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arcireport

Gli scontri in Ucraina

settimanale a cura dell’Arci | anno XII | n. 8 | 27 febbraio 2014 | www.arci.it | report @arci.it

Si è costituita il 23 febbraio la Rete della Pace di Flavio Mongelli*

Dal 23 febbraio scorso il movimento per la pace italiano ha delle possibilità in più di incidere nella realtà del nostro paese. Domenica scorsa infatti 55 soggetti collettivi hanno costituito la ‘Rete della Pace’ approvando i documenti sulle finalità e sulle regole. Le hanno dato vita sia realtà locali, dalla Tavola della pace della Val Cecina a quella sarda, alla rete della pace umbra, sia nazionali, dall’Agesci alle Acli, dalla Cgil a Un ponte per e alle reti studentesche, dalle grandi reti delle Ong come Aoi, Link 2007 e Piattaforma Ong del Medioriente ad associazioni tematiche e di ricerca come Archivio disarmo e Corpi civili di pace, tutte espressioni del variegato mondo pacifista italiano. Il primo capoverso del documento finale recita: «La Rete della Pace è espressione della Tavola della Pace, cui si ispira e da cui trae origine». La Rete è infatti il punto di arrivo di un percorso interno alla Tavola della pace, iniziato diversi anni fa continua a pagina 2

La miccia ucraina e le frontiere dell’Europa di Raffaella Bolini presidenza nazionale Arci

Negli anni ottanta «per una Europa unita dall’Atlantico agli Urali» era lo slogan più diffuso del movimento per la pace. Il muro di Berlino era ancora in piedi. In quella frase c’era prima di tutto la protesta. Non volevamo vivere in un continente che era metà sotto il tallone degli Usa, metà sotto quello dell’Unione Sovietica e armato fino ai denti. Ma c’era anche dell’altro: la consapevolezza di vivere in un continente senza confini geografici definiti ad est oltre che a sud - perchè un mare così piccolo nello stesso tempo divide e unisce. Era diffusa la coscienza di vivere e di dover costruire unità fra culture e identità assai diverse. La sinistra dell’epoca su questo ragionava. Dove finiva, l’Europa che sognavamo? Come includere Mosca senza pretendere di assorbirla -Mosca, una culla indiscussa della cultura europea, che era anche capitale di un paese fatto per gran parte di Asia e che arrivava fino al Pacifico? Quando il Muro è crollato e l’Urss si è liquefatta, in poco tempo l’esistenza stessa di un Oriente europeo è svanita nel

discorso politico. L’Est è annegato nella retorica sull’allargamento dell’Unione Europea, con la bandiera blu a sventolare su un numero sempre maggiore di capitali festanti. Intanto arrivavano nei paesi dell’est post-comunisti le riforme strutturali liberiste, a cancellare le uniche cose positive che decenni di socialismo reale aveva lasciato alle popolazioni: servizi sociali gratuiti e previdenza. Persino papa Wojtila, artefice indiscusso della caduta dell’Est sovietico, nell’ultima fase della sua vita espresse l’amarezza per aver visto cadere i popoli dell’est dalla padella del totalitarismo alla brace del libero mercato. Negli ultimi trenta anni è evaporato insomma qualsiasi pensiero politico sull’Europa multicentrica, sulle intersezioni necessarie a tenerla insieme, lasciando il campo libero alla geopolitica militare, finanziaria, energetica e delle imprese, i cui attori trattano con chiunque pur di arrivare allo scopo -mafiosi, affaristi, nazionalisti, antisemiti. continua a pagina 2


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e teso a rinnovare l’impegno pacifista, ad aprirsi alle altre realtà, a darsi una governance democratica e trasparente. Le dinamiche interne alla Tavola non hanno reso possibile concludere questo tragitto dentro la Tavola stessa, rallentando in questi anni anche l’efficacia della sua azione verso l’esterno. Per questo la componente di società civile della Tavola ha deciso di aut organizzarsi, sia per dare alle realtà sociali un proprio strumento di coordinamento e di iniziativa, utile alla domanda di mobilitazione diffusa e di impegno sui temi della pace declinata sui diritti, del disarmo, di una nuova politica estera del paese, sia per proporre la Tavola come luogo di incontro delle sue componenti storiche (Coordinamento enti locali per la pace, frati di Assisi, enti locali umbri, società civile) e della promozione della marcia Perugia-Assisi (lanciata unilateralmente per quest’ottobre solo dal coordinamento enti locali). La Rete della Pace rappresenta un nuovo inizio del rinnovato protagonismo dei soggetti sociali e su questi temi e sulla necessità di articolarli e agirli nei territori, di rendere popolari le battaglie pacifiste, di aprirsi alla collaborazione con altre reti. Un primo riscontro positivo si è avuto con l’alto numero di adesioni anche di soggetti esterni all’esperienza della Tavola, e con il forte consenso per gli impegni programmatici. Il primo è la mobilitazione per l’Arena di pace a Verona il 25 aprile, sul disarmo, la riduzione delle spese militari, la nonviolenza, occasione per creare comitati locali di sostegno, primi nuclei di nodi territoriali della Rete; poi la dimensione europea da affermare in occasione della campagna elettorale per il disarmo, per un sistema di difesa europeo che liberi risorse per il welfare, per una politica estera dell’Europa di promozione dei diritti; la dimensione mediterranea per rilanciare iniziative a fianco del diritto dei popoli all’autodeterminazione, alla democrazia, alla giustizia sociale, alla pace; in questo quadro l’adesione alla campagna per la liberazione di Barghouti e dei prigionieri palestinesi e la solidarietà al popolo siriano già a partire dalla manifestazione del 15 marzo; la partecipazione a giugno al Forum della pace a Sarajevo, la partecipazione alla campagna Taglia le ali alle armi. * responsabile Arci Pace solidarietà e cooperazione internazionale

Si è mossa tanto la Nato all’Est, acchiappando dove poteva in chiave antirussa. Si sono mossi i grandi interessi industriali, scrivendo le nuove mappe dell’approvvigionamento ai tempi della scarsità petrolifera, si è mossa la finanza grande e piccola, i grandi gruppi industriali e i piccoli cialtroni, uniti dal mito delle delocalizzazioni. È arrivato Schengen, con i visti e le barriere. La politica invece è svanita. La sinistra ha rimosso. Ancora oggi capita di sentire, in qualche autorevole convegno, che

zione. Che rischiano di farsi la guerra e di produrre una crisi internazionale di grandi dimensioni. Il cittadino medio europeo occidentale non ne sa niente. E non è colpa sua. La narrativa europea dominante, semplificatrice e omologante, non è solo un errore culturale. È un pericolo immenso. Produce un pensiero povero e gretto, incapace di comprendere la realtà -che è elemento essenziale a governare i processi di qualunque natura. La storia dell’Ucraina degli ultimi mille

l’Europa comunitaria avrebbe garantito sessanta anni di pace ininterrotta. Un orrore, per chi ha conficcata ancora negli occhi la guerra a Sarajevo e Mostar. (E, a proposito di Balcani, che l’entusiasmo sia finito ad est è ben dimostrato dalla bassissima affluenza al voto nel referendum di adesione alla UE della Croazia, il paese che diede avvio alla dissoluzione iugoslava proprio in nome dell’integrazione europea). Oggi, dopo la rivolta e i massacri di Kiev, lettori e telespettatori scoprono che le sorti del futuro e della pace europee sono legate a un paese che si chiama Ucraina e a una sua repubblica autonoma che si chiama Crimea. Luoghi sostanzialmente sconosciuti. Sui media è un tripudio di mappe, a spiegarci in poche righe un paese diviso in zone diverse per storia, lingua e voca-

anni è un intreccio senza fine di unificazioni e spartizioni, prosperità e decadenze, indipendenze e sottomissioni, occupazioni, conversioni, pulizie etniche e deportazioni -le ultime risalenti alla generazione dei vecchi ancora in vita. Può essere la regione del conflitto fra Unione Europea e Russia o, al contrario, il territorio dove esse costruiscono la loro intersezione collaboratrice e responsabile. Ci vorrebbe, certo, un altra UE e un’altra Russia per pensare in grande. Ma una cosa è certa. Senza un pensiero pluricentrico e intersecante il continente Europa - senza confini ad est e a sud, pieno di sovrapposizioni e zone grigierimarrà per sempre incomprensibile a se stesso, non riuscirà a cogliere le sue opportunità e continuerà a stupirsi inciampando di continuo in gigantesche micce sempre accese.

