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d e l l ’ A r c i anno XI - n. 22 4 giugno 2013

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Il giusto costo della politica

È Primavera anche in Turchia

H La proposta di abolire il finanziamento pubblico dei partiti sta suscitando vivaci discussioni e merita un ripensamento sui rischi e le ambiguità che contiene. Non c'è dubbio che la caduta di fiducia nei partiti, insieme ai recenti scandali sull'uso illecito dei contributi, facciano sì che tale provvedimento incontri il favore di gran parte dell'opinione pubblica. É ormai evidente, da parte di una società sofferente sotto il peso della crisi, l'ostilità verso i politici percepiti come responsabili di questa situazione. Ma non possiamo non vedere come questa rabbia sia abilmente orientata dai media, non a caso tutti di proprietà delle maggiori lobby economiche, uniti nell'additare come causa di ogni male i partiti e non già le profonde ingiustizie sociali. Perché fanno scandalo gli stipendi dei politici e non le rendite degli speculatori e dei super manager pubblici? Attenzione, la scomunica dei partiti non viene solo dal basso, ma anche dai poteri forti che sono i primi responsabili del disastro italiano. Ci sono verità innegabili: la politica è utile, serve a mediare gli interessi particolari in nome del bene comune; la politica costa, perciò per garantirne l'autonomia viene finanziata con risorse pubbliche in tutte le democrazie europee. Ma anche questo non basta a scongiurare i condizionamenti dei gruppi di interesse se mancano norme sul conflitto di interessi, sulla trasparenza e tracciabilità dei finanziamenti, sulla rendicontazione dell'uso dei fondi pubblici. Tanto più nell'epoca della proliferazione di partiti azienda guidati da leader padroni, eliminare il finanziamento pubblico accresce il rischio che siano i soldi più che le idee a orientare il confronto politico. Sostituire i contributi pubblici con quelli privati non porterà i partiti a riavvicinarsi alla società, ma ad inseguire il denaro, e chi ne dispone avrà ancor più modo di condizionarne le scelte. La stessa misura sul due per mille è solo apparentemente equa, perché c'è differenza fra il due per mille di un pensionato e quello di un miliardario. Affinché la politica torni ad essere un servizio al bene comune c'è bisogno di ricostruirne la capacità di rappresentanza sociale. Blandire l'antipolitica con misure punitive dei partiti finisce per aggravarne la crisi. Servono invece regole stringenti su trasparenza delle spese e democraticità dei processi decisionali, perché sia garantito a tutti, ricchi o poveri che siano, di partecipare e decidere, come dice la Costituzione. Paolo Beni

La battaglia d'Istanbul in difesa di seicento alberi, novecento arresti, mille feriti, quattro accecati per sempre, la battaglia d' Istanbul è per gli innamorati a passeggio sui viali, per i pensionati, per i cani, per le radici, la linfa, i nidi sui rami, per l' ombra d' estate e le tovaglie stese coi cestini e i bambini, la battaglia d' Istanbul è per allargare il respiro e per la custodia del sorriso. Erri De Luca

Le parole di Erri De Luca ci accompagnano mentre seguiamo con partecipazione e solidarietà la rivolta democratica in Turchia. Quinto giorno, tre persone morte, cinque in fin di vita, centinaia di feriti secondo Amnesty International che denuncia la violenza contro i manifestanti e gli arresti di massa. Intanto la protesta dilaga e si trasforma nel più grande movimento di contestazione al governo di Erdogan, al tentativo di islamizzare il paese, all’autoritarismo, alla mercificazione avanzante. Il contrasto tra la violenza del cemento, della devastazione ambientale e le aspirazioni dei cittadini appare evidente. Da una parte la furia del profitto, dall'altra la difesa della vita e della libertà. E la parte migliore che prende la parola, per difendere il bene comune. Studenti, donne di qualunque età, sindacati, insieme agli artisti e ai poeti.


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Gambe di popolo per un progetto europeo alternativo resi uno per uno, i pezzi di un progetto alternativo europeo ci sono tutti. Una parte di essi è riconquista di ciò che il liberismo ha distrutto: lo stato sociale. Una parte arriva invece dai pensieri e dalla pratiche sociali per un cambio di paradigma, a partire dalla tragedia climatica che incombe sul pianeta. Democrazia, diritti e legalità devono essere gli aghi della bussola. Finanza imbrigliata e ricchezza distribuita, servizi pubblici, reddito, beni comuni e difesa del territorio segnano la rotta da seguire. Al timone deve tornare il pubblico - uno stato non più piramide ma rete di partecipazione. E allora, perché non ce la facciamo? Perché l'oligarchia europea continua ad occupare la scena? Dopo aver desertificato l'Europa di diritti e democrazia, adesso hanno deciso che è tempo di lenire le ferite, e fanno balenare il sogno della crescita. Senza mettere in discussione Fiscal Compact e pareggio di bilancio, con i poteri di indirizzo degli stati ridotti a zero, saranno i mercati ad approfittare della gigantesca svendita di umani, comunità e territorio che l'austerità ha prodotto. Questo non ce lo dicono, ma sanno che gli avversari hanno poca voce, e soprattutto che

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sono divisi. E questa è l'importanza dell'Altersummit di Atene, il grande incontro europeo di sindacati, associazioni e movimenti di venti paesi europei che si terrà l'8 e il 9 giugno. Nessuno si illude che Atene segnerà la soluzione del problema. Ma tutti gli attori sociali che saranno lì hanno chiaro il problema: a un progetto europeo alternativo servono gambe su cui camminare. Gambe di popolo. Fino a ora ci hanno diviso, messi in concorrenza, convinti a cercare di salvarsi da soli. Preso uno per uno, ci ammazzano meglio. Chi tiene in piedi le resistenze e le buone pratiche nella crisi, sta - con qualche rara eccezione - rinchiuso nei confini del proprio conflitto, schiacciato dalla fatica del quotidiano. Un vero demos europeo non siamo mai stati. Un rumeno e un bulgaro sono ancora migranti, nella nostra testa, non concittadini. Una comunità mediterranea - la nostra unica possibile salvezza, nella Europa pluricentrica di cui c'è bisogno - esiste ancor meno. Conoscerci, riconoscerci e unirci. Questo è la prima e strategica necessità politica che ad Atene affronteremo. Abbiamo firmato insieme un Manifesto (aperto all'adesione di chiunque lo condivida), e questo è un

primo passo. Ad Atene cercheremo le strade per renderlo popolare, perché senza una riappropriazione cittadina dello spazio europeo non vinceremo mai. Uno strumento utile lo abbiamo già individuato. Si chiama solidarietà. Siamo un continente famoso per la grande partecipazione cittadina nelle azioni di solidarietà internazionale. Abbiamo sempre saputo che il nostro contributo non avrebbe davvero mutato le cose. Ma rompeva il senso di isolamento delle vittime e costruiva ponti. La stessa cosa oggi possiamo fare fra noi europei, fra popoli e persone schiantate dalla crisi. In Grecia sono nate centinaia di associazioni di mutuo soccorso, dove chi non ha niente aiuta chi non ha niente. Sono cose preziose, che ricostruiscono coesione sociale e senso di comunità. Queste associazioni non chiedono carità, chiedono vicinanza da parte di chi, in tutta Europa, gli oligarchi li combatte, ed è impegnato ad arginare i danni sociali che producono. Per farsi forza a vicenda e sentirsi dalla stessa parte. Cento gemellaggi, per iniziare. Possiamo provare insieme a farlo? Info: www.altersummit.eu

Fermiamo l’austerity! di Stefano Maruca, responsabile Ufficio Internazionale Fiom-Cgil ermiamo l'austerity prima che l'austerity distrugga la democrazia! Rispondendo a questo appello il 7 e 8 giugno prossimi una vasta rete di organizzazioni della società civile, associazioni, movimenti, sindacati si sono dati appuntamento ad Atene per un Alter Summit. Un vertice altro rispetto a quelli della Troika e delle istituzioni internazionali, che dalla capitale greca si rivolgerà ai popoli d’Europa per rivendicare la fine delle politiche anti sociali e anti ecologiche promosse dai governi e dalle istituzioni europee, e proclamare l'urgenza di una inversione di rotta, di scelte politiche totalmente diverse sul piano economico e per il loro segno sociale, politiche capaci di ricostruire un progetto di Europa basato su ‘solidarietà, uguaglianza e vera democrazia’. Alter Summit raccoglie ad Atene un fronte ampio ed eterogeneo, rintracciabile solo nell'esperienza dei Forum Sociali, ma con una novità a mio avviso significativa. La novità di maggior rilievo di questo evento non è nelle analisi sulla crisi e i suoi responsabili, né nelle pur interessanti proposte di merito contenute nel Manifesto dei popoli, ma nel fatto che queste analisi e proposte si esprimano come una piattaforma comune ed esplicitamente europea, e che Alter Summit si proponga come motore di un processo di convergenza fra le

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diverse soggettività oggi in campo nei vari paesi contro le politiche liberiste e antidemocratiche della Troika, un processo per costruire una azione europea con obiettivi e modalità condivisi, capace di cambiare il corso della politica europea. L'asimmetria di potere fra i pochi che prendono le decisioni e i molti che ne patiscono le conseguenze (voi G8 noi 6 miliardi era lo slogan del movimento già a Genova 2001), esprime efficacemente la crisi sostanziale della democrazia parlamentare, ma evidenzia altresì il problema della impotenza politica dei movimenti antiliberisti, pur a fronte di una caduta di credibilità e di consenso, più o meno ampia in tutta Europa, verso le attuali istituzioni europee e verso i tradizionali partiti politici che si alternano ai Governi nazionali. Tutti i misfatti e le responsabilità del capitale finanziario e delle grandi multinazionali sono noti fin nei minimi dettagli, l'indignazione verso banchieri e politici è generalizzata, il consenso alle politiche di austerità è basso in tutta Europa (in particolare nei paesi mediterranei ma perfino in Germania ci sono segni evidenti di ripensamento) eppure pare non ci siano alternative possibili, comunque non abbastanza credibili e forti da imporsi. La Fiom parteciperà ad Atene con lo stesso intento con cui ha promosso la manifestazione del 18 maggio,

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richiamare l'urgenza del cambiamento necessario e contribuire con la propria iniziativa e le proprie proposte alla costruzione di un movimento di massa capace di cambiare il segno sociale dell'agenda politica europea, riscrivendola intorno alle parole chiave di democrazia, beni comuni, lavoro, diritti, uguaglianza, solidarietà, parole in grado di restituire senso alla parola futuro anche per i tanti giovani oggi disoccupati o prigionieri della precarietà. Un motivo di speranza ci viene dalle manifestazioni dei giorni scorsi da Lisbona a Francoforte, così come dalla vera e propria rivolta popolare di Istanbul. Queste lotte sono il segno della vitalità e potenziale ampiezza dei movimenti e della opposizione popolare alla dittatura dei mercati e alle politiche di rigore finanziario e di privatizzazione dei beni comuni. Non si spiegherebbe l'ampiezza e la virulenza della protesta di Istanbul senza la consapevolezza popolare che dietro la decisione di sacrificare quel parco c'è un Governo che in modo sempre più brutale e autoritario rappresenta solo l'interesse di una elite economico finanziaria. E a questo ci si ribella! Ad Atene il 7 e 8 giugno Alter Summit può essere l'avvio di un processo positivo di sedimentazione delle tante lotte e delle tante soggettività in un progetto comune di trasformazione per un Europa sociale.


