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MAGAZINE

LA SALUTE NATURALE RACCONTATA DAGLI ESPERTI

NOVEMBRE 2016

n. 57 MAGAZINE

Periodico mensile – Anno VI, numero 57/2016 – €

3,50

Supplementi di B12: quando e perché

LE STELLE GUIDANO ALLA SCELTA DELLE ERBE

DALLA CINA Alimentazione energetica per l’Autunno

Dossier

Gemmoterapia, ecco come può aiutarci

AYURVEDA I mille impieghi di Triphala, la prodigiosa VIA IL MAL DI TESTA

AROMATERAPIA

SMETTERE DI RUSSARE

LO SPECIALISTA: «SPESSO SI RISOLVE ANCHE CON L’AGOPUNTURA»

PER MEDITARE PUNTIAMO SU MIRRA, MIRTO, ISSOPO, GINEPRO E SANDALO

IMPARA A RESPIRARE SECONDO NATURA E SUPERI IL PROBLEMA

SULLE ALI DI PSICHE Casi di precognizione: l’esperimento della sedia vuota


57 SOMMARIO_Layout 2 05/10/16 13.37 Pagina 04

Sommario NUTRIZIONE NATURALE pag. 18 Vitamina B12, tutto quello

che dobbiamo sapere pag. 22 Cina: l’alimentazione

per vivere l’Autunno pag. 28 Cucine da riscoprire:

le Tre Sorelle

IL MONDO DELLE ERBE pag. 30 Ayurveda: Triphala

la prodigiosa pag. 34 Magnolia,

l’ansiolitico naturale

LE ALTRE MEDICINE pag. 62 Via il mal di testa

PSICOTERAPIA PER TUTTI I GIORNI pag. 12

con l’agopuntura pag. 68 Le piante benefiche

dell’Autunno secondo gli astri pag. 74 Smettere di russare

in modo naturale

I criteri con cui scegliamo il partner

AROMATERAPIA pag. 40

Gli oli essenziali per la meditazione


57 SOMMARIO_Layout 2 05/10/16 13.37 Pagina 05

pag. 46

DOSSIER

La forza delle GEMME

RUBRICHE

● Introduzione ● Una lunga storia: India, Cina e Alchimisti ● Rivitalizziamoci! Quando si fa sentire la fatica ● Gambe e caviglie gonfie: prima viene il Castagno ● Allergia e nasi chiusi: prova il Ribes e la Rosa canina ● Contro i malanni della terza età

Il periscopio pag. 8

Conosci te stesso pag. 10

Sulle ali di Psiche pag. 14

Ci salverà un fiore pag. 36

Scoperte in soffitta pag. 45

Prepariamolo in casa pag. 80

Le ricette del mese pag. 84

Il mercato della salute pag. 86

Libri, video e CD pag. 88

Web trend pag. 91

Annunci olistici pag. 92

L’ultima domanda pag. 98


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Psicoterapia per tutti i giorni

Patrizia Pascucci

I criteri con cui scegliamo il partner attrazione per un compagno o una compagna è influenzata da motivi che, spesso, non sono consapevoli. Essa deriva dal sommarsi di bisogni individuali e di quello che viene definito un “mandato familiare”, ovvero un insieme di aspettative, più o meno esplicite, che ognuno di noi eredita dalla propria famiglia di origine sul suo ruolo e sul partner più adatto a lui/lei.

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Problemi relazionali che si ripresentano Molti di noi avranno fatto esperienza del disappunto materno e/o paterno rispetto a fidanzati/e presentati loro, o per il tipo di vita di coppia scelto. Nell’incontro tra due persone, poi, ciascuna di esse porta con sé un bagaglio di desideri, aspettative, valori, credenze, fantasie, bisogni, paure che, il più delle volte, è legato a come ognuno dei due ha sperimentato nel corso della sua vita i legami affettivi. Le relazioni precedenti, di fatto, influenzano quelle attuali e, se rimangono conflitti irrisolti, facilmente si ripeteranno gli stessi schemi. Ecco perché spesso ci sembra di imbatterci in storie difficili sempre simili: stiamo tentando di risolvere – in modo inefficace perché sempre uguale a se stesso – vecchi problemi relazionali. Questo spesso incide sul nostro desiderio di mantenere una relazione, anche quando è evidente che non ci rende felici.

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L’influenza inevitabile della famiglia Ma che cosa ci fa piacere “a pelle” l’altro, a prima vista, ancor prima di conoscerne la personalità? Al di là della componente estetica, spesso rispondiamo a segnali non verbali (sguardo, postura, tono della voce, mimica, gestualità, ecc.) che in qualche modo sono “familiari” per noi, perché ci ricordano relazioni passate. Il nostro inconscio lavora in questo senso in modo molto efficace. Quante volte capita che la scelta di un partner sia apparentemente in opposizione a tratti o caratteristiche genitoriali e poi si scopre che invece c’è più similarità che differenza?

