Page 1

arcireport

settimanale a cura dell’Arci | anno XII | n. 19 | 29 maggio 2014 | www.arci.it | report @arci.it

È ora di costruire l’Europa politica di Paolo Beni presidente nazionale Arci

Ci sarà molto da riflettere sui risultati di queste elezioni europee. Sull’astensionismo che in media nei 28 paesi supera il 50%, a conferma della frattura profonda che ormai divide l’Unione Europea da un’opinione pubblica sempre più ostile verso le sue politiche economiche; sull’avanzata delle destre nazionaliste e dei populisti antieuro che andranno a occupare una bella fetta del nuovo parlamento grazie a consensi talvolta clamorosi come in Francia e nel Regno Unito; sulla vittoria della nuova sinistra di alternativa europeista di Syriza in Grecia; sull’arretramento dei popolari europei, di cui però non riesce ad approfittare il Pse a causa del tracollo francese. Ci sarà da riflettere sulla portata del voto italiano, per molti aspetti in controtendenza con quello europeo e destinato a segnare un cambio di fase di portata storica. Anche da noi cala l’affluenza, ma resta sempre su livelli più elevati della media europea. Il Partito Democratico sale nei consensi oltre il 40%, un successo clamoroso che porta il maggior partito della sinistra italiana oltre i massimi storici del Pci di Berlinguer nel 1976, a livelli paragonabili solo a quelli della Democrazia Cristiana degli anni ‘50. Un risultato ancor più eclatante se si pensa che solo un anno fa il Pd usciva dalle elezioni politiche con un modesto 25%. Esce sconfitto il Movimento 5 Stelle, responsabile di aver trasformato la campagna elettorale in una fiera degli

insulti condita di proclami sulla cacciata di Governo e Capo di Stato, annunci di gabbie, processi e marce su Roma all’assalto della democrazia dei partiti. L’esasperazione dei toni e l’aggressione degli avversari si è rivelata un boomerang (tre milioni di voti persi) per un movimento che mantiene comunque un peso significativo, seconda forza politica e cartina di tornasole del malessere del paese. Il clamoroso doppiaggio nel numero di voti fra Pd e 5 Stelle ha quasi oscurato l’altro fatto rilevante, il declino berlusconiano con Forza Italia franata al 16%. A beneficiare della frantumazione della destra è la Lega, che lucra sulla propaganda xenofoba e antieuropeista, mentre si attesta su un risultato modesto il nuovo centrodestra e si scioglie come neve al sole il centro montiano. Infine, ottiene una buona affermazione la sinistra della lista per Tsipras, risultato tanto più significativo perché ottenuto a dispetto dell’oscuramento mediatico subito in una campagna tutta incentrata sullo scontro fra i big. Nonostante le acrobazie retoriche di qualche commentatore, è evidente che le elezioni europee in Italia le ha vinte la sinistra. Un successo dovuto certamente al carisma del presidente del consiglio, che ha scommesso sulla credibilità del suo progetto riformatore ricevendo una straordinaria apertura di credito dal paese, ma anche al risveglio della mobilitazione popolare che è tornata a riempire le pi-

azze della sinistra come da tempo non succedeva. Un risultato che cambia profondamente i connotati di un partito che per la prima volta sconfina dai recinti del suo tradizionale elettorato per affermare la sua vocazione maggioritaria anche in territori tradizionalmente ostili e raccogliere consensi in larghi strati della borghesia produttiva e del ceto imprenditoriale. Non c’è dubbio che i risultati elettorali diano più autorevolezza in Europa al nostro paese, l’unico in cui il partito al governo esce premiato dalle urne. Il Pd è oggi anche il primo partito della famiglia del socialismo europeo. Una legittimazione elettorale che diviene una grande opportunità alla vigilia del semestre di presidenza italiana e della designazione dei nuovi vertici istituzionali dell’Unione. Spenderla bene significa però sapersi assumere la sfida della costruzione dell’Europa politica. Un’Europa che si liberi dalla subalternità alla dottrina dell’austerità e del fiscal compact per cambiare rotta verso uno sviluppo incardinato sul paradigma dei diritti e della giustizia sociale. Infine, una riflessione sul ruolo dei nuovi media in queste elezioni: la realtà della vita del paese non si può racchiudere in un blog, e mai come stavolta la rete ne ha trasmesso un’immagine deformata. Per fortuna la democrazia cammina anche e soprattutto sulle gambe e nella testa dei cittadini e delle cittadine.


2

arcireport n. 19 | 29 maggio 2014

solidarietàinternazionale

Alluvione Balcani: parte la raccolta fondi a sostegno delle popolazioni colpite

ARCS è presente in Bosnia-Erzegovina, in Croazia, in Serbia e in tutta l’area dell’attuale Ex-Jugoslavia fin dagli anni Novanta, durante e dopo il conflitto balcanico, in attività umanitarie, di solidarietà, cooperazione e volontariato internazionale. Le relazioni con le comunità di cittadine e cittadini di quei paesi risalgono all’esperienza dell’associazione Arci, nata negli anni Ottanta, del sostegno alla società civile impegnata nel dialogo est-ovest. Con le popolazioni della Bosnia-Erzegovina, in particolare nelle

città e campagne di Mostar e Sarajevo, e della Serbia, nella Vojvodina e nella zona centrale a sud ovest di Belgrado, ARCS è in stretto collegamento in questi giorni dopo la tragica alluvione, che ha causato vittime e danni gravissimi alle abitazioni, alle infrastrutture e ai terreni agricoli. 24 vittime accertate, più di 40mila persone evacuate , un quarto della popolazione senza più accesso all’acqua potabile, oltre 100mila abitazioni distrutte: questi sono i primi numeri di una situazione già critica, soprattutto

La lettera di Rada Zarkovic Care amiche e amici, qui è un disastro, una tragedia in tutta la Bosnia. Sembra che sia tornata la guerra, lo stato di emergenza. Tante città, non solo sono sotto un mare del’acqua, ma non hanno acqua per bere, cibo, telefoni…ci sono già una ventina dei morti, altre persone sono disperse e c’è poca speranza di ritrovarle. Anche a Bratunac, dove ha sede la nostra cooperativa c’è la stessa situazione (siamo sul fiume Drina, Drinjaca e una decina di piccoli fiumi).

Oggi finalmente ha smesso di piovere, e tutti speriamo che non riprenda. Noi in Cooperativa dobbiamo capire quanti danni abbia subito la sede (nei magazzini e negli uffici dove è entrata l’acqua) e poi capire per i soci che cosa è rimasto nei campi (alcuni di essi sono in collina e speriamo in bene). Abbiamo comprato e distribuito ai soci materiale di cui hanno bisogno per la produzione ( letame, recinzioni, materiale protettivo). Lo facciamo ogni anno per aiutarli. Di solito pagano questo materiale con la frutta che raccolgono. Se non ce più produzione non so cosa fare, perchè i soldi che abbiamo usato per quel materiale dobbiamo restituirli alla banca. Scusate se mi lamento, ma…. L’importante per noi adesso è riprendere la produzione e allargare il mercato. Solo così saremo in grado di riprenderci da questa catastrofe. Grazie e un grande abbraccio, Rada

nelle zone rurali caratterizzate da ampie sacche di povertà. A tutto ciò si aggiunge il problema delle mine, circa 120mila ancora sparse sul territorio, spostate dalle inondazioni o non più delimitate dalla segnaletica, che rendono più difficile raggiungere le zone colpite. ARCS ha attivato una raccolta fondi per supportare quelle cooperative e quei consorzi di agricoltori della BosniaErzegovina e della Serbia, impegnati nella diffusione delle colture sostenibili e di ridotto impatto ambientale, di cui l’Ong e i comitati Arci hanno promosso la nascita, anche avviando un percorso di certificazione della produzione biologica, garantendone la sostenibilità in questi anni attraverso progetti di imprenditorialità femminile e inclusione sociale. Le volontarie e i volontari italiani di ARCS presenti nei due Paesi e il personale locale impiegato nelle attività di cooperazione internazionale sono in stretto contatto con i partner e le comunità per monitorare la situazione di emergenza e indirizzare gli aiuti, in stretta relazione anche con Croce Rossa e Mezza Luna locali. Vi invitiamo a contribuire anche sulla base delle indicazioni via via in aggiornamento sul sito www.arciculturaesviluppo.it Le donazioni possono essere effettuate online o tramite un bonifico intestato a:
 Arci Cultura e sviluppo, Via dei Monti di Pietralata 16, 00157 Roma. 
 Banca popolare etica, Via Parigi 17, 00185 Roma
 C/C n. 00000508080
 IBAN: IT96N0501803200000000508080 Causale: Alluvione Balcani