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Dopo 67 giorni chiude la prima parte della Carovana antimafie, ricordando le stragi del 1993 67

giorni dalla partenza e la Carovana antimafie chiude la sua prima fase. Ben presto dovremo risalire sui nostri furgoni per affrontare la parte restante, tutta francese. La scelta della chiusura in contemporanea a Firenze, Milano, Roma serve per fare memoria: sono le tre città in cui esplosero le bombe del 1993. Tre città oltre quella linea della palma tanto evocata da Sciascia. Una risalita, quella delle palme, divenuta l’immagine più suggestiva e profetica per raccontare l’avanzamento delle mafie e la loro trasformazione. Le stragi del 1993 colpirono un Paese disorientato da ‘Tangentopoli’ e ancora stordito dalle tragedie di Capaci e via D’Amelio. Sembravamo tutti immobili eppure l’anno dopo è partita, su impulso di Arci Sicilia, la Carovana antimafie, poi son nate Libera e Avviso pubblico e nel 1996 abbiamo avuto, spinta da un milione di firme, la legge d’iniziativa popolare per il riuso sociale dei beni confiscati. La Carovana antimafie è nata perchè chi ha visto le stragi e gli omicidi di mafia ha voluto proteggere più la memoria che gli occhi.

Continuiamo questo viaggio da quasi vent’anni per gli stessi motivi, macinando chilometri, città e stagioni: custodire, attualizzandoli, i valori e l’impegno di quella lunga fila di martiri, fatta di giornalisti, amministratori pubblici, poliziotti, imprenditori, sindacalisti, operai, magistrati. La Carovana è uno strumento straordinario per conoscere meglio la trasformazione delle mafie ma anche quella dei suoi migliori anticorpi a partire dalle buone pratiche di cittadinanza. In 67 giorni abbiamo incontrato l’Italia che in molti danno come spacciata; come se ci volessero convincere che in fondo siamo tutti indifferenti, un popolo incancrenito dalle mafie e dalla corruzione. Attraversare l’Italia con dei furgoni aiuta a scovare le trincee di quelli che questo Paese lo tirano per i capelli e se lo trascinano via ogni volta che prova a lasciarsi affascinare dalla ‘banalità del male’. Serve a capire che per sconfiggere le Mafie (e le loro sorelle, Evasione fiscale e Corruzione), abbiamo gli strumenti, le persone e soprattutto abbiamo la memoria. In carovana incontri l’amministratore onesto, la cooperativa che gestisce

il bene confiscato, l’operatore sociale e il sindacalista che fanno della professione un impegno. Ma non ne parla quasi nessuno, non fanno notizia. Persone che sembrano abitare un universo parallelo. La tv e i giornali ci inondano di storie effimere, di vite astratte, di carriere che hanno come unico obiettivo il denaro. Oppure raccontano storie di omicidi terribili. Un modello che, nel migliore dei casi, erge il bene a esempio solo quando è annientato dal male. Sarebbe auspicabile che quotidianamente tutti i telegiornali potessero chiudere con ‘un’edizione ordinaria’: una storia di impegno, di buona cittadinanza, di dedizione al lavoro. Magari qualcuno inizia ad appassionarsi alle vicende di queste donne e di questi uomini sconosciuti, qualcuno si convince che può esistere altro, una società alternativa alle mafie ed alla corruzione. Per battere le mafie, scriveva Bufalino, «bisognerebbe arruolare un esercito di maestre elementari». Proporrei di aggiungere un battaglione di operatori dell’informazione. Info: cobianchi@arci.it

Centomila firme per ‘Io riattivo il lavoro’ utelare i lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata. Offrire nuova vita a queste realtà economiche e produttive, valorizzando lo straordinario potenziale che hanno in dotazione. È questo l'obbiettivo della proposta di legge di iniziativa popolare per l'adozione di «misure per favorire l'emersione alla legalità e la tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata», promossa dalla campagna Io riattivo il lavoro e consegnata alla Camera dei deputati forte delle oltre 100mila firme raccolte. Una campagna promossa da un vasto fronte di associazioni impegnate quotidianamente sul terreno della legalità - a partire dalla Cgil insieme ad Anm, Libera, Arci, Acli, LegaCoop, Avviso Pubblico, Centro Studi Pio La Torre e SoS Impresa - con l'obiettivo di trasformare le aziende sequestrate e confiscate in presidi di legalità democratica ed economica, capaci di garantire lavoro dignitoso e legale. Lanciata lo scorso mese di ottobre, la campagna ha attraversato l'intero paese, raddoppiando così, nel giro di pochi mesi, la mole di firme necessarie (50mila) per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare. La condizione in cui versano i lavoratori di queste aziende, nonché la sorte di queste ultime, è in alcuni numeri diffusi nel corso

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della conferenza stampa di presentazione. Le imprese confiscate in via definitiva, secondo i numeri dell'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, sono 1.708 mentre quelle sequestrate potrebbero essere dieci volte tanto. Quanto invece ai lavoratori coinvolti, ad oggi l'Agenzia, per sua stessa ammissione, si è dichiarata impossibilitata a quantificarne il numero. Facendo una stima al ribasso i lavoratori dovrebbero essere più di 80mila. Dando per buone le stime dell'Agenzia relative al fallimento del 90% di queste aziende, il quadro che emerge è devastante: circa 72mila lavoratori coinvolti. «Abbiamo bisogno di una legislazione che sostenga l'attività di emersione alla legalità di aziende sequestrate e confiscate alla mafia», ha spiegato in conferenza stampa alla Camera la segretaria confederale Cgil Serena Sorrentino, sostenendo che «bisogna dare certezze ai lavoratori e rimettere queste aziende, queste realtà produttive, in un circuito di legalità». Il messaggio quindi che la campagna e la proposta di legge vogliono veicolare è che esiste un modo per combattere le mafie, ed è per l'appunto dare centralità al lavoro. Come spiega anche Alessandro Cobianchi, coordinatore Area legalità democratica dell’Arci: «Non possiamo più perdere tempo. Non è possibile vedere ancora esposti in molte aziende i cartelli

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‘Era meglio quando c’era la mafia’. Con il viaggio che la Carovana Antimafie ha fatto in giro per l’Italia, ci è capitato di vedere molte aziende confiscate e di incontrare molti lavoratori, vero motore del funzionamento di quelle aziende, anche in assenza di una legge che li tutelasse. Però ora è urgente cambiare le cose. Il numero impressionante di firme raccolte lo dimostra». Per questo la proposta di legge vuole promuovere strumenti di tutela per i lavoratori e per quelle stesse attività produttive sequestrate alle mafie. Elementi da non svilire e dissipare anche perché, come recita lo stesso messaggio della campagna, ‘le aziende confiscate alla mafia sono un bene di tutti’. Ecco perché tutto ciò sarebbe possibile attraverso misure, in estrema sintesi, come: costruire una banca dati nazionale che ne tuteli la posizione di mercato, sostenere il percorso di reinserimento dei lavoratori, favorire la riconversione e la ristrutturazione aziendale, agevolare l’emersione dei rapporti di lavoro irregolari. Allo stesso tempo la campagna Io riattivo il lavoro sostiene l'importanza di incentivare la costituzione di cooperative dei lavoratori disposti a rilevare l’azienda oggetto della confisca e favorire, per gli stessi, un adeguato percorso di formazione e aggiornamento. Info: www.ioriattivoillavoro.it


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I diari dall’Emilia Romagna a cura dei carovanieri Consuelo Cagnati e Marco Cortesi

27 maggio

28 e 29 maggio

L'arrivo di Carovana è stato di buon auspicio. Liceo Ariosto di Ferrara. Questa è una mattinata speciale, che si tinge di colori e obiettivi forti: la creazione di un nuovo presidio studentesco. A portare la loro testimonianza sono arrivati Alessandro e Fabia, del Presidio Studentesco di Bologna Mauro Rostagno: raccontano ai loro coetanei di come la loro esperienza nel movimento sia iniziata nel 2010, nel campo di lavoro sul bene confiscato dedicato a Bruno Caccia. Dal Liceo Fermi partono in due. Da quella esperienza, in loro si accende qualcosa, i loro occhi brillano di una luce diversa. Ritornano a Bologna e fondano un Presidio: sono partiti in due, oggi i ragazzi che aderiscono a Libera sono circa un centinaio. Il movimento si allarga, e questa mattina con l'arrivo di Carovana, si compie un altro passo: nascerà un nuovo presidio al Liceo Ariosto. Un passo dopo l'altro. E noi ci rimettiamo in viaggio. Il pomeriggio arriviamo a Forlì, alla Fabbrica delle Candele. Una grande rete ci accoglie. «Liberiamo l'Italia con l'onestà». È quanto hanno scritto i bambini sul lenzuolo che hanno donato ai carovanieri. Il lenzuolo della legalità, che da oggi verrà esposto in tutte le nostre tappe. Un pezzettino di loro, in viaggio con noi. Poi si aprono i tavoli di lavoro: usura e autotrasporto, welfare e crimine, gioco d'azzardo. Con un concerto si è conclusa una giornata che è iniziata con le note giuste. Info: www.carovanaantimafie.eu

Arriviamo a Rimini per il flash mob in viale Ceccarini, presso il luogo dove, durante una sparatoria, fu ferito Lentini. Non vedo, non sento, non parlo sono i gesti che scandiscono i momenti in cui a terra una ragazza disegna la sagoma di un uomo. Al megafono parole di giustizia e di corresponsabilità, parole che invitano la cittadinanza a trasferirsi all’Arboreo Cicchetti di Riccione. Patrick Wild ci racconta la sua tesi di laurea sulla criminalità organizzata in Emilia Romagna dagli anni ’70 ad oggi. Particolarmente toccante è la testimonianza di due membri del Comitato Testimoni di Giustizia. «Siamo abbandonati dallo Stato». Già lo Stato, che invece di proteggerli, spesso li abbandona senza scorta e con programmi di protezione sempre più deboli. Mi tornano in mente le parole che Saveria Antiochia scrisse al Presidente della Repubblica, dopo la morte di suo figlio, nella scorta di Ninni Cassarà: «Li avete abbandonati». La giornata volge al termine, c’è un apericena con i prodotti di Libera Terra. Sapori genuini che servono a lenire l’amaro lasciato in bocca dal racconto dei testimoni di giustizia. Il 29 ci spostiamo a Gambettola, ‘paesone’ romagnolo. Il circolo Arci che ci accoglie è situato in un ex macello arredato quasi interamente con materiale riciclato. All’incontro partecipano il sindaco, rappresentanti di Avviso Pubblico, di Libera, dell’Arci e dello Spi-Cgil, oltre a due ragazze che ci hanno raccontato la loro esperienza nei campi antimafie. La serata si è conclusa con il concerto di un gruppo locale.