Piazza Maidan brucia

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arcireport n. 8 | 27 febbraio2014

solidarietàinternazionale

Una nuova cooperazione internazionale Priorità dell’agenda del neoministro degli Esteri di Silvia Stilli direttrice Arcs

La notizia della scelta della designazione dell’onorevole Federica Mogherini come Ministro degli Esteri del Governo Renzi è stata accolta con soddisfazione dal mondo non governativo della solidarietà e della cooperazione internazionale. Con lei il dialogo è avviato ormai da anni, per la sua storia di attivista sui temi della pace e della globalizzazione dei diritti e per il suo impegno di parlamentare al sostegno alla società civile afgana e delle altre aree di conflitto, sensibile alle istanze sociali rispetto agli appuntamenti di Expo e del post 2015. È stata un’importante protagonista nel raggiungimento della firma, da parte dell’Italia, della Convenzione Europea per la prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne. Le ong le riconoscono la determinazione nell’aver promosso l’intergruppo parlamentare alla Camera sulla cooperazione internazionale, esperienza nuova che tiene le relazioni con gli attori non governativi,per vigilare e sollecitare il rispetto degli impegni italiani nella lotta alle povertà e nel rafforzamento

degli investimenti per la cooperazione e gli aiuti umanitari. Federica Mogherini è Ministro degli Esteri in una stagione ricca di appuntamenti internazionali delicatissimi per l’Italia, che la impegneranno a rispondere direttamente di quanto, da parlamentare legata ai temi sociali globali, fino a pochi giorni fa lei stessa ha ricordato e sottolineato alle cariche politiche di quel Ministero di cui è a capo da giovedì scorso. Per le ong e le organizzazioni della società civile è determinante l’attenzione politica del MAE e del Governo all’avvio al Senato dei lavori per il completamento dell’iter di approvazione del Decreto governativo di riforma della legge 49/87, che deve rivedere l’architettura del sistema della cooperazione pubblica allo sviluppo dell’Italia. Per il non governativo bisogna procedere con emendamenti complessivi mirati a riequilibrare alcuni aspetti, come il peso eccessivo del privato rispetto al no profit, a valorizzare e promuovere di più il ruolo degli attori sociali e a

rafforzare il ruolo dello stesso Viceministro. Le ong stanno raccogliendo e cercando di mettere insieme in una posizione sintetica unitaria questi ed altri punti. Oltre alla legge, in agenda la gestione del semestre di presidenza italiana dell’UE, l’emergenza umanitaria in Siria e nel corno d’Africa, il destino della democrazia e dei diritti nel Mediterraneo, il percorso verso l’Expo e gli appuntamenti di avvicinamento al dibattito mondiale sul post 2015. La società civile italiana, in un processo conosciuto e aperto, sta elaborando le sue posizioni e definendo anche insieme alle ong europee le sue priorità: la Ministra le conosce, occorre adesso confrontarsi e verificare se e come saranno recepite nel programma del Governo Renzi e nell’azione della sua politica estera. Tanti auguri e un appuntamento a prestissimo, quindi, Ministro Mogherini, con la certezza che per Lei la società civile non si ferma ai marò e alle loro famiglie. stilli@arci.it

Campi internazionali di primavera Anche quest’anno torna il programma dei campi di lavoro e conoscenza all’Estero di Arci, un’esperienza di Volontariato Internazionale nata nel 2005, che ha visto in questi anni la mobilitazione di circa 700 volontarie e volontari, con più di 15 Paesi interessati dai programmi. Per la primavera 2014 i Paesi di destinazione sono Cuba, dal 18 al 27 aprile, e Mozambico, dal 19 aprile al 5 maggio. La novità di quest’anno è che all’esperienza di collaborazione con i partner locali nelle attività quotidiane di volontariato, verrà affiancato un periodo di turismo responsabile nel quale visitare il Paese di destinazione. A Cuba (scadenza iscrizioni 28 febbraio) si parteciperà ad un workshop di fotografia sociale: insieme al fotografo professionista Giulio Di Meo si partirà da Santa Fé per andare alla scoperta de L’Avana attraverso l’obiettivo fotografico. Alcuni giorni saranno poi dedicati alla

visita de L’Avana e della zona rurale di Pinar del Rio. In Mozambico (scadenza iscrizioni 3 marzo) si parteciperà alle attività promosse dal Consorzio Zambézia: sostegno alle donne con gruppi di risparmio e credito, promozione di attività generatrici reddito, formazione e teatro. Successivamente, dopo aver visitato la regione, ci si sposterà per un viaggio nel nord del Paese a Ilha de Moçambique, dichiarata patrimonio

mondiale dell’Unesco. Per entrambi i campi la quota di partecipazione è di 2000 euro e comprende viaggio aereo, spostamenti in loco, vitto, alloggio, assicurazione sanitaria e civile SISCOS (assicurazione per cooperanti e volontari in missione all’estero) e costi di visto. I campi di lavoro e conoscenza internazionali dell’Arci sono un’esperienza di volontariato a breve termine dove si vive e si lavora insieme, ci si impegna direttamente in attività condivise con le comunità locali: l’obiettivo è quello di promuovere, attraverso la conoscenza diretta, la solidarietà e la cooperazione internazionale come valore collettivo, ma anche come stile di vita, per la promozione del dialogo interculturale, la pace, l’affermazione dei diritti globali. L’aggiunta di uno spazio di turismo responsabile arricchirà questa occasione di crescita culturale da non perdere. www.arciculturaesviluppo.it


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arcireport n. 8 | 27 febbraio2014

solidarietàinternazionale

Il 38° anniversario della RASD di Luciano Ardesi presidente Associazione Nazionale Solidarietà con il Popolo Saharawi

L’ultima colonia africana, il Sahara Occidentale, attende ancora la piena indipendenza. Il 27 febbraio 1976, 38 anni fa, il Fronte Polisario proclamava la Repubblica Araba Sahrawi Democratica (RASD). Quel sogno si è solo parzialmente realizzato. Un terzo della RASD è stato liberato dall’occupazione del Marocco, mentre nei Territori Occupati la resistenza popolare nonviolenta smentisce quotidianamente il tentativo, fallito, di normalizzare la colonizzazione. Il popolo sahrawi rimane diviso in due da un ‘muro della vergogna’ che attraversa da nord a sud la RASD, e con un’importante diaspora nei campi profughi in Algeria. L’autodeterminazione rimane dunque l’obiettivo principale del Polisario. Il piano di pace dell’Onu nel 1991 ha imposto il cessate il fuoco ma è stato incapace di portare a termine il referendum di autodeterminazione a causa della paura della monarchia marocchina di perderlo. Si è creato così il paradosso di una missione di caschi blu (MINURSO),

per sorvegliare il cessate il fuoco e organizzare il referendum, costretta ad osservare impotente la quotidiana, bestiale repressione nei confronti della popolazione sahrawi. La MINURSO è così l’unica missione di pace dell’Onu a non prevedere la protezione dei civili. Ciò è dovuto alla minaccia di veto della Francia nel Consiglio di Sicurezza, cui spetta modificare l’originario mandato dei caschi blu. Per questo motivo dai Territori Occupati una coalizione di organizzazioni sahrawi per la difesa dei diritti umani, di associazioni dei famigliari di scomparsi e di prigionieri politici, ha lanciato una Campagna internazionale per l’allargamento del mandato della MINURSO da qui alla fine di aprile, data entro la quale si dovrà decidere il rinnovo della missione dei caschi blu. L’appello è soprattutto diretto ai membri del Consiglio di Sicurezza e all’Europa, responsabile della mancata autodeterminazione della ex colonia spagnola e di una politica estera delegata completamente alla Francia i cui governi,

di qualunque colore, si sono opposti ai diritti umani dei sahrawi. Già l’Europa si è resa responsabile della gravissima violazione del diritto internazionale. Il 10 dicembre scorso, ironia della sorte nella giornata internazionale dei diritti umani, il Parlamento europeo ha approvato il rinnovo dell’Accordo di pesca UE-Marocco che comprende le acque del Sahara Occidentale sulle quali il Marocco non ha sovranità alcuna. L’accordo consente così ai pescherecci di 11 paesi, tra cui l’Italia, di sfruttare illegalmente le ricchezze naturali della RASD. Il Marocco in tutti questi mesi, oltre alla repressione nei Territori Occupati, conduce una campagna di disinformazione, soprattutto nei confronti dei campi profughi sahrawi in Algeria, dipinti come un covo di Al Qaeda. La smentita più forte è venuta dalla 14a edizione della Sahara Marathon che si è tenuta il 24 febbraio nei campi profughi, e che ha visto la partecipazione in totale sicurezza di oltre 450 atleti provenienti da 25 paesi.

