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anno IX - n. 27 12 luglio 2011

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L’Aquila, un laboratorio per la ricostruzione sociale Due anni dopo il disastroso terremoto del 2009, l’Arci de L’Aquila si è insediata nelle nuove strutture realizzate grazie alla sottoscrizione di soci e circoli di tutta Italia. In realtà l’attività dell’associazione non si era mai fermata in questi anni. Fin da quel tragico 6 aprile i nostri circoli si sono adoperati per fornire sostegno alla popolazione sfollata in uno dei campi cittadini. Una tenda attrezzata con strumenti di fortuna è stata per mesi e mesi la sede provvisoria dell’associazione da cui, grazie anche ai volontari della rete Arci, si sono organizzati spettacoli e proiezioni per le tendopoli; e poi l’autobus con la biblioteca itinerante, il progetto ‘ricostruire insieme’ per la tutela legale e l’orientamento dei migranti, il sostegno ai portatori di handicap e mille altre attività di animazione sociale e culturale. Ma bisognava anche ricostruire il circolo e il teatro, dare una nuova casa alle associazioni cittadine. A questo scopo si sono destinati i fondi raccolti, pur fra mille intoppi burocratici, e oggi possiamo finalmente contare sulle nuove strutture: il circolo, la bibliocasa e il teatro nell’area di piazza d’Arti messa a disposizione dal Comune; le sedi dei comitati regionale e territoriale nella casa delle associazioni realizzata dal CSV. Un risultato importante per tutta l’Arci, come testimonia la presenza di dirigenti provenienti da ogni regione all’inaugurazione delle sedi: due belle giornate di incontri, musica, danza e teatro, concluse dal convegno nazionale sulla ricostruzione sociale nel post terremoto. La ricostruzione che ancora non c’è, come ha potuto vedere chi era in questi giorni a L’Aquila: il centro storico ancora abbandonato e pieno di macerie, le new town scollegate dalla città e prive di servizi e spazi pubblici, gli enti locali esautorati di ogni capacità decisionale nella ricostruzione, la totale chiusura verso ogni forma di partecipazione dei cittadini. Il terremoto non ha distrutto solo la struttura urbanistica della città, ma anche le relazioni umane, i legami sociali, lo spazio pubblico di cittadinanza. Le case e i negozi si possono ricostruire, il senso di appartenenza ad una comunità umana è assai più complesso recuperarlo. Serve un grande lavoro di sostegno alle persone e alle relazioni sociali, la presa di coscienza della necessità di cooperare in un comune sforzo di rinascita. Serve un laboratorio di nuova cittadinanza, ed è quello che proveranno ad essere i nuovi spazi dell’Arci.

Genova 2001 - Genova 2011 Loro la crisi. Noi la speranza

Il manifesto dell’Arci per Genova 2001

Una manovra socialmente ingiusta l 23 Giugno scorso abbiamo contribuito alla buona riuscita della manifestazione davanti al Parlamento, promossa unitariamente dalla campagna 'I diritti alzano la voce' e dal Forum del Terzo Settore. Per la prima volta dopo anni erano insieme organizzazioni sociali, enti gestori, con la presenza davvero straordinaria delle associazioni dei disabili. Insieme, perché comune è la convinzione che i tagli al welfare, devastanti e dequalificati, non solo stanno facendo saltare i servizi alla persona e alla famiglia, ma riducono anche lo spazio pubblico quale dimensione di crescita e protagonismo dell' autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati. Il messaggio che esce dalla manovra del Governo è che dentro la crisi non c'è spazio per le politiche pubbliche, per le relazioni sociali, non

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GENOVA 2011 I PAGINA 2 Un articolo di Paolo Beni e il programma della Summer School

c'è spazio per giustizia e coesione sociale. Sappiamo invece che un'altra politica economica e sociale sarebbe possibile, con riforme strutturali vere, con la civilissima tassazione sulle rendite finanziarie e grandi patrimoni sulla media europea, con la lotta vera all'evasione fiscale e al sommerso, una moderna politica industriale ed energetica, un nuovo welfare; sono questi alcuni dei temi da affrontare per ridare fiato e forza alle politiche pubbliche, anche locali; riprogettando il patto sociale tra le generazioni, tra nord e sud del Paese, tra Istituzioni, politica e società. Sarebbe possibile, con un diverso orizzonte, sperimentare e innovare un Paese nel quale i cittadini e i soggetti della rappresentanza sociale, economica, del lavoro partecipino da protagonisti. (continua a pag. 12)

FERMIAMO IL NUCLEARE I PAGINA 7 Articoli sull’Assemblea nazionale del Comitato Vota Sì per fermare il nucleare


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‘A Genova per riprendere il filo di una ricerca comune e il cammino verso un altro mondo possibile’ ieci anni fa, sull'onda delle suggestioni che riecheggiavano dal primo Forum Sociale di Porto Alegre, riempimmo le strade di Genova per contestare i potenti del G8 e denunciare le contraddizioni di una globalizzazione sbagliata. Le voci di una nuova coscienza civile irrompevano nella scena pubblica demolendo le certezze del pensiero unico. Quella che ci ispirava era un'idea semplice e rivoluzionaria: le grandi questioni del mondo non sono prerogativa esclusiva di stati e governi ma chiamano in causa il diritto di ogni essere umano a decidere del proprio futuro. Parlavamo di giustizia sociale, diritti umani, democrazia, sviluppo sostenibile, pace e cooperazione fra i popoli. Fummo aggrediti dallo Stato con una repres-

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CATANIA Il 14 luglio alle 19 in piazza Asmundo l’iniziativa Contro la violenza del profitto un altro mondo è necessario promossa tra gli altri dall’Arci Catania. Dopo l’assemblea Migranti, saperi e beni comuni, musica e cena sociale

sione brutale, senza precedenti nella storia repubblicana. Ma il tentativo di criminalizzarci non riuscì, perché quel movimento seppe evitare la spirale della violenza e difendere la sua autonomia. E in tutti questi anni ha continuato a intrecciare relazioni, riunire esperienze e culture diverse, seminare pensiero critico, diffondersi in mille vertenze e pratiche sociali. Avevamo visto giusto, perché ciò che allora paventavamo oggi sta accadendo. Avevamo ragione a sostenere che il mito liberista della crescita infinita è una follia, che il saccheggio delle risorse naturali avrebbe prodotto disastri; che l'arbitrio di un mercato senza regole avrebbe calpestato i diritti umani e impoverito milioni di persone; che il mondo sarebbe diventato ingovernabile senza una politica capace di mediare gli interessi in nome del bene comune; che le guerre non avrebbero portato più democrazia, ma altre ingiustizie e nuovi conflitti. Oggi tutto ciò è più chiaro agli occhi di tanti, ma anche questo non basta. Di fronte a una crisi dalla portata epocale, che è al tempo stesso economica, sociale, ambientale, culturale e democratica, dobbiamo cercare nuove risposte. Ripensare il rapporto con la natura, le risorse, il lavoro, i

Scuola d’estate: ‘La transizione a un’altra economia e un’altra società’ Quando nel 2001 Ong, organizzazioni della società civile e del mondo del lavoro immaginarono il Public Forum che precedette il G8 di Genova, lo fecero con un obiettivo preciso. Si sentiva fin da allora l'urgenza di ragionare sui limiti del pianeta, delle sue risorse, di un pacchetto di diritti umani sempre più inesigibili non soltanto a Sud, ma anche nelle periferie del Nord del mondo, per chiedere innanzitutto a se stessi una visione effettiva di futuro. Era chiaro fin da allora che gli '8 Grandi' non avrebbero avuto la capacità di garantire politiche all'altezza della sfida della globalizzazione, e la crisi strutturale nella quale ci muoviamo oggi era già prevedibile e prevista. Oggi, che il vuoto di governo globale ha assunto addirittura la definizione semi-ufficializzata di ‘GZero’, associazioni, sindacati e movimenti tornano a Genova per studiare gli ultimi 10 anni e condividere alcune delle soluzioni messe in campo a livello politico e pratico. Abbiamo bisogno di riproporre i nostri elementi di critica, di analisi e, soprattutto, di proposta per cominciare a costruire un altro mondo possibile e necessario. La transizione ad un'altra economia e un'altra società è il titolo

della prima edizione di un laboratorio che Arci e Cgil con ASud, Fondazione Banca Etica, Fair, Flare, Fiom, Legambiente, Libera, Movimento Federalista Europeo, Rete della conoscenza (UdS - Link), Rete degli Studenti, Sbilanciamoci, Terra del Fuoco, Udu organizzano a Genova, presso il circolo Arci Cap, dal 19 al 24 luglio prossimi. Il Laboratorio è costruito unitariamente da tante organizzazioni diverse, perché abbiamo imparato il valore della contaminazione: tutti sono necessari, nessuno è sufficiente. Enrico Panini, segretario confederale Cgil, e il presidente dell'Arci Paolo Beni apriranno il corso. Interverranno studiosi, ricercatori, esperti ed esponenti delle organizzazioni promotrici tra i quali Mario Agostinelli, Andrea Baranes, Raffaella Bolini, Alberto Castagnola, Vittorio Cogliati Dezza, Alessandro Coppola, Giuseppe De Marzo, Daniele Di Nunzio, Roberto Forte, Maurizio Gubbiotti, Giulio Marcon, Alessandra Mecozzi, Guido Montani, Cecilia Navarra, Roberto Romano, Roberto Salustri, Leopoldo Tartaglia, Alberto Vannolo, Guido Viale, Alberto Zoratti. Info: lab_versogenova2011@liguria.cgil.it