30 maggio

Le manifestazioni di chiusura

Appuntamento ai Giardini Falcone e Borsellino di Piacenza. È questo il luogo simbolico designato per l’arrivo di Carovana Antimafie. Ci spostiamo prima in Piazza Cavalli per un incontro con le Istituzioni, e poi alla cooperativa Sant’Antonio. Il dibattito di oggi è incentrato sul gioco d’azzardo in un incontro pubblico con Daniele Poto, autore del dossier Azzardopoli. Le parole sono pietre. Daniele Poto sottolinea l’importanza delle parole: non è corretto chiamare il gioco d’azzardo «ludopatia». In realtà si tratta di una vera e propria patologia. Da qui la testimonianza di Maurizio Avanzi che lavora al Sert di Cortemaggiore. Daniele Poto dice che in televisione, per promuovere il gioco d’azzardo, lo slogan è: «Ti piace vincere facile». Noi invece dobbiamo ribadire «Mi piace vincere difficile»: solo con il sudore e la fatica si possono raccogliere i frutti di un lavoro onesto e pulito. Il focus del discorso si sposta sull’analisi del problema sul territorio. E questo è importante, è dal nostro territorio che dobbiamo mantenere costantemente alta l’attenzione, per poter scegliere con cognizione di causa e in libertà da che parte stare. Si sta per concludere il dibattito, sono tanti i giovani del coordinamento provinciale. L’accoglienza è delle migliori, la giornata si conclude con una buonissima cena con assaggi di piatti tipici locali.

Roma, Firenze e Milano sono le città in cui si terranno in contemporanea iniziative di chiusura della Carovana antimafie, che interrompe il suo viaggio per riprendere il suo cammino ad ottobre con alcune tappe francesi. A Roma l’appuntamento è il 7 giugno al circolo Arci Forte Fanfulla, dove ci sarà la proiezione di A29 di Vincenzo Ardito e Daniela Baldassarre, corto vincitore del Premio ‘Antonio Montinaro’ prodotto da Arci Puglia in collaborazione con Ucca, Libera e associazione Nomeni per Antonio Montinaro. A seguire, dibattito con gli interventi dei registi, del coordinatore della Carovana Alessandro Cobianchi, di Andrea Campinoti presidente di Avviso Pubblico, di Roberto Iovino della Cgil e di Ferdinando Secchi di Libera Roma. In serata il concerto di Bobsleigh Baby live+Wildmen dj set. A Firenze l’istituto d’Arte di Porta Romana accoglierà, il 6 giugno dalle 11 alle 13, interventi e testimonianze dei promotori locali dell’iniziativa: Giovanna Maggiani Chelli dell’associazione Vittime della strage dei Georgofili, Francesca Chiavacci di Arci Firenze e don Andrea Bigalli di Libera, Renato Scalia e nonna Betta della Fondazione Caponnetto, Angelo Corbo della scorta del giudice Falcone, rappresentanti dei sindacati e delle istituzioni. Infine, a Milano sempre il 6 giugno, diversi gli appuntamenti nel corso della giornata in alcuni luoghi simbolo dell’antimafia: ai giardini ‘Falcone e Borsellino’ in via Benedetto Marcello, al bene confiscato di via Jean Jaures, all’albero in ricordo di Lea Garofalo presso la biblioteca del Parco Sempione, per concludere al Carroponte di Sesto San Giovanni.

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Il ruolo della cultura nel processo di transizione democratica in Tunisia iù di 70 persone hanno partecipato lo scorso 25 e 26 maggio a Sousse all’azione comune promossa dal nodo tunisino della Fondazione Anna Lindh. Il forum, curato in maniera egregia dall’associazione We love Sousse, ha permesso ai presenti di riflettere insieme su tematiche importanti nel percorso di transizione democratica che la Tunisia sta vivendo, pur tra mille contraddizioni. Sono state messe a confronto esperienze consolidate con altre che stanno crescendo, a partire da temi che dimostrano ancora una volta come la crescita culturale sia elemento indispensabile per sviluppare coesione sociale: l’impresa sociale, l’imprenditorialità culturale, le nuove espressioni artistiche, la relazione tra immi-

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NAPOLI Il 6 giugno presso l’hotel Ramada si terrà il convegno Benvenuti al Sud. Investire nella democrazia per creare sviluppo al Nord e al Sud: le proposte del Terzo Settore

grazione e creazione culturale. Il forum si è tenuto negli spazi del Ribat di Sousse e - combinando insieme workshop di discussione e atelier espressivi su teatro, fotografia, arte - ha offerto un’opportunità per esplorare temi che spingono gli attori della società civile a relazionarsi a tendenze e realtà che riguardano i temi dell’impresa e imprenditorialità sociale, dell’immigrazione, dell’arte e del patrimonio. Tra le sessioni del forum sono state inserite parti di fruizione artistica, come il concerto di sabato sera alla Qobba, uno spazio di grande fascino dentro la Medina. Molto interessante il fatto che pur all’interno di ritmi di lavoro piuttosto serrati e un po’ inattesi (il pranzo domenica è durato 15 minuti per poi tornare a lavorare nei gruppi) - l’organizzazione della due giorni è stata strutturata in maniera tale da permettere di visitare la Medina di Sousse, anche grazie alla collocazione dell’albergo proprio all’inizio della Medina. Decisamente numerosa la presenza di giovani tunisini, quasi i 2/3 dei partecipanti, tutti molto attivi e vivaci. Nel corso dei workshop tematici è stato avviato un percorso di lavoro sul turismo responsabile e solidale, che potrà avere

ulteriori momenti di sviluppo nell’azione comune attualmente in corso del nodo italiano della rete Anna Lindh, che vede l’Arci come capofila e che si concluderà a Lampedusa a fine giugno. Tra l’altro, nel corso delle sessioni di lavoro a Sousse, alla nostra associazione è stato chiesto di fare da punto di riferimento per lo sviluppo di ulteriore progettualità su queste tematiche. E infine due segnalazioni per chi pensa a un viaggio nella Tunisia di oggi: il lavoro del designer Né à Tunis, che promuove atelier di co-creazione con donne artigiane e intreccia nelle sue realizzazioni fibre vegetali con materiali contemporanei; l’associazione Tanit Arts di Sousse, animata da Lilia Lahmar, una cascata di riccioli rossi e vitalità: domenica abbiamo avuto la possibilità di assistere a una sessione del laboratorio di teatro condotto da un regista nato a Babilonia, e da 20 anni cittadino svedese, a cui partecipano venti ragazzi e ragazze provenienti da Tunisia, Libano, Algeria - tutti kabili - , Iran, Iraq, Belgio, Francia, Svezia. Immagini delle due giornate alla pagina fb www.facebook.com/welovesousse Info: bucca@arci.it

Rete Disarmo: i problemi della Siria non si risolvono con le armi ncora una volta la comunità internazionale ritiene di risolvere gravi situazioni di conflitto non attraverso la via diplomatica e negoziale, ma attraverso l'uso delle armi. L'allentamento dell'embargo di rifornimenti di armi da parte dell'UE alle forze anti-Assad, voluto in primis dalla Gran Bretagna e dalla Francia, che da tempo premevano in tal senso, conferma la difficoltà di una linea omogenea e condivisa nell'Unione in questo specifico ambito, come è già avvenuto nella vicenda libica. Le forti contrarietà e perplessità da parte di diversi partner a tale prospettiva hanno portato a una decisione pilatesca, per cui ogni Governo è libero di decidere come vuole, di fatto rendendo vana la norma comunitaria sulle esportazioni di tecnologia ed equipaggiamenti militari, la Council Common Position 2008/944/CFSP dell'8 Dicembre 2008, che le consente in base ad una serie di criteri, che in questo caso vengono ignorati, cioè i criteri 2 (rispetto dei diritti umani) e 3 (esistenza di tensioni e conflitti armati). Infatti, lo stesso governo austriaco, ad esempio, aveva messo in

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guardia i propri partner europei contro un’eventuale intenzione di fornire ai ribelli siriani materiali d’armamento, ritenendo che tali forniture rappresentassero «una violazione del diritto internazionale e delle leggi fondamentali dell’Unione europea» oltre che «dei principi della Carta delle Nazioni Unite in materia di non-intervento e uso della forza», come ha riportato Die Presse. Non va dimenticata l'opposizione dimostrata anche da parte dell'amministrazione Obama, che sinora ha ufficialmente rifiutato il rifornimento di armi alle forze di opposizione ad Assad, anche per l'evidente preoccupazione relativa alla possibilità (se non certezza) che tali armi finissero in mano alla componente armata islamica radicale come Jabbat al-Nusra, affiliato ad al-Qaeda, ad oggi probabilmente la più organizzata e forte nel conflitto siriano, o come Ahrar al-Sham, composta per lo più da siriani. Colpisce ancora di più il fatto che l'UE sia stata tra i soggetti che più hanno voluto l'approvazione dell'ATT Arms Trade Treaty, recentemente approvato dall'ONU e teso proprio ad evitare che le armi vadano ad aggravare situazioni di tensione o di

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conflitto. Il timore del ministro degli Esteri italiano che tra le vittime del conflitto siriano ci fosse anche l’Unione Europea si è rivelato esatto, anche se il ministro ha cercato di minimizzare l'impatto della decisione finale. Va ricordato che l'Italia ha dal 1990 una legge, la 185, che, seppur modificata nel corso degli anni, fissa criteri assai più stringenti e precisi rispetto alla Council Common Position, poichè dice testualmente che vi è il «divieto di esportazione verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei Ministri, da adottare previo parere (vincolante) favorevole delle Camere». Pertanto la Rete Italiana Disarmo auspica che, vista anche la posizione negativa espressa dal ministro Bonino rispetto a forniture di armi, il Governo italiano, oltre a rispettare le proprie leggi, si adoperi il più possibile a livello comunitario ed internazionale per contribuire ad una soluzione negoziale del conflitto siriano. Info: www.disarmo.org


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A Roma il secondo Forum nazionale degli Stati generali della conoscenza l 1 giugno 2013, presso il Centro Congressi dei Frentani di Roma, si è svolto il II Forum nazionale degli Stati generali della conoscenza. Al Forum hanno partecipato rappresentanti del mondo della scuola, dell’Università, del lavoro, delle associazioni, dei movimenti e dei sindacati, oltre alle numerose persone interessate ed impegnate attivamente per promuovere la conoscenza come bene comune per lo sviluppo del Paese. È stata un'edizione più in piccolo rispetto alla grande mobilitazione di due giorni svoltasi nel 2011. Ma la stagione, per molti aspetti fortunatamente, è del tutto diversa. Quantomeno in termini di interlocutori politici, come avevamo già segnalato negli articoli di preparazione. Il Forum ha preso inizio con la presentazione del documento Un progetto per la Conoscenza, elaborato dal comitato promotore, piattaforma che rappresenta il lavoro di approfondimento svolto nell'ultimo anno dalle sigle promotrici. I partecipanti, piuttosto numerosi anche in

