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arcireport

settimanale a cura dell’Arci | anno XI | n. 44 | 3 dicembre 2013 | www.arci.it | report @arci.it

L’incendio nel capannone di Prato. A pagina 2 il comunicato dell’Arci

Il fiume in piena degli Atenei del Sud di Mario Nobile*

Dagli atenei di Foggia a Cosenza, passando per quelli del Salento e Bari, fino alle facoltà partenopee, la settimana ormai trascorsa è stata caratterizzata da una reviviscenza di partecipazione delle comunità accademiche. Perché a fine autunno? Perché proprio ora si sono viste assemblee piene ed occupazioni? La risposta più scontata riguarda senz’altro il cosiddetto ‘DM Punti Organico’, ennesima perla confezionata dalla Ministra Carrozza, che stroncherà definitivamente molte piccole università mediante un perverso meccanismo che limiterà quasi totalmente il reclutamento di personale docente e non. Una spiegazione più completa passa anche da un minimo comune denominatore geografico di grande importanza: a mobilitarsi sono stati solo gli atenei del Mezzogiorno. In un territorio caratterizzato da un’occupazione giunta ormai al continua a pagina 2

Emergenza minori Quel che resta dopo il 20 novembre di Francesco Camuffo responsabile Arci Infanzia e adolescenza

Le celebrazioni sono utili, a volte. In altri casi liturgiche. In altri ancora pericolose. Sicuramente questa della Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza rischia di diventare la foglia di fico con cui nascondere le vergogne... Soggetti pubblici e privati, locali e internazionali, oltre ai mezzi di comunicazione, ci riempiono di dati e considerazioni intorno alla data del 20 novembre, per poi pian piano defilarsi dalle responsabilità. Tutte meteore. Una sorta di notte di San Lorenzo dei diritti di bambine/i e ragazze/i. A noi, Arci e Terzo Settore in generale, spetta una grande responsabilità: tenere alto il livello di guardia. Chi può dirsi contrario al riconoscimento di diritti e servizi per i più piccoli? Nessuno, eppure nella pratica così è. L’ulteriore taglio del 30 per cento al Fondo Nazionale Infanzia è un dato inequivocabile. Chiunque sia stato consultato dal Governo, dal Parlamento, dalle diverse forze politiche si è dichiarato contrario. Ma poi nei corridoi la domanda di rito è “allora dove si taglia?”. Dal Seminario introduttivo al X Congres-

so Nazionale di Arciragazzi è emerso con estrema chiarezza che il nostro mondo non sa rappresentare l’oggetto del lavoro in questo settore. Un taglio alla 285 cosa rappresenta in termini concreti? Spazi gioco, ludoteche, posti di lavoro, biblioteche itineranti? Né il cittadino né, spesso, le istituzioni nazionali sanno esattamente di cosa si parli. Ma gli amministratori locali sì, loro sanno bene quanti servizi essenziali rischiano di sparire. Qualcuno ha detto che il nostro movimento associativo è naturalmente educativo. Purtroppo è anche naturalmente anarchico e incapace di rappresentarsi adeguatamente all’esterno. C’è un’altra drammatica notizia relativa al mondo dei minori, questa volta riferita alla specifica vicenda degli stranieri non accompagnati. A poche ore dalla tragedia di Lampedusa, il Governo sosteneva di aver stanziato 20 milioni per la loro ospitalità. Gli studi fatti ci dicono che 20 milioni sono sufficienti a saldare il 2013 per una retta di 10 euro a ragazzo in comunità. continua a pagina 2


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segue dalla prima pagina

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41,9%, in calo di 2,1 punti percentuali rispetto al terzo trimestre 2012, l’ipotesi di chiusura delle università è vissuta come l’ennesimo scippo a danno di un territorio per troppo tempo relegato agli ultimi posti dell’agenda politica e utilizzato come spot solo in occasione di tornate elettorali. La Capitanata, la Locride, i Campi Flegrei e la zona jonica sono solo alcune delle zone in cui la depressione economica ed occupazionale si aggraverebbe in maniera pesante, da una parte con la perdita di migliaia di posti di lavoro collegati direttamente o indirettamente, tramite l’indotto, all’Università e dall’altra dalla fuga di altri studenti obbligati ad una migrazione forzata verso il nord Italia o l’estero. La mobilitazione degli atenei del Sud Italia, esplosa il 28 novembre in occasione dell’incontro tra la Ministra Carrozza e una trentina di Rettori, non va presa però come un mero dissenso campanilistico. I suoi protagonisti non hanno mai ritenuto che il salvataggio di qualche ateneo potesse risolvere i problemi dell’istituzione accademica italiana nel suo complesso e non a caso sono gli stessi (studenti, dottorandi, precari, ricercatori) che negli anni si sono mobilitati dapprima nell’Onda e poi nel Movimento del 2010. Questi soggetti hanno chiarissimo il quadro rivendicativo e lo hanno dimostrato svelando il filo conduttore esistente tra i tagli inflitti negli anni alle università, al contrario dei Rettori che per una settimana hanno indossato i panni dei fieri contestatori, per poi tornare pompieri subito dopo le vuote promesse del MIUR. L’obbiettivo è chiaro: ridurre drasticamente il numero di atenei nel nostro paese, diminuendo quelli del Sud, mantenere una trentina di ‘università-parcheggio’ caratterizzate da una ricerca ridotta all’osso e una didattica di pessima qualità e creare una ventina di atenei d’eccellenza riservati a una piccola elite. “Su la testa! - Senza Università il Sud muore”, non è solo lo slogan che ha connotato queste proteste, ma l’avvertimento di un fiume in piena che, minacciato dalla disoccupazione e dalla criminalità organizzata, dalla mala-politica e dai disastri ambientali, non ha nessuna intenzione di arrendersi.

Per arrivare ai 40 euro pro capite/pro die (pattuiti) servirebbero 58 milioni. A monte di questa situazione economica c’è una guerra in atto tra comuni del sud e del nord, perché nessuno si vuole accollare i costi di questi ragazzi. Altro che diritti. Intanto il numero di minori stranieri non accompagnati che approda sulle nostre coste aumenta e nel contempo si abbassa l’età media. Minori spesso costretti a restare per lunghi periodi in Sicilia, con tutto quel che comporta in termini di inadeguatezza dell’accoglienza. In questi ambiti di confine molto spesso ci siamo noi, il nostro associazionismo, talvolta senza piena consapevolezza. Ci sono le nostre competenze, le nostre idee, le nostre aspirazioni di cambiamento, come pure le nostre strutture. Parliamo di circoli e case de popolo, centri giovanili, agenzie educative, che inseguono un’idea generale di progresso, ma troppe volte senza fare sistema. Poche sere fa, in una intervista televisiva, veniva chiesto a Tullio De Mauro il segreto di una buona comunicazione, e lui sicuro rispondeva “sapere molto bene ciò di cui si parla”. Noi conosciamo benissimo le problematiche e le nostre argomentazioni per superarle, ma la mancanza di luoghi

* Link - Coordinamento Universitario

veri di confronto politico e culturale ci ha portato ad una afasia, almeno parziale. Bisogna davvero ricostruire l’Italia partendo dai ragazzi e dalla cultura dei e sui ragazzi, che così bene sappiamo custodire. Bisogna scardinare il ragionamento economicistico sulla scuola e rimetterla al centro di una vertenza che è fondamentale, perché riguarda il futuro. Il Congresso di Arciragazzi, svoltosi nella sede della nostra Direzione Nazionale, aiuta nella ricostruzione di un fronte comune, laico e trasversale che già abita molte reti e molti tavoli, locali, nazionali ed internazionali. In questi anni abbiamo cambiato strategie di avvicinamento, aggiustato il tiro, tentato di formulare nuovi obiettivi. D’altra parte, come dicevo, siamo un movimento naturalmente anarchico e le cose o si fanno dal basso o non vengono bene. Oggi questo percorso tra le nostre due associazioni giunge finalmente a un traguardo politico vero, a una alleanza che guarda al futuro, un futuro incerto ma verso il quale abbiamo l’obbligo di gettare lo sguardo, e il cuore. Le basi, i soci e i gruppi dirigenti cominciano a contaminarsi. La strada è segnata.

