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anno IX - n. 40 15 novembre 2011

www.arci.it report@arci.it

Le scelte che attendono il nuovo governo + Il peggior governo della storia repubblicana, dopo aver portato il paese sull'orlo del baratro, esce finalmente di scena. È una svolta importante, che abbiamo vissuto con un senso di liberazione. Ma la festa lascia già il posto all'ansia per i molti problemi da risolvere. Ci siamo liberati di Berlusconi, restano le macerie che ha prodotto: economiche, sociali, culturali, morali. Rimuoverle sarà dura. Di fronte al fallimento del ciclo politico che ha segnato gli ultimi vent'anni di storia italiana, è chiaro che l'esito naturale sarebbe stato il ricorso alla volontà degli elettori, per dotare un nuovo Parlamento e un nuovo Governo della legittimazione e della forza necessarie a invertire la rotta. Tuttavia, la gravità della situazione economica e l'urgenza di scongiurare guai peggiori hanno indotto a non perdere altro tempo e formare subito un nuovo esecutivo. Basterà questo, in assenza di un vero cambio del quadro politico, a garantire la necessaria discontinuità? Nonostante gli sforzi dell'opposizione e le grandi mobilitazioni sociali, a dare la spallata decisiva al governo sono stati i mercati. Ironia della sorte, gli stessi attori che per anni avevano felicemente condiviso le sue scelte oggi licenziano un premier ormai inaffidabile e screditato. Al suo posto avremo una persona certamente competente, un serio e autorevole esponente del pensiero liberista. Ma sappiamo anche che proprio il fallimento del liberismo è all'origine di questa crisi. Serve un vero cambio di strategia, con scelte nette e rigorose che sappiano conciliare sviluppo ed equità. Non vanno in questa direzione le misure che la Bce e i governi europei di destra ci chiedono. Se i mercati denunciano i sintomi dei nostri problemi, non è detto che debbano imporci anche la cura per risolverli. È evidente che il risanamento dei conti pubblici non è rinviabile, ma decidere come farlo e come distribuirne i costi fra le diverse componenti sociali spetta solo a noi. Non è possibile farlo a scapito dei diritti sociali e del lavoro, dei beni pubblici e del welfare. Le risorse vanno trovate altrove, facendo pagare chi non ha mai pagato, perseguendo gli evasori, tassando rendite e patrimoni. Operare una seria azione redistributiva, rimettere al centro lavoro, beni comuni, welfare, ambiente, cultura e istruzione, democrazia: sono le prime sfide che il nuovo governo si troverà di fronte se vorrà restituire fiducia ai cittadini e recuperare risorse per rilanciare il sistema paese.

Articoli alle pagine 1, 2, 3

Un viaggio di mille chilometri inizia con un piccolo passo o scorso 21 agosto a Krems, in Austria, 400 delegati provenienti da 34 paesi europei hanno sottoscritto l’appello Sovranità Alimentare in Europa, ora! - in attuazione della Dichiarazione di Nyéleni adottata in Mali nel 2007 dal Forum Internazionale sulla Sovranità Alimentare. Il Movimento, di cui fanno parte reti contadine, lavoratori agricoli e giovani senza terra, studenti, ecologisti e associazioni, si propone di individuare alternative possibili agli attuali insostenibili modelli agricoli e alimentari. Un modello che ha portato ad avere nel 2009, nel mondo, 1,09 miliardi di persone sottonutrite. Eppure, nello stesso anno: - si sono prodotti alimenti atti a soddisfare i bisogni alimentari di 12 miliardi di persone, il doppio circa della popolazione mondiale; - tra il 30% e il 40% del cibo prodotto finisce nei cassonetti (in Italia 6 milioni di tonnellate/anno); - negli USA 35 milioni di persone non hanno

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accesso garantito al cibo, in Europa ben 43 milioni; - dei circa 2.300 milioni di tonnellate di cereali prodotti nel mondo solo poco più di 900 sono stati destinati all’alimentazione umana, il resto alla produzione di biocarburanti e mangimi animali; - si calcola che per produrre 50 litri di bioetanolo siano necessari 230 kg di mais, sufficienti a sfamare una persona per 1 anno; - per produrre 1 kg di carne sono necessari da 4 (pollo) a 30 kg (manzo) di cereali, si emettono 36,4 kg di CO2, si rilasciano nell’ambiente 59 gr di fosfati e 340 gr di anidride solforosa (quanto un’auto che percorre 250 km), e per l’intero ciclo si consumano ben 15.500 litri di acqua! - negli USA si consumano 123 kg di carne a testa (in gran parte rossa) mentre in India solo 5 kg (pollo); - Il’World Cancer Institute consiglia di non superare 80 gr/giorno di carne rossa, cioè 30 kg/anno: in Italia si consumano 92 kg/anno continua a pagina 2

EMERGENZA ALLUVIONE I PAGINA 4 Un articolo di Stefano Kovac sull’opera dei volontari Arci a Genova

IN CIRCOLO I PAGINA 10 Intervista a Ornella Pucci, neopresidente di Arci Marche


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Un viaggio di mille chilometri inizia con un piccolo passo continua dalla prima

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di carne di cui 62 rossa, più del doppio. Il risultato è che il 75% della spesa sanitaria in Italia ed in Europa viene utilizzata per combattere gli effetti di una cattiva alimentazione. Può mai essere accettato un modello che vede un sesto della popolazione mondiale privo del cibo necessario alla sopravvivenza e un altro sesto che spende per curare gli effetti dell’obesità più di quanto sarebbe sufficiente per alimentare i primi, mentre un quarto del cibo prodotto nel mondo viene semplicemente distrutto? E per di più, per raggiungere questo risultato, si intaccano in modo irreversibile le risorse del pianeta, dall’acqua alla terra fertile, dalle foreste alla biodiversità, dall’atmosfera alla conoscenza, in una parola quelli che definiamo i nostri beni comuni? Un modello controllato da interessi corporativi e speculativi resi possibili dall’im-

ACQUA BENE COMUNE Sul sito www.acquabenecomune.org è possibile scaricare i materiali e l’appello per la manifestazione nazionale del 26 novembre. Su www.arci.it il volantino e l’adesivo Arci

punità di poche multinazionali e della finanza, basato sul degrado ambientale, sullo sfruttamento delle risorse di altri popoli e sulle disuguaglianze economiche e sociali. Favorito anche dai comportamenti individuali perversi che, specialmente nello spreco del cibo, costituiscono il corollario necessario all’affermazione di tale modello. Sovranità Alimentare significa resettare questo modello per iniziare un altro percorso, in cui l’uomo, la terra e il cibo assumono una nuova centralità. Combattere la finanziarizzazione, la mercificazione e la brevettabilità dei semi rurali, delle razze di bestiame e delle riserve ittiche, dell’acqua e della terra, degli alberi e delle foreste, dell’atmosfera e delle conoscenze. Fare in modo che l’accesso a questi beni possa non esser condizionato dal denaro e dai mercati, ma solo alla realizzazione dei diritti umani in un quadro di sostenibilità e attraverso un controllo democratico e comunitario. Come verranno gestite le risorse naturali (il 70% dell’acqua dolce viene utilizzata in agricoltura), la sostenibilità del primario sotto il profilo energetico ed ambientale, il valore del lavoro nei campi, la difesa delle colture a partire da quelle tradizionali, della terra e della biodiversità ed infine il ruolo delle politi-

che pubbliche: è questo il terreno in cui si giocherà la futura battaglia di civiltà. Perché rimettere al centro questi elementi significa dare un futuro all’umanità, anche e soprattutto a quella che vive nelle parti del mondo più colpite dalla povertà e dalla fame. È dal cibo quindi che passano le sorti della democrazia globale, che è una questione di popoli e non di pochi. Approfondire e rafforzare la nostra comprensione dei principi della Sovranità Alimentare, identificare le sfide comuni e gli ostacoli alla sua realizzazione, costruire alleanze, strategie e un programma d’azione comune è uno degli obiettivi che Rieti si propone di raggiungere. Lao-Tse diceva che un viaggio di mille km inizia con un piccolo passo. Guardare con altri occhi e porre attenzione al cibo che mettiamo in bocca, e fare altrettanto con ciò che buttiamo nella spazzatura. Guardare quel cibo e cercare di ricordare il viso di chi l’ha coltivato e il luogo in cui è stato prodotto. Parlare col contadino per vedere e capire come è stato prodotto quel cibo: e se in ogni circolo si decidesse di fare questo primo piccolo passo? Aldo Dessì - pres. di Arci Cagliari

Il ciclo dei beni: produzione, trasporto, rifiuti onostante si abbia la percezione diffusa che alcuni concetti elementari legati alla sostenibilità siano ormai patrimonio di tutti, modificare gli stili di vita individuali e collettivi risulta ancora estremamente faticoso e problematico». Si ha la sensazione che, se da una parte condividiamo tutti la critica feroce al sistema produttivista e alle sue conseguenze, dall’altra ben poco riusciamo a fare concretamente per cambiare il modello. Si sente parlare, ad esempio, di ‘risparmio energetico’ facendo la fila alla cassa del supermercato, ed è come se il paradosso fosse invisibile: niente di più lontano dal risparmio energetico di un supermercato. Come se non bastasse, a confondere le acque imperversano decine di spot pubblicitari incentrati su messaggi del tutto paradossali: macchine che non inquinano nonostante la cilindrata a 4 zeri, elettrodomestici a basso consumo energetico che ci costringono a rottamare il vecchio, bollini che garantiscono la genuinità di alimenti prodotti industrialmente ecc. La sessione del seminario nazionale dal tito-

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lo Il ciclo dei beni, è stata pensata esattamente in questa cornice. Abbiamo ritenuto fondamentale iniziare un ragionamento sul ciclo dei beni che vengono consumati all’interno dei circoli, dalla fase di produzione a quella del trasporto fino alla trasformazione in rifiuto. Si tratta indubbiamente di un’analisi complessa, che abbraccia numerose e vaste tematiche quali l’energia, la rilocalizzazione dell’economia, la transizione verso modelli di cooperazione locale incentrati sulla solidarietà, il lavoro, la gestione dei rifiuti. Un’analisi così articolata sarà possibile grazie all’intervento di Alberto Castagnola, economista specializzato sui temi internazionali, impegnato a definire e sperimentare le concrete possibilità di una economia solidale, oggi molto coinvolto nel processo di difesa della CAE di Roma (Città dell’Altra Economia), membro dell’Associazione per la Decrescita e attivo organizzatore della ‘Terza Conferenza Internazionale su decrescita, sostenibilità ecologica ed equità sociale’ che si terrà a Venezia a settembre 2012, di cui l’Arci è co-promotore.