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questa edizione nonostante il clima differente e l'assenza di un vero e proprio testimonial, si sono incontrati nei quattro gruppi previsti per riflettere e confrontarsi sui grandi temi della conoscenza: ‘Conoscenza, Costituzione, Diritti e Welfare’; ‘Conoscenza: tempi, luoghi e relazioni per l’apprendimento permanente’; ‘Conoscenza: modalità, metodologie, processi’; ‘Conoscenza, sviluppo, lavoro’. A conclusione dei gruppi di lavoro la plenaria ha di fatto varato la nascita del nuovo progetto, lo sviluppo di forum territoriali sui temi della conoscenza dall'autunno in poi. Si tratterà ora di tenere la barra del timone dritta. In direzione chiara sui temi della conoscenza, e quindi uscendo dal recinto ‘scolastico’ che ha caratterizzato di fatto buona parte della stagione precedente, dagli Stati Generali della Scuola al 2011. Sarà responsabilità di tutti i soggetti del Terzo Settore presenti nel Comitato Promotore (Arci, Legambiente, Libera, Arciragazzi) mettersi sulle spalle l'ampliamento di questi obiettivi, soprattutto evitando il cauto ottimismo che si respira nell'aver

finalmente un governo con cui poter dialogare. Tutti i materiali sono disponibili su www.statigeneralidellaconoscenza.it Info: camuffo@arci.it

Sorpresa: i laureati non sono «choosy» e neanche «sfigati» onsultate il XV rapporto Almalaurea sul profilo dei laureati e scoprirete quante menzogne sono state raccontate da vari ministri a proposito degli studenti italiani. Nel 2012 tra i 227mila studenti che hanno concluso un ciclo di studi universitario l'età media dei laureati è diminuita: 23,9 anni per i laureati di primo livello, 25,2 anni per le lauree magistrali e 26,1 per quelle magistrali a ciclo unico. Almalaurea delinea un'altra tendenza: anche il numero dei fuoricorso è diminuito tra il 2001 e il 2011: le studentesse e gli studenti che si laureano regolarmente sono aumentati in dieci anni del 41%, da 172mila a 299mila. Non se n'erano accorti l'ex ministro dell'Istruzione Profumo o l'ex viceministro Martone, entrambi professori ordinari, il primo al Politecnico di Torino e il secondo all'università di Teramo i quali, solo un anno fa, lanciarono l'allarme: le nostre università sarebbero popolate da persone che impongono alla comunità «costi sociali» insostenibili (Profumo) o da «sfigati» che non si laureano in tempo e cercano rifugio al calduccio nelle aule (Martone). La sconfessione non poteva essere più clamorosa.

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Non solo cresce la frequenza delle lezioni (68%), ma tra i laureati aumenta chi ha fatto una o più esperienze di stage e tirocini durante il corso degli studi (+56%), mentre il 18% di chi ha una laurea magistrale ha fatto un'esperienza di studio e lavoro all'estero. Diversamente, poi, da quanto credeva il ministro Cancellieri, il 44% dei laureati è disposto a cambiare città e dunque a vivere lontano da mamma e papà. I dati del fact-checking di Almalaurea permettono di rifiutare gli inviti a «non perdere tempo per una laurea se si vuole avere successo nella vita». E di non dare credito ad un'altra leggenda alimentata dalle istituzioni e dai grandi media: quella per cui l'Italia avrebbe «troppi laureati per di più mal assortiti», e «lavoratori non richiesti dal mercato». Questi pregiudizi nascondono il fatto che in Italia solo il 21% della popolazione è laureata, contro il 42% negli Stati Uniti. In altre parole, i laureati sono troppo pochi tra i giovani e sono ancora di meno tra chi ha tra i 54 e i 65 anni: solo l'11%. Tra i paesi Ocse l'Italia ha la popolazione meno preparata nell'istruzione terziaria, cioè quella

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necessaria a vivere in una società complessa, precaria e in crisi com'è quella occidentale oggi. Il problema è che questi pochi trovano sempre meno lavoro. È dal 2004 che diminuiscono gli occupati con un'alta qualificazione (laurea, dottorato o specializzazioni), mentre negli altri paesi europei accade l'opposto. Anche se i laureati continuano a godere di un tasso di occupazione più elevato di oltre 12 punti rispetto ai diplomati, questa realtà è dilagata negli anni della crisi danneggiando il senso, sociale e simbolico, di un corso universitario. Almalaurea spiega anche così il motivo per cui tra il 2003 e il 2011 le immatricolazioni sono calate del 17% da 338mila a 279mila. Ma su questo dato ha anche influito il taglio dei fondi all'istruzione che confermano l'Italia agli ultimi posti per finanziamento alla scuola e all'università. Insomma lo Stato ha deciso di dismettere l'istruzione pubblica di massa e ha cercato di attribuire la responsabilità agli studenti. Da oggi, forse, l'epoca degli insulti ai «choosy» è finita. È giunto il momento di attribuire le responsabilità a chi di dovere.


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Cultura e creatività per lo sviluppo: fondi strutturali, nuova programmazione e investimenti in Europa l 3 giugno, presso la sede della rappresentanza italiana del Parlamento Europeo, Arci, Eccom, Gai e Perypezye Urbane, in qualità di soci di Culture Action Europe e sostenitori della campagna wearemore, hanno organizzato in collaborazione con la Fondazione Rosselli una giornata di discussione e riflessione volta a stimolare il dibattito sul tema dei nuovi sviluppi delle politiche culturali europee e delle opportunità che esse offrono al settore culturale. Si rendeva necessario fare il punto della situazione anche con la finalità di orientare la nuova programmazione europea e nazionale dei fondi strutturali verso una maggiore efficacia mettendo al centro i valori fondanti del progetto di Unione Europea e il benessere collettivo. Al dibattito, introdotto da Lidia Ravera, assessore alla Cultura e alle Politiche Giovanili della Regione Lazio, hanno dato il loro contributo numerosi interlocutori istituzionali: il Ministero per i beni e le Attività Culturali, il Ministero per la Coesione Sociale, l’Istat, la Regione Marche e la Regione Puglia. Nell’ampia introduzione di Flavia Barca della Fondazione Rosselli è

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stato ricostruito l’investimento in cultura prodotto dai fondi strutturali europei nel periodo 2007-2013, sono stati forniti numerosi elementi di riflessione per l’utilizzo dei fondi nel periodo 2014-2020 e obiettivi concreti per uscire dalla concezione della cultura solo legata alla tutela e valorizzazione del Patrimonio materiale e di sviluppo degli attrattori turistici. Luca Bergamo, segretario generale della rete europea Culture Action Europe, ha sottolineato come sia importante lavorare in questo ambito per rafforzare il ruolo delle politiche culturali in un cambiamento di paradigma che va oltre la crisi che stiamo vivendo. Luigi Ratclif, della rete di enti locali del GAI-Giovani Artisti Italiani, ha proposto di lavorare su rete di residenze per artisti e a sostegno dei centri di produzione indipendenti, mentre Alessandro Leon di Economia della Cultura ha sottolineato la necessità di tenere insieme gli effetti economici della Cultura con l’impatto su inclusione e coesione sociale. Molto interessante ed approfondito l’intervento di Giampiero Marchesi del Ministero per la Coesione Territoriale, che ha proposto che il decisore politico sia più attivo e presente e che sia

rafforzato il dialogo con le parti sociali e i soggetti del territorio per costruire azioni ed interventi davvero partecipati ed efficaci. Annalisa Cicerchia, primo ricercatore Istat che si occupa di statistiche sulla cultura, ha evidenziato una mancanza di reale interesse del decisore pubblico, mettendo in luce una situazione molto critica dell’accesso alla cultura dei cittadini italiani. Molto interessanti gli interventi di Francesco Palumbo della Regione Puglia e di Simona Teoldi della Regione Marche che hanno esposto piani strategici ed organici che i rispettivi enti hanno messo in campo proprio attraverso i fondi strutturali per lo sviluppo dei territori attraverso le politiche culturali. Nell’intervento dell’Arci sono state evidenziate le numerose connessioni tra le politiche di sviluppo territoriale sostenute dai Fondi Strutturali e le azioni dell’associazionismo culturale partecipativo. Nelle conclusioni della parlamentare europea de gruppo S&D Silvia Costa, padrone di casa dell’iniziativa, è stato ribadito l’impegno per rafforzare il ruolo della Cultura nei futuri programmi di utilizzo dei Fondi strutturali. Info: testini@arci.it

‘Ultima chiamata’ o le ragioni non dette della Il circolo Fuori Orario crisi globale. Un film per cambiare il finale miglior club d’Italia È stato presentato con successo al Festival Cinemambiente di Torino lo scorso 1 giugno l’ultimo lavoro di Enrico Cerasuolo (fondatore della Zenith produzioni di Torino che ha realizzato, tra le tante opere, anche Io, la mia famiglia rom e Woody Allen di Laura Halilovic) dal titolo Ultima chiamata (Italia/Norvegia 2013 – 90’). Un film importante perché a oltre 40 anni di distanza dall’uscita de I limiti dello sviluppo di Donella H. Meadows, Dennis L. Meadows, Jorgen Randers e William W. Behrens ci permette di recuperare alla memoria collettiva la genesi della cultura ambientalista. Commissionato al Mit (Massachusetts Institute of Technology) dal Club di Roma fondato da Aurelio Peccei e pubblicato nel 1972, il Rapporto sui limiti dello sviluppo fu infatti il primo studio da cui emerse con chiarezza come le conseguenze della continua crescita della popolazione umana (con relativi ritmi dell’industrializzazione, dell’inquinamento, della produzione di cibo e dello sfruttamento delle risorse) potevano essere devastanti per l’intero ecosistema terrestre, oltre a mettere a rischio la stessa

sopravvivenza della specie umana. Il film Ultima chiamata cerca di capire se siano stati effettivamente oltrepassati i limiti o se si sia ancora in tempo per un’ultima chiamata. L’idea non è quella di realizzare un’opera deprimente; al contrario gli spettatori sono chiamati ad agire, a mettersi in gioco per provare a cambiare quello che sembra un finale già scritto. Non solo i singoli cittadini, ma anche i decisori pubblici, coloro che la collettività ha delegato a programmare il nostro futuro in un’ottica di lungo periodo e non di breve respiro (come una legislatura o un incarico politico),sono chiamati in causa affinché facciano proprio il messaggio de I limiti dello sviluppo. Il film ha potuto contare sulla consulenza scientifica di Luca Mercalli e di Gianfranco Bologna (Wwf) ed è stato realizzato grazie ad una coproduzione italo-norvegese recuperando risorse anche tramite una campagna di crowdfunding (http://igg.me/at/lastcall-the-film/x/290994) sostenuta anche da Ucca ed Arci. Da ottobre il film sarà disponibile per organizzare proiezioni nei circoli. Più informazioni su www.lastcallthefilm.org Info: barbolini@arci.it

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Il Mei 2.0 che si svolge dal 27 al 29 settembre a Faenza premia, con la Rete dei Festival, il circolo Arci Fuori Orario di Taneto di Gattatico di Reggio Emilia come miglior club d'Italia «per la sua capacità di coniugare in modo unico e straordinario la nuova colonna sonora della musica italiana, con la partecipazione di centinaia di artisti della scena musicale indipendente italiana, con l'impegno sociale e civile attraverso festival e serate di rilievo nazionale uniche e originali, registrando una grande partecipazione di pubblico di tutte le generazioni insieme a una forte attenzione mediatica». Per questi motivi il Mei premierà sabato 28 settembre nella Sala del Consiglio Comunale di Faenza i dirigenti del Fuori Orario insieme ai migliori festival e ai migliori artisti dal vivo. Negli ultimi anni, sono stati premiati tra gli altri il Carroponte di Sesto San Giovanni, l'Estragon di Bologna e il Demodè di Bari. Insieme al Fuori Orario, saranno premiati i circuiti di festival Opposite Crew di Torino, Carovana dei Festival nata a Genova, il contest Musica contro le Mafie che si è tenuto tra Calabria, Romagna e Puglia e il Premio Andrea Parodi che si svolge in Sardegna. Info: www.meiweb.it