Quel bisogno di compensazione Secondo lo studioso che ha formulato la teoria dell’attaccamento, Bowlby, la ricerca di un partner affettivo sarebbe condizionata dalla capacità di quest’ultimo di confermare o meno le rappresentazioni di sé, dell’altro e i modelli di relazione che ognuno di noi costruisce fin dalla prima infanzia. Ciò spiega perché, per fare un esempio, spesso figli di genitori maltrattanti trovino compagni/e a loro volta aggressivi. Ma anche la ricerca di un partner per apparente “opposizione” ai modelli familiari può essere problematica se non supportata da una profonda elaborazione delle ferite affettive: il rischio maggiore è quello di andare – consapevolmente o meno – alla ricerca di una metà che possa “curare” o sopperire alle mancanze vissute nel corso della nostra vita. Tutto ciò diventa ancor più complicato se, in questa ricerca di compensazione di antichi bisogni, si proiettano sull’altro/a parti che non gli/le appartengono.

Tra illusione e disillusione Il riconoscimento dell’altro per quello che è realmente, invece, indipendentemente dalle nostre proiezioni, implica l’accettazione della diversità, dell’altro per come è realmente, e pone le basi per un rapporto più autentico e funzionale. Il successo di una relazione, infatti, dipende dalla capacità della coppia di passare progressivamente dalla fase di illusione (tipica dell’innamoramento) a quella della disillusione, dove l’altro è percepito come persona autonoma, con bisogni e caratteristiche proprie, senza cadere nella delusione.

Le donne idealizzate di Matteo: all’inizio tutto bene, poi il solito abbandono

Matteo arriva da me in piena crisi depressiva: la relazione con la ragazza che amava tanto e che credeva avrebbe sposato è finita. La donna lo ha lasciato dopo quattro anni di fidanzamento, a suo dire senza un reale motivo, e non riesce a farsene una ragione, sebbene sia passato ormai un anno dalla fine della relazione.

Ascoltando la sua storia vengo a sapere che quest’uomo, trentenne, ha avuto in precedenza poche relazioni affettive – tutte molto importanti per lui –, finite sempre allo stesso modo: quello che lui credeva un idillio è stato sempre infranto, o prima o dopo, dalle partner. Matteo si domanda come mai capitino sempre a lui esperienze tanto dolorose e ingiuste, nonostante lui ci metta tutto se stesso nelle relazioni amorose.

Lavorando assieme, emerge quanto i legami affettivi di questo ragazzo con i suoi genitori siano stati insicuri e non appaganti. Il padre, uomo duro e dai modi bruschi, non è mai stato molto presente in casa. La madre è una donna semplice, di poche parole e di tiepidi affetti. Matteo ricorda un’infanzia solitaria e grigia. Il suo sogno è sempre stato quello di sposare una donna affettuosa e tranquilla, e di creare una sua famiglia, per sentirsi finalmente amato.

Ha perciò sempre scelto partner molto diverse dal modello materno: donne estroverse, socievoli, allegre, che ha conquistato con la sua dolcezza. La conquista di donne effervescenti e vitali gli dava conferma del proprio valore: poteva meritarle. Ma i suoi bisogni di accettazione e di nutrimento affettivo erano così forti che non riusciva ad andare al di là di essi, impedendogli di conoscere realmente e accettare le sue compagne, per come erano davvero.

Dietro le facciate allegre e dinamiche delle donne che sceglieva, infatti, si celavano mondi interni più complessi, che Matteo non era in grado di considerare, convinto che la sua adorazione e il suo bisogno di relazioni simbiotiche bastassero per portare avanti il rapporto. Ciò che egli ha capito è di aver vissuto rapporti idealizzati e non reali, da cui chiedeva continue conferme su se stesso. Rapporti che alla lunga hanno insoddisfatto e allontanato le sue fidanzate, apparentemente idolatrate ma non realmente viste e comprese nelle loro soggettività.

Matteo ha dovuto lavorare molto su di sé, sul suo senso di valore personale, sulla sua autostima e sulla sua sicurezza prima di poter affrontare, con maggiore realismo e rispetto, un’altra relazione affettiva.