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La relazione introduttiva di Castagnola avrà proprio lo scopo di mettere a nudo le contraddizioni e svelare i paradossi di un sistema che tende a definire come sostenibile ciò che in realtà non lo è, e di fornire nuove chiavi interpretative al fine di favorire tra i partecipanti un dibattito quanto più fruttifero possibile. Di seguito si cercherà di censire le buone pratiche che i circoli già hanno messo in atto relativamente al ciclo dei beni (dal questionario ‘Circoli Verdi’ è emerso che esistono molti circoli già impegnati i prima linea su risparmio energetico, eliminazione dell’usa e getta e della plastica, organizzazione di gruppi d’acquisto solidali), si ipotizzeranno nuove pratiche possibili e si indagherà quale contributo l’Arci può dare ai circoli per favorire l’implementazione effettiva delle pratiche stesse, in termini di formazione, rete territoriale, convenzioni ... La sessione Il ciclo dei beni si concluderà con una riflessione sul lavoro di rete, obiettivo tanto agognato quanto indispensabile, ma troppo lontano dall’essere effettivamente realizzato. Valeria Patacchiola - Arci Rieti


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Territorio e paesaggio: c’è un’Italia martoriata e ferita che resiste ell'ambito di Rievoluzione. Un'altra economia, un'altra società, Primo Seminario Nazionale dell'Arci sui beni comuni, clima e stili di vita, che si terrà a Rieti dal 17 al 20 di novembre sarà presente anche una sessione di lavoro dedicata al paesaggio e alla difesa del territorio. Ad aiutarci in questo percorso ci sarà Adriano Labbucci autore del libro Camminare, una rivoluzione, che ci proporrà spunti e suggestioni legate al camminare come bussola per ridefinire paesaggi e territori aggrediti da bulimie cementizie. Nell'approfondimento e nella discussione si cercherà di sviluppare una visione di insieme delle criticità e delle fragilità dei nostri territori e paesaggi, e contestualmente metteremo in luce le buone pratiche per il paesaggio e il territorio dispiegate dalle nostre basi associative su tutto il territorio nazionale. Sarà l'occasione per superare la dicotomia fra paesaggio e territorio e farli coincidere in un'unica nozione, superando così la vecchia impostazione che vedeva i territori non bucolici estratti dai paesaggi sotto tutela ambientale e paesaggistica. L'Arci forte dei suoi 5500

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Circoli e Associazioni affiliate su tutto il territorio può produrre un punto di vista forte rispetto alle sciagurate politiche di cattivo governo del territorio e di consumo indiscriminato di suolo. Non dimentichiamoci che ogni anno vengono occupate più di 70.000 ettari di superfici libere. A Rieti cercheremo elaborazioni nuove per coinvolgere i nostri sodalizi di base, prodotto di una discussione collettiva e partecipata proponendo una narrazione delle vertenze locali provenienti dai singoli territori, stimoleremo la consapevolezza del paesaggio e delle ‘terre libere’ come beni comuni, promuoveremo una maggiore collaborazione con quelle reti e soggetti che di questi temi e valori ne fanno una ragione sociale, verificheremo la possibilità di un maggiore impegno su campagne nazionali di promozione e comunicazione contro le speculazioni e le aggressioni al patrimonio paesaggistico. Proveremo a fare una ricognizione attraverso il racconto di quei circoli che hanno subito cambiamenti delle condizioni al contorno, un tempo nuclei di condensazione per le comunità della frazione e del contado ed ora inglobati in

agglomerati informi di cemento e asfalto, oppure incastrati in insediamenti produttivi fatti di nuovi capannoni mai utilizzati, o di quei circoli e associazioni che lottano e offrono i propri spazi ai cittadini e ai comitati contro le opere impattanti dal punto di vista paesaggistico e ambientale. Proporremo anche azioni multidisciplinari da realizzare all'interno dei circoli, come la digitalizzazione di foto d'epoca che ci riconsegnino la storia del mutamento del paesaggio e del territorio intorno ai Circoli stessi, e la raccolta e la sistemazione delle fonti orali delle comunità interessate. C'è un'Italia che resiste da nord a sud, martoriata, ferita e vilipesa ma che propone visioni nuove per attivare anche microeconomie locali, un'Italia viva e fascinosa dove paesaggio, territorio, antropologia, storia, saperi e sapori fondendosi ci donano nuovi paradigmi; in tutto questo l'Arci e la sua rete diffusa di spazi può avere un ruolo significativo soprattutto in questo momento dove il territorio sembra consegnarci definitivamente il conto finale della sua fragilità. Stefano Carmassi - Arci Viareggio

Rappropriarsi del territorio per costruire comunità ipensare i nostri paesi e le nostre città in funzione della loro capacità di essere luoghi di comunità che agevolano e aiutano le relazioni umane e sociali. Contrastando la cultura dominante della mercificazione del territorio e delle relazioni umane. È anche questo il compito di una associazione come la nostra che, essendo parte di quel mondo della solidarietà e della sociètà civile organizzata, prova a costruire coesione sociale giorno dopo giorno con attività diverse, tutte tese ad aggregare i cittadini sapendo che i beni relazionali spesso hanno un valore maggiore di tanti effimeri beni materiali. Il bisogno di comunità è presente in tutte le nostre realtà, pervase ormai da un individualismo dominante che ha come riflesso la solitudine sempre crescente degli individui. Tuttavia, nei luoghi dove con maggiore violenza è avvenuta una disgregazione delle comunità (a causa di fenomeni sociali come le azioni delle organizzazioni criminali in tanti territori del nostro meridione o per eventi ‘naturali’ come i terremoti che hanno letteralmente distrutto le città) vi è la necessità di sperimentare assieme ad altri sog-

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getti collettivi e con gli individui una ricostruzione comunitaria che metta al centro le persone con i loro bisogni. La riappropriazione dei beni confiscati alle mafie, il loro utilizzo a fini sociali, la costruzione di cooperative strettamente legate a quei territori fatte da uomini e donne che in quei territori vivono, non solo sono un forte monito contro la mafia ma sono vera e propria costruzione di nuova comunità solidale che trova nella partecipazione attiva il suo collante. La riappropriazione del territorio è la condizione per la costruzione di comunità. L'animazione sociale che ne deriva può provare ad interloquire anche con quei settori della popolazione spesso assuefatti alla cultura del dominio e quindi costruire percorsi di liberazione. L'animazione in tanti quartieri cosiddetti a rischio con bambini e ragazzi o con i migranti ma più in generale con quei soggetti sempre più esclusi è un modo per praticare la costruzione di comunità. Con il progetto Laboratorio L'Aquila l'Arci ha sperimentato concretamente azioni di sostegno alla ricostruzione comunitaria in quel territorio colpito dal terremoto del 6 aprile 2009. Si è dato vita ad un laboratorio

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con azioni e pratiche in grado di favorire la riconnessione sociale del tessuto comunitario. Inoltre è stato avviato un confronto comparativo con altri territori colpiti precedentemente da eventi sismici provando ad individuare quelle buone prassi esportabili per la ricostruzione della comunità aquilana. Reimmagginare l'architettura delle nostre città a partire dalle periferie, troppo spesso soltanto quartieri dormitorio, costruendo spazi che sappiano contaminarsi con le diverse culture presenti, è una sfida anche per la nostra associazione e per la sua mission. Persino confrontarsi con una idea ‘bio’ dell'architettura per migliorare la qualità della vita e il benessere di ciascuno può essere per la nostra associazione una nuova frontiera con l'obiettivo di praticare nuovi stili di vita che, rispettando l'ambiente, rendano centrali le relazioni umane. Queste sperimentazioni e queste nuove pratiche aprono la nostra associazione a nuovi obiettivi che rielaborino in chiave moderna il senso del fare promozione sociale in questa fase di particolare crisi economica, politica,culturale e sociale. Salvo Lipari - pres. Arci Palermo


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ambiente

A Genova volontari Arci al lavoro tra fango e detriti enerdì 4 novembre più di 500 mm di acqua si sono abbattuti sulla città di Genova, la metà delle precipitazioni medie di un anno in un giorno solo. Frane, torrenti esondati, centinaia di case allagate e 6 morti fra cui tre bambini. Già dalla mattina dopo migliaia di volontari, soprattutto ragazzi, si sono riversati nei luoghi più colpiti per spalare via il fango e insieme hanno portato via l'aria di desolazione che aveva colpito le città, mostrando una comunità vitale ed una straordinaria voglia di ricominciare. Anche l'Arci si è mobilitata: da lunedì abbiamo fatto base presso il circolo le Gavette che si trova in una delle zone più colpite, ma ‘dalla parte giusta del fiume’, e coordinato un gruppo di volontari che sono

