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anno X - n. 6 14 febbraio 2012

www.arci.it report@arci.it

La tragedia greca e la morte dei diritti

L’Italia sono anch’io: meno 20

+ C'è un bel po' di perversione nell'approccio punitivo con cui Unione Europea, Banca Centrale e Fondo Monetario Internazionale stanno strangolando la Grecia. Un vero e proprio commissariamento della sovranità nazionale, perché gli avvoltoi della finanza non tollerano che un popolo possa decidere del proprio futuro. Lo stato costretto a licenziare, tagliare oltre il sopportabile stipendi minimi e tutele sociali per pagare gli interessi sul debito pur sapendo che tutto questo non servirà a rilanciare l'economia. Il parlamento spinto con la pistola alla tempia a votare la condanna del suo popolo alla miseria. È la crudele dittatura del mercato, che insieme ai diritti delle persone fa a pezzi la stessa democrazia liberale. Ed è l'umiliazione dell'Europa, perché insieme all'unione politica e fiscale i governi di Parigi e Berlino stanno affossando lo stesso processo di integrazione europea. Avrebbero potuto fare ben altre scelte, ma l'intransigenza tedesca l'ha impedito. Niente politiche di investimento e rilancio dell'economia, solo rigide misure di austerità che rischiano di trascinare gli stati membri in una spirale di insostenibilità sociale e finanziaria tale da mettere a rischio il futuro dell'euro e compromettere le fragili possibilità di ripresa economica mondiale. La crisi greca ci squaderna sotto gli occhi l'incubo di uno spaventoso arretramento dei diritti sociali, civili e politici conquistati in decenni di storia europea. Ci ricorda come la pretesa di liberare il mercato da ogni vincolo sociale stia cancellando quel diritto per tutti a una vita dignitosa che le Costituzioni democratiche del dopoguerra avevano sancito come principio irrinunciabile. Cos'altro serve per capire che la vera prospettiva europeista è fuori dal liberismo, in un progetto transnazionale di solidarietà e giustizia sociale, partecipazione e controllo democratico sull'economia e la finanza? È solo dal basso che può crescere un'alternativa. Dall'iniziativa civica diffusa che prova a riconquistarsi lo spazio pubblico e la capacità dei cittadini di decidere il proprio futuro, diritto di cui oggi siamo espropriati, in un contesto europeo in cui la democrazia è messa in mora da logiche intergovernative subalterne ai poteri economici. Non c'è altra strada: sostenere tutte le lotte e le mobilitazioni sociali che resistono a questa deriva distruttiva, lavorare per costruire - con l'Europa dei cittadini - l'economia, la società e la democrazia dei beni comuni.

Mancano 20 giorni alla consegna delle firme raccolte con la Campagna L’Italia sono anch’io. Nella foto di Andrea Caligiuri, Fatna Achchar, di origine marocchina, uno dei volti della Campagna

L’immigrazione gestita col Codice penale Un contributo di Ascanio Celestini, tra i primi sostenitori della Campagna

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l 40% dei detenuti nelle carceri italiane è costituito da immigrati. L'80% degli immigrati regolari sono stati irregolari. Questo ci dovrebbe chiarire un concetto: lo stato italiano gestisce l'immigrazione con la galera. L'Istat ci fa sapere che tra cinquant'anni un italiano su quattro proverrà da una storia di migrazione. Considerando questi dati dobbiamo prepararci a gestire un quarto della popolazione con le manette, precettare i palazzinari che vorrebbero cementificare la Val di Susa, ma anche quelli delle mille nuove ‘centralità’ che si stanno costruendo attorno alle nostre città con annessi centri commerciali e multisala per cinepanettoni, e dirottarli sull'edilizia carceraria costruendo 60.000 (per mantenere la densità e la distribuzione della popolazione carceraria odierna) peniten-

INTERNAZIONALI I PAGINA 3 Sull’accordo tra Hamas e Fatah un articolo di Carla Cocilova

ziari che ospitino 15 o 20 milioni di cittadini. Ovviamente servono almeno 15 milioni di secondini visto che attualmente nel nostro paese ce ne sono quasi 50.000 che controllano più di 65.000 detenuti. Visto che l'Europa prevede che ogni detenuto in cella singola abbia a disposizione 7 metri quadrati, e non meno di 4 in cella multipla, solo di celle avremo dai 60 ai 140 milioni di metri quadri ai quali bisogna aggiungere corridoi, passeggi per l'ora d'aria, uffici, caserme, ecc. E i tribunali? Quanti giudici e avvocati serviranno? Quanti buioli e quante gavette? Negli anni delle leggi speciali De Gregori cantava che l'Italia era metà giardino e metà galera. Se continuiamo a gestire l'immigrazione col codice penale, il nostro paese diventerà metà tribunale e metà galera.

TRENO DELLA MEMORIA I PAGINA 9 La testimonianza degli operatori dell’Arci Sardegna


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migranti

‘Da una sponda all’altra: vite che contano’. Una campagna per avere notizie dei tunisini scomparsi

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esteri tunisino perché fornisca le impronte digitali al Ministero degli interni italiano e a questo di collaborare e rispondere in tempi rapidi. È una richiesta inusuale per quelle autorità, che le impronte le scambiano continuamente, ma allo scopo di espellerli i migranti, non di trovarli. Non è dunque un caso che a tutt'oggi non sia pervenuta nessuna risposta ufficiale, nonostante recentemente Omeyya Seddik, consigliere del Segretario di Stato alle migrazioni e ai cittadini all'estero della Repubblica Tunisina, abbia dichiarato (anche in un articolo pubblicato su questo settimanale) che il suo governo considera una priorità la soluzione del problema degli scomparsi. Quelle mamme e quelle famiglie vogliono sapere che fine abbiano fatto i loro figli. Lo chiedono in Tunisia e in Italia, ma è una domanda che riguarda anche l'Unione europea. Sono arrivati? Sono stati catturati in un sistema detentivo come previsto dalle politiche di controllo delle migrazioni dell'Ue? Sono stati respinti in mare, secondo una pratica seguita dalle autorità italiane anche nel corso del 2011 nonostante contravvenga le norme e i trattati internazionali? Le mamme degli scomparsi hanno indirizza-

to anche una lettera al ministro Riccardi, che il 14 sarà in Tunisia. Raccontano del loro dramma, della disperata ricerca di informazioni che per ora ha avuto come unico esito la risposta del ministero degli Esteri che, da una ricerca fatta nei Cie, nega che quei giovani siano passati dall'Italia, nonostante le testimonianze contradditorie a riguardo. Gli chiedono un incontro, per avere garanzie che ogni sforzo verrà fatto, in accordo con le autorità tunisine, per arrivare, attraverso lo scambio delle impronte digitali, ad avere qualche certezza in più. Intanto, continuano ad arrivare le firme all'appello che hanno promosso per essere aiutate finalmente a sapere se i loro figli sono ancora vivi. Info: leventicinqueundici.noblogs.org

REGGIO CALABRIA Dal 14 febbraio è attivo presso l’Arci territoriale il nuovo sportello migranti, aperto ogni martedì dalle 15 alle 18 e ogni giovedì dalle 9 alle 12 Info: arciimmigrazione@libero.it

notizieflash

ono le mamme e i familiari dei tunisini che, subito dopo la rivoluzione, sono partiti per raggiungere l'Europa. Dal marzo dell'anno scorso non hanno più loro notizie. Una loro delegazione è da qualche giorno in Italia, a Palermo, per iniziare la ricerca dei propri cari. Dall’11 febbraio sono in sciopero della fame e in sit-in davanti al consolato tunisino insieme al comitato di associazioni italiane che li sostiene. Hanno organizzato manifestazioni e sit-in in Tunisia, davanti ai diversi ministeri e all'ambasciata italiana, hanno incontrato ministri e funzionari, ma ancora non hanno avuto nessuna risposta. Da qualche mese hanno diffuso in Tunisia e in Italia il loro appello e hanno dato vita, insieme a un collettivo di donne tunisine e italiane, alla campagna Da una sponda all'altra: vite che contano. Chiedono la collaborazione tra le istituzioni italiane e tunisine affinché ci sia un riscontro delle impronte digitali degli scomparsi, per poter sapere se siano vivi o morti. In Tunisia le carte di identità sono con le impronte digitali e in Italia esistono i rilievi dattiloscopici dei migranti identificati o detenuti. Chiedono allora di poter avanzare formale richiesta al Ministero degli

Contro lo stereotipo Convivenza e valorizzazione delle differenze: ‘Rom, genti libere’ la campagna ‘L’Italia sono anch’io’ in Sicilia Da sempre oggetto di sospetti e vessazioni, di persecuzioni e genocidi, il popolo Rom è una delle più antiche minoranze del Vecchio continente. Eppure di loro non sappiamo nulla, a partire dal fatto che usiamo Rom come sinonimo di ‘zingari’, mentre invece si tratta di uno dei cinque gruppi etnici (oltre a Sinti, Kale, Manouches e Romanichals) che costituiscono la popolazione romanì. Santino Spinelli, in arte Alexian, è un Rom italiano, musicista, compositore, poeta, saggista che con il suo Rom, genti libere ha voluto offrire una storia complessiva di questo popolo, dalle migrazioni originarie alla situazione contemporanea, abbracciandone la cultura e i valori sociali, le espressioni artistiche, fino alle organizzazioni politiche. Il suo racconto restituisce l'identità ‘invisibile’ dei Rom, l'evoluzione di tradizioni e valori millenari tramandati nella quotidianità: un'identità ignorata dagli stereotipi dei campi nomadi che trasformano gli errori di pochi in colpa collettiva e annientata dall'attuale politica di assimilazione attraverso la ‘Romfobia’. La prefazione è di Moni Ovadia. Info: www.alexian.it