Solo per farti sapere che sono viva L’8 marzo al Nuovo Cinema Aquila di Roma sarà proiettato il documentario Solo per farti sapere che sono viva di Emanuela Zuccalà e Simona Ghizzoni. Sparizioni forzate, tortura, prigioni segrete, fosse comuni, nessun processo e nessuna giustizia. La storia del Sahara Occidentale, il territorio a sud del Marocco dallo status politico ancora indefinito, è scandita da una cupa sequenza di violazioni dei diritti umani. Ed è tuttora dimenticata. Degja Lachgare è stata prelevata con la forza da casa sua, in un pomeriggio del 1980, da quattro poliziotti in borghese. Gettata nel retro di una Land Rover, trasportata da una prigione segreta all’altra, ha passato 11 anni della sua giovinezza prigioniera e con gli occhi bendati, nella costante attesa dell’interrogatorio e della tortura. Soukaina Jid Ahloud ha vissuto 11 anni in una cella angusta. Dopo il suo arresto, la figlia minore è morta di stenti perché nessuno poteva prendersi cura di lei. Non aveva ancora compiuto un anno. Della sua prigionia, Mina Baalt ricorda con orrore le ossessive minacce di stupro, e tutte le notti che le hanno fatto trascor-

rere nuda, in piedi, al freddo. Leila Dambar, come una moderna Antigone, non può ancora dare sepoltura al cadavere del fratello Said, morto nel dicembre del 2010: la sua famiglia non fa che chiedere al governo marocchino l’autopsia sul corpo del ragazzo, ucciso dalla polizia in circostanze ambigue, ma le autorità non rispondono. Solo per farti sapere che sono viva è un documentario ritmato da interviste video,

Malaka Shweikh in Italia Il 3 e 4 marzo sarà a Roma Malaka Shweikh, studentessa e giovane blogger di Gaza. Appuntamento il 3 marzo alle 16 presso l’Università La Sapienza, intervengono Giuliana Sgrena e Giuseppe Cederna; il 4 marzo alle 18 alla Casa internazionale delle donne Malaka sarà intervistata da Biancamaria Scarcia Amoretti, islamista. Le iniziative, a ingresso libero, sono promosse dall’Associazione Cultura è libertà. palestinaculturaeliberta.wordpress.com

musica e fotografie che racconta tutto questo da una prospettiva femminile, intima, familiare. Per ricostruire, attraverso le testimonianze delle donne, i loro diari e le vecchie fotografie conservate come reliquie, la storia di un popolo. Il film è stato prodotto da Zona, casa di produzione che realizza progetti di utilità sociale in collaborazione con ONG, organizzazioni internazionali, istituzioni pubbliche e private, università, fondazioni. Sostiene l’ideazione, lo sviluppo e la produzione di progetti di lungo termine dedicati all’approfondimento del mondo contemporaneo, coinvolgendo il pubblico sui temi del presente attraverso mostre, pubblicazioni, conferenze, web e nuovi media. In particolare, è stato possibile portare a termine il documentario con un progetto di crowdfunding, campagna di raccolta fondi dal basso che ha consentito, grazie a donatori individuali e collettivi, di ottenere i finanziamenti necessari per portare avanti il lavoro in maniera indipendente. Il 22 marzo il film sarà proiettato a Reggio Emilia con l’associazione Jaima Sahrawi. www.zona.org


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arcireport n. 8 | 27 febbraio2014

migranti

Il nuovo governo sopprime il ministero dell’Integrazione Un passo indietro grave e inatteso

La cancellazione del Ministero dell’Integrazione è una brutta notizia per la nostra democrazia. Siamo infatti un paese in cui vivono circa 5 milioni di persone di origine straniera e in cui non si è riusciti a far approvare dal Parlamento quella riforma della legge sulla cittadinanza per la quale la Campagna L’Italia sono anch’io, di cui è stato fra l’altro portavoce l’attuale sottosegretario alla presidenza Graziano Del Rio, ha raccolto più di duecentomila firme. Quelli dell’immigrazione, dell’integrazione e dell’accoglienza sono temi che hanno una grande valenza dal punto di vista culturale e politico, perché è su di essi che si definisce l’identità di un paese e della stessa Europa. Negli ultimi due governi, prima di questo, l’istituzione di un ministero ad hoc aveva quantomeno fatto sperare che a questi temi venisse data l’attenzione che meritano, anche se

l’esperienza , in particolare della ministra Kyenge, ha dovuto scontare una carenza di strumenti e risorse che ne hanno fortemente indebolito l’efficacia. La risposta avrebbe dovuto essere, però, non la soppressione del ministero ma un suo rafforzamento. Allo stato delle cose, se non si porrà rimedio a questa situazione, i poteri in materia saranno concentrati nelle mani del ministro dell’Interno, che verrebbe ad assumere un ruolo centrale su una questione che invece è ricca di implicazioni che vanno ben al di là della gestione dell’ordine pubblico. Già si vedono i contraccolpi di una simile scelta. Dell’introduzione dello ius soli, per esempio, non se ne parla tra le priorità programmatiche del nuovo governo. Un passo indietro su questo argomento sarebbe davvero un colpo durissimo per tutti quei bambini e ragazzi di origine straniera, nati in Italia o che vi vivono

1 marzo Antirazzista Manifestazione a Milano La Milano antirazzista si mobilita come ‘Milano Senza Frontiere’ e chiama tutte e tutti a scendere in piazza il primo marzo per riportare l’attenzione sui diritti negati o violati delle cittadine e dei cittadini migranti. La manifestazione del primo marzo è diventata uno degli appuntamenti simbolici, distintivi dell’antirazzismo italiano. Anche quest’anno vogliamo ribadire in modo nonviolento a gran voce che garantire i diritti delle e dei migranti vuol dire garantire i diritti di tutta la società. Solo insieme, migranti ed autoctoni, possiamo rispondere al clima di razzismo e di paura che alcuni esponenti delle istituzioni, partiti politici e mass media vogliono affermare nel paese. Solo insieme possiamo costruire una risposta alla crisi economica e reagire contro chi fomenta la guerra tra poveri facendo crescere la solidarietà, per rendere concreto il sogno di una società di convivenza, in cui tutte le persone possano godere degli stessi diritti, senza distinzioni basate sulla provenienza nazionale. Per ciò chiamiamo tutte e tutti a manifestare il primo marzo a Milano, in preparazione della prossima manifestazione nazionale contro ogni forma di razzismo e per i diritti delle e dei migranti. Il concentramento è alle 14.30 in Piaz-

zale Loreto, angolo via Padova. Il corteo arriverà fino a Piazza del Duomo, e dal palco allestito sotto l’Arengario si potranno ascoltare testimonianze e contributi sui temi e le richieste che vogliamo riportare in primo piano nel dibattito politico nazionale: - La chiusura immediata dei Centri di Identificazione ed Espulsione e la chiusura definitiva del Centro di via Corelli a Milano. - Una nuova legge sull’immigrazione. - Svincolare il permesso di soggiorno dal lavoro. - Il diritto di cittadinanza per le bambine e i bambini nati e/o cresciuti in Italia. - Il diritto di voto per i/le migranti che risiedono in Italia. - Il diritto al lavoro per tutti e tutte come previsto dalla Costituzione. - Parità di diritti fra cittadini. - Il diritto al reddito per tutti e tutte. - Una legge per il diritto d’asilo e reali politiche di accoglienza. - No alla discriminazione nell’acceso ai diversi servizi. - Garantire l’esercizio della libertà di culto. Informazioni: stessabarcamilano@gmail.com www.facebook.com/ 1marzomilanosenzafrontiere

stabilmente da anni, e che si aspettano di vedersi riconosciuto questo diritto fondamentale.