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EMERGENZA ALLUVIONE Per contributi: conto corrente intestato ad Arci Liguria, presso Banca Popolare Etica - Agenzia di Genova IBAN IT 16B05018 01400 000000140234

andati a spalare ovunque ve ne fosse bisogno. Cento ragazzi in maggioranza giovani provenienti da tutte le zone di Genova hanno risposto all'appello lanciato dall'Arci e con stivali, guanti e pale si sono adoperati per una settimana per togliere il fango fisico e quello metaforico da scuole, magazzini, negozi, officine e un maneggio, coordinandosi con il municipio. Vedere i ‘bamboccioni’ tutti sporchi di fango al lavoro con la melma alle ginocchia é stato istruttivo per loro ma soprattutto per la città e ha dato un importante segno di riscatto. Contemporaneamente al circolo Gavette preparavamo i panini per tutti i volontari che operavano in zona distribuendo in quei giorni circa 1000 pasti. In un altro quartiere, il consorzio Zenzero, altro circolo Arci, somministrava ai volontari circa 300 pasti caldi. Buttando via mobili, libri, fotografie viene da pensare a chi ha perso tutto anche i ricordi di una vita. Ma la forza d'animo delle persone che hanno perso tutto e che abbiamo incontrato in questi giorni è incredibile. I gestori del circolo Ponte Carrega, che è andato completamente distrutto, ci raccontano di aver perduto nell'alluvione una amica, una macchi-

Il 26 novembre in piazza per acqua, beni comuni e democrazia. L’appello dell’Arci Il 26 novembre a Roma ci sarà la manifestazione nazionale promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua per il rispetto dell’esito referendario, per un’uscita alternativa dalla crisi, per l’acqua, i beni comuni e la democrazia. Di seguito l’appello Arci che invita a partecipare alla mobilitazione. «Per salvare l'Italia dalla crisi e dal dissesto provocato da uno sviluppo dissennato serve un investimento grande sui beni comuni, sulla cultura e sulla democrazia. E solo la partecipazione può ridare dignità e valore a una politica nuova, capace di portare il paese fuori dal disastro. Tutto questo è possibile. Lo dimostrano scelte come quella del Comune di Napoli per la ripubblicizzazione dell'acqua. Lo dicono le buone pratiche che coniugano riconversione ecologica, lavoro, ricerca, cultura e partecipazione. Non è obbligatorio sanare i conti pubblici privatizzando, svendendo il patrimonio nazionale, tagliando diritti e lavoro, mettendo a rischio società e territori. È vero piuttosto il contrario: il disegno della società sostenibile è dettagliato e credibile. Non si scontra con i limiti imposti dalla crisi globale ma al contrario offre una via maestra per uscirne tutti vivi,

vegeti e più felici. Crea lavoro, tanto lavoro, produce benessere e socialità. Ciascuno può portare a questo grande mare del cambiamento la sua goccia d'acqua. Milioni di cittadini sono impegnati direttamente a cambiare modelli e stili di vita, per vivere meglio e consegnare ai figli un mondo vivibile. Sono migliaia i circoli dell'Arci impegnati in buone pratiche di sostenibilità ambientale, sociale, culturale, democratica. Anche noi ci opponiamo a qualsiasi tentativo di cancellazione dell'esito referendario, contro la privatizzazione dei servizi pubblici essenziali e dei beni comuni. Il popolo italiano ha votato per l'acqua pubblica, la volontà popolare va rispettata ed attuata. Il 28 novembre a Durban si aprirà la Conferenza Onu che dovrà tentare di fermare il riscaldamento climatico. Anche la manifestazione del 26 novembre è un bel modo per fare la nostra parte nella mobilitazione globale tesa a salvare il pianeta: con un'altra economia e un'altra società, con più partecipazione e più democrazia». È possibile scaricare il manifesto e l’adesivo Arci realizzati per la manifestazione del 26 dal sito nazionale. Info: www.arci.it

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na, due scooter e due lavori: uno quello di barista al circolo e l'altro di commesso in un supermercato completamente distrutto dall'alluvione anche quello. Eppure, il loro primo pensiero è quello di organizzare una cena per tirare su il morale della gente del quartiere e per ringraziare le centinaia di volontari che hanno operato qui per levare il fango. Certo, guardando le case popolari intorno al circolo viene facile chiedersi come sia stato possibile costruire case qui 5 o 6 metri sotto il livello degli argini, come sia possibile che si lasci della gente vivere in questo stato di pericolo costante e viene da pensare che se l'acqua, che è arrivata a sommergere il primo piano delle abitazioni, fosse arrivata di notte sarebbe stata una strage con la gente che dormiva. Ora, pare, il comune le dichiarerà inabitabili. Ma ci sarà tempo per fare queste riflessioni e per cercare le responsabilità. Ora é il momento di levare il fango. Noi ci siamo. Continueremo ad essere vicino alle persone alluvionate ed ai circoli distrutti e danneggiati dall'alluvione anche attraverso la raccolta di fondi sul conto corrente (vedi box a lato). Info: stefano.kovac@tiscali.it

Il logo prescelto per la Campagna di obbedienza civile Gli utenti di www.acquabenecomune.org hanno scelto il logo della Campagna di Obbedienza civile che promuoverà pratiche coerenti con l’esito dei referendum. È possibile scaricare l’immagine dal sito del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, affinchè venga diffuso anche in vista della manifestazione del 26 novembre.


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migranti

'Ai bordi dell'Europa: l'esternalizzazione dei controlli migratori', il nuovo rapporto di Migreurop zioni di vita degli esiliati, assomigliano in tutto e per tutto a luoghi di marginalizzazione e privazione della libertà. La seconda parte denuncia il trattamento riservato ai 'passeggeri clandestini' a bordo delle imbarcazioni della marina commerciale e nei porti attorno all'Europa. Dalla prevenzione alla cattura, dalla detenzione fino al respingimento, il regime applicato a queste persone è caratterizzato da un accresciuto - e inaccettabile - trasferimento della responsabilità dagli Stati a società private. La presentazione del rapporto di Migreurop costituirà un evento pubblico e si terrà venerdì 18 novembre, dalle 15.45 alle 17.00, al CICP di Parigi. Info: www.migreurop.org

due ultimi rapporti dell'agenzia Frontex dimostrano che le attività di sorveglianza congiunta con i paesi vicini dell'Unione europea costituiscono ancora una priorità per gli Stati membri. Alle frontiere dell'UE, l'esternalizzazione dei controlli migratori prosegue e provoca numerosi respingimenti di migranti. Di recente l'International Centre for Migration Policy Development (ICMPD) in un rapporto per la Commissione europea, intitolato Uno studio comparato delle migliori pratiche in materia di sorveglianza dei rimpatri forzati, menzionava che diciassette Stati membri sono già dotati di un sistema di sorveglianza o sono sul punto di metterne uno in opera per le operazioni legate agli allontanamenti. Entrambi i rapporti presentano il diniego di accesso e le espulsioni come operazioni ordinarie, cosa che non sono poiché implicano molto spesso il ricorso alla violenza. Che sia all'ingresso o all'uscita dal loro territorio, le democrazie europee non cessano di attentare ai diritti dei migranti. Questi rapporti, così come numerose dichiarazioni dei responsabili politici sull'immigrazio-

ne, sono in contrasto con i valori europei, poiché fanno passare il diniego del diritto, il ricorso alla forza e la detenzione come strumenti normali e tradizionali di controllo delle frontiere. Per due giorni, il 18 e 19 novembre 2011, la rete Migreurop si riunirà in assemblea generale a Parigi per discutere dei mezzi per contrastare questa tendenza: campagne interassociative, azioni giuridiche, mobilitazioni contro i dispositivi di detenzione dei migranti, l'agenzia Frontex e le operazioni di sorveglianza marittima. Sarà all'ordine del giorno anche una approfondita riflessione sulla posizione di Migreurop sul tema della libertà di circolazione. Al termine della prima giornata, sarà presentato il terzo rapporto annuale di Migreurop, Ai bordi dell'Europa: l'esternalizzazione dei controlli migratori. Il rapporto è dedicato allo studio di due facce poco note del subappalto dei controlli migratori alle porte dell'Europa: la situazione alla frontiera orientale della Turchia con l'Iran dove, a seguito delle pressioni dell'Europa, il governo costruisce centri di 'accoglienza' e di detenzione per migranti che, nonostante il pretesto di migliorare le condi-

La lotteria del permesso a punti

Discriminazioni in crescita nei primi dieci mesi dell’anno: maglia nera al Lazio

Dopo la patente a punti, il permesso di soggiorno a punti. Con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, il provvedimento entro 4 mesi sarà in vigore. Lo straniero avrà due anni di tempo per dimostrare di 'meritarsi' l'agognato documento. Al momento della richiesta del permesso si ottiene un bonus di 16 punti, che dovranno arrivare a trenta nei successivi due anni. Ma i punti potranno anche essere decurtati. L'accordo di integrazione con lo Stato, che il richiedente deve sottoscrivere al momento della domanda, prevede una buona conoscenza della lingua italiana, la conoscenza dei principi fondamentali della Costituzione, del funzionamento delle istituzioni pubbliche e della vita civile nel paese. Lo straniero dovrà inoltre dimostrare di ottemperare all'obbligo scolastico se ha figli e di assolvere agli obblighi fiscali e contributivi. Chi otterrà un punteggio inferiore a trenta, avrà la proroga di un anno per ripresentarsi. Chi ha zero crediti verrà espulso. I crediti possono infatti anche essere decurtati, per esempio in caso di condanne penali anche non definitive o di sanzioni amministrative. O aumentati, per esempio se si acquista una casa. Come se bastasse la buona volontà…