Ormai ci siamo: tra circa venti giorni saranno depositate le firme raccolte in tutta Italia negli ultimi 6 mesi per chiedere una maggiore tutela dei diritti dei cittadini di origine straniera che vivono in Italia, attraverso la concessione del voto amministrativo e la modifica della legge sulla cittadinanza. Anche la Sicilia ha contribuito, attraverso la raccolta di migliaia di firme, a questa campagna di civiltà. Le diverse iniziative a sostegno de L'Italia sono anch'io si sono accompagnate alla richiesta di chiusura dei Cie, alle manifestazioni contro il razzismo che più di una volta abbiamo organizzato, soprattutto a Palermo, dove l'evidente inasprimento dei rapporti tra nativi e migranti si è purtroppo accompagnato più di una volta con azioni di efferata violenza: il suicidio di Nouredine Adnan, esasperato dalle continue vessazioni dei vigili, le aggressioni contro i venditori ambulanti bengalesi, il pestaggio di due giovani tamil. La campagna ha rappresentato un'occasione per continuare a stare nelle strade, per incontrare le persone e parlare con loro, per raccontare che - a differenza di quanto molti credono e di ciò che sarebbe

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logico - chi nasce in Italia da genitori stranieri non è italiano. Le discussioni nate intorno alle firme raccolte ci hanno raccontato una Sicilia diversa, da Messina a Catania a Palermo a Lampedusa, abbiamo accompagnato la raccolta di firme anche con iniziative che hanno raccontato la nostra idea di convivenza e di valorizzazione delle differenze: come il film Libera tutti, realizzato dal circolo Thomas Sankara, le iniziative promosse insieme dai circoli Arci di Palermo con la collaborazione della rete G2, la giornata del 18 dicembre a Caltagirone con suoni, dibattiti, collegamenti audio con il movimento mondiale dei migranti, la festa delle contaminazioni a Catania. Mercoledì prossimo, in una conferenza stampa a Palermo, presso la sede dell'associazione delle comunità immigrate, presenteremo i numeri ufficiali della campagna in Sicilia, le persone mobilitate, il numero esatto delle firme raccolte, il percorso da intraprendere: perché l'Italia sono anche io, e siamo tutti noi che non abbiamo paura di incontrarci, di camminare e lottare insieme. Info: bucca@arci.it


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internazionali

Per la Palestina un governo di unità nazionale: Fatah e Hamas hanno ascoltato il loro popolo

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dei prigionieri è stato infatti uno dei mezzi utilizzati dal governo israeliano per accentuare le divisioni tra le rappresentanze politiche palestinesi. Basta ricordare come nel periodo di popolarità vissuto da Abu Mazen grazie alla richiesta di riconoscimento dello stato palestinese alle Nazioni Unite, Israele abbia liberato molti prigionieri appartenenti a Hamas e concertato con questo partito, che pure definisce terrorista, in maniera assidua proprio per indebolire l'altra parte. I palestinesi accolgono quindi con curiosità e sentimenti contrastanti questa ritrovata unità, ma tutti concordano sulla necessità di misurarla. Ormai sono finiti i tempi della fiducia a scatola chiusa per l'OLP o l'ANP. Intanto Israele continua la sua politica dissociata. Ripete che non potrà mai avviare accordi con i terroristi di Hamas e che alleandosi con loro Abu Mazen ha interrotto qualsiasi processo di pace. Quella pace che secondo Netanyahu prevede di continuare la politica degli insediamenti, della distruzione delle case dei palestinesi, della costruzione del muro, dell'isolamento di Gaza e del controllo assoluto su Gerusalemme. Oltre alle relazioni con i palestinesi, Israele ha ben altri problemi al proprio interno, di cui poco si parla. Uno sciopero di 4 giorni ha paralizzato il paese e il governo ha dovuto fare concessioni sui salari minimi e sui fondi pensionistici, uscendone così sconfitto. Sul fronte esterno l'immagine è quella di un governo indeciso. Da un lato sembra che non sia escluso un altro intervento militare su Gaza: i caccia continuano a passare ogni notte sulla striscia, ma un'eventuale azione militare L'Italia ha già ordinato i primi tre cacciabombardieri Fpotrebbe dipendere anche da quanto 35: costo 240 milioni di dollari! L'ha confermato il genel'unità tra Hamas e Fatah risulterà crerale Debertolis, direttore nazionale degli Armamenti, dibile. L'altro fronte di impegno propaalla commissione Difesa della Camera. gandistico riguarda l'Iran, accusato di Secondo Debertolis, il prezzo degli aerei diminuirà con essere il pericolo numero uno e il manla prosecuzione del programma, ma non è nemmeno dante degli ultimi due attentati di Delhi chiaro se il prezzo indicato comprenda le spese di proe Tblisi. Sembra però che anche su getto e lo stabilimento di Cameri, dove dovrebbero un'eventuale guerra contro l'Iran l'opiessere montate le ali dei cacciabombardieri. Quello nione pubblica israeliana sia divisa, che invece è chiaro è che non verranno creati nuovi perchè i problemi interni del paese, posti di lavoro perché il personale prima addetto alla disoccupazione e diseguaglianza costruzione dell'Eurofighter sarà spostato sul nuovo jet. sociale in primis, restano la vera La scelta dell'India di acquistare caccia francesi Rafale preoccupazione e difficilmente basterà invece che Eurofighter pone serie difficoltà al consorzio una guerra a cancellarli. In questo europeo. Ma a creare il problema maggiore al primo complesso scenario, restano spesso vero progetto militare comunitario è stata soprattutto la sullo sfondo le lotte quotidiane dei palestinesi contro l'occupazione: le decisione dell'Italia, che ha preferito l’americano Joint case distrutte nel quartiere di Silwan a Strike Fighter. Resta da verificare se l'F-35 potrà esseGerusalemme, i contadini separati re operativo in tempi brevi: la produzione è partita dalle loro terre, gli attivisti prelevati dalprima della fine dei test e contrariamente a quanto dice l'esercito nel cuore della notte. È il ministro della Difesa Di Paola, il Pentagono non ha nostro il compito di dare voce a tutti mai certificato che i problemi tecnici sono risolti.

entre Abu Mazen si trovava a Doha, a Ramallah un gruppo di ragazzi del Movimento del 15 marzo continuava il presidio di fronte al palazzo del governo. Non hanno fatto molto rumore, ma dal 15 marzo 2011 il movimento non ha mai smesso di chiedere l'unità tra Fatah e Hamas come condizione per incrementare l'autonomia e la credibilità dell'autorità nazionale di fronte alla comunità internazionale e per intraprendere qualsiasi percorso di interazione con Israele. Le questioni di cui in Palestina tutti parlano sono proprio queste: «le divisioni politiche ci hanno indebolito, Gaza sembra più che mai lontana, i giovani non si impegnano più in politica perché la nostra classe dirigente non è credibile, non potremo mai sconfiggere l'occupazione così divisi». Questa volta i leader di Fatah e Hamas sembrano avere ascoltato il loro popolo. A Doha si è raggiunto un accordo importante: la composizione di un governo di unità nazionale sotto la guida di Fatah, con la vicepresidenza di Hamas e una composizione di parlamentari mista di cui si sapranno i nomi il 18 febbraio. Il governo guiderà il paese fino alle prossime elezioni, previste per maggio. Intanto, si sta concertando un rientro progressivo dei leader di Fatah a Gaza e un piano congiunto di richiesta per la liberazione dei prigionieri. Il rilascio

F-35, 240 milioni per i primi tre

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Fermiamo il massacro degli innocenti in Siria Il 19 febbraio a Roma si terrà una manifestazione di solidarietà con il popolo siriano promossa dal Consiglio nazionale siriano. L'Arci, insieme alle altre realtà che fanno parte della Tavola della Pace, ha aderito alla manifestazione. È infatti importante partecipare, per spezzare il muro di silenzio che si sta alzando intorno al massacro del popolo siriano. Di seguito il testo dell'appello Fermiamo il massacro degli innocenti. «A 11 mesi dall'inizio della rivolta siriana contro il regime di Bashar Assad la conta dei martiri caduti in nome della libertà mostra numeri davvero agghiaccianti: oltre 8.000 morti, oltre 500 bambini uccisi, centinaia di donne sequestrate, stuprate, torturate e uccise, madri di famiglia e ragazzine, oltre 150mila persone rinchiuse nelle carceri per reati di opinione. Quello che sta accadendo a Homs, Hama, Dar'a e in tutte le altre città siriane, è un autentico massacro: i carri armati sono nelle città e bombardano i quartieri civili, i cecchini sono postati ovunque e non permettono la circolazione di medicinali, generi alimentari, e beni di prima necessità. Il popolo siriano è sceso in piazza pacificamente per chiedere il rispetto dei diritti umani: la vita, la dignità, la libertà Si sta ripetendo un scenario già tristemente noto, quello esattamente compiuto 30 anni fa, nelle città di Hama con 30mila vittime, per mano del padre e dello zio del dittatore attualmente al potere. Non è stato fatto alcun processo né è stata espressa alcuna condanna né tanto meno è stata resa giustizia alle vittime innocenti. La famiglia Assad firma stragi sanguinarie da oltre 40 anni, nella totale impunità e indifferenza mondiale, anzi la Russia ora si avvale del veto per fermare ogni eventuale risoluzione e lasciare scorrere tanto altro sangue! Dobbiamo fermare la strage degli innocenti in Siria. Per dire NO al massacro del popolo siriano, scendiamo di nuovo in piazza a far sentire la nostra voce e la voce di un intero popolo che chiede libertà,dignità, e diritto alla vita». Info e adesioni: libertasiria@yahoo.it

loro, sta a noi raccontare l'impegno dei 'molti', a prescindere da quali saranno le decisioni dei 'pochi'. Info: internazionali.toscana@arci.it


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Grecia: per chi suona la campana di Alfonso Gianni, direttore della Fondazione 'Cercare ancora'

