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Periodico mensile – Anno VI, numero 49/2016 – €

Poste Italiane - Sped. in A.P. DL 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI

3,50

FEBBRAIO 2016

MAGAZINE

LA SALUTE NATURALE RACCONTATA DAGLI ESPERTI

n. 49 MAGAZINE

CURARSI CON L’ARGILLA È benefica per stomaco e intestino

Scopriamo la bioenergia sprigionata dalle mani

RAFFREDDORE E FEBBRE Le piante che vengono in aiuto

Superfood Guida pratica agli alimenti più in voga del momento

AURICOLOTERAPIA

PREPARIAMOLO IN CASA

PADIGLIONE DELL’ORECCHIO: SUPER ACQUA OSSIGENATA, STIMOLIAMO I PUNTI UN INGREDIENTE CHE RIDUCONO IL DOLORE PER LE PULIZIE DOMESTICHE

Le essenze per rivitalizzare i capelli

AMICI ANIMALI LA STORIA DI GRETA, IL DOLCE ROTTWEILER HA CONQUISTATO TUTTI

SCOPERTE IN SOFFITTA. Il lattucario, un rimedio popolare dall’antico Egitto


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Sommario NUTRIZIONE NATURALE pag. 12 Diverticoli?

Lavoriamo sulla dieta pag. 16 Il Piatto Veg,

guida pratica al vegetarianesimo

IL MONDO DELLE ERBE pag. 20 Raffreddoraccio e febbre,

curiamoli con le piante

SALUTE & BENESSERE pag. 26 Disturbi gastrointestinali:

risolviamo con l’argilla

LE ALTRE MEDICINE

OMEOPATIA pag. 72

Allergia e sensibilità alle ingiustizie

pag. 76

La storia di Greta, un Rottweiler che ha conquistato tutti

pag. 64 Auricoloterapia

per il mal di schiena pag. 68 Tocco pranico,

l’arte dell’imposizione delle mani


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pag. 42

DOSSIER

Guida pratica ai superfood Introduzione La base: Goji, cacao e curcuma Interessanti erbette I semi sud-americani Le super-radici I super-frutti

RUBRICHE

Superfood, next generation

Il periscopio pag. 8

Sulle ali di Psiche pag. 10

Ci salverĂ un fiore pag. 30

Aromaterapia pag. 32

Scoperte in soffitta pag. 36

Sondaggio pag. 39

Prepariamolo in casa pag. 78

Le ricette del mese pag. 82

Il mercato della salute pag. 85

Libri e web trend pag. 86

Annunci olistici pag. 90

L’ultima domanda pag. 98


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Nutrizione naturale

I consigli della nutrizionista

DIVERTICOLI? Lavoriamo sulla dieta Un’alimentazione scorretta e parecchio stress. Subentra qualche problemino. Vediamo allora come si giunge alla diagnosi e come si interviene sulle scelte a tavola. Elisabetta Ravera

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I

l signor Angelo si presenta nel mio studio in un tiepido pomeriggio di marzo. È un uomo di 46 anni, lavora come agente di commercio, quindi conduce una vita stressante, fatta di molte ore passate seduto in macchina in mezzo al traffico o dai clienti: la sua alimentazione è disordinata come ho avuto modo di appurare.

È comparsa la pancetta È venuto nel mio studio perché costretto dalla moglie che trova insopportabile che il marito abbia “messo su pancia” e abbia perso il fisico atletico di qualche anno prima. In effetti, Angelo ha smesso di fare attività fisica, neppure leggera; nei momenti liberi si rilassa di più davanti al computer o alla televisione, piuttosto che uscire per una passeggiata. Come di consueto procedo all’anamnesi, cioè a una indagine su malattie o disturbi pregressi e attuali. Apparentemente, sembra in ottimo stato di salute, ma nel corso della nostra lunga conversazione scoprirò che non è proprio così.

Esagerazioni a tavola Analizzo poi le sue abitudini alimentari e lo stile di vita: Angelo è un fumatore, anche se non particolarmente accanito, ed è soprattutto una buona forchetta. Ama molto le occasioni conviviali, con amici e clienti, in particolare quando si servono la carne e la cacciagione, i salumi, le pastasciutte e il pane. Di contro, non consuma abitualmente verdura (mi indica le patate fritte come possibile opzione di

contorno), poca frutta – preferisce quella estiva – mentre d’inverno si astiene perché “gli dà acidità”. Non mangia il pesce e gli piace concludere il pasto con una porzione di formaggio. Alla domanda se beve e cosa beve, risponde di essere attratto dalla Coca Cola zero ma non disdegna l’acqua addizionata con gas, vino ai pasti e qualche liquore. Può arrivare a consumare fino a 10 caffè al giorno, specialmente se deve guidare per lunghi tratti.