Aumentano nel 2011 i casi di discriminazione rilevati dall'Unar, l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio. Sono stati registrati 859 episodi nei primi dieci mesi dell'anno. Sono aumentati di quasi il 32% rispetto allo stesso periodo del 2010. Cinquantuno le aggressioni o i tentativi di violenza, anche queste in aumento. il 31% delle discriminazioni si è verificato nell'Italia centrale, il 25,3% nel Nord Est, il 24,9% nel Nord Ovest, il 9,1% nel Meridione, il 3,7% nelle isole. Per 52 episodi non è nota la localizzazione territoriale. Nell'ordine sono Lazio, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana le regioni dove sono concentrate la maggior parte delle discriminazioni. Lazio, Lombardia e Veneto insieme totalizzano quasi il 50% di tutti gli atti razzisti compiuti nel Paese. Le discriminazioni sono avvenute sul lavoro (20,7%), nella vita pubblica ( 17,6%), sui mass media (17%), nell'erogazione di servizi da parte di un ente pubblico (12,2%), evidenziando così preoccupanti fenomeni di 'razzismo istituzionale'.

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Sul sito www.articolo21.org è possibile sottoscrivere un appello per chiedere che il film su Stefano Cucchi 148 Stefano. Mostri dell’inerzia di Maurizio Cartolano sia trasmesso dal servizio pubblico radiotelevisivo

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APPELLO ON LINE

Rispetto al 2010, quando le vittime erano soprattutto uomini, si registra un'inversione di tendenza, con le donne al 52,8%. Secondo il direttore dell'Unar «questo è frutto della campagna fatta per sensibilizzare le donne a denunciare le discriminazioni subite e il dato attuale è più in linea con la popolazione statistica dei migranti». Il 40% delle segnalazioni è arrivato all'Unar tramite il web. Il 26% delle istruttorie deriva dal monitoraggio dei Media. L'ufficio si è attivato dopo aver rilevato comportamenti discriminatori riportati nei casi di cronaca sulle principali testate nazionali. Il 7,3% sono segnalazioni che arrivano dagli sportelli sul territorio, un dato in crescita. Nel 66% dei casi l'Unar è stato interpellato per un parere, nel 30% per sostegno o aiuto. È stato l'Ufficio a prendere l'iniziativa nel 37,7% dei casi, su richiesta della vittima nel 35,7% delle istruttorie. Seguono le segnalazioni da parte di un testimone o di associazioni. Dopo i primi dieci mesi del 2011, un caso su due è stato risolto con esito positivo (57,9%), il che significa che la discriminazione è stata risolta o c'è stata una compensazione.


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cultura

L’Ucca presenta il volume Media education e cinque film e documentari sulla scuola a diversi anni la scuola, in particolare quella pubblica è oggetto di una riforma che sta fortemente cambiandone l'assetto. Tale riforma modifica di fatto la qualità dell'offerta formativa e il rapporto tra lo studente e i docenti. In questo contesto insegnare la cultura dei nuovi media e in particolare il linguaggio audiovisivo è una sfida importante e difficile. In questo panorama l'Ucca, insieme ad alcuni professionisti ed esperti di didattica del cinema, nella scuola ha recentemente pubblicato il volume Media Education Esperienze di promozione della cultura cinematografica nella scuola italiana a cura di Roberto D’Avascio e Antonella Di Nocera.

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NAPOLI Il 16 novembre alle 17 presso l’università l’Orientale si tiene il convegno Come si dissolvono i fatti in Italia e in Cina promosso da Ossigeno per l’informazione

In questo volume si analizzano alcune pratiche che hanno avuto successo nella proposta didattica formativa del cinema nelle scuole. Attraverso di esse non è stato solo possibile formare all'audiovisivo in senso teorico, ma creare dei laboratori che spesso sono anche stati un eccellente strumento di socialità e di produzione culturale. Ne sono testimonianza alcuni film ‘coprodotti’ in ambito scolastico, in particolare documentari, di cui il volume dà ampio e meritevole spazio. Proprio prendendo spunto dai film presentati nella pubblicazione nasce la rassegna Che scuola? promossa dall’associazione Apollo11 e dall’Ucca con il patrocinio della Provincia di Roma. Cinque film documentari che sono stati presentati dal regista Giovanni Piperno in un incontro pubblico che si è svolto il 15 novembre presso il Piccolo Apollo, istituto Itis Galilei, alla presenza degli autori del volume, di Greta Barbolini, presidente nazionale Ucca, e del regista Marco Turco. Quest’ultimo, al termine della proiezione del suo documentario La casa dei bambini, ha incontrato il pubblico insieme al regista Christian Carmosino. Prodotto dall’asso-

Il 19 e 20 novembre il festival Re-Volt, per portare la musica ovunque sia possibile Sabato 19 e domenica 20 novembre nei circoli Arci del quartiere Pigneto a Roma si terrà Re-Volt, festival elettroacustico promosso da Arci, Federazione Cemat e dal circolo Arci Forte Fanfulla, con Radio Città Futura, media partner dell'iniziativa. Re-Volt ha l'obiettivo di mettere a confronto il mondo della musica elettroacustica di provenienza ‘colta’ e la musica elettronica, due generi che hanno moltissimi punti di incontro e connessione, uniti dalla convergenza dell'utilizzo delle tecnologie audio e video. In particolare, l'impiego dell'elettronica nella creazione musicale ha avuto un grande incremento col passaggio al digitale e con la diffusione di tecnologie potenti a costi accessibili per vasti strati della popolazione, candidandosi ad essere una delle forme di espressione artistica più diffuse tra le nuove generazioni. Re-volt parte dall'assunto che è fondamentale per l'arte veder garantita la circolazione di idee e progetti e l'accesso del pubblico al più ampio ventaglio di ascolti e confronti, specie in un momento di difficoltà e di omologazione come quello attuale. Il Festival permetterà di sperimentare e individuare

‘sul campo’ le connessioni, le emersioni, le consonanze, un'occasione per prendere atto delle diversità e delle diversificazioni che pure esistono. RE-volt verrà promosso in spazi non formali, auto-gestiti, innovatori, che si trovano in uno dei quartieri di Roma che più è stato trasformato dalla contaminazione tra culture creative. Il Festival verrà aperto alle 16 presso lo spazio Sister Ray, in via Perugia, con l'installazione dell'artista Carlo Caloro e proseguirà fino a domenica con decine di performance di tanti giovani artisti che daranno vita a live elettroacustici, sonorizzazione di film, improvvisazioni, djset, proiezione di video: uno sguardo d'insieme, anzi un corto circuito che darà modo e conto del continuo e multiforme dispiegarsi della trama dell'arte. Il Festival è realizzato con il coordinamento artistico di Tiziana Lo Conte, Simone Pappalardo, Gianni Trovalusci, in collaborazione con Fanfulla 101, Arci Dal Verme, SisterRay, classi di Musica Elettronica e Composizione dei Conservatori Santa Cecilia di Roma e Ottorino Respighi di Latina.

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ciazione Genitori e amici del tempo lineare e da Zachar, il film percorre un intero anno scolastico dentro la scuola pubblica materna Tempo lineare, in cui i bambini imparano a fare il pane, a riconoscere le lettere, a fare musica, ascoltano le favole e disegnano, vanno in gita al Colosseo e incontrano i ‘grandi’ delle elementari. Un anno di crescita, di singhiozzi e di gioie condivise con gli altri. La rassegna Che scuola?, dedicata agli studenti dell’Itis Galilei e aperta agli studenti della scuola Di Donato e di altri istituti, prevede una serie di appuntamenti nel mese di novembre in cui, al termine delle proiezioni, gli studenti potranno confrontarsi sulla visione di una selezione di documentari con Giovanni Piperno e un’equipe di insegnanti coordinata dalla professoressa Anna Maria Lettieri e in alcuni casi con gli autori stessi. Appuntamento il 16 novembre con Fratelli d’Italia di Claudio Giovannesi, il 17 con Scuola media di Marco Santarelli, il 23 novembre con Non tacere di Fabio Grimaldi e il 24 con A scuola di Leonardo Di Costanzo. Info: scarnati@arci.it

L’Arci al Medimex di Bari Quattro giorni di convegni, showcase, scambi internazionali con operatori di tutta l’area mediterranea: dal 24 al 27 novembre Bari ospiterà Medimex, prima fiera delle musiche del Mediterraneo, organizzata da Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale, con l’obiettivo di favorire la relazione tra mercato musicale regionale, italiano ed europeo allo scopo di incentivare scambi artistici e rapporti commerciali e sostenere lo sviluppo dell’intero comparto musicale. Nell’ambito del Medimex, l’Arci porta il progetto di musica dal vivo Arci Real, rete di spazi ed artisti. Sarà l’occasione per parlare di musica, dei suoi problemi e delle sue potenzialità, con amici e protagonisti del settore. Nello stand dell’Arci, area espositiva per i circoli, diretta radio che vedrà la collaborazione di radio locali e web, videointerviste a band e circoli, proiezioni di video promozionali per circoli e band, spazi dedicati allo scambio di cd e di file audio attraverso pen drive e convegni sullo stato della musica indipendente in Italia. Info: www.arcireal.com