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consumi; prendere atto dell'interdipendenza fra gli esseri umani, fra i contesti locali e la dimensione planetaria dei problemi; imparare a convivere e condividere; ripensare l'idea di sviluppo e gli indicatori del benessere dell'umanità. Ad ogni latitudine il mondo si interroga sulla possibilità di cambiare strada, e oggi le rivoluzioni della primavera araba ci dicono che il cambiamento può partire proprio dal sud del mondo. Popoli rapinati e oppressi da vecchi e nuovi colonialismi mettono a nudo il fallimento del liberismo e ci indicano la rotta di un'altra storia possibile: lotta alla povertà, sovranità alimentare, beni comuni, istruzione, libertà, democrazia. La storia ci insegna che dalle grandi crisi si può uscire con più diritti o più ingiustizie, con più democrazia o più autoritarismo, col progresso o l'arretramento di civiltà. L'esito non è scontato, e non saranno solo i governi e i poteri economici a scriverlo, ma anche le società che si fanno protagoniste del cambiamento. Per questo torniamo a Genova, per riprendere insieme a tanti e diversi soggetti sociali, il filo di una ricerca comune e il cammino verso un altro mondo possibile. Info: beni@arci.it

Genova 2011 - le iniziative collettive MARTEDÌ 19 luglio Assemblea nazionale delle associazioni dei migranti e antirazziste: Auditorium Palazzo Rosso, ore 15. Venti di cambiamento nel Mediterraneo - testimonianze e musica: piazza Posta Vecchia, ore 20. MERCOLEDÌ 20 luglio Interventi, memorie, testimonianze: piazza Alimonda, ore 15/20. GIOVEDÌ 21 luglio Genova 2001: La memoria: Sala Maggior Consiglio Palazzo Ducale, ore 9.30/17. Fiaccolata da piazza Matteotti alla scuola Diaz: ore 20.30 SABATO 23 luglio Strategie comuni in Europa-Maghreb-Mashrek. Sostegno alle rivoluzioni della dignità. Per la democrazia e il lavoro, la giustizia e la pace: Auditorium Palazzo Rosso, ore 9.30/13. Corteo da piazza Montano, ore 17 Concerto in piazza Caricamento, ore 20. DOMENICA 24 luglio Assemblea Internazionale Loro la crisi noi la speranza: dalla vittoria dei referendum all'agenda internazionale di iniziative del Movimento Altermondialista: San Salvatore - piazza Sarzano, ore 9.30/13.30. Il programma completo sul sito: www.genova2011.org


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Laboratorio L'Aquila, i progetti e le buone pratiche: confronto su azioni e metodologie per il futuro a manifestazione tenutasi l'8 e il 9 luglio all'Aquila di chiusura del progetto Laboratorio l'Aquila e presentazioni delle sedi dei circoli, del territoriale e dell'Arci Abruzzo, ha segnato la conclusione di una fase. Non che all'Aquila non si sia ancora in emergenza, e i tanti soci Arci arrivati da tutta Italia per l'occasione hanno avuto modo di toccare con mano e vedere con i propri occhi la realtà della città a più di 2 anni dal sisma. La conclusione della ricostruzione delle sedi e gli esiti dei progetti di promozione sociale e culturale fin qui realizzati consegnano all'Arci L'Aquila gli strumenti immateriali della conoscenza dei bisogni della popolazione aquilana, guadagnata sul campo e quindi non solo derivante dai dati delle tante analisi e mappature fin qui prodotte, e gli strumenti materiali dei luoghi fisici per favorire l'incontro e la socializzazione. L'impegno sulla ricostruzione delle sedi, il contributo dato alla realizzazione dei due poli più importanti dell'associazionismo e del volontariato oggi all'Aquila - piazza

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d'Arti e la Casa del volontariato e dell'associazionismo -, la continuità delle attività nate dall'emergenza ed implementate con i progetti di Laboratorio l'Aquila e Quale senso ci dicono che la rete Arci dell'Aquila può guardare al futuro con più consapevolezza dei propri mezzi e delle proprie forze. Dal convegno di chiusura del progetto Laboratorio l'Aquila sono arrivati ulteriori spunti di riflessioni e proposte utili per le attività future. L'istituzione del Forum del Terzo settore nella regione Abruzzo quale strumento di rappresentanza capace di interloquire con le istituzioni pubbliche e private ed indicare scelte di senso sulle tante emergenze abruzzesi, in primis la ricostruzione dell'Aquila e del suo territorio è una necessità non più ignorabile; promuovere attraverso le attività e i luoghi non solo la ricostruzione sociale, ma i processi di partecipazione attiva e costante dei cittadini alla vita pubblica e alle scelte politiche; mettere a disposizione l'esperienza dell'associazione maturata sulle politiche dell'accoglienza al servizio di molti comuni della provincia

interessati da una presenza massiccia di immigrati in costante crescita, ma impreparati a gestirne l'impatto e la convivenza con il resto della comunità residente; rilanciare la vertenza ‘cultura’ creando un movimento di opinione forte tra le realtà culturali di base che chieda con forza il rifinanziamento delle leggi di settore per la produzione culturale, oggi quasi azzerata, nei piccoli comuni che stentano perfino a garantire i servizi primari ai cittadini. I nostri obiettivi futuri sono dare continuità agli interventi di promozione sociale e culturale sull'Aquila iniziati con l'emergenza e tutt'ora attivi nelle nostre sedi e nei nuovi insediamenti Case e Map; l'implementazione dei circoli Arci della provincia attraverso progetti comuni, lo scambio delle esperienze e delle buone pratiche con la rete Arci, così come è avvenuto con il progetto Laboratorio L'Aquila che ha messo a confronto i modelli della ricostruzione del tessuto comunitario nei territori colpiti da calamità naturali attraverso la comparazione delle scelte fatte. Info: marcellaleombruni@interfree.it

L’associazionismo ha capito che per superare le difficoltà è necessario fare rete e partecipare alla ricostruzione sociale l ruolo dell'associazionismo nella ricostruzione è il titolo del convegno che il 9 luglio si è tenuto presso la Casa del Teatro in piazza d'Arti, nel capoluogo abruzzese. Tanti gli interventi e le testimonianze, intervallati dalla presentazione delle attività svolte dal comitato territoriale Arci L'Aquila e del progetto Laboratorio L'Aquila. Perchè quello che colpisce maggiormente è proprio la commistione tra le esperienze personali, di chi ha vissuto in prima persona quella notte, e chi ha affiancato successivamente, ha voluto dire la sua, portare la propria professionalità, il proprio bagaglio di conoscenze, anche solo una parola di conforto. È la volontà di non arrendersi, il filo conduttore degli interventi della mattinata, anche se sono passati due anni e sette mesi e si continua a parlare di una città fantasma, di una città abbandonata a se stessa dalle istituzioni, di una città dove se c’è spazio per gli universitari non c’è spazio per gli sfollati. Sono le esperienze dei territoriali di Apice, Trieste, Padova, Perugia, Potenza a incoraggiare gli aquilani, a far dire: ‘continuate la vostra battaglia, anzi, la nostra battaglia’. Perchè se si decide di mollare tutto, di

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abbandonare questa sfida, non è L’Aquila a uscirne sconfitta, è l’intero territorio nazionale a doversi interrogare sul destino di un territorio che, ormai, è considerato un po’ di tutti. È l’incoraggiamento che arriva anche dalla Val di Susa, due territori lontani non solo geograficamente, ma anche per il tipo di battaglie che stanno coinvolgendo gli abitanti; e, allo stesso tempo, due territori vicini quanto a sofferenza, a incertezza di poter guardare al futuro con serenità; una similitudine che porta a lanciare una provocazione, un interrogativo irrisolto: ha senso sentirci dire che bisogna spendere 20 miliardi di euro per la Tav Torino-Lione e poi venire qui e scoprire che non ci sono i soldi per la ricostruzione dell’Aquila? L’Aquila: una città non più città e allo stesso tempo una comunità non più comunità; una città che continua a vivere un’emergenza infinita, anche se con nuove attività e con una presenza costante: quella del mondo dell’associazionismo, del volontariato, che dal primo momento, senza indugi, con progetti più o meno strutturati, ha offerto il proprio sostegno alla popolazione colpita. Perchè, se c’è un elemento su cui tutti i relatori si trovano

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d’accordo, dagli studiosi ai politici, dai dirigenti Arci ai collaboratori esterni all’associazione, è proprio che di fronte all’incapacità della classe dirigente a gestire l’emergenza, il mondo del terzo settore si è trovato compatto nell’offrire risposte concrete e immediate. L’aspetto più evidente di questo è la piazza d’Arti, in cui oggi sono riunite tutte le associazioni di volontariato; una ristrutturazione di questo spazio impensabile qualche tempo fa. Perchè, quello che le associazioni hanno capito è che, per superare momenti di difficoltà come quello che ha vissuto e continua a vivere L’Aquila, è necessario fare rete. Solo se questa rete diventa forte e tutti svolgono i loro compiti scambiandosi e condividendo prima la diagnosi e poi l’obiettivo, solo così si può pensare davvero di realizzare una ricostruzione, sia materiale che sociale. Solo se si risponde concretamente alle domande: la partecipazione è una parola o un fatto? Uno slogan o una pratica politica quotidiana? Se si capisce che la partecipazione è una pratica necessaria e non un lusso, solo così si può sperare di risollevare davvero questa città.


