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arcireport

settimanale a cura dell’Arci | anno XI | n. 26 | 2 luglio 2013 | www.arci.it | report @arci.it

L’educazione popolare, chiave del cambiamento

N° 9 – Stop alle violenze alle frontiere di Alessandra Capodanno Migreurop

di Paolo Beni

Sono trascorsi i primi cento giorni di una legislatura quanto mai complicata. La crisi morde ancora forte e il paese in difficoltà si chiede cosa si è fatto fin qui, quali problemi si sono risolti, cosa ci aspetta in autunno, quale futuro avrà questo governo nato dallo stallo post elettorale e specchio della crisi della politica italiana. Un governo che nessuno ama ma dal quale tutti si aspettano qualcosa, forte dell’assenza di alternative eppure esposto ai quattro venti di un mare perennemente in tempesta. Si può discutere su luci e ombre dei suoi primi passi, di alcune cose buone e dei molti limiti. Forse il bicchiere è più pieno che vuoto, ma l’impressione è che il governo non avrà comunque vita facile, sottoposto a tensioni trasversali alle stesse forze che lo compongono. Ciò che manca, e di cui il paese avrebbe tremendamente bisogno, è la capacità dei partiti di ritrovare la connessione col sentimento popolare diffuso, quella rivoluzione della politica che abbiamo continua a pagina 2

Il 28 giugno è stata lanciata a Rabat la campagna N° 9 – Stop alle violenze alle frontiere alla presenza di numerosi rappresentanti della società civile marocchina, delle associazioni di migranti e membri della rete euro-africana Migreurop, di cui l’Arci è uno dei fondatori. La campagna promossa dall’associazione di migranti Alecma insieme al Gadem e l’Amdh, il Fmas e il suo progetto media e-joussour rivendica la fine immediata di tutte le forme di violenza, delle violazioni dei diritti e delle persecuzioni ai danni dei migranti alle frontiere nord del Marocco. N° 9 ricorda il giocatore numero 9 sui campi di calcio, il centravanti o l’attaccante che deve segnare i goal. È anche il termine che i migranti usano in Marocco per parlare di colui che lascia il paese d’origine e tenta il ‘passaggio’. Il passaggio è in questo caso l’attraversamento della frontiera tra il Marocco e l’enclave spagnola di Melilla segnata da tre recinzioni parallele estese su 12 km, alte fino a 6 metri, sormontate da filo spinato e dotate di dispositivi pesanti di sorveglianza sia dal lato marocchino che da quello spagnolo.

E pesanti, anzi inaudite, sono le violenze esercitate dalla Guardia civil spagnola e dalle forze ausiliarie marocchine contro i migranti che tentano di valicare quest’ultimo muro che li separa dalla ‘fortezza Europa’. Se a seguito degli eventi di Ceuta e Melilla del 2005 la situazione alle frontiere nord del Marocco sembrava essere migliorata, si osserva dalla fine del 2011 una repressione senza precedenti: i migranti vengono intercettati alla frontiera o durante vere e proprie retate nelle foreste - dove si nascondono in attesa di tentare l’attraversamento della frontiera - o nelle periferie delle principali città marocchine, picchiati, derubati, privati dei documenti di identità e respinti nella terra di nessuno alla frontiera con l’Algeria, nei pressi della città di Oujda. Il video che porta lo stesso titolo della campagna è una prova di queste violenze e proprio la disponibilità di testimonianze scritte e audio-visive spiega la decisione di lanciare adesso questo appello alla mobilitazione. Grazie a queste testimonianze, le organizzazioni promotrici hanno intrapreso azioni legali a livello nazionale continua a pagina 2


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migranti

segue dalla prima pagina

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invocato con le parole di Tom Benetollo ricordandolo alla Camera nei giorni scorsi: se la politica diventa prerogativa di pochi e non è più strumento dell’impegno di tanti, perde la capacità di servire al cambiamento; bisogna rifondarla dal basso, partendo dai luoghi di vita delle persone, con la cittadinanza attiva che riprende parola nel discorso pubblico. Non a caso l’Arci ha posto al centro della sua riflessione nel Forum di Viterbo il ruolo dell’associazionismo popolare per reagire alla crisi; non a caso pochi giorni dopo la Ligue de l’einsegnement, partner di Arci e grande realtà dell’associazionismo francese, ha lanciato nel suo congresso le stesse parole d’ordine. Pur se in contesti molto diversi, l’attivismo civico europeo parla la stessa lingua. Dice che non sarà il mercato a salvarci e che le politiche di austerità finiranno per strangolare i diritti sociali e la democrazia; che abbiamo bisogno di un new deal all’insegna del lavoro e dell’economia sociale e solidale, dei beni comuni, della cultura e della laicità, della moralità pubblica, della democrazia partecipativa. Dice che la chiave del cambiamento sta nell’educazione popolare che diventa movimento di protesta e proposta, scambio di saperi e abilità per la vita, strumento per reagire alla barbarie del nostro tempo, conquistare capacità di cittadinanza e potere di azione collettiva. C’è spazio per una nuova alleanza fra istituzioni e attori sociali. C’è motivo di avere fiducia nell’azione popolare che si fa motore della trasformazione sociale. Perché quando le persone prendono coscienza di poter essere protagoniste del cambiamento non ci sono obbiettivi fuori dalla loro portata. Non sottovalutiamo la forza di questo messaggio.

perché sia fatta giustizia sul decesso di Clément, morto durante le riprese del video per le violenze subite in occasione di un tentativo di entrare - insieme a centinaia di altri numeri 9 - a Melilla. A Rabat, le reti internazionali presenti si sono impegnate a dare impulso alla mobilitazione della società civile spagnola affinché nessuno dei responsabili rimanga impunito. Gli strumenti della campagna - disponibili online sul sito - saranno utilizzati anche per denunciare l’accordo di ‘partenariato per la mobilità’ che l’UE ed il Marocco sarebbero sul punto di firmare. L’accordo includerebbe una clausola di riammissione in base alla quale il Marocco dovrà riammettere sul proprio territorio non soltanto i cittadini marocchini fermati in situazione irregolare sul territorio dell’Unione, ma anche quelli di paesi terzi che, dal Marocco, hanno raggiunto l’Europa. Un passo avanti nel processo di ‘esternalizzazione’ che vede lo spostamento a

Così vicina alle stelle, così vicina alla parte più debole della società. Ti ricordiamo così, grande Margherita.

sud e e ad est delle frontiere dell’UE per far sì che – in cambio di vantaggi economici e aiuti allo sviluppo - siano i paesi vicini dell’Unione a fare il ‘lavoro sporco’ e assicurare il controllo delle frontiere europee. La mobilitazione della società civile europea ed africana e della rete Arci è indispensabile per il successo di queste azioni. Ciascuno può contribuire diffondendo il video sui propri siti, blog, pagine facebook. Una diffusione ampia è necessaria anche per evitare ripercussioni sulle organizzazioni di migranti in Marocco e sui migranti stessi. Sensibilizzando sulle violenze subite a questa ed altre frontiere. Raccogliendo fondi - è questa la priorità per Alecma, l’organizzazione più vicina ai compagni di viaggio di Clément - per i migranti nascosti nelle foreste del nord del Marocco e per i familiari di Clément, rimasti in Cameroun senza l’aiuto del loro N°9 Per informazioni: http://saracreta.wix.com/into-the-forest