Vittime di Prato: la schiavitù esiste ancora. Il comunicato dell’Arci Le sette vittime di Prato, ai cui familiari vanno il nostro cordoglio e la nostra solidarietà, non consentono più alibi a nessuno. La verità che emerge è che le Rosarno d’Italia sono tante, troppe. Luoghi in cui diritti e dignità umana non hanno alcun valore. Nuove forme di schiavitù per persone sfruttate fino al limite della sopravvivenza. Per un euro all’ora ci si può anche lasciare la vita, e non solo a Prato. Orari di lavoro interminabili e, finito il lavoro, chiusi in loculi sistemati alla bell’e meglio all’interno dei capannoni, due metri per due destinati al riposo e a tutte le altre esigenze di vita. Sbarre alle finestre, perché dai capannoni non si può uscire. Molti sono irregolari in nero, e dunque vanno tenuti nascosti. Questo succede nell’Italia del 21° secolo e all’indomani della strage tutti dicono di aver sempre saputo, dal Capo dei Vigili urbani di Prato al governatore Rossi che dichiara «Siamo tutti responsabili». No, non siamo tutti responsabili, o perlomeno non tutti allo stesso modo. Ci sono le istituzioni, che avevano titoli e mezzi per intervenire e non l’hanno fatto, predisponendo maggiori controlli e applicando la legge che impone il sequestro di simili luoghi, non di produzione,

ma di segregazione e tortura. Ci sono i governi che si sono succeduti in questi anni, che mai hanno voluto introdurre l’unico deterrente al commercio di esseri umani: la possibilità di ingresso legale per ricerca lavoro. Si è scelto di introdurre il reato di clandestinità, rendendo le migliaia di persone straniere che arrivano o sono già in Italia tutte ricattabili, manodopera ‘usa e getta’, merce che in condizioni disumane, e finchè serve, produce altra merce. E poi c’è chi da anni questa condizione la denuncia, fa proposte, si mobilita a fianco degli sfruttati, dei senza diritti. Avremmo dovuto urlare più forte, data la sordità della politica? Forse. Se serve lo faremo, ma nessuno potrà più nascondersi dietro al «io non sapevo», pensare di salvarsi l’anima e la faccia con ipocrite condoglianze. Vanno adottate nuove politiche. Va cambiata la legge sull’immigrazione e va eliminato il reato di clandestinità, subito. Solo allora, quando davvero si farà qualcosa di concreto per riaffermare lo stato di diritto nella sua integrità, quando a tutti, italiani e stranieri, verrà garantita dignità e uguaglianza, nessuno potrà più evocare l’accusa, terribile, di complicità, per chi aveva il potere di agire e non l’ha fatto.


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infanzia&adolescenza

Un’Italia da ricostruire partendo dai bambini, dai ragazzi, dai giovani di Lino D’Andrea presidente uscente di Arciragazzi

Si è concluso il X Congresso nazionale di Arciragazzi con l’elezione della nuova Dirigenza. Dopo due giorni di intenso lavoro, documentato da una diretta streaming completamente autogestita dai ragazzi del Progetto Teen Press di Roma, Camillo Cantelli di Arciragazzi Caserta è stato unanimemente eletto Presidente. Lo accompagneranno nei prossimi quattro anni i vicepresidenti Viviana Bartolucci di Arciragazzi Pisa, Paolo Campione di Arciragazzi Roma e Yuri Pertichini di Arciragazzi Genova. Completa la Presidenza Francesco Camuffo di Arciragazzi Umbria. Il Congresso è avvenuto in un periodo di forte ‘emergenza educativa’ causata, sicuramente, da una crisi economica, dove i più colpiti risultano essere proprio i ragazzi e le ragazze, ma anche, ovviamente, dallo sfaldamento progressivo dell’impegno, rilanciato nel decennio precedente, in favore dell’infanzia, dell’adolescenza e dei giovani, da parte delle forze politiche. A questa crisi economica e politica si deve aggiungere la crisi del sistema etico che ha determinato la rottura di quel ‘patto sociale’ che teneva insieme le persone nella Comunità-Paese, patto sociale che era utile a presidiare la composizione e la mediazione fra le istanze individuali e collettive. Si è affermata, quindi, la trasformazione quasi antropologica per la quale

la misura di tutto è l’individualità delle ‘proprie’ istanze e l’inverosimile convinzione che il successo nella vita (formativo, scolastico, lavorativo, personale), è a tutti ‘dovuto’ senza la fatica della costruzione, giorno per giorno, del proprio presente e del proprio futuro ‘nella comunità’. Il Congresso ha licenziato un Documento programmatico che, fin dal significativo titolo, Un’Italia da ricostruire partendo dai bambini, dai ragazzi e dai giovani, stimola e indirizza l’associazione verso un rinnovato impegno nella difesa e nella promozione dei valori fondanti della stessa: la partecipazione, la solidarietà anche in termini di sussidiarietà, i diritti, ma, allo stesso tempo, ha posto all’ordine del gior-

no, indicandone l’urgenza, il tema delle strategie per realizzarli e renderli concreti, nella vita interna dell’associazione e nelle sue proposte politiche verso il territorio e le Istituzioni. In particolare, il documento conferma e rilancia l’impegno a rafforzare: la diffusione della cultura per l’infanzia, per l’adolescenza e per i giovani attraverso azioni di advocacy, insistendo sull’importanza dei network e delle alleanze esterne, anche e soprattutto nella declinazione territoriale delle proposte associative nazionali; l’attivazione dei Patti fra generazioni; l’impegno nel campo dell’educazione non formale a sostegno dei processi formativi; la promozione delle competenze associative; la promozione della partecipazione di bambini, ragazzi, giovani e cittadini (di ogni provenienza) dentro e fuori l’associazione; il riscoprire e rivalutare le azioni e le politiche Internazionali . Infine la nuova sfida: la costruzione di un Movimento educativo laico e popolare che sappia coinvolgere le maggiori forze del Terzo settore, a partire dalla federazione Arci, nel ricostruire l’Italia insieme ai bambini, ai ragazzi e ai giovani. Per chi fosse interessato ai lavori del congresso e ai documenti prodotti: http://www.teenpressroma.it/


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diritti

All’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto arriva Marco Cavallo di Lucia Isgrò Arci Città Futura

Siamo a fine 2012, e le richieste dall’Ufficio educatori dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona P.G. per accompagnare gli internati in Comunità terapeutiche sono continue. I nostri volontari corrono su e giù tra Sicilia, Puglia, Calabria…ciao Antonio, ciao Carmelo, finalmente fuori dall’OPG, entro il 30 marzo 2013 deve chiudere, lo dice la legge!! Niente più proroghe, niente più ingressi! Il 21 marzo 2013 il Consiglio dei Ministri a sorpresa approva un decreto legge del ministro Balduzzi che, ancora una volta, proroga la chiusura degli OPG al 1 aprile 2014 in attesa della realizzazione da parte delle Regioni delle 20 strutture sanitarie sostitutive, che dovrebbero accogliere gli attuali internati non dimissibili e i nuovi destinatari di misura di sicurezza. Nel decreto si sollecitano le Regioni a prevedere condizioni che diano possibilità ai Magistrati di scegliere soluzioni alternative all’internamento in OPG e si esortano i Dipartimenti di salute mentale a predisporre progetti riabilitativi indi-

vidualizzati ad hoc. A Barcellona Pozzo di Gotto sembra sia lontana – nei fatti – la chiusura dell’OPG: continui sono i nuovi ingressi, molti i giovani e gli stranieri internati. A tutt’oggi il dpcm 8 aprile 2008 non è stato recepito dalla Regione nonostante l’Assessorato regionale alla Sanità si fosse impegnato a garantirne la

Il 5 dicembre Giornata nazionale della salute mentale Le iniziative del circolo Arci L’Alba di Pisa In occasione del 5 dicembre, Giornata nazionale della salute mentale, il circolo Arci L’Alba di Pisa organizza in città alcuni eventi di grande rilievo per offrire una riflessione su questa importante tematica. Un primo evento è stato il convegno internazionale Self-Help in mental health, del 22 novembre scorso presso il Polo Tecnologico di Navacchio, che ha visto la partecipazione di 340 persone tra professionisti, studenti e utenti da tutta la Toscana e non solo, in un emozionante e vivissimo confronto rispetto all’importanza della metodica del self-help nel disagio mentale. Per l’occasione è stato presentato il libro Self-help in mental health, sulle tecniche di conduzione dei gruppi di auto-aiuto psichiatrici ad opera dei facilitatori sociali de L’Alba, che sarà presentato anche l’11 dicembre alle 17 presso l’SMS Biblio, in via Michele degli Scalzi Pisa (PI). Saranno presentati i libri Psicoterapia psicodinamica con l’analisi transazionale: un’esperienza con Emanuela Tangolo e Francesca Vignozzi, Identità

