punto centrale Yin Tang: si trova tra fra gli estremi interni delle ciglia ed è conosciuto per ridurre gli stati d’ansia e l’agitazione.

✔Solitamente si usa la punta del pollice effettuando una pressione continua per 20-30 secondi (o anche fino a 5 minuti). Andrebbe eseguito un ciclo di 3 pressioni. Tecnica da imparare con l’ausilio di un esperto.

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Di quando in quando, qualcosa di simile alla fatigue può colpire chiunque, a prescindere che si soffra o meno di una malattia o si ricevano cure pesanti da sostenere. Certo, non è la stessa cosa ma esploriamo questa pratica, così come è stata proposta alle loro pazienti dai medici dell’Università del Michigan di Ann Arbor. In sostanza, hanno scelto alcuni punti tradizionali di digitopressione invitando un gruppo di donne colpite da fatigue (in seguito a chemio-radioterapia per tumore al seno) a stimolarli regolarmente.

Meglio delle cure convenzionali Rispetto alle cure convenzionali (basate sull’impiego di diversi farmaci insieme al supporto psicologico) la digitopressione aggiunge qualcosa in più. La fatigue viene misurata, infatti, attraverso un apposito score clinico, ormai acquisito da molti ospedali (anche i nostri). Nessun volo di fantasia, viene dato un punteggio: più è alto, più il paziente si sente vuoto d’energia, al punto da non riuscire a espletare nemmeno le normali mansioni quotidiane (alzarsi dal letto, pettinarsi, lavarsi, ecc.). Si è visto così che, stimolando specifici agopunti con le dita, si normalizza la fatigue nel 66% delle donne: limitandosi alle cure convenzionali – che sarebbe masochistico rifiutare dopo una chemio – solo il 31% raggiunge questo obiettivo. Un risultato di non poco conto.

La solita coda polemica Ovviamente sul web, dopo questo report – e alcuni titoli esagerati riportati dai media anglosassoni – si sono scatenate le polemiche. Sembra funzionare e si sta parlando di punti sui meridiani... un'antica medicina cinese di cui si dice “addirittura” che è meglio dei farmaci! Calma, cerchiamo di ragionare. Se funziona che cosa ci impedisce di provare? Nessuno vuole interrompere le cure convenzionali e il supporto psicologico. Intanto, con la digitopressione non assumiamo alcun farmaco in più (che è già una bella cosa su persone pesantemente trattate nel tentativo di salvarle).


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Sindrome premestruale, due punti per alleviarla

Cinque punti, tra cui quelli per l’insonnia Lasciamo le polemiche e andiamo al punto: di che cosa si tratta? In pratica, si chiede di stimolare ripetutamente 4 punti sul corpo, a destra e sinistra, e un punto centrale. Tutti i giorni per 6 settimane. I punti decisi sono di due tipi: “rilassanti” e “stimolanti”. Tutti e due funzionano ma risultano un po’ meglio quelli “rilassanti” (nella figura di pagina precedente, ndr). Sapete quali sono i punti più efficaci? Quelli solitamente utilizzati per trattare l'insonnia secondo la Medicina tradizionale cinese.

Negli ultimi tempi registriamo un fuoco di fila di pubblicazioni sull’impiego della digitopressione contro vari problemi di salute. Tra le più recenti conferme d’efficacia segnaliamo la stimolazione dei punti LIV3 e LI4 per ridurre i sintomi della sindrome premestruale (tensione mammaria, gonfiore addominale, depressione, sbalzi d’umore, ecc.). Le donne che hanno stimolato questi due punti sono state meglio, al contrario di quelle che avevano fatto una digitopressione su punti a caso. Si tratta di stimolare per 20 minuti al giorno i due punti per i 14 giorni precedenti le mestruazioni (Bazarganipour F, Complement Ther Med 2017).

Anmian, un sonno tranquillo Prima di tutti Anmian, che si trova dietro l’orecchio e che, dal cinese, nella nostra lingua può essere tradotto con “Un sonno tranquillo (o in pace)”. A questo punto viene attribuita la capacità di calmare lo spirito, tranquillizzare la mente e nutrire il sangue. Sul piano fisico la stimolazione è indicata non solo nei casi di insonnia, ma anche vertigini, irritabilità, tinnitus e alcuni tipi di mal di testa.