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tene brucia. Un popolo disperato si rivolta. Il flemmatico commissario europeo Olli Rehn scrive che «questi individui non rappresentano la stragrande maggioranza dei cittadini greci». Ovvero i governanti dell'Europa non capiscono o fingono di non capire. E costringono la dirigenza greca a ulteriori giri di vite. Papademus è lì per questo. In fondo è un membro provvisoriamente in sonno della famigerata Trilateral Commission - come Mario Monti del resto quella che nel '73, appena nata, si diede da fare per garantire il successo del colpo di stato in Cile. Sono preoccupati che in qualche modo la democrazia torni a fare valere la sua voce, visto che le elezioni in Grecia sono convocate in aprile. Quindi pretendono che tutte le forze politiche si dichiarino apertamente a favore delle misure che massacrano l'economia di quel paese. La signora Merkel dichiara che il default greco avrebbe effetti devastanti, ma intanto si comporta in modo da provocarlo. Dimentica volutamente che le differenze fra i bund tedeschi e i titoli greci hanno fruttato più di otto miliardi di euro con i quali la Cancelliera ha potuto mantenere l'economia del suo paese in condizioni migliori di altre. Vi è chi pensa che la classe dirigente tedesca ha già scontato il default della Grecia e al massimo si muoverà per impedire quello di Portogallo, Spagna e naturalmente dell'Italia. In effetti il debito greco è ben piccola cosa, circa il 2,5% del Pil europeo, mentre quello della sola Italia è sei volte tanto. Il nostro default sarebbe certamente la fine dell'Euro. A quello greco pensa-

no di sopravvivere, con molto cinismo verso le sorti di quel popolo. Quindi via libera agli squali della speculazione. Sul Sole24Ore di qualche giorno fa compariva virgolettata la seguente dichiarazione di un dirigente di un hedge fund, desideroso di anonimato, «può sembrare impietoso, ma della Grecia, dei greci e del futuro dell'euro non importa a nessuno qui: conta solo uscirne con un congruo bottino». Così avverrà se il 20 marzo il governo greco non avrà i 14,4 miliardi di euro per fare fronte ai titoli in scadenza. Sarà default tecnico, essendo quello politico, democratico e sociale avvenuto da tempo. Come si vede le cifre in gioco non sono così clamorose. I conti furono truccati, ma la colpa non è solo dei governi di destra di Atene, ma anche e soprattutto di chi in Europa li ha certificati, perché tornava comodo fare così. Risolvere il problema sarebbe economicamente semplice. Fosse stato fatto un paio d'anni fa, con un accordo sulla ristrutturazione del debito, sarebbe costato molto meno. Qui sta la dimostrazione del carattere disastroso delle politiche dominanti in Europa, della logica del rigore, dell'austerità espansiva - ossimoro irrealizzabile - secondo la formula della Merkel, della punizione di uno per educarne cento. L'illusione di contenere il contagio, di fare fuori la Grecia dall'Europa senza sgradevoli effetti collaterali ricorda molto la famigerata teoria delle bombe intelligenti. Intanto le agenzie di rating infliggono agli altri paesi mediterranei nuovi declassamenti. Anche l'Inghilterra è sotto schiaffo. Il loro ruolo al servizio della speculazione finanzia-

ria è ormai chiaro. Lo indicano i loro clamorosi conflitti di interesse, visto che la proprietà delle tre grandi agenzie di rating è in mano a quegli stessi fondi che traggono vantaggio dai loro giudizi. La crisi, il cui andamento è ormai peggiore di quella seguita al crollo di Wall Street del '29, è arrivata a un punto talmente grave che si gioca allo scoperto, senza pudore. La Bce dice che rinuncia a 11 miliardi di plusvalenze sui titoli greci. Ma questo non basta a calmare le acque. Bisogna modificare le norme che impediscono alla Bce di funzionare da prestatore in ultima istanza, da vera banca di un'Europa politica federale. «L'Italia non è la Grecia» ha detto Giorgio Napolitano. Ma entrambe sono Europa. Allora vengono in mente i celebri versi di John Donne, scritti 400 anni fa ma drammaticamente attuali: Nessun uomo è un'isola, intero per se stesso; Ogni uomo è un pezzo del continente, parte della Terra intera; e se una sola zolla vien portata via dall'onda del mare, qualcosa all'Europa viene a mancare, come se un promontorio fosse stato al suo posto, o la casa di un uomo, di un amico o la tua stessa casa. Ogni morte di uomo mi diminuisce perché io son parte vivente del genere umano. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te.

Il diktat europeo per licenziamenti più facili

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icono che è un falso problema. Ma lo è solo per chi lo difende, non per chi lo vuole cancellare. In questo caso si tratterebbe di una misura meritoria per rilanciare produttività, occupazione e aumentare gli investimenti soprattutto stranieri. Stiamo parlando dell’articolo 18 naturalmente, da anni aggetto di attacchi. Confindustria pensa che con il governo ‘tecnico’ potrebbe essere la volta buona. Mario Monti dice che l’articolo 18 allontana gli investimenti. Non sarebbe quindi colpa delle mafie e della criminalità diffusa, della inefficienza di buona parte della Pubblica Amministrazione, della fatiscenza o dell’assenza dei trasporti interni, del pesante digital divide, ma dell’articolo 18, se gli investimenti esteri nel nostro paese segnano il passo. Dicono che la cancellazione dell’articolo 18 farebbe piacere ai mercati. Tuttavia quando lo spread era a meno di 40 punti, l’articolo 18 c’era. D’altro canto i licenziamenti

collettivi per crisi sono possibili e sono regolati da un’abbondante legislazione. Infatti i datori di lavoro hanno fatto ricorso alla cassa integrazione in deroga, che è solo a carico della fiscalità generale, senza alcun ritegno. Quale è allora la causa di tanto accanimento? Lo capiamo dalla famosa lettera inviata dalla Bce al governo italiano il 5 agosto. Al punto 1 si legge che «dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti», il che viene tradotto con l’abolizione dell’articolo 18. La Bce chiede anche un migliore sistema di «assicurazione della disoccupazione» e politiche attive del lavoro. Il tutto in una perfetta logica neoliberista, per cui in primo luogo libero l’impresa dalle ‘eccedenze’ e poi scarico il loro mantenimento sulle casse dello Stato. Dopo avere chiesto la ‘piena liberalizzazione’ dei servizi pubblici locali (in barba al referendum di giugno), la riforma

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della contrattazione collettiva per privilegiare il livello locale su quello nazionale, l’allontanamento dell’età pensionabile per le donne, l’eliminazione del turn over nella Pubblica Amministrazione e la riduzione degli stipendi dei pubblici dipendenti (come in Grecia), l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, la lettera si concludeva con l’esplicita richiesta - o forse sarebbe meglio dire intimazione - di adottare questi provvedimenti con decreto-legge. La nostra democrazia è quindi sospesa, lo stato commissariato. Il governo dei ‘tecnici’ è lì per eseguire. È l’Esecutivo dell’Ue più che dello stato italiano. L’attacco all’articolo 18 risponde a ragioni politiche più che economiche. Perciò la sua difesa non serve solo per impedire i licenziamenti senza giusta causa, ma riguarda emblematicamente gli assetti civili, sociali e democratici del nostro paese. Anzi, di tutta l’Europa.


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Fermare l’Accordo di libero scambio approfondito proposto dall’Unione Europea Il Consiglio Affari Generali/Commercio dell'Unione Europea ha approvato l'avvio della definizione di quadro per un ‘globale e approfondito accordo di libero scambio’ con Egitto, Tunisia, Marocco e Giordania da realizzarsi nel 2012. Di seguito stralci della lettera inviata ai parlamentari europei da organizzazioni sociali di questi e di altri paesi arabi che definiscono la proposta Ue contraria ai processi di transizione democratica nella regione.

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oi, organizzazioni sociali impegnate per i diritti umani e lo sviluppo nella regione araba, siamo preoccupate per il mandato ricevuto dalla Commissione Europea a iniziare negoziati per ‘accordi di libero scambio approfonditi e globali’ che includerebbero la protezione degli investimenti, gli appalti pubblici, la politica di concorrenza. Mentre queste decisioni vengono prese, i popoli di molti paesi arabi hanno dato vita a rivoluzioni e mobilitazioni, che ancora proseguono, contro le politiche economiche e sociali dei loro governi. Rivoluzioni che continueranno fino a che queste politiche non avranno come priorità il diritto dei popoli allo sviluppo e alla giustizia. Il sostegno alla crescita economica dovrebbe basarsi sulla scelta dei popoli di rivedere l’attuale modello, mettendo al centro occupazione e salari.

Vanno quindi rinnovate anche le politiche commerciali e di investimento. La Ue continua invece a spingere per una agenda del commercio e degli investimenti che non è utile ai bisogni di sviluppo dei paesi partner e che potrebbe distruggere le transizioni democratiche. La proposta per un accordo di libero commercio approfondito e globale con i paesi del Mediterraneo del sud non è nuova. Fu infatti avanzata dalla Commissione Europea in un documento chiamato ENP accordi di pieno libero scambio come percorso verso la Comunità economica di vicinato (NEC) - nel 2007. Anche allora le organizzazioni sociali avevano criticato la proposta perché non era fondata sui diritti, aveva un potenziale negativo sullo spazio politico, non aderiva alle priorità dei paesi arabi. Le nostre organizzazioni fanno adesso appello ai parlamentari europei affinché i negoziati per il nuovo accordo su commercio e investimenti non vengano intrapresi prima dell'entrata in vigore delle nuove Costituzioni e della definizione di nuovi modelli di sviluppo. Serve una valutazione - sul piano dei diritti e dello sviluppo - dei risultati degli accordi esistenti e di quelli futuri, per assicurare piena coerenza tra gli impegni per i diritti umani e questi accordi. Inoltre, il negoziato deve prevedere il coinvolgimento degli attori sociali. I paesi arabi stanno riscrivendo le loro costituzioni e

i loro piani di sviluppo, cercando di riparare alle violazioni dei diritti economici e sociali dei precedenti regimi, e allo sfruttamento delle risorse nazionali. Fino a quando la Commissione Europea non avanzerà ipotesi di accordi sugli investimenti che rispettino la possibilità di interventi pubblici, che evitino impatti negativi sull'interesse pubblico, la protezione di forme speculative di investimento, che rendano più trasparente e inclusivo il regime di soluzione delle dispute, iniziare negoziati avrà ripercussioni negative sugli spazi politici dei paesi arabi. I quattro paesi coinvolti sono parte di un più ampio progetto chiamato ‘Area di Commercio Libero Pan Araba’, che riguarda il libero commercio di merci, mentre si sta negoziano un accordo regionale sul commercio dei servizi. È importante quindi che qualsiasi negoziato bilaterale con l'UE non indebolisca il processo di accordi regionali. Gli scriventi pensano che gli accordi proposti dall’ UE, finalizzati a fornire la massima protezione agli investitori europei e agli investimenti all'estero, siano gravidi di minacce per i processi democratici, l’interesse pubblico, uno sviluppo sostenibile che generi occupazione. Invitiamo l’Ue a non procedere senza una preventiva consultazione con i paesi partner, inclusi gli attori sociali, per valutare le reali necessità e i potenziali risultati.

