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Periodico mensile – Anno IV, numero 34/2014 – €

Poste Italiane - Sped. in A.P. DL 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI

3,50 – Canton Ticino chf 7,00 OTTOBRE 2014

MAGAZINE

LA SALUTE NATURALE RACCONTATA DAGLI ESPERTI

n. 34 MAGAZINE

LA CURA DELL’UVA

OLI ESSENZIALI

Tutti i benefici di un’antica strategia detox

Per i disturbi femminili: gelsomino, salvia, rosa e lavanda

Il mondo delle erbe I rimedi naturali consigliati in autunno DOSSIER

I FUNGHI

Cucina giapponese

La forza della Natura per il nostro benessere

Shirataki, un alimento che abbassa il colesterolo

medicinali

NUTRIZIONE NATURALE

MEDICINA OMEOPATICA

RESPIRAZIONE YOGICA

LA PRESSIONE FA LE BIZZE? LA FARINA DI SEMI DI LINO TI AIUTA A CONTROLLARLA

AFTE DELLA BOCCA, CINQUE PROPOSTE PER LIBERARSI DA UN DOLOROSO PROBLEMA

GLI ESERCIZI PRANAYAMA CHE RINVIGORISCONO IL SISTEMA CORPO-MENTE

PREPARIAMOLO IN CASA. Ricette antiossidanti: liquore e succo di melograno


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Sommario NUTRIZIONE NATURALE pag. 10 Shirataki nel piatto,

le virtù della radice di konjak pag. 14 Ipertensione,

la cura dei semi di lino pag. 16 Capperi!

Un antiallergico naturale

IL MONDO DELLE ERBE pag. 18 Cure naturali

per l’autunno pag. 26 Gli oli essenziali

per la donna

LE ALTRE MEDICINE

OMEOPATIA pag. 64

Afte in bocca: 5 rimedi omeopatici

pag. 73

Il rimedio d’argento e il caso della micia Pulce

pag. 50 Tecniche di

rinvigorimento della respirazione Pranayama

pag. 54 La biodinamica

craniosacrale e le nostre origini


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pag. 32

DOSSIER

FUNGHI MEDICINALI Le meraviglie del regno dei funghi I funghi in medicina, una risorsa tutta da scoprire Formule di prevenzione Quelli del supermercato... mangerecci e salutari

RUBRICHE

Buoni funghi per mente e cervello

Il periscopio pag. 8

Ci salverĂ un fiore pag. 22

Scoperte in soffitta pag. 30

Lezioni di Feng Shui pag. 60

Il tuo omeotipo

Il mercato della salute

pag. 70

Il giramondo pag. 76

Le ricette del mese pag. 80

Prepariamolo in casa pag. 82

pag. 84

Libri pag. 88

Annunci olistici pag. 92

L’ultima domanda pag. 98


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Il mondo delle erbe

Cure naturali per l’AUTUNNO

Filari di vite: con le foglie rosse si preparano ottimi rimedi per i disturbi della circolazione.

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Fine dell’estate, animali e piante si volgono nuovamente al sottosuolo. Ma ancora una volta la Natura ci regala i suoi rimedi contro i disturbi di stagione. Impariamo a conoscerli… Matteo Politi

A

utunno: la Natura cade al suolo, stanca degli eccessi estivi, stremata dalla potenza del Sole. Tutto secca, si disidrata e muore tra le braccia di Madre Terra. È il movimento archetipo della Natura in questo periodo dell’anno, che a poco a poco nei mesi d’autunno torna nel buio del sottosuolo, compiendo un passaggio verso il mondo interiore. Dopo l’estate esplosiva, cominciamo ad accogliere in noi le esperienze fatte. L’elemento Aria che governa il mese della Bilancia (23 settembre-22 Corbezzolo ottobre) dipinge le foglie del bosco dei colori d’autunno. L’elemento Acqua del mese dello Scorpione (23 ottobre-22 novembre) macera, imputridisce e trasforma il residuo umido del fogliame caduto a terra, regalando nuova vita sotto forma di funghi. Infine il Fuoco del Sagittario (23 novembre21 dicembre) cuoce lentamente tutto l’organico riducendolo a cenere, arricchendo il terreno di minerali preziosi per la nuova vita che verrà nei mesi a seguire. In questi passaggi, che doni raccoglie dalla Natura l’erborista?