LIV3

LI4

LI4 si trova sul dorso della mano, radialmente al centro del secondo osso del metacarpo.

ALLA FINE SONO I PUNTI BASE PER TRATTARE L’INSONNIA I ricercatori dello studio di cui parliamo nell’articolo non sono cinesi. Lavorano in Michigan ma hanno adottato uno schema classico della tradizione cinese, basata sulla stimolazione di 3 punti sul corpo (più altri due). Sono i punti di base per l’insonnia, per cui potremmo usarli su di noi e vedere che cosa succede (non con gli aghi ma con le dita o applicazioni locali di digitopressione: i classici semini tenuti da cerotti). Si chiamano Cuore 7 (Heart 7), Spleen 6 (Milza 6) e Anmian. Di solito sono i primi punti in cui si applicano gli aghi quando c'è un problema di insonnia. Ne esistono anche altri, da usare in base alla complessione del paziente. Anche da noi, potrebbero dirvi molto su questo alcuni medici che seguono la medicina cinese, gli agopuntori, i professionisti del Tuina, del Qi Gong e dello Shiatsu.

LIV 3 si trova sul collo del piede, tra il primo e il secondo osso del metatarso, a circa 2 cm dalla base delle dita dei piedi.

Sul terzo occhio Un altro punto utilizzato in queste sessioni è Yin Tang, che corrisponde al “terzo occhio” o “occhio centrale di Shiva” della fisiologia sottile indiana, in corrispondenza con il sesto chakra. Un punto fondamentale sia per i cinesi sia per gli indiani che lo ritengono una porta verso le realtà metafisiche superiori e, nello stesso tempo, un principio armonizzante per l’insieme corpo-mente.

Meglio chiedere supporto Intendiamoci, anche in questo caso serve una guida esperta, che conosca il sistema dei meridiani e, soprattutto, abbia acquisito esperienza. Che sappia individuare i punti, e stimolarli propriamente, con la dovuta pressione, tempistica e movimento. Si può fare anche da soli se siamo disposti a imparare. Nessuna magia, ma solo il riscontro di un effetto che potrebbe essere utile per alcune persone.

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Omeopatia

“Cereali avvelenati con l’arsenico: l’omeopatia funziona (e non è un placebo)”

Anche il frumento risponde all’omeopatia bbene sì, le prove d’efficacia dell’omeopatia ci sarebbero, se qualcuno le prendesse in considerazione. Caso eclatante un esperimento effettuato da Giovanni Dinelli, professore di Scienze Agrarie all’Università di Bologna. «Quando sono arrivati i risultati – racconta – non credevo ai miei occhi, non ho dormito per due notti: con le piante non si può parlare di “effetto camice bianco”, non conta l’effetto placebo. Eppure i risultati sono inattaccabili». E consistono in questo: le piante trattate con l’omeopatia riescono a reagire a uno shock letale come l’avvelenamento da arsenico. Senza omeopatia, la pianta avvelenata continua a sopportarne le conseguenze.

E

Un’acqua sorprendente «Io mi occupavo di ricerche convenzionali in agraria:

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somministri una sostanza chimica e vedi che cosa succede sul Dna delle piante. Si usano sostanze presenti in modo “ponderale” cioè misurabili. Sappiamo quindi che in quei prodotti ci sono atomi e molecole, in quantità biologicamente attive. In omeopatia invece non c’è nulla, solo acqua. Siamo sotto il numero di Avogadro. Ma quell’acqua è stata preparata in un certo modo, giunta in contatto con una sostanza ma fortemente diluita e dinamizzata. La domanda che ci siamo posti è: l’omeopatia, quest’acqua “fresca”, può funzionare sulle piante, notoriamente insensibili all’effetto camice bianco?».