Tre giorni di confronto internazionale per una Ricostituente europea Alcuni dei promotori descrivono contenuti e finalità dell’incontro

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al 10 al 12 febbraio, al Teatro Valle di Roma, si è discusso di Europa, con l’idea di dar vita ad un nuovo spazio pubblico transnazionale, una ‘costituente dal basso’ in grado di federare istanze politiche e conflitti, componendo linguaggi e pratiche tra loro differenti, ma tenuti insieme dalla comune spinta europeista, ostile all'Europa che c'è, ma capace di delineare un'alternativa chiara e di portarla avanti a livello transnazionale. Si è partiti da due questioni programmatiche decisive: i beni comuni il primo giorno, il reddito garantito il secondo, sullo sfondo la connessione fra i due temi. In entrambi i casi si tratta di questioni che, se conquistate sul terreno normativo, sarebbero in grado di ridefinire la costituzione materiale europea. Ma si tratta soprattutto di grandi rivoluzioni culturali capaci di trasformare il senso comune e lo spazio politico. Dire reddito significa ripensare la distribuzione sociale della ricchezza: in un contesto produttivo dove la precarietà diventa regola, la conquista poli-

tica di una base reddituale sicura significa uscire dall'incubo del ricatto ripensando al rapporto fra lavoro e tempo libero, in una dialettica che può essere interamente ripensata in chiave di beni comuni. La sfida dei beni comuni è quella della democrazia contro il saccheggio e lo sfruttamento sociale ed ambientale: è il mondo della qualità e della bellezza che si contrappone a quello dell'accumulo e dell'abbrutimento produttivo. Ma cittadinanza ed inclusione non cadono dal cielo, devono essere strappate da un'iniziativa politica ampia e radicale. Per questo sono state proposte due grandi campagne europee, in grado di coinvolgere movimenti e associazioni, amministratori locali e forze sindacali. In questo senso, l'utilizzazione dello strumento dell'Ice (Iniziativa dei cittadini europei) è vista come uno stimolo a connettere soggetti eterogenei, a far crescere l'attenzione e l'emozione pubblica, ad arricchire lo sfondo all'interno del quale far emergere in primo piano le lotte concrete. La Commissione (e indiretta-

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mente il Consiglio) devono essere sommersi da decine di milioni di firme che chiedano l'apertura di un processo costituente politico vero. La prima stesura della Carta Europea dei Beni Comuni, redatta nella due giorni torinese di dicembre, con il coinvolgimento di molti giuristi internazionali oltre ad esponenti dei movimenti, è già on line, in molte lingue (www.iuctorino.it). L'appuntamento del Valle è servito a rendere vivo questo documento ‘costituente’ nell'ambito di un grande sforzo partecipato di produzione di giuridicità dal basso. Anche se si tratta di partire dalla singolarità delle vertenze, va pensato un luogo di composizione delle lotte e del discorso. Nel mezzo dell'emergenza e della crisi, sta crescendo una nuova ‘coscienza europea’. L'appuntamento del Valle ha rappresentato l’inizio perché questa coscienza riesca a darsi una soggettività politica capace di agire efficacemente, collegando i piani del locale e del transnazionale.


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lavoro

Il 9 marzo sciopero generale dei metalmeccanici e manifestazione nazionale a Roma Un articolo di Francesca Redavid della segreteria nazionale Fiom-Cgil

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meccanica di proseguire sulla strada della distruzione dei diritti collettivi nel lavoro rende sempre più urgente la mobilitazione per la riconquista del Contratto collettivo nazionale di lavoro e la qualificazione della contrattazione collettiva che passa oggi attraverso una reale democrazia nell'esercizio della rappresentanza e nell'affermazione delle libertà sindacali in tutti i luoghi di lavoro, a partire dalla Fiat. In questi giorni sono in corso scioperi e manifestazioni in molti Paesi europei con diversi elementi di drammaticità; Grecia, Portogallo, Spagna, Belgio si ribellano a provvedimenti fotocopia che non intervengono sulle ragioni che hanno prodotto la crisi, ma semplicemente tagliano incidendo profondamente nella vita delle persone. Il nostro obiettivo è di riunificare vertenze e soggetti sociali, a partire dal lavoro, per un progetto alternativo. Con questo spirito sollecitiamo le associazioni e i movimenti, i precari e gli studenti a dare valore allo sciopero dei metalmeccanici sulla base della piattaforma che già da qualche settimana stiamo portando a una discussione più allargata possibile.

l Comitato Centrale della Fiom-Cgil ha deciso di trasformare la manifestazione Democrazia al Lavoro nella proclamazione, venerdì 9 marzo, di 8 ore di sciopero generale per tutta la categoria, con manifestazione nazionale nella capitale. Sabato 18 febbraio è convocata un'Assemblea nazionale delle delegate, dei delegati e quadri della Fiom-Cgil che si svolgerà a Roma presso la struttura Atlantico. Nel confermare le ragioni e i contenuti delle rivendicazioni alla base della mobilitazione precedentemente decisa, la Fiom intende sottolineare l'urgenza delle seguenti questioni: va respinta ogni manomissione dell'art.18, che rimane elemento centrale per la tutela della dignità e della libertà nel lavoro; è sempre più chiara la scelta del Governo di applicare puntualmente la lettera della Bce. Mettere in discussione il sistema dei diritti e aprire ai licenziamenti individuali significa praticare un'idea di riforma strutturale del Paese che prepara un'uscita

dalla crisi tutta regressiva. La riunificazione dei diritti nel lavoro, la difesa dell'occupazione e la costruzione di nuovi posti di lavoro sono oggi la vera priorità economica, sociale e politica. Occorre ridurre la precarietà, estendere i diritti, la tutela del reddito e gli ammortizzatori sociali a tutte le imprese e a tutte le forme di lavoro e rimettere in discussione gli ultimi inaccettabili provvedimenti sulle pensioni, comprese le garanzie per l'accesso alla pensione delle persone coinvolte in accordi di ristrutturazione e di crisi. Bisogna prevedere un piano straordinario di investimenti pubblici e privati per un rilancio del nostro sistema industriale fondato sull'innovazione, la formazione e la sostenibilità ambientale delle produzioni e dell'uso del territorio. Questo è il modo per attrarre investimenti nel nostro Paese, insieme alla lotta alla corruzione e all'illegalità, non certo rendendo sempre più ricattabili le persone. Contemporaneamente la scelta di Feder-

L’appello alla società civile

‘Lavoro, i diritti non sono in vendita’. L’adesione di Stefano Rodotà

In una «Repubblica democratica fondata sul lavoro» quale l'Italia deve costituzionalmente essere, la libertà operaia è la libertà di tutti, la sicurezza del disoccupato e del precario è la sicurezza di tutti. Ecco perché siamo convinti che la manifestazione nazionale indetta dalla Fiom per venerdì 9 marzo debba raccogliere attorno alle bandiere dei metalmeccanici tutte le forze vive della società civile. Ecco perché invitiamo ogni cittadino che senta ancora come propri i valori della Costituzione, non solo ad aderire ma a farsi promotore e protagonista di questa manifestazione, partecipando ad organizzarla. Ecco perché invitiamo ogni testata giornalistica e ogni sito che ritengano irrinunciabili i princìpi della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista a mobilitare la propria forza di comunicazione e informazione, contro il muro di gomma di un monopolio massmediatico che sceglierà il silenzio. L'Italia democratica ha bisogno di speranza, e solo la lotta tiene viva la speranza. L'impegno dei cittadini. Il tuo impegno. All'appello hanno aderito esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo.

«Ho aderito all'appello della Fiom perché affrontare oggi le questioni del lavoro significa riprendere il filo di temi capitali quali il rispetto della persona, la tutela della dignità, la necessità di non ridurre tutto alla logica del mercato. L'articolo 1 della Costituzione assegna al lavoro un valore fondativo della Repubblica. Ma ci sono altre norme in questa materia e ne vorrei segnalare due. L'art. 36 stabilisce che la retribuzione deve garantire al lavoratore e alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa. Il lavoro non è quindi soltanto la possibilità o il diritto di lavorare, ma attraverso la retribuzione è il modo per realizzare quella libera costruzione della personalità di cui la Costituzione parla al suo inizio. Questa è un'affermazione di carattere generale che riguarda tutti e che impone un vincolo all'imprenditore, pubblico o privato che sia. E che ci porta al di là della pura logica della sopravvivenza. La retribuzione non deve garantire il minimo vitale, bensì un'esistenza libera e dignitosa. Attraverso il discorso sul lavoro si esaltano i principi di libertà e dignità, uniti tra loro. Questo è un punto

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essenziale, oggi purtroppo messo in discussione dalle condizioni di lavoro e salariali che si vogliono imporre. L'articolo 41 stabilisce la libertà dell'iniziativa economica privata, ma con un limite insuperabile: non deve contrastare la sicurezza, la libertà e la dignità della persona. Di nuovo, la logica di mercato non può espropriare le persone di quelli che sono elementi costitutivi del loro essere in società. La riduzione della rilevanza di questi princìpi è una regressione culturale e una violazione sostanziale della Costituzione. L'art 41 non può essere riletto, come fa l'art. 1 del decreto 'Cresci Italia', come se si limitasse ad affermare la libertà d'impresa e il principio di concorrenza. Questo tentativo di riduzione è assolutamente contradditorio con l'esistenza del limite invalicabile rappresentato da quei tre principi: sicurezza libertà e dignità. Ecco perché penso che la manifestazione del 9 marzo sia importantissima. Ci aiuta a mantenere aperta la discussione su questi temi e a tenere viva la consapevolezza che in gioco ci sono principi che non si possono abbandonare».


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versoRio+20

Solo cambiando il paradigma economico si potrà parlare di sostenibilità reale La discussione verso Rio+20 è seria e impegnativa: coinvolge sindacati, attori sociali, istituzioni, mette a confronto idee diverse, produce conflitto e convergenze, necessari a un progetto di futuro. In questo numero, pubblichiamo un articolo di Leonardo Boff. Il teologo critica fortemente l'interpretazione di 'sviluppo sostenibile' sposata da governi e mercati, alla ricerca di nuove vie per il profitto nel tempo della crisi.