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Una rete europea per promuovere il protagonismo dei giovani prenditorialità e realizzazione sociale e personale. Tali principi e prospettive, che paiono un estratto dello Statuto nazionale dell'Arci, trovano una immediata fattività nell'applicazione progettuale dei programmi europei per la gioventù e nell'esser parte di diverse piattaforme europee. Talvolta quindi l'Europa può esser vissuta come un'opportunità invece che un vincolo e le sue reti di società civile organizzata ne sono la condizione necessaria. Con tale spirito stiamo in questo network: per avere uno strumento aggiuntivo di sviluppo per il nostro associazionismo e per le nuove occasioni che sapremo dare ai giovani dell'Arci. Info: uda@arci.it

rmai da diverso tempo siamo in una fase in cui parlare di Europa è sinonimo di moneta comune, di rischio di default degli Stati membri, di andamento delle borse legate ad un'economia finanziarizzata, di titoli di stato e di spread tra questi. L'idea di un'Europa unita, tra i popoli e le loro aspirazioni, intuita da Kant, poi resa più concreta da numerosi intellettuali e politici, da Proudhon a Cattaneo, da Rossi a Spinelli, sembra oggi una lontana chimera. Quella separazione tra cittadini e istituzioni che in tutto il pianeta sembra essere una degenerazione inguaribile delle moderne democrazie assume nel Vecchio Continente un tratto di ineluttabile condanna storica. Eppur qualcosa si muove! Esiste, vivo e vegeto, un humus di organizzazioni della società civile che ostinatamente antepongono alle logiche dei mercati e al potere dei tecnocrati le pratiche di cittadinanza attiva e i contenuti di una politica partecipata. Sono reti diffuse e attive che generano consapevolezza e responsabilità attraverso un agire progettuale che restituisce concretezza alle intuizioni federaliste del secolo scorso. Contact 21.03 è una tra le reti più rilevanti di

questo brulicante sottobosco e, in occasione della sua Assemblea generale la scorsa settimana a Lione, l'Arci ha presentato la sua candidatura a farne parte: proposta che è stata unanimemante accettata con grande disponibilità e interesse. Si tratta di una rete il cui sottotitolo del nome reca ‘Coordinamento europeo delle Maisons des jeunes e de la culture, delle associazioni e club dei giovani’, è diffusa in 14 Paesi dell'UE e aderisce al Forum civico europeo. Affonda il suo background ideale nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nella Dichiarazione del Consiglio Europeo di Bucarest del 1998 per supportare la coesione culturale, sociale e democratica in seno all'Europa contro ogni forma di razzismo e intolleranza, per lo sviluppo di conoscenze e competenze tra i giovani, in un'ottica di solidarietà e responsabilità; promuove il protagonismo delle giovani generazioni come cittadini attivi, crea opportunità di partecipazione in attività di apprendimento interculturale e mobilità transnazionale; incoraggia e fornisce strumenti ai giovani dell'Europa per contribuire allo sviluppo delle comunità di cui sono parte, dà forza alla loro autoim-

Il seminario di Contact 21.03

Le francesi Maisons des Jeunes et de la Culture, come circoli Arci d’Oltralpe

14 Paesi: dalla sponda nord del Mediterraneo ai paesi baltici, dal cuore dell'Europa ai grandi stati entrati nell'Unione con l'ultimo allargamento. Questo lo scenario che abbiamo avuto l'opportunità di conoscere a Lione, nei 4 giorni del seminario organizzato dalla rete europea Contact 21.03, organizzazione non governativa giovanile europea a cui l’Arci ha da poco aderito, che nasce su stimolo di una serie di organizzazioni attive nel settore della gioventù con l'obiettivo di raggiungere una politica comune e coordinata a livello europeo su quei temi. Ma veniamo al seminario: l'obiettivo era definire le tracce di lavoro per il 2012 a partire dall'analisi del contesto giovanile in ciascun paese. Il confronto fra i diversi scenari ha consentito di conoscere punti di forza e di debolezza sia delle politiche sia della condizione giovanile. Questo livello ha intersecato quello delle priorità di lavoro di ciascuna organizzazione ed ha portato ad una prima elaborazione di tematiche per una progettazione comune, che affronti in un'ottica 'di sistema' le priorità condivise: partecipazione e cittadinanza attiva, connessione fra educazione formale e non formale, autonomia, mobilità dei giovani. Info: siviero@arci.it

L'esperienza delle Maisons des Jeunes et de la Culture nasce nell'immediato secondo dopoguerra francese, nel 1948. Strutturate in un'organizzazione fortemente federale, oggi sono una rete nazionale che conta 13 federazioni regionali, 900 centri culturali e d'aggregazione giovanile e circa 500mila soci, dei quali circa 330mila di età inferiore ai 26 anni. Le Maisons des Jeunes et de la Culture sono centri di aggregazione e di educazione popolare, ispirati a valori repubblicani, che mettono al centro la laicità, la solidarietà, la tolleranza. Entrandovi, si ha la sensazione di essere a casa: arte, musica, teatro, corsi di ogni tipo, spazi bar e ristorazione (tra cui l'indimenticabile ‘bar associatif’ del centro antistante la cattedrale), laboratori, campi sportivi e molte attività ricordano la vita quotidiana di tanti circoli Arci. Le straordinarie sedi che abbiamo visitato, collocate in spazi giganteschi e in posizioni invidiabili, sono garantite nei costi strutturali e in molti progetti da un forte sostegno degli enti pubblici, in particolare dalle Regioni, che ne riconoscono e valorizzano

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Su www.petizionionline.it è possibile firmare la petizione Cnesc per il servizio civile nazionale Non tagliate il futuro dell’Italia!, contro l’ulteriore taglio che il Governo ha deciso di fare nella manovra di stabilità 2012

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il ruolo nello sviluppo dei giovani e delle comunità locali. Nonostante i solidi rapporti istituzionali, l'MJC è un'organizzazione fortemente politica, decisamente schierata su tanti temi e nel dibattito politico nazionale e locale. Ogni annualità è contraddistinta da una campagna tematica: il 2010 è stato dedicato all'antirazzismo, il 2011 alla parità tra i generi, di cui abbiamo potuto apprezzare manifesti dal grande impatto comunicativo. Altrettanto politici sono stati i tre giorni della convention Paroles de Jeunes Regards croises: dall'11 al 13 novembre, 1500 giovani provenienti dalle Maisons des Jeunes et de la Culture di tutta la Francia hanno invaso il centro della città di Lione, occupandone i luoghi simbolici (tra cui il Municipio e il Teatro dell'Opera) con una sorta di junior social forum. Dibattiti, forum, workshop, scambio di esperienze, laboratori artistici e performance si sono succeduti ininterrottamente per tre giorni. Con uno sguardo decisamente ed esplicitamente rivolto alle prossime elezioni. Info: laterza@arci.it


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Forme in Trasformazione della partecipazione giovanile processi partecipativi sono importanti nello sviluppo educativo di un giovane. Ce lo dimostra ora una ricerca, FTP Forme in Trasformazione della Partecipazione, realizzata a livello nazionale. È vero che le pratiche di partecipazione dei più giovani, fanno ‘bene’ e possono avere effetti protettivi rispetto al loro sviluppo? Tali effetti valgono anche per le fasce più disagiate e nelle aree con debole presenza del Terzo settore? Questi erano solo alcuni degli interrogativi da cui si è mossa la ricerca. Il focus è stato posto sui legami tra alcuni atteggiamenti e sistemi di valori riguardanti l’impegno civico, la tutela dell’ambiente, la capacità di proiettarsi e investire nel futuro, l’impegno politico, il senso di autoefficacia, l’impegno scolastico e il grado di coinvolgimento in pratiche di partecipazione sperimentate all’interno della famiglia, della scuola, nelle diverse realtà associative e nella comunità. Le pratiche associative hanno come effetto un aumento del senso di empowerment, cioè la percezione di poter incidere sulla propria realtà e sul contesto di vita; si sviluppano atteggiamenti e propensioni a investire sui desideri, su obiettivi trasformativi e sul proprio futuro, e si riducono comportamenti centrati unicamente sul presente, come pure sintomi di tipo depressivo. La ricerca, che ha riguardato giovani dai 15 ai 30 anni, è stata promossa da Arciragazzi e realizzata dal Cevas tramite l’uso dei social