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Operatori dell’Arci entrano nel Cspa di Lampedusa: di fronte un’umanità confusa e spaventata Un articolo di Anna Caputo, presidente Arci Lecce, che nei giorni scorsi, insieme ad altri operatori Arci, è entrata nel Cspa di Lampedusa l nostro gruppo aveva espresso già lo scorso anno la volontà di fare qualche giorno di lavoro nel campo di Lampedusa ma solo quest'anno si è raggiunto l'accordo con il Ministero e quindi con la Prefettura di Agrigento per far entrare i volontari Arci nel Cspa di Lampedusa. Lavoriamo da 8 anni negli Sprar, abbiamo quindi una buona preparazione ai problemi relativi sia all'accoglienza che alla richiesta di asilo, ma non c'è formazione che tenga davanti a quello che Lampedusa significa per chi arriva lì e si trova davanti un'umanità confusa, spaventata, insicura in un luogo sicuramente non bello, in un luogo che doveva rappresentare la sicurezza, l'approdo, la fine di un percorso e risulta essere un inferno dantesco. Il caldo, le mosche, la puzza, lo spazio angusto, le mille voci dai tanti dialetti, le donne con i bambini, i minori, gli sguardi che chiedono aiuto, informazioni, ma non sanno se possono fidarsi, tutto un mondo che ti sconquassa il cuore. Abbiamo cercato di essere razionali e di ottimizzare il

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tempo che avevamo a disposizione mettendoci al servizio di chi aveva bisogno. Flavia, Maria Rosaria, Elvis ed io ogni mattina abbiamo fatto informazione, parlato con decine di gruppi di persone di provenienza diversa, cercando gruppi omogenei a cui fornire strumenti importanti per rimanere in Italia, dati sui loro paesi, dati sui diritti violati, piano piano si sono aperti e chi parlava inglese o francese ha fatto da mediatore a chi parlava solo qualche dialetto locale. Abbiamo parlato di repressione politica, di conflitti religiosi, etnici, di assenza di diritti per le donne, di tratta di genere e di bambini. Abbiamo intervistato e raccolto storie, la nostra avvocata Maria Rosaria è stata nominata legale dei minori, per i maggiorenni ha fatto la richiesta che le venisse notificato ogni trasferimento. Il Cspa di Lampedusa è gestito da una cooperativa, Solidarietà Lampedusa, che ha pulito e spazzato solo nel giorno in cui è venuta a visitare il centro la ministra Prestigiacomo. All'interno ci sono Oim, Acnur, Save the children, Medici

senza frontiere, Amnesty International, Terre d'Hommes che fanno informazione, cercano di dare un po' di sollievo a tutti; noi abbiamo fatto fare anche richiesta di asilo ai minori e agli adulti e abbiamo concordato con l'ufficio immigrazione presente nel campo questa procedura: raccolta nominativi con i dati e il giorno dello sbarco e segnalazione di una prima richiesta di asilo da formalizzare dopo il trasferimento. Le forze di polizia, carabinieri, finanza, tutti sono stati molto disponibili sia con noi che con gli ospiti dei quali del resto seguono il destino, sotto il sole cocente, per minimo 8-12 ore al giorno. Nessuno può rimanere insensibile a quelle condizioni umane a cui sono sottoposti ragazzini, donne, bambini, anche di pochi mesi, senza che si riesca a capire perché ci sono minori nel centro che aspettano un trasferimento anche da 50 giorni. La sera uscivamo su via Roma, la via dei turisti, e ogni volta che incrociavamo dei bambini liberi di scorazzare e gridare per la via, ci guardavamo scuotendo la testa. Il pensiero andava ai bambini del campo, stretti in quelle stanze puzzolenti, con, come unico gioco, la 'campana' verde che abbiamo disegnato per terra.

Una flotta per fermare le morti nel Mediterraneo. Un appello di Migreurop all’inizio della crisi libica, nel mese di febbraio 2011, centinaia di migliaia di persone sono state costrette a fuggire. Il 14 giugno, l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni (OIM) calcolava che avevano lasciato la Libia un milione di rifugiati, di cui più di 500.000 hanno raggiunto la Tunisia, più di 300.000 l’Egitto e 70.000 il Niger. Ogni giorno nuovi rifugiati raggiungono i campi già sovrappopolati della Tunisia i cui occupanti non possono essere rimpatriati perché sono per la maggior parte originari di paesi dell’Africa subsahariana segnati da conflitti come la Somalia, il Sudan, l’Eritrea o la Costa d’Avorio. Queste persone vivono pertanto in condizioni sempre più difficili, alle quali si aggiunge il rischio costante di nuove destabilizzazioni nel paese che li ha accolti. Questi rifugiati sono in trappola: il regime di Gheddafi strumentalizza la questione migratoria forzando la partenza di migliaia di persone con imbarcazioni di fortuna e nel frattempo, accusati di essere mercenari al soldo di Tripoli, numerosi africani sono vittime di abusi da parte dei partigiani del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT).

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I paesi della coalizione, dall’altra parte, non sembrano voler stabilire nessun nesso tra il loro intervento militare e la fuga di questi profughi. L’Unione europea non ha ancora avviato alcuna iniziativa per accoglierli o per salvare quelle donne e quegli uomini che stanno morendo in mare. Al contrario, l’Europa rinforza la sua sorveglianza dispiegando nel Mediterraneo le forze dell’agenzia Frontex mentre le navi della coalizione non portano alcuna assistenza ai boat-people. Secondo l’Alto Commissariato per i Rifugiati, più di 2000 persone sono scomparse nel maree dall’inizio di febbraio. Numerose organizzazioni stanno facendo pressione sulle autorità europee affinché predispongano quanto necessario per accogliere i rifugiati, per aiutare i paesi nei quali sono costretti a restare, e per fermare questa ecatombe nel Mediterraneo. Ma le loro richieste cadono nel vuoto. La politica di chiusura degli stati europei ha raggiunto un livello tale che è nostro dovere agire per dimostrare che uno spazio euro-mediterraneo solidale e rispettoso dei diritti umani è ancora possibile. Riunite a Cecina (Italia), le organizzazioni

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euromediterranee impegnate nella difesa dei migranti hanno preso la decisione di creare una flotta che abbia come missione quella di effettuare una sorveglianza marittima per portare finalmente assistenza alle persone in pericolo. Le stesse organizzazioni vogliono anche interpellare le istituzioni europee e i governanti delle due rive del Mediterraneo perché siano costruite, all’interno di questo spazio comune, delle relazioni finalmente fondate sullo scambio e la reciprocità. Queste navi avranno a bordo delle personalità politiche, dei giornalisti, degli artisti e dei responsabili delle organizzazioni che condividono questo progetto. Un’operazione di questa portata può riuscire solo grazie ad una grande mobilitazione. Le organizzazioni, i sindacati, i responsabili politici, i marinai, i giornalisti, gli artisti e tutte le persone interessate a questa iniziativa sono invitate a unirsi alla lista di informazione ‘appel intervention Méditerranée’ (appello intervento Mediterraneo). Per iscriversi, inviare una mail all’indirizzo di seguito. Info: migreurop07@yahoo.it


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campagnacittadinanza

L'Italia sono anch'io: due proposte di legge di iniziativa popolare sui diritti di cittadinanza articolo 3 della Costituzione stabilisce il principio dell'uguaglianza, ma nei confronti di milioni di persone di origine straniera questo principio è disatteso. Infatti, in base alle leggi in vigore, non sono cittadini italiani i nati in Italia da genitori di origine straniera, così come non lo sono i ragazzi e le ragazze che vivono, crescono e studiano nel nostro paese ma hanno genitori privi della cittadinanza italiana. Inoltre, agli stranieri regolarmente presenti in Italia da anni, è preclusa la possibilità di partecipare alle elezioni delle amministrazioni che governano le comunità in cui vivono. Le due proposte di legge di iniziativa popolare presentate dalla campagna L'italia sono anch'io si propongono di sanare queste palesi ingiustizie, introducendo da un lato il principio dello ius soli, cioè il diritto alla cittadinanza sulla base del luogo in cui si vive; dall'altro il riconoscimento del diritto di voto attivo e passivo alle amministrative per chi risiede in un determinata comunità da almeno 5 anni. Il testo fondamentale che regolamenta la cittadinanza è adesso la legge 91 del 1992, che prevede, per chi è di origine straniera, la cittadinanza per nascita, per naturalizzazione o per matrimonio. La proposta di legge propone sostanziali modifiche per chi nasce in Italia da genitori stranieri, per i minori nati altrove e arrivati al seguito dei genitori, per

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chi intende diventare italiano da adulto. Viene inoltre proposta la competenza dei sindaci nella procedura di attribuzione della cittadinanza, avvicinando così l'ambito delle decisioni alle persone e alle comunità coinvolte. Infine, la proposta di legge riduce al minimo la possibilità di discrezionalità sulla decisione definitiva, che deve basarsi su presupposti certi e verificabili. Secondo la legge 91, è cittadino per nascita chi è nato da cittadini italiani. Se i genitori stranieri sono diventati cittadini italiani, anche il figlio lo diventa. Per lo stesso principio dello ius sanguinis, se il minore nasce in Italia da genitori che non sono cittadini italiani viene considerato straniero. Può chiedere la cittadinanza solo al compimento del 18° anno, ma deve dimostrare di aver risieduto ininterrottamente in Italia (il periodo massimo di vacanza è 6 mesi). Se non presenta questa richiesta entro l'anno previsto, può chiedere la naturalizzazione con il requisito di 3 anni di residenza legale e ininterrotta. La proposta di legge prevede invece che chi nasce in Italia da almeno un genitore legalmente presente da un anno sia italiano. Per i nativi si introduce dunque lo ius soli, che vale anche nel caso di figli di genitori nati in Italia, a prescindere dalla loro condizione giuridica. Inoltre, la legge 91 non fa differenza tra i minori che non nascono in Italia ma

vi crescono e studiano, e gli adulti. A 18 anni, per diventare cittadini italiani, devono dimostrare 10 anni di residenza legale ininterrotta come tutti gli altri stranieri. Sono i casi più ricorrenti. La campagna propone che valga il principio dello jus soli anche per minori non nativi che frequentano la scuola. Prevede infatti che bambini, nati in Italia da genitori privi di titolo di soggiorno, o entrati in Italia entro il 10° anno di età, che vi abbiano soggiornato legalmente, possano diventare italiani con la maggiore età se ne fanno richiesta entro due anni. Inoltre, su richiesta dei genitori, diventano cittadini italiani i minori che hanno frequentato un corso di istruzione. La domanda, infine, può essere presentata anche da uno straniero legalmente soggiornante da 5 anni (e non più da 10). Sul diritto all'elettorato attivo e passivo alle amministrative, la campagna ha deciso di adottare il testo che l'Anci ha elaborato nel 2005. La proposta dà attuazione a un principio contenuto nella Convenzione di Strasburgo del 1992 sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica, che il nostro Paese non ha ratificato per la parte che riguarda proprio il diritto di voto. Unico vincolo per l'esercizio di questo diritto è che lo straniero sia regolarmente soggiornante in Italia da almeno 5 anni.