Uno strano fastidio all’addome In termini di tempificazione dei pasti spesso salta la colazione, ma cerca di pranzare e cenare sempre: la sera rappresenta comunque il pasto principale perché a pranzo, a meno che non sia al ristorante con i clienti, è in genere costretto a ingollare un panino mentre guida. Alla domanda su come sono le sue funzioni corporali mi risponde che sono quasi regolari. Chiedendogli di specificare cosa intende per regolarità mi risponde che, a volte, ha più evacuazioni al giorno, molto morbide, anche se in alcuni momenti, senza una connessione causale apparente, può saltare qualche appuntamento con il bagno. Indagando ulteriormente su questo argomento aggiunge che spesso avverte un fastidio, più che un dolore vero e proprio, al fianco sinistro e nella parte bassa dell’addome.

Cibo insalubre e consumato in fretta: anche l’intestino alla lunga ne subisce le conseguenze.

“Infuenza intestinale” e dolore alla palpazione Continuando ad approfondire Angelo ricorda anche un episodio risalente a circa un anno prima in cui aveva avuto una “influenza intestinale” con febbre, nausea e vomito, crampi molto dolorosi all’addome e sensazione di pancia gonfia. Dopo quell’episodio che era stato caratterizzato anche da una diarrea acquosa, aveva poi avuto un periodo di stitichezza che si era prolungato per settimane. Angelo presenta indubbiamente una circonferenza addominale aumentata e alla palpazione della pancia avverto una certa tensione, come se l’addome fosse pieno di aria. Una tensione che diventa dolorosa quando insisto sulla parte sinistra.

Intestino irritabile o diverticolosi? È il momento di fare alcune considerazioni dietologiche, ma

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Nutrizione naturale

DA

RICORDAR E

PER CHI SOFFRE DI DIVERTICOLI: più frutta, verdura e cibi integrali Angelo ha sviluppato diverticoli che cominciano a creare qualche problema. Si può intervenire immediatamente consigliando una decisa modificazione del suo stile alimentare: Angelo infatti mangia troppa carne e pochi vegetali. Lo schema proposto dalla

anche cliniche: Angelo potrebbe avere una sindrome dell’intestino irritabile, una condizione molto frequente che può affliggere entrambi i sessi, ma con maggiore incidenza la popolazione femminile. Le cause sono molteplici e vanno dalle alterazioni della motilità intestinale, alla predisposizione individuale, allo stress, all’uso cronico di farmaci come antinfiammatori o antibiotici, alle intolleranze alimentari. Spesso questa sindrome si associa a frequenti mal di testa, dolori alla schiena, insonnia e un dolore costante nella parte inferiore dell’addome. Per fare la diagnosi, questo fastidio deve essere presente almeno 3 giorni al mese negli ultimi 3 mesi di

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nutrizionista al suo paziente è utile per tutte le persone che soffrono di disturbi dovuti ai diverticoli (se l’attacco è acuto, però, il discorso cambia).

✔ Più prodotti integrali (pane, riso e pasta)

✔ Sostituiamo la carne con i legumi (peraltro ricchi di fibre)

✔ Consumare verdura e frutta almeno due volte al giorno (cruda e cotta)

✔ Sì anche alla frutta secca ma senza esagerare

✔ Curare l’idratazione: bere acqua naturale non solo ai pasti ma anche durante il giorno.

segni e sintomi, viene necessariamente posta con mezzi strumentali, quindi Angelo è indirizzato dallo specialista gastroenterologo per un accertamento diagnostico più approfondito. Nel frattempo c’è una pancia da ridurre di volume e una situazione di malnutrizione da sistemare. La dieta che suggerisco parte da un netto incremento di prodotti integrali, come pane, pasta, riso; legumi che sostituiscano almeno in parte l’eccesso di carne rossa e salumi; verdura e frutta, con l’indicazione di consumare verdura almeno 2 volte al giorno, preferibilmente cruda – ad esempio insalata, indivia, carote, sedano – ma anche cotta come carciofi, broccoli, fagiolini, spinaci; tra la frutta consiglio prugne, mele, pere, agrumi, albicocche e frutta secca (quest’ultima in quantità moderata).