3

arcireport n. 19 | 29 maggio 2014

esteri

L’Europa afona e complice di Giulio Marcon deputato indipendente Sel

Il neoeletto presidente ucraino Poroshenko aveva promesso in campagna elettorale di «portare la pace in tre mesi» nel Paese. Appena nominato ha fatto vedere come intendeva farlo: con una guerra definita eufemisticamente «operazione antiterrorismo», che ha causato almeno cento morti, metà dei quali civili, nella regione di Donetsk controllata dalle milizie filo-russe. Ora anche la missione Osce, a detta del suo segretario generale, è «ad alto rischio». Sempre Poroshenko ha minacciosamente avvertito: «Senza un’Ucraina stabilizzata non sarà possibile garantire la sicurezza dell’intera Europa». Dopo settimane di relativa tranquillità, l’offensiva ucraina degli ultimi due giorni riporta il paese sull’orlo del baratro. Gli Usa e la Nato, con i polacchi, soffiano sul fuoco, i russi stanno alla finestra giocando un ruolo ambiguo e interessato, l’Europa è seduta in panchina, incapace di proporre un negoziato e di fermare la dinamica bellica. L’Italia, pur chiamata in causa da Putin, non è dato sapere. È una dinamica che assomiglia sempre di più a quella degli anni ’90 in ex Jugosla-

via, con le dovute differenze del caso. E non solo per l’importanza geopolitica del coinvolgimento della Russia, ma anche per l’esplicita intenzione della Nato di allargarsi all’Ucraina, monitorando così sempre più da vicino le mosse di Mosca. L’Europa invece - come nella vicenda jugoslava - è sempre, sostanzialmente, alla finestra. Nonostante aiuti finanziari e abbozzi di accordi tra Ue e Ucraina, l’Europa non riesce ad avere un ruolo. Poroshenko, quando dice che la vicenda ucraina potrebbe mettere a rischio la sicurezza europea, un po’ di ragione ce l’ha. Se la guerra si intensifica e si allarga in qualche modo alla Russia, allora la frittata è fatta. Potrebbe essere coinvolta la Nato e l’Europa si troverebbe sulla linea del fronte, spaccandosi tra interventisti e moderati, disponibili al negoziato. L’Italia si è distinta per la sua incapacità di contribuire alla costruzione di un profilo politico autonomo e incisivo dell’Europa. Per far ripartire il negoziato, bisogna far tacere le armi. Basta con gli ultimatum di Kiev. Gli Stati Uniti e la Nato devono smetterla di soffiare sul fuoco, l’Europa

deve riacquistare la sua voce, la Russia farla finita con le ambiguità e le complicità con le milizie. La prova muscolare non porta da nessuna parte. O forse sì: alla guerra generalizzata e prolungata. Fatta la tara alla strumentalità politica veicolata da Mosca e alle pulsioni nazionaliste e violente - che fanno il paio con quelle di Piazza Majdan - il problema della tutela e della salvaguardia dei diritti delle minoranze russofone è una questione reale, soprattutto perché non si sono mai sentite tali nella ex Urss e nella Csi. Non si possono ripetere gli stessi atroci errori già commessi in ex Jugoslavia. Non si può affrontare un tema così complesso come la gestione dello sfaldamento di paesi o federazioni multietniche, premiando i nazionalismi, la geopolitica, gli interessi strategici ed economici delle grandi potenze o delle vecchie alleanze militari o economiche. La lezione dell’ex Jugoslavia avrebbe dovuto consigliarci la retta via. Ma così non sembra: nazionalismi ed interessi geopolitici tornano a prevalere. E non è una buona notizia per l’Europa.

Il gesto, il Muro, lo scandalo di Paola Caridi blogger e giornalista

Spero abbiate letto il programma ufficiale del viaggio di Papa Francesco. La sosta di fronte al Muro di Separazione, sul lato palestinese, nella Betlemme della Natività, risulta di gran lunga più chiaro dopo aver scorso l’agenda ufficiale e i suoi tanti dettagli. Dettagli su cui si può ragionare a visita conclusa, soprattutto dopo la tappa di Gerusalemme. L’immagine del Papa di fronte a un Muro colmo di sofferenza pretende, comunque, una sosta. Una riflessione. Il Papa non ha detto nulla. Ha compiuto un gesto, quello di rendere visibile il Muro. Anzi, per dirla meglio, di imporre il Muro all’attenzione di una stampa molto spesso distratta o superficiale, oppure ignorante. O peggio. Esercitare il dovere della verità non è di tutti. Non è per tutti. Papa Francesco ha invece mostrato lo scandalo, senza parlare, solo poggiando la mano sul Muro e facendosi il segno della croce. Il segno della croce… lo fanno tutti i venerdì alcuni uomini e donne, sacerdoti e suore, che percorrono la via dolorosa accanto al Muro. Gruppo sparuto, testimone

costante dello scandalo e della vergogna di questo Muro, costruito da Israele negli ultimi dieci anni. Uno sparuto gruppo che rende testimonianza. Urla ciò che non viene scritto, e reso noto. Mentre alcuni giornalisti si dilettavano, alla vigilia della visita del Papa, a descrivere persino le doti di questo Muro, nascondendone comunque la vista, Francesco lo ha mostrato. In tutto il suo enorme scandalo. Senza dire nulla. Perché qualsiasi descrizione è superflua. Papa Francesco ha sciolto, ieri, il nodo in cui mi ero attorcigliata per anni. Quel nodo che descriveva il fallimento di noi giornalisti, incapaci di descrivere il Muro. Afasici, nel cercare di far comprendere quanto sia inumano. Francesco non ha parlato, lo ha toccato, e lo ha così mostrato. Lui, centro della notizia per la stampa al seguito, ha costretto giornalisti spesso distratti a mostrare ciò di cui molti di loro non avevano voluto parlare, appena il giorno prima. Eppure, quell’agenda ufficiale del viaggio aveva già detto qualcosa, tra le righe. Aveva

detto che Papa Francesco quel Muro non voleva attraversarlo. Forse perché - è la mia ipotesi - non voleva avallarne l’esistenza. Era la posizione, peraltro, di alcuni diplomatici di vaglia, negli scorsi anni, quando il Muro cominciò a essere innalzato tra Gerusalemme e Betlemme. Non passare attraverso quei varchi nel Muro per evitare di renderlo cosa fatta, elemento della geografia del conflitto. I consoli a Gerusalemme sono in sostanza consoli del corpus separatum, più o meno. E il corpus separatum del 1947 comprendeva nei suoi confini proposti non solo Gerusalemme, ma Gerusalemme e Betlemme assieme, come un solo corpo. Bastava non passare dal Muro, per non sancire lo scandalo. E invece da quel Muro siamo passati tutti… Il Papa lo ha al contrario sorvolato, in elicottero. Lo ha visto ferire la terra, sicuramente. E forse proprio per questo ha fatto uno strappo al protocollo, è sceso e lo ha toccato. Perché lo ha visto spaccare la terra e le genti. Scandalosamente. http://invisiblearabs.com


4

arcireport n. 19 | 29 maggio 2014

diritti

Chiudere la tendopoli, aprire la fase dell’accoglienza di Chiara Barresi, Patrizia Maiorana, Giuliana Sanò circolo Thomas Sankara di Messina

Messina: città dell’emergenza oppure città dell’accoglienza? Nodo intorno a cui si sono intersecate a Messina le interpretazioni e le applicazioni delle politiche e delle normative sul diritto d’asilo, troppo spesso violate. Le conseguenze del naufragio del 3 ottobre hanno prodotto l’operazione Mare Nostrum e l’apertura di non-luoghi, come quello nato in ventiquattro ore, il 9 ottobre, nel polo sportivo universitario intitolato a Primo Nebiolo, sito in contrada Conca d’Oro nella città dello Stretto. Una creazione supportata da una rappresentazione falsata della realtà, sostenuta da un giornalismo embedded e da una cronaca superficiale del contingente, tendente a dimostrare la tesi dell’ ‘emergenza sbarchi’ in Sicilia e della solita tiritera governativa degli arrivi eccezionali. A fine ottobre la locale Azienda Sanitaria ha ritenuto la palestra del Pala Nebiolo non idonea a ospitare i richiedenti asilo. A novembre, dunque, sono iniziati i lavori di allestimento della tendopoli nell’attiguo campo da baseball. Questo spazio, prima definito di transito - dove attendere 3,4 giorni - e poi, dopo alcune settimane, battezzato ‘centro di smistamento’, ha mostrato come la città del ‘cambiamento dal basso’ non abbia saputo reagire alla militarizzazione del

