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MAGAZINE

LA SALUTE NATURALE RACCONTATA DAGLI ESPERTI

n. 61

Aroma TERAPIA La vocazione energetica di Elemi e Timo

Periodico mensile – Anno VII, numero 61/2017 – €

3,90

Poste Italiane - Sped. in A.P. DL 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI. Prima immissione: 20 febbraio 2017

MARZO 2017

MAGAZINE

La dieta degli Yogi Esploriamo la cucina dell’Ashram DISTURBI D’ACNE

Dossier

Metodi naturali contro l’ansia Erbe, autoipnosi, riflessologia, omeopatia, e respirazione

Si risolvono con i rimedi erboristici

MEGLIO DISCONNETTERSI

BENESSERE BIODINAMICO IL CANTO DEI MANTRA

DIPENDENZA DIGITALE, BATTIAMOLA CON L’AIUTO DEI FIORI DI BACH

L’ARTE CRANIOSACRALE DI ASCOLTARE NOI STESSI PER RITROVARE IL MONDO

KIRTAN, LA TRADIZIONE BAKHTI CI GUIDA VERSO LA VIA DEL CUORE

SCOPERTE IN SOFFITTA. La “mela chiodata”: supplemento casalingo di ferro


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Sommario NUTRIZIONE NATURALE pag. 14 Il pasto dello yogi, la

dieta dell’Ashram pag. 20 Stanchezza surrenale,

la dieta può risolvere

pag. 76 4 semi oleosi

da (ri)scoprire

IL MONDO DELLE ERBE pag. 24 Quando la pelle

fa i capricci: rimedi naturali per l’acne pag. 30 Fiori di Bach,

la necessità della disconnessione

LE ALTRE MEDICINE

AROMATERAPIA pag. 34

Più forza di volontà con Timo ed Elemi

pag. 64 Craniosacrale, il

benessere biodinamico pag. 68 Kirtan, il canto dei mantra

in gruppo

IL GIRAMONDO pag. 72

In Thailandia per una vacanza originale e costruttiva


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pag. 40

DOSSIER

ANSIA le cure naturali ● Introduzione ● Come affrontiamo l’ansia? ● Impariamo a respirare ● Le piante medicinali utili negli ansiosi ● Ipnosi d’emergenza per gli attacchi d’ansia ● Un aiuto dalla riflessologia del piede

RUBRICHE

● Le proposte dell’omeopatia

Il periscopio

Le ricette del mese pag. 78

pag. 8

Conosci te stesso pag. 10

Psicoterapia per tutti i giorni pag. 12

Scoperte in soffitta pag. 38

Libri

Scelti per voi pag. 87

Annunci olistici pag. 80

Web trend pag. 82

Il mercato della salute pag. 85

pag. 88

L’ultima domanda pag. 98


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Nutrizione naturale

Il pasto dello yogi

La dieta dell’ASHRAM

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Nella tradizione indiana ciò che mangiamo agisce profondamente su tutta la nostra persona: fisico, psiche e spirito. Una lezione importante: rivediamola bene. Carla Barzanò

A

limenti freschi, vitali, prevalentemente vegetali, provenienti da coltivazioni che rispettino l’ambiente, cucinati con attenzione. Pasti parsimoniosi, in equilibrio con le energie e i tempi della natura, consumati con consapevolezza e riconoscenza. Sono le indicazioni di molti testi antichi della cultura induista ancora oggi praticate negli Ashram da chi si dedica abitualmente allo yoga. Seguirle aiuta a riequilibrare mente e corpo preparandosi al rinnovamento primaverile.

L’equilibrio della dieta secondo lo yoga «…Più la dieta è sana e pura e più c’è limpidezza interiore», recita la Bhagavad Gita, uno dei testi più importanti della cultura induista. E ancora: «Lo yoga che pone fine alla sofferenza è per colui che è misurato nel cibo…». Moderazione e cibi sani sono dunque ritenuti in questa cultura una premessa fondamentale per raggiungere uno stato d’animo sereno, armonioso ed equilibrato, indispensabile per il benessere psicofisico alla base della pratica yoga. La scienza moderna conferma.

Il cibo che ci unisce all'universo Gli insegnamenti degli yogi praticati negli Ashram ci portano però a una visione più ampia rispetto a quella occidentale. La qualità degli alimenti non viene, infatti, collegata solo agli aspetti nutritivi come vitamine, minerali, calorie ma anche, e soprattutto, a energie più sottili derivate dall’ambiente, dalle modalità di coltivazione e di preparazione, dall’atteggiamento emotivo con cui si affronta tutto il percorso che ci conduce a tavola. Il cibo, sorgente irrinunciabile di rinnovamento, condiziona in modo significativo il fluire armonioso della nostra vitalità e nel contempo, come una

RICONOSCENZA E ATTENZIONE DURANTE I PASTI Spesso la fretta ci spinge a sederci a tavola e a mangiare meccanicamente, senza, quasi, rendercene conto. Talvolta, mentre mangiamo, telefoniamo, lavoriamo o guardiamo la televisione. Negli Ashram i pasti iniziano con un Mantra di ringraziamento che accomuna i commensali. Poi si mangia in silenzio, concentrandosi sulle percezioni legate al cibo, sulle sue origini e sui suoi legami con l’ambiente. L’attenzione migliora la digestione e la regolazione di fame e sazietà donando un piacevole senso di appagamento.