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Dal 6 al 9 giugno la sedicesima edizione della Biennale dei giovani artisti del mediterraneo

inalmente ci siamo! Dopo un lungo percorso di preparazione e di selezione, si svolgerà ad Ancona dal 6 al 9 giugno (l’esposizione sarà visitabile fino al 7 luglio) la sedicesima edizione della Biennale dei giovani artisti del mediterraneo. Oltre 220 giovani artisti esporranno le loro opere e si incontreranno durante il fitto programma di iniziative previste nella Mole Vanvitelliana e altri luoghi della città. La rete della biennale del Mediterraneo (BJCEM) composta da 61 tra enti e organizzazioni di 20 Paesi nasce nel 2001 dopo un percorso ricco e partecipato. Sono passati ormai molti anni dall’inizio degli anni ottanta quando un gruppo di giovani dirigenti delle associazioni, provenienti da molte parti d’Italia, decidevano di investire nell’idea della creatività giovanile come una vera e propria risorsa e non come una pura forma di intrattenimento in attesa della maturità dell’età adulta, consi-

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derando, al contrario, l’espressività dei giovani artisti una modalità che permettesse loro di esprimere se stessi e la loro visione della realtà, un mezzo che individuasse alternative professionali per una generazione che non si ritrovava negli impieghi tradizionali ma soprattutto la possibilità di ingaggiare una battaglia politica per la propria realizzazione. Dalla fine del 1984, quando Tendencias, il prologo della Biennale, ha aperto la stagione dei giovani artisti, l’Arci ha sempre spinto sull’acceleratore per incoraggiare le opportunità per i giovani artisti dell’area mediterranea: tra le molte iniziative ricordiamo Rotte mediterranee (1990), un evento parallelo alla Biennale di Marsiglia che portò giovani da tutto il Mediterraneo a Tipasa in Algeria, una città desiderosa di dialogo e di cooperazione; come anche l’esperienza di Sei workshop a Sarajevo (1998), quando giovani di tutto il mondo furono chiamati ad organizzare un grande evento culturale per la prima volta a tre anni dalla fine della guerra in Bosnia e dell’assedio della città. La Biennale ha dato vita ad un percorso creativo che si è sviluppato in più di vent'anni attraverso le edizioni di Barcellona 1985, Salonicco 1986, Barcellona 1987, Bologna 1988, Marsiglia 1990, Valencia 1992, Lisbona 1994, Torino 1997, Roma 1999,

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Sarajevo 2001, Atene 2003, Napoli 2005, Puglia 2008, Skopje 2009, Salonicco-Roma 2011. Con Errors Allowed - gli Errori sono Ammessi, il concetto alla base di Mediterranea 16, la squadra di giovani curatori composta da Charlotte Bank, Alessandro Castiglioni, Nadira Laggoune, Delphine Leccas, Slobodne Veze/Loose Associations (Nataša Bodrožić, Ivana Meštrov), Marco Trulli e Claudio Zecchi, vuole promuovere una riflessione critica sui tradizionali ‘regimi di informazione’ e sistemi di conoscenza e di formazione, mettendo in discussione la loro istituzionalizzazione verticale. Il team ha lavorato anche sulla ricerca di quei percorsi - qualche volta collettivi ma più spesso guidati da individui - di autoeducazione e apprendimento informale che oggi stanno caratterizzando le esperienze più originali e più significative di produzione di conoscenza, che dall'arte raggiungono qualsiasi aspetto della socialità. Un esperimento significativo che intercetta le tensioni civili e culturali dei movimenti della Primavera Araba e, in generale, del cambiamento di prospettiva del futuro sviluppo dell’area mediterranea e non solo. Info: www.mediterraneabiennial.org


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Costi disumani. Un dossier di Lunaria sulle politiche del rifiuto di Grazia Naletto, presidente di Lunaria

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Mezzogiorno; 60,7 milioni di euro sono stati stanziati nell’ambito del Fondo Europeo per i Rimpatri, oltre un miliardo di euro è stato impegnato per l’allestimento, il funzionamento, la gestione e la manutenzione di CIE, CPSA, CDA e CARA, 151 milioni di euro hanno finanziato progetti di cooperazione con i paesi terzi in materia di immigrazione. 55 milioni di euro l’anno il costo minimo stimato a regime per l’allestimento, la gestione, la manutenzione, la sorveglianza dei Cie e l’esecuzione dei rimpatri dei migranti in essi detenuti, se la capienza teorica rimanesse quella attuale. Un investimento pubblico significativo nelle ‘politiche del rifiuto’ che non riesce a frenare l’immigrazione ‘irregolare’, né potrebbe essere altrimenti. Lunaria chiede al Parlamento di monitorare in modo più stringente la spesa pubblica in materia di contrasto dell’immigrazione irregolare e l’operato del Governo e di riformare la disciplina sull’ingresso, il soggiorno e le espulsioni dei migranti. Il modo migliore per «contrastare l’immigrazione irregolare» è quello di facilitare l’ingresso e il soggiorno

ROMA Il 14 giugno alle 9.30 presso la sede della FNSI si terrà la tavola rotonda su immigrazione media e politica dal titolo Oltre la rappresentazione, il punto di vista che manca. Interviene Filippo Miraglia dell’Arci

notizieflash

tanziamenti pubblici significativi, mancanza di trasparenza nell’utilizzo delle risorse, risultati limitati rispetto a quelli auspicati ed esposizione dei migranti al rischio di violazioni dei diritti umani: queste le conclusioni del dossier Costi disumani. La spesa pubblica per il ‘contrasto dell’immigrazione irregolare’ presentato il 30 maggio alla Camera da Lunaria. Secondo l’associazione tra il 2005 e il 2012 sono almeno 1 miliardo e 668 milioni di euro le risorse nazionali e comunitarie stanziate per il controllo delle frontiere esterne, per lo sviluppo dei sistemi tecnologici finalizzati a migliorare le attività di sorveglianza e di identificazione dei migranti, per la realizzazione dei programmi di rimpatrio, per la gestione dell’intero sistema dei centri di accoglienza degli immigrati irregolari, per la cooperazione con i paesi terzi in materia di contrasto dell’immigrazione irregolare. 331,8 milioni di euro per il controllo delle frontiere esterne; 111 milioni hanno finanziato l’acquisto di nuove tecnologie, sistemi di identificazione e comunicazione nell’ambito del Pon Sicurezza per lo Sviluppo del

dei migranti in Italia. Lunaria invita la Corte dei Conti ad effettuare nuove indagini di controllo specifiche sulla spesa pubblica sostenuta in materia di immigrazione ed auspica anche che si arrivi al più presto alla chiusura dei Centri di Identificazione ed Espulsione. In attesa di una riforma complessiva, viene chiesta l’attivazione immediata del Parlamento al fine di ridurre il periodo di permanenza massimo nei centri e che siano evitati quei bandi al ribasso per la loro gestione che determinano un ulteriore peggioramento delle condizioni di vita dei migranti nei Cie e li espongono a numerose violazioni dei diritti umani. Il testo del dossier è disponibile qui: http://www.lunaria.org/2013/05/30/rifiutarecosta/ Per informazioni: antirazzismo@lunaria.org

I costi nascosti delle politiche del rifiuto

Frontex: una macchina da guerra

Respingere, espellere, rimpatriare: è ciò che fanno i paesi europei nell’ambito di quelle che vengono definite in modo più raffinato «le politiche di contrasto dell’immigrazione irregolare». Queste politiche hanno un costo sebbene in Italia siano in pochi a parlarne. In una fase nella quale l’ossessione per il contenimento della spesa pubblica induce a considerare con maggiore attenzione il tema della spending review, è invece utile analizzarle. Le politiche di spesa prese in esame nel dossier Costi disumani curato da Lunaria sono quelle funzionali a garantire il controllo dei mari e delle frontiere, la detenzione dei migranti nei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) e lo sviluppo della cooperazione con i paesi terzi finalizzata al contrasto dell’immigrazione irregolare. Sono infatti questi gli ambiti in cui si concentra la lotta all’immigrazione irregolare nel contesto di una strategia ampiamente condizionata dall’agenda dell’Unione Europea che ha istituito programmi di finanziamento specifici proprio per supportare gli interventi promossi in questo campo da parte degli stati membri. I dati e le informazioni raccolti contribuiscono a far luce su un tema che, per la sua delicatezza, richiederebbe una maggiore trasparenza e una più attenta valutazione da parte degli attori istituzionali e dell’opinione pubblica, considerando i costi troppo alti che l’attuale sistema di governo delle politiche migratorie comporta in termini di vite umane e di violazioni dei diritti umani fondamentali.

Il bilancio di FRONTEX è passato dai 19,1 milioni del 2006 agli 84,6 del 2011 toccando i 118,1 milioni di euro nel 2012. Non è possibile stimare quanto la collaborazione con FRONTEX contribuisca in termini economici alla realizzazione delle politiche di contrasto dell’immigrazione irregolare promosse dall’Italia, ma è indubbio che tale contributo sia significativo. Gran parte dell’operato dell’agenzia si concentra sul controllo e la sorveglianza del Mediterraneo meridionale e, ad esempio, la crisi verificatasi in Tunisia e in Libia e il conseguente flusso di migranti verso l’Europa che ha interessato in primo luogo l’Italia è all’origine della variazione di bilancio dell’agenzia (32 milioni di euro) decisa nel corso del 2011. Le attività di sorveglianza e controllo delle frontiere esterne svolte da FRONTEX hanno come priorità quella di impedire l’arrivo dei migranti irregolari in Europa e sembrano lasciare in secondo piano le attività di pronto soccorso in mare: così il numero di persone che muoiono nel Mediterraneo (18.673 quelle monitorate tra il 1988 e il novembre 2012 da Fortress Europe) è destinato a crescere. FRONTEX è una vera e propria macchina da guerra e, come hanno scritto i promotori della campagna FRONTEXIT, uno «strumento di disumanizzazione delle persone migranti». Una imponente struttura organizzativa, d’intelligence e di risorse tecnologiche e finanziarie che integrano quelle, già significative, messe in campo dallo Stato italiano per chiudere sempre più le sue frontiere senza per altro e per fortuna riuscirci.