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Nutrizione naturale

VITAMINA Tutto quello che dobbiamo sapere La carenza apre la strada a diversi disturbi, non solo all’anemia: ad esempio possiamo anche sentirci vuoti d’energia. Come mettersi al riparo? Elisabetta Ravera a vitamina B12 è fondamentale nei processi di formazione dei globuli rossi. Ma c’è dell’altro. La B12 viene anche denominata “la vitamina energizzante” perché ha un’evidente azione di supporto in organismi stanchi e debilitati oppure convalescenti. E lavora a più livelli, a tutto campo sul nostro organismo.

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Una vitamina dalle mille virtù Sappiamo, infatti, che è importante per il metabolismo del sistema nervoso, partecipa al metabolismo dei grassi, delle proteine e dei carboidrati, migliora la funzionalità del ferro presente nell’organismo, assieme all’acido folico interviene nella produzione del DNA e RNA e nella regolazione dei livelli plasmatici di omocisteina. Infine, aiuta l’or-


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PerchÊ possiamo incorrere nel deficit? E’ importante evitarlo e, nel caso, ricorrere ai supplementi vitaminici.


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Nutrizione naturale

Quando ricorrere ai supplementi? In chi ha già sviluppato ✱ una carenza di vitamina B12 – come si vede più di frequente negli anziani e in chi soffre di malassorbimento intestinale cronico – è indicata la supplementazione con iniezione per via intramuscolare (1 mg al mese, a vita). I supplementi sono utili anche per chi si considera a rischio di sviluppare la deficienza. Quindi chi fa una dieta sbilanciata per lunghi periodi, chi assume cronicamente farmaci e sostanze che possono

Immagine della vitamina B 12 vista al microscopio

ganismo a fissare la vitamina A nei tessuti, favorendo la conversione del precursore carotene nella forma attiva. È anche un importante elemento per la longevità delle cellule del corpo umano. Insomma: non solo globuli rossi…

Di quanta ne abbiamo bisogno? Secondo le tabelle RDA (Valori Raccomandati Giornalieri) la dose quotidiana consigliata per una persona in buone condizioni di salute è di 2.5 microgrammi. Il fabbisogno aumenta del 20% in media durante la gravidanza e ancora di più durante l’allattamento. In natura la vitamina B12 può essere sintetizzata solo da batteri, funghi e alghe ed è presente in tutti gli alimenti di origine animale, grazie alla sintesi operata dai batteri. Gli alimenti vegetali, a parte alghe e funghi, non contengono vitamina B12 a meno che non siano stati contaminati da microrganismi.

Dove la troviamo negli alimenti? Alimenti come fegato, rognone, carne, pesce, frutti di mare, uova, latte e latticini ne hanno in buona quantità e in forma attiva, quindi utilizzabile dall’organi-

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interferire con l’assorbimento della vitamina, nelle persone anziane, magari con livelli di omocisteina elevati. Si ricorre ai supplementi orali che sono ben tollerati: il Ministero della Salute ha stabilito un dosaggio massimo giornaliero per questa integrazione non superiore a 33 microgrammi. Meglio comunque evitare il fai da te e seguire un piano terapeutico prescritto da un esperto. Se l’omocisteina è elevata si ricorre spesso all’integrazione con B12, B6 e acido folico.

smo umano, anche se la biodisponibilità (cioè il quantitativo realmente disponibile) è comunque bassa ed è influenzata dalla luce, dalla cottura (il calore riduce del 30% il contenuto di vitamina B12) e dalla conservazione (più prolungata è, meno elevata è la biodisponibilità). Gli alimenti come le alghe, ad esempio la spirulina o la nori, sono sì ricchi in vitamina B 12 ma non in forma biologicamente attiva e utilizzabile per l’organismo umano.

Un tesoretto conservato nel fegato La vitamina B12 si accumula nel fegato (3000-3500 microgrammi nell’individuo sano adulto). Questa ampia riserva viene normalmente reintegrata con la dieta giornaliera: se così non avviene, in genere questo “tesoretto” può coprire il fabbisogno metabolico anche per lunghi periodi di tempo, stimabile in anni. La sua emivita, cioè il tempo di dimezzamento dei valori nel sangue, è molto elevata e oscilla tra i 12 mesi e i 4 anni. Esistono però situazioni parafisiologiche o francamente patologiche in cui l’assorbimento della vitamina B12 viene precluso. E a lungo andare le scorte del fegato si esauriscono.


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Chi è a rischio di carenza? A volte, quindi, l’organismo non ottiene il giusto quantitativo attraverso l’alimentazione con conseguente lento esaurimento delle scorte epatiche: può essere il caso dei vegani. Il secondo grande capitolo riguarda l’incapacità del corpo di assorbire la vitamina B12. Perché ciò avviene? Il processo di assorbimento di questa vitamina è complesso e richiede una sinergia di numerosi fattori che devono essere tutti presenti perché questa operazione vada a buon fine. Per esempio, la vitamina viene ingerita legata a proteine, ma è necessario liberarla da questo legame per poterla utilizzare. Se l’acido cloridrico prodotto a livello dello stomaco è insufficiente, però, la B12 non si libera delle proteine. Così chi assume antiacidi potenti come gli inibitori di pompa protonica corre il rischio di veder ridotte le riserve della vitamina.