Fate un segno. Noi siamo qui nella foresta di Sara Creta regista di N°9

Dalle colline di Gourougou si vede l’enclave spagnola di Melilla. A separare questi due territori una barriera metallica che arriva anche a 6 metri di altezza, lunga 12 kilometri. Da una parte il Marocco, l’Africa, dall’altra la Spagna, l’Europa, il sogno. Ammassati nei boschi di Gourougou , sul promontorio che sovrasta il porto e la vecchia fortezza, o nascosti nella vicina Nador, decine di maliani, nigeriani, congolesi ma anche senegalesi e guineani aspettano l’occasione per varcare le temibili frontiere dello spazio Schengen. I dodici chilometri di recinzione che ‘custodiscono’ Melilla, si sono fatti sempre più serrati, le violenze aumentano. A sferrare i colpi sia la Guardia Civil spagnola che la Gendarmerie Marocchina. Il 16 marzo, insieme al compagno camerunese Sylvin Mbarga decidiamo di entrare nella foresta di Gourogou, quella zona di nessuno dove l’attesa e l’ossessione di attraversare la frontiera scandiscono il tempo. Sylvin conosce bene la foresta, qualche mese prima ci aveva vissuto anche lui. Mi accompagna sicuro, segue il sentiero che ci conduce all’entrata. Volevamo raccogliere testimonianze e video che mostrassero i segni di violenza. Sappiamo che l’11 marzo c’è stato un tentativo di passaggio forzato, sappiamo che ci sono dei feriti. Siamo in contatto con il capo di quella comunità camerunese che ci parla al telefono, siate veloci la situazione sta peggiorando, abbiamo bisogno di aiuto. Sylvin è membro

dell’associazione ALECMA, formata da ragazzi subsahariani che vivono a Rabat. Attivisti abituati a queste immagini, a queste situazioni. Io no. Nella mia esperienza a fianco dei migranti avevo sentito diverse storie di violenze e maltrattamenti, ma la sensazione di impotenza davanti alla realtà è qualcosa di diverso. Quei corpi e quelle ferite erano come una mostra dei segni delle frontiere. Clément è lì. Non ha la forza di dire nulla. Così pure io, immobile davanti a lui, senza parole. Viene caricato in spalla, non parla, agonizza. Le sue ultime parole: non ho fatto niente. E nemmeno io riesco più a fare niente per lui, quando sento che è morto. Ecco perché ho custodito le ultime immagini della sua morte nonostante le intimazioni della polizia marocchina. Ho custodito quegli ultimi secondi per mostrare a voi cosa succede alle frontiere dell’Europa, per far riflettere e far discutere. Questi duri 15 minuti racchiusi nel film N°9 devono riuscire a bussare alla porta di chi decide, o di chi come me, paralizzato dalla forza delle immagini, mosso dalla sensibilità umana deve dire basta, tutto questo deve finire. Da qui è nata la campagna N°9. La pretesa di mettere fine alle violenze e di denunciare le violazioni dei diritti umani uniti alla volontà di aprire un’inchiesta ufficiale sulle circostanze della morte di Clément sono gli obiettivi della campagna lanciata a Rabat lo scorso 28 giugno.


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congressoligue

Si è svolto a Nantes il Congresso della Ligue de l’enseignement I commenti di Gabriele Taddeo e Alessandro Cobianchi Dal 27 al 30 di giugno si è tenuto a Nantes il congresso della Ligue de l’enseignement, l’associazione francese con cui collaboriamo da alcuni anni. L’accoglienza calorosa e amichevole ha caratterizzato la presenza della nostra delegazione. L’organizzazione impeccabile, più di 500 delegati da oltre 102 dipartimenti (l’equivalente dei nostri comitato territoriali) e 22 regionali, ha dimostrato ancora una volta la capacità e la forza della Ligue. Al di là delle solidità della Ligue, ci sono altri aspetti molto interessanti di questo congresso a cui abbiamo partecipato. Per esigenze di brevità li elencherò in modo sintetico. Grande capacità di interlocuzione politica. Durante il congresso sono intervenuti 4 ministri, filosofi, giornalisti, docenti universitari, presidenti di associazioni partner. I primi due giorni infatti sono stati dedicati interamente alla discussione politica. Discussione che ha visto la Ligue interrogarsi sul proprio ruolo oggi, in quanto movimento della società ci-

vile, e sulla necessità di rinnovamento del proprio fare associativo in relazione ai grandi mutamenti sociali e culturali e alla crisi mondiale. Numerosi gli spunti interessanti anche per il nostro percorso congressuale. Nel solco dei ragionamenti sulla società creativa, si è discusso della necessità di adeguamento ai nuovi strumenti tecnologici per migliorare la capacità di mobilitazione, di impegno e soprattutto di partecipazione reale. Naturalmente senza perdere l’ancoraggio ai propri valori fondanti: dialogo, confronto, conoscenza personale. Questo ragionamento è stato soprattutto messo in rapporto alla necessità di relazionarsi con i giovani (hanno per esempio creato un blog in cui era possibile commentare i documenti congressuali). Altro nodo della discussione è stata la società interculturale come fondamento di una comunità coesa. Il rapporto, cioè, tra identità, laicità, diritti universali, valorizzazione delle differenze e situazione europea. Nella discussione sulla società solidale

si è parlato di pari opportunità fra generi - evidenziando un certo ritardo -, di lavoro - con un’attenzione particolare al problema della disoccupazione giovanile - e del rapporto tra educazione formale - la scuola istituzionale - e non formale - tutto ciò che sta nel concetto di educazione popolare di cui si occupa la Ligue. E che si potrebbe accostare alla miriade di attività formative che elabora la nostra associazione. Durante il congresso si è fatto anche il punto su alcuni progetti che vedono la collaborazione tra Arci e Ligue e delle opportunità che potrebbero aprirsi: Carovana Antimafia, discriminazioni, turismo sociale, sviluppo sostenibile. Naturalmente sono emerse anche le criticità: pochi giovani in sala e solo uno nei dibattiti congressuali. Scarsa partecipazione femminile. Autonomia dell’associazione rispetto al dibattito politico. Un’esperienza comunque stimolante, su cui varrà la pena confrontarsi durante il nostro percorso congressuale.

Ci si sente proprio in missione a questo congresso della Ligue, tanto siamo coinvolti dai nostri partner francesi. Un’accoglienza davvero buona, attenta alle nostre opinioni. Lo si realizza sin dalla prima giornata, con delegati e ospiti di ogni dove curiosi di conoscere la nostra associazione, ‘sorella italiana’ con tante analogie ma anche differenze. La Ligue e l’Arci hanno in comune le dimensioni, la presenza capillare sui territori, una certa idea del mondo. La struttura organizzativa di base è invece differente: le associazioni aderenti alla Ligue non collimano con i nostri circoli, né ci sono delle vere e proprie ‘case del popolo’. Ne consegue anche una certa differenza nella costruzione dei gruppi dirigenti. Siamo di fronte ad un popolo - nessuno si offenda - più ‘intellettuale’ e, in quanto meno generalista, più attento all’approfondimento. Il congresso è tutto incentrato sul merito: la società futura e delle differenze, la laicità, la didattica. La nostra delegazione, guidata dal presidente nazionale, non dimentica che a febbraio si dovrà ricambiare la cortesia

e quindi si fanno continui parallelismi con il nostro prossimo congresso. Questo della Ligue scivola via, è tutt’altro che noioso, è un congresso ‘aperto’ ai contributi esterni, a cominciare da quello di Beni. Gli altri interventi esterni sono tutt’altro che un semplice saluto, ma veri e propri contributi alla discussione. Sul palco, come in un talk show civile e lucido, gli ospiti discutono dei temi congressuali e la platea si arricchisce di voci nuove, visioni diverse. Nel pomeriggio i laboratori di approfondimento. Si avverte che, per quanto vi sia una forte organizzazione gerarchica, l’obiettivo è quello di favorire la partecipazione e il dibattito sulle scelte associative. La Ligue ha la tendenza a pubblicare molti testi, affinché le parole restino, lo si nota dai corposi libelli che fanno scomparire dai tavoli qualsiasi documento o mozione; insomma tutta quella carta che a noi italiani, dal congresso di partito all’assemblea condominiale, piace tanto ma che non leggiamo mai. Sembra di partecipare più a un convegno che a un congresso: ci pare di capire che si può essere proiettati al futuro