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Il mondo al tempo dell’austerity Rapporto sui diritti globali 2013 l Rapporto sui diritti globali compie undici anni. Undici anni di passi indietro, di arretramento dei diritti, di riduzione della ricchezza, di indebolimento della democrazia, di demolizione del sistema di welfare. L’austerità sta aggravando decisamente la crisi e sono ormai in molti a chiedere a gran voce che si intraprenda la strada della ripresa, degli investimenti e della spesa sociale. Ma cosa si nasconde dietro l’apparente asetticità e inevitabilità delle misure che la Troika impone all’Europa? Come spiega Sharan Burrow - Segretario generale dell’International Trade Union Confederation (ITUC), il sindacato mondiale che quest’anno per la prima volta firma la prefazione del Rapporto - siamo di fronte a una «storica e finale resa dei conti con il modello sociale che ha contraddistinto a lungo l’Europa, garantendo i diritti del lavoro e delle fasce più deboli della popolazione. Dietro lo schermo delle ragioni economiche e di bilancio si afferma una visione del mondo e delle relazioni sociali e umane diversa da quella che abbiamo conosciuto e che è stata conquistata dalle lotte e dai sacrifici dei lavoratori, dei sindacati, delle forze sociali lungo tutto il secolo scorso». Nella risposta alla crisi il sindacato deve avere un ruolo di primo piano, deve ricominciare a organizzarsi, a ridare potere contrattuale ai lavoratori, a intensificare la propria influenza per respingere con forza l’agenda mondiale, per affermare una nuova economia e nuove relazioni industriali, nel segno dell’equità, dell’ecologia, della riduzione degli squilibri tra Nord e Sud del mondo, dei diritti umani, del welfare. Anche per questo, perché anche la difesa dei diritti dei lavoratori possa essere globale, il Rapporto di quest’anno vede la partecipazione della Comisiones Obreras de Catalunya. Perché se dai diritti e dal lavoro bisogna ripartire per sconfiggere la crisi, anche la risposta dei sindacati deve essere globale. Bisogna evitare che l’attuale recessione (che nel 2012 ha riguardato 9 Paesi sui 17 dell’eurozona) si trasformi in inarrestabile declino e in pericolosa rottura della coesione sociale. Come ha avuto modo di spiegare Paul Krugman «il programma dell’austerity rispecchia da vicino la posizione dei ceti abbienti, ammantata di rigore accademico. Ciò che il più ricco un per cento della popolazione desidera diventa ciò che la scienza economica ci dice che dobbiamo fare». Secondo l’ILO, chi invece ha seguito strade opposte all’austerity ha finora ottenuto risultati assai più positivi. Gli USA hanno finanziato politiche per la crescita, riducendo la

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disoccupazione e arrivando, nel primo trimestre 2013, a un +2,5% del PIL. Paesi come l’Uruguay, il Brasile, l’Indonesia hanno consolidato e ampliato l’occupazione e la qualità del lavoro grazie a politiche di sviluppo. In Europa, invece, oltre alla disoccupazione, cresce la precarietà, quella che sino a poco tempo fa si era usi edulcorare chiamandola flessibilità. E cosa accade in Italia? Gli ultimi dati dell’ISTAT documentano un Paese ferito in profondità, con consumi calanti e famiglie impossibilitate a far fronte ai costi di cure ed esami diagnostici, a pagare le bollette, a riscaldare l’abitazione, con povertà e rischio di esclusione che riguardano un quarto della popolazione; percentuali che si raddoppiano per la scandalosa povertà minorile, ai livelli

più alti d’Europa. Tra il 2012 e i primi tre mesi del 2013 sarebbero 121 le persone che si sono tolte la vita per cause direttamente legate al deterioramento delle condizioni economiche personali o aziendali: il 40% in più rispetto al corrispondente trimestre dell’anno scorso. La distanza tra ultimi e nuovi penultimi, già breve, si è ulteriormente accorciata. Basti pensare che su un totale di 16,7 milioni di pensionati italiani, il 13,3% riceve meno di 500 euro al mese; il 30,8% tra i 500 e i 1.000 euro, il 23,1% tra i 1.000 e i 1.500 euro e il restante 32,8% percepisce un importo superiore ai 1.500 euro. In sostanza, quasi otto milioni percepiscono meno di 1.000 euro mensili, oltre due milioni meno di 500 euro. La diseguaglianza è il prodotto e assieme la fotografia dell’iniquità sociale. Di tutto questo e di molto altro ancora parla il Rapporto di quest’anno. Macro-capitoli tematici documentano la situazione e delineano possibili prospettive future. L’analisi e

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la ricerca sono corredate da cronologie dei fatti, da schede tematiche, da quadri statistici, da un glossario, da una bibliografia e sitografia, dalle sintesi dei capitoli e dall’indice dei nomi e delle organizzazioni citate. Uno strumento fondamentale d’informazione e formazione per quanti operano nella scuola, nei media e nell’informazione, nella politica, nelle amministrazioni pubbliche, nel mondo del lavoro, nelle professioni sociali, nelle associazioni. Ideato e realizzato dall’Associazione Società INformazione onlus, è co-promosso con la Cgil nazionale, in collaborazione con ActionAid, Antigone, Arci, Comisiones Obreras (CCOO) della Catalogna, Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (Cnca), Fondazione BassoSezione Internazionale, Forum Ambientalista, Gruppo Abele, Legambiente, Sbilanciamoci!, vale a dire con le associazioni tra le più autorevoli, rappresentative e territorialmente diffuse che sono concretamente impegnate sulle problematiche trattate dall’ indagine. Il Rapporto 2013, significativamente intitolato Il mondo al tempo dell’austerity, verrà presentato a Roma, la mattina di martedì 4 giugno, presso la Cgil nazionale. Alla presentazione sarà presente, tra gli altri, il presidente nazionale dell’Arci Paolo Beni. È previsto un intervento di Moni Ovadia. Il Rapporto contiene le prefazioni di Susanna Camusso e Sharan Burrow. L’introduzione è di Sergio Segio. Gli interventi sono di Yezid Arteta Dávila, Danilo Barbi, Nnimmo Bassey, Ricard Bellera I Kirchhoff, Paolo Beni, Carla Cantone, Luigi Ciotti, Tony Clarke, Vittorio Cogliati Dezza, Astrit Dakli, Marco De Ponte, Patrizio Gonnella, Maurizio Gubbiotti, Embarka Hamoudi Hamdi, Vera Lamonica, Elena Lattuada, Saul Meghnagi, Pat Mooney, Salih Muslim Muhammad, Grazia Naletto, Mauro Palma, Livio Pepino, Ciro Pesacane, Claudia Pratelli, Michele Raitano, Vincenzo Scudiere, Fabrizio Solari, Pablo Solon, Leopoldo Tartaglia, Gianni Tognoni, Ignacio Fernández Toxo, Alex Zanotelli, Armando Zappolini. Il Comitato Scientifico del Rapporto è composto da Aldo Bonomi, Massimo Cacciari, Massimo Campedelli, Francesco Ciafaloni, Chiara Daniele, Andrea Di Stefano, Guglielmo Epifani, Maurizio Gubbiotti, Luigi Manconi, Maria Luisa Mirabile, Mauro Palma, Marco Revelli, Guido Viale, Danilo Zolo. Info: www.dirittiglobali.it


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‘Premio Impatto zero’, al via la terza edizione del concorso l 5 giugno, Giornata mondiale dell’Ambiente, prenderà il via la terza edizione del ‘Premio Impatto Zero’, il concorso ideato da Marina Bastianello che mira a diffondere la cultura della sostenibilità valorizzando le buone prassi ecologiche. Obiettivo dell’iniziativa è far emergere azioni, progetti o servizi ideati da cittadini, associazioni e cooperative per ridurre lo spreco di energia e di risorse, limitare la produzione di rifiuti, diffondere buone abitudine ecologiche per tutelare i beni comuni. Il Premio torna nel 2013 con un’edizione ricca di novità, prima fra tutte l’apertura del concorso a tutto il territorio nazionale. I premi verranno assegnati a tre macrocategorie in concorso, a seconda della provenienza delle candidature: vi sarà quindi una sezione italiana, una veneta e una padovana. L’edizione 2013 introduce inoltre nuove aree tematiche in concorso: verranno infatti premiati servizi e progetti finalizzati alla riduzione dello spreco di cibo. Si possono poi candidare azioni mirate a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla cultura ambientale attraverso l’utilizzo di mezzi tecnologici; progetti volti a ottimizzare e condividere energie e beni comuni; comporta-

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menti utili sia per il singolo che per l’ambiente. Un’altra novità riguarda infine la collaborazione con il progetto Life+ECO Courts dalla quale è nata la Sezione Speciale Video, nella quale si potranno raccontare i propri virtuosismi ecologici realizzando brevi filmati. Il progetto LIFE+ ECO Courts - finanziato dalla Commissione europea all’interno del Programma Life+Environment Policy and Governance e promosso dal Comune di Padova, in qualità di coordinatore, insieme a Finabita, Legacoop, ANCC-Coop, Regione Toscana e Regione Emilia-Romagna - mira a ridurre e rendere più efficiente il consumo domestico di acqua ed energia e a diminuire la produzione di rifiuti, favorendo riutilizzo e riciclo. Per maggiori informazioni sul progetto: www.life-ecocourts.it Il concorso prevede due categorie di premi suddivise per provenienza: candidature pro-

venienti da tutta Italia; candidature provenienti dal Veneto. Per ogni categoria verranno premiati: miglior cittadino, migliore cooperativa, migliore associazione. Sono inoltre previsti due premi speciali: miglior video EcoCourts e premio città di Padova. Per partecipare è sufficiente compilare il modulo disponibile sul sito www.premioimpattozero.it entro il 30 settembre 2013, descrivendo la propria buona prassi. Sul sito sarà inoltre possibile trovare tutte le notizie relative al concorso e per la prima volta si potranno condividere e votare le candidature pervenute. La partecipazione è gratuita. Il regolamento completo, la categorie e i premi in palio saranno disponibili sul sito www.premioimpattozero.it. Il ‘Premio Impatto Zero’ é un’iniziativa Arci, realizzata con il contributo della Camera di Commercio di Padova e di AgegasAps- Gruppo Hera, in collaborazione con Legambiente, Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, Centri Servizi Volontariato del Veneto, Legacoop Veneto, Confcooperative Padova, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e del Comune di Padova.