Altri fattori di rischio Un altro problema è la mancanza del “fattore intrinseco” prodotto dallo stomaco: in assenza di questa proteina la B12 non viene assorbita. Ecco perché chi soffre di atrofia della mucosa dello stomaco (gastrite atrofica) o ha subìto interventi chirurgici demolitivi (gastrectomia) può sviluppare uno stato di carenza da vitamina B12. Altri fattori critici sono il malfunzionamento del pancreas (insufficienza pancreatica), le patologie che colpiscono la mucosa intestinale causando malassorbimento (come le forme autoimmuni e la celiachia). Altri fattori di rischio di deficienza sono l’abuso cronico di bevande alcoliche, di acido aminosalicilico, di metformina (farmaco anti diabete), di alcuni antivirali come la zidovudina, di supplementi a base di potassio e vitamina C e l’età avanzata.

Come riconosciamo il deficit? In caso di carenza si sviluppano innanzitutto forme di anemia ma possono anche manifestarsi sintomi psichiatrici e neurologici come debolezza muscolare, spasticità, problematiche visive, movimenti traballanti e andature instabili, disturbi psichiatrici e comportamentali. Si osserva anche un’alterazione dei livelli di omocisteina nel sangue, fattore di rischio per patologie acute cardio e cerebrovascolari come an-

gina, infarto, tromboembolia e ictus. Infine, una diminuzione dei livelli di vitamina B12 può anche causare disturbi del tratto digestivo (ad esempio ulcere), dolori addominali alterazioni delle mucose uro-genitali con conseguente maggiore suscettibilità alle infezioni locali (ad esempio, cistite).

Una deficienza piuttosto frequente Per tutti questi motivi è importante mantenere i livelli di B12 nel sangue all’interno dei parametri consigliati (da 200 a 900 pg/ml dove pg sta per picogrammi). Per saperlo basta fare un esame del sangue. Nel mondo occidentale si stima che un reale deficit di vitamina B12 colpisca circa il 10% della popolazione. Nel caso meglio correre ai ripari con la supplementazione.

Una vitamina energizzante: ma no alle iniezioni indiscriminate Negli Stati Uniti, anche tra i cosiddetti Vip, è ora di moda farsi delle iniezioni di B12. Si ritiene che aumentino i livelli di energia e, a cascata, migliorino le prestazioni fisiche, la concentrazione mentale e l’umore. Noi preferiamo riservare le iniezioni ad alcune situazioni specifiche (si veda “Quando ricorrere ai supplementi?”). Tuttavia, secondo alcuni esperti gli integratori orali di B12 potrebbero avere un ruolo più ampio: «In caso di stanchezza durante il giorno, se non riusciamo a concentrarci raccomando i supplementi orali anche se gli esami del sangue sono normali», dice Roxanne Sukol della Cleveland Clinic. «Oppure, se ci sentiamo confusi anche dopo un buon sonno: si può prendere la B12 orale per una o due settimane e poi vedere come ci si sente. Se la fatica persiste facciamo degli esami per vedere se ci sono deficit nutrizionali» (red.).

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Il mondo delle erbe

ANCHE IN PRE-MENOPAUSA

MAGNOLIA l’ansiolitico naturale

i torna a parlare dell’effetto antistress e ansiolitico dell’estratto di corteccia di Magnolia. Di recente, infatti, una review scientifica sugli integratori alimentari evidenzia il ruolo della Magnolia, soprattutto nelle donne in menopausa.

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Un sintomo comune e disturbante «Un sintomo che spesso si associa alle vampate in molte donne è rappresentato da uno stato d’ansia che spesso induce un profondo senso di prostrazione psicologica», spiega Vincenzo De Leo, professore di Ginecologia dell’università di Siena e revisore del nuovo documento. «Per quanto riguarda questo sintomo sono ben conosciute le spiccate attività anti-ansiogene dell’estratto di Magnolia. Ha proprietà tranquillanti e rasserenanti senza però provocare sonnolenza nelle ore diurne, effetti che invece caratterizzano gli ansiolitici».

