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d e l l ’ A r c i anno XI - n. 19 14 maggio 2013

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Una morte che ci appartiene

Non possiamo più aspettare

H Domenica 19 proviamo a ricordare Melissa e a pensare. Era un anno fa, maggio del 2012, una tappa di carovana, proprio a Brindisi, quando esplose la bomba. Lasciò in terra le pagine bruciate dei libri di scuola e la vita accartocciata di Melissa Bassi. Alcuni di noi erano lì, ad accumulare nello stomaco la rabbia e l’orrore. Non era un delitto di mafia. Le bombe però, se si differenziano per il mittente sono tutte uguali per i destinatari. L’emotività popolare andò crescendo e poi sgonfiandosi sulla figura dell’autore di quel delitto orrendo. «È stata la Sacra Corona Unita!», «La mafia non uccide i bambini», «Se lo prendiamo lo consegniamo noi alla giustizia»: queste le frasi urlate. L’ultima,addirittura, da un boss della SCU. Poi, scoperto il mostro, quasi un sospiro di sollievo. «Il mostro non è nostro» scrisse sarcastico Tonio Dell’Olio «e come tale, sembra non ci riguardi». Derubricata la volontà mafiosa, la bomba della Morvillo Falcone è stata metabolizzata troppo presto. Nessuna retorica celebrazione restituirà mai Melissa alla sua smagrita mamma, ma sarebbe un errore non capire quanto quella morte ci appartenga. Non solo per pietas. Ci appartiene perché quella violenza si è sviluppata affianco a noi. Se un uomo, per quanto folle, decide di ‘regolare i conti’, o chissà che altro, con una bomba in una scuola, dobbiamo chiederci quanto l’esplosivo, simbolo del terrore occulto, sia respinto da una società che convive con i negozi sventrati dal racket dell’estorsione, tanto per fare un esempio. Se non possiamo far nulla, dobbiamo abituarci all’acido usato per sfigurare un ‘amore perduto’ o a tifosi che picchiano all’impazzata, devastando il volto di un rivale sportivo. Forse ci sarà sempre un Vantaggiato di troppo ma dovremmo capire come fare ad averne uno di meno. Pensiamo allora alla Scuola con la ‘s’ maiuscola: si difende dall’interno ma soprattutto dall’esterno. L’onda emotiva del 19 maggio ha lasciato ai ragazzi il compito di reggere l’urto. I ‘grandi’ hanno delegato ai più giovani la gestione della piazza e la prima vera risposta politica. Facile, in un momento simile, salvo poi restaurare tutto. Dovremmo riflettere sul senso di essere adulti e sul significato di protezione, imparare a consegnare prima le responsabilità ai ragazzi. Farlo con l’odore dell’esplosivo nelle narici è troppo pericoloso. Melissa e le sue compagne le abbiamo protette male, prima e dopo. Non dimentichiamolo. Alessandro Cobianchi

na manifestazione aperta, che ha l'obiettivo di riunificare il mondo del lavoro. Sabato 18 maggio i metalmeccanici della Fiom-Cgil scendono in piazza a Roma per proporre un'idea diversa di uscita dalla crisi, alternativa alle politiche di austerità imposte dalla Bce. Prima il governo Berlusconi ha spiegato che la crisi non c'era, poi il governo Monti, in nome di quella crisi che era stata fino a quel momento negata, l'ha utilizzata per legittimare le politiche di austerità, senza intervenire sui motivi che l'avevano generata. A cinque anni di distanza, abbiamo assistito a uno spostamento della ricchezza senza precedenti: oggi il 10% della popolazione possiede il 50% della ricchezza. In più, le imprese hanno utilizzato la crisi per smantellare il sistema dei diritti nel nostro Paese. Hanno ‘sfregiato’ l'articolo 18, derogato ai contratti e alle leggi, tagliato la spesa sociale, ridotte le pensioni. Hanno addirittura provato a generare una guerra tra lavoratori. L'Italia è il Paese con la massima evasione fiscale, la minore tassazione delle rendite finanziarie, i minor investimenti in sviluppo e

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ricerca, i redditi più bassi, l'età pensionabile più elevata e il livello di precarietà più alto. E le politiche fiscali hanno continuato a spremere pensionati e lavoratori dipendenti. Rischiamo che saltino pezzi interi della nostra industria, a causa delle mancate scelte di politica industriale e dei ritardi in innovazione e ricerca. I risultati sono i licenziamenti, l'aumento della cassa integrazione, l'aumento delle disuguaglianze sociali. E le persone sono state lasciate sole davanti alla crisi. Proprio per cambiare questa situazione il 18 scendiamo in piazza. Per riconquistare i diritti; affrontare il tema della sostenibilità ambientale del nostro sistema industriale, valorizzare i beni comuni; chiedere un piano straordinario di investimenti pubblici e privati; il blocco dei licenziamenti; un contratto nazionale che tuteli tutte le forme di lavoro; il reddito di cittadinanza; il diritto allo studio per tutti; la rivalutazione delle pensioni e un sistema pensionistico che riconosca la diversità tra i lavori. Maurizio Landini Segretario generale Fiom-Cgil


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‘Dobbiamo camminare insieme’. La lettera di don Luigi Ciotti alla Fiom aro Maurizio e cari amici della Fiom, anche se non fisicamente, il 18 maggio sappiatemi con voi con il cuore e l’impegno. Già nel titolo, la manifestazione pronuncia la parola chiave per uscire da questo drammatico frangente: diritti. Prima che economica, questa è infatti una crisi dei diritti, una crisi etica e culturale. Culturale, perché ha corroso l’ideale che ha ispirato la formazione e lo sviluppo delle moderne democrazie: il riconoscimento del nostro essere diversi come persone e uguali come cittadini. Etica, perché ne ha affievolito – o ridotto a mera formula retorica – l’ingrediente essenziale: la responsabilità, la consapevolezza che le nostre vite si alimentano l’un l’altra in un progetto collettivo a cui tutti siamo chiamati a contribuire. Gli effetti di questa deriva etica e culturale li tocchiamo oggi con mano, e la vostra iniziativa li denuncia tutti: aumento delle disuguaglianze, diffusione della povertà, smantellamento dei servizi sociali, riduzione drastica delle risorse necessarie a garantire la quali-

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tà della scuola e dell’assistenza sanitaria, cioè i capisaldi della democrazia. E – a rendere il quadro ancora più scoraggiante – la crescita impetuosa della disoccupazione. In palese contrasto con l’orientamento della Costituzione, il lavoro è stato umiliato e offeso, spogliato di tutta una serie di garanzie che - ci veniva detto - impedivano di stare sul mercato e conseguire, superate alcune turbolenze, un più diffuso benessere. Che cosa è accaduto lo sappiamo: non solo le turbolenze non sono state superate, ma si sono aggravate al punto da cancellare l’occupazione o degradarla a prestazione occasionale quando non servile. Voltare pagina significa allora certo dare all’economia una diversa direzione, a partire da quelle misure che la vostra iniziativa richiede con forza: una più equa distribuzione della ricchezza, una lotta sistematica all’evasione fiscale, un reddito di cittadinanza, una riconversione industriale nel segno delle energie pulite e rinnovabili. Ma al contempo è necessario un grande investimento educativo e culturale.

La parola ‘crescita’ non può infatti essere solo sinonimo di ripresa dei consumi e del prodotto interno lordo. Una società cresce, diventa adulta e responsabile, quando diventa capace di prevenire le sue sofferenze, quando sa includere e riconoscere, quando si libera della peste della corruzione e riduce le ‘zone grigie’ tra mafia e politica, quando fa della legalità uno strumento di giustizia e non di potere, quando capisce che la prima delle ricchezze è quella che deriva dalla cura e dall’affermazione dei diritti: l’istruzione, la salute, la casa e, appunto, il lavoro. Voi siete una delle espressioni più belle di questa società che vuole crescere, essere adulta e generosa, mettere l’interesse generale prima di quello individuale e impedire che il diritto di tutti diventi il privilegio di pochi. Perciò bisogna dirvi grazie, perciò dobbiamo camminare insieme. Vi sono accanto con Libera e il Gruppo Abele. Don Luigi Ciotti

Il 18 maggio in piazza per i diritti sociali e del lavoro di Grazia Naletto, presidente di Sbilanciamoci! a manifestazione del 18 maggio indetta dalla Fiom non è una manifestazione come le altre. Si colloca in un contesto politico, economico e sociale straordinario che richiede da parte della società civile una risposta altrettanto straordinaria. Sul piano politico, il Governo appena entrato in carica è quanto di più lontano da quello che il voto del 24 e 25 febbraio ha espresso. Il 25% degli elettori che hanno votato il M5S, l’altro 25% che ha votato il centro-sinistra e il 30% di astenuti segnalano un forte dissenso rispetto alle politiche di austerità, di impoverimento sociale e di indebolimento dei diritti sul lavoro portate avanti dai governi Berlusconi e Monti e rivendicano un cambiamento che un governo egemonizzato da Berlusconi difficilmente potrà realizzare. Sul piano economico gli ultimi dati ufficiali ci consegnano un paese in piena recessione la cui ‘ripresa’ viene posticipata di volta in volta dalle diverse statistiche offerte dalle istituzioni internazionali. Tutti i principali indicatori economici sanciscono il fallimento delle politiche liberiste adottate sino ad oggi: una contrazione prevista del Pil dell’1% nel 2013 dopo quella del 2,1% regi-

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strata nel 2012; un rapporto debito/Pil previsto per quest’anno al 130,4%; una disoccupazione nel 2012 al 10,6% (+2,2% rispetto al 2011) che tra i giovani ha però toccato il 38,4% nel marzo 2013; un 11% della popolazione che si trova in condizioni di grave deprivazione. A pagare sono i soliti noti: giovani, donne, anziani, lavoratori dipendenti e pensionati colpiti dalle riforme sul lavoro e sulle pensioni, dalla voracità delle speculazioni finanziarie e dall’incapacità della politica di osare, finalmente, una nuova scelta di campo. I governi Berlusconi e Monti sono riusciti a imporre nel dibattito pubblico la tesi di una presunta competizione tra giovani e anziani, disoccupati, studenti e lavoratori, lavoratori dipendenti e precari, e a far credere che le loro riforme avrebbero riequilibrato il sistema. Laddove il vero tema è quello di fermare la crescita delle diseguaglianze economiche e sociali. La società civile non può limitarsi a stare a guardare. È anche nostra responsabilità dare voce a quel 90% di cittadini che hanno pagato e stanno pagando i costi di politiche economiche e sociali sbagliate, rinunciando ad una autoreferenzialità che ci condan-

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na alla frammentazione sociale e al fallimento. La direzione da intraprendere è suggerita dallo slogan della manifestazione del 18 maggio, ma anche dalle associazioni e dai movimenti che si sono espressi in questi anni tra i quali Sbilanciamoci!: restituire dignità al lavoro, creare nuova occupazione ‘umana’, ‘pulita’ e ‘disarmata’, garantire istruzione e sanità pubbliche, giustizia sociale e fiscale e maggiore democrazia. La gravità della crisi ci impone poi di introdurre una forma di sostegno al reddito non caritatevole per inoccupati, disoccupati e studenti. Essa deve essere declinata come un vero e proprio diritto di cittadinanza ed essere collegata a una riforma del mercato del lavoro che rinunci all’inganno della flessibilità a tutti i costi, riduca il ricorso alle forme di contratto atipico, preveda, laddove necessario, la riduzione dell’orario di lavoro. Si può scegliere di costruire una società escludente o inclusiva, una società che marca le disuguaglianze sociali o che tenta di ridurle, che si rivolge al ‘consumatoreutente’ spersonalizzandolo o alle persone in carne e ossa. Anche in tempi di crisi si può scegliere da che parte stare.