Fairtrade e la sfida dei piccoli produttori di frutta ilioni di persone in tutto il mondo fondano il proprio sostentamento sulla produzione, trasformazione e vendita di frutta fresca. Molte di queste vivono nei Paesi in via di sviluppo e basano la loro fonte di reddito proprio sulla coltura di banane, ananas e manghi. Frutta deliziosa, che dopo lunghissimi viaggi arriva sulle tavole di tutto il pianeta fino a diventare, nel caso delle banane, tra gli alimenti più consumati al mondo. Questa economia così florida nasconde tuttavia delle ombre: nei Paesi in via di sviluppo i piccoli agricoltori traggono benefici solo limitati dalla vendita del loro prodotto e ciononostante le sfide quotidiane che devono affrontare per portare avanti la loro attività sono numerose. Si tratta infatti di agricoltori proprietari di piccoli se non piccolissimi appezzamenti di terreno: ad esempio nel caso delle banane provenienti dal circuito Fairtrade si parla di circa di 1,8 ettari in media pro capite, che possono variare da aree come il Perù dove si scende anche sotto l’ettaro ad altre in Repubblica Dominicana dove si arriva fino a 3 ettari. Inoltre, tra le difficoltà con cui si devono con-

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frontare ogni giorno i piccoli produttori vi sono lo scarso accesso al mercato, contratti a breve termine e bassi salari, costi di produzione crescenti, e, non da ultimi, i cambiamenti climatici. Per cercare di rispondere a questa situazione il circuito del commercio equosolidale è schierato in prima linea a favore dei piccoli produttori per offrire condizioni di lavoro più stabili, contratti duraturi e pari opportunità per uomini e donne. Fairtrade garantisce un prezzo minimo tale da remunerare i costi medi di produzione e un margine aggiuntivo da investire per il miglioramento qualitativo del prodotto e l’emancipazione delle comunità. La certificazione Fairtrade infine assicura un limitato impiego di pesticidi e sostanze chimiche e, dove possibile, la conversione ad un’agricoltura sostenibile e biologica. Attualmente la frutta fresca certificata Fairtrade viene coltivata da circa 39mila produttori dei Paesi in via di sviluppo che, solo nel caso dei bananeros, hanno ricevuto un Fairtrade premium pari a oltre 4 milioni di euro, che è stato investito nello sviluppo della organizzazioni e in un miglioramento

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dei processi produttivi, così come nell’implementazione delle loro attività economiche. Molto è stato fatto fino ad oggi da parte del circuito Fairtrade per sostenere gli agricoltori di questo settore: un impegno che, ad esempio, ha fatto sì che le banane da un simbolo dello sfruttamento diventassero il frutto del commercio equo più venduto nel mondo (in Svizzera addirittura una banana venduta ogni 2 è Fairtrade, mentre in Gran Bretagna 1 ogni 4). Tuttavia molta strada rimane ancora da percorrere se si pensa ai volumi di frutta fresca commercializzata come Fairtrade in proporzione rispetto a quella convenzionale. Per sostenere i piccoli produttori e promuovere un sistema commerciale più equo Fairtrade Italia ha promosso la campagna La frutta Fairtrade: buona davvero che dal 30 maggio al 12 giugno vedrà delle promozioni sulla frutta del commercio equo certificato in numerosissimi punti vendita per sostenere un’economia più giusta per i piccoli produttori. Tutti i dettagli e i punti vendita su www.fairtradeitalia.it/fruttafresca


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Torna a Villa Ada ‘Roma incontra il mondo’, venti anni di successi e musica embra ieri eppure, come se ci fossimo distratti, ecco che Roma incontra il Mondo, la storica manifestazione di Arci Roma, ha raggiunto il traguardo dei vent’anni. Dopo la lunga battaglia con il Sindaco Alemanno, che ha provato ad azzerare l’Estate Romana, abbiamo deciso di realizzare un grande ventennale con una serie di nuove collaborazioni tra cui Radio Rai 2 e la Fondazione Michelangelo Pistoletto, che ha curato il restyling della manifestazione. L’allestimento infatti quest’anno sarà diverso, con due piazze convergenti l’una sull’altra. La prima graviterà sul palco, mentre la seconda si aprirà su un grande allestimento del Maestro Pistoletto con il suo progetto, Love Difference, attualmente ospitato dal

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PESCHIERA (VR) Al circolo Arci Punto Cardinale il 7 giugno alle 21, per la rassegna L’Italia che non si vede, ci sarà la proiezione di Zavorra di Vincenzo Mineo. Sarà presente il regista

Louvre a Parigi. Abbiamo voluto Love Difference nel suggestivo scenario dei boschi e del laghetto di villa Ada perché aderisce perfettamente ai contenuti con cui abbiamo voluto caratterizzare il nostro Festival su temi come l’integrazione, la pace, i suoni e le culture altre, il no al liberismo e alla globalizzazione. Come ben sanno i nostri amici, i nostri ‘sponsor’ etici, Emergency, Greennpeace, Un Ponte per.., Amnesty Internacional, Libera, Save the Children, la Lila, che presso il nostro stand hanno presentato i propri progetti e le proprie campagne, in sintonia con la Giornata per il rifugiato che celebriamo ogni anno con il patrocinio dell’UNHCR. La ricchezza di Villa Ada infatti è la sua voglia di guardare al Sud del mondo, come si evince innanzitutto dal suo logo, con quella lupa bonaria che allatta, oltre Romolo, altri due gemelli, una gialla e l’altro nero. Il programma verrà arricchito da tre incontri, moderati da Giovanna Zucconi, con Massimo Gramellini, Gad Lerner e Roberto Saviano, che ritorna a Villa Ada dopo il concerto che gli dedicò due anni fa Patti Smith. Avviamo inoltre una collaborazione con Ravenna Festival e con il Maestro Riccardo

Muti, portando a Roma il Ballo delle nostre Case del Popolo con due grandi orchestre, in un mix in cui cercheremo di soddisfare tutti i gusti musicali. Saranno in scena, tra gli altri, Elio e le Storie Tese, Steve Vai, le Cocorosie, Marco Paolini, Giorgio Faletti, Malika Ayane e gli Inti Illimani, per ricordare i 40 anni dal golpe in Cile, e molto altro che si può trovare su www.villaada.org. Del resto il successo di Roma incontra il Mondo è prevalentemente affidato alla musica. Quest’anno abbiamo voluto contenere i prezzi dei biglietti, che varieranno tra i 10 e i 15 euro, e che saranno tra i più bassi di Roma, a dimostrazione che il privato sociale è più competitivo sia del pubblico, sia del privato. Ringraziamo il Presidente della Regione Lazio che ci ha incoraggiato e che inviteremo il 19 luglio con Michelangelo Pistoletto, sperando di avere con noi anche il prossimo Sindaco di Roma… Tutto questo nel ricordo di Renato Nicolini, indimenticato Assessore alla Cultura della capitale, geniale ideatore dell’Estate Romana, alla cui memoria dedichiamo, con affetto e riconoscenza, questa nostra ventesima edizione di Villa Ada. Info: www.arciroma.it

Notizie Brevi Mafie e informazione BOLOGNA - C'è anche chi dice no⁄ è il titolo scelto dal circolo Arcibrecht insieme a Radio Città del Capo, Libera Radio, libreria Trame e associazione PerWilma per presentare un ciclo di incontri in cuiparlare di informazione, mafie e storie esemplari. Saranno due libri - di Loriano Macchiavelli e Giovanni Tizian - il punto di partenza di un viaggio che darà voce alle storie di singoli e comunità che hanno detto no ÿal disprezzo per cittadini e territori, ai ricatti delle mafie colluse con poteri economici e politici, alla devastazione culturale della societàŸ. Prossimo appuntamento venerdì 7 giugno alle 21 con Storie parallele di due giornalisti: il coraggio di indagare e informare. Partecipano Giovanni Tizian, giornalista e autore de La nostra guerra non è mai finita e Alberto Spampinato, direttore del sito www.ossigenoinformazione.it. Info: www.arcibologna.it

Nasce Mangianastri MANTOVA - Una struttura di supporto, competenze personali e tanta

voglia di fare musica: questi gli ingredienti che hanno dato vita a Mangianastri, la nascente agenzia di booking che ha sede all'Arci Tom in piazza Benetollo. Tre fondatori, innanzitutto musicisti, hanno deciso di farsi strada da soli e fronteggiare così il periodo di crisi nell'ambito della musica live: la nuova realtà si concretizza partendo dal basso, autogestendosi e mettendo in tavola i propri contatti e la propria esperienza sul campo maturata su e giù dai palchi, nell'arco di dieci anni di attività musicale, in Italia e all'estero. Per l'estate sono previsti nuovi eventi legati all'agenzia, che avrà spazio per concretizzare poi i propri progetti da settembre, nella prossima stagione di programmazione di Arci Tom. Info: www.mangianastri.it

Giochi di pace GROTTAGLIE (TA) - Dal 30 giugno al 10 luglio prossimi l'Arci Puglia ospiterà i bambini del campo profughi di Jabalia per il summer camp Giochi di pace. Il summer camp sarà gemellato con quelli di PsyHR (Psychologists for human rights) di Betlemme e

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Gerico. LÊArci Puglia è alla ricerca di volontari per organizzare laboratori d'arte e cultura. Info: internazionali@arcipuglia.org

Cinema al cortile Fiore SAVA (TA) - Cinema di sera al cortile Fiore è il titolo della rassegna promossa da Arci Calypso e cooperativa Il volo, in programma dal 6 giugno al 25 luglio presso il cortile d'ingresso del Centro diurno ubicato nei locali della ÂTommaso FioreÊ in via croce 108. Un'occasione per ritrovarsi e vivere in compagnia la visione di film che uniscono pregio artistico a tematiche sociali forti, come la devianza e l'emarginazione giovanile. Si comincia giovedì 6 giugno con la proiezione di Pa-ra-da, film diretto da Marco Pontecorvo e incentrato sulla figura dell'artista di strada franco-algerino Miloud Oukili, interpretato da Jalil Lespert. Ingresso gratuito. Info: fb Arci Calypso Sava

BOSS a La Spezia LA SPEZIA - Quattro lettere per quattro circoli fanno BOSS. ˚ l'unione degli Arci Btomic, Origami, Shake e

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Scaletta che saranno protagonisti dell'estate spezzina nella grande area della Pinetina. Il progetto BOSS nasce dalla collaborazione dei quattro principali circoli spezzini guidata dal centro giovanile Dialma Ruggiero, che ha scommesso su una formula completamente nuova per l'intrattenimento e la cultura della bella stagione: affidare cioè la calendarizzazione proprio a quei club che durante il resto dell'anno uniscono una grande massa di giovani, attraverso le instancabili attività che organizzano. Sul palco di BOSS si esibiranno, tra gli altri, Firewater, Btomic soundscapes, Ray Gelato, Nada & The criminal jokers. Info: fb Spazio BOSS

30 ore per il Gloria COMO - Sabato 8 e domenica 9 giugno allo Spazio Gloria si chiude la stagione con la grande kermesse musicale 30 ore per il Gloria, che vedrà sul palco lÊesibizione di moltissimi gruppi di Como e non solo, a testimoniare il sostegno del mondo musicale al progetto Spazio Gloria. Info: www.spaziogloria.it


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‘Lampedusa, piacere di conoscerci’. La Festa del turismo responsabile e dei diritti umani i svolgerà nel segno della filosofia dell’accoglienza che ha reso unica l’isola, la manifestazione promossa da AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile) e Amnesty International Italia, in collaborazione con Arci, Ecpat, Ibby Italia e Legambiente, in programma a Lampedusa dal 22 al 29 giugno. L’ospitalità degli abitanti di questo avamposto d’Europa, che accoglie con la stessa sensibilità e umanità migranti e turisti, è diventata in questi anni un modello per le tante organizzazioni che si occupano di promozione e difesa dei diritti umani. Lampedusa, piacere di conoscerci. Festa del Turismo responsabile e dei diritti umani sarà una festa di tutti e per tutti, con l’obiettivo di rendere omaggio ad una destinazione che ha fatto dell’accoglienza il suo modo di essere, facendosi conoscere in tutto il mondo e trovando nel suo sindaco, Giusi Nicolini, una rappresentanza attenta a coglierne e promuoverne tutti gli aspetti.