e legami. La psicoterapia individuale a indirizzo sistemico-relazionale con Annibale Fanali e Francesco Tramonti. Conduce Aldo Bellani, Redazione de Il Grandevetro, introduce Diana Gallo, Presidente de L’Alba, interviene Piero Paolicchi, psicologo sociale. Il 5 dicembre alle 11 ci sarà l’inaugurazione della mostra fotografica Il meraviglioso mondo del Big Fish con Giorgio Piccioni e Silvia Morara, mentre il Il 7 dicembre alle 17 ci sarà la premiazione del concorso di poesia Versi per l’anima 2013 con Maria Velia Lorenzi, Diana Gallo, Eva Campioni, Cristiana Vettori e Piero Floriani. Mercoledì 21 dicembre alle 21.30 presso il Teatro Sant’Andrea si terrà lo spettacolo teatrale Big Bug Fish che unisce tutti i laboratori arteterapeutici dell’associazione in una mirabolante storia post-apocalittica, dove speranza e consapevolezza possono accendersi tramite il racconto del mito. L’incasso dello spettacolo sarà devoluto al sostegno dei percorsi di inclusione sociale de L’Alba. www.lalbassociazione.com

ratificazione entro febbraio 2012. Totale è l’immobilismo rispetto all’attivazione dei 50 progetti riabilitativi personalizzati già finanziati alla Regione destinati a garantire la dimissione di altrettanti internati. Il passaggio di Marco Cavallo ha rappresentato dunque un’occasione in più per denunciare le inadempienze della Regione Sicilia e per rinnovare l’invito a tutta la società civile e alle Istituzioni competenti ad attivarsi per rendere reale la chiusura degli OPG per marzo 2014 come stabilito dalla legge. Qui il comitato organizzatore composto da: associazione di volontariato Ca.s.a., Arci Città futura, Cgil, Avulss, associazione Città aperta, Cesv, Rete Studenti, cooperativa sociale Fuori Onda, cooperativa sociale Astu, gruppo specializzande psicologi, Comune di Barcellona P.G, Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona P.G., si è riunito, ha scelto di sfondare simbolicamente le mura dell’OPG di Barcellona e far entrare Marco Cavallo per incontrare tutti gli internati, ascoltarne i racconti, leggere insieme la sua storia e la propria; ascoltare i familiari di alcuni internati, ed insieme a 38 di loro uscire per le vie della città, con un rumoroso corteo per coinvolgere ed informare i cittadini della vergognosa situazione di vita di chi subisce l’internamento. Il corteo ha attraversato tante vie della città, passando per le scuole superiori, incontrando i dirigenti scolastici e i ragazzi. Una delegazione dell’Amministrazione comunale si è unita al percorso, il giro si è concluso di fronte al Palazzo Comunale, con intervento dei referenti del comitato locale e del Sindaco della città, che da anni segue e supporta le vicende legate alla chiusura degli OPG. Lo stesso Sindaco ha donato simbolicamente al cavallo la sua fascia tricolore, ha letto con gli internati la storia di Marco Cavallo… «Marco Cavallo, fremendo, testa bassa, cominciò una corsa furibonda, come impazzito, verso la porta principale e, senza più esitazione, oramai a gran carriera, aggredì quel pezzo di azzurro e di verde oltre la porta. Saltarono gli infissi, i vetri. Caddero calcinacci e mattoni. Marco Cavallo arrestò la sua corsa nel prato, tra gli alberi, ferito e ansimante, confuso all’azzurro del cielo. Gli applausi, gli evviva, i pianti, la gioia guarirono in un baleno le sue ferite. Il muro, il primo muro era saltato».


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immigrazione

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‘I diritti non sono un costo’, il rapporto di Lunaria L’immigrazione costituisce davvero un rischio per la sostenibilità del nostro sistema economico e di welfare? I provvedimenti discriminatori adottati a livello locale negli ultimi anni, tesi a limitare l’accesso dei cittadini stranieri ad alcune prestazioni sociali, si fondano su un qualche presupposto empirico? E infine: le politiche migratorie e sull’immigrazione sin qui realizzate sono le più giuste e le più ‘sostenibili’ per la finanza pubblica? A queste domande prova a rispondere il rapporto ‘I diritti non sono un costo’, curato dall’associazione Lunaria nell’ambito dell’omonimo progetto nel corso del quale sono già stati pubblicati altri due dossier (Costi disumani. La spesa pubblica per il ‘contrasto’ dell’immigrazione irregolare e Segregare costa. La spesa per i ‘campi nomadi’ a Napoli, Roma e Milano). Questo rapporto raccoglie, infatti, l’ultima parte di un percorso di ricerca che ha voluto confrontarsi con l’esigenza di contrastare i luoghi comuni e le inquietudini più diffuse che considerano la presenza di cittadini stranieri come un ‘peso’ insostenibile per il nostro sistema economico e sociale. Lunaria ricorda esplicitamente che il suo punto di partenza non è neutrale, poichè non condivide le posizioni eccessivamente economiciste dei decisori politici, ritenendo che ci sono dei diritti umani

fondamentali che andrebbero garantiti a tutti, compreso quello di migrare. Attraverso un lavoro di documentazione e ricerca, Lunaria analizza la spesa sociale pubblica italiana imputabile ai cittadini stranieri, arrivando alla conclusione che accogliere, includere, garantire i diritti di cittadinanza è giusto e anche conveniente per la finanza pubblica. Secondo le stime di Lunaria sul 2011, i costi relativi

il sit-in a montecitorio Il Comitato 3 ottobre ha organizzato il 3 dicembre alle 18 davanti a Montecitorio il flash mob Una candela per non dimenticare Lampedusa. Il Comitato, nato all’indomani del tragico naufragio di un barcone carico di migranti davanti alla costa di Lampedusa il 3 ottobre scorso, si pone come obiettivo l’istituzione il 3 ottobre di ogni anno della Giornata della memoria e dell’accoglienza per ricordare tutti i migranti morti nel tentativo di fuggire da persecuzioni, dittature, guerre e miseria, nonché tutti gli uomini che per salvarli mettono a rischio la propria vita. Sono già 24mila le firme alla petizione lanciata su change.org, e in Parlamento è stata depositata una proposta di legge che ha come primo firmatario Paolo Beni

ai migranti hanno corrisposto al 2,07% della spesa pubblica complessiva, considerando la spesa sociale imputabile ai cittadini stranieri e gli stanziamenti destinati alle politiche di contrasto, di accoglienza e di inclusione sociale dei migranti. Restringendo il campo di osservazione alle politiche per così dire ‘dedicate’, gli stanziamenti per le politiche di accoglienza e di inclusione sociale dei migranti rappresentano lo 0,017% della spesa pubblica complessiva rispetto allo 0,034% di incidenza degli stanziamenti destinati alle politiche del rifiuto. Come denuncia da anni la campagna Sbilanciamoci!, di cui Lunaria è parte, lo Stato continua a lavorare per emergenze rispetto a un fenomeno, quello migratorio, che è diventato strutturale, investendo poco e male. Mediamente gli stanziamenti ordinari destinati alle politiche di accoglienza e di inclusione sociale dei migranti si aggirano intorno ai 123,8 milioni di euro l’anno, pari a circa la metà degli stanziamenti medi destinati alle politiche del rifiuto, circa 247 milioni l’anno. Lunaria chiede quindi al Governo di cambiare rotta e guardare lontano: «il rifiuto è disumano, costa troppo ed è inefficace. Investire nell’accoglienza, nell’inclusione sociale, nella garanzia dei diritti di cittadinanza è ciò che serve».

L’Arci è il back office rifugiati del call center Unar di Valentina Itri Arci Immigrazione e Asilo

I comitati Arci continuano la loro attività di monitoraggio degli episodi di discriminazione ai danni degli immigrati che vivono in Italia. Grazie a una nuova convezione siglata tra Arci e Unar la scorsa estate, l’Arci è diventata ufficialmente il back office rifugiati del servizio di call center dell’ufficio antidiscriminazione della Presidenza del Consiglio. Cosa vuol dire? L’Arci avrà il compito di analisi di II livello delle segnalazioni di discriminazioni ai danni di richiedenti asilo e rifugiati: dopo che l’ufficio dell’Unar raccoglie la segnalazione, la manda ai propri esperti che elaborano un’istruttoria di I livello e identificano il back office al quale indirizzarla. L’Arci, attraverso l’ufficio del Numero Verde per richiedenti e titolari di prote-

zione internazionale, raccoglierà queste segnalazioni e, con il contributo della rete legale, invierà un parere tecnico e giuridico. Contestualmente l’Arci segnalerà tutti gli episodi di discriminazione all’Unar così come ha già iniziato a fare ad esempio con alcune segnalazione collettive ai danni di enti gestori di CARA (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo) e delle questure di riferimento che non rispettano la normativa. In particolare è stato segnalato che gli/le utenti dei CARA di Castelnuovo di Porto (Rm), Salina Grande (Tp) e Varese non ricevono mai un permesso per richiesta asilo: di fatto non viene data loro la possibilità di accedere a diversi servizi e soprattutto, trascorsi i 6 mesi, di lavorare. Allo stesso tempo l’Arci informa l’Unar di tutti quei processi in corso nei quali dovrebbe applicarsi la legge Mancino

affinché l’Unar monitori l’andamento del dibattito. Così è stato fatto nel caso della prima udienza del processo, avvenuta lo scorso 19 novembre, che vede imputati 11 vigili urbani di Caserta che nella notte tra il 26 e il 27 aprile 2006 fecero irruzione in due abitazioni di cittadini senegalesi, prelevandoli e portandoli nella stazione della polizia municipale dove trascorsero molte ore chiusi in 20 in un bagno. Attualmente il Numero Verde per richiedenti e titolari di protezione internazionale sta raccogliendo tutte le segnalazioni di ritardi e mancate comunicazioni in merito alle richieste di cittadinanza. L’Arci, interagendo con l’Unar, vuole mantenere alta l’attenzione, riaccendere le luci su questi fatti che incidono sulla qualità della vita delle persone e scongiurare così l’indifferenza.