Inghilterra: in Italia «trattamenti inumani e degradanti?» «Lacune sistematiche nelle procedure di riconoscimento della protezione internazionale e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo [..] portano a pensare che ci sia il rischio reale per le persone di essere vittime di trattamenti inumani e degradanti»: per questo, la Corte Suprema inglese ha deciso di accogliere l’esposto di quattro persone che, arrivate in Inghilterra passando per l’Italia, in base al regolamento Dublino avrebbero dovuto essere rimandate nel nostro paese, primo stato europeo in cui avevano chiesto asilo. I quattro hanno espresso il timore di tornare in Italia per paura di veder violati i propri diritti e di non ricevere assistenza adeguata, dopo essersi trovati in situazioni che li hanno profondamente segnati da un punto di vista emotivo e fisico. Una donna eritrea ha raccontato di essere stata violentata più volte in un edificio abbandonato dove dormiva insieme a molte altre persone - unico posto dove è riuscita a trovare rifugio in mancanza di una reale assistenza da parte dello stato italiano - . Il cittadino iraniano ha testimoniato di essere stato vittima di torture e abusi nel proprio paese, e di soffrire di problemi legati a quanto vissuto per cui avrebbe bisogno di assistenza medica, che l’Italia non gli ha mai garantito. Inizialmente, il ministro degli Interni aveva dichiarato che in Italia non è «sistematica» la violazione dei diritti dei richiedenti asilo, e per questo non riteneva di dover fermare il trasferimento dei quattro, che hanno inoltrato un esposto alla Corte Suprema. Il più alto organo giudiziario del Regno Unito ha accolto la richiesta, chiedendo accertamenti per valutare la situazione in Italia e capire se in effetti, in un paese che «si presume dovrebbe essere sicuro», in realtà c’è «il serio rischio per queste persone di subire trattamenti inumani e degradanti».


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arcireport n. 8 | 27 febbraio2014

cultura

Toccherà ai Giudici decidere se il Regolamento AGCOM sul diritto d’autore è legittimo o meno ANSO (Associazione Nazionale Stampa Online), FEMI, (Federazione Media digitali indipendenti) e Open Media Coalition hanno impugnato dinanzi al TAR del Lazio il Regolamento relativo alla tutela e promozione del diritto d’autore online, varato nelle scorse settimane dall’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni. Nessuno intende mettere in dubbio l’importanza della tutela del diritto d’autore né vuole garantire l’impunità ai ladri di proprietà intellettuale ma il rispetto della legalità, della costituzione e delle libertà fondamentali viene prima di tutto. E’ questa la posizione delle tre associazioni. Non spettava ad AGCOM scrivere nuove regole per il diritto d’autore online, sostituendosi al Parlamento ed ai giudici ordinari ai quali la legge sul Diritto d’autore attribuisce la giurisdizione esclusiva in materia di proprietà intellettuale, prevedendo, peraltro, anche la possibilità per i titolari dei diritti di chiedere ed ottenere provvedimenti d’urgenza assolutamente analoghi a quelli che l’Authority si è ora attribuita al posto dei giudici. «Qualcuno scriverà certamente che siamo dalla parte dei pirati» - dicono i rappresentanti delle tre associazioni «ma non è vero. Siamo semplicemente convinti che non si possa tutelare una categoria di diritti, calpestandone altri.

La libertà di informazione, il diritto al giudice naturale, il diritto ad un giusto processo e a un giusto procedimento sono tutti principi che, sfortunatamente, AGCOM ha scelto di ignorare. Che lo abbia fatto per una buona causa non vale a rendere meno grave quanto accaduto e, soprattutto, a rendere legittimo il Regolamento». L’applicazione delle disposizioni contenute nel provvedimento varato dall’Authority, peraltro, pone sulle spalle di tutti gli imprenditori che maneggiano contenuti digitali online macroscopici oneri e responsabilità attraverso i quali, di fatto, si trasferisce integralmente in capo a questi ultimi - che non sono né ladri né pirati - il costo dell’antipirateria. La parola passa ora ai giudici amministrativi e potrebbe, poi, passare ai giudici della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e, forse, anche a quelli della Corte Europea dei diritti dell’uomo. «Credo sia solo un fatto di democrazia – dice l’Avv. Scorza che con i colleghi Belisario e Salvati assiste le tre associazioni - In un Paese normale se non si condivide la decisione di un’Autorità, prima si cerca il confronto ed il dialogo e, poi ci si rivolge ad un giudice perché stabilisca chi ha ragione e chi ha torto e, eventualmente, ristabilisca la legalità». L’auspicio è che i giudici amministrativi siano celeri nella definizione del giudizio perché l’ormai imminente entrata in

Obiettivi sul lavoro La premiazione

Il 27 febbraio, alle 20, presso la Casa del Cinema a Roma, si terrà la premiazione del concorso Obiettivi sul lavoro - Storie dal mondo della conoscenza, promosso da Arci, Ucca, Flc-Cgil, Fondazione Unipolis, in collaborazione con Slc-Cgil. Saranno premiati tre film tra quelli selezionati e sarà assegnato un premio speciale per il miglior film tra quelli realizzati da giovani filmaker under 35. Le opere vincitrici saranno inoltre proiettate nei circoli Ucca e Arci e nelle sedi sindacali Cgil, nelle università, nelle scuole in occasione di iniziative speciali. Alla premiazione parteciperanno Paolo Beni, presidente nazionale Arci, Greta Barbolini, presidente nazionale Ucca, Valter Dondi, direttore Fondazione Unipolis, Domenico Pantaleo, segretario generale Flc-Cgil, Barbara Apuzzo, della

Segreteria nazionale della SLC Cgil. Saranno presenti inoltre i componenti della giuria, presieduta dalla regista Costanza Quatriglio. Interverranno anche il professor Claudio Natoli, dell’Università di Cagliari, e il professor Carlo Casula, dell’Università di Roma Tre a nome delle istituzioni che hanno aderito al concorso e che insieme alla Regione Emilia Romagna, alla associazione Doc/it, alla Cineteca di Bologna si sono impegnati a promuovere e diffondere i film premiati. La premiazione sarà preceduta da una serata-evento mercoledì 26 febbraio a Roma con la proiezione di tutti i film selezionati dalla giuria del concorso. L’evento si terrà presso l’associazione Apollo 11 (ore 20.30), e presso il circolo Arci-Ucca Kino (ore 21).

vigore del provvedimento espone milioni di cittadini italiani a possibili violazioni della propria libertà di manifestazione del pensiero e centinaia di imprenditori ad insostenibili oneri e responsabilità a fronte di colpe che non sono loro. www.anso.it

Seconda edizione del Premio Pierangelo Bertoli Scadono il 31 marzo i termini per partecipare alla seconda edizione del Premio Pierangelo Bertoli dedicato ad uno dei cantautori italiani più impegnati degli ultimi decenni. Autore di canzoni straordinarie per la loro forza, ha raccontato l’Italia con le sue tragedie e debolezze, ma anche storie d’amore popolari ed intense. È stato un cantante appassionato che ha collaborato con tantissimi suoi giovani colleghi scegliendo temi spesso scomodi per la morale e la politica dei suoi anni. Il Premio quest’anno prevede l’assegnazione di cinque riconoscimenti: Premio Pierangelo Bertoli ad artista Big; Premio A muso duro; Premio Per dirti t’amo; Premio Italia d’oro a tre cantautori della Musica Italiana; Premio nuovi cantautori. Il Premio è promosso dall’Associazione culturale Montecristo, dal Comune di Modena, con la collaborazione di Arci nazionale circuito musicale, Arci Real, Arci Modena e con il pieno appoggio della famiglia Bertoli. Il valore artistico di Pierangelo Bertoli è stato talmente elevato da motivare la nascita di questo concorso che intende premiare i cantautori che, come ha fatto Pierangelo, siano capaci di arrivare al cuore della gente, attraverso i contenuti dei loro testi. Il Premio è riservato, in tutte le sue sezioni, ai cantautori, singoli e band, che scrivono testi e musiche delle loro opere. La domanda di partecipazione dovrà essere spedita via mail entro il 31 marzo all’indirizzo premiobertoli@bertolifansclub.org o per posta all’indirizzo Associazione culturale Montecristo, via Rainusso 130, 41124 Modena.