Il rosso delle foglie di vite Il rosso nelle sue varie tonalità che colorano le foglie e i frutti d’autunno contiene in sé sostanze preziose. La chimica moderna le chiama antocianine, prodotti naturali utili per la salute umana. I principi attivi contenuti ad esempio nelle foglie della vite raccolte in autunno, quando assumono sfumature rosseggianti, svolgono un'intensa attività antiossidante e antinfiammatoria. La loro azione più importante è quella tonica e vaso-protettrice diretta al sistema circolatorio, dove riducono o eliminano edemi e

gonfiori. Preparati a base di “vite rossa” sono perciò indicati in tutte le forme di vene varicose, flebiti, fragilità capillare, couperose, edemi, emorroidi, cellulite, ritenzione idrica, stasi ematica e pesantezza agli arti inferiori. Nei mesi che verranno, tra l’autunno e l’inverno, ci muoveremo meno, frequentando sempre più luoghi chiusi. Ecco che i ristagni idrici e la stasi ematica possono sopraggiungere. Preparati a base di vite per uso sia esterno (creme o cataplasmi) sia interno (estratti secchi, foglie polverizzate, infusi), assunti nel primo autunno aiutano a prevenire tali disturbi.

I frutti che ci accompagnano verso il freddo Dopo le foglie, i frutti d’autunno, spesso piccole bacche colorate dal rosso al viola scuro con pochissima polpa. I piccoli frutti che la Natura regala in autunno sono ricchissimi di antiossidanti che preparano il terreno – da intendersi come il nostro corpo – ad affrontare il clima difficile in arrivo. Consumiamo in varie forme – tra cui confetture, gelatine, sciroppi e succhi – i frutti di prugnolo, corbezzolo, mirto, biancospino, corniolo. Anche altri frutti, più grandi, apportano sostanze preziose per la preparazione al clima freddo; troviamo il cachi, eccellente fonte di beta-carotene e vitamina C, e il melograno ricco di sali minerali, vitamine e antiossidanti (si veda a pagina 82). La frutta secca invece, come noci, mandorle e nocciole, apporta altri tipi di componenti spesso molto utili per il sistema nervoso come gli acidi grassi omega-3, che consentono di pensare chiaro e stimolare un umore positivo; un effetto che, con l’aumentare delle ore di buio, può risultare estremamente utile. Apportano inoltre molte calorie, da intendersi anche come un calore

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Il mondo delle erbe

Cure vegetali, le modalità d’impiego Per la circolazione: Vite rossa Le foglie di vite rossa possono venire assunte sotto forma di infuso. In questo caso si usano 5-10 grammi di foglie essiccate e ridotte a taglio tisana, per ogni 250 ml di acqua. Si porta ad ebollizione l’acqua e la si versa sulle foglie lasciando in infusione per una decina di minuti. Questo infuso viene assunto due volte al giorno. Contro stanchezze e anemia: Radice di romice La radice di romice può essere assunta sottoforma di decotto. In questo caso per ogni litro di acqua si usano 20 grammi di radice preventivamente essiccata al sole e sminuzzata. Si mette la radice nell’acqua fredda e si porta a ebollizione lasciando bollire per almeno 5 minuti. Tale decotto si consumerà nell’arco della giornata. Depurazione quotidiana: Ortica Vari preparati erboristici a base di radice di ortica sono disponibili in commercio. Sebbene secondo la fitoterapia moderna risultino maggiormente indicati per contrastare l’ipertrofia prostatica, in passato foglie e radici erano impiegate anche come diuretici e depurativi. Per preparare il decotto si mettono 2-3 grammi di radice polverizzata in 100 ml di acqua fredda. Si porta ad ebollizione e si lascia bollire per almeno 5 minuti: 1-3 tazze tra la mattina e il primo pomeriggio.

organico e vitale che nella stagione fredda risulterà di grande conforto.