Nati in Italia e non italiani, cresciuti in Italia e non italiani ragazzi nati in Italia da genitori stranieri sono oltre mezzo milione: quasi il 60% dei circa 900mila minori stranieri residenti nel Paese e il 7% dell'intera popolazione scolastica. Sono tanti, spesso la loro storia personale e sociale non è diversa da quella dei loro coetanei italiani, eppure non disponiamo di una legge che gli riconosca automaticamente la cittadinanza. Per questi minori è evidente la divaricazione tra lo status giuridico e l'identità personale, costruita nell'acquisizione del patrimonio linguistico e culturale e nei legami sociali: un'intera generazione rischia di restare straniera nel paese che sente come proprio. In condizioni ancora più difficili si trovano i minori che arrivano in Italia da piccoli con i genitori o per i ricongiungimenti familiari. Per questi bambini, la 'non cittadinanza' porta con sé una serie di ostacoli quotidiani. Il minore nato in Italia da genitori stranieri è titolare di un permesso di soggiorno tem-

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poraneo che viene rinnovato dai familiari. Il permesso di soggiorno, pur garantendogli tutti i diritti sociali, tuttavia lo fa percepire sempre come temporaneo e 'precario' rispetto ai suoi coetanei. L'obbligo di rinnovo del permesso di soggiorno, con le relative lungaggini burocratiche e amministrative, crea problemi per l'inserimento scolastico, minandone il percorso di formazione individuale e sociale, determinante nel costruirne l'identità personale. La titolarità di un permesso di soggiorno, pur consentendo la libera circolazione di breve durata in area Schengen, tuttavia non permette di viaggiare all'estero durante la fase di rilascio e rinnovo. Si tratta di una limitazione che danneggia il minore, ad esempio in occasione di viaggi scolastici o d'istruzione, o nel caso volesse andare a trovare un parente in un altro paese europeo. I minori nati in Italia possono fare richiesta

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di cittadinanza al compimento dei 18 anni ma devono aver vissuto ininterrottamente sul territorio italiano e devono poterlo dimostrare. Il fatto di aver trascorso le vacanze nel paese d'origine o la semplice dimenticanza di notificare un cambio di residenza possono compromettere il rilascio della cittadinanza. Il soggiorno del minore può essere interrotto in qualunque momento per perdita del lavoro dei genitori, diminuzione del reddito, o risoluzione di un contratto di affitto in base alle leggi in vigore. Infatti, nonostante viga il principio di inespellibilità del minore, il bambino accompagnato da genitori 'irregolari' non ha alcuna garanzia di poter continuare a soggiornare in Italia qualora i genitori si trovino nella condizione di dover rientrare nel proprio paese. Infine, altro limite che pesa, non possono iscriversi a sport agonistici, sapendo che importanza riveste lo sport per la socializzazione e la formazione.


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cultura

Babelmed: un’esperienza mediterranea n un Mediterraneo agitato da forti venti di cambiamento, l'informazione è spesso parziale e strumentalizzata. Per provare a colmare questa lacuna e combattere stereotipi e pregiudizi, nel 2001 è nato Babelmed, un magazine on line che racconta le società e le culture del Mediterraneo in francese, inglese, arabo e italiano. Il suo nome evoca il Mediterraneo (med), la sua diversità culturale (babel), ma anche la curiosità e il desiderio di aprirsi all'incontro con l'altro (bab, in arabo, significa ‘porta’). Se parliamo di Mediterraneo, infatti, non ci riferiamo a un semplice luogo geografico, ma a un complesso spazio simbolico ricco di rappresentazioni e stratificazioni storiche e culturali, frutto dei rapporti intercorsi nei

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ROMA Fino al 27 luglio presso la Casa internazionale delle donne si tiene il festival Estemporanea, rassegna internazionale di musica, poesia e teatro senza confini di genere Info: www.estemporanea.net

secoli tra le sue rive. Oggi più che mai comprendere le dinamiche sociali che attraversano la regione è essenziale per poter affrontare con adeguati strumenti cognitivi le sfide della modernità. Unico medium condiviso, originale e indipendente, Babelmed racconta il Mediterraneo attraverso le espressioni delle società civili, l'arte e la cultura, grazie a una rete di giornalisti scelti per la loro indipendenza e profonda conoscenza del proprio paese. Il sito mette in rete i grandi protagonisti culturali della regione: blogger, artisti, attori delle società civili e produttori di eventi. Questo garantisce la ricchezza dei suoi contenuti e permette di confrontare visioni e analisi diverse dando voce alle molteplici identità di questo ‘continente liquido’. Babelmed propone articoli, ritratti di scrittori, registi, intellettuali, recensioni, segnalazioni di eventi culturali, percorsi di viaggio. Ma, soprattutto, lancia regolarmente inchieste su grandi temi sociali trasversali come i fenomeni di radicalizzazione, le migrazioni, il diritto alla mobilità, il razzismo, le problematiche femminili, la cittadinanza. Nel 2010, un vasto ciclo di inchieste sui giovani medi-

terranei ha permesso di raccontare i sogni, le aspirazioni e le difficoltà delle gioventù di 11 paesi (Algeria, Egitto, Francia, Italia, Libano, Marocco, Malta, Palestina, Spagna, Tunisia e Turchia). La disperazione, il senso di frustrazione e la mancanza di sogni che emergono dalle interviste raccolte anticipavano la speranza, o la premonizione, che un grande cambiamento sarebbe presto arrivato...In piena primavera araba, Babelmed sta rafforzando la rete dei corrispondenti nel Maghreb e nel Mashreq aprendo una redazione a Tunisi. Ma i pesanti tagli alla cultura, la crisi economica e il disinteresse delle istituzioni verso i media alternativi minacciano la sopravvivenza della versione in lingua italiana, che rischia di chiudere. Per tenerla in vita Babelmed lancerà prossimamente una campagna di supporto ‘dal basso’. Il modello è quello dei gruppi di interesse che, in alcuni paesi, commissionano e finanziano direttamente ai giornalisti inchieste e servizi per colmare il vuoto lasciato dai giornali locali e proporre un'alternativa all'informazione dei media mainstream. Info: www.babelmed.net

L'elenco delle opere e degli artisti selezionati per i bandi nazionali 2011 della BJCEM curati dall'Arci stato pubblicato l'elenco delle opere e degli artisti che parteciperanno alla XV edizione della Biennale dei Giovani Artisti dell'Europa e del Mediterraneo, evento considerato tra le più importanti vetrine per la creatività giovanile. Le giurie composte da artisti ed esperti hanno selezionato 4 opere vincitrici, tra tutte quelle presentate da artisti in età compresa tra i 18 e i 30 anni. In particolare l'Arci si è occupata delle selezioni per le sezioni Gastronomia, Letteratura, Cinema/Video, Arti visive Sud. Le opere, che quest'anno si sono dovute ispirare al tema della 'simbiosi', parteciperanno agli eventi della Biennale che si svolgeranno in tre città diverse: a Salonicco dal 6 al 9 ottobre 2011 (Arti Visive, Arti Applicate, Urban Acts, Gastronomia), a Roma il 16 e 17 dicembre 2011 (Letteratura e Cinema/Video) e a Casablanca nel febbraio 2012 (workshops). L'appuntamento è promosso dall'Associazione Internazionale per la Biennale dei giovani artisti dell'Europa e del Mediterraneo (BJCEM). Di seguito l'elenco degli artisti e delle opere selezionate e la composizione delle giurie che le ha valutate. Selezione Gastronomia: Alessia Galletta Composizione Giuria:

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Ersilia Brambilla - Assessore ai progetti relativi alla tutela, al risanamento e all'igiene ambientale del Comune di Sesto San Giovanni. Marco Digiacomo - Direttore Banca Etica Milano. Angelo Marchesi - Vice Presidente AIAB Lombardia. Paolo Pastore - Direttore Fairtrade Italia. Selezione Letteratura: Caffè scuro per due di Valentina Facchini Composizione Giuria: Maria Attanasio, scrittrice e poetessa siciliana. Dina Basso, giovane poetessa siciliana, già vincitrice del prestigioso Premio Gozzano 2010 (sez. giovani). Annio Gioacchino Stasi (Linguista, sceneggiatore, scrittore). Mery Tortolini (ricercatrice letteraria), entrambi curatori, dal 2004, del Laboratorio di Immagine e Scrittura creativa presso l'Università La Sapienza di Roma. Giuseppe Condorelli, insegnante, critico letterario, curatore di rassegne letterarie (Isola delle scritture, Fondazione Mazzullo, Taormina), scrittore e poeta. Barbara Serdakowski, scrittrice e poetessa italofona di origine polacca, autrice dell'inte-

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ressante romanzo Katerina e la sua guerra (2010). Marco Vito Molinari: rappresentante del circolo letterario di Santeramo in Colle. Selezioni Arti Visive Sud: ‘Installazione interattiva e ambientale’ di Mariano Leotta Composizione Giuria: Emilio Leo, designer (presente nel catalogo The new italian design della triennale di Milano e in molte altre iniziative di qualità). Teodolinda Coltellaro, insegnante e critico d'arte contemporanea, autrice di Fatti d'Arte (Rubbettino Editore). Mauro Bubbico, progettista grafico. Marco Trulli, curatore e ideatore Cantieri d'Arte. Selezioni Cinema/Video: ‘L'effetto ostrica‘ di Valentina Ferrandes Composizione Giuria Raffaella Del Vecchio Apulia Film Commission. Marco Trulli - Arci Nazionale e BJCEM Arci Lazio. Giuseppe Laselva - Ass. Cult. Bachi da setola, direzione del festival PerSe visioni. Francesco Lopez - OZ Film. Francesco Di Gregorio - Responsabile cinema Arci Puglia, consigliere nazionale Ucca. Info: www.arci.it