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Un cattedratico italiano suggerisce l’estratto di corteccia dell’albero. Funziona ed è gravato da meno effetti collaterali. Gemma Astolfo Insieme al Phellodendron

Il corpo che cambia

La corteccia di Magnolia (Magnolia officinalis) è ampiamente usata in Medicina tradizionale cinese, che la chiama “houpu” o “hou po”. Da quelle parti si usa soprattutto come antidolorifico, per la diarrea e la tosse mentre in Occidente sono state definite altre proprietà, tra cui in primis l’effetto ansiolitico e in generale antistress (e persino nell’asma). In commercio troviamo l’estratto secco da assumere a un dosaggio giornaliero di 250-750 mg/die se gli ingredienti principali – magnololo e onochiolo – sono standardizzati all’1-2% (leggere l’etichetta). Ancor più recentemente sono state acclarate le proprietà antistress e ansiolitiche di un’altra pianta, il Phellodendron amurense, parente della ruta. Alcuni produttori già propongono integratori con Magnolia e Phallodendron in associazione.

«In menopausa poi – continua De Leo – il decremento degli estrogeni si accompagna a un’alterata funzione di molti sistemi della donna. Si modifica anche l’immagine corporea con l’atrofia cutanea, l’aumento ponderale e la distribuzione addominale del grasso corporeo: tutti fattori che impattano pesantemente sulla qualità di vita della donna. Viene messo a repentaglio anche il trofismo della vagina con un peggioramento della vita di relazione o di coppia. A questo scopo ricorriamo alla terapia locale a base di estrogeni ma sono state messe a punto soluzioni più naturali».

Nuove soluzioni Tra queste l’utilizzo della vitamina D: numerose ricerche evidenziano come tale vitamina, in preparati con lubrificanti vaginali, abbia un effetto protettivo sull’atrofia in

Un bagnetto con l’essenza Dagli splendidi fiori della Magnolia officinalis – albero originario della Cina – si estrae anche un olio essenziale. Come l’estratto di corteccia, anche all’essenza sono attribuite le stesse proprietà calmanti e antistress. Possiamo metterne qualche goccia, insieme a un cucchiaio di sale integrale, nell’acqua del bagno per prenderci una pausa serale e godere degli influssi benefici della pianta.

❙❙❙❙❙❙❙❙❙❙❙❙❙❙❙❙❙❙❙❙❙❙❙ ❙ ❙ ❙ ❙ ❙ ❙ ❙ ❙ post- menopausa. «Inoltre recentemente – precisa il ginecologo – sono stati messi a punto preparati a base di lattobacilli da soli, come il Lactobacillo plantarum, o in associazione con lattoferrina. Sono in grado di ripristinare l’equilibrio in termini di flora vaginale».

Dolore mestruale, quali integratori? Dolore mestruale: attenzione all’abuso dei Fans. Per fortuna, disponiamo di altre opzioni. «Negli ultimi tempi – ricorda Vincenzo De Leo – è aumentato esponenzialmente l’utilizzo di sostanze naturali alternative. Ne è un esempio la cannella che, in recenti studi su studentesse con dismenorrea primaria, ha ottenuto una significativa riduzione dell’intensità del sanguinamento e del dolore pelvico. Altre sostanze naturali utilizzabili sono il finocchio e l’aneto, che stimolano l’appetito, hanno proprietà digestive, lassative e antispastiche. Anche la vitamina E, in base ai risultati di nuove indagini, può essere utilizzata nel trattamento della dismenorrea primaria».

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Dossier

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A cura della redazione

pag. 46

Introduzione

pag. 50

Una lunga storia: India, Cina e Alchimisti

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Rivitalizziamoci! Quando si fa sentire la fatica

pag. 54

Gambe e caviglie gonfie: prima viene il Castagno

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Allergia e nasi chiusi: prova il Ribes e la Rosa canina

pag. 58

Contro i malanni della terza etĂ


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LA FORZA DELLE GEMME La gemma concentra in se stessa l’energia vitale degli organismi viventi. Più delle parti “adulte” delle piante. Ciò risulta utile contro svariati disturbi. a gemmoterapia è una pratica medica molto antica. Relegata in un angolino per molto tempo – perché accostata ai saperi tradizionali rigettati dalla scienza – rivive oggi, sull’onda del ritorno al naturale, un momento di splendore. Tornano medici e professionisti che se ne occupano, aziende che producono gemmoderivati, persone che se ne servono in un’ampia gamma di disfunzioni. In questo dossierino rifacciamo il punto proponendo anche una serie di schede sui principali prodotti a base di gemme e sulle loro più importanti indicazioni.