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sbilanciamoci

Presentate a Roma le 90 proposte della controfinanziaria di Sbilanciamoci! Lavoro, reddito, casa. Sono queste le tre emergenze sociali non rinviabili secondo la contromanovra di Sbilanciamoci! da 26 miliardi di euro, presentata dai promotori della campagna. Al centro del rapporto, realizzato da 49 associazioni, 90 proposte considerate fondamentali per promuovere i diritti, la pace e l’ambiente, suddivise in sette aree tematiche: fisco e finanza, lavoro e reddito, cultura e conoscenza, ambiente e sviluppo sostenibile, welfare e diritti, cooperazione pace e disarmo, altraeconomia. «Ci sono alcune proposte che riteniamo fondamentali a causa dell’aggravarsi della crisi - spiegano i promotori della campagna - in primo luogo il lavoro e la sperimentazione di un reddito minimo. Lavoro e reddito sono due temi fortemente connessi in un paese che ha raggiunto il 12,5 per cento di disoccupazione totale, il 40 per cento di disoccupazione giovanile e in cui 9,5 milioni di persone vivono in condizioni di povertà relativa e 4,8 milioni in condizioni di povertà assoluta». Per questo Sbilanciamoci! propone un piano del lavoro da 3,5 miliardi di euro e la sperimentazione di un reddito minimo del costo di 4 miliardi. Il piano lavoro è finalizzato a creare occupazione di qualità, con almeno 300mila posti di lavoro in settori strategici come la messa in sicurezza di edifici pubblici (in particolare edilizia scolastica), energie rinnovabili, riassetto idrogeologico, valorizzazione dei beni culturali e del patrimonio artistico, servizi alla persona e istruzione, le cosiddette ‘piccole opere’ di cui ha bisogno il nostro paese. La proposta che riguarda il reddito, invece, garantirebbe 500 euro al mese individuali a 764mila persone che si trovano in condizioni di povertà assoluta. «Siamo consapevoli che il finanziamento di un vero e proprio reddito di cittadinanza richiederebbe la rivisitazione dell’intero sistema delle politiche del lavoro, sociali e fiscali e un investimento ingente - si legge nel rapporto -, ma allo stesso tempo riteniamo fondamentale l’inizio di una sperimentazione di questo tipo, che in Europa manca soltanto in Italia e Grecia». Il secondo aspetto messo in luce dal rapporto è l’emergenza abitativa. «I Comuni stimano che siano circa 650mila le domande di alloggi popolari non soddisfatte e circa 70mila le sentenze

di sfratto ogni anno, aumentate con la crisi - continua il rapporto. Allo stesso tempo sono circa 30mila gli alloggi di edilizia residenziale pubblica non assegnati perché bisognosi di ristrutturazione. Per questo proponiamo di investire di più nel sostegno sociale all’affitto (300 milioni), nell’edilizia residenziale pubblica non agibile (200 milioni), e nel recupero di immobili di proprietà pubblica per uso sociale (250 milioni)». Sbilanciamoci! avanza poi alcune proposte per riorientare la spesa pubblica. Innanzitutto un forte rifinanziamento dei settori più colpiti negli anni come la cultura (2,4 miliardi) e la conoscenza (1,5 miliardi per il Fondo di Finanziamento Ordinario delle università, fondamentale anche per la ricerca, e 1 miliardo per l’edilizia scolastica). E poi la copertura totale delle borse di studio universitarie, l’abolizione della figura dell’idoneo non vincitore (350 milioni), l’eliminazione del dottorato di ricerca senza borsa (50milioni), la lotta alla dispersione scolastica (30 milioni), l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni e l’integrazione (200 milioni). «Proponiamo inoltre l’istituzione di un fondo nazionale per le attività culturali (600 milioni) e l’abolizione del pagamento dei diritti Siae per i concerti di musica dal vivo con un massimo di 200 spettatori (15 milioni) e di promuovere il libero accesso alle attività culturali da parte di studenti e soggetti in formazione (50 milioni)» spiegano. Tra le molte proposte in tema di ambiente, il ripristino e l’incremento del fondo per la ristrutturazione e l’ammodernamento della rete idrica nazionale (100 milioni di euro) e la

richiesta di destinare 10 milioni a un Fondo nazionale per la ripubblicizzazione dei servizi idrici. Un capitolo consistente del Rapporto è rappresentato dalle proposte in materia di welfare, che propone il finanziamento dei Livelli Essenziali di Assistenza e del Fondo Nazionale Politiche Sociali (1,8 miliardi), un piano straordinario per gli asili nido (1 miliardo), interventi per la non autosufficienza (500 milioni), l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità (30 milioni). «Chiediamo più risorse per la sanità: per il Servizio Sanitario Nazionale (1,5 miliardi), per la medicina territoriale (100 milioni), per un Fondo nazionale per la cura e la prevenzione del gioco d’azzardo patologico (31,5 milioni), per unità spinali ed hospice (120 milioni) - si legge. Per quanto riguarda le politiche di genere sono fondamentali provvedimenti come l’assegno di maternità universale (750 milioni), un piano straordinario per i consultori (100 milioni) e in particolare un finanziamento per nuovi centri antiviolenza (50 milioni). Infine, in tema di immigrazione, si propone di ampliare e qualificare il sistema di accoglienza (100 milioni), rafforzare il sistema nazionale di protezione contro le discriminazioni e il razzismo (25 milioni), finanziare le Commissioni Territoriali sul diritto di asilo (15 milioni)». In tema di cooperazione pace e disarmo, le proposte più rilevanti riguardano il finanziamento dei corpi civili di pace (20 milioni), gli investimenti per la cooperazione (250 milioni) e per l’Istituto per la pace ed il disarmo (10 milioni), la riconversione dell’industria a produzione militare (200 milioni) e un piano straordinario per finanziare il sevizio civile (270 milioni), per stabilizzare nel triennio 2014-2016 un contingente di 120.000 persone in Italia e 3.000 all’estero. L’ultimo capitolo del Rapporto è dedicato alle proposte che riguardano l’AltraEconomia. Tra le varie proposte: le misure per la promozione di distretti di Economia Solidale (20 milioni), il sostegno alla finanza etica (20 milioni), la costituzione di un fondo per l’agricoltura biologica (60 milioni), l’investimento per il Fair Trade e Social Public Procurement (20 milioni) e in Economia eco&equa (60 milioni). www.sbilanciamoci.org


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economia

Un Laboratorio per la nuova economia L’economia di piano (socialista) da almeno vent’anni non è più di moda; l’economia capitalistica (di mercato), messa alla corda dalle sue stesse perversioni (innanzitutto quelle finanziarie), ha da tempo fallito nell’obiettivo del benessere mondiale e della pace sociale: nel frattempo però c’è chi da anni si è rimboccato le maniche e pratica, nelle pieghe del sistema, un diverso modello economico (che a volte chiamiamo economia civile, oppure sociale, o in tanti altri modi) capace di generare ricchezza e lavoro, ma anche relazioni e attenzione al bene comune (quello che ad esempio l’Arci fa da sessant’anni nei suoi luoghi di socialità e di partecipazione). Sono associazioni, cooperative, società di capitali: un’intera economia, capace di costruire reti, che meglio resiste alle difficoltà dei cicli economici globali, che rispetta l’ambiente, i lavoratori, i consumatori. Da questa analisi, che viene da lontano anche perché parte dal lavoro di Antonio Genovesi, dal 1755 docente della prima