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media e grazie alla collaborazione di oltre 50 associazioni ed enti. Si è focalizzata su 4 contesti: la famiglia, la scuola, la comunità e l’associazionismo giovanile. Un giovane su quattro (25% del campione) fa parte di associazioni ricreative o culturali, il 18% di organizzazioni di volontariato e il 14% fa parte degli scout. Il18,4%, nel corso della propria vita, non ha mai fatto parte di contesti aggregativi. Si tratta di una quota importante di giovani che non hanno sperimentato modelli educativi alternativi a quelli offerti dalle principali agenzie educative. Hanno risposto 2070 giovani. Sono stato ritenuti validi 1410 questionari compilati da ragazzi provenienti da tutte le regioni italiane, l’83,5% sono studenti o studenti-lavoratori e l’età media è 21 anni. Mentre tra coloro che non hanno avuto alcuna esperienza di associazionismo il 59,4% risulta avere un basso livello di speranza verso il futuro e nella possibilità di cambiamento, la situazione si inverte tra chi ha sperimentato oltre tre appartenenze al mondo associativo. Tale relazione si mantiene indipendentemente dal livello di istruzione dei giovani e dei loro genitori. La meritocrazia e il senso civico che inducono a impegnarsi negli studi senza cercare scorciatoie e a rifiutare le raccomandazioni come stile di comportamento ‘normale’, aumenta col crescere dell’esperienza in contesti associativi. L’adesione ai modelli valoriali proposti dai media e dalla TV tende a diminuire in coloro

che sperimentano più esperienze di associazionismo. Esiste, infine, una forte relazione statistica tra il livello di impegno politico e l’aver sperimentato realtà di tipo associativo. L’astensionismo è pari solo al 7,8%. I giovani che hanno sperimentato pratiche partecipative sono meno propensi ad aderire a modelli identitari di tipo autoritario e a derive populistiche. Tendono a sviluppare maggiori capacità di resistere a meccanismi di consenso ottenuti tramite strategie di manipolazione mediatica. L’autoefficacia cresce in relazione al numero delle associazioni di cui si è fatto parte e questo rapporto si mantiene anche in condizioni sociali ed economiche disagiate e nelle diverse aree territoriali d’Italia. L’effetto positivo addirittura si intensifica nelle regioni del Mezzogiorno dove notoriamente esiste un livello minore di aggregazione. Mentre al Sud un ragazzo che ha esperienze associative e proviene da una famiglia con basso livello di istruzione nel 61,4% dei casi risulta avere un livello elevato di autoefficacia, al Centro-Nord ciò si verifica nel 59,7%. Una ragione in più per rafforzare e diversificare iniziative a carattere associativo e processi di partecipazione democratica in particolare a favore di giovani appartenenti alle fasce più svantaggiate. La ricerca è consultabile sul sito www.arciragazzi.it

Il futuro si può cambiare. Ma bisogna farlo ora Articolo di Giordana Pallone, di ‘Il nostro tempo è adesso’ ogliamo riprenderci la nostra vita. E vogliamo farlo ora. Vogliamo liberarci della precarietà, che significa, prima di tutto, affermare il valore delle nostre competenze e del nostro lavoro. Un lavoro che corrisponda alle nostre aspirazioni, che ci dia gli strumenti per realizzare i nostri progetti di vita, affettivi e professionali. La precarietà non è un destino, esistono cose concrete da fare subito per riprenderci la nostra vita e il nostro presente e costruire l'altro futuro possibile. Siamo scesi in piazza il 9 aprile perché volevamo raccontarci e non essere raccontati, volevamo prendere la parola per denunciare lo scandalo di un paese che ci spreme e ci spreca allo stesso tempo. Adesso non è più tempo solo di denuncia. Ci incontreremo a Roma il 19 e il 20

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Novembre, all'assemblea nazionale Liberiamoci della precarietà, per parlare delle condizioni precarie del nostro lavoro e delle nostre vite, ma soprattutto per discutere di come liberarcene. Ci riprenderemo un tempo e uno spazio troppo spesso negati. Un tempo e uno spazio dove costruire risposte. Non si parte da zero. Abbiamo idee e proposte su cui riflettere e lavorare insieme. Discuteremo un decalogo, dieci proposte concrete e possibili per liberarci dalla precarietà: basta contratti truffa, ad un lavoro stabile deve corrispondere un contratto stabile; retribuzioni all'altezza del lavoro svolto; continuità di reddito per chi perde il lavoro e reddito minimo d'inserimento per chi lo cerca e non lo trova; diritto ad assicurarsi una pensione dignitosa e ad avere un

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sostegno per diventare madri e padri se lo si desidera; diritto di voto, di assemblea e di sciopero; diritto alla formazione continua; diritto all'abitare. Queste sono le proposte che vogliamo discutere con tutte le reti, i comitati, le associazioni, i coordinamenti di lavoratrici e lavoratori precari, di studenti e studentesse, di stagisti, di disoccupati che sabato 19 e domenica 20 saranno a Roma per incontrarsi e iniziare a costruire il nostro futuro. Un futuro diverso. Siamo convinti che per liberarci dalla precarietà sono necessarie tutte le nostre idee, le nostre competenze, tutte le esperienze e i desideri. Facciamo appello a chi non ne può più e a chi ha ancora fiducia di poter cambiare la propria vita: è il tempo delle idee, delle proposte delle soluzioni. Non aspettiamo che altri decidano per noi, mettiamoci in gioco per un altro presente, per un altro futuro.


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Circoli Arci, le nuove convenzioni che facilitano buone pratiche per la sostenibilità dei consumi uanti sono i circoli Arci che hanno avviato buone pratiche per la sostenibilità dei propri consumi? C'è chi ha installato pannelli solari fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, chi ha sostituito lampadine ed elettrodomestici con quelli a basso consumo, chi non utilizza più la plastica per i propri piatti e bicchieri usa e getta, chi serve ai soci solo ‘l'acqua del Sindaco’, prelevata direttamente dall'acquedotto; ma c'è anche chi ospita un GAS ed utilizza prodotti del territorio provenienti da agricoltura biologica, chi sostiene, utilizzandone i prodotti, le cooperative che coltivano i terreni confiscati alla mafia, chi nel bar del circolo utilizza caffè del commercio equo...

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MAGLIE (LE) Il 18 novembre alle 18.30 presso la libreria Libri&Musica il circolo Biblioteca di Sarajevo presenta il libro Versi (Di)vini. L’enoteca delle parole. Nel corso della serata degustazione di vini salentini

Risparmio energetico, riduzione della produzione di rifiuti e degli inquinanti prodotti, riduzione degli sprechi, riciclo dei materiali utilizzati: scegliendo come e cosa consumare ci si prende le proprie responsabilità rispetto all'ambiente e si dà anche il buon esempio. Ma è davvero possibile coniugare la riduzione dell'impatto ambientale dei nostri circoli con la riduzione (o almeno il non incremento) dei costi? Ed è possibile coniugare equità ed economicità? Anche per supportare questi percorsi, si è avviata la costruzione di una serie di convenzioni commerciali, alcune già operative ed altre che le integreranno nei prossimi mesi, con l'obiettivo di consentire a tutti i circoli, anche ai più piccoli, l'accesso a (nuovi) prodotti e servizi ad un prezzo competitivo. EcoZema produce e distribuisce piatti, posate e bicchieri in Mater-Bi, PLA e polpa di cellulosa, tutti materiali di origine vegetale; in questo modo le stoviglie monouso possono essere avviate, insieme ai residui di cibo che contengono, direttamente al compostaggio (e quindi non solo non inquinare, ma tornare alla terra come fertiliz-

zante). Star Energy progetta ed installa impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica pulita che può essere direttamente utilizzata (scambio sul posto) e per l'eccesso immessa nella rete elettrica nazionale; con il risparmio ottenuto in bolletta ed il contributo del conto energia, l'investimento necessario per la realizzazione dell'impianto (che può anche essere finanziato con un mutuo) viene recuperato in pochi anni. WTS fornisce, in acquisto o con un canone mensile, erogatori e distributori dell'acqua potabile del rubinetto che filtrano l'acqua per eliminare il cloro e la erogano a temperatura ambiente oppure refrigerata, liscia o gassata per renderla frizzante; non ci sono più bottiglie di plastica da smaltire né costi ambientali per il loro trasporto. E mentre diamo avvio a questi nuovi accordi, sono stati confermati e consolidati gli accordi con la cooperativa Lavoro e non solo (per la distribuzione dei prodotti di Libera Terra) e con FairTrade Italia (per i prodotti del commercio equo). Info: difrancesco@arci.it

Notizie Brevi Serata irlandese TORINO - Il 18 novembre al Caffè Basaglia a partire dalle 19,30 la poetessa e narratrice irlandese Martina Evans, vincitrice nel 2011 del Premio Ciampi Valigie Rosse per la sezione internazionale, leggerà alcuni brani della sua raccolta Di fronte al pubblico, con la traduzione di Daniela Sandid. A fine serata una sorpresa musicale: suonerà il gruppo Sara dei Vetri, vincitore del concorso musicale Premio Ciampi 2011 con il loro sorprendente esordio Le piccole cose. Info: www.caffebasaglia.org

Proiezioni a Bacchereto CARMIGNANO (PO) - Per la rassegna Cronache italiane, percorso di alfabetizzazione cinematografica attraverso una selezione di film sulle tematiche dei nostri giorni, promosso dal circolo Arci di Bacchereto, il 22 novembre alle 21 verrà proiettato Il pranzo di Ferragosto di Gianni Di Gregorio. Una commedia sulla terza età, scanzonata e verace, che offre diversi spunti di riflessione. Ingresso gratuito. Info: 055/8717058

Piccole scuole di montagna EXILLES (TO) - In programma presso la ex scuola della frazione Deveys lo spettacolo teatrale Piccole scuole di montagna, storie e aneddoti d’altri tempi. Il circolo Artemuda, che organizza l’iniziativa, ha attinto al materiale dal libro Ricordi di scuola, raccolto da Barbara Patria, Daniela Ordazzo e Luisa Morganti per la collana dei Cahier dell’Ecomuseo Colombano Romean del Parco naturale del gran bosco di Salbertrand. Il libro sarà presentato dagli autori prima dell’inizio dello spettacolo realizzato dagli artisti Roberto Micali, Renato Sibille e Patrizia Spadaro. Info: www.artemuda.it

Non è un paese per donne? COLLEGNO (TO) - Continua la rassegna cinematografica Non è un paese per donne? promossa dal comitato Arci Valle Susa. Il 22 novembre alle 21 presso la sala polivalente di Villa5 sarà proiettato Il canto di Paloma di Claudia Llosa. L’evento è organizzato in collaborazione con Amnesty internazional Gruppo 115 e si inserisce nella rassegna Indigna-