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Il segreto della giovinezza Prima, però, poniamoci una domanda: che cos’è esattamente la gemmoterapia? Per rispondere facciamo anche tesoro della lezione di due ben noti specialisti italiani – Fernando Piterà di Clima, già professore di Medicine non convenzionali all’Università di Milano, e Marcello Nicoletti, professore di Biologia Ambientale a La Sapienza di Roma – autori tra l’altro di un testo fondamentale sulla gemmoterapia appena dato alle stampe. Il punto di forza dei gemmoderivati è che, per la loro speciale natura,

possano aiutare i tessuti a rimanere giovani e flessibili. O a recuperare funzioni vitali compromesse. Ciò si deve alla presenza, nelle gemme, ma non solo, di cellule assolutamente speciali, in grado di riprodurre l’intero organismo di cui fanno parte. Per questo vengono anche chiamate cellule “embrionali” o “totipotenti”: conservano al loro interno il segreto di tutta la pianta, non solo di una sua parte.

Si chiama meristemoterapia Mentre la fitoterapia tradizionale usa, a scopo terapeutico, le cellule adulte del vegetale, la gemmoterapia si serve dunque


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Dossier

Le gemme apicali del Melo delle cellule embrionali. Tali cellule sono conservate nel cosiddetto meristema, un tessuto che troviamo nelle gemme ma anche nei boccioli (il fiore non ancora aperto), nella corteccia interna del giovane ramo e della radice, nelle radichette (giovani radici), nei semi e nei germogli (che derivano dall’aprirsi di una gemma). Più precisamente, quindi, si dovrebbe parlare di “meristemoterapia” in quanto non si usano solo le gemme.

Essenza vitale concentrata

Perché le gemme? La particolare composizione chimica della gemma riflette la sua particolare funzione. Comincia a crescere in Autunno quando la Natura inizia ad addormentarsi, si ferma in Inverno e si schiude in Primavera. Una specie di assicurazione sulla vita. Come se la pianta racchiudesse nella gemma tutte le sue potenzialità in vista di una nuova rinascita. Questa concentrazione di forze nella gemma, come nel seme, a fronte del buio e del gelo – principi ostili alla vita – rende conto della sua straordinarietà. La gemma conserva un messaggio di rinnovamento, dell’armonia necessaria per sostenere al meglio la vita.

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Le gemme e gli altri meristemi hanno una composizione biochimica del tutto particolare, diversa da quella di foglie e radici. Ma la loro vera forza risiede nel fitocomplesso, ovvero nell’insieme di tutte le molecole che li costituiscono. Separare un singolo principio attivo è un’operazione assolutamente da evitare: «L’entità biochimica unitaria che costituisce il gemmoterapico – ci spiegano Piterà e Nicoletti – agisce in maniera più ampia, più omogenea, più dolce ed è meglio tollerata dall’organismo. Eppure la presunzione di noi uomini di scienza è talvolta così smisurata da credere che sia più valido e scientifico frazionare il risultato, senza pensare che l’insieme degli elementi che costituiscono ogni vegetale rappresenta il massimo adattamento della capacità evolutiva della materia, un equilibrio raggiunto nel corso di milioni di anni. Gemme e germogli sono la giovinezza del vegetale che deve ancora esprimersi, la sua essenza vitale concentrata».

Un’orchestra perfetta Tutta la sostanza vegetale allo stato meristematico, o in via di formazione, contiene una grande e completa ricchezza minerale, ormonale, di aminoacidi ed enzimi. Ed è una chimica che agisce in sintonia: togliere un “orchestrale” significa impoverire la musica, spezzare l’armonia che si è generata in Natura. Ma di che tipo di sinfonia si tratta? L’effetto, accertato dall’impiego dei gemmoderivati sull’uomo, non agisce mai inibendo o bloccando le reazioni chimiche alla base della nostra vita (per questo i


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La forza delle gemme

gemmoderivati sono considerati generalmente sicuri). È un’azione non violenta, gentile, che coadiuva in modo profondo le funzioni vitali delle cellule, ripristinandone l’equilibrio. Come se la potenza delle gemme parlasse al nostro organismo e riportasse indietro le lancette dell’orologio: è un messaggio di giovinezza, di ordine e di forza vitale.

Una disciplina sempre più popolare I gemmoderivati sono classificati tra i “nutraceutici”, una nuova generazione di integratori alimentari. Per il momento solo la Farmacopea Francese li riconosce legalmente. Tuttavia, proposti come integratori stanno guadagnando terreno: il loro mercato, seppure ancora ristretto, è in continua ascesa. L’Italia è tra i Paesi in cui si riscontra maggiore interesse (e dunque vendite in aumento) insieme a Francia, Germania e Belgio.