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Dalla parte di Cécile Kyenge di Moni Ovadia rebbe in un futuro di dignità nazionale e ogni passo verso la dignità è una benedizione. Una certa Italia che si vorrebbe cattolica millanta a ogni piè sospinto le proprie radici cristiane e giudaico-cristiane. Ricordiamo alle loro labili memorie i rudimenti fondamentali del senso di queste radici: il patriarca Abramo dà avvio all’avventura monoteista facendosi straniero sulla base di un precisa sollecitazione della voce divina, esce dalla dimensione ‘nazionalista’ per farsi straniero ed accogliere l’universalismo. La terra promessa che gli viene indicata è una terra in cui davanti all’Eterno il cittadino è straniero e lo straniero è cittadino ed entrambi sono solo meticci avventizi. Per questo, il comandamento più ripetuto di tutta la scrittura biblica è: «Amerai lo straniero come te stesso, ricordati che fosti straniero in terra d’Egitto, io sono il Signore». Ma se l’Antico Testamento fosse sospetto a certuni di troppa ‘giudaicità’, ricorderò che San Paolo attribuisce a Gesù queste parole: «Ciò che fai allo straniero lo fai a me». C’è bisogno di altro perché un Paese che si definisce orgogliosamente cristiano sostenga con forza l’iniziativa del ministro Kyenge?

Italia politica, a ogni circostanza che lo consenta, rivela la sua incorreggibile vocazione maggioritaria a essere retrograda. Lo stendardo dell’arretratezza è stato portato con ostentato orgoglio dalle forze conservatrici delle destre. Ma il contrasto al progresso civile e sociale si nutre anche della propensione al compromesso, purtroppo al ribasso, di non pochi esponenti del centrosinistra che dovrebbero fare della pari dignità di tutti un punto di forza e di chiarezza. L’Italia delle cittadine e dei cittadini invece, quando riesce a esprimersi in orizzonti transpartitici, si rivela sempre molto più aperta e avanzata. Di fronte alle trasformazioni del tessuto sociale, purtroppo questa sfasatura fra il sentire del Paese reale e quello del Paese partitico-ideologico, gioca a favore di chi vuole contrastare il progresso della cultura dei diritti anche solo in termini dilatori. Ciononostante, presto o tardi anche noi avremo i Pacs e le nozze per gli omosessuali, avremo l’affermazione piena dello ius soli, l’affermazione dell’autentica parità delle donne, ma ci arriveremo buoni ultimi, come sempre. Dalla conquista sistematica dell’ultimo posto, i conservatori e i reazionari

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trarranno meschini vantaggi elettorali e una perversa soddisfazione: essere riusciti a protrarre lo stillicidio di sofferenze e vessazioni grandi a piccole ad esseri umani incolpevoli, le cui vite potrebbero essere migliori, meno dure, più giuste e persino felici. Quanto a chi si batte per il progresso della qualità delle relazioni sociali, si rimboccherà una volta di più le maniche per non farsi sopraffare dalla frustrazione e rilanciare la lotta per cambiare questo umiliante stato di cose. Oggi si presenta per noi cittadini un’occasione particolarmente importante. Il ministro per l’integrazione Cécile Kyenge si propone di fare varare una legge che affermi anche in Italia lo ius soli, ossia il diritto della cittadinanza garantita sulla base del luogo di nascita e rimuova la barbara anticaglia dello ius sanguinis, ossia il ‘diritto del sangue’, il cui solo nome è in sé un obbrobrio di stampo nazista. Questa legge renderebbe cittadini italiani i bambini che nascono sul nostro territorio a prescindere dall’origine dei loro genitori. Sarebbe un passo fondamentale verso la piena integrazione di tante persone che, de facto, sono già cittadini italiani; ci colloche-

Risposta a Grillo sullo ius soli

Graziano Delrio, diventato ministro, si dimette da presidente de L’Italia sono anch’io

Alla ministra Kyenge, che ha annunciato la volontà di presentare un provvedimento che introduca lo iu soli, Beppe Grillo dal suo blog fa sapere che per far ciò servirebbe un referendum. I promotori della campagna L’Italia sono anch’io, in un comunicato, ricordano al leader del M5S che il referendum propositivo non è previsto dal nostro ordinamento e che la Campagna ha raccolto più di 230 mila firme a sostegno di due leggi di iniziativa popolare, di cui una prevede per l’appunto la riforma della legge sulla cittadinanza con, fra l’altro, l’introduzione dello ius soli. Tante firme a dimostrazione che in Italia esiste ormai una larga fetta di opinione pubblica che ritiene che l’attuale normativa vada cambiata perchè provoca intollerabili discriminazioni. Nell’invitare Grillo a un confronto, i promotori si augurano che la ministra Kyenge, cui va tutta la loro solidarietà per le ignobili offese subite di stampo razzista, possa realizzare il proposito annunciato nonostante la contrarietà di forze politiche non solo del centrodestra, ma sapendo di avere al proprio fianco gran parte della società civile.

Pubblichiamo la lettera che il sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, nominato ministro per gli Affari Regionali nel governo Letta recentemente costituitosi, ha inviato ai promotori de L’Italia sono anch’io per annunciare le sue dimissioni da presidente della Campagna. «Carissime e carissimi, abbiamo lavorato insieme con convinzione nei mesi passati per una campagna culturale che contribuisse a far conoscere all’opinione pubblica e ai cittadini italiani la necessità di una riforma della legge sul diritto di cittadinanza. Insieme abbiamo misurato come l’Italia e i suoi cittadini abbiano capito l’ingiustizia che genera la legge attuale e siano pronti a sostenere una legge più giusta. La presenza di Cécile Kyenge come Ministro nell’attuale governo è la dimostrazione che il nostro impegno ha sostenuto anche la politica, una parte politica in particolare e nonostante tutte le difficoltà di questo momento, in una scelta istituzionale inimmaginabile solo fino a pochi anni fa. L’Italia sono anch’io è parte di questo risultato e noi saremo e siamo al fianco del Ministro Kyenge per una campagna che è

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di tutti e di tutti i giorni, da condurre guardando all'obiettivo da raggiungere. Ora, per gli impegni che anche io sono stato chiamato ad assumere in questa non facile stagione di governo, credo che il nostro lavoro debba continuare sui reciproci fronti, lasciando il Comitato libero di optare per un nuovo Presidente che possa rappresentare al meglio le istanze della campagna. Continueremo su strade diverse, ma vicine. Il vostro lavoro, come Comitato, è un indispensabile e continuo stimolo alle istituzioni, il Parlamento e le Commissioni in particolare, alla politica e alle comunità e città italiane per affrontare e sostenere con competenza e chiarezza la necessità della riforma. Nel mio nuovo ruolo e nel rispetto dei passi che dovrà compiere il Parlamento, vi assicuro un contributo di sostegno alle comuni convinzioni che ci hanno accompagnato finora. Concludo con un affettuoso saluto a ciascuna e ciascuno di voi e un ringraziamento per il grande lavoro svolto finora, e che verrà svolto, in attesa dei risultati che ci auguriamo prossimi».


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I diari delle tappe della Carovana in Piemonte e Valle d’Aosta a cura dei carovanieri Alessandro Cobianchi, Piero Ferrante, Rodolfo Ungheri rriviamo ad Alba il 6 maggio. Ci aspettano alla scuola enologica ‘Umberto I’. L’assemblea è partecipata da almeno duecento ragazze e ragazzi. Sono attenti - loro che diverranno produttori di vino - ai discorsi su caporalato e agromafie. Finiamo per parlare anche di cattiva politica. Una brava sindacalista della Cgil evita di cadere nel pericoloso luogo comune del ‘sono tutti uguali’ e il dibattito scivola via. Si riparte presto e dopo un ottimo pasto alla casa del Popolo di Asti la carovana si divide, un furgone rientra a Torino per il dibattito sulla legge anti-corruzione presso il Consiglio comunale. C’è il vicepresidente del Csm Vietti e Giancarlo Caselli, ma anche Andrea Campinoti, presidente di Avviso pubblico. Non c’è molto tempo. Dobbiamo tornare ad Asti e riunire la carovana presso il circolo Arci Santa Libera, una casa del popolo dove ci accolgono con calore e si parla di mafie al nord. Il film Intervallo, seppure amaro, chiude egregiamente una splendida giornata. Anzi no, qui è terra di resistenti (anche alla fatica) e si va a far visita al circolo Cinema Vekkio

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che ci accoglie per la notte. Giorgio è il presidente del comitato territoriale ed è l’anima del circolo. Ci mostra l’ennesimo posto in cui, nonostante tutto, si fa cultura, con le maniche arrotolate e la testa lucida. Concerti, spettacoli teatrali, attività educative. Qui c’è davvero un’Italia migliore! Il giorno dopo la carovana riparte per Alpignano e Orbassano. Incontri nelle scuole e poi la visita alla comunità alloggio ‘La rosa di Jerico’ che ospita in un bene confiscato (c’è ne sono tanti anche in Piemonte) una comunità alloggio per disabili. Gli operatori gestiscono il centro in modo impeccabile. Le persone che beneficiano di questo servizio sembrano aver trovato un’oasi di serenità o almeno un luogo in cui cercarla con gli strumenti adeguati. Se la classe di Governo sapesse annusare l’aria del Paese che funziona, le tante rose di Jerico sarebbero un giardino profumato e curato. Invece i tagli al welfare e l’assenza di investimenti sui beni confiscati esasperano gli animi. Si pensi all’interruzione - per tagli ai fondi - del servizio mensile di visita esterna ai genitori dei ragazzi. Qui c’è gente che rende migliore la

qualità della vita altrui, eppure sembrano nuotare controcorrente. Si riparte verso Bruino. Incontriamo il Sindaco e alcuni amministratori. Persone affabili e concrete, che ci raccontano di progetti per riportare la legalità dove è stata negata. Perché le mafie hanno facce diverse. Si riparte ancora, l’efficienza piemontese ci mette a dura prova ma a Trana gli operatori del circolo Hakuna Matata e i ragazzi della scuola comprensiva ci ripagano della stanchezza. I ragazzi sono stati preparati, ci rivolgono domande acute che dimostrano una buona consapevolezza del fenomeno mafioso. Siamo così euforici che ci abbandoniamo a una partita di calcio carovanieri vs bambini. Ci stracciano e nessuno pensi che li abbiamo fatti vincere, erano più forti e basta. Si riparte e arriviamo a Sangano. La memoria è il filo conduttore della serata. Gabriele, il presidente di Arci Valle Susa, fa gli onori di casa insieme al Sindaco ed al referente del neo presidio di Libera. Si chiude la giornata con un incontro che conferma le motivazioni del viaggio, che stanno nell’incontro, nella sua narrazione, nel favorire scambi. Le mafie si sconfiggono con l’unità delle associazioni, delle persone comuni, degli amministratori onesti. Se ci dividiamo non abbiamo scusanti.

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LE PROSSIME TAPPE

Nord profondo, paesi più piccoli di quartieri. Strade strette come vicoli, odore di camini e stufe a legna. Le tappe valdostane ci portano tra tornanti e prati a parlare con i ragazzi delle scuole medie. Al mattino presto saliamo a Verres, qualche ora dopo ancora più su, a Brusson, per discutere di buone pratiche e per dare spazio ad una voglia di partecipazione che si annida in ogni comunità. Abbiamo ricordato il sacrificio delle 980 vittime innocenti delle mafie. Abbiamo ragionato della vanità degli eroismi, della necessità di riappropriarsi del pensiero critico, della crucialità dei beni comuni, dell’insidia pericolosa dei sistemi criminali, dell’urgenza di riorganizzarsi. Con i ragazzi, abbiamo ripercorso i nomi di quanti hanno realmente fatto la storia del nostro Paese: Falcone, Borsellino, Peppino Impastato, Giovanni Panunzio, Michele Fazio, don Peppe Diana, Libero Grassi, Pio La Torre. Storie lontane, per loro, nel tempo e nello spazio. Esempi cristallini di quanti hanno avuto la forza di dire no, di lottare e anche di perdere (la vita). A sera, l’incontro è in una parrocchia di Aosta, capoluogo di una regione in cui dimora una comunità calabrese di 30mila persone. Con i militanti di Libera e la cittadinanza per parlare della necessità della verità, di come spesso venga nascosta sotto cumuli di opportunismi di parte o per effetto di odiose imposizioni, di come siano mutate le morfologie delle mafie, di come, dalla Sicilia fin sotto le montagne valligiane, si nutrano delle zone grigie per sopravvivere e proliferare.

Fino al 16 maggio la Carovana Antimafie sarà in Lombardia, per poi spostarsi dal 17 al 25 in Toscana. Si comincia con un passaggio a Firenze nella manifestazione Terra Futura, dove si terranno due tavole rotonde: Tutti uno e ognuno-azioni sociali comuni contro le mafie e Le voci giovanili dell’antimafia sociale. Il 18 maggio tappa a Carrara, Viareggio e Pietrasanta, il 19 a Castelnuovo e Cecina dove sarà presentata la Campagna Io riattivo il lavoro, il 20 a Castelfiorentino per un incontro negli istituti superiori, momenti di animazione per bambini e una tavola rotonda sull’illegalità economica. Il 21 maggio incontro con gli studenti a Portoferraio al Teatro Le Laugier, inaugurazione della piazza dedicata a Peppino Impastato a Campiglia, cena della legalità a Suvereto. Il 22 maggio la Carovana si sposta a Pontedera, dove al circolo Agorà ci sarà la presentazione del video documentario sull’antimafia sociale Colorando il buio; Firenze con l’incontro in via dei Georgofili tra il Procuratore della Repubblica Giuseppe Quattrocchi e gli studenti e con l’aperitivo della legalità in piazza Pitti, davanti al bar sequestrato per infiltrazione camorristica; Pisa e Campi Bisenzio. Il 23 sarà a Montecatini, Pistoia e Cascina, il 24 ad Arezzo: qui in programma incontri con gli studenti, sit in a Villa Wanda, tavola rotonda su impresa e criminalità, spettacolo teatrale e concerto di gruppi musicali locali. Si conclude il 25 maggio a Sesto Fiorentino, Prato, Montemurlo e Vaiano. Prossima regione: Emilia Romagna. Info: www.carovanaantimafie.eu

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Una petizione e tante iniziative per ricordare Peppino Impastato

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Feltrineli e un Kamikaze ante litteram», ha scritto negli scorsi giorni Angelo Mastrandrea su il manifesto. E poi le perquisizioni in casa degli amici, la versione incredibile del casellante di turno che testimoniò di non avere sentito il botto di sei chili di esplosivo a causa del forte vento di scirocco che aveva portato l’eco dell’esplosione in un’altra direzione, le impronte digitali non rilevate sulla macchina. Nel casolare di contrada Feudo, quest’anno, si sono svolte alcune delle manifestazioni del Forum antimafia Felicia e Peppino Impastato, conclusosi anche quest’anno con il corteo dalla sede di Radio Aut a Terrasini fino alla piazza di Cinisi, passando lungo il corso dalla casa di Peppino e dalla casa di Tano Badalamenti, bene confiscato alle mafie e restituito alcuni anni fa alla collettività. Adesso, con un appello lanciato da Giovanni Impastato, si chiede che anche il casolare diventi un luogo di memorie e che venga recuperato dallo stato di abbandono nel quale si trova attualmente: il tetto è sfondato, le mura sono pericolanti, tutto intorno sterpaglie e immondizia. E disinteresse delle istituzioni e di chi avrebbe dovuto

occuparsi di un esproprio mai compiuto. La scorsa settimana, nei giorni della manifestazione, al casale sono arrivate le scolaresche che partecipano alle iniziative organizzate dall'associazione Casa Memoria e dal Centro di documentazione Peppino Impastato e si è tenuto un sit-in. È inoltre on line una petizione che ha già toccato quota 30mila firme. Migliaia le persone - soprattutto giovani - che hanno popolato nello scorso fine settimana le strade di Cinisi partecipando alle tante manifestazioni organizzate da Casa Memoria e dal Forum Antimafia: dibattiti, proiezioni cinematografiche, assemblee, laboratori di legalità, incontri di sindaci, concerti e spettacoli teatrali. Info: bucca@arci.it

TUTTA ITALIA Trenta campi antimafia e 6 laboratori della legalità in 8 regioni italiane promossi da Arci, Cgil, Spi-Cgil in collaborazione con Libera. Iscrizioni aperte fino a esaurimento posti Info: campidellalegalita@arci.it

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35 anni dalla morte di Peppino Impastato, assassinato nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1978, rimangono senza risposta diverse domande sulle modalità del delitto, e alcune di queste ruotano attorno al casolare di contrada Feudo dove Peppino venne torturato su un sedile di pietra prima di essere ucciso. Il casolare è uno dei luoghi della messinscena e dei successivi depistaggi che caratterizzarono le maldestre indagini sull’omicidio: da un lato non tenuto nella giusta considerazione dagli investigatori come uno dei posti dove fare sopralluoghi, dall’altro luogo a cui fu impedito l’ingresso, il giorno dopo l’omicidio, ai compagni di Peppino. Proprio il sedile di pietra su cui i compagni trovarono il sangue di Peppino è stato uno degli elementi che permise di non fare seguire la pista sbagliata su cui si indirizzarono in una prima fase le indagini, che tendevano a dipingere Impastato come un giovane estremista di sinistra deluso dalla politica e dalla vita che decide di suicidarsi facendosi saltare per aria sui binari della ferrovia. «Lo ricorderemmo, in questo caso, come un personaggio a metà tra Giangiacomo

Presentato a Cinisi il Rapporto ‘Amministratori sotto tiro’ indaci, rappresentanti delle Istituzioni e studenti a volte non sono così distanti, ma anzi camminano fianco a fianco. È quello che è successo giovedì 9 maggio, a Cinisi, piccola città in provincia di Palermo, dove si è svolta una manifestazione in memoria di Peppino Impastato, il giornalista siciliano che trentasei anni fa fu ucciso da sicari al soldo del boss Gaetano Badalamenti. I ragazzi e gli amministratori schierati in prima fila contro le mafie hanno percorso insieme, e per il secondo anno di fila, quei Cento passi che separavano la casa di Peppino da quella di Gaetano. Un modo per mantenere vivo il ricordo di colui che perse la vita pur di far venire a galla la verità, ma anche per sottolineare che ci sono ancora tanti amministratori locali capaci di fare buona politica. «Questi 100 passi rappresentano la storia del nostro Paese, del suo impegno civile e di un coraggio che cerca di non fermarsi mai» ha dichiarato Giovanni Impastato, fratello di Peppino. «Un impegno che deve continuare attra-

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verso una lotta culturale che abbia la scuola al centro di tutto» ha scritto il neo ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza in una lettera di saluto. «In un momento così difficile per le istituzioni - ha concluso Gabriele Santoni, vice Presidente di Avviso Pubblico - questa iniziativa ci presenta la buona politica che rischia in prima persona e che si impegna quotidianamente per garantire quanto sancito dalla Costituzione». Nel corso dell’iniziativa, promossa da Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato insieme ad Avviso Pubblico, è stato anche presentato il Rapporto Amministratori sotto tiro, che accende un faro su quella parte di pubblica amministrazione, spesso abbandonata, che si oppone alle intimidazioni della criminalità organizzata, esponendosi così giornalmente al rischio di minacce ed estorsioni. Nell’occasione in particolare è stato sottolineato come in Sicilia, nel 2011, vi siano stati 5 comuni sciolti per mafia (Campobello di Mazara, Misilmeri, Racalmuto, Salemi, Isola delle Femmine) e

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come allo stesso tempo sia la seconda regione più colpita in Italia, con 67 casi di atti intimidatori diretti e indiretti. Viene superata solo dalla Calabria che raggiunge 85 casi, il 31% a livello nazionale. «La buona politica nel nostro Paese esiste già ed è rappresentata da quei tanti amministratori e amministratrici che ogni giorno sono vittime di intimidazioni e di minacce in conseguenza del loro impegno per la legalità. Dobbiamo fare in modo che la loro lotta diventi anche la nostra battaglia», ha dichiarato Andrea Campinoti, Presidente di Avviso Pubblico durante la presentazione del Rapporto. «Per noi le larghe intese non sono una minaccia, anzi sono una forza necessaria se fatte sui temi della lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione e all’evasione fiscale. Sono queste le larghe intese che ci piacciono, delle altre poco ci importa». Questo è quello che la maggior parte dei cittadini italiani si augura. Speriamo che queste parole non siano solo meri auspici. Info: stampa@avvisopubblico.it


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Più cultura, più democrazia: la presentazione a Milano del Manifesto per la cultura dell’Arci a presentazione del Manifesto per la cultura dell’Arci si è svolta presso la Triennale di Milano all’interno della mostra-evento a cura di Connecting Culture pensata per proporre e confrontarsi sul ruolo della cultura nei quartieri di una grande metropoli. Ribaltamento delle modalità produttive, nuovi forme di inurbamento o spopolamento, infine crisi economica mutano i quartieri: il sistema di relazioni sociali cambia. Hanno perso forza i centri sociali degli anni ‘90 e sono cresciuti i circoli Arci, sono aumentati gli stabili abbandonati dalla crisi e sequestrati alla ‘ndrangheta, i giovani artisti milanesi sono più a Berlino che a Milano, immigrati e nuove generazioni di italiani si stanno affacciando in questo panorama culturale. Quali

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IL FESTIVAL Ancora pochi giorni per partecipare al Clorofilla film festival, che promuove la nuova ‘linfa’ del cinema italiano. Il 20 maggio scadenza iscrizioni per corti e documentari. Info su www.festambiente.it

sono le contraddizioni e le sinergie che si possono innescare? Milano rimane una città all’avanguardia della sperimentazione e dell’offerta teatrale e artistica, lo testimoniano il Piccolo teatro o il più recente Macao. Entrambi lamentano la precarietà: il primo, degli artisti senza alcuna rete sociale che li sostenga fra una rassegna e l’altra; il secondo la precarietà degli spazi dove autogestire e proporre cultura sostenibile. Riequilibrare i fondi pubblici per lo spettacolo dando al Piccolo tanto quanti gli spettatori e sciogliere i nodi della burocrazia semplificando le modalità di ripresa in auto-gestione di spazi non più utilizzati potrebbe dare nuova linfa alla cultura diffusa critica e non omologata. Sono mondi affini che se ben sostenuti possono evitare che il mestiere dello spettacolo e dell’arte non siano solo per la borghesia e gli amatoriali. Cresco, coordinamento delle realtà della scena contemporanea nato nel 2010, propone codici etici fra organizzatori e artisti perché emerga una proposta di sussidi di disoccupazione e un Enpals trasparente. Denunciano la mancanza di una legge sulla Musica e sullo spettacolo, sulle imprese della Cultura e quindi una mancanza di sostegni

Dal 16 al 20 maggio a Torino il Salone Internazionale del Libro Dal 16 al 20 maggio torna l’appuntamento annuale con il Salone internazionale del Libro a Torino, la più grande manifestazione d'Italia dedicata all'editoria, alla lettura e alla cultura, fra le più importanti in Europa. Arci Piemonte e Arci nazionale (con i progetti Arci Real e Arci Book), in collaborazione con le associazioni e i circoli Arci Altera, Cinema Vekkio, Il laboratorio CTM, Officine corsare, Puzzle e XXV aprile, promuovono una serie di iniziative inserite nel progetto Il maggio dei libri edizione 2013. Dopo i tre appuntamenti Aspettando il Salone internazionale del libro, che si sono svolti al circolo Casseta Popular di Grugliasco, al circolo XXV aprile di Novara e alla libreria Rizzoli di Novara, l’Arci sarà presente con un suo stand (L153 Padiglione 2) per tutta la durata della manifestazione. Ci saranno interviste in diretta streaming su radiotrip.net ai personaggi del Salone 2013, book trailer, un incontro nazionale dei circoli Arci Real, la presentazione del libro Un concerto da manuale di Andrea Pontiroli. Anche quest’anno si rinnova il programma di Salone Off, un insieme di appuntamenti che portano i protagonisti del Salone Internazionale

del Libro tra i quartieri, i circoli, le vie e le piazze di Torino e dintorni. Tra questi, ne segnaliamo alcuni tra i più importanti: il 17 maggio all’Arci Torino doppio appuntamento con Libri e musica: tra resistenza musicale e politiche per i diritti culturali alternative e Noi, presìdi di politiche culturali - diritti culturali, editoria alternativa, librerie tra sfide e resistenza. Il 18 maggio al Caffè Basaglia a Torino aperitivo letterario e incontro su Berlino ovest, la DDR, gli anni ‘80, il comunismo, l’omosessualità con il filosofo Gianni Vattimo. Il 19 maggio alla Comunità La rosa di Jerico ad Orbassano ci sarà la presentazione del libro Buccinasco-La ‘ndrangheta a nord di Nando Dalla Chiesa (che interverrà all’incontro) e Martina Panzarasa. Alle Officine corsare di Torino L’invasione degli UtraNEI (Nuovi Editori Indipendenti), tavola rotonda con gli autori dei NEI e gara fra narratori di storie. Mentre al Rainbow a Torino Sulle orme di Jane Austen, book trailer e drammatizzazione del libro di Fabrizio Terreno Strawberry and Beatles. Il calendario con tutti gli appuntamenti Arci è sul sito www.arcipiemonte.it.

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economici dal pubblico, come avviene negli altri stati europei. L’assessore alla Cultura del Comune di Milano insiste molto sull’ «investire sul patrimonio cognitivo poiché senza innovazione non c’è sviluppo economico». Chi dovrebbe investire? Il pubblico non ha fondi disponibili grazie al patto di stabilità. I privati? I grandi finanziatori sono ancora grosse imprese indotte da conoscenze personali a stanziare fondi. Poco altro. Le fondazioni e i bandi pubblici sono il terzo canale di finanziamento: forse il più aperto anche se spesso non rispondente alle reali necessità dei soggetti che fanno cultura. Esempi di co-progettazione pubblico-terzo settore-profit sono il museo delle culture Ansaldo e la destinazione con bandi degli stabili confiscati alle mafie oppure il Forum Città Mondo atto ad evitare la ghettizzazione culturale e sociale. Nella fase governativa precaria in cui viviamo si potrebbero dare alcune risposte nell’immediato poiché anche il tempo scarseggia e di precarietà si muore, soprattutto nella cultura, quando le potenzialità sono tante e gli strumenti messi a disposizione continuano ad essere pochi. Info: davideronzoni@arcilecco.it

Il corso di Aamod sul diritto d’autore Il 27 e 28 maggio alla Sala Zavattini dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, a Roma, l’Associazione videoteche mediateche italiane e l’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico organizzano un corso di formazione e aggiornamento rivolto ai professionisti che operano nelle biblioteche, negli archivi, nelle mediateche e cineteche, nei musei, nelle scuole e università, nonché a tutti gli operatori culturali. Il corso affronterà il tema del diritto d'autore e degli audiovisivi nell'evoluzione all'interno della normativa italiana, per delineare gli aspetti normativi e gestionali legati all'attività bibliotecaria, mediatecaria e cinetecaria, museale e didattica nelle scuole. Il corso fornirà indicazioni normative e linee guida per affrontare correttamente le svariate casistiche che, nel rispetto del diritto d'autore, si possono verificare sia nella gestione delle attività interne alle biblioteche, mediateche e cineteche, sia nelle iniziative culturali rivolte all'esterno. Il 28 maggio alla tavola rotonda Diritto d’autore: criticità attuali e scenari futuri interviene, tra gli altri, Carlo Testini responsabile politiche culturali dell’Arci. Info: www.aamod.it


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Rana Plaza, Bangladesh. Il capolinea del capitalismo globale di Deborah Lucchetti, coordinatrice Campagna ‘Abiti puliti’ ono arrivate a più di 900 le vittime del disastro del Rana Plaza, l'edificio di 9 piani crollato come un castello di sabbia lo scorso 24 aprile a Dacca in Bangladesh. E il numero è destinato a crescere ancora. Il più grave incidente industriale della storia. La maggior parte delle vittime sono giovani donne, confermando i dati del settore tessile globale. Giovani, donne, precarie, povere, spesso migranti. Ecco il ritratto del lavoratore tessile tipo, che fa notizia solo quando resta seppellito sotto le macerie di un capitalismo arrogante e vorace. Il Rana Plaza ospitava 6 fabbriche tessili tra il terzo e l'ottavo piano, e più di 3mila persone, ammassate a produrre come topi in trappola nelle fabbriche tipo del 21° secolo, dove i lavoratori tessili si sfiniscono in turni produttivi massacranti per rispondere alle richieste del mercato internazionale: bassissimi costi, just-in-time, flessibilità totale in barba alle regole e alle convenzioni internazionali. Il mercato globale porta anche nomi e cognomi, quelli dei marchi internazionali europei e statunitensi in cerca di forza lavoro disposta a tutto, di paesi corrotti e collusi proni agli investitori esteri, di luoghi fisici ove materializzare produzioni pericolose e senza regole lontane dagli occhi di consumatori vinti dalla

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crisi, in cerca del migliore affare. Al Rana Plaza si produceva per marchi famosi come El Corte Ingles, Mango, Primark e Benetton, oltre a numerosi marchi minori anche italiani, che hanno risposto ai pressanti appelli all'internazionalizzazione come se fosse possibile ‘comprare’ prodotti convenienti senza pesanti impatti sociali e ambientali. Ecco cosa significa internazionalizzare, delocalizzare, entrare nell'arena della competizione globale dove perdono soprattutto i lavoratori, ridotti a merce da scambiare al miglior prezzo. 38 dollari al mese, per recarsi in fabbriche malsane e insicure, lavorare 12 ore al giorno e rinunciare a priori a qualunque sogno di emancipazione e futuro. È il destino di 3 milioni di lavoratori tessili bangladesi, pilastro di un'industria totalmente orientata alle esportazioni e basata sullo sfruttamento strutturale del lavoro su scala globale. Un modello di sviluppo insostenibile e cinico. Da oggi è possibile firmare una petizione internazionale per chiedere a tutti i marchi coinvolti di intervenire immediatamente a sostegno delle vittime e firmare l'accordo per la prevenzione degli incendi e la sicurezza delle fabbriche in Bangladesh. Non c'è altro tempo da perdere se vogliamo che la trage-

dia di Rana Plaza sia l'ultima. La Campagna Abiti Puliti, sezione italiana della Clean Clothes Campaign, ha anche chiesto con una lettera aperta ai vertici dell'azienda Benetton, la maggiore impresa italiana coinvolta, un loro impegno concreto per affrontare l'emergenza. In particolare chiede che Benetton invii immediatamente una sua delegazione in Bangladesh, stabilendo un contatto diretto con Abiti Puliti e i sindacati locali per fornire supporto ai sopravissuti che hanno bisogno di cure, cibo e assistenza; contribuisca al fondo di risarcimento negoziato con i sindacati bengalesi e IndustryALL - la federazione internazionale dei sindacati tessili secondo una lista trasparente che elenchi tutte le vittime e i feriti; sigli il Bangladesh Fire and Building Safety Agreement, un programma specifico di azione che include ispezioni indipendenti negli edifici, formazione dei lavoratori sui loro diritti, revisione strutturale delle norme di sicurezza per rimuovere alla radice le cause che rendono le fabbriche del paese insicure per migliaia di lavoratori; renda pubblica la lista dei loro fornitori, i report degli audit effettuati e le azioni correttive intraprese per consentire di valutare la qualità dei controlli e l'effettivo miglioramento dei livelli salute e sicurezza.

F35, nuovi problemi. Impossibile atterrare con clima caldo e umido li F-35 continuano a stupire, e sempre in negativo. I nuovi caccia della Lockheed Martin, di cui l’Italia ha all'attivo un ordine di 90 elementi, presentano altri problemi nella fase di sviluppo. Questa volta le segnalazioni arrivano dalla Gran Bretagna, dove un rapporto del National Audit Office - organismo parlamentare indipendente che ha il compito di monitorare l'attività del governo - svela che i nuovi caccia non sono in grado di atterrare in presenza di particolari condizioni climatiche, ossia «con una temperatura calda, umida e caratterizzata da bassa pressione». I test su questi velivoli ‘di nuova generazione’, avrebbero manifestato seri problemi durante la fase di atterraggio. Secondo alcune informazioni riferite dal National Audit Office, al momento i Joint Strike Fighter non sarebbero in grado di atterrare sulle portaerei quando il tempo è ‘caldo, umido e caratterizzato da bassa pressione’. A questo si uniscono i problemi legati all'atterraggio verticale: i nuovi jet, infatti, non sarebbero in grado di

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atterrare verticalmente (come invece i loro predecessori riuscivano a fare). Il ministero britannico della Difesa insiste sul fatto che tutti i problemi saranno superati prima dell'effettivo ingresso in servizio, previsto per il 2020. Ma i dati disponibili in questa fase non sono per niente confortanti. La momentanea impossibilità degli F-35 di procedere a un atterraggio verticale stride, infatti, con le capacità degli Harrier (i predecessori degli F35), che non presentano simili difficoltà e che, considerati ormai usurati e obsoleti, dovrebbero lasciare il posto proprio ai nuovi caccia. Si tratta solo dell'ultimo di una lunga serie di problemi. A marzo un rapporto del Pentagono aveva messo in evidenza altri difetti dei nuovi caccia. Il problema più grave, è scritto nel documento del Pentagono, riguarda la visibilità posteriore dell'F-35. Nei duelli aerei, infatti, il pilota dell'F-35 non riuscirebbe a vedere nulla di chi o cosa gli vola dietro, e il pericolo di venire abbattuto sarebbe dunque gravissimo. Il display nel casco di volo, inoltre, non fornirebbe un oriz-

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zonte artificiale analogo a quello reale; a volte poi l’immagine è troppo scura o scompare. Il radar in alcuni voli di collaudo si è mostrato incapace di avvistare e inquadrare bersagli, o addirittura si è spento. A febbraio il Pentagono aveva sospeso tutti i voli degli esemplari finora realizzati, dopo che in un'ispezione di routine era emersa una ‘frattura’ in una delle pale della turbina del reattore. Un segnale preoccupante, visto che, nell'eventualità di una rottura con conseguente distacco della pala, il pezzo potrebbe distruggere il motore del jet. Il documento ufficiale del Pentagono elenca otto ‘gravi aree di rischio’ che devono essere risolte. Si tratta di un dossier redatto il 15 febbraio scorso e pubblicato online da un sito noprofit che vigila sui programmi governativi. Le pagine offrono un ritratto desolante dell'aereo più costoso di tutti i tempi, che sta creando polemiche negli Stati Uniti e in tutti i Paesi coinvolti nell'operazione, inclusa l'Italia che intende acquistare 90 F35 con una spesa superiore a dodici miliardi di euro.


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Verso un Manifesto dei popoli Europa è sull'orlo del baratro, e contempla l'abisso. Le politiche di austerità mandano in rovina i popoli, minacciano la democrazia e smantellano il nostro modello sociale. I paesi più toccati sono devastati da gravi crisi umanitarie. L'aumento delle diseguaglianze mette in pericolo la coesione sociale. Le donne e i giovani sono i più colpiti dalla crisi. Metodi sempre più autoritari sono applicati da una oligarchia europea non eletta, per mantenere un sistema neoliberale in fallimento, malgrado le resistenze e le proteste popolari. La democrazia e la pace sono minacciati: il razzismo, i fascismi, i nazionalismi xenofobi, l'omofobia e il sessismo prendono piede. La crisi si approfondisce ogni giorno e l'ipotesi di un crollo dell'UE non può essere scartata. È ormai urgente rifondare una democrazia reale in Europa. Le istituzioni e i governi europei fanno gli interessi dei mercati finanziari, a scapito della sovranità popolare. L'interesse generale deve avere invece il primato, in un quadro di uguaglianza e di giu-

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stizia. Questi principi sono le basi sulle quali noi formuliamo le nostre rivendicazioni per una Europa democratica, sociale, ecologica e femminista, solidale con gli altri popoli del mondo, a partire da quelli del mediterraneo. Il debito pubblico deriva da scelte economiche e politiche dei governi e delle istituzioni europee: decenni di regalie fiscali hanno beneficiato i più ricchi e portato alle stelle i dividendi dei grandi gruppi; con il denaro pubblico sono state salvate banche private; le politiche di austerità hanno strangolato famiglie e piccole imprese, aggravando la recessione; le banche private hanno potuto speculare sui titoli di Stato; è dilagata la corruzione. Le misure prese da istituzioni e governi europei mirano a far pagare questo debito al popolo. Una sua parte può essere considerata illegittima, perchè contratta senza riguardi per l'interesse comune, mentre è ormai chiaro che alcuni paesi non potranno mai ripagare questo debito. Misure immediate devono essere prese a

‘Fermiamo l'austerità, prima che l’austerità distrugga la democrazia’. L’Altersummit di Atene Ad Atene il 7 e l’8 giugno si terrà l’Altersummit, due giorni di assemblee e dibattiti. Sarà un grande incontro europeo di sindacati, movimenti, associazioni, intellettuali e personalità, di diversi paesi e culture, uniti dalla volontà di costruire una forte alleanza europea contro l'austerità che distrugge democrazia e diritti. Si terranno anche una manifestazione pubblica nel centro città ed eventi culturali. Sarà anche il primo grande evento internazionale nella Grecia devastata dall'austerità, perché solo l'unità e la solidarietà fra i popoli europei può rendere credibile un progetto di Europa diversa e alternativa. L’Altersummit è promosso da una rete larga di organizzazioni di tutta Europa, insieme a una grande coalizione di attori sociali e sindacali greci, che da più di un anno stanno lavorando alla sua preparazione. Durante la fase di preparazione, la rete si è via via allargata. Attualmente vi partecipano: sindacati di molti paesi (Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Romania, Spagna), la Confederazione Europea dei Sindacati e federazioni sindacali europee, reti sociali di molti paesi (fra cui Attac, Economistes Atterrés, Roosevelt 2013,

Fondazione Rosa Luxemburg, Campagna per il Welfare State, Another Road for Europe, Arci), organizzazioni europee (fra cui Associazione Europea Diritti Umani, Amici della Terra, European Alternatives, Greenpeace, Solidar, Transform). I sindacati italiani che aderiscono sono Cgil, Fiom e Cobas. Sono invitati a partecipare all'Altersummit tutti gli attori sociali che condividono il Manifesto che verrà presentato ad Atene, e che contiene una serie di misure urgenti e realizzabili a livello europeo per rompere la gabbia dell'austerità e invertire la rotta, verso i diritti e la democrazia. È prevista la partecipazione di migliaia di persone. Tutte le informazioni utili, anche quelle logistiche, si trovano sul sito www.altersummit.eu. Verrà allestita anche un’area campeggio per chi non vuole alloggiare in albergo. Una carovana simbolica si avvicinerà ad Atene nelle settimane prima dell'Altersummit, in modo che in molti luoghi e comunità ci sia la possibilità di presentarlo e di discuterne i contenuti. È possibile organizzarne una tappa o dedicarvi un evento già programmato. Info: bolini@arci.it

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livello europeo per liberare i popoli dalla pressione dei mercati finanziari, dal ricatto dell'austerità e per ristabilire la sovranità popolare. Le politiche fiscali, monetarie e di bilancio devono cambiare, per far uscire i paesi europei dalla trappola del debito. Chiediamo: 1) di annullare d’urgenza i memorandum imposti dalla Troika ai paesi super indebitati; annullare una parte del loro debito pubblico, senza danni per i piccoli risparmiatori e per il sistema pensionistico pubblico. Le somme da annullare devono essere definite democraticamente, paese per paese. In questa prospettiva, le auditorie cittadine possono essere un mezzo efficace. 2) Di condizionare il rimborso graduale della parte restante del debito al rispetto dello sviluppo economico e della transizione ecologica, dei diritti sociali ed economici delle popolazioni, al rafforzamento dei servizi pubblici e alla riduzione della disoccupazione e della povertà. 3) Di istituire una tassazione straordinaria sui grandi patrimoni. 4) La banca centrale europea - e altre istituzioni bancarie - devono, sotto controllo democratico, prestare direttamente agli Stati a tassi più bassi, senza imporre in cambio ‘riforme’ neoliberiste. Sono state individuate rivendicazioni comuni e urgenti per una Europa ecologica e sociale; per garantire diritti a tutte e tutti, eliminando precarietà e povertà; per la democrazia economica, garantendo che le banche siano al servizio dell’interesse generale. Il Manifesto si conclude con un appello a mobilitarsi per la democrazia. Infatti, con il pretesto della crisi, gli sviluppi in corso costituiscono la più seria negazione della democrazia che il continente ha conosciuto dopo la fine della seconda guerra mondiale. Non solo il dibattito democratico è messo sotto silenzio, ma è incoraggiata la divisione fra cittadini e paesi. La conseguenza prevedibile è la crescita dell'estrema destra, dei movimenti fascisti e che il risentimento popolare si rivolga contro i migranti o contro altri popoli europei. Ricacciare indietro l'austerità e ricostruire la democrazia sono le condizioni per battere queste tendenze. L'Alter Summit del 7 e 8 giugno 2013 ad Atene sarà una tappa decisiva in questa direzione. Il testo integrale del Manifesto su www.altersummit.eu contatti: info@altersummit.eu


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Il MUOS s’ha da fare! Il Ministero della Difesa ricorre al Tar del giornalista Antonio Mazzeo, comitato No MUOS mila euro al giorno a partire dal 29 marzo, cioè ad oggi più di un milione e 250mila euro. È quanto il Ministero della Difesa ha chiesto come risarcimento alla Regione Sicilia per la revoca delle autorizzazioni ai lavori del terminale terrestre del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina militare Usa in via di realizzazione all’interno della riserva naturale ‘Sughereta’ di Niscemi. Poco importa che l’impianto sia di proprietà ed uso esclusivo del Pentagono e che la ‘sospensione’ delle opere sia state decisa in un vertice tra il governo Monti e il presidente siciliano Rosario Crocetta in attesa che l’Istituto Superiore di Sanità si pronunci sull’effettiva pericolosità degli impianti. «I provvedimenti della Regione provocano un grave ritardo nella messa in funzione del MUOS pregiudicando l’intero sistema, dato che la stazione di Niscemi è collegata alle altre tre poste in Virginia, in Australia e alle Hawaii e ne preclude l’intera operatività», scrive l’Avvocatura dello Stato nel suo ricorso al Tar di Palermo. Da qui il presunto «danno patrimoniale» alle forze armate Usa e alla società contractor Lockheed Martin, la maggiore azienda produttrice di armi a livello mondiale a cui, secondo il Ministero della Difesa, dovrà pure sommarsi un indennizzo

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speciale a favore della Pubblica amministrazione per il «danno non patrimoniale» prodotto alle relazioni tra l’Italia e gli Stati Uniti e «tra la Repubblica italiana e gli altri paesi della Nato». «In tempi di austerity, in fondo, a Roma fanno pure lo sconto», commenta l’avvocato Paola Ottaviano che con altri due legali ha presentato opposizione al ricorso del Governo. «Per lo stop ai lavori del MUOS, in verità mai reale, il Ministero della Difesa, su nota di US Army, aveva quantificato danni per 50.000 dollari al giorno. Abbiamo chiesto il rigetto di tutte le domande per carenza di legittimazione. Il ricorrente non ha alcun titolo sugli impianti e sul funzionamento del sistema satellitare statunitense. Inoltre il ricorso si basa su valutazioni palesemente infondate». In effetti il progetto del MUOS ha subìto pesanti ritardi non imputabili alle amministrazioni locali o alle azioni di blocco della base di Niscemi da parte degli attivisti No MUOS. Il cronogramma è sfasato almeno di cinque anni: un solo terminale terrestre è stato completato (alle Hawaii) e un impressionante numero di ‘imprevisti’ tecnici ed errori progettuali ha consentito il lancio di solo uno dei cinque satelliti geostazionari previsti. In compenso i costi sono cresciuti di quattro volte e oggi le previsioni superano gli 8 miliardi. «Se pren-

diamo per buoni i 25mila euro giornalieri di risarcimento e li moltiplichiamo per i 22 anni di esistenza dell’impianto della Marina Usa a Niscemi, i siciliani potranno chiedere al Governo italiano e a Washington non meno di 200 milioni di euro per i danni alla salute e all’ambiente causati dalle emissioni elettromagnetiche delle antenne connesse con i sottomarini nucleari e le unità navali in transito negli Oceani» afferma il prof. Zucchetti del Politecnico di Torino, che insieme ad altri esperti ha documentato la pericolosità dei sistemi MUOS ed NRTF. «La Regione farebbe bene a passare alla controffensiva», commenta Peppe Cannella dei Comitati No MUOS. «C’è un passaggio nell’atto di costituzione al Tar che ci ferisce. Scrivono gli avvocati della Regione che eventuali ritardi o disagi sarebbero riconducibili ai presidi organizzati dalla popolazione e pertanto non sono in alcun modo imputabili a queste Amministrazioni ascrivendosi allo Stato la competenza al mantenimento dell’ordine pubblico. Con i blocchi abbiamo praticato la revoca dal basso di autorizzazioni concesse in spregio alla Costituzione e alle leggi. Continueremo ad impedire in modo pacifico e non violento che il crimine MUOS vada a compimento. Amministratori e parlamentari farebbero meglio a stare con noi condividendo il peso della repressione illegittima delle forze di polizia».

Una giornata per ricordare il commercio equosolidale o scorso sabato si è festeggiata la Giornata mondiale del commercio equosolidale. Una ricorrenza molto importante per il circuito Fairtrade e tutti i piccoli produttori dei paesi in via di sviluppo e lavoratori operanti nel sistema: oltre 1,2 milioni di persone presenti in 66 paesi del mondo. Ma che cos’è il commercio equosolidale? E cosa garantisce il sistema di certificazione Fairtrade? Proviamo a ripartire dall’inizio. Il commercio equosolidale è una partnership commerciale fondata sulla trasparenza e sul rispetto, che ha l’obiettivo di restituire protagonismo ai produttori agricoli dei Paesi in via di sviluppo. Facciamo qualche esempio. Le banane sono tra i frutti più consumati al mondo, e il caffè è la materia prima più commercializzata sul pianeta dopo il petrolio. Il tè invece è la bevanda più diffusa dopo l’acqua. Banane, caffè e tè sono solo alcuni dei tanti prodotti che vengono importati dai Paesi in via di sviluppo e dietro la cui coltivazione e lavora-

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zione si celano storie di sfruttamento del lavoro e delle persone. Il commercio equosolidale cerca di ovviare a questa situazione che riguarda migliaia di piccoli produttori sfavoriti dalle regole del commercio internazionale introducendo nelle trattative economiche delle condizioni che mirano ad offrire migliori garanzie e dignità nel lavoro. Con questo obiettivo è nato negli anni ‘70 nei paesi del nord Europa, arrivando a svilupparsi negli anni ‘90 anche in Italia. Ma come funziona il sistema? Anzitutto grazie al circuito Fairtrade i piccoli produttori dei Paesi in via di sviluppo ricevono un prezzo minimo stabile, il Fairtrade minimum price, che permette loro di coprire tutti i costi di produzione. In secondo luogo Fairtrade assicura un margine di guadagno aggiuntivo, il Fairtrade Premium, che permette di avviare progetti all’interno delle comunità locali come la creazione di ambulatori, corsi di formazione, pagamento di borse di studio per i figli dei produttori, ecc…

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Inizialmente i prodotti provenienti da queste filiere etiche si potevano acquistare esclusivamente nelle botteghe del mondo. Tuttavia da poco meno di 20 anni si sono diffusi all’interno della grande distribuzione e ormai quasi tutte le catene di supermercati e ipermercati hanno nel proprio assortimento caffè, cioccolato o tè Fairtrade. Nel corso degli anni inoltre si è ampliata di molto la gamma dei prodotti tra cui è possibile scegliere. Oltre ai già menzionati caffè, cacao, tè e frutta esotica sono in vendita anche fiori provenienti dal circuito Fairtrade, ma anche palloni e un metallo prezioso, l’oro. Ad oggi Fairtrade è il marchio etico più riconosciuto al mondo e i prodotti con la certificazione equosolidale sono venduti in oltre 120 paesi in tutto il mondo per un valore di 4,9 miliardi di euro. Grazie alle scelte consapevoli di migliaia di consumatori i piccoli produttori del circuito hanno ricevuto un contributo di 65 milioni di euro per il loro sviluppo. Info: comunicazione@fairtradeitalia.it


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Espressività in Circolo, il progetto di Arci L’Aquila per dare visibilità alle produzioni artistiche giovanili l Comitato territoriale Arci L’Aquila, con il contributo di Coop Adriatica e con il patrocinio della Provincia e del Comune dell’Aquila, promuove Espressività in circolo – Archivio Giovani Artisti della Provincia dell’Aquila, strumento che intende raccogliere e dare visibilità alle produzioni artistiche dei giovani della Provincia dell’Aquila. Laddove vengono a mancare spazi fisici per l’incontro, il confronto, lo scambio tra i giovani e tra le arti, dove è stato interrotto un dialogo tra l’espressività giovanile e la città, l’Archivio Giovani Artisti si colloca in uno spazio virtuale, un sito web consultabile da tutti, quale punto di partenza per riconquistarsi alcuni spazi reali nel territorio dove i giovani e i loro linguaggi espressivi

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PISA Fino al 16 maggio l’Arsenale partecipa alla Festa del cinema con ingressi ridotti a 3 euro, l’esposizione Il cinema si mostra e proiezioni dei corti di Raccorti sociali

siano protagonisti. Possono iscriversi all’Archivio giovani residenti o che vivono nella provincia dell’Aquila, di età compresa tra i 14 e i 35 anni e che si esprimano attraverso uno dei seguenti linguaggi artistici: arti visive (pittura, scultura, fotografia, fumetto, writing), scrittura (poesia, letteratura), musica, video, danza, teatro, web design/grafica. Iscrivendosi ad Espressività in Circolo, ogni artista può creare una pagina personale attraverso la quale promuovere la propria attività artistica. Ma l’archivio non vuole essere esclusivamente una ‘vetrina’. Obiettivo principale è quello di offrire a tutti gli iscritti opportunità di approfondimento e formazione attraverso workshop con artisti riconosciuti a livello nazionale, occasioni di visibilità mediante la partecipazione attiva durante eventi pubblici, informazioni sempre aggiornate in merito a bandi di concorso locali e nazionali. La contaminazione diventa elemento di crescita: per questo l’archivio vuole aprirsi allo scambio e alla comunicazione tra gli artisti iscritti che pratichino lo stesso o diversi linguaggi artistici, con artisti nazionali, entran-

do in rete con soggetti che operano in ambito artistico a livello nazionale ed internazionale, promuovendo scambi che favoriscano la crescita artistica e professionale. Tutto questo in un’ottica di apertura e dialogo con il territorio spinti dalla volontà di una collaborazione in grado di valorizzare gli artisti e la loro arte e allo stesso tempo di arricchire le città risvegliando una cultura spesso addormentata o ignorata. Il comitato territoriale Arci, presente nel territorio della Provincia dell’Aquila con una rete di 10 circoli e associazioni, ha già realizzato nel 2011 due progetti incentrati completamente sulla creatività e l'aggregazione giovanile che hanno saputo offrire, non solo ai partecipanti, occasioni di incontro e formazione: Network Giovani, finalizzato alla costruzione di pratiche di partecipazione e di cittadinanza attiva; Quale Senso, proposte di laboratori creativi all'interno della città, con professionisti nei diversi ambiti artistici e coinvolgendo numerosi giovani del territorio. L’evento di inaugurazione di Espressività in Circolo si terrà sabato 1 giugno. Info: www.giovaniartistiaq.it

Notizie Brevi Bianco rosso e nero MOIANO (PG) - Primapagina e Collettivo Semidarte, in collaborazione con Arci Moiano e Arci Trasimeno e con il patrocinio del Comune di Città della Pieve, presentano lo spettacolo teatrale Bianco rosso e nero. Tutto cominciò con una bomba...a Moiano. Si può fare uno spettacolo sul sangue e su una stagione cupa come fu quella degli Âanni di piomboÊ? ÿNoi ci abbiamo provato, per non dimenticare e per fare i conti, in qualche modo, con la nostra storia recente, con le nostre stesse valutazioni di allora - spiegano gli organizzatori - abbiamo voluto portare il teatro, il racconto e la riflessione direttamente nel Âluogo del delittoÊ, dentro la Casa del Popolo devastata dalla bomba del Â74 e poi stordita dalla scoperta di una cellula delle Br fatta di giovani che lì erano cresciutiŸ. Appuntamento presso la casa del popolo di Moiano il 18 maggio alle 21.30. Info: arcimoiano@gmail.com

Proiezione al Kino ROMA - Al circolo Kino il 15 maggio la regista Chiara Malta presenta il

suo Armando e la politica. Per anni Armando ha incarnato la fedeltà suprema ai valori della socialdemocrazia, per lui, orfano di padre e di madre, il partito era come una casa. La sua vita erano i viaggi nellÊEuropa dellÊEst con i gruppi sindacali, i congressi del partito, le serate fino a tardi in sezione, le campagne elettorali, le battaglie per i diritti dei lavoratori, lÊAvanti! sotto il braccio, la pipa. Tutto questo fino a quando ha deciso di votare per Berlusconi. La figlia Chiara ricostruisce questa scelta, rinnegata dal padre e da molti italiani. Due le proiezioni in programma, alle 20.30 e alle 22.30. Info: www.ilkino.it

Una firma per l’Ice GENOVA - Giovedì 16 maggio alle ore 17 presso la Sala Camino Palazzo Ducale a Genova, Cgil Liguria e Arci Genova presentano la campagna per la libertà di informazione e il pluralismo dei media dal titolo Firma per il tuo diritto di sapere! Tra i relatori Fulvio Fammoni, Presidente Fondazione Giuseppe Di Vittorio, Federico Vesigna Segretario

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Generale Cgil Liguria, Gabriele Taddeo Presidente Arci Genova, Alessandra Costante Segretario ligure FNSI, Tana De Zulueta, Articolo 21 e rappresentante italiana EIMP (Iniziativa europea pluralismo media), Luca Borzani Presidente Fondazione Palazzo Ducale. Info: www.arcigenova.it

Cinema italiano OFF LECCO - Continuano gli appuntamenti di Cinema italiano OFF, la rassegna del circolo Arci Dinamo Culturale dedicata al cinema italiano. Il 15 maggio alle 21 presso il bar Il Barcaiolo, saranno proiettati Roberto Pellegrinaggio di Alessio di Zio, Masse nella geometria rivelata dello spazio tempo di Ilaria Pezone e A Tentoni come fosse notte di Filippo Ticozzi. AllÊevento saranno presenti Ilaria Pezone e Filippo Ticozzi. Info: www.arcilecco.it

Proiezioni al Cinema Vekkio CORNELIANO DÊALBA (CN) Mercoledì 15 maggio alle ore 21 per la rassegna cinematografica L'Italia che non si vede, proposta da Ucca,

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verrà proiettato al Cinema Vekkio il film Anja - La nave, il racconto dell'esodo degli albanesi verso l'Italia all'inizio degli anni '90. Parteciperà come ospite Blerina Marku, che racconterà il suo viaggio verso il nostro paese. Martedì 21 maggio alle 21 verrà proiettato il film 7 giorni di Ketty Riga e Giovanni Chironi, il viaggio dell'ambulanza che trasferisce Eluana Englaro alla clinica di Udine per l'ultima tappa della sua vita. Info: fb Circolo Arci Cinema Vekkio

La mostra ‘Rivelazioni’ FERRANDINA (MT) - Venerdì 17 maggio alle 19 al circolo Linea Gotica si terrà lÊinaugurazione della mostra fotografica Rivelazioni di Anna Russelli. La fotografia come rivelazione: la manifestazione di qualcosa di straordinario e inconsueto, un risveglio dello spirito, un'improvvisa apparizione di significato che si svela attraverso un dettaglio, una situazione, un luogo comune visto o vissuto tante volte ma che, inaspettatamente, assume un senso differente e profondo. Ingresso riservato ai soci Arci. Info: fb Linea Gotica Circolo Arci


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Per una città aperta, viva e attiva: l’impegno e le difficoltà del circolo ‘Il pane e le rose’ di Forlì

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La rassegna ‘Cuba 50: il futuro è oggi’ Sono tre gli appuntamenti in programma per Cuba 50: il futuro è oggi, rassegna cinematografica di corti cubani organizzata dal circolo Arci Nuvola Rossa di Villa San Giovanni, promossa in collaborazione con Arci Reggio Calabria e Ucca. La rassegna comprende corto e mediometraggi che raccontano la Cuba di oggi, attraverso lo sguardo di giovani registi che chiedono di guardare, senza pregiudizi e fuori da retoriche ideologiche, la Cuba odierna con lo stesso spirito critico ed analitico che ha guidato i loro lavori. Giovani registi che raccontano l’emigrazione, quella più o meno realizzata o solo sognata, le discriminazioni sociali, l’omosessualità, una tradizione politica pesante che sa travalicare i confini dell’isola caraibica, ma anche dell’energia creativa del popolo cubano. Uno sguardo giovane, indipendente e carico di tensione verso il cambiamento, un dialogo a distanza con la cultura cubana che in queste giornate arriverà fin qui. Dopo il primo appuntamento del 12 maggio, le prossime proiezioni si terranno il 15 e il 19 maggio, sempre presso la sede del circolo Nuvola Rossa, con inizio alle 20.30. Info: reggiocalabria@arci.it

della legalità’. «Il circolo Il pane e le rose è diventato un centro aggregativo molto importante: sia per il gruppo di volontari che lo gestisce, in buona parte studenti fuorisede, tra loro anche chi ha partecipato ai primi campi antimafia a Corleone; ma soprattutto per chi frequenta il locale: dai ragazzini agli anziani dell’Anpi, c’è un vero e proprio ponte intergenerazionale che sarebbe davvero significativo riuscire a mantenere - spiega Margherita Favalo dell’Arci Forlì - per importanza sociale e culturale e per valore civile, Il pane e le rose rappresenta un patrimonio che non va disperso. Per queste ragioni, solleciteremo l’impegno di tutti per trovare soluzioni concrete. I nostri circoli sono presidi di socialità, cultura, partecipazione, solidarietà. Sono spazi sani dove incontrarsi ed essere attivi. Per noi il rispetto delle regole è un valore fondamentale, eventuali problematiche in questo senso vanno affrontate con buon senso e spirito costruttivo: devono essere salvaguardati i diritti di tutti, il diritto alla quiete così come il diritto alla cultura e alla socialità. Vogliamo una città gentile, aperta, viva e attiva». Anche i giovani gesto-

ri del circolo lanciano un appello, in primo luogo al vicinato che, anzichè discutere o conoscere meglio la situazione, si è limitato a lamentarsi e prendere provvedimenti per il rumore: «L’invito che facciamo è di venire a conoscere questo posto, entrare e chiedere a chi c’è di turno: ‘Cosa fate, perché lo fate?’ L’impressione è che ci sia un po’ di pigrizia nel conoscere le nostre attività». Intanto, il 27 maggio la Carovana Antimafie sarà a Forlì: tappa serale, con l’obiettivo di permettere a tutta la cittadinanza di partecipare ai lavori ed alle iniziative proposte. E magari di far capire meglio il valore e l’impegno dei volontari de Il pane e le rose. Info: www.arciforli.it

AGRIGENTO Al circolo John Belushi, per la rassegna Il cinema italiano che non si vede, sarà proiettato il 16 maggio alle 21 Gli equilibristi di Ivan De Matteo Info: belushiarci@libero.it

A Siena una settimana di appuntamenti contro l’omofobia e la transfobia Dopo l’apertura con la tre giorni letteraria, la Settimana contro l’omofobia promossa a Siena da Arci provinciale e Movimento pansessuale Arcigay entra nel vivo con altri appuntamenti che puntano a sensibilizzare l'opinione pubblica sul rispetto dei diritti delle cittadine e dei cittadini omosessuali e transessuali e a superare pregiudizi e stereotipi legati all’orientamento sessuale. Il 15 maggio sarà presentata la prima edizione del concorso letterario nazionale Parliamo d’amore: due sezioni, una per la poesia e una per la narrativa, per promuovere un messaggio di amore universale, senza distinzio-

ne di genere, etnia, religione e orientamento sessuale. Il 16 maggio, alle ore 17.30, il circolo Arci Centro ospiterà il dibattito Omobullismo: educazione e diversità, dedicato alle realtà scolastiche e giovanili del territorio senese con la partecipazione di esperti del settore. Il 17 maggio è prevista la presentazione e la firma di un protocollo di intesa sottoscritto dalle due associazioni promotrici con tutti i mezzi di informazione della provincia che invita i giornalisti a trattare con la massima attenzione tutto ciò che riguarda persone LGBQT ed eventuali episodi discriminatori legati a omofobia e transfobia.

Un nuovo circolo a Pieve di Cento Uno spazio d'incontro tra i Comuni di Pieve di Cento, Castello D'Argile e Cento, per riscoprire il valore della socialità e della cultura, a un anno di distanza dal terremoto che ha colpito la vita di migliaia di persone, sconvolgendo consuetudini e relazioni interpersonali. È la sfida che Arci Emilia Romagna, in collaborazione con Arci Bologna e Arci Ferrara, lanciano ai cittadini, alle Istituzioni e al terzo settore dei

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tre Comuni, distanti tra loro solo pochi chilometri. Il cuore del progetto, presentato il 10 maggio, è la creazione di un circolo Arci aperto alla popolazione dei tre centri, che avrà sede a Pieve di Cento, nello storico ex Cinema Italia. Una volta ristrutturato, lo spazio diventerà un luogo di attività culturali in ambito artistico, musicale, letterario e multimediale. Info: www.arcibologna.it

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sprimiamo la solidarietà e vicinanza di tutta l’associazione al circolo Arci Il pane e le rose. Ci impegniamo a mettere in campo ogni iniziativa per garantire la continuità di questa esperienza associativa unica nella nostra città». È il comitato territoriale Arci di Forlì a prendere posizione contro la chiusura del circolo Il pane e le rose, in pieno centro cittadino, costretto a fare i conti non solo con difficoltà economiche ma anche con le lamentele e proteste del vicinato. Il circolo è interamente gestito da studenti fuorisede volontari, che dal 2010 realizzano incontri, eventi e iniziative di informazione, sensibilizzazione e proposta, sui temi più disparati: partecipazione politica, filosofia, bioetica, letteratura, cinema, musica. La sede del circolo in corso Diaz è anche presidio territoriale di Libera; il circolo è infatti un punto di riferimento forte sui temi della legalità e dell’antimafia, è stato luogo di iniziative legate al passaggio della Carovana Antimafie e aderisce, insieme all’Arci Forlì, a Coltiviamo la legalità, proposte alla cittadinanza nel mese di maggio, eletto ‘mese


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Invalsi, facciamogli del male di Giuseppe Caliceti, insegnante e scrittore nche quest'anno ci sono polemiche a proposito dei test Invalsi nella scuola. Chi dice che sono indispensabili, chi dice che fanno male ai bambini e alla scuola. Io, per esempio, la penso come questi ultimi. Vorrei porre però la questione in modo diverso dal solito, ponendo una semplice domanda, sia ai favorevoli che a chi non lo è. La domanda è questa: che rapporto c'è tra quello che chiedono agli studenti i test Invalsi e quello che noi insegniamo loro? O, in modo ancora più preciso: che rapporto c'è tra l'idea di scuola e di formazione che c'è dietro ai test Invalsi e l'idea di scuola che è descritta nella nostra Costituzione? Lo chiedo perché ho la sensazione che siano idee differenti. E che i programmi e i dettati della nostra scuola di oggi - fortunatamente, per quanto mi riguarda, - non coincidono assolutamente con quelli che poi si chiede nei test agli studenti, creando una situazione di vera e propria schizofrenia e confusione non solo tra gli studenti, ma anche tra i docenti. Un esempio, ai docenti viene richiesto dalla scuola della Costituzione la promozione delle ‘domande aperte’ agli studenti, ma l'Invalsi ha test chiusi, a crocetta. Non è richiesto allo studente di

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compiere analisi e sintesi rispetto a ciò che apprende, né di avere un'opinione o un minimo senso critico. I test sono pensati piuttosto, nella maggioranza dei quesiti, come domande a risposta blindata, forse in grado di accertare livelli minimi di capacità di calcolo matematico o di competenze grammaticali o sintattiche, ma senza andare oltre. Anche questa faccenda che non entrano nella valutazione di altre materie, che senso ha? Molto semplicemente: perché insegniamo ai nostri studenti tanti contenuti, se poi viene richiesto loro solo una abilità di comprensione di un solo genere di testo? E questo solo per quanto riguarda lo studio della lingua italiana, naturalmente. Alle superiori, per esempio, ore e ore sono passate a studiare la storia della letteratura italiana, ma le prove Invalsi non richiedono nulla su questo. Dunque? Che senso ha? Inoltre, ammettiamolo, la ‘cultura del test’ ha nel tempo creato studenti meno capaci di esporre e di argomentare in modo coerente e corretto, sia oralmente sia per iscritto: è questo che vogliamo? Non erano forse i vecchi esami in seconda e quinta elementare? Ancora: il nostro unico strumento di valuta-

Azioni solidali / Le notizie di Arcs Campi di lavoro e conoscenza

Delegazione mozambicana Arriveranno in Italia a fine maggio 3 mozambicani dalla regione della Zambèzia. Sono ragazzi di diversi gruppi di teatro dellÊoppresso che hanno collaborato allÊinterno del progetto di Arcs in Mozambico durante lo scorso anno attraverso la realizzazione di spettacoli teatrali in aree rurali della Regione della Zambézia per promuovere i diritti delle donne, affrontare e contrastare il tema della violenza domestica verso le donne e sensibilizzare sulla prevenzione dellÊHIV. Il progetto, in partenariato con Nexus ER, Iscos Er, Mani Tese, è co-finanziato dalla Regione Emilia Romagna che da anni sostie-

ne le attività in Mozambico di ARCS e del partner locale NAFEZA.

Delegazione cubana Una delegazione di dirigenti dellÊAssociazione Hermanos Saìz, in Italia in questi giorni, sarà impegnata fino al 24 maggio per un tour di incontri con le istituzioni e la società civile italiane. La delegazione è stata invitata nellÊambito del progetto Santa Fé: rafforzamento dei servizi socio-culturali per lo sviluppo comunitario, finanziato dallÊUnione Europea nell'ambito del programma EuropeAid, promosso dallÊArci, di cui lÊAssociazione Hermanos Saìz è partner. Il progetto nasce dalla necessità di garantire alle cittadine e ai cittadini di Santa Fé la possibilità di utilizzare spazi di aggregazione sociale e promozione culturale, anche attraverso la riabilitazione e il riadeguamento di strutture esistenti, rendendoli 'luoghi aperti' disponibili per la socializzazione e il coinvolgimento della popolazione. LÊArci sta lavorando, insieme allÊAssociazione Hermanos Saìz, per rendere operative due strutture – la Casa della Cultura e il Cinema Oasis - e dotarle di strumentazioni e materiali necessari al loro funzionamento, al fine di rafforzare le capacità aggregative degli attori sociali coinvolti.

Hanno collaborato a questo numero Anna Bucca, Alessandro Cobianchi, Monica Falezza, Piero Ferrante, Maurizio Landini, Deborah Lucchetti, Antonio Mazzeo, Giulia Migneco, Grazia Naletto, Davide Ronzoni, Rodolfo Ungheri, Francesco Verdolino In redazione Andreina Albano, Maria Ortensia Ferrara, Carlo Testini

www.arciculturaesviluppo.it - arcs@arci.it

Continuano le iscrizioni ai campi di lavoro e conoscenza all'Estero per il 2013, unÊesperienza di Volontariato Internazionale Arci nata nel 2005, che ha visto in questi anni la mobilitazione di circa 700 volontarie e volontari, con più di 15 Paesi interessati dai programmi. Per l'estate 2013 i Paesi di destinazione sono: Brasile, Giordania, Mozambico, Palestina, Rwanda, Tunisia. Le partenze sono programmate per i mesi da giugno a settembre. Le iscrizioni scadono il 17 maggio.

zione di una persona che sta crescendo è un test, non si perdono forse tutti quei segnali verbali e non verbali che lo studente ci mette a disposizione nel percorso didattico? Siamo sicuri che misurazione e valutazione sono sinonimi? Ma poi, quali sono gli obiettivi dei test? Come e quando avviene la loro restituzione a docenti, studenti, genitori? Perché questa restituzione non è trasparente? Quali sono i livelli minimi di qualità del sistema di istruzione da garantire? Quale modello di scuola si intende realizzare? Com'é possibile stabilire un modo chiaro per verificare se gli obiettivi siano stati raggiunti o meno? Ancora: i responsabili dell'Invalsi sono a conoscenza che in Finlandia e negli Stati Uniti, con i test, si è rilevato un calo nei risultati di apprendimento e il nascere di una sorta di concorrenza fra scuole, in base al presunto merito? E le didattiche finalizzate ai test, oltre a compromettere o meno la libertà di insegnamento, siamo sicuri che facciano bene agli studenti?

Direttore responsabile Emanuele Patti Direttore editoriale Paolo Beni Impaginazione e grafica Claudia Ranzani Impaginazione newsletter online Martina Castagnini Editore Associazione Arci Redazione Roma, via dei Monti di Pietralata n.16 Registrazione Tribunale di Roma n. 13/2005 del 24 gennaio 2005 Chiuso in redazione il 14 maggio alle 18

Arcireport è rilasciato nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione -Non commerciale Condividi allo stesso modo 2.5 Italia

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