proprio territorio. Le logiche sicuritarie e concentrazionarie hanno ostacolato la proposta di ospitalità diffusa, nata dal basso; l’incapacità di governo ha prodotto un conflitto interistituzionale, tra Comune di Messina e Prefettura. Nel campo del Pala Nebiolo, le condizioni materiali dell’accoglienza al di sotto degli standard minimi, l’insalubrità del luogo, l’assoluta mancanza d’informazione ai richiedenti asilo sulla loro condizione giuridica, l’assistenza sanitaria non adeguata, la mediazione linguistica non sufficiente, unite alle condizioni di ‘prigionieri di stato’ dei richiedenti protezione internazionale hanno prodotto una escalation di proteste e sit in, fuori e dentro il campo. Più di mille persone sono entrate nelle maglie di questo sistema, tra queste, centinaia di minori stranieri non accompagnati, casi vulnerabili (donne in gravidanza, persone affette da gravi patologie, con traumi e lesioni da arma da fuoco), familiari di persone residenti in Europa. Da aprile il porto della città è divenuto destinazione diretta dell’operazione Mare Nostrum, e la città ha progressivamente assunto i contorni di un luogo di passaggio. In questa nuova fase le porte del campo sono rimaste aperte per consentire la fuga di centinaia di

siriani ed eritrei, producendo un’eccezione nello ‘stato di eccezione’ che il Pala Nebiolo rappresenta. Ormai la stazione della città è divenuta il collegamento tra il Sud e il Nord dell’Europa per i giovanissimi eritrei e le famiglie siriane, in fuga verso la Svezia e la Germania. Nel vuoto di adeguate risposte istituzionali e sociali, il circolo Arci Thomas Sankara ha fornito un supporto concreto per la tutela dei richiedenti asilo. Sul piano del rilancio di un percorso condiviso tra istituzioni e cittadinanza, al fine di promuovere forme solidali e di affidamento dal basso dell’accoglienza, non sono stati fatti passi in avanti. Di fronte alle risultanze dei sopraluoghi igienico sanitari effettuati dalla locale Azienda Sanitaria, dalle quali è emersa l’inadeguatezza della struttura, né il Prefetto Stefano Trotta né il Sindaco Renato Accorinti (che si era impegnato, fin da ottobre, a mettere fine all’esperienza di Messina in-accogliente, emettendo un’ordinanza di chiusura del centro con motivazioni igienico sanitarie) hanno proceduto alla chiusura della tendopoli. L’interrogativo, dunque, rimane aperto: la chiusura della tendopoli è il primo e indispensabile passaggio dalla dimensione dell’emergenza a un sistema reale di accoglienza.

Profughi, i senza casa in tutto il mondo sono ormai più di 33 milioni di persone I dati raccolti nel rapporto ‘Global overview 2014’ del Norwegian Refugee Council

Nell’inventario delle sciagure provocate da guerre e violenze, la perdita della propria casa non è la più visibile. Eppure riguarda oltre 33,3 milioni di persone nel mondo. Un record storico. A dirlo è il Norwegian Refugee Council che, con i dati raccolti nel rapporto Global overview 2014, sostiene che solo lo scorso anno sono state 8,2 milioni le persone costrette a lasciare le proprie abitazioni per via di bombe o persecuzioni. In Siria succede a ritmi vertiginosi. Ogni 60 secondi c’è una famiglia che entra a far parte dei cosiddetti Internally Diplaced People. Stranieri in patria, sfrattati di guerra. Come gli altri 6,5 milioni che già vivono questa condizione a causa della guerra iniziata tre anni fa. Lo scorso anno i siriani entrati a far parte di questa categoria hanno rappresentato il 43 per cento del totale nel mondo,

una stragrande maggioranza. 9500 famiglie al giorno, per le quali la fuga non è stata sempre sinonimo di salvezza. «Il rapporto rivela spaventose condizioni di vita all’interno della Siria, teatro della più estesa crisi di sfollati interni a livello globale», ha spiegato il segretario generale del Consiglio norvegese per i rifugiati. «Non solo i gruppi armati controllano le zone in cui si trovano i campi degli sfollati interni, ma le stesse strutture dei campi sono mal gestite, forniscono accoglienza e servizi igienico-sanitari inadeguati e aiuti limitati». Dei 33 milioni di sfollati interni nel mondo, due terzi sono concentrati in appena cinque Paesi. Siria, Colombia, Repubblica Democratica del Congo, Sudan e Nigeria. Quest’ultima è una new entry e la causa si chiama soprattutto Boko Haram, il

gruppo estremista islamico, che ha rapito 200 studentesse e ucciso nei giorni scorsi un centinaio di persone con due bombe a Jos. 300mila nigeriani lo scorso anno hanno abbandonato le proprie case per scampare alle brutalità di Boko Haram e altri 170mila nigeriani hanno lasciato i loro villaggi fuggendo dalle violenze interreligiose che spesso divampano nel Paese. Altre crisi politiche che hanno fatto registrare un picco di sfollati interni sono quella in Repubblica Centroafricana, quasi un milione di profughi, e quella in Sud Sudan, con 600mila persone fuggite solo negli ultimi mesi. La condizione di sfollato è inoltre spesso tutt’altro che temporanea. 17 anni in media, un dato che dovrebbe costringere a riflettere sul modo sbagliato in cui viene affrontata questa questione.


5

cultura

arcireport n. 19 | 29 maggio 2014

Le politiche culturali decisive per il futuro dell’Europa di Carlo Testini responsabile Politiche culturali Arci

Non è facile immaginare quale sarà lo scenario dopo il voto alle elezioni europee del 25 maggio. Difficile dire che cosa sarà delle politiche per la cultura in Europa con la tenuta del PPE e l’avanzata molto preoccupante dei partiti anti-Europa, populisti e razzisti. Partiamo dalla situazione ad oggi. Da poche settimane sono stati lanciati i bandi per il programma della Commissione Europa dal nome Europa Creativa che supporta sia il mondo del cinema e dell’audiovisivo che quello dello spettacolo e della creatività. Dopo un’estenuante trattativa con i Ministri dell’Unione e la Commissione, il parlamento europeo ha strappato 1,46 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, per tutti i 28 Paesi membri dell’Unione. Non molto, a dire il vero. Purtroppo non si è riusciti a inserire le politiche culturali tra le misure che qualificano le azioni e gli obiettivi dei Fondi Strutturali Europei. Sono i fondi che, con il co-finanziamento di Stato e

Regioni, devono sostenere lo sviluppo territoriale con l’obiettivo principale di far crescere l’occupazione. L’importo complessivo, sempre per lo stesso periodo, è di 352 miliardi di euro e comprende anche i fondi per le politiche di Coesione. È una fetta importante del bilancio comunitario, pari al 36% del totale. Nella stesura dei piani operativi nazionali e regionali si cercherà di inserire azioni ed attività anche legate alla cultura. Ma non sarà una passeggiata. Sarà compito di chi siederà in Parlamento e si occuperà dei singoli settori di attività della Commissione cercare di riportare l’attenzione sulle politiche culturali lavorando con i governi dei Paesi Membri e con i loro Parlamenti. Altrettanto importanti per le sorti della produzione e condivisione di contenuti culturali sono le normative che, da una parte cercano di adeguare la tutela del diritto d’autore allo sviluppo dei nuovi mercati digitali, dall’altra si cimentano

nel difficilissimo ambito delle libertà sul web. Diverse cose stanno cambiando ma molto è ancora da scrivere. L’azione del parlamento europeo sarà fondamentale per orientare al meglio le scelte della Commissione. Terza questione non di poco conto riguarda la capacità di costruire un progetto europeo dove le diverse culture europee dialogano e si contaminano; tra di loro e con quelle dei nuovi cittadini che provengono dal resto del mondo. Il dialogo con il Mediterraneo e la ricostruzione di uno spazio culturale e politico con i popoli della riva sud è una delle grandi sfide del prossimo Parlamento Europeo. Per questo e molto altro il network europeo Culture Action Europe ha proposto un appello ai candidati per sostenere politiche culturali che siano parte di una nuova visione del futuro modello di sviluppo europeo. Per uscire dalla crisi con un nuovo paradigma.