anche conservando la propria storia. Sarà per vocazione, per deformazione professionale (gli insegnanti sono tanti) o per prospettiva, ma ‘investire sull’educazione, rifondare la scuola’ è uno degli slogan più forti di questo congresso, nonostante un’età media alta. I raffronti continuano sui tempi - sempre puntuali - e sulla invidiabile ‘disciplina’ delle pause. Fra gli impegni di questo congresso c’è anche la chiusura del programma della carovana francese, che si terrà dal 4 all’11 ottobre. La buona notizia, oltre all’allargamento alle città di Nimes e Perpignan, che si aggiungeranno a quelle già in programma, è che si parlerà più di criminalità in Francia che di storia della mafia in Italia. Insomma siamo proprio soddisfatti, il sole sul castello dei Duchi di Bretagna ci consola della nostalgia che sicuramente avremo di una città in cui l’amore per il bene comune è raccontato dai tanti ortaggi piantati nei giardini pubblici, contornati da sedie e tavoli per accogliere i viandanti. Alessandro Cobianchi

Gabriele Taddeo


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legalitàdemocratica

Scegli un’estate diversa... scegli il campo che fa per te! Tornano anche quest’anno i campi della legalità democratica nelle terre confiscate alle mafie promossi da Arci, Cgil, Spi, in collaborazione con Libera. Sono previsti 30 campi antimafia in Sicilia, Calabria, Puglia, Campania e 6 laboratori di formazione sui temi della legalità e della lotta alle mafie in Toscana, Lombardia, Liguria, Veneto. Di seguito le descrizioni dei campi e laboratori ancora aperti bari - puglia 22/31 luglio Ti piacciono le storie? Allora vieni a viverne una a Bari, dove l’Arci, insieme a Cgil, Spi e Libera hanno messo su un laboratorio urbano sui beni confiscati che fa apposta per te. L’esperienza a Bari sarà infatti una grande narrazione che partirà da percorsi di cittadinanza attiva passando per laboratori di eco-design di recupero e sperimentazioni di scrittura creativa e web radio. Ogni volontario sarà più che un semplice

campista. Sarà cittadino, sarà artista, sarà creatore, sarà anche giornalista, grazie alle interviste, le registrazioni, le foto ed i video che saranno realizzati direttamente sul campo. bari@arci.it

ventimiglia (loc. Varase) - liguria 18/28 luglio Accettare (le differenze). Combattere (la violenza). Diffondere (la cultura della legalità) attraverso il lavoro agricolo. I laboratori urbani di Ventimiglia sono questo. Promossi da Arci, Libera, Spi e Cgil in collaborazione con l’associazione Spes Auser Onlus e la Società cooperativa sociale Spes di Ventimiglia, due realtà associative impegnate nell’inserimento

lavorativo di ragazzi con disabilità fisica e psichica. L’ospitalità è prevista nella casa famiglia per disabili di Varase. Solo 20 i posti disponibili. spes_auser@libero.it Referente: Matteo Lupi 328.7325032; lupi@arciliguria.it

catania (librino) - sicilia 20/30 luglio Tutta la cultura possibile, nel nome della cittadinanza attiva e del rispetto del territorio. Il campo dell’Arci Catania, Cgil, Spi e Libera è per chi vuole concentrare in dieci giorni tutte le proprie energie senza rinunciare, ovviamente, al sociale. Si lavorerà con i Briganti di Librino e con l’associazione Iqbal Masih per restituire al quartiere il campo da rugby, ma ci sarà

anche spazio per i laboratori di Teatro dell’Oppresso e per la realizzazione di interviste che saranno diffuse attraverso la web radio dell’Arci Catania. campidellalegalita@arci.it. Referente: Mariagiovanna Italia 340.8422403; mariagiovannaitalia@yahoo.it

lecco (loc. Campsirago) - lombardia 26 luglio/4 agosto Vuoi un campo in cui l’antimafia e la cittadinanza attiva si coniughino con l’arte? L’esperienza di Lecco è quella per fa per te! Accanto alla formazione laboratoriale, e agli incontri con esperti, infatti, ci saranno il Teatro dell’Oppresso e quello Sociale, quali nuovi linguaggi, fisici oltre che verbali, di narrazione di una lotta che trascenda la retorica. Il laboratorio, della durata totale di una ventina di ore, sarà

un percorso graduale di avvicinamento al teatro attraverso metodologie diverse che permetteranno ai volontari di dare forma creativa alla propria esperienza, ai propri vissuti, ai propri immaginari e alla realtà effettiva rispetto ai temi della legalità e dell’antimafia. Il campo sarà realizzato dall’Arci Lecco in collaborazione con Spi Cgil Lecco, Cgil Lecco e Lombardia, Auser Lecco, Arci Sondrio, Arci Lombardia, Libera coordinamento provinciale di Lecco, Coop Lombardia e Campsirago Residenza. 20 i posti diponibili. campidellalegalita@arci.it Referente: Giulia Venturini 333.6651122; legalitademocratica@arcilecco.it

campolongo maggiore (ve) - veneto 2/9 settembre Lavoro agricolo sulle terre che furono del boss Maniero, nello splendido paesaggio delle Terre del Brenta, a cavallo tra le province di Padova e di Venezia. Il giardino della legalità è il laboratorio organizzato da Arci, Spi-Cgil, Affari Puliti, Auser, Arci Uisp ‘G. Di Vittorio’, Lega SPI 3 C e Libera, che si svolge a Campolongo Maggiore ed è rivolto a 10-20 ragazzi tra i 19 e i 29

anni. Formazione e lavoro, ma anche divertimento! Tanti saranno infatti i momenti serali di incontro con scrittori e i concerti. Un’esperienza originale che, quest’anno, sarà impreziosita dalla presenza della nazionale cantanti, che giocherà un incontro di solidarietà organizzato anche dai ragazzi del laboratorio. campidellalegalita@arci.it

per iscriversi www.arci.it nella sezione ‘Campi di lavoro e conoscenza’


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festivalarci

I Festival estivi targati Arci MONTECCHIO UNPLUGGED Mancano pochi giorni alla nona edizione di Montecchio Unplugged, il Festival della Musica di Strada, in programma il 5 e 6 luglio a Montecchio: musicisti, artisti, giocolieri, acrobati, saltimbanchi, musica, suoni e colori saranno gli ingredienti necessari per creare quella magica atmosfera che contraddistingue da sempre l’evento. L’iniziativa è organizzata da Comune di Montecchio Emilia, Arci, circolo Arci Bainait e Kaiti expansion, con il sostegno di Giustospirito, Enercoop, IFOA, Officina B. Il sipario si apre venerdì 5 luglio con una serata anteprima, che prevede 4 performance musicali sotto le stelle: dalle 21, Montecchio Unplugged inizia a far sentire le sue note presso il giardino del Castello di Montecchio con Radio Alice, Blanc Noise, Rock Mill, Hey Delay. La rassegna prosegue sabato 6 luglio con la notte clou: alle ore 20.45, si svolgerà l’inaugurazione della nona edizione con tutti gli artisti in piazza; alle 21, piazze, vicoli, corti di Montecchio ospiteranno 27 spettacoli