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ambiente

Il 9 e il 10 luglio Assemblea nazionale a Roma del Comitato Vota Sì per fermare il nucleare sare a forme nuove e originali di mobilitazione sociale, capace di tenere insieme le associazioni con i gruppi di acquisto solare, le imprese con il governo del territorio, i piani di riqualificazione energetica delle città con la produzione distribuita di energia pulita. Sono obiettivi e prospettive ambiziosi. Ma la forza che abbiamo accumulato durante la campagna referendaria può trasformarsi oggi in un grande movimento popolare che costruisca uno spazio pubblico partecipato capace di produrre risposte concrete alle sfide che abbiamo delineato, tenendo insieme energie pulite, clima, lavoro, ricostruendo un'idea di futuro che abbia al centro il benessere comune. Info: francesco.verdolino@hotmail.it

on il Referendum dello scorso giugno, quello che potremmo definire l'equivoco del nucleare è stato spazzato via dall'agenda politica ed energetica. La vittoria è stata determinata da una molteplicità di fattori, ma due sembrano essere quelli più importanti: da una parte il palese sostegno popolare, trasversale ai partiti, alla 'visione' di una nuova economia e di un nuovo modello di sviluppo fondati sull'energia distribuita e su un suo uso diverso; dall'altra l'emergere di una società in movimento, che ha espresso una nuova politica fatta di pratiche e metodologie originali, insieme al ridimensionamento del potere assoluto delle tv a favore della riscoperta di strumenti di propaganda e informazione basati sul dialogo ed il convincimento diretto di milioni di persone, accanto all'uso dei social network e della rete. Oggi abbiamo la possibilità di individuare un nuovo punto di partenza. A due condizioni. Che si valorizzi la varietà e ricchezza di posizioni e approcci. Che non si rinunci ad un'azione unitaria ed efficace una volta individuato lo scenario condiviso. Tale scenario può essere sintetizzato nella

contemporanea presenza sulla scena mondiale della crisi economica e di quella climatica che disegnano il nostro campo d'azione intorno a tre grandi questioni tra loro intrecciate: lo sviluppo delle rinnovabili, del risparmio e dell'efficienza energetica, la risposta ai cambiamenti climatici, le opportunità di lavoro e di modifica degli stili di vita che tutto ciò determina. Grazie a questi scenari oggi è concretamente possibile costruire una nuova economia fondata sulla sostenibilità ambientale, a basse emissioni di CO2, e un modello di produzione distribuita dell'energia, partendo dal riconoscimento che stiamo vivendo nella prima fase di una vera e propria rivoluzione energetica. Dobbiamo anche sapere, però, che la rivoluzione energetica non è un processo tecnico, ma richiede un ripensamento profondo dei processi sociali e dei modelli culturali. Serve perciò rilanciare un grande investimento nella formazione di un nuovo patrimonio di conoscenza e di consapevolezza delle persone, che passa sia attraverso un rilancio del sistema di istruzione e ricerca sia attraverso il recupero dei saperi delle comunità. Serve pen-

La mozione approvata

Verso il Forum italiano per l’energia: proposte e iniziative

L'assemblea del comitato nazionale e dei comitati locali Vota Si per fermare il nucleare, riunitasi a Roma nei giorni 9 e 10 luglio, alla luce del documento finale, riconoscendo che una vera alternativa nell'utilizzo dell'energia e nella gestione del territorio include inevitabilmente anche un nuovo e diverso modello di mobilità che abbandoni i grandi progetti energivori - che in realtà non servono alle esigenze delle persone che vivono nel paese - esprime pieno sostegno alla popolazione della Val di Susa, che sta rivendicando con decisione il diritto ad un vero dibattito pubblico e a decisioni partecipate. Esprime la volontà di impegnarsi per la soppressione della norma relativa al segreto di stato sugli impianti per la produzione di energia e la loro localizzazione (Dpcm aprile 2008). Tale norma, infatti, nega ai cittadini il diritto all'accesso all'informazione e alla partecipazione al processo decisionale in materia ambientale, sancito dalla convenzione internazionale di Arbus del 1998, recepita dall'Italia con la legge 108 del 2001. Info: www.fermiamoilnucleare.it

Diversi i temi individuati dall’Assemblea nazionale (che si riconvocherà a settembre) del Comitato Vota Si per fermare il nucleare su cui rilanciare il progetto del Forum Italiano per l’energia. Intervento determinato contro il carbone a partire da una iniziativa nazionale da tenersi a Porto Tolle in autunno. Appoggio alla Proposta di legge di iniziativa popolare ‘Sviluppo dell’Efficienza Energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima’ per chiedere che la nuova Strategia Energetica e Ambientale Nazionale sia fondata sugli obiettivi europei di riduzione delle emissioni climalteranti entro il 2020 e sull’obiettivo di completa decarbonizzazione al 2050. Avvio di un percorso di confronto con i sindacati sulle opportunità di coniugare la sfida energetica con il lavoro. Promuovere una conferenza nazionale per l'energia che elabori un Piano Energetico Nazionale, partendo dall’attuale overcapacity nella produzione elettrica, per puntare alla progressiva sostituzione dell’uso di combustibili fossili con le fonti energetiche pulite e rinnovabili.

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Il 14 luglio alle 9 presso l'Aula Giallombardo del Palazzo di Giustizia, in piazza Cavour, ci sarà la proclamazione dei risultati referendari, a cui tutti i promotori sono stati invitati a partecipare

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Messa in campo di piani energetici locali, in particolare per le grandi aree urbane, che sulla base di regole chiare individuino le priorità e le scelte strategiche, minimizzando l’impatto nell’uso del territorio. Iniziativa autunnale per una Strategia Energetica e Ambientale che tagli le emissioni di gas climalteranti globali e locali, oltre che le emissioni dannose per la salute. Strutturazione di un Centro Studi, che accompagni le elaborazioni territoriali e avanzi proposte per la convocazione di una conferenza nazionale e la predisposizione di un vero e proprio piano energetico per l’Italia Prosecuzione della mobilitazione antinucleare sia per tenere sotto osservazione il nucleare che già c’è (dal decomissioning alla presenza di uranio impoverito o in ogni modo riprocessato), sia per lavorare con il movimento antinucleare europeo. Partecipazione alla cinquantesima Marcia della Pace Perugia-Assisi perché la necessità di approvvigionamento energetico e la dipendenza da fonti esauribili e geolocalizzate continua ad essere, insieme al bisogno di acqua, la causa principale di molteplici conflitti.


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società

La campagna ‘Lavori in corsa - 30 anni Cedaw’ a New York per difendere i diritti delle donne in Italia l prossimo 14 luglio, presso la sede Onu a New York, il Comitato per l'applicazione della Cedaw (Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne) esaminerà il VI Rapporto periodico sull'implementazione della Convenzione che il Governo italiano ha presentato nel dicembre 2009. La Cedaw è considerata il trattato internazionale più completo sui diritti delle donne, identificando aree specifiche di discriminazione e indicando gli strumenti per eliminarle. Ogni quattro anni gli Stati che hanno ratificato la Cedaw devono presentare al Comitato per l'eliminazione delle discriminazioni sulle donne rapporti di valutazione dei progressi fatti nell'implementazione della Convenzione, illustrando le misure intraprese a livello legislativo, politico, amministrativo, culturale, economico e sociale. Contemporaneamente la società civile può formulare un rapporto ombra in cui analizza il rapporto governativo, le violazioni più significative dei diritti sanciti dalla Cedaw e le aree dove l'intervento istituzionale è stato assente o inadeguato; può inoltre formulare alcune raccomandazioni

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per migliorare le politiche e le pratiche per l'adempimento degli obblighi previsti dalla Cedaw. Sulla base delle informazioni ricevute, il Comitato formula le proprie osservazioni conclusive, che contengono una serie di raccomandazioni ai Governi per migliorare l'applicazione della Convenzione. Gli Stati sono tenuti a considerare le osservazioni che ricevono per orientare il loro lavoro nei cinque anni successivi. Per la prima volta quest'anno una rappresentanza della società civile femminile italiana, raccolta nella campagna Lavori in corsa - 30 anni Cedaw di cui Arcs fa parte, ha elaborato e presentato un Rapporto Ombra in cui esamina inadeguatezze delle politiche, delle misure e dei finanziamenti volti a garantire le pari opportunità in Italia evidenziando le discriminazioni e gli stereotipi di genere ancora esistenti e lesivi della dignità e dei diritti delle donne. La Campagna sarà presente a New York il 14 luglio con una sua rappresentanza, per monitorare le risposte del governo e fare pressione affinché il Comitato Cedaw, riunito nella sessione di valutazione, formuli specifiche raccomandazioni puntuali

su tutti i punti critici individuati. La scarsa conoscenza di strumenti come la Cedaw da parte dell'opinione pubblica, fa sì che i Governi sentano una pressione limitata per porre in essere le raccomandazioni della convenzione e non rispettino gli impegni previsti. L'Italia negli ultimi cinque anni ne è l'esempio. Pertanto la presenza della società civile sarà di cruciale importanza per suggerire al Comitato raccomandazioni che migliorino la condizione della donna in Italia. Tutte le informazioni utili per saperne di più sulla Cedaw e sul Rapporto Ombra sono disponibili su vari siti, compreso quello di Arcs (www.arciculturaesviluppo.it). Chiunque condivida i contenuti del rapporto, inoltre, potrà dare la sua adesione entro il 13 luglio inviando una mail all'indirizzo riportato in calce a questo articolo: è un modo importante per dare più forza al documento e all'azione politica della società civile a New York! Ne è consapevole il Comitato Se non ora quando? che ha aderito con slancio al rapporto della Campagna. Info: 30yearscedaw@gmail.com

Un’Italia di anziani poveri e giovani precari: ‘EducArte’ per minori i dati della ricerca Censis per Unipol affidati alla giustizia Un'Italia di anziani poveri, oltre che di giovani precari. Chi guadagna poco oggi, avrà un reddito ancora inferiore in vecchiaia. Si calcola che il 42% dei dipendenti, che oggi hanno tra i 25 e i 34 anni, andranno in pensione intorno al 2050 con meno di mille euro al mese. L'allarme arriva da una ricerca del Censis per Unipol, presentata a Roma nel corso del convegno Welfare, italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali. I lavoratori in questa fascia di età che non raggiungono i mille euro mensili di stipendio sono adesso circa il 31,9%. Questo significa che in molti si troveranno ad avere una pensione pubblica inferiore al reddito che avevano a inizio carriera. Non solo. Perché questa previsione riguarda quelli 'più fortunati', cioè i 4 milioni di giovani oggi inseriti nel mercato del lavoro con contratti standard. Fuori dal conteggio restano, infatti, i giovani autonomi o con contratti atipici, che sono circa un milione e i 2 milioni di ragazzi che non studiano né lavorano. Infatti, come ha certificato l'Istat recentemente, il tasso di disoccupazione giovanile è ormai attestato sul 30%. Di fronte a questi dati preoccupanti, il mini-

stro competente Maurizio Sacconi ostenta una pacifica indifferenza. La soluzione starebbe, secondo lui, nel ricorso tempestivo a forme di previdenza e assistenza complementari. Ma qualsiasi persona di buon senso non può non chiedersi da dove, in un bilancio così risicato, dovrebbero saltar fuori anche le risorse per la previdenza complementare. D'altra parte, l'indagine mette in luce come pure la sanità stia diventando sempre più 'complementare'. Aumentano i servizi sanitari pagati di tasca propria. Le famiglie sono costrette a pagare in media 1000 euro l'anno per visite mediche private, che possono diventare 1500 se per disgrazia qualcuno ha bisogno del dentista. Nell'ultimo anno solo il 19,4 % delle famiglie ne ha potuto (o dovuto) fare a meno, mentre più del 70% ha acquistato medicinali a prezzo pieno in farmacia, il 40% ha fatto ricorso a cure odontoiatriche, il 35% a visite specialistiche e più del 18% a prestazioni diagnostiche. E come se non bastasse, con la nuova finanziaria ritornano i ticket. A pagare i costi della crisi, insomma, saranno sempre i soliti.