Formazione musicale e artistica in tutte le scuole La musica in ogni scuola italiana, dagli asili nido fino ai licei. Come componente fondamentale per lo sviluppo della personalità umana, della capacità creativa e della conoscenza. Un sogno? No, secondo la senatrice Pd che ha depositato un disegno di legge «per la valorizzazione dell’espressione musicale e artistica nel sistema dell’istruzione». Dedicato a Claudio Abbado che si è sempre battuto per la musica nelle scuole, il ddl rappresenta una svolta. Intanto, perché è sottoscritto da esponenti di tutti i partiti e poi perché è appoggiato da un intero mondo fatto di associazioni, scuole civiche, cori e bande. Gruppi culturali che hanno tentato di mettere una toppa alla grave lacuna presente nell’istruzione pubblica. Oggi l’unica ora di educazione musicale nella scuola primaria scompare del tutto nella secondaria. Esistono sì

le scuole medie a indirizzo musicale ma sono appena 1.400, mentre i licei musicali sfornati dalla riforma Gelmini raggiungono solo un’ottantina di sezioni in tutta Italia.

appuntamenti Il 29 maggio alle 18 nella Sala Zavattini della Fondazione Aamod, presso la Centrale Montemartini a Roma, Archivio audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna presentano il volume Non avendo mai preso un fucile tra le mani di Augusto Cantaluppi e Marco Puppini. Introduce Luciana Castellina, intervengono Italo Poma e Marco Puppini. Le socie dell’associazione Donne di Carta daranno voce alle antifasciste di Spagna attraverso le loro lettere. Saranno proiettati brani di film sulla guerra civile di Spagna. Info: www.aamod.it

Il risultato: zero cultura musicale per intere generazioni. Un gap che segna l’Italia rispetto ad altri Paesi europei dove invece la musica è praticata fin dall’infanzia. Il ddl si pone l’obiettivo di fornire «occasioni formative basate sull’acquisizione di una piena consapevolezza degli aspetti pratici, teoricoanalitici e storico-culturali». In sintesi: formazione artistica (musica, teatro e danza) nelle scuole d’infanzia ma soprattutto - ecco la novità sostanziale - 100 ore annuali nei curricula della scuola elementare e media e 50 in quelli delle superiori. Non solo. Si prevede la trasformazione degli istituti comprensivi in poli formativi artistici, la collaborazione con la rete dei ‘soggetti terzi’ accreditati dal Miur e dalle Regioni, la formazione dei docenti, rassegne e spettacoli a prezzo ridotto per studenti e insegnanti e detassazioni per le famiglie che iscrivono i figli a corsi amatoriali musicali, teatrali o coreutici. Il Forum nazionale per l’educazione musicale invita a sottoscrivere l’appello per l’approvazione del ddl. L’Arci ha aderito.


6

arcireport n. 19 | 29 maggio 2014

legalitàdemocratica

Rifondare la politica e l’etica del Paese di Alessandro Cobianchi coordinatore Carovana Internazionale Antimafie

Pio Albergo Trivulzio, la ‘baggina’, la nostra Carovana lombarda inizia qui. A beneficio dei più giovani si tratta della storica casa di riposo milanese dove venne arrestato il suo direttore, Mario Chiesa. Venne preso «in flagranza di reato» o «con le mani nella marmellata», come dicevano i leghisti di allora, quelli più raffinati e che poi la marmellata avrebbero iniziato a gustarla anche loro. Chiesa, in ossequio al nome, è stato con le sue confessioni il vaso di Pandora, scoperto il quale è venuto giù un sistema che ha governato per circa 40 anni il nostro Paese auto-incancrenendosi. Ai cancelli del Trivulzio ascoltiamo gli umori di giornalisti e persone comuni. Le tangenti dell’Expo sono il ferro rovente della giornata, ma la Carovana non vuole intercettare il furore della gente o accondiscendere, assolvendola, la sua complicità. Perché il reiterarsi, a distanza di vent’anni, delle stesse condotte di una parte della politica, è anche il frutto della condotta di chi ha accettato la raccomandazioni per un posto

di lavoro, per la prelazione rispetto a una visita medica, per ottenere un passo carrabile. Come sembra impossibile credere che la corruzione possa essere aborrita in un paese che convive indifferente con una sequela di ex ministri e dirigenti apicali di partito condannati – con sentenza passata in giudicato – per concorso esterno in associazione mafiosa? Dietro il luogo comune ‘son tutti ladri, (ergo) nessun ladro, compreso me’, in tanti, troppi, si son celati fino a creare uno schermo di complice accettazione di cose che in nessun paese europeo sarebbero lontanamente concepibili. Sarà banale scriverlo, ma in Italia pare che la magistratura indaghi e - vale la presunzione di innocenza - che il ministro dell’interno di qualche anno fa giocasse con l’altra squadra. La stessa con cui hanno giocato consiglieri regionali e persino il fondatore di un partito che ha governato per 20 anni. Ci stupiamo ancora se continuano a chiedere mazzette? È evidente quanto Tangentopoli sia stata un’occasione man-

cata per riformare la classe politica ma soprattutto l’etica stessa di questo Paese. Non ci sono riusciti, non ci siamo riusciti. Persino i nomi emersi dalla vicenda Expo si ripetono come attori stanchi all’ultimo copione di una vita incapace di altro. Ma la Carovana milanese è anche la rappresentazione delle buone pratiche: casa Jannacci e la Casa della carità ci ricordano il motivo ultimo del nostro viaggio, palare di diritti dei ‘senza diritti’. I due luoghi, laico l’uno, presieduto da don Colmegna l’altro, raccontano di quanta accoglienza siano capaci i milanesi. Nel dibattito organizzato con Gad Lerner e Avvocati di strada si parla della campagna Miseria ladra di Libera, delle politiche sui migranti intraprese dall’Arci. Infine la carovana raccoglie alcune proposte: per esempio, subito, l’indicazione di una via in cui i senza fissa dimora possano eleggere residenza. Il territorio ha buoni propositi e un ottimo ingegno. Ripasseremo l’anno prossimo, magari nella via che il Comune avrà destinato allo scopo.

Da aprile a ottobre i campi della legalità Formazione, educazione alla legalità democratica e alla responsabilità, azioni concrete sui terreni, laboratori culturali, memoria e condivisione di esperienze: tutto questo nei tanti campi antimafie Arci organizzati in Sicilia, Campania, Puglia, Calabria, Marche, Liguria, Veneto, Lombardia e Toscana. Luoghi che, un tempo simbolo del potere mafioso, vengono restituiti alla collettività. Attraverso la ricostruzione di spazi sociali ed economici, diventano liberi e produttivi. Iniziati nel mese di aprile, i campi proseguiranno fino ad ottobre promuovendo una pacifica ‘occupazione’, abitata dalla presenza di centinaia di persone che si spendono con impegno e dedizione per costruire una comunità alternative alle mafie. Le iscrizioni sono aperte per i singoli, anche minorenni, e per i gruppi e si raccolgono fino ad esaurimento dei posti disponibili. Sul sito www.arci.it tutto l’elenco dei campi, con le schede descrittive e il modulo di partecipazione. Qui una selezione di alcuni campi a cui

è possibile partecipare. MESAGNE (BR) Organizzato dalla cooperativa Terre di Puglia – Libera Terra in collaborazione con Arci e Libera su beni e terreni confiscati alla Sacra Corona Unita, la formazione su economia, società e cultura mafiosa e dell’antimafia si alterna con il lavoro agricolo all’interno della Masseria Canali, masseria didattico-agricola. La Masseria ha come obiettivo quello di diventare un vero e proprio centro di educazione alimentare e ambientale, per conoscere l’origine dei prodotti della terra, educare al consumo consapevole e ad una corretta alimentazione, sensibilizzare al rispetto della natura. Qui verranno ospitati tre campi: 1-10 luglio; 11-20 luglio; 21-30 luglio. LOMBARDIA, LECCO Promosso dal coordinamento di Libera e da Arci Lecco, nel campo, che si svolgerà dal 25 luglio al 3 agosto, sarà possibile lavorare in alcuni beni confiscati, conoscere ragazzi provenienti da tutta Italia, realizzare insieme uno spettacolo teatrale

e godere della bellezza naturale di luoghi incontaminati. Tra i contenuti della formazione, le ecomafie, le infiltrazioni negli appalti e le buone pratiche di contrasto. SICILIA, CATANIA Il laboratorio antimafia, in programma dall’1 al 10 agosto, è organizzato, per il secondo anno consecutivo, da Arci Catania, Cgil, Spi e il Centro Iqbal Masih presso il Campo San Teodoro Liberato a Librino. Il campo sarà suddiviso in due parti: collaborazione con il Centro Iqbal Masih che lavora nel territorio con i minori insieme ai Briganti di Librino (associazione sportiva che utilizza il rugby come forma di emancipazione sociale), contribuendo alla ristrutturazione del campo da rugby, alla cura dell’orto sociale, alla sistemazione del laboratorio di riciclo e alla realizzazione di attività con i bambini; formazione sull’antimafia sociale attraverso l’uso del teatro sociale e del Teatro Giornale (tecnica del Teatro dell’Oppresso), accompagnata da testimonianze di persone legate alla lotta alla mafia, nell’ambito sociale, del lavoro e della giustizia.