tra musicisti, performer e artisti di strada provenienti da tutta Italia, pronti a colorare una serata estiva di preziose melodie, attraverso performance di altissima qualità che ad ogni edizione non hanno mancato di richiamare migliaia di persone. Special guest della serata sarà Finaz, compositore e fondatore della Bandabardò, che presenterà il suo progetto solista Guitar Solo; il cosmoclarinettista Cromo Byron, Frè Monti da The Voice of Italy, con la sua inseparabile chitarra, e i due gruppi vincitori dell’edizione 2013 del concorso Montecchio Unplugged: Carlo Bolacchi Band e Laura&Marcello. Tutti gli spettacoli sono gratuiti. Inoltre, anche quest’anno sarà proposto il concorso fotografico collegato agli spettacoli e ai concerti di Montecchio Unplugged. Le fotografie saranno esposte in occasione del Fotofestival, tra metà dicembre 2013 e gennaio 2014, con premi e menzioni per gli scatti migliori. www.montecchiounplugged.it

roma incontra il mondo Quest’anno compie 20 anni Roma incontra il mondo, festival organizzato a Villa Ada da Arci Roma, Murciano Iniziative e Multikulti. Per questo importante anniversario il villaggio si rinnova completamente, grazie ad uno dei più grandi artisti contemporanei del mondo, Michelangelo Pistoletto. L’artista piemontese ha progettato e realizzato per il festival di Villa Ada I luoghi dello stare e del comunicare: dagli stand istituzionali a quelli commerciali ed enogastronomici, tutti costruiti in materiali di bioarchitettura e sostenibili. Sono esposte una serie di installazioni che valorizzano le relazioni e offrono nuovi punti di vista sul rapporto con l’ambiente: sedute, appunti su legno e luci. Ad arricchire e impreziosire l’area i neon Love Difference di Pistoletto con le scritte delle lingue più parlate nel mondo: arabo, cinese,

spagnolo e inglese. Una vera rivoluzione quindi: un allestimento totalmente nuovo, pensato ad hoc per la manifestazione, per celebrare, oltre alla proposta musicale, la bellezza, l’arte, l’ambiente e la trasformazione sociale. Fedele alla sua tradizione, che l’ha portato a diventare una delle manifestazioni storiche dell’estate romana, oltre che festival conosciuto in tutto il mondo, anche in questa edizione Villa Ada conferma la sua vocazione di luogo aperto alla contaminazioni di generi, stili e arti. Il programma di quest’anno propone infatti, per sei settimane, dal 15 giugno al 2 agosto un’offerta variegata e di altissima qualità, con alcuni tra i nomi più interessanti del panorama internazionale e italiano, da Elio e le storie tese a Neffa, dall’orchestra di piazza Vittorio a Giuliano Palma. www.villaada.org

i concerti della via lattea I Concerti della Via Lattea è una rassegna - promossa dall’Arci di Reggio Emilia - di musica classica, ma non solo, eseguita dal vivo all’interno di caseifici del territorio d’origine del Parmigiano Reggiano, attiva dal 2003. Dal 2006, la Via Lattea è affiancata dalla rassegna Suoni DiVini, nella quale gli eventi non si svolgono nelle sale di stagionatura dei caseifici, bensì nelle cantine e nelle acetaie tra le province di Modena, Reggio Emilia e Parma. La musica incontra i luoghi di produzione dei prodotti tipici

più significativi di quella porzione di Emilia che va da Parma a Modena, dagli Appennini al Po, ed oltre. Se ad una prima osservazione potrebbe apparire un abbinamento azzardato, ad un occhio, ed un orecchio, più attento è proprio il forte contrasto tra la raffinatezza e l’eleganza di un concerto e la sobrietà e la genuinità di un luogo come una sala di produzione, tra vasconi in rame, o una sala di stagionatura, tra scaffalature con le forme accatastate, che colpisce e incuriosisce il pubblico. È una sintesi tra il piacere della riscoperta dei luoghi e l’ascolto della musica in una veste diversa, in un rapporto nuovo con il pubblico, che abbatte ogni barriera tra chi suona e chi ascolta. È la coniugazione tra il ‘fare cultura’ e la valorizzazione dei prodotti tipici, della tradizione e del territorio. Ed è proprio il territorio il valore aggiunto: la Via Lattea è un viaggio, un percorso che parte dalle malghe sperdute sugli Appennini fino ad arrivare nelle latterie di campagna della bassa, avvolte nella torrida calura estiva. Gli appuntamenti vanno dall’11 giugno al 22 settembre. www.concertivialattea.it


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assembleasolidar

Un progetto di grandi riforme progressiste per invertire subito la rotta in Europa

Un incontro organizzato dal presidente di Solidar con l’economista James K. Galbraith e Hannes Swoboda James K. Galbraith non usa giri di parole per dire che l’Unione Europea, se continua così, non ha futuro, e che i paesi che la compongono sono a un passo dalla rovina. «È inutile illudersi che si possa tenere il fuoco lontano da casa. Una stanza già brucia, ed è la Grecia. Se non si spegne quel fuoco, una dopo l’altra crollerà tutto». L’economista, figlio dell’omonimo padre, da anni lancia attacchi frontali al neoliberismo che, ripete anche nella sala del Parlamento Europeo il giorno prima del Consiglio Europeo, non è una scienza - è una ideologia reazionaria. All’auditorio, composto da parlamentari europei, esponenti sindacali soprattutto di mondo tedesco, e associazioni aderenti a Solidar - una grande rete europea per la giustizia sociale - ripete più volte «Non avete tempo. Dovete avere un progetto di grandi riforme progressiste nella testa, ma prima di tutto dovete prendere le decisioni urgenti, quelle che invertono la rotta». Lo dice chiaramente: «A chi non è in grado di pagare il debito, se non a prezzo della rovina, bisogna consentire di non pagare. Una parte del debito deve essere considerato inesigibile. Le banche in crisi devono essere messe sotto controllo democratico. Non illudete la vostra gente con la promessa della crescita. Per recuperare questo disastro ci vorranno decenni. Intanto stabilizzate la situazione, questa è la priorità». Risponde così, entrando di punta nel tema debito, al Nuovo Piano Marshall della DGB, il sindacato tedesco. Un piano dettagliato, concretissimo, tutto rivolto al positivo. Che al posto dell’austerità punta su grandi investimenti per lo sviluppo, il lavoro, la riconversione ecologica, la crescita. Dicendo chiaramente che per un piano efficace servono molte decine di miliardi di euro all’anno, per almeno un decennio. E che si possono trovare: con la tassazione delle transazioni finanziarie, con la chiusura dei paradisi fiscali, con la redistribuzione e la tassazione dei ricchi.

È una discussione davvero interessante, e lontano mille anni luce dall’insipienza del dibattito politico italiano, quello organizzato da Josef Weidenholzer, presidente di Solidar, il giorno prima dell’assemblea generale della rete europea. Josef è un eurodeputato austriaco socialdemocratico. In questi ultimi mesi è stato molto impegnato per il successo della ICE per l’acqua pubblica in Austria, ha lottato per l’esclusione dell’acqua dalla direttiva sugli appalti pubblici (che minacciava per vie traverse di obbligare alla privatizzazione gli Enti Locali). È ancora sconvolto da un viaggio recente in Grecia. Da mesi ripete che, se si continua così, in Europa è a rischio la pace. Lo dicono in tanti, nel nord Europa. Ad ascoltare Galbraith c’è Hannes Swoboda, presidente del gruppo socialista al Parlamento Europeo. Per la sala circola ultima pubblicazione di Swoboda che si intitola (maiuscole incluse) BASTA! Finirla con l’austerità, una forte denuncia del disastro sociale, economico e democratico prodotto dalle

scelte della Unione Europea, che ha affidato alla Troika il potere completamente fuori controllo di applicare riforme completamente sbagliate - perché le riforme non sono neutre, e quindi non buone in sè. Siamo in casa socialista. All’assemblea di Solidar - anche grazie alla pressione di alcuni soci che chiedono alla rete un posizionamento più autonomo- il giorno dopo intervengono