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Laboratori teatrali, cinematografici, musicali e sociali: sono alcune delle iniziative rivolte ai minori affidati alla giustizia, mirate a favorire la rieducazione attraverso la promozione della creatività artistica. Le testimonianze di queste esperienze sono racchiuse in EducArte, una raccolta dei supporti digitali tratti dall'archivio multimediale del Centro europeo di Nisida del Dipartimento della Giustizia Minorile. Il catalogo presenta frammenti dei vissuti dei ragazzi e dà voce alle loro emozioni, alle speranze, alle paure, alla voglia di riscatto. Il video documentale contenuto nel catalogo sarà anche presentato fuori concorso giovedì 14 luglio nella prestigiosa cornice del Giffoni film festival. «Nelle sue diverse forme, l'espressività artistica è considerata come uno dei principali strumenti di intervento sociale con funzioni educative e culturali» - spiegano i curatori del progetto. Il catalogo raccoglie diverse tipologie di video: dalle rappresentazioni teatrali ai cortometraggi, ai laboratori artistici e musicali, sociali e formativi che hanno coinvolto attivamente i ragazzi.


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A Parete ‘Terra di lavoro...e di dignità’ con i campi del Villaggio della Solidarietà er il terzo anno consecutivo il territorio di Parete ospiterà il Villaggio della Solidarietà, iniziativa promossa da Arci Caserta, Nero e non solo! e dall'associazione socio-culturale islamica di San Marcellino. Biagio Napolano, presidente Arci Caserta, e Angelo Ferrillo, responsabile immigrazione Arci Caserta, fanno un bilancio degli anni trascorsi e presentano le novità dell’edizione 2011 e dei due campi, che si terranno uno dall’11 al 22 luglio e l’altro dal 16 al 23.

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Terzo anno del Villaggio della Solidarietà, cosa vi aspettate? Al terzo anno - afferma Angelo Ferrillo - è giusto aspettarsi, se non la maturità di un progetto complesso come questo, almeno l'uscita dall'adolescenza. Conosciamo gli errori commessi negli anni scorsi e sappiamo su che cosa puntare per ottenere quella risposta che inseguiamo da due anni. Come si presenterà il Villaggio? Come negli altri anni saremo nel cuore della città di Parete. A due passi dal Municipio e a due dalle baracche che d'estate sono affollate dai braccianti agricoli.

Sportello legale e corso di italiano saranno al centro della nostra attività poiché fondamentali per avvicinare queste persone ad una qualsiasi forma di integrazione. A queste affiancheremo quelle di distribuzione pasti, servizio sanitario e socializzazione. Intendiamo rafforzare quelli che invece erano i punti deboli riscontrati negli scorsi anni e per questo potenzieremo la comunicazione verso gli abitanti della zona e all'interno della struttura stessa in modo da aumentare la consapevolezza verso le storie che queste persone si portano dietro. Come farete? Punteremo sul dialogo. Lo faremo in due direzioni: verso la comunità locale e verso chi vive al di fuori della nostra regione e non a contatto diretto con queste realtà. Per il primo anno, infatti, ospiteremo volontari che provengono da Pisa e che lavoreranno fianco a fianco con quelli della zona. Solo così potranno entrare in contatto con una realtà troppo spesso fatta di soprusi e diritti negati. Per questo si intitola ‘Terra di lavoro e... di dignità’? Sì, esatto - conferma Biagio Napolano - è

questo il quid della nostra esperienza, il vero vulnus politico della nostra azione. È inutile negare che la nostra provincia rappresenti uno dei territori più delicati della penisola. Un territorio complesso in cui la dignità di molti esseri umani, non solo degli immigrati, è calpestata ripetutamente. Ovviamente per gli emigranti, in particolar modo quelli che soggiornano in maniera illegale sul territorio, queste problematiche sono particolarmente accentuate e restituire dignità a loro e al territorio, oltre che un valore umanitario, ha un vero e proprio valore di resistenza alle forze criminali che imperversano tra queste vie. Un modo alternativo di fare anticamorra insomma? Un modo alternativo per combattere contro tutte le mafie. La collaborazione con i ragazzi di Pisa, infatti, non nasce dal nulla, ma dalla consapevolezza di avere a che fare con persone che anche attraverso altre esperienze su territori confiscati alle mafie hanno capito che la lotta alla criminalità deve avere una portata nazionale e non solo locale e non necessariamente sotto la luce dei riflettori. Info: www.arcicaserta.it

A Bari ‘Un bene è per sempre’

Le testimonianze e le esperienze dei giovani volontari dei campi della legalità

Un bene è per sempre: questo il titolo del progetto promosso dall’Arci di Bari insieme ad alcuni partner locali per la realizzazione di attività innovative all’interno di due beni confiscati alle mafie, che si trovano nel quartiere Murat-San Nicola, nella città vecchia. Grazie al contributo della Fondazione Con il Sud, saranno realizzate attività finalizzate alla promozione della cultura della legalità democratica, attraverso il coinvolgimento attivo dei residenti. L’obiettivo ultimo è rendere il bene confiscato da emblema di espropriazione a simbolo di riappropriazione della comunità. Il progetto dura 24 mesi e vedrà una prima fase di ricerca itinerante nei luoghi formali (scuola, circoscrizione, associazioni, parrocchie) e informali (strade, bar, piazzette) e una seconda fase di realizzazione delle attività. La presentazione del progetto si terrà il 18 luglio alle 17 presso il bene confiscato di vico del Carmine 13, dove verranno spiegate le attività rivolte alle donne, denominate Sguardi di donne, e proseguirà nel secondo bene in piazza San Pietro 22 con la descrizione delle attività riguardanti i giovani, denominata Urban Street.

Corleone, Mesagne, Catania. Non semplici località, ma in questi giorni spazi di incontro, di testimonianza, di impegno civile. Spazi in cui tanti giovani e giovanissimi, ancora minorenni, hanno deciso, anche per quest'anno, di impegnarsi, di spendere il proprio tempo libero, la propria lunga estate, per 'coltivare' il riscatto. Riscatto dei terreni su cui si svolgono, in diverse regioni italiane, i campi della legalità promossi dall'Arci per tutta l'estate, fino a ottobre. Campi in cui si recheranno centinaia di volontari; ultimo, in ordine di apparizione, quello che per la prima volta quest'anno si svolgerà a Parete, in provincia di Caserta, dal prossimo 16 luglio; simbolicamente molto forte e significativo, in una Terra di lavoro…e dignità, come si intitola, in una terra martoriata dalla mafia ma che vuole provare a restituire dignità proprio a quella parte buona delle persone che vi abitano e che continuano a lottare. Tutti elementi, questi, che si ritrovano nei diari che, quotidianamente, con costanza, entusiasmo e qualche strafalcione, i volontari scrivono a fine giornata; quelli in cui raccontano la stanchezza, «sebbene il caldo si faccia sentire, portiamo a termine la nostra impresa.

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Torniamo in villa dove nel frattempo i nostri compagni hanno pulito la casa nonostante le loro sofferenze»; ma anche l’emozione provata nel partecipare a incontri con persone significative della città in cui stanno: «le parole sono state toccanti e ci hanno fatto capire ancora di più quanto la nostra presenza qui sia significativa e quanto il nostro impegno debba essere costante e sentito» (Corleone). Ma è toccante anche ascoltare la testimonianza di una mamma, che a distanza, da casa, ha partecipato indirettamente a uno dei campi della legalità insieme a sua figlia Dafne: «l'entusiasmo e l'ilarità dei primi giorni in cui ha fatto amicizia con il gruppo...si sono stemperati in un tono pacato che esprime una sana stanchezza del corpo che lavora, ma soprattutto il cambiamento lo avverto a livello di emozioni, di riflessioni suscitate dalle esperienze pomeridiane. Vedere e toccare con mano i luoghi, scoprire le persone che hanno dato la vita, conoscere eventi di cronaca che sono accaduti anche in tempi recenti stanno facendo crescere mia figlia». È diretta e onesta; come quello che si cerca di far capire a queste giovani generazioni. Info: campidellalegalita@arci.it


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Il circolo Magnolia compie sei anni, fa festa e presenta il bilancio sociale del 2010 ui piovono rane»: a questo forse avranno pensato i soci di Saphary Deluxe quando presero possesso nel 2005 dello spazio all'interno del Parco dell'Idroscalo (oggi sede del circolo Arci Magnolia) ottenuto dalla Provincia di Milano in cambio di una riqualificazione di un'area all'epoca in totale abbandono e degrado. O forse no, fatto sta che il circolo Arci con il più alto numero di tesserati in Italia (29.461 soci), a distanza di sei anni, ha dimostrato di essere un po' quel ‘deus ex machina’ che ha contribuito ampiamente a riqualificare il territorio e a radicarsi profondamente nel tessuto della città metropolitana, della comunità segratese e milanese. I Gogol Bordello hanno infiammato la