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zione. Non è un paese per donne? continuerà a marzo 2012 presso il centro cinematografico culturale L’incontro. Tutti gli spettacoli sono a ingresso libero fino a esaurimento posti. Info: vallesusa@arci.it

Corsi al BiancoVolta VITERBO - L'associazione Percorsi, in collaborazione con Arci Viterbo, Arci Solidarietà, Aucs, Jesce Sole, Teatro degli Incerti propone tanti nuovi corsi che si svolgeranno al BiancoVolta, il nuovo spazio Arci a Viterbo. I corsi e i workshop in programma sono: disegno realistico avanzato e tecniche del fumetto, lingua inglese, danze italiane e internazionali, corso base di fotografia digitale, TaoYoga, diversi corsi di tecniche teatrali e approccio alla lettura, seminario di danze kurde, incontri intensivi di fotografia del paesaggio, laboratorio di cucina e autoproduzione di saponi e cosmetici. È possibile iscriversi inviando una mail all’indirizzo di seguito. Info: culturavt@arci.it

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Incontro con Dalla Chiesa PESSANO CON BORNAGO (MI) - Il 17 novembre alle 21 presso la sala consiliare in piazza della Resistenza si terrà l’incontro pubblico con Nando Dalla Chiesa promosso dall’Arci Ubik. Dalla Chiesa illustrerà la situazione delle infiltrazione mafiose nel nord Italia ed in particolare in Brianza e presenterà il suo libro La convergenza. Mafia e politica nella seconda Repubblica, una narrazione inedita degli ultimi venti anni di politica italiana che non fa sconti a nessuno. Ingresso libero. Info: www.arciubik.it

Il canto dei barboni GROSSETO - Il 20 novembre a partire dalle 18 presso Spazio 72, in via Ugo Bassi 72, il circolo Arci Khorakhanè presenta Il canto dei barboni, spettacolo in stile felliniano per la regia di Teatro Schabernack, testo originale con frammenti di poesie di Stefano Benni e Hans Magnus Enzensberger, con Angelika Georg e Jörg Fischer e musiche popolari di vario genere. Info: arci.khorakhane@libero.it


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Regionale leggero e territori protagonisti: per Arci Marche una scelta vincente rnella Pucci è stata eletta all'unanimità sabato 12 presidente regionale delle Marche. Nel farle i nostri auguri di buon lavoro, le abbiamo chiesto di rispondere ad alcune domande.

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Anche alla luce del congresso regionale svolto sabato scorso a Macerata, che bilancio fai dello stato di 'salute' dell'Arci nelle Marche? Direi ottimo. In questi anni gli iscritti sono cresciuti costantemente, così come il numero delle basi associative. Al congresso inoltre le presenze esterne, come i rappresentanti delle istituzioni a partire dall'assessore alla cultura della Regione Marche, hanno dimostrato non solo grande interesse ma anche grande sintonia con le problematiche da noi poste, soprattutto sulla sfida della cultura che è all'ordine del giorno, ma anche sul ruolo politico e sociale che l'Arci può svolgere per la trasformazione, a partire dalle nostre comunità. Va detto poi che il nostro gruppo dirigente regionale è caratterizzato da profonda unità e da forte motivazione. Oggi nei territoriali marchigiani dell'Arci

Sull’aia del circolo, mercato contadino Il circolo Arci di Brusciana (Empoli), in collaborazione con Genuino clandestino, presenta Sull’aia del circolo, primo mercato contadino e non solo. Per offrire alternative al modello agricolo industriale e alle regole della grande distribuzione, il circolo di Brusciana organizza per la giornata del 20 novembre un mercato contadino, locale, familiare, artigianale, artistico, ‘riciclato’ e sostenibile. Dalle 10 alle 19 sull’aia esterna della sede del circolo, in via Senese Romana, saranno presenti produttori di alimenti biologici, artigiani, artisti, gruppi di acquisto solidali. Dalle 14 animazione per bambini con Sauro e laboratori con materiale riciclato con Caterina. Dalle 16.30 Campi aperti, associazione di contadini e coproduttori per la sovranità alimentare, parlerà del progetto Genuino Clandestino, con dibattito e proiezioni video. Dalle 18, musica con i Fiati sprecati. Per tutta la giornata proiezioni di documentari e film su terra, agricoltura e ambiente. Pranzo, merenda e cena con prodotti biologici, equo solidali e a prezzi popolari. Ingresso libero con tessera Arci. Info: cbrusciana@gmail.com

abbiamo un gruppo dirigente che si è profondamente rinnovato negli ultimi anni. Due presidenti territoriali su sette sono donne. Ciò è stato possibile perchè il regionale ha valorizzato i territoriali, affrontando i problemi e coordinando le attività, stimolandoli senza mai sovrapporsi ad essi. Il nostro modello di un regionale leggero governato dai rappresentanti dei territori si è dimostrato efficace. I territori protagonisti responsabilizzandosi sono cresciuti. Ci sono in particolare dei settori di lavoro in cui avete deciso di concentrare l'impegno dell'associazione in Regione? Le attività culturali e la promozione sociale, insomma i Diritti con la D maiuscola. Nel congresso abbiamo deciso di impegnarci sulle tre questioni fondamentali sulle quali si è creato un profondo deficit nel nostro paese: Democrazia, Partecipazione e Giustizia. Le nostre iniziative saranno volte a denunciare e a creare consapevolezza sulla profondità di questo deficit e sulla necessità di cambiare rotta rapidamente. Le emergenze del paese non sono solo eco-

nomiche, ma anche culturali e morali, c'è bisogno del nostro contributo di associazionismo reale per costruire democrazia. Sei una delle pochissime presidenti donne di regionali Arci. Pensi che questo connoterà, e come, il tuo incarico? Credo proprio di sì. Le battaglie delle donne sono nella mia storia e nel mio Dna è proprio inevitabile. Mi adopererò per elaborare qualche bel progetto pilota in alcuni circoli per favorire la partecipazione e il protagonismo femminile, tanto per movimentare un po' la situazione, e mettere in luce qualche contraddizione. Ma confido soprattutto sul fatto che nel nuovo consiglio regionale la presenza femminile si attesta sopra il 41% dei componenti. Anche nell'associazione come nella società sempre più spesso le situazioni più innovative sono trainate da donne, per cui sono molto fiduciosa che il nuovo verrà da sè. Dopo questi anni oscuri c'è bisogno di ricominciare a metterci il cuore nelle cose che facciamo per la comunità, noi siamo pronte/i.

Genova per noi@Arci Bellezza, sostegno alle popolazioni colpite dall’alluvione Un concerto benefico, anzi tre, in una notte sola. Sabato 19 novembre Alessio Lega, Andrea Labanca e Giubbonsky prestano le proprie chitarre e voci a sostegno delle popolazioni della Liguria e Toscana recentemente colpite dalle tragiche alluvioni. L'evento Genova per noi@ Arci Bellezza è organizzato da Arci Milano in collaborazione con Arci Bellezza per aiutare chi in questo momento ne ha un disperato bisogno. L'intero ricavato verrà infatti versato sul conto che Arci Liguria, d'intesa con la direzione nazionale Arci, ha attivato presso Banca Etica a sostegno della ricostruzione

dei territori devastati. Numerosi sono i circoli Arci che anche in provincia di Milano si stanno attivando in questi giorni con iniziative, concerti, serate di cabaret, presentazioni il cui ricavato verrà devoluto alle popolazioni colpite: musica e solidarietà al Bitte, al Metissage e al Toilet club di Milano, all’Acropolis di Vimercate, all’Arci Svolta di Rozzano, all’Agorà di Cusano Milanino, al Tambourine e al Casa Malasangre di Seregno, all’Ubik di Pessano con Bornago, alla Casa del popolo di Lodi. Info: www.arcimilano.it

Il concorso ‘Realizza l’Agenda Arci 2012’ Fino al 18 novembre è possibile partecipare al concorso Realizza l’agenda Arci 2012 promosso dal comitato di Arezzo e rivolto agli artisti toscani, dilettanti o professionisti. Fotografi, pittori, disegnatori, web designer possono concorrere con un progetto di 14 opere (copertina fronte e retro più 12 immagini relative a 12 mesi dell’anno); il vincitore curerà l’intera parte grafica dell’Agenda Arci 2012 e durante l’anno

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avrà la possibilità di curare una mostra personale con le proprie opere presso uno dei circoli presenti in provincia o in uno spazio apposito scelto insieme al Comune o alla Provincia che patrocinano l’iniziativa. Dell’Agenda 2011, che vantava la collaborazione di firme come Vauro Senesi e Sergio Staino, sono state distribuite circa 10mila copie in tutta la provincia Info: www.arciarezzo.it


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società

Abbonarsi al manifesto, un gesto di libertà di Gabriele Polo, direttore editoriale de il manifesto i spread si può anche morire. Vale per gli stati sempre più costretti a rincorrere gli indici di borsa, per la politica sempre più costretta a privilegiare le banche a scapito dei cittadini, ma può valere anche per l'informazione su cui ormai pesano più i bilanci che l'etica professionale. E vale anche per un giornale che persino il Fondo monetario o la Bce considererebbero ‘virtuoso’, tanto contiene le spese (in primis quella del costo del lavoro) e sta attento al pareggio di bilancio con rigorosissime verifiche semestrali a opera di ispettori bancari. Ma nonostante tutte le attenzioni e i risparmi, il manifesto rischia sempre di scomparire dalle edicole in cui vive da 40 anni, perché è un impresa cooperativa, non ha un editore (cioè un padrone che finanzia e tappa i ‘buchi’) e dipende solo dal proprio lavoro, dagli incassi delle vendite, dal sostegno pubblico. Laddove ‘pubblico’ significa l'apporto dei propri lettori e abbonati - in acquisti e sottoscrizioni - e l'intervento dello stato attraverso i fondi dedicati all'editoria politica e noprofit. E qui viene il ‘bello’, cioè l'effetto spread. Un anno fa, sotto la spinta della crisi econo-