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Nutrizione naturale

sorta di cordone ombelicale, ci unisce all’universo consentendoci uno scambio continuo di energie. Questa chiave di lettura aiuta a non cadere nel retaggio delle ossessioni salutiste, che rischiano di farci vivere il corpo come un limite, un nemico da combattere.

Imparare ad ascoltarsi e conoscersi con pazienza e regolarità Lo yoga insegna invece a conoscere e accogliere pulsioni, emozioni e istinti che ci conducono a mangiare (spesso troppo e male) imparando a integrarli nella vita di ogni giorno, rispettandoli e guidandoli. È questo il senso di molti esercizi che gli yogi svolgono con pazienza e costanza per raggiungere un equilibrio sereno e riconoscente, che superi i confini individuali per immergerci in una dimensione più universale.

Primo: proviamo ad ascoltarci sul serio Per prima cosa i maestri dello yoga suggeriscono di ascoltarsi. Mangiare alimenti sgraditi imposti dall’esterno, infatti, non aiuta: frequentemente preferenze e avversioni esprimono la nostra costituzione, l’equilibrio energetico del momento,

indicano eventuali carenze, o l’eccesso di sostanze nutritive. Non ci sono dunque regole valide per ognuno. La scelta dei cibi cambia di giorno in giorno, in relazione a molti fattori fra cui clima, stati d’animo, attività.

Il cibo sattvico da privilegiare sempre Indipendentemente dal valore nutritivo, che indubbiamente ha la sua importanza, la tradizione yogica distingue tre forme di energia che impregnano tutto l’universo, chiamate Guna: Sattva, Rajas e Tamas. Il loro equilibrio è determinante per il benessere. Il cibo sattvico è associato alla giustizia, alla chiarezza, alla purezza, alla gioia e al piacere, e

In pratica

Vata I pasti del giorno seguendo i Dosha Accanto ai Guna, altre tre energie, più materiali, legate agli elementi terra, fuoco, aria, etere e acqua, regolano la nostra costituzione e guidano le diverse funzioni del corpo conferendoci peculiarità di carattere e di struttura fisica. Rispettarne i ritmi ci consente di mantenere l’equilibrio.

AL MATTINO Dalle 6 alle 10 entra in gioco Kapha, che governa la depurazione. A quest’ora la

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digestione è debole. Meglio iniziare la giornata con una tazza di acqua calda aromatizzata con scorza di limone e zenzero, accompagnata da una sequenza di esercizi di yoga e respirazione. Più tardi, per la colazione, sono di conforto “pappe” calde, o tiepide, di miglio, mais, frumento, riso, grano saraceno e altri cereali in alternanza. Si abbinano con latte biologico, vaccino o vegetale, caldo (yogurt solo nella stagione calda, diluito con

¼ di acqua). Fra gli aromi sono raccomandabili cannella, curcuma, zafferano e cardamomo. Per integrare si possono aggiungere 1-2 cucchiai di semi oleosi (noci, nocciole, o – in primavera-estate – pinoli, girasole, zucca e sesamo), 1 cucchiaio di frutta secca (uvette, datteri, fichi spezzettati…) e fresca di stagione (solo se il latte è vegetale). Fra le bevande da favorire il caffè d’orzo o yannoh, il tè di menta o di verbena; in caso di stanchezza, tè verde.


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conferisce generosità, pazienza, capacità di riflessione, sincerità e intelligenza. È il nutrimento principe dell’Ashram, adatto a chi pratica abitualmente yoga e meditazione. Puro, non contaminato da pesticidi e additivi alimentari, fresco, vitale e nutriente, comprende frutta, verdura, semi (legumi, cereali e frutta oleosa), latte fresco, meglio crudo, erbe aromatiche, in particolare il basilico, piccole quantità di spezie delicate fra cui cannella, zafferano, curcuma, cumino, olio non raffinato, miele e ghee. Nella dieta dell’Ashram sono invece esclusi, per il loro effetto eccitante, carne, pesce, formaggi e uova, bevande alcoliche, caffè e tè nero, spezie piccanti, aglio, peperoncino, porri e cipolle. Le cotture devono essere delicate, al cartoccio, a vapore o al forno, con pochi condimenti.

Il cibo Rajas per vite attive attive e passionali Il cibo rajasico è collegato alla mobilità, alla passione, al cambiamento, al nuovo; conferisce un carattere attivo, impaziente, portato per gli affari, irritabile e passionale. Accresce il desiderio sessuale. Il suo eccesso provoca inquietudine, irritabilità, dolore, ansia, può squilibrare la digestione, e rende difficile la meditazione.

CARLA BARZANÒ

Yoga e dieta Tecniche Nuove Pagine 128, euro 9,90 L’Autrice dell’articolo approfondisce i temi della cucina dell’Ashram nel libro Yoga e dieta. Alcune delle ricette proposte sono state provate nell’Ashram della maestra di yoga Gabriella Cella al Chamali.