7

arcireport n. 19 | 29 maggio 2014

società

La Cassazione smonta il ‘teorema torinese’: i no tav non sono terroristi di Gabriele Moroni Arci Valle Susa e Alfredo Simone Arci Liguria

Giovedì 22 maggio è iniziato il processo a Claudio Alberto, Niccolò Blasi, Mattia Zanotti e Chiara Zenobi, arrestati a dicembre dello scorso anno con la pesante accusa di terrorismo per la presunta partecipazione all’azione avvenuta il 14 maggio 2013 al cantiere di Chiomonte, azione che causò solo danni materiali, tra cui il più rilevante fu l’incendio di un compressore. Il giorno dopo Massimo Numa - giornalista anti No Tav per definizione – iniziava l’articolo affermando che «Non s’è interrotto, se non per pochi minuti, lo scavo del tunnel geognostico della linea ferroviaria Torino-Lione». Ma per la Procura torinese, con l’avallo del Tribunale del riesame, si era trattato di terrorismo e i quattro No Tav hanno così subito lunghi mesi di detenzione in regime di alta sorveglianza, fino a quando la Corte di Cassazione, a pochi giorni dall’inizio del processo, ha smontato quell’accusa e con essa il ‘teorema torinese’. Lo stesso ex procuratore Caselli prima della pronuncia della Cassazione aveva messo le mani avanti in un’intervista a Repubblica: «L’accusa è stata confermata da due

giudici indipendenti, può darsi cadrà in dibattimento....». Lo sforzo di creare attorno al processo un clima da ‘alta tensione’ c’era comunque stato, arrivando persino a spostare la prima udienza dal 14 al 22 maggio a causa della concomitanza con la finale di Europa League di calcio ospitata a Torino, che non avrebbe consentito di disporre di un adeguato contingente di forze dell’ordine! Per una cronaca esaustiva della prima udienza segnaliamo questo link: www. tgmaddalena.it/22-maggio-2014-primaudienza-processo-per-terrorismo-diretta. Dalla stesura del capo d’imputazione - in cui i magistrati elencano episodi che vanno dai sabotaggi ai mezzi delle ditte che lavorano nel cantiere di Chiomonte alle scritte nei bagni a Nichelino, dagli scontri di piazza a un pollo morto trovato sotto casa di Esposito e così via - appare chiaro l’obiettivo di criminalizzare la lotta portata avanti dal movimento No Tav. È profondamente sbagliato relegare ora la vicenda alle cronache giudiziarie; si deve anzi interrompere questa contrapposizione muscolare fra istituzioni e cittadini per

far luce. Su questo il Controsservatorio Valsusa ha redatto un primo quaderno, Come si reprime un movimento: il caso TAV a cura di Livio Pepino (ed. Intra Moenia). La Val di Susa è dunque un caso esemplare di come la politica abbia respinto il confronto e il dialogo necessari, sollecitati ancora lo scorso anno da numerosissime associazioni, compresa l’Arci che si è pronunciata in tale senso anche al recente congresso nazionale. Nessuna decisione definitiva è stata ancora presa con la ratifica dell’Accordo Italofrancese, che non aveva «come oggetto di permettere l’avvio dei lavori definitivi della parte comune italo-francese, che richiederà l‘approvazione di un protocollo addizionale separato, tenendo conto in particolare della partecipazione definitiva dell’UE al progetto». Nei prossimi mesi le organizzazioni della società civile, che hanno ancora la capacità di rappresentare le istanze provenienti dai territori, dovranno quindi rinnovare con forza la richiesta a Governo e Parlamento della sospensione dei lavori e l’avvio di un confronto pubblico e indipendente.

Carceri: l’Italia sotto esame. Si attende il verdetto della Corte di Strasburgo di Patrizio Gonnella presidente Antigone

L’Europa che ha messo sotto osservazione il sistema carcerario italiano è un’altra Europa rispetto a quella del fiscal compact. Un anno fa la Corte europea dei diritti umani, di fronte alla sistematica violazione dell’articolo 3 della Convenzione del 1950 che proibisce la tortura e i trattamenti inumani o degradanti, ha sospeso il suo giudizio e ha chiesto all’Italia di rientrare nella legalità internazionale. L’anno di tempo concesso è scaduto il 27 maggio. Vediamo cosa è successo in questo periodo e se possiamo ritenerci un Paese ‘legale’. Lo sguardo giurisdizionale europeo ha costretto i tre governi che si sono succeduti da gennaio 2013 (Monti, Letta e Renzi) ad avviare un percorso di deflazione e umanizzazione. Contemporaneamente era partita la campagna delle tre leggi di iniziativa popolare (droghe, tortura, carceri) per non far cadere il tema nell’oblio. Contro il sovraffollamento alcune cose sono state fatte: cambio delle norme sulla custodia cautelare, esten-

sione della liberazione anticipata e delle misure alternative alla detenzione, più detenzione domiciliare e meno carcere, avvio di un percorso di depenalizzazione, introduzione della messa alla prova anche per gli adulti. La Corte Costituzionale ha abrogato la legge Fini-Giovanardi sulle droghe. È infine stato abolito il reato di immigrazione clandestina. Per umanizzare la vita in carcere è stata istituita la figura del garante nazionale delle persone private della libertà, ai detenuti è stata garantita più tutela davanti ai giudici di sorveglianza, non si è dato più per scontato che la pena carceraria dovesse coincidere con l’ozio forzato in cella. Gli ultimi due ministri della Giustizia hanno finalmente adottato un linguaggio più europeo. Ma sarebbe mai avvenuto ciò senza lo sguardo di Strasburgo? Èd è sufficiente? La risposta è no! Lo spazio è ancora del tutto insufficiente, nonostante i detenuti siano un po’ diminuiti. 15mila persone non hanno ancora

un posto letto regolamentare. Il tasso di affollamento è del 134.6%, mentre la media europea è del 97,8%. Il sistema di riforme è un patchwork disomogeneo che richiede una razionalizzazione e un’ulteriore accelerazione garantista. A breve dovranno essere emanati i decreti sulla depenalizzazione. Se non si tolgono di mezzo norme carcerogene come l’oltraggio tutto resterà invariato. Inoltre la legislazione sulle droghe in vigore è ancora un mix paternalista e autoritario. I detenuti condannati in base alla FiniGiovanardi stanno ancora scontando una pena illegittima. La qualità della vita in carcere, tra salute negata e rischi di violenza, è ancora ben poco normale. Le denunce di violenze, quando non di vera e propria tortura non mancano. Ma la tortura in Italia non è ancora reato e il Garante non è stato ancora nominato. Sono questi tutti buoni motivi per chiedere alla Corte di non rinunciare al suo sguardo.


8

arcireport n. 19 | 29 maggio 2014

economiasociale

Frutta Fairtrade, buona davvero di Monica Falezza Fairtrade

La frutta esotica è diventata un’abitudine di consumo quasi quotidiana: basti ricordare ad esempio che la banana è tra i frutti più apprezzati in tutto il mondo, oppure che, nonostante i tempi di crisi, questo è uno dei pochi comparti che non solo resiste, ma addirittura ha registrato una buona crescita di vendite in Italia (dati inizio 2013). Tuttavia, anche se la diffusione è in continuo sviluppo, cosa sappiamo davvero sulla provenienza di questi prodotti? Il lungo viaggio della frutta esotica inizia nei paesi dell’area tropicale/equatoriale di Asia, Africa e America Latina, dove viene coltivata da milioni di piccoli agricoltori che sulla produzione, trasformazione e vendita di banane e ananas, ad esempio, fondano la propria sussistenza. E nonostante il grande giro d’affari legato alla loro commercializzazione nei paesi occidentali, ai coltivatori all’origine della filiera non viene corrisposto un guadagno proporzionato. I lavoratori, spesso assunti con contratti di breve termine, sono costretti a duri ritmi di lavoro senza un adeguato ritorno economico. In molti casi i membri di piccole cooperative, che coltivano appezzamenti di terreno di circa 1 ettaro, hanno uno scarso potere contrattuale rispetto agli intermediari a cui sono costretti a vendere. A ciò in

molti casi si aggiunge l’esposizione a prodotti chimici dannosi per la salute, il cui impiego improprio provoca l’inquinamento delle falde acquifere e altri danni ambientali. Come se non bastasse, i lavoratori, che si trovano ad affrontare costi di produzione crescenti, devono anche fronteggiare da soli imprevisti legati ai cambiamenti climatici, come frane e inondazioni improvvise o l’inaridimento del suolo, che portano talvolta anche alla perdita di interi raccolti. La frutta proveniente dalle organizzazioni del circuito del commercio equo certificato ha una storia diversa. Per assicurare un guadagno stabile alle organizzazioni dei coltivatori Fairtrade garantisce un prezzo minimo stabile, il Fairtrade Minimum Price, e assicura un margine di guadagno aggiuntivo, il Fairtrade Premium, il cui utilizzo viene

deciso democraticamente per la realizzazione di progetti di emancipazione delle comunità come la costruzione di scuole o ambulatori medici, la formazione tecnica dei lavoratori. Inoltre un recente studio realizzato da Coder per Fairtrade sulle comunità di coltivatori di banane della Colombia mette a fuoco come la certificazione abbia assicurato ai coltivatori più entrate e più stabilità, per ottenere migliori alloggi e facilitare l’accesso alle cure mediche e all’educazione; come il Fairtrade premium sia stato strumentale per abbassare i costi di produzione e aumentare la produttività, e come, grazie a Fairtrade, i produttori siano riusciti a vendere l’80% delle loro banane a condizioni Fairtrade, riuscendo a raccogliere nuovi associati, rafforzando complessivamente il loro business. Con la campagna Frutta Fairtrade, buona davvero in programma per il mese di giugno, il circuito Fairtrade racconterà le storie degli agricoltori del circuito del commercio equo certificato e delle loro famiglie: con un semplice gesto quotidiano come acquistare un prodotto con una storia diversa, si può fare la differenza. www.fairtradeitalia.it