cattedra di Economia istituita in un ateneo italiano (l’Università di Napoli) e teorico dell’Economia Civile, di cui quest’anno ricorre il trecentesimo anniversario della nascita, è partita la riflessione di un ‘Laboratorio’ di Nuova economia, che ha messo insieme una decina di soggetti diversi, dall’Arci a Banca Etica, dal CNCA a Economia di Comunione. Il Laboratorio è stato un pensatoio, che si è anche messo in moto, girando l’Italia nell’arco di un anno e mezzo, da Lamezia a Verona, da Roma a Torino, incontrando buone pratiche imprenditoriali e coinvolgendo nella riflessione i protagonisti locali, le cooperative, le associazioni, le nostre Arci nel territorio. Da questa ricerca sul campo, un po’ ruspante ma appassionata e condotta a stretto contatto con i protagonisti, è nato un documento che racconta di questa grande ricchezza incontrata e prova a delinearne i tratti essenziali, quel filo rosso che lega insieme soggetti diversi che condividono un modo di fare impresa che contempli gli interessi

del privato e della comunità, che alle esigenze di reddito mette insieme il rispetto dei diritti sociali e ambientali, per la costruzione del bene comune. Il 10 dicembre a Salerno, nella sala dedicata ad Antonio Genovesi, il Laboratorio presenta, insieme ad alcuni degli imprenditori incontrati, il lavoro fatto, con il convegno Ricostruiamo il futuro - dal pensiero di Antonio Genovesi, pratiche d’impresa oltre la crisi, e si confronta con il mondo dell’impresa, dell’università, del credito, della politica; ci sarà Leonardo Becchetti, docente di economia e teorico del ‘voto con il portafoglio’, il Presidente dell’Alleanza cooperativa italiana Adriano Poletti, l’Anci con il Sindaco di Perugia Vladimiro Boccali ed anche il Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato con il sottosegretario Pier Paolo Baretta. L’appuntamento è per le 9 alla Camera di Commercio di Salerno in Via Roma 29, ma sarà possibile seguire anche in diretta streaming sul sito di Banca Etica o su twitter con il tag #nuovaeconomia.

I precari di oggi senza pensione domani Lo studio Pensions at a Glance pubblicato dall’Ocse dà una certezza: tutti i precari avranno un presente da working poors e un futuro di povertà da anziani. Secondo lo studio «i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti sono più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia». Sul banco degli imputati ci sono il metodo contributivo e l’assenza delle pensioni sociali. Il metodo contributivo è legato strettamente all’ammontare dei contributi. Quindi penalizza tutti coloro che hanno lavori precari e attraversano periodi di disoccupazione, con retribuzioni e contribuzioni diseguali. Al termine di questo zigzagare tra lavori e non lavori, queste persone rischiano di non percepire una pensione degna di questo nome. E, in futuro, non godranno delle pensioni sociali «per attenuare il rischio di povertà tra gli anziani». Una catastrofe. Il sistema contributivo è stato una manna per i conti pubblici. Ha garantito la stabilizzazione al ribasso della spesa pensionistica e la riforma Fornero ha

consolidato questo risultato, garantendo la stabilità del sistema tra il 2010 e il 2050. L’aumento dell’età pensionabile a 69 anni ha contribuito a questo fine, ma per l’Ocse «l’età effettiva alla quale uomini e donne lasciano il lavoro è ancora relativamente bassa: 61,1 anni per gli uomini e 60,5 per le donne. Le politiche per promuovere l’occupazione e l’occupabilità e per migliorare la capacità degli individui ad avere carriere più lunghe sono essenziali». Bisognerebbe evitare che i lavoratori «lascino il mercato in anticipo». In condizioni di crescente precarietà. Perchè lavorare 40 e più anni non garantisce comunque una pensione pari o quasi all’ultimo stipendio, come invece avveniva nel sistema precedente. Per questa ragione l’Ocse insiste sullo sviluppo dei sistemi integrativi privati e le assicurazioni vita. Due strumenti che non hanno prodotto i risultati attesi in Italia, molto probabilmente per i bassi salari (28.900 euro, molto al di sotto dei 42.700 dollari medi dell’Ocse). Ciononostante, nella logica neoliberista, l’Ocse

sollecita a proseguire sulla strada della privatizzazione della previdenza a carico del lavoratore mentre i giovani non hanno la possibilità di versare i propri contributi e la percentuale degli over 55 che lavorano (sempre più precariamente) è «relativamente bassa», al 40,5%. L’obiettivo che spinse 17 anni fa alla trasformazione del sistema è stato dunque raggiunto. Le pensioni sono state vincolate alla crescita del Pil. Se il Pil non cresce, e non crescerà nei prossimi anni, gli assegni previdenziali saranno ancora più poveri. Ciò peggiorerà l’attuale macroscopica diseguaglianza ai danni dei nuovi entrati sul mercato del lavoro, oltre che ai danni di chi non avrà una carriera professionale con regolari versamenti dei contributi. Chi avrà lavorato per tutta la vita con il metodo contributivo, in maniera precaria e intermittente non ha più speranza di rientrare nel «ciclo vitale del lavoratore» sperimentato nel secondo Dopoguerra. E nel 2050 non consumerà quanto accumulato nel frattempo, continuando a lavorare da povero a 70 anni. E oltre.


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esteri

Free press for Syria, parte la raccolta firme on line Dal 2 dicembre è possibile firmare online per la campagna Free press for Syria, iniziativa in sostegno della libertà d’espressione in Siria. Questa campagna vede, per la prima volta, lavorare insieme un’ampia rete di media indipendenti ed organizzazioni della società civile siriani, con i loro omologhi internazionali. I media siriani coinvolti sono circa 20, a cui si aggiungono personalità di spicco dell’opposizione siriana, da Suheir Al Atassi a Burhan Ghalioun, Moaz Al Khatib, e ancora attori, poeti, scrittori. Le organizzazioni governative sono più di 50, tra quelle siriane ed internazionali. La campagna ha il sostegno di Reporters Without Borders, International Media Support, Free Press Unlimited, Global Editors Network, Internews, International Press Institute, CPJ (middle east desk), AMARC Europe, Amnesty Italia. Nel suo ultimo rapporto, Reporters Without Borders considera la Siria «il paese più pericoloso del mondo per i giornalisti». Obiettivi prioritari per il regime e le sue forze di sicurezza fin dal 2011, oggi i giornalisti siriani si trovano ad affrontare una minaccia manifestatasi nel 2013 e che si fa sempre più mortale: le milizie jihadiste. Nonostante intimidazioni e minacce, i media siriani per la prima volta hanno unito le voci per chiedere la fine dei cri-

mini e degli abusi commessi a danno di tutti i giornalisti. Di seguito, il testo dell’appello per porre fine ai crimini e alle violazioni a danno di giornalisti e operatori dei media in Siria. «Il 1 ottobre, forze del gruppo armato chiamato Stato Islamico dell’ Iraq e del Levante (noto con l’acronimo inglese ISIS) hanno attaccato gli uffici di Radio Ana a Raqqah. Il 15 ottobre hanno attaccato una seconda volta, stavolta prendendo possesso di tutte le attrezzature radiofoniche ed informatiche. Un simile esempio di violazione ai danni della stampa non può passare sotto silenzio nè va considerato come un caso isolato. Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante sta deliberatamente attaccando la neonata stampa indipendente siriana con l’ intento di sopprimere la libertà di stampa ed imporre una rinnovata e costante censura al popolo siriano. I firmatari di questo appello rifiutano qualunque forma di intimidazione contro i giornalisti, i mediattivisti e le organizzazioni di media, qualunque sia

Un’Assemblea per rilanciare l’azione della Tavola della Pace L’assemblea, promossa dalla Segreteria del Coordinamento del Direttivo della Tavola della Pace, si terrà il 6 e 7 dicembre a Perugia presso il Palazzo della Provincia. Lo scopo è quello di discutere che iniziative adottare per rilanciare l’azione della Tavola della Pace, rivedendone anche i meccanismi di decisione e di rappresentanza, garantendo la massima democrazia e partecipazione. Questo il programma Venerdì 6 dicembre ore 17.00 – 17.30: accoglienza e registrazione partecipanti ore 17.30 – 18.00: presentazione del percorso e della situazione attuale ore 18.00 – 20.00: Forum Cosa significa oggi, nel XXI secolo, l’impegno per la cultura e per la politica di pace: dalla prima marcia di Capitini ad oggi

cosa è cambiato e come dobbiamo cambiare noi? Sono previsti interventi di ospiti e di rappresentanti delle associazioni, sindacati, enti locali, comitati, parlamentari, giornalisti. Sabato 7 dicembre ore 09.00 – 11.00: Fase Costituente, visione e missione futura della Tavola ore 11.00 – 13.00: Quale organizzazione? Livelli di rete, organi, risorse, programma ore 14.30 – 16.00: elezione nuovo Organo Esecutivo ore 16.30 – 16.30: sintesi dei lavori e chiusura Assemblea ore 16.30 – 19.00: incontro del nuovo Organo Esecutivo Per informazioni: tavoladellapace@yahoo.it

il pretesto, il contesto o la fazione che la porta avanti. Le libertà di stampa e di espressione sono diritti umani inalienabili. Qualunque violazione di questi diritti universali è da condannare e contrastare. Ci appelliamo all’intera società civile siriana, alle istituzioni politiche, ai gruppi di media perchè facciano uno sforzo tangibile per denunciare queste pratiche, per opporvisi e per proteggere i media da questi pericoli. Chiediamo l’immediato rilascio di tutti i giornalisti ed i mediattivisti, che siano detenuti dal regime, da ISIS o da qualunque altro gruppo. Chiediamo inoltre ai media internazionali ad alle organizzazioni che difendono la libertà di espressione di unirsi a noi con iniziative rilevanti per aiutare a garantire la sicurezza dei giornalisti e la libertà d’espressione in Siria». Firma online: https://secure.avaaz.org/it/petition/ Syrian_civil_society_international_community_Defend_freedom_of_press_in_ Syria Sito: http://freepressforsyria.com/ Pagina facebook in inglese: Free Press for Syria Indirizzo email per inviare adesioni: contact@medialibre.fr

Tribunale Russell sulla Palestina Giovedì 5 dicembre saranno presentate le conclusioni del Tribunale Russell sulla Palestina. Nella stessa giornata partirà la campagna per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi. Ha aderito anche l’Arci.