Le radici, un dono della terra

Ortica

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E poi le radici, l’organo vegetale sotterraneo che, per antonomasia, conviene raccogliere e utilizzare d’autunno, la stagione correlata appunto all’elemento Terra. Come la primavera, anche l’autunno è una stagione di passaggio e di cambiamento, dove tutta la Natura si trasforma e si rinnova. Valgono dunque anche per questo periodo dell’anno le erbe depurative, che aiuteranno l’organismo ad adattarsi al nuovo clima e al nuovo ambiente. In questo caso, dello stesso tarassaco, le cui foglie vengono consumate in primavera, sceglieremo di raccogliere e usare la radice sottoforma di decotto, utile soprattutto per il ricambio e la depurazione del fegato. È il

Bardana

momento ideale anche per dissotterrare la lunga radice a fittone della bardana, anch’essa pianta depurativa d’eccellenza grazie alla sua generale azione disintossicante. Anche dell’ortica in questo caso si utilizzano le radici, per sfruttare al meglio le spiccate proprietà diuretiche e quindi depurative attraverso le vie urinarie. Infine, la radice di romice, pianta infestante per gli agricoltori, utilissima per gli erboristi in quanto ottimo rimedio per favorire l’assorbimento del ferro e quindi l’eritropoiesi e l’emopoiesi, contrastando l’eventuale stanchezza cronica che può insorgere a poco a poco durante la stagione autunnale.

Il fungo Trametes versicolor, toccasana immunitario Se la Natura soprattutto d’autunno regala in abbondanza nuovi doni preziosi e inusuali quali sono i funghi, l’erborista


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Ginepro

attento non potrà esimersi dal prenderli in considerazione. Abituati in Occidente a considerarli essenzialmente come alimenti, soprattutto dal lontano Oriente arrivano dei suggerimenti importanti riguardo all’utilizzo medicinale di questi esseri viventi appartenenti a un regno a sé stante. Nel dossier di questo numero ne parliamo estesamente, ora vogliamo portare l’attenzione su un fungo dei nostri boschi. Tra le proprietà più rinomate e interessanti attribuite ai funghi medicinali troviamo quella a carico del sistema immunitario, che viene regolato e ottimizzato: al riguardo il fungo chiamato Trametes versicolor è una fonte molto ricca di tali sostanze con spiccata azione immunomodulante, da sempre utilizzato in Oriente nei preparati che donano lunga vita,

Trametes versicolor

probabilmente proprio perché il sostegno del sistema immunitario risulta essere la miglior maniera per garantirsi un’esistenza longeva e sana.

L’antinfluenzale dentro di noi Quale miglior stagione se non l’autunno per preparare e sostenere l’agente antinfluenzale per eccellenza, ovvero il nostro sistema immunitario? Il Trametes versicolor – non commestibile perché legnoso anche se può essere masticato stile chewing gum – è molto comune anche nei nostri boschi come del resto altre specie fungine utilizzate in Oriente come fonti di importanti rimedi naturali. Perché allora l’erboristeria mediterranea non si decide a introdurre questi tipi di rimedi come ulteriori ingredienti locali per la cura delle malattie?