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PIACENZA Per la rassegna estiva di cinema all’Arena Daturi, è in programma il 15 luglio con inizio alle 21.45 la proiezione di American Life di Sam Mendes. Ingresso 6 euro

serata del 7 luglio scorso per festeggiare 6 anni di attività con una serata di quelle che si trasformano in feste di paese, delirio e acrobazie sopra e sotto il palco, grazie anche al metissage musicale di cui è capace il gruppo di Eugene Hutz. E a festeggiamenti finiti il circolo ha presentato il bilancio sociale dell'anno 2010 rinnovando una pratica virtuosa che ha intrapreso già l'anno scorso. Non un atto dovuto ma una rendicontazione che è un'assunzione di responsabilità da parte di chi partecipa del progetto Magnolia, un atto di trasparenza e di comunicazione pubblica rivolto soprattutto a chi è a vario titolo coinvolto nelle pratiche e nelle politiche del circolo: soci, dipendenti e collaboratori, istituzioni, fornitori, il resto del mondo associativo. E il bilancio sociale del Magnolia è una fotografia delle sue attività, dei suoi soci, delle potenzialità e dei limiti del suo modo di fare associazione e di contribuire alla ricchezza e allo sviluppo sociale del territorio entro cui è radicata: la diversificazione delle proposte culturali, il dialogo con le istituzioni locali, la politica di riduzione del suo impatto sull'ambiente (con l'installazione di 100 pannelli fotovoltaici e la

recente sostituzione dei bicchieri di plastica in bicchieri biodegradabili), la politica del lavoro (attualmente Magnolia dà lavoro a 38 persone tra assunti a tempo indeterminato e determinato, collaboratori e soci volontari), la politica della socialità (dal 2005 ad oggi si sono esibite 1005 band, 462 dj set, sono stati organizzati 30 festival nei quali hanno suonato più di 700 artisti), politica strettamente connessa a quella che combina qualità e accessibilità (nel 2010 su 249 eventi il 58,6% ad ingresso gratuito). Si tratta di uno strumento che sta contribuendo a far maturare consapevolezza di sé e della responsabilità sociale insita nel proprio progetto, ma che si propone anche come prassi da consolidare e da emulare nel mondo del terzo settore e dell'associazionismo Arci in particolare, capace di sviluppare un'economia partecipata e democratica aperta ai bisogni del territorio e alternativa alle realtà profit sottoposte alle leggi di mercato. Come da politica del circolo, il bilancio del Magnolia è stampato in copie limitate mentre è consultabile e scaricabile in pdf sul sito www.circolomagnolia.it. Info: longo@arci.it

Notizie Brevi L’ecofestival Utopia FIRENZE - Incontri, giochi in piazza, concerti, cibo biologico, per riaffermare che esiste una via di uscita alle crisi che stiamo vivendo e che esistono delle alternative valide e fattive all’omologazione, all’economia selvaggia, alla censura e all’imbarbarimento: questo il filo conduttore dell’ ecofestival Utopia - il mondo che vorrei, in programma dall’8 al 17 luglio a Cerbaia Val di Pesa. La manifestazione dedicata agli stili di vita e al consumo consapevole è promossa dal circolo Arci Babilonia. Info: www.arcicerbaia.it

Solidarietà e informazione TORINO - Il 13 luglio a partire dalle ore 20.15 al Caffè Basaglia apericena e incontro con padre Giovanni Piumatti, missionario nella repubblica democratica del Congo, che parlerà della situazione socio-politica della regione, in una situazione ignorata dai media, con il supporto visivo di alcuni documentari. Il ricavato dei contributi verrà destinato ai progetti per la missione di Muhanga. Info: www.caffebasaglia.org

Il Festival PartecipArci SIRACUSA - Presso l'antico mercato di Ortigia ArciRagazzi e Arci Siracusa organizzano due giornate piene di musica, divertimento e impegno civile con il festival PartecipArci: Le libertà espressive sono di chi se le prende. In programma, spazi espositivi di mostre fotografiche, proiezione lungometraggi, attività ludico-educative per bambini e bambine, gli spettacoli teatrali Convergenze parallele a cura di Lorenzo Gelardi, Elio La Rosa e Marco Castello e La rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente! a cura di Massimo Tuccitto e Valentina Territo. Info: arcisiracusana@virgilio.it

I giovedì delle ciminiere REGGIO EMILIA - Il 14 luglio il magistrato Armando Spataro presenta il suo nuovo libro Ne valeva la pena. Storie di terrorismi e mafie, di segreti di Stato e di giustizia offesa all’interno de I giovedì delle Ciminiere, rassegna di incontri e cene ospitata dal circolo Arci Le Ciminiere di Ca’ de Caroli, frazione di Scandiano. L’orario di inizio è fissato per le 20.30, con

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ingresso riservato ai soci Arci e l’ incontro sarà moderato dal giornalista Pierluigi Senatore, caporedattore centrale di Radio Bruno. Info: leciminiere.blogspot.com

Pop a Cornigliano GENOVA - Arci Genova e Società per Cornigliano lanciano la terza edizione di Pop, festival con ospiti nazionali e internazionali che si svolgerà dal 14 al 17 luglio nel quartiere di Cornigliano. Big di questa edizione sono i Casino Royale e Le luci della centrale elettrica. L’offerta miscela gruppi affermati a gruppi di qualità ‘in movimento’ soprattutto provenienti da Genova. con lo scopo di utilizzare la rassegna sia come momento di spettacolo e di incontro tra appassionati e gruppi affermati che come momento di crescita e sperimentazione per gruppi di più recente formazione. Info: www.arcigenova.org

Le Iatatola al circolo ‘NZocchè PALERMO - Torna il ciclo di interviste pubbliche Palermo, che puzza al circolo ‘NZocchè. Appuntamento il 19 luglio alle 21 con le Iatatola, band al

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femminile che da Palermo sta scalando le vette del panorama pop italiano. Il gruppo nasce dall’incontro tra Serena Ganci, femme du jazz cresciuta nei club di Parigi, e Simona Norato, rockeuse che ha calcato alcuni tra i più grandi palchi indie d’Italia.L'incontro sarà curato dai giornalisti Giuseppe Pipitone e Titti De Simone. Info: nzocche.wordpress.com

Musica e teatro all’Arcifesta MANTOVA - Presso la bocciofila di piazzale Te, promossa dal comitato territoriale, torna Arcifesta dal 14 al 31 luglio, con incontri, concerti e spettacoli gratuiti. Si inizia con i Gem boy, band bolognese per gli appassionati del rock demenziale italiano e delle sigle di cartoni animati; il 15 luglio l’esibizione di tre band locali con La tempesta mantovana; il 16 luglio arriva Vasco Brondi, cantautore de Le luci della centrale elettrica, con il suo ultimo album Per ora la chiameremo felicità; il 17 luglio appuntamento con il Mauro Negri trio. Info: nzocche.wordpress.com


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A La Spezia e a Firenze Ascanio Celestini presenta tra sarcasmo e ironia ‘La fila indiana’

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TerrazzAurora ad Arezzo Un luglio ricco di iniziative per il circolo Aurora di Arezzo, che con il suo TerrazzAurora (dal nome della terrazza appena restaurata adiacente la sede del circolo) offrirà una serie di incontri che spazieranno dalla musica classica a quella etnica, dalla presentazione di libri al teatro. I lunedì saranno dedicati ai concerti di musica etnica con la seconda edizione di EtnicArezzo: nella piazza Sant’Agostino, sono previsti i concerti dei Musicanti del piccolo borgo, dei Birkin Tree e dei Maremma Strega pizzica band. I martedì si terranno concerti di musica classica con l’esibizione degli allievi ed ex allievi del liceo classico musicale Francesco Petrarca. I mercoledì saranno dedicati a presentazioni di libri: la giovanissima scrittrice aretina Irene Mori presenta il suo Luce oscura, mentre Sauro Testi presenterà Cancelli dell’anima. Inoltre Marco Boncompagni leggerà Il trattamento Ridarelli di Roddy Doyle accompagnato al piano da Vincenzo Ciocchetti. Il giovedì sarà la serata del teatro mentre il 28 luglio si chiuderà la manifestazione con un omaggio al cantautore romano Rino Gaetano. L’ingresso ai concerti è libero.

cucito una serie di storie vecchie e nuove alle quali se ne aggiungeranno altre nel corso della tournée. «Quando l'Arci mi ha chiesto di partecipare a questo progetto contro il razzismo ho risposto che l'avrei fatto volentieri, ma che non sarei riuscito a scrivere un nuovo spettacolo. Mi hanno detto che le avevano già sentite alcune storie mie sul razzismo, che potevo ripartire da quelle. Così ho fatto. Ho ripescato in un repertorio fatto di racconti detti fuori dai miei spettacoli. Giancarlo Gentilini è riuscito a dichiararsi contrario anche ai cani immigrati quando l'anno scorso ha detto "noi non vogliamo le razze straniere, noi vogliamo quegli amici dell'uomo che accompagnavano i nostri agricoltori (…) sulle montagne’. Ed è proprio da questo repertorio che insieme a Matteo D'Agostino e Andrea Pesce siamo partiti per scrivere e montare le nostre brutte storie razziste». Una denuncia, schietta e senza retorica, di una voce fuori dal coro, come si capisce leggendo uno dei testi del libro Io cammino in fila indiana, diventato poi uno spettacolo: «Io cammino in fila indiana. Ma il numero 1,

il primo della fila, quello l'ho visto. Lo vedo sempre. Lo vedo in televisione. È il numero 1 che ci dice ‘andate piano’ e noi tutti camminiamo piano. È il numero 1 che ci dice ‘andate forte’ e noi tutti camminiamo forte. è il numero 1 che ci dice anche ‘marciate’ e noi tutti a marciare. Io cammino in fila indiana. E a un certo punto vedo uno che cammina a fianco a me». Info: www.ascaniocelestini.it