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arcireport n. 8 | 27 febbraio2014

Greta Barbolini confermata presidente di Arci Modena di Michela Iorio Arci Modena

Greta Barbolini è stata riconfermata presidente Arci Modena durante la prima riunione del nuovo Consiglio direttivo provinciale Arci Modena. Con voto unanime i 37 nuovi consiglieri eletti alla Polivalente San Damaso il 22 febbraio in rappresentanza dei 175 circoli e dei 60mila soci, hanno confermato alla presidente uscente la loro fiducia. Tante le dimostrazioni di sostegno per l’operato di Barbolini e del comitato pervenute da presidenti delle associazioni, delegati e invitati intervenuti al V Congresso Arci Modena. Approvati anche quattro ordini del giorno che segneranno il lavoro dei prossimi quattro

anni: due a sostegno della legalità sul territorio e di riconoscimento all’operato del giornalista Giovanni Tizian e della presidente di Fita-Cna Cinzia Franchini, entrambi minacciati dalla criminalità organizzata per il loro attivismo; uno di contrasto al gioco d’azzardo e al proliferare di slot machine negli spazi associativi che aprirà un percorso di confronto con circoli e polivalenti; il quarto dedicato alla chiusura delle Circoscrizioni a Modena e all’impegno per costruire un nuovo modo di organizzare la presenza della pubblica amministrazione sul territorio e nelle frazioni anche per quanto attiene i rapporti

A Reggio Calabria una associazione che cresce di Ernesto Romeo Arci Reggio Calabria

È Davide Grilletto il nuovo Presidente dell’Arci di Reggio Calabria. Grilletto, 35 anni, subentra a Giuseppe Fanti al quale non può non essere riconosciuto lo straordinario merito di aver creato negli ultimi anni un valido gruppo dirigente in grado di affermarsi in un contesto socio-economico e culturale estremamente complesso e delicato come quello calabrese. Da sempre impegnato nel mondo associazionistico e del Terzo Settore, Grilletto è stato eletto al termine del congresso tenutosi sabato 22 febbraio nella sala conferenze del Palazzo della Provincia. Due i focus

tematici trattati per l’occasione: Una città a misura di migrante: riflessioni e proposte e Legalità come risorsa per lo sviluppo economico e sociale del territorio. Sviluppo responsabile come fattore di contrasto alla criminalità organizzata. Una sfida possibile? Ad aprire i lavori congressuali è stato proprio Giuseppe Fanti che, nel suo discorso ricco di pathos e con un pizzico di commozione, ha voluto sottolineare i tanti risultati raggiunti negli ultimi anni: dai campi scuola ai campi della legalità sui terreni confiscati alla ‘ndrangheta, dallo Sportello Migranti alle tante iniziative

Far stare insieme le persone antidoto alla crisi Il 22 febbraio al circolo Arci Tom si è svolto il congresso provinciale di Arci Mantova, che ha visto la riconferma di Mattia Palazzi alla presidenza dell’associazione e la nomina di un rinnovato consiglio provinciale. Molte le personalità che durante la mattina hanno portato il loro saluto. Nel pomeriggio gli oltre 100 delegati in rappresentanza di 50 circoli e di 17.600 soci si sono confrontati su welfare, diritti, cultura, ambiente, legalità, contrasto alle discriminazioni e su tutti i temi di cui si occupa l’associazione. Nella relazione introduttiva, Mattia Palazzi ha sottolineato la necessità di sapersi

confrontare con tutti. Ha ricordato che la sua esperienza politica è iniziata fuori dall’associazione ma nell’Arci ha scoperto cosa significhi fare politica, la vera politica, quella radicata nel quotidiano, che mette al centro le relazioni, i diritti delle persone, la partecipazione attiva e responsabile dei cittadini. «Nel contesto di una crisi finanziaria ed economica internazionale – ha detto Palazzi - stiamo vivendo una profonda crisi della rappresentanza politica e una frattura del tessuto sociale che sarà possibile ricomporre solo assumendo i diritti come leva complementare dello sviluppo

congressiarci con l’associazionismo di prossimità per non rischiare che con la chiusura delle circoscrizione scompaiano centinaia di manifestazioni, eventi, progetti. Tra gli ospiti che hanno relazionato alla platea di oltre 200 persone: il senatore Stefano Vaccari; il deputato Davide Baruffi; Albano Dugoni, portavoce del Forum del Terzo Settore di Modena; Angelo Morselli, presidente del Centro Servizi per il volontariato di Modena; Paolo Beni, presidente nazionale uscente e deputato. Durante la giornata Stefano ‘Cisco’ Bellotti ha portato un suo contributo in musica. Dal congresso un invito al coraggio del fare e al cambiamento: «Vorremmo dire alla politica di sinistra di osare di più, di credere nella forza della partecipazione, del civismo, della solidarietà. La invitiamo a fare prevalere le ragioni dell’unità, della progettualità e della responsabilità» ha detto Greta Barbolini in un passaggio della sua relazione di fine mandato. culturali realizzate in una città spesso sorda a sollecitazioni di questo tipo, ma soprattutto la nascita di un gruppo coeso, ricco di valori e di sicura prospettiva. Fanti ha colto anche l’occasione per annunciare l’imminente inizio di un nuovo progetto Sprar, gestito proprio dall’Arci di Reggio, con il comune di Villa San Giovanni ente proponente. «Ci attiveremo sin da subito per intensificare i rapporti con i circoli della provincia e per coinvolgere maggiormente le nuove generazioni all’interno della galassia Arci» ha sottolineato nel suo discorso di insediamento Davide Grilletto, ribadendo di voler continuare sulla scia del suo predecessore. Particolarmente apprezzati anche gli interventi di Walter Massa, Responsabile organizzazione e rapporti con il territorio della Presidenza Nazionale Arci e del Presidente dell’Arci Calabria Gennaro Di Cello. economico perché se a fianco della parola merito non si mette la parola uguaglianza le cose magari cambiano ma non per forza in meglio e non per tutti. Il cambiamento di cui abbiamo bisogno - ha continuato Palazzi - richiede uno sforzo comune: dobbiamo rischiare insieme, provare a fare la differenza, portare le nostre idee all’interno di un dibattito pubblico, concorrere a determinare nuovi modelli partecipati di gestione del territorio e dei suoi presidi culturali e sociali. Dobbiamo essere protagonisti del cambiamento, ma anche crescere e rafforzarci al nostro interno, difendendo il patrimonio associativo che abbiamo ricevuto in eredità». Al termine della discussione congressuale, i delegati hanno eletto il nuovo consiglio direttivo che ha confermato Mattia Palazzi alla presidenza del comitato provinciale.