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cinema

Gli ‘invisibili’ lavoratori della cultura di Greta Barbolini presidente Ucca

Che il lavoro rappresenti in assoluto l’emergenza di questo nostro malandato paese è un topos retorico ricorrente. In particolare sono le giovani generazioni a rappresentare la categoria letteralmente emarginata dall’esperienza esistenziale di essere e sentirsi cittadini a pieno titolo attraverso l’esercizio del lavoro. In questo drammatico quadro, i lavoratori e le lavoratrici nel campo della cultura, della conoscenza, dello spettacolo, della creatività sono tra i più soli, tra i più invisibili a livello sociale. Perché se chiude una fabbrica o un servizio pubblico giustamente si mobilita una reazione collettiva, ma se chiude i battenti un teatro, se si interrompono corsi di studio universitari, se chiude una galleria d’arte o una redazione giornalistica raramente si determina un’analoga mobilitazione. C’è un unanime consenso sul fatto che la cultura, la ricerca dovrebbero essere uno dei principali motori della ripresa. Soprattutto per un Paese come il nostro dove cultura, creatività e conoscenza ne definiscono un tratto identitario riconosciuto in tutto il mondo e potrebbero essere una leva importante per determinare buona economia. Eppure questo mondo non conta.

Perlomeno non abbastanza. È vero che per la prima volta da diversi anni le risorse per la cultura non sono state tagliate. Eppure, nonostante questo, invertire la tendenza per cui la cultura è la Cenerentola di tutte le politiche non sarà facile. Il nostro Paese non riuscirà mai a fare della cultura intesa in senso lato il motore dello sviluppo senza un vero riconoscimento e una larga riconoscibilità sociale di coloro che sono stati rinominati operai intellettuali. Perché, solo per fare un paio di esempi, i musei vivono anche grazie al lavoro di archeologi il cui compenso può essere di quattro euro lordi all’ora, come è stato denunciato qualche mese fa. Perché l’editoria opera anche grazie al lavoro di traduttori, che, a cartella, sono arrivati a non percepire più di 3,50 euro. Perché c’è un largo numero di operatori culturali impiegati nel terzo settore che a causa dei tagli alle politiche di welfare locale è costretto a operare al limite della tollerabilità. Tutti casi in cui la dignità delle persone e il valore sociale del lavoro non sono riconosciuti. Parte da qui l’idea di dare vita ad concorso per audiovisivi Obiettivi sul lavoro, storie dal mondo della conoscenza.

Dall’urgenza di dare voce e visibilità alle tante storie di chi lavora in questo comparto, per permettere a noi, all’opinione pubblica, di capire cosa significhi provare ad impegnarsi in un settore che oggi, ai tempi della crisi, viene considerato poco importante. Il cinema ha la straordinaria potenza di fare vedere, produce emozioni, pensieri e consapevolezze. Con Obiettivi sul lavoro vorremmo comporre un affresco multiforme che tenga insieme storie di ordinaria resistenza di tante persone impegnate nella scuola, nell’università, nella ricerca, nel mondo dello spettacolo, delle arti e della creatività in tutte le sue espressioni. Storie di un lavoro spesso mortificato perché considerato inutile. Un lavoro precario, frammentato e poco tutelato, che coinvolge tanti giovani che pure in più di un caso hanno dimostrato buone capacità di avviare processi di cambiamento e innovazione creando nuove forme di lavoro e impresa. Il concorso Obiettivi sul lavoro, storie dal mondo della conoscenza è promosso da Ucca, Flc-Cgil, Arci, Slc-Cgil con la collaborazione e il contributo della Fondazione Unipolis. Il bando e tutte le informazioni su www.obiettivisullavoro.it

A Torino con il Tff Off e con italiana.doc di Mauro Brondi presidenza Ucca

Eterogenea nei temi e nei linguaggi, la sezione italiana.doc del Tff numero 31 si è rivelata ricca di spunti, sguardi, riflessioni e racconti. Memoria, territorio, arte, malattia, passato-presente, immigrazione, povertà sembrano essere le parole chiave della sezione di quest’anno. C’è un mondo complesso da raccontare e conoscere, differente e molteplice, che va dai desolati e incolori luoghi del film Rosarno, ritratti con le immagini scarne ed essenziali di Greta De Lazzaris, fino al lato opposto, e cioè fino ai giovani ballerini dell’Accademia della Scala di Milano, pieni di sana speranza, ritratti con cura e attenzione dalla camera di Massimo Donati e Alessandro Leone in Fuoriscena. E in mezzo c’è l’Italia che non si vede, quell’Italia che Ucca, da alcuni anni, sta mostrando nei circoli e nelle sale di tutta Italia attraverso la promozione di quello che ormai viene chiamato cinema del reale. Al Torino Film Festival era presente la giuria Ucca per il Premio Ucca Venti Città che ha scelto il film El lugar de las fresas (Il luogo delle fragole) di Maite Vitoria Daneris, consegnandole il Primo Premio.

Si tratta del racconto di una triplice quanto originale amicizia, nata tra il mercato di Porta Palazzo di Torino e la campagna di San Mauro Torinese, fra un’anziana contadina piemontese, un immigrato marocchino in cerca di lavoro e la regista stessa che racconta il film, e che casualmente ‘sceglie’ la protagonista incontrando il suo sguardo proprio durante alcune primissime riprese di un film da fare, girando di notte al mercato di Torino. Il documentario è un piccolo gioiello di sincerità, casualità e costruzione e sa raccontare, con il giusto ritmo e la giusta distanza, una piccola grande storia di amicizia fra due culture molto distanti ma al contempo simili fra loro. Anche Il segreto di ciop&kaf è un film che merita una particolare attenzione: il film racconta la storia di un gruppo di bambini e ragazzi dei quartieri spagnoli di Napoli in ricerca continua di alberi di Natale dismessi alla fine delle feste, per poi poterne fare un grande fuoco. In un labirintico e infinito viaggio fra i vicoli e le vie della città, i bambini diventano gli unici protagonisti dentro una mappa aperta e

chiusa al tempo stesso, che diventa luogo di relazioni, contraddizioni, immaginari. Il fortissimo finale richiama echi del miglior cinema documentario, italiano e non solo, degli ultimi anni. Interessanti anche opere come Il lago della coppia Ebisuno-Mantegazza, un home movie delicato e sospeso fra il passare del tempo e della natura; Striplife, film corale di Grignani, Mussolini, Scaffidi, Testagrossa e Zambelli; I fantasmi di San Berillo (film vincitore del premio ufficiale) di Edoardo Morabito, ritratto caleidoscopico di uno storico quartiere di Catania, fra prostitute e ‘traghettatori’ nostalgici e naif, e Wolf di Claudio Giovannesi, ritratto doloroso, umano e rispettoso di Wolf Murmelstein, figlio di un rabbino accusato di collaborazionismo mai davvero perdonato dalla comunità ebraica. Per tutta la durata del TFF, negli spazi dell’Arci Torino di via Verdi 34 si è tenuto il Tff Off con incontri, presentazioni, dibattiti e interviste. I materiali prodotti possono essere visti sul canale youtube dell’associazione Altera www.youtube.com/user/AlteraCultura