Comprende carne bianca, pesce, uova, formaggi freschi, spezie piccanti, alcolici e caffè, esclusi dalla dieta degli yogi. Nel menu di ogni giorno, quando si conduce una vita molto attiva nel lavoro, si possono comunque inserire ogni settimana nel menu 1-3 porzioni di carne bianca o pesce, 1-3 di formaggio fresco e 1 uovo.

Da evitare il più possibile: cibo tamasico Il cibo tamasico favorisce lentezza, staticità, pesantezza, apatia, e fa prevalere paura, pigrizia, confusione e scarso desiderio di conoscenza.

Pitta A PRANZO Dalle 10 alle 14 Pitta utilizza l’energia dei principi nutritivi rendendo possibili le attività quotidiane. Si digerisce molto bene, quindi il pranzo dovrebbe essere il pasto più ricco della giornata, con cereali, ortaggi e un ingrediente proteico. Per esempio legumi.

NEL POMERIGGIO Fra le 14 e le 16 protagonista è Vata che supporta intelletto, creatività e movimento. La digestione rallenta, eventuali

spuntini dovrebbero essere a base di tisane e frutta.

A CENA Fra le 18 e le 22 si rafforza nuovamente l’azione di Kapha, che favorisce la rigenerazione. La digestione resta lenta, meglio scegliere cibi leggeri, prevalentemente ortaggi e cereali. Da ridurre, invece, i grassi soprattutto se si hanno problemi di peso.

DURANTE LA SERATA Dopo le 22, riprende forza Pitta sollecitando la produzione di

Kapha energia che intensifica il rinnovamento dei tessuti. La digestione è lenta e mangiare può limitare la rigenerazione. È preferibile, piuttosto, una tisana, prima di coricarsi.

ALL’ALBA Fra le 2 e le 6 della nuova giornata il ciclo termina con Vata, che presiede alla distribuzione dell’energia interna. Chi è mattiniero può approfittarne per meditare.

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Carne rossa, grassi raffinati (come molti oli di semi e di palma industriali), salumi, cibi conservati e/o riscaldati sono tamasici. Il loro abuso è collegato a stanchezza cronica, alterazioni dell’ecosistema intestinale, infiammazioni e sovrappeso. Non si tratta di cibi necessari, quindi si possono eliminare con indubbi benefici.

Riequilibrare i Guna Modalità di produzione, coltivazione, preparazione e consumo influenzano le energie dei Guna. I prodotti freschi, provenienti da agricoltura biologica, preparati al momento, consumati con calma, in un ambiente disteso, sono più “sattvici” di quelli a disposizione in molti luoghi di ristorazione legati al lavoro, spesso precucinati e riattivati con il forno a microonde, quindi tendenzialmente “tamasici” e talvolta responsabili di disagio e stanchezza. Troppo spesso, soprattutto durante la settimana, l’abuso di questo tipo di cibi ci spinge a bilanciare la loro mancanza di energia con ingredienti “rajasici” e ad esagerare con zucchero, dolci e caffè, squilibrandoci ancora di più.

Nel fine settimana

Nutrizione naturale

Armonia e vitalità con i cibi sattvici Ecco gli ingredienti per ricreare il menu dell’Ashram e riportarsi in equilibrio dopo una settimana faticosa.

Bevande • Acqua oligominerale a temperatura ambiente. • Infusi di erbe aromatiche fresche o essiccate, per esempio basilico e/o malva (mattino), lavanda o anice (pomeriggio e sera).

Curiamo noi, prima di cucinare i cibi Così capita che, quando torniamo a casa siamo sfiniti, squilibrati, svuotati di energia e ci colgono voracità, fame nervosa, appetito verso particolari alimenti non sempre salutari. Praticare abitualmente una decina di minuti di esercizi di respirazione e rilassamento, prima di entrare in cucina e accostarsi al cibo, aiuta a mettere a punto un menù ricco di ingredienti sattvici, vitali e armoniosi, che contribuiscono a riportare l’equilibrio.

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• Frullati e succhi di verdura e frutta, freschi e senza aggiunta di additivi (al mattino e durante la giornata).

Cibi • Semi integri. • Cereali di vario tipo, preferibilmente non privati del germe: riso, miglio, orzo, farro, frumento di grani antichi. In quantità più moderate farine e fiocchi, per esempio in forma di polenta, müsli o pane biologico a

pasta madre, eventualmente tostato e abbinato a miele e semi oleosi (potete aggiungervi una spolverata di cacao amaro). • Semi oleosi. Noci, nocciole, zucca, ecc. • Frutta fresca di stagione oppure essiccata, come uvette, fichi, ecc. (soprattutto in autunnoinverno). • Ortaggi freschi, di stagione, ogni giorno di diverse varietà e colori, in forma di tuberi, fiori, foglie, radici. • Legumi, sia freschi sia essiccati, (precedentemente ammorbiditi in acqua alcune ore e sciacquati), oppure germogliati. • Condimenti: grassi naturali non raffinati fra cui olio extravergine d’oliva, ghee (burro chiarificato), olio di cocco; spezie ed erbe aromatiche delicate, non troppo piccanti (da escludere, quindi, il peperoncino); semi come sesamo, chia, girasole; miele, zucchero di canna integrale o gulamerah, succo di agrumi. • Yogurt, latte e latticini freschi solo biologici, in piccole quantità, ben speziati e aromatizzati per renderli più digeribili.