Mondiali in Brasile, il murales contro lo spreco fa il giro del mondo Sul cancello di una scuola, nel quartiere Pompeia della città di San Paolo, è stato disegnato un murales raffigurante un bambino in lacrime, seduto davanti a un piatto riempito solo da un pallone di calcio. Un modo per appoggiare le proteste massicce che si sono scatenate in vista dei mondiali di calcio 2014, che avranno inizio tra poche settimane. La coppa del mondo, sta infatti costando al Brasile milioni di dollari, che molti avrebbero preferito vedere investiti in interventi di politica sociale, dati gli enormi problemi di questo Paese. L’autore del murales è Paulo Ito, uno street artist brasiliano, che per la prima volta nei suoi 14 anni di attività ha visto una risposta così calorosa ad una sua opera. In una semplice immagine si possono

leggere la contraddizione e la tragicità della situazione brasiliana attuale, che però ha tenuto a sottolineare «non significa che nessuno stia facendo niente contro la povertà, ma dobbiamo mostrare al mondo o a noi stessi che la situazione continua a non essere buona». Ito infatti non ha apprezzato l’uso strumentale che ne hanno fatto le forze conservatrici, dichiarando al sito Slate che il murales è una critica alla società brasiliana tutta e non rivolta solo a una forza politica. In ogni caso, in poco tempo quest’immagi-

ne di un bambino affamato e piangente con nient’altro da mangiare se non un pallone da calcio, ha fatto il giro dei social networks, trovando appoggio e riscontro in tutto il mondo.


9

arcireport n. 19 | 29 maggio 2014

stopttip

In Virginia botte da orbi sul TTIP di Monica Di Sisto Fairwatch

Avrei voluto davvero esserci, ad Arlington: vedere un allevatore americano che affronta un azzimato diplomatico europeo per chiedergli quando in Europa la pianteremo di impedirgli di venderci le sue bestie cresciute con gli ormoni, e se ci decideremo a farlo con il TTIP, non ha prezzo. I tradizionali dialoghi con la società civile, che i negoziatori del Trattato transatlantico di liberalizzazione di commercio e investimenti Usa-Ue svolgono a margine delle trattative in corso oltre Oceano, hanno assunto nella cittadina della Virginia un tono meno patinato di quello cui ci avevano abituato Bruxelles e Washington. E questo quinto ciclo negoziale si tinge di farsa, con Lorenzo Terzi, della Direzione generale per la salute e i consumatori della Commissione europea, che imbarazzato raccomanda al vaccaro lobbista dell’American Meat Institute Jim Hodges, a quanto riporta la stampa presente, «di adottare una posizione più in linea con quella degli altri partner commerciali» e quindi «di cominciare a sperimentare la produzione libera da ormoni» senza insistere su una direzione «che non ha possibilità d’essere considerata a breve o medio termine». Insomma, un principe in visita alle stalle. Di recente, nell’ambito del Trattato di liberalizzazione con il Canada, l’Europa ha già concesso a quel partner di piazzare nel nostro mercato una quota cospicua di carne in più rispetto al passato, a patto che fosse libera da ormoni, e altrettanto vorrebbe propinare agli Usa. Peccato che il ministero del commercio Usa aveva già avvertito il commissario europeo De Gucht che questa non era una proposta interessante per loro, a meno che non si parlasse di far entrare tutta la carne a stelle e strisce, ormoni compresi. D’altronde il lobbista Hodges l’ha fatto capire a chiare lettere nel suo intervento: gli ormoni sono solo l’inizio. Altre condizioni vincolanti per il loro appoggio al TTIP - determinante per il consenso del Congresso Usa - sono l’ingresso nel mercato comunitario della loro carne di maiale «senza essere costretti a condurre test non necessari» sugli animali in ingresso, e idem dicasi per i polli, che noi respingiamo al mittente perché usano lavarli con il cloro ed altre sostanze tossiche.

I controlli e le misure di sicurezza sanitaria su vegetali e animali, ha ammonito Hodges, «devono basarsi sulla scienza», e l’Europa deve dimostrare disponibilità ad abbattere le sue barriere su tutti i prodotti agroalimentari, senza prevedere gradualità, o meccanismi specifici contro il dumping - che l’Europa ha usato spesso per proteggersi dagli aggressivi esportatori americani - se no non se ne fa niente. Insomma, un vero ultimatum, dal recinto delle vacche al nirvana del decision making commerciale. Amenità a parte, in questo incontro Usa e Ue sono entrati nel vivo degli interessi veri, e le differenze strategiche si sono fortemente accentuate. Il capo dei negoziatori USA ha spiegato che si comincia a parlare di testi concreti e della loro formulazione verbale - cruciale per ottenere nero su bianco quello che si vuole - e che mentre la sua delegazione ha presentato le prime offerte di liberalizzazione di servizi, tariffe e appalti pubblici, la Commissione Ue non è ci riuscita perché i Paesi membri non hanno raggiunto in tempo per Arlington il consenso necessario a consolidarle. L’Europa, soprattutto, non ha ancora idea di come strutturare un meccani-

smo di cooperazione orizzontale sugli standard che sia accettabile per tutti i suoi membri, che tra loro hanno ancora meccanismi diversi e non completamente livellati dalle leggi comunitarie, che non coprono tutto l’ampio spettro delle normative rilevanti per un trattato di liberalizzazione commerciale di questa portata e che quindi vedono i diversi Paesi regolare alcune materie non trascurabili - ad esempio alcune previsioni sui brevetti, altre sulla sicurezza sul lavoro, altre in materia ambientale, di controlli fitosanitari, alimentari e così via - ciascuno ancora a proprio modo. Per i servizi, l’Europa nei mesi scorsi avrebbe proposto l’abbattimento del 95% di tutte le tasse sulle importazioni di servizi dagli Usa per tutti gli Stati membri, mentre gli Usa avrebbero concesso appena il 69% delle proprie linee di tariffe, aprendo l’accesso ai soli servizi di competenza federale e tenendo protetti quelli gestiti dai singoli Stati. La giustificazione? Se l’Europa non mollerà su agricoltura e cibo, a cominciare dalle Indicazioni Geografiche dei prodotti alimentari - che lì vengono trattate come suggestive fissazioni da europei anziani - gli Usa non faranno un passo in più. Senza contare che gli Usa vogliono che il trattato affronti i servizi finanziari in un capitolo dedicato, con un impianto specifico che tenga conto delle recenti regolazioni introdotte dopo lo scoppio della bolla speculativa su mutui e derivati, mentre banche e fondi di casa nostra spingono perché entrino nel calderone generale dei servizi, per avere più forza negoziale visto che già sulla liberalizzazione dei servizi di trasporto aereo e postali ci sono visioni opposte su quanto sia necessario concedere e quanto proteggere. Da parte Ue, poi, noi vorremmo normare in capitolo separato del TTIP energia e materie prime, per assicurarci un volume d’importazioni costante e crescente di entrambi, mentre sono gli Usa qui a promuovere l’ ‘approccio calderone’. Insomma un brutto teatrino vaudeville, quello di Arlington, con l’Europa trattata da anziana signorina petulante da una sorta di gigolò globale, che le mostra solo a tratti spiragli delle sue appetibili grazie energetiche e ormonate, richiudendo seccato il paletot appena lei accenna qualche ricordo di dignità. Che brutta fine…


10

arcireport n. 19 | 29 maggio 2014

Dobbiamo condurre una battaglia culturale forte per affermare il nostro orgoglio meticcio Intervista a Davide Giove, neo presidente Arci Puglia Quando e come hai incontrato l’Arci? Da musicista, ho avuto la fortuna di scrutare in lungo e in largo sin da giovanissimo l’Italia. Mi ha sempre sorpreso di questo nostro strano Paese la capacità di contenere da un lato una varietà immensa di peculiarità locali e dall’altro dei punti di riferimento comuni che sai di incontrare quasi ovunque. Tra questi ultimi, i cari circoli Arci! E così dieci anni fa, una volta tornato in Puglia, ho accettato la sfida di un gruppo di visionari (non saprei come meglio descriverci) dalle età più diverse ma uniti da una comune sensibilità; una sfida importante in un centro della provincia di Taranto così disabituato all’aggregazione associativa e alla promozione sociale di stampo laico: fondare un circolo Arci. Porterò sempre con me l’energia di quella scelta, un vero e proprio fuoco sacro al cui servizio ho poi inteso, negli anni, l’impegno come responsabile Cultura al comitato territoriale di Taranto e al Regionale della Puglia. Quali le principali proposte programmatiche che caratterizzeranno la tua presidenza? La Puglia, come Regione, ha peculiarità tanto forti che è impensabile non tenerne conto nella formulazione stessa delle proposte programmatiche del comitato. Innanzitutto è un territorio di confine e di elaborazione; troppo spesso oscilla vorticosamente, per citare Don Tonino Bello, tra il sentirsi arca di pace e il ritrovarsi arco di guerra. Per questa ragione primo impegno sarà condurre una battaglia culturale forte per affermare il nostro or-