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congressiarci

arcireport n. 8 | 27 febbraio2014

Arci Marche, tra unità e rinnovamento di Ornella Pucci presidente Arci Marche

Si è svolta sabato 22 febbraio, presso il circolo Arci Artigiana di Fano (PU), l’Assemblea congressuale regionale di Arci Marche. Quasi cinque ore di dibattito intenso e appassionato, al quale hanno partecipato delegati, invitati e ospiti. A conclusione dei lavori è stato stilato un documento unitario, proposto come contributo alla discussione del Congresso nazionale Arci e votato all’unanimità dai delegati in rappresentanza dei 27.742 iscritti ai 196 circoli presenti e attivi sull’intero territorio regionale. Questo il testo del documento deliberato: «In questi anni abbiamo scommesso e fondato una buona parte della nostra stessa ragione d’essere sul rinnovamento e il rafforzamento di un soggetto sociale di massa, inteso come strumento fondamentale di partecipazione e promozione

di un nuovo patto sociale e civile in grado di dare forma e senso non solo a un’idea di socialità ma anche di società: più giusta, inclusiva e democratica. Siamo convinti che oggi più che mai ci sia bisogno di un’Arci forte e unita, a partire dal suo insediamento territoriale, per garantire strumenti e canali di partecipazione democratica diffusa, per incanalare nella loro molteplicità i conflitti che attraversano la società e fare della nostra associazione il luogo della sintesi, dell’incontro, della ricomposizione politica e culturale della sinistra italiana, riconnettendo la politica alla società. Oggi dobbiamo impedire che questo sforzo collettivo e appassionato subisca, nel contesto di una grave crisi economica e di una preoccupante crisi della democrazia italiana e delle sue istituzioni, una battuta d’arresto. Per questo auspichiamo che il

prossimo Congresso nazionale veda il nostro pluralismo interno riconosciuto e valorizzato, ma in una cornice fortemente unitaria che consenta non solo di promuovere un gruppo dirigente nazionale con una cultura e una strategia largamente condivise e adeguate ai cambiamenti in corso nel nostro Paese, ma soprattutto permetta all’Arci di interpretare con la necessaria discontinuità e dinamicità i processi politici e sociali. Per farlo efficacemente serve una direzione unitaria e inclusiva della nostra associazione, superando le rigidità che hanno segnato un dibattito precongressuale che ha tuttavia messo in risalto la presenza anche sui territori di nuovi quadri dirigenti in grado di guidare la nuova fase che l’Arci si appresta ad avviare. Una nuova fase rispetto alla quale Chiavacci e Miraglia dovranno essere protagonisti, avendo entrambi la responsabilità e il dovere di interpretare il bisogno di rinnovamento nell’unità, fuori da vecchi e rigidi schemi. Liberiamo le nostre energie e rimettiamo in movimento intelligenze, passioni, entusiasmi. Insieme, per l’Arci».

Dal congresso di Arci Piemonte un’agenda ricca di impegni di Gabriele Moroni Arci Piemonte

Sabato 22 febbraio presso la Casa del Popolo di Asti si è svolto il quinto Congresso regionale di Arci Piemonte, che ha visto la partecipazione di tutti i 61 delegati. Sono intervenuti come ospiti Anna Di Mascio, Portavoce del Forum Terzo Settore in Piemonte, Umberto Forno, Presidente del Tavolo Enti Servizio Civile, Alessandro Mostaccio, Segretario Generale del Movimento Consumatori e Adriano Mione di Banca Etica. Ha aperto i lavori la relazione di Giancarlo Pizzardi, confermato all’unanimità Presidente, al termine della giornata, dal Consiglio Regionale uscito dal Congresso. Pizzardi ha analizzato la fase di crisi economica e sociale che sta attraversando il Paese ed il ruolo fondamentale dei circoli come spazi di rappresentanza democratici e di risposta ai bisogni di vecchi e nuovi cittadini. Molti i temi affrontati dal dibattito, che ha individuato alcune tematiche prioritarie: lo sviluppo delle reti culturali; ambiente, beni comuni e stili di vita; welfare e diritti, la creazione di un gruppo di lavoro regionale su

infanzia e adolescenza, partendo con l’adozione del manifesto pedagogico Arci: Una comunità educante. Molta attenzione alla tutela delle basi associative, con la proposta di una Campagna per la valorizzazione dell’associazionismo di promozione sociale che veda un maggior riconoscimento dal punto di vista normativo della nostra funzione sociale, ma anche ricreativa e sportiva; e la richiesta di un percorso partecipato per il rilancio del Federazione Arci. Fra i documenti approvati: una mozione ‘No Slot’, che invita i comitati a non affiliare circoli che facciano questa attività e a prevedere una progressiva eliminazione di quelle esistenti; la creazione di un tavolo giovani; e l’impegno, in vista delle prossime elezioni regionali, per una legge regionale a favore dell’uso terapeutico della cannabis in Piemonte. Il Congresso con voto unanime ha aderito alla Giornata di lotta contro la criminalizzazione del movimento NoTav, respingendo ogni forma di criminalizzazione del dissenso e ribadendo la necessità di porre un freno alle grandi opere.

Prossimi congressi regionali 28 febbraio Campania 28 febbraio/1 marzo Lombardia 1 marzo Emilia Romagna 1 marzo Calabria 1 marzo Liguria 1 marzo Puglia 1/2 marzo Toscana 1/2 marzo Sicilia 2 marzo Abruzzo


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arcireport n. 8 | 27 febbraio2014

daiterritori

A Torino la Quinta rassegna del cinema laico

in più

Dal 3 marzo al 12 maggio presso il comitato territoriale dell’Arci

Addio, monti CORATO (BA) Michele Masneri

Dal 3 marzo al 12 maggio, presso la sede dell’Arci di Torino in via Giuseppe Verdi 34, si svolge la Quinta rassegna biennale del cinema laico. Organizzata dalla Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni, in collaborazione con Arci comitato di Torino e Ucca, la rassegna intende proporre al pubblico torinese - attraverso il linguaggio estetico e gli stimoli culturali dell’arte cinematografica - una riflessione sul metodo della laicità e sull’etica laica di fronte agli interrogativi ed alle sfide individuali e collettive che il mondo contemporaneo pone. I film in programmazione affrontano alcuni significativi temi della società odierna, sempre più multiculturale, multietnica e multireligiosa. Sono tre le tematiche generali attorno a cui ruotano le storie dei film scelti quest’anno: eutanasia, sessualità e rapporto laicismo/fede. Ne emergono nel complesso, attraverso situazioni esistenziali e vicende differenti, taluni degli aspetti di un’etica laica, per definizione non dogmatica, né assolutista, di libertà e di tolleranza positiva, di rispetto e di confronto fra eguali e diversi, nella prospettiva - che gli organizzatori della rassegna vivamente auspicano - di una più civile convivenza tra individui e tra gruppi nella comunità umana. L’ingresso alla rassegna è libero fino ad esaurimento posti. Le proiezioni iniziano sempre alle 18. Si comincia lunedì 3 marzo con La bella addormentata di Marco Bellocchio. Segue dibattito sul testamento biologico e sull’eutanasia; introduce e conduce Tullio Monti, Co-

ordinatore della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni. Partecipano: il regista Marco Bellocchio e Beppino Englaro, padre di Eluana e Presidente Associazione Per Eluana. Le altre proiezioni in programma sono: il 10 marzo Miele di Valeria Golino; il 21 marzo Mea maxima culpa – silenzio nella casa di Dio di Alex Gibney; il 24 marzo Oltre le colline di Cristian Mungiu; il 31 marzo Un giorno devi andare di Giorgio Diritti; il 7 aprile I baci mai dati di Roberta Torre; il 14 aprile The Sessions (Gli incontri) di Ben Lewin. Segue dibattito su Diritto alla sessualità e disabilità. Introduce e conduce Ugo Zamburru, Presidente di Arci Torino. Partecipano: Alessandro Frezzato, membro Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni; Enzo Cucco, Presidente nazionale Associazione Certi Diritti; Angelica Alessandri, sessuologa, ginecologa e psicoterapeuta. Ancora, il 28 aprile ci sarà la proiezione di The tree of life di Terence Malick; il 5 maggio Laicitè, inch’Allah di Nadia El Fani; il 12 maggio Donne senza uomini di Shirin Neshat. Segue dibattito sulla situazione dei diritti umani e delle donne in Iran. Introduce e conduce Maria Luisa Brizio, Arci Torino e componente Giunta esecutiva della Consulta torinese per la laicità delle istituzioni. Partecipano: Loredana Biffo, giornalista; Yoosef Lesani, profugo iraniano, vicepresidente dell’Associazione Iran libero e democratico; Farideh Bogozorgad, profuga iraniana, Associazione Iran libero e democratico. www.arcipiemonte.it/torino