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Aromaterapia

Stefania La Badessa

Più forza di volontà con Timo ed Elemi Due risorse aromatiche per i momenti in cui proviamo vuoti di energia e determinazione nel perseguire i nostri obiettivi.

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iccolò Machiavelli sosteneva, in una delle sue frasi emblematiche: “Dove c’è una grande volontà, non possono esserci grandi difficoltà”. La capacità di aver chiaro cosa si vuole ottenere e agire di conseguenza con costanza, disciplina e metodo – unita alla forza di dire no alle tentazioni – rappresenta infatti quasi un “superpotere” della volontà che ci consente di fare la differenza tra la riuscita e il fallimento.

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Quasi come un muscolo

Il “coraggio” del Timo linalolo

La pigrizia è sempre dietro l’angolo. Secondo gli esperti, però, la forza di volontà è come un muscolo qualsiasi del nostro corpo e come tale può essere allenata con piccoli esercizi quotidiani: i testi e i manuali sull’argomento non mancano di certo, ma per scovare quel pizzico di volontà in più è possibile anche rivolgersi al supporto degli oli essenziali giusti, come quelli di Timo ed Elemi. Vediamo insieme come utilizzarli al meglio.

Quando si parla di Timo linalolo, ci si riferisce al chemotipo linalolo della pianta Thymus vulgaris. Le sue note sembrano offrire un connubio perfetto tra l’odore di bosco e l’agrumato del limone. Nel suo nome è racchiuso tutto il potere curativo che manifesta: il termine “timo”, infatti, ha origine dal greco e significa “coraggio”, dote che verrebbe risvegliata in coloro che si accostano alle sue note aromatiche.


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Queste ultime, per via olfattiva, consentono di ritrovare l’energia nei momenti di debolezza psichica e fisica, rafforzando la concentrazione mentale e psichica. È utile quando si vuole allontanare la stanchezza, anche subito dopo periodi di malattia o convalescenza.

Elemi

Come si usa Per ritrovare forza e volontà lo si può utilizzare, al bisogno, nel diffusore ambientale per aromi, alla dose di 2-3 gocce.

L’Elemi delle Filippine Per parlare di quest’olio essenziale è necessario farsi trasportare dalla fantasia nel clima tropicale delle Filippine dove cresce l’Elemi (Canarium luzonicum), uno splendido, maestoso albero – diffuso ampiamente anche in America Centrale – capace di raggiungere anche i 30 metri, dalle foglie lucide, di color verde brillante e di forma ovale. Incidendo la corteccia dell’albero, viene raccolta un’oleoresina da cui si estrae poi l’olio essenziale, utilizzato da secoli – dalle civiltà più antiche – per la realizzazione di lozioni ed unguenti. Il profumo è fresco e speziato al tempo stesso, con un sentore di bosco e di erba. Si tratta dell’olio essenziale più adatto quando si vuole contrastare il senso di disperazione, ritrovando la capacità di vivere le emozioni con maggiore distacco, favoriti da una visione globalmente più serena della propria esistenza. Ma l’Elemi è soprattutto l’olio essenziale della forza di volontà:

Elemi e Timo: due alleati antiage per la pelle matura Oleoresina

le sue note aromatiche possono fornire il giusto supporto quando si vuole ritrovare l’equilibrio e rinvigorire psiche e autocontrollo.

Come si usa La modalità di applicazione in questo caso è decisamente singolare: se ne applicano alcune gocce (1-2), eventualmente mescolate ad una goccia di incenso, direttamente sulla zona del collo corrispondente alle vertebre cervicali.

Queste essenze si rivelano preziose, anche da un punto di vista cosmetico, per la loro azione tonificante, rassodante e levigante sulla pelle matura. Se ne aggiunge una goccia – al momento dell’applicazione – direttamente alla propria crema, massaggiando poi per qualche minuto fino a completo assorbimento. Se si preferisce ricorrere all’efficacia degli oli vegetali, come quello di jojoba o di carota, è possibile aggiungere 3-4 gocce ad un cucchiaino dell’olio vegetale prescelto. È bene evitare la zona vicina agli occhi, per escludere il rischio di irritazioni.

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Aromaterapia

VIE RESPIRATORIE

Il Timo, alleato speciale

L’apparato respiratorio trova nel Timo un alleato efficace per il suo benessere: lo si può utilizzare in caso di sinusite, bronchite, rinofaringite, otiti, ricorrendo al diffusore per ambienti, alla dose di 8-10 gocce nell’arco della

L’applicazione, favorita da un leggero massaggio, oltre a rafforzare la volontà fornisce un’interessante azione antalgica sui disturbi tipici della cervicalgia.