Alimenti da evitare: quelli con i semini

osservazione e migliorare dopo l’evacuazione. Angelo presenta qualche aspetto di questa sindrome ma potrebbe anche aver sviluppato dei diverticoli intestinali. La diverticolosi è un’altra condizione comune nel mondo occidentale, che affligge più della metà della popolazione, in particolare dai 60 anni in poi.

Nel caso di presenza dei diverticoli è meglio evitare tutti gli alimenti che contengono semi come i pomodori, i cetrioli, le fragole, l’uva, i fichi, i frutti di bosco, il kiwi e gli alimenti da forno cucinati con semi, gli alimenti irritanti come le spezie piccanti, il caffè e gli alcolici. Una corretta assunzione di liquidi è importante per favorire l’idratazione dell’intestino e la regolare motilità: meglio acqua naturale e un tè leggero. Sono invece da evitare tutte le bevande con gas aggiunti.

Intanto lavoriamo sulla dieta

Prima regola: più fibre

La diagnosi di diverticolosi, oltre alle considerazioni cliniche su

Si possono prevenire i diverticoli intestinali a tavola? È importante


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Che cosa sono i diverticoli? I diverticoli sono delle estroflessioni della parete intestinale, come le dita di un guanto, e rappresentano un punto di debolezza dell’intestino. Le cause non sono pienamente accertate. Sappiamo che questa condizione può essere familiare, quindi l’ereditarietà giocherebbe un ruolo importante. Ma è anche vero che l’aumento della pressione all’interno dell’intestino, spesso dovuta al rallentato transito intestinale, può essere un fattore predisponente. Anche se non è stato dimostrato, è ipotizzabile che una dieta cronicamente povera di fibre ma ricca in grassi possa essere causa di

innanzitutto ridurre la pressione dentro l’intestino e quindi evitare il ristagno di materiale al suo interno oltre il tempo necessario per le normali funzioni biologiche: un aumento dell’apporto di fibre sia solubili (nella frutta, nei legumi e in alcune verdure come cipolla o carciofi) sia insolubili (prima fra tutti la crusca, ma anche la frutta secca e i cereali integrali) è una regola fondamentale da seguire. Inoltre, è importante accompagnare il cibo con una adeguata idratazione che sia costante nel corso della giornata e non concentrata solo ai pasti.

Si vedono subito miglioramenti Angelo, anche se riluttante si è messo a dieta, seguendo un regime ricco in fibre. Le indagini diagnostiche hanno poi

diverticoli

intestino diverticolite

intestino

diverticoli in un intestino predisposto. Molte persone hanno i diverticoli ma non avvertono fastidi, alcune possono però sviluppare una diverticolite, cioè un’infiammazione acuta del diverticolo, dovuta in genere al ristagno di materiale fecale al suo interno e successiva contaminazione batterica. Di qui sintomi come dolore addominale, febbre e modificazione delle funzioni intestinali. Questa condizione non è da prendere sotto gamba perché se cronicamente infiammati i diverticoli possono perforarsi, causando brutti guai, primi tra i quali la peritonite.

confermato la presenza di diverticoli, per i quali è ancora seguito dallo specialista. Da quando ha iniziato questo nuovo

percorso alimentare, però, non ha più avuto attacchi acuti e il senso di fastidio all’addome si è progressivamente attenuato.

NORME NUTRIZIONALI IN CASO DI DIVERTICOLITE Ma se, nonostante tutte le precauzioni, i diverticoli si infiammano, quali sono le norme dietetiche da mettere in atto? ● Durante l’attacco acuto – quello per intenderci che sembra una “influenza intestinale” come Angelo l’ha descritto – è necessario sospendere l’alimentazione per bocca al fine di mettere a riposo l’intestino. Unica eccezione i liquidi, che non saranno mai troppo caldi o freddi: quindi un tè leggero o delle tisane calmanti. ● Passato il primo momento acuto è importante evitare le fibre per qualche giorno: quindi via libera a riso e crema di riso, pane tostato, brodo vegetale, carni bianche magre, possibilmente sminuzzate in modo che siano più digeribili. La frutta può essere centrifugata e filtrata. Gradualmente, si possono aggiungere yogurt e formaggi magri fino a riprendere la precedente alimentazione a base di fibre.