goglio meticcio; l’orgoglio di chi rivendica con forza il diritto alla contaminazione continua, al rifiuto dell’estremizzazione del senso di identità che troppo spesso conduce alla violenza. L’incontro con i migranti, la visione internazionale, la comunicazione forte della nostra idea di legalità, la proposta culturale per tutti: sono queste le principali risposte che la nostra associazione può donare a quel laboratorio particolare che è la Puglia! Importante anche sarà favorire l’incontro tra le generazioni. La rivoluzione digitale, la nuova stagione che anche l’aggregazione vive, se da un lato offre praterie immense dall’altro pone un enorme problema di canone: cosa salviamo delle elaborazioni politiche del secolo scorso? Quali sono i luoghi deputati alla tutela (non intesa in senso museale) dell’enorme patrimonio di cui abbiamo il dovere di sentirci portatori oltre che eredi? La risposta è, ancora una volta, in un’Arci solida, strutturata e attenta allo sviluppo associativo! Tutto questo passa attraverso la continuità di molti dei percorsi già da tempo in atto nel nostro comitato, ma anche attraverso alcuni elementi di novità; il principale di questi credo sia il rendersi evidentemente appetibili ai tanti (ai giovani e agli anziani, agli affamati di cultura, ai migranti, a chi non si rassegna ai calpestii irrispettosi dei nostri valori fondanti) insomma a tutti gli stanchi che sembrano, nella nostra terra come credo in molte altre, cercare e non trovare risposte: il loro disagio sarà il nostro punto di partenza programmatico più importante!

Mettiamoci una tAppa Grande soddisfazione fra gli organizzatori di Mettiamoci una tAppa (Fare Mondi, Arci Pistoia, circolo Hochiminh, Emergency) per la riuscita della manifestazione che ha visto a Pistoia un weekend ricco di appuntamenti partecipati, organizzati per riflettere su ‘come riscoprire lo spazio pubblico come luogo d’incontro e intrattenimento a costo zero’. Nell’ottica di proseguire il percorso iniziato e di valorizzare la disponibilità riscontrata, da parte di associazioni e singoli, a dare il proprio contributo in questo progetto collettivo, a ottobre 2014 si terrà la se-

conda edizione di Mettiamoci una tAppa, incentrata sul rapporto fra città e lavoro. Fino alla fine di agosto, inoltre, sarà possibile partecipare al bando di idee per la realizzazione del logo della Casa delle Associazioni, ossia lo spazio, in via Dalmazia, dove le associazioni promotrici dell’evento hanno sede; a breve tutte le informazioni in merito saranno disponibili sul sito www.faremondi.net Tra le realtà locali che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione anche il circolo Arci Le Fornaci.

daiterritori

in più serata su berlinguer BOLOGNA Il circolo Arci Brecht

dedica un’intera serata a I giovani e il pensiero di Enrico Berlinguer. L’incontro si terrà mercoledì 4 giugno alle 21 nella piazzetta del Centro Civico, in via Gorki, con la partecipazione di Antonio Monachetti (Partito Democratico), Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini, autori della graphic novel Arrivederci, Berlinguer. A fare da sottofondo le musiche eseguite da Carlo Maver, al bandoneon; nel programma anche alcune letture tratte dal libro Casa per casa, strada per strada, a cura di Maria Visconti. In caso di maltempo l’evento si svolgerà nella Sala Alessandri (via Gorki, 10). fb Circolo ARCI Brecht

Treno della memoria SASSARI Sabato 31 maggio a par-

tire dalle 10.30 presso l’Auditorium provinciale di via Monte Grappa si terrà l’iniziativa Finestre sulla memoria (vietato sporgersi), in cui i giovani sardi che hanno preso parte al progetto Treno della Memoria racconteranno la propria esperienza. Il Treno della Memoria è organizzato dall’Arci sarda in collaborazione con Terra del Fuoco e finanziato da diversi enti locali, tra cui i Comuni di Sassari, Muros, Uri, Putifigari. sassari@arci.it

La mia vita per un sogno FOSSANO (CN) Venerdì 30

maggio alle 18 presso il salone della Società Operaia di Mutuo Soccorso, il circolo Arci ‘P. Valletti’ e la locale sezione Anpi presentano il volume di Beppe Marinetti La mia vita per un sogno (Ed. Araba Fenice). Il libro ripercorre la vita intensa che ha visto Giuseppe Marinetti giovane partigiano sulle montagne del cuneese, operaio e disoccupato nell’Italia degli anni ‘40 e ‘50, protagonista dell’impegno civile e della vita politica locale. La storia personale è ricostruita in capitoli brevi e coinvolgenti, nei quali toni appassionati, riflessioni talvolta dolorose, spunti ironici e momenti d’intensa poesia si intrecciano con sintetiche annotazioni storiche che disegnano lo sfondo delle vicende collettive. Otto racconti brevi, ispirati a fatti reali, completano il quadro.

http://arcifossano.wordpress.com


11

arcireport n. 19 | 29 maggio 2014

Un’estate senza fine con il Carroponte 2014 Forte delle oltre 250mila presenze registrate nel 2013, arriva la quinta e attesissima stagione di Carroponte, l’area archeologica industriale ex Breda in cui dal 2010 Arci Milano organizza la manifestazione e cura il progetto in collaborazione con il Comune di Sesto San Giovanni. La programmazione 2014 s’inserisce in un progetto visionario più ampio, un progetto di ripensamento del ruolo dell’area a livello territoriale e macroterritoriale. Arci Milano infatti, in parternariato con il Comune di Sesto San Giovanni e Fondazione ISEC, si è aggiudicata il bando di Fondazione Cariplo e porterà avanti un intenso lavoro di rinnovamento delle attività presenti in tutta l’area del parco archeologico ex Breda, sia per quanto riguarda la parte esterna che le strutture al chiuso, in stretta relazione con diverse realtà già attive sul territorio in vari ambiti (formazione, intrattenimento, musicale, educazione ambientale, attività per bambini...). Un’estate senza fine è il claim scelto per l’edizione 2014, non solo a ricordare la gioia e la fatica di un programma fittissimo di appuntamenti di oltre 100 giorni su ben 3 palchi, ma anche a tenere a mente il sogno di un progetto che guardi al futuro e si affermi sul territorio senza soluzione di continuità. Un’estate che quest’anno comincia il 29 maggio e che inebrierà di musica e cultura il cielo di Sesto San Giovanni fino a metà settembre: grandi concerti di musica italiana ed internazionale, incursioni teatrali, performance artistiche, dibattiti, incontri, laboratori per bambine e bambini inseriti nella ormai consueta cornice, cui fanno da corollario e restano accessibili anche durante gli eventi a pagamento, l’area ristorazione, l’area lounge con il suo ‘Palco della Luna’ ed una tensostruttura dove quest’anno verranno proiettate le partite dei campionati mondiali di calcio, trasmesse in diretta da Radio Popolare proprio al Carroponte. Il cartellone 2014 si conferma per il suo spessore culturale e la vocazione marcatamente internazionale: dal gypsy punk dei Gogol Bordello (21 giugno) al gran cerimoniere del Balkan party Goran Bregovich (16 luglio) al grande blues di Jonny Lang (14 luglio). Di altissima caratura anche i nomi degli artisti di casa nostra: si va da Loredana Bertè che celebrerà 40 anni di grandi successi inaugurando la stagione del Carroponte (29 maggio) alla reunion degli storici CSI (24 luglio), dalla pluripremiata Bandabardò (18 luglio) al gruppo che ha fatto la storia del raggamuffin, i Sud Sound System (19 luglio). Eterogenea, miltidisciplinare e perlopiù gratuita la proposta complessiva: non mancheranno le sonorizzazioni di pellicole di cinema muto, spettacoli di Fado e musica messicana, Cabaret all’ora di cena, il grande Jazz, performance pomeridiane di balli tradizionali e giocoleria. E poi Lucca Comics On Tour, villaggio itinerante in viaggio tra musica e fumetti. Infine torna Bambini@Carroponte che accompagnerà la programmazione nei pomeriggi di sabato e domenica da maggio a settembre. Verranno proposti laboratori e spettacoli per bambini e famiglie gratuiti o a costi molto contenuti. www.carroponte.org

A Catania il progetto Akm0 Sabato 31 maggio alle 21 presso Zeronove, via Opificio 12, Catania, una rete catanese di associazioni culturali, di promozione sociale e centri di cultura e arte presenterà il progetto Akm0, la rete di spazi e arti. L’idea è quella di un collettivo di spazi e artisti fondato sull’esigenza di trovare degli strumenti sostenibili di distribuzione delle produzioni artistiche locali e non. Ne fanno parte l’Arci Catania e i suoi circoli Zeronove, Lomax, Ballatoio, Libreria Sociale Mangiacarte, Officina Rebelde e Libreria Vicolo Stretto. Al collettivo hanno già aderito più di una ventina tra musicisti, videomaker, scrittori e teatranti che sposano appieno l’idea che qualsiasi produzione culturale acquista il suo valore attraverso il contatto col pubblico, un contatto che va allargato per ragioni politiche anche a chi come pubblico non può permettersi il costo di un biglietto fuori dalla propria portata o come autore non riesce a varcare per visibilità i confini del proprio sito web. Il 31 maggio Akm0 sarà inaugurato con un’apertura pomeridiana congiunta di Ballatoio, Officina Rebelde, Mangiacarte e Circolo Arci Gammazita e la proiezione in contemporanea di cortometraggi d’autore. In serata allo Zeronove ci sarà la presentazione del progetto e poi musica dal vivo e dj set in creative commons.

daiterritori

La parata delle forze disarmate Il 1 giugno a partire dalle 12 al circolo Arci Le Ture di Barletta si terrà La parata delle forze disarmate, prima festa delle Arci di Bari e Bat. Ci saranno musica e parole sulla guerra e (soprattutto) sulla pace con Sandro Joyeux feat Nicola Pisani, Leland did it, La cerniera, Giorgio Distante, Bubba dj set e interventi di Piero Castoro con Murgia disarmata e Danny Sivo con Arsenale adriatico. fb Arci Bari

L’inaugurazione de La Ferriera Venerdì 30 maggio si inaugurerà a Lecco il nuovo circolo Arci La Ferriera. Dal 30 maggio al 2 giugno, il circolo aprirà le porte alla città di Lecco e al quartiere di San Giovanni con aperitivi e serate musicali, ma anche con la presentazione del progetto La Ferriera ed il lancio di una campagna di crowdfunding. La Ferriera andrà a lavorare negli spazi che appartenevano al circolo Lugi Bonfanti, edificato nel 1948 grazie al lavoro volontario dei propri soci. Come allora, anche questa nuova sede Arci nasce dall’iniziativa e dall’impegno di un gruppo di ragazzi di Lecco e provincia che hanno la volontà sia di continuare a far vivere quel luogo di incontro ed aggregazione che è stato il circolo Bonfanti per oltre sessant’anni che di rimodernarne la forma con nuove proposte ed idee. L’inaugurazione, con inizio alle 21.30, sarà eccezionalmente aperta anche a chi non è socio Arci. www.arcilecco.it


12

arcireport n. 19 | 29 maggio 2014

culturascontata i tanti vantaggi della tessera Arci

w w w. a r c i / a s s o c i a r s i . i t a cura di Enzo Di Rienzo

National Geographic, 125 anni. La grande avventura Roma - Palazzo delle Esposizioni,

fino al 13 luglio. La mostra è diversa dalle cinque precedenti, perché non è soltanto di immagini: è più un’esposizione fotografico-storica, che farà partecipare i visitatori a un ‘viaggio’ iniziato 125 anni fa a Washington, e continuato in tanti paesi di ogni continente. 125 scatti, pannelli espositivi, cover della rivista, schermi televisivi, touch screen, il tutto affiancato da un’avventura più breve, comunque significativa: i 15 anni dell’edizione italiana della rivista. www.palazzoesposizioni.it

Pasolini Roma Roma - Palazzo delle Esposizioni,

fino al 20 luglio. Un progetto innovativo per celebrare la figura di Pasolini, l’intellettuale del XX secolo che più di ogni altro è riuscito ad reinterpretare l’immagine della città di Roma, incarnandola in chiave poetica. La mostra sarà organizzata cronologicamente in sei sezioni, dall’arrivo dello scrittore a Roma nel 1950 fino alla notte della sua tragica morte ad Ostia nel novembre del 1975. www.palazzoesposizioni.it

Gli etruschi e il Mediterraneo. La città di Cerveteri Roma - Palazzo delle Esposi-

zioni, fino al 20 luglio. La mostra rappresenta un’occasione per raccontare in modo nuovo la storia di una straordinaria civiltà del mondo antico, quella etrusca. Per la prima volta viene presentata concentrando l’attenzione su una singola città - Cerveteri - che spicca per grandezza e importanza nel contesto delle relazioni tra i popoli del Mediterraneo antico. Di questa metropoli dell’Italia antica la mostra intende ripercorrere quasi dieci secoli di storia. www.palazzoesposizioni.it

I nostri Anni ‘70. Libri per ragazzi in Italia Roma - Palazzo delle Esposizioni,

fino al 20 luglio. La mostra, raccogliendo le suggestioni di Anni ‘70. Arte a Roma, è un’occasione preziosa per approfondire i favolosi Settanta dell’editoria per ragazzi in Italia. Anni in cui avviene una rivoluzione grafica e di contenuto nei libri per i nostri giovani lettori. www.palazzoesposizioni.it

società

4 borse di studio con la Fondazione Frammartino La Fondazione Angelo Frammartino Onlus ha pubblicato la 7° edizione del bando per l’assegnazione di 4 borse di studio finalizzate alla promozione tra i giovani della cultura di pace, legalità, diritti e convivenza tra i popoli. In particolare le aree tematiche saranno:

1) Pratiche di nonviolenza per la soluzione dei conflitti: di fronte ai conflitti e alle guerre ogni società trova forme di resistenza civile nonviolenta. Raccontiamole, cerchiamo di capirne la forza, diamo voce a queste esperienze. 2) Le ragioni dell’altro. Storie di migranti, di rifugiati, di minoranze, di popoli senza patria: riconoscere l’altro significa riconoscerne l’esistenza, la diversità e i diritti. Migranti, richiedenti asilo e profughi mettono alla prova la capacità della comunità internazionale, dell’Unione Europea e dei singoli stati di applicare i principi ed i valori universali di accoglienza e di riconoscimento dei diritti umani fondamentali. Studi, esperienze di campo, storie di integrazione, iniziative di co-sviluppo diventano quindi strumenti ed occasione di informazione e di orientamento per la nostra comunità. 3) L’impegno per la legalità. La lotta contro le mafie e la criminalità: il crimine organizzato, la corruzione e l’illegalità stanno minando la nostra democrazia. La lotta contro l’illegalità spesso vede in prima fila persone lasciate sole proprio nei momenti più difficili. Diamo voce a queste esperienze di grande coraggio. 4) La tutela dell’Ambiente e del territorio in cui viviamo: l’educazione ambientale fa parte del bagaglio culturale fondamentale di ciascun cittadino. E’ importante che ci sia in ogni cittadino la consapevolezza che è possibile rispettare, conservare e migliorare l’ambiente e il territorio attraverso progetti di intervento e azioni condivise con la comunità di appartenenza. Raccontiamo esperienze di pratiche virtuose su questi temi e riscopriamo il valore dell’aria, dell’acqua, della terra come bene comune e come diritto universale. 5) Le problematiche legate all’agricoltura, con particolare riguardo

alla realtà laziale: nell’ambito della crescente rilevanza che vanno assumendo i problemi collegati all’alimentazione e allo sviluppo di un settore agricolo – zootecnico che sappia coniugare il principio della salvaguardia della salute con quello della tutela dell’ambiente, il focus delle ricerche che verranno sviluppate all’interno di quest’area si concentrerà sui seguenti temi: il potenziamento dell’efficienza economica delle piccole e medie imprese agricole e zootecniche attraverso l’innovazione tecnologica; lo sviluppo agricolo sostenibile nell’ambito dei programmi regionali di tutela ambientale; la valorizzazione delle produzioni tipiche laziali con particolare attenzione al settore enogastronomico; le problematiche legate al binomio sicurezza alimentare - organismi geneticamente modificati (OGM); la tutela delle biodiversità animali e vegetali con particolare riguardo alla conservazione della fauna ittica nelle acque interne del territorio regionale del Lazio. Il 21 giugno alle 18 scade la partecipazione alla selezione; il 10 agosto verrà pubblicata la graduatoria in concomitanza con il Premio Angelo Frammartino; il14 marzo 2015 ci sarà la consegna dell’elaborato. www.angeloframmartino.org

arcireport n. 19 | 29 maggio 2014 In redazione Andreina Albano Maria Ortensia Ferrara Carlo Testini Direttore responsabile Emanuele Patti Direttore editoriale Paolo Beni Progetto grafico Avenida Impaginazione e grafica Claudia Ranzani Impaginazione newsletter online Martina Castagnini Editore Associazione Arci Redazione | Roma, via dei Monti di Pietralata n.16 Registrazione | Tribunale di Roma n. 13/2005 del 24 gennaio 2005 Chiuso in redazione alle 18 Arcireport è rilasciato nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione | Non commerciale | Condividi allo stesso modo 2.5 Italia

http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Arcireport n 19 2014  
Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you