Un’essenza intrisa di misticismo L’essenza di Elemi riesce inoltre a riportare pace e armonia nei soggetti più irruenti, impulsivi ed estroversi, ma dona anche la preziosa capacità di percepire la forza divina che pervade il mondo, aiutando coloro che sono completamente assorbiti dalla praticità quotidiana a riscoprire gli aspetti più spirituali dell’esistenza. Non a caso possiede un’azione equilibrante sui chakra superiori e inferiori, favorendo le esperienze mistiche. Grazie a queste peculiarità, diventa un’essenza preziosa

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giornata, oppure preparando un suffumigio con 1-2 gocce di olio essenziale diluito in acqua calda. Per favorire il benessere delle vie respiratorie lo si può anche applicare – diluito in un cucchiaino di olio base – alla dose di 3-4 gocce, in forma di massaggio sul torace e sulla schiena, almeno una volta al giorno. In caso di otite, si può trovare sollievo dall’applicazione sulla pelle, dietro il padiglione auricolare – mai all’interno dell’orecchio – di una goccia di olio essenziale, diluita in 1-3 gocce di olio base.

anche durante la pratica dello yoga e della meditazione (8-10 gocce nel diffusore per ambienti durante l’attività).

Una miscela speciale per la meditazione La meditazione ci aiuta a trovare un varco nello stress della quotidianità – creando un’oasi di pace e armonia – e consentendo a noi stessi di riguadagnare la pace interiore. Per favorire la meditazione e il raccoglimento è possibile miscelare all’Elemi altri oli essenziali specifici per la loro azione sullo spirito, quali il Mirto, l’Incenso, la Rosa, l’Issopo e il Ginepro. Le proporzioni possono altresì variare in base ai gusti personali, tenendo conto che il numero complessivo di gocce si aggira – complessivamente – intorno alla decina.

Cautela! Non applicare mai l’essenza pura di Timo sulla pelle. Sconsigliato l’uso nei soggetti con tendenze epilettiche, in gravidanza e nell’infanzia. Per scongiurare il rischio di allergie o intolleranze è possibile applicarne una goccia sull’avambraccio, almeno 48 ore prima di utilizzarlo per qualsiasi applicazione.

L’Elemi sul piano fisico Prezioso anche da un punto di vista prettamente fisico, l’Elemi riesce a favorire il benessere dell’apparato gastrointestinale e la digestione, fornendo sollievo anche ai fastidiosi crampi addominali.

Come si usa A tale scopo lo si può utilizzare per via interna (chiedendo possibilmente consiglio a una figura professionale) alla dose di 12 gocce in un cucchiaino di miele, bevendo – subito dopo – un bel bicchiere d’acqua. Volendo agire dall’esterno, si possono effettuare massaggi con 3 gocce di essenza diluite in un cucchiaino di olio base, direttamente sulla zona addominale corrispondente allo stomaco.


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Scoperte in soffitta

Gemma Astolfo

La mela chiodata

La curiosità Per evitare che il pane si secchi troppo in fretta, teniamolo in un contenitore chiuso insieme a una mela.

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n auge fin dal Medioevo, il metodo consiste nel conficcare in una mela alcuni chiodi. Dopo 24 ore gli acidi della mela avranno sciolto il ferro che rimane nella polpa (infatti si annerisce). È un ferro biodisponibile, utilizzato per le anemie da carenza di ferro. Soprattutto in gravidanza. A parte il sapore, ovviamente “ferroso”, questo rimedio risulta in genere meglio tollerato rispetto agli integratori che possono, per esempio, aprire la strada alla stipsi. Va da sé che è opportuno ripetere le analisi del sangue e verificare, insieme al proprio medico, lo stato dell’anemia. Contemporaneamente si consiglia di assumere cibi ricchi di ferro: cacao, rucola, spinaci,

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cereali integrali, legumi e frutta secca. Meglio anche non esagerare con la mela chiodata: potrebbe generare un eccesso di ferro assorbito.

Per realizzare il nostro rimedio casalingo dobbiamo acquistare chiodi di ferro, non zincati, e che non siano prodotti con leghe di vari metalli.

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E poi c’è sempre la mela cotta…

Per chi soffre di disturbi di stomaco o intestinali la mela resta uno degli alimenti da privilegiare. La grattugiamo cruda oppure – ancora meglio per la digestione – la facciamo al forno. Non va visto solo come un piatto per convalescenti. Può essere anche un buon dessert… LA

RICETTA

● In una pirofila disponiamo 4 mele bio cui avremo tolto il torsolo. ● Condiamo con succo di limone, una spolverata di zucchero di canna, tre stecche

di cannella e un poco d’acqua. ● Cuociamo a 200 °C per circa trenta minuti, dopodiché serviamo le mele ancora tiepide, con una spolveratina di cannella.


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Dossier

Prima di tutto inquadriamo il problema. Si parla tanto di ansia e molte persone ne soffrono ma in che cosa consiste veramente? Poi troviamo la nostra strategia d’azione. Ne abbiamo selezionate alcune in questo dossier. Vale la pena provarci: l’alternativa è il consumo indiscriminato di farmaci, efficaci nell’immediato ma che non curano l’ansia alla radice. Non è il caso di diventare schiavi della chimica...

ANSIA le cure naturali Patrizia Pascucci

L’

ansia è uno stato penoso di anticipazione apprensiva di un possibile pericolo o evento negativo. Questa emozione implica capacità cognitive evolute, in grado di fare previsioni e ipotesi: ecco perché gli animali generalmente non sono ansiosi come noi esseri umani. Ed ecco perché contesti sociali e culturali così complessi come i nostri, al giorno d’oggi, possono sollecitare enormemente i nostri sistemi e generare malesseri di questo tipo. Infatti, quanto più gli ambienti socio-culturali in cui cresciamo e viviamo sono complicati, iper-stimolanti e competitivi, tanto più compaiono disturbi d’ansia.