anche Thomas Handel, deputato del gruppo della sinistra europea GUE, e Philippe Lambert, deputato verde schierato contro l’austerità che ha parlato anche all’Altersummit di Atene. Ma il dibattito vero è tutto dentro alla famiglia socialdemocratica. Ancora più di interesse il fatto che nel dibattito con Galbraith la maggioranza degli interlocutori sono dell’Europa di lingua tedesca - area Merkel, che l’austerità l’ha imposta e ci ha anche guadagnato. Le elezioni tedesche sono nell’aria, quelle europee seguiranno a ruota e nessuno fa finta di non pensarci. «Bisogna vincere le elezioni - dice apertamente Josef - almeno quelle europee perché in Germania non sarà facile. Non vinceremo senza una grande mobilitazione contro l’austerità, partiti insieme a sindacati e società civile». E auspica un giorno comune di manifestazioni in tutta Europa. Lo stesso auspicio con cui si è chiuso l’Altersummit di Atene, dove la componente politica più impegnata è invece la sinistra del GUE. Che ci sia una speranza? Se si realizzasse un magico intreccio fra la consapevolezza vera del pericolo, il contagio della crisi anche nel nord Europa, la ricerca di consenso elettorale contro la destra, la reazione contro l’anti-europeismo che cresce, le spinte per una vera alternativa sistemica e quelle per un riformismo progressista non liberista, forse qualcosa potrebbe succedere. Forse sarebbe possibile la costruzione di un campo di forze plurale - persino avversario in prospettiva ma unito oggi per frenare la rotta europea che va dritta verso il naufragio. Certo, per come sono oggi le cose non pare possibile che a guidare un processo del genere sia l’Italia, con una sinistra dispersa, un centro-sinistra pieno di liberisti, e un governo che spaccia pochi spiccioli a giovane (fare i conti per credere) come grandi investimenti contro la disoccupazione. Ma non siamo nazionalisti, quindi proviamo a sperare che in Europa qualcosa si muova e ci trascini con sè. bolini@arci.it


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egitto

La seconda rivoluzione egiziana di Raffaella Bolini

Dovremmo essere ancora una volta molto grati ai democratici della sponda sud del Mediterraneo e alla loro seconda rivoluzione in tre anni. Dovremo sostenerli e stare loro vicini, in tutti i modi possibili. Non solo per il loro coraggio, per l’intelligenza e la determinazione a difendere il loro paese. La seconda rivoluzione egiziana alza il velo su un tabù consolidato nei paesi come il nostro, dove la modernità affonda le sue radici nella democrazia liberale classica. E ci parla, ci dice cose che è urgente ascoltare, per trovare anche noi un credibile progetto di futuro, e la forza di farlo avanzare. Ci dimostra che, se non è al servizio dei diritti e della democrazia reale, la democrazia formale può essere un inganno. E che, in questo caso, ribellarsi alle sue regole è giusto e necessario. «Il fascismo può affermarsi anche attraverso il voto, e voi europei questo lo sapete bene». I leader dei sindacati indipendenti egiziani hanno spiegato così il senso della sollevazione popolare in Egitto, due giorni prima del suo inizio, in un incontro a Bruxelles con organizzazioni sociali europee aderenti alla rete di Solidar. «I Fratelli Musulmani hanno approfittato della fiducia accordata loro dal popolo per violare la legalità democratica che gli aveva permesso di andare al potere», hanno detto. E qui sta il nodo. Non si può usare la democrazia per ammazzare la democrazia. Morsi è stato democraticamente eletto, la sua Costituzione è stata approvata, seppur di poco, con un referendum popolare. Le regole della democrazia legittimano il suo potere. E però il suo governo non è legittimo. Perché ha usato i dodici mesi in cui ha governato per negare all’Egitto la possibilità di costruire una democrazia reale. Ha impedito che l’Egitto del dopo

Mubarak si dotasse di un campo da gioco istituzionale dove tutti gli attori politici e sociali avessero a disposizione gli stessi strumenti e le stesse possibilità, blindando a suo favore la nuova Costituzione - una Carta fondamentale che va contro i diritti delle donne, le libertà civili e religiose. Ha distrutto la costruzione di uno spazio pubblico democratico e partecipato, non riconoscendo i sindacati indipendenti e mettendo le pastoie alle organizzazioni di società civile. In economia, ha sposato un liberismo selvaggio ed aggressivo, che nega a priori i diritti sociali alla maggioranza della popolazione. All’occupazione del potere ha accompagnato la corruzione. Si è permesso un attacco a tutto campo alla laicità e alla convivenza, mettendosi in poco tempo contro anche tutto l’islam moderato. I democratici egiziani, finalmente uniti,

sono stati geniali quando hanno deciso di rispondere all’autoritarismo crescente con la democrazia radicale, decidendo di raccogliere in due mesi quindici milioni di firme per le dimissioni di Morsi. Alla fine, di firme ne hanno raccolte molte di più, almeno ventidue milioni. E hanno così ribaltato la condizione che aveva portato i Fratelli Musulmani al successo elettorale - andando loro laddove sta il popolo minuto, illetterato, povero delle periferie e delle campagne. Le prossime ore saranno cruciali, e quale sarà la prossima tappa di una

lotta drammatica e determinante per tutta la regione non è scontato. Ma in ogni caso gli analisti che da tempo avevano decretato l’arrivo prima dell’autunno e poi dell’inverno arabo dovranno rivedere le loro convinzioni. Come del resto già avevano dovuto fare di fronte al grande successo del Forum Sociale Mondiale di Tunisi a marzo. Nella sponda sud del Mediterraneo non c’è la democrazia che arriva come un fulmine dal cielo, regalo del destino illusione che ha alimentato i consensi anche di tanti progressisti alle ‘guerre giuste’ dell’occidente contro i dittatori. C’è un conflitto teso, ci sono attori sociali in carne ed ossa che percorrono - per accumulazione successive di scelte azzeccate e di errori - il lungo e accidentato percorso verso una democrazia vera, quella che, come ci hanno detto i sindacati alla vigilia della rivolta «non vuol dire andare a votare per consegnare tutto il potere a qualcuno, ma è la libertà di auto-organizzarsi per contare in prima persona». È una lotta che i democratici in Egitto stanno conducendo sostanzialmente soli. L’Unione Europea si dovrebbe vergognare per il sostegno non dato alle forze democratiche, per la realpolitik che ha orientato le sue scelte nei due anni post-rivoluzionari in Maghreb e Mashrek - interessata più a rafforzare gli accordi per il libero scambio che le libertà democratiche. A noi attori sociali in Europa, sempre convinti di aver tanto da insegnare a tutti, converrebbe pensare agli insegnamenti che arrivano dall’Egitto in queste ore e imparare che la democrazia va rispettata se essa rispetta i diritti democratici, economici e sociali. Altrimenti è dittatura mascherata, e contro le dittature comunque vestite si ha il dovere di combattere.