Il libro

Fernando Piterà di Clima, Marcello Nicoletti Gemmoterapia, Fondamenti scientifici della moderna meristemoterapia Nuova Ipsa Editore Pagine 718, euro 65,00

La consultazione di questo testo è la fonte principale del dossier che vi accingete a leggere. È un libro veramente ben fatto, approfondito, aggiornato, frutto della lunga esperienza degli Autori, senza dubbio tra i più autorevoli in meristemoterapia. Trovate una ricca trattazione anche dal punto di vista scientifico: i principali gemmoderivati vengono illustrati singolarmente con le necessarie informazioni pratiche per l’impiego. Le possibilità d’uso dei preparati a base di gemme sono davvero tantissime, in questo dossier ci siamo limitati alle principali indicazioni.

GUIDA ALLA LETTURA Nel leggere le schede dedicate ai singoli gemmoterapici tenete conto del fatto che la loro azione non è mai esclusiva per un singolo disturbo. Si tratta di prodotti che agiscono a più livelli per cui, per esempio, l’Avena sativa (vedi a pagina 53) è uno dei rimedi principe per gli stati di affaticamento ma entra anche – spesso in associazione con altri gemmoderivati – nelle prescrizioni per ridurre i livelli di colesterolo e glicemia, per trattare l’ansia, come diuretico e per stimolare l’appetito. Persino contro le dermatiti. Un’altra avvertenza riguarda noi stessi: sebbene i gemmoderivati si trovino liberamente in commercio e siano usati per l’auto-medicazione è opportuno rivolgersi a uno specialista che conosca a fondo la materia. Ne possono derivare solo benefici.

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Prepariamolo in casa

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Giulia Landini

tunno u A no

Tepore, coccole, divano e… dolcetti

Giornate sempre più corte e buie: cosa c'è di meglio di un sano e goloso dolcetto (magari da gustare sul divano sotto una copertina)?

F

uori fa freddo, le foglie creano meravigliosi tappeti gialli, rossi e marroni: è l’affascinante bellezza dell’Autunno

inoltrato. Una stagione che è anche sinonimo di casa calda, stufa

accesa, divano e copertina, cioccolata calda e zuppe bollenti. Potremmo anche sentire il bisogno di gratificarci con una coccola… gustativa. Già, perché addolcire la giornata o il momento del riposo ci fa stare bene: un motivo in più per non

Budino di miglio, nocciole e cioccolato con marmellata di pesche Ingredienti per 5 persone: • 100 g di miglio • 50 g di nocciole sgusciate • 70 g di malto di riso • 1 piccola presa di sale marino • 350 g di latte di mandorla • 400 g di acqua • 1 fialetta di aroma alla vaniglia o al limone • 80 g di cioccolato tagliato in piccoli pezzetti o scaglie • marmellata di pesche per la guarnizione. Preparazione ● Nel frullatore tritare le nocciole con il malto di riso. In una pentola abbastanza capiente versare l’acqua e il latte,

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aggiungere il sale, le nocciole con il malto, l’aroma scelto, il miglio: portare a ebollizione, quindi proseguire la cottura a fiamma bassa finché il miglio sarà quasi sfatto. ● A questo punto, con il frullatore a immersione, rendere una crema il composto di miglio, aggiungere il cioccolato facendolo sciogliere bene. ● Versare la crema in bicchieri e concludere con uno strato di marmellata di pesche (ottima anche quella ai frutti di bosco). ● Prima di gustarlo, fare riposare il budino per un paio di ore fuori dal frigo.

farci mancare qualche salutare sfiziosità fatta con le nostre mani. Ecco a voi qualche idea. I protagonisti sono in linea con l’Autunno: nocciole, castagne, l'immancabile cioccolato e le mele. Tutti ingredienti che scaldano il cuore.


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Muffins farro, mirtilli e cioccolato

Torta di mele e mandorle Ingredienti (per una tortiera di 16-18 cm): • 130 g di farina 0 bio • 80 g di farina di mandorle • 50 g di fecola di patate o maizena, • 160 g di latte di mandorle o soia alla vaniglia • 130 g di zucchero di cocco • 2 cucchiai di malto di riso per spennellare + 2 cucchiai per caramellare • 35 g di olio di mais • 1 cucchiaino di cremor tartaro (5 g) • ½ cucchiaino di bicarbonato (2 g) • 1 piccola mela privata della buccia e grattugiata • 2 mele (circa 200-220 g) • scorza e succo di un piccolo limone bio • 1 cucchiaino di vaniglia naturale in polvere • 1 cucchiaino di cannella (facoltativo), sale q.b. Preparazione ● Preriscaldare il forno a 180 °C e rivestire la tortiera con carta forno. Lavare e sbucciare una mela affettandola con l’apposito attrezzo e ricavando delle fette tonde e sottili: tagliarle in senso verticale e a metà. ● Caramellare le fette di mela in padella con lo sciroppo di riso e disporle su un foglio di carta da forno. Alla fine spruzzarle con un