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pag. 40

Introduzione

pag. 44

Come affrontiamo l’ansia?

pag. 47

Impariamo a respirare

pag. 49

Le piante medicinali utili negli ansiosi

pag. 54

Ipnosi d’emergenza per gli attacchi d’ansia

pag. 58

Un aiuto dalla riflessologia del piede

pag. 61

Le proposte dell’omeopatia


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Le altre medicine

KIRTAN Il canto dei mantra in gruppo

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Una pratica millenaria del Bhakti Yoga al servizio della nostra felicità. Due insegnanti e performer ne riassumono per noi i benefici. Nitya e Ninad antare mantra è un modo semplice e diretto per entrare in contatto con la bellezza e l’amore dentro di noi, ciò che tutti i maestri di tutte le tradizioni indicano come la nostra vera natura. Il kirtan, cioè il canto di mantra in gruppo, è parte integrante e fondamentale del Bhakti Yoga, lo yoga del cuore. O come preferiamo definirlo, lo yoga dell’apertura del cuore, in cui si coltiva la propria relazione personale con il divino. Una relazione completa, che include tutte le sfumature e i colori dell’animo umano.

C


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Le altre medicine

Le basi scientifiche del Bhakti Yoga

David Bohm

Diversamente da quello che potrebbe pensare una mente scettica questa pratica ha solide basi scientifiche che spiegano lo stato di “benessere” che chiunque partecipi a questo canto, anche solo una volta, riconosce facilmente. Il grande fisico David Bohm ha portato alcune teorie di Einstein a un livello successivo, lavorando in diversi campi della fisica quantistica. Molte delle sue teorie sono applicabili ai vari koshas (corpi) dello yoga. Partendo dalla vibrazione più grossolana, quella che si vede e che corrisponde ai corpi “fisici”, si arriva a livelli sempre più sottili di energia, fino all’Atman, o Sé: l’intelligenza interiore e la sorgente di Tutto. I mantra e i nomi divini hanno la stessa vibrazione di questa fonte, ecco perché come dicono i Maestri da millenni, cantando i koshas si entra in risonanza con la fonte stessa della vita: è sempre disponibile dentro di noi e, attraverso i mantra, viene contattata istantaneamente e in modo “facile”.

Pratica collettiva anti-stress

Calma ed equilibrio

Tradizionalmente il kirtan viene accompagnato da strumenti musicali e guidato da un kirtankara (conduttore) che propone una melodia poi ripetuta dal gruppo, in un alternarsi di proposta-risposta. È un’esperienza profondamente collettiva e partecipativa, una pratica che si sta espandendo in varie parti del mondo, sia in Europa sia negli Stati Uniti, perché anche gli occidentali stanno scoprendo i sorprendenti effetti che ha. Innanzitutto, calma la mente e il respiro, alleviando lo stress a cui molte persone sono sempre più sottoposte di questi tempi. Ma ci sono molti altri motivi per scoprire questa pratica: il kirtan ha il potere di sollevare l’animo umano, di guarire ferite psicologiche e restituire il buonumore e la gioia di vivere. La sensazione di pienezza che si avverte immergendosi in questa vibrazione nasce dal toccare la fonte stessa della vita.

A tutto questo va a sommarsi la componente attiva del cantare, che ci porta a usare i polmoni respirando con un certo ritmo: è una forma di controllo del respiro (pranayama, secondo lo yogi) con effetti calmanti sulla mente e sul sistema nervoso. Il canto dei mantra tocca anche le ghiandole, organi che producono secrezioni svolgendo un ruolo chiave nel nostro equilibrio psichico e spirituale, determinando anche il modo in cui percepiamo il mondo.

Molto più di un concerto Il kirtan e il canto di mantra nella forma più pura non sono un concerto o una performance, ma molto di più: sono una pratica in grado di coinvolgere corpo, mente e anima in un processo di purificazione che allontana dall’ossessione dei pensieri ed eleva a stati di coscienza superiori. Alcuni benefici di questa pratica si recepiscono immediatamente, altri si rivelano nel tempo con l’approfondimento. Innanzitutto, ci sono gli effetti che la musica e il canto hanno sul corpo.

Effetti fisici sul corpo Il solo fatto di restare immersi per un periodo di tempo in una vibrazione musicale “spirituale” ha una ripercussione immediata su tutte le cellule del corpo. Lo dimostrò negli anni Sessanta Hans Jenny, fisico ed esperto di cimatica (lo studio delle onde sonore) che scoprì in che modo il suono influenza i fluidi: ci sono video straordinari in cui si vede come le particelle dell’acqua si orientano secondo forme diverse in base alle frequenze sonore a cui vengono sottoposte: essendo il nostro corpo composto per l’80% di liquidi, l’impatto della vibrazione lo coinvolge.

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Cambio di rotta percettiva La pratica di cantare mantra e nomi divini cambia, infatti, la percezione che abbiamo di noi stessi. Quindi cambia anche la percezione che abbiamo di ciò che ci circonda. Effetto, questo, potenziato dalle indicazioni che si danno al gruppo sulla focalizzazione e concentrazione durante il canto. In questi insegnamenti spieghiamo cosa “fare” durante il canto e diamo preziose indicazioni per diventare testimoni dell’incessante attività del pensiero che per molti è causa di insonnia, emicrania e altri disturbi, incluso un rapporto non equilibrato con il cibo e nelle relazioni.