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cultura

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Aspetti della vita quotidiana degli italiani Una ricerca sul ‘consumo’ del nostro patrimonio culturale Ci sono pochi dati per capire quanto contino per gli italiani musei, siti archeologici e monumenti, in due parole il patrimonio culturale. Ma uno li comprende tutti, ed è negativamente significativo. Solo il 28% dichiara di aver visitato un musewo nel 2011. Per i siti archeologici si scende al 21,1. Ce lo dice l’Istat nella sua ricerca sugli ‘Aspetti della vita quotidiana degli italiani’. In Francia è il 61% della popolazione ad aver visitato almeno un museo nel 2011. In Inghilterra il 75. Un po’ meglio va per ‘palazzi, castelli, chiese, giardini’: 41%. La misurazione riguarda i cittadini italiani. Il loro grado di affezione e di conoscenza del pregiatissimo tessuto di beni culturali diffuso nel paese. Non riguarda i turisti, né il numero complessivo dei visitatori di Pompei, degli Uffizi o dei Musei Vaticani. Risponde alla domanda: quanto valgono i beni culturali? Riguarda il valore che musei e siti archeologici riescono a produrre, un valore non monetario e neanche direttamente economico, ma di crescita culturale complessiva di una comunità. Si deve all’economista Paolo Leon una vasta mole d’indagini proprio su quanto un bene culturale, se ben tutelato e ben gestito, produca effetti positivi alla società nella sua interezza e non solo alle sue tasche. Leon sostiene che per la cultura, a differenza di altri beni e servizi, vale il principio che è l’offerta a creare la domanda e che «in una crisi di domanda come quella attuale, la cultura potrebbe essere uno dei settori di offerta capaci di creare domanda». Finora, aggiunge Leon, si è fatta una valorizzazione dei beni culturali ispirata alla formula «privato capace, pubblico incapace». Nulla di più fuorviante, a suo avviso: «Se messi nelle condizioni giuste sono entrambi all’altezza. E poi non è tanto importante chi fa valorizzazione, quanto quale obiettivo si pone la valorizzazione e l’obiettivo primario dev’essere innalzare la qualità del cittadino». 450 fra musei e aree archeologiche statali, che diventano oltre 4.500 se si comprendono i siti appartenenti a Regioni, Comuni e Province: è solo una parte del patrimonio italiano, che si avvantaggia di un tessuto fatto di paesaggio, architettura, centri storici... Le colline senesi sono raffigurate nelle opere di Ambrogio Lorenzetti e queste

sono custodite nel palazzo Pubblico di Siena. Questa inestricabile tela, che si distende su tutto il territorio nazionale, differenzia l’Italia dagli altri paesi. Per tutelarla e valorizzarla non si arriva allo 0,20 del bilancio statale. Inoltre, dopo l’anno 2000, i fondi pubblici sono andati in costante diminuzione, tranne nei due anni di governo Prodi. È questo lo sfondo in cui si situano i crolli a Pompei, la lentezza nello spendere i fondi che l’Unione europea ha destinato alla messa in sicurezza di quel sito, la rincorsa a creare strutture emergenziali per supplire alla carenza di manutenzione ordinaria, l’attribuzione a organi cui partecipano sia soggetti pubblici che privati della facoltà di approvare interventi anche fuori dell’area archeologica e anche in deroga alle norme urbanistiche: una specie di mano libera per costruire. Ed è in questo contesto che importanti Gallerie d’arte la domenica devono chiudere per mancanza di custodi. Gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Ma uno dei problemi è proprio la domanda interna bassissima. Una delle spie sta nella disattenzione delle scuole, che portano sempre meno i ragazzi nei musei. È da lì che si può cominciare a curare la disaffezione. A questo si è aggiunta l’equazione nefasta per cui «dato che il patrimonio culturale è il nostro petrolio, piazziamolo ai turisti». Invece è dimostrato che il turismo apprezza soprattutto ciò che apprezzano i cittadini locali. Detto in altri termini: musei, siti archeologici, gallerie devono

saper restituire al territorio quel che il territorio ha fornito loro nei secoli e tuttora fornisce. Devono essere luoghi di eccellente conservazione e devono saper coinvolgere le comunità dalle quali hanno tratto i materiali che espongono. Devono alimentare circuiti culturali. «Il museo deve riscoprire se stesso come spazio sociale», insiste l’economista Alessandro Bollo. «Se entra in un contesto sociale, un museo lo si può meglio difendere. Questo vale certo per i grandi musei, ma soprattutto per i piccoli e medi, che sono la stragrande maggioranza. I musei devono elaborare progetti culturali a forte intensità di partecipazione e narrare la storia di un territorio, i suoi costumi, le sue abitudini, dal cibo al lavoro». Quanto alle biblioteche, Antonella Agnoli, che ne ha dirette parecchie, ne ha parlato come di ‘piazze del sapere’. Luoghi in cui si conservano e si distribuiscono libri, e dove una comunità si riconosce, dove si promuovono iniziative, si fa animazione per i bambini. A Londra un italiano è fra i fondatori degli Idea’s store, biblioteche ma anche caffè, internet point, sede di corsi che vanno dalla cucina etnica alla danza, centri polivalenti di cultura e di integrazione sociale. I musei, con le dovute differenze, potrebbero ispirarsi a questi modelli di vero welfare culturale. Bollo fa l’esempio di Palazzo Madama a Torino. Collezioni ricchissime, sculture, avori, codici miniati, ceramiche... «Il museo ha inventato Madama Knit, un laboratorio di lavoro a maglia. Oggi vi partecipano oltre 500 persone. È un modo di comunicazione collettiva, il primo nucleo di una serie di occasioni che il museo ha di aprirsi alla città e della città di riconoscersi nel suo museo. Questo genere di musei è molto in voga nel Nord Europa e negli Stati Uniti», insiste Bollo.«Da noi c’è bisogno di stanziamenti economici, e anche di politiche culturali che orientino in questa direzione. È importante che un museo dimostri la sua rilevanza sociale. Nell’ultimo decennio il pubblico è invecchiato di quindici anni ed è cresciuto in proporzione il numero dei laureati: vuol dire che si restringe la base sociale, che al museo ci vanno gli anziani e i più colti. E questo non è un buon segno».


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Funes o della memoria

Inaugura il 7 dicembre a Viterbo la mostra collettiva di Librimmaginari Inaugura il 7 dicembre alle 17.30 a Viterbo, al Padiglione d’Arte Chiarini Carletti, Funes o della memoria, la nuova collettiva di LibrImmaginari. Il progetto è curato da Arci Viterbo con il sostegno della Biblioteca Consorziale di Viterbo e il patrocinio di AIAP e Associazione Illustratori. La mostra collettiva promossa quest’anno interroga la natura del libro come oggetto, feticcio, coacervo di memoria e immaginazione. Dopo aver indagato la narrazione quotidiana attraverso i diari, l’indagine sul libro è un tentativo di rappresentare una moltitudine di racconti visivi che attraversano le pagine del libro, tornando a raccontare, in maniera tautologica, ciò che sul libro è già scritto. Sono oggetti narrativi, luoghi sensibili da attraversare che rivivono una seconda vita nell’intervento dell’artista. Il libro manomesso, reinterpretato, corrotto nella propria leggibilità assume una dimensione nuova, da narrazione diventa territorio ibrido, in cui parola e immagine costruita possono convivere. La sedimentazione di appunti, lacerazioni, decostruzioni e riassemblaggi è la ricostruzione di una scrittura che diventa simbolica, antinarrativa, figurata. Dissolvere la scrittura per ricostruirne una versione personale, arbitraria. Nell’epoca dell’ipertestualità questa mostra intende proporre una serie di ipertesti visivi , tra-

me complesse che creano nodi tra parola e suggestione, racconto e immagine. Il libro diventa territorio attivo, reinterpretato e rivissuto. «Noi, in un’occhiata, percepiamo: tre bicchieri su una tavola. Funes: tutti i tralci, i grappoli e gli acini d’una pergola. Sapeva le forme delle nubi australi dell’alba del 30 aprile 1882, e poteva confrontarle, nel ricordo, con la copertina marmorizzata d’un libro che aveva visto una sola volta, o con le spume che sollevò un remo, nel Rio Negro, la vigilia della battaglia di Quebracho. Questi ricordi non erano semplici: ogni immagine visiva era legata a sensazioni muscolari, termiche ecc. Poteva ricostruire tutti i sogni dei suoi sonni, tutte le immagini dei suoi dormiveglia». Il titolo della mostra cita il racconto Funes o della memoria di Borges tratto da Ficciones del 1944. Funes è un giovane dalla memoria prodigiosa, ricorda tutto ciò che gli è accaduto nella vita in maniera minuziosa, vivida, e lo racconta per immagini dense, focalizzate sui dettagli. Questa reimmaginazione intensa dei ricordi, delle memorie gli artisti di Librimmaginari la perseguono nel raccontare visivamente i loro libri, ed è un rimando che lega Funes e il peso dei suoi ricordi con questa mostra. É possibile visitare la mostra tutti i giorni dalle 17 alle 19.30 fino al 15 dicembre. http://librimmaginari.blogspot.it

A Lamezia Terme ‘Sensazioni’ Arci Calabria in collaborazione con Because Art Space presenta la mostra Sensazioni di DiegoKoi, giovane artista italiano che ha stravolto di recente il mondo dell’arte. L’esibizione avrà luogo presso Because Art Space in via Enrico Toti 33 a Lamezia Terme dal 30 novembre al 15 gennaio. Talento, intuizione e fantasia sono gli ingredienti del successo di Diego Fazio, meglio conosciuto come DiegoKoi. A soli 24 anni, il giovane di Lamezia Terme è un inventore autodidatta di una tecnica che gli permette di fare disegni a matita che sembrano fotografie.