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mica mondiale e il dilagare di un pensiero che considera parassitario tutto ciò che è intervento pubblico (non solo in editoria, ma anche per la sanità o per la scuola), il governo ha cancellato una legge trentennale che garantiva un sostegno economico ai giornali in cooperativa e agli organi di partito, in misura proporzionale alla loro diffusione. Certo, era una legge un po' vecchia, che aveva permesso abusi e sprechi e che andava rifatta: una sua versione più rigorosa - a garanzia delle cooperative vere e non di quelle finte avrebbe portato a un risparmio della spesa complessiva e noi del manifesto non ne saremmo certo stati penalizzati, anzi. Invece il governo ha preferito tagliare tutto (mettendoci sullo stesso calderone di ‘Libero’, per fare un solo esempio), istituendo un ‘fondo editoria’ che ogni anno, a chiusura del bilancio statale, dedica una certa cifra alla ‘torta editoria’. Una specie di legge mancia per la stampa, cioè una vergogna. Che tradotta in solido, per noi significa l'incertezza di bilancio e un taglio prevedibile tra il 60 e l'80% di ciò che ci garantiva la vecchia legge. In queste condizioni, venendo meno circa il 25% dei nostri introiti, possiamo contare solo

La magnifica ossessione Le ragioni della laicità

Come un libro aperto Come un libro aperto è il titolo del nuovo corso di formazione promosso dall'Ucca e sostenuto dal Ministero del Lavoro e della solidarietà sociale e destinato alla formazione dei propri quadri dirigenti. Il corso è finalizzato a far conoscere la nuova normativa fiscale e istituzionale di riferimento, ponendo al contempo al centro del percorso il tema della ‘finalità associativa sociale e non a fini di lucro’, attraverso l'approfondimento delle attività di gestione e rendicontazione proprie del bilancio sociale. A tutti i circoli è già stata

Hanno collaborato a questo numero Alessandra Capodanno, Stefano Carmassi, Aldo Dessì, Giueseppe Di Francesco, Stefano Kovac, Valentina La Terza, Salvo Lipari, Giordana Pallone, Valeria Patacchiola, Gabriele Polo, Paola Scarnati, Lorenzo Siviero, Franco Uda

inviata una scheda di iscrizione, necessaria alla direzione del corso per poter operare una attenta selezione.

Cosa fare per poter proiettare un film La prima cosa che occorre è la disponibilità della copia e l'autorizzazione da parte dell'avente diritto, cioè il produttore e/o la società di produzione; oppure il distributore, oppure, in alcuni casi, lo stesso regista. La liberatoria per la proiezione è sempre necessaria da parte dell'avente diritto anche nel caso in cui il Dvd è stato acquistato presso un rivenditore oppure noleggiato in videoteca. In secondo luogo e prima della proiezione ci si dovrà rivolgere alla SIAE competente per territorio, per versare la quota di compenso per il diritto d'autore relativo alle musiche presenti nella colonna sonora del film e ottenere il permesso/certificato. Se il film non ha musica nella colonna sonora [ma, per esempio, solo uno speaker] non serve il permesso SIAE (ma solo la liberatoria da parte dell'avente diritto che autorizza il circolo alla proiezione). Questi adempimenti sono necessari anche in caso di proiezioni a titolo gratuito, o di proiezione riservata ai propri soci.

In redazione Andreina Albano, Maria Ortensia Ferrara, Carlo Testini Direttore responsabile Emanuele Patti Direttore editoriale Paolo Beni

www.ucca.it / ucca@arci.it

Al circolo Ucca Armata Brancaleone di Orvieto si concluderà questa settimana (sabato 18 novembre) la rassegna cinematografica Le ragioni della laicità, con la proiezione del film Giordano Bruno di Giuliano Montaldo. Sarà anche proiettata la video testimonianza del regista che racconta le motivazioni che lo hanno indotto a realizzare il film: in primo luogo il rispetto delle idee e il coraggio di difenderle. Nelle settimane precedenti il circolo aveva proiettato Lourdes di J. Hausner, Corpo celeste di A. Rohwacher, Galileo di Liliana Cavani, con notevole successo di pubblico.

sull'altro sostegno pubblico, quello dei lettori. E in una congiuntura difficile come la presente (l'era dello spread, appunto), per darci qualche possibilità di vita, la lotta per la sopravvivenza diventa la campagna abbonamenti di fine anno. L'unico possibile ingresso consistente che possa sopperire - almeno in parte - al dissolversi dell'intervento statale. È il nostro modo di chiedere una mobilitazione generale per la libertà d'informazione: quella che è stata lungamente denigrata dal conflitto d'interessi berlusconiano, quella ora svilita dal primato dei mercati che rischia di ridurre l'informazione a una merce come un'altra. Non abbiamo molto tempo davanti. Nei prossimi tre mesi si decide il destino del manifesto e di un'altra quarantina di testate politiche e in cooperativa. Se non volete che una storia di quarant'anni finisca, se volete che rimanga aperta una finestra indipendente sulla realtà e contribuire così alla rinascita della democrazia in Italia e in Europa... allora abbonatevi al manifesto (modalità e tariffe sul quotidiano e su www.ilmanifesto.it, alla voce abbonamenti). Sarà un gesto di libertà, alla faccia dello spread.

Impaginazione e grafica Claudia Ranzani Progetto grafico Sectio - Roma, Cristina Addonizio Editore Associazione Arci Redazione Roma, via dei Monti di Pietralata n.16 Registrazione Tribunale di Roma n. 13/2005 del 24 gennaio 2005

Arcireport è rilasciato nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione -Non commerciale Condividi allo stesso modo 2.5 Italia

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20 Novembre: giornata dei diritti dei bambini

1991-2011: 20 ANNI DI DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA IN ITALIA

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el 1991, con Legge 176 del 27 maggio, l’Italia ha ratificato la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, promulgata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 Novembre 1989. Sono passati 20 anni da quando anche nel nostro Paese i Diritti dei bambini e dei ragazzi sono legge formale dello Stato.

Ma non sono bastati 20 anni perché la Cultura dei Diritti, e dei Diritti di chi è più giovane e minorenne, entrasse nella prassi amministrativa e nella legislazione corrente di questo Stato, delle nostre Regioni, nelle nostre Città. Non c’è stato nessuno di questi 20 anni in cui non si sia resa necessaria una azione di difesa non solo dei diritti, ma della possibilità stessa di pensare i diritti come base delle leggi, delle scelte, della distribuzione di fondi. Sono stati ben più di 20 i ministri, i funzionari, gli assessori, i presidenti vari, i sindaci che hanno promesso diritti e non li hanno mantenuti, con questo offendendo in modo arrogante e tradendo chi ha meno potere perché non vota. Ci sono anche stati almeno 20 fra ministri, funzionari, assessori, presidenti vari e sindaci che si sono impegnati e hanno agito bene; ma sono ben più di 20 volte meno di quelli che hanno agito male. Nel solo ultimo anno, sono state ben più di 20 le azioni che le associazioni e le reti impegnate nella promozione dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza hanno dovuto affrontare per non perdere il poco che era stato fatto per i bambini e i ragazzi in Italia. Le azioni realizzate in questi 20 anni non si possono contare, neanche se avessimo 20 dita … Sono ben più di 20 le minacce attuali alla tutela, promozione, sviluppo dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza: i tagli indiscriminati; la compressione delle risorse per la scuola; l’attuazione iniqua e senza intelligenza del federalismo che non integra livelli diversi dello Stato ma crea confusione, non collaborazione, scaricabarile; la scandalosa assenza dopo oltre 10 anni dei Livelli Essenziali di prestazioni relativi ai diritti civili e politici (art. 117 della Costituzione); lo spostamento sulle famiglie del peso dell’assistenza e dell’educazione, e del welfare in generale, mentre si annunciavano politiche di sostegno familiare; il non riconoscimento dei bambini e dei ragazzi come soggetti, capaci di partecipare alle decisioni della loro vita; la negazione della parità dei diritti per i bambini nati dentro o fuori il matrimonio e per i figli degli immigrati; il peggioramento delle condizioni di salute dei minorenni in Italia, l’aumento delle dipendenze, del turismo ospedaliero delle famiglie; la disparità di risorse tra nord e sud; il tasso di povertà minorile tra i più alti in Europa; l’invivibilità delle nostre città; lo scippo del futuro! Ci vorranno forse 20 anni per ricostruire il nostro Paese, per e con e a partire da coloro che avranno 20 anni, fra 20 anni. Siamo oggi in ben oltre 20 città, piazze, circoli, scuole con i bambini e i ragazzi per dire, cantare, giocare insieme il numero 20, almeno 20 volte, per i Diritti. E sono ben più di 20 volte 20, e ancora per 20, e per 20 ancora e ancora, i bambini, le bambine, i ragazzi, le ragazze, gli uomini e le donne, e quelli che da 20 anni ad oggi hanno più di 20 capelli bianchi, che tutti insieme nei prossimi 20 anni si impegneranno per far sì che i diritti, che sono in fondo ben più di 20, diventino realtà nelle nostre 20 Regioni e nel nostro - unico - Paese. Al lavoro! Arciragazzi e Arci per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza 20 novembre 2011

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