Il tocco delle piante sempreverdi: un serbatoio di calore e aromi Nel tardo autunno la Natura è ormai quasi del tutto caduta al suolo, e il marrone del legno è il colore predominante nei boschi che si apprestano a passare il freddo Inverno. Ma un po’ di verde resiste. Spesso sono piante dalle foglie dure e rigide, la cui forma è a volte ridotta all’essenza come nel caso delle aghifoglie, pino e abete prime tra tutte. Queste piante non solo non subiscono gli effetti del cambio di stagione rimanendo stabili nella loro forma, ma conservano al loro interno un certo calore sottoforma di oli essenziali. Ragionando per analogia, saranno piante alleate per superare i cambiamenti che porta l’autunno e rimanere salde e robuste senza subire eventuali “cadute”. Il calore aromatico degli oli essenziali di pino e abete risolverà i primi raffreddori sciogliendo muchi e catarri grazie all’azione balsamica e antisettica. Se utilizzati localmente, veicolati in unguenti, scioglieranno i dolori e gli indurimenti reumatici localizzati che si accentuano con i primi freddi. Per ottimizzare tale effetto si cerca la sinergia con preparati a base di ginepro e cipresso, anch’esse piante sempreverdi ricche di oli essenziali, che in più stimolano e sostengono la microcircolazione. Questa pratica di diffondere calore negli angoli più reconditi del nostro corpo grazie all’utilizzo dei rimedi erboristici, si traduce nel regalarsi un po’ di sollievo per contrastare il freddo che verrà.

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Scoperte in soffitta

Gemma Astolfo

La cura dell’uva

L

a fama dell’uva come alimento salutare è antichissima: la consigliavano i medici greco-romani come Plinio, Celso, Dioscoride. A partire dall’Ottocento, fino ai giorni nostri, si è poi diffusa la pratica della cura dell’uva, molto popolare in Francia e nei paesi di lingua tedesca. A rilanciarne l’interesse in ambito medico ha contribuito il libro, uscito nel 1921, “La cura dell'uva”, della sudafricana Johanna Brandt: racconta di essere guarita da una grave malattia consumando solo uva per alcuni mesi.

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Seppur aneddotico, il caso fece scuola e la cura, dapprima seguita volontariamente da

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molte persone a fine estate, convinse alcune scuole di medicina ad approfondire. Con ottimi riscontri, evidentemente, se nel 1933, il professor Marcel Labbé dell’Accademia di Medicina francese invitava tutti a sottoporsi all’ampeloterapia (ovvero alla cura dell’uva): «L'Accademia può raccomandarla – disse – perché

rappresenta una cura molto efficace contro varie malattie e, in generale, contro tutti gli stati patologici raggruppati sotto il nome di artrite».

La cura venne in seguito rilanciata a più riprese. Nel 1957, per esempio, ebbe grande risonanza il libro “The grape cure, a living testament” di Basil

La faccenda della buccia dell'uva

}

La buccia dell'uva andrebbe sempre consumata perché contiene flavonoidi e altre sostanze benefiche per l'organismo. Durante i primi giorni della cura si può verificare un effetto lassativo ma, se si prosegue oltre una settimana, a volte subentra una forma di stipsi dovuta proprio al consumo della buccia. Per questo motivo è opportuno ridurre l'apporto della buccia se compare stipsi.


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LE MODALITÀ

DI ESECUZIONE Shackleton. In realtà, a partire dall’Ottocento, la cura dell’uva è ampiamente citata nei testi e nelle esperienze di molti naturopati, non tanto come terapia per specifiche malattie, quanto come strategia detox da eseguire nel passaggio dalla stagione estiva all’autunno. Ma perché consumare solo uva per alcuni giorni risulta benefico per il nostro organismo?

Innanzitutto la cura dell’uva rientra tra gli approcci di purificazione organica in un momento importante dell’anno: l’organismo deve ripulirsi dalle scorie accumulate, per potersi presentare in ottima forma all’arrivo dei primi freddi. In altre parole: via la zavorra che ostacola l’adattamento alle nuove condizioni climatiche. Numerose tradizioni mediche consigliano di effettuare una “grande pulizia” in questi periodi. Per centrare l’obiettivo è necessario un ingrediente fondamentale: l’acqua di cui l’uva è ricchissima e che porta via le tossine.

Ma non solo. L’uva è uno dei più potenti alimenti alcalinizzanti, oltre ad essere ben digeribile (utile contro i disturbi digestivi). Contiene vitamine del gruppo B, C, A e sali minerali. Son ben presenti preziosi flavonoidi, soprattutto a livello della buccia e in particolare nell’uva nera o rossa: l’azione di questi composti, e del resveratrolo, si traduce in un effetto antiossidante e antinfiammatorio, con

ricadute preventive ad ampio raggio. Ovviamente sono presenti zuccheri semplici, ma la cura non sembra comportare un aumento della glicemia. Molti segnalano una ripresa della carica energetica, dopo alcuni giorni di cura. C’è chi consiglia di aumentare il consumo di uva in convalescenza o se si sta attraversando un periodo di stress psicofisico.