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welfare

Il welfare produce occupazione. I dati lo confermano Esiste un dato poco noto riguardo all’occupazione. In Europa, tra il 2008 e il 2012 (nel pieno della crisi) a fronte di una perdita di occupazione nei comparti manifatturieri di 3 milioni e 123mila unità l’incremento nei servizi di welfare, cura e assistenza è stato pari a 1 milione e 623mila unità (+7,8%). Ma solo alcuni Paesi europei si sono resi conto che il welfare può essere un volano per la ripresa economica. Fra questi l’Italia non c’è: al contrario essa comprime la spesa sociale, delega massicciamente l’assistenza alle famiglie, mantiene limitati e risibili gli sgravi per l’occupazione domestica e di assistenza favorendo il lavoro sommerso e senza tutele. Destinare risorse pubbliche al welfare rappresenta, contrariamente a molti luoghi comuni, un investimento. Alcuni studi recenti confermano che l’uso della spesa pubblica per creare lavoro ha effetti sull’occupazione molto

più alti e in tempi più rapidi rispetto ad altri tipi di misure: fino a 10 volte superiori rispetto al taglio delle tasse, da 2 a 4 rispetto all’aumento di spesa negli ammortizzatori sociali o alla riduzione dei contributi sul lavoro per le imprese. Un esempio di questi effetti si rileva in Francia: uno dei Paesi europei che di più ha puntato su una strategia di integrazione tra politiche di welfare e politiche per la creazione di occupazione regolare nella cura e assistenza alle persone, sostenendo la domanda

con voucher, contributi, sgravi fiscali. Nel 2011 sono state 3,4 milioni (il 13% del totale) le famiglie francesi che hanno usufruito di servizi di cura e assistenza personale. L’impatto di queste politiche ha determinato un aumento dell’occupazione regolare del 47% tra il 2003 e il 2010 (+ 330 mila unità tra il 2005 e il 2010) giungendo a occupare un milione e mezzo di lavoratori. La Rete Cresce il welfare, cresce l’Italia, promossa da 40 organizzazioni sociali e sindacali (tra cui l’Arci), ha messo ben in evidenza questi e molti altri dati avvalendosi di un gruppo di ricercatori coordinati da Andrea Ciarini dell’Università La Sapienza di Roma. Ne esce una proposta diversa e nuova per il rilancio dell’occupazione, dell’economia e per il sostegno alle famiglie italiane. I primi interessanti risultati verranno presentati in una conferenza stampa venerdì 5 luglio a Roma. www.cresceilwelfare.it

Indagine nazionale sugli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES) di Francesca Coleti

Il progetto FQTS 2013 (Formazione Quadri Terzo Settore) - promosso da Forum Terzo Settore, Consulta del volontariato presso il Forum, ConVol e CSVnet, finanziato da Fondazione Con il Sud - sta sviluppando una indagine nazionale sui BES (Indicatori di Benessere equo e sostenibile) in collaborazione con il Prof. Becchetti dell’Università di Tor Vergata e l’ISTAT. L’indagine, della durata di tre mesi, si svolge grazie ad un questionario on line che si raggiunge con il link http:// www.livesurvey.it/executesurvey. aspx?surveyID=221&mode=CAWI-1 che stiamo postando sui siti e social network delle reti promotrici e delle organizzazioni associate sia a livello nazionale che territoriale, dei quotidiani nazionali e regionali (Avvenire ha già accettato http://www.avvenire. it/Economia/Pagine/questionario-online-pil-del-benessere.aspx). Per capire come può essere utile a fare informazione e sensibilizzazione sull’argomento attraverso i nostri comitati si può anche andare sul sito www.arcicampania.net. È possibile postare il banner e linkare il

questionario tramite l’indirizzo indicato in modo da consentirne la compilazione. Fqts metterà a disposizione dei territori che lo richiedono i dati pervenuti per poterne disporre anche in modo autonomo. Come è noto i BES sono un processo all’avanguardia a livello mondiale. CNEL e ISTAT in collaborazione con le parti sociali ne hanno identificato i domini del benessere. Su ognuno di questi (12) domini (benessere economico, ambiente, qualità dei servizi, relazioni, ecc.) una

commissione di esperti ha costruito indicatori approvati e validati successivamente dalle parti sociali. La mappa degli indicatori ha portato alla prima fotografia del benessere equo e sostenibile in Italia presentata qualche mese fa.

Fqts intende far avanzare le conoscenze e introdurre un metodo partecipativo ‘dal basso’ in questa direzione. Infatti gli indicatori definiti nel BES hanno tutti peso eguale e rappresentano una sorta di compromesso medio tra le varie parti sociali, mentre con la ricerca saranno i cittadini, direttamente, ad indicare priorità che possono divenire oggetto di politiche ed interventi. Si realizzerà così un sondaggio che intercetti il maggior numero di cittadini possibile per conoscere i pesi che ciascuno di loro attribuirebbe ai singoli domini ed agli indicatori del BES. In questo modo, con l’ausilio delle successive analisi statistiche ed econometriche, si saprà come le preferenze per i vari domini del benessere cambiano a seconda di variabili sociodemografiche come genere, età, livello di istruzione, area geografica, area politica di appartenenza. Ne scaturirebbe una mappa delle preferenze degli italiani utile per i nostri politici e per i media che potrebbe essere messa ulteriormente in relazione con variabili territoriali che identifichino carenze e fabbisogni dei territori stessi.


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daiterritori

Dal 3 al 7 luglio I-MEFF al Cinema Arcadia di Melzo Il concorso di cortometraggi e nuove tecnologie è organizzato da Spazio Mem Si svolgerà da mercoledì 3 a domenica 7 luglio la quarta edizione dell’I-MEFF, International Melzo File Festival, concorso di cortometraggi e nuove tecnologie legato sin dalla nascita alla cultura digitale, alla sperimentazione, alla ricerca e utilizzo di nuovi linguaggi. Organizzato dal circolo Arci Spazio Mem, sotto la direzione artistica di Chiara Boeri, il festival si terrà come di consueto presso il Cinema Arcadia di Melzo (MI), struttura all’avanguardia nell’utilizzo di tecnologie. Ad aprire l’edizione 2013 mercoledì 3 luglio sarà il convegno dal titolo É il satellite bellezza! un momento di confronto e dibattito sul satellite quale servizio in grado di offrire nuove opportunità lavorative in ambito produttivo e nuove modalità di esperire lo sport, il teatro e la musica al cinema. Alle 21 grande inaugurazione con l’anteprima assoluta dell’ultimo film di Peter Greenaway Goltzius and the Pelican Company: direttamente dal Festival Internazionale del Film di Roma, l’opera arriva sugli schermi dell’Arcadia grazie all’I-MEFF, che lo presenta quale esempio di connubio tra la creatività autoriale, l’utilizzo di nuove tecnologie e la mescolanza di linguaggi. Sono oltre trenta i cortometraggi ad oggi selezionati per il concorso e provenienti dalle principali scuole di animazione europee ed internazionali. Anche quest’anno il festival amplia il radicamento al territorio, rafforzando il rapporto con le principali scuole di cinema milanesi e lombarde. Oltre allo IED - Istituto Europeo del Design e all’Accademia delle Belle Arti

di Brera - presente con Videozero a cura di Francesco Ballo - sarà presente anche la Scuola di Cinema e Televisione di Milano ad arricchire i giorni del festival con cortometraggi e progetti speciali di studenti ed ex allievi. Tra gli altri si segnalano il 5 luglio l’incontro con Maurizio Nichetti e Guido Orlandi sul tema del film doppio (da uno stesso script due film: uno di finzione e uno di animazione) e, sabato 6 luglio, la presentazione de Gli Abiti del Male, web series milanese in salsa thriller ambientata nel cimitero monumentale. La cross-medialità sarà affrontata grazie alla presentazione di Avevamo la Luna di Michele Mezza, il primo progetto di libro multimediale che permette al lettore di connettersi in rete a fonti ed approfondimenti, grazie alla presenza di QR code. Sabato 6 luglio giornata dedicata a Blender, il software di animazione e grafica 3d gratuito del Blender Institute che terrà un corso a ingresso libero di utilizzo del programma e presenterà Tears of Steel di Ian Hubert, in collegamento streaming da Boston con alcuni collaboratori del progetto. La performance di danza interattiva Forest Off di Andrew Quinn anticiperà le premiazioni finali di domenica 7 luglio. La giuria, presieduta da Victor Togliani, assegnerà il Premio ‘Città di Melzo’, che sarà affiancato da tre menzioni, attribuite rispettivamente da Spazio Mem, il pubblico e la giuria giovani. Tutte le proiezioni e gli eventi speciali si svolgeranno nella Sala Terra dell’Arcadia. www.imeff.org

in più giovani, diritti e lotte per il lavoro CORLEONE Il 4 luglio alle 18.30

presso l’Aula del Consiglio comunale appuntamento con Giovani, diritti e lotte per il lavoro a 120 anni dai fasci siciliani. Intervengono Leoluchina Savona sindaca di Corleone, Dino Paternostro segretario Camera del Lavoro di Corleone, Calogero Parisi, presidente cooperativa sociale Lavoro e non solo e i partecipanti al campo di lavoro sui beni confiscati. Coordina Anna Bucca, presidente Arci Sicilia; conclude Maurizio Landini, segretario generale Fiom nazionale. fb Arci Palermo