L’unione tra la mente e le emozioni Cantando mantra, inoltre, si porta un nuovo equilibrio tra l’emisfero destro e quello sinistro del cervello, cioè tra la parte emozionale e quella razionale. Questo ha effetti sorprendenti sulle scelte che facciamo, ci orienta verso decisioni più costruttive senza che ce ne accorgiamo, almeno in un primo momento: perché col passare del tempo diventa chiaro che lo “stato” creato rende la nostra vita molto più soddisfacente, piena e gioiosa.

Musica con una marcia in più L’elemento che fa da spartiacque rispetto a un normale evento musicale è la presenza dei mantra e dei nomi sacri. La parola mantra non ha una traduzione esatta nella nostra lingua, il suo significato è più o meno “suono capace di attraversare la mente”. Il mantra è una vibrazione sonora sacra, in grado di ri-


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Bhakti Yoga, la via del Cuore

L’esperienza dei bhavas

Per praticare e avvicinarsi al Bhakti Yoga non occorre seguire una nuova religione o sposare un nuovo credo. Questa pratica mette l’Amore e la propria relazione con il Divino al primo posto, indipendentemente da quale sia la tua fede o esperienza di vita. Viene prima di ogni credo religioso e spazia in una zona purissima del nostro cuore. La tradizione indiana nella quale il kirtan fiorisce è, infatti, quella del Sanatana Dharma, che tradotto significa “la legge eterna”. Sanatana è ciò che non ha inizio (Anadi) e non ha fine (Anantha) e Dharma può essere tradotto con Legge o Via. Quindi non si tratta di aderire a un qualcosa di nuovo, ma il percorso ti porta a riscoprire ciò che è sempre stato al di sotto delle differenti apparenze e dei gusti personali. Solo il riconnetterci a questa profonda realtà può assicurarci pace e felicità durature: i maestri e gli yogi la indicano come la pratica più indicata per il periodo storico in cui stiamo vivendo, il Kali Yuga. Questa via del Cuore non richiede nessun requisito per essere percorsa. Non ci stanchiamo mai di ricordare qual è l’essenza della pratica: è il mantra che fa il lavoro e lo fa in modo magicamente adatto a ogni persona, la musica è solo lo zucchero che avvolge questa “medicina”.

svegliarci alla nostra vera natura. Ogni qualvolta un mantra viene ripetuto è come se un seme fosse piantato nel recesso più intimo di noi stessi. I mantra e i nomi divini, cioè i molteplici nomi con i quali ci si riferisce alla Divinità e che incarnano determinati aspetti, sono assolutamente privi di controindicazioni ed emergono da uno spazio che è assolutamente privo di conflitto e negatività. Questa vibrazione purissima, ricollega all’anima – all’Atman in linguaggio yogico – o al Sé.

Lo scopo essenziale Se vogliamo usare la parola “scopo”, quello dei mantra è di aiutarci a realizzare la vera Pace e la vera Felicità, che non dipende da accadimenti esterni ma è la natura del nostro stesso essere. È un canto dunque che ci accompagna verso la liberazione dalla sofferenza e dal senso di separazione.

Infine, durante il kirtan si manifestano e attraversano molti stati emotivi (bhavas), che a seconda dell’esperienza e della purezza di chi conduce il gruppo, hanno intensità e profondità diverse. La musica e la vocalità sono il mezzo per esprimere emozioni e stati, e spesso sfociano anche nella danza e nel movimento, in modo spontaneo e libero. Il conduttore può condividere insegnamenti spirituali relativi alla pratica per facilitare il processo di approfondimento e la partecipazione personale di ogni membro del gruppo, in modo da fornire gli elementi perché l’esperienza possa continuare ad approfondirsi anche nella vita di tutti i giorni.

Appuntamenti Nitya e Ninad sono pionieri in Italia nel diffondere la pratica del kirtan e del Bhakti Yoga. Oltre alle date dei concerti ci sono momenti speciali durante l’anno per sperimentare il Bhakti Yoga con Nitya e Ninad. ● A Reggio Emilia, 19 marzo: prima giornata di Bhakti, in cui l’abbinamento di hata yoga, canto di mantra e insegnamenti, con tecniche di meditazione guidata, costituisce un percorso completo. ● A Varazze (SV), 22-24 aprile: workshop residenziale di Mantra Singing, Yoga e Meditazione in un centro di meditazione nel bosco. ● A Corfù, Grecia, 8-15 luglio: per abbinare una vacanza al mare alla pratica del canto di mantra e yoga. Il lavoro proposto e la location aiutano una profonda rigenerazione. ● In Valtellina, 6-12 agosto: in montagna l’attenzione si focalizza naturalmente sull’illuminazione e l’orientamento del workshop è sul bhakti yoga come forza liberatrice. Per il calendario completo: www.mantrasinging.com oppure scrivi a nityaninad@gmail.com

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Prepariamolo in casa

Giulia Landini

Aiutano a prevenire malattie, sono gustosi e possono diventare ingredienti davvero eclettici nelle pietanze quotidiane. Le ricette basic.