Ha raggiunto rapidamente cifre da capogiro: sono infatti 70mila i suoi fan su facebook, più di 4.000 gli iscritti in un gruppo nel quale si discute delle sue opere, 3.120.000 le pagine in cui si parla di lui. DiegoKoi ha presentato le sue opere in diverse mostre nazionale ed internazionali, guadagnando rapidamente numerosi riconoscimenti. La sua capacità di tradurre centinaia di sfumature di chiaroscuro, permette all’artista di creare contrasti che toccano l’anima degli occhi dello spettatore. La sua tecnica, impeccabile, ha impressionato il mondo intero.

daiterritori

in più concerto per la sardegna BOLOGNA Si terrà martedì 10

dicembre il concerto-spettacolo di solidarietà Sardegna chiama Bologna, nato da un’idea di Paolo Fresu e realizzato insieme a Nuova Scena – Teatro Stabile di Bologna, Tŭk Music e Arci Bologna. Il ricavato sarà devoluto ai comuni di Onanì e Torpè colpiti dall’alluvione.Lo spettacolo è realizzato con la collaborazione di Circolo Sardegna Bologna e di F.A.S.I. www.arenadelsole.it

iniziative per il decennale CROTONE Tra le iniziative in pro-

gramma per il decennale di Arci Crotone, il 6 dicembre alle 9.30 al Museo di Pitagora ci sarà l’iniziativa Quattro passi in compagnia...dei diritti, doveri e responsabilità. Obiettivo primario è quello di promuovere il protagonismo locale nella lotta alle mafie, attraverso momenti di riflessione e la presentazione di buoni esempi: porterà la sua testimonianza don Giacomo Panizza, ‘migrante alla rovescia’. Intervengono Filippo Sestito di Arci Crotone, Santo Vazzano del Consorzio Jobel, Antonio Tata di Libera Crotone. crotone@arci.it

IL LIBRO PALERMO Il 14 dicembre alle 18

al circolo Malaussène sarà presentato Io faccio così. Viaggio in camper alla scoperta dell’Italia che cambia alla presenza dell’autore Daniel Tarozzi. Sette mesi on the road, senza scadenze o itinerari precisi, inseguendo le esperienze di chi ci prova a cambiare vita e a non rassegnarsi al peggio. La scoperta è che si sta creando una rete diffusa dal Nord al Sud di microeconomie che valorizzano il territorio e le competenze delle persone, spesso promuovendo lavori che le statistiche nemmeno rilevano fb Malaussène Circolo Arci

Concerto a Mirafiori TORINO Arci Piemonte e associazio-

ne Il Laboratorio presentano i Gang in concerto, per la prima volta a Mirafiori. I fratelli Severini, con le loro canzoni militanti, ricorderanno la strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969). Appuntamento il 7 dicembre alle 22 al Centro del protagonismo giovanile. www.arcipiemonte.it


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azionisolidali le notizie di arcs

a cura di Francesco Verdolino www.arciculturaesviluppo.it

Innovare la Cooperazione Internazionale

Dove sta andando la cooperazione internazionale? La social innovation quale contributo può apportare? Per fornire risposte concrete e spunti di riflessione, si terrà a Milano, presso il Centro Congressi Fondazione Cariplo in via Romagnosi 8, venerdì 6 dicembre dalle 9,30 alle 15, il convegno internazionale Innovare la cooperazione internazionale, Innovative thinking to avoid sinking. Nuove tendenze e best practices a confronto per migliorare gli interventi per lo sviluppo. Il mondo della cooperazione italiana appare in ritardo rispetto ai competitors di altri paesi nel comprendere i trends futuri e riposizionarsi, espandendosi oltre il ‘recinto classico’ della cooperazione, attraverso il coinvolgimento ’multistakeolders’ di partners strategici (aziende, organismi internazionali, istituzioni, fondazioni di erogazione, soggetti not-for-profit europei particolarmente significativi, gruppi di cittadinanza e di economia collaborativa, piattaforme digitali). Il vecchio concetto di cooperazione internazionale, frutto di un mondo diviso in blocchi e fortemente legato all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS), è entrato in crisi da alcuni anni. Verrà illustrato il percorso di evoluzione intrapreso dalla cooperazione ed immaginato dagli addetti ai lavori, l’evoluzione del quadro legislativo in Italia e in Europa, i nuovi strumenti operativi a livello internazionale. Tra gli altri sarà presente Silvia Stilli in qualità di portavoce di AOI.

Cuba: seminario a Pinar del Rio

Il 27 novembre a Pinar del Rio, Cuba, si è svolto il seminario dal titolo Soberanía Alimentaria e Innovación. Evaluación de los efectos positivos de la transferencia de tecnología y conocimientos en el proceso de desarrollo del sector agrícola. La sovranità alimentare è diventata una priorità per molti Paesi negli ultimi anni. La dipendenza dai mercati internazionali caratterizzata da cambiamenti imprevedibili a causa dei processi speculativi, piuttosto che dai fattori di produzione, infatti, mette la vita quotidiana di milioni di persone a rischio, come dimostra la crisi del grano e del riso nel periodo 2005-2006. L’evento è stata l’occasione per discutere del contesto e delle soluzioni legate a questo tema.

società

Il 5 dicembre la Giornata internazionale del volontariato di Maurizio Mumolo Presidenza Arci

Il 5 dicembre prossimo sarà celebrata la Giornata internazionale del volontariato. Potrebbe essere l’occasione per fare il punto sulla crisi del nostro paese, non solo la crisi economica e sociale che pure ha raggiunto livelli gravissimi, ma quella culturale e civile, ancora più profonda, che ha scavato un fossato tra i cittadini, le istituzioni, la buona politica, che sta

indebolendo gravemente i legami sociali. Insomma una riflessione sulle ragioni che stanno alla base non solo del sempre più diffuso disagio ma anche di quel senso di smarrimento e di sfiducia nel nostro futuro. E sarebbe utile che a raccontare il proprio punto di vista e ad elaborare le proprie analisi fosse il volontariato, quel vasto e articolato mondo di organizzazioni sociali e singoli cittadini da sempre attenti alle ragioni degli ultimi e attivatori di pratiche e percorsi di coesione sociale. Utilizzo il condizionale perché, a mio parere, il volontariato italiano da alcuni anni sembra aver smarrito il proprio ruolo profetico, rinchiuso in una faticosa dinamica di autodefinizione interna, molto impegnato nella realizzazione di una serie vastissima di attività che spesso rappresentano l’unica risposta all’emergenza sociale, ma poco attento a far sentire la propria voce in una riflessione più generale su un nuovo modello di welfare, di sviluppo, di società. Una delle cause di questo indebolimento di ruolo risiede senz’altro nella legislazione che ha segmentato l’associazionismo e il terzo settore in tipologie organizzative forzatamente differenti e che ha relegato il volontariato ad una dimensione locale, non riconoscendone i livelli di coordinamento regionali e nazionali e svalorizzandone quindi il suo portato politico e la sua carica di innovazione. A ciò si è aggiunto il vincolo assoluto della gratuità che ha portato al paradosso, spesso non rispondente alla realtà, che le figure apicali delle OdV non possono essere valorizzate, anche economicamente. come figure interne dell’organizzazione. Con il risultato di

avere una forte difficoltà di ricambio nei quadri dirigenti ed una loro età media molto alta. Infine è tale la difformità organizzativa tra il volontariato italiano e ciò che comunemente viene definito tale in ambito europeo che le OdV italiane hanno costruito anche poche relazioni con le reti europee. Ed è significativo il fatto che, al contrario di quel che si crede, la gran parte dei volontari italiani non opera nelle OdV della legge 266/91. È un circolo vizioso che se non viene interrotto può portare ad un’autoreferenzialità sterile. Come uscirne? Innanzitutto con un forte impegno ad aggiornare finalmente la legislazione di settore. E soprattutto con un nuovo e forte impegno delle grandi organizzazioni nazionali di volontariato a fare rete tra loro e con il resto del terzo settore. Ed è bene che l’Arci trovi il modo di raccontarsi anche come una grande associazione di volontari, riscoprendo e valorizzando così un pezzo della propria identità. www.forumterzosettore.it

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