cucchiaino di succo di limone. ● Prepariamo ora l'impasto: unire le farine e la fecola setacciata, il cremor tartaro e il bicarbonato, miscelando il tutto; addizionare la vaniglia, la cannella e lo zucchero. In un altro contenitore miscelare i liquidi: olio di mais, un pizzico di sale, la scorza di mezzo limone, mescolando energicamente con la frusta. Aggiungere al composto la mela grattugiata e il latte. Unire ora gli ingredienti liquidi con i secchi e mescolare con una frusta. Il composto non deve risultare troppo asciutto. ● Versare mezzo composto nello stampo, posizionare metà delle mele circolarmente; quindi versare il restante impasto e posizionare l'altra metà degli spicchi di mela in modo perpendicolare all’impasto. Spennellare la superficie della torta con il restante cucchiaio di sciroppo e mezzo cucchiaio di latte. Infornare per circa 45-55 minuti finché la superficie apparirà dorata. ● Testare la cottura con uno stuzzicadenti prima di rimuovere dal forno. Guarnire con zucchero a velo e servire tiepida o a temperatura ambiente.

Ingredienti (per circa 12 muffin con stampo piccolo): • 150 g di farina 0 bio • 50 g di farina di farro bio • 2 cucchiai da minestra di gocce di cioccolato (ma potete anche aumentarle!) • 3 cucchiai da minestra di mirtilli secchi previamente ammollati • 100 g di zucchero di cocco • 50 ml di olio di girasole deodorato o di mais • 1 cucchiaino di vaniglia in polvere o 1 fialetta di aroma alla vaniglia • 1 cucchiaino di lievito al cremor tartaro • 220 ml di latte di soia alla vaniglia o latte di mandorle. Preparazione ● In una terrina unire tutti gli ingredienti secchi, farine, zucchero, vaniglia e lievito: miscelarli bene. ● Addizionare, quindi, l’olio e con una frusta manuale da cucina montare bene; aggiungere il latte vegetale e montare bene. ● Infine versare le gocce di cioccolato e i mirtilli scolati, unendo tutti gli ingredienti. ● Lavorare dal basso verso l’alto, montando l’impasto fino a quando non sarà bello schiumoso. ● Scaldare il forno a 180 gradi, versare l’impasto negli stampi da muffin, cuocere per 20/30 minuti.

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Prepariamolo in casa

E le castagne? Due ricette da non perdere La castagna è di certo il frutto top dell’Autunno. Spontaneamente la associamo al tepore della cucina e del divano. Gustiamo allora qualche ricetta a base di questo meraviglioso frutto.

CREMA AL CIOCCOLATO E CASTAGNE Ingredienti (per un vasetto da 300 g): ● 2 cucchiai di farina di castagne ● 300 ml di latte di soia o mandorle ● 70 g di zucchero integrale di canna ● 50 g di malto di nocciola ● 2 cucchiai di olio di girasole deodorato ● 70 g di cioccolato fondente almeno al 70% ● 1 cucchiaino di cacao in polvere. Preparazione In una pentola, a freddo, sciogliere la farina di castagne in un poco di latte. Porre su fuoco medio e aggiungere il

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latte a filo: una volta che la crema si sarà addensata, aggiungere il cioccolato fondente, lo zucchero e il malto. Far sciogliere il cioccolato, quindi spegnere. Addizionare ora il cucchiaino di cacao in polvere e i due cucchiai di olio di girasole. Travasare la crema ancora calda in un vasetto e far raffreddare prima di consumarla. Si conserva 4-5 giorni in frigorifero.

TORTA DI NOCCIOLE E FARINA DI CASTAGNE Ingredienti ● 150 g farina di castagne ● 150 g di farina integrale ● 100 g di nocciole tritate ● 100 g di cioccolato fondente tritato in piccoli pezzi ● 1 bustina di lievito biologico ● 150 g di zucchero di canna integrale ● 150 g di olio di mais ● 2-3 cucchiai di latte di soia alla vaniglia ● 1 pizzico di sale. Preparazione In una terrina riunire le farine, il lievito, le nocciole

tritate e il sale. In un secondo recipiente montare lo zucchero con l’olio fino a quando diventa spumoso, quindi unire il composto di farine, poi mescolare il cioccolato a pezzetti e il latte di soia. Mettere il composto ottenuto in una tortiera unta con olio o foderata di carta da forno, e fare cuocere a 180° per 35/40 minuti. Lasciare raffreddare il dolce e servite.


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