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documenti ufficiali dell'ONU così come la bozza attuale del documento di Rio+20 dedicano grande spazio al modello di sviluppo sostenibile: deve essere economicamente realizzabile, socialmente giusto e ambientalmente corretto. È la famosa tripletta chiamata Triple Bottom Line (la linea dei tre pilastri) creata nel 1990 dal britannico John Elkington, fondatore della ONG SustainAbility. Ma questo modello non resiste a una critica seria. Sviluppo economicamente realizzabile: nel linguaggio politico dei governi e delle imprese, sviluppo equivale al prodotto interno lordo, il Pil. Guai alle imprese e ai paesi che non abbiano indici positivi di crescita annuale! Entrano in crisi o in recessione con la conseguente diminuzione del consumo e generazione di disoccupazione: nel mondo degli affari, sviluppo significa guadagnare denaro, con il minor investimento possibile, con la massima rendita possibile, con

la concorrenza più forte e nel minor tempo possibile. Quando parliamo di sviluppo non parliamo di uno sviluppo qualsiasi ma di quello che esiste realmente, che è industrialista/capitalista/consumista. Questo sviluppo è antropocentrico, contraddittorio e sbagliato. Mi spiego. È antropocentrico perché è centrato solamente sull'essere umano, come se non esistesse la comunità della vita (flora, fauna e altri organismi vivi) che necessitano anche loro della biosfera e ugualmente domandano sostenibilità. È contraddittorio, poiché sviluppo e sostenibilità obbediscono a logiche contrapposte. Lo sviluppo realmente esistente è lineare, crescente, sfrutta la natura e privilegia l'accumulazione privata. È l'economia politica della corte capitalista. La categoria sostenibilità, al contrario, proviene dalle scienze della vita e della ecologia, la cui logica è circolare e includente. Rappresenta la tendenza degli ecosistemi all'equilibrio dinamico, alla interdipendenza e alla cooperazione di tutti con tutti. Come si deduce, sono logiche antagoniste: una privilegia l'individuo, l'altra il collettivo; una promuove la competizione, l'altra la cooperazione; una la evoluzione del più adatto, l'altra la evoluzione di tutti interconnessi. È sbagliato, perché afferma che la povertà è la causa del degrado ecologico. Per tanto, quanta meno povertà, più si avrà sviluppo sostenibile e meno degrado, il che non è vero.

Messi in ginocchio da una nevicata Quando cominciò la guerra in Bosnia, l'ultimo fax che arrivò all'Arci fu un appello di intellettuali di Mostar. Poi, i fax non funzionarono più. Il telefono saltò poco dopo, nelle città assediate. Rimasero i telegrammi, poi le lettere, poi niente. A Sarajevo, gli amici più cari abitavano al tredicesimo piano. Bella vista, doppi servizi. Dopo qualche mese, avrebbero fatto il cambio con una baracca in periferia. Sfidare i cecchini per prendere l'acqua alla fontana era già drammatico, portare i secchi per tredici piani forse era peggio. L'ascensore era morto al primo taglio dei cavi elettrici. Chi aveva la Ferrari, stava a piedi: il carburante finì presto. Chi aveva un cavallo era ricco. Chi aveva un camino, le galline e la legna. Come nelle nostre montagne, abituate da sempre a restare isolate d'inverno. Non è la neve il problema, ma una società dove chi

lavora abita, causa prezzi, a cento chilometri. Dove al supermercato si va in auto. Dove le mamme e i papà lavorano, i nonni lontani, e i bambini se non sono a scuola sono un problema. Dove siamo tutti appesi allo stesso filo della corrente. E se salta quello, siamo fottuti. A Rio+20, a giugno, un capitalismo messo in crisi da se stesso proverà a salvarsi con l' 'economia verde'. Ma non c'è riconversione ecologica vera se non cambia il sistema. Se non ricominciamo a mangiare cibo che viene da dietro casa, se l'energia non ce la facciamo sul tetto, se non costruiamo una società a chilometro zero. Altrimenti, i ricchi continueranno a fare i soldi sull'energia pulita, e noi a farci mettere in ginocchio da una nevicata. Info: bolini@arci.it

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Analizzando criticamente le cause reali della povertà e del degrado ambientale, si vede che esse derivano, in modo non esclusivo ma sicuramente in gran parte, dal tipo di sviluppo praticato. È esso che produce degrado, perché dilapida la natura, paga bassi salari e così genera povertà. Questo sviluppo sostenibile è una trappola del sistema imperante: assume i termini della ecologia (sostenibilità) per svuotarli. Assume l'ideale della economia (crescita) nascondendo la povertà che esso stesso produce. Socialmente giusto: se c'è una cosa che l'attuale sviluppo industrial/capitalista non può dire di se stesso è che sia socialmente giusto. Se lo fosse, non ci sarebbero 1,4 miliardi di affamati nel mondo e la maggioranza delle nazioni nella povertà. Prendiamo solo il caso del Brasile. L'Atlante Sociale del Brasile del 2010 (IPEA) riferisce che 5000 famiglie controllano il 46% del Pil. Il governo destina annualmente 125.000 milioni di reales al sistema finanziario per pagare con gli interessi i prestiti fatti e destina solamente 40.000 milioni di reales ai programmi sociali destinati alla grande maggioranza di poveri. Tutto questo denuncia la falsità della retorica di uno sviluppo socialmente giusto, impossibile dentro l'attuale paradigma economico. Ambientalmente corretto: nel tipo attuale di sviluppo si sta portando a compimento una guerra implacabile contro Gaia, strappando da essa tutto quello che è utile e oggetto di lucro, specialmente a quelle minoranze che controllano il processo. Secondo l'indice Pianeta vivo dell'ONU (2010) in meno di 40 anni la biodiversità globale ha sofferto una caduta del 30%. Solamente dal 1998 ad oggi si è avuto un salto del 35% nelle emissioni di gas a effetto serra. Invece di parlare di limiti della crescita, meglio sarebbe che parlassimo di limiti della aggressione alla Terra. In conclusione, il modello di sviluppo che si vuole sostenibile è retorico. In esso si verificano avanzamenti nella produzione a basso carbonio, nella utilizzazione di energie alternative, nel rafforzamento delle regioni degradate e nella creazione di migliore eliminazione di residui. Ma facciamo ben attenzione: tutto questo si fa sempre in modo che non si pregiudichino i guadagni nè si indebolisca la competizione. L’utilizzazione della espressione 'sviluppo sostenibile' ha un significato politico importante: il cambio necessario del paradigma economico, se quella che vogliamo è una sostenibilità reale. In quello attuale, la sostenibilità o è localizzata o inesistente.


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I diritti degli artisti non sono una merce

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La liberalizzazione della gestione dei diritti degli artisti, se approvata, rischierebbe di determinare la scomparsa dei piccoli produttori e degli artisti indipendenti ed emergenti che oggi, anche se con difficoltà e distorsioni - a riguardo è urgente sbloccare i fondi del defunto Imaie e farli avere a tutti gli aventi diritto - riescono a riscuotere una parte dei compensi come autori, editori, produttori, artisti, interpreti ed esecutori. «In un mercato liberalizzato, le agenzie di raccolta si occuperebbero solo dei protagonisti capaci di fare grandi numeri abbandonando completamente la raccolta delle migliaia di piccoli e piccolissimi protagonisti della scena artistica nazionale, vero pilastro del futuro della nostra musica. Tali artisti sarebbero così destinati, senza quei fondi, alla scomparsa in poco tempo,

GENOVA Si terranno il 17 e 18 febbraio gli incontri di in/formazione e produzione editoriale per operatori dei media su Diversità culturale e immigrazione promossi dal Cospe. Tra i relatori Walter Massa, presidente Arci Liguria

dando così ancora più spazio alla globalizzazione del mercato e cancellando le diversità in ambito culturale» dichiara Giordano Sangiorgi, presidente di AudioCoop, allarmato dai segnali che, se confermati, determinerebbero un aumento dei costi di gestione, la paralisi dell'intero processo di ripartizione dei compensi e il blocco dei pagamenti dei diritti in attesa che si chiariscano i risvolti operativi del decreto: in poche parole, svantaggi certi per gli artisti e benefici altrettanto certi per chi dovrebbe pagare i cosiddetti 'diritti connessi'. Sono queste alcune delle conseguenze dell'attuazione del provvedimento di liberalizzazione della gestione dei diritti degli artisti. «È necessario invece - dichiara Tommaso Zanello in arte 'Piotta' - mantenere nella filiera unica del made in Italy anche la raccolta dei diritti primari e connessi in una positiva sinergia tra le società di raccolta dei diritti, riducendo gli sprechi, gli alti costi di raccolta e rendendo sempre più efficienti e democratici tali istituti, affinché prestino una maggiore attenzione per i tanti piccoli autori, editori, produttori, artisti, interpreti ed esecutori e dando loro il ruolo che meritano». «Il provvedimento di liberalizzazione, deciso da Governo e Parla-

ARCI ReAL tour 2012: oltre 50 concerti in tutta Italia Siamo appena all'inizio di questo 2012 ma il 'colpo d'occhio' è già promettente: mai come in questi primi mesi abbiamo visto Arci ReAL 'concretizzarsi' in una mole di appuntamenti live in giro per la penisola. Nella settimana in cui prende il via il Festival della Canzone Italiana, possiamo affermare a pieno titolo di essere la rete nazionale di musica live. Grazie al coinvolgimento di nomi emergenti di qualità e a nomi importanti della scena indie, la rete sta organizzando un gran numero di concerti che coinvolgono i tanti circoli aderenti. Ma veniamo ai concerti: dal 20 gennaio al 25 aprile (maggio in fase di programmazione) sono ben quaranta le date già fissate, dal Piemonte alla Puglia, dalla Campania al Friuli, dalla Sardegna alla Toscana. Gli artisti coinvolti sono quelli del roster 2011/2012 di Arci ReAL: dall'eclettico The Niro alla preziosa canzone d'autore di Cesare Basile, alla rivelazione live di questo 2012: Ettore Giuradei, che (per usare le parole degli amici del Magnolia) «ci ha incantato e spezzato il cuore, rovinato una giornata e fatto innamorare».