Ad Imola ‘Il marzo delle donne’ Al Teatro Lolli di Imola con l’Arci Tilt è in programma la rassegna teatrale Il marzo delle donne 2014. Quattro gli spettacoli in programma: si comincia sabato 8 marzo con Speppla del nostro cuore di Andrea Scala con la regia di Cristina Gallingani. Questo progetto nasce dalla lettura di un articolo dell’autore contenuto nella Piê n. 5/2013 (pp. 150-154). Cristina Gallingani, così come Sara Giacometti, che interpreta la Speppla, fanno parte dell’associazione Tilt. Sabato 15 marzo l’appuntamento è con Totò e Vicé di Franco Scaldati con la regia

e interpretazione di Stefano Randisi ed Enzo Vetrano, sabato 22 marzo Niente, più niente al mondo di Massimo Carlotto con la regia di Carlo Massari, sabato 29 marzo Hybris#2, spettacolo con i partecipanti al laboratorio condotto da Reina Saracino. Gli appuntamenti sono sempre presso il Teatro Lolli di Imola, in via Caterina Sforza 3, a partire dalle 17.45. L’ingresso ad offerta libera è riservato ai soci Arci. I posti sono limitati e la prenotazione è consigliata. info@tiltonline.org

legge e presenta Addio, Monti (Minimum Fax, 2014) all’Arci La Locomotiva di Corato. Un viaggio nell’Italia che siamo diventati, dove la vecchia arte di arrangiarsi si nasconde tra i festival letterari e lo slow food, e la patina del buon gusto dissimula a malapena gli appetiti di chi il potere lo gestisce e dei tanti che lo sognano. Una satira dei nostri tempi firmata da un esordiente il cui talento è grande quanto il coraggio di raccontare un mondo in cui tutti siamo immersi fino al collo. Appuntamento il 28 febbraio alle 20. fb Arci La Locomotiva Corato

serata su john cage UDINE Venerdi 28 febbraio ore 21

secondo appuntamento al circolo MissKappa con The show must go home 2014. La serata sarà dedicata a John Cage con un cortometraggio che lo vede ritratto assieme al sassofonista Roland Kirk e un lungometraggio girato da Peter Greenway nel 1982 in occasione di una retrospettiva che la citta di Londra dedicava a John Cage. fb Circolo Arci MissKappa

ALLO SPUTNIK TOM CASTEL MAGGIORE (BO) Al circolo Arci Sputnik Tom appuntamento il 28 febbraio alle 21 con Canti

di un luogo abbandonato di Azzurra D’Agostino. Il poemetto è la seconda parte di una trilogia la cui prima parte, Versi dell’abitare, è stata pubblicata con una prefazione di Fabio Pusterla sull’XI Quaderno di poesia contemporanea e si occupa della questione dell’abitare la terra da parte dell’uomo, e dunque della domanda ‘come vivere?’ Ingresso riservato ai soci Arci. fb Sputnik Tom Circolo Arci

RIBALTANIMATA VIGNOLA (MO) Al circolo Ri-

balta il 2 marzo è dedicato a Ribaltanimata, un viaggio nel cinema di animazione d’autore con una selezione di cortometraggi da tutto il mondo a cura di Andrea Martignoni e Roberto Paganelli di Associazione OTTOmani. Verrà proposta una panoramica delle diverse tecniche di animazione attraverso una scelta di cortometraggi d’autore adatti per tutte le età. Ingresso libero con tessera Arci. circoloribalta@gmail.com


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arcireport n. 8 | 27 febbraio2014

daiterritori MANTOVA

‘Malatedda’ di Diego Monfredini vince il concorso per cortometraggi del circolo Arci Milan Noeuva Il 16 febbraio, alla presenza di tantissimi spettatori, giornalisti di più testate e dei dieci componenti della giuria, scelti tra esperti del settore, sono stati proiettati a Milano gli 11 Arcicorti del concorso per cortometraggi promosso dal circolo Arci Milan Noeuva. Al concorso, curato nella direzione artistica da Alessandra D’Agostino e Nicola Licci, hanno partecipato gratuitamente autori italiani e non, con età superiore ai 18 anni. Il Festival era realizzato in partnership con Affari Italiani e Italicatv. Il risultato del voto della giuria tecnica ha promosso, non senza meraviglia, un’opera la cui leggerezza nell’affrontare il tema della vita, della felicità, aveva convinto tutti all’unanimità. Di conseguenza, il vincitore si è aggiudicato tutti i premi in palio. Vincitore dell’edizione 2013 di Arcicorti Milan Noeuva è stato Malatedda di Diego Monfredini, con premio alla migliore regia, alla miglior fotografia, alla miglior sceneggiatura ed al miglior cortometraggio. «La cura per tutte le cose è l’acqua salata: il sudore, le lacrime, o il mare. La follìa di Adele» si legge all’inizio del cortometraggio. In un bianco e nero denso di luci, emerge la follia. Attraverso un film, intenso e compiuto e tecnicamente equilibrato, la luce e la forza poetica esprimono una condizione in cui si integrano disagio e profondo vivere. Scritto e diretto da Diego Monfredini, il film ha visto la partecipazione di Carla Ferro, Isabella Viola, Faro Como, Matteo Barbera, Gessica Navarra, Maurizio Bongiovanni, Francesca Di Stefano, Ginevra Tomaselli, Gaspare Mannina, Rosanna Fasulo e con Antonio e Nina. Traduzione in dialetto siciliano di Faro Como, soundtrack di Riccardo Parmigiani e Diego Monfredini. Il cortometraggio è disponibile in streaming online al link https://vimeo.com/dieceux

Il 1° marzo con Noi tutti migranti Il comitato Noi tutti migranti Lecco, di cui fa parte anche il comitato Arci territoriale, promuove un’iniziativa cittadina il 1 marzo, in occasione della Giornata di mobilitazione dei migranti. L’appuntamento è alle 17 in piazza Diaz per un presidio con performance teatrale di Federica De Matthias; dalle 19, ci si sposta presso il circolo culturale Lofficina (via Gomez 3,Maggianico) con le comunità migranti presenti nella città per stare insieme in una festa etnica fatta di piatti, musica e danze. L’obiettivo è rendere il 1 marzo ‘una giornata con noi migranti’, per dire forte che l’immigrazione non è un problema, che va condannata ogni forma di razzismo e discriminazione verso chi è giunto in Italia proveniente da altri paesi, che vanno rifiutate le politiche locali e nazionali che alimentano paura, rancore, esclusione. Noi tutti migranti Lecco è un comitato che riunisce persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione ed orientamento politico. www.arcilecco.it

Con l’Arci Tom ‘È circo!’ Ospiti internazionali e artisti dalle molteplici abilità per È Circo!, il primo festival di circo contemporaneo a Mantova, che si terrà venerdì 28 febbraio e sabato 1 marzo negli spazi dell’Arci Tom a Mantova. Una scommessa nuova che sconvolge spazi solitamente adibiti a concerti di musica dal vivo, e per l’occasione verranno invasi da bolle di sapone, esibizioni di teatro di figura, clown e numeri di cabaret, marionette, acrobati e polistrumentisti. «Per realizzare questo progetto non abbiamo chiesto fondi pubblici, ma siamo riusciti ad intercettare diversi sponsor privati e soci che sono stati conquistati dalla novità, dal sapore popolare degli spettacoli, dal fervore culturale che anima il mondo del circo» spiega Federico Ferrari, presidente di Arci Tom. Si comincia venerdì 28 febbraio alle 16.30 con un momento interamente dedicato ai bambini: A merenda con le marionette grazie all’artista mantovano Giorgio Gabrielli. Dalle 20 spazio poi all’AperiCirco e alle performance degli artisti: sul palco musicisti originali come Luca Curcio che accompagna con il contrabbasso le acrobazie di Jasmine Fornaciai sulla corda molle, performance aeree con il collettivo Circo Paniko. Il tutto con la musica trascinante dei musicisti in smoking Camillocromo, le bolle di sapone giganti di GambeinsPallateatro e la comicità di Jean Pierre Bianco in arte Pass Pass. Sabato dalle 20 in poi spazio invece alle compagnie Gli Spavaldi, con il loro spettacolo di ‘ipnosi con decomposizione esemplare’, e My!laika, a sostegno del progetto Side, tra biciclette mai viste e coreografie inaspettate. Sostengono È Circo! anche Pantacon - impresa sociale per la cultura e Lav Mantova, partner etico dell’iniziativa. www.arcitom.it