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Salute e benessere

Disturbi gastrointestinali:

RISOLVIAMO CON L’ARGILLA

Dolori, aerofagia, aciditĂ , stipsi e diarrea: qualcosa non va. Interveniamo con un rimedio tradizionale, validissimo ancora oggi. Stefania La Badessa 26


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tilizzata spesso in campo cosmetico l’argilla può essere anche “bevuta”: è un ottimo rimedio naturale contro i problemi intestinali, e non solo. Utile contro i sintomi del “colon irritabile”: con questo termine solitamente si fa riferimento a quella particolare situazione che vede un’alterazione della motilità intestinale, che può diventare troppo energica, prolungata, oppure eccessivamente lenta, senza che sussista una specifica causa anatomica. Gonfiore, dolori addominali intermittenti, aerofagia, periodi di stipsi alternati a fasi diarroiche costituiscono alcuni dei sintomi più eclatanti del problema, noto anche come “colite spastica”.

U

Ansie e alimentazione errata La sintomatologia può talvolta non limitarsi alla zona intestinale e includere fenomeni come la perdita dell’appetito, uno stato di astenia diffusa e dolori allo stomaco. Innegabile il ruolo della componente psicosomatica in questa patologia: ansia, stress, emotività esasperata rappresentano le cause scatenanti delle crisi peggiori. A questi fattori possono poi sovrapporsi, in secondo piano, un’alimentazione errata (grassi, formaggi, caffè, tè, agrumi), l’uso di farmaci e, nella donna, le variazioni ormonali tipiche del ciclo mestruale.

L’argilla, un dono della Terra I rimedi naturali utili per migliorare la sintomatologia e limitare le fasi acute più severe sono quelli più adatti a calmare l’irritazione della mucosa, ridurre gli spasmi della muscolatura, regolarizzare il transito intestinale. Tra questi, in primo luogo, la buona vecchia argilla. Utilizzata da secoli per le sue molteplici proprietà curative e cosmetiche, l’argilla costituisce uno tra i rimedi naturali più semplici e meno costosi ma di i’dubbia efficacia nell’uso interno, per garantire il benessere dell’apparato gastrointestinale.

Una miniera di preziosi minerali Si tratta di un materiale inorganico costituito da un insieme di sistemi minerali tra cui spiccano principalmente la silice e il silicato idrato di alluminio. A quest’ultimo si accompagnano una serie di minerali (calcio, ferro, magnesio, ecc..) che determinano la colorazione finale dell’argilla: si potranno quindi distinguere le più comuni argille bianche o “caolini-

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COME UTILIZZARE L’ARGILLA PER USO INTERNO PREPARAZIONE Una delle modalità di preparazione più utilizzate prevede di versare, la sera precedente all’uso, un cucchiaino di argilla (4-5 g) in un bicchiere di acqua potabile a temperatura ambiente, ricorrendo a un utensile in legno (evitando plastica e metallo) per mescolare con cura l’emulsione, lasciando poi a riposo per l’intera notte. Al mattino, a digiuno, si consumerà l’acqua argillosa che sovrasta il deposito formatosi sul fondo del bicchiere.

QUANTA ASSUMERNE? La dose iniziale (un cucchiaino), dopo qualche giorno, può essere aumentata fino a un massimo di 2 cucchiaini per bicchiere d’acqua, sempre solo una volta al giorno.

QUANDO VA PRESA? E PER QUANTO TEMPO? Quest’acqua va assunta preferibilmente al mattino a digiuno, comunque lontano dai pasti. Ne viene consigliata l’assunzione quotidiana per circa un mese, facendo poi una pausa per una decina di giorni e quindi ripetendo ancora per un mese l’assunzione. Lo schema suggerito potrà quindi venire ripetuto due o tre volte durante l'anno, soprattutto in corrispondenza dei cambi stagionali.

BERE ANCHE IL FONDO? Alcune ricette suggeriscono di assumere anche il residuo sul fondo del bicchiere, ma per un’azione più delicata è bene limitarsi alla sola acqua argillosa.

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Salute e benessere

Solo quella di tipo “VENTILATO”

che”, le argille rosse e quelle verdastre. Costante è comunque la presenza, in tutte le argille, di un notevole numero di minerali e di ben sette metalli (argento, ferro, mercurio, oro, piombo, rame e stagno): la loro concentrazione è in realtà infinitesimale, ma è tale da rendere l’argilla un insieme di preziosi oligoelementi dall’azione riequilibrante, remineralizzante e disintossicante.