Potere delle parole e di chi le sa cantare. E poi a tutto rock con Amycanbe, Lo stato sociale, Fast animals and slow kids, Io?Drama, Aim, Criminal jokers, Cut, Uochi toki. E infine gli emergenti Nadar solo, Banda fratelli, Roncea e Train de Vie. Arci ReAL Tour è frutto dello sviluppo e dell'ampliamento della Rete Arci Live che da un anno a questa parte è passata da poco meno di quaranta ad oltre sessanta circoli, del prezioso lavoro di animazione fatto dai referenti regionali, dai positivi accordi presi con le principali agenzie di booking che circuitano indie a livello nazionale e dal sostegno di vecchi e nuovi partners (su tutti il MEI). Arci ReAL si dimostra una realtà consolidata nel panorama italiano, in grado di realizzare, nell'arco di quattro mesi, oltre 40 appuntamenti live nella maggior parte delle regioni italiane. In attesa del suo appuntamento nazionale di Mantova (previsto nell'ultima settimana di maggio, con tanta musica live e tutti gli addetti del settore) una raccomandazione importante: seguite il ReAL Tour. Info: www.arcireal.com

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mento senza alcun confronto con le parti interessate - aggiunge Luca Fornari, vice presidente di AudioCoop - metterà in forse i diritti degli artisti, provocando la frammentazione del loro sistema di rappresentanza, causando una minore tutela della categoria nel suo complesso, a tutto vantaggio di chi deve acquisire e pagare i diritti connessi. Si tratta di circa 30 milioni di euro raccolti fino ad oggi ogni anno. Con il passaggio ad un sistema che preveda più collecting di artisti si rischia di vederne dispersi la metà». Per tali motivi viene chiesto, oltre a un incontro urgente con il ministro dei Beni Culturali, lo stop al decreto di liberalizzazione e un intervento sul settore dei diritti primari e connessi per aumentare l'entità dei diritti spettanti ai piccoli e futuri protagonisti della scena musicale italiana, garantendo così un reddito adeguato a circa 15mila nuovi giovani protagonisti della musica italiana attraverso una più efficiente e capillare redistribuzione di tali diritti, oltre a fornire, per un servizio etico nel settore, una quota di quei diritti al sostegno delle produzioni dei giovani esordienti e dei festival che portano sul palco i giovani musicisti emergenti. Info: www.audiocoop.it

L’Italia che non si vede Il circolo Ex Fila di Firenze, il cinema Teatro dei segni di Modena, l’Arci Movie di Napoli, il circolo Xanadù di Como, il comitato provinciale di Ferrara e l'Arsenale di Pisa sono le prime realtà territoriali che hanno aderito alla terza edizione della rassegna cinematografica L'Italia che non si vede. Quest'anno sono dodici i film che l'Ucca, Unione dei circoli cinematografici dell’Arci, ha sottoposto all'attenzione di tutti i circoli che sceglieranno i titoli da proporre per la propria rassegna. Si tratta di film fiction e documentari che raccontano il paese reale, i suoi problemi e il suo disagio ma anche la sua voglia di affrontare e superare i problemi dell’immigrazione, della disoccupazione, della mafia. L'Ucca mette a disposizione dei circoli i cataloghi con le schede descrittive di ogni singolo film, le locandine, i manifesti. Gli autori dei film sono disponibili a essere presenti alle proiezioni: a Modena per Black Block è prevista la presenza del regista Carlo Bachscmidt, che interverrà anche all’Arci Movie a Napoli. A Firenze Fiorella Infascelli parteciperà alla proiezione di Pugni chiusi. Tutte le informazioni sulla rassegna, le proiezioni, le località, i film scelti sono sul sito Ucca. Info: www.ucca.it


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Treno della memoria: un’entusiasmante esperienza di formazione

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pini, di Villacidro e dai Presidenti delle rispettive province è venuta subito l'adesione e il conseguente sforzo per trovare le risorse necessarie pur nelle difficoltà del patto di stabilità. Il numero di 100 partecipanti è stato rapidamente e con una relativa facilità raggiunto, consentendoci di far partecipare al progetto non più una delegazione simbolica ma rappresentativa dell'intera regione. Ciò è stato possibile essenzialmente per due motivi: il progetto in sé, che fa della memoria e della conoscenza il punto di partenza di un percorso di costruzione di coscienza e di cittadinanza; la conferma del ruolo e dell'autorevolezza dell'Arci, della sua riconosciuta capacità di realizzare percorsi culturali - come quello del Treno della Memoria - che trovano nell'impegno civile e sociale, in particolare dei giovani, il loro fondamentale scopo. È apparso cioè del tutto naturale che la nostra associazione, che fa della cultura e della conoscenza lo strumento prioritario di animazione sociale, sia partner di un progetto come il Treno della Memoria e ne curi la formazione dei partecipanti. È stata, per certi versi, anche una piacevole scoperta per noi tutti, perché troppo

spesso non abbiamo coscienza piena del ruolo che svolgiamo nelle nostre comunità. E che ci fornisce nuova linfa per rafforzare il nostro impegno quotidiano, per capitalizzare quei valori che da questa prima iniziativa sono emersi: una grande disponibilità e sensibilità dei giovani verso i temi dell'impegno civile che chiedono solo di essere colti; una rete di relazioni istituzionali, dagli Enti locali al mondo della scuola o a quello delle realtà che si occupano del disagio sociale, capaci di aprire ulteriori spazi di cooperazione, di intervento e di proselitismo alla nostra associazione. Info: sardegna@arci.it

LUCCA C'è ancora tempo per iscriversi ai laboratori formativi sulla comunicazione sociale dal titolo Re - imparare a comunicare. I laboratori si terranno a Lucca il 24 e il 25 febbraio, nell'ambito di Villaggio Solidale, il Salone Nazionale del Volontariato organizzato dal Centro Nazionale per il Volontariato. La partecipazione è gratuita

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er i più lontani la sveglia suona alle 3 del mattino, perché l'appuntamento è alle 5, nei due aeroporti di Cagliari e di Alghero. Comincia così la giornata del 3 febbraio per 100 ragazze e ragazzi sardi, la giornata in cui prende l'avvio la parte più attesa del progetto Treno della Memoria 2012: la partenza per Milano dove si salirà sul treno per Cracovia. Quando, a fine luglio 2011, abbiamo deciso di provare a misurarci sull'ipotesi di far partecipare per la prima volta anche la nostra regione al Treno della Memoria, ci siamo dati l'obiettivo di costruire una presenza poco più che simbolica, propedeutica all'estensione negli anni successivi. D'altra parte una assoluta novità per la Sardegna, una situazione finanziaria delle Istituzioni piuttosto difficile e il poco tempo a disposizione rendevano abbastanza complicato puntare ad obiettivi più corposi. Abbiamo quindi avviato i contatti con le amministrazioni di alcune delle città e delle province con le quali già erano attivi i rapporti, con il risultato di trovare subito un consenso, per certi versi inaspettato, sul progetto. Dai Sindaci di Cagliari, di Sassari, di Gus-

Un viaggio che deve continuare

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olete far parte del gruppo degli educatori che partiranno dalla Sardegna per Cracovia con il progetto Treno della Memoria? Incontrerete i ragazzi per gli appuntamenti preliminari e li accompagnerete nella preparazione all'avventura che si accingono a vivere?» «Sì, va bene, accettiamo la sfida». Poche parole che sono state il nostro vero inizio del Treno. Dapprincipio è prevalsa la paura di non riuscire a raggiungere totalmente l'obiettivo, la consapevolezza di essere i primi in Sardegna a far parte della comunità viaggiante, la perplessità di condividere i propri spazi con persone sconosciute. È bastato incontrarci nel giorno di formazione preliminare per gli educatori, in una fredda giornata di gennaio, per abbandonare dubbi e preoccupazioni e lasciar spazio all'entusiasmo, alla voglia di fare, alla voglia di coinvolgere e farsi coinvolgere, al piacere di conoscere nuove persone. E

così il Treno è partito. Incontri di preparazione e finalmente si parte. In aeroporto: risate, primi abbracci e tanta voglia di raggiungere Milano per salire sul treno. Quello materiale questa volta. Un viaggio lungo ventisei ore. Un'infinità, ma una grande occasione per stare insieme con i cento giovani sardi. Un'occasione per proporre le attività di lettura legate al tema dell'olocausto, ma anche l'opportunità per conoscerli meglio, per sentirli parlare della loro quotidianità, della loro vita, per sondare il terreno e carpire le prime impressioni e le prime lamentele. Per diventare e farli diventare sempre più parte di un gruppo. Il culmine del viaggio: la visita ai campi. Auschwitz e Birkenau. Il silenzio. Gli occhi dei ragazzi che si intravedono tra sciarpe e cuffie. Attenti ad ascoltare, a fotografare, a pensare. Qualcuno si è avvicinato a commentare, ci ha chiesto spiegazioni, ci ha chiesto il perché. Rispondere ad una domanda simile non è facile, quasi impos-

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sibile. Condividere un'esperienza simile ci ha fatti diventare un gruppo. Un vero gruppo. Le scomodità iniziali non si sentono più, il freddo è passato, l'ostello è una reggia. La domanda ora è: perché dobbiamo andar via? Uno dei momenti più emozionanti: gli abbracci di gioia di quasi 800 giovani e i loro educatori, provenienti dal Piemonte, Marche, Friuli Venezia Giulia e Sardegna, nell'Auditorium dell'Università di Cracovia durante l'assemblea plenaria che, senza conoscersi, si scambiano un gesto affettuoso, sincero. Il treno si è fermato a Milano e siamo scesi. Ma il Treno continua, anzi, inizia ora e dobbiamo continuare a farlo camminare. Abbiamo un impegno: raccontare alle famiglie, agli amici, ai conoscenti, soprattutto agli scettici. Perché non si può dimenticare. Non si deve dimenticare. Alla prossima fermata! Gli educatori dell'Arci sarda del Treno della Memoria


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‘Giochi di pace’: un progetto dell’Arci Puglia