LECCO Continuano gli appuntamenti della rassegna Genova2001dieciannidopo promossa, tra gli altri, dal comitato Arci provinciale in occasione della ricorrenza del decennale dei fatti di Genova 2001. Il 19 luglio alle 21 presso la Camera del lavoro Cgil sarà proiettato il film Bella ciao di Marco Giusti e Roberto Torelli. Seguiranno gli interventi di Enrica Bartesaghi, Presidentessa comitato Verità e Giustizia per Genova e Wolfango Pirelli, Segretario generale Cgil Lecco

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opo il tour de Il razzismo è una brutta storia, le cartoline dal 'piccolo paese' attraversato da impulsi xenofobi transitano ne La fila Indiana. Questa volta la poesia civile, la satira, i siparietti politici di Ascanio Celestini arrivano a La Spezia e a Firenze in due appuntamenti esilaranti per nuove tappe con l’Arci e sempre rigorosamente contro il razzismo. Il 14 luglio parte a La Spezia il progetto sulla democrazia Per tutti o per nessuno, a cura dell’Arci provinciale, una breve sessione estiva che vedrà alla pinetina del Centro Allende la performance di Ascanio Celestini, con inizio alle 21.45. In questa occasione, saranno distribuite in omaggio ai presenti le pubblicazioni di Arci la Spezia su democrazia e cooperazione internazionale. Il 15 luglio alle 21 lo spettacolo va in scena per l’Estate fiorentina dal palco dell'Anfiteatro del Parco delle Cascine di Firenze. Racconti scritti in fretta dopo l'incendio di un campo nomadi, dopo il naufragio di una barca di emigranti in fuga o dopo la dichiarazione folle e calcolata di qualche politico. Intorno a questi frammenti l'attore romano ne ha messi altri e ha

Teatro itinerante nei circoli Arci di Bologna alla ricerca del ‘miglior mondo possibile’ I circoli Arci di Bologna si trasformeranno, quest’estate, in spazi teatrali all’aperto, grazie alla collaborazone con l’Itc Teatro di San Lazzaro. L’occasione sarà la presentazione dello spettacolo Candido ovvero la ricerca del migliore dei mondi possibili, nato da un progetto interculturale del Teatro dell’Argine. In scena oltre cinquanta attori - italiani, migranti, rifugiati politici che, dopo un lavoro di riflessione, ricerca e creatività durato oltre un anno, raccontano al pubblico la loro versione di ‘miglior mondo possibile’. Rievocando le parole ottimiste e le aspirazioni del celebre testo

di Voltaire, ogni attore porta sul palco una sua personale drammaturgia, storie vere che ruotano intorno alla domanda ‘da dove ripartire per creare un mondo comune?’. Lo spettacolo si inserisce all’interno della rassegna La scena dell’incontro 2011, che nel mese di luglio attraverserà la città proponendo eventi, spettacoli, mostre e varie attività. Le rappresentazioni sono in programma per giovedì 14 luglio in piazza dei Colori e venerdì 15 luglio presso il circolo Arci San Lazzaro. Ingresso gratuito, inizio spettacoli alle 21.30. Info: www.bo.arci.it

Si conclude a Sassari la rassegna ‘Trattas’ Si conclude il 16 luglio con il concerto degli One dimensional man la rassegna culturale Trattas - parole senza tempo, organizzata dal circolo Aggabachela insieme al comitato provinciale dell’Arci di Sassari e con la collaborazione del Comune di Sassari. Cinque appuntamenti, da febbraio a luglio, per una rassegna di musica e poesia che si è svolta in alcune piazze del centro sto-

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rico di Sassari, al Teatro Verdi e presso il circolo stesso. Trattas rappresenta il naturale punto di approdo della programmazione culturale proposta da Aggabachela. Il circolo propone infatti decine di eventi all’anno tra concerti e reading, che hanno visto nel tempo la partecipazione, tra gli altri, di Daniele Sepe, Assalti Frontali, Banda Bassotti, Teatro degli orrori, Sud sound system, Boikot.


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società

Carceri: le proposte delle organizzazioni sociali, di Magistratura democratica e dell’Unione Camere penali ercoledì 13 luglio associazioni, avvocati e magistrati presenteranno in una conferenza stampa un documento per denunciare le disumane condizioni in cui versano gli istituti penitenziari italiani e delle proposte concrete per fronteggiare una tale situazione emergenziale. È l'ennesima denuncia e l'ennesima proposta da chi vede, giorno dopo giorno, sfaldarsi il senso di legalità e di umanità di uno Stato che difficilmente può essere considerato nel ruolo di rieducatore. È un documento condiviso da moltissime organizzazioni - tra cui Antigone, A buon diritto, Acli, Arci, Fp-Cgil, Cnvg, Forum droghe, Ristretti Orizzonti-ma anche da Magistratura Democratica e dall'Unione delle Camere Penali. A fronte dell'attuale sovraffollamento carcerario e dell'evidente inefficacia delle misure introdotte con il Piano carceri, intendiamo infatti opporci con forza all'idea che la costruzione di nuove prigioni sia la soluzione più idonea e auspicabile a tutti i problemi e rilanciamo invece l'orizzonte di una riforma sostanziale del Codice penale, che promuova una drastica riduzione delle

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fattispecie di reato e delle pene e il ricorso al carcere come extrema ratio. La previsione di pene alternative e misure extrapenali e la riduzione dei minimi e dei massimi edittali, a partire dall'abolizione dell'ergastolo, possono rappresentare soluzioni ben migliori se affiancate alla disponibilità a rivedere normative altamente criminogene, quali quelle che penalizzano i recidivi nell'accesso ai benefici penitenziari, quelle che prevedono il carcere per i tossicodipendenti e quelle che criminalizzano l'immigrazione clandestina. Nello specifico proponiamo dei limiti all'utilizzo della custodia cautelare in carcere, l'abrogazione della legge cosiddetta exCirielli, la modifica della legge FiniGiovanardi in materia di sostanze stupefacenti, nuove disposizioni relative agli immigrati condannati, una maggiore e più rapida applicazione delle misure alternative al carcere, l'introduzione della messa alla prova anche per gli adulti, l'introduzione di una norma che preveda entrate scaglionate in relazione alla capienza, la chiusura immediata degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, una vera tutela dei diritti e l'isti-

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D'altronde, se guardiamo indietro di qualche anno, ci ricorderemo di come la Finanziaria che ci portò in Europa, varata dal Governo Prodi, insieme a tanti meno, vedeva alcuni più; e quei pìù erano sul fondo nazionale per le politiche sociali, erano per la legge 285 con il primo Fondo Nazionale per i servizi alla maternità e ai minori. Era l'idea, pur dentro un quadro di Governo che ha mostrato contraddizioni e limiti, che un Paese deve ritrovare fiducia in se stesso, nei suoi cittadini, in coloro che stanno peggio, se vuole uscire unito e rinnovato da una condizione di crisi. Al contrario la manovra depressiva presentata dal ministro Tremonti inciderà gravemente su un sistema già logorato. 68 miliardi complessivi da qui al 2014, di cui 17 miliardi solo dalla delega fiscale e assistenziale, che produrranno di fatto quasi l'azzeramento delle prestazioni assistenziali, provvidenze economiche, assegni di invalidità, trasformando l'assistenza da forma di giustizia sociale a servizio compassionevole delegato al buon cuore 'dei privati'. Nel biennio 2013/2014 taglierà di 8 miliardi il finanziamento dei Livelli Essenziali di Assistenza Sanitaria, introducendo nuovi ticket, obbligando i cittadini, quelli che possono, verso la sanità privata e costringendo le persone più deboli a rinunciare alle cure mediche.

Questo mentre il Censis ci dice che la spesa sanitaria per famiglia è giunta alla media di mille euro. Verranno ulteriormente ridotti i trasferimenti agli Enti Locali, sempre più indeboliti nella capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini, ma anche nella capacità di essere soggetti attivi della crescita e del benessere. Si riduce insomma anche lo spazio pubblico, la politica, quella vera, che costruisce futuro, capace di unire diversi sguardi e saperi attorno ad un obiettivo di bene comune. Si determina maggior sfiducia nei singoli, stretti e isolati ciascuno nel proprio quotidiano bisogno. Tutto questo ci dice che dobbiamo accelerare, farci protagonisti di un nuovo fronte sociale e politico ampio, unitario, che mostri il volto e il progetto di un'altra Italia, del Paese nuovo per il quale vogliamo impegnarci. Le energie ci sono, come ci dice la straordinaria manifestazione delle donne di questi giorni, come ci ha dimostrato la mobilitazione referendaria. È questo che si aspetta quella parte dell'Italia che non ha mai smesso di sentirsi 'dalla parte buona della vita', ma anche quegli italiani, vecchi e nuovi, che vivono sulla propria pelle la disillusione per i fallimenti e le ingiustizie di politiche fallimentari e pericolose. Info: palazzi@arci.it

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tuzione della figura del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale a livello nazionale, così come si sta procedendo sui diversi livelli locali. In particolare nel periodo estivo tutte le situazioni drammatiche ed emergenziali sono destinate a ingigantirsi e rendere la detenzione nelle carceri italiane qualcosa di più simile alla tortura che all'espiazione a fini educativi della colpa. È quindi auspicabile che, nell'attesa che siano messe a punto soluzioni di più ampio respiro, siano subito attuate misure per rendere almeno più decenti le condizioni di vita nelle carceri, intervenendo per rendere più umani i rapporti con le famiglie e garantendo una effettiva tutela della salute. Info: uda@arci.it

Hanno collaborato a questo numero Federica Araco, Anna Caputo, Silvia De Silvestri, Monica Di Sisto, Alessandro Dorelli, Marcella Leombruni, Manuela Longo, Mattia Palazzi, Alfredo Simone, Franco Uda, Francesco Verdolino In redazione Andreina Albano, Maria Ortensia Ferrara, Carlo Testini Direttore responsabile Emanuele Patti Direttore editoriale Paolo Beni Impaginazione e grafica Claudia Ranzani Progetto grafico Sectio - Roma Cristina Addonizio Editore Associazione Arci Redazione Roma, via dei Monti di Pietralata n.16 Registrazione Tribunale di Roma n. 13/2005 del 24 gennaio 2005

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