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Tra le iniziative in programma, le visite guidate a cura di Legambiente nei luoghi della Riserva Naturale, tra cui la Spiaggia del Conigli e Cala Pulcino; la realizzazione di laboratori tematici da parte dell’Arci e degli altri 15 partner del progetto Mediterranean Networking: step one Lampedusa, promosso dalla rete italiana della Fondazione Anna Lindh in collaborazione con la rete della

Tunisia e dell’Albania, tendente alla definizione di azioni comuni per rafforzare il dialogo fra le culture nel Mediterraneo; l’organizzazione, a cura di Ecpat, di laboratori su ‘turismo e diritti dei minori’ e di una mostra sulla Cambogia, la realizzazione, da parte di Ibby Italia, di una biblioteca per ragazzi. Ibby Italia e Amnesty International proporranno inoltre una serie di iniziative rivolte ai bambini e alle loro famiglie, per condividere la magia che può esercitare la lettura di un libro e scoprire con il gioco l’importanza dei diritti umani. Sono previste inoltre visite all’Area Marina Protetta a cura del Comune di Lampedusa e Linosa, al Museo delle Migrazioni, al centro di Recupero delle tartarughe a Linosa e altri importanti appuntamenti. Giovedì 27 giugno un convegno sul turismo responsabile e i diritti umani consentirà un approfondimento dei temi dell’iniziativa con rappresentanti istituzionali, del mondo scientifico e dell’associazionismo.

‘In bicicletta lungo la Musica, spettacoli, giocoleria a Parco Tittoni insieme all’Arci Tambourine linea gotica’ Ad Ascoli Piceno, giovedì 30 maggio serata dedicata alla memoria: l'Arci Piceno ha organizzato la presentazione del libro di Tullio Bugari, presidente del comitato Arci di Jesi-Fabriano, In bicicletta lungo la linea gotica, il racconto del viaggio che ogni anno, dal 25 aprile al 1° maggio, la Staffetta della Memoria percorre da Marina di Massa a Pesaro. La serata si è svolta presso la biblioteca provinciale di storia contemporanea ‘Ugo Toria’, e fa parte di un ciclo di attività, con incontri e interviste, condotto dal circolo Arci Libero Spazio di Ascoli Piceno, in coordinamento con altre attività svolte in città in collaborazione con l'Anpi e altri. Ha partecipato alla serata anche il presidente dell'Anpi e partigiano William Scalabroni. Oltre che della Linea Gotica, s'è parlato anche degli eventi che durante la resistenza hanno interessato la città di Ascoli. La prossima iniziativa nella regione Marche con la presentazione del libro In bicicletta lungo la linea gotica è in programma sabato 15 giugno a Fabriano, a cura del circolo Arci Il Corto Maltese. Info: lungolalineagotica.wordpress.com

Parco Tittoni a Desio (MB) cambia pelle per l’estate grazie all’Arci Tambourine di Seregno che animerà i mesi estivi di uno dei più bei parchi della Brianza. Concerti, spettacoli e iniziative che si susseguiranno fino alla nuova edizione del Kernel Festival in programma a luglio. A partire dal 7 giugno, due mesi di musica, teatro, cabaret, giocoleria, magia, festa, insieme a partner importanti come l’Honky Tonky live club, HUB Desio, Take It Easy, Spazio Jacaranda, e con nomi come Tre Allegri Ragazzi Morti, The Fire, Selton. E poi il teatro, da quello classico di Teatrando

ai comici di Zelig, Colorado, Central Station uniti sotto il segno del format Cabarettificio, alla Spleen Orchestra che omaggia Tim Burton in uno spettacolo per grandi e piccini. In più, uno spazio con grandi giochi gonfiabili dedicato ai più piccoli, curato da ‘I Supergiocherelloni’. Venerdì 7 giugno inaugurazione con Lollipop, musica degli anni ‘50 e ‘60 in un party dal sapore rétro. L’ingresso è gratuito. Sabato 8 giugno Into the wild night, tributo ai Pearl Jam; domenica 9 giugno una serata dedicata alla magia. Info: www.tambourine.it

A Lamezia L’Arcobaleno di una città Felice Si intitola L’Arcobaleno di una città Felice la rassegna di film e incontri organizzata dall’Arci di Lamezia Terme e dall’associazione Integrazioni di Calabria nell’ambito del progetto I colori della luce: Il luogo delle luci colorate che dipingono la città felice. Si inizia con la proiezione didattica Uno specchio d’Umano transito di Alessandro Gordano presso la parrocchia del Redentore per poi proseguire con altre

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proiezioni ed eventi che si concluderanno il prossimo 23 giugno con La nave dolce di Daniele Vicari presso il parco Peppino Impastato. Durante la rassegna verrà presentato il fumetto Nevermind ideato dagli studenti della scuola S.Eufemia nell’ambito del progetto I colori della luce e illustrato da Pierdomenico Sirianni. Info: www.arcilamezia.it


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Dino Frisullo: una vita a testa alta entre Istanbul brucia e nella rivolta contro l’autoritarismo confessionale di Erdogan si saldano le lotte degli studenti, dei laici, dei lavoratori e degli stessi kurdi viene da chiedersi quante iniziative avrebbe già intrapreso Dino a sostegno di quelle manifestazioni. Dino che aveva sfidato le severe leggi turche e pagato con il carcere il suo appoggio incondizionato alla causa Kurda lottando sempre in nome di un pacifismo che non ha mai voluto significare rassegnazione e disarmo delle coscienze. A dieci anni dalla sua scomparsa il ricordo di Dino Frisullo vive ancora nella memoria di migliaia di compagni, sia italiani che stranieri con cui ha condiviso le lotte per i diritti, l’accoglienza e la cittadinanza. Ancora oggi nelle strade di Diyarbakir ogni italiano, turista o militante che sia, prima o poi viene associato al ricordo di Dino che con tanta generosità e determinazione ha sostenuto la causa curda fino a farne le spese personalmente. Per chi lo ha conosciuto nelle piazze di Roma, nelle strade dei quartieri multietnici e nelle fumose stanze dove si consumavano le prime riunioni del movimento antirazzista italiano e romano, Dino rimane una

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stella polare. Si poteva stare tranquilli che anche in caso di ritardo estremo ci sarebbe stato Dino a fare la parte dell’ultimo che si poteva permettere, con la sua infinita gentilezza e cocciuta determinazione, a far ricominciare la riunione da capo, a prendersi l’onere di riscrivere il documento concordato e infine riscriverlo a modo suo. In tutto questo, aldilà dei mugugni, si finiva sempre per riconoscere a Dino quell’insieme di competenza, delicatezza, ostinazione e onestà intellettuale che lo rendeva unico e inattaccabile. Dino che aveva vinto 7 concorsi pubblici ed aveva sempre finito per lasciare il posto sicuro per vivere impastato nelle lotte sociali, sempre con la sigaretta accesa e il suo esile corpo trasportato da un capo all’altro della città a cavallo di un vecchio motorino, regalato da qualche compagno, per immergersi in ogni vertenza in cui si ravvisavano diritti da difendere. Come aveva fatto con l’occupazione dell’ex pastificio della Pantanella in cui, nel giro di pochi mesi, avevano trovato alloggio e riparo oltre 2000 immigrati bengalesi, indiani, pakistani, nigeriani. Finivano gli anni 80 con il loro carico di ipocrisie e finta opulenza, si preparava la stagione dei grandi rovesci

Azioni solidali / Le notizie di Arcs Campi di lavoro all’estero

Arcs in Camerun Venerdì 31 maggio si è svolta la prima visita di monitoraggio dei referenti della delegazione dellÊUE a Yaoundè sul progetto gestito da Arcs e Codebank a Bankondji, villaggio nel distretto di Bafang, in Camerun. Come evidenziato dai nostri ÂvisitatoriÊ nel loro report, lÊéquipe è motivata e competente e la fase di sensibilizzazione in uno stadio già avanzato. Sono stati realizzati degli incontri con gli abitanti del villaggio, che hanno messo in evidenza lÊelevato grado di consapevolezza riguardo lÊazione. I lavori per lÊadduzione di acqua potabile sono già iniziati, elemento

Concord Italia Da oggi è online il sito internet di Concord Italia. Si tratta ovviamente di una versione beta che si costruirà e riempirà nel tempo. Per chi fosse attivo su Twitter vi chiediamo anche di diventare follower di @Concord_Italia e di ritwittare i contenuti in modo da ampliare la capacità della piattaforma di comunicare sui social network.

Trade Game Martedì 11 giugno presso la sede della Cgil nazionale dalle ore 10.00 alle 16.00 avrà luogo un seminario di presentazione dellÊOsservatorio sul commercio internazionale. Il seminario vuole essere l'occasione per una prima panoramica delle politiche commerciali dell'Italia - nell'ambito dell'Unione Europea - e delle loro ripercussioni sulla situazione occupazionale, sociale ed ambientale. Sono invitate le strutture nazionali e territoriali delle organizzazioni promotrici con l'intento, soprattutto, di condividere informazioni e proposte di lavoro per il prossimo periodo.

Hanno collaborato a questo numero Greta Barbolini, Raffaella Bolini, Anna Bucca, Consuelo Cagnati, Francesco Camuffo, Alessandro Cobianchi, Marco Cortesi, Monica Falezza, Sergio Giovagnoli, Alberto Giustini, Grazia Naletto, Stefano Maruca, Francesco Verdolino In redazione Andreina Albano, Maria Ortensia Ferrara, Carlo Testini

che contribuisce a dare maggiore concretezza allÊazione e ad avere un maggiore riconoscimento presso la popolazione locale.

www.arciculturaesviluppo.it - arcs@arci.it

CÊè ancora la possibilità di iscriversi ad uno dei campi di lavoro di Arci allÊEstero. In particolare aspettiamo nuove iscrizioni per il campo in Rwanda, durante il quale si potranno incontrare le donne della nostra Ong partner Sevota e di collaborare con loro in attività di animazione con i bambini e laboratori creativi con le donne. Il campo si terrà dal 4 al 18 agosto, la quota, che comprende volo aereo, vitto, alloggio, spostamenti interni ed assicurazione è di euro 1700. A settembre si realizzeranno anche i campi in Tunisia e Giordania.

politici e alle vecchie povertà, mai cancellate, si sommava la condizione di centinaia di migliaia di persone del sud del mondo arrivate in Italia a cercare le opportunità per una vita migliore. Anche l’Italia, come il resto dell’occidente, aveva cominciato a dividersi lungo la linea di questa frattura tra vecchi e nuovi cittadini e lo scontro è vivo ancora oggi. Dino lo aveva capito subito ed insieme a personalità come Don Luigi Di Liegro aveva intrapreso un lavoro di lunga lena per rovesciare i luoghi comuni del neo razzismo italiano investendo molto sul protagonismo dei migranti. A differenza di tanti bravi dirigenti di organizzazioni sociali Dino non si limitava a difendere o promuovere diritti, lui viveva e condivideva con i migranti la vita quotidiana, le lotte e le miserie di una condizione povera, ma sempre dignitosamente a testa alta. Info: giovagnoli@arci.it

Direttore responsabile Emanuele Patti Direttore editoriale Paolo Beni Impaginazione Claudia Ranzani Impaginazione newsletter online Martina Castagnini Editore Associazione Arci Redazione Roma, via dei Monti di Pietralata n.16 Registrazione Tribunale di Roma n. 13/2005 del 24 gennaio 2005 Chiuso in redazione alle 19

Arcireport è rilasciato nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione -Non commerciale Condividi allo stesso modo 2.5 Italia

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