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Arci Puglia sta costruendo il progetto di solidarietà internazionale Giochi di Pace, unendo il piano politico della promozione della conoscenza a microazioni di rafforzamento della comunità mediterranea. L'impegno diretto dei circoli Arci nella costruzione di questa comunità solidale e la scelta di non dipendere dall'esclusivo finanziamento pubblico sono i cardini della Campagna, tesa a supportare le attività di educazione e scambio con il Remedial Education Center (REC) della Striscia di Gaza. Con i Summer Camps sull'educazione al dialogo e la pacifica convivenza, la Puglia ospiterà bambini provenienti dalla Striscia, scegliendo di rafforzare la cooperazione con chi, a Jabalia, rappresenta il luogo di sintesi dei valori che perseguiamo attraverso l'educazione popolare: la lotta all'emarginazione e la difesa dei diritti.Il REC è nato nel 1993, verso la fine della prima Intifada, con una lettera di accredito e un progetto di sostegno educativo a bambini con difficoltà di apprendimento approvato dall'UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati Palestinesi). L'obiettivo più ampio era svi-

luppare un progetto educativo nella dimensione di un welfare slegato dall'appartenenza a comunità religiose o gruppi partitici. In questi anni, infatti, il REC è passato dal regime di occupazione israeliana alla giurisdizione dell'ANP a quella di Hamas, riuscendo a governare il difficile equilibrio necessario all'indomani della rottura tra quest'ultimo e Fatah. Mantenendo la propria indipendenza, e in un'area abitata da 108mila profughi stretta tra Jabalia e Gaza City, il REC lavora con bambini con special needs, le loro famiglie, la comunità a cui appartengono: nell'inclusione e nel dialogo contribuiscono a far crescere comunità solidali basate sull'integrazione delle classi sociali che le attraversano. Quando nel 2009 l'Accademia Nazionale dei Lincei, con il premio ‘Antonio Feltrinelli’, riconobbe quella del REC «un'impresa eccezionale di alto valore morale e umanitario», Giorgio Forti su il manifesto definiva «insolito che un'importante istituzione nazionale italiana desse un riconoscimento a un'istituzione palestinese, per di più di Gaza, visto l'atteggiamento sbilanciato a favore di Israele tenuto da tempo dalla politica estera italia-

na». E infatti lo è: la Striscia di Gaza crea più di un imbarazzo anche tra chi della Palestina ha fatto il simbolo delle lotte per i diritti umani. Nei giorni pugliesi della visita di Husam Hamdouna (direttore del REC), nel luglio scorso, discutemmo della difficile convivenza tra difesa del diritto, resistenza ed educazione alla Pace, in un clima di perenne conflitto. Ci rispose con quanto avvenuto nel 2009, durante l'offensiva Piombo Fuso, quando l'esercito israeliano devastò una scuola del REC. Sulla lavagna i soldati avevano scritto: «Scusate bambini se abbiamo distrutto i vostri giocattoli. Siete nati nel posto sbagliato nel momento sbagliato». A seguito delle consultazioni con le famiglie, la risposta del REC fu tacere ai bambini ‘chi’ aveva distrutto la scuola: non si può allevare una generazione nell'odio. «C'è pure chi educa, senza nascondere l'assurdo ch'è nel mondo, aperto ad ogni sviluppo, ma cercando d'essere franco all'altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono: ciascuno cresce solo se sognato» (Danilo Dolci). Info: internazionali@arcipuglia.org

Notizie Brevi Ho visto la neve TORINO - Il 17 febbraio va in scena, presso lo Spazio BellArte in via Bellardi 116 lo spettacolo teatrale Ho visto la neve, prodotto dall'associazione ArTeMuDa, con Roberto Micali, Renato Sibille, Patrizia Spadaro e le musiche eseguite dal vivo da Daniele Contardo. Liberamente tratto da La neve di Ahmed di Francesca Caminoli, lo spettacolo, gratuito, è inserito nella rassegna Eclettica organizzata dall'associazione Tedacà di Torino. Info: www.artemuda.it

Lista d’attesa...chi è l’ultimo? MILANO - L’associazione Party volontario! presenta, il 19 febbraio alle 17 presso il Teatro della Creta in via dell’Allodola, lo spettacolo teatrale Lista d’attesa...chi è l’ultimo? Causa blocco energetico i passeggeri di una sala d’attesa sono costretti a convivere una lunga attesa di ore, giorni e settimane. Questa lunga permanenza riproduce un microcosmo di comportamenti e azioni con lati comici e assurdi ma con numerosi spunti riflessivi. Il ricavato delle donazioni

della serata andrà a favore dei progetti del circolo Arci Todo Cambia. Info: www.todocambia.net

Il progetto Alessia BARONISSI (SA) - Ogni martedì e giovedì dalle 16 alle 19 presso il Centro Polifunzionale in via dei Due Principati ad Acquamela di Baronissi l’Arci Salerno realizza corsi di italiano gratuiti e percorsi di orientamento per cittadini stranieri. Le attività si inseriscono nel progetto Alessia, di integrazione sociale e lavorativa delle donne e degli immigrati vittime di racket e sfruttamento. Info: progettoalessia@gmail.com

Notturno di Arci Percorsi VITERBO - Il cantiere teatrale di Arci Percorsi presenta, il 18 febbraio alle 21 presso la Libreria del Teatro in piazza Verdi, lo spettacolo Notturno, per la regia di Ferdinando Vaselli, con Chiara Baldacchini, Corrado Ciambella, Alessandro Curti, Antonella del Core, Eleonora Faccenda, Alessio Gelli, Monia Gubbini, Paolo Roccato. Un recital? Un reading? Uno spettacolo? Il gruppo ha provato a esplora-

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re alcuni sentieri della notte, a dare vita ad una goccia che ne rifletta colori, emozioni, riflessioni, gioie, patimenti, tragedie, illuminazioni, risate, sguardi... Info: culturavt@arci.it

Incontri con le scuole SARZANA (SP) - Prosegue venerdì 17 febbraio il cammino di Arci e Libera verso la XVII Giornata della Memoria e dell'Impegno, che si terrà a Genova il 17 marzo. L'Arci Valdimagra e il presidio ‘Dario Capolicchio’ di Sarzana organizzano presso l'auditorium del Liceo statale ‘T. Parentucelli’ un'assemblea con gli studenti dell'istituto, in cui sarà proiettato il film Il giorno della civetta di Damiano Damiani. Info: arciliguria.it/sarzana

Camusso al Fanfulla ROMA - Al circolo Fanfulla il 15 febbraio alle 17 Susanna Camusso incontra in un dibattito pubblico le realtà giovanili asfissiate dal precariato, all'interno dell’iniziativa Liberi dalla precarietà organizzata in tutta Italia dai Giovani non + disposti a

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tutto della Cgil. Il dibattito verrà trasmesso in streaming su Radio Articolo 1. A seguire, l'Arci Fanfulla ospiterà Radio Mondina, una libera radio ‘in carne e ossa’ che trasmetterà canti di lotta, di coraggio e di libertà. Info: www.fanfulla.org

Aperitivo a lume di candela UDINE - Al circolo Mis(s)kappa il 17 febbraio a partire dalle 18.30 la quinta edizione dell’aperitivo A lume di candela, in occasione di M’illumino di meno, la celebre campagna radiofonica sul risparmio energetico lanciata da Caterpillar, Radio2. Info: misskappa.wordpress.com

Biciclettata antismog CREMONA - L’Arci, insieme a un gruppo di associazioni territoriali, partecipa alla Biciclettata Antismog, manifestazione nata per chiedere più attenzione in città nei confronti dei ciclisti. Appuntamento il 18 febbraio alle 15.30 nel piazzale di Porta Venezia e conclusione in piazza Roma. Info: cremona@arci.it


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incircolo

Aperte le iscrizioni per il Premio Daolio 2012 rivolto a solisti e gruppi emiliano-romagnoli

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un nome nuovo, quello di Arcangelo Kaba Cavazzuti, musicista e produttore discografico. I tutor lavoreranno in sala prove spalla a spalla con i sei finalisti: ognuno si prenderà cura di due gruppi, preparerà con il gruppo una cover e metterà a punto il brano in gara proposto dal concorrente. Si pone quindi un forte accento sulla formazione, da sempre tra le priorità del Daolio, e oggi, grazie a questi artisti, sicuramente questo aspetto sarà valorizzato al meglio. Professionisti ed emergenti, esperti e neofiti. Da questo confronto, tutto giocato in terra emiliano-romagnola, o reggiana, può nascere, secondo gli organizzatori, qualcosa di buono per la musica. A questo aspetto si aggiunge nel 2012 la collaborazione con alcuni scrittori emiliani che suggeriranno alle band le loro playlist di brani, da cui il premio selezionerà le cover su cui saranno impegnati i sei finalisti. Il vincitore del Daolio 2012 si aggiudicherà un premio del valore di 1000 euro che sarà, come da tradizione, assegnato a quel solista o quel gruppo concorrente che avrà proposto la migliore canzone originale e inedita e avrà presentato il miglior live set in finale.

Parallelamente al concorso principale, i concorrenti che lo desiderano potranno partecipare al Premio Speciale Giorgio Rizzo (del valore di 700 euro) dove si valuterà l'esecuzione live della cover di un brano dei Nomadi. Infine, un'altra menzione sarà riservata al vincitore del Premio Daolio web assegnato al concorrente più votato dalla giuria popolare sul sito Internet del Daolio. Tutte le istruzioni per partecipare al Premio Daolio 2012 sono disponibili sul sito del Premio. Le iscrizioni dovranno pervenire all'Arci di Reggio Emilia entro il 2 marzo 2012, in via cartacea. Per chi preferisce l'iscrizione on line la scadenza è per il 5 marzo alle ore 12. Info: www.premiodaolio.it

FOIANO DELLA CHIANA (AR) Il 18 febbraio presso il circolo Arci Renzino si terrà la cerimonia di premiazione dei concorsi letterari nazionali di poesia d’amore e narrativa per l’infanzia organizzati dal circolo Info: www.poesiarenzino.it

notizieflash

ono aperte le iscrizioni alla 18esima edizione del Premio Augusto Daolio indetto dall'Assessorato ai Giovani, sport e tempo libero del Comune di Cavriago, dall'Arci Reggio Emilia e dal circolo Arci Calamita. Il Daolio è un vetrina ormai classica per i solisti e i gruppi emiliano-romagnoli senza contratto discografico, autori di canzoni in italiano e con la volontà di fare un'esperienza di palco ma anche di scambio. Sì, perché il premio nel corso degli anni è diventato una sorta di 'comunità' di cui fanno parte i musicisti partecipanti e non, gli ex, il pubblico, ma anche i tanti giurati che hanno partecipato a questa lunga avventura musicale che si concluderà quest'estate nel mese di giugno. Il Premio si arricchisce quest’anno di alcune novità, perchè, come spiegano gli organizzatori, tra gli obiettivi vi è la costruzione di un salto di qualità per la musica dei giovani. La prima novità dell'edizione 2012 arriva dal fronte 'tutor', i musicisti di lunga esperienza che accompagneranno i gruppi selezionati verso la finale. Alle consolidate conoscenze del Daolio - Fabrizio Tavernelli e Jukka Reverberi - si aggiunge