4 semi oleosi da (ri)scoprire

I

semi oleosi – è ormai scientificamente dimostrato – dovrebbero entrare nelle nostre diete quotidianamente, poiché aiutano l’organismo a proteggerci da malattie legate soprattutto alle cattive abitudini alimentari e all'invecchiamento cellulare. Quasi la totalità di semi oleosi, infatti, contiene acidi grassi e aminoacidi essenziali che preservano varie parti del nostro organismo, dal cuore al sistema nervoso: vediamo i primi quattro, nel prossimo numero altri tre con relative ricette di base. Se già lo sapete, prendetela come un ripasso.

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I semi di girasole

Ricchi di vitamina E, i semi di girasole combattono i radicali liberi, contrastando quindi l’invecchiamento cellulare e della pelle. Possiedono anche buone dosi di vitamina C, zinco, folati, rame e grassi essenziali come l’acido folico, tanto utile in gravidanza. I semi di girasole si possono gustare al naturale oppure leggermente salati. Si impiegano nella preparazione di pesti e creme o come guarnizione di pane, torte, insalate e quello che la vostra fantasia suggerisce.


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E ovviamente ci sono anche i semi di SESAMO

La ricetta

Salsa di semi di girasole, pomodorini secchi e miso Ingredienti ● 20 pomodorini secchi ammollati in acqua tiepida per almeno 40 minuti ● 1 cucchiaio di miso di riso o di orzo ● 1 cucchiaio di salsa tahin ● 3 cucchiai di semi di girasole al naturale ● acqua tiepida q.b. ● ½ cucchiaino di origano Preparazione Frullare tutti gli ingredienti fino a ottenere una salsa omogenea e abbastanza morbida, aggiungendo acqua tiepida fino a ottenere la consistenza desiderata.

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I semi di lino

Protettori dell’apparato circolatorio, grazie all’alto contenuto di acidi grassi omega 3. L’assunzione quotidiana di acidi grassi omega 3, e quindi dei semi di lino – o del suo derivato principale, l’olio di lino – può migliorare le funzioni digestive e i livelli di colesterolo. Gli esperti consigliano l’assunzione di 3 cucchiaini al giorno di semi di lino crudi e tritati al momento. Ma come gustarli? Ecco una famosa colazione, straordinaria dal punto di vista nutrizionale: la Crema Budwig, che tra gli altri ingredienti prevede anche i semi di lino: vediamo una versione particolare di questa ottima crema.

La ricetta

La crema Budwig Ingredienti ● 1 cucchiaio ½ di semi di lino. ● 1 cucchiaio di cereale crudo (miglio, grano saraceno, orzo o riso integrale).

● 150-250 grammi di frutta di stagione ● 1 manciatina di uvetta ● ½ limone in succo ● 1 manciatina di mandorle e/o noci e/o nocciole, semi di zucca o girasole ● 50 g di fagioli cannellini lessati o lenticchie rosse lessate. Preparazione Frullare tutti gli ingredienti al momento, quindi servire. Per i semini e i cereali servirsi prima di un macinino da semi o da caffè.

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I semi di zucca

Ricchi di magnesio, triptofano, omega 3, ferro, zinco, aiutano a dormire, a bilanciare gli zuccheri nel sangue, l’invecchiamento cellulare, il cuore, l’equilibrio intestinale e la regolazione del pH. Sono meravigliosi come “spaccafame” a metà giornata o pomeriggio e di solito piacciono molto anche ai bambini. Si gustano al naturale oppure leggermente tostati e salati: ecco la ricetta per prepararli in casa!

La ricetta

Semi di zucca tostati Ingredienti ● 100 g di semi di zucca, tratto dalla zucca ● 1 cucchiaio scarso di salsa di soia (shoyu o tamari) Preparazione Scaldare una wok o altra padella antiaderente, versare i semi di zucca e la salsa di soia, far evaporare il liquido, muovendo continuamente la padella, raffreddare e servire. Salare quanto basta.

I semi di sesamo sono una delle fonti vegetali più ricche di calcio. Contengono discrete quantità di magnesio, ferro, proteine, zinco, nonché acidi oleici. Regolano molte funzioni corporee, riducono dolori reumatici e articolari, migliorano la digestione. I semi di sesamo sono abbastanza conosciuti come ingrediente fondamentale della salsa tahin, impiegata in molte pietanze, una su tutte l’humus. Abbastanza conosciuto anche il gomasio, una sana alternativa al parmigiano per condire pasta, insalate e bruschette.

La ricetta (sempre classicissima)

GOMASIO Ingredienti ✓ 14 cucchiai di semi di sesamo ✓ 1 cucchiaio di sale integrale marino Preparazione Tostare i semi di sesamo, in forno o in padella, senza farli mai fumare per evitare che si sprigioni il tossico sesamolo. Quando saranno leggermente imbruniti, spegnere il fuoco e lasciarli raffreddare. Una volta raffreddati, mettere i semi di sesamo nel frullatore, meglio uno di taglia piccola, insieme al sale (poco) e frullare il tutto fino ad ottenere una polvere molto fine che si stacca dai lati del frullatore da sola.

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