SCritti di impegno incivile VIGNOLA (MO) Al circolo Ribalta

il 3 luglio appuntamento per Letteratura Ribaltabile con Ugo Cornia, che presenterà Scritti di impegno incivile. Spread, evasori, Babbo Natale, oroscopo, vespasiani: modeste proposte per un teppismo riformatore. L’intervista è a cura di Ivan Gorzanelli. Ingresso libero per i possessori di tessera Arci. circoloribalta@gmail.com

in cerca di verità ARONA (NO) Al circolo Meltin

Pop, il 4 luglio alle 21, il presidio territoriale di Libera promuove una serata dedicata a Bruno Caccia, magistrato morto il 26 giugno 1983 per mano della ‘ndrangheta, sulla quale indagava per alcuni traffici in Piemonte. Alla serata, dal titolo In cerca di verità, interverranno la figlia, Paola Caccia, e il Procuratore della Repubblica di Novara, Francesco Saluzzo. fb Meltin Pop circolo Arci

Il concorso ‘Saluti dal Salento’ Il circolo Arci Rubik di Guagnano (LE), in collaborazione con Fotofucina e con il patrocinio del Comune di Guagnano e dell’Unione dei Comuni del nord Salento, organizza il primo concorso fotografico Saluti dal Salento. Il concorso ha l’obiettivo di promuovere e valorizzare i territori del Salento e in particolare delle Terre del Negroamaro nei loro molteplici aspetti (storico, artistico, naturalistico, culturale, enogastronomico) e raccontare attraverso la fotografia d’autore paesaggi, scorci, volti, oggetti, momenti di vita quotidiana. Il concorso si propone, quindi, di far

scoprire il territorio sia ai visitatori sia ai suoi abitanti che avranno in tal modo la possibilità di guardare con uno sguardo diverso ciò che li circonda. Sono accettati scatti appartenenti a diverse categorie di fotografia: dalla street photography ai paesaggi, senza porre limitazioni all’estro creativo dei partecipanti che avranno come fine raccontare il territorio attraverso i propri occhi. La partecipazione è gratuita ed aperta a tutti gli appassionati di fotografia, professionisti e non. Tutte le opere dovranno pervenire entro il 20 luglio. www.arcirubik.it

pop coop BOLOGNA Scattati una foto con

il prodotto a marchio Coop che più ti rappresenta: a lanciare l’iniziativa Pop Coop, promossa da Coop Adriatica per promuovere stili di vita e di consumo sostenibili e solidali. Fino al 31 luglio per ogni immagine ricevuta, Coop Adriatica devolverà 0,50 centesimi ad Arci Bologna a sostegno di iniziative a favore dei giovani. Le foto saranno pubblicate sui profili Facebook, Twitter e Istangram di PopCoop.Scegli un prodotto, immortalati e invia lo scatto. popcoop@gmail.com


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daiterritori

musica, dibattiti, testimonianze

rivolte

Una settimana di iniziative all’Open Source per festeggiare i tre anni di vita del circolo

Federica Sossi al Thomas Sankara

Una settimana di iniziative, dal 1° al 7 luglio, per festeggiare il terzo anno dalla nascita del circolo Arci Open Source a Bisceglie (BT). Appuntamento presso la sede del circolo in via Ruvo: si inizia il 1° luglio con Parole e libri sotto le stelle, serata dedicata ai libri e rivolta a tutti gli amanti della lettura, con un workshop gratuito di scrittura creativa a cura di Giustina Porcelli, scrittrice di origini biscegliesi, e l’inaugurazione della neonata biblioteca del circolo, attiva da poche settimane grazie alle donazioni gratuite di soci, amici e simpatizzanti dopo tre anni di raccolta, selezione e catalogazione da parte dei volontari. C’è spazio anche per il bookcrossing: tutti i partecipanti possono portare libri da mettere a disposizione della biblioteca o da ‘liberare’ negli appositi spazi dedicati. Il 2 luglio la serata è dedicata alle attività olistiche: con Om room meeting, spazio alle discipline volte alla cura del benessere psico-fisico, con sessioni di esercizi corpo - mente (meditazione, respiro, chi kung), medicina tradizionale cinese, approfondimento sulle tisane estive con degustazione di un’alternativa naturale alle bevande gassate. Si continua il 3 luglio con La felicità esiste se condivisa, momento di conoscenza delle realtà di volontariato attive sul territorio: i volontari di Amnesty Bisceglie, Arcigay, Biciliae e Libera Bisceglie presenteranno, attraverso video e testimonianze dirette, iniziative e obiettivi che portano avanti, a livello locale e nazionale e che in questi tre anni hanno condiviso con i soci dell’Open Source. Il 4 luglio un momento ricreativo con aStare, serata dedicata alla voglia di stare insieme, di chiacchierare, di giocare e condividere. Convinti più che mai che la creatività nasce anche dall’ozio, sarà un giovedì sera senza concerti, corsi, dibattiti o iniziative ma con giochi e tornei gratuiti, come quelli di ping pong, biliardino, Fifa e Lupus in tabula. Non poteva mancare, a coronamento di tre anni costellati da decine di appuntamenti di questo tipo, la serata dedicata alla musica: venerdì 5 luglio la pineta della sede di via Ruvo ospiterà una jam session con tutti i musicisti che in questi anni si sono avvicendati sul palco del circolo e con tutti gli appassionati: aspiranti chitarristi, improvvisati tamburellisti, vecchi amici, passanti e nuovi soci…chiunque potrà abbracciare uno strumento e dare libero sfogo alla propria creatività. Si conclude domenica 7 luglio con Ricomincio da t(r)e!, vera e propria festa di compleanno di Open Source. A renderla tale non mancherà la musica, con una tribute band di Rino Gaetano, cena sociale a partire dalle 21, estrazione dei premi della lotteria, il tutto accompagnato da varie e coloratissime bancarelle di associazioni amiche di Open Source e di piccoli artigiani locali. fb OpenSource Bisceglie

Summer camp a Grottaglie Quest’anno EstateInsieme, la consueta attività estiva dell’Arci Grottaglie, si unisce al Summer Camp Grottaglie-Gaza. Dopo la bellissima esperienza dell’estate scorsa, anche quest’anno Arci Grottaglie, insieme al Comune e alla Scuola Collodi, accoglie il gruppo palestinese del Remedial Education Center di Jabalija. I bambini palestinesi, 7 maschi e 7 femmine dai 9 ai 12 anni, sono arrivati il 1° luglio accompagnati dai loro maestri ed educatori dopo un lungo viaggio per uscire da Gaza, raggiungere Il Cairo ed imbarcarsi per Roma, e da lì arrivare a Grottaglie. Fino al 13 luglio i bambini del gruppo EstateInsieme, con i piccoli palestinesi, potranno andare al mare (4 giorni a settimana), giocare all’interno del Campus Savarra e partecipare ai laboratori pomeridiani di origami, disegno e pittura, ed altro. Oltre a godere del giusto divertimento dopo un anno scolastico, potranno scambiare le proprie esperienze con quelle completamente diverse di loro coetanei che vivono condizioni di vita e di studio molto difficili e precarie. fb Arci Grottaglie

Per il ciclo Rivolte, il 5 luglio alle 19 al circolo Thomas Sankara di Messina conversazioni a partire dal libro Spazi in migrazione. Cartoline da una rivoluzione curato da Federica Sossi. Il libro presenta le rivoluzioni arabe, e in particolare quella tunisina, da una prospettiva spesso messa al margine, quella dei migranti, qui descritti come parte integrante del processo rivoluzionario.