Piante avvelenate dall’arsenico Trovati i finanziamenti – poiché si trattava di uno studio piuttosto costoso – il gruppo di Dinelli procede esponendo i semi del frumento all’arsenico. Un ve-


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Solo acqua fresca: quante volte abbiamo sentito questa critica? Eppure un professore italiano di agraria ha dimostrato che le piante reagiscono ai prodotti omeopatici. E non si fanno impressionare dal camice bianco… Fabio Fioravanti leno per il mondo vivente, esseri umani e vegetali. È noto che l’arsenico blocca l’espressione di alcune proteine, in particolare gli istoni, e questo provoca alla pianta un grande shock. Ad alcuni semi avvelenati è stata data semplice acqua, ad altri un preparato omeopatico, l’Arsenico 45: di fatto anche questo è “solo” acqua, ma è giunta in contatto con l’arsenico.

Con l’omeopatia la pianta reagisce «Somministrare arsenico ponderale a una pianta è come darle una martellata in testa», continua Dinelli. «Ma se, dopo l’avvelenamento, usiamo l’arsenico omeopatico vediamo un riscontro positivo sull’espressione dei geni mentre con la semplice acqua la pianta continua a soffrire. Il test si è avvalso della tecnologia avanzata che si adotta solitamente negli studi di biologia. Inoltre, abbiamo mandato i campioni a un laboratorio esterno ed ogni seme era denominato con un numero: chi ha fatto l’analisi sicuramente non sapeva quali piante avevano ricevuto l’omeopatia, e quali no. I risultati, ripeto, sono al di sopra di ogni critica. Anche perché sappiamo che se vogliamo occuparci di questo tema non convenzionale bisogna far le cose con tutta la scienza e la metodologia più evoluta. Basta un piccolo errore per essere accusati di aver manipolato l’esperimento».

Dal laboratorio alle serre Bene, penserà il lettore, finalmente uno studio ben fatto sull’omeopatia che avrà vasta risonanza. Purtroppo, invece, l’accoglienza è stata piuttosto fredda. Le principali riviste internazionali di agraria si rifiutano di pubblicarlo: tema troppo controverso, si afferma addirittura che l’omeopatia funziona! Fine quindi dei finanziamenti per portare avanti la ricerca. «In realtà poi lo studio è stato pubblicato su una rivista di medicine non convenzionali. E noi continuiamo a studiare l’effetto dell’omeopatia sulle piante con il progetto PAD (Preparati Altamente Diluiti).

Meglio non chiamarla omeopatia perché induce reazioni scomposte tra i critici. Dopo i dati inequivocabili che abbiamo ottenuto in laboratorio sull’espressione genica vogliamo vedere che cosa accade su un vero campo, in serra».

Risultati indiscutibili «Sono sicuro del risultato, me ne sono occupato personalmente», assicura il professore. «La tecnologia utilizzata non mente: l’omeopatia cambia il funzionamento delle cellule. In precedenza avevamo condotto esperimenti limitati alla morfologia della pianta ma serviva un’indagine di tipo genetico. Andiamo avanti: devo ringraziare la collega Lucietta Betti che mi ha coinvolto in questa ricerca con i suoi studi. Lei è un vero pioniere in questo settore, faceva ricerche di agro-omeopatia fin dagli anni Ottanta quando nessuno osava occuparsene».

Come può funzionare? «Non si vuole vedere oltre: l’omeopatia funziona anche sulle piante, sebbene l’effetto non si spieghi con le interazioni chimiche studiate dalla biologia», osserva Giovanni Dinelli. «Allora come fa a funzionare? Evidentemente c’è un altro tipo di interazione legata all’acqua: cluster d’acqua che, giunti in contatto con una sostanza, producono campi elettromagnetici capaci di indurre risposte negli organismi viventi. Non si tratta di negare la biologia classica (molecole che interagiscono su recettori). È un altro tipo di meccanismo. Del resto, mi sono sempre stupito di una cosa: in tutti i testi di biologia si parla di acqua fino a pagina 10, poi più nulla. Eppure l’acqua è il solvente in cui avvengono tutte le reazioni biochimiche. Noi siamo fatti soprattutto d’acqua».

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