Performance teatrale A Montereale Valcellina la mostra ‘Quando morì mio padre’ sui crimini fascisti al Malaussène Tra mito, storia e miserie: vi racconto la mia Sicilia è il titolo della performance di teatro, narrazione e musica che andrà in scena al circolo Malaussène di Palermo il 17 febbraio a partire dalle 21. Lo spettacolo, della ‘cantattrice’ Rosalia Billeci che si fa accompagnare da tre musicisti, affronta il tema della realtà della Sicilia come parte di un Sud incapace di uscire dalla condizione di emarginazione e solitudine che ormai l’attraversa da secoli. Una Sicilia che ormai da troppi secoli si ritrova priva di un’identità e che inaspettatamente sprofonda sempre di più in una condizione di fragilità economica, culturale e sociale, diventando oggetto di facile colpevolizzazione e aggressione sia al suo interno - i siciliani sono i peggiori detrattori dei siciliani, soprattutto quelli emigrati - che da parte di un nord che vede i meridionali solo come una zavorra, di cui bisogna sbarazzarsi. Ne viene fuori una Sicilia complessa, paradossale, assurda, ma comprensibile alla luce delle sue innumerevoli storie. Ingresso tre euro con tessera Arci. Info: www.associazionemalaussene.it

Il 18 febbraio alle 18 presso la Sala Roveredo di Palazzo Toffoli, a Montereale Valcellina (PN), sarà inaugurata la mostra Quando morì mio padre. Disegni e testimonianze dei bambini dai campi di concentramento del confine orientale (1942-43), realizzata dall’Istituto Gasparini di Gorizia. L’evento si inserisce tra le iniziative della Giornata della Memoria promosse dal circolo Arci Tina Merlin, dove si terrà il rinfresco dopo l’inaugurazione della mostra. Quando morì mio padre illustra i crimini fascisti italiani contro la comunità slovena e croata al confine orientale italiano, descrivendo, nello specifico, le condizioni di

vita nel campo di concentramento nell'isola di Rab, attraverso le testimonianze di bambini internati nel campo, raccolte tra il 1944 e il 1945. Si articola in 26 grandi pannelli in italiano e in serbo. Disegni e scritti dei bambini vennero composti durante i corsi di terapia post traumatica avviati in strutture mediche partigiane dopo la liberazione dai campi, successiva all'8 settembre 1943 e rappresentano una delle testimonianze più preziose e drammatiche di quel periodo. Si può visionare la mostra fino al 4 marzo durante i giorni e gli orari di apertura della biblioteca. Info: www.arcitinamerlin.it

A Muro Leccese si presenta ‘Piccoli profughi’ Arci Biblioteca di Sarajevo di Maglie e Arci Liberi cantieri di Muro Leccese presentano, il 18 febbraio presso il Palazzo del principe a Muro Leccese, il libro Piccoli profughi. Narrazioni di esclusioni e accoglienze di Alessandro Santoro ed Edison Duraj. Gli autori dialogheranno con la giornalista Giuliana Coppola; sarà presente anche l'editore Antonio Rollo, delle Oistros Edizioni. Presenterà e coordinerà il dibattito Paola

n.6

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Cillo, presidente di Arci Biblioteca di Sarajevo. Due voci che dialogano per dodici capitoli i cui titoli sembrano ispirati a quelli del Don Chisciotte di Cervantes. Anche in Piccoli profughi le storie dei protagonisti si aprono per far entrare narrazioni di altri autori; persone coinvolte nelle vicende di Edison e Alessandro, ma anche protagonisti d'interventi culturali o sociali che hanno inciso sulle vicende del Salento.


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società

‘Aiutateci a far vivere il manifesto’. L’appello di Valentino Parlato

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ttenzione. Il manifesto nei suoi quarant’anni di vita ha attraversato e superato diverse crisi, ma questa volta la situazione è davvero più grave, può essere mortale. Rifletteteci e valutate cosa può significare la chiusura di questo nostro giornale. Sin dalle sue origini (ricordate il ‘fanfascismo’?) il manifesto si è sempre battuto per la democrazia, il lavoro e i diritti dei lavoratori, per tutte le forze democratiche come la vostra Arci, a cui abbiamo dedicato nei mesi scorsi una bella e ricca inchiesta. Allargando lo sguardo, possiamo ben affermare che siamo a una seria crisi della sinistra e dei suoi organi di informazione: Liberazione ha chiuso, il manifesto è sul precipizio e anche l’Unità vive da tempo un periodo di difficoltà. Se questo è il quadro, impedire che il manifesto chiuda, aiutarlo a sopravvivere è importante per tutti coloro che si sentono ancora di sinistra e che si impegnano per una sua rinascita nel nostro Paese. Si tratta di una battaglia difficile, che chiede tutto il nostro impegno. La salvezza del manifesto è un punto importante, decisivo mi pare, di

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questa battaglia. Senza questa voce tutto sarebbe più difficile, e l’intera sinistra dovrebbe averne consapevolezza. L’Arci ci conosce e non sono necessarie molte altre parole. Aiutateci con consigli, suggerimenti, critiche e, banalmente, risorse economiche, senza le quali qualsiasi impresa è destinata al fallimento. È possibile sottoscrivere sul nostro conto corrente postale numero 708016, intestato a IL MANIFESTO COOP.ED. A R.L. - Via Bargoni 8, 00153 Roma. Oppure con un bonifico bancario presso Banca Sella, sul conto intestato a IL MANIFESTO COOP.ED. A R.L. IBAN IT 18 U 03268 03200 052879687660. Aiutateci. Questo è il nostro accorato appello. Stiamo insieme per vincere anche questa difficile e comune battaglia. Con una dichiarazione del 9 febbraio, Il presidente nazionale dell’Arci Paolo Beni ha espresso la solidarietà sua e di tutta l’associazione alla testata.«La nostra democrazia, già così malconcia - ha scritto fra l’altro Beni - non può permettersi di perdere una voce che va considerata parte fondamentale del

Cultura... scontata i tanti vantaggi di avere in tasca la tessera Arci

suo patrimonio storico e che ha rappresentato negli anni, per più di una generazione, un punto di riferimento politico, civile e culturale». «Il Governo - continua Beni - deve intervenire subito, dando seguito agli ordini del giorno approvati dal Parlamento, all’appello del Capo dello Stato, agli interventi del sindacato dei giornalisti e di tutti coloro, associazioni o singoli cittadini, che da mesi denunciano gli effetti perversi dei tagli al fondo per l’editoria su un diritto costituzionalmente sancito come quello alla libertà di informare ed essere informati. Da parte nostra - conclude Beni - chiediamo a tutta la rete Arci di dare, ognuno per quello che può e nelle forme che ritiene, un sostegno concreto perché questa voce non si spenga».

Hanno collaborato a questo numero Raffaella Bolini, Anna Bucca, Ascanio Celestini, Carla Cocilova, Andrea Contu, Aldo Dessì, Enzo Di Rienzo, Andrea Ganapini, Alfonso Gianni, Chiara Guazzo, Grazia Moschetti, Valentino Parlato, Francesca Redavid, Paola Scarnati, Marcella Sechi, Francesca Sirigu, Lorenzo Siviero, Franco Uda In redazione Andreina Albano, Maria Ortensia Ferrara, Carlo Testini Direttore responsabile Emanuele Patti

www.arci.it/associarsi - convenzioni@arci.it

Evgen Bavcar. Il buio è uno spazio

Azerbaigian - La terra di fuochi

ROMA - Museo di Roma in Trastevere, fino al 25 marzo. Le immagini di Evgen Bavcar sono una vera e propria sfida al limite fisico della sua cecità. Ognuna di esse, nella sua poeticità, rimarca una volta di più quanto guardare e vedere siano due concetti estremamente diversi, e sottolinea la sensibilità di questo incredibile fotografo che riesce a mostrarci aspetti del visibile a noi ignoti. Le opere prendono forma dai suoi ricordi e dalle suggestioni evocate dal mondo circostante, che Bavcar rielabora creando ‘visioni dell'anima’ oniriche ed emozionanti. Info: 060608

ROMA - Museo della Civiltà Romana, fino al 4 marzo. Attraverso l’affascinante mostra dell’antica cultura dell’Azerbaigian sarà possibile scoprire la sua storia nel periodo risalente alle esplorazioni di Marco Polo. Per la prima volta in Italia verranno esposti gli antichissimi sassi dei villaggi dell’Azerbaigian risalenti a più di 20.000 anni. Dello stesso periodo verranno anche esposti antichi tappeti in seta ed altri reperti archeologici di grande interesse. Info: 060608

Stefano Cioffi. Stillwaiting ROMA - Museo Carlo Bilotti, fino all’8 marzo. Attraverso gli scatti della serie Stillwaiting - fotografie chiare e impattanti di un bianco e nero incisivo - Stefano Cioffi indaga il vuoto, la pausa, il silenzio nell’attesa dell’evento, entrando in risonanza con il soggetto, lo fissa in un tempo indefinito di sospensione interiore che si manifesta all’esterno. Info: 060608

Guercino 1591-1666 ROMA - Palazzo Barberini, fino al 29 aprile. L’esposizione, composta da opere conservate nei musei e nelle collezioni di Roma e di Cento, consente di ammirare uno straordinario corpus di dipinti, che offre la possibilità di gettare uno sguardo d’insieme sull’opera del maestro emiliano: 36 capolavori che coprono tutto l’arco cronologico del suo lungo percorso artistico facendone emergere l’esuberante talento. Una grande mostra dedicata al genio di Francesco Barbieri, detto il Guercino. Info: www.mostraguercino.it

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Direttore editoriale Paolo Beni Impaginazione e grafica Claudia Ranzani Progetto grafico Sectio - Roma Cristina Addonizio Editore Associazione Arci Redazione Roma, via dei Monti di Pietralata n.16 Registrazione Tribunale di Roma n. 13/2005 del 24 gennaio 2005

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