La terrazza dei diritti Con una lettera a tutti i consiglieri comunali pontremolesi, il circolo Arci Babel La casa dei popoli lancia la campagna Terrazza dei Diritti, iniziativa che punta a fare di Pontremoli una ‘città dell’accoglienza’. L’idea è di trasformare l’ampio terrazzo del Palazzo Comunale affacciato su piazza della Repubblica in uno spazio in cui possano avere visibilità iniziative di sensibilizzazione in difesa dei diritti negati. Arci Babel propone, per cominciare, di dedicare attenzione ai diritti dei profughi respinti illegalmente in mare, al centro delle drammatiche cronache di questi giorni e tema a cui il circolo ha dedicato attenzione e risorse fin dalla propria fondazione. Nella lettera si chiede a tutti i consiglieri comunali di proporre un ordine del giorno per esprimere solidarietà alle vittime di respingimenti e pratiche irregolari di riconoscimento in cui si richiami con forza il rispetto del diritto internazionale. In attesa di riscontri, la campagna è già partita anche sul web e sui social network con l’hashtag #terrazzadeidiritti e sta ottenendo positivi riscontri anche fuori dal territorio lunigianese.


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società

Diritti in Europa XIX Meeting Internazionale Antirazzista di Antonio Cannata Arci Toscana

Mia 2013. Edizione numero 19. Diritti in Europa. Tra conferme e novità, sono tre i punti principali da ricordare. Innanzitutto la prosecuzione della battaglia per la cittadinanza di ragazze e ragazzi nati in Italia e un’estensione del ragionamento, da qui il sottotitolo scelto quest’anno, Dalla Fortezza Europa all’Europa aperta e inclusiva. In secondo luogo la sperimentazione di nuove location. La manifestazione antirazzista dell’Arci lascia la tradizionale area della Cecinella e si diffonde per Marina di Cecina, scegliendo come ‘base’ (punto info, accoglienza, con alcuni incontri) il circolo Arci Il Risorgimento (piazza Sant’Andrea), una prestigiosa sede come la Villa Ginori (per gli incontri più importanti) e largo Cairoli (piazza centrale di Cecina Mare), dove verrà allestito il palco degli spettacoli come la postazione dei concerti. Infine, il necessario confronto con la crisi, che da un lato porta ad una contrazione dei giorni di svolgimento del Meeting, passando così dalla tradizio-

nale settimana al formato 5 giorni (dal 10 al 14 luglio), e dall’altro aggiunge una dose ulteriore di sobrietà consona ai tempi che stiamo attraversando. Certamente, il momento più importante per fare il punto sulla questione dello ius soli sarà l’appuntamento presso Villa Ginori nel pomeriggio di venerdì 12 luglio (ore 17), quando la Ministra per l’Integrazione Cécile Kyenge parteciperà ad una discussione assieme ad alcuni parlamentari del centro-sinistra. L’iniziativa farà il paio con quella di respiro europeo per rilanciare la campagna sui diritti dei migranti L’Europa sono anch’io. Fondamentali rimarranno gli spazi formativi per operatori e non, che contraddistinguono il meeting: Unida (Università sul Diritto d’Asilo) e FrontEXIT. Così come il Meeting si confermerà essere luogo di elaborazione di politiche e prassi per la Toscana sul fronte dell’accoglienza e dell’inclusione. L’incontro di apertura, nella mattinata del 10 luglio, sarà, per esempio, una discussione su come i cittadini toscani percepiscono

l’immigrazione. La fine di ogni giornata sarà segnata dal consueto appuntamento con gli spettacoli. Il palco centrale alternerà musica e cabaret (come già detto, in largo Cairoli), ospiterà Dario Vergassola in Sparla con me (mercoledì 10 luglio), I Gatti Mezzi in Vestiti leggeri tour (giovedì 11 luglio), Nada accompagnata dai Criminal Jokers in Lunatico Cosmico (venerdì 12 luglio), Camillocromo in Musica per Ciarlatani, Ballerine e Tabarin (sabato 13 luglio) con una chiusura della manifestazione (domenica 14 luglio) affidata a una delle band più importanti della scena musicale italiana: Tre allegri ragazzi morti (Nel giardino dei fantasmi tour). Il Meeting Internazionale Antirazzista è organizzato da Arci e Regione Toscana con il contributo di Provincia di Livorno, Comuni di Livorno, Bibbona, Castagneto Carducci, Cecina, Rosignano Marittimo, San Vincenzo, Cesvot, UNAR. meeting.arcitoscana.it

il libro I Signori della Green Economy. Neocapitalismo tinto di verde e Movimenti glocali di resistenza di Monica Di Sisto e Alberto Zoratti / Emi Editore Green Economy: dietro alla retorica esistono grandi contraddizioni, furberie e veri e propri imbrogli, che bisogna saper disvelare per separare la buona economia ecologica, capace di futuro e di benessere per tutti, da un più rischioso marketing Green. I Signori della Green Economy. Neocapitalismo tinto di verde e movimenti glocali di resistenza è un libro di inchiesta, di denuncia e di proposta. Le prefazioni sono di Maurizio Gubbiotti, dirigente di Legambiente, e di Maurizio Landini, segretario generale della Fiom. Edito da Emi, gli autori sono Monica Di Sisto e Alberto Zoratti, rispettivamente vicepresidente e presidente dell’organizzazione ecosolidale Fairwatch, ed esperti di economia internazionale e transizione ecologica. A due anni dal disastro di Fukushima, che ha messo la parola fine ad ogni velleità di rilancio in grande scala della tecnologia nucleare, e in piena crisi economica e sociale, i decisori politici e i grandi capitani d’industria guardano all’opportunità del nuovo millennio: garantire crescita economica e buoni profitti facendo leva sulla crisi ecologica e sulla crescente sensibilità ambientale di sempre maggiori fette di consumatori. «Nel libro si evidenzia come la corsa all’oro si stia concentrando sulla natura e sui suoi elementi» sottolinea Maurizio Gubbiotti, «come crisi ambientale e climatica minacciano la nostra capacità di futuro e, con cinismo e freddezza, c’è già chi sta provvedendo a trasformarla in business». «Oggi - ricorda Maurizio Landini - viviamo un’epoca in cui il valore del lavoro è stato prima aggredito e poi condannato a cedere il passo a una modernità virtuale, in primis quella finanziaria, che ha significato più sfruttamento e meno diritti, il tutto incentrato su ricatti sempre più grandi. Se poi il modello è green, fa solo indignare di più». Ma parte della società sta cominciando a reagire. Sono «movimenti, associazioni, uomini e donne con idee e pratiche diverse» conclude Landini, «che si adoperano per cambiare questo mondo e per dire ai signori che dominano il pianeta che la storia non è finita, non ancora. Si troveranno insieme a lottare? Io credo di sì».

arcireport n. 26 | 2 luglio 2013 In redazione Andreina Albano Maria Ortensia Ferrara Carlo Testini Direttore responsabile Emanuele Patti Direttore editoriale Paolo Beni Progetto grafico Avenida Impaginazione e grafica Claudia Ranzani Impaginazione newsletter online Martina Castagnini Editore Associazione Arci Redazione | Roma, via dei Monti di Pietralata n.16 Registrazione | Tribunale di Roma n. 13/2005 del 24 gennaio 2005 Chiuso in redazione il 2 luglio alle 17.30 Arcireport è rilasciato nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione | Non commerciale | Condividi allo stesso modo 2.5 Italia

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