Attenzione: è bene precisare che l’argilla da impiegare per uso interno deve necessariamente essere del tipo “ventilato”: si tratta di argilla trattata con un opportuno procedimento che impiega un potente getto d’aria in uno speciale cilindro, ottenendo così una separazione tra i granuli d’argilla più piccoli e la sua polvere. Proprio quest’ultima, dalla consistenza simile a quella di una cipria, rappresenta la vera e propria “argilla ventilata”. La maggior purezza e una granulometria più fine, garantiscono all’argilla così preparata una maggiore superficie di scambio e quindi una migliore attività, necessaria soprattutto per l’uso interno.

Per tanti disturbi gastrointestinali Per le sue proprietà cicatrizzanti e rigeneranti, l’argilla – per uso interno, cioè assunta per bocca – può trovare giusta collocazione tra i rimedi naturali delle affezioni dell’apparato digerente quali meteorismo, aerofagia, insufficienza digestiva, iperacidità, gastrite, ulcera peptica, colite, enteriti, dissenterie e stitichezza: basti pensare che il magnesio trisilicato contenuto nell’argilla viene ad esempio frequentemente utilizzato come antiacido, perché nello stomaco si converte in diossido di silicio e magnesio cloruro.

Assorbe ed elimina L’uso in caso di meteorismo o comunque in caso di malessere intestinale, è motivato dalle proprietà adsorbenti di questa sostanza, che la rendono capace di

Ahi, mal di pancia! Pronto sollievo con i “carminativi” Per dare sollievo in modo semplice ma efficace al gonfiore e al dolore crampiforme (il “mal di pancia”), favorendo anche i processi digestivi, è possibile

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assorbire i prodotti tossici della flora intestinale, ossia i prodotti di scarto della flora microbica intestinale putrefattiva, riducendo la formazione eccessiva di “gas” e favorendone l’eliminazione. Essendo, inoltre, in grado di fissarsi chimicamente ad altri elementi, l’argilla possiede un elevato potere disintossicante per la sua capacità di intrappolare nella propria struttura batteri e microbi, tossine e scorie del metabolismo intestinale, gas e veleni. Preziose – soprattutto nei casi in cui il meteorismo si associa a episodi infettivi – le proprietà batteriostatiche dell’argilla, utilizzate nel trattamento di numerose forme infettive quali enteriti, coliti, colibacillosi e affezioni parassitarie.

ricorrere ai “semi” di molte piante medicinali definite, per le loro proprietà, come “carminative”. Utilizzate da centinaia di anni nella terapia dei disturbi gastrointestinali, le piante carminative sono accomunate dalla presenza, tra i loro principi attivi – solitamente localizzati nei frutti della pianta,

comunemente definiti “semi” – di alcuni oli essenziali: sono loro i principali responsabili delle proprietà curative. ✔ Oltre a favorire il riassorbimento dei gas, i “carminativi” – grazie a un’azione diretta sulla parete intestinale e sui vasi della stessa – sono in grado di migliorare il tono della muscola-


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Anche un antiacido Il pH della sospensione acquosa, inoltre, è vicino alla neutralità e le conferisce un’interessante attività tamponante antiacida che la rende particolarmente utile in caso di iperacidità gastrica o di ulcere: utile per i sintomi che chiamiamo “acidità di stomaco”. Con l'uso interno dell’argilla si effettua inoltre una profonda depurazione di tutto l’organismo, con l’eliminazione delle tossine e il recupero dei sali minerali dall’argilla stessa.

Qualche precauzione Se utilizzata in modo corretto, attenendosi a dosi e preparazioni suggerite, l’argilla non è caratterizzata da particolari effetti collaterali. L’uso dell’argilla, soprattutto all’inizio del trattamento, può però procurare stipsi: in questo caso si provvederà a diminuire la dose e aumentare la quantità di acqua. Se dovesse persistere il problema occorrerà interromperne l’ingestione. L’uso è sconsigliato in caso di stitichezza, diverticolite e in tutti i soggetti affetti da patologie che producono alterazioni della motilità intestinale (“ilei” di qualsiasi natura).

tura liscia, rilassandola, con un corrispondente miglioramento delle manifestazioni spastiche. UNA MISCELA PER TISANE Tra i rimedi “carminativi” più efficaci vanno citati i semi di finocchio, carvi, cumino e anice, utilizzabili in tisana: si mescolano insieme in parti

E POI C’È SEMPRE LA MELISSA… Preziosa è anche l’azione della Melissa (Melissa officinalis), le cui foglie contengono un olio essenziale dotato di proprietà rilassanti a livello della mucosa che ricopre l’interno dello stomaco e dell’intestino. Le proprietà leggermente sedative di questa pianta anche a livello del sistema nervoso, le assicurano una buona efficacia soprattutto quando ansia e nervosismo rappresentano le cause scatenanti della sofferenza intestinale.

uguali in un barattolo di vetro (facilmente richiudibile): la miscela dei vari “semi” così ottenuta si utilizza poi, alla dose di un cucchiaino da caffè per una tazza d’acqua bollente. ✔ Dopo un’infusione di 5-10 minuti si filtra e se ne consuma una tazza dopo i pasti per 2-3 volte al giorno.

● Come si usa? La prepariamo in infuso, alla dose di tre tazze al giorno: un cucchiaino da tè di foglie essiccate e sminuzzate per una tazza d’acqua bollente, lasciando in infusione per 7-10 minuti prima di filtrare. ● Soluzione più pratica, da tenere sempre a portata di mano anche fuori casa, è l’estratto idroalcolico (gocce) da utilizzare alla dose consigliata di 40-50 gocce in poca acqua, lontano dai pasti, 2-3 volte al giorno.

Ricorda

È importante schiacciare leggermente i semi al momento dell’uso affinché l’olio essenziale possa passare con maggiore facilità nell’acqua e svolgere la sua azione. Copriamo poi la tazza per evitare che i principi attivi si disperdano nell’aria insieme al vapore.

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Dossier

milioni di tonnellate. Ăˆ la produzione annuale di mirtilli in USA. Nel 1998 si fermava a 17 milioni.

Guida pratica ai SUPERFOOD pag. 44

pag. 48

pag. 52

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La base: Goji, cacao e curcuma

pag. 55

Le super-radici

pag. 56

I superfrutti

pag. 60

Superfood, next generation

Interessanti erbette I semi sudamericani


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mila: il numero di libri presenti su Amazon che nei titoli usano la parola “superfood”. Numero in costante crescita.

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anni fa, nel 2004, l’industria dei superfood ha registrato il boom. Nel 2007, però, l’UE ha proibito l’uso del termine in etichetta.

Diciamolo: il termine “superfood” è un’invenzione del marketing. Si considera “superfood” l’alimento che, rispetto ad altri, contiene più principi nutritivi, molti dei quali oggi si ritengono utili per la prevenzione di numerose malattie. Purtroppo, molti giocano su questo concetto e, a volte, in maniera veramente triste se non truffaldina. Detto ciò, abbiamo fatto il nostro brainstorming per entrare nella “scatola nera” di questa categoria alimentare. E il risultato ve lo presentiamo nelle prossime pagine. Su un punto vorremmo che tutti noi fossimo consapevoli. Non è l’alimento esotico, e ovviamente costoso, che fa la differenza. La salute si guadagna, giorno dopo giorno, con le scelte che facciamo al supermercato e con il menù che ci immaginiamo per pranzo e cena, spuntini compresi. I “superfood” sono tra noi quando scegliamo di mettere nel carrello della spesa, per esempio, i broccoli, le foglie d’insalata, le carote, le arance. E soprattutto quando decidiamo di “scansare” altri alimenti, in maggior parte di origine animale.

Si trovano ormai sui banchi di molti supermercati. È il momento di rifare il punto: quali sono i punti di forza dei superfood? E noi come possiamo approfittarne evitando le trappole del marketing?

Tuttavia, nell’ambito dei super-alimenti, effettivamente ci sono alcuni spunti molto interessanti. In questo dossier ricordiamo i “big”, e cerchiamo di fare il punto con indicazioni concrete per l’impiego. Andiamo a esplorare un panorama in continuo movimento: noi vediamo che, di mese in mese, viene lanciato un nuovo superfood: che cos’è? E che cosa contiene? Cerchiamo di evitare gli scettici di professione ma anche i finti-entusiasti, più che altro interessati al volume del loro portafogli. La domanda è sempre la stessa: che cosa c’è di vero? Buona lettura.

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Le altre medicine

TOCCO PRANICO L’arte dell’imposizione delle mani

Non una “magia” ma una pratica antichissima, diffusa in tutto il mondo. Il beneficio nella relazione d’aiuto è frutto dell’interazione tra i campi bioenergetici. Gemma Astolfo

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elegato tra le pratiche superstiziose, da eliminare al più presto, l’uso pranico delle mani è in realtà uno dei fondamenti della relazione d’aiuto. Ne troviamo tracce in ogni cultura, compresa la nostra: era materia dei guaritori di campagna, presto perseguitati dalle autorità, fino al revival della pranoterapia negli anni Ottanta del secolo scorso.

La condizione pranica Tra gli interpreti moderni di questa antica pratica, Mario Papadia – ideatore dell’omonimo Metodo – intende fare chiarezza sull’identità del “Tocco pranico”: non una terapia come è stato disinvoltamente definito. «Siamo ben al di là della terapia», ci spiega. «Operatore e ricevente entrano in relazione e un ruolo preminente è giocato dall’empatia, dall’altruismo bioenergetici. L’operatore entra in una “condizione pranica” che è uno stato alterato di coscienza guidato dalla respirazione profonda. Le sue mani sfiorano a malapena il corpo del ricevente oppure si pongono a distanza variabile da esso».

Che cosa si sperimenta? «L’operatore – continua Papadia – sperimenta una pluralità di sensazioni soggettive come alterazione del respiro, percezioni di caldo o freddo, formicolìo delle mani… mentre la persona destinataria, a sua volta, vive una serie di alterazioni, dai brividi a sensazioni di liberazione e svuotamento. Al termine del trattamento, operatore e ricevente possono sentirsi in modo diametralmente opposto: l’uno "svuotato", l’altro al contrario pieno di vitalità. Ma non è detto: altre volte entrambi condividono una sensazione di pienezza e benessere».

Conoscere la bioenergia Il Metodo Papadia, insegnato a Roma presso l’Accademia per la riprogrammazione, si iscrive nel contesto del counseling bioenergetico. Ognuno di noi – precisa l'Autore – emana un campo bioenergetico la cui qualità può variare in base a ciò che mangiamo, cosa e come respiriamo, come percepiamo noi stessi, come empatizziamo con gli altri e, infine, come elaboriamo i pensieri riguardo noi stessi e il mondo. Non v'è nulla di “magico” in questo: la bioe-

Mario Papadia TOCCO PRANICO E COUNSELING BIOENERGETICO Edizioni Mediterranee Pagine 220 euro 17,50 Chi intenda approfondire il Tocco pranico può rivolgersi a questo libro. Il testo introduce al concetto di bioenergia, illustra le concezioni del prana emerse in varie culture e delinea uno schema operativo da applicare sui riceventi. Il tutto a firma di un Autore che si distingue, nel panorama editoriale, per la ricchezza e la profondità dei suoi riferimenti culturali.

Chi è Mario Papadia? Psicoterapeuta e counselor, da trent’anni è impegnato nella formazione di operatori del prana. È direttore dell’Accademia per la riprogrammazione, che ha sede a Roma. L’Accademia propone diversi corsi tra cui anche quello di Tocco pranico e riprogrammazione bioenergetica. http://www.mariopapadia.it http://www.riprogrammazione.it

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Le altre medicine Operatore di prana si nasce o si diventa? Classica domanda: il “potere” delle mani è forse più sviluppato in alcune persone piuttosto che in altre? «Persona capace di attivare il proprio prana si nasce», risponde Mario Papadia. «Come in qualsiasi disciplina in cui hanno importanza le tendenze innate; ma si diventa anche perché ogni tendenza va sviluppata, maturata con una serie di input che chiamiamo formazione. Vi sono persone in cui tale capacità può risultare bloccata: ecco perché talvolta alcuni soggetti “esplodono” in tal senso in seguito a particolari eventi, a psicoterapie di carattere bioenergetico, alla pratica di discipline orientali e altro ancora».

nergia è frutto del nostro insieme corpo-mente. Ciò avviene attraverso la psiche e i sistemi nervoso, endocrino e immunologico. «Niente magie, è un fatto umano», ribadisce Papadia.

Interazioni tra campi Concetti simili si trovano nelle culture mediche non occidentali più evolute, in primis l'indiana (con il suo “prana”) e la cinese (con il “ch’i”). «Quando l’operatore del prana pone le mani a breve distanza o a contatto del

corpo della persona assistita – osserva lo studioso – ha una percezione spesso indecifrabile ma comunque netta della sua condizione». Sta avvenendo un'interazione tra due campi personali, quella dell’operatore e del ricevente. Una "risonanza di campo" che informa l'operatore di quali siano le distorsioni nel campo del ricevente.

Difendersi dalle energie negative Ma perché l’empatia è importante nel Tocco pranico? Sentire le gioie e i dolori degli altri, i loro bisogni e aspirazioni, è condizione imprescindibile di ogni vera relazione. A maggior ragione quando l’operatore, nella relazione d’aiuto, mette in contatto il proprio campo bioenergetico con quello del ricevente. «Talvolta – racconta Papadia – nei discorsi di chi presta un aiuto bioenergetico attraverso il prana si sente parlare di “energie negative” da cui bisogna difendersi. Ma l’avvertire quel turbamento, empatizzare con questo, è quanto di più normale possa capitare. Non volere che questo accada significa impedire che la bioenergia si mobiliti per influenzare il campo del ricevente. La questione è un’altra: l’operatore deve sviluppare le sue difese, o come diremmo oggi, deve avere un sistema immuni-

LA POSIZIONE DELLE MANI Il Tocco pranico instaura un rapporto umano che si avvale dei gesti, della posizione delle mani. Generalmente, una mano è “radiante” e si applica su zone di carenza, l’altra è “assorbente” e viene posta su zone di ristagno o infiammazione. Le posture assunte dalle mani variano in base all’empatia tra operatore e ricevente. Ne vediamo alcune: 70

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1 Palme aperte Mani tra loro parallele con le palme rivolte al corpo del ricevente. Restano immobili con l’intento di stimolare, rafforzare, sedare, disinfiammare.

2 Mani a ponte La prima sul punto che ha bisogno di essere trattato, la

seconda su un punto ad essa collegato. L’intento varia in base alla visuale cui ci si pone. In ottica taoista si tratta di “far scorrere” l’energia tra un punto e l’altro. In prospettiva yogica si mette in rapporto l’area del disagio con il chakra relativo o altro punto che può dare sollievo.


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Una pratica antichissima e onnipresente «Al calar del sole tutti quelli che avevano infermi colpiti da mali di ogni genere li condussero a Lui. Ed egli, imponendo a ciascuno le mani, li guariva»

tario che lo difende. Esattamente come il sistema immunitario “fisico” ci difende dalle infezioni».

La deprogrammazione Ancor prima dell’imposizione delle mani l’operatore si predispone all’ascolto del ricevente e indaga i problemi che emergono. Quindi, si definisce una strategia di deprogrammazione in cui rientra il Tocco pranico. «Deprogrammare un comportamento – spiega Papadia – significa staccare la relazione esistente tra un comportamento e il vissuto emotivo o mentale che lo accompagna. Ad esempio, se l’obiettivo è smettere di fumare può essere che viva questa idea con angoscia, paura di non farcela. È questa emozione che deve essere deprogrammata».

Visualizzare e imporre le mani Il Tocco pranico aiuterà ad alleggerire la pressione del programma in atto. Infine, si instaura un nuovo programma che dovrà essere gratificante. In pratica, tornando all’esempio precedente, si inviterà la persona che vuole smettere di fumare a visualizzare una situazione in cui sente il suo respiro ampio, grandioso in riva al mare o in montagna.

Luca 4,40

L’imposizione delle mani è nota in tutta la tradizione antica: ne troviamo traccia nei geroglifici egizi e nelle rappresentazioni assiro-babilonesi. In Giappone si chiama “tanasue-no michi, il tao del poggiare le mani. In Cina è legata al ch’i gong, la tecnica del dominio dell’energia vitale ch’i. Nel mondo greco-romano il potere di guarire con le mani era attribuito al Dio Asclepio. Tacito, inoltre, racconta di una guarigione miracolosa effettuata dall’imperatore Vespasiano con un semplice tocco. Nel Vecchio Testamento si impongono le mani per trasferire una qualità spirituale o un potere da una persona all’altra. Gesto compiuto anche da Mosè su Giosuè. Nei Vangeli Gesù guarisce gli infermi toccandoli o lasciandosi toccare. Nel Medioevo i Re taumaturghi di Francia e Inghilterra guarivano toccando i malati.

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3-4 Mani ad anelli Tecnica usata dagli antichi guaritori. In alcune tradizioni il trattamento consisteva nell’afferrare la persone per i polsi o le caviglie. È un’ottima chiusura del trattamento.

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5 Mani a laser o a punta Si usa per operare in modo profondo su un’area ristretta. Spesso sulla pupilla o sui punti dell’agopuntura, causando a volte sensazioni di “puntura di spillo”. Secondo la medicina cinese dal dito medio scaturisce il canale Yin del maestro del cuore, fonte di vitalità.

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