Da non sottovalutare i semini dell’uva, detti vinaccioli. Sono estremamente ricchi di polifenoli. L’olio di vinaccioli, con il suo particolare gusto agro-dolce, condisce le insalate e trova impiego in campo cosmetico sul viso e sul corpo per le sue qualità antiaging, per prevenire e trattare le macchie cutanee.

Si potrebbe continuare a lungo. Ricordiamo solo che il succo d’uva fluidifica il sangue, contribuendo a prevenire ictus e infarti. E come ricorda il naturopata Valdo Vaccaro, contiene melatonina, proprio la sostanza che si usa contro il jet-lag e i disturbi del sonno. Regola quindi i ritmi circadiani e si rivela utile per adattarsi ai nuovi ritmi di vita, determinati dal ritorno al lavoro dopo le vacanze e dal progressivo ridursi delle ore di luce. Da notare anche che la composizione del succo d’uva è molto simile a quella del latte materno, ma senza proteine: per questo motivo è stata chiamata “latte vegetale”. Un’altra prova della generosità della natura nei nostri confronti.

Quando iniziare Si può iniziare la cura da fine agosto fino alle prime settimane di ottobre.

➜ Per quanto tempo? Da 3 giorni a 2 settimane. C’è chi prosegue oltre, ma procediamo con cautela.

➜ Quanta uva? Si mangia solo uva per tutto il periodo della cura: da uno a 2,5 chilogrammi al giorno a colazione, pranzo e cena.

➜ Uva di che tipo? Variamo: bianca e rossa. L’uva rossa è più ricca di flavonoidi.

➜ Devo mangiare anche la buccia e i semini? Sì, la buccia contiene importanti principi nutrizionali, così come i semini. Masticarli bene. Altre volte possiamo bere solo il succo, senza buccia e semini. Consumiamo l’uva sotto tutte le forme: frulliamo l’acino intero, centrifughiamolo, prepariamo macedonie con o senza i semini.

➜ Ma non devo proprio mangiare altro? Non si dovrebbe mangiare altro, per qualche giorno si può fare... Nel caso non si voglia rinunciare ad altri alimenti, assumere uva lontano dai pasti.

➜ Quando è meglio evitare la cura? No in gravidanza e allattamento. No se in terapia con farmaci anticoagulanti (l’uva stessa è un anticoagulante e potrebbe sballare i parametri della coagulazione). Evitare anche in presenza di una grave debilitazione o malattia.

➜ Lavare sempre l’uva Lavarla sotto abbondante acqua corrente. I naturopati Jean-Marie e Natalie Delecroix consigliano di immergere i grappoli in acqua contenente succo di limone per dissolvere i nitrati eventualmente presenti sulla buccia.

➜ Prima e dopo la cura Come per tutte le cure detox, anche la cura dell’uva richiede un approccio graduale. Qualche giorno prima di iniziare consumate solo alimenti vegetali, dapprima solidi, poi sempre più liquidi (centrifugati, spremute e frullati). Il nostro apparato digerente ha bisogno di un po’ di tempo per adattarsi. Alla fine della cura facciamo l’inverso: introdurre alimenti vegetali liquidi e poi solidi, prima crudi e poi cotti.

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Dossier

mila anni fa: è l’età della mummia Otzi. Nel suo sacco era presente un fungo medicinale.

Funghi medicinali Guida ragionata all’impiego per la terapia e la prevenzione

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pag. 34

Le meraviglie del regno dei funghi

pag.46

Quelli del supermercato... mangerecci e salutari

pag. 38

I funghi in medicina, una risorsa tutta da scoprire

pag.48

Buoni funghi per mente e cervello

pag. 44

Formule di prevenzione


34 DOSSIER INTROF_Layout 2 01/09/14 13.29 Pagina 33

1,5

milioni. È il numero di specie fungine attualmente identificate. Pochissime sono state studiate.

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mila anni fa il Reishi era già famoso in Cina: ricercatissimo dalla corte imperiale.

Se ne fa un gran parlare: un numero crescente di persone si rivolge alla micoterapia per avere un aiuto nella cura di diversi problemi di salute o, più spesso, come strategia per proteggere l’organismo dagli insulti della vita moderna. Come sempre, la materia va approcciata con cautela anche perché le sostanze contenute nei funghi non sono “acqua fresca”: sono sostanze molto attive, dotate di un’azione profonda sul sistema corpo-mente. Caratteristiche ben conosciute dalle tradizioni mediche cinese e giapponese. Potenziano le difese Loro usavano altre parole, facevano immunitarie, sono riferimento a una diversa visione della vita e della salute, ma in molti antinfiammatori, casi la micoterapia scientifica ha conparlano in vari modi fermato gli impieghi “storici”. I funghi dispongono di un armamentario di molecole davvero sorprendente: in particolare polisaccaridi (che rafforzano il sistema immunitario), ma anche terpeni e alcaloidi. Nulla a che vedere con il regno delle piante. Che cosa contengono esattamente? Lo vediamo nel primo articolo.

al sistema corpo-mente. Li possiamo usare con le dovute precauzioni per mantenere le funzioni organiche in buona salute.

Passiamo poi ad illustrare gli impieghi riconosciuti dalla micoterapia moderna. È principalmente una questione di dosi: alte dosi per la terapia (sotto guida medica), dosi minori e meno impegnative per la prevenzione. Ci accompagna in questo percorso il professor Ivo Bianchi, micoterapeuta di fama mondiale. Ma come si usa il Ganoderma? Non parliamo degli usi terapeutici per il motivo che abbiamo detto (non si scherza: serve un medico esperto!). Ci limitiamo ad esporre alcune ricette per la prevenzione. Da non sottovalutare, poi, alcuni funghi mangerecci che troviamo al supermercato: in particolare lo Champignon e l’Orecchione. Infine, due funghi meno “celebri” ma dotati di un’interessante azione su mente e cervello.

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Prepariamolo in casa

Giulia Landini

IL MELOGRANO un antiossidante… gustosissimo! ppocrate, il padre della medicina, aveva un debole per il melograno: il suo acceso colore, i suoi semi e la capacità del suo piccolo arbusto di sopravvivere anche in condizioni climatiche e territoriali non semplici, colpirono l’illustre medico del passato. Le intuizioni di Ippocrate sono state, in seguito, confermate dalla scienza moderna: il melograno è un frutto davvero speciale. Poco calorico, il melograno è costituito dall’80% di acqua: possiede moltissimo potassio, (250 mg ogni 100 g) e fosforo (22 mg ogni 100 g); contiene

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Liquore al melograno Con i semi del melograno è possibile preparare uno squisito liquore. Il procedimento in questo caso non presuppone spremere, ma solo togliere i chicchi dall’interno del melograno.

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anche buone quantità di ferro, magnesio, sodio e vitamina C, quest’ultima nella dose di 20 g per 100 g di frutto.

interessanti proprietà antiossidanti, anche grazie alla presenza di polifenoli e di vitamina C.

Proprietà curative

Pronti per la raccolta…

Sono molteplici gli utilizzi del melograno in funzione curativa: polverizzando le scorze essiccate, ricche di tannini, e utilizzandole in decotto, si può bloccare o alleviare la diarrea; possiede inoltre potenzialità vermifughe, in particolar modo nei confronti della tenia; inoltre il melograno aiuta a preservare l’ossidazione lipidica: infine il suo olio e il succo (vedi la ricetta, ndr) sono dotati di

Non fatevi quindi sfuggire la raccolta del melograno, che avviene solitamente all’inizio dell’autunno: con i suoi semi è possibile autoprodurre dell’ottimo succo, ricco di antiossidanti, sanissimo e gustoso, oppure un liquore che ci scalda il cuore per tutto l’inverno! Non gettate le bucce: si possono essiccare, quindi polverizzare e utilizzarle in decotto contro la diarrea.

Ingredienti ✓ 1 litro di alcol alimentare ✓ 800 g di chicchi di melograno ✓ 800 ml di acqua ✓ 500 g di zucchero integrale di canna bio Preparazione Ponete a macerare nell’alcol i chicchi di melograno per 15

giorni, al termine dei quali il vostro liquido sarà diventato rosa scuro. Trascorso questo tempo, è l’ora di preparare lo sciroppo: in una pentola versate l’acqua e portatela a ebollizione. Aggiungete, quindi, lo zucchero integrale di canna bio e fatelo sciogliere per 20 minuti sobbollendo.

A questo punto, aggiungete allo sciroppo i chicchi macerati nell’alcol (alcol incluso) e mescolate bene. Non vi resta che imbottigliare. Prima di consumarlo, attendete ancora 15 giorni. Il suo sapore è dolce con una nota aspra : la gradazione si aggira intorno ai 40 gradi.


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Succo di melograno: ecco come procedere Il succo di melograno si può preparare in vari modi e con diverse attrezzature. Tenere ben presente che lo si estrae dai chicchi, un procedimento che richiede tempo e pazienza. I chicchi vengono prima sgranati, poi spremuti: quest’ultima operazione si può compiere con un estrattore a bassi giri, perfetto per preparare succhi vivi e crudi, con uno spremiagrumi e un passatutto, oppure con uno schiacciapatate, attrezzo quest’ultimo decisamente più pratico e veloce. La soluzione migliore è l’estrattore a bassi giri, ma se non ne siete provvisti andrà bene lo schiacciapatate. Nonostante il lavoro sia piuttosto impegnativo, confermiamo che il risultato è soddisfacente: otterrete un succo leggermente acidulo, ed è proprio questa la sua forza, sano e gustosissimo! Lo si può addolcire con lo sciroppo oppure lasciarlo al naturale. Andrà comunque consumato in breve tempo.

Ingredienti ✱ 4 kg di melograni ✱ 120 g di zucchero di canna Dulcita ✱ 300 cl di acqua

Attrezzatura ✱ Spremiagrumi o estrattore di succhi vivi a bassi giri o schiacciapatate ✱ Pentola ✱ Mestolo ✱ Passatutto (qualora si utilizzi lo spremiagrumi per estrarre il succo)

Preparazione Spaccate in due i melograni e spremeteli nello strumento prescelto. Con lo spremiagrumi vi accorgerete che rimarrà molto scarto succoso, che riporrete in una ciotola. Quando avrete terminato la spremitura, mettete il succo ottenuto (davvero poco: con 4 kg di melograno otterrete circa un litro di succo!) in una pentola. A questo punto, riprendete lo “scarto” e ponetelo nel passatutto: avrete altro succo che aggiungerete a quello ottenuto prima. Con l’estrattore di succhi vivi il succo sarà di più, ma anche lo schiacciapatate produce poco scarto in tal senso: in questi due casi i chicchi andranno tolti dall’interno del frutto e spremuti successivamente.

Se la quantità di succo ottenuta è modesta, potrete fermarvi anche qui, versandolo, senza l’aggiunta di zucchero, in bottiglie pastorizzate; se invece la quantità di succo è maggiore, sarà importante preparare lo sciroppo e cuocere il succo. Misurate quindi zucchero e acqua: versateli nella pentola insieme al succo di melograno. Portate a ebollizione e sobbollite per 5-10 minuti. Invasettate quando il liquido è ancora bollente per creare il sottovuoto, in bottiglie precedentemente pastorizzate. Questo succo è molto simile a uno sciroppo, denso e davvero saporito: vi consigliamo, quindi, di diluirlo con un poco d’acqua ogni volta che lo berrete.

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