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arcireport n. 8 | 27 febbraio2014

società

Ripartire dal Sud per sperimentare un nuovo welfare partecipato

Si chiude a Salerno il Seminario interregionale FQTS 2013 - 2014 di Francesca Coleti presidenza nazionale Arci

Quattrocento dirigenti delle associazioni di promozione sociale, del volontariato e delle cooperative sociali del mezzogiorno d’Italia si sono incontrati per tre giorni, lo scorso fine settimana, a Salerno, in occasione del seminario interregionale della Formazione Quadri Terzo Settore, Fqts. Fqts è l’iniziativa formativa che il Forum nazionale del Terzo Settore, la Consulta del Volontariato presso il Forum, il Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato CSVnet e la ConVol, Conferenza Nazionale dei Presidenti delle Associazioni di Volontariato, realizza da cinque anni con il contributo della Fondazione con il Sud coinvolgendo ogni volta oltre centosessanta nuovi iscritti ai corsi annuali, duecento dirigenti in formazione continua e circa cinquanta rappresentanti delle diverse reti associative regionali. A Salerno si è discusso di Benessere e Partecipazione, delle risposte della politica e del ruolo del Terzo Settore. Al centro, il bisogno di una visione che ricomponga un orizzonte condiviso: il patto, l’accordo fondamentale che tiene insieme il

nostro Paese. Per questo si è parlato di Costituzione materiale, coesione sociale, disuguaglianza, crisi economica e nuovi modelli di sviluppo. In plenaria, sono intervenuti - oltre ai rappresentanti delle reti del Terzo settore - il ministro Giovannini, nel suo ultimo giorno di mandato, sull’esperienza di studio e innovazione che Fqts ha costruito a partire dai Bes, gli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile, ma anche diversi esponenti del mondo universitario italiano come l’economista Leonardo Becchetti, l’esperto di comunicazione sociale Andrea Volterrani, il costituzionalista Giuseppe Cotturri, il sociologo Piero Fantozzi. In videomessaggio, il contributo di Giuseppe Guzzetti, presidente dell’ACRI, mentre Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud, ha seguito direttamente i lavori. Su partecipazione, ruolo politico del terzo settore e beni comuni, Paolo Cacciari insieme al professore Renato Briganti ha tenuto una delle quattro planarie di laboratorio, mentre il metodologo Roberto Porciello avviava

il libro

i lavori della ricerca intervento sulle possibili relazioni tra imprese e terzo settore e il delegato Anci per il Mezzogiorno, il sindaco di Potenza Vito Santarsiero, interveniva sulla programmazione dei fondi strutturali europei. Molti i partecipanti dell’Arci, tanto tra i nuovi corsisti quanto nei ‘gruppi di pilotaggio formativo regionali’ nonché tra formatori o coordinatori regionali. Il filo rosso della tre giorni, ovvero le potenzialità del terzo settore nell’attuazione del patto costituzionale, è stato dipanato attraverso plenarie, gruppi di lavoro, contributi multimediali. Democrazia, benessere, welfare, beni comuni, economia sostenibile hanno costituito una palestra politica concreta su cui lanciare un più forte impegno civile, sfidare la società, la politica e le istituzioni. Attraverso i laboratori e i prodotti di comunicazione, i percorsi di partecipazione e la nuova iniziativa di ricerca sociale, Fqts ancora una volta orienta e interroga la società meridionale su quale futuro costruire per il paese in cui viviamo.

razzisti per legge

arcireport n. 8 | 27 febbraio 2014

di Clelia Bartoli - Edizioni Laterza    pp. 190 € 12,00

In redazione Andreina Albano Maria Ortensia Ferrara Carlo Testini

L’Italia che discrimina

La Costituzione italiana proclama l’uguaglianza e proibisce la discriminazione razziale nella promozione dei diritti e dell’equità. Nonostante gran parte degli italiani ritenga il razzismo uno cosa sbagliata e non manchino cittadini che si prodigano a favore degli esclusi e sebbene siano in netta minoranza quelli che vorrebbero commettere atti di violenza nei confronti di ‘neri, ebrei, rom o immigrati’, l’Italia - secondo la tesi argomentata da Clelia Bartoli, docente di Diritti umani nella Facoltà dell’Università di Palermo - «è un paese razzista» e non in ragione di qualche ‘balordo’ di turno o di qualche ‘fanatizzata’ e «squilibrata mela marcia» che commette isolati atti, ma per cause «capillari ed estese». Secondo l’autrice infatti, si è avviata in Italia «la costruzione di un sistema razzista, reso efficace e duraturo dalla legge». Il proposito della stesura del libro sta proprio nel focalizzare l’attenzione su quella «discriminazione ad opera dello Stato», di cui sono vittime in Italia le persone di origine straniera e approfondire una delle più deleterie e meno visibili delle tipologie di razzismo, il «razzismo istituzionale made in Italy», quel complesso di norme e politiche che tracciano una linea di separazione tra chi ha diritti e chi possiede solo incerte e revocabili concessioni. Il lavoro è il frutto di studi, discussioni, interviste ed esperienze. Mette insieme riflessioni teoriche e storie di casi gravi e lievi, noti e sconosciuti, di discriminazione istituzionale, come la cosiddetta ‘emergenza Lampedusa’ o la vicenda di un’insolita assegnazione a una famiglia rom di un prestigioso appartamento confiscato alla mafia. Non manca nelle conclusioni, un decalogo per ripensare a politiche nuove e a modi virtuosi di governare l’immigrazione; che passino ad esempio dalla lotta all’immigrazione, alle cause delle migrazioni, dall’emergenza ai progetti, verso una cittadinanza di condivisione e partecipazione.

Direttore responsabile Emanuele Patti Direttore editoriale Paolo Beni Progetto grafico Avenida Impaginazione e grafica Claudia Ranzani Impaginazione newsletter online Martina Castagnini Editore Associazione Arci Redazione | Roma via dei Monti di Pietralata n.16 Registrazione | Tribunale di Roma n. 13/2005 del 24 gennaio 2005 Chiuso in redazione alle 18 Arcireport è rilasciato nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione | Non commerciale | Condividi allo stesso modo 2.5 Italia

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PROGRAMMA DEI LAVORI Giovedì 13 marzo 2014 ore 14,00

Registrazione dei delegati e degli invitati

ore 15,00 Apertura lavori Saluti delle istituzioni locali Relazione introduttiva Interventi ospiti Nomina commissioni congressuali ore 20.00

Cena presso il Circolo Arci San Lazzaro

Venerdì 14 marzo 2014 ore 9,30

Dibattito in seduta plenaria

ore 13,00

Pausa pranzo

ore 15,00

Dibattito in seduta plenaria

ore 20,00

Pausa cena

ore 21,30

Riunione commissioni congressuali

Sabato 15 marzo 2014 ore 9,30

Dibattito in seduta plenaria

ore 13,00

Pausa pranzo

ore15,00

Dibattito in seduta plenaria

ore 20,00

Pausa cena

ore 21,00

Seduta plenaria per approvazione statuto (*)

domenica 16 marzo 2014 ore 9,30

Seduta plenaria conclusiva (*)

   Votazione dei documenti congressuali

       Elezione degli organismi dirigenti ore 14.00

Chiusura dei lavori

(*) Sessioni riservate ai delegati

Info: www.arci.